Archive for luglio 2015

Preghiera della sera. Alla Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa

31 luglio 2015

TRIDUO DI RINGRAZIAMENTO ALLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

(Il ringraziamento è il più sicuro mezzo di assicurarci nuove grazie)

O gloriosissima Vergine Immacolata Maria, ecco­ci pieni di riconoscenza innanzi alla tua venerata Im­magine, ad attestarti la nostra gratitudine per la gra­zia che ci hai ottenuto. Nell’innalzare al tuo trono le nostre Suppliche, più volte, o cara Madre, ti abbiamo detto che la tua Misericordia non è mai invocata in­vano; che la tua Medaglia Miracolosa ci era una dol­ce caparra della grazia che aspettavamo da te; ed ora, o pietosissima Madre, ci è caro proclamare al mondo intero, a gloria tua, che nessuno mai ricor­rendo a Te è rimasto inascoltato, che chi vive sotto la protezione e la difesa della Medaglia Miracolosa, si è assicurata la sorgente di tutte le grazie celesti.

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 81(80)

31 luglio 2015

Esultate in Dio, nostra forza.

[1] Al maestro del coro. Su “I torchi…”. Di Asaf.

[2] Esultate in Dio, nostra forza,
acclamate al Dio di Giacobbe.

[3] Intonate il canto e suonate il timpano,
la cetra melodiosa con l’arpa.

[4] Suonate la tromba
nel plenilunio, nostro giorno di festa.

[5] Questa è una legge per Israele,
un decreto del Dio di Giacobbe.

[6] Lo ha dato come testimonianza a Giuseppe,
quando usciva dal paese d’Egitto.
Un linguaggio mai inteso io sento:

[7] “Ho liberato dal peso la sua spalla,
le sue mani hanno deposto la cesta.

[8] Hai gridato a me nell’angoscia
e io ti ho liberato,
avvolto nella nube ti ho dato risposta,
ti ho messo alla prova alle acque di Meriba.

[9] Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire;
Israele, se tu mi ascoltassi!

[10] Non ci sia in mezzo a te un altro dio
e non prostrarti a un dio straniero.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 

 

 

Se il mio popolo mi ascoltasse, se Israele camminasse per le mie vie! Subito piegherei i suoi nemici e contro i suoi avversari porterei la mia mano.

 

 

«Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? Mt 13,54-58

Carissimi,

l’idea di rivolgermi a voi mi è venuta stasera quando, recitando i vespri, ho trovato questa invocazione: «Metti, Signore, una salutare inquietudine in coloro che si sono allontanati da te, per colpa propria o per gli scandali altrui».

Per prima cosa mi son chiesto se, nel numero delle mie conoscenze, ci fosse qualcuno che poteva essere raggiunto da questa preghiera.

E mi sono ricordato dite, Giampiero, che, dopo essere passato per tutta la trafila dei gruppi giovanili della parrocchia, un giorno te ne sei andato e non ti sei fatto più vedere.

L’altra sera ti ho incontrato per caso. Pioveva. Eri fermo sul marciapiede e ti ho dato un passaggio. In macchina mi hai chiesto con sufficienza se durante la quaresima continuavo a predicare le «solite chiacchiere» ai giovani, riuniti in cattedrale. Ci son rimasto male, perché mi hai detto chiaro e tondo che tu ormai a quelle cose non ci credevi più da un pezzo, e che al politecnico stavi trovando risposte più utili di quelle che ti davano i preti.

Mi hai raccontato che a Torino hai conosciuto Gigi, ex seminarista e mio alunno di ginnasio, il quale ti parla spesso di me. Ho notato che avevi una punta d’ironia e sembrava che ti divertissi quando hai aggiunto che ora sta con una ragazza, bestemmia come un turco, e fuma lo spinello.

Quando all’improvviso ti ho chiesto se eri felice, mi hai risposto che ne avremmo parlato un’altra volta, perché dovevi scendere e poi era troppo tardi.

Addio, Giampiero! L’invocazione del breviario stasera la rivolgo al Signore per te. E per Gigi. E la rivolgo anche per te, Maria, che ti sei allontanata senza una plausibile ragione. Facevi parte del coro. Ora a messa non ci vai nemmeno a Pasqua. Tu dici che hai visto troppe cose storte anche in chiesa, e che non ti aspettavi certe pugnalate alle spalle proprio da coloro che credono in Dio. Non so che cosa ti sia successo di preciso. Ma l’altro giorno, quando sei venuta da me per implorare un ricovero urgente al Gemelli a favore del tuo bambino che sta male, e io ti ho esortata ad aver fiducia in Dio, e tu sei scoppiata a piangere dicendomi che in Dio non ci credi più… mi è parso di leggere in quelle lacrime, oltre alla paura di poter perdere il figlio, anche l’amarezza di aver perduto il Padre.

Non temere, Maria. Pregherò io per il tuo bambino, perché guarisca presto. Ma anche per te, perché il Signore ti metta nel cuore una salutare inquietudine.

Vedo che non afferri il senso di una preghiera del genere. Di inquietudini nei hai già tante e non è proprio il caso che mi metta anch’io ad aumentartene la dose. Tu sai bene, però, che in fondo io imploro la tua pace. Ecco, infatti, come il breviario prolunga l’invocazione su coloro che si sono allontanati da Dio: «Fa’ che ritornino a te e rimangano sempre nel tuo amore».

E ora, visto che mi sono messo ad assicurare preghiere un po’ per tutti, vorrei rivolgermi anche a voi che, pur non essendovi mai allontanati da Dio, non riuscite ugualmente a trovar riposo nella vostra vita.

Per sè parrebbe un controsenso. Perché Dio è la fontana della pace, e chi si lascia da lui possedere non può soffrire i morsi dell’inquietudine. Però sta di fatto che, o per difetto di affido alla sua volontà, o per eccesso di calcolo sulle proprie forze, o per uno squilibrio di rapporti tra debolezza e speranza, o chi sa per quale misterioso disegno, è tutt’altro che rara la coesistenza di Dio con l’insoddisfazione cronica dello spirito.

Mi rivolgo perciò a voi, icone sacre dell’irrequietezza, per dirvi che un piccolo segreto di pace ce l’avrei anch’io da confidarvelo.

A voi, per i quali il fardello più pesante che dovete trascinare siete voi stessi. A voi, che non sapete accettarvi e vi crogiolate nelle fantasie di un vivere diverso. A voi, che fareste pazzie per tornare indietro nel tempo e dare un’altra piega all’esistenza. A voi, che ripercorrete il passato per riesaminare mille volte gli snodi fatali delle scelte che oggi rifiutate. A voi, che avete il corpo qui, ma l’anima ce l’avete altrove. A voi, che avete imparato tutte le astuzie del «bluff» perché sapete che anche gli altri si sono accorti della vostra perenne scontentezza, ma non volete farla pesare su nessuno e la mascherate con un sorriso quando, invece, dentro vi sentite morire. A voi, che trovate sempre da brontolare su tutto, e non ve ne va mai a genio una, e non c’è bicchiere d’acqua limpida che non abbia il suo fondiglio di detriti.

A tutti voi voglio ripetere: non abbiate paura. La sorgente di quella pace, che state inseguendo da una vita, mormora freschissima dietro la siepe delle rimembranze presso cui vi siete seduti.
Non importa che, a berne, non siate voi. Per adesso, almeno.

Ma se solo siete capaci di indicare agli altri la fontana, avrete dato alla vostra vita il contrassegno della riuscita più piena. Perché la vostra inquietudine interiore si trasfigurerà in «prezzo da pagare» per garantire la pace degli altri.

O, se volete, non sarà più sete di «cose altre», ma bisogno di quel «totalmente Altro» che, solo, può estinguere ogni ansia di felicità.

Vi auguro che stasera, prima di andare a dormire, abbiate la forza di ripetere con gioia le parole di Agostino, vostro caposcuola: «O Signore, tu ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te».

 

Breve riepilogo delle apparizioni mariane riconosciute

31 luglio 2015

http://mobile.avvenire.it/Chiesa/Pagine/Le-15-apparizioni-riconosciute-dalla-Chiesa-.aspx?path=Pagine%2F

Forse un’epoca nuova, l’era dell’Immacolata, principia in modo almeno più diffusamente manifesto con le apparizioni a santa Caterina Laboure’.

Vangelo (Mt 14,1-12) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 1 Agosto 2015) con commento comunitario

31 luglio 2015

SANT’ALFONSO MARIA DE LIGUORI, vescovo e dottore della Chiesa

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,1-12)

In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».

Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.

Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».

Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.

I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.

Questo è il Vangelo dell’ 1 Agosto, quello del 31 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto

Sant’Ignazio di Loyola. Messaggio di San Giovanni Paolo II

31 luglio 2015

MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II 
A PADRE PETER-HANS KOLVENBACH, 
PREPOSITO GENERALE DELLA COMPAGNIA DI GESÙ

Martedì, 31 luglio 1990

 

Al reverendissimo padre P. Peter-Hans Kolvenbach, 
preposito generale della Compagnia di Gesù.

1. Ho appreso con viva soddisfazione che in occasione del 500° anniversario della nascita di sant’Ignazio di Loyola, avvenuta nel 1491, e del 450° anniversario dell’approvazione di codesta Compagnia di Gesù, a opera di Paolo II con la bolla Regimini militantis Ecclesiae, del 27 settembre 1540, ella ha indetto un “anno ignaziano”, che inizierà il 27 settembre 1990 e si concluderà il 31 luglio 1991, a ricordo del giorno in cui, nel 1556, il santo fondatore morì a Roma, nella sua cameretta accanto alla cappella della Madonna della Strada.

Mi fa pure piacere sapere che eventi così importanti saranno celebrati, oltre che con manifestazioni esterne, anche, e soprattutto, con un rinnovamento della vita religiosa e dello slancio apostolico della stessa Compagnia di Gesù, e con l’impegno a compiere sempre meglio quello che sant’Ignazio fece e raccomandò di fare.

In considerazione degli stretti vincoli che legano la Compagnia di Gesù alla Sede apostolica, mi unisco spiritualmente a tali celebrazioni, incoraggiando i fervidi propositi e accompagnandoli con la mia preghiera.

2. L’anniversario della nascita di sant’Ignazio richiama alla mente il cammino che egli, quale pellegrino, come amava definirsi, percorse, guidato dal suo Signore, padrone della storia e degli umani destini, divenendo, da valoroso cavaliere di un sovrano terreno, eroico cavaliere del Re eterno, Cristo Gesù. La ferita che riportò a Pamplona, la lunga convalescenza a Loyola, le letture, le riflessioni e meditazioni sotto l’influsso della grazia, i diversi stati d’animo per i quali il suo spirito passava, operarono gradatamente in lui una radicale conversione: dai sogni di una vita mondana a una piena consacrazione a Cristo, che avvenne ai piedi della Madonna di Montserrat e maturò nel ritiro di Manresa.

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Provate gli spiriti se sono da Dio. Dagli «Atti» raccolti da Ludovico Consalvo dalla bocca di sant’Ignazio

31 luglio 2015

(Cap. 1, 5-9; Acta SS. Iulii, 7, 1868, 647)

Essendo stato appassionato divoratore di romanzi e d’altri libri fantasiosi sulle imprese mirabolanti di celebri personaggi, quando cominciò a sentirsi in via di guarigione, Ignazio domandò che gliene fossero dati alcuni tanto per ingannare il tempo. Ma nella casa, dove era ricoverato, non si trovò alcun libro di quel genere, per cui gliene furono dati due intitolati «Vita di Cristo» e «Florilegio di santi», ambedue nella lingua materna.

Si mise a leggerli e rileggerli, e man mano che assimilava il loro contenuto, sentiva nascere in sé un certo interesse ai temi ivi trattati. Ma spesso la sua mente ritornava a tutto quel mondo immaginoso descritto dalle letture precedenti. In questo complesso gioco di sollecitazioni si inserì l’azione di Dio misericordioso.

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Preghiera della sera. Alla Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa

30 luglio 2015

SUPPLICA ALLA MADONNA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

Da recitarsi alle 17 del 27 novembre, festa della Medaglia Miracolosa, in ogni 27 del mese e in ogni urgente necessità.

O Vergine Immacolata, noi sappiamo che sempre ed ovunque sei disposta ad esaudire le preghiere dei tuoi figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui ti compiaci di spargere più abbondantemente i tesori delle tue grazie. Ebbene, o Maria, eccoci qui prostrati davanti a te, proprio in quello stesso giorno ed ora benedetta, da te prescelta per la manifestazione della tua Medaglia.

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Tweet del Papa

30 luglio 2015

La testimonianza più efficace sul matrimonio è la vita esemplare degli sposi cristiani.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), 30 luglio 2015 – h. 10:30

Vangelo (Mt 13,54-58) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 31 Luglio 2015) con commento comunitario

30 luglio 2015

Sant’Ignazio di Loyola – Memoria

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,54-58)

In quel tempo, Gesù venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Questo è il Vangelo del 31 Luglio, quello del 30 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto

La Chiesa, sposa di Cristo. Dalle «Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme, vescovo

30 luglio 2015

(Catech. 18, 26-29; PG 33, 1047-1050)

Chiesa «cattolica»: questo è infatti il nome proprio di questa santa madre di tutti noi, la quale è veramente anche la sposa del Signore nostro Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio. Sta scritto infatti: «Cristo ha amato la Chiesa, e ha dato se stesso per lei» (Ef 5, 25), e tutto quel che segue. Essa porta in sé la figura e l’immagine della Gerusalemme di lassù, che è libera e madre di tutti noi (cfr. Gal 4, 26). Essa prima era stata infeconda, ma ora è genitrice di numerosa prole.

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Preghiera della sera. Alla Vergine Immacolata della Medaglia Miracolosa

29 luglio 2015

NOVENA ALLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

Da ripetere per nove giorni consecutivi

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I Sogni di San Giovanni Bosco: «Amico venerato, siateci padre diletto»

29 luglio 2015

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Durante gli Esercizi Spirituali che precedettero il primo Capito lo Generale della Società Salesiana nel 1877, Don Bosco narrava che, poco prima di ricevere una lettera del Vescovo di Fréjus, che lo invitava ad aprire in Francia una scuola agricola a La Navarre, aveva fatto questo sogno.
Gli parve di trovarsi in una regione che non era quella di Torino. C’era una casa rustica e disadorna, davanti alla quale si stendeva una piccola aia. Dalla camera, dove egli si trovava, si accedeva per mezzo di alcuni scalini ad altre camere, le une situate più in alto, le altre più in basso; e tutto intorno alla stanza girava una rastrelliera, da cui pendevano vari strumenti agricoli.
Il luogo appariva deserto e silenzioso, quand’ecco giungere alle sue orecchie la voce di un ragazzo. Guarda e vede nell’aia un fanciullo di 10 o 12 anni, vestito da artigiano, e vicino a lui una Donna pulita e assestata, che aveva l’apparenza di una campagnola. Il ragazzo cantava in francese: «Amico venerato, siateci padre di letto ». Don Bosco si domandava che cosa significasse e il ragazzo continuava a cantare: «I miei compagni ti diranno ciò che voglia mo». Ed ecco avanzarsi dal campo incolto verso l’aia, una moltitudine di giovani, che cantavano in pieno coro: «O nostra guida, conduceteci al giardino dei buoni costumi». Domandò chi fossero, e gli fu risposto sempre cantando: «La nostra patria è il paese di Maria».
A queste parole la Donna prese per mano il fanciullo che aveva parlato per primo e, accennando agli altri di seguirla, s’incamminò verso un’aia più grande, non molto lontana, di fronte alla quale sorgeva un altro fabbricato. Giunta colà, la Donna, che intanto aveva assunto un aspetto misterioso, si volse a Don Bosco e gli disse:
— Questi giovani sono tutti tuoi.
— Miei?! — rispose il Santo —. E con quale autorità voi mi date questi giovanetti? Non sono né vostri né miei; sono del Signore.
— Con quale autorità? Sono i miei figli: a te li affido.
— Ma come farò io a sorvegliare tanta gioventù così vispa e chiassosa?
— Osserva! — disse la Donna.
Don Bosco si voltò e vide avanzarsi un’altra schiera numerosissima di giovani, sopra dei quali Ella gettò un gran velo che li coprì tutti; quindi trasse il velo a sé, ed ecco si videro quei giovani tra sformati in altrettanti preti e chierici.
— E questi preti e chierici sono miei? — chiese Don Bosco.
— Saranno tuoi se saprai formarteli.
E fatto cenno a tutti i giovani di raccogliersi attorno a Lei, die de un segnale e quelli cominciarono a cantare a pieno coro: Gloria, laus, honor et gratiarum actio Domino Deo Sabaoth! (Gloria, onore e lode, ringraziamento al Signore Dio degli eserciti).
A questo punto Don Bosco si svegliò.
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Liturgia del giorno: Audio Salmo 34(33)

29 luglio 2015

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

[1]
[Alef 2] Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.

[Bet 3] Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

[Ghimel 4] Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.

[Dalet 5] Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

[He 6] Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.

[Zain 7] Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

[Het 8] L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.

[Tet 9] Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.

[Iod 10] Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.

[Caf 11] I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene.

[Lamed 12] Venite, figli, ascoltatemi:
vi insegnerò il timore del Signore.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 

 

Il Signore riscatta la vita dei suoi servi; non sarà condannato chi in lui si rifugia.

 

 

 «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».Gv 11,19-27

 

 

Accoglimi, o Dio, in te mi rifugio  

Tonino Lasconi

Accoglimi, o Dio, in te mi rifugio.
Ho scelto la tua via voglio seguirti.
Ma faccio presto a stancarmi allora mi scoraggio.
In questi momenti, mi vien voglia di scegliere le strade più facili:
fare le cose tanto per farle,
disinteressarmi degli altri,
accontentarmi di un bel vestito
o di un bel paio dì scarpe,
gironzolare per ore
masticando gomme e leccando gelati.
Accoglimi, Dio, in te mi rifugio.
Non voglio vivere al lumicino
quando tu mi hai dato energie per essere un faro.
Accoglimi, Dio!
Come un bambino nel seno di sua madre,
mi rifugio in te.
In te, che sei mio padre e mia madre;
buono e forte; misericordioso e potente.
Accoglimi, o Dio, in te mi rifugio.

 

 

 

Vangelo (Mt 13,47-53) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 30 Luglio 2015) con commento comunitario

29 luglio 2015

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,47-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

Questo è il Vangelo del 30 Luglio, quello del 29 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto

Santa Marta di Betania. Udienza Generale di San Giovanni Paolo II

29 luglio 2015

GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 4 gennaio 1995

 

1 Nella tradizione cristiana è sempre stato attribuito un posto eminente alla contemplazione come espressione altissima della vita spirituale e momento culminante del processo della preghiera. L’atto contemplativo dà pienezza di significato alla vita religiosa, qualunque essa sia, come conseguenza della speciale consacrazione costituita dalla professione dei consigli evangelici. In forza di questa consacrazione, la vita religiosa è – e non può non essere – vita di preghierae quindi di contemplazione, anche quando nella impostazione della spiritualità e nella pratica il tempo attribuito alla preghiera non è esclusivo né preponderante.

Per questo il Concilio afferma: “È necessario che i membri di qualsiasi Istituto, avendo di mira unicamente e sopra ogni cosa Iddio, congiungano la contemplazione, con cui siano in grado di aderire a Dio con la mente e col cuore, e l’ardore apostolico” (Perfectae Caritatis, 5). Così il Concilio sottolinea che la contemplazione non s’impone soltanto negli Istituti di vita puramente contemplativa, ma in tutti gli Istituti, anche in quelli che si dedicano ad opere apostoliche molto impegnative. L’impegno della preghiera è essenziale in ogni vita consacrata.

2 E ciò che apprendiamo dal Vangelo, a cui si riferisce lo stesso Concilio. Un episodio evangelico più particolarmente evocato (cf.Perfectae Caritatis, 5) è quello di Maria di Betania che, “sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola”. A Marta, che desiderava che sua sorella l’aiutasse nel servizio e perciò chiedeva l’intervento di Gesù per spingerla al lavoro, il Maestro rispose: “Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc10, 38-42). Il significato di questa risposta è trasparente: la “parte migliore” consiste nell’ascoltare Cristo rimanendo presso di Lui, in adesione di spirito e di cuore. Ecco perché nella tradizione cristiana, ispirata al Vangelo, la contemplazione gode di una indiscussa priorità nella vita consacrata. Per di più il Maestro nella sua risposta fa capire a Marta che l’adesione alla sua persona, alla sua parola, alla verità che egli rivela e dona da parte di Dio, è “l’unica cosa (veramente) necessaria”. Come a dire che Dio – e lo stesso suo Figlio fatto uomo – desidera l’omaggio del cuore prima dell’omaggio della attività; e che il senso della religione inaugurata nel mondo da Gesù è adorare “il Padre in spirito e verità” (Gv4, 24), come Egli stesso gradisce, secondo l’insegnamento dato alla Samaritana.

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Felici coloro che hanno meritato di ricevere il Signore nella propria casa. Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo

29 luglio 2015

(Disc. 103, 1-2. 6; PL 38, 613. 615)

Le parole di nostro Signore Gesù Cristo ci vogliono ricordare che esiste un unico traguardo al quale tendiamo, quando ci affatichiamo nelle svariate occupazioni di questo mondo. Vi tendiamo mentre siamo pellegrini e non ancora stabili; in cammino e non ancora nella patria; nel desiderio e non ancora nell’appagamento. Ma dobbiamo tendervi senza svogliatezza e senza intermissione, per poter giungere finalmente un giorno alla meta. Marta e Maria erano due sorelle, non solo sul piano della natura, ma anche in quello della religione; tutte e due onoravano Dio, tutte e due servivano il Signore presente nella carne in perfetta armonia di sentimenti. Marta lo accolse come si sogliono accogliere i pellegrini, e tuttavia accolse il Signore come serva, il Salvatore come inferma, il Creatore come creatura; lo accolse per nutrirlo nel suo corpo mentre lei doveva nutrirsi con lo Spirito. Il Signore infatti volle prendere la forma dello schiavo ed essere nutrito in questa forma dai servi, per degnazione non per condizione. Infatti anche questa fu una degnazione, cioè offrirsi per essere nutrito: aveva un corpo in cui sentiva fame e sete.

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Ufficio delle letture, Prima Lettura: Dalla seconda lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo 10, 1 – 11, 6. E Preghiera a Santa Marta

29 luglio 2015

Apologia dell’Apostolo

Fratelli, ora io stesso, Paolo, vi esorto per la dolcezza e la mansuetudine di Cristo, io davanti a voi così meschino, ma di lontano così animoso con voi; vi supplico di far in modo che non avvenga che io debba mostrare, quando sarò tra voi, quell’energia che ritengo di dover adoperare contro alcuni che pensano che noi camminiamo secondo la carne. In realtà, noi viviamo nella carne ma non militiamo secondo la carne. Infatti le armi della nostra battaglia non sono carnali, ma hanno da Dio la potenza di abbattere le fortezze, distruggendo i ragionamenti e ogni baluardo che si leva contro la conoscenza di Dio, e rendendo ogni intelligenza soggetta all’obbedienza al Cristo. Perciò siamo pronti a punire qualsiasi disobbedienza, non appena la vostra obbedienza sarà perfetta.

Guardate le cose bene in faccia: se qualcuno ha in se stesso la persuasione di appartenere a Cristo, si ricordi che se lui è di Cristo lo siamo anche noi. In realtà, anche se mi vantassi di più a causa della nostra autorità, che il Signore ci ha dato per vostra edificazione e non per vostra rovina, non avrò proprio da vergognarmene. Non sembri che io vi voglia spaventare con le lettere! Perché «le lettere — si dice — sono dure e forti, ma la sua presenza fisica è debole e la parola dimessa». Questo tale rifletta però che quali noi siamo a parole per lettera, assenti, tali saremo anche con i fatti, di presenza.

Certo noi non abbiamo l’audacia di uguagliarci o paragonarci ad alcuni di quelli che si raccomandano da sé; ma mentre si misurano su di sé e si paragonano con se stessi, mancano di intelligenza. Noi invece non ci vanteremo oltre misura, ma secondo la norma della misura che Dio ci ha assegnato, sì da poter arrivare fino a voi; né ci innalziamo in maniera indebita, come se non fossimo arrivati fino a voi, perché fino a voi siamo giunti col vangelo di Cristo. Né ci vantiamo indebitamente di fatiche altrui, ma abbiamo la speranza, col crescere della vostra fede, di crescere ancora nella vostra considerazione, secondo la nostra misura, per evangelizzare le regioni più lontane della vostra, senza vantarci alla maniera degli altri delle cose già fatte da altri.

Pertanto chi si vanta, si vanti nel Signore (Ger 9, 23); perché non colui che si raccomanda da sé viene approvato, ma colui che il Signore raccomanda.

Oh se poteste sopportare un po’ di follia da parte mia! Ma, certo, voi mi sopportate. Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo. Temo però che, come il serpente nella sua malizia sedusse Eva, così i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati dalla loro semplicità e purezza nei riguardi di Cristo. Se infatti il primo venuto vi predica un Gesù diverso da quello che vi abbiamo predicato noi o se si tratta di ricevere uno spirito diverso da quello che avete ricevuto o un altro vangelo che non avete ancora sentito, voi siete ben disposti ad accettarlo. Ora io ritengo di non essere in nulla inferiore a questi «superapostoli»! E se anche sono un profano nell’arte del parlare, non lo sono però nella dottrina, come vi abbiamo dimostrato in tutto e per tutto davanti a tutti.

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Preghiera della sera. Vita di San Giuseppe Sposo di Maria Santissima, di San Giovanni Bosco

28 luglio 2015

sangiuseppe2

Capo XXII. Propagazione del culto ed istituzione della festa del 19 marzo e del Patrocinio di s. Giuseppe.

Qui custos est domini sui glorificabitur.

Chi custodisce il suo padrone sarà onorato. PROV. XXVII, 18.

Come la divina Provvidenza dispose che s. Giuseppe morisse prima che Gesù si manifestasse pubblicamente quale Salvatore degli uomini, così fece pure che il culto verso questo santo non si propagasse prima che la fede cattolica si fosse universalmente diffusa nel mondo. Difatto l’ esaltare questo santo nei primi tempi del cristianesimo sembrava pericoloso alla fede ancor debole dei popoli. Alla dignità di Gesù Cristo era di somma convenienza che s’inculcasse esser egli nato da una vergine per opera dello Spirito Santo; ora il metter innanzi la memoria di s. Giuseppe sposo di Maria avrebbe fatto ombra a quella dogmatica credenza presso alcune menti deboli, non ancor illuminate intorno ai miracoli della potenza divina. D’altronde importava in quei secoli di battaglia di far principale oggetto di venerazione quei santi eroi che per sostener la fede avevano versato il sangue col martirio.

Come poi fu consolidata nei popoli la fede e furono sollevati all’onore degli altari molti santi che avevano edificato la chiesa collo splendor delle loro virtù senza passare pei tormenti, parve tosto di somma convenienza che non si lasciasse sotto silenzio un santo di cui il vangelo stesso faceva sì ampio elogio. Quindi i Greci oltre la festa di tutti gli antenati di Cristo (che furono giusti) la quale celebrano nella domenica che precede il giorno di Natale, consacrarono la domenica che corre in quest’ottava al culto specialmente di s. Giuseppe, sposo di Maria, del santo profeta Davide e di s. Giacomo cugino del Signore.

Nel calendario dei Cofti sotto il giorno 20 luglio si fa menzione di s. Giuseppe, ed è opinione sostenuta da alcuni che il 4 luglio sia stato il giorno della morte del nostro santo.

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L’Imitazione di Cristo, Libro II di IV , Capitolo Decimo

28 luglio 2015

DOLCE E’ SERVIRE DIO PER CHI DISPREZZA IL MONDO

sacro cuore di Gesù

PAROLE DEL DISCEPOLO Ora tornerò a parlare, o Signore, e non tacerò; all’orecchio del mio Dio, mio Signore e mio Re, che sta nell’alto dei Cieli, dirò: “Oh, quanto è grande la tua bontà, Signore! La riservi per coloro che Ti temono!” (Sal 30,20). Ma che cosa sei Tu per coloro che Ti amano, per coloro che Ti servono con tutto il cuore? Veramente ineffabile è la dolcezza della tua contemplazione, che Tu concedi con larghezza a coloro che Ti amano. Tu m’hai mostrato la soavità del tuo amore specialmente in questo: mentre ancora io non esistevo, Tu m’hai creato; mentre io andavo errando lungi da Te, m’hai ricondotto a Te, perché Ti servissi, e m’hai comandato d’amarTi. Oh! fonte d’eterno amore. Che potrò dire di Te? Come potrò dimenticarmi di Te, che Ti sei degnato di ricordarTi di me, anche dopo che mi ero corrotto per i miei peccati e m’ero perduto? La tua misericordia con il tuo servo è andata oltre ogni speranza, e gli hai offerto la grazia e l’amicizia oltre ogni merito. Che cosa potrò io dare in cambio di così grande grazia? Non a tutti, infatti, è stato concesso d’abbandonare ogni cosa, di rinunciare al mondo e d’abbracciare la vita monastica. È, forse, un gran fatto ch’io mi consacri al tuo servizio, mentre ogni creatura è tenuta a servirTi? No, non deve sembrarmi gran cosa il servire Te; questo, piuttosto, mi appare grande e mirabile, che Tu Ti degni d’accogliere come tuo servo, e di porlo nel numero dei servi da Te amati, uno così povero ed indegno come me. Ecco: appartiene a Te tutto ciò che io possiedo e con cui Ti servo. Nondimeno, è vero il rovescio: servi più Tu me, che non io Te. Ecco: il cielo e la terra, che Tu hai creati a servizio dell’uomo, sono pronti ad esegnire, ogni giorno, ogni tuo comando. E questo è ancora poco, perché hai deputato al servizio dell’uomo persino gli Angeli.

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Ufficio delle letture, Prima Lettura. Dalla seconda lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo 9, 1-15, E Preghiera del Giorno: Amico Vero

28 luglio 2015

I frutti spirituali della «colletta»

Fratelli, riguardo a questo servizio in favore dei santi, è superfluo che ve ne scriva. Conosco infatti bene la vostra buona volontà, e ne faccio vanto con i Macèdoni dicendo che l’Acaia è pronta fin dallo scorso anno e già molti sono stati stimolati dal vostro zelo. I fratelli poi li ho mandati perché il nostro vanto per voi su questo punto non abbia a dimostrarsi vano, ma siate realmente pronti, come vi dicevo, perché non avvenga che, venendo con me alcuni Macèdoni, vi trovino impreparati e noi dobbiamo arrossire, per non dire anche voi, di questa nostra fiducia. Ho quindi ritenuto necessario invitare i fratelli a recarsi da voi prima di me, per organizzare la vostra offerta già promessa, perché essa sia pronta come una vera offerta e non come una spilorceria.

Tenete a mente che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene, come sta scritto:

ha largheggiato, ha dato ai poveri;

la sua giustizia dura in eterno (Sal 111,9).

Colui che somministra il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, somministrerà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia. Così sarete ricchi per ogni generosità, la quale poi farà salire a Dio l’inno di ringraziamento per mezzo nostro. Perché l’adempimento di questo servizio sacro non provvede soltanto alle necessità dei santi, ma ha anche maggior valore per i molti ringraziamenti a Dio. A causa della bella prova di questo servizio essi ringrazieranno Dio per la vostra obbedienza e accettazione del vangelo di Cristo, e per la generosità della vostra comunione con loro e con tutti; e pregando per voi manifesteranno il loro affetto a causa della straordinaria grazia di Dio effusa sopra di voi. Grazie a Dio per questo suo ineffabile dono!

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Tweet del Papa

28 luglio 2015

Cari giovani, non abbiate paura del matrimonio: Cristo accompagna con la sua grazia gli sposi che rimangono uniti a Lui.

 

 

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), 28 luglio 2015

Vangelo (Gv 11,19-27) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 29 Luglio 2015) con commento comunitario

28 luglio 2015

SANTA MARTA – Memoria

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 11,19-27) 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Questo è il Vangelo del 29 Luglio, quello del 28 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto

Liturgia del giorno: Audio Salmo 103(102)

28 luglio 2015

Misericordioso e pietoso è il Signore.

[1] Di Davide.
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.

[2] Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.

[3] Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;

[4] salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia;

[5] egli sazia di beni i tuoi giorni
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.

[6] Il Signore agisce con giustizia
e con diritto verso tutti gli oppressi.

[7] Ha rivelato a Mosè le sue vie,
ai figli d’Israele le sue opere.

[8] Buono e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.

[9] Egli non continua a contestare
e non conserva per sempre il suo sdegno.

[10] Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.
Premere qui per ascoltare il salmo.

 

Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono e il suo regno abbraccia l’universo.

 

 

«Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.Mt 13,36-43

 

 

Amati chiamati ad amare

(Carlo Maria Martini)

 

La verità di noi stessi è che siamo fatti per amare

e abbiamo bisogno di essere amati.

La verità di Dio è che Dio è amore,

un amore misterioso ed esigente,

ma insieme tenerissimo e misterioso.

Questo amore con cui Dio ci avvolge

è la chiave della nostra vita,

il segreto di ogni nostro agire.

Noi siamo chiamati ad agire per amore,

a spendere volentieri la nostra vita per i nostri fratelli e sorelle,

e lasciare esplodere la nostra creatività

e ad esercitare la nostra intelligenza nel servizio degli altri.

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Seminate per vostro bene secondo giustizia. Dalle «Omelie» di san Basilio Magno, vescovo

28 luglio 2015

(Om. 6 sulla carità 3. 6; PG 266-267. 275)

Imita la terra, o uomo, produci anche tu i tuoi frutti per non essere inferiore alle cose materiali. La terra produce frutti, però non può goderseli e li produce a tuo beneficio. Tu invece puoi raccogliere a tuo vantaggio tutto ciò che vai producendo. Infatti la ricompensa e il premio delle buone opere vanno a coloro che le hanno compiute. Se hai dato all’affamato, diventa tuo tutto ciò che gli hai donato, anzi ritorna a te accresciuto. Come infatti il frumento, che cade in terra, va a vantaggio di colui che lo ha seminato, così il pane dato all’affamato riporta molti benefici.

Quello che è il fine dell’agricoltura sia dunque per te il criterio della seminagione spirituale. «Seminate per voi secondo giustizia» (Os 10, 12), così dice la Scrittura. Verrà il momento nel quale dovrai abbandonare le ricchezze, anche tuo malgrado, mentre porterai al Signore la gloria acquistata con le opere buone. Quando ti presenterai al giudice universale, il popolo ti chiamerà benefattore e generoso donatore e ti applicherà i migliori appellativi della carità e della bontà.

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 106(105)

27 luglio 2015

Rendete grazie al Signore, perché è buono.

[1] Alleluia.
Celebrate il Signore, perché è buono,
perché eterna è la sua misericordia.

[2] Chi può narrare i prodigi del Signore,
far risuonare tutta la sua lode?

[3] Beati coloro che agiscono con giustizia
e praticano il diritto in ogni tempo.

[4] Ricordati di noi, Signore, per amore del tuo popolo,
visitaci con la tua salvezza,

[5] perché vediamo la felicità dei tuoi eletti,
godiamo della gioia del tuo popolo,
ci gloriamo con la tua eredità.

[6] Abbiamo peccato come i nostri padri,
abbiamo fatto il male, siamo stati empi.

[7] I nostri padri in Egitto
non compresero i tuoi prodigi,
non ricordarono tanti tuoi benefici
e si ribellarono presso il mare, presso il mar Rosso.

[8] Ma Dio li salvò per il suo nome,
per manifestare la sua potenza.

[9] Minacciò il mar Rosso e fu disseccato,
li condusse tra i flutti come per un deserto;

[10] li salvò dalla mano di chi li odiava, li riscattò dalla mano del nemico.

[11] L’acqua sommerse i loro avversari;
nessuno di essi sopravvisse.

[12] Allora credettero alle sue parole
e cantarono la sua lode.

[13] Ma presto dimenticarono le sue opere,
non ebbero fiducia nel suo disegno,

[14] arsero di brame nel deserto,
e tentarono Dio nella steppa.

[15] Concesse loro quanto domandavano
e saziò la loro ingordigia.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

Salvaci, Signore Dio nostro, e raccoglici di mezzo ai popoli, perché proclamiamo il tuo santo nome e ci gloriamo della tua lode.

«Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».

Mt 13,31-35

 

Minaccia divina.

Come il pastore rivolge tutte le premure al gregge e lo guida e conduce al pascolo, sopportando il caldo ed il freddo, attraversando valli e burroni ed esponen­do anche la vita per difendere una sola pecorella, così Gesù, Pastore Eterno delle anime, ha dato la vita per procurare loro il Paradiso. Tra quelli che ascoltavano i suoi divini insegnamenti, c’erano i Farisei, che con la loro ipocrisia falsavano la legge di Dio, vivevano male essi e spingevano gli altri ad imitarli. Gesù vedeva nei Farisei dei lupi rapaci e li rimproverò fortemente minacciandoli di non ammetterli in Para­diso:

– Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti, perché serrate in faccia alla gente il Regno dei Cieli; né ci entrate voi, né lasciate en­entrare chi è alla porta! (S. Matteo, XXIII, 13). –

Il servo vigilante.

Gesù desiderava che il pensiero del Pa­radiso fosse dominante in ognuno e perciò raccomandava la vigilanza continua:

– State vigilanti! Beato quel servo che il padrone, venendo, troverà vigilante. Vi dico in verità che lo preporrà a tutti i suoi beni (S. Luca, XII, 43).

Portò la parabola dei talenti, per invo­gliare a lavorare per l’altra vita: Disse il padrone al servitore: Bene, servo buono e fedele! Poiché sei stato fedele nel poco, ti darò autorità sul molto. Entra nel gaudio del tuo Signore (in Paradiso). (S Matteo, XXV, 21).

http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/il%20paradiso.htm

 

 

Preghiera della sera. Vita di San Giuseppe Sposo di Maria Santissima, di San Giovanni Bosco

27 luglio 2015

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Capo XXI. Potenza di s. Giuseppe nel cielo. Motivi della nostra confidenza.

Ite ad Joseph.

Andate a Giuseppe e fate tutto quello che egli vi dirà. GEN. XLI, 55.

Non sempre la gloria e la potenza dei giusti sopra la terra sono la misura certa del merito della loro santità; ma non è così di quella gloria e di quella potenza di cui essi sono rivestiti nel cielo, ove ognuno è ricompensato secondo le sue opere. Più essi sono stati santi agli occhi di Dio, più sono innalzati ad un grado sublime di potenza e di autorità.

Stabilito una volta questo principio, non dobbiamo noi credere, che fra i beati che sono l’oggetto del nostro culto religioso, s. Giuseppe sia, dopo Maria, il più potente di tutti presso Dio, e colui che merita a più giusto titolo la nostra confidenza ed i nostri omaggi? Di fatto quanti gloriosi privilegi lo distinguono dagli altri santi, e devono inspirarci per lui una profonda e tenera venerazione!

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I sogni di San Giovanni Bosco: Confetture per i Salesiani

27 luglio 2015

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Nella seconda metà di agosto del 1877, Don Bosco, nel dare i ricordi ai Salesiani che avevano fatto a Lanzo Torinese gli Esercizi Spirituali, raccontò questo sogno.
«Mi sembrava di passare per i viali di Porta Susa. Davanti alla caserma dei militari vidi una Donna che aveva l’aspetto di una venditrice di castagne arrostite, perché faceva girare una specie di cilindro, dentro il quale pareva facesse cuocere delle castagne. Mi avvicinai e le domandai che cosa facesse cuocere in quello strano arnese. Ed essa:
— Vado facendo confetture per i Salesiani.
— Come? — dissi —. Confetture per i Salesiani?!
— Sì — rispose.
Aperse il cilindro e me le mostrò. Potei così vedere confetture di vario colore: bianche, rosse, nere. Sopra di esse vidi una specie di zucchero ingommato, come gocce di rugiada caduta di fresco e qua e là sparsa di gocce rosse.

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Vangelo (Mt 13,36-43) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 28 Luglio 2015) con commento comunitario

27 luglio 2015

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,36-43) 

In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Questo è il Vangelo del 28 Luglio, quello del 27 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto

La misericordia divina ed umana. Dai «Discorsi» di san Cesario di Arles, vescovo

27 luglio 2015

(Disc. 25, 1; CCL 103, 111-112)

«Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5, 7); dolcissima è questa parola «misericordia», fratelli carissimi, ma se è già dolce il nome, quanto più la realtà stessa. Sebbene tutti vogliano che nei loro confronti si usi misericordia, non tutti si comportano in modo da meritarla. Mentre tutti vogliono che sia usata misericordia verso di loro, sono pochi quelli che la usano verso gli altri.

O uomo, con quale coraggio osi chiedere ciò che ti rifiuti di concedere agli altri? Chi desidera di ottenere misericordia in cielo deve concederla su questa terra. Poiché dunque tutti noi, fratelli carissimi, desideriamo che ci sia fatta misericordia, cerchiamo di rendercela protettrice in questo mondo, perché sia nostra liberatrice nell’altro. C’è infatti in cielo una misericordia, a cui si arriva mediante le misericordie esercitate qui in terra. La Scrittura dice in proposito: O Signore, la tua misericordia è in cielo (cfr. Sal 35, 6).

Esiste dunque una misericordia terrena e una celeste, una misericordia umana e una divina. Quale è la misericordia umana? Quella che si volge a guardare le miserie dei poveri. Quale è invece la misericordia divina? Quella, senza dubbio, che ti concede il perdono dei peccati.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura: Dalla seconda lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo 8, 1-24, E Preghiera del mattino: Guidami innanzi di (

27 luglio 2015

Paolo chiede una «colletta» per la chiesa di Gerusalemme

Vogliamo farvi nota, fratelli, la grazia di Dio concessa alle Chiese della Macedonia: nonostante la lunga prova della tribolazione, la loro grande gioia e la loro estrema povertà si sono tramutate nella ricchezza della loro generosità. Posso testimoniare infatti che hanno dato secondo i loro mezzi e anche al di là dei loro mezzi, spontaneamente, domandandoci con insistenza la grazia di prendere parte a questo servizio a favore dei santi. Superando anzi le nostre stesse speranze, si sono offerti prima di tutto al Signore e poi a noi, secondo la volontà di Dio; cosicché abbiamo pregato Tito di portare a compimento fra voi quest’opera generosa, dato che lui stesso l’aveva incominciata.

E come vi segnalate in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella scienza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così distinguetevi anche in quest’opera generosa. Non dico questo per farvene un comando, ma solo per mettere alla prova la sincerità del vostro amore con la premura verso gli altri. Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà. E a questo riguardo vi do un consiglio: si tratta di cosa vantaggiosa per voi, che fin dall’anno passato siete stati i primi, non solo a intraprenderla ma a desiderarla. Ora dunque realizzatela, perché come vi fu la prontezza del volere, così anche vi sia il compimento, secondo i vostri mezzi. Se infatti c’è la buona volontà, essa riesce gradita secondo quello che uno possiede e non secondo quello che non possiede. Qui non si tratta infatti di mettere in ristrettezza voi per sollevare gli altri, ma di fare uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto:

Colui che raccolse molto non abbondò,

e colui che raccolse poco non ebbe di meno (Es 16, 18).

Siano pertanto rese grazie a Dio che infonde la medesima sollecitudine per voi nel cuore di Tito! Egli infatti ha accolto il mio invito e ancor più pieno di zelo è partito spontaneamente per venire da voi. Con lui abbiamo inviato pure il fratello che ha lode in tutte le Chiese a motivo del vangelo; egli è stato designato dalle Chiese come nostro compagno in quest’opera di carità, alla quale ci dedichiamo per la gloria del Signore, e per dimostrare anche l’impulso del nostro cuore. Con ciò intendiamo evitare che qualcuno possa biasimarci per questa abbondanza che viene da noi amministrata. Ci preoccupiamo infatti di comportarci bene non soltanto davanti al Signore, ma anche davanti agli uomini. Con loro abbiamo inviato anche il nostro fratello, di cui abbiamo più volte sperimentato lo zelo in molte circostanze; egli è ora più zelante che mai per la grande fiducia che ha in voi.

Quanto a Tito, egli è mio compagno e collaboratore presso di voi; quanto ai nostri fratelli, essi sono delegati delle Chiese e gloria di Cristo. Date dunque a loro la prova del vostro affetto e della legittimità del nostro vanto per voi davanti a tutte le Chiese.

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Preghiera della sera. Vita di San Giuseppe Sposo di Maria Santissima, di San Giovanni Bosco

26 luglio 2015

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Capo XX. Morte di s. Giuseppe. – Sua sepoltura.

Nunc dimittis servum tuum Domine, secundum verbum tuum in pace, quia viderunt oculi mei salutare tuum.

Adesso lascia, o Signore, che se ne vada in pace il tuo servo secondo la tua parola: perchè gli occhi miei hanno veduto il Salvatore dato da te. LUC. II, 29.

L’ultimo momento era giunto, Giuseppe fece uno sforzo supremo per alzarsi e adorare colui che gli uomini consideravano quale suo figlio, ma che Giuseppe conosceva per suo Signore e Dio. Egli voleva gettarsi a’ suoi piedi e domandargli la remissione de’ suoi peccati. Ma Gesù non permise che egli s’inginocchiasse, e lo ricevette nelle sue braccia. Così poggiando il venerando capo sul Divin petto di Gesù colle labbra vicino a quel cuore adorabile spirava Giuseppe, dando agli uomini un ultimo esempio di fede e di umiltà. Era il diciannovesimo giorno di marzo, l’anno di Roma 777, il venticinquesimo dalla nascita del Salvatore.

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Vangelo (Mt 13,31-35) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 27 Luglio 2015) con commento comunitario

26 luglio 2015

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,31-35)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».

Questo è il Vangelo del 27 Luglio, quello del 26 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto

Il teologo Lintner: «La Chiesa deve svelenire l’eros». Vatican Insider

26 luglio 2015

IL CANTICO DEI CANTICI MARC CHAGALL

Intervista con l’autore di un nuovo testo sul tema del rapporto tra l’istituzione ecclesiastica e l’amore umano. «La morale sessuale della Chiesa per troppo tempo è stata presentata in un’ottica negativa»

 

MARIA TERESA PONTARA PEDERIVA
TRENTO

Nell’Instrumentum Laboris del prossimo Sinodo sulla famiglia si ribadisce la necessità di «non fermarsi ad un annuncio meramente teorico e sganciato dai problemi reali delle persone» (76): una conversione missionaria e di linguaggio perché «non si tratta solo di presentare una normativa, ma proporre valori» (77), la prospettiva portata avanti in questi ultimi anni.

Sul tema della morale sessuale e familiare abbiamo incontrato Martin M. Lintner, 43 anni, sudtirolese religioso dei Servi di Maria, docente di teologia morale presso lo Studio Teologico Accademico di Bressanone e presidente INSeCT  (International Network of Societies for Catholic Theology), di ritorno dal Seminario ATISM di Catanzaro (dove ha tenuto una relazione sullo «status quaestionis dei divorziati-risposati») e autore del testo fresco di stampa «La riscoperta dell’eros. Chiesa, sessualità e relazioni umane», prefazione di Karl Golser, vescovo emerito di Bolzano-Bressanone, e postfazione di Sigrid Müller, docente a Vienna (EDB 2015).

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Santi Gioacchino e Anna. Omelia del card. Tarcisio Bertone (Segretario di Stato del Santo Padre fino al 15 ottobre 2013)

26 luglio 2015

FESTA DEI SANTI GIOACCHINO E ANNA

OMELIA DEL CARD. TARCISIO BERTONE,

SEGRETARIO DI STATO DEL SANTO PADRE

Santuario Sacro Monte di Belmonte 
Giovedì, 26 luglio 2012

Cari amici,

Questo Santuario intitolato a Nostra Signora di Belmonte è stato edificato per soddisfare un voto alla Madonna, fatto a seguito di una guarigione ottenuta da Arduino marchese d’Ivrea, incoronato primo re d’Italia nel 1002. La storia di Arduino ce lo mostra dapprima avversario della Chiesa e poi, alla conclusione dei suoi giorni, ritirato in penitenza, in profumo di santità, nell’Abbazia benedettina di Fruttuaria, nell’attuale comune di San Benigno.

Al di là dei racconti leggendari che ci sono stati tramandati, noi vogliamo cogliere oggi quegli elementi che possono aiutare il nostro cammino di fede nell’oggi della storia. Innanzitutto, ciò che rimane e sfida i secoli è la devozione alla Vergine Maria del popolo cristiano.

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Sovrabbondo di gioia in ogni tribolazione. Dalle «Omelie sulla seconda lettera ai Corinzi» di san Giovanni Crisostomo, vescovo

26 luglio 2015

(Om. 14, 1-2; PG 61, 497-499)

Paolo riprende il discorso sulla carità, moderando l’asprezza del rimprovero. Dopo avere infatti biasimato e rimproverato i Corinzi per il fatto che, pur amati, non avevano corrisposto all’amore, anzi erano stati ingrati e avevano dato ascolto a gente malvagia, mitiga il rimprovero dicendo: «Fateci posto nei vostri cuori» (2 Cor 7, 2), cioè amateci. Chiede un favore assai poco gravoso, anzi più utile a loro che a lui. Non dice «amate», ma con squisita delicatezza: «Fateci posto nei vostri cuori». Chi ci ha scacciati, sembra chiedere, dai vostri cuori? Chi ci ha espulsi? Per quale motivo siamo stati banditi dal vostro spirito? Dato che prima aveva affermato: «È nei vostri cuori invece che siete allo stretto» (2 Cor 6, 12), qui esprime lo stesso sentimento dicendo: «Fateci posto nei vostri cuori». Così li attira di nuovo a sé. Niente spinge tanto all’amore chi è amato quanto il sapere che l’amante desidera ardentemente di essere corrisposto.

«Vi ho già detto poco fa, continua, che siete nel nostro cuore per morire insieme e insieme vivere» (2 Cor 7, 3). Espressione massima dell’amore di Paolo: benché disprezzato, desidera vivere e morire con loro. Siete nel nostro cuore non superficialmente, in modo qualsiasi, ma come vi ho detto. Può capitare che uno ami, ma fugga al momento del pericolo: non è così per me.

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Preghiera della sera. Vita di San Giuseppe Sposo di Maria Santissima, di San Giovanni Bosco

25 luglio 2015

sangiuseppe2

Capo XIX. Ultimi giorni di s. Giuseppe. Sua preziosa agonia.

O nimis felix, nimis o beatus Cuius extremam vigiles ad horam Christus et Virgo simul astiterunt Ore sereno!

O beata o felice anima pia, Che del tuo esilio nell’estremo istante, Godesti al lato di Gesù e Maria il bel sembiante. (La s. Chiesa nell’uffizio di s. Giuseppe).

Giuseppe toccava i suoi ottant’anni, e Gesù non doveva tardare ad abbandonare la sua dimora per ricevere il battesimo da Giovanni Battista, quando Iddio chiamò a se il suo fedele servitore. Le fatiche ed i travagli d’ogni sorta avevano logorato la tempra robusta di Giuseppe, e sentiva egli stesso che la sua fine era ben prossima. D’altronde la sua missione sulla terra era terminata; ed era giusto che egli ricevesse finalmente la ricompensa che meritavano le sue virtù.

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L’Imitazione di Cristo, Libro III di IV, Capitolo Nono

25 luglio 2015

BISOGNA RIFERIRE TUTTO A DIO, ULTIMO FINE

sacro cuore di Gesù

PAROLE DEL SIGNORE Figlio, Io devo essere il fine supremo ed ultimo, se veramente desideri essere felice. Questa intenzione renderà puri i tuoi affetti, troppo spesso inclinati viziosamente verso te stesso e verso le creature. Se infatti, in qualche cosa cerchi te stesso, subito interiormente decadi ed inaridisci.Tutto, dunque, devi ricondurre principalmente a Me, perché Io solo t’ho dato tutto. Considera le singole cose come derivanti dal Sommo Bene; perciò, tutte devono essere riferite a Me come alla loro origine. Da Me, come da fonte viva, il piccolo e il grande, il povero ed il ricco attingono l’acqua della vita; e quelli che spontaneamente e liberamente Mi servono, riceveranno grazia su grazia. Colui, invece, che avrà voluto cercare la propria gloria fuori di Me o compiacersi di qualche bene particolare, non godrà della gioia vera e duratura né si sentirà allargare il cuore, ma sarà in mille modi ostacolato ed angustiato. Non devi, dunque, ascrivere a te nulla del bene che è in te né devi attribuire ad alcun uomo la sua virtù, ma devi riconoscere che tutto viene da Dio, senza del quale l’uomo non possiede nulla. Io, tutto ho dato; Io, tutto voglio riavere; e con grande forza chiedo d’esserne ringraziato. Questa è la verità che mette in fuga la vanità della glorina. E se saranno entrati nell’anima la grazia celeste e l’amore vero, non ci sarà spazio per alcuna invidia né per la grettezza del cuore né per l’amor proprio. lnfatti, il divino amore vince ogni difetto ed aumenta, moltiplicandole, tutte le energie dell’anima. Se tu hai giusto discernimento, riporrai in Me solo la tua gioia, in Me solo la tua speranza, perché “nessuno è buono, se non uno solo, Dio” (Lc 18,19), il qualc deve essere sopra ogni cosa lodato ed in ogni cosa benedetto.

Fonte: http://medjugorje.altervista.org/doc/imitazione_di_cristo/3-9.html

Liturgia del giorno: Audio Salmo 126(125)

25 luglio 2015

Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia.

1] Canto delle ascensioni.
Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion,
ci sembrava di sognare.

[2] Allora la nostra bocca si aprì al sorriso,
la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.
Allora si diceva tra i popoli:
“Il Signore ha fatto grandi cose per loro”.

[3] Grandi cose ha fatto il Signore per noi,
ci ha colmati di gioia.

[4] Riconduci, Signore, i nostri prigionieri,
come i torrenti del Negheb.

[5] Chi semina nelle lacrime
mieterà con giubilo.

[6] Nell’andare, se ne va e piange,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con giubilo,
portando i suoi covoni.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

Chi semina nelle lacrime
mieterà con giubilo.

«Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo.

Mt 20,20-28

 

 

 

Fa’ che io veda

August Berz

Dio, bellezza infinita, tu hai sparso lo splendore della tua bellezza sui fiori, nelle stelle, nel gioco di colori della natura, sul volto e l’aspetto degli uomini.

Tu ci hai dato gli occhi per percepire questo tuo splendore tramite la creazione e la comprensione della bellezza e dell’arte umana. Tu ci hai pure dato la facoltà per poter risalire da essi verso te.

Dio, bellezza infinita, donaci gli occhi dello Spirito Santo per poterti riconoscere in tutto quanto vi è di bello nel creato.

 

Tweet del Papa

25 luglio 2015

La testimonianza cristiana è concreta. Le parole senza l’esempio sono vuote.

 

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it ), ore 11:25 – 25 lug 2015

Vangelo (Gv 6,1-15) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 26 Luglio 2015) con commento comunitario

25 luglio 2015

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,1-15)

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Questo è il Vangelo del 26 Luglio, quello del 25 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto

San Giacomo il Maggiore. Udienza Generale di Benedetto XVI

25 luglio 2015

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 21 giugno 2006

  

Giacomo, il Maggiore

Cari fratelli e sorelle,

proseguendo nella serie di ritratti degli Apostoli scelti direttamente da Gesù durante la sua vita terrena. Abbiamo parlato di san Pietro, di suo fratello Andrea. Oggi incontriamo la figura di Giacomo. Gli elenchi biblici dei Dodici menzionano due persone con questo nome: Giacomo figlio di Zebedeo e Giacomo figlio di Alfeo (cfr Mc 3,17.18; Mt 10,2-3), che vengono comunemente distinti con gli appellativi di Giacomo il Maggiore e Giacomo il Minore. Queste designazioni non vogliono certo misurare la loro santità, ma soltanto prendere atto del diverso rilievo che essi ricevono negli scritti del Nuovo Testamento e, in particolare, nel quadro della vita terrena di Gesù. Oggi dedichiamo la nostra attenzione al primo di questi due personaggi omonimi.

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Partecipi alla passione di Cristo. Dalle «Omelie sul vangelo di Matteo» di san Giovanni Crisostomo, vescovo

25 luglio 2015

 

(Om. 65, 2-4; PG 58, 619-622)

I figli di Zebedeo chiedono al Cristo: «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra» (Mc 10, 37). Cosa risponde il Signore? Per far loro comprendere che nella domanda avanzata non vi è nulla di spirituale e che, se sapessero ciò che chiedono, non lo domanderebbero, risponde: «Non sapete ciò che domandate», cioè non ne conoscete il valore, la grandezza e la dignità, superiori alle stesse potenze celesti. E aggiunge: «Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?» (Mc 10, 38). Voi, sembra dir loro, mi parlate di onori e di dignità; io vi parlo, invece, di lotte e di sudori. Non è questo il tempo dei premi, né la mia gloria si manifesta ora. Il presente è tempo di morte violenta, di guerre e di pericoli.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura: Dalla prima lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo 4, 1-16, E Preghiera a San Giacomo

25 luglio 2015

Facciamoci imitatori dell’Apostolo come egli lo è di Cristo

Fratelli, ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele. A me però, poco importa di venir giudicato da voi o da un consesso umano; anzi, io neppure giudico me stesso, perché anche se non sono consapevole di colpa alcuna non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore! Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio.

Queste cose, fratelli, le ho applicate a modo di esempio a me e ad Apollo per vostro profitto perché impariate nelle nostre persone a stare a ciò che è scritto e non vi gonfiate d’orgoglio a favore di uno contro un altro. Chi dunque ti ha dato questo privilegio? Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come non l’avessi ricevuto?

Già siete sazi, già siete diventati ricchi; senza di noi già siete diventati re. Magari foste diventati re! Così anche noi potremmo regnare con voi. Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo diventati spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo schiaffeggiati, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi.

Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo. Vi esorto dunque, fatevi miei imitatori!

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Preghiera della sera. Vita di San Giuseppe Sposo di Maria Santissima, di San Giovanni Bosco

24 luglio 2015

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Capo XVIII. Sèguita della vita domestica della santa famiglia.

Et erat subditus illis.

E Gesù era ad essi ubbidiente (sottomesso). LUC. II, 51.

Il santo Vangelo dopo aver raccontato i principali tratti della vita di Gesù fino all’ età di dodici anni, giunto a questo punto conchiude tutta la vita privata di Gesù fino a trent’ anni in queste brevi parole: «Gesù era obbediente a Maria ed a Giuseppe, et erat subditus illis.» – Queste parole, mentre nascondono a’ nostri sguardi la gloria di Gesù, rivelano in magnifico aspetto la grandezza di Giuseppe. Se l’educatore d’un principe occupa una dignità onorifica nello stato, quale deve essere la dignità di Giuseppe, mentre fu incaricato della educazione del Figlio di Dio! Gesù cui le forze erano cresciute cogli anni diventò l’allievo di Giuseppe. Egli lo seguiva nelle sue giornate di lavoro, e sotto la sua direzione apprese il mestiere del falegname. S. Cipriano, vescovo di Cartagine, scriveva circa l’anno 250 dell’êra cristiana, che si conservavano ancora con venerazione aratri fatti dalla mano del Salvatore. Era senza dubbio Giuseppe che ne aveva dato il modello e che aveva diretto nella sua bottega la mano del Creatore di ogni cosa.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Don Bosco Prevede la morte di Pio IX

24 luglio 2015

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Dopo aver narrato il sogno, Don Bosco aggiunse che gli era durato tre notti consecutive. Questa particolarità toglie consistenza al dubbio che il racconto sia una specie di parabola da lui escogitata per vestire fantasticamente la sua idea.
L’esordio dell’uomo strano dalla testa fasciata » gli servì per umiliare se stesso e per eliminare dalla mente degli uditori l’impressione che si trattasse di carismi straordinari.
Il primo Papa con cui Don Bosco ebbe a trattare fu il venerabile Pio IX. Il grande Pontefice dell’Immacolata fu sempre per Don Bosco, più che Papa, un papà: lo ebbe in grandissima stima, desiderava la sua conversazione, molte volte lo richiese del suo consiglio e desiderò di averlo a Roma accanto a sé, offrendogli alte dignità ecclesiastiche. Don Bosco lo ripagò con un vivo amore filiale. Fin che visse, parlando dell’angelico Pio IX, come soleva chiamarlo, si commuoveva fino alle lacrime; e volle perpetuare la sua riconoscenza al grande Pontefice erigendogli due grandiosi monumenti: uno nella Basilica del Sacro Cuore in Roma e l’altro nella chiesa di San Giovanni Evangelista in Torino.

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L’Imitazione di Cristo, Libro III di IV, Capitolo Ottavo

24 luglio 2015

DISPREZZO DI SE’ STESSO AGLI OCCHI DI DIO

sacro cuore di Gesù

PAROLE DEL DISCEPOLO Ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere (Gn 18,27). Se io mi sarò stimato più di quello che sono, ecco che Tu, o Signore, stai contro di me, e le mie iniquità dànno testimonianza del vero: né posso contraddirla.

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 19(18)

24 luglio 2015

Signore, tu hai parole di vita eterna.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] I cieli narrano la gloria di Dio,
e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.
[3] Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

[4] Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.

[5] Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.

[6] Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.

[7] Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l’altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

[8] La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.

[9] Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

foto di Leggo Rifletto.

 

Gesù, maestro di vita

A Te, Gesù, maestro di vita,
io dono con gioia e con rinnovato entusiasmo
ogni ora della mia giovinezza, ardente e forte.
Rendila libera dagli egoismi e dalle tristezze,
luminosa e pura,
da te protetta come bella e perenne primavera.
Rendila capace di generosità senza misura,
di donazione senza vedere che cosa ci guadagno.
Rendimi impegnato ad amare e a farti amare,
Signore Gesù.
In te pongo la mia speranza e tutta la mia vita.

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Vangelo (Mt 20,20-28) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 25 Luglio 2015) con commento comunitario

24 luglio 2015

SAN GIACOMO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,20-28)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Questo è il Vangelo del 25 Luglio, quello del 24 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto

San Charbel (Giuseppe) Makhluf. Canonizzazione ed Omelia di Paolo VI (testo in francese con traduzione in italiano)

24 luglio 2015

CANONISATION DE CHARBEL MAKHLUOF

HOMÉLIE DU PAPE PAUL VI

Dimanche, 9 octobre 1977

Vénérables Frères et chers Fils,

L’Eglise entière, de l’Orient à l’Occident, est invitée aujourd’hui à une grande joie. Notre cœur se tourne vers le Ciel, où nous savons désormais avec certitude que saint Charbel Makhlouf est associé au bonheur incommensurable des Saints, dans la lumière du Christ, louant et intercédant pour nous. Nos regards se tournent aussi là où il a vécu, vers le cher pays du Liban, dont Nous sommes heureux de saluer les représentants: Sa Béatitude le Patriarche Antoine Pierre Khoraiche, avec nombre de ses Frères et de ses Fils maronites, les représentants des autres rites catholiques, des orthodoxes, et, au plan civil, la Délégation du Gouvernement et du Parlement libanais que Nous remercions chaleureusement.

Votre pays, chers Amis, avait déjà été salué avec admiration par les poètes bibliques, impressionnés par la vigueur des cèdres devenus symboles de la vie des justes. Jésus lui-même y est venu récompenser la foi d’une femme syro-phénicienne: prémices du salut destiné à toutes les nations. Et ce Liban, lieu de rencontre entre l’orient et l’Occident est devenu de fait la patrie de diverses populations, qui se sont accrochées avec courage à leur terre et à leurs fécondes traditions religieuses. La tourmente des récents événements a creusé des rides profondes sur son visage, et jeté une ombre sérieuse sur les chemins de la paix. Mais vous savez notre sympathie et notre affection constantes: avec vous, Nous gardons la ferme espérance d’une coopération renouvelée, entre tous les fils du Liban.

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