Archive for marzo 2015

Preghiera della sera. Marzo, mese di San Giuseppe

31 marzo 2015

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31 marzo: GIUSEPPE PATRONO

È invero l’aiuto e il protettore nostro. Ps- 27, 7.

1 Giuseppe è patrono delle anime.

Esse da lui hanno tutto da guadagnare. Hanno da imparare la pratica del bene, in tutte le forme, verso tutti, con delicatezza, con amore. Tutto da guadagnare hanno: perché, facendo com’egli ha fatto, si arriva al Cielo e si possiede Dio.

E Giuseppe che, per il suo delicatissimo ufficio, è stato messo a parte in maniera intima del mistero della redenzione, ora che è glorioso in Cielo, con quanto interesse guarderà alle anime nostre, così provate, e così distratte, per indurle a seguir le sue vie, ad entrare con risoluto cuore nel cammino della perfezione, che è cammino di salvezza.

2 Giuseppe è patrono delle famiglie.

La famiglia di Giuseppe è l’esemplare delle nuove famiglie, nate dal sacrificio del divin figliuolo di Maria.

Egli ha tanto amato la sua famiglia; amerà tanto tutte le altre famiglie che da quella s’ispirano e che dal suo Gesù aspettano ogni vera fecondità.

Sarà dunque Lui in Cielo la loro vivente Protezione; le veglierà sul nascere, le sosterrà passo passo, le difenderà dai pericoli che le minacciano. Vi farà spuntare le virtù che rendevano cara a Dio la famiglia di Nazaret, vi spanderà la forza che quella famiglia faceva serena nella prova, ma soprattutto ne rinvigorirà la pratica della fede, pegno sicuro di tutte le grazie.

3 Giuseppe è patrono della Chiesa.

La Chiesa è il fiore ed il frutto del Cuore divino di Cristo. Giuseppe la guarda con lo stesso amore con cui nel Cielo fissa beato gli occhi nel suo Gesù. Non è forse la Chiesa la diletta immacolata sposa di Lui? Non è essa nata dal suo petto, dal suo Cuore squarciato sulla croce?

Come la contempla e come l’ama!

E come parla al Cuore di Dio di lei e per lei e di tutti i suoi figliuoli sparsi ai quattro venti! Che essa più si diffonda sotto tutti i cieli, e i cuori le si aprano come si schiudono i fiori alla rugiada del mattino, e tutti essa raggiunga con il suo cuore materno e tutti salvi con le grazie del divino suo Sposo, Gesù.

O Giuseppe, celeste nostro Patrono, veglia dal cielo sulla Chiesa, sulle famiglie, sulle anime. Son tue perché son di Cristo. Egli ha su di loro tutti i diritti: che Egli abbia da loro tutti i conforti, la gloria, l’onore. Tu puoi ottenere fecondità alla Chiesa, prosperità e armonia alle famiglie, santità alle anime.

Al termine di questo mese, che presso i tuoi altari mi ha ridestato in cuore la soavità dei tuoi esempi, io mi consacro filialmente a te, perché mi aiuti paterno a salvare questa povera anima mia, redenta col sangue di un Dio crocifisso. Così sia.

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Orazione di Santa Teresa D’Avila

31 marzo 2015

«Appena vi comunicate chiudete gli occhi del corpo e aprite quelli dell’anima per fissarli in fondo al vostro cuore, dove il Signore è disceso»

santa-tereza-avila[1]

Immagini devote e libri di meditazione

«Buon mezzo per mantenervi alla presenza di Dio è di procurarvi una sua immagine o pittura che vi faccia devozione, non già per portarla sul petto senza mai guardarla, ma per servirvene e intrattenervi spesso con Lui; ed Egli vi suggerirà quello che gli dovete dire» (Cam. 26, 9).

«Quando il Signore è assente ce lo dà a vedere con le aridità. Allora sì che ci è utile di contemplare le immagini di colui che amiamo. Per conto mio vorrei incontrarmi con il suo sembiante in qualunque parte mi rivolgessi, non essendovi nulla di più bello e di più giocondo che impiegare i nostri sguardi nell’affissarsi in Colui che tanto ci ama e che in sé racchiude ogni bene » (Cam. 34, 11).

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 71 (70)

31 marzo 2015

 

La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza.

 

[1] In te mi rifugio, Signore,
ch’io non resti confuso in eterno.

[2] Liberami, difendimi per la tua giustizia,
porgimi ascolto e salvami.

[3] Sii per me rupe di difesa,
baluardo inaccessibile,
poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza.

[4] Mio Dio, salvami dalle mani dell’empio,
dalle mani dell’iniquo e dell’oppressore.

[5] Sei tu, Signore, la mia speranza,
la mia fiducia fin dalla mia giovinezza.

[6] Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno;
a te la mia lode senza fine.

[7] Sono parso a molti quasi un prodigio:
eri tu il mio rifugio sicuro.

[8] Della tua lode è piena la mia bocca,
della tua gloria, tutto il giorno.

[9] Non mi respingere nel tempo della vecchiaia,
non abbandonarmi quando declinano le mie forze.

[10] Contro di me parlano i miei nemici,
coloro che mi spiano congiurano insieme:

[11] “Dio lo ha abbandonato,
inseguitelo, prendetelo,
perché non ha chi lo liberi”.

[12] O Dio, non stare lontano:
Dio mio, vieni presto ad aiutarmi.

 

Premere qui segue ….

 

 

Mi hai fatto provare molte angosce e sventure:
mi darai ancora vita,
mi farai risalire dagli abissi della terra,

accrescerai la mia grandezza
e tornerai a consolarmi.

 

Uno di voi mi tradirà…

Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.

 

 

SUPPLICA A DIO

O Dio,
il nostro cuore è nel buio profondo,
ciò nonostante è legato al tuo cuore..
Il nostro cuore si dibatte tra Te e satana;
non permettere che sia cosÏ.

E tutte le volte che il cuore
è diviso tra il bene e il male
che venga illuminato dalla tua luce e si unifichi.
Non permetter mai che dentro di noi
ci possano essere due amori,
che mai possano coesistere due fedi
che mai possano coabitare tra di noi:
la bugia e la sincerità, l’amore e l’odio,
l’onestà e la disonestà, l’umiltà e la superbia.

Aiutaci affinché in nostro cuore
si innalzi a te come quello di un bimbo,
fà che il nostro cuore venga rapito dalla pace
e che continui ad averne sempre nostalgia.

Fà che la tua santa volontà ed il tuo amore
trovino dimora in noi e che desideriamo davvero
essere figli tuoi.
E quando, Signore,
non desideriamo essere figli tuoi,
ricordati dei nostri passati desideri
e aiutaci a riceverti di nuovo.

Ti apriamo i cuori
affinché in essi dimori il tuo santo amore.
Ti apriamo le nostre anime
affinché vengano toccate dalla tua
Santa Misericordia
che ci aiuterà a vedere chiaramente tutti i nostri peccati
e ci farà capire che ciò che ci rende impuri è il peccato.
Dio, noi desideriamo essere tuoi figli,
umili e devoti a tal punto da diventare figli sinceri e cari,
così come solo il Padre potrebbe desiderare che siamo.

Aiutaci Gesù, nostro fratello, ad ottenere il perdono del Padre
ed aiutaci ad essere buoni verso di Lui

Aiutaci o Gesù, a comprendere bene ciò che Dio ci da
perché a volte noi rinunciamo a compiere un’azione buona ritenendola un male.

Tweet del Papa

31 marzo 2015

La Confessione è il sacramento della tenerezza di Dio, il suo modo di abbracciarci.

 

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), 31 marzo 2015

Donna eccezionale

31 marzo 2015

· Francesco per il quinto centenario di santa Teresa di Gesù ·

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Unica è la morte al mondo e unica la risurrezione dei morti. Dal libro «Su lo Spirito Santo» di san Basilio Magno, vescovo

31 marzo 2015

(15, 35; PG 32, 127-130)

L’economia di salvezza di Dio, nostro salvatore consiste nel rialzare l’uomo dalle sue cadute e nel farlo ritornare alla intimità divina, liberandolo dall’alienazione a cui l’aveva portato la disobbedienza. La venuta di Cristo nella carne, gli esempi di vita evangelica, le sofferenze, la croce, la sepoltura, la risurrezione sono per la salvezza dell’uomo perché abbia di nuovo, mediante l’imitazione di Cristo, l’adozione a figlio di cui era dotato all’inizio.

Per l’autenticità della vita cristiana è dunque necessario imitare non solo i suoi esempi di dolcezza, di umiltà e di pazienza manifestati durante la vita, ma anche la sua stessa morte. Lo dice san Paolo, imitatore di Cristo: «Divenuto conforme a lui nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti» (Fil 3, 11).

Ma come possiamo renderci conformi alla morte di lui? Facendoci conseppellire con lui per mezzo del battesimo. Qual è allora il modo della sepoltura e quale il frutto della sua imitazione? Prima di tutto è necessario interrompere il modo di vivere di prima. Ma nessuno può arrivare a tanto se non rinasce di nuovo, secondo le parole del Signore. La rigenerazione infatti, come emerge dalla parola stessa, è l’inizio di una seconda vita. Perciò prima di iniziare una seconda vita, bisogna por fine alla prima. A coloro che sono arrivati alla fine del giro nello stadio, si dà un po’ di sosta e di riposo prima di far loro iniziare un altro giro. Così anche nel mutamento di vita appare necessario che la morte si interponga tra la prima e la seconda vita, e che questa morte costituisca la fine della condizione precedente e l’inizio di quella futura.

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Pensiero del giorno: Dalla Lettura Breve, 1 Tm 2, 4-6, Dell’Ora Terza, Ora Media

31 marzo 2015

Dio nostro salvatore vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti.
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Liturgia del giorno: Audio Salmo 22 (21)

30 marzo 2015

 

Il Signore è mia luce e mia salvezza.

 

[1] Di Davide.
Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?

[2] Quando mi assalgono i malvagi
per straziarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere.

[3] Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me divampa la battaglia,
anche allora ho fiducia.

[4] Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario.

[5] Egli mi offre un luogo di rifugio
nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua dimora,
mi solleva sulla rupe.

[6] E ora rialzo la testa
sui nemici che mi circondano;
immolerò nella sua casa sacrifici d’esultanza,
inni di gioia canterò al Signore.

[7] Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.

[8] Di te ha detto il mio cuore: “Cercate il suo volto”;
il tuo volto, Signore, io cerco.

[9] Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.

[10] Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,
ma il Signore mi ha raccolto.

[11] Mostrami, Signore, la tua via,
guidami sul retto cammino,
a causa dei miei nemici.

[12] Non espormi alla brama dei miei avversari;
contro di me sono insorti falsi testimoni
che spirano violenza.

[13] Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.

[14] Spera nel Signore, sii forte,
si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.

 

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 

Spalancate le porte a Cristo.

Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la Sua potestà! Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera! Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo! Alla Sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo Lui lo sa! Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo Lui ha parole di vita, sì! di vita eterna.

Papa Giovanni Paolo II

 

Preghiera della sera. Marzo, mese di San Giuseppe

30 marzo 2015

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30 marzo: GIUSEPPE ESEMPLARE

 

Guarda e fa secondo l’esempio. Ex., 25, 40.

1 Giuseppe è modello nella conoscenza di Dio.

S’è votato a Dio e ha vissuto di Dio. Quando ha visto, trasalendo, nascere il Signore, accanto a lui nella misera stalla e seguirlo poi da per tutto, proprio come un bambina, egli non sapeva più trattenere le lacrime. A mano a mano la sua mente si arricchiva di celesti chiarezze: vedeva Gesù, vedeva Dio. Lo studiava con la passione dell’amore. La contemplazione per lui era forma della preghiera. S’era aperto il Cielo, e la gloria di Dio lo inebriava.

2 Giuseppe è modello nell’amore di Dio.

Quel che è bello è oggetto d’amore. Nulla può essere più irresistibilmente oggetto d’amore che l’infinita divina Bellezza. Giuseppe non sa più moderare i battiti del suo cuore: sente che il cuore non gli appartiene più. Gesù se l’è rubato tutto, e da buon Figliuolo ne fa parte a Maria, la sua Mamma. È una tenerezza nella casa santa che chiama dal Cielo gli Angeli, i quali non sanno ormai che cosa scegliere tra il Cielo e quella squallida casa. Come sparisce la materia e quanto grandeggia lo spirito! Poiché trionfa l’amore.

3 Giuseppe è modello nel servizio di Dio.

Che dolce cosa servire chi si ama! Sembra, il servizio, quasi la concretezza dell’amore. L’amore quaggiù non è pacifico come nel paradiso: è insofferente, è irrequieto. Vorrebbe fare l’impossibile.

Giuseppe, che sente il martirio dell’amore per il divin Figliuolo a lui affidato, si studia d’indovinare i desideri, i pensieri, per prevenirli, per contentarli. Nulla lo arresta, lo scoraggia, lo stanca. E poi, servire Gesù, non è forse regnare?

Più Giuseppe si umilia e più giganteggia. È lo stile di Dio.

Giuseppe santo, esemplare di tutte le virtù, che ti dànno il nome comprensivo di giusto, guarda a me che sono invece così povero di bene e così ricco di male! Conosco tante cose e non conosco che poco e male il Signore; amo tante cose e non so amare l’Amore; son servitore di tanti idoli e mi ribello all’unico Dio. Misericordia, mio dolce Patrono! Prega tu per me il Signore; digli che mi apra la mente, che mi riscaldi il cuore, che mi purifichi e fortifichi la volontà. Io voglio imitarti, per seguirti nella ricchezza del premio! 

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Tweet del Papa

30 marzo 2015

La Settimana Santa è il tempo che più ci chiama a stare vicino a Gesù: l’amicizia si vede nella prova.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), 30 marzo 2015

Anche noi custodi

30 marzo 2015

· Le meditazioni per la Via crucis presieduta dal Papa la sera di Venerdì santo ·

27 marzo 2015

«La croce, vertice luminoso dell’amore di Dio che ci custodisce. Chiamati a essere anche noi custodi per amore» è il titolo delle meditazioni delle quattordici stazioni della Via crucis che sarà presieduta da Papa Francesco al Colosseo la sera di Venerdì santo, 3 aprile.

L’autore è monsignor Renato Corti, vescovo emerito di Novara, che nella nota introduttiva sottolinea come la costante di questa Via crucis 2015 sia il riferimento “al dono di essere custoditi dall’amore di Dio, in particolare da Gesù crocifisso, e al compito di essere, a nostra volta, custodi per amore dell’intera creazione, di ogni persona, specie della più povera, di noi stessi e delle nostre famiglie, per far risplendere la stella della speranza”.

“Vogliamo partecipare a questa Via crucis in profonda intimità con Gesù – scrive il presule –. Attenti a quanto sta scritto nei Vangeli, verranno colti con discrezione alcuni sentimenti e pensieri che hanno potuto abitare nella mente e nel cuore di Gesù in quelle ore di prova. Nello stesso tempo ci lasceremo interpellare da alcune situazioni di vita che caratterizzano — nel bene e nel male — i nostri giorni. Esprimeremo così una risonanza che dica il nostro desiderio di compiere qualche passo di imitazione del Nostro Signore Gesù Cristo nella sua passione”.

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Vangelo (Gv 13,21-33.36-38) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 31 Marzo 2015) con commento comunitario

30 marzo 2015

 Martedì della Settimana Santa

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,21-33.36-38)

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire». Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

Questo è il Vangelo del 31 Marzo, quello del 30 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto

 

Gloriamoci anche noi nella Croce del Signore. Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo

30 marzo 2015

(Disc. Guelf. 3; PLS 2, 545-546)

La passione del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo è pegno sicuro di gloria e insieme ammaestramento di pazienza.

Che cosa mai non devono aspettarsi dalla grazia di Dio i cuori dei fedeli! Infatti al Figlio unigenito di Dio, coeterno al Padre, sembrando troppo poco nascere uomo dagli uomini, volle spingersi fino al punto di morire quale uomo e proprio per mano di quegli uomini che aveva creato lui stesso.

Gran cosa è ciò che ci viene promesso dal Signore per il futuro, ma è molto più grande quello che celebriamo ricordando quanto è già stato compiuto per noi. Dove erano e che cosa erano gli uomini, quando Cristo morì per i peccatori? Come si può dubitare che egli darà ai suoi fedeli la sua vita, quando per essi, egli non ha esitato a dare anche la sua morte? Perché gli uomini stentano a credere che un giorno vivranno con Dio, quando già si è verificato un fatto molto più incredibile, quello di un Dio morto per gli uomini?

Chi è infatti Cristo? È colui del quale si dice: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio»? (Gv 1, 1). Ebbene questo Verbo di Dio «si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14). Egli non aveva nulla in se stesso per cui potesse morire per noi, se non avesse preso da noi una carne mortale. In tal modo egli immortale poté morire, volendo dare la vita per i mortali. Rese partecipi della sua vita quelli di cui aveva condiviso la morte. Noi infatti non avevamo di nostro nulla da cui aver la vita, come lui nulla aveva da cui ricevere la morte. Donde lo stupefacente scambio: fece sua la nostra morte e nostra la sua vita. Dunque non vergogna, ma fiducia sconfinata e vanto immenso nella morte del Cristo.

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Pensiero del giorno: Dalla Lettura Breve, Ger 11, 19,Lodi

30 marzo 2015

Ero come un agnello mansueto che viene portato al macello, non sapevo che essi tramavano contro di me, dicendo: «Abbattiamo l’albero nel suo rigoglio, strappiamolo dalla terra dei viventi; il suo nome non sia più ricordato».
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Preghiera della sera. Marzo, mese di San Giuseppe

29 marzo 2015

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29 marzo: GIUSEPPE TRIONFANTE

Una corona d’oro cinge il suo capo. Eccli. 45, 14.

1 Giuseppe trionfa nel Cielo.

Il Cielo è il luogo dei veri trionfi, dove tutto è schietto, bello, vero, santo. Soprattutto quando chi arriva lassù è passato sulla terra ignorato, disprezzato quasi, sudando il pane quotidiano, e facendo costantemente il bene. Giuseppe, che aveva un suo compito, tanto alto, da fare invidia agli Angeli, non ha ricevuto tra gli uomini che indifferenza… Di lui non parlan le storie… È uno dei molti Santi che passano tra gli uomini come non fossero mai stati. Perfino nella Chiesa, Giuseppe è rimasto per molti secoli quasi nascosto, circondato ancora dal suo così caro silenzio. Ma in Cielo! Che festa!

E ora Egli è in Cielo con Gesù e con Maria. La santa Famiglia!

2 Giuseppe trionfa nel Purgatorio.

Giuseppe, che ci ha salvato Gesù per la croce e per l’altare, a Betleem – la casa del pane – e a Nazaret – la casa del fiore, – è uno dei grandi benefattori degli uomini. È interessato più di tutti dopo Maria, alla redenzione operata da Gesù. La redenzione nel Purgatorio è in atto: non è ancora raggiunto l’ultimo stadio. Giuseppe non può disinteressarsi di quelle care povere anime. Lo sanno, e pregano e sperano nella sua intercessione. Egli è l’amico del Purgatorio. E un grande consolatore.

3 Giuseppe trionfa sulla terra.

Ci son voluti i Santi per destare nel cuore dei fratelli il culto di San Giuseppe. San Bernardo e santa Teresa tra tutti. Ora la sua gloria s’è levata nel cielo della Chiesa, ed egli è, come dev’essere, una stella di prima grandezza.

Si direbbe che dal Cielo continui a fare in terra il suo benedetto ufficio. Proteggere, custodire, difendere, soccorrere… Ne ha tanto bisogno la terra!

E ora, in Cielo, il Signore lo lascia fare. Fa ancora così bene, come sempre!

O mite trionfatore, Giuseppe santo, che nel Cielo sei ripagato della tua devozione a Gesù e a Maria, sei ricompensato delle tue nascoste sofferenze, della tua generosa rinunzia, provvedi alle nostre necessità, rimedia ai nostri travagli. Nelle nostre case, nelle anime, nella mia anima, v’è tanto bisogno d’un occhio buono che vegli, d’una mano amica che ordini, d’un cuore caldo che inspiri. Prendine possesso tu, in nome del tuo divino Protetto.

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Umiltà è la via di Dio: Francesco nella Domenica delle Palme

29 marzo 2015

 

 

2015-03-29 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non esiste umiltà senza umiliazione. Papa Francesco, nella Domenica delle Palme che apre alla Settimana Santa, ricorda che “Dio si umilia per camminare con il suo popolo” e sottolinea “l’umiliazione di quanti, per il loro comportamento fedele al Vangelo sono discriminati”. Questa – dice – è la via per seguire Gesù e per vivere la Settimana Santa. Il servizio di Fausta Speranza:

 

 

“Umiliarsi è prima di tutto lo stile di Dio”, chiarisce Papa Francesco. E ammette:

“Uno stile che non finirà mai di sorprenderci e di metterci in crisi: a un Dio umile non ci si abitua mai!”.

Francesco afferma: con la celebrazione delle Palme che “appare festosa” si apre la Settimana della Passione di Gesù. Sulla “via dolorosa e sotto la croce, – ci ricorda – sentiremo gli insulti della gente e dei capi”. Lo vedremo, disprezzato, deriso, tradito, abbandonato, schernito. Solo se anche noi “andremo su questa strada dell’umiliazione di Gesù – ci chiarisce il Papa – vivremo una Settimana davvero Santa. Francesco ribadisce:

“Questa è la via di Dio, la via dell’umiltà. E’ la strada di Gesù, non ce n’è un’altra. E non esiste umiltà senza umiliazione”.

“Dio si umilia per camminare con il suo popolo, – dice – per sopportare le sue infedeltà”. Cita il Libro dell’Esodo, le lamentele del popolo che il Padre aveva fatto “uscire dalla condizione di schiavitù e guidava nel cammino attraverso il deserto fino alla terra della libertà”.

“Umiltà – spiega Francesco – vuol dire servizio, vuol dire lasciare spazio a Dio spogliandosi di sé stessi, “svuotandosi”, come dice la Scrittura. “Questa – avverte il Papa – è l’umiliazione più grande”.

E il Papa parla della strada contraria a quella di Cristo con una definizione precisa:  “mondanità”. E con caratteristiche precise:

“La mondanità ci offre la via della vanità, dell’orgoglio, del successo… E’ l’altra via. Il maligno l’ha proposta anche a Gesù, durante i quaranta giorni nel deserto. Ma Gesù l’ha respinta senza esitazione. E con Lui, con la sua grazia soltanto, col suo aiuto, anche noi possiamo vincere questa tentazione della vanità, della mondanità, non solo nelle grandi occasioni, ma nelle comuni circostanze della vita”.

“Mettiamoci anche noi decisamente su questa strada, – incoraggia Francesco – con tanto amore per Lui, il nostro Signore e Salvatore”. Inoltre – ci dice Francesco – “ci aiuta e ci conforta in questo l’esempio di tanti uomini e donne che, nel silenzio e nel nascondimento, ogni giorno rinunciano a sé stessi per servire gli altri: un parente malato, un anziano solo, una persona disabile…”. E poi il pensiero a “quanti per il loro comportamento fedele al Vangelo sono discriminati e pagano di persona”. E ai cristiani perseguitati:

“E pensiamo ai nostri fratelli e sorelle perseguitati perché cristiani, i martiri di oggi: ce ne sono tanti! Non rinnegano Gesù e sopportano con dignità insulti e oltraggi. Lo seguono sulla sua via. Possiamo parlare in verità di “un nugolo di testimoni”: i martiri di oggi ”.

Francesco non ha dubbi: sulla via dell’umiltà di Dio, “sarà l’amore a guidarci e a darci forza”.

(Da Radio Vaticana)

 

 

Alcune poesie di Venanzio Lucernoni

29 marzo 2015

Er giudizio de Dio

Quanno s’è presentata da San Pietro,

l’anima de Venanzio, sola sola,

“….me dispiace, te devo manna indietro

– je fa San Pietro -…pe’ corpa de la gola.

E’ un peccato da poco, c’è speranza

che dopo un par de lustri in Purgatorio

a scontà li peccati de la panza,

te trovamo un ber posto ar refettorio,

a cucinà, frammezzo all’angioletti,

patate, abbacchio, cotiche e spaghetti”.

Venanzio ce rimase tanto male.

“Io – disse – vorrei esse’ giudicato

su la base de quanto ho cucinato

più che su quello che me so’ magnato”.

“No – fece er santo – questo qui nun vale…

…nun è peccato sta’ vicino ar gasse…

er peccato de gola è strafogasse”.

Venanzio prese allora ‘na padella,

mise l’ojo extra vergine d’oliva,

cipolla, rosmarino e coratella

e…in paradiso se sentì un’evviva!

Salì un profumo talmente sopraffino

che invase tutto quanto er firmamento,

je s’accostò perfino un cherubino

che passava pe’ caso in quer momento

e je chiese co’ la faccia stralunata

si poteva assaggià ‘na forchettata.

“Nun c’è problema” disse e ner girasse

vide ‘na fila de santi lì vicino

e prima che la fila terminasse

ce stava già chi se portava er vino

(pare che fosse un certo San Martino).

San Pietro, ner vedè tanto successo,

je prese er dubbio d’essese sbajato

e chiese un supplemento der processo

che ar Purgatorio l’aveva condannato.

E l’udienza se tenne in Paradiso

ar cospetto de Padre Onnipotente,

che vide tutti i santi cor soriso,

a chiedeje de esse’ più clemente,

“…uno che fa’ così la coratella

cià l’anima più nobbile e più bella…”.

E er Padreterno sentenziò solenne:

“Venanzio sta co’ noi, qui ner Nirvana,

e …visto che rimani, fa du’ penne,

come le sai fa tu…all’amatriciana!”.

E da quer giorno er Paradiso intero

è diventato tutto un ristorante,

e de specialità ce ne so’ tante

che ar Padreterno nun je pare vero:

coda a la vaccinara, bucatini,

abbacchio a scottadito, puntarelle,

pajata, cacciatora, lumachelle

e un trionfo d’arrosti e spezzatini.

Carciofi, trippa ar sugo brodettata,

e quarsiasi tipo d’insalata…

la cicoria de campo ripassata…

e er venerdì, un ber fritto de paranza!

Pure li santi mo cianno la panza.

***************

Preghiera per la pace

Se t’è rimasto Cristo, un occhio solo,

come fai a nun vedè tanto macello?

Io manco cor pregà, me ce consolo,

a vede un omo assassinà er fratello.

Ritorna in Palestina, Gesù Santo,

rinasci un’antra vorta, per favore,

viè a vedè quanto sangue, quanto pianto

ce stà dove nascesti Tu, Signore.

Ma ce stà ancora chi Te stà a sentì?

…Tu predicasti amore e fratellanza

e, guarda caso, nascesti proprio lì,

dove ammazzeno pure la speranza…

…dove l’odio prevale sull’amore

e la vendetta genera dolore.

Se T’è rimasto, Cristo, un’occhio solo,

anticipa er Natale a ‘sta mattina,

ritorna per un giorno in Palestina

e fa scoppia la Pace. E no er tritolo.

Orazione di Santa Teresa D’Avila

29 marzo 2015

 

«Appena vi comunicate chiudete gli occhi del corpo e aprite quelli dell’anima per fissarli in fondo al vostro cuore, dove il Signore è disceso»

santa-tereza-avila[1]

L’orazione insegnata da Gesù: il Pater

«Non voglio parlarvi di certe preghiere assai lunghe, perché le anime incapaci di fissarsi in Dio può darsi che si stanchino anche di quelle; ma soltanto delle preghiere che come cristiani dobbiamo necessariamente recitare: il Pater Noster e l’Ave Maria».

«Non bisogna che si dica di noi che parliamo senza sapere quello che diciamo (…). Quando dico il Pater Noster, mi sembra che l’amore debba esigere che io intenda chi sia questo Padre e chi il Maestro che ci ha insegnata tal preghiera. (…) Come dimenticarci del Maestro che ci ha insegnata questa preghiera, e ce l’ha insegnata con tanto amore e con un così vivo desiderio che ci sia utile?».

«In primo luogo – come sapete bene anche voi Sua Maestà ci insegna a pregare in solitudine. Così anch’Egli faceva, benché non ne avesse bisogno, ma solo a nostro insegnamento».

«È chiaro, del resto, che non si può parlare con Dio nel medesimo tempo che con il mondo, come fanno coloro che mentre recitano preghiere, ascoltano ciò che si dice d’intorno, o si fermano a quanto viene loro nella mente, senza cura di raccogliersi».

«E’ bene inoltre considerare che il Signore ha insegnato e continua ad insegnare questa sua preghiera a ciascuno in particolare. Il Maestro non è così lontano dal discepolo d’aver bisogno di alzare la voce… Anzi, gli è molto vicino, ed io vorrei che per bene recitare il Pater Noster, foste intimamente persuase di non dovervi mai allontanare da Chi ve lo ha insegnato».

«Direte che questo è meditare, mentre voi non potete né volete fare altro che pregare vocalmente.

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Vangelo (Gv 12,1-11) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 30 Marzo 2015) con commento comunitario

29 marzo 2015

Lunedì della Settimana Santa

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 12,1-11)

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Questo è il Vangelo del 30 Marzo, quello del 29 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto

Seconda Lettura, della Domenica delle Palme

29 marzo 2015

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

Parola di Dio

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