Archive for febbraio 2015

Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes

28 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

28 febbraio

I segreti di Bernardetta

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

A questo punto torniamo un po’ indietro e ripensiamo ad una cosa. Bernardetta ha ricevuto durante le apparizioni tre segreti dalla Vergine. Non ne ha mai parlato con nessuno, dicendo che riguardavano soltanto lei. La curiosità così si è fermata davanti a questa semplice spiegazione.

Ma, come dice René Laurentin, Bernardetta è e rimane la più segreta delle sante non certo per i segreti che non ha rivelato. Rimane segreta soprattutto per le prove nascoste, intime, dolorose dei suoi ultimi anni, per l’immolazione e la passione che la resero conforme all’immagine del Crocifisso. Di questa sua passione noi sappiamo pochissimo perché lei non se ne è lasciata sfuggire che qualche parola. Hanno parlato e continuano a parlare i suoi silenzi. La sua vita, semplicissima e trasparente è un segreto di bellezza conosciuto solo dallo Sposo! Noi possiamo sentirne un po’ solo il profumo!

Bernardetta ha sopportato tutto, ma non ha mai rinunciato ad essere se stessa, dai tempi dell’apparizione fino alla sua vita religiosa a Nevers. Per riuscire in tutto questo il suo primo “segreto” è Maria: come lei ha fatto sì che le esigenze umane si accordassero ai richiami dello Spirito. È un segreto la sua pazienza, la sua sofferenza, il suo totale annullamento nell’amore di Dio. Bernardetta è stata davvero “nascosta con Cristo in Dio”. La sua è una santità spoglia di esteriorità e di opere, priva di grandi cose che colpiscono l’attenzione, ma ricca di amore di Dio vissuto con naturalezza e semplicità.

Il suo è un amore che offre e chiede tutto, un amore totale, senza riserve, vissuto nel silenzio. Come Maria, Bernardetta ha scelto Dio solo! E questo le è stato possibile perché ha amato moltissimo la Madonna: “Dopo averla vista – diceva – non si ama più la terra… È così bella che quando la si è vista una volta, si ha fretta di morire per rivederla”.

Anche la sua preghiera era semplice, priva di sentimentalismo e di troppe parole. Preferiva il Rosario con il quale si era intrattenuta con la Vergine Immacolata, fin dal primo incontro e poi durante tutte le altre apparizioni.

Raccomandava il Rosario a tutti: “Non lo direte mai invano! Addormentatevi recitandolo… come i bambini piccoli si addormentano dicendo “mamma”.

Un altro segreto di Bernardetta è stato la povertà. Non ha voluto mai ricevere denaro da alcuno. E soprattutto non si vergognava di essere povera. In questo modo voleva seguire Gesù. Spesso diceva: “Una sposa per bene deve seguire lo sposo ed entrare sempre di più nel suo cuore”.

E poi l’umiltà, l’obbedienza, la sopportazione di ingiustizie, di persecuzioni, di dolori fisici e morali. Quanti segreti di santità! Ma ne manca uno, forse il più nascosto: la grande confidenza e la tenera devozione per San Giuseppe.

Bernardetta, la figlia privilegiata di Maria, aveva scoperto la paternità di San Giuseppe! Una volta una suora la sorprende a fare una novena alla Vergine Maria davanti a una statua di San Giuseppe: “State sbagliando…” le dice. Ma Bernardetta subito risponde: “La Santa Vergine e San Giuseppe sono sempre perfettamente d’accordo e in Cielo non ci sono gelosie!”.

Ed è a San Giuseppe che con insistenza chiedeva ogni giorno “la grazia di amare Gesù e Maria così come vogliono essere amati”. Per Bernardetta San Giuseppe ha preso visibilmente il primo posto tra le amicizie celesti e nella devozione alla Sacra Famiglia egli assume per Bernardetta un’importanza di primo piano. “La Sacra Famiglia rappresenta così come l’Orto degli Ulivi, un luogo di “Amore puro”. Solo grazie alla morte in croce di Gesù possiamo sperare di gustare qualcosa della straordinaria Sacra Famiglia. Bernardetta ha capito che per Gesù il tragitto conduce dalla Trasfigurazione alla Croce, mentre, per quanto ci riguarda, è la Croce che ci permette di guardare alla Trasfigurazione.” (Doze).

A San Giuseppe diceva: “Fate crescere Gesù, fatelo crescere in me come a Nazareth”.

Sì, Bernardetta, come Teresa d’Avila, aveva trovato il suo maestro di preghiera: “Quando non si è capaci di pregare – diceva Bernardetta – ci si rivolge a San Giuseppe!”. Trascorrerà ore intere nel giardino, in una piccola cappella dedicata a San Giuseppe: “Lì si prega bene, ci entro ogni volta che posso”. Quella cappella le faceva ritrovare il silenzio e l’intimità della preghiera alla grotta mentre il suo cuore accoglieva tutti i segreti dello Sposo che si comunicavano a lei sua piccola sposa fedele.

E una cosa non vogliamo dimenticarla, un piccolo segno di predilezione di San Giuseppe: la prima tomba di Bernardetta fu proprio in quella cappella, nel mezzo del giardino di Casa Madre.

Impegno: Come Bernardetta, rivolgiamoci oggi a San Giuseppe, ricorriamo a lui come faceva Gesù a Nazaret, confidiamoci e appoggiamoci a lui come faceva Maria… e non tarderemo a sentire la sua presenza e la sua risposta!

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Rugby, Sei Nazioni: Scozia-Italia 19-22. Secondo successo esterno azzurro

28 febbraio 2015

Parisse scappa e va. Fama

Sotto 10-0 gli azzurri di Brunel dominano: mete di Furno e Venditti, poi la meta tecnica all’ultimo assalto e primi due punti di questa edizione: nel 2007 l’altra vittoria dell’Italia a Murrayfield.

 

28 FEBBRAIO 2015 – EDIMBURGO (SCO)

SCOZIA-ITALIA 19-22 (16-15) SCOZIA: Hogg; Seymour, Bennett (Scott dal 27’ st), Dunbar, Lamont; Horne (Tonks dal 39’ st), Laidlaw (Hidalgo-Clyne dal 35’ st); Beattie (Watson dall’11 st), Cowan, Harley; Gray, Swinson (Toolis dal 30’ st); Murray (Cross dal 35’ st), Ford, Dickinson (Grant dal 27’ st), Allenatore: Cotter.

ITALIA: McLean; Visentin, Morisi, Bacchin, Venditti (Bisegni dal 30’ st); Haimona (Allan al 6’ st), Gori; Parisse, Favaro (Vunisa dal 22’ st), Minto; Furno, Biagi (Fuser dal 27’ st); Chistolini (Cittadini dal 17’ st), Ghiraldini (Ghiraldini dal 27’ st), Aguero (De Marchi dal 17’ st). Allenatore: Brunel.

ARBITRO: Clancy (Irlanda)

MARCATORI: primo tempo, 2’ cp Laidlaw, 8’ m. Bennett tr. Laidlaw, 10’ m. Furno, 16’ cp Laidlaw, 18’ cp Haimona, 27’ cp Laidlaw, 37’ m. Venditti tr. Haimona; secondo tempo, 27’ cp Laidlaw, 40’ meta tecnica Italia tr. Allan.

CALCI: Laidlaw 4/4; Haimona 2/4, Allan 1/2. GIALLI: Toolis al 39’ st. SPETTATORI: 62.188.

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I Venti Sabati del Santo Rosario, Misteri della Luce, Decimo Sabato

28 febbraio 2015

5° Mistero della Luce: Gesù dona il suo corpo e il suo sangue nell’Eucaristia

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

PREGHIAMO CON LA CHIESA

Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pa­squa, fa’ che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Per Cristo nostro Signore. Amen. (Messale Romano, Colletta del SS. Corno e Sangue di Cristo)

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Luca (22,14-20)

Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: “Ho desiderato ardentemente di man­giare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. E preso un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi di­co: da questo momento non berrò più del frutto della vi­te, finché non venga il regno di Dio”. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il cali­ce dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”.

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Dall’Enciclica Ecclesia de Eucharistia di Giovanni Pao­lo 11, nn. 53-58

Se vogliamo riscoprire in tutta la sua ricchezza il rap­porto intimo che lega Chiesa ed Eucaristia, non possia­mo dimenticare Maria, Madre e modello della Chiesa. Nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, ad­ditando la Vergine Santissima come Maestra nella con­templazione del volto di Cristo, ho inserito tra i misteri della luce anche l’istituzione dell’Eucaristia. In effetti, Maria ci può guidare verso questo Santissimo Sacra­mento, perché ha con esso una relazione profonda.

A prima vista, il Vangelo tace su questo tema. Nel racconto dell’istituzione, la sera del Giovedì Santo, non si parla di Maria. Si sa invece che Ella era presente tra gli Apostoli, “concordi nella preghiera” (At 1,14), nella prima comunità radunata dopo l’Ascensione in attesa della Pentecoste. Questa sua presenza non poté certo mancare nelle Celebrazioni eucaristiche tra i fedeli della prima generazione cristiana, assidui “nella frazione del pane” (At 2,42).

Ma al di là della sua partecipazione al Convito euca­ristico, il rapporto di Maria con l’Eucaristia si può indi­rettamente delineare a partire dal suo atteggiamento inte­riore. Maria è donna “eucaristica” con l’intera sua vi­ta. La Chiesa, guardando a Maria come a suo modello, è chiamata ad imitarla anche nel suo rapporto con que­sto Mistero santissimo. In certo senso, Maria ha eserci­tato la sua fede eucaristica prima ancora che l’Eucaristia fosse istituita, per il fatto stesso di aver offerto il suo grem­bo verginale per l’incarnazione del Verbo di Dio. L’Eu­caristia, mentre rinvia alla passione e alla risurrezione, si pone al tempo stesso in continuità con 1’Incamazione. Maria concepì nell’Annunciazione il Figlio divino nella verità anche fisica del corpo e del sangue, anticipando in sé ciò che in qualche misura si realizza sacramental­mente in ogni credente che riceve, nel segno del pane e del vino, il corpo e il sangue del Signore. C’è pertanto un’analogia profonda tra il fiat pronun­ciato da Maria alle parole dell’Angelo, e l’amen che o­gni fedele pronuncia quando riceve il corpo del Signore. A Maria fu chiesto di credere che colui che Ella conce­piva “per opera dello Spirito Santo” era il ‘Figlio di Dio” (cfr Lc 1,30-35). In continuità con la fede della Vergine, nel Mistero eucaristico ci viene chiesto di credere che quello stesso Gesù, Figlio di Dio e Figlio di Maria, si rende presente con l’intero suo essere umano-divino nei segni del pane e del vino.

Se Chiesa ed Eucaristia sono un binomio inscindibi­le, altrettanto occorre dire del binomio Maria ed Euca­ristia. Anche per questo il ricordo di Maria nella Cele­brazione eucaristica è unanime, sin dall’antichità, nelle Chiese dell’Oriente e dell’Occidente.

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che ci ha donato il suo corpo e il suo sangue … Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

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Tweet del Papa

28 febbraio 2015

Gesù intercede per noi, ogni giorno. Preghiamo: Signore, abbi pietà di me; intercedi per me!

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), 28 febbraio 2015

Vangelo (Mt 5,43-48) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 1 Marzo 2015) con commento comunitario

28 febbraio 2015

II DOMENICA DI QUARESIMA

Dal Vangelo secondo Marco (Mt 5,43-48)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Questo è il Vangelo dell’1 Marzo, quello del 28 Febbraio lo potete trovare qualche post più sotto

 

Liturgia del giorno: Audio Salmo 119(118)

28 febbraio 2015

Beato chi cammina nella legge del Signore.

[1] Alleluia.
Beato l’uomo di integra condotta,
che cammina nella legge del Signore.

[2] Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.

[3] Non commette ingiustizie,
cammina per le sue vie.

[4] Tu hai dato i tuoi precetti
perché siano osservati fedelmente.

[5] Siano diritte le mie vie,
nel custodire i tuoi decreti.

[6] Allora non dovrò arrossire
se avrò obbedito ai tuoi comandi.

[7] Ti loderò con cuore sincero
quando avrò appreso le tue giuste sentenze.

[8] Voglio osservare i tuoi decreti:
non abbandonarmi mai.

[9] Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Custodendo le tue parole.

[10] Con tutto il cuore ti cerco:
non farmi deviare dai tuoi precetti.

[11] Conservo nel cuore le tue parole
per non offenderti con il peccato.

[12] Benedetto sei tu, Signore;
mostrami il tuo volere.

[13] Con le mie labbra ho enumerato
tutti i giudizi della tua bocca.

[14] Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia
più che in ogni altro bene.

[15] Voglio meditare i tuoi comandamenti,
considerare le tue vie.

[16] Nella tua volontà è la mia gioia;
mai dimenticherò la tua parola.

[17] Sii buono con il tuo servo e avrò vita,
custodirò la tua parola.

[18] Aprimi gli occhi perché io veda
le meraviglie della tua legge.

 

Premere qui segue …

 

 

 

 

Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.

…. se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 

Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

 

 

 

 

 

« Io sono come una piccola matita nelle Sue mani, nient’altro.
È Lui che pensa. È Lui che scrive.
La matita non ha nulla a che fare con tutto questo.
La matita deve solo poter essere usata. »

 

 

 

Beato Daniele Alessio Brottier Sacerdote. Cerimonia di Beatificazione di Josè Manyatnet Y Vives, Daniel Brottier ed Elisabetta della Trinità. Omelia di San Giovanni Paolo II

28 febbraio 2015

Basilica Vaticana – Domenica, 25 novembre 1984

1 “Quelli che sono di Cristo” (1 Cor 15, 23).

Oggi, solennità di Cristo Re, la Chiesa mediante questa cerimonia di beatificazione pone davanti a noi tre grandi figure.

Abbiamo ascoltato i loro nomi. I vescovi, come pastori delle Chiese locali, hanno esposto la testimonianza circa la loro vita eroica:

 José Manyanet y Vives, sacerdote, fondatore della Congregazione dei figli della Sacra Famiglia e dell’Istituto delle figlie missionarie della Sacra Famiglia di Nazaret;

 Daniel Brottier, sacerdote della Congregazione dello Spirito Santo e del Cuore immacolato di Maria;

 Suor Elisabetta della Santissima Trinità, religiosa dell’Ordine delle Carmelitane scalze.

Ecco “quelli che sono di Cristo”.

Nell’ultima domenica dell’anno liturgico, la Chiesa desidera venerare Cristo come “re dei secoli”, accogliendo con gioia la testimonianza dei suoi figli e delle sue figlie, nei quali il segno di appartenenza a Cristo è stato messo particolarmente in evidenza.

Il Vangelo dell’odierna solennità ci permette di comprendere meglio in che modo ogni uomo è chiamato a dare testimonianza alla sua appartenenza a Cristo; in che modo egli deve diventare partecipe del suo regno.

Ecco, dinanzi all’assemblea di tutte le nazioni, alla fine del mondo, Cristo re e pastore pronunzia questo giudizio:

Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.

Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi (Mt 25, 34-36).

I giusti chiedono: quando?. . . quando e dove abbiamo fatto tutto questo?

Cristo pastore e re risponde: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40).

Ecco in quale modo il segno dell’appartenenza a Cristo appare nell’uomo. Ecco in che modo l’uomo si prepara ad entrare nel regno di Cristo. Per ricevere in eredità il regno preparato . . . fin dalla fondazione del mondo” (Mt 25, 34). Il regno preparato dal Padre, il regno preparato in Gesù Cristo, crocifisso e risorto: in Gesù Cristo pastore delle anime e re dei secoli.

2 La prima figura che la Chiesa ci pone dinanzi questa mattina, per offrircela come esempio e modello di chi lavora per il regno di Dio in Cristo, è quella del beato José Manyanet y Vives, figlio illustre delle terre di Catalogna in Spagna.

Il motivo dell’esaltazione di questo sacerdote, fondatore di due congregazioni religiose, non è altro che la sua consegna eroica all’amore di Dio e alla causa di Cristo nel servizio al prossimo. Questo lo portò a impegnare tutte le sue forze – nonostante le limitazioni della malattia – per procurare, innanzitutto, “l’onore della Sacra Famiglia e il bene delle famiglie e dei bambini”. Questo è il carisma particolare che penetra tutta la sua vita, immersa nel mistero della vocazione evangelica appresa dagli esempi di Gesù, Maria e Giuseppe nel silenzio di Nazaret.

In un difficile momento storico, nel quale certe ideologie cercavano di penetrare nella società attraverso l’erosione della famiglia, il nuovo beato guarda con chiaroveggenza agli esempi di santità nazarena che la Sacra Famiglia presenta. Di qui nasce il suo impegno apostolico per cercare di portare questo messaggio al mondo e fare di ogni focolare una Nazaret. Come si darà da fare, poi, per invitare ogni famiglia – il gioiello più prezioso, come egli la chiamerà – a guardare a Nazaret e costruire un modello di vita secondo il piano di Dio, basato, nello stesso tempo, sugli autentici valori umani!

In questa stessa linea, egli si dedica con entusiasmo ad offrire ai bambini e ai giovani la pedagogia del Vangelo di Nazaret, con grande amore e rispetto per la vocazione di ciascuno e in vista di un’educazione armonica. Quanto può insegnare il nuovo beato alla nostra attuale società!

3 E ora una parola in lingua catalana per i concittadini del nuovo beato: cercate di essere fedeli all’esempio di vita e al messaggio del vostro concittadino. Portate il modello della Sacra Famiglia alle vostre famiglie. Fate di ogni famiglia una Nazaret, secondo l’anelito apostolico del beato José Manyanet.

4 Tra “coloro che sono in Cristo”, distinguiamo Daniel Brottier. Egli ha abbracciato la congregazione dei Padri dello Spirito Santo per rispondere nel modo più ardente alla vocazione missionaria. Recatosi in Africa, si è dedicato generosamente al servizio della comunità cristiana di Saint-Louis del Senegal, particolarmente dei giovani. ll suo zelo apostolico lo porta a prendere senza posa nuove iniziative perché la Chiesa sia viva e perché la buona novella sia ascoltata. Anche quando sarà lontano da questo campo d’azione, egli continuerà a contribuire alla costruzione della Chiesa in Senegal.

Discepolo di Cristo, lo è anche per la prova della sofferenza: il dolore fisico non lo abbandona. Volontario sul fronte, egli si prende cura dei feriti e li conforta con la sua presenza coraggiosa. Ai soldati morenti, porta il soccorso di Dio. A guerra conclusa, si adopera per dar seguito a quella fraternità nata tra questi uomini nella privazione e nel dono eroico di sé.

Quando riceve l’incarico di assistere gli orfani di Auteuil, è al loro servizio che dispiega con forza l’attività più febbrile, che lo farà conoscere ben oltre Parigi. Niente arresta la sua carità, quando si tratta di accogliere, nutrire, vestire dei bambini abbandonati e straziati dalla vita. Innumerevoli sono coloro che si uniscono a lui in quest’opera profondamente evangelica. Poiché bisogna trovare un alloggio a questi giovani e introdurli in un clima di calore umano, aiutarli a imparare un mestiere e a costruire il loro avvenire, padre Brottier moltiplica gli appelli e costituisce una catena sempre viva di solidarietà attiva.

Sacerdoti, religiosi, la sua grande attività “deriva dal suo grande amore verso Dio”, come ha detto un testimone. Umile e nello stesso tempo vero, attivo fino ai limiti del possibile, servitore disinteressato, Daniel Brottier andava avanti con audacia e semplicità perché lavorava “come se tutto dipendesse da lui, ma anche sapendo che tutto dipende da Dio”. Aveva affidato i bambini d’Auteuil a santa Teresa del Bambin Gesù che egli chiamava familiarmente in aiuto, certo del suo sostegno efficace a tutti coloro per i quali ella aveva offerto la sua vita.

Il beato Daniel Brottier ha terminato la sua opera sulla terra con un “fiat” coraggioso. Oggi noi lo sappiamo caritatevole con i poveri che l’invocano, perché comunica con l’amore del Signore che ha animato tutto il suo servizio sacerdotale.

5 Quasi contemporanea di Teresa del Bambin Gesù, Elisabetta della Trinità fece una profonda esperienza della presenza di Dio, che ella maturò, in modo impressionante, negli anni di vita al Carmelo. Noi salutiamo in lei un essere ricco di doni naturali; ella era intelligente e sensibile, pianista perfetta, apprezzata dai suoi amici, delicata nell’affezione ai suoi. Ecco che ella s’illumina nel silenzio della contemplazione, raggio della felicità di un totale oblio di sé; senza riserva, accoglie il dono di Dio, la grazia del Battesimo e della Riconciliazione; riceve ammirevolmente la presenza eucaristica di Cristo. In grado eccezionale, ella prende coscienza della comunione offerta ad ogni creatura dal Signore.

Noi osiamo oggi presentare al mondo questa religiosa claustrale che condusse una “vita nascosta con Cristo in Dio” (Col 3, 3) perché è una testimone luminosa della gioia d’essere radicati e fondati nell’amore (cf. Ef 3, 17). Ella celebra lo splendore di Dio, perché si sa abitata nell’intimo dalla presenza del Padre, del Figlio e dello Spirito nella quale ella riconosce la realtà dell’amore infinitamente vivo.

Anche Elisabetta ha conosciuto la sofferenza fisica e morale. Unita a Cristo crocifisso, ella s’è totalmente offerta, compiendo nella sua carne la passione del Signore (cf. Col 1, 24), sempre certa d’essere amata e di poter amare. Ella compie nella pace il dono della sua vita beata.

Alla nostra umanità disorientata che non sa più trovare Dio o che lo sfigura, che cerca una parola sulla quale fondare la sua speranza, Elisabetta dà la testimonianza di una disponibilità perfetta alla parola di Dio che ella ha assimilato al punto da nutrire realmente di essa la sua riflessione e la sua preghiera, al punto da trovare in essa tutte le ragioni per vivere e consacrarsi alla lode della sua gloria.

Questa contemplativa, lungi dall’isolarsi, ha saputo comunicare alle sue sorelle e al suo prossimo la ricchezza della sua esperienza mistica. Il suo messaggio si diffonde oggi con una forza profetica. Noi la invochiamo: discepola di Teresa di Gesù e di Giovanni della Croce, che ella ispiri e sostenga tutta la famiglia del Carmelo; che aiuti molti uomini e donne, nella vita laicale o nella vita consacrata, a ricevere e ad essere partecipi dei “fiotti di carità infinita” che ella raccoglieva “alla fonte della vita”.

6 Rivolgendo il suo sguardo su queste tre alte figure, la Chiesa desidera oggi professare la fede apostolica nel regno di Cristo, desidera affermare di credere che egli regna realmente.

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Preghiera del Mattino: Novena alla Madonna dei Miracoli

28 febbraio 2015

1– O Madonna di Miracoli e Madre mia Maria, Ti sei mostrata tanto buona da onorare con la tua presenza questo luogo che Tu stessa hai così destinato a centro di devoti pellegrinaggi e sorgente di grazie e di benedizione. Fa’ che anch’io possa godere dei tuoi meravigliosi benefici e ottenga in particolare quella grazia per la quale oggi Ti prego con tutto il mio fervore.

2 – O Madonna dei Miracoli e Madre mia Maria, Tu hai eletto esecutore della tua volontà un uomo semplice e onesto e m’hai così insegnato che l’umiltà è necessaria per ottenere le tue grazie e i tuoi favori. Fa’ che io possa rendere semplice ed umile il mio cuore ed ottenere così da Te quella grazia per la quale particolarmente Ti prego.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes

27 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

27 febbraio

 La glorificazione

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

La notizia della morte di Bernardetta di sparse in un baleno per tutta la Francia. Gli abitanti di Nevers furono ammessi nella Cappella il giorno dopo e quattro suore furono incaricate, per tre giorni, di far toccare al suo corpo un’infinità di oggetti, fra i più diversi: medaglie, corone, crocifissi, immagini, strumenti di lavoro, ditali, forbici ecc.

Così cominciava ad essere esaltata e glorificata l’umile confidente della Regina del Cielo.

I funerali ebbero luogo il 19 aprile presenti il Vescovo di Nevers e ottanta sacerdoti, fra i quali anche l’Abate Pomian, confessore di Bernardetta a Lourdes, colui che l’aveva preparata alla Prima Comunione e aveva ricevuto le sue prime confidenze riguardo all’apparizione. Il Corpo viene sepolto nella Cappella di San Giuseppe, al centro del giardino del Convento. Quel luogo diventò presto meta di fedeli e sorgente di miracoli che continuano a ripetersi fino ad oggi.

Passarono intanto ventinove anni. Il 20 agosto 1908 il Vescovo di Nevers costituiva un tribunale ecclesiastico incaricato di raccogliere le testimonianze sulla vita, le virtù e la santità di Suor Marie Bernard. Si tennero centotrentatrè sedute e poi il processo fu inviato a Roma, alla Sacra Congregazione dei Riti.

Cinque anni dopo, nel 1913, Sua Santità Pio X dichiarava Bernardetta Venerabile. Sua Santità Pio XI diede luogo alla Beatificazione di Bemardetta nel 1925, chiamandola “eroina di virtù, esempio magnifico di santità”. Trent’anni dopo la sepoltura, alla riesumazione, si poté constatare che il suo corpo era secco, ma perfettamente intero e senza traccia di corruzione.

Finalmente 1’8 dicembre 1933 lo stesso Pontefice Pio XI innalzò la piccola Bernardetta al più alto grado al quale possa giungere una creatura, dichiarandola Santa. È Dio stesso che glorifica i suoi santi concedendo per loro intercessione molti miracoli. Uno dei miracoli attribuiti a Bernardetta fu la guarigione di Suor Melania, delle Suore della Provvidenza di Ribeauville. Affetta da una profonda ulcera allo stomaco, non poteva più mangiare e frequenti e copiose erano le emorragie. Le cure non riuscivano ad ottenere alcun miglioramento. I dolori si estesero anche all’intestino e si era ormai certi che la morte fosse vicina. Vincendo le difficoltà del viaggio Suor Melania fu portata a Nevers, presso la tomba di Bernardetta. Là rimase a lungo da sola chiedendo la grazia della guarigione. All’improvviso si sentì tornare le forze, sparirono i dolori, ebbe fame e chiese di mangiare senza sentirne alcun disturbo. Chi l’accompagnava e conosceva la sua storia capì subito che si trattava di una guarigione istantanea e completa. Questo fu confermato dai medici e suor Melania rientrando in comunità tornò a svolgere fino alla fine il suo lavoro di infermiera, senza ammalarsi più. Questo fu uno dei miracoli documentati che servì per la Santificazione di Bernardetta.

Impegno: Rivolgiamoci a Bernardetta e chiediamole di intercedere per noi presso la Vergine Maria e presso Gesù per tutti i bisogni spirituali e materiali della nostra famiglia.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Santa Teresa d’Avila- Il Castello Interiore, Settima Mansione, Capitolo 1

27 febbraio 2015

Grazie sublimi di cui Dio favorisce le anime che sono entrate nelle settime mansioni – Differenza fra anima e spirito, benché siano un tutt’uno – Si tratta di cose che meritano attenzione

santa-tereza-avila[1]

1 – Dopo quello che si è detto di questo cammino spirituale, vi parrà, sorelle, che non vi sia più nulla d’aggiungere. Ma è stoltezza pensarlo, perché se le grandezze di Dio non hanno limiti, non ne hanno neppure le sue opere. Chi può finire di raccontare le sue misericordie e le sue magnificenze?

Nessuno certamente. Perciò, non solo non dovete meravigliarvi di ciò che si è detto, ma neppure di quanto si dirà, non essendo infine che un punto rispetto al molto che di Dio si può dire.

È già una sua grande misericordia l’aver comunicato queste cose a persone da cui possiamo saperle, perché così, conoscendo meglio le sue comunicazioni con le creature, meglio lodiamo la sua grandezza, e ci sforziamo di tenere in gran conto le anime con le quali Egli tanto si diletta.

Anche noi abbiamo un’anima, fatta ad immagine e a similitudine di Dio, ma non sappiamo apprezzarla come si merita, per cui non conosciamo i grandi segreti che sono in essa. Piaccia a Dio – se ciò gli è di gloria – di muovere la mia penna e d’insegnarmi il modo di farvi intendere qualche cosa del molto che vi è ancora da dire, e che Dio disvela alle anime da Lui introdotte in questa mansione.

A questo scopo io ho già molto pregato. Mio intento, come Dio sa, è di mettere in luce le sue misericordie, affinché il suo nome sia maggiormente lodato e benedetto. E spero che Egli mi esaudisca, non pe me, ma per voi, affinché intendiate quanto importi che non sia per vostra colpa che lo Sposo lasci di celebrare con voi questo matrimonio spirituale, fonte d’immensi vantaggi.

2 – Gran Dio! Misera come sono, mi vien da tremare nel parlare di un soggetto che merito così poco d’intendere. Mi sento tutta confondere, e penso se non sia meglio trattare di questa mansione in poche parole. Mi sembra che si debba supporre che io me ne intenda per esperienza, e ciò, conoscendomi chi sono, mi è d’indicibile vergogna e terrore.

D’altra parte mi sembra che non farlo sia tentazione e debolezza. E così mi arrendo, nonostante i giudizi che ne possiate fare. Purché il mio Dio sia lodato e conosciuto un po’ di più, mi gridi pur dietro tutto il mondo! … Senza poi dire che quando questo scritto verrà alla luce, può essere che io sia morta.

Sia benedetto Colui che vive e vivrà per tutti i secoli! Amen.

3 – Quando nostro Signore si degna d’aver pietà di quanto patisce ed ha patito per il desiderio di Lui quest’anima che Egli spiritualmente ha già accettato in sua sposa, la introduce, prima che il matrimonio spirituale si consumi, nella sua stessa mansione, che è questa settima di cui parliamo.

In quella guisa che Dio ha la sua dimora nel cielo, così deve averla nell’anima, per abitarvi da solo come in un secondo cielo.

Importa molto, sorelle, che ci guardiamo dal credere che la nostra anima sia un qualche cosa di oscuro. Ordinariamente, siccome non vediamo altra luce fuor di quella che colpisce i nostri occhi, ci figuriamo che nel nostro interno non ve ne sia alcuna e che nella nostra anima regni una specie di oscurità.

Così è per le anime che non sono in grazia; ma ciò, non per difetto del Sole di Giustizia che é ancora in loro come datore dell’essere, ma perché esse non sono capaci di ricevere la sua luce, come mi pare di aver detto nella prima mansione, riferendomi a ciò che ne aveva inteso una certa persona.

Queste anime sventurate si trovano come in una oscura prigione, con le mani e i piedi legati, incapaci di qualsiasi azione che sia loro di merito, cieche e mute.

Compiangiamole ché ne abbiamo ragione, pensando che anche noi ci siam forse trovate nelle medesime condizioni, e che Dio può aver misericordia anche di loro.

4 – Abbiamone gran cura e non trascuriamo mai di supplicarne il Signore. Pregare per coloro che sono in peccato mortale è una grandissima elemosina, maggiore di quella che si possa fare nella supposizione seguente.

Ecco un cristiano che ha le mani legate dietro le spalle con una grossa catena, e stretto a un palo. Sta languendo di fame, non già perché gli manchino gli alimenti, ché anzi ne ha vicini di squisitissimi, ma perché non può prenderli né portarli alla bocca.

Anzi, ne ha una nausea profonda, e sta ormai per morire, non di morte temporale, ma eterna. Ora, non sarebbe una crudeltà fermarsi a guardarlo senza mettergli in bocca alcun cibo?

Che dire invece se per le vostre preghiere gli venissero tolte le catene? Ma già voi mi capite… Perciò vi scongiuro per amor di Dio di non mai dimenticarvi nelle vostre preghiere di queste povere anime!…

5 – Ma non è di loro che intendiamo parlare, bensì di quelle che per misericordia di Dio han fatto penitenza dei peccati commessi, e ora sono in grazia.

Possiamo considerare ognuna di queste anime non già come una cosa stretta e limitata, ma come un mondo interiore, suddiviso in tante e meravigliose mansioni. Ed è giusto che sia così, perché in esse ha sua stanza il Signore.

Ora, quando Sua Maestà si compiace di accordare a un’anima la grazia di questo divino matrimonio, comincia con introdurla nella sua stessa mansione, ma non come le altre volte quando la favoriva di rapimenti.

Benché Dio unisca l’anima a sé anche con i rapimenti e con quell’orazione che abbiamo detto di unione, tuttavia queste cose non sembra che invitino l’anima ad entrare nel suo centro, come avviene in questa mansione, ma soltanto a salire nella sua parte superiore. Comunque, il modo poco importa.

Quello che vale è che il Signore unisce l’anima a sé, rendendola cieca e muta, come S. Paolo al momento della conversione, e impedendole di conoscere la grazia che gode e come la gode.

La gran gioia che allora l’anima sperimenta è solo in quanto si vede vicina a Dio, mentre quando Egli la unisce a sé, non intende nulla perché le potenze si perdono.

6 – Ma qui la cosa è diversa. Il nostro buon Dio vuol levarle le squame dagli occhi, affinché veda ed intenda qualche cosa della grazia che sta per farle, e ciò in un modo assai strano.

Una volta introdotta in questa mansione, le si scoprono, in visione intellettuale, le tre Persone della santissima Trinità, come in una rappresentazione della verità, in mezzo a un incendio, simile a una nube risplendentissima che viene al suo spirito. Le tre Persone si vedono distintamente, e l’anima, per una nozione ammirabile di cui viene favorita, conosce con certezza assoluta che tutte e tre sono una sola sostanza, una sola potenza, una sola sapienza, un solo Dio.

Ciò che crediamo per fede, ella lo conosce quasi per vista, benché non con gli occhi del corpo né con quelli dell’anima, non essendo visione immaginaria.

Qui le tre Persone si comunicano con lei, le parlano e le fanno intendere le parole con cui il Signore disse nel Vangelo che Egli col Padre e con lo Spirito Santo scende ad abitare nell’anima che lo ama ed osserva i suoi comandamenti.

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 129(130)

27 febbraio 2015

Se consideri le colpe, Signore, chi ti può resistere?

 

[1] Canto delle ascensioni.
Dal profondo a te grido, o Signore;

[2] Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.

[3] Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?

[4] Ma presso di te è il perdono:
e avremo il tuo timore.

[5] Io spero nel Signore,
l’anima mia spera nella sua parola.

[6] L’anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l’aurora.

[7] Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.

[8] Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.

 

Premere qui per ascoltarlo.

 

Dal profondo a te grido, o Signore

 

Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

 

 

 

 

Non eluderò la croce

 

 

 

Cristo Signore,

hai molti che amano il tuo regno,
ma pochi che si preoccupano
di portare la tua croce.

Molti desiderano la tua gioia,
ma pochi le tue sofferenze.

Molti si siedono a tavola con te:
tutti bramano di godere,
pochi vogliono patire qualcosa per te.

Molti ti seguono fino alla frazione del pane,
ma pochi sino a bere il calice della passione.

Molti ammirano i tuoi miracoli,
pochi ti seguono nell’ignominia della croce.

Molti ti amano,
quando non sono toccati dalle sventure.

Molti ti lodano e ti benedicono
finché ricevono consolazioni da te.
Ma se ti nascondi
e per un istante si trovano soli,
eccoli in pianto
e in un profondo scoraggiamento.

Cristo Signore,
non eluderò la tua croce!

 

Dall’«Imitazione di Cristo»

 

 

Vangelo (Mt 5,43-48) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 28 Febbraio 2015) con commento comunitario

27 febbraio 2015

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,43-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Questo è il Vangelo del 28 Febbraio, quello del 27 Febbraio lo potete trovare qualche post più sotto

San Gabriele dell’Addolorata. Messaggio di San Giovanni Paolo II ai giovani dinanzi al Santuario di San Gabriele

27 febbraio 2015

 VISITA PASTORALE IN ABBRUZZO

 Teramo – Domenica, 30 giugno 1985

 

Carissimi giovani d’Abruzzo e Molise!

1 Sono veramente lieto di incontrarmi con voi presso questo suggestivo Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, ai piedi del Gran Sasso d’Italia, che con la sua ardita impennata invita non solo a compiere escursioni turistiche, ma anche ascensioni spirituali. Già il 30 agosto del 1980 ebbi modo di ammirare il versante aquilano di questo stupendo massiccio dell’Appennino, in occasione del mio incontro con i lavoratori addetti alla monumentale opera del traforo. Ho appreso con piacere che essa oggi è una felice realtà, destinata ad unire sempre di più le genti d’Abruzzo e Molise e a favorire reciproca conoscenza e utili scambi culturali, sociali ed economici.

Esprimo il mio cordiale saluto a tutti voi, cari giovani, ragazzi e ragazze, e vi ringrazio per la vostra presenza così numerosa ed entusiastica. Saluto in particolare il Vescovo diocesano, Monsignor Abele Conigli; il Preposito Generale dei Passionisti, Padre Paul Boyle; e il Commissario Prefettizio di Isola del Gran Sasso: ad essi va la mia più viva gratitudine per il gentile invito rivoltomi e per la calorosa accoglienza, ben degna del senso di ospitalità proprio del popolo abruzzese.

Le ricorrenze del primo centenario della venuta di San Gabriele in Abruzzo e del 25° della sua proclamazione a Patrono principale dell’Abruzzo e del Molise hanno offerto, cari giovani, a voi e a me l’occasione propizia per visitare questo santuario e per venerare le sacre spoglie del “Santo del sorriso”. Questo pellegrinaggio vi ha raccolti da ogni parte delle due Regioni, in rappresentanza dei movimenti ecclesiali giovanili, appartenenti all’Azione cattolica, Comunione e Liberazione, Agesci, Neo-catecumenato, Gen, Cursillos e altri gruppi. Sono venuto per voi; per vedervi, per parlarvi, per guardarvi negli occhi, come faceva Gesù (cf. Mc 10, 20); sono venuto per affidarvi una parola particolare, in questo Anno Internazionale della Gioventù, che vi sia di stimolo a vivere sempre più profondamente le esigenze del Vangelo, nella splendida luce dell’esempio di un giovane, più o meno della vostra età, San Gabriele dell’Addolorata.

2 Il primo sentimento che nasce nel mio cuore è quello della gioia, come ho già accennato. La gioia cristiana fu la nota caratteristica di San Gabriele, il quale, pur nella continua meditazione della Passione di Nostro Signore e della Beata Vergine Addolorata, ne visse in profondità ogni interiore risonanza, e ne fece oggetto di conversione e di corrispondenza epistolare. Le fonti storico-biografiche affermano che: “Aveva sortito da natura un carattere molto vivace, soave, gioviale, insinuante, insieme risoluto e generoso, e aveva un cuore sensibilissimo e pieno d’affetto . . . di parola pronta, propria, arguta, facile e piena di grazia, che colpiva e metteva in attenzione” (Fonti storico-biografiche, pp. 24-25). Scriveva ai familiari: “La contentezza e la gioia che io provo entro queste sacre mura è quasi indicibile”; “piena di contenuto è la mia vita”; “la mia vita è un continuo godere”; e ancora: “vivo contento d’essermi ritirato in questa santa religione” (Scritti, p. 185, 192, 206, 322).

A questo livello si innalza la gioia cristiana, ogniqualvolta si intraprende un effettivo cammino di fede, di speranza e di carità autenticamente evangeliche. Anche voi, cari giovani abruzzesi e molisani, sulla scia di così luminoso esempio che incessantemente si irradia da questo Santuario, siete invitati a riscoprire le radici profonde della gioia, cioè della buona novella recata sulla terra dalla venuta di Gesù: “Non temete, ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo” (Lc 2, 10). Abbiate sempre più chiara coscienza di questa realtà interiore che contraddistingue ogni seguace di Cristo, chiamato a viverla intensamente e a proclamarla come espressione della nuova alleanza, suggellata dal sangue dell’Agnello e come segno pasquale della risurrezione e dell’Alleluia.

Diffondetela negli ambienti dove vivete o svolgete le vostre attività: nella famiglia, nella scuola, nei posti di lavoro, di gioco e di divertimento; comunicatela soprattutto alle persone sole, anziane, ammalate o emarginate dalla società; a quelle assorbite dalla routine del tran-tran quotidiano; a quelle che invano la cercano dove essa non è: nei micidiali surrogati della droga e dell’alcool; o nel fatale e vuoto ricorso al consumismo e al disimpegno; e soprattutto a quelle che dovessero lasciarsi suggestionare dalle deplorevoli iniziative ispirate in qualunque modo alla violenza o alla mancanza di rispetto per la persona altrui. A tutti questi fratelli e sorelle, che, in un modo o nell’altro, consapevolmente o inconsapevolmente, attendono una vostra parola, un vostro sorriso e la vostra amicizia, non fate mancare la vostra presenza, non rifiutate di mostrare la vostra gioia, le ragioni della vostra speranza.

3 Certamente conoscerete la vita di San Gabriele: nato ad Assisi nel 1838 nell’illustre famiglia del Governatore dello Stato Pontificio, Sante Possenti, ricevette nel Battesimo il nome di Francesco. A 18 anni entrò a far parte della famiglia Passionista, compiendo il noviziato a Morrovalle. Nel luglio del 1859 giunse con i suoi confratelli ad Isola del Gran Sasso, ultima tappa del suo peregrinare: qui infatti morì il 27 febbraio del 1862, all’età di 24 anni. Come vedete, non ci fu niente di eccezionale esternamente, ma quanta ricchezza interiore vibrò nel suo animo sensibile e generoso, e quale totale dono di sé egli seppe fare a Dio e alla Vergine, nell’assoluta fedeltà alla Regola e allo spirito di orazione e di penitenza!

In conformità al carisma proprio della Congregazione della Passione di Gesù Cristo, egli trovò il segreto della sua perfezione nella meditazione del Cristo crocifisso e della madre sua Addolorata ai piedi della Croce. Alla scuola di Gesù e di Maria, egli seppe raggiungere nel breve spazio di pochi anni le vette più alte della perfezione con slancio davvero mirabile: “ad Iesum per Mariam!”.

Egli si pose come grano, destinato a morire per portare frutto (Gv 24, 12), nel solco fecondo della Croce di Cristo per recare il suo contributo all’azione salvifica che ivi si attua ogni giorno fino alla fine del mondo. Nella Croce egli percepì l’incontro salvifico della colpa con l’innocenza, della cattiveria con la bontà, dell’odio con l’amore, della morte con la vita; nella croce seppe ravvisare la composizione della giustizia con la misericordia, del dolore con la speranza, della gioia col sacrificio. A Colei che egli contemplava ai piedi della croce, non cessava di ripetere: “Il mio paradiso sono i tuoi dolori, o Madre mia” (Fonti storico-biografiche, p. 136).

4 Carissimi giovani, San Gabriele, vostro coetaneo, oggi vi ricorda che, se volete essere veramente cristiani, non potete rifiutarvi di partecipare alla Passione del Signore e di portare dietro a lui la vostra croce: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà” (Lc 9, 23-24).

È questa la legge dell’ascetica cristiana, ribadita, peraltro, anche dalla sapienza umana: “Per crucem ad lucem”; “per angusta ad augusta”. E lo stesso sommo poeta Dante Alighieri significativamente ammoniva: “. . . seggendo in piuma / In fama non si vien, né sotto coltre” (Dante Alighieri, La Divina Commedia, “Inferno”, XXIV, 47-48).

Se la vita viene svuotata della croce non ha più senso, sapore e valore. Chi tentasse di chiudere le pagine del Vangelo che documentano il tragico epilogo della vita terrena di Gesù, vagheggiando un Vangelo più facile, più comodo, più conforme ad un modo accomodante della vita, ridurrebbe il Vangelo di Gesù a un documento del passato, a una parola inerte, a un racconto senza vita e senza capacità di salvezza. Il Signore ha salvato il mondo con la Croce: ha ridato all’umanità la speranza e il diritto alla vita con la sua morte. Non si può onorare Cristo, se non lo si riconosce come Salvatore, se non si riconosce il mistero della sua santa croce. È tutto qui il nucleo del messaggio vissuto da San Gabriele dell’Addolorata e raccomandato ai giovani.

5 Carissimi, ricordatevi sempre che anche voi collaborerete alla redenzione del mondo, se saprete trasformare in energia morale le immancabili difficoltà inerenti alle vostre specifiche situazioni esistenziali; se saprete portare la croce, se saprete cioè affrontare la vita con coraggio, senza mollezze e senza viltà; se saprete comprendere il dolore altrui ed essere dei buoni samaritani verso i fratelli che incontrerete lungo la via della vostra vicenda umana; se saprete finalmente stabilire col Cristo una profonda comunione affettiva ed effettiva.

Accogliete con generosità questa consegna che ogni viene deposta nelle vostre mani e traducetela in pratica con quell’entusiasmo di cui voi siete capaci. In questo modo riuscirete a fugare le incertezze e i timori che non mancano di affacciarsi sull’orizzonte, e sarete davvero i portatori di una nuova civiltà, nella quale si realizzino la giustizia, la verità, la solidarietà e l’amore.

A vent’anni dalla fine del Concilio Vaticano II vi ripeto con gli stessi caldi accenti di quella grande assise ecumenica: “La Chiesa vi guarda con fiducia e amore . . . Anche voi guardatela, e ritroverete in essa il volto di Cristo, il vero eroe, umile e saggio, il profeta della verità e dell’amore, il compagno e amico dei giovani” (Padri Conciliari, Nuntius quibusdam hominibus ordinibus, Oecumenicae Synodi tempore exeunte, missus: “Ad iuvenes”, 8 dicembre 1965: AAS 58 [1966] 18).

6 Un’ultima esortazione desidero rivolgervi. La riassumo in una sola parola: coerenza. Siate coerenti con la vostra vocazione e con la fede cristiana.

La fede è un dono da custodire, ma non in maniera intimistica e individualistica. La fede pervade le profondità del cuore, lo riempie in misura esuberante, e perciò si effonde nelle azioni. All’essere cristiani deve conseguentemente far riscontro il vivere da cristiani.

Siate fieri di professarvi apertamente per quel che siete. Siate lieti di testimoniare con la condotta i valori morali contenuti nella Legge di Dio, specialmente quelli che una mentalità corrente tende ad offuscare, quali, per esempio, la purezza, l’onestà del costume, la santità del matrimonio e della famiglia. Ricordate la parola del Signore: “Chi mi riconoscerà davanti agli uomini anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli” (Mt 10, 32).

Ogni battezzato deve essere un apostolo, cioè un inviato a trasmettere ovunque la luce del Vangelo, a portare in ogni dimensione della vita l’animazione del fermento cristiano.

Miei giovani amici! Il mondo dei vostri coetanei, il campo della cultura e dell’arte, il settore della vita civica e la politica, come ogni ambiente dell’attività umana, non possono essere estranei al vostro impegno di apostolato. Dico dell’apostolato individuale e di quello associativo. Ricordatelo sempre: dal vostro impegno dipende in gran parte il progresso della civiltà e della cultura dell’amore, di cui ha immenso bisogno la vostra epoca.

A ciò vi sia di sostegno e di conforto la mia speciale Benedizione Apostolica che ora, invocando l’intercessione di San Gabriele, imparto di cuore a voi tutti e ai vostri amici.

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Pensiero del giorno: Dalla Lettura Breve, Sir 1, 23-29, Lodi

27 febbraio 2015

Se desideri la sapienza, osserva i comandamenti; allora il Signore te la concederà. Il timore del Signore è sapienza e istruzione, si compiace della fiducia e della mansuetudine. Non essere disobbediente al timore del Signore e non avvicinarti ad esso con doppiezza di cuore. Non essere finto davanti agli uomini e controlla le tue parole. Non esaltarti per non cadere e per non attirarti il disonore; il Signore svelerà i tuoi segreti e ti umilierà davanti all’assemblea, perché non hai ricercato il timore del Signore e il tuo cuore è pieno di inganno.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes

26 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

26 febbraio

La Pasqua di Bernardetta

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

Per ogni cristiano la Pasqua è il passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà della vita.

E la Pasqua più significativa e solenne è il passaggio dalla morte alla vita, dalla terra al Cielo. Ormai si avvicinava questo passaggio anche per Bernardetta.

Durante la settimana santa del 1879 si aggrava. I dolori non sono più controllabili, non riesce più né a dormire né a mangiare. Notte e giorno è un gemito continuo. Chiede perdono a tutti, con un filo di voce. L’asma le squassa il petto e sempre più frequenti e copiosi si fanno gli sbocchi di sangue. Con delicatezza, per darle qualche sollievo, le infermiere la portano dal letto alla poltrona, ma anche questo costituisce una grande sofferenza acutizzata dal più piccolo movimento. Bernardetta vorrebbe nascondere il dolore, come ha fatto sempre, ma ormai non ci riesce più. Spesso sussurra: “Dio mio, datemi la pazienza…”. Il lunedì di Pasqua entra in agonia e diventano più forti anche le tentazioni visto che ogni tanto dice con dolore: “Và via, Satana!”.

Il martedì riceve ancora la comunione ed ha una forte crisi respiratoria. La suora che l’assiste le suggerisce di fare il sacrificio della sua vita a Dio. Bernardetta con un soffio risponde subito, sorridendo: “Quale sacrificio! Non è un sacrificio abbandonare finalmente una povera vita nella quale si incontrano tante tribolazioni, per appartenere a Dio!”. Non ce la fa più e aggiunge: “Ha davvero ragione l’Imitazione di Cristo: non bisogna aspettare l’ultimo momento per servire Dio: si è capaci di fare così poco!”.

Dopo aver passato una notte di intensa sofferenza, il mattino dopo, verso le 11 e mezzo, chiede di essere sollevata. Dal letto la portano sulla poltrona vicino al fuoco, di fronte al suo Crocifisso, mentre, solo con le labbra, invoca il nome di Gesù.

Poi desidera poter stringere a sé il Crocifisso e mormora: “Gesù mio, quanto vi amo!”. Infine si rasserena, alza lo sguardo e i suoi occhi cominciano a brillare. Con una rinnovata forza ripete: “Dio mio, vi amo con tutto il cuore, con tutta la mia anima, con tutte le mie forze”. Bacia poi, lentamente, le piaghe di Gesù e aggiunge: “Santa Maria, Madre di Dio, pregate per me, povera peccatrice, povera peccatrice…”. Fa allora un segno di croce, lento, calmo, ampio come l’Immacolata le aveva insegnato e poi, inclinando la testa, muore. Erano le 15 e un quarto del 16 aprile 1879. Bernardetta aveva trentacinque anni.

Impegno: Offriamo il Rosario di oggi per tutti gli agonizzanti perché possano sentire vicino a loro la presenza confortatrice di Gesù e di Maria.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 138(137)

26 febbraio 2015

Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto.

 

[1] Di Davide.
Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
A te voglio cantare davanti agli angeli,

[2] mi prostro verso il tuo tempio santo.
Rendo grazie al tuo nome
per la tua fedeltà e la tua misericordia:
hai reso la tua promessa più grande di ogni fama.

[3] Nel giorno in cui t’ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

[4] Ti loderanno, Signore, tutti i re della terra
quando udranno le parole della tua bocca.

[5] Canteranno le vie del Signore,
perché grande è la gloria del Signore;

[6] eccelso è il Signore e guarda verso l’umile
ma al superbo volge lo sguardo da lontano.

[7] Se cammino in mezzo alla sventura
tu mi ridoni vita;
contro l’ira dei miei nemici stendi la mano
e la tua destra mi salva.

[8] Il Signore completerà per me l’opera sua.
Signore, la tua bontà dura per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.

 

Premere qui per ascoltarlo.

 

 

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca. A te voglio cantare davanti agli angeli, mi prostro verso il tuo tempio santo.

 

 

«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.

 

 

 

Dio Mi parla

Tu parli in me
nel linguaggio semplice e sereno
della mia profonda esistenza.

Ma
mi rifiuto di ascoltarTi.

Perché
non usi il linguaggio dei miei poveri desideri,
delle mie tristi soddisfazioni,
della felicità che spero?

Tu Ti ostini a interpellarmi
traverso gli avvenimenti della mia vita,
attraverso disagi e fallimenti e soprattutto
attraverso tutti i miei poveri tentativi
di fare a meno di Te.

Non è che in fondo alla mia miseria,
isolato nella mia sofferenza,
annientato dall’impotenza,
che mi abituo alla Tua voce.

A poco a poco essa mi penetra,
si infiltra, mi lavora.

Allora la vita
ricomincia a circolare in me.
Io so di nuovo chi sono
e non mi arrischio più
a chiederTi chi sei

perché
so bene che Tu sei
IL MIO SIGNORE.

Anonimo

 

Vangelo (Mt 5,20-26) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 27 Febbraio 2015) con commento comunitario

26 febbraio 2015

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,20-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: Stupido, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: Pazzo, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

Questo è il Vangelo del 27 Febbraio, quello del 26 Febbraio lo potete trovare qualche post più sotto

Santa Paola di S. Giuseppe di Calasanzio (Paola Montal y Fornes). Omelia di Sua Santità Giovanni Paolo II

26 febbraio 2015

CAPPELLA PAPALE PER LA CANONIZZAZIONE DEI BEATI

Domenica, 25 novembre 2001

 

 

1 “C’era una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei” (Lc 23,38).

Quella scritta, che Pilato aveva fatto porre sulla croce (cfr Gv 19,19), contiene al tempo stesso il motivo della condanna e la verità sulla persona di Cristo. Gesù è re – Lui stesso lo ha affermato -, ma il suo regno non è di questo mondo (cfr Gv 18,36-37). Davanti a Lui, l’umanità si divide: chi lo disprezza per il suo apparente fallimento, e chi lo riconosce come il Cristo, “immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura” (Col 1,15), secondo l’espressione dell’apostolo Paolo nella Lettera ai Colossesi, che abbiamo ascoltato.

Dinanzi alla croce di Cristo si spalanca, in un certo senso, la grande scena del mondo e si compie il dramma della storia personale e collettiva. Sotto lo sguardo di Dio, che nel Figlio Unigenito immolato per noi si è fatto misura di ogni persona, di ogni istituzione, di ogni civiltà, ciascuno è chiamato a decidersi.

2 Dinanzi al divin Re crocifisso si sono presentati anche coloro che poc’anzi sono stati proclamati Santi:Giuseppe Marello,Paula Montal Fornés de San José de CalasanzLéonie Françoise de Sales Aviat e Maria Crescentia Höss. Ognuno di loro si è affidato alla sua misteriosa regalità, proclamando con tutta la propria vita: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” (Lc 23,42). E, in modo assolutamente personale, ciascuno di loro ha ricevuto dal Re immortale la risposta: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23,43).

Oggi! Quell'”oggi” appartiene al tempo di Dio, al disegno di salvezza, di cui parla san Paolo nella Lettera ai Romani: “Quelli che [Dio] da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati… chiamati…giustificati…glorificati”(Rm 8,29-30). Quell'”oggi” contiene anche il momento storico dell’odierna canonizzazione, in cui questi quattro esemplari testimoni di vita evangelica sono elevati alla gloria degli altari.

3 “Piacque a Dio di fare abitare in [Cristo]ogni pienezza” (Col1,19). Di tale pienezza fu reso partecipe san Giuseppe Marello, come sacerdote del clero di Asti e come vescovo della diocesi di Acqui. Pienezza di grazia, fomentata in lui dall’intensa devozione a Maria santissima; pienezza del sacerdozio, che Dio gli conferì come dono ed impegno; pienezza di santità, che egli attinse conformandosi a Cristo, Buon Pastore. Mons. Marello si formò nel periodo aureo della santità piemontese, quando, in mezzo a molteplici forme di ostilità contro la Chiesa e la fede cattolica, fiorirono campioni dello spirito e della carità, quali il Cottolengo, il Cafasso, Don Bosco, il Murialdo e l’Allamano. Giovane buono e intelligente, appassionato della cultura e dell’impegno civile, il nostro Santo trovò solo in Cristo la sintesi di ogni ideale e a Lui si consacrò nel Sacerdozio. “Fare gli interessi di Gesù” fu il motto della sua vita, e per questo si rispecchiò totalmente in san Giuseppe, lo sposo di Maria, il “custode del Redentore”. Di san Giuseppe lo attrasse fortemente il servizio nascosto, nutrito di profonda interiorità. Questo stile egli seppe trasfondere negli Oblati di San Giuseppe, la Congregazione religiosa da lui fondata. Ad essi amava ripetere: “Siate straordinari nelle cose ordinarie” e aggiungeva: “Siate certosini in casa e apostoli fuori casa”. Della sua robusta personalità, il Signore volle servirsi per la sua Chiesa, chiamandolo all’Episcopato nella Diocesi di Acqui, dove, in pochi anni, spese per il gregge tutte le sue energie, lasciando un’impronta che il tempo non ha cancellato.

4 “In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso”(Lc 23, 43). Nel paradiso, nella pienezza del Regno di Dio, fu accolta Santa Paula Montal Fornés de San José de Calasanz, fondatrice dell’Istituto delle Figlie di Maria, Religiose Scolopie, dopo una vita di santità. Prima nella sua città natale, Arenys del Mar, impegnata in diverse attività apostoliche e addentrandosi, con la preghiere e la pietà sincera, nei misteri di Dio; poi, come fondatrice di una famiglia religiosa, ispirandosi al motto “pietà e lettere”, si dedicò alla promozione della donna e della famiglia con il suo ideale di “Salvare la famiglia, educando le bambine nel santo timore di Dio”; alla fine diede prova dell’autenticità, del coraggio e della tenerezza del suo spirito, uno spirito modellato da Dio, durante i trent’anni di vita ritirata a Olesa de Montserrat.

La nuova Santa appartiene a quel gruppo di fondatori di istituti religiosi che nel XIX secolo andarono incontro alle molte necessità che allora si presentavano e alle quali la Chiesa, nella prospettiva del Vangelo e secondo i suggerimenti dello Spirito, doveva rispondere per il bene della società. Il messaggio di Santa Paula continua a essere attuale e il suo carisma educativo è fonte di ispirazione per la formazione delle generazioni dl terzo millennio cristiano.

5 Il disegno benevolo del Padre che “ci fa entrare nel regno del suo Figlio prediletto”, trova in San Françoise-de-Sales Aviat una splendida realizzazione:  ella ha vissuto fino alla fine il dono di se stessa. Al centro del suo impegno e del suo apostolato, suor Françoise-de-Sales mise la preghiera e l’unione con Dio, dove trovò luce e forza per superare le prove e le difficoltà, e fino alla fine della sua esistenza perseverò in quella vita di fede, desiderando lasciarsi guidare dal Signore:  “O mio Dio, che la mia felicità sia di sacrificarti tutte le mie volontà, tutti i miei desideri!”. La risoluzione che caratterizzò bene Madre Aviat, “Dimenticarmi completamente” è anche per noi un invito ad andare contro corrente rispetto all’egoismo e ai piaceri facili, e ad aprirci alle necessità sociali e spirituali del nostro tempo. Care Sorelle Oblate di San Francesco di Sales, sull’esempio della vostra fondatrice, in comunione profonda con la Chiesa, laddove Dio vi ha poste siate ben determinate a ricevere le grazie presenti e ad approfittarne, poiché è in Dio che si trovano la luce e l’aiuto necessari in ogni circostanza! Confidando nella potente intercessione della nuova Santa, accogliete nella gioia l’invito a vivere, in una fedeltà rinnovata, le intuizioni che lei ha così perfettamente vissuto.

6 Rendere onore a Cristo, il Re:  questo desiderio ha animato santa Maria Crescentia Hössfin dall’infanzia. Al suo servizio mise le sue capacità. Dio le aveva donato una bella voce. Già da ragazza poté cantare nel coro come solista non per far bella mostra di sé, ma per cantare e suonare per Cristo Re.

Mise anche le sue conoscenze a servizio del Signore. Questa francescana fu una consigliera molto richiesta. Le persone si accalcavano davanti alle porte del convento:  oltre a uomini e donne semplici, c’erano principi e imperatrici, sacerdoti e religiosi, abati e Vescovi. Divenne così una specie di “levatrice” che tentava di far partorire la verità nel cuore di chiedeva consiglio.

Tuttavia, neanche a lei fu risparmiato il dolore. Il “Mobbing” esisteva già a quel tempo. Sopportò gli intriganti presenti nella sua comunità senza mai mettere in dubbio la propria vocazione.

L’ampio respiro della passione fece maturare in lei la virtù della pazienza. Riuscì a divenire Superiora: dirigere spiritualmente per lei significava servire. Aveva un atteggiamento generoso verso i poveri, materno verso le consorelle e sensibile verso quanti avevano bisogno di una parola buona. Santa Crescentia ha amato il significato del Regno di Cristo:  “Ogni volta che avete fatto queste cosa a uno dei miei fratelli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40)

7 “Ringraziamo con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce” (Col1,12). Mai come in questi momenti trovano eco in noi queste parole di san Paolo! Veramente la comunione dei santi ci fa pregustare il Regno celeste e, al tempo stesso, ci spinge, sul loro esempio, a costruirlo nel mondo e nella storia.

Oportet illum regnare“, “Bisogna che egli regni” (1 Cor 15,25), scriveva l’Apostolo, riferendosi a Cristo.

Oportet illum regnare” ci ripetete, con la vostra testimonianza, voi, san Giuseppe Marello, santa Paula Montal Fornès de San Josè de Calasanz, santa Lèonie de Sales Aviat e santa Maria Crescentia Hoss! Il vostro esempio ci stimoli a una più viva contemplazione di Cristo Re, crocifisso e risorto. Il vostro sostegno ci aiuti a camminare fedelmente sulle orme del Redentore, per condividere un giorno, insieme a voi, insieme a Maria e a tutti i santi, l’eterna sua gloria in paradiso. Amen!

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Preghiera del mattino: Quando è Gesù a chiamare

26 febbraio 2015

Tu mi hai chiamato per nome , Signore ,

e mi hai liberato dalle catene che

mi opprimevano il cuore ,

mi hai condotto a svolgere

una missione per me e per gli altri

e perciò ti ringrazio,

poichè Tu non guardi le mie colpe e i miei difetti ,

ma vai  oltre ,

Tu scruti la purezza del mio cuore ,

mi leggi nell’intimo ,

mi conosci già da quando

ero nel grembo di mia madre e

non ero ancora formato.

Io non posso sapere

quale sia il tuo progetto su di me

ma lo posso intuire ,

Tu mi sei sempre dinanzi e

mi accompagni non in ogni momento della mia giornata,

ma per tutto il corso della mia vita.

Grazie Signore Gesù

(Ritiro21/2/ 15)

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes

25 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

25 febbraio

 Affinamento spirituale nel dolore

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

La sofferenza di Bernardetta, però, non era solo fisica. Non era mai stata solo così. Lei stessa diceva, infatti, che tutte le sofferenze fisiche erano “uno scherzo” se paragonate a quelle intime, dello spirito e del cuore. La sua salute, intanto, peggiora sempre di più e il 3 giugno del 1873 riceve per la terza volta l’Unzione degli infermi. Sollevata da ogni incarico, sente che questo diventa una croce in più: “Non vogliono più saperne di me”, dice. Comincia a soffrire la solitudine del cuore, l’abbandono. A poco a poco, però, sembra diventare come “indifferente” ad ogni occupazione, ad ogni osservazione, anche ai rimproveri che non le mancano mai. Ella cerca di vedere sempre e comunque solo la Volontà di Dio in tutto e in tutti.

Scriverà: “Più il povero ti ripugna e più bisogna amarlo. Bisogna accettare la malattia come una carezza. Non lasciarsi mai andare allo scoraggiamento”.

Ma si sente sempre più inutile, sempre più “di peso” alla comunità. Spesso dice: “Io qui svolgo solo il compito di malata”. E nelle sue lettere riconosce di essere ormai diventata “una vecchia carcassa”. È costretta a mettersi definitivamente a letto e il letto diventa la sua “bianca cappella”. “Mi unisco a tutte le Messe, soprattutto durante le notti che talvolta passo insonni. Non posso che pregare e soffrire: l’orazione è la mia sola arma. Anche in Cielo pregherò, e la mia preghiera sarà più forte che mai!”. Il tumore del ginocchio gonfio non le dà tregua. Spesso non basta un’ora per trovarle una posizione che le dia sollievo. L’asma le dilania il petto e ascessi si formano anche nel canale uditivo fino procurarle un sordità parziale. Lei si sente come sconfitta dal male. Ma, ancora più terribili, tra questi tormenti fisici, si insinuano i dubbi… Una profonda notte interiore trasforma i suoi ultimi giorni in un supplizio: “Dove sei, Signore? Come mi sembra lontana la fine di questo tunnel!”. Quante prove intime! Ad una consorella confessa: “È molto doloroso non poter respirare. Ma è molto più terribile essere torturati dalle sofferenze interiori… È terribile!”.

Bernardetta sperimenta l’agonia di Gesù nell’orto del Getsemani: l’ora più dura della Passione! Ma l’amore porta al sacrificio: “Non più la mia volontà, Madre mia, – scrive Bernardetta nelle sue note intime – non più la mia volontà, ma la vostra che è sempre quella di Gesù. O Maria, mia dolce Madre, ecco qui la vostra figlia affranta. Voi conoscete i miei bisogni, soprattutto quelli spirituali. Abbiate pietà di me e fate che io sia un giorno con voi in Cielo: là è la mia patria! Là troverò voi, mia buona Madre, in tutto lo splendore della gloria e con voi godrò in perfetta sicurezza la felicità di Gesù stesso! Durante le pene fisiche e morali una sposa di Cristo non deve proferire che queste parole: “Sì, Dio mio, sì, senza se e senza ma!”. Alle novizie andate a trovarla diceva mostrando l’immagine di un piccolo ostensorio attaccato alle cortine del letto: “Ecco… quando più penosa mi sembra la mia solitudine e più acuto è il mio dolore, io lo guardo e, guardandolo, sento più vivi in me il desiderio e la forza di immolarmi. Il Cuore di Gesù con tutti i suoi tesori è l’unico mio bene. In Lui vivrò e morrò in pace, pur in mezzo alle sofferenze”. E negli ultimi giorni, togliendo ogni immagine dal suo letto, lasciò soltanto il Crocifisso dicendo: “Questo mi basta!” e lo fissava e gli sorrideva, sentendo che il Cielo stava scendendo fino a lei.

Impegno: Amiamo la Volontà di Dio che è sempre buona e vuole solo il bene per noi. Amiamola anche quando non riusciamo a capirla e chiediamo a Maria di tradurcela lei, come solo una mamma sa fare.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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