Archive for giugno 2015

Preghiera della sera. Vita di San Paolo apostolo, di San Giovanni Bosco

30 giugno 2015

Conversione San Paolo di Caravaggio

Lettera di s. Paolo a Filemone. Anno di Gesù Cristo 62

La lettera di s. Paolo a Filemone è la più facile e più breve delle altre lettere di questo s. Apostolo, e poichè per la bellezza dei sentimenti può servire di modello a qualsiasi cristiano, perciò si offre intera al benevolo lettore. È del tenore seguente:

«Paolo prigioniero per la fede di Gesù Cristo e Timoteo suo fratello al nostro caro Filemone, nostro cooperatore, ad Appia nostra sorella carissima, ad Archippo compagno delle nostre fatiche ed a tutti i fedeli che sogliono radunarsi in tua casa. Dio Padre e Gesù Cristo Signor nostro vi accordino la grazia e la pace.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Profezia del ‘70:Parigi, Chiesa, Italia

30 giugno 2015

Il 5 gennaio 1870 Don Bosco ebbe un sogno profetico circa gli avvenimenti futuri della Chiesa e del mondo. Scrisse egli stesso ciò che vide e udì, e il 12 febbraio lo comunicò al Papa Pio IX.
È una profezia che, come tutti i vaticini, ha i suoi punti oscuri. Don Bosco fece notare come fosse difficile comunicare ad altri con segni esterni e sensibili ciò che aveva veduto. Secondo lui quanto aveva narrato non era che « la Parola di Dio accomodata alla parola dell’uomo». Ma i molti punti chiari mostrano come realmente Iddio abbia svelato al suo Servo segreti ignoti a tutti, perché venissero palesati a bene della Chiesa e a conforto dei cristiani.
L’esposizione comincia con una affermazione esplicita: «Mi trovai alla considerazione di cose soprannaturali », difficili da comunicare. Segue la profezia, distinta in tre parti:
1 su Parigi: sarà punita perché non riconosce il suo Creatore;
2 sulla Chiesa: afflitta da discordia e da divisioni interne. La definizione del dogma della infallibilità pontificia vincerà il nemico;
3 sull’Italia e su Roma in particolare, che superbamente disprezza la legge del Signore. Per tale causa sarà vittima di grandi flagelli.
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Tweet del Papa

30 giugno 2015

Com’è bello annunciare a tutti l’amore di Dio che ci salva e dà senso alla nostra vita!

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), h. 10:30 – 30 giu 2015

Miracoli e Apparizioni Mariane: Nostra Signora di Pontmain (Francia, 1871)

30 giugno 2015

Nostra Signora di Pontmain (o secondo il titolo ufficiale Nostra Signora della Preghiera o, più semplicemente, Madonna di Pontmain) è l’appellativo con cui la Chiesa cattolica venera Maria, madre di Gesù apparsa nel 1871 nel villaggio francese di Pontmain, vicino a Laval, nella Loira.Nostra Signora di Pontmain (o secondo il titolo ufficiale Nostra Signora della Preghiera o, più semplicemente, Madonna di Pontmain) è l’appellativo con cui la Chiesa cattolica venera Maria, madre di Gesù apparsa nel 1871 nel villaggio francese di Pontmain, vicino a Laval, nella Loira.

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Francesco: ebrei e cristiani sono “amici e fratelli”

30 giugno 2015

2015-06-30 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Dichiarazione conciliare “Nostra aetate” 50 anni fa contribuì in modo decisivo a inaugurare una stagione di “amicizia e comprensione reciproca” nel dialogo tra cattolici ed ebrei. Lo ha ribadito Papa Francesco nel ricevere in udienza una folta delegazione dell’International Council of Christian and Jews”, una federazione di associazioni impegnate a favorire i rapporti tra le due comunità. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Se oggi ci possiamo dire “amici e fratelli”, “e non più estranei” è perché ha prevalso quella volontà di dialogo che ha trovato sponda nel Vaticano II. Nella Sala Clementina siedono ad ascoltare Papa Francesco 250 membri del cartello di sigle impegnate nel dialogo ebraico-cristiano nel mondo e radunate all’interno dell’International Council of Christian and Jews.

 

Dalla diffidenza alla fraternità
L’occasione è il Convegno organizzato da questo organismo per il 50.mo della Dichiarazione conciliare “Nostra aetate”, che cambiò per sempre il volto del dialogo tra la Chiesa e il mondo ebraico. E proprio sul valore di questo documento – che rappresentò il “‘sì’ definitivo alle radici ebraiche del cristianesimo ed il ‘no’ irrevocabile all’antisemitismo” – si sofferma Francesco rendendo “grazie a Dio, dice, per tutto ciò che di buono è stato realizzato in termini di amicizia e di comprensione reciproca in questi cinquant’anni, perché il Suo Santo Spirito ha accompagnato i nostri sforzi di dialogo”:

“La nostra umana frammentarietà, la nostra diffidenza e il nostro orgoglio sono stati superati grazie allo Spirito di Dio onnipotente, così che tra noi sono andate crescendo sempre più la fiducia e la fratellanza. Non siamo più estranei, ma amici e fratelli”.

 

Tutti i cristiani hanno radici ebraiche
Del resto, sottolinea il Papa, “i cristiani, tutti i cristiani, hanno radici ebraiche”. E per questo motivo, riconosce, “fin dalla sua nascita, l’International Council of Christians and Jews ha accolto le varie confessioni cristiane”. Pur “con prospettive diverse”, afferma Francesco, confessiamo “lo stesso Dio, Creatore dell’universo e Signore della storia. Ed Egli, nella sua infinita bontà e sapienza, benedice sempre il nostro impegno di dialogo”:

“Le confessioni cristiane trovano la loro unità in Cristo; l’ebraismo trova la sua unità nella Torah. I cristiani credono che Gesù Cristo è la Parola di Dio fattasi carne nel mondo; per gli ebrei la Parola di Dio è presente soprattutto nella Torah. Entrambe le tradizioni di fede hanno per fondamento il Dio Unico, il Dio dell’Alleanza, che si rivela agli uomini attraverso la sua Parola. Nella ricerca di un giusto atteggiamento verso Dio, i cristiani si rivolgono a Cristo quale fonte di vita nuova, gli ebrei all’insegnamento della Torah”.

“Questo tipo di riflessione teologica sul rapporto tra ebraismo e cristianesimo prende le mosse – osserva il Papa – proprio dalla “Nostra aetate”, definita un “solido fondamento” dal quale si possono e devono produrre, sollecita, nuovi sviluppi in materia. Così come consolidato, ricorda Francesco, è anche il “grande interesse” col quale la Santa Sede segue le attività dell’International Council, in particolare dal 1974, anno di creazione della Commissione vaticana per i rapporti religiosi con l’ebraismo. I vostri convegni annuali, conclude con gratitudine il Papa, “danno un notevole contributo al dialogo ebraico-cristiano”.

 

(Da Radio Vaticana)

 

Liturgia del giorno: Audio Salmo 26(25)

30 giugno 2015

La tua bontà, Signore, è davanti ai miei occhi.

 
[1] Di Davide.
Signore, fammi giustizia:
nell’integrità ho camminato,
confido nel Signore, non potrò vacillare.

[2] Scrutami, Signore, e mettimi alla prova,
raffinami al fuoco il cuore e la mente.

[3] La tua bontà è davanti ai miei occhi
e nella tua verità dirigo i miei passi.

[4] Non siedo con gli uomini mendaci
e non frequento i simulatori.

[5] Odio l’alleanza dei malvagi,
non mi associo con gli empi.

[6] Lavo nell’innocenza le mie mani
e giro attorno al tuo altare, Signore,

[7] per far risuonare voci di lode
e per narrare tutte le tue meraviglie.

[8] Signore, amo la casa dove dimori
e il luogo dove abita la tua gloria.

[9] Non travolgermi insieme ai peccatori,
con gli uomini di sangue non perder la mia vita,

[10] perché nelle loro mani è la perfidia,
la loro destra è piena di regali.

[11] Integro è invece il mio cammino;
riscattami e abbi misericordia.

[12] Il mio piede sta su terra piana;
nelle assemblee benedirò il Signore.

 

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

Scrutami, Signore, e mettimi alla prova, raffinami al fuoco il cuore e la mente.

 

foto di Dio ti ama.

 

«Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?».

Mt 8,23-27

 

 

 

 

 

Credo nel Signore Gesù Cristo 

 
Credo in Te, Signore Gesù Cristo, Figlio eternamente amato, mandato nel mondo per riconciliare i peccatori col Padre. Tu sei la pura accoglienza dell’Amore, Tu che ami nella gratitudine infinita, e ci insegni che anche il ricevere è divino, e il lasciarsi amare non meno divino che l’amare. Tu sei la Parola eterna uscita dal Silenzio nel dialogo senza fine dell’Amore, l’Amato che tutto riceve e tutto dona. I giorni della Tua carne, totalmente vissuti in obbedienza al Padre, il silenzio di Nazaret, la primavera di Galilea, il viaggio a Gerusalemme, la storia della passione, la vita nuova della Pasqua di risurrezione, ci contagiano il grazie dell’amore, e fanno di noi, nella sequela di Te, coloro che hanno creduto all’Amore e vivono nell’attesa della Tua venuta.

 

Bruno Forte 

Vangelo (Mt 8,28-34) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 1 Luglio 2015) con commento comunitario

30 giugno 2015

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,28-34)

In quel tempo, essendo Gesù giunto all’altra riva del mare di Tiberiade, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada.

Cominciarono a gridare: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?».

A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci a pascolare; e i demòni presero a scongiurarlo dicendo: «Se ci scacci, mandaci in quella mandria».

Egli disse loro: «Andate!». Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti.
I mandriani allora fuggirono ed entrati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati.

Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio.

Questo è il Vangelo dell’ 1 Luglio, quello del 30 Giugno lo potete trovare qualche post più sotto

Santi Primi martiri della santa Chiesa di Roma. Omelia del Beato Paolo VI

30 giugno 2015

SOLENNE CONCELEBRAZIONE A CONCLUSIONE DELL’«ANNO DELLA FEDE»
NEL CENTENARIO DEL MARTIRIO DEGLI APOSTOLI PIETRO E PAOLO

OMELIA DI SUA SANTITÀ PAOLO VI*

Piazza San Pietro – Domenica, 30 giugno 1968

 

Venerati Fratelli e diletti Figli.

Con questa solenne Liturgia Noi concludiamo la celebrazione del XIX centenario del martirio dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, e diamo così all’«Anno della Fede» il suo coronamento: l’avevamo dedicato alla commemorazione dei Santi Apostoli per attestare il nostro incrollabile proposito di fedeltà al Deposito della fede (Cfr. 1 Tim. 6, 20) che essi ci hanno trasmesso, e per rafforzare il nostro desiderio di farne sostanza di vita nella situazione storica, in cui si trova la Chiesa pellegrina nel mondo.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Dal secondo libro di Samuele 2, 1-11; 3, 1-5

30 giugno 2015

Davide viene consacrato re di Giuda e di Ebron

In quei giorni Davide consultò il Signore dicendo: «Devo andare in qualcuna delle città di Giuda?». Il Signore gli rispose: «Va’!». Chiese ancora Davide: «Dove andrò?». Rispose: «A Ebron». Davide dunque andò là con le sue due mogli, Achinoam di Izreel e Abigail, già moglie di Nabal da Carmel. Davide portò con sé anche i suoi uomini, ognuno con la sua famiglia, e abitarono nella città di Ebron. Vennero allora gli uomini di Giuda e qui unsero Davide re sulla casa di Giuda.

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Se io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo. Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo

30 giugno 2015

(Disc. 47, 12-14; CCL 41, 582-584)

Questo è il nostro vanto: la testimonianza della coscienza (cfr. 2 Cor 1, 12). Vi sono uomini avventati, detrattori, delatori, mormoratori, che cercano di congetturare quello che non vedono e si adoperano perfino a diffondere quello che neppure sono in grado di sospettare. Contro costoro che cosa resta, se non la testimonianza della nostra coscienza? Infatti, fratelli, neppure in quelli ai quali vogliamo piacere, noi pastori di anime, cerchiamo o dobbiamo cercare la nostra gloria, bensì mirare alla loro salvezza, in modo che, se ci comportiamo rettamente, essi non abbiano ad andare fuori strada nel tentativo di seguirci. Siano nostri imitatori, solo se almeno noi siamo imitatori di Cristo. Se invece non siamo imitatori di Cristo, lo siano almeno essi. Egli infatti pasce il suo gregge e, con tutti quelli che pascolano come si deve il loro gregge, vi è egli solo, perché tutti sono in lui.

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Preghiere dei Santi a Maria: S.Bernardino da Siena ( A Maria )

30 giugno 2015

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Preghiera della sera. Vita di San Paolo apostolo, di San Giovanni Bosco

29 giugno 2015

Conversione San Paolo di Caravaggio

Luca. – I Filippesi mandano sussidii a S. Paolo. – Malattia e guarigione di Epafrodito. – Lettera ai Filippesi. – Conversione di Onesimo. Anno di G. C. 61

Quanto abbiamo finora detto delle azioni di S. Paolo fu quasi letteralmente ricavato dal libro degli atti degli Apostoli scritto da S. Luca. Questo predicator del Vangelo continuò ad essere fedele compagno di S. Paolo; egli predicò il vangelo nell’Italia, nella Dalmazia, nella Macedonia, e terminò la vita col martirio in Patrasso città dell’ Acaja. Egli era medico, pittore e scultore. Ci sono molte statue e molte pitture della B. Vergine venerate in diversi paesi che si attribuiscono a S. Luca. Ritorniamo a S. Paolo.

Due fatti sono specialmente memorabili nella vita di questo santo Apostolo mentre era prigione in Roma. Uno riguardo ai fedeli di Filippi, l’altro alla conversione di Onesimo.

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L’Imitazione di Cristo, Libro II di IV, Capitolo Ottavo

29 giugno 2015

L’INTIMA AMICIZIA CON GESÙ

sacro cuore di Gesù

Quando Gesù è presente, c’è tutto il bene e nulla sembra difficile; quando Egli non è presente, tutto riesce gravoso. Quando Gesù non ci parla dentro, ogni conforto è vano; ma se Gesù dice anche una sola parola, si assapora un grande conforto. Maria Maddalena forse che non balzò subito dal luogo del suo pianto, quando Marta le disse: “Il Maestro è qui e ti chiama” (Gv 11,28)? Felice il momento in cui Gesù ci chiama dalle lacrime alle gioie dello spirito! Quanto arido e duro sei, senza Gesù! Quanto insensato e sciocco, se desideri qualche cosa d’altro, che non sia Gesù! Non è questo, forse, maggior danno che se tu perdessi il mondo intero? Che cosa ti può dare il mondo, se non hai Gesù? Essere senza Gesù è un tormento d’Inferno; essere con Gesù è una dolcezza di Paradiso. Se Gesù sarà con te, nessun nemico ti potrà fare del male. Chi trova Gesù, trova un tesoro di beni; anzi, il Bene che è sopra ogni bene. E chi perde Gesù, perde infinitamente molto: più che se perdesse tutto il mondo. É infinitamente indigente chi vive senza Gesù; ricchissimo, chi sta saldamente con Gesù. È grande avvedutezza saper entrare in familiarità con Gesù; grande sapienza è saperselo conservare amico. Sii umile e mite, e Gesù sarà con te. Sii pio e tranquillo, e Gesù rimarrà con te. Puoi in un attimo allontanare da te Gesù e perdere la sua Grazia, se vorrai ripiegarti sulle cose esteriori.

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Vangelo (Mt 8,23-27) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 30 Giugno 2015) con commento comunitario

29 giugno 2015

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,23-27)

In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.
Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.
Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

Questo è il Vangelo del 30 Giugno, quello del 29 Giugno lo potete trovare qualche post più sotto

Seconda Lettura, Solennità Santi Pietro e Paolo

29 giugno 2015

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo

Ora mi resta soltanto la corona di giustizia.

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Santi Pietro e Paolo. Omelia del Papa: persecuzioni anticristiane nel silenzio

29 giugno 2015

2015-06-29 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo, Papa Francesco ha presieduto nella Basilica vaticana la Santa Messa con la benedizione dei Palli per i nuovi arcivescovi metropoliti.  

 

 

Ancora oggi persecuzioni contro i cristiani nel silenzio di tutti
“La lettura tratta dagli Atti degli Apostoli – ha esordito nell’omelia il Papa – ci parla della prima comunità cristiana assediata dalla persecuzione. Una comunità duramente perseguitata da Erode che «fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni» e «fece arrestare anche Pietro … Lo fece catturare e lo gettò in carcere» (12,2-4). Tuttavia, non vorrei soffermarmi sulle atroci, disumane e inspiegabili persecuzioni, purtroppo ancora oggi presenti in tante parti del mondo, spesso sotto gli occhi e nel silenzio di tutti. Vorrei invece oggi venerare il coraggio degli Apostoli e della prima comunità cristiana; il coraggio di portare avanti l’opera di evangelizzazione, senza timore della morte e del martirio, nel contesto sociale di un impero pagano; venerare la loro vita cristiana che per noi credenti di oggi è un forte richiamo alla preghiera, alla fede e alla testimonianza”.

Le comunità cristiane vanno avanti solo grazie alla preghiera perseverante
Un richiamo alla preghiera. La comunità – ha detto Francesco – era una Chiesa in preghiera: «Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui» (At 12,5). E se pensiamo a Roma, le catacombe non erano luoghi per sfuggire alle persecuzioni ma erano, innanzitutto, luoghi di preghiera, per santificare la domenica e per elevare, dal grembo della terra, un’adorazione a Dio che non dimentica mai i suoi figli. La comunità di Pietro e di Paolo ci insegna che una Chiesa in preghiera è una Chiesa “in piedi”, solida, in cammino! Infatti, un cristiano che prega è un cristiano protetto, custodito e sostenuto, ma soprattutto non è solo. E prosegue la prima lettura: «Pietro … stava dormendo, mentre davanti alle porte le sentinelle custodivano il carcere. Ed ecco, gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro … E le catene gli caddero dalle mani» (At 12,6-7). Pensiamo a quante volte il Signore ha esaudito la nostra preghiera inviandoci un Angelo? Quell’Angelo che inaspettatamente ci viene incontro per tirarci fuori da situazioni difficili. Per strapparci dalle mani della morte e del maligno; per indicarci la via smarrita; per riaccendere in noi la fiamma della speranza; per donarci una carezza; per consolare il nostro cuore affranto; per svegliarci dal sonno esistenziale; o semplicemente per dirci: “Non sei solo”.  Quanti angeli Egli mette sul nostro cammino! Ma noi, presi dalla paura o dall’incredulità, oppure dall’euforia, li lasciamo fuori dalla porta – esattamente come avvenne a Pietro quando bussò alla porta della casa e «una serva di nome Rode, si avvicinò per sentire chi era. Riconosciuta la voce di Pietro, però, per la gioia non aprì la porta» (At 12,13-14). Nessuna comunità cristiana può andare avanti senza il sostegno della preghiera perseverante! La preghiera che è l’incontro con Dio, con Dio che non delude mai; con il Dio fedele alla sua parola; con Dio che non abbandona i suoi figli. Si chiedeva Gesù: «Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui?» (Lc 18,7). Nella preghiera il credente esprime la sua fede, la sua fiducia, e Dio esprime la sua vicinanza, anche attraverso il dono degli Angeli, i suoi messaggeri”.

Tante forze cercano di annientare la Chiesa, ma la Chiesa resta salda
Poi, il richiamo alla fede: “nella seconda lettura san Paolo scrive a Timoteo: «Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo … e così fui liberato dalla bocca del leone. Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno» (2 Tm 4,17-18). Dio non toglie i suoi figli dal mondo o dal male, ma dona loro la forza per vincerli. Soltanto chi crede può dire veramente: «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla» (Sal 23,1). Quante forze, lungo la storia, hanno cercato – e cercano – di annientare la Chiesa, sia dall’esterno sia dall’interno, ma vengono tutte annientate e la Chiesa rimane viva e feconda!, rimane inspiegabilmente salda perché, come dice san Paolo, possa acclamare «a Lui la gloria nei secoli dei secoli» (2 Tm 4,18)”.

La Chiesa non è dei Papi, dei vescovi o dei fedeli: è di Cristo
“Tutto passa – ha osservato il Papa – solo Dio resta. Infatti, sono passati regni, popoli, culture, nazioni, ideologie, potenze, ma la Chiesa, fondata su Cristo, nonostante le tante tempeste e i molti peccati nostri, rimane fedele al deposito della fede nel servizio, perché la Chiesa non è dei Papi, dei vescovi, dei preti e neppure dei fedeli, è solo e soltanto di Cristo. Solo chi vive in Cristo promuove e difende la Chiesa con la santità della vita, sull’esempio di Pietro e di Paolo. I credenti nel nome di Cristo hanno risuscitato i morti; hanno guarito gli infermi; hanno amato i loro persecutori; hanno dimostrato che non esiste una forza in grado di sconfiggere chi possiede la forza della fede!”.

La Chiesa ha vinto il male grazie alla testimonianza coraggiosa dei suoi figli
C’è infine il richiamo alla testimonianza: “Pietro e Paolo, come tutti gli Apostoli di Cristo che nella vita terrena hanno fecondato con il loro sangue la Chiesa, hanno bevuto al calice del Signore, e sono diventati gli amici di Dio. Paolo, con tono commovente, scrive a Timoteo: «Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione» (2 Tm 4,6-8). Una Chiesa o un cristiano senza testimonianza è sterile; un morto che pensa di essere vivo; un albero secco che non dà frutto; un pozzo arido che non dà acqua! La Chiesa ha vinto il male grazie alla testimonianza coraggiosa, concreta e umile dei suoi figli. Ha vinto il male grazie alla proclamazione convinta di Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», e alla promessa eterna di Gesù (cfr Mt 16,13-18)”.

Vescovi, uomini di preghiera, di fede e testimoni
“Cari Arcivescovi che oggi ricevete il pallio – ha detto Francesco – esso è il segno che rappresenta la pecora che il pastore porta sulle sue spalle come il Cristo, Buon Pastore, ed è pertanto simbolo del vostro compito pastorale; esso è «segno liturgico della comunione che unisce la Sede di Pietro e il suo Successore ai Metropoliti e, per loro tramite, agli altri Vescovi del mondo» (Benedetto XVI, Angelus del 29 giugno 2005). Oggi, con il pallio, vorrei affidarvi questo richiamo alla preghiera, alla fede e alla testimonianza. La Chiesa vi vuole uomini di preghiera, maestri di preghiera; che insegnino al popolo a voi affidato dal Signore che la liberazione da tutte le prigionie è soltanto opera di Dio e frutto della preghiera, che Dio nel momento opportuno invia il suo angelo a salvarci dalle tante schiavitù e dalle innumerevoli catene mondane. Anche voi per i più bisognosi siate angeli e messaggeri della carità!”.

Non c’è testimonianza senza vita coerente
“La Chiesa – ha rilevato il Papa – vi vuole uomini di fede, maestri di fede: che insegnino ai fedeli a non aver paura dei tanti Erode che affliggono con persecuzioni, con croci di ogni genere. Nessun Erode è in grado di spegnere la luce della speranza, della fede e della carità di colui che crede in Cristo! La Chiesa vi vuole uomini di testimonianza. Diceva san Francesco ai suoi frati: predicate sempre il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole! (cfr Fonti Francescane, 43). Non c’è testimonianza senza una vita coerente!”.

Testimoni che non si vergognano del Nome di Cristo e della sua Croce
“Oggi – ha affermato – non c’è tanto bisogno di maestri, ma di testimoni coraggiosi, convinti e convincenti; testimoni che non si vergognano del Nome di Cristo e della sua Croce né di fronte ai leoni ruggenti né davanti alle potenze di questo mondo. Sull’esempio di Pietro e di Paolo e di tanti altri testimoni lungo tutta la storia della Chiesa, testimoni che, pur appartenendo a diverse confessioni cristiane, hanno contribuito a manifestare e a far crescere l’unico Corpo di Cristo. E questo mi piace sottolinearlo alla presenza – sempre molto gradita – della Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, inviata dal caro fratello Bartolomeo I. La cosa è tanto semplice: perché la testimonianza più efficace e più autentica è quella di non contraddire, con il comportamento e con la vita, quanto si predica con la parola e quanto si insegna agli altri! Insegnate la preghiera pregando; annunciate la fede credendo; date testimonianza vivendo!”.

 

 

(Da Radio Vaticana)

L’armatura di Dio

29 giugno 2015

foto di GESù TI AMO.

 

 

 
“Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace; prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno. Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio…

 

” Efesini 6:13-17


L’Apostolo Paolo, guidato dallo Spirito Santo, in Efesini 6:14 ci consiglia cosa fare per resistere nei giorni di lotta. Egli dice che dobbiamo vestire l’armatura di Dio per poter far fronte ai giorni malvagi. Nel testo sono elencate le varie parti di cui è composta questa armatura.

Ogni pezzo designa le forme di attacco del nemico contro di noi e la provvidenza di Dio verso ogni tipo di attacco.
L’armatura è di Dio, quindi è Lui che ci provvede ogni pezzo.

Noi non sappiamo quando arriverà il giorno malvagio, perciò dobbiamo indossare sempre l’armatura di Dio. Tutti i pezzi dell’armatura rappresentano armi da difesa ad eccezione della spada dello Spirito che è arma di attacco.

Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Dalla lettera ai Galati di san Paolo, apostolo 1, 15 – 2, 10

29 giugno 2015

Incontro di Pietro e Paolo a Gerusalemme

Fratelli, quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.
In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo, io attesto davanti a Dio che non mentisco. Quindi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia. Ma ero sconosciuto personalmente alle Chiese della Giudea che sono in Cristo; soltanto avevano sentito dire: «Colui che una volta ci perseguitava, va ora annunziando la fede che un tempo voleva distruggere». E glorificavano Dio a causa mia.

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Preghiera del giorno : PREGHIERA AI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO

29 giugno 2015

O Santi Apostoli Pietro e Paolo, io N.N. vi eleggo oggi e per sempre come miei

speciali protettori ed avvocati, e mi rallegro umilmente, tanto con voi, o San Pietro

principe degli Apostoli, perchè siete quella pietra su cui Iddio edificò la sua Chiesa,

che con voi, o San Paolo, prescelto da Dio per vaso di elezione e predicatore della verità,

e vi prego di ottenermi viva fede, speranza ferma e carità perfetta, totale distacco da

me stesso, disprezzo del mondo, pazienza nelle avversità e umiltà nelle prosperità,

attenzione nell’orazione, purità di cuore, retta intenzione nell’operare,

diligenza nell’adempiere gli obblighi del mio stato, costanza nei proponimenti,

rassegnazione al volere di Dio, e perseveranza nella divina grazia sino alla morte.

E così, mediante la vostra intercessione, ed i gloriosi vostri meriti, superate le tentazioni

del mondo, del demonio e della carne, sia fatto degno di venire dinanzi al cospetto

del supremo ed eterno Pastore delle anime, Gesù Cristo, il quale

con il Padre e con lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli, per goderlo

ed amarlo eternamente. Così sia.

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Santi Pietro e Paolo. Omelia di Benedetto XVI

29 giugno 2015

Guido Reni, SS. Pietro e Paolo, Pinacoteca di Brera, Milano

SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Basilica di San Pietro
Mercoledì, 29 giugno 2005

 

Cari fratelli e sorelle,

La festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo è insieme una grata memoria dei grandi testimoni di Gesù Cristo e una solenne confessione in favore della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. È anzitutto una festa della cattolicità. Il segno della Pentecoste – la nuova comunità che parla in tutte le lingue e unisce tutti i popoli in un unico popolo, in una famiglia di Dio – è diventato realtà. La nostra assemblea liturgica, nella quale sono riuniti Vescovi provenienti da tutte le parti del mondo, persone di molteplici culture e nazioni, è un’immagine della famiglia della Chiesa distribuita su tutta la terra. Stranieri sono diventati amici; al di là di tutti i confini, ci riconosciamo fratelli. Con ciò è portata a compimento la missione di san Paolo, che sapeva di “essere liturgo di Gesù Cristo tra i pagani… oblazione gradita, santificata dallo Spirito Santo” (Rm 15,16). Lo scopo della missione è un’umanità divenuta essa stessa una glorificazione vivente di Dio, il culto vero che Dio s’aspetta: è questo il senso più profondo di cattolicità – una cattolicità che già ci è stata donata e verso la quale tuttavia dobbiamo sempre di nuovo incamminarci. Cattolicità non esprime solo una dimensione orizzontale, il raduno di molte persone nell’unità; esprime anche una dimensione verticale: solo rivolgendo lo sguardo a Dio, solo aprendoci a Lui noi possiamo diventare veramente una cosa sola. Come Paolo, così anche Pietro venne a Roma, nella città che era il luogo di convergenza di tutti i popoli e che proprio per questo poteva diventare prima di ogni altra espressione dell’universalità del Vangelo. Intraprendendo il viaggio da Gerusalemme a Roma, egli sicuramente si sapeva guidato dalle voci dei profeti, dalla fede e dalla preghiera d’Israele. Fa parte infatti anche dell’annuncio dell’Antica Alleanza la missione verso tutto il mondo: il popolo di Israele era destinato ad essere luce per le genti. Il grande salmo della Passione, il salmo 21, il cui primo versetto “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Gesù ha pronunciato sulla croce, terminava con la visione: “Torneranno al Signore tutti i confini della terra, si prostreranno davanti a Lui tutte le famiglie dei popoli” (Sal 21,28). Quando Pietro e Paolo vennero a Roma il Signore, che aveva iniziato quel salmo sulla croce, era risuscitato; questa vittoria di Dio doveva ora essere annunciata a tutti i popoli, compiendo così la promessa con la quale il salmo si concludeva.

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