Archive for maggio 2015

Il Papa all’Angelus: le comunità ecclesiali siano sempre più famiglia

31 maggio 2015

 

2015-05-31 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’odierna festa della Santissima Trinità è un’esortazione a vivere “gli uni con gli altri”, ad “accogliere la bellezza del Vangelo” imparando “a chiedere e a concedere il perdono”. E’ quanto ha affermato stamani Papa Francesco all’Angelus, davanti ad oltre 50 mila persone, aggiungendo che il compito affidatoci è quello di “edificare comunità ecclesiali che siano sempre più famiglia”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

 

 

La Festa della Santissima Trinità ci ricorda il mistero dell’unico Dio in tre Persone divine – il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo – che sono “una con l’altra, una per l’altra, una nell’altra”. Questa solennità liturgica – ha affermato il Papa – rinnova in noi “la missione di vivere la comunione con Dio e tra noi sul modello di quella trinitaria”:

“Siamo chiamati a vivere non gli uni senza gli altri, sopra o contro gli altri, ma gli uni con gli altri, per gli altri, e negli altri. Questo significa accogliere e testimoniare concordi la bellezza del Vangelo; vivere l’amore reciproco e verso tutti, condividendo gioie e sofferenze, imparando a chiedere e concedere il perdono, valorizzando i diversi carismi sotto la guida dei Pastori”.

Le comunità siano sempre più famiglia
I cristiani sono chiamati a vivere questa comunione con Dio edificando comunità animate dall’amore trinitario:

“Ci è affidato il compito di edificare comunità ecclesiali che siano sempre più famiglia, capaci di riflettere lo splendore della Trinità e di evangelizzare non solo con le parole, ma con la forza dell’amore di Dio che abita in noi”.

La vita cristiana ruota attorno al mistero trinitario
La Trinità è “il fine ultimo verso cui è orientato il nostro pellegrinaggio terreno”. Lo Spirito Santo – ha spiegato il Santo Padre – “ci guida alla piena conoscenza degli insegnamenti di Cristo” e Gesù, a sua volta, “è venuto nel mondo per farci conoscere il Padre”. Tutto, nella vita cristiana, “ruota attorno al mistero trinitario”:

“Cerchiamo, pertanto, di tenere sempre alto il “tono” della nostra vita, ricordandoci per quale fine, per quale gloria noi esistiamo, lavoriamo, lottiamo, soffriamo; e a quale immenso premio siamo chiamati”.

Questo mistero abbraccia tutta la nostra vita e tutto il nostre essere cristiano:

“Ce lo ricordiamo, ad esempio, ogni volta che facciamo il segno della croce: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E adesso vi invito a fare tutti insieme, e con voce forte, questo segno della croce. Tutti insieme! “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo!”

Maria aiuti la Chiesa ad essere comunità ospitale
La Vergine Maria – ha detto infine il Pontefice – aiuti la Chiesa “ad essere sempre comunità ospitale dove ogni persona, specialmente povera ed emarginata, possa trovare accoglienza”. Dopo l’Angelus, Papa Francesco ha ricordato che giovedì prossimo, a Roma, “vivremo la tradizionale processione del Corpus Domini”.

“Alle 19 in Piazza San Giovanni in Laterano celebrerò la Santa Messa, e quindi adoreremo il Santissimo Sacramento camminando fino alla piazza di Santa Maria Maggiore. Vi invito fin d’ora a partecipare a questo solenne atto pubblico di fede e di amore a Gesù Eucaristia, presente in mezzo al suo popolo”.

 

(Da Radio Vaticana)

 

 

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Preghiera della sera. Meditazioni su Maria Ausiliatrice di San Giovanni Bosco

31 maggio 2015

 

Maria_Ausiliatrice

28° giorno – 31 maggio

Grazie ricevute ad intercessione di Maria Ausiliatrice

 

Abbondanza di grazie

Boves è un popolatissimo paese della provincia di Cuneo, dove la S. Vergine si compiacque versare in larga misura le sue benedizioni. Ne esporremo alcune. Il prestinaio D. aveva un negozio assai ben avviato, quando, senza potersene dar ragione, i suoi affari cominciarono a prendere cattiva piega. Alcuni pagamenti resi inesigibili, una sensibilissima cessazione di avventori al suo negozio lo avevan portato alla vigilia di inevitabile fallimento. In quel tempo (1868-69) si parlava molto di grazie ottenute ad intercessione di Maria invocata sotto il titolo di aiuto dei Cristiani e mosso da necessità e da speranza, il sig. D. ricorse pure alla S. Vergine con queste parole: Se io ottengo un miglioramento de’ miei affari, prometto di recarmi ai tempio di Maria Ausiliatrice in Torino ed ivi fare le mie divozioni con una offerta in quella chiesa secondo il mio stato. Pieno pertanto di fiducia cominciò a recitar in famiglia alcune particolari preghiere, che non tardarono a conseguire il sospirato effetto. Un soddisfacente avviamento fu la prima benedizione del cielo. Crebbero gli avventori: alcune somme che si riputavano perdute, si poterono incassare, dice, il signor D.: e a suo tempo mi son recato a Torino a compiere la mia promessa; perciocché le cose mie avevano preso felice avviamento e provava co’ fatti che la Vergine m’aveva esaudito.

Una benedizione conduce ad un’altra benedizione. Caduto malato un mio figlio trovavasi ridotto in grave pericolo di vita. Tutti i ritrovati dell’arte furono inutili; il mio figlio era per mandare l’ultimo respiro. Allora, continua il D., io e mia moglie ci raccomandammo di cuore alla Santissima Vergine Ausiliatrice e quasi istantaneamente il malato si trova fuori di pericolo, e la gioia ritorna in famiglia, il figlio è restituito alla primiera sanità.

Poco dopo cadde malata la madre dello stesso fanciullo, il male palesando gravezza e pericolo, si fece ricorso allo stesso farmaco di quella celeste Benefattrice, che già aveva in nostra famiglia prodigati cotanti benefici. Maria ci ascolta, la grazia si ottiene, e l’ ammalata come per incanto ritorna in breve alla più florida sanità, che tuttora gode con massima sua consolazione e con vantaggio grande di tutta la famiglia.

La famiglia venuta in Torino rende vivi ringraziamenti all’augusta Madre del Salvatore e, dovunque vada, non cesserà mai di raccontare le grazie ottenute da Maria Ausiliatrice. Dalla Sacristia della chiesa di Maria Ausiliatrice, 19 Maggio 1870.

MARIA e GIOVANNI CONIUGI D

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L’Imitazione di Cristo, Libro I di IV, Capitolo Venti

31 maggio 2015

L’AMORE DELLA SOLITUDINE E DEL SILENZIO

sacro cuore di Gesù

Scegli il tempo opportuno per attendere soltanto a te e rifletti spesso sui benefici ricevuti da Dio. Lascia da parte le curiosità; leggi attentamente quegli argomenti che procurano la compunzione del cuore più che l’impegno della mente. Se eviterai le chiacchiere inutili e l’ozioso girovagare come pure il dare ascolto alle novità ed ai pettegolezzi, troverai tempo sufficiente ed utile per intrattenerti in pie meditazioni. I più grandi Santi evitavano, quando potevano, la compagnia degli uomini e preferivano servire Dio in solitudine. Disse un tale (Seneca, Epist. VII.3): “Ogni volta che sono stato in mezzo agli uomini, sono ritornato meno uomo”. Facciamo spesso esperienza di questo fatto, quando conversiamo troppo a lungo. È più facile tacere del tutto, che non eccedere nelle parole. È più facile stare ritirati in casa, che sapersi controllare fuori quanto basta. Chi, dunque, tende ad uno stato di vita interiore e spirituale deve con Gesù allontanarsi dalla folla. Nessuno può esporsi in pubblico con sicurezza, se non chi ama vivere ritirato. Nessuno parla con sicurezza, se non chi volentieri tace. Nessuno è in grado di reggere gli altri con sicurezza, se non chi sta volentieri sottomesso. Nessuno comanda con sicurezza, se non colui che ha bene imparato ad ubbidire. Nessuno gode d’una sicura letizia, se non chi abbia a testimone in sé una coscienza pura.

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Seconda Lettura, Santissima Trinità Anno B

31 maggio 2015

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».

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Vangelo (Mc 12,1-12) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 1 Giugno 2015) con commento comunitario

31 maggio 2015

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,1-12)

In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:

«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.

Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.

Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra!”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.

Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?”».

E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

Questo è il Vangelo dell’ 1 Giugno, quello del 31 Maggio lo potete trovare qualche post più sotto

Visitazione della Beata Vergine Maria. Omelia di San Giovanni Paolo II

31 maggio 2015

PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN SLOVACCHIA

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA NEI PRESSI
DEL SANTUARIO DEDICATO AL MISTERO DELLA VISITAZIONE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Levoča (Slovacchia) – Lunedì, 3 luglio 1995

 1. “E beata colei che ha creduto” (Lc1, 45).

Il santuario di Levoca è dedicato al mistero della visitazione, il secondo mistero gaudioso che meditiamo oggi, istruiti dal Vangelo di san Luca. Ecco: Maria dopo l’annunciazione andò a trovare Elisabetta, sua parente, nella casa di Zaccaria. Elisabetta era stata scelta come madre di Giovanni il Battista, colui che doveva preparare la venuta del Messia. L’incontro in quella casa è dunque non soltanto l’incontro di due madri, ma in un certo senso anche l’incontro di due figli. Lo esprime chiaramente Elisabetta al momento del saluto: “A che debbo – dice – che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo” (Lc 1, 43-44). Così dunque non è soltanto Elisabetta a salutare Maria; in lei, anche Giovanni saluta Gesù, che Maria porta nel suo grembo fin dal momento dell’annunciazione.

“Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!” (Lc 1, 42). Le parole di Elisabetta ci sono ben note. Le recitiamo tante volte nel Saluto dell’Angelo: “Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù”. Si può dire che queste parole racchiudono tutto il Vangelo della Visitazione, che è un particolare contenuto della nostra fede. Oggi vengo a Levoca proprio nello spirito del mistero della Visitazione. E voi, giunti qui in pellegrinaggio da Spis e da tutta la Slovacchia, vi prostrate ai piedi della Vergine proprio nello spirito del Vangelo della Visitazione.

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Santissima Trinità. Angelus di Benedetto XVI

31 maggio 2015

BENEDETTO XVI

ANGELUS

Solennità della Santissima Trinità
Piazza San Pietro
Domenica, 7 giugno 2009

 

Cari fratelli e sorelle!

Dopo il tempo pasquale, culminato nella festa di Pentecoste, la liturgia prevede queste tre solennità del Signore: oggi, la Santissima Trinità; giovedì prossimo, quella del Corpus Domini, che, in molti Paesi tra cui l’Italia, verrà celebrata domenica prossima; e infine, il venerdì successivo, la festa del Sacro Cuore di Gesù. Ciascuna di queste ricorrenze liturgiche evidenzia una prospettiva dalla quale si abbraccia l’intero mistero della fede cristiana: e cioè rispettivamente la realtà di Dio Uno e Trino, il Sacramento dell’Eucaristia e il centro divino-umano della Persona di Cristo. Sono in verità aspetti dell’unico mistero della salvezza, che in un certo senso riassumono tutto l’itinerario della rivelazione di Gesù, dall’incarnazione alla morte e risurrezione fino all’ascensione e al dono dello Spirito Santo.

Quest’oggi contempliamo la Santissima Trinità così come ce l’ha fatta conoscere Gesù. Egli ci ha rivelato che Dio è amore “non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza” (Prefazio): è Creatore e Padre misericordioso; è Figlio Unigenito, eterna Sapienza incarnata, morto e risorto per noi; è finalmente Spirito Santo che tutto muove, cosmo e storia, verso la piena ricapitolazione finale. Tre Persone che sono un solo Dio perché il Padre è amore, il Figlio è amore, lo Spirito è amore. Dio è tutto e solo amore, amore purissimo, infinito ed eterno. Non vive in una splendida solitudine, ma è piuttosto fonte inesauribile di vita che incessantemente si dona e si comunica. Lo possiamo in qualche misura intuire osservando sia il macro-universo: la nostra terra, i pianeti, le stelle, le galassie; sia il micro-universo: le cellule, gli atomi, le particelle elementari. In tutto ciò che esiste è in un certo senso impresso il “nome” della Santissima Trinità, perché tutto l’essere, fino alle ultime particelle, è essere in relazione, e così traspare il Dio-relazione, traspare ultimamente l’Amore creatore. Tutto proviene dall’amore, tende all’amore, e si muove spinto dall’amore, naturalmente con gradi diversi di consapevolezza e di libertà. “O Signore, Signore nostro, / quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!” (Sal 8,2) – esclama il salmista. Parlando del “nome” la Bibbia indica Dio stesso, la sua identità più vera; identità che risplende su tutto il creato, dove ogni essere, per il fatto stesso di esserci e per il “tessuto” di cui è fatto, fa riferimento ad un Principio trascendente, alla Vita eterna ed infinita che si dona, in una parola: all’Amore. “In lui – disse san Paolo nell’Areòpago di Atene – viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28). La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l’amore ci rende felici, perché viviamo in relazione per amare e viviamo per essere amati. Usando un’analogia suggerita dalla biologia, diremmo che l’essere umano porta nel proprio “genoma” la traccia profonda della Trinità, di Dio-Amore.

La Vergine Maria, nella sua docile umiltà, si è fatta ancella dell’Amore divino: ha accolto la volontà del Padre e ha concepito il Figlio per opera dello Spirito Santo. In Lei l’Onnipotente si è costruito un tempio degno di Lui, e ne ha fatto il modello e l’immagine della Chiesa, mistero e casa di comunione per tutti gli uomini. Ci aiuti Maria, specchio della Trinità Santissima, a crescere nella fede nel mistero trinitario.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Dalla prima lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo 2, 1-16,e Preghiera di Sant’Agostino

31 maggio 2015

Il grande mistero della volontà d Dio

Fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi presentai ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.
Sta scritto infatti:
Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano (Is 64, 4).
Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. L’uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. L’uomo spirituale invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno.
Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo dirigere? (Sap 9, 13).
Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo.

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Luce, splendore e grazia della Trinità. Dalle «Lettere» di sant’Atanasio, vescovo

31 maggio 2015

(Lett. 1 a Serap. 28-30; PG 26, 594-595. 599)

Non sarebbe cosa inutile ricercare l’antica tradizione, la dottrina e la fede della Chiesa cattolica, quella s’intende che il Signore ci ha insegnato, che gli apostoli hanno predicato, che i padri hanno conservato. Su di essa infatti si fonda la Chiesa, dalla quale, se qualcuno si sarà allontanato, per nessuna ragione potrà essere cristiano, né venir chiamato tale.

La nostra fede è questa: la Trinità santa e perfetta è quella che è distinta nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo, e non ha nulla di estraneo o di aggiunto dal di fuori, né risulta costituita del Creatore e di realtà create, ma è tutta potenza creatrice e forza operativa. Una è la sua natura, identica a se stessa. Uno è il principio attivo e una l’operazione. Infatti il Padre compie ogni cosa per mezzo del Verbo nello Spirito Santo e, in questo modo, è mantenuta intatta l’unità della santa Trinità. Perciò nella Chiesa viene annunziato un solo Dio che è al di sopra di ogni cosa, agisce per tutto ed è in tutte le cose (cfr. Ef 4, 6). È al di sopra di ogni cosa ovviamente come Padre, come principio e origine. Agisce per tutto, certo per mezzo del Verbo. Infine opera in tutte le cose nello Spirito Santo.

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 33(32)

31 maggio 2015

 

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Beato il popolo scelto dal Signore.

[1] Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.

[2] Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.

[3] Cantate al Signore un canto nuovo,
con arte suonate la cetra e acclamate,

[4] perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.

[5] Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

[6] Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,
dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.

[7] Come in un otre raccoglie le acque del mare,
chiude in riserve gli abissi.

[8] Tema il Signore tutta la terra,
tremino davanti a lui gli abitanti del mondo,

[9] perché egli parlò e tutto fu creato,
comandò e tutto fu compiuto.

[10] Il Signore annulla i disegni delle nazioni,
rende vani i progetti dei popoli.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme, su chi spera nel suo amore, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame.

… io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Matteo cap.28, vers.16_20

 

 

 

Signore, tu che mi hai sopportato in tutti questi anni con i miei peccati, ma nonostante tutto hai avuto pietà di me, ogni giorno che sono stato sviato, non desidero peccare più.

Ti ho offeso e sono stato ingiusto, non lo sarò più, ripudio il peccato, rinuncio al male, rinuncio all’iniquità che macchia la mia anima. Libera la mia anima da tutto ciò che è contrario alla Tua santità.

T’imploro, Signore, di salvarmi dal male, vieni o Dio adesso e prendi dimora del mio cuore.

Perdono, Signore, e permettimi di riposare in Te, perché sei Tu il mio scudo.

Ripudio il male e tutti gli altri idoli, perché Tu sei l’Altissimo al di sopra del mondo, che ben trascende fra tutti gli altri dei.

Con il tuo potente Braccio salvami dalla malattia, salvami dall’essere prigioniero, salvami dalle difficoltà e sconfiggi il mio nemico:  il male.

Così sia nella mia volontà, così è nella Tua.

Amen …”

Un’epoca di passaggio

31 maggio 2015

Leggendo l’intervento a Scienza e Vita del cardinale Bagnasco si nota che fonda il suo discorso sulla razionalità, sul dialogo razionale, senza avvedersi di favorire con ciò le cause profonde del pensiero di chi vorrebbe persuadere.Oggi spesso l’uomo è scisso tra spiritualismo nella fede, razionalismo nel pensiero, con la conseguenza di non venire aiutato a trovare la via di una maturazione della coscienza (e del discernimento) integrale, spirituale e umana, finendo così nella vita concreta nel pragmatismo. Spiritualismo, razionalismo, pragmatismo, possono ciascuno a suo modo orientare anche subliminalmente al secolarismo, al nichilismo, etc..Tornare con più fiducia e attenzione al Cristo dei vangeli come Dio e come uomo, sul quale lo Spirito scendeva con la delicatezza, la semplicità, etc., di una colomba.Vedere con più fiducia e attenzione come discerneva, edificava, la sua filosofia-cultura di fondo, la sua pastorale, etc..Il mio cuore immacolato trionferà forse è parola densissima.Su questa strada mi sono trovato a vivere in tanti campi scoperte clamorose e riconosciute dalla Chiesa.Cristo discerneva, maturava e parlava di cuore integrale illuminato dallo Spirito colomba.Perciò era vicino, capiva, l’autentico cammino integrale delle persone.Non indottrinava, non schematizzava… oggi anche la scienza avverte la riduttivita’ di una razionalità astratta mentre il cuore integrale porta nel mistero vivo anche della logica… Importante cercare insieme,  dialigare da vicino.Vi è una miniera che puo’ sembrare si stia aprendo.

Preghiera del mattino: Alla Santissima Trinità

31 maggio 2015

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Io vi adoro, o Dio in tre persone, io mi umilio innanzi alla vostra maestà. Voi solo siete l’Essere, la via, la bellezza, la bontà.

Io vi glorifico, vi lodo, vi ringrazio, vi amo, benché io sia del tutto incapace ed indegno, in unione con il vostro caro Figlio Gesù Cristo, nostro Salvatore e nostro Padre, nella misericordia del suo Cuore e per i suoi meriti infiniti. Io voglio servirvi, piacervi, obbedirvi ed amarvi sempre, con Maria Immacolata, Madre di Dio e Madre nostra, amando altresì ed aiutando il mio prossimo per vostro amore.

Donatemi il vostro Santo Spirito che m’illumini, mi corregga e mi guidi nella via dei vostri comandamenti, e nella vera perfezione, aspettando la beatitudine del cielo, dove noi vi glorificheremo sempre. Così sia.

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Preghiera della sera. Meditazioni su Maria Ausiliatrice di San Giovanni Bosco

30 maggio 2015

Maria_Ausiliatrice

27° giorno – 30 maggio

Grazie ricevute ad intercessione di Maria Ausiliatrice

 

Una figlia ripetutamente guarita da Maria Ausiliatrice.

Correva il 10 luglio del 1869 quando mia figlia Maria fu improvvisamente sorpresa da una febbre la più maligna prodotta forse da una costipazione. Si adoperarono tutte le cure suggerite dai periti dell’arte, ma né dottori nè rimedi giovavano, anzi il male faceva progresso e già si disperava della salute, quando per buona sorte mi venne in mano il libretto: Le maraviglie della gran Madre di Dio, e avendo osservate molte guarigioni operate per intercessione di Maria Ausiliatrice, con viva fiducia non tardai ad appoggiarmi a questa ferma colonna e dissi che se mia figlia guariva, l’avrei condotta a Torino a visitare la nuova chiesa e a farvi nel medesimo tempo un’oblazione secondo il mio stato.

Appena concepita tale obbligazione, la febbre scomparve, e subito conobbi la potenza di Maria.

Ma la fragilità è comune a tutti. La madre della figlia, mia moglie, disse esser cosa ottima ricorrere a Maria Vergine, ma che si trovano cappelle e altari nel nostro paese, che avrei potuto raccomandarla più da vicino per non aver l’obbligo di intraprendere un viaggio così lungo. Appena dette queste parole la figlia cadde nuovamente malata, ma peggio di prima, poichè credeva che non avesse più a veder tramontar il sole. Era semimorta, rigettava il più piccolo nutrimento, persino una mezza tazza di caffè la vomitava, dava appena qualche segno di vita. Allora la madre conobbe che aveva parlato con poco giudizio. Sull’istante si rinnovò la promessa fatta di far questo viaggio, però a tempo non stabilito, e la potenza di Maria Ausiliatrice non mancò. Nella stessa sera che io credeva che la figlia dovesse passar a miglior vita, rinvenne, il giorno dopo si senti meglio, la. febbre scomparve e in pochi giorni restò pienamente soddisfatto il mio desiderio. Chi dunque la risanò se non Maria Santissima? Nella primavera del 1870 la condussi io stesso a detta chiesa a compiere il suo voto.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Il sogno delle due colonne

30 maggio 2015

Tra i sogni di Don Bosco, uno dei più noti è quello conosciuto con il titolo di «Sogno delle due colonne». Lo raccontò la sera del 30 maggio 1862.
«Figuratevi — disse — di essere con me sulla spiaggia del mare, o meglio sopra uno scoglio isolato, e di non vedere attorno a voi altro che mare. In tutta quella vasta superficie di acque si vede una moltitudine innumerevole di navi ordinate a battaglia, con le prore terminate a rostro di ferro acuto a mo’ di strale. Queste navi sono armate di cannoni e cariche di fucili, di armi di ogni genere, di materie incendiarie e anche di libri. Esse si avanzano contro una nave molto più grande e alta di tutte, tentando di urtarla con il rostro, di incendiarla e di farle ogni guasto possibile.
A quella maestosa nave, arredata di tutto punto, fanno scorta molte navicelle che da lei ricevono ordini ed eseguono evoluzioni per difendersi dalla flotta avversaria. Ma il vento è loro contrario e il mare agitato sembra favorire i nemici.

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Treno dei bambini. Francesco: solo Gesù vi fa volare liberi

30 maggio 2015

2015-05-30 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Siate ragazzi capaci di volare liberi con l’aiuto di Gesù, perché lontani da lui rischiate di avere il cuore “di ghiaccio e pietra”. È l’augurio che Papa Francesco ha rivolto ai circa 200 ragazzi giunti per la terza volta in Vaticano con il “Treno dei bambini”. L’iniziativa, organizzata dal “Cortile dei Gentili”, è rivolta a minori in situazioni disagiate, figli e figlie di detenuti e detenute provenienti da Roma, Civitavecchia, Latina, Bari e Trani. Quest’anno, il tema dell’appuntamento è stato il “Volo”, un modo per alleggerire la quotidianità di piccoli che vivono separati dai genitori. Il servizio di Alessandro De Carolis:

 

 

Sono usciti dal treno volando in braccio a Papa Francesco. Perché questo hanno proposto gli organizzatori del viaggio di quest’anno ai loro piccoli passeggeri: “volare via”, più in alto della gabbia della sofferenza che ogni giorno rinchiude e soffoca con la sua tristezza – per questi piccoli indecifrabile, ingestibile – vite che dovrebbero altrimenti poter librarsi leggere proprio come il chiasso allegro e gli aquiloni con i quali i bambini colorano l’Aula Paolo VI, sventolandoli davanti a un Papa molto partecipe e paterno:

Papa: Ditemi: è vero quello che ha detto la signora, Patrizia, che avete volato oggi?
Bambini: Sì!
Papa: Non ci credo!
Bambini: Sì!
Papa: Uno che mi spieghi… Come si vola?
Bambino: con i sogni!
Papa: Con i sogni! E cosa si sogna? Tutto quello che tu vuoi! Che bello! E se tu vuoi andare a trovare il tuo papà, la tua mamma, tua zia, lo zio, il nonno, la nonna, gli amici, tu puoi andare volando con la fantasia…

 

Il cuore di ghiaccio non sogna
Il dialogo tra Francesco e i bambini del treno che per un giorno li ha fatti volare è tutto così, un botta e risposta spontaneo e velocissimo. E leggero come le verità più profonde della vita spiegate a ragazzi che si godono una giornata d’infanzia, scavata fra giorni dove non invece si vola mai, perché mamma o papà non sono vicini, sono chiusi in carcere, e allora non c’è tempo per guardare troppo il cielo, quella casa dove volano anche i sogni:

Papa: Questa domanda è difficile, pensateci bene. Un bambino, un ragazzo, una ragazza che non riesce a sognare, come è?
Bambini: E’ brutta! … E’ infelice!
Papa: Non sento?
Bambini: E’ infelice!
Papa: Infelice! Perché sognare ti apre le porte della felicità. Invece chi non sogna è chiuso, ha il cuore come?
Bambini: Spezzato?
Papa: Con il cuore chiuso…
Card. Comastri: Come ghiaccio?
Papa: Come il ghiaccio! Ghiacciato! E’ così.
Bambino: è come una pietra.

 

Gesù aiuta a volare
Quando sogni, “sogni tutto quello che vuoi tu”, dice un ragazzino, e queste parole toccano i più grandi, sembrano fatte insieme di aria e di piombo. Francesco abbraccia con lo sguardo i bambini che gli si muovono vicino e spiega perché può succedere che un cuore diventi di ghiaccio o di pietra:

Papa: Tu dimmi… Tu, quando uno ha la possibilità che il cuore diventi un ghiaccio o una pietra?
Bambino: Quando non sogniamo!
Papa: Quando non sogniamo, quando non preghiamo!
Bambino: E quando non ascoltiamo la parola…
Papa: Quando non ascoltiamo… Dillo forte! Vieni, vieni… Tu hai detto una cosa bellissima! Dillo qui a tutti. Il cuore diventa pietra o ghiaccio quando?
Bambina: Quando non ascoltiamo la Parola di Dio e di Gesù!
Papa: Sei stata brava! Sei stata brava! Sì, anche tu.
Papa: Benissimo. Non dimenticare questo: volare con i sogni…
Bambino: Non smettere mai di sognare!
Papa: Come?
Bambino: Non smettere mai di sognare!
Papa: Non smettete mai di sognare! Anche – come ha detto lei – di ascoltare la Parola di Gesù, perché ascoltando la Parola di Dio uno si fa grande,  allarga il cuore e ama tutti”.

 

Frutti di giustizia e verità
Il cardinale Comastri è accanto al Papa mentre i bambini a un certo punto portano a Francesco delle cose, una candela, un cero. Uno gli porta una poesia per Gesù. Le parole del piccolo diventano grandi, l’impegno per una vita che – come in coro tutti hanno detto un attimo prima al Papa – vuole “sognare e volare sognando”:

“Amico Gesù, che volesti essere chiamato amico dei peccatori, per mistero tua morte e resurrezione, donami la tua pace e liberami dai miei peccati, perché io ti porti frutti di carità, giustizia e verità”.

 

 

(Da Radio Vaticana)

 

 

 

Liturgia del giorno: Audio Salmo 19(18)

30 maggio 2015

 

 

I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] I cieli narrano la gloria di Dio,
e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.
[3] Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

[4] Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.

[5] Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.

[6] Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.

[7] Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l’altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

[8] La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.

[9] Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.

[10] Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,

[11] più preziosi dell’oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

Ti siano gradite le parole della mia bocca, davanti a te i pensieri del mio cuore. Signore, mia rupe e mio redentore.

 

«Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?».
Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».

Marco cap 11, vers. 27_33

 

 

 

GESU CI RENDE FORTI

La virtù della fortezza presuppone la nostra vulnerabilità, ossia la nostra fragilità. Forte può essere solo colui che sa di esse­re debole, conosce i propri limiti e riesce a invocare il dono della fortezza da Colui che tutto può, in modo che appaia che questa fortezza non viene da noi, ma da Dio.

Per questo motivo, come scrive s. Paolo alla comunità di Corinto: “Siamo tribolati da ogni parte, ma non schiac­ciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi”.

La fortezza è la capacita di resistere alle avversità, di non sco­raggiarsi dinanzi ai contrattempi, di perseverare nel cam­mino di perfezione, cioè di andar avanti ad ogni costo, senza lasciarsi vincere dalla pigrizia, dalla viltà, dalla paura.

La fortezza si oppone alla pusillanimità che è il difetto di chi non raggiunge l’altezza delle proprie possibilità, cioè non si esprime nella pienezza delle sue potenzialità, ferman­dosi davanti agli ostacoli o accontentandosi di condurre una esistenza mediocre.

Oggi abbiamo bisogno di coltivare la virtù della fortezza, quel­la virtù che guidò i martiri a dare perfino la vita per difen­dere la propria fede.

Noi viviamo in una società debole, flaccida, paurosa, in cui ci si spaventa di fronte alla prima difficoltà nello stu­dio, nel lavoro, nella vita coniugale, nella vita comu­nitaria.

Così è ricorrente la tentazio­ne di ricercare le vie di usci­ta più comode o di cedere ai compromessi, fuggendo da tutto ciò che richiede sacri­ficio o rinuncia. Come acqui­stare questa virtù? Abituiamoci a non lamentar­ci, ma a ringraziare il Si­gnore.

Nella vita sono più le cose buone che riceviamo di quel­le negative. Guardando il bene stiamo meglio, ferman­doci sul male, ci facciamo male. Impariamo a discerne­re il significato e il valore delle difficoltà.

Guardando l’esempio di Gesù e dei santi nelle situa­zioni di sofferenza. Invocando lo Spirito Santo, poiché la fortezza è un suo dono.

Acquistando forza dalla preghiera: “Ti amo, Signore, mia forza, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore; mio Dio, mia rupe in cui trovo riparo, mio scudo e baluardo, mia potente salvezza”.

Tratto da: preghieredagesuemaria.it

Tweet del Papa

30 maggio 2015

Signore, donaci la grazia dello stupore dell’incontro con Te.

 

Papa Francesco su Twitter (‏@Pontifex_it), 30 maggio 2015

Vangelo (Mt 28,16-20) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 31 Maggio 2015) con commento comunitario

30 maggio 2015

SANTISSIMA TRINITA’ – Solennità

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Questo è il Vangelo del 31 Maggio, quello del 30 Maggio lo potete trovare qualche post più sotto

Ufficio delle Letture, Prima Lettura,Dal libro di Giobbe 13, 13 – 14, 6, E Preghiera a Santa Giovanna D’ Arco

30 maggio 2015

Giobbe si appella al giudizio di Dio

Rispondendo ai suoi amici, Giobbe disse:
«Tacete, state lontani da me: parlerò io,
mi capiti quel che capiti.
Voglio afferrare la mia carne con i denti
e mettere sulle mie mani la mia vita.
Mi uccida pure, non me ne dolgo;
voglio solo difendere davanti a lui la mia condotta!
Questo mi sarà pegno di vittoria,
perché un empio non si presenterebbe davanti a lui.
Ascoltate bene le mie parole
e il mio esposto sia nei vostri orecchi.
Ecco, tutto ho preparato per il giudizio,
son convinto che sarò dichiarato innocente.
Chi vuol muover causa contro di me?
Perché allora tacerò, pronto a morire.
Solo, assicurami due cose
e allora non mi sottrarrò alla tua presenza;
allontana da me la tua mano
e il tuo terrore più non mi spaventi;
poi interrogami pure e io risponderò
oppure parlerò io e tu mi risponderai.
Quante sono le mie colpe e i miei peccati?
Fammi conoscere il mio misfatto e il mio peccato.
Perché mi nascondi la tua faccia
e mi consideri come un nemico?
Vuoi spaventare una foglia dispersa dal vento
e dar la caccia a una paglia secca?
Poiché scrivi contro di me sentenze amare
e mi rinfacci i miei errori giovanili;
tu metti i miei piedi in ceppi,
spii tutti i miei passi
e ti segni le orme dei miei piedi.
Intanto io mi disfò come legno tarlato
o come un vestito corroso da tignola.
L’uomo, nato di donna,
breve di giorni e sazio di inquietudine,
come un fiore spunta e avvizzisce,
fugge come l’ombra e mai si ferma.
Tu, sopra un tal essere tieni aperti i tuoi occhi
e lo chiami a giudizio presso di te?
Chi può trarre il puro dall’immondo? Nessuno.
Se i suoi giorni sono contati,
se il numero dei suoi mesi dipende da te,
se hai fissato un termine che non può oltrepassare,
distogli lo sguardo da lui e lascialo stare
finché abbia compiuto, come un salariato,
la sua giornata!».

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Santa Giovanna d’Arco. Udienza Generale di Benedetto XVI

30 maggio 2015

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 26 gennaio 2011

 

Santa Giovanna d’Arco

Cari fratelli e sorelle,

oggi vorrei parlarvi di Giovanna d’Arco, una giovane santa della fine del Medioevo, morta a 19 anni, nel 1431. Questa santa francese, citata più volte nel Catechismo della Chiesa Cattolica, è particolarmente vicina a santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e d’Europa, di cui ho parlato in una recente catechesi. Sono infatti due giovani donne del popolo, laiche e consacrate nella verginità; due mistiche impegnate, non nel chiostro, ma in mezzo alle realtà più drammatiche della Chiesa e del mondo del loro tempo. Sono forse le figure più caratteristiche di quelle “donne forti” che, alla fine del Medioevo, portarono senza paura la grande luce del Vangelo nelle complesse vicende della storia. Potremmo accostarle alle sante donne che rimasero sul Calvario, vicino a Gesù crocifisso e a Maria sua Madre, mentre gli Apostoli erano fuggiti e lo stesso Pietro lo aveva rinnegato tre volte. La Chiesa, in quel periodo, viveva la profonda crisi del grande scisma d’Occidente, durato quasi 40 anni. Quando Caterina da Siena muore, nel 1380, ci sono un Papa e un Antipapa; quando Giovanna nasce, nel 1412, ci sono un Papa e due Antipapa. Insieme a questa lacerazione all’interno della Chiesa, vi erano continue guerre fratricide tra i popoli cristiani d’Europa, la più drammatica delle quali fu l’interminabile “Guerra dei cent’anni” tra Francia e Inghilterra.

Giovanna d’Arco non sapeva né leggere né scrivere, ma può essere conosciuta nel più profondo della sua anima grazie a due fonti di eccezionale valore storico: i due Processi che la riguardano. Il primo, il Processo di Condanna (PCon), contiene la trascrizione dei lunghi e numerosi interrogatori di Giovanna durante gli ultimi mesi della sua vita (febbraio-maggio 1431), e riporta le parole stesse della Santa. Il secondo, il Processo di Nullità della Condanna, o di “riabilitazione” (PNul), contiene le deposizioni di circa 120 testimoni oculari di tutti i periodi della sua vita (cfr Procès de Condamnation de Jeanne d’Arc, 3 vol. e Procès en Nullité de la Condamnation de Jeanne d’Arc, 5 vol., ed. Klincksieck, Paris l960-1989).

Giovanna nasce a Domremy, un piccolo villaggio situato alla frontiera tra Francia e Lorena. I suoi genitori sono dei contadini agiati, conosciuti da tutti come ottimi cristiani. Da loro riceve una buona educazione religiosa, con un notevole influsso della spiritualità delNome di Gesù, insegnata da san Bernardino da Siena e diffusa in Europa dai francescani. Al Nome di Gesù viene sempre unito ilNome di Maria e così, sullo sfondo della religiosità popolare, la spiritualità di Giovanna è profondamente cristocentrica e mariana. Fin dall’infanzia, ella dimostra una grande carità e compassione verso i più poveri, gli ammalati e tutti i sofferenti, nel contesto drammatico della guerra.

Dalle sue stesse parole, sappiamo che la vita religiosa di Giovanna matura come esperienza mistica a partire dall’età di 13 anni (PCon, I, p. 47-48). Attraverso la “voce” dell’arcangelo san Michele, Giovanna si sente chiamata dal Signore ad intensificare la sua vita cristiana e anche ad impegnarsi in prima persona per la liberazione del suo popolo. La sua immediata risposta, il suo “sì”, è il voto di verginità, con un nuovo impegno nella vita sacramentale e nella preghiera: partecipazione quotidiana alla Messa, Confessione e Comunione frequenti, lunghi momenti di preghiera silenziosa davanti al Crocifisso o all’immagine della Madonna. La compassione e l’impegno della giovane contadina francese di fronte alla sofferenza del suo popolo sono resi più intensi dal suo rapporto mistico con Dio. Uno degli aspetti più originali della santità di questa giovane è proprio questo legame tra esperienza mistica e missione politica. Dopo gli anni di vita nascosta e di maturazione interiore segue il biennio breve, ma intenso, della sua vita pubblica: un anno di azione e un anno di passione.

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Preghiera del mattino: Rosario dell’immacolata

30 maggio 2015

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La Madonna a Marienfried nel 1946 chiese anche di pregare il Rosario dell’Imamcolata dicendo che

questo è il “Rosario delle grazie”: pregatelo per le singole anime, per le comunità e per i popoli.

Il Rosario dell’Immacolata è una potente preghiera

per strappare il potere a Satana attraverso l’intercessione di Maria.

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Giobbe prefigurava Cristo. Dai «Trattati» di san Zeno di Verona, vescovo

30 maggio 2015

(15, 2; PL 11, 441-443)

Per quanto ci è dato capire, fratelli carissimi, Giobbe prefigurava Cristo. Il confronto dimostrerà l’esattezza di questa asserzione. Giobbe è stato dichiarato giusto da Dio e Cristo è la giustizia stessa. Da lui, come da sorgente, attingono tutti quelli che sono beati. Di lui infatti è stato detto: Spunterà per voi il sole di giustizia (cfr. Ml 3, 20). Giobbe è stato detto uomo veritiero. Ora il Signore è la verità stessa. Nel vangelo ha detto: «Io sono la via e la verità» (Gv 14, 6). Giobbe è stato ricco. E chi è ricco più del Signore? Sono suoi servi tutti i ricchi e a lui appartiene tutta la terra con tutte le cose che vi sono contenute, come attesta il grande profeta David: «Del Signore è la terra e quanto contiene, l’universo e i suoi abitanti» (Sal 23, 1). Tre volte Giobbe è stato tentato dal diavolo. Allo stesso modo tre volte, come dice l’Evangelista, il diavolo ha cercato di tentare il Signore.

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Una Storia per Tutti, la Bibbia dei Piccoli

30 maggio 2015

Il Battesimo di Gesù

Gesú cominciò il suo sacerdozio con il battesimo

Dio mandò un profeta di nome Giovanni. Egli era un cugino di Gesú, egli predicava nel deserto, non nella città.

Giovanni diceva alla gente di pentirsi, di seguire Dio, di agire giustamente, e  battezzava la gente. Quando una persona viene battezzata, essa diventa una persona nuova. La persona vecchia è cancellata, morta e sepolta. Giovanni diceva alla gente di lavorare e di essere contenta con quello che aveva, e di fare del bene. La gente domandava a Giovanni, se egli fosse il salvatore. Egli rispondeva: “Qualcuno verrà dopo di me e io non sono degno di portargli i calzari.” Egli diceva anche: “Preparate la strada per il Signore.” Egli intendeva dire Gesú.

Quando Gesú ebbe circa 30 anni, cominciò il suo sacerdozio andando dove Giovanni predicava.

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Preghiera della sera. Meditazioni su Maria Ausiliatrice di San Giovanni Bosco

29 maggio 2015

Maria_Ausiliatrice

26° giorno – 29 maggio

Grazie ricevute ad intercessione di Maria Ausiliatrice

 

Maria aiuto nelle strettezze. Guarigione di persona inferma da tre anni.

Era il 16 novembre 1866. Il Direttore dell’Oratorio di s. Francesco di Sales doveva di quel giorno pagare lire quattro mila pei lavori della cupola della chiesa che stavasi innalzando in onore di Maria Ausiliatrice. Il Prefetto della casa, sig. D. Rua con altri coadiutori, esce al mattino di detto giorno in cerca di danaro, e dopo aver percorso le vie di Torino, salite e scese moltissime scale, e battuto all’uscio di varie pie persone, la comitiva rientra nell’Oratorio alle 11 antim. e deposita nelle mani del Superiore la somma di lire mille con infiniti stenti raggranellate, e manifestando l’impossibilità di trovare le altre tre mila lire che mancavano al compimento della somma. Fu quello un momento ben tristo uno guardava l’altro senza pronunziar parola; solo il Superiore ricomposto il volto ad ilarità e il cuor pieno di fede e confidenza, fatto coraggio agli astanti, all’una dopo mezzogiorno esce in cerca delle rimanenti lire tremila, senza però sapere dove ed a chi rivolgersi. Dopo un lungo giro, trovandosi vicino a Porta nuova, vede venirgli incontro un uomo sul cui volto traspariva un non so che di mestizia congiunta a grande ansietà. Si avvicina e in grazia, quegli gli dice, Signor Teologo, sarebbe forse ella il Direttore dell’Oratorio?

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L’Imitazione di Cristo, Libro I di IV , Capitolo Diciannove

29 maggio 2015

LE PRATICHE DEL BUON RELIGIOSO

sacro cuore di Gesù

La vita del buon Religioso dev’essere salda in ogni genere di virtù, cosicché egli sia interiormente tale, quale appare agli uomini esteriormente. Anzi, dev’essere, a buon diritto, molto più perfetto dentro, di quello che si vede di fuori, perché chi ci osserva nell’interno è Dio, al quale, dovunque ci troviamo, dobbiamo la massima riverenza, camminando al suo cospetto puri come Angeli. Ogni giorno dobbiamo rinnovare i nostri propositi ed eccitare in noi il fervore religioso, come se ogni giorno fosse il primo della nostra conversione, dicendo: ‘Aiutami, Signore Iddio, in questo buon proponimento e nel tuo santo servizio, e concedimi che proprio oggi incominci davvero, poiché quello che ho fatto sin qui è nulla”.

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Papa Francesco: la fede vera fa miracoli non affari

29 maggio 2015

2015-05-29 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La fede autentica, aperta agli altri e al perdono, fa miracoli. Dio ci aiuti a non cadere in una religiosità egoista e affarista: è quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino a Santa Marta. Il servizio di Sergio Centofanti:

 

Gesù condanna l’egoismo spirituale
Il Vangelo del giorno propone “tre modi di vivere” nelle immagini del fico che non dà frutti, negli affaristi del tempio e nell’uomo di fede. “Il fico – afferma il Papa – rappresenta la sterilità, cioè una vita sterile, incapace di dare qualsiasi cosa. Una vita che non fruttifica, incapace di fare il bene”:

“Vive per sé; tranquillo, egoista, non vuole problemi. E Gesù maledisse l’albero di fico, perché è sterile, perché non ha fatto del suo per dare frutto. Rappresenta la persona che non fa niente per aiutare, che vive sempre per se stessa, affinché non le manchi niente. Alla fine questi diventano nevrotici, tutti! Gesù condanna la sterilità spirituale, l’egoismo spirituale. ‘Io vivo per me, che a me non mi manchi niente e che gli altri si arrangino!’”.

 

Non fare della religione un affare
L’altro modo di vivere – sottolinea il Papa – “è quello degli sfruttatori, degli affaristi nel tempio. Sfruttano anche il luogo sacro di Dio per fare degli affari: cambiano le monete, vendono gli animali per il sacrificio, anche fra loro hanno come un sindacato per difendersi. Questo era non solo tollerato, ma anche permesso dai sacerdoti del tempio”. Sono “quelli che fanno della religione un affare”. Nella Bibbia – ricorda il Papa – c’è la storia dei figli di un sacerdote che “spingevano la gente a dare offerte e guadagnavano tanto, anche dai poveri”. E “Gesù non risparmia le parole”: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi, invece, ne avete fatto un covo di ladri!”:

“La gente che andava in pellegrinaggio lì a chiedere la benedizione del Signore, a fare un sacrificio: lì, quella gente era sfruttata! I sacerdoti lì non insegnavano a pregare, non davano loro la catechesi… Era un covo di ladri. Pagate, entrate… Facevano i riti, vuoti, senza pietà. Non so se ci farà bene pensare se da noi accade qualcosa del genere in qualche posto. Non so? E’ utilizzare le cose di Dio per il proprio profitto”.

 

La fede che aiuta gli altri fa miracoli
Il terzo modo di vivere è “la vita di fede”, come indica Gesù: “’Abbiate fede in Dio. Se uno dicesse a questo monte ‘levati e gettati nel mare’, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò avverrà. Tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà’. Accadrà proprio quello che noi con fede chiediamo”:

“E’ lo stile di vita della fede. ‘Padre, cosa devo fare per questo?’; ‘Ma chiedilo al Signore, che ti aiuti a fare cose buone, ma con fede. Solo una condizione: quando voi vi metterete a pregare chiedendo questo, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate. E’ l’unica condizione, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni voi, le vostre colpe’. Questo è il terzo stile di vita. La fede, la fede per aiutare gli altri, per avvicinarsi a Dio. Questa fede che fa miracoli”.

Questa la preghiera conclusiva di Papa Francesco: “Chiediamo oggi al Signore … che ci insegni questo stile di vita di fede e che ci aiuti a non cadere mai, a noi, ad ognuno di noi, alla Chiesa, nella sterilità e nell’affarismo”.

 

(Da Radio Vaticana)

 

 

Liturgia del giorno: Audio Salmo 149

29 maggio 2015

Il Signore ama il suo popolo.

 

[1] Alleluia.
Cantate al Signore un canto nuovo;
la sua lode nell’assemblea dei fedeli.

[2] Gioisca Israele nel suo Creatore,
esultino nel loro Re i figli di Sion.

[3] Lodino il suo nome con danze,
con timpani e cetre gli cantino inni.

[4] Il Signore ama il suo popolo,
incorona gli umili di vittoria.

[5] Esultino i fedeli nella gloria,
sorgano lieti dai loro giacigli.

[6] Le lodi di Dio sulla loro bocca
e la spada a due tagli nelle loro mani,

[7] per compiere la vendetta tra i popoli
e punire le genti;

[8] per stringere in catene i loro capi,
i loro nobili in ceppi di ferro;

[9] per eseguire su di essi il giudizio già scritto:
questa è la gloria per tutti i suoi fedeli.
Alleluia.

 

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 

 

Esultino i fedeli nella gloria, sorgano lieti dai loro giacigli.

 

 

«Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Marco, cap. 11, vers.11_25

 

 

PREGHIERA PER RAFFORZARE LA FEDE

Mio Dio, in questo giorno che inizia, mi presento a Te con filiale fiducia, per implorare Misericordia per me e per il Mondo intero.

Anche in questo giorno, devo combattere la buona battaglia della Fede (1 Timoteo 6,12) e sono certo che, dalla pienezza di Cristo Gesù, ricevo Grazia su Grazia (Giovanni 1,16).

A Te, Padre Buono, salga la mia lode, perché mi hai fatto come un prodigio (Salmo 138,14).

Padre Buono, ti ringrazio con gioia, perché mi hai messo in grado di partecipare alla sorte dei Santi nella Luce (Colossesi 1,12).

Padre Buono, secondo la Tua Parola, Ti offro il mio corpo come sacrificio vivente, santo e a Te gradito (Romani 12,1).

Ora, Padre Buono, mi cingo i fianchi con la verità e mi rivesto della corazza della giustizia.
Mi metto, come calzatura ai piedi, lo zelo per propagare il Vangelo della Pace.
Soprattutto, tengo in mano lo scudo della Fede, con il quale potrò spegnere tutti i dardi infuocati del maligno e prendo l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la Tua Parola (Efesini 6,14-17).

Gesù ha costruito la mia vita, la mia casa e il mio matrimonio e le porte dell’Inferno non prevarranno contro di essi (Matteo 16,8).

Tu sei il mio Pastore e non manco di nulla (Salmo 23,1).

Perché Tu hai colmato, oggi, il mio bisogno secondo la Tua ricchezza con magnificenza e tutto posso fare in Colui che mi dà forza (Filippesi 4,19-13).

Abbatto ogni immaginazione e rinuncio ai pensieri che si mettono contro la conoscenza di Dio e rendo la mia intelligenza soggetta all’obbedienza di Cristo (2 Corinzi 10,5).

E in Te, Padre, getto ogni mia preoccupazione, perché Tu hai cura di me (1 Pietro 5,7).

Ti lodo, perché perdoni le mie colpe e guarisci tutte le mie malattie, salvi dalla fossa la mia vita, mi coroni di Grazia e di Misericordia e sazi di beni i miei giorni (Salmo 103,3-5).

Credo che, dalle Piaghe di Gesù, sono stato guarito. Ero errante come pecora, ma ora sono tornato al Pastore e al guardiano della mia Anima (1 Pietro 2,25).

Poiché la tua Parola compie quello che dice, oggi mi impegno a perdonare, per essere da Te perdonato e non giudico, per non essere da Te giudicato (Luca 6,37).

Mi impegni a fare agli altri quello che vorrei fosse fatto a me (Matteo 7,12).

Se nella mia debolezza cadrò, Ti invocherò, perché Tu rialzi chi è caduto (Salmo 145,8).

Padre Buono, ho pregato secondo la tua Parola e Tu hai detto che avresti vegliato sulla Tua Parola, per compierla: questo io desidero.

Che questo giorno porti gloria a Te e sia testimonianza del Tuo Amore.

Padre Buono, io mi abbandono alla Tua Volontà, con filiale fiducia e con cuore grato.

Io credo che, per la Tua Bontà Paterna, Tu mi ascolti e mi esaudisci.

Lode, gloria e benedizione a Te, Padre Buono, da tutte le Creature viventi.

Amen.

Vangelo (Mc 11, 27-33) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 30 Maggio 2015) con commento comunitario

29 maggio 2015

Dal vangelo secondo Marco (Mc 11, 27-33)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?».
Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo».
E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Questo è il Vangelo del 30 Maggio, quello del 29 Maggio lo potete trovare qualche post più sotto

Ufficio delle Letture, Prima Lettura,Dal libro di Giobbe 12, 1-25, E Preghiera a Maria Madre di Gesù di San Germano

29 maggio 2015

Risposta di Giobbe: Dio ha in mano ogni vivente;

 

egli domina l’umana sapienza
Giobbe allora rispose agli amici:
E’ vero, sì, che voi siete la voce del popolo
e la sapienza morirà con voi!
Anch’io però ho senno come voi,
e non sono da meno di voi;
chi non sa cose simili?
Ludibrio del suo amico è diventato
chi grida a Dio perché gli risponda;
ludibrio il giusto, l’integro!
«Per la sventura, disprezzo»,
pensa la gente prosperosa,
«spinte, a colui che ha il piede tremante».
Le tende dei ladri sono tranquille,
c’è sicurezza per chi provoca Dio,
per chi vuol ridurre Dio in suo potere.
Ma interroga pure le bestie, perché ti ammaestrino,
gli uccelli del cielo, perché ti informino,
o i rettili della terra, perché ti istruiscano
o i pesci del mare perché te lo faccian sapere.
Chi non sa, fra tutti questi esseri,
che la mano del Signore ha fatto questo?
Egli ha in mano l’anima di ogni vivente
e il soffio d’ogni carne umana.
L’orecchio non distingue forse le parole
e il palato non assapora i cibi?
Nei canuti sta la saggezza
e nella vita lunga la prudenza.
In lui risiede la sapienza e la forza,
a lui appartiene il consiglio e la prudenza!
Ecco, se egli demolisce, non si può ricostruire,
se imprigiona uno, non si può liberare.
Se trattiene le acque, tutto si secca,
se le lascia andare, devastano la terra.
Da lui viene potenza e sagacia,
a lui appartiene l’ingannato e l’ingannatore.
Rende stolti i consiglieri della terra,
priva i giudici di senno;
scioglie la cintura dei re
e cinge i loro fianchi d’una corda.
Fa andare scalzi i sacerdoti
e rovescia i potenti.
Toglie la favella ai più veraci
e priva del senno i vegliardi.
Sui nobili spande il disprezzo
e allenta la cintura ai forti.
Strappa dalle tenebre i segreti
e porta alla luce le cose oscure.
Fa grandi i popoli e li lascia perire,
estende le nazioni e le abbandona.
Toglie il senno ai capi del paese
e li fa vagare per solitudini senza strade,
vanno a tastoni per le tenebre, senza luce,
e barcollano come ubriachi.

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La testimonianza interiore. Dal «Commento al libro di Giobbe» di san Gregorio Magno, papa

29 maggio 2015

(Lib. 10, 47-48; PL 75, 946-947)

«Chi è deriso dal suo amico, come lo sono io, invocherà Dio ed egli lo esaudirà» (Gb 12, 4 volgata). Spesso la mente inferma, quando per le buone azioni è raggiunta dalla lode e dal plauso umano, si lascia andare alle gioie esteriori, dà poca importanza alle aspirazioni interiori, e si adagia volentieri in ciò che sente dire. Così si rallegra più di essere proclamata buona, che di esserlo veramente. Mentre brama parole di lode, abbandona ciò che aveva incominciato a essere. Si allontana da Dio proprio per quelle lodi che sembravano unirla a lui.

Talvolta poi attende con impegno a operare rettamente, e tuttavia è tormentata dalla derisione degli uomini. Compie cose mirabili e ne riceve insulti; e mentre le lodi l’avrebbero tirata fuori di sé, gli oltraggi la costringono a rientrare in se stessa; e tanto più saldamente si attacca a Dio nel suo interno, quanto non ha trovato all’esterno dove riposare. Allora dirige tutta la speranza nel Creatore e, tra i biasimi e le derisioni, invoca unicamente il suo testimone interiore.

L’anima afflitta si fa tanto più vicina a Dio quanto più si fa estranea alla stima e al favore umano; si dà subito alla preghiera, e, sotto la pressione esteriore, diventa più pura e più limpida, per penetrare più facilmente nel mondo interiore.

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Preghiera del mattino: A San Michele Arcangelo

29 maggio 2015

Invocazione a San Michele Arcangelo:

Nel momento della prova, sotto le Tue ali mi rifugio, glorioso San Michele ed invoco il Tuo soccorso.

Con la Tua potente intercessione presenta a Dio la mia supplica ed ottienimi le grazie necessarie per la salvezza della mia anima.


Difendimi da ogni male e guidami sulla via del’amore e della pace.

San Michele illuminami.

San Michele proteggimi.

San Michele difendimi.

Amen. (more…)

Tweet del Papa

28 maggio 2015

Il cristiano è testimone non di una teoria, ma di una Persona: Cristo risorto, vivente e unico Salvatore di tutti.

 

Papa Francesco su Twitter (‏@Pontifex_it), 28 maggio 2015

Preghiera della sera. Meditazioni su Maria Ausiliatrice di San Giovanni Bosco

28 maggio 2015

Maria_Ausiliatrice

25° giorno – 28 maggio

Grazie ricevute ad intercessione di Maria Ausiliatrice

 

Divozione a Maria Ausiliatrice ricompensata

«Volendo adempiere ad un voto fatto prego V. S. a voler correggere, emendare e poscia rendere di pubblica ragione questo breve scritto, ad edificazione dei veri devoti di Maria SS. ed a maggior di lei gloria ed onore.

Conoscerassi appieno da quello che sto per narrarle, quanto si compiaccia la nostra comune madre Maria di essere invocata sotto il titolo di Maria Auxilium christianorum, come attualmente è venerata nel santuario di tal nome, da poco eretto in Valdocco.

Dichiarandomi anzitutto immeritevolissimo dei tanti favori ottenuti per intercessione di Maria SS., incomincierò col dirle, come per gravi malattie sofferte dall’amatissima mia moglie, io mi trovassi nel 1869 in grandi afflizioni, quando non so come capitommi fra mani un fascicolo delle tanto utili e benemerite Letture Cattoliche, in cui si narravano molte grazie ottenute per l’intercessione di Maria Santissima.

L’educazione religiosa e soda, ricevuta fin dai più teneri anni in collegio, risvegliò in me un’ardente brama di vedere da vicino i doni offerti pei segnalati favori, e benchè lungi assai da Torino, ebbi però la occasione di recarmici, e si centuplicò allora in me la certezza della concessione delle narrate grazie e favori, e di conserva s’accrebbe in me la fede in Maria SS. Non andò difatto lungo tempo che io ebbi ad esperimentare la bontà e la grandezza di Maria SS. ottenendo un primo favore. Trovavasi mia moglie sopra parto, e da tre giorni soffriva atroci dolori, le persone dell’arte sì dell’uno che dell’altro sesso da me all’uopo consultate, nulla di assicurante lasciavanmi trapelare.

Tutt’ad un tratto, e quasi per invisibile istinto mi sovvengo di Maria Ausiliatrice e del suo santuario di Valdocco. Prometto preci, che subito incomincio, ed una piccola offerta, ed ecco che subito, cioè dopo un quarto d’ora, mia moglie è libera da ogni male, e chiede rifocillarsi.

Quantunque perdessi il neonato bimbo, tuttavia mi fu per innegabile favore di Maria SS. conservata la vita dell’amata moglie.

Per ben tre volte di seguito, ed a tre epoche diverse per grazia della gran Vergine, dietro le mie invocazioni fummi preservata la moglie da certa morte, con grande stupore dei medici, che l’assistevano.

Più volte io stesso afflitto da gravi dispiaceri, sebben per cose materiali, mi rivolsi con fede a Maria SS. e sempre ottenni ogni cosa che desiderava.

Che più? L’ impiego che attualmente io copro, l’ ottenni per l’ intercessione di Maria SS. Ausiliatrice, ed in un momento che mai mi sarei creduto ed in luogo da molti ambito, ed a me del tutto sconosciuto.

Non creda per ciò che di Maria SS. io mi sia dimenticato, o che ella più non m’ abbia esaudito!! No! e valga il seguente caso a chiarirla del come mi proteggesse la madre nostra divina. Nell’agosto scorso, per colmo di sventura, mia moglie viene assalita da un malore terribile e pericoloso.

A poco o nulla giovavano le solerti e sagge cure dell’abile dottore, che l’avea in cura, mà Maria SS., da me caldamente, come in tutti i miei bisogni, invocata, mi fe’ contento dell’insperata guarigione della moglie, ed in poco tempo con istupore di tutti si ristabilì perfettamente.

Spiatemi di non poter maggiormente e con’ più vivaci colori far spiccare la tranquillità che io godo sotto gli auspicii di sì grande avvocata, ma bastino ai divoti di Maria SS. ad animarsi a ricorrere a lei nei bisogni sì spirituali che temporali e vedransi al certo esauditi.

La fede, quella possente virtù teologale, sia guida a tutti per ottenere grazie da Maria, e valgano queste mie brevi parole a palesare al mondo intiero la grande potenza della Madre del Redentore, ed affinché V. S. non creda esagerata questa mia narrazione, le do piena facoltà di farla inserire in un prossimo fascicolo delle Letture Cattoliche, affinchè, essendo letta, serva d’impulso ai restii ad onorare Maria, ed a’ suoi devoti sia di sprone a vieppiù infervorarsi nel culto a Colei, che è la dispensiera di tutte le grazie, di cui abbisognano gli uomini in questa misera valle di lagrime. Mi raccomando alle preci di V. S. e de’ suoi teneri allievi e mi creda sempre pronto a dare a chicchesia maggiori schiarimenti circa quanto ho detto

Devot.mo suo servo

LUIGI PORTA, geometra.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Il fazzoletto della purezza

28 maggio 2015

Nella notte dal 14 al 15 giugno 1861 Don Bosco sognò di trovarsi in una vasta pianura, nella quale sorgeva un bel palazzo con grandi terrazzi, e si estendeva una piazza. In un angolo di questa vide una Signora che distribuiva un fazzoletto a un gran numero di giovani affollati intorno a Lei. Preso il fazzoletto, salivano e si disponevano sul lungo terrazzo.
Anche Don Bosco si avvicinò a quella Signora e udì che nel con segnare il fazzoletto, diceva a ciascuno:
— Non stenderlo mai quando tira il vento; ma se il vento ti sorprende quando l’hai disteso, volgiti subito a destra, non mai a sinistra. Finita la distribuzione, Don Bosco si mise a osservare quei giovani schierati sul terrazzo e vide che, uno dopo l’altro, stendevano quel fazzoletto, che gli apparve in tutta la sua bellezza: era molto largo, ricamato in oro, con queste parole, pur esse in oro: Regina virtutum (la regina delle virtù).
Quand’ecco levarsi un forte vento. Subito alcuni nascosero il fazzoletto, altri si voltarono a destra, altri a sinistra.
Quindi scoppiò un pauroso temporale, con pioggia, grandine e neve. Intanto alcuni giovani stavano con il fazzoletto disteso e la grandine vi batteva dentro strappandolo da parte a parte: lo stesso faceva la pioggia, le cui gocce pareva avessero la punta; come pure i fiocchi di neve. In un momento tutti quei fazzoletti furono crivellati, sicché più nulla avevano di bello.
Don Bosco rimase dolorosamente sorpreso, tanto più che vi riconobbe i giovani del suo Oratorio. Ma lasciamo che parli lui: « Andai allora dove era quella Signora che distribuiva i fazzoletti. Qui vi stavano alcuni uomini e domandai loro:
— Che cosa vuoi dire tutto questo?
Mi rispose la Signora:
La regina delle virtù, si sa, è la carità ma Don Bosco si era convinto, per lunga esperienza, che l’impurità porta il giovane all’egoismo, mentre la purezza vissuta è sorgente e alimento di carità.
— Non hai visto quello che era scritto su quei fazzoletti?
— Sì: Regina virtutum (la regina delle virtù).
— Ebbene, quei giovani hanno esposto la virtù della purezza al vento delle tentazioni. Alcuni le hanno fuggite prontamente, e sono quelli che hanno nascosto il fazzoletto; altri si sono voltati a destra, e sono quelli che nel pericolo ricorrono al Signore; altri sono rimasti con il fazzoletto aperto e sono caduti in peccato.
Al vedere quanto pochi avevano conservato la virtù della purezza, ruppi in un pianto doloroso.
— Non affannarti — mi disse allora la Signora — vieni a vedere! Guardai e vidi il fazzoletto di quelli che si erano voltati a destra divenuto molto stretto, ma rappezzato e cucito.
Quella Signora intanto aggiungeva:
— Sono quelli che ebbero la disgrazia di perdere la bella virtù, ma vi rimediarono con la confessione. Gli altri che non si mossero, sono quelli che continuano nel peccato con il pericolo di andare alla perdizione».
Questo il sogno di Don Bosco.
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Francesco: i cristiani mondani e rigoristi allontanano la gente da Gesù

28 maggio 2015

 

2015-05-28 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci sono cristiani che allontanano la gente da Gesù perché pensano solo al loro rapporto con Dio oppure perché sono affaristi o mondani o rigoristi. E ci sono cristiani che ascoltano davvero il grido di quanti hanno bisogno del Signore: questo, in sintesi, quanto ha detto Papa Francesco durante la Messa del mattino, celebrata nella cappella di Santa Marta. Il servizio di Sergio Centofanti:

 

 

Cristiani indifferenti e intimisti
Commentando il brano evangelico del cieco Bartimèo che grida verso Gesù per essere guarito ed è rimproverato dai discepoli perché taccia, Papa Francesco elenca tre gruppi di cristiani. Ci sono i cristiani che si occupano solo del loro rapporto con Gesù, un rapporto “chiuso, egoistico”, e non sentono il grido degli altri:

“Quel gruppo di gente, anche oggi, non sente il grido dei tanti che hanno bisogno di Gesù. Un gruppo di indifferenti: non sentono, credono che la vita sia il loro gruppetto lì; sono contenti; sono sordi al clamore di tanta gente che ha bisogno di salvezza, che ha bisogno dell’aiuto di Gesù, che ha bisogno della Chiesa. Questa gente è gente egoista, vive per se stessa. Sono incapaci di sentire la voce di Gesù”.

Cristiani affaristi, mondani e rigoristi
“Poi – ha proseguito il Papa – ci sono quelli che sentono questo grido che chiede aiuto, ma che vogliono farlo tacere”. Come quando i discepoli hanno allontanato i bambini, “perché non scomodassero il Maestro”: “il Maestro era loro, era per loro, non era per tutti. Questa gente allontana da Gesù quelli che gridano, che hanno bisogno di fede, che hanno bisogno di salvezza”. Tra questi ci sono gli “affaristi, che sono vicino a Gesù”, sono nel tempio, sembrano “religiosi”, ma “Gesù li ha cacciati via, perché facevano affari lì, nella casa di Dio”. Sono quelli “che non vogliono sentire il grido di aiuto, ma preferiscono fare i loro affari e usano il popolo di Dio, usano la Chiesa, per fare i propri affari. Questi affaristi allontanano la gente da Gesù”. In questo gruppo ci sono i cristiani “che non danno testimonianza”:

“Sono cristiani di nome, cristiani di salotto, cristiani di ricevimenti, ma la loro vita interiore non è cristiana, è mondana. Uno che si dice cristiano e vive come un mondano, allontana quelli che gridano aiuto a Gesù. Poi, ci sono i rigoristi, quelli che Gesù rimprovera, che caricano tanti pesi sulle spalle della gente. Gesù dedica loro tutto il capitolo 23.mo di San Matteo. ‘Ipocriti – dice loro – sfruttate la gente’. E invece di rispondere al grido che chiede salvezza allontanano la gente”.

Cristiani che vivono quello che credono
C’è infine un terzo gruppo di cristiani, “quelli che aiutano ad avvicinarsi a Gesù”:

“C’è il gruppo dei cristiani che hanno coerenza fra quello che credono e quello che vivono, e aiutano ad avvicinarsi a Gesù, alla gente che grida, chiedendo salvezza, chiedendo la grazia, chiedendo la salute spirituale per la loro anima”.

Esame di coscienza
“Ci farà bene fare un esame di coscienza” – conclude il Papa – per capire se siamo cristiani che allontanano la gente da Gesù o la avvicinano perché sentiamo il grido di tanti che chiedono aiuto per la propria salvezza.

 

(Da Radio Vaticana)

 

 

Liturgia del giorno: Audio Salmo 33(32)

28 maggio 2015

Dalla parola del Signore furono fatti i cieli.

 

[1] Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.

[2] Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.

[3] Cantate al Signore un canto nuovo,
con arte suonate la cetra e acclamate,

[4] perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.

[5] Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

[6] Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,
dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.

[7] Come in un otre raccoglie le acque del mare,
chiude in riserve gli abissi.

[8] Tema il Signore tutta la terra,
tremino davanti a lui gli abitanti del mondo,

[9] perché egli parlò e tutto fu creato,
comandò e tutto fu compiuto.

[10] Il Signore annulla i disegni delle nazioni,
rende vani i progetti dei popoli.

 

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 

 

Un’illusione è il cavallo per la vittoria, e neppure un grande esercito può dare salvezza.

 

a TE MIO GESU

«Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».

Marco cap. 10, vers. 46_52

 

LO SCUDO DEL SACRO CUORE

Nel XVII secolo nasceva la pia Devozione dello Scudo del Sacro Cuore: 

Il Signore chiese a Santa Margherita Maria Alacoque di far riprodurre l’immagine del Suo Cuore, affinché tutti coloro che avessero voluto rendergli onore lo potessero mettere nelle loro case, e le chiese anche di farne fare altri più piccoli da portare addosso. Lo Scudo è un emblema con l’immagine del S.Cuore e il motto: “Fermati, il Cuore di Gesù è con me! Venga a noi il tuo Regno!” ed è una potente protezione messaci a disposizione contro i pericoli che corriamo ogni giorno. Lo possiamo mettere o portare ovunque. Così diciamo al maligno: Alt! Si fermi ogni iniquità, ogni passione disordinata, ogni male, perché il Cuore di Cristo ci protegge. Ma diciamo anche al Signore: Gesù ti amo, in te confido!

LE PROMESSE DI GESU’

Promesse fatte da Gesù a Santa M.M.Alacoque, in favore dei devoti del S.Cuore:

1. Io darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato.

2. Io metterò la pace nelle loro famiglie e riunirò le famiglie divise.

3. Io li consolerò in tutte le loro afflizioni.

4. Io sarò il loro sicuro rifugio in vita e specialmente in morte.

5. Io spanderò le più abbondanti benedizioni sopra tutte le loro imprese.

6. I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte infinita della misericordia.

7. Le anime tiepide diverranno fervorose.

8. Le anime fervorose s’innalzeranno rapidamente a grande perfezione.

9. Io benedirò le case ove l’immagine del mio Cuore sarà esposta e onorata

10. Io darò ai sacerdoti il dono di commuovere i cuori più induriti.

11. Le persone che propagheranno questa devozione avranno il loro nome
scritto nel mio Cuore e non ne sarà mai cancellato.

12. A tutti quelli che per 9 mesi consecutivi si comunicheranno al primo
Venerdì d’ogni mese, io prometto la grazia della penitenza finale.

(leggi: la Grande Promessa del Sacro Cuore)

 

Vangelo (Mc 11,11-25) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 29 Maggio 2015) con commento comunitario

28 maggio 2015

Dal vangelo secondo Marco (Mc 11,11-25) 

[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.

La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.

Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:

“La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni”?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».

Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.

La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Questo è il Vangelo del 29 Maggio, quello del 28 Maggio lo potete trovare qualche post più sotto

Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Dal libro di Giobbe 11, 1-20, E Preghiera a Maria nel Mese di Maggio

28 maggio 2015

Discorso di Zofar: Credi tu di scrutare l’intimo di Dio?

Zofar il Naamatita prese la parola e disse:
A tante parole non si darà risposta?
O il loquace dovrà aver ragione?
I tuoi sproloqui faranno tacere la gente?
Ti farai beffe, senza che alcuno ti svergogni?
Tu dici: «Pura è la mia condotta,
io sono irreprensibile agli occhi di lui».
Tuttavia, volesse Dio parlare
e aprire le labbra contro di te,
per manifestarti i segreti della sapienza,
che sono così difficili all’intelletto,
allora sapresti che Dio ti condona
parte della tua colpa.
Credi tu di scrutare l’intimo di Dio
o di penetrare la perfezione dell’Onnipotente?
E’ più alta del cielo: che cosa puoi fare?
E’ più profonda degli inferi: che ne sai?
Più lunga della terra ne è la dimensione,
più vasta del mare.
Se egli assale e imprigiona
e chiama in giudizio, chi glielo può impedire?
Egli conosce gli uomini fallaci,
vede l’iniquità e l’osserva:
l’uomo stolto mette giudizio
e da onagro indomito diventa docile.
Ora, se tu a Dio dirigerai il cuore
e tenderai a lui le tue palme,
se allontanerai l’iniquità che è nella tua mano
e non farai abitare l’ingiustizia nelle tue tende,
allora potrai alzare la faccia senza macchia
e sarai saldo e non avrai timori,
perché dimenticherai l’affanno
e te ne ricorderai come di acqua passata;
più del sole meridiano splenderà la tua vita,
l’oscurità sarà per te come l’aurora.
Ti terrai sicuro per ciò che ti attende
e, guardandoti attorno, riposerai tranquillo.
Ti coricherai e nessuno ti disturberà,
molti anzi cercheranno i tuoi favori.
Ma gli occhi dei malvagi languiranno,
ogni scampo è per essi perduto,
unica loro speranza è l’ultimo respiro!

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Molteplice è la legge di Dio. Dal «Commento al libro di Giobbe» di san Gregorio Magno, papa

28 maggio 2015

(Lib. 10, 7-8. 10; PL 75, 922. 925-926)

Che cosa si deve intendere qui per legge di Dio se non la carità, per mezzo della quale sempre teniamo presente nella nostra mente come si debbano osservare nella pratica i precetti della vita?

Di questa legge infatti dice la voce della Verità: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri» (Gv 15, 12). Di essa Paolo afferma: «Pieno compimento della legge è l’amore» (Rm 13, 10). E della medesima dice ancora: «Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo» (Gal 6, 2). In verità per legge di Cristo nulla si può intendere più convenientemente della carità, che adempiamo quando portiamo per amore i pesi dei fratelli.

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Una Storia per Tutti, la Bibbia dei Piccoli

28 maggio 2015

La nascita di Gesù

Dio mantiene le sue promesse ed invia un bambino speciale

Dio aveva mandato tanti profeti alla gente, i quali proclamarono che Dio avrebbe mandato qualcuno per salvarla della punizione dei suoi peccati.

Nella terra promessa c’era un uomo di nome Giuseppe che era fidanzato con una giovane donna di nome Maria.

Maria non aveva mai avuto una relazione con un uomo, ma Dio creò un figlio nel suo ventre con l’aiuto dello Spirito Santo. Quando Giuseppe seppe che ella era incinta, ebbe in anima di divorziarla. Angeli visitarono Giuseppe e Maria, dicendo: “Questo è di Dio.” Giuseppe sposò Maria come era stato detto dall’Angelo di Dio. Però non ebbe nessuna relazione sessuale con Maria prima della nascita del suo figlio.

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Due interventi di questi ultimi giorni del cardinale W. Kasper

27 maggio 2015

1)

http://ncronline.org/news/global/cardinal-kasper-francis-wants-hierarchy-listens-sensus-fidei

2)

(Gian Guido Vecchi) «Uno Stato democratico deve rispettare la volontà popolare, mi pare chiaro, se la maggioranza del popolo vuole queste unioni civili è un dovere dello Stato riconoscere tali diritti. Ma non possiamo  dimenticare che anche una legislazione simile, pur distinguendo fra il matrimonio e le unioni  omosessuali, arriva a riconoscere a tali unioni più o meno gli stessi diritti delle famiglie formate da  uomo e donna. Questo ha un impatto enorme sulla coscienza morale della gente. Crea una certa normatività. E per la Chiesa diventa ancora più difficile spiegare la differenza».

Il cardinale Walter Kasper, grande teologo cui Francesco affidò la relazione introduttiva al Sinodo  dell’anno scorso, e punto di riferimento dell’anima più riformista, tira un lungo sospiro: «Non sarà  facile».

E perché, eminenza?

«Vede, io penso che il referendum irlandese sia emblematico della situazione nella quale ci  troviamo, non soltanto in Europa ma in tutto l’Occidente. Guardare in faccia la realtà significa riconoscere che la concezione postmoderna, per la quale è tutto uguale, sta in contrasto con la  dottrina della Chiesa. Non possiamo accettare l’equiparazione col matrimonio. Ma è una realtà  anche il fatto che nella Chiesa irlandese molti fedeli abbiano votato a favore, e ho l’impressione che negli altri Paesi europei il clima sia simile».

E quindi, che farà la Chiesa?

«Si è taciuto troppo, su questi temi. Adesso è il momento di discuterne».

Al Sinodo di ottobre?

«Certo. Se il prossimo Sinodo vuole parlare della famiglia secondo la concezione cristiana, deve dire qualcosa, rispondere a questa sfida. L’ultima volta la questione è rimasta marginale ma ora diventa centrale. Io non posso immaginare un cambiamento fondamentale nella posizione della Chiesa. È chiara la Genesi, è chiaro il Vangelo. Ma le formule tradizionali con le quali abbiamo  cercato di spiegare, evidentemente, non raggiungono più la mente e il cuore della gente. Ora non si tratta di fare le barricate. Dobbiamo piuttosto trovare un nuovo linguaggio per dire i fondamenti  dell’antropologia, l’uomo e la donna, l’amore…Un linguaggio che sia comprensibile, soprattutto ai  giovani».

All’ultimo Sinodo il tema dell’«accoglienza» degli omosessuali è stato controverso, ci sono  stati contrasti tra le aperture europee e le posizioni più chiuse di episcopati come quello  africano…

«No, non è che i vescovi europei e quelli africani la pensino diversamente, la posizione della Chiesa è sempre la stessa. Quello che differisce è il contesto, è la sensibilità della società, diversa in Africa  e in Europa. E in Europa le cose sono cambiate».

In che senso?

«Non è più il tempo in cui la posizione della Chiesa su questi temi era più o meno supportata dalla  comunità civile. Negli ultimi decenni la Chiesa si è sforzata di dire che la sessualità è una cosa  buona, abbiamo voluto evitare un linguaggio negativo che in passato aveva prevalso. Ma ora  dobbiamo parlare anche di che cosa sia la sessualità, della pari dignità e insieme della diversità di  uomo e donna nell’ordine della creazione, della concezione dell’essere umano…».

A proposito di linguaggio, i documenti della Chiesa sull’omosessualità usano espressioni come  «inclinazione oggettivamente disordinata…».

«Bisognerà fare attenzione a non usare espressioni che possano suonare offensive, senza peraltro dissimulare la verità. Dobbiamo superare la discriminazione che ha una lunga tradizione nella  nostra cultura. Del resto è il catechismo a dire che non dobbiamo discriminare. Le persone  omosessuali devono essere accolte, hanno un posto nella vita della Chiesa, appartengono alla  Chiesa…».

E le coppie omosessuali? La Chiesa non può riconoscere anche a loro quell’idea di «bene  possibile» di cui si parlava a proposito di divorziati risposati e nuove unioni?

«Se c’è una unione stabile, degli elementi di bene esistono senz’altro, li dobbiamo riconoscere. Però non possiamo equiparare, questo no. La famiglia formata da uomo e donna e aperta alla  procreazione è la cellula fondamentale della società, la sorgente di vita per il futuro. Non è un  problema interecclesiale, riguarda tutti, si devono valutare con la ragione e il buon senso  conseguenze enormi per la società: pensi alle adozioni, al bene dei bambini, a pratiche come la  maternità surrogata, alle donne che tengono un bambino per nove mesi sotto il loro cuore e magari  vengono sfruttate perché povere, per qualche soldo. Non bisogna discriminare ma nemmeno essere  ingenui».

Corriere della Sera, 27 maggio 2015 A

Papa: matrimonio è alleanza d’amore uomo-donna, no a cultura “usa e getta”

27 maggio 2015

 

2015-05-27 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il matrimonio è “un’alleanza d’amore tra l’uomo e la donna” che “non si improvvisa”. E’ uno dei passaggi della catechesi di Papa Francesco all’Udienza generale in Piazza San Pietro, gremita di fedeli venuti da tutto il mondo. Il Pontefice si è incentrato sul valore del fidanzamento che, ha detto, è “quasi un miracolo della libertà e del cuore”. Francesco ha dunque messo in guardia dalla cultura dell’usa e getta che mina le basi del matrimonio come patto per tutta la vita. Il servizio di Alessandro Gisotti:

 

 

Papa Francesco prosegue il suo ciclo di catechesi sulla famiglia, ma questa volta sceglie di concentrarsi sulla premessa del matrimonio: il fidanzamento. Il Pontefice rivolgendosi in particolare ai tanti giovani presenti in Piazza San Pietro sottolinea che il fidanzamento ha a che vedere con la fiducia e la libertà.

Matrimonio è alleanza uomo-donna che non s’improvvisa
Il fidanzamento, rileva infatti, è un tempo, meglio “un cammino” nel quale un uomo e una donna sono “chiamati a fare un bel lavoro sull’amore, un lavoro partecipe e condiviso”. E’ un lavoro di “apprendimento” che, ribadisce, non va sottovalutato:

“L’alleanza d’amore tra l’uomo e la donna, alleanza per la vita, non si improvvisa, non si fa da un giorno all’altro. Non c’è il matrimonio express: bisogna lavorare sull’amore, bisogna camminare. L’alleanza dell’amore dell’uomo e della donna si impara e si affina. Mi permetto di dire che è un’alleanza artigianale. Fare di due vite una vita sola, è anche quasi un miracolo, un miracolo della libertà e del cuore, affidato alla fede”.

No alla cultura consumista dell’usa e getta
“Dovremo forse impegnarci di più su questo punto – aggiunge – perché le nostre ‘coordinate sentimentali’ sono andate un po’ in confusione”:

“Chi pretende di volere tutto e subito, poi cede anche su tutto – e subito – alla prima difficoltà (o alla prima occasione). Non c’è speranza per la fiducia e la (dice felicità) fedeltà del dono di sé, se prevale l’abitudine a consumare l’amore come una specie di ‘integratore’ del benessere psico-fisico. L’amore non è questo!”

Parole che ribadisce anche salutando i pellegrini di lingua spagnola quando chiede di contrastare “la cultura consumista dell’usa e getta, del tutto e subito, imperante tante volte nella nostra società”. Una cultura, è il suo rammarico, che “tende a convertire l’amore in un oggetto di consumo che non puo’ costituire il fondamento di un patto vitale”.

Leggere i “Promessi Sposi”, capolavoro sul fidanzamento
Francesco, parlando a braccio, ricorda dunque che anche Dio quando parla dell’alleanza con il suo Popolo lo fa a volte ricorrendo all’immagine del fidanzamento, come avviene nel Libro di Osea. Quindi, il Papa invita gli italiani, specie i giovani, a leggere i “Promessi Sposi” che definisce un “capolavoro sul fidanzamento”:

“È necessario che i ragazzi lo conoscano, che lo leggano; un capolavoro dove si racconta la storia dei fidanzati che hanno subito tanto dolore, hanno fatto una strada di tante difficoltà fino ad arrivare alla fine, al Matrimonio. Ma non lasciate da parte questo capolavoro sul fidanzamento che la letteratura italiana ha proprio offerto a voi. Andate avanti, leggetelo e vedrete la bellezza e anche la sofferenza, ma la fedeltà dei fidanzati”.

Importante distinguere l’essere fidanzati dall’essere sposi
La Chiesa, prosegue, custodisce la “distinzione tra l’essere fidanzati e l’essere sposi” e sottolinea che “i simboli forti del corpo detengono le chiavi dell’anima” e “non si possono dunque trattare i legami della carne con leggerezza, senza aprire qualche durevole ferita nello spirito”:

“Certo, la cultura e la società odierna sono diventate piuttosto indifferenti alla delicatezza e alla serietà di questo passaggio. E d’altra parte, non si può dire che siano generose con i giovani che sono seriamente intenzionati a metter su casa e mettere al mondo figli! Anzi, spesso pongono mille ostacoli, mentali e pratici”.

Corsi prematrimoniali, occasione per conoscersi in profondità
Il Papa volge dunque il pensiero ai corsi prematrimoniali che, ammette, vengono spesso vissuti da tante coppie come un peso, “controvoglia”. Eppure, prosegue, molti dopo questa esperienza sono contenti e grati perché in quell’occasione hanno trovato l’opportunità di “riflettere sulla propria esperienza in termini non banali”:

“Sì, molte coppie stanno insieme tanto tempo, magari anche nell’intimità, a volte convivendo, ma non si conoscono veramente. Sembra strano, ma l’esperienza dimostra che è così. Per questo va rivalutato il fidanzamento come tempo di conoscenza reciproca e di condivisione di un progetto. Il cammino di preparazione al matrimonio va impostato in questa prospettiva, avvalendosi anche della testimonianza semplice ma intensa di coniugi cristiani”.

Il fidanzamento  apre  all’orizzonte della famiglia
Al tempo stesso, Francesco esorta i fidanzati a riscoprire insieme la Bibbia, la preghiera, i Sacramenti. Infine, l’invito di cuore ai futuri sposi a vivere bene il tempo che precede il matrimonio:

“Il tempo del fidanzamento può diventare davvero un tempo di iniziazione, a cosa? Alla sorpresa! Alla sorpresa dei doni spirituali con i quali il Signore, tramite la Chiesa, arricchisce l’orizzonte della nuova famiglia che si dispone a vivere nella sua benedizione”.

Al momento dei saluti ai pellegrini in lingua italiana, Francesco ha rivolto un pensiero speciale al Movimento Apostolico, all’associazione Meter impegnata nella lotta alla pedofilia e ancora alla Fondazione Centesimus Annus. Il Papa non ha poi mancato di ricordare la memoria di San Filippo Neri: “La sua attenzione per l’oratorio – è stato il suo invito – stimoli voi, cari giovani, a testimoniare con gioia la fede nella vostra vita”.

 

(Da Radio Vaticana)

 

 

Preghiera della sera. Meditazioni su Maria Ausiliatrice di San Giovanni Bosco

27 maggio 2015

Maria_Ausiliatrice

24° giorno – 27 maggio

Grazie ricevute ad intercessione di Maria Ausiliatrice

 

Guarigione seguita da ricaduta per inadempimento di voto fatto

Ho udito che Ella sta compilando una nuova edizione delle Maraviglie della Madre di Dio; per questo motivo mi permetto di scriverle, onde così pagare alcuni debiti contratti colla Beata Vergine. Or volge appena un anno l’unica mia sorella fu colpita da grave malattia, che col volgere di pochi tramonti la conduceva all’orlo della tomba. Nessun trovato dell’arte salutare prevalse nemmanco ad alleviare i dolori e gli spasimi dell’agonizzante. Lascio immaginare, se avrò fortuna, a chi mi leggerà, in quale costernazione fosse la famiglia per il miserevole stato di mia sorella; tutti piangevano! In quel momento di dolore, vennemi come un’ispirazione dal cielo, mi sovvenni quanti miracoli la Vergine Santissima e quante grazie e favori Ella dispensava a chi l’ invocava, mi raccolsi in me stesso, e rannicchiatomi in un cantuccio, coll’animo entusiasmato e colle lagrime agli occhi, pregai caldamente e con fervore Maria Salus infirmorum. Feci voto che se mia sorella guarisse scriverei alla S. V. ed intanto consacrava nove giorni, recitando in ciascun giorno tre Pater, tre Ave, tre Gloria Patri, e tre volte l’ antifona Salve Regina. Ed oh portento divino! l’ultimo giorno della novena lo stato di mia sorella d’un subito migliorò, cadde prima in dolce assopimento, e svegliatasi sentissi meglio, chiese da mangiare, e dopo alcuni giorni di convalescenza, ell’era guarita perfettamente. Ma ohimè, come gli uomini si dimenticano presto dei benefizii ricevuti; dopo la guarigione di mia sorella, io non adempiva al voto pronunciato. Ma la Vergine Santissima non si era così presto dimenticata, e dopo alcuni mesi mia sorella ricadeva nella malattia primitiva accompagnata dagli stessi spasimi, dai medesimi dolori; sicchè il medico ne designò imminente la morte, e segretamente disse che quel giorno dovea essere l’ultimo di vita di mia sorella. Allora sì mi rammentai quanto avea promesso, e quanto male cagionava col non averlo adempito; oh quanto mi pentiva d’ aver ciò tatto! Per altro mi sovvenni che la Vergine è Virgo clemens, pregai nuovamente con fervore, e piansi lagrime di pentimento e contrizione, rinnovando la già fatta promessa. Oh quanto è Ella pietosa e potente, Virgo clemens, Virgo potens. Difatto mia sorella veniva di bel nuovo miracolosamente guarita.

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 50(49)

27 maggio 2015

 

Mostraci, Signore, la tua misericordia.

 

[1] Salmo. Di Asaf.
O Dio, nella tua eredità sono entrate le nazioni,
hanno profanato il tuo santo tempio,
hanno ridotto in macerie Gerusalemme.

[2] Hanno abbandonato i cadaveri dei tuoi servi
in pasto agli uccelli del cielo,
la carne dei tuoi fedeli
agli animali selvaggi.

[3] Hanno versato il loro sangue come acqua
intorno a Gerusalemme, e nessuno seppelliva.

[4] Siamo divenuti l’obbrobrio dei nostri vicini,
scherno e ludibrio di chi ci sta intorno.

[5] Fino a quando, Signore, sarai adirato: per sempre?
Arderà come fuoco la tua gelosia?

[6] Riversa il tuo sdegno sui popoli che non ti riconoscono
e sui regni che non invocano il tuo nome,

[7] perché hanno divorato Giacobbe,
hanno devastato la sua dimora.

[8] Non imputare a noi le colpe dei nostri padri,
presto ci venga incontro la tua misericordia,
poiché siamo troppo infelici.

 

 

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 

Aiutaci, Dio, nostra salvezza, per la gloria del tuo nome, salvaci e perdona i nostri peccati per amore del tuo nome.

 Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti.
Marco, cap.10, vers. 32_45

Spirito Santo, scendi su di noi con i tuoi doni

Spirito di sapienza, scendi su di noi e fa’ che ci lasciamo penetrare dalla luce del tuo amore, per assaporare la bontà di Dio Padre e gustare la Parola, sì da sperimentare la presenza del Signore Gesù nelle relazioni, nelle decisioni e in ogni dimensione della nostra esistenza. Amen.

Spirito di intelletto, vieni in noi, donaci di conoscere il mistero dell’amore di Dio, rivelato in Gesù, e di scorgere i segni della sua presenza amorevole nel creato, nella storia e nella nostra vita, per collaborare alla sua opera di salvezza. Amen.

Spirito del consiglio, donaci una coscienza illuminata per camminare nella via di Dio con prontezza e diligenza, e per scegliere e realizzare sempre il bene, rafforzati dalla virtù della prudenza. Amen.

Spirito di fortezza, sostienic i con la tua forza, perché, come san Paolo, nelle difficoltà, nella malattia, nelle offese e nelle incomprensioni, siamo fedeli alla parola di Gesù, decisi nella via del bene e pronti a testimoniarlo. Amen.

Spirito della scienza, donaci di dare il giusto valore alle creature, che sono dipendenti da Dio Padre, creatore e signore di tutte le cose. Fa’ che le usiamo per il bene e che, in esse, sappiamo ammirare i segni della bellezza divina. Amen.

Spirito di pietà, liberaci dalle durezze interiori e prega tu in noi, gridando: «Abbà, Padre», perché, fiduciosi, ci apriamo alla tenerezza di Dio Padre e, con mitezza e amore, la riversiamo sui fratelli e le sorelle. Amen.

Spirito del timore di Dio, infondi in noi la coscienza della nostra piccolezza e fragilità di fronte al Signore e donaci di non offenderlo mai, ma di amarlo con amore filiale, profondo e totale, per compiere sempre ciò che a lui è gradito.

Amen.

L’Imitazione di Cristo, Libro I di IV, Capitolo Diciotto

27 maggio 2015

GLI ESEMPI DEI SANTI PADRI

sacro cuore di Gesù

Volgi il pensiero ai luminosi esempi dei Santi Padri, nei quali rifulse la vera perfezione dello spirito religioso, e vedrai quanto poco, e quasi nulla, è quello che noi facciamo. Ahimè! Che vale la nostra vita, se la si paragona alla loro? Santi ed amici di Cristo hanno servito il Signore nella fame e nella sete, nel freddo e nella nudità, nel lavoro e nella fatica, nelle veglie e nei digiuni, in innumerevoli persecuzioni ed obbrobri. Quante e quanto dure tribolazioni soffrirono gli Apostoli, i Martiri, i Confessori, le Vergini e gli altri tutti che hanno voluto seguire le orme di Cristo! lnfatti, essi odiarono la loro vita in questo mondo, per poterla possedere nella vita eterna. Che vita di austerità e di sacrificio hanno vissuto i Santi Padri nel deserto! Che lunghe e gravi tentazioni sostennero! Quanto spesso furono tormentati dal Maligno! Quanto frequenti e fervorose preghiere porsero a Dio! Che rigorose astinenze praticarono! Quanto zelo e fervore ebbero per il loro profitto spirituale! Che dura guerra combatterono, per domare le loro passioni! Come diressero, pura e retta, l’intenzione a Dio! Di giorno lavoravano e di notte si davano ad ininterrotte preghiere, sebbene, anche lavorando, non cessassero di pregare in ispirito. Spendevano utilmente tutto il loro tempo.

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Dell’aurora Tu sorgi più bella

27 maggio 2015

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Sant’ Agostino di Canterbury. Omelia di San Giovanni Paolo II

27 maggio 2015

VISITA PASTORALE IN GRAN BRETAGNA

CELEBRAZIONE ECUMENICA NELLA CATTEDRALE DI CANTERBURY

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Sabato, 29 maggio 1982 

1. I passi che l’Arcivescovo Runcie ed io abbiamo letto sono tratti dal Vangelo secondo Giovanni e contengono le parole che nostro Signore Gesù Cristo disse alla vigilia della Passione. Mentre era a cena con i discepoli, così pregava: “Fa’ che siano tutti una cosa sola; come tu, Padre, sei in me e io sono in te, anche essi siano in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17, 21).

Queste parole sono caratterizzate particolarmente dal Mistero Pasquale del nostro Salvatore, dalla sua Passione, morte e risurrezione. Nonostante siano state pronunciate una volta sola, esse durano attraverso le generazioni. Cristo prega ininterrottamente per l’unità della sua Chiesa, perché la ama con lo stesso amore che ha avuto per gli apostoli e i discepoli che si trovavano con lui durante l’Ultima Cena. “Io non prego soltanto per loro, ma anche per quelli che crederanno in me dopo aver ascoltato la loro parola” (Gv 17, 20). Cristo rivela una prospettiva divina nella quale il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono presenti. Presenti anche nel più profondo mistero della Chiesa: l’unità dell’amore che esiste tra Padre, Figlio e Spirito Santo penetra nei cuori di coloro che Dio ha scelto come suoi, ed è fonte della loro unità.

Le parole di Cristo riecheggiano in particolare oggi, in questa santa Cattedrale che ci ricorda la figura del grande missionario sant’Agostino, che fu mandato qui da Papa Gregorio il Grande affinché i figli e le figlie dell’Inghilterra potessero credere in Cristo.

Cari fratelli, tutti noi siamo particolarmente sensibili a queste parole della preghiera sacerdotale di Cristo. La Chiesa del nostro tempo è quella che partecipa in particolare alla preghiera di Cristo per l’unità, e che cerca la via verso questa unità, obbediente allo Spirito che parla con le parole del Signore. Noi desideriamo essere obbedienti, specialmente oggi, in questo storico giorno atteso da generazioni per vari secoli. Desideriamo obbedire a quello che Cristo chiama lo Spirito di verità.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Dal libro di Giobbe 7, 1-21,E Preghiera a Maria

27 maggio 2015

Giobbe, oppresso dal tedio della vita, grida contro Dio

Giobbe esclamò:
Non ha forse un duro lavoro l’uomo sulla terra
e i suoi giorni non sono come quelli
d’un mercenario?
Come lo schiavo sospira l’ombra
e come il mercenario aspetta il suo salario,
così a me son toccati mesi d’illusione
e notti di dolore mi sono state assegnate.
Se mi corico dico: «Quando mi alzerò?».
Si allungano le ombre
e sono stanco di rigirarmi fino all’alba.
Ricoperta di vermi e croste è la mia carne,
raggrinzita è la mia pelle e si disfà.
I miei giorni sono stati più veloci d’una spola,
sono finiti senza speranza.
Ricordati che un soffio è la mia vita:
il mio occhio non rivedrà più il bene.
Non mi scorgerà più l’occhio di chi mi vede:
i tuoi occhi saranno su di me e io più non sarò.
Una nube svanisce e se ne va,
così chi scende agl’inferi più non risale;
non tornerà più nella sua casa,
mai più lo rivedrà la sua dimora.
Ma io non terrò chiusa la mia bocca,
parlerò nell’angoscia del mio spirito,
mi lamenterò nell’amarezza del mio cuore!
Son io forse il mare oppure un mostro marino,
perché tu mi metta accanto una guardia?
Quando io dico: «Il mio giaciglio mi darà sollievo,
il mio letto allevierà la mia sofferenza»,
tu allora mi spaventi con sogni
e con fantasmi tu mi atterrisci.
Preferirei essere soffocato,
la morte piuttosto che questi miei dolori!
Io mi disfaccio, non vivrò più a lungo.
Lasciami, perché un soffio sono i miei giorni.
Che è quest’uomo che tu nei fai tanto conto
e a lui rivolgi la tua attenzione
e lo scruti ogni mattina
e ad ogni istante lo metti alla prova?
Fino a quando da me non toglierai lo sguardo
e non mi lascerai inghiottire la saliva?
Se ho peccato, che cosa ti ho fatto,
o custode dell’uomo?
Perché m’hai preso a bersaglio
e ti son diventato di peso?
Perché non cancelli il mio peccato
e non dimentichi la mia iniquità?
Ben presto giacerò nella polvere,
mi cercherai, ma più non sarò!.

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Vangelo (Mc 10,46-52) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 28 Maggio 2015) con commento comunitario

27 maggio 2015

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,46-52) 

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Questo è il Vangelo del 28 Maggio, quello del 27 Maggio lo potete trovare qualche post più sotto