Archive for settembre 2015

Mese di Settembre, mese dedicato alla Madonna Addolorata

30 settembre 2015

30 settembre: La sepoltura di Gesù

Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, come ebbero tutto preparato per un’onorifica imbalsamazione, sindone, bende, pannilini, aromi secondo il costume dei Giudei, con delicata riverente devozione tolgono dal grembo di Maria la benedetta Salma di Gesù, la involtano con la sindone ed i pannilini fra una profusa copia di aromi, la fasciano con bende, ed improvvisata una barella, la sollevano e devotamente la portano poco più in là dal luogo della crocifissione, dentro l’orto appartenente a Giuseppe, ove era un sepolcro di recente scavato nella viva roccia. Se l’era fatto scavare per sè il nobile Decurione, e lui ancora superstite, non ci era stato sepellito alcuno. Il generoso discepolo cedè volentieri al Maestro quel suo sepolcro, tanto più che per l’imminente Sabato, non ci era tempo di trasportarlo più lontano. Ivi giunti, gli uomini soli entrarono, adagiarono la Salma divina nel loculo centrale, la coprirono con altri pannilini; ma chi poteva impedire alla devota amorosa curiosità delle Marie Galilee, di osservare coi propri occhi, dove, e come fosse stato curato il sepellimento del venerato e compianto Maestro? Nessuno pensò ad impedirlo, e seni. bra che quelle fervorose discepole non rimanessero contente di quanto si era fatto. Maggior copia di profumi si richiedeva a loro parere per conservarlo!

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L’Imitazione di Cristo, Libro III di IV , Capitolo Trentaquattro

30 settembre 2015

Capitolo trentaquattresimo

sacro cuore di Gesù

L’ANIMA CHE AMA DIO LO GUSTA SOPRA TUTTE LE COSE ED IN TUTTE LE COSE

PAROLE DEL DISCEPOLO Ecco il mio Dio e il mio tutto! Che cosa voglio di più e quale maggiore felicità posso desiderare? Oh, parola saporosa e dolce per chi, però, ama il Verbo, non già il mondo e le cose che sono nel mondo! Mio Dio e mio tutto: per chi sa comprendere queste parole, è detto quanto basta; ed è una gioia, per chi ama, ripeterle spesso. Infatti, quando sei presente Tu, tutto è gioia; quando, invece, sei lontano Tu, tutto è triste. Tu dài tranquillità al cuore e gli infondi una grande pace ed una festosa allegrezza. Tu fai sì, che noi giudichiamo con giusto senso le cose tutte e che in esse, tutte, noi Ti lodiamo; senza di Te nulla può dare un diletto duraturo. Ma se qualche cosa deve esserci gradita e rettamente piacevole, occorre la presenza della tua Grazia; occorre che questa cosa sia condita con il condimento della tua sapienza. Che cosa non saprà gustare come si conviene, chi ha il gusto di Te? Ma chi non sa avere il gusto di Te, di che cosa potrà essere gioioso?

 

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I muri crollano sempre

30 settembre 2015

 

30 settembre 2015

UDIENZA GENERALE

 

 

http://www.news.va/it/news/usa-cuba-papa-muri-cadono-sempre-misericordia-vinc

 

Vangelo (Lc 10,1-12) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 1 Ottobre 2015) con commento comunitario

30 settembre 2015

SANTA TERESA, vergine e dottore della Chiesa

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-12) 

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

Questo è il Vangelo dell’ 1 Ottobre, quello del 30 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto

Liturgia del giorno: Audio Salmo 137 (136)

30 settembre 2015

Mi si attacchi la lingua al palato se lascio cadere il tuo ricordo.

[1] Sui fiumi di Babilonia,
là sedevamo piangendo
al ricordo di Sion.
[2] Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre.

[3] Là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
canzoni di gioia, i nostri oppressori:
“Cantateci i canti di Sion!”.

[4] Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?

[5] Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;

[6] mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.

[7] Ricordati, Signore, dei figli di Edom,
che nel giorno di Gerusalemme,
dicevano: “Distruggete, distruggete
anche le sue fondamenta”.

[8] Figlia di Babilonia devastatrice,
beato chi ti renderà quanto ci hai fatto.

[9] Beato chi afferrerà i tuoi piccoli
e li sbatterà contro la pietra.
Premere qui per ascoltare il salmo.

 

… un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». Lc 9,57-62

 

Colui che cerchi è con te…

Bernardo di Chiaravalle, In Passione et resurrectione Domini, 15,38

Donna, perché piangi, chi cerchi? Colui che cerchi è con te, e non lo sai?
Possiedi la vera, eterna felicità e piangi?
Hai dentro di te quello che cerchi al di fuori. E veramente stai fuori, piangendo vicino a una tomba.
Ma Cristo ti dice: il tuo cuore è il mio sepolcro: io non vi riposo morto, ma vivo in eterno.
La tua anima è il mio giardino… Il tuo pianto, il tuo amore e il tuo desiderio sono opera mia: tu mi possiedi dentro di te senza saperlo, perciò mi cerchi al di fuori.
Allora ti apparirò all’esterno, per riportarti nel tuo intimo e farti trovare nell’interno quello che cerchi fuori.
Maria, io ti conosco per nome, tu impara a conoscermi per fede…
Non toccarmi… perché non sono ancora asceso al Padre: tu non hai ancora creduto che io sono eguale, coeterno e consustanziale al Padre.
Credi dunque questo e sarà come se mi avessi toccato. Tu vedi l’uomo, perciò non credi, perché non si crede quello che si vede. Dio non lo vedi: credi e vedrai.

San Girolamo. Udienza Generale di Benedetto XVI

30 settembre 2015

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro

Mercoledì, 7 novembre 2007

e

Mercoledì, 14 novembre 2007

San Girolamo

I: Vita e scritti

Cari fratelli e sorelle,

fermeremo oggi la nostra attenzione su san Girolamo, un Padre della Chiesa che ha posto al centro della sua vita la Bibbia: l’ha tradotta nella lingua latina, l’ha commentata nelle sue opere e soprattutto si è impegnato a viverla concretamente nella sua lunga esistenza terrena, nonostante il ben noto carattere difficile e focoso ricevuto dalla natura.

Girolamo nacque a Stridone verso il 347 da una famiglia cristiana, che gli assicurò un’accurata formazione, inviandolo anche a Roma a perfezionare i suoi studi. Da giovane sentì l’attrattiva della vita mondana (cfr Ep. 22,7), ma prevalse in lui il desiderio e l’interesse per la religione cristiana. Ricevuto il Battesimo verso il 366, si orientò alla vita ascetica e, recatosi ad Aquileia, si inserì in un gruppo di ferventi cristiani, da lui definito quasi «un coro di beati» (Cronaca dell’anno 374), riunito attorno al Vescovo Valeriano. Partì poi per l’Oriente e visse da eremita nel deserto di Calcide, a sud di Aleppo (cfr Ep. 14,10), dedicandosi seriamente agli studi. Perfezionò la sua conoscenza del greco, iniziò lo studio dell’ebraico (cfr Ep. 125,12), trascrisse codici e opere patristiche (cfr Ep. 5,2). La meditazione, la solitudine, il contatto con la Parola di Dio fecero maturare la sua sensibilità cristiana. Sentì più pungente il peso dei trascorsi giovanili (cfr Ep. 22,7) e avvertì vivamente il contrasto tra mentalità pagana e vita cristiana: un contrasto reso celebre dalla drammatica e vivace «visione», della quale egli ci ha lasciato il racconto. In essa gli sembrò di essere flagellato al cospetto di Dio, perché «ciceroniano e non cristiano» (cfr Ep. 22,30).

Nel 382 si trasferì a Roma: qui il Papa Damaso, conoscendo la sua fama di asceta e la sua competenza di studioso, lo assunse come segretario e consigliere; lo incoraggiò a intraprendere una nuova traduzione latina dei testi biblici per motivi pastorali e culturali. Alcune persone dell’aristocrazia romana, soprattutto nobildonne come Paola, Marcella, Asella, Lea ed altre, desiderose di impegnarsi sulla via della perfezione cristiana e di approfondire la conoscenza della Parola di Dio, lo scelsero come loro guida spirituale e maestro nell’approccio metodico ai testi sacri. Queste nobili donne impararono anche il greco e l’ebraico.

Dopo la morte di Papa Damaso, Girolamo lasciò Roma nel 385 e intraprese un pellegrinaggio, dapprima in Terra Santa, silenziosa testimone della vita terrena di Cristo, poi in Egitto, terra di elezione di molti monaci (cfr Contro Rufino 3,22; Ep. 108,6-14). Nel 386si fermò a Betlemme, dove, per la generosità della nobildonna Paola, furono costruiti un monastero maschile, uno femminile e un ospizio per i pellegrini che si recavano in Terra Santa, «pensando che Maria e Giuseppe non avevano trovato dove sostare» (Ep. 108,14). A Betlemme restò fino alla morte, continuando a svolgere un’intensa attività: commentò la Parola di Dio; difese la fede, opponendosi vigorosamente a varie eresie; esortò i monaci alla perfezione; insegnò la cultura classica e cristiana a giovani allievi; accolse con animo pastorale i pellegrini che visitavano la Terra Santa. Si spense nella sua cella, vicino alla grotta della Natività, il 30 settembre 419/420.

La preparazione letteraria e la vasta erudizione consentirono a Girolamo la revisione e la traduzione di molti testi biblici: un prezioso lavoro per la Chiesa latina e per la cultura occidentale. Sulla base dei testi originali in ebraico e in greco e grazie al confronto con precedenti versioni, egli attuò la revisione dei quattro Vangeli in lingua latina, poi del Salterio e di gran parte dell’Antico Testamento. Tenendo conto dell’originale ebraico e greco, dei Settanta, la classica versione greca dell’Antico Testamento risalente al tempo precristiano, e delle precedenti versioni latine, Girolamo, affiancato poi da altri collaboratori, poté offrire una traduzione migliore: essa costituisce la cosiddetta Vulgata, il testo «ufficiale» della Chiesa latina, che è stato riconosciuto come tale dal Concilio di Trento e che, dopo la recente revisione, rimane il testo «ufficiale» della Chiesa di lingua latina. E’ interessante rilevare i criteri a cui il grande biblista si attenne nella sua opera di traduttore. Li rivela egli stesso, quando afferma di rispettare perfino l’ordine delle parole delle Sacre Scritture, perché in esse, dice, «anche l’ordine delle parole è un mistero» (Ep. 57,5), cioè una rivelazioneRibadisce inoltre la necessità di ricorrere ai testi originali: «Qualora sorgesse una discussione tra i Latini sul Nuovo Testamento, per le lezioni discordanti dei manoscritti, ricorriamo all’originale, cioè al testo greco, in cui è stato scritto il Nuovo Patto. Allo stesso modo per l’Antico Testamento, se vi sono divergenze tra i testi greci e latini, ci appelliamo al testo originale, l’ebraico; così tutto quello che scaturisce dalla sorgente, lo possiamo ritrovare nei ruscelli» (Ep. 106,2). Girolamo, inoltre, commentò anche parecchi testi biblici. Per lui i commentari devono offrire molteplici opinioni, «in modo che il lettore avveduto, dopo aver letto le diverse spiegazioni e dopo aver conosciuto molteplici pareri – da accettare o da respingere –, giudichi quale sia il più attendibile e, come un esperto cambiavalute, rifiuti la moneta falsa» (Contro Rufino 1,16).

Confutò con energia e vivacità gli eretici che contestavano la tradizione e la fede della Chiesa. Dimostrò anche l’importanza e la validità della letteratura cristiana, divenuta una vera cultura ormai degna di essere messa a confronto con quella classica: lo fece componendo il De viris illustribus (Gli uomini illustri), un’opera in cui Girolamo presenta le biografie di oltre un centinaio di autori cristiani. Scrisse pure biografie di monaci, illustrando accanto ad altri itinerari spirituali anche l’ideale monastico; inoltre tradusse varie opere di autori greci. Infine nell’importante Epistolario, un capolavoro della letteratura latina, Girolamo emerge con le sue caratteristiche di uomo colto, di asceta e  di guida  delle anime.

Che cosa possiamo imparare noi da san Girolamo? Mi sembra soprattutto questo: amare la Parola di Dio nella Sacra Scrittura. Dice san Girolamo: «Ignorare le Scritture è ignorare Cristo» (Commento ad Isaia, prol.). Perciò è importante che ogni cristiano viva in contatto e in dialogo personale con la Parola di Dio, donataci nella Sacra Scrittura. Questo nostro dialogo con essa deve sempre avere due dimensioni: da una parte, dev’essere un dialogo realmente personale, perché Dio parla con ognuno di noi tramite la Sacra Scrittura e ha un messaggio per ciascuno. Dobbiamo leggere la Sacra Scrittura non come parola del passato, ma come Parola di Dio, che si rivolge anche a noi, e cercare di capire che cosa il Signore voglia dire a noi. Ma per non cadere nell’individualismo dobbiamo tener presente che la Parola di Dio ci è data proprio per costruire comunione, per unirci nella verità nel nostro cammino verso Dio. Quindi essa, pur essendo sempre una Parola personale, è anche una Parola che costruisce comunità, che costruisce la Chiesa. Perciò dobbiamo leggerla in comunione con la Chiesa viva. Il luogo privilegiato della lettura e dell’ascolto della Parola di Dio è la Liturgia, nella quale, celebrando la Parola e rendendo presente nel Sacramento il Corpo di Cristo, attualizziamo la Parola nella nostra vita e la rendiamo presente tra noi. Non dobbiamo mai dimenticare che la Parola di Dio trascende i tempi. Le opinioni umane vengono e vanno. Quanto è oggi modernissimo, domani sarà vecchissimo. La Parola di Dio, invece, è Parola di vita eterna, porta in sé l’eternità, ciò che vale per sempre. Portando in noi la Parola di Dio, portiamo dunque in noi l’eterno, la vita eterna.

E così concludo con una parola di san Girolamo a san Paolino di Nola. In essa il grande Esegeta esprime proprio questa realtà, che cioè nella Parola di Dio riceviamo l’eternità, la vita eterna. Dice san Girolamo: «Cerchiamo di imparare sulla terra quelle verità, la cui consistenza persisterà anche nel cielo» (Ep. 53,10).

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Novena a Santa Teresina di Lisieux

30 settembre 2015

Ogni giorno della novena, si dirà il ‘Padre Nostro’ e l”Ave Maria’, due preghiere che la piccola Teresa amava molto. Un giorno disse: «A volte, quando il mio spirito è in un’aridità così grande che mi è impossibile ricavarne un pensiero per unirmi al Buon Dio, recito molto lentamente un ‘Padre Nostro’ e poi il saluto angelico; allora queste preghiere mi rapiscono, nutrono la mia anima ben più che se le recitassi precipitosamente un centinaio di volte…» 

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9° Giorno: LA PIOGGIA DI ROSE

La piccola Teresa ha promesso molte volte che dopo la sua morte avrebbe fatto piovere dal Cielo dei petali di rose. Ella dice a questo proposito: «Un’anima infiammata di amore non può restare inattiva». «Se voi sapeste quanti progetti faccio su tutte le cose che farò quando sarò in Cielo… Incomincerò la mia missione…» «Ma sento soprattutto che la mia missione sta per cominciare, la mia missione di far amare il buon Dio come io lo amo, di dare la mia piccola via alle anime. Se il buon Dio esaudisce i miei desideri, il mio Cielo trascorrerà sulla terra sino alla fine del mondo. Sì, voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra».

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L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo. Dal «Prologo al commento del Profeta Isaia» di san Girolamo, sacerdote

30 settembre 2015

(Nn. 1. 2; CCL 73, 1-3)

Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo: «Scrutate le Scritture» (Gv 5, 39), e: «Cercate e troverete» (Mt 7, 7), per non sentirmi dire come ai Giudei: «Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio» (Mt 22, 29). Se, infatti, al dire dell’apostolo Paolo, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo.
Perciò voglio imitare il padre di famiglia, che dal suo tesoro sa trarre cose nuove e vecchie, e così anche la Sposa, che nel Cantico dei Cantici dice: O mio diletto, ho serbato per te il nuovo e il vecchio (cfr. Ct 7, 14 volg.). Intendo perciò esporre il profeta Isaia in modo da presentarlo non solo come profeta, ma anche come evangelista e apostolo. Egli infatti ha detto anche di sé quello che dice degli altri evangelisti: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi, che annunzia la pace» (Is 52, 7). E Dio rivolge a lui, come a un apostolo, la domanda: Chi manderò, e chi andrà da questo popolo? Ed egli risponde: Eccomi, manda me (cfr. Is 6, 8).
Ma nessuno creda che io voglia esaurire in poche parole l’argomento di questo libro della Scrittura che contiene tutti i misteri del Signore. Effettivamente nel libro di Isaia troviamo che il Signore viene predetto come l’Emmanuele nato dalla Vergine, come autore di miracoli e di segni grandiosi, come morto e sepolto, risorto dagli inferi e salvatore di tutte le genti. Che dirò della sua dottrina sulla fisica, sull’etica e sulla logica? Tutto ciò che riguarda le Sacre Scritture, tutto ciò che la lingua può esprimere e l’intelligenza dei mortali può comprendere, si trova racchiuso in questo volume. Della profondità di tali misteri dà testimonianza lo stesso autore quando scrive: «Per voi ogni visione sarà come le parole di un libro sigillato: si dà a uno che sappia leggere, dicendogli: Lèggilo. Ma quegli risponde: Non posso, perché è sigillato. Oppure si dà il libro a chi non sa leggere, dicendogli: Lèggilo, ma quegli risponde: Non so leggere» (Is 29, 11-12).
(Si tratta dunque di misteri che, come tali, restano chiusi e incomprensibili ai profani, ma aperti e chiari ai profeti. Se perciò dai il libro di Isaia ai pagani, ignari dei libri ispirati, ti diranno: Non so leggerlo, perché non ho imparato a leggere i testi delle Scritture. I profeti però sapevano quello che dicevano e lo comprendevano). Leggiamo infatti in san Paolo: «Le ispirazioni dei profeti devono essere sottomesse ai profeti» (1 Cor 14, 32), perché sia in loro facoltà di tacere o di parlare secondo l’occorrenza.
I profeti, dunque, comprendevano quello che dicevano, per questo tutte le loro parole sono piene di sapienza e di ragionevolezza. Alle loro orecchie non arrivavano soltanto le vibrazioni della voce, ma la stessa parola di Dio che parlava nel loro animo. Lo afferma qualcuno di loro con espressioni come queste: L’angelo parlava in me (cfr. Zc 1, 9), e: (lo Spirito) «grida nei nostri cuori: Abbà, Padre» (Gal 4, 6), e ancora: «Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore» (Sal 84, 9).

Ufficio delle letture, Prima Lettura: Dalla lettera ai Filippesi di san Paolo, apostolo 2, 12-30

30 settembre 2015

Attendete alla vostra salvezza

Miei cari, obbedendo come sempre, non solo come quando ero presente, ma molto più ora che sono lontano, attendete alla vostra salvezza con timore e tremore. E’ Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni. Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita. Allora nel giorno di Cristo, io potrò vantarmi di non aver corso invano né invano faticato. E anche se il mio sangue deve essere versato in libagione sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento, e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.
Ho speranza nel Signore Gesù di potervi presto inviare Timòteo, per essere anch’io confortato nel ricevere vostre notizie. Infatti, non ho nessuno d’animo uguale al suo e che sappia occuparsi così di cuore delle cose vostre, perché tutti cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo. Ma voi conoscete la buona prova da lui data, poiché ha servito il vangelo con me, come un figlio serve il padre. Spero quindi di mandarvelo presto, non appena avrò visto chiaro nella mia situazione. Ma ho la convinzione nel Signore che presto verrò anch’io di persona.
Per il momento ho creduto necessario mandarvi Epafrodito, questo nostro fratello che è anche mio compagno di lavoro e di lotta, vostro inviato per sovvenire alle mie necessità; lo mando perché aveva grande desiderio di rivedere voi tutti e si preoccupava perché eravate a conoscenza della sua malattia. E’ stato grave, infatti, e vicino alla morte. Ma Dio gli ha usato misericordia, e non a lui solo ma anche a me, perché non avessi dolore su dolore. L’ho mandato quindi con tanta premura perché vi rallegriate al vederlo di nuovo e io non sia più preoccupato. Accoglietelo dunque nel Signore con piena gioia e abbiate grande stima verso persone come lui; perché ha rasentato la morte per la causa di Cristo, rischiando la vita, per sostituirvi nel servizio presso di me.

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Preghiera del mattino : A San Girolamo

30 settembre 2015

O glorioso San Girolamo,

per quell’amabile zelo che ti condusse allo studio profondo

delle sacre scritture conferendoti tanta luce;

per quello spirito di sacrificio e di mortificazione,

per le pratiche di pietà e per le più edificanti virtù

per renderti sempre più utile alla Chiesa cattolica;

e per tutti i Divini favori di cui puoi disporre in cielo;

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Preghiera della sera. Settembre, mese dedicato alla Madonna Addolorata

29 settembre 2015

29 settembre: La Pietà

Gli esecutori del barbaro crurifragio se ne tornano via in fretta dal Calvario, così Maria la Vergine e le altre compagne restano un altro po’ di tempo sole, accanto al Crocifisso Gesù, in tempo che alcuni si affrettavano a toglier via gli altri due.

Mentre Maria era trepidante per quel che si sarebbe fatto della Salma del suo Gesù, vedo arrivare un gruppetto di gente sotto la guida di due nobili sinedristi, Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo. Smesso ogni prudenziale ritegno, i due occulti discepoli di Gesù, che avevano osato negare il voto nel Sinedrio per la condanna di lui, avevano chiesto a Pilato, che secondo la legge romana fosse loro consegnato il corpo del giustiziato Gesù. Pilato prese le opportune informazioni dal Centurione, concesse volentieri la domanda dei due nobili uomini, ed ora ecco che venivano con tutto l’occorrente per deporre dalla croce, ed imbalsamare e sepellire secondo l’uso dei nobili Giudei la Salava benedetta di Gesù. Aveva predetto Isaia che il Servo del Signore ubbidiente sino alla morte, sarebbe stato curato dopo morto da ricchi signori.

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L’Araldo del divino amore , Terzo Libro

29 settembre 2015

CAPITOLO II

ANELLI DI SPIRITUALE ALLEANZA

 

Geltrude offerse un giorno al Signore, mediante una breve preghiera, le sofferenze dell’anima e del corpo, inten­dendo di aggiungere anche le delizie spirituali ed il riposo fisico di cui non poteva usufruire. Le apparve allora Gesù, portando quella duplice offerta sotto il simbolo di anelli ricchi di brillanti, posti, quali splendidi ornamenti, alle sue dita divine. Dopo d’aver ricevuto quella luce, rinnovò assai spesso la sua offerta. Un giorno, mentre la ripeteva con fervore, sentì Gesù toccarle l’occhio sinistro con l’anello della mano sinistra, simbolo della sofferenza fisica. Imme­diatamente sentì un acutissimo dolore a quell’occhio sul quale il Signore aveva posto la mano, tanto che esso non riacquistò mai più l’antico vigore.

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Francesco e il vangelo

29 settembre 2015

http://vaticaninsider.lastampa.it/documenti/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francisco-francis-43654

Santi Michele, Gabriele e Raffaele Arcangeli. Omelia di San Giovanni Paolo II

29 settembre 2015

14 settembre 1986, Concelebrazione Eucaristica ai piedi della statua di San Michele Arcangelo ad Aprilia | Giovanni Paolo II

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1986/documents/hf_jp-ii_hom_19860914_aprilia.html

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Novena a Santa Teresina di Lisieux

29 settembre 2015

Ogni giorno della novena, si dirà il ‘Padre Nostro’ e l”Ave Maria’, due preghiere che la piccola Teresa amava molto. Un giorno disse: «A volte, quando il mio spirito è in un’aridità così grande che mi è impossibile ricavarne un pensiero per unirmi al Buon Dio, recito molto lentamente un ‘Padre Nostro’ e poi il saluto angelico; allora queste preghiere mi rapiscono, nutrono la mia anima ben più che se le recitassi precipitosamente un centinaio di volte…» 

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8° Giorno LA RICONOSCENZA

 

La piccola Teresa dice: «Ciò che attira maggiormente le grazie del Buon Dio, è la riconoscenza, perché se noi Lo ringraziamo per un beneficio, Egli è commosso e si affretta di darcene altri dieci e se Lo ringraziamo ancora con la stessa effusione, che incalcolabile moltiplicazione di grazie! Ne ho fatto l’esperienza, provate e vedrete. La mia gratitudine è infinita per tutto ciò che mi concede e gliene do la prova in mille modi».

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L’appellativo «angelo» designa l’ufficio, non la natura. Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa

29 settembre 2015

(Om. 34, 8-9; PL 76, 1250-1251)

È da sapere che il termine «angelo» denota l’ufficio, non la natura. Infatti quei santi spiriti della patria celeste sono sempre spiriti, ma non si possono chiamare sempre angeli, poiché solo allora sono angeli, quando per mezzo loro viene dato un annunzio. Quelli che recano annunzi ordinari sono detti angeli, quelli invece che annunziano i più grandi eventi son chiamati arcangeli.
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Vangelo (Lc 9,57-62) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 30 Settembre 2015) con commento comunitario

29 settembre 2015

SAN GIROLAMO, sacerdote e dottore della Chiesa

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,57-62)

In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».

Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Questo è il Vangelo del 30 Settembre, quello del 29 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto

Liturgia del giorno: Audio Salmo 138 (137)

29 settembre 2015

Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria.

[1] Di Davide.
Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
A te voglio cantare davanti agli angeli,

[2] mi prostro verso il tuo tempio santo.
Rendo grazie al tuo nome
per la tua fedeltà e la tua misericordia:
hai reso la tua promessa più grande di ogni fama.

[3] Nel giorno in cui t’ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

[4] Ti loderanno, Signore, tutti i re della terra
quando udranno le parole della tua bocca.

[5] Canteranno le vie del Signore,
perché grande è la gloria del Signore;

[6] eccelso è il Signore e guarda verso l’umile
ma al superbo volge lo sguardo da lontano.

[7] Se cammino in mezzo alla sventura
tu mi ridoni vita;
contro l’ira dei miei nemici stendi la mano
e la tua destra mi salva.

[8] Il Signore completerà per me l’opera sua.
Signore, la tua bontà dura per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

«In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».Gv 1,47-51

 

 

PREGHIERA DI RINGRAZIAMENTO
Signore,grazie per il tuo amore,
grazie per la mano che continuamente ci tendi;
grazie perchè ci ami nonostante le nostre miserie
e la nostra ingratitudine;
grazie perchè continui ad amarci
anche quando rifiutiamo il tuo amore.
Grazie per tutti i tuoi doni,
gli affetti, la musica, le cose belle.
Grazie per il dono del tuo figlio Gesù,
che si è fatto uomo per ridarci la tua amicizia;
grazie perchè egli ha voluto restare con noi
nel sacramento dell’Eucaristia.
Grazie per la vita eterna che hai seminto in noi;
grazie per tutti i tuoi doni Signore.

Ufficio delle letture, Prima Lettura: Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni, apostolo 12, 1-17

29 settembre 2015

Combattimento di Michele con il drago

Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.

Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:

«Ora si è compiuta

la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio

e la potenza del suo Cristo,

poiché è stato precipitato

l’accusatore dei nostri fratelli,

colui che li accusava davanti al nostro Dio

giorno e notte.

Ma essi lo hanno vinto

per mezzo del sangue dell’Agnello

e grazie alla testimonianza del loro martirio,

poiché hanno disprezzato la vita

fino a morire.

Esultate, dunque, o cieli,

e voi che abitate in essi.

Ma guai a voi, terra e mare,

perché il diavolo è precipitato sopra di voi

pieno di grande furore,

sapendo che gli resta poco tempo».

Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.

Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.

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Preghiera del Mattino : Santi Michele, Gabriele, Raffaele Arcangeli

29 settembre 2015

PREGHIERE AI TRE ARCANGELI

 

Venga dal Cielo nelle nostre case l’Angelo della pace, Michele, venga portatore di serena pace e releghi nell’inferno le guerre, fonte di tante lacrime.

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Tweet del Papa

28 settembre 2015

Vi ringrazio di cuore. L’amore di Cristo guidi il popolo americano sempre!

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore10:01 – 28 Set 2015

Preghiera della sera. Settembre, mese dedicato alla Madonna Addolorata

28 settembre 2015

http://rosarioonline.altervista.org/index.php/santorosario/sezione/it/meditazioni/settembre-MariaAddolorata-1/28

L’Imitazione di Cristo, Libro III di IV, Capitolo Trentatre

28 settembre 2015

L’INCOSTANZA DEL CUORE E L’INTENZIONE ULTIMA, CHE DEV’ESSERE RIVOLTA A DIO

sacro cuore di Gesù

PAROLE DEL SIGNORE Figlio, non ti fidare dei tuoi affetti; ben presto essi cambieranno in disposizioni diverse da quelle che provi ora. Finché vivrai, sarai soggetto, anche contro la tua volontà, a questa mutevolezza; ti sentirai ora lieto, ora triste; ora tranquillo, ora turbato; ora fervente, ora arido; ora voglioso, ora indolente, ora pensoso, ora svagato. Ma chi è sapiente e ben illuminato nelle cose dello spirito, sta saldo sopra questo variar d’affetti, non badando a quanto senta dentro di sé o da qual parte soffi il vento della sua instabilità, ma procurando a che tutta la tensione del suo animo giovi al fine dovuto e desiderato. Soltanto così, infatti, egli potrà rimanere sempre uguale a se stesso, irremovibile, con l’occhio puro della sua intenzione fisso in continuazione a Me, pur nel variare di tanti eventi. E quanto più puro sarà l’occhio dell’intenzione, tanto più grande è la costanza con la quale si procede tra le varie procelle di questa vita.

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Papa Francesco, da Philadelphia al Sinodo. Obiettivo, famiglia!

28 settembre 2015

 

2015-09-28 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“La realtà supera l’idea dice Papa Francesco e, in questo caso, la realtà è la famiglia. Una realtà fatta di piccoli grandi miracoli come la tenerezza di un abbraccio dopo una lunga giornata di lavoro, o di una carezza ad un anziano. Quanto ci ricorda il Papa – commenta don Paolo Gentili, dir. dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia (CEI) – è che la bellezza delle piccole cose viene incarnata proprio dalle tante famiglie che, con la loro testimonianza, costruiscono quotidianamente il Regno dei Cieli qui sulla terra. E dopo Philadelphia, saranno proprio le famiglie – conclude don Paolo – ad essere le principali protagoniste del Sinodo.” In occasione di questo importante appuntamento, l’Ufficio per la Pastorale delle Famiglia, ha organizzato per il 3 ottobre, a San Pietro, una veglia di preghiera con Papa Francesco.

 

 

(Da Radio Vaticana)

Papa in aereo: muri non sono soluzione, obiezione coscienza è diritto

28 settembre 2015

 

2015-09-28 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalla piaga degli abusi sessuali all’emergenza migratoria in Europa, dal prossimo Sinodo sulla famiglia all’obiezione di coscienza, Papa Francesco ha risposto a tutto campo ai giornalisti sul volo di ritorno verso Roma da Filadelfia. Nella tradizionale conferenza stampa sul volo papale, durata 50 minuti, Francesco ha parlato anche della pace in Colombia, del suo desiderio di visitare la Cina, del ruolo delle donne nella Chiesa. Prima di rientrare in Vaticano, Francesco si è recato come di consueto a ringraziare la Madonna, nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Sulla conferenza stampa in aereo, il servizio di Alessandro Gisotti:

“Mi ha sorpreso il calore della gente”. Papa Francesco esordisce così nella conferenza stampa ritornando all’accoglienza ricevuta negli Stati Uniti. Sono stato colpito, ha detto, “dalla bontà, dall’accoglienza” nelle cerimonie religiose e anche “dalla pietà, dalla religiosità”, si “vedeva pregare la gente – ha detto – e questo mi ha colpito molto”. Francesco osserva poi che non c’è stata alcuna “provocazione” e, a proposito della Chiesa negli Stati Uniti, afferma che la sfida è accompagnare “il popolo nella gioia e nei momenti brutti di difficoltà, quando non c’è lavoro, quando c’è la malattia”. La sfida della Chiesa, ribadisce, è essere “vicina alla gente, vicina al popolo degli Stati Uniti”, “non una Chiesa staccata dal popolo: no. Vicina, vicina. E questa è una sfida che la Chiesa degli Stati Uniti ha capito bene”.

 

Gli abusi sessuali sono un “sacrilegio”, non coprirli mai più
Francesco ha dunque risposto ad una domanda sugli abusi sessuali perpetrati da parte di membri del clero. Il Pontefice mette l’accento sulla “grande tribolazione” che ha colpito l’episcopato americano al quale si è rivolto a Washington. Tanti di loro, commenta, “hanno sofferto” per questa “cosa bruttissima”, “uomini di Chiesa, di preghiera, veri pastori”. Quindi, ribadisce con parole inequivocabili quanto siano gravi questi abusi che definisce “un sacrilegio”. Quando “un sacerdote commette un abuso – avverte – è gravissimo, perché la vocazione del sacerdote è far crescere quel bambino” verso “l’amore di Dio, verso la maturità affettiva, verso il bene” e invece di fare questo lo schiaccia:

“E per questo è quasi un sacrilegio. E lui ha tradito la vocazione, la chiamata del Signore. Per questo la Chiesa, in questo momento, è forte, in questo: anche non si deve coprire, anche sono colpevoli quelli che hanno coperto queste cose! Anche alcuni vescovi che hanno coperto questo! E’ una cosa bruttissima. E le parole di conforto, non sono a dire: ‘Ma, stai tranquillo, non è niente!’: no, no, no! Sono state quello, ma ‘è stato tanto brutto e io mi immagino che voi abbiate pianto tanto’:  in quel senso sono state le parole. E oggi ho parlato duro”.

 

Comprendere chi non riesce a perdonare gli abusi
Francesco non manca poi di parlare del perdono in queste drammatiche situazioni. A riguardo dei sacerdoti che non chiedono perdono per i proprio crimini, il Papa sottolinea che se un “sacerdote è chiuso al perdono, non lo riceve perché ha chiuso la porta a chiave da dentro, e quello che resta è pregare, perché il Signore apra quella porta”. Diversa è la questione per chi è stato abusato o i familiari che non riescono a perdonare.Li comprendo – afferma – prego per loro e non li giudico. Non li giudico, prego per loro”. Una volta, confida, ho incontrato diverse persone, e una donna mi ha detto: “Quando mia madre è venuta a sapere che avevano abusato di me, ha bestemmiato contro Dio, ha perso la fede ed è morta atea”.  “Io  – dice il Papa  – comprendo quella donna. La comprendo. E Dio che è più buono di me la comprende.”

 

Cosa resta nel cuore del Papa dopo un viaggio
Francesco rivolge così il pensiero agli accordi di pace in Colombia, favoriti proprio dall’azione del Papa e della Santa Sede. “Sono rimasto contentissimo”, è il commento, “e mi sono sentito parte nel senso che io sempre ho voluto questo, e ho parlato due volte con il presidente Santos del problema”, la Santa Sede “è tanto aperta a aiutare come potesse”. Poi, il Pontefice confida cosa porta nel cuore alla fine di un viaggio apostolico:

“Quando l’aereo parte dopo una visita, mi vengono gli sguardi di tanta gente e mi viene una voglia di pregare per loro e dire al Signore: ‘Ma, io sono venuto qua per fare qualcosa, per fare del bene. Forse ho fatto del male: perdonami. Ma custodisci tutta quella gente che mi ha guardato, che ha pensato le cose che io ho detto, che ha sentito, anche quelle che mi hanno criticato, tutti …’. Sento questo”.

 

I muri prima o poi cadono, accogliere i migranti
Il Papa risponde dunque ad una domanda sull’emergenza immigrazione in Europa. Francesco parla dell’Africa “continente sfruttato” a lungo e chiede che, “invece di sfruttare un continente o un Paese o una terra”, si facciano “investimenti perché quella gente abbia lavoro” e così “eviterebbe questa crisi”. E critica i muri che tornano nel cuore dell’Europa:

“Lei sa come finiscono i muri. Tutti. Tutti i muri crollano: oggi, domani o dopo 100 anni. Ma crolleranno. Non è una soluzione. Il muro non è una soluzione. In questo momento l’Europa è in difficoltà: è vero. Dobbiamo essere intelligenti, perché viene tutta quella ondata migratoria e non è facile trovare soluzioni. Ma con il dialogo tra i Paesi, devono trovarla. I muri, mai sono soluzioni; invece i ponti, sì: sempre. Sempre. Non so: quello che penso sui muri, le barriere … no: durano poco tempo, molto tempo, ma non sono una soluzione. Il problema rimane, rimane anche con più odio”.

 

Non esiste un “divorzio cattolico”, matrimonio è indissolubile
Il Pontefice parla ampiamente della famiglia, in vista del prossimo Sinodo, e in particolare della riforma sulla nullità matrimoniale. “Quelli che pensano al ‘divorzio cattolico’ – sottolinea Francesco – sbagliano perché questo ultimo documento ha chiuso la porta al divorzio che poteva entrare – era più facile – per la via amministrativa. Sempre ci sarà la via giudiziale”. I processi, aggiunge, “cambiano”, la “giurisprudenza cambia in meglio, si migliora sempre”. “I Padri sinodali – ribadisce – hanno chiesto questo: lo snellimento dei processi di nullità matrimoniale”:

“Questo documento, questo Motu Proprio facilita i processi nei tempi, ma non è un divorzio, perché il matrimonio è indissolubile quando è sacramento, e questo la Chiesa no, non lo può cambiare. E’ dottrina. E’ un sacramento indissolubile. Il procedimento legale è per provare che quello che sembrava sacramento non era stato un sacramento: per mancanza di libertà, per esempio, o per mancanza di maturità o per malattia mentale … tanti sono i motivi che portano, dopo uno studio, un’indagine, a dire: ‘No, lì non è stato sacramento, per esempio, perché quella persona non era libera’”.

A Buenos Aires, rileva, per molti quando una fidanzata rimaneva incinta doveva sposarsi. Io, rammenta, “ai sacerdoti consigliavo – ma con forza, quasi proibivo di fare il matrimonio in queste condizioni. Noi li chiamiamo ‘matrimoni di fretta’ per salvare le apparenze”. Rivolge poi l’attenzione al “problema delle seconde nozze, dei divorziati che fanno una nuova unione”. “A me – annota il Papa – sembra un po’ semplicistico” dire che “la soluzione per questa gente è che possano fare la Comunione. Questa non è la soluzione”. Anche il problema delle “nuove unioni dei divorziati: non è l’unico problema”, ammonisce e invita a leggere l’Instrumentum Laboris. “Per esempio: i giovani non si sposano, non vogliono sposarsi. E’ un problema pastorale per la Chiesa. Un altro problema: la maturità affettiva per il matrimonio”. Il Sinodo, riprende, “deve pensare bene come fare la preparazione al matrimonio: è una delle cose più difficili”:

“E ci sono tanti problemi … Ma, tutti sono elencati nell’Instrumentum Laboris. Ma mi piace che lei mi abbia fatto la domanda sul ‘divorzio cattolico’: no, quello non esiste. O non è stato matrimonio – e questa è nullità, non è esistito – e se è esistito è indissolubile. Quello è chiaro”.

 

Obiezione di coscienza è diritto umano che va rispettato
Francesco risponde poi sull’obiezione di coscienza in particolare riguardo a quei funzionari statali che, negli Usa, si sono rifiutati di firmare i certificati di “matrimonio omosessuale”. “L’obiezione di coscienza è un diritto”, è la sua risposta, “e se una persona non permette di esercitare l’obiezione di coscienza, nega un diritto”:

“E’ un diritto umano. Se il funzionario di governo è una persona umana, ha quel diritto. E’ un diritto umano”.

Il Papa parla poi delle guerre, e chiede di evitare i “bombardamenti” che portano “morte, sangue”

 

Desidero visitare la Cina
Papa Francesco torna poi ad esprimere il desiderio di visitare la Cina:

“Io amo il popolo cinese; gli voglio bene. Io mi auguro che ci siano le possibilità di avere buoni rapporti… Buoni rapporti! Ne abbiamo contati, ne parliamo… Andare avanti. Ma per me avere un Paese amico come la Cina, che ha tanta cultura e tanta possibilità di fare bene, sarebbe una gioia”.

 

Il grazie alle suore Usa. No a sacerdozio femminile
Ancora, il Papa si sofferma sul ruolo delle donne nella Chiesa e in particolare su quanto le suore siano amate negli Stati Uniti:

“Sono brave, sono donne brave, brave, brave. Ognuna segue la sua Congregazione, le sue regole, ci sono differenze, ma sono brave e per questo ho sentito l’obbligo di ringraziare per quello che loro hanno fatto”.

A proposito del successo ottenuto in questa visita, il Papa torna poi a definire il potere come servizio. “Io – rivela – mi sento sempre debole, nel senso di non avere il potere, il potere è anche una cosa passeggera: oggi c’è, domani non c’è… E’ importante se tu con il potere puoi far bene”. Sul sacerdozio femminile, ribadisce che non si può fare, come già aveva affermato San Giovanni Paolo II. Tuttavia, aggiunge, nella Chiesa “sono più importanti le donne che gli uomini” e serve una “teologia della donna” su cui dobbiamo andare avanti.

 

Non sono una star, sono il Servo dei Servi di Dio
Francesco risponde infine sulla sua grande popolarità e a quanti lo definiscono una “star”:

“Tu sai quale era il titolo che usavano i Papi e che si deve usare? Servo dei servi di Dio. E’ un po’ differente dalla star. Le stelle sono belle a guardarle, a me piace guardare quando il cielo è sereno d’estate…. Ma il Papa deve essere – deve essere! – il servo dei servi di Dio. Sì, nei media si usa questo, ma c’è un’altra verità: quante star abbiamo visto noi che poi si spengono e cadono… E’ una cosa passeggera. Invece essere ‘Servo dei servi di Dio’, questo è bello! Non passa!”.

 

(Da Radio Vaticana)

Liturgia del giorno: Audio Salmo 102 (101)

28 settembre 2015

Il Signore ha ricostruito Sion ed è apparso nel suo splendore.

[1] Preghiera di un afflitto che è stanco
e sfoga dinanzi a Dio la sua angoscia.

[2] Signore, ascolta la mia preghiera,
a te giunga il mio grido.

[3] Non nascondermi il tuo volto;
nel giorno della mia angoscia
piega verso di me l’orecchio.
Quando ti invoco: presto, rispondimi.

[4] Si dissolvono in fumo i miei giorni
e come brace ardono le mie ossa.

[5] Il mio cuore abbattuto come erba inaridisce,
dimentico di mangiare il mio pane.

[6] Per il lungo mio gemere
aderisce la mia pelle alle mie ossa.

[7] Sono simile al pellicano del deserto,
sono come un gufo tra le rovine.

[8] Veglio e gemo
come uccello solitario sopra un tetto.

[9] Tutto il giorno mi insultano i miei nemici,
furenti imprecano contro il mio nome.

[10] Di cenere mi nutro come di pane,
alla mia bevanda mescolo il pianto,

[11] davanti alla tua collera e al tuo sdegno,
perché mi sollevi e mi scagli lontano.

[12] I miei giorni sono come ombra che declina,
e io come erba inaridisco.

[13] Ma tu, Signore, rimani in eterno,
il tuo ricordo per ogni generazione.

[14] Tu sorgerai, avrai pietà di Sion,
perché è tempo di usarle misericordia:
l’ora è giunta.

[15] Poiché ai tuoi servi sono care le sue pietre
e li muove a pietà la sua rovina.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

«Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».

Lc 9,46-50

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Immagine di Dio 

S. Luigi Orione

Nel più misero degli uomini brilla l’immagine di Dio.

Santi Lorenzo Ruiz di Manila e 15 compagni. Omelia di San Giovanni Paolo II

28 settembre 2015

18 febbraio 1981: Beatificazione di Lorenzo Ruiz, Manila (Filippine) | Giovanni Paolo II

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1981/documents/hf_jp-ii_hom_19810218_beatificazione-ruiz.html

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Novena a Santa Teresina di Lisieux

28 settembre 2015

Ogni giorno della novena, si dirà il ‘Padre Nostro’ e l”Ave Maria’, due preghiere che la piccola Teresa amava molto. Un giorno disse: «A volte, quando il mio spirito è in un’aridità così grande che mi è impossibile ricavarne un pensiero per unirmi al Buon Dio, recito molto lentamente un ‘Padre Nostro’ e poi il saluto angelico; allora queste preghiere mi rapiscono, nutrono la mia anima ben più che se le recitassi precipitosamente un centinaio di volte…» 

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7° Giorno: ESSERE UNA MADRE PER I SACERDOTI

 

La piccola Teresa dice: «Ebbene, io sono la figlia della Chiesa… Le opere clamorose gli sono vietate: non può predicare il Vangelo, versare il suo sangue… Ma che importa? I suoi fratelli lavorano al posto suo e lui, piccolo bambino, si mette vicinissimo al Re e alla Regina, ama per i suoi fratelli che combattono… Ma come testimonierà il suo Amore, dal momento che l’Amore si prova con le opere? Non ho altro mezzo per provarti il mio amore che gettare fiori, cioè non lasciar sfuggire nessun piccolo sacrificio, nessuno sguardo, nessuna parola, approfittare di tutte le cose più piccole e farle per amore!… Voglio soffrire per amore e anche gioire per amore».

 

Ella scrive al Padre Roulland, che le è stato donato come fratello: «Tutto quanto chiedo a Gesù per me, lo chiedo anche per lei. Come Giosuè, lei combatte nella pianura. Io sono il suo piccolo Mosè e incessantemente il mio cuore è rivolto verso il Cielo per ottenere la vittoria. O fratello mio, come sarebbe da compiangere se Gesù stesso non sostenesse le braccia del suo Mosè!»

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Indossiamo le armi della giustizia. Dalla «Lettera ai Filippesi» di san Policarpo, vescovo e martire

28 settembre 2015

(Capp. 3, 1 – 5, 2; Funk, 1, 269-273)

Non è per mia iniziativa, fratelli, che vi scrivo riguardo alla giustizia, ma perché voi stessi me lo avete richiesto, e lo farò dicendovi non cose mie, ma di Paolo. Effettivamente né io, né altri come me potrebbe mai giungere alla sapienza del beato e glorioso apostolo. Egli, quando si trovava in mezzo a voi, parlando di persona agli uomini del suo tempo, trasmise con sicurezza e con forza il messaggio di verità e, anche dopo la sua partenza, vi indirizzò lettere, che vi edificheranno sempre nella fede ricevuta, se le mediterete attentamente. Vi faranno cioè crescere in quella fede che è la nostra comune madre (cfr. Gal 4, 26), cui segue la speranza che è preceduta dalla carità verso Dio, verso Cristo e verso il prossimo. Chi possiede queste virtù ha adempiuto il comandamento della giustizia, perché chi ha l’amore è lontano da ogni peccato. (more…)

Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Dalla lettera a Filippesi di San Paolo, apostolo 1,12-26

28 settembre 2015

Paolo è citato in giudizio

Desidero che sappiate, fratelli, che le mie vicende si sono volte piuttosto a vantaggio del vangelo, al punto che in tutto il pretorio e dovunque si sa che sono in catene per Cristo; in tal modo la maggior parte dei fratelli, incoraggiati nel Signore dalle mie catene, ardiscono annunziare la parola di Dio con maggior zelo e senza timore alcuno. Alcuni, è vero, predicano Cristo anche per invidia e spirito di contesa, ma altri con buoni sentimenti. Questi lo fanno per amore, sapendo che sono stato posto per la difesa del vangelo; quelli invece predicano Cristo con spirito di rivalità, con intenzioni non pure, pensando di aggiungere dolore alle mie catene. Ma questo che importa? Purché in ogni maniera, per ipocrisia o per sincerità, Cristo venga annunziato, io me ne rallegro e continuerò a rallegrarmene. So infatti che tutto questo servirà alla mia salvezza (Gb 13, 16), grazie alla vostra preghiera e all’aiuto dello Spirito di Gesù Cristo, secondo la mia ardente attesa e speranza che in nulla rimarrò confuso; anzi nella piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.

Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa debba scegliere. Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; d’altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne. Per conto mio, sono convinto che resterò e continuerò a essere d’aiuto a voi tutti, per il progresso e la gioia della vostra fede, perché il vostro vanto nei miei riguardi cresca sempre più in Cristo, con la mia nuova venuta tra voi.

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