Archive for aprile 2015

Preghiera della sera. Meditazioni al Cuore Immacolato di Maria

30 aprile 2015

Cuore Immacolato di Maria

Trentesimo giorno: Maria regina dei cuori. Consacrazione a Maria Regina

 

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Invocazione: O Santo Spirito, Dio amore, legame d’amore della santa Trinità, voi vi riposate e vi deliziate tra i figli dell’uomo, nella santa castità che, sotto l’influenza della vostra forza e del vostro fascino, fiorisce quaggiù come le rose tra le spine. Spirito Santo! Amore! Amore! Ditemi quale strada conduce ad una così’ deliziosa dimora, dov’è il sentiero della vita che conduce alle praterie fecondate dalla rugiada divina, dove si dissetano i cuori assetati. O Amore, voi solo conoscete la via che conduce alla vita e ala verità. In voi si compie l’alleanza di delizie che unisce tra loro le divine persone della Trinità. Per merito vostro, o Spirito Santo, sono effusi su di noi, i più preziosi doni. Da voi procedono le sementi feconde che producono i frutti della vita. Da voi emana il miele tanto dolce delle delizie che non sono che in Dio. Per merito vostro scendono su di noi le acque fertili delle benedizioni divine, i doni così rari dello Spirito, ma così rari, ahimè! nella nostra regione. (Santa Gertrude)

Pregare il Credo ed una decina del Rosario secondo le intenzioni della Vergine Maria

Messaggio al Gruppo di Preghiera del Novembre 1991 “È nella preghiera quotidiana che comincerete, giorno dopo giorno, ad ascoltare Dio che parla ai vostri cuori. Dovete imparare ad ascoltare la voce di Dio nei vostri cuori. Dio vuole sempre parlarvi nella preghiera È una conversazione con Lui. Sempre desidera mostrarvi ciò che aspetta da voi, e farvi conoscere la Sua volontà. Per questo pregate ogni giorno col cuore. Se non pregate non potete conoscere la vostra vocazione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

(La Chiesa sembra guardare con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje)

Meditazione: Cosi, dunque, quando il Padre Eterno invia nei nostri cuori lo Spirito del Figlio che grida : Abba’, Padre!, quando noi agiamo e quando non agiamo, ossia quando lui realizza in noi una tenerezza, un amore filiale verso il Padre del cielo, allora lo Spirito del Figlio realizza anche una tenerezza ed un amore filiale verso questa infinitamente dolce ed amabile Madre. In questo senso, il Padre eterno invia nei nostri cuori lo Spirito di suo Figlio che grida anche : Madre, Madre! Perché È unico e stesso Spirito, – Spirito di Cristo – che suscita nelle anime questo amore filiale e questa vita in Maria, così come suscita un amore filiale ed una vita in Dio, e nello stesso modo in cui fu realizzato in nostro Signore Gesù. Vi è un mistero in questo, e io vado oltre custodendo tutto in un santo silenzio. Ma ognuno può farne l’esperienza nella misura del suo amore. ( Maria di S.Teresa, L’unione mistica a Maria, p. 56)

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L’Imitazione di Cristo, Libro I di IV , Capitolo Quinto

30 aprile 2015

LA LETTURA DEI LIBRI DI DEVOZIONE

sacro cuore di Gesù

Nei libri di devozione si deve ricercare la verità, non la bellezza della forma. Essi vanno letti nello spirito con cui furono scritti; in essi va ricercata l’utilità spirituale, piuttosto che l’eleganza della parola. Perciò dobbiamo leggere anche opere semplici, ma devote, con lo stesso desiderio con cui leggiamo opere dotte e profonde. Non lasciarti colpire dal nome dello scrittore, di minore o maggiore risonanza; quel che ci deve indurre alla lettura deve essere il puro amore della verità. Non cercar di sapere chi ha detto una cosa, ma bada a ciò che è stato detto. Infatti gli uomini passano, “invece la verità del Signore resta per sempre” (Sal 116,2); e Dio ci parla in varie maniere, “senza tener conto delle persone” (1Pt 1,17).

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Tweet del Papa

30 aprile 2015

In mezzo a tanti problemi, anche gravi, non perdiamo la nostra speranza nella infinita misericordia di Dio.

 

Papa Francesco su Twitter (‏@Pontifex_it), 30 aprile 2015

Il Papa: ecumenismo non è opzione, ci unisca sangue dei martiri

30 aprile 2015

 

2015-04-30 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“La causa dell’unità non è un impegno opzionale”. E’ quanto affermato da Papa Francesco ricevendo i membri della Commissione internazionale anglicana-cattolica, riuniti per una nuova sessione di lavoro. Il Pontefice ha inoltre sottolineato che il sangue dei nuovi martiri deve unire i cristiani “al di là di ogni divisione”. Infine, l’esortazione a non scoraggiarsi dinnanzi alle difficoltà nel ricercare l’unità, confidando sempre nella potenza dello Spirito Santo. Il servizio di Alessandro Gisotti:

 

 

 

“Oggi il mondo ha urgentemente bisogno della testimonianza comune e gioiosa, dei cristiani, dalla difesa della vita” alla “promozione della pace e della giustizia”. Lo sottolinea con forza Papa Francesco che, incontrando i membri della Commissione internazionale anglicana-cattolica, ha elogiato l’impegno a “superare gli ostacoli che si frappongono alla piena comunione”.

L’ecumenismo non è un impegno opzionale nella vita delle Chiese
Tra breve, ha osservato il Papa, saranno pubblicate “cinque dichiarazioni comuni prodotte finora nella seconda fase del dialogo anglicano-cattolico”, un traguardo che “ci ricorda che le relazioni ecumeniche ed il dialogo non sono elementi secondari della vita delle Chiese”:

“La causa dell’unità non è un impegno opzionale e le divergenze che ci dividono non devono essere accettate come inevitabili. Alcuni vorrebbero che, dopo cinquant’anni, ci fossero risultati maggiori quanto all’unità. Nonostante le difficoltà, non possiamo lasciarci prendere dallo sconforto, ma dobbiamo confidare ancora di più nella potenza dello Spirito Santo, che può sanarci e riconciliarci e fare ciò che umanamente sembra impossibile”.

La testimonianza dei nuovi martiri più forte di ogni divisione
Francesco ha, quindi, sottolineato che “esiste un legame forte che già ci unisce, al di là di ogni divisione: è la testimonianza dei cristiani, appartenenti a Chiese e tradizioni diverse, vittime di persecuzioni e violenze solo a causa della fede che professano” ed ha citato in particolare i martiri dell’Uganda “metà cattolici, metà anglicani”:

“Il sangue di questi martiri nutrirà una nuova era di impegno ecumenico, una nuova appassionata volontà di adempiere il testamento del Signore: che tutti siano una cosa sola (cfr Gv 17,21). La testimonianza di questi nostri fratelli e sorelle ci esorta ad essere ancora più coerenti con il Vangelo e a sforzarci di realizzare, con determinazione, ciò che il Signore vuole per la sua Chiesa”.

Il Papa ha concluso il suo intervento invocando “i doni dello Spirito Santo, per essere in grado di rispondere coraggiosamente ai ‘segni dei tempi’, che chiamano tutti i cristiani all’unità e alla testimonianza comune”.

(Da Radio Vaticana)

Commozione del Papa per la morte del card. Canestri: umile e fedele

30 aprile 2015

 

2015-04-30 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Papa Francesco ha espresso la sua “profonda commozione” per la scomparsa, ieri a Roma, all’età di 96 anni, del cardinale Giovanni Canestri, arcivescovo emerito di Genova. In un telegramma al cardinale vicario Agostino Vallini, il Papa  manifesta “sincera ammirazione” per questo “stimato uomo di Chiesa che visse con umiltà e fedeltà il suo lungo e fecondo sacerdozio ed episcopato a servizio del Vangelo e delle anime lui affidate”.

Ricorda “con gratitudine il suo fervido ministero dapprima come viceparroco, negli anni duri della guerra, nelle periferie romane segnate da sofferenze e povertà; poi come parroco in due popolose borgate, intento ad educare specialmente i giovani alla gioia della fede. Nominato vescovo ausiliare di Roma – sottolinea il Papa – si dedicò con intensità apostolica alle esigenze spirituali e materiali della gente, mentre partecipava assiduamente ai lavori del Concilio Vaticano II. Nel ministero episcopale a Tortona, in seguito come vicegerente e poi arcivescovo di Cagliari e infine di Genova-Bobbio – prosegue Francesco – ha testimoniato saggezza pastorale, generosa attenzione alle necessità degli altri, andando incontro a tutti con bontà e mansuetudine”.

I funerali del cardinale Canestri si terranno sabato mattina, 2 maggio alle 8.30, nella Basilica di San Pietro a Roma presieduti dal cardinale decano Angelo Sodano. Al termine della celebrazione Papa Francesco presiederà il rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio.

Il porporato aveva a suo tempo manifestato il desiderio che la sua salma riposasse nella Cattedrale di San Lorenzo. Nel pomeriggio dello stesso giorno infatti la salma sarà trasferita a Genova e, al suo arrivo sarà accolta in Cattedrale. Qui resterà esposta per la preghiera dei fedeli nei giorni di domenica 3 maggio, dalle ore 8 alle 12 e dalle 15 alle 19, e lunedì 4 maggio dalle 9 alle 12. I funerali a Genova si terranno lunedì pomeriggio 4 maggio alle ore 16, presieduti dal cardinale Angelo Bagnasco e concelebrati dai vescovi della Liguria. Dopo la celebrazione, a porte chiuse, la salma del porporato verrà tumulata in San Lorenzo presso l’altare del SS. Sacramento.

Nato a Castelspina, Diocesi di Alessandria, il 30 settembre 1918, Giovanni Canestri aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 12 aprile 1941 dalle mani di mons. Luigi Traglia nella Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, dove svolse la sua azione pastorale come parroco e direttore spirituale del Pontificio Seminario Romano Maggiore. L’8 luglio 1961, Giovanni XXIII lo eleggeva vescovo titolare di Tenedo, nominandolo nel contempo ausiliare del cardinale vicario di Roma. Ricevuta l’ordinazione episcopale il 30 luglio successivo, il giovane vescovo partecipò ai lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II, intervenendo durante le Congregazioni generali sui temi dell’ecumenismo e della libertà religiosa. Il 7 gennaio 1971 venne trasferito alla Sede episcopale residenziale di Tortona. Resse il governo pastorale della Diocesi per soli quattro anni. L’8 febbraio 1975, infatti, Paolo VI lo richiamò a Roma, promuovendolo arcivescovo titolare di Monterano ed affidandogli l’incarico di vicegerente. Il 22 marzo 1984 venne nominato da Giovanni Paolo II arcivescovo di Cagliari. Il 6 luglio 1987 assunse la guida dell’arcidiocesi di Genova-Bobbio, raccogliendo il Pastorale dalle mani del card. Siri. Creato cardinale, guidò la sede metropolitana di Genova fino all’aprile del 1995. Gli succedette il cardianle Dionigi Tettamanzi e da quell’anno si trasferì a Roma con il titolo di arcivescovo emerito dell’Arcidiocesi di Genova.

 

 

(Da Radio Vaticana)

Francesco: fede è storia di peccato e di grazia, tra servirsi e servire

30 aprile 2015

 

2015-04-30 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cristiano è inserito in una storia di peccato e di grazia, sempre posto davanti all’alternativa: servire o servirsi dei fratelli. E’ quanto ha affermato Papa Francesco nella Messa del mattino presieduta a Casa Santa Marta. Ce ne parla Sergio Centofanti:

 

 

Il cristiano è uomo e donna di storia
“La storia e il servizio”: nell’omelia Papa Francesco si sofferma su questi “due tratti dell’identità del cristiano”. Innanzitutto, la storia. San Paolo, San Pietro e i primi discepoli “non annunziavano un Gesù senza storia: loro annunziavano Gesù nella storia del popolo, un popolo che Dio ha fatto camminare da secoli per arrivare” alla maturità, “alla pienezza dei tempi”. Dio entra nella storia e cammina col suo popolo:

“Il cristiano è uomo e donna di storia, perché non appartiene a se stesso, è inserito in un popolo, un popolo che cammina. Non si può pensare in un egoismo cristiano, no, questo non va. Il cristiano non è un uomo, una donna spirituale di laboratorio, è un uomo, è una donna spirituale inserita in un popolo, che ha una storia lunga e continua a camminare fino a che il Signore torni”.

Storia di grazia e di peccato
E’ una “storia di grazia, ma anche storia di peccato”:

“Quanti peccatori, quanti crimini. Anche oggi Paolo menziona il Re Davide, santo, ma prima di diventare santo è stato un grande peccatore. Un grande peccatore. La nostra storia deve assumere santi e peccatori. E la mia storia personale, di ognuno, deve assumere il nostro peccato, il proprio peccato e la grazia del Signore che è con noi, accompagnandoci nel peccato per perdonare e accompagnandoci nella grazia. Non c’è identità cristiana senza storia”.

Servire, non servirsi
Il secondo tratto dell’identità cristiano è il servizio: “Gesù lava i piedi ai discepoli invitandoci a fare come lui: servire:

“L’identità cristiana è il servizio, non l’egoismo. ‘Ma padre, tutti siamo egoisti’. Ah sì? E’ un peccato, è un’abitudine dalla quale dobbiamo staccarci. Chiedere perdono, che il Signore ci converta. Siamo chiamati al servizio. Essere cristiano non è un’apparenza o anche una condotta sociale, non è un po’ truccarsi l’anima, perché sia un po’ più bella. Essere cristiano è fare quello che ha fatto Gesù: servire”.

Il Papa esorta a porci questa domanda: “Nel mio cuore cosa faccio di più? Mi faccio servire dagli altri, mi servo degli altri, della comunità, della parrocchia, della mia famiglia, dei miei amici o servo, sono al servizio di?”.

 

 

(Da Radio Vaticana)

Vangelo (Gv 14,1-6) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 1 Maggio 2015) con commento comunitario

30 aprile 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,1-6)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».

Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

Questo è il Vangelo dell’1 Maggio, quello del 30 Aprile lo potete trovare qualche post più sotto

San Pio V (Antonio Ghislieri) Papa. Le Costituzioni Quo Primum di san Pio V e il Missale Romanuum di Paolo VI

30 aprile 2015

UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE
DEL SOMMO PONTEFICE

 

Le Costituzioni Quo Primum di san Pio V

e il Missale Romanum di Paolo VI

 

La rubrica «Spirito della Liturgia» si sta soffermando diffusamente lungo quest’anno sulla peculiare indole eucaristica del sacerdozio ministeriale. In questo contributo, desideriamo focalizzare l’attenzione su un elemento importante che permette al presbitero di celebrare debitamente il memoriale del Sacrificio di Cristo: il Messale Romano, il libro liturgico che contiene i testi eucologici del rito della Santa Messa secondo la tradizione liturgica latino-romana.

L’Ordinamento Generale del Messale Romano al n. 399 afferma: «… il Messale Romano, anche nella diversità delle lingue e in una certa varietà di consuetudini, si deve conservare per il futuro come strumento e segno eccellente di integrità e di unità del Rito Romano». Tale auspicio contiene in sé una consapevolezza maturata nella tradizione liturgica della Chiesa già nei secoli precedenti. Fu, infatti, san Pio V (1566-1572) che, con la Costituzione Apostolica Quo Primum (14 luglio 1570), promulgò il Messale Romano offrendolo a tutti i cristiani «come strumento di unità liturgica e insigne monumento del culto genuino e religioso nella Chiesa»[1].

Al fine di comprendere meno superficialmente la rilevanza di tale avvenimento, può risultare opportuno un breve riferimento che inquadri storicamente la Bolla di san Pio V. Prima del Concilio di Trento, esistevano nella Chiesa latina innumerevoli libri liturgici che, osservando consuetudini liturgiche locali (territoriali) e particolari (ordini religiosi, confraternite, ecc.), presentavano un’ampia molteplicità di forme rituali della Celebrazione eucaristica. Essi, pur conservando la medesima struttura celebrativa, differivano per una non identica disposizione consequenziale delle parti della Messa, per l’uso di formulari e preghiere tipiche, per invocazioni a santi specifici, per l’aggiunta inopportuna di elementi aventi non raramente un carattere superstizioso o addirittura eterodosso.

Alla già non perfetta uniformità rituale del culto liturgico nella Chiesa latina e alla precarietà di uno stile celebrativo non ancora ben definito, si aggiungevano pure le sempre più diffuse contaminazioni liturgiche provenienti dalla teologia protestante[2].

In un contesto storico simile, per purificare il rito della Celebrazione eucaristica da elementi impropri, e nel tentativo di promuovere una maggiore unità tra i fedeli mediante l’unificazione rituale, i padri del Concilio di Trento, nella XXV sessione, stabilirono che fosse redatto un nuovo messale[3]. A tal fine fu costituita una commissione di esperti i quali consultarono diligentemente i codici presenti nella Biblioteca Vaticana e le edizioni correnti del messale[4], raccolsero e studiarono antichi libri provenienti da varie chiese locali e considerarono gli scritti dei Padri della Chiesa.

Una volta completato il lavoro, l’opera[5] fu sottoposta a san Pio V, il quale stabilì immediatamente che il nuovo Messale entrasse in vigore e sostituisse obbligatoriamente tutti quei libri liturgici che erano stati precedentemente utilizzati nelle comunità di rito latino. La netta determinazione con la quale il Pontefice espresse la sua volontà possiamo facilmente dedurla dalle solenni espressioni che Egli stesso utilizzò nella Quo Primum:

«[…] I sacerdoti comprendano di quali preghiere, di qui innanzi, dovranno servirsi nella celebrazione della Messa, quali riti e cerimonie osservare. […] Ordiniamo che nelle chiese di tutte le Provincie dell’orbe cristiano […] dove a norma di diritto o per consuetudine si celebra secondo il rito della Chiesa Romana, in avvenire e senza limiti di tempo, la Messa […] non potrà essere cantata o recitata in altro modo da quello prescritto dall’ordinamento del Messale da Noi pubblicato».

Nella stessa Costituzione Pio V ordinò anche che gli ecclesiastici «in avvenire abbandonino del tutto e completamente rigettino tutti gli altri ordinamenti e riti, senza alcuna eccezione, contenuti negli altri messali, per quanto antichi essi siano e finora soliti ad essere usati, e cantino e leggano la Messa secondo il rito, la forma e la norma, che Noi abbiamo prescritto nel presente Messale; e, pertanto, non abbiano l’audacia di aggiungere altre cerimonie o recitare altre preghiere che quelle contenute in questo Messale».

Va tuttavia notato che il Missale Romanum fu introdotto obbligatoriamente dovunque ad eccezione delle diocesi e degli ordini religiosi che avevano un rito proprio da almeno duecento anni. Era questo il caso del rito mozarabico di Toledo, del rito di Braga, di quello di Lione e del rito ambrosiano di Milano; ma anche delle tradizioni liturgiche di ordini religiosi quali i certosini, i cistercensi, i domenicani e i carmelitani.

Se la prima editio typica del Messale Romano post-tridentino nacque per attuare i decreti di quel concilio ecumenico, quattro secoli più tardi[6], in ossequio alla richiesta di riforma liturgica fatta dal concilio Vaticano II, venne alla luce il Novus Ordo Missae.

I padri conciliari, nel solco del movimento liturgico, fissarono, infatti, alcuni principi generali che avrebbero dovuto portare ad una revisione dei libri liturgici. L’obiettivo primario che si prefissero era quello di una liturgia che fosse maggiormente comprensibile, mediante l’uso di un linguaggio rituale (simboli, gesti, parole) che potesse favorire l’actuosa participatio dei fedeli. Una prima riforma del Messale Romano vide la luce nel 1964-1965, quando fu pubblicata una versione bilingue del rito riformato della Messa. Non ci soffermiamo ora ad analizzare le possibili ragioni per cui tale Messale sia stato ritenuto non pienamente attuativo della volontà espressa dai padri del Vaticano II e sia perciò stato ritenuto necessario approntare un’ulteriore riforma del Messale.

E così, il 3 aprile 1969, nella Costituzione Apostolica Missale Romanum, Paolo VI presentò la nuova composizione dell’editio typica del Messale Romano, evidenziandone ciò che era stato rivisto e modificato rispetto all’ultima edizione (1962) del Vetus Ordo (o Usus antiquior) di san Pio V.

Un semplice confronto tra le due Costituzioni permette di notare come ambedue siano scaturite dalla volontà rinnovatrice dei Concili che avevano preceduto la loro redazione. Ambedue, quindi, sono il frutto di due contesti storico-ecclesiali in fermento: la Controriforma, da una parte, e il movimento liturgico dall’altra.

Comune ai due atti pontifici è stato anche il riferimento espresso alla volontà che i riti liturgici attingessero alla medesima fonte dell’antica tradizione dei santi Padri[7]. Tale elemento acquista un significato profondo se si pensa come la medesima traditio abbia inciso profondamente sulla composizione delle due edizioni del Messale Romano.

È ora comprensibile come i due Ordines Missae rappresentino la norma circa l’uso delle due forme celebrative di un unico rito liturgico (lex orandi), quello romano, patrimonio dell’unica ed immutata fede (lex credendi) della Chiesa. Ciò è quanto insegnava anche Benedetto XVI nel Motu proprio Summorum Pontificum (7 luglio 2007), nel quale offriva un’ampia regolamentazione giuridica sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma del 1970 e mai abrogata.

Vogliamo concludere questo contributo con qualche osservazione di stampo canonistico in merito proprio alla quaestio disputata circa l’abrogazione. La Summorum Pontificum, essendo una Lettera Apostolica sotto forma di Motu proprio, ha il valore giuridico di legge universale. Essa abroga le leggi contrarie e quelle anteriori ad esse che riguardano il medesimo argomento. Nel nostro caso, le norme abrogate sono quelle prescritte da Giovanni Paolo II (1978-2005) nella Lettera Quattuor abhinc annos[8] e nel Motu proprio Ecclesia Dei Adflicta[9].

Bisogna poi distinguere tra le rubriche che regolano lo svolgimento pratico della liturgia e le leggi liturgiche che governano la disciplina liturgica in generale. Le rubriche indicano al ministro celebrante cosa deve fare durante la celebrazione del rito; esse rimangono in vigore per coloro che celebrano la Messa secondo la forma straordinaria. Tuttavia, le leggi liturgiche del Codice del 1917, così come alcune norme inserite nel Messale del 1962, sono state abrogate dalla recente legislazione ecclesiale. Pertanto queste leggi disciplinari possono non essere più osservate quando la legge in vigore permette qualcosa di diverso. Un semplicissimo esempio ci aiuterà a capire meglio la questione: nella legge vigente nel 1962, la Messa non poteva essere celebrata nel pomeriggio o alla sera senza permesso dell’Ordinario del luogo. Questa restrizione non è più valida, anche quando si celebra secondo la forma straordinaria. Possiamo quindi concludere che le leggi liturgiche, universali e vigenti, devono essere osservate anche nella celebrazione del rito in forma straordinaria, mentre rimangono chiaramente valide le rubriche previste dal rito stesso.

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Ufficio delle letture, Prima Lettura, Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni, apostolo 15, 5 – 16, 21

30 aprile 2015

Io, Giovanni, vidi aprirsi nel cielo il tempio che contiene la Tenda della Testimonianza; dal tempio uscirono i sette angeli che avevano i sette flagelli, vestiti di lino puro, splendente, e cinti al petto di cinture d’oro. Uno dei quattro esseri viventi diede ai sette angeli sette coppe d’oro colme dell’ira di Dio che vive nei secoli dei secoli. Il tempio si riempì del fumo che usciva dalla gloria di Dio e dalla sua potenza: nessuno poteva entrare nel tempio finché non avessero termine i sette flagelli dei sette angeli.
Udii poi una gran voce dal tempio che diceva ai sette angeli: «Andate e versate sulla terra le sette coppe dell’ira di Dio».
Partì il primo e versò la sua coppa sopra la terra; e scoppiò una piaga dolorosa e maligna sugli uomini che recavano il marchio della bestia e si prostravano davanti alla sua statua.

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Il comandamento nuovo. Dai «Trattati su Giovanni» di sant’Agostino, vescovo

30 aprile 2015

(Tratt. 65, 1-3; CCL 36, 490-492)

Il Signore Gesù afferma che dà un nuovo comandamento ai suoi discepoli, cioè che si amino reciprocamente: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri» (Gv 13, 34).

Ma questo comandamento non esisteva già nell’antica legge del Signore, che prescrive: «Amerai il tuo prossimo come te stesso»? (Lv 19, 18). Perché allora il Signore dice nuovo un comandamento che sembra essere tanto antico? È forse un comandamento nuovo perché ci spoglia dell’uomo vecchio per rivestirci del nuovo? Certo. Rende nuovo chi gli dà ascolto o meglio chi gli si mostra obbediente. Ma l’amore che rigenera non è quello puramente umano. È quello che il Signore contraddistingue e qualifica con le parole: «Come io vi ho amati» (Gv 13, 34).

Questo è l’amore che ci rinnova, perché diventiamo uomini nuovi, eredi della nuova alleanza, cantori di un nuovo cantico. Quest’amore, fratelli carissimi, ha rinnovato gli antichi giusti, i patriarchi e i profeti, come in seguito ha rinnovato gli apostoli. Quest’amore ora rinnova anche tutti i popoli, e di tutto il genere umano, sparso sulla terra, forma un popolo nuovo, corpo della nuova Sposa dell’unigenito Figlio di Dio, della quale si parla nel Cantico dei cantici: Chi è colei che si alza splendente di candore? (cfr. Ct 8, 5). Certo splendente di candore perché è rinnovata. Da chi se non dal nuovo comandamento?

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 89(88)

30 aprile 2015

Canterò in eterno l’amore del Signore.

 

[1] Maskil. Di Etan l’Ezraita.

[2] Canterò senza fine le grazie del Signore,
con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli,

[3] perché hai detto: “La mia grazia rimane per sempre”;
la tua fedeltà è fondata nei cieli.

[4] “Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide mio servo:

[5] stabilirò per sempre la tua discendenza,
ti darò un trono che duri nei secoli”.

[6] I cieli cantano le tue meraviglie, Signore,
la tua fedeltà nell’assemblea dei santi.

[7] Chi sulle nubi è uguale al Signore,
chi è simile al Signore tra gli angeli di Dio?

[8] Dio è tremendo nell’assemblea dei santi,
grande e terribile tra quanti lo circondano.

[9] Chi è uguale a te, Signore, Dio degli eserciti?
Sei potente, Signore, e la tua fedeltà ti fa corona.

[10] Tu domini l’orgoglio del mare,
tu plachi il tumulto dei suoi flutti.

[11] Tu hai calpestato Raab come un vinto,
con braccio potente hai disperso i tuoi nemici.

[12] Tuoi sono i cieli, tua è la terra,
tu hai fondato il mondo e quanto contiene;

[13] il settentrione e il mezzogiorno tu li hai creati,
il Tabor e l’Ermon cantano il tuo nome.

[14] È potente il tuo braccio,
forte la tua mano, alta la tua destra.

 

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

Benedetto il Signore in eterno.
Amen, amen.

 

 


 

 

«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.

 

Giovanni cap. 14, vers. 16_18

 

 

Madre, nel Tuo Grembo Son cresciuto e a Te Io devo Affetto; ma è a Lui Che già Io guardo, poiché Egli E’ il mio Signor!

 

Preghiera del mattino: O Madonna del Soccorso

30 aprile 2015

 

O Madonna del Soccorso e Madre mia Maria! lo t’innalzo con tutta la fermezza della fede e con tutto l’entusiasmo del cuore la mia umile preghiera. Rinnova con me oggi quei soavi prodigi con cui la tua miracolosa manifestazione dette pegno di prediligere questa terra.

E come nelle passate età più volte le genti ottennero di essere, col tuo aiuto, preservate dalla grandine, dalla siccità, dalle inondazioni, dai morbi pestilenziali, e conseguirono ogni sorta di favori spirituali e temporali, concedi anche a me la grazia che imploro, affinché io possa promulgare la tua bontà annunziando a tutti che il Santuario del Soccorso è veramente il trono delle tue misericordie, il luogo da te prescelto per dispensare grazie ed elargire benedizioni. Amen

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Preghiera della sera. Meditazioni al Cuore Immacolato di Maria

29 aprile 2015

Cuore Immacolato di Maria

Ventinovesimo giorno: Incoronazione della Vergine. Maria in seno alla Trinità

 

Quinta settimana – Sposa della Trinità “Maria, che infiammi il Cuore del Padre, Maria, infiammata per il Cuore del Figlio, o Maria, infiammata dallo Spirito!” (Fr. Ephraim)

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Invocazione: Mio Dio, trinità che adoro, aiutatemi a dimenticarmi interamente per stabilirmi in voi, immobile e quieta come se già la mia anima fosse nell’eternità. Che nulla possa turbare la mia pace, né farmi uscire da voi, o mio immutabile Bene, ma che ogni istante mi porti più addentro nella profondità del vostro Mistero. Pacificate la mia anima, fatene il vostro cielo, la vostra preferita dimora e il luogo del vostro riposo. Che non vi lasci mai solo, ma che sia presente con tutta me stessa, tutta desta nella mia fede, tutta in adorazione, tutta offerta alla vostra azione creatrice. O mio amato Cristo, crocifisso per amore, vorrei essere una sposa per il vostro Cuore, vorrei coprirvi di gloria, vorrei amarvi… fino a morirne! Ma sento la mia impotenza e vi chiedo di rivestirmi di voi stesso, di assimilare la mia anima a tutti i moti della vostra anima, di sommergermi, di invadermi, di sostituirvi a me, affinché la mia vita non sia che un’irradiazione della vostra Vita. Venite in me come Adoratore, come Redentore, e come Salvatore. O Verbo eterno, Parola del mio Dio, voglio trascorrere la mia vita ed ascoltarvi, voglio farmi tutta docilità, per imparare tutto da voi. Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le incapacità, voglio fissarvi sempre e vivere sotto la vostra grande luce; o mio amato Astro, incatenatemi perché non possa più uscire dallo splendore dei vostri raggi. O Fuoco consumatore, Spirito d’Amore, scendete sopra di me, affinché si faccia nella mia anima come un’incarnazione del Verbo: che io sia per lui un’aggiunta d’umanità nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero. E voi, o Padre, chinatevi verso la vostra povera creatura, copritela con la vostra ombra, e non guardate in lei che il Diletto nel quale avete riposto tutte le vostre compiacenze. O miei Tre, mio Tutto, mia beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo, mi consegno a Voi come una preda. Seppellitevi in me perché io mi seppellisca in voi, in attesa di venire a contemplare nella vostra luce l’abisso delle vostre grandezze. (Beata Elisabetta della Trinità)

Pregare il Credo ed una decina del Rosario secondo le intenzioni della Vergine Maria

Messaggio al Gruppo di Preghiera del 21 Aprile 1984 “Alzate le mani, aspirate a Gesù perché nella sua Resurrezione, vuole colmarvi di grazie. Siate entusiasti della Resurrezione. Noi tutti in Cielo siamo felici, ma abbiamo bisogno della gioia dei vostri cuori. Il dono di mio Figlio ed il mio, in questo momento eccolo: sarete confortati nelle vostre prove; saranno più facili per voi, perché noi vi saremo vicini, se ci ascoltate, vi mostreremo come vincerle. Pregate molto domani. Che Gesù risusciti veramente nelle vostre famiglie. Che là dove c’è la guerra, si stabilisca la pace. Desidero che qualcuno di nuovo nasca nei vostri cuori. Figli miei vi ringrazio. Continuate a suscitare la Resurrezione di Gesù in tutti gli uomini”.

(La Chiesa sembra guardare con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje)

Meditazione: Se il Figlio è Re, è giusto che sua Madre sia considerata Regina e ne porti il nome. Quando Maria acconsentì di essere la Madre del Verbo Eterno, da quell’istante meritò di essere Regina del mondo e di tutte le creature. Essendo Maria così strettamente unita a Gesù nella carne; come la Madre potrebbe essere separata dalla dignità regale del Figlio? Bisogna quindi ammettere, non solo che la Madre e il Figlio possiedono entrambi la regalità, ma che condividono la stessa regalità. (Sant’Alfonso Maria de’ Liguori)

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Papa, 100 mila dollari in aiuto al Nepal, più di 5.000 i morti

29 aprile 2015

 

2015-04-28 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Papa Francesco ha inviato, attraverso il dicastero “Cor Unum”, un primo contributo di 100 mila dollari per il soccorso alle popolazioni del Nepal colpito dal terribile terremoto. Secondo i dati al momento a disposizione, ma purtroppo non ancora definitivi, le vittime sarebbero oltre 5mila e più di 10mila i feriti. La somma stanziata a nome del Papa verrà inviata alla Chiesa locale, impiegata a sostegno delle opere di assistenza svolte in favore degli sfollati e dei terremotati, e vuole essere una prima e immediata espressione concreta dei sentimenti di spirituale vicinanza e paterno incoraggiamento nei confronti delle persone e dei territori colpiti, che Papa Francesco ha assicurato nel corso del Regina Coeli di domenica 26 aprile. Conferenze episcopali e organismi di carità cattolici sono già ampiamente impegnati nell’opera di soccorso. Per un aggiornamento sulla situazione nel Paese asiatico e le operazioni di soccorso, il servizio di Gabriella Ceraso:

 

 

E’ un balletto di cifre tutte agghiaccianti quello che continua ad arrivare dal Nepal: tra i 6 e gli 8 milioni le persone interessate, più di un milione i senzatetto che hanno paura, fame e freddo nei 34 Distretti colpiti dal sisma. Intanto, si continua a scavare sotto le macerie e migliaia di cadaveri estratti vengono avvolti in teli e disposti lungo strade e corsi d’acqua, dove giorno e notte si procede con il rito delle cremazioni di massa, anche per evitare epidemie. Altro problema è che le comunicazioni sono interrotte: diverse località nelle vallate più remote sono ancora isolate. “Qui c’è solo caos e paura”, racconta al microfono di Helene Destombes, Ingo Radtke, segretario generale di Malteser international, organizzazione di soccorsi d’urgenza dell’Ordine di Malta che ha una squadra in Nepal:

R. – Toute à fait. C’est un autre problème!…
Sì, Questo è un altro problema! E’ già difficile arrivare nel Paese: l’aeroporto è piccolo… Noi sappiamo che ci sono stati degli aerei che avrebbero voluto atterrare, ma che non hanno potuto farlo e che sono stati costretti a rientrare a Delhi. Non c’era posto in aeroporto… Non ho alcuna notizia al momento sullo stato delle strade: ho sentito parlare della caduta di pietre. Tutto è bloccato anche per i rifornimenti e gli aiuti…  L’epicentro del sisma è stato a 80 chilometri a nordovest di Katmandu e non abbiamo alcuna notizia riguardo a quella zona, perché è difficile riuscire ad arrivarci… Ma bisogna farlo! Siamo assolutamente certi che anche lì ci sono delle vittime…  Quelle persone non hanno ricevuto alcun aiuto!

Sono anche le continue scosse ad impedire spesso agli aerei di atterrare, come è accaduto ad un’èquipe di Medici senza frontiere dirottata in India: quelle che sono già arrivate già stanno operando, con quali priorità in situazioni simili? Ce lo spiega Stefano Zannini Direttore supporto alle operazioni, di Medici senza frontiere:

R. – La priorità in questo momento è sicuramente quella di aumentare la capacità chirurgica delle strutture locali. Il motivo è molto semplice, le operazioni chirurgiche sono quelle che permettono oggi di salvare vite umane. E per farlo è essenziale avere materiale, personale, sale operatorie. Su questi aspetti stiamo lavorando oggi.

D. – Rischio epidemie: si dice che siano in atto anche numerose cremazioni proprio per evitarne la diffusione…

R. – Sul rischio epidemie mi sento di dire sostanzialmente due cose. La prima è che l’esperienza di tutti questi anni in contesti di questo tipo ci ha mostrato come il rischio di epidemie legato prettamente ai cadaveri sia estremamente basso se non nullo. Certo, condizioni igienico sanitarie invece molto precarie, acqua contaminata, possono generare epidemie: penso al tifo, penso al colera, etc. E questa è una cosa sulla quale dobbiamo lavorare il prima possibile.

D. – “Manca tutto”, ha testimoniato in queste ore un medico che è proprio nella zona di Kathmandu, manca tutto dal punto di vista medico. La vostra azione è anche di rifornimento?

R. – Assolutamente sì. Noi stiamo facendo partire proprio in queste ore da Bordeaux e da Bruxelles 65 tonnellate di materiale e un ospedale gonfiabile. Alcuni camion sono entrati ieri in Nepal dall’India e stanno portando materiale prettamente medico – garze, bisturi, guanti – e materiale non sanitario, come, per esempio, pompe generatori, quello che serve per garantire elettricità e acqua potabile. L’acqua è assolutamente necessaria per effettuare interventi chirurgici. In media ogni operazione consuma circa 100 litri di acqua pulita.

D.  – Quali sono le zone, secondo voi, più difficoltose in base alle notizie che avete?

R. – La fotografia che abbiamo oggi di Kathmandu è quella di una città non completamente distrutta, diversi edifici sono rimasti in piedi, ospedali a pieno regime, mancanza di materiale. Quello che ci preoccupa, oltre a questo, però è la zona rurale, la zona che sta soprattutto a nordovest della capitale Kathmandu. Abbiamo sorvolato ieri una sessantina di villaggi e di questi 60, circa 45 erano o distrutti o parzialmente danneggiati. L’unica possibilità di accesso in tempi rapidi è l’elicottero.

D. – Sappiamo che lei ha lunga esperienza in zone terremotate: in questa situazione particolari ci sono difficoltà ulteriori? E’ diversa questa realtà dalle altre? Quanto ci vorrà per raggiungere tutti?

R.  – La difficoltà è che mi pare importante e che differenzia un po’ questo terremoto da quello di Haiti è l’estrema dispersione di questi villaggi nella zona rurale e le grandi difficoltà di accesso: cioè, se ad Haiti il sisma aveva colpito soprattutto la capitale e un altro paio di città raggiungibili facilmente in macchina, oggi parliamo di difficoltà logistiche estremamente importanti per poter raggiungere la popolazione che ha bisogno. Penso che un intervento come quello che si sta profilando in Nepal prenderà diversi mesi perché i bisogni sono importanti e perché il sistema sanitario farà molta fatica a riprendersi.

“Aiuti lenti e inefficaci”, ammette anche il premier nepalese, chiedendo ancora aiuto alla comunità internazionale: alla Chiesa si unisce l’ Onu che ha stanziato 15 milioni di dollari e ha inviato i primi camion con rifornimenti alimentari che stanno entrando in Nepal insieme alle squadre di medici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Intanto la terra continua a tremare: addirittura secondo gli studiosi l’intensità dei movimenti tellurici avrebbe fatto sprofondare di tre metri l’area di Kathmandu. Difficoltà estreme si registrano anche sull’Everest dopo le valanghe succedute al sisma: ancora ignoto il numero totale dei dispersi, una quarantina sono italiani, tra cui 4 i morti accertati.

(Da Radio Vaticana)

Vangelo (Gv 13,16-20) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 30 Aprile 2015) con commento comunitario

29 aprile 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,16-20)

[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.

Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.

In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

Questo è il Vangelo del 30 Aprile, quello del 29 Aprile lo potete trovare qualche post più sotto

Santa Caterina da Siena Vergine e dottore della Chiesa, patrona d’Italia. Udienza Generale del Santo Padre Benedetto XVI

29 aprile 2015

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 24 novembre 2010

 

Santa Caterina da Siena

Cari fratelli e sorelle,

quest’oggi vorrei parlarvi di una donna che ha avuto un ruolo eminente nella storia della Chiesa. Si tratta di santa Caterina da Siena. Il secolo in cui visse – il quattordicesimo – fu un’epoca travagliata per la vita della Chiesa e dell’intero tessuto sociale in Italia e in Europa. Tuttavia, anche nei momenti di maggiore difficoltà, il Signore non cessa di benedire il suo Popolo, suscitando Santi e Sante che scuotano le menti e i cuori provocando conversione e rinnovamento. Caterina è una di queste e ancor oggi ella ci parla e ci sospinge a camminare con coraggio verso la santità per essere in modo sempre più pieno discepoli del Signore.

Nata a Siena, nel 1347, in una famiglia molto numerosa, morì a Roma, nel 1380. All’età di 16 anni, spinta da una visione di san Domenico, entrò nel Terz’Ordine Domenicano, nel ramo femminile detto delle Mantellate. Rimanendo in famiglia, confermò il voto di verginità fatto privatamente quando era ancora un’adolescente, si dedicò alla preghiera, alla penitenza, alle opere di carità, soprattutto a beneficio degli ammalati.

Quando la fama della sua santità si diffuse, fu protagonista di un’intensa attività di consiglio spirituale nei confronti di ogni categoria di persone: nobili e uomini politici, artisti e gente del popolo, persone consacrate, ecclesiastici, compreso il Papa Gregorio XI che in quel periodo risiedeva ad Avignone e che Caterina esortò energicamente ed efficacemente a fare ritorno a Roma. Viaggiò molto per sollecitare la riforma interiore della Chiesa e per favorire la pace tra gli Stati: anche per questo motivo il Venerabile Giovanni Paolo II la volle dichiarare Compatrona d’Europa: il Vecchio Continente non dimentichi mai le radici cristiane che sono alla base del suo cammino e continui ad attingere dal Vangelo i valori fondamentali che assicurano la giustizia e la concordia.

Caterina soffrì tanto, come molti Santi. Qualcuno pensò addirittura che si dovesse diffidare di lei al punto che, nel 1374, sei anni prima della morte, il capitolo generale dei Domenicani la convocò a Firenze per interrogarla. Le misero accanto un frate dotto ed umile, Raimondo da Capua, futuro Maestro Generale dell’Ordine. Divenuto suo confessore e anche suo “figlio spirituale”, scrisse una prima biografia completa della Santa. Fu canonizzata nel 1461.

La dottrina di Caterina, che apprese a leggere con fatica e imparò a scrivere quando era già adulta, è contenuta ne Il Dialogo della Divina Provvidenza ovvero Libro della Divina Dottrina, un capolavoro della letteratura spirituale, nel suo Epistolario e nella raccolta delle Preghiere. Il suo insegnamento è dotato di una ricchezza tale che il Servo di Dio Paolo VI, nel 1970, la dichiarò Dottore della Chiesa, titolo che si aggiungeva a quello di Compatrona della città di Roma, per volere del Beato Pio IX, e di Patrona d’Italia, secondo la decisione del Venerabile Pio XII.

In una visione che mai più si cancellò dal cuore e dalla mente di Caterina, la Madonna la presentò a Gesù che le donò uno splendido anello, dicendole: “Io, tuo Creatore e Salvatore, ti sposo nella fede, che conserverai sempre pura fino a quando celebrerai con me in cielo le tue nozze eterne” (Raimondo da Capua, S. Caterina da Siena, Legenda maior, n. 115, Siena 1998). Quell’anello rimase visibile solo a lei. In questo episodio straordinario cogliamo il centro vitale della religiosità di Caterina e di ogni autentica spiritualità: il cristocentrismo. Cristo è per lei come lo sposo, con cui vi è un rapporto di intimità, di comunione e di fedeltà; è il bene amato sopra ogni altro bene.

Questa unione profonda con il Signore è illustrata da un altro episodio della vita di questa insigne mistica: lo scambio del cuore. Secondo Raimondo da Capua, che trasmette le confidenze ricevute da Caterina, il Signore Gesù le apparve con in mano un cuore umano rosso splendente, le aprì il petto, ve lo introdusse e disse: “Carissima figliola, come l’altro giorno presi il tuo cuore che tu mi offrivi, ecco che ora ti do il mio, e d’ora innanzi starà al posto che occupava il tuo” (ibid.). Caterina ha vissuto veramente le parole di san Paolo, “… non vivo io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).

Come la santa senese, ogni credente sente il bisogno di uniformarsi ai sentimenti del Cuore di Cristo per amare Dio e il prossimo come Cristo stesso ama. E noi tutti possiamo lasciarci trasformare il cuore ed imparare ad amare come Cristo, in una familiarità con Lui nutrita dalla preghiera, dalla meditazione sulla Parola di Dio e dai Sacramenti, soprattutto ricevendo frequentemente e con devozione la santa Comunione. Anche Caterina appartiene a quella schiera di santi eucaristici con cui ho voluto concludere la mia Esortazione apostolica Sacramentum Caritatis (cfr n. 94). Cari fratelli e sorelle, l’Eucaristia è uno straordinario dono di amore che Dio ci rinnova continuamente per nutrire il nostro cammino di fede, rinvigorire la nostra speranza, infiammare la nostra carità, per renderci sempre più simili a Lui.

Attorno ad una personalità così forte e autentica si andò costituendo una vera e propria famiglia spirituale. Si trattava di persone affascinate dall’autorevolezza morale di questa giovane donna di elevatissimo livello di vita, e talvolta impressionate anche dai fenomeni mistici cui assistevano, come le frequenti estasi. Molti si misero al suo servizio e soprattutto considerarono un privilegio essere guidati spiritualmente da Caterina. La chiamavano “mamma”, poiché come figli spirituali da lei attingevano il nutrimento dello spirito.

Anche oggi la Chiesa riceve un grande beneficio dall’esercizio della maternità spirituale di tante donne, consacrate e laiche, che alimentano nelle anime il pensiero per Dio, rafforzano la fede della gente e orientano la vita cristiana verso vette sempre più elevate. “Figlio vi dico e vi chiamo – scrive Caterina rivolgendosi ad uno dei suoi figli spirituali, il certosino Giovanni Sabatini -, in quanto io vi partorisco per continue orazioni e desiderio nel cospetto di Dio, così come una madre partorisce il figlio” (Epistolario,Lettera n. 141: A don Giovanni de’ Sabbatini). Al frate domenicano Bartolomeo de Dominici era solita indirizzarsi con queste parole: “Dilettissimo e carissimo fratello e figliolo in Cristo dolce Gesù”.

Un altro tratto della spiritualità di Caterina è legato al dono delle lacrime. Esse esprimono una sensibilità squisita e profonda, capacità di commozione e di tenerezza. Non pochi Santi hanno avuto il dono delle lacrime, rinnovando l’emozione di Gesù stesso, che non ha trattenuto e nascosto il suo pianto dinanzi al sepolcro dell’amico Lazzaro e al dolore di Maria e di Marta, e alla vista di Gerusalemme, nei suoi ultimi giorni terreni. Secondo Caterina, le lacrime dei Santi si mescolano al Sangue di Cristo, di cui ella ha parlato con toni vibranti e con immagini simboliche molto efficaci: “Abbiate memoria di Cristo crocifisso, Dio e uomo (…). Ponetevi per obietto Cristo crocifisso, nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso, annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso” (Epistolario,Lettera n. 21: Ad uno il cui nome si tace).

Qui possiamo comprendere perché Caterina, pur consapevole delle manchevolezze umane dei sacerdoti, abbia sempre avuto una grandissima riverenza per essi: essi dispensano, attraverso i Sacramenti e la Parola, la forza salvifica del Sangue di Cristo. La Santa senese ha invitato sempre i sacri ministri, anche il Papa, che chiamava “dolce Cristo in terra”, ad essere fedeli alle loro responsabilità, mossa sempre e solo dal suo amore profondo e costante per la Chiesa. Prima di morire disse: “Partendomi dal corpo io, in verità, ho consumato e dato la vita nella Chiesa e per la Chiesa Santa, la quale cosa mi è singolarissima grazia” (Raimondo da Capua, S. Caterina da Siena, Legenda maior, n. 363).

Da santa Caterina, dunque, noi apprendiamo la scienza più sublime: conoscere ed amare Gesù Cristo e la sua Chiesa. Nel Dialogo della Divina Provvidenza, ella, con un’immagine singolare, descrive Cristo come un ponte lanciato tra il cielo e la terra. Esso è formato da tre scaloni costituiti dai piedi, dal costato e dalla bocca di Gesù. Elevandosi attraverso questi scaloni, l’anima passa attraverso le tre tappe di ogni via di santificazione: il distacco dal peccato, la pratica della virtù e dell’amore, l’unione dolce e affettuosa con Dio.

Cari fratelli e sorelle, impariamo da santa Caterina ad amare con coraggio, in modo intenso e sincero, Cristo e la Chiesa. Facciamo nostre perciò le parole di santa Caterina che leggiamo nel Dialogo della Divina Provvidenza, a conclusione del capitolo che parla di Cristo-ponte: “Per misericordia ci hai lavati nel Sangue, per misericordia volesti conversare con le creature. O Pazzo d’amore! Non ti bastò incarnarti, ma volesti anche morire! (…) O misericordia! Il cuore mi si affoga nel pensare a te: ché dovunque io mi volga a pensare, non trovo che misericordia” (cap. 30, pp. 79-80). Grazie.

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Ufficio delle Letture , Prima Lettura, Dal libro della Sapienza 7,7-16.22-30

29 aprile 2015

I giusti trovano gioia nella conoscenza dei Signore

Pregai e mi fu elargita la prudenza;

implorai e venne in me lo spirito della sapienza.

La preferii a scettri e a troni,

stimai un nulla la ricchezza al suo confronto;

non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,

perché tutto l’oro al suo confronto è un po’ di sabbia

e come fango sarà valutato di fronte ad essa l’argento.

L’amai più della salute e della bellezza,

preferii il suo possesso alla stessa luce,

perché non tramonta lo splendore che ne promana.

Insieme con essa mi sono venuti tutti i beni;

nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.

Godetti di tutti questi beni, perché la sapienza li guida,

ma ignoravo che di tutti essa è madre.

Senza frode imparai e senza invidia io dono,

non nascondo le sue ricchezze.

Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini;

quanti se lo procurano si attirano l’amicizia di Dio,

sono a lui raccomandati per i doni

del suo insegnamento.

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Ho gustato e veduto. Dal «Dialogo della Divina Provvidenza» di santa Caterina da Siena, vergine

29 aprile 2015

(Cap. 167, Ringraziamento alla Trinità; libero adattamento; cfr. ed. I. Taurisano, Firenze, 1928, II, pp. 586-588)

O Deità eterna, o eterna Trinità, che, per l’unione con la divina natura, hai fatto tanto valere il sangue del tuo Unigenito Figlio! Tu, Trinità eterna, sei come un mare profondo, in cui più cerco e più trovo; e quanto più trovo, più cresce la sete di cercarti. Tu sei insaziabile; e l’anima, saziandosi nel tuo abisso, non si sazia, perché permane nella fame di te, sempre più te brama, o Trinità eterna, desiderando di vederti con la luce della tua luce.

Io ho gustato e veduto con la luce dell’intelletto nella tua luce il tuo abisso, o Trinità eterna, e la bellezza della tua creatura. Per questo, vedendo me in te, ho visto che sono tua immagine per quella intelligenza che mi vien donata della tua potenza, o Padre eterno, e della tua sapienza, che viene appropriata al tuo Unigenito Figlio. Lo Spirito Santo poi, che procede da te e dal tuo Figlio, mi ha dato la volontà con cui posso amarti.

Tu infatti, Trinità eterna, sei creatore ed io creatura; ed ho conosciuto – perché tu me ne hai data l’intelligenza, quando mi hai ricreata con il sangue del tuo Figlio – che tu sei innamorato della bellezza della tua creatura.

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 103(102)

29 aprile 2015

Benedici il Signore, anima mia.

 

[1] Di Davide.
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.

[2] Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.

[3] Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;

[4] salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia;

[5] egli sazia di beni i tuoi giorni
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.

[6] Il Signore agisce con giustizia
e con diritto verso tutti gli oppressi.

[7] Ha rivelato a Mosè le sue vie,
ai figli d’Israele le sue opere.

[8] Buono e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.

[9] Egli non continua a contestare
e non conserva per sempre il suo sdegno.

[10] Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.

[11] Come il cielo è alto sulla terra,
così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;

[12] come dista l’oriente dall’occidente,
così allontana da noi le nostre colpe.

 

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

Buono e pietoso è il Signore,lento all’ira e grande nell’amore. Egli non continua a contestare e non conserva per sempre il suo sdegno.

 

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Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

Matteo  cap. 11 vers. 25

 

 

 

 

 

PREGHIERA ALLO SPIRITO SANTO DI S. CATERINA DA SIENA

” Spirito Santo,
vieni nel mio cuore,
per la Tua potenza tiralo a Te, Dio Vero.
Concedimi carità e timore.
Custodiscimi o Dio da ogni mal pensiero.
Infiammami e riscaldami del Tuo dolcissimo amore,
acciò ogni travaglio mi sembri leggero.
Assistenza chiedo ed aiuto in ogni mio ministero.
Cristo Amore, Cristo Amore. “