Archive for settembre 2015

Mese di Settembre, mese dedicato alla Madonna Addolorata

30 settembre 2015

30 settembre: La sepoltura di Gesù

Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, come ebbero tutto preparato per un’onorifica imbalsamazione, sindone, bende, pannilini, aromi secondo il costume dei Giudei, con delicata riverente devozione tolgono dal grembo di Maria la benedetta Salma di Gesù, la involtano con la sindone ed i pannilini fra una profusa copia di aromi, la fasciano con bende, ed improvvisata una barella, la sollevano e devotamente la portano poco più in là dal luogo della crocifissione, dentro l’orto appartenente a Giuseppe, ove era un sepolcro di recente scavato nella viva roccia. Se l’era fatto scavare per sè il nobile Decurione, e lui ancora superstite, non ci era stato sepellito alcuno. Il generoso discepolo cedè volentieri al Maestro quel suo sepolcro, tanto più che per l’imminente Sabato, non ci era tempo di trasportarlo più lontano. Ivi giunti, gli uomini soli entrarono, adagiarono la Salma divina nel loculo centrale, la coprirono con altri pannilini; ma chi poteva impedire alla devota amorosa curiosità delle Marie Galilee, di osservare coi propri occhi, dove, e come fosse stato curato il sepellimento del venerato e compianto Maestro? Nessuno pensò ad impedirlo, e seni. bra che quelle fervorose discepole non rimanessero contente di quanto si era fatto. Maggior copia di profumi si richiedeva a loro parere per conservarlo!

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L’Imitazione di Cristo, Libro III di IV , Capitolo Trentaquattro

30 settembre 2015

Capitolo trentaquattresimo

sacro cuore di Gesù

L’ANIMA CHE AMA DIO LO GUSTA SOPRA TUTTE LE COSE ED IN TUTTE LE COSE

PAROLE DEL DISCEPOLO Ecco il mio Dio e il mio tutto! Che cosa voglio di più e quale maggiore felicità posso desiderare? Oh, parola saporosa e dolce per chi, però, ama il Verbo, non già il mondo e le cose che sono nel mondo! Mio Dio e mio tutto: per chi sa comprendere queste parole, è detto quanto basta; ed è una gioia, per chi ama, ripeterle spesso. Infatti, quando sei presente Tu, tutto è gioia; quando, invece, sei lontano Tu, tutto è triste. Tu dài tranquillità al cuore e gli infondi una grande pace ed una festosa allegrezza. Tu fai sì, che noi giudichiamo con giusto senso le cose tutte e che in esse, tutte, noi Ti lodiamo; senza di Te nulla può dare un diletto duraturo. Ma se qualche cosa deve esserci gradita e rettamente piacevole, occorre la presenza della tua Grazia; occorre che questa cosa sia condita con il condimento della tua sapienza. Che cosa non saprà gustare come si conviene, chi ha il gusto di Te? Ma chi non sa avere il gusto di Te, di che cosa potrà essere gioioso?

 

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I muri crollano sempre

30 settembre 2015

 

30 settembre 2015

UDIENZA GENERALE

 

 

http://www.news.va/it/news/usa-cuba-papa-muri-cadono-sempre-misericordia-vinc

 

Vangelo (Lc 10,1-12) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 1 Ottobre 2015) con commento comunitario

30 settembre 2015

SANTA TERESA, vergine e dottore della Chiesa

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-12) 

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

Questo è il Vangelo dell’ 1 Ottobre, quello del 30 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto

Liturgia del giorno: Audio Salmo 137 (136)

30 settembre 2015

Mi si attacchi la lingua al palato se lascio cadere il tuo ricordo.

[1] Sui fiumi di Babilonia,
là sedevamo piangendo
al ricordo di Sion.
[2] Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre.

[3] Là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
canzoni di gioia, i nostri oppressori:
“Cantateci i canti di Sion!”.

[4] Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?

[5] Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;

[6] mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.

[7] Ricordati, Signore, dei figli di Edom,
che nel giorno di Gerusalemme,
dicevano: “Distruggete, distruggete
anche le sue fondamenta”.

[8] Figlia di Babilonia devastatrice,
beato chi ti renderà quanto ci hai fatto.

[9] Beato chi afferrerà i tuoi piccoli
e li sbatterà contro la pietra.
Premere qui per ascoltare il salmo.

 

… un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». Lc 9,57-62

 

Colui che cerchi è con te…

Bernardo di Chiaravalle, In Passione et resurrectione Domini, 15,38

Donna, perché piangi, chi cerchi? Colui che cerchi è con te, e non lo sai?
Possiedi la vera, eterna felicità e piangi?
Hai dentro di te quello che cerchi al di fuori. E veramente stai fuori, piangendo vicino a una tomba.
Ma Cristo ti dice: il tuo cuore è il mio sepolcro: io non vi riposo morto, ma vivo in eterno.
La tua anima è il mio giardino… Il tuo pianto, il tuo amore e il tuo desiderio sono opera mia: tu mi possiedi dentro di te senza saperlo, perciò mi cerchi al di fuori.
Allora ti apparirò all’esterno, per riportarti nel tuo intimo e farti trovare nell’interno quello che cerchi fuori.
Maria, io ti conosco per nome, tu impara a conoscermi per fede…
Non toccarmi… perché non sono ancora asceso al Padre: tu non hai ancora creduto che io sono eguale, coeterno e consustanziale al Padre.
Credi dunque questo e sarà come se mi avessi toccato. Tu vedi l’uomo, perciò non credi, perché non si crede quello che si vede. Dio non lo vedi: credi e vedrai.

San Girolamo. Udienza Generale di Benedetto XVI

30 settembre 2015

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro

Mercoledì, 7 novembre 2007

e

Mercoledì, 14 novembre 2007

San Girolamo

I: Vita e scritti

Cari fratelli e sorelle,

fermeremo oggi la nostra attenzione su san Girolamo, un Padre della Chiesa che ha posto al centro della sua vita la Bibbia: l’ha tradotta nella lingua latina, l’ha commentata nelle sue opere e soprattutto si è impegnato a viverla concretamente nella sua lunga esistenza terrena, nonostante il ben noto carattere difficile e focoso ricevuto dalla natura.

Girolamo nacque a Stridone verso il 347 da una famiglia cristiana, che gli assicurò un’accurata formazione, inviandolo anche a Roma a perfezionare i suoi studi. Da giovane sentì l’attrattiva della vita mondana (cfr Ep. 22,7), ma prevalse in lui il desiderio e l’interesse per la religione cristiana. Ricevuto il Battesimo verso il 366, si orientò alla vita ascetica e, recatosi ad Aquileia, si inserì in un gruppo di ferventi cristiani, da lui definito quasi «un coro di beati» (Cronaca dell’anno 374), riunito attorno al Vescovo Valeriano. Partì poi per l’Oriente e visse da eremita nel deserto di Calcide, a sud di Aleppo (cfr Ep. 14,10), dedicandosi seriamente agli studi. Perfezionò la sua conoscenza del greco, iniziò lo studio dell’ebraico (cfr Ep. 125,12), trascrisse codici e opere patristiche (cfr Ep. 5,2). La meditazione, la solitudine, il contatto con la Parola di Dio fecero maturare la sua sensibilità cristiana. Sentì più pungente il peso dei trascorsi giovanili (cfr Ep. 22,7) e avvertì vivamente il contrasto tra mentalità pagana e vita cristiana: un contrasto reso celebre dalla drammatica e vivace «visione», della quale egli ci ha lasciato il racconto. In essa gli sembrò di essere flagellato al cospetto di Dio, perché «ciceroniano e non cristiano» (cfr Ep. 22,30).

Nel 382 si trasferì a Roma: qui il Papa Damaso, conoscendo la sua fama di asceta e la sua competenza di studioso, lo assunse come segretario e consigliere; lo incoraggiò a intraprendere una nuova traduzione latina dei testi biblici per motivi pastorali e culturali. Alcune persone dell’aristocrazia romana, soprattutto nobildonne come Paola, Marcella, Asella, Lea ed altre, desiderose di impegnarsi sulla via della perfezione cristiana e di approfondire la conoscenza della Parola di Dio, lo scelsero come loro guida spirituale e maestro nell’approccio metodico ai testi sacri. Queste nobili donne impararono anche il greco e l’ebraico.

Dopo la morte di Papa Damaso, Girolamo lasciò Roma nel 385 e intraprese un pellegrinaggio, dapprima in Terra Santa, silenziosa testimone della vita terrena di Cristo, poi in Egitto, terra di elezione di molti monaci (cfr Contro Rufino 3,22; Ep. 108,6-14). Nel 386si fermò a Betlemme, dove, per la generosità della nobildonna Paola, furono costruiti un monastero maschile, uno femminile e un ospizio per i pellegrini che si recavano in Terra Santa, «pensando che Maria e Giuseppe non avevano trovato dove sostare» (Ep. 108,14). A Betlemme restò fino alla morte, continuando a svolgere un’intensa attività: commentò la Parola di Dio; difese la fede, opponendosi vigorosamente a varie eresie; esortò i monaci alla perfezione; insegnò la cultura classica e cristiana a giovani allievi; accolse con animo pastorale i pellegrini che visitavano la Terra Santa. Si spense nella sua cella, vicino alla grotta della Natività, il 30 settembre 419/420.

La preparazione letteraria e la vasta erudizione consentirono a Girolamo la revisione e la traduzione di molti testi biblici: un prezioso lavoro per la Chiesa latina e per la cultura occidentale. Sulla base dei testi originali in ebraico e in greco e grazie al confronto con precedenti versioni, egli attuò la revisione dei quattro Vangeli in lingua latina, poi del Salterio e di gran parte dell’Antico Testamento. Tenendo conto dell’originale ebraico e greco, dei Settanta, la classica versione greca dell’Antico Testamento risalente al tempo precristiano, e delle precedenti versioni latine, Girolamo, affiancato poi da altri collaboratori, poté offrire una traduzione migliore: essa costituisce la cosiddetta Vulgata, il testo «ufficiale» della Chiesa latina, che è stato riconosciuto come tale dal Concilio di Trento e che, dopo la recente revisione, rimane il testo «ufficiale» della Chiesa di lingua latina. E’ interessante rilevare i criteri a cui il grande biblista si attenne nella sua opera di traduttore. Li rivela egli stesso, quando afferma di rispettare perfino l’ordine delle parole delle Sacre Scritture, perché in esse, dice, «anche l’ordine delle parole è un mistero» (Ep. 57,5), cioè una rivelazioneRibadisce inoltre la necessità di ricorrere ai testi originali: «Qualora sorgesse una discussione tra i Latini sul Nuovo Testamento, per le lezioni discordanti dei manoscritti, ricorriamo all’originale, cioè al testo greco, in cui è stato scritto il Nuovo Patto. Allo stesso modo per l’Antico Testamento, se vi sono divergenze tra i testi greci e latini, ci appelliamo al testo originale, l’ebraico; così tutto quello che scaturisce dalla sorgente, lo possiamo ritrovare nei ruscelli» (Ep. 106,2). Girolamo, inoltre, commentò anche parecchi testi biblici. Per lui i commentari devono offrire molteplici opinioni, «in modo che il lettore avveduto, dopo aver letto le diverse spiegazioni e dopo aver conosciuto molteplici pareri – da accettare o da respingere –, giudichi quale sia il più attendibile e, come un esperto cambiavalute, rifiuti la moneta falsa» (Contro Rufino 1,16).

Confutò con energia e vivacità gli eretici che contestavano la tradizione e la fede della Chiesa. Dimostrò anche l’importanza e la validità della letteratura cristiana, divenuta una vera cultura ormai degna di essere messa a confronto con quella classica: lo fece componendo il De viris illustribus (Gli uomini illustri), un’opera in cui Girolamo presenta le biografie di oltre un centinaio di autori cristiani. Scrisse pure biografie di monaci, illustrando accanto ad altri itinerari spirituali anche l’ideale monastico; inoltre tradusse varie opere di autori greci. Infine nell’importante Epistolario, un capolavoro della letteratura latina, Girolamo emerge con le sue caratteristiche di uomo colto, di asceta e  di guida  delle anime.

Che cosa possiamo imparare noi da san Girolamo? Mi sembra soprattutto questo: amare la Parola di Dio nella Sacra Scrittura. Dice san Girolamo: «Ignorare le Scritture è ignorare Cristo» (Commento ad Isaia, prol.). Perciò è importante che ogni cristiano viva in contatto e in dialogo personale con la Parola di Dio, donataci nella Sacra Scrittura. Questo nostro dialogo con essa deve sempre avere due dimensioni: da una parte, dev’essere un dialogo realmente personale, perché Dio parla con ognuno di noi tramite la Sacra Scrittura e ha un messaggio per ciascuno. Dobbiamo leggere la Sacra Scrittura non come parola del passato, ma come Parola di Dio, che si rivolge anche a noi, e cercare di capire che cosa il Signore voglia dire a noi. Ma per non cadere nell’individualismo dobbiamo tener presente che la Parola di Dio ci è data proprio per costruire comunione, per unirci nella verità nel nostro cammino verso Dio. Quindi essa, pur essendo sempre una Parola personale, è anche una Parola che costruisce comunità, che costruisce la Chiesa. Perciò dobbiamo leggerla in comunione con la Chiesa viva. Il luogo privilegiato della lettura e dell’ascolto della Parola di Dio è la Liturgia, nella quale, celebrando la Parola e rendendo presente nel Sacramento il Corpo di Cristo, attualizziamo la Parola nella nostra vita e la rendiamo presente tra noi. Non dobbiamo mai dimenticare che la Parola di Dio trascende i tempi. Le opinioni umane vengono e vanno. Quanto è oggi modernissimo, domani sarà vecchissimo. La Parola di Dio, invece, è Parola di vita eterna, porta in sé l’eternità, ciò che vale per sempre. Portando in noi la Parola di Dio, portiamo dunque in noi l’eterno, la vita eterna.

E così concludo con una parola di san Girolamo a san Paolino di Nola. In essa il grande Esegeta esprime proprio questa realtà, che cioè nella Parola di Dio riceviamo l’eternità, la vita eterna. Dice san Girolamo: «Cerchiamo di imparare sulla terra quelle verità, la cui consistenza persisterà anche nel cielo» (Ep. 53,10).

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Novena a Santa Teresina di Lisieux

30 settembre 2015

Ogni giorno della novena, si dirà il ‘Padre Nostro’ e l”Ave Maria’, due preghiere che la piccola Teresa amava molto. Un giorno disse: «A volte, quando il mio spirito è in un’aridità così grande che mi è impossibile ricavarne un pensiero per unirmi al Buon Dio, recito molto lentamente un ‘Padre Nostro’ e poi il saluto angelico; allora queste preghiere mi rapiscono, nutrono la mia anima ben più che se le recitassi precipitosamente un centinaio di volte…» 

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9° Giorno: LA PIOGGIA DI ROSE

La piccola Teresa ha promesso molte volte che dopo la sua morte avrebbe fatto piovere dal Cielo dei petali di rose. Ella dice a questo proposito: «Un’anima infiammata di amore non può restare inattiva». «Se voi sapeste quanti progetti faccio su tutte le cose che farò quando sarò in Cielo… Incomincerò la mia missione…» «Ma sento soprattutto che la mia missione sta per cominciare, la mia missione di far amare il buon Dio come io lo amo, di dare la mia piccola via alle anime. Se il buon Dio esaudisce i miei desideri, il mio Cielo trascorrerà sulla terra sino alla fine del mondo. Sì, voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra».

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L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo. Dal «Prologo al commento del Profeta Isaia» di san Girolamo, sacerdote

30 settembre 2015

(Nn. 1. 2; CCL 73, 1-3)

Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo: «Scrutate le Scritture» (Gv 5, 39), e: «Cercate e troverete» (Mt 7, 7), per non sentirmi dire come ai Giudei: «Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio» (Mt 22, 29). Se, infatti, al dire dell’apostolo Paolo, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo.
Perciò voglio imitare il padre di famiglia, che dal suo tesoro sa trarre cose nuove e vecchie, e così anche la Sposa, che nel Cantico dei Cantici dice: O mio diletto, ho serbato per te il nuovo e il vecchio (cfr. Ct 7, 14 volg.). Intendo perciò esporre il profeta Isaia in modo da presentarlo non solo come profeta, ma anche come evangelista e apostolo. Egli infatti ha detto anche di sé quello che dice degli altri evangelisti: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi, che annunzia la pace» (Is 52, 7). E Dio rivolge a lui, come a un apostolo, la domanda: Chi manderò, e chi andrà da questo popolo? Ed egli risponde: Eccomi, manda me (cfr. Is 6, 8).
Ma nessuno creda che io voglia esaurire in poche parole l’argomento di questo libro della Scrittura che contiene tutti i misteri del Signore. Effettivamente nel libro di Isaia troviamo che il Signore viene predetto come l’Emmanuele nato dalla Vergine, come autore di miracoli e di segni grandiosi, come morto e sepolto, risorto dagli inferi e salvatore di tutte le genti. Che dirò della sua dottrina sulla fisica, sull’etica e sulla logica? Tutto ciò che riguarda le Sacre Scritture, tutto ciò che la lingua può esprimere e l’intelligenza dei mortali può comprendere, si trova racchiuso in questo volume. Della profondità di tali misteri dà testimonianza lo stesso autore quando scrive: «Per voi ogni visione sarà come le parole di un libro sigillato: si dà a uno che sappia leggere, dicendogli: Lèggilo. Ma quegli risponde: Non posso, perché è sigillato. Oppure si dà il libro a chi non sa leggere, dicendogli: Lèggilo, ma quegli risponde: Non so leggere» (Is 29, 11-12).
(Si tratta dunque di misteri che, come tali, restano chiusi e incomprensibili ai profani, ma aperti e chiari ai profeti. Se perciò dai il libro di Isaia ai pagani, ignari dei libri ispirati, ti diranno: Non so leggerlo, perché non ho imparato a leggere i testi delle Scritture. I profeti però sapevano quello che dicevano e lo comprendevano). Leggiamo infatti in san Paolo: «Le ispirazioni dei profeti devono essere sottomesse ai profeti» (1 Cor 14, 32), perché sia in loro facoltà di tacere o di parlare secondo l’occorrenza.
I profeti, dunque, comprendevano quello che dicevano, per questo tutte le loro parole sono piene di sapienza e di ragionevolezza. Alle loro orecchie non arrivavano soltanto le vibrazioni della voce, ma la stessa parola di Dio che parlava nel loro animo. Lo afferma qualcuno di loro con espressioni come queste: L’angelo parlava in me (cfr. Zc 1, 9), e: (lo Spirito) «grida nei nostri cuori: Abbà, Padre» (Gal 4, 6), e ancora: «Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore» (Sal 84, 9).

Ufficio delle letture, Prima Lettura: Dalla lettera ai Filippesi di san Paolo, apostolo 2, 12-30

30 settembre 2015

Attendete alla vostra salvezza

Miei cari, obbedendo come sempre, non solo come quando ero presente, ma molto più ora che sono lontano, attendete alla vostra salvezza con timore e tremore. E’ Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni. Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita. Allora nel giorno di Cristo, io potrò vantarmi di non aver corso invano né invano faticato. E anche se il mio sangue deve essere versato in libagione sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento, e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.
Ho speranza nel Signore Gesù di potervi presto inviare Timòteo, per essere anch’io confortato nel ricevere vostre notizie. Infatti, non ho nessuno d’animo uguale al suo e che sappia occuparsi così di cuore delle cose vostre, perché tutti cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo. Ma voi conoscete la buona prova da lui data, poiché ha servito il vangelo con me, come un figlio serve il padre. Spero quindi di mandarvelo presto, non appena avrò visto chiaro nella mia situazione. Ma ho la convinzione nel Signore che presto verrò anch’io di persona.
Per il momento ho creduto necessario mandarvi Epafrodito, questo nostro fratello che è anche mio compagno di lavoro e di lotta, vostro inviato per sovvenire alle mie necessità; lo mando perché aveva grande desiderio di rivedere voi tutti e si preoccupava perché eravate a conoscenza della sua malattia. E’ stato grave, infatti, e vicino alla morte. Ma Dio gli ha usato misericordia, e non a lui solo ma anche a me, perché non avessi dolore su dolore. L’ho mandato quindi con tanta premura perché vi rallegriate al vederlo di nuovo e io non sia più preoccupato. Accoglietelo dunque nel Signore con piena gioia e abbiate grande stima verso persone come lui; perché ha rasentato la morte per la causa di Cristo, rischiando la vita, per sostituirvi nel servizio presso di me.

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Preghiera del mattino : A San Girolamo

30 settembre 2015

O glorioso San Girolamo,

per quell’amabile zelo che ti condusse allo studio profondo

delle sacre scritture conferendoti tanta luce;

per quello spirito di sacrificio e di mortificazione,

per le pratiche di pietà e per le più edificanti virtù

per renderti sempre più utile alla Chiesa cattolica;

e per tutti i Divini favori di cui puoi disporre in cielo;

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Preghiera della sera. Settembre, mese dedicato alla Madonna Addolorata

29 settembre 2015

29 settembre: La Pietà

Gli esecutori del barbaro crurifragio se ne tornano via in fretta dal Calvario, così Maria la Vergine e le altre compagne restano un altro po’ di tempo sole, accanto al Crocifisso Gesù, in tempo che alcuni si affrettavano a toglier via gli altri due.

Mentre Maria era trepidante per quel che si sarebbe fatto della Salma del suo Gesù, vedo arrivare un gruppetto di gente sotto la guida di due nobili sinedristi, Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo. Smesso ogni prudenziale ritegno, i due occulti discepoli di Gesù, che avevano osato negare il voto nel Sinedrio per la condanna di lui, avevano chiesto a Pilato, che secondo la legge romana fosse loro consegnato il corpo del giustiziato Gesù. Pilato prese le opportune informazioni dal Centurione, concesse volentieri la domanda dei due nobili uomini, ed ora ecco che venivano con tutto l’occorrente per deporre dalla croce, ed imbalsamare e sepellire secondo l’uso dei nobili Giudei la Salava benedetta di Gesù. Aveva predetto Isaia che il Servo del Signore ubbidiente sino alla morte, sarebbe stato curato dopo morto da ricchi signori.

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L’Araldo del divino amore , Terzo Libro

29 settembre 2015

CAPITOLO II

ANELLI DI SPIRITUALE ALLEANZA

 

Geltrude offerse un giorno al Signore, mediante una breve preghiera, le sofferenze dell’anima e del corpo, inten­dendo di aggiungere anche le delizie spirituali ed il riposo fisico di cui non poteva usufruire. Le apparve allora Gesù, portando quella duplice offerta sotto il simbolo di anelli ricchi di brillanti, posti, quali splendidi ornamenti, alle sue dita divine. Dopo d’aver ricevuto quella luce, rinnovò assai spesso la sua offerta. Un giorno, mentre la ripeteva con fervore, sentì Gesù toccarle l’occhio sinistro con l’anello della mano sinistra, simbolo della sofferenza fisica. Imme­diatamente sentì un acutissimo dolore a quell’occhio sul quale il Signore aveva posto la mano, tanto che esso non riacquistò mai più l’antico vigore.

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Francesco e il vangelo

29 settembre 2015

http://vaticaninsider.lastampa.it/documenti/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francisco-francis-43654

Santi Michele, Gabriele e Raffaele Arcangeli. Omelia di San Giovanni Paolo II

29 settembre 2015

14 settembre 1986, Concelebrazione Eucaristica ai piedi della statua di San Michele Arcangelo ad Aprilia | Giovanni Paolo II

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1986/documents/hf_jp-ii_hom_19860914_aprilia.html

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Novena a Santa Teresina di Lisieux

29 settembre 2015

Ogni giorno della novena, si dirà il ‘Padre Nostro’ e l”Ave Maria’, due preghiere che la piccola Teresa amava molto. Un giorno disse: «A volte, quando il mio spirito è in un’aridità così grande che mi è impossibile ricavarne un pensiero per unirmi al Buon Dio, recito molto lentamente un ‘Padre Nostro’ e poi il saluto angelico; allora queste preghiere mi rapiscono, nutrono la mia anima ben più che se le recitassi precipitosamente un centinaio di volte…» 

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8° Giorno LA RICONOSCENZA

 

La piccola Teresa dice: «Ciò che attira maggiormente le grazie del Buon Dio, è la riconoscenza, perché se noi Lo ringraziamo per un beneficio, Egli è commosso e si affretta di darcene altri dieci e se Lo ringraziamo ancora con la stessa effusione, che incalcolabile moltiplicazione di grazie! Ne ho fatto l’esperienza, provate e vedrete. La mia gratitudine è infinita per tutto ciò che mi concede e gliene do la prova in mille modi».

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L’appellativo «angelo» designa l’ufficio, non la natura. Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa

29 settembre 2015

(Om. 34, 8-9; PL 76, 1250-1251)

È da sapere che il termine «angelo» denota l’ufficio, non la natura. Infatti quei santi spiriti della patria celeste sono sempre spiriti, ma non si possono chiamare sempre angeli, poiché solo allora sono angeli, quando per mezzo loro viene dato un annunzio. Quelli che recano annunzi ordinari sono detti angeli, quelli invece che annunziano i più grandi eventi son chiamati arcangeli.
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Vangelo (Lc 9,57-62) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 30 Settembre 2015) con commento comunitario

29 settembre 2015

SAN GIROLAMO, sacerdote e dottore della Chiesa

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,57-62)

In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».

Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Questo è il Vangelo del 30 Settembre, quello del 29 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto

Liturgia del giorno: Audio Salmo 138 (137)

29 settembre 2015

Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria.

[1] Di Davide.
Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
A te voglio cantare davanti agli angeli,

[2] mi prostro verso il tuo tempio santo.
Rendo grazie al tuo nome
per la tua fedeltà e la tua misericordia:
hai reso la tua promessa più grande di ogni fama.

[3] Nel giorno in cui t’ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

[4] Ti loderanno, Signore, tutti i re della terra
quando udranno le parole della tua bocca.

[5] Canteranno le vie del Signore,
perché grande è la gloria del Signore;

[6] eccelso è il Signore e guarda verso l’umile
ma al superbo volge lo sguardo da lontano.

[7] Se cammino in mezzo alla sventura
tu mi ridoni vita;
contro l’ira dei miei nemici stendi la mano
e la tua destra mi salva.

[8] Il Signore completerà per me l’opera sua.
Signore, la tua bontà dura per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

«In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».Gv 1,47-51

 

 

PREGHIERA DI RINGRAZIAMENTO
Signore,grazie per il tuo amore,
grazie per la mano che continuamente ci tendi;
grazie perchè ci ami nonostante le nostre miserie
e la nostra ingratitudine;
grazie perchè continui ad amarci
anche quando rifiutiamo il tuo amore.
Grazie per tutti i tuoi doni,
gli affetti, la musica, le cose belle.
Grazie per il dono del tuo figlio Gesù,
che si è fatto uomo per ridarci la tua amicizia;
grazie perchè egli ha voluto restare con noi
nel sacramento dell’Eucaristia.
Grazie per la vita eterna che hai seminto in noi;
grazie per tutti i tuoi doni Signore.

Ufficio delle letture, Prima Lettura: Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni, apostolo 12, 1-17

29 settembre 2015

Combattimento di Michele con il drago

Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.

Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:

«Ora si è compiuta

la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio

e la potenza del suo Cristo,

poiché è stato precipitato

l’accusatore dei nostri fratelli,

colui che li accusava davanti al nostro Dio

giorno e notte.

Ma essi lo hanno vinto

per mezzo del sangue dell’Agnello

e grazie alla testimonianza del loro martirio,

poiché hanno disprezzato la vita

fino a morire.

Esultate, dunque, o cieli,

e voi che abitate in essi.

Ma guai a voi, terra e mare,

perché il diavolo è precipitato sopra di voi

pieno di grande furore,

sapendo che gli resta poco tempo».

Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.

Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.

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Preghiera del Mattino : Santi Michele, Gabriele, Raffaele Arcangeli

29 settembre 2015

PREGHIERE AI TRE ARCANGELI

 

Venga dal Cielo nelle nostre case l’Angelo della pace, Michele, venga portatore di serena pace e releghi nell’inferno le guerre, fonte di tante lacrime.

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Tweet del Papa

28 settembre 2015

Vi ringrazio di cuore. L’amore di Cristo guidi il popolo americano sempre!

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore10:01 – 28 Set 2015

Preghiera della sera. Settembre, mese dedicato alla Madonna Addolorata

28 settembre 2015

http://rosarioonline.altervista.org/index.php/santorosario/sezione/it/meditazioni/settembre-MariaAddolorata-1/28

L’Imitazione di Cristo, Libro III di IV, Capitolo Trentatre

28 settembre 2015

L’INCOSTANZA DEL CUORE E L’INTENZIONE ULTIMA, CHE DEV’ESSERE RIVOLTA A DIO

sacro cuore di Gesù

PAROLE DEL SIGNORE Figlio, non ti fidare dei tuoi affetti; ben presto essi cambieranno in disposizioni diverse da quelle che provi ora. Finché vivrai, sarai soggetto, anche contro la tua volontà, a questa mutevolezza; ti sentirai ora lieto, ora triste; ora tranquillo, ora turbato; ora fervente, ora arido; ora voglioso, ora indolente, ora pensoso, ora svagato. Ma chi è sapiente e ben illuminato nelle cose dello spirito, sta saldo sopra questo variar d’affetti, non badando a quanto senta dentro di sé o da qual parte soffi il vento della sua instabilità, ma procurando a che tutta la tensione del suo animo giovi al fine dovuto e desiderato. Soltanto così, infatti, egli potrà rimanere sempre uguale a se stesso, irremovibile, con l’occhio puro della sua intenzione fisso in continuazione a Me, pur nel variare di tanti eventi. E quanto più puro sarà l’occhio dell’intenzione, tanto più grande è la costanza con la quale si procede tra le varie procelle di questa vita.

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Papa Francesco, da Philadelphia al Sinodo. Obiettivo, famiglia!

28 settembre 2015

 

2015-09-28 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“La realtà supera l’idea dice Papa Francesco e, in questo caso, la realtà è la famiglia. Una realtà fatta di piccoli grandi miracoli come la tenerezza di un abbraccio dopo una lunga giornata di lavoro, o di una carezza ad un anziano. Quanto ci ricorda il Papa – commenta don Paolo Gentili, dir. dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia (CEI) – è che la bellezza delle piccole cose viene incarnata proprio dalle tante famiglie che, con la loro testimonianza, costruiscono quotidianamente il Regno dei Cieli qui sulla terra. E dopo Philadelphia, saranno proprio le famiglie – conclude don Paolo – ad essere le principali protagoniste del Sinodo.” In occasione di questo importante appuntamento, l’Ufficio per la Pastorale delle Famiglia, ha organizzato per il 3 ottobre, a San Pietro, una veglia di preghiera con Papa Francesco.

 

 

(Da Radio Vaticana)

Papa in aereo: muri non sono soluzione, obiezione coscienza è diritto

28 settembre 2015

 

2015-09-28 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalla piaga degli abusi sessuali all’emergenza migratoria in Europa, dal prossimo Sinodo sulla famiglia all’obiezione di coscienza, Papa Francesco ha risposto a tutto campo ai giornalisti sul volo di ritorno verso Roma da Filadelfia. Nella tradizionale conferenza stampa sul volo papale, durata 50 minuti, Francesco ha parlato anche della pace in Colombia, del suo desiderio di visitare la Cina, del ruolo delle donne nella Chiesa. Prima di rientrare in Vaticano, Francesco si è recato come di consueto a ringraziare la Madonna, nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Sulla conferenza stampa in aereo, il servizio di Alessandro Gisotti:

“Mi ha sorpreso il calore della gente”. Papa Francesco esordisce così nella conferenza stampa ritornando all’accoglienza ricevuta negli Stati Uniti. Sono stato colpito, ha detto, “dalla bontà, dall’accoglienza” nelle cerimonie religiose e anche “dalla pietà, dalla religiosità”, si “vedeva pregare la gente – ha detto – e questo mi ha colpito molto”. Francesco osserva poi che non c’è stata alcuna “provocazione” e, a proposito della Chiesa negli Stati Uniti, afferma che la sfida è accompagnare “il popolo nella gioia e nei momenti brutti di difficoltà, quando non c’è lavoro, quando c’è la malattia”. La sfida della Chiesa, ribadisce, è essere “vicina alla gente, vicina al popolo degli Stati Uniti”, “non una Chiesa staccata dal popolo: no. Vicina, vicina. E questa è una sfida che la Chiesa degli Stati Uniti ha capito bene”.

 

Gli abusi sessuali sono un “sacrilegio”, non coprirli mai più
Francesco ha dunque risposto ad una domanda sugli abusi sessuali perpetrati da parte di membri del clero. Il Pontefice mette l’accento sulla “grande tribolazione” che ha colpito l’episcopato americano al quale si è rivolto a Washington. Tanti di loro, commenta, “hanno sofferto” per questa “cosa bruttissima”, “uomini di Chiesa, di preghiera, veri pastori”. Quindi, ribadisce con parole inequivocabili quanto siano gravi questi abusi che definisce “un sacrilegio”. Quando “un sacerdote commette un abuso – avverte – è gravissimo, perché la vocazione del sacerdote è far crescere quel bambino” verso “l’amore di Dio, verso la maturità affettiva, verso il bene” e invece di fare questo lo schiaccia:

“E per questo è quasi un sacrilegio. E lui ha tradito la vocazione, la chiamata del Signore. Per questo la Chiesa, in questo momento, è forte, in questo: anche non si deve coprire, anche sono colpevoli quelli che hanno coperto queste cose! Anche alcuni vescovi che hanno coperto questo! E’ una cosa bruttissima. E le parole di conforto, non sono a dire: ‘Ma, stai tranquillo, non è niente!’: no, no, no! Sono state quello, ma ‘è stato tanto brutto e io mi immagino che voi abbiate pianto tanto’:  in quel senso sono state le parole. E oggi ho parlato duro”.

 

Comprendere chi non riesce a perdonare gli abusi
Francesco non manca poi di parlare del perdono in queste drammatiche situazioni. A riguardo dei sacerdoti che non chiedono perdono per i proprio crimini, il Papa sottolinea che se un “sacerdote è chiuso al perdono, non lo riceve perché ha chiuso la porta a chiave da dentro, e quello che resta è pregare, perché il Signore apra quella porta”. Diversa è la questione per chi è stato abusato o i familiari che non riescono a perdonare.Li comprendo – afferma – prego per loro e non li giudico. Non li giudico, prego per loro”. Una volta, confida, ho incontrato diverse persone, e una donna mi ha detto: “Quando mia madre è venuta a sapere che avevano abusato di me, ha bestemmiato contro Dio, ha perso la fede ed è morta atea”.  “Io  – dice il Papa  – comprendo quella donna. La comprendo. E Dio che è più buono di me la comprende.”

 

Cosa resta nel cuore del Papa dopo un viaggio
Francesco rivolge così il pensiero agli accordi di pace in Colombia, favoriti proprio dall’azione del Papa e della Santa Sede. “Sono rimasto contentissimo”, è il commento, “e mi sono sentito parte nel senso che io sempre ho voluto questo, e ho parlato due volte con il presidente Santos del problema”, la Santa Sede “è tanto aperta a aiutare come potesse”. Poi, il Pontefice confida cosa porta nel cuore alla fine di un viaggio apostolico:

“Quando l’aereo parte dopo una visita, mi vengono gli sguardi di tanta gente e mi viene una voglia di pregare per loro e dire al Signore: ‘Ma, io sono venuto qua per fare qualcosa, per fare del bene. Forse ho fatto del male: perdonami. Ma custodisci tutta quella gente che mi ha guardato, che ha pensato le cose che io ho detto, che ha sentito, anche quelle che mi hanno criticato, tutti …’. Sento questo”.

 

I muri prima o poi cadono, accogliere i migranti
Il Papa risponde dunque ad una domanda sull’emergenza immigrazione in Europa. Francesco parla dell’Africa “continente sfruttato” a lungo e chiede che, “invece di sfruttare un continente o un Paese o una terra”, si facciano “investimenti perché quella gente abbia lavoro” e così “eviterebbe questa crisi”. E critica i muri che tornano nel cuore dell’Europa:

“Lei sa come finiscono i muri. Tutti. Tutti i muri crollano: oggi, domani o dopo 100 anni. Ma crolleranno. Non è una soluzione. Il muro non è una soluzione. In questo momento l’Europa è in difficoltà: è vero. Dobbiamo essere intelligenti, perché viene tutta quella ondata migratoria e non è facile trovare soluzioni. Ma con il dialogo tra i Paesi, devono trovarla. I muri, mai sono soluzioni; invece i ponti, sì: sempre. Sempre. Non so: quello che penso sui muri, le barriere … no: durano poco tempo, molto tempo, ma non sono una soluzione. Il problema rimane, rimane anche con più odio”.

 

Non esiste un “divorzio cattolico”, matrimonio è indissolubile
Il Pontefice parla ampiamente della famiglia, in vista del prossimo Sinodo, e in particolare della riforma sulla nullità matrimoniale. “Quelli che pensano al ‘divorzio cattolico’ – sottolinea Francesco – sbagliano perché questo ultimo documento ha chiuso la porta al divorzio che poteva entrare – era più facile – per la via amministrativa. Sempre ci sarà la via giudiziale”. I processi, aggiunge, “cambiano”, la “giurisprudenza cambia in meglio, si migliora sempre”. “I Padri sinodali – ribadisce – hanno chiesto questo: lo snellimento dei processi di nullità matrimoniale”:

“Questo documento, questo Motu Proprio facilita i processi nei tempi, ma non è un divorzio, perché il matrimonio è indissolubile quando è sacramento, e questo la Chiesa no, non lo può cambiare. E’ dottrina. E’ un sacramento indissolubile. Il procedimento legale è per provare che quello che sembrava sacramento non era stato un sacramento: per mancanza di libertà, per esempio, o per mancanza di maturità o per malattia mentale … tanti sono i motivi che portano, dopo uno studio, un’indagine, a dire: ‘No, lì non è stato sacramento, per esempio, perché quella persona non era libera’”.

A Buenos Aires, rileva, per molti quando una fidanzata rimaneva incinta doveva sposarsi. Io, rammenta, “ai sacerdoti consigliavo – ma con forza, quasi proibivo di fare il matrimonio in queste condizioni. Noi li chiamiamo ‘matrimoni di fretta’ per salvare le apparenze”. Rivolge poi l’attenzione al “problema delle seconde nozze, dei divorziati che fanno una nuova unione”. “A me – annota il Papa – sembra un po’ semplicistico” dire che “la soluzione per questa gente è che possano fare la Comunione. Questa non è la soluzione”. Anche il problema delle “nuove unioni dei divorziati: non è l’unico problema”, ammonisce e invita a leggere l’Instrumentum Laboris. “Per esempio: i giovani non si sposano, non vogliono sposarsi. E’ un problema pastorale per la Chiesa. Un altro problema: la maturità affettiva per il matrimonio”. Il Sinodo, riprende, “deve pensare bene come fare la preparazione al matrimonio: è una delle cose più difficili”:

“E ci sono tanti problemi … Ma, tutti sono elencati nell’Instrumentum Laboris. Ma mi piace che lei mi abbia fatto la domanda sul ‘divorzio cattolico’: no, quello non esiste. O non è stato matrimonio – e questa è nullità, non è esistito – e se è esistito è indissolubile. Quello è chiaro”.

 

Obiezione di coscienza è diritto umano che va rispettato
Francesco risponde poi sull’obiezione di coscienza in particolare riguardo a quei funzionari statali che, negli Usa, si sono rifiutati di firmare i certificati di “matrimonio omosessuale”. “L’obiezione di coscienza è un diritto”, è la sua risposta, “e se una persona non permette di esercitare l’obiezione di coscienza, nega un diritto”:

“E’ un diritto umano. Se il funzionario di governo è una persona umana, ha quel diritto. E’ un diritto umano”.

Il Papa parla poi delle guerre, e chiede di evitare i “bombardamenti” che portano “morte, sangue”

 

Desidero visitare la Cina
Papa Francesco torna poi ad esprimere il desiderio di visitare la Cina:

“Io amo il popolo cinese; gli voglio bene. Io mi auguro che ci siano le possibilità di avere buoni rapporti… Buoni rapporti! Ne abbiamo contati, ne parliamo… Andare avanti. Ma per me avere un Paese amico come la Cina, che ha tanta cultura e tanta possibilità di fare bene, sarebbe una gioia”.

 

Il grazie alle suore Usa. No a sacerdozio femminile
Ancora, il Papa si sofferma sul ruolo delle donne nella Chiesa e in particolare su quanto le suore siano amate negli Stati Uniti:

“Sono brave, sono donne brave, brave, brave. Ognuna segue la sua Congregazione, le sue regole, ci sono differenze, ma sono brave e per questo ho sentito l’obbligo di ringraziare per quello che loro hanno fatto”.

A proposito del successo ottenuto in questa visita, il Papa torna poi a definire il potere come servizio. “Io – rivela – mi sento sempre debole, nel senso di non avere il potere, il potere è anche una cosa passeggera: oggi c’è, domani non c’è… E’ importante se tu con il potere puoi far bene”. Sul sacerdozio femminile, ribadisce che non si può fare, come già aveva affermato San Giovanni Paolo II. Tuttavia, aggiunge, nella Chiesa “sono più importanti le donne che gli uomini” e serve una “teologia della donna” su cui dobbiamo andare avanti.

 

Non sono una star, sono il Servo dei Servi di Dio
Francesco risponde infine sulla sua grande popolarità e a quanti lo definiscono una “star”:

“Tu sai quale era il titolo che usavano i Papi e che si deve usare? Servo dei servi di Dio. E’ un po’ differente dalla star. Le stelle sono belle a guardarle, a me piace guardare quando il cielo è sereno d’estate…. Ma il Papa deve essere – deve essere! – il servo dei servi di Dio. Sì, nei media si usa questo, ma c’è un’altra verità: quante star abbiamo visto noi che poi si spengono e cadono… E’ una cosa passeggera. Invece essere ‘Servo dei servi di Dio’, questo è bello! Non passa!”.

 

(Da Radio Vaticana)

Liturgia del giorno: Audio Salmo 102 (101)

28 settembre 2015

Il Signore ha ricostruito Sion ed è apparso nel suo splendore.

[1] Preghiera di un afflitto che è stanco
e sfoga dinanzi a Dio la sua angoscia.

[2] Signore, ascolta la mia preghiera,
a te giunga il mio grido.

[3] Non nascondermi il tuo volto;
nel giorno della mia angoscia
piega verso di me l’orecchio.
Quando ti invoco: presto, rispondimi.

[4] Si dissolvono in fumo i miei giorni
e come brace ardono le mie ossa.

[5] Il mio cuore abbattuto come erba inaridisce,
dimentico di mangiare il mio pane.

[6] Per il lungo mio gemere
aderisce la mia pelle alle mie ossa.

[7] Sono simile al pellicano del deserto,
sono come un gufo tra le rovine.

[8] Veglio e gemo
come uccello solitario sopra un tetto.

[9] Tutto il giorno mi insultano i miei nemici,
furenti imprecano contro il mio nome.

[10] Di cenere mi nutro come di pane,
alla mia bevanda mescolo il pianto,

[11] davanti alla tua collera e al tuo sdegno,
perché mi sollevi e mi scagli lontano.

[12] I miei giorni sono come ombra che declina,
e io come erba inaridisco.

[13] Ma tu, Signore, rimani in eterno,
il tuo ricordo per ogni generazione.

[14] Tu sorgerai, avrai pietà di Sion,
perché è tempo di usarle misericordia:
l’ora è giunta.

[15] Poiché ai tuoi servi sono care le sue pietre
e li muove a pietà la sua rovina.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

«Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».

Lc 9,46-50

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Immagine di Dio 

S. Luigi Orione

Nel più misero degli uomini brilla l’immagine di Dio.

Santi Lorenzo Ruiz di Manila e 15 compagni. Omelia di San Giovanni Paolo II

28 settembre 2015

18 febbraio 1981: Beatificazione di Lorenzo Ruiz, Manila (Filippine) | Giovanni Paolo II

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1981/documents/hf_jp-ii_hom_19810218_beatificazione-ruiz.html

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Novena a Santa Teresina di Lisieux

28 settembre 2015

Ogni giorno della novena, si dirà il ‘Padre Nostro’ e l”Ave Maria’, due preghiere che la piccola Teresa amava molto. Un giorno disse: «A volte, quando il mio spirito è in un’aridità così grande che mi è impossibile ricavarne un pensiero per unirmi al Buon Dio, recito molto lentamente un ‘Padre Nostro’ e poi il saluto angelico; allora queste preghiere mi rapiscono, nutrono la mia anima ben più che se le recitassi precipitosamente un centinaio di volte…» 

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7° Giorno: ESSERE UNA MADRE PER I SACERDOTI

 

La piccola Teresa dice: «Ebbene, io sono la figlia della Chiesa… Le opere clamorose gli sono vietate: non può predicare il Vangelo, versare il suo sangue… Ma che importa? I suoi fratelli lavorano al posto suo e lui, piccolo bambino, si mette vicinissimo al Re e alla Regina, ama per i suoi fratelli che combattono… Ma come testimonierà il suo Amore, dal momento che l’Amore si prova con le opere? Non ho altro mezzo per provarti il mio amore che gettare fiori, cioè non lasciar sfuggire nessun piccolo sacrificio, nessuno sguardo, nessuna parola, approfittare di tutte le cose più piccole e farle per amore!… Voglio soffrire per amore e anche gioire per amore».

 

Ella scrive al Padre Roulland, che le è stato donato come fratello: «Tutto quanto chiedo a Gesù per me, lo chiedo anche per lei. Come Giosuè, lei combatte nella pianura. Io sono il suo piccolo Mosè e incessantemente il mio cuore è rivolto verso il Cielo per ottenere la vittoria. O fratello mio, come sarebbe da compiangere se Gesù stesso non sostenesse le braccia del suo Mosè!»

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Indossiamo le armi della giustizia. Dalla «Lettera ai Filippesi» di san Policarpo, vescovo e martire

28 settembre 2015

(Capp. 3, 1 – 5, 2; Funk, 1, 269-273)

Non è per mia iniziativa, fratelli, che vi scrivo riguardo alla giustizia, ma perché voi stessi me lo avete richiesto, e lo farò dicendovi non cose mie, ma di Paolo. Effettivamente né io, né altri come me potrebbe mai giungere alla sapienza del beato e glorioso apostolo. Egli, quando si trovava in mezzo a voi, parlando di persona agli uomini del suo tempo, trasmise con sicurezza e con forza il messaggio di verità e, anche dopo la sua partenza, vi indirizzò lettere, che vi edificheranno sempre nella fede ricevuta, se le mediterete attentamente. Vi faranno cioè crescere in quella fede che è la nostra comune madre (cfr. Gal 4, 26), cui segue la speranza che è preceduta dalla carità verso Dio, verso Cristo e verso il prossimo. Chi possiede queste virtù ha adempiuto il comandamento della giustizia, perché chi ha l’amore è lontano da ogni peccato. (more…)

Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Dalla lettera a Filippesi di San Paolo, apostolo 1,12-26

28 settembre 2015

Paolo è citato in giudizio

Desidero che sappiate, fratelli, che le mie vicende si sono volte piuttosto a vantaggio del vangelo, al punto che in tutto il pretorio e dovunque si sa che sono in catene per Cristo; in tal modo la maggior parte dei fratelli, incoraggiati nel Signore dalle mie catene, ardiscono annunziare la parola di Dio con maggior zelo e senza timore alcuno. Alcuni, è vero, predicano Cristo anche per invidia e spirito di contesa, ma altri con buoni sentimenti. Questi lo fanno per amore, sapendo che sono stato posto per la difesa del vangelo; quelli invece predicano Cristo con spirito di rivalità, con intenzioni non pure, pensando di aggiungere dolore alle mie catene. Ma questo che importa? Purché in ogni maniera, per ipocrisia o per sincerità, Cristo venga annunziato, io me ne rallegro e continuerò a rallegrarmene. So infatti che tutto questo servirà alla mia salvezza (Gb 13, 16), grazie alla vostra preghiera e all’aiuto dello Spirito di Gesù Cristo, secondo la mia ardente attesa e speranza che in nulla rimarrò confuso; anzi nella piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.

Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa debba scegliere. Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; d’altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne. Per conto mio, sono convinto che resterò e continuerò a essere d’aiuto a voi tutti, per il progresso e la gioia della vostra fede, perché il vostro vanto nei miei riguardi cresca sempre più in Cristo, con la mia nuova venuta tra voi.

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Vangelo (Gv 1,47-51) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 29 Settembre 2015) con commento comunitario

28 settembre 2015

SANTI ARCANGELI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,47-51)

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Questo è il Vangelo del 29 Settembre, quello del 28 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto

Preghiera della sera. Settembre, mese dedicato alla Madonna Addolorata

27 settembre 2015

http://rosarioonline.altervista.org/index.php/santorosario/sezione/it/meditazioni/settembre-MariaAddolorata-1/27

L’Araldo del Divino Amore, Rivelazioni di Santa Geltrude

27 settembre 2015

LIBRO TERZO

PREFAZIONE DI LANSPERGIO

La vergine Geltrude, per umiltà, non scrisse nè questo terzo libro, nè i seguenti, però li ha dettati, – dietro ordine del Signore, – ad una consorella colta perchè li scrivesse. Geltrude si credeva indegna di raccontare grazie così emi­nenti, pensando di sciuparle col tocco della sua penna, e preferì che un’altra le mettesse in luce, affinchè Dio ricevesse degno omaggio di lode e di ringraziamento dalle anime che ne verrebbero a conoscenza.

Ella pensava di togliere da un pantano una perla preziosa e d’incastonarla in oro finissimo, rivelando ad altri i doni della bontà divina, perchè il Signore avrebbe così ricevuto quelle lodi e quei ringraziamenti ch’ella disperava di poter­Gli rendere. A tale ragione si aggiunse poi l’ordine tassativo dei Superiori, che obbligarono l’una a far conoscere le sue rivelazioni, l’altra a scriverle.

Questo terzo libro è ripieno d’istruzioni e di consolazio­ni; contiene pure pii esercizi nei quali ciascuno, secondo lo stato particolare, può imparare il modo di servire Dio e di piacerGli; come convenga offrire al Padre celeste i meriti e il frutto della Passione del Figlio suo, per espiare i propri peccati ed applicarsi i frutti della Redenzione; come biso­gna amare Dio con tutto il cuore, con quale divozione rice­vere i Sacramenti ed infine, come sia necessario confor­marsi in ogni cosa al divino beneplacito. Tutte queste co­se, e molte altre ancora contenute in questi libri, sono l’espressione pratica dell’amore di Dio verso i suoi eletti. Tale amore rende, in questi ultimi tempi, il Signore così com­passionevole verso l’umana fragilità, da prodigarci con ab­bondanza pari alla misericordia, i suoi doni, i suoi santi e se stesso senza riserva alcuna, purchè la nostra buona vo­lontà sia disposta a tutto ricevere. Continua dunque, caro lettore; non ti pentirai d’aver letto queste pagine.

 

PROLOGO

La grande umiltà di Geltrude, e soprattutto un forte impulso della divina volontà, l’obbligarono a far conoscere a una persona quanto segue. Sentendosi troppo indegna per rispondere alla grandezza dei divini favori con ricono­scenza adeguata, dopo d’averli manifestati ad una consorel­la se ne rallegrava per la gloria di Dio, parendole d’aver tol­to una gemma dal fango per incastonarla in oro fulgente. Fu dunque per ordine dei superiori che la sua consorella scrisse le pagine seguenti.

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Vangelo (Lc 9,46-50) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 28 Settembre 2015) con commento comunitario

27 settembre 2015

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,46-50)

In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande.

Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».

Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

Questo è il Vangelo del 28 Settembre, quello del 27 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto

San Vincenzo de’ Paoli. Omelia di San Giovanni Paolo II

27 settembre 2015

27 settembre 1987, Concelebrazione della Messa per i 250 anni dalla Canonizzazione di San Vincenzo de’ Paoli | Giovanni Paolo II

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1987/documents/hf_jp-ii_hom_19870927_anniv-san-vincenzo.html

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Novena a Santa Teresina di Lisieux

27 settembre 2015

Ogni giorno della novena, si dirà il ‘Padre Nostro’ e l”Ave Maria’, due preghiere che la piccola Teresa amava molto. Un giorno disse: «A volte, quando il mio spirito è in un’aridità così grande che mi è impossibile ricavarne un pensiero per unirmi al Buon Dio, recito molto lentamente un ‘Padre Nostro’ e poi il saluto angelico; allora queste preghiere mi rapiscono, nutrono la mia anima ben più che se le recitassi precipitosamente un centinaio di volte…» 

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6° Giorno: LA VITA NASCOSTA

 

Secondo la sua esperienza, la piccola Teresa confessa che l’ultimo posto è il meno desiderato in una comunità. Tuttavia è sicuramente proprio lì che si trova Gesù. Per esprimere questo concetto ella prende l’immagine di un insignificante granello di sabbia su una grande spiaggia e dice alle sue novizie: «Soprattutto siamo piccole, così piccole che tutti possano calpestarci, senza neppure che noi mostriamo di sentirlo e soffrirne…» «Quale beatitudine essere nascosta così bene che nessuno pensa a te; essere sconosciuta perfino alle persone che vivono con te!» «Il granello di sabbia non desidera essere umiliato: sarebbe ancora troppo importante, giacché si sarebbe obbligati ad occuparsi di lui; egli non desidera che una cosa: essere dimenticato, non contare nulla! Ma desidera essere visto da Gesù! »

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 19 (18)

27 settembre 2015

I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] I cieli narrano la gloria di Dio,
e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.
[3] Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

[4] Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.

[5] Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.

[6] Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.

[7] Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l’altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

[8] La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.

[9] Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.

Mc 9,38-43.45.47-48

 

Cantico di un anziano  

Beati quelli che mi guardano con simpatia.
Beati quelli che comprendono il mio camminare stanco.
Beati quelli che parlano a voce alta per minimizzare la mia sordità.
Beati quelli che stringono con calore le mie mani tremanti.
Beati quelli che si interessano della mia lontana giovinezza.
Beati quelli che non si stancano di ascoltare i miei discorsi già tante volte ripetuti.
Beati quelli che comprendono il mio bisogno d’affetto.
Beati quelli che mi regalano frammenti del loro tempo.
Beati quelli che si ricordano della mia solitudine.
Beati quelli che mi sono vicini nella sofferenza.
Beati quelli che rallegrano gli ultimi giorni della mia vita.
Beati quelli che mi sono vicini nel momento del passaggio.
Quando entrerò nella vita senza fine mi ricorderò di loro presso il Signore Gesù.

Saluto e rendimento di grazie. Dalla lettera ai Filippesi di san Paolo, apostolo 1, 1-11

27 settembre 2015

Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi. Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.
Ringrazio il mio Dio ogni volta ch’io mi ricordo di voi, pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera, a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del vangelo dal primo giorno fino al presente, e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. È giusto, del resto, che io pensi questo di tutti voi, perché vi porto nel cuore, voi che siete tutti partecipi della grazia che mi è stata concessa, sia nelle catene, sia nella difesa e nel consolidamento del vangelo.
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Preghiera della sera. Settembre, mese dedicato alla Madonna Addolorata

26 settembre 2015

http://rosarioonline.altervista.org/index.php/santorosario/sezione/it/meditazioni/settembre-MariaAddolorata-1/26

Papa al Madison Square Garden: Dio vive nelle città, cammina con noi

26 settembre 2015

2015-09-26 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al termine della visita alla scuola di Harlem, il Papa è risalto in macchina e attraversando Central Park salutato da migliaia e migliaia di fedeli, ha raggiunto lo stadio più famoso della città, il Madison Square Garden per celebrarvi la Messa. Animata dal magnifico coro della Cattedrale di S. Patrick, la cerimonia ha chiuso la visita a New York del Pontefice che ha lasciato un messaggio forte: “Imparare a guardare” a “riconoscere” Dio che cammina nelle strade delle nostre città e le trasforma in luoghi di fratellanza e di pace. Il servizio di Gabriella Ceraso:

 

http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00495810.mp3%5B/embed

 

L’arena più famosa degli Stati Uniti, il tempio dello sport, della musica e delle convention politiche, si è trasformata ieri, come nel “79 quando accolse Giovanni Paolo II, in una chiesa gremita di oltre 20 mila fedeli in un clima di festa che ha avvolto da subito il Papa al suo arrivo.

 

Cristo è Luce nella vita quotidiana, nello smog delle città
Sotto un suggestivo crocifisso in legno, Francesco si è rivolto per l’ultima volta ai newyorkesi, ”popolo”, come quello narrato da Isaia al capitolo 9, “che cammina nelle tenebre e ha visto una grande luce”. E’ la luce che porta Cristo, ha ripetuto più volte il Pontefice, tra successi e errori, paure e opportunità della vita quotidiana, in ogni suo spazio:

“Con el profeta hoy podemos decir: el pueblo que camina, respira, vive entre el «smog», ha visto una gran luz…”
“Con il profeta oggi possiamo dire: il popolo che cammina, respira e vive dentro lo ‘smog’ ha visto una grande luce, ha sperimentato un aria di vita. Vivere in una grande città, contesto multiculturale con grandi sfide, osserva il Papa, è qualcosa di piuttosto complesso:

“Las grandes ciudades son recuerdo de la riqueza que esconde nuestro mundo: la diversidad de culturas, tradiciones e historias…”
“Le grandi città ci ricordano la ricchezza nascosta nel nostro mondo: le diverse culture, tradizioni e storie, ma esse nascondono anche il volto di tanti, “cittadini di seconda categoria”.

 

Città plurali che condannano all’anonimato gli ultimi
“En las grandes ciudades, bajo el ruido del tránsito, bajo ‘el ritmo del cambio’…” “Nelle grandi città, nel rumore del traffico, nel ‘ritmo dei cambiamenti’, rimangono coperte le voci di tanti che non hanno ‘diritto’ alla cittadinanza, non hanno diritto a far parte della città – gli stranieri, i loro figli (e non solo) che non ottengono la scolarizzazione, le persone prive di assistenza medica, i senzatetto, gli anziani soli – confinati nei nostri marciapiedi in un anonimato assordante”. Entrano a far parte di un paesaggio urbano che lentamente diventa naturale ai nostri occhi e specialmente al nostro cuore:

“Saber que Jesús sigue caminando en nuestras calles, mezclándose vitalmente con su pueblo, implicándose e implicando…”
“Sapere che Gesù continua a percorrere le nostre strade mescolandosi col suo popolo, coinvolgendosi e coinvolgendo tutti in un’unica storia di salvezza, ci riempie di speranza, speranza che ci libera dall’isolamento – da “connessioni” vuote, dalle analisi astratte, o dal bisogno di sensazioni forti – e ci apre all’altro.Ci invita a vedere nel mezzo dello smog la presenza di Dio, perché Dio, ribadisce con forza il Papa è nelle nostre città.

 

Cristo in cammino con noi salva, libera, abbraccia
Ma com’è questa luce che passa nelle nostre strade? Come incontrare Dio vivo e operante? “Imparare a guardare” è la risposta del Profeta Isaia, e questo è anche il messaggio che il Papa ripete ai cittadini della grande Mela:

“Vayan, una y otra vez, vayan sin miedo, vayan  sin asco, vayan y anuncien esta alegría que es para todo el pueblo…”
“Andate, una, due, tre volte, andate senza paura, senza repulsione, andate e annunciate questa gioia che è per tutto il popolo…Andate incontro agli altri dove sono e non dove ci piacerebbe che fossero… Andate e annunciate la buona notizia che Dio è nostro Padre”. Il suo abbraccio accoglie e consola. E’ Cristo che ci libera dall’anonimato, dalla competizione, dall’autoreferenzialità, per aprirci al cammino della pace. Quella pace che nasce dal riconoscimento dell’altro, quella pace che emerge nel cuore guardando specialmente al più bisognoso come a un fratello. Quindi, per un ultima volta il Papa ricorda:

“Dios vive en nuestras ciudades, la Iglesia vive en nuestras ciudades. Y Dios y la Iglesia que viven en nuestras ciudades quieren y quiere…”
“Dio vive nelle nostre città; la Chiesa vive nelle nostre città e vuole essere fermento nella massa, vuole mescolarsi con tutti, accompagnando tutti, annunciando le meraviglie di Colui che è Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”.

 

(Da Radio Vaticana)

L’Imitazione di Cristo, Libro III di IV, Capitolo Trentadue

26 settembre 2015

RINNEGARE SE STESSI E RINUNCIARE AD OGNI CUPIDIGIA

sacro cuore di Gesù

PAROLE DEL SIGNORE Figlio, non puoi possedere la perfetta libertà, se non rinnegherai totalmente te stesso. Tutti quelli che sono attaccati agli averi, che amano troppo se stessi, che sono avidi, curiosi, svagati; tutti quelli che sono continuamente in cerca d’agiatezze e non di ciò che è di Gesù Cristo, hanno ceppi ai piedi e spesso immaginano e costruiscono progetti privi di fondamento. Infatti, tutto quello che non è nato da Dio, perirà. Tieni bene a mente questa breve e perfetta massima: lascia tutto e troverai tutto; rinunzia alla cupidigia e troverai la pace. Medita attentamente questa sentenza: quando l’avrai messa in pratica, capirai ogni cosa.

PAROLE DEL DISCEPOLO Signore, non è impegno d’un giorno soltanto, questo; non è un gioco da ragazzetti. Anzi, in questo breve motto è racchiusa tutta la perfezione della vita religiosa.

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Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco a Cuba, negli Stati Uniti d’America e Visita alla Sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, in occasione della partecipazione all’VIII Incontro Mondiale delle Famiglie in Philadelphia (19-28 settembre 2015)

26 settembre 2015

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Preghiera durante l’Incontro Interreligioso al Memorial di Ground Zero
(New York, 25 settembre 2015)

http://m.vatican.va/content/francescomobile/it/prayers/documents/papa-francesco_preghiere_20150925_memorial-ground-zero.html

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Papa Francesco all’ONU accenna delicatamente alla necessità di innescare nuove dinamiche nella società

26 settembre 2015

Veri ispiratori della secolarizzazione, in Italia, sono stati, tra l’altro, Gramsci e i radicali, in un efficace interscambio. Mentre ancora oggi sul punto decisivo dell’educazione nel mondo cattolico si possono riscontrare forse, talora, scarse consapevolezze, timori, reticenze…
L’intellettualismo, che trasmette nella scuola un ragionare a tavolino, riduce, frammenta e spegne l’uomo, la comunità, le comunità, la società, etc.. Necessitano scuole cattoliche, ebraiche, delle varie culture e religioni, etc., nelle quali si possa scoprire che si matura e si conosce gradualmente ogni cosa non ragionando a tavolino ma crescendo nei propri valori, in un fecondo interscambio con le comunità di altro orientamento. Si può accendere così la ricerca dell’uomo, si stimolano i collegamenti con i vari ambiti della vita, che per esempio per il cattolico possono spesso essere la famiglia, la scuola, la parrocchia, lo sport, le amicizie, il territorio, etc.. Il ragionare a tavolino frammenta l’uomo già in sé stesso tra una ragione astratta, una spiritualità così variamente disincarnata e una vita concreta che in assenza di adeguati, vivi, riferimenti, si fa pragmatica, cioè solo fattuale, senza luce, superficialmente emozionale, etc.. L’uomo è ridotto ad individuo e/o a massa. Poco stimolato a collegare vitalmente i vari aspetti, ambiti, del suo vivere, riflettere, alla luce dei propri sempre vissutamente rinnovati valori. Si spegne, si frammenta, la persona, la comunità, l’interscambio vivo tra le comunità. La società degli individui e della massa è facilmente manipolabile, sempre si lamenta dell’egoismo degli uomini e della politica, invoca un cambiamento che talora chi detiene il potere può non volere realmente. Se non si vuole incidere efficacemente sull’educazione. Si può comprendere che la, in varia misura, disabitudine anche di tante guide a questi temi può essere causa di minori consapevolezze, di timori, di giusto, sempre rinnovato, bisogno di dialogo, di approfondimento, di ricerca comune. Ma talora ci si può anche chiedere come mai un tema così evidentemente decisivo non venga così tanto preso un considerazione. Una motivazione decisiva può riscontrarsi appunto nell’intellettualismo diffuso per esempio anche nel mondo cattolico. Frammentando, spegnendo, l’uomo, la comunità, etc., svaluta agli occhi di tante persone l’aiuto dell’educazione. Proprio così più facilmente lasciandola nelle mani dei burattinai per esempio dell’economia, della politica. Altro punto decisivo risiede appunto nel potere, che detiene le leve dell’informazione di massa e può essere perlomeno reticente su queste problematiche. Ulteriori problemi possono nascere, per esempio in campo cattolico, dal timore di alimentare conflitti, dal timore che si perda il controllo, nella vita civile, di eventuali schegge impazzite, dal pensiero che la scuola statale favorisce la pace e l’integrazione… Si può osservare che proprio una rinnovata, serena, non intellettualistica, formazione può aiutare a valutare i vari aspetti della problematica educativa senza scadere nel burocratismo, nella disattenzione, in un falso quietismo, alimentando invece un’appassionata ricerca comune. Nella investigazione di vie che, per esempio, aiutino la crescita integrale profonda delle persone, delle comunità, nei propri valori e anche dando adeguato spazio all’interscambio, alla vissuta condivisione, alla comune operatività, delle diverse comunità tra di loro, alla costruzione ed equilibrata salvaguardia della pace. Si possono aprire profondamente vie per un sempre nuovo impegno del cristiano, delle comunità cristiane, nel mondo, nuovi stimoli per attingere alle sorgenti della grazia: una sempre rinnovata, feconda, spiritualità-cultura-vita a tutto campo.

Santi Cosma e Damiano. Udienza Generale di Benedetto XVI

26 settembre 2015

Udienza Generale del 26 settembre 2012: La Liturgia, scuola di preghiera, il Signore stesso ci insegna a pregare | Benedetto XVI

http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2012/documents/hf_ben-xvi_aud_20120926.html

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Novena a Santa Teresina di Lisieux

26 settembre 2015

Ogni giorno della novena, si dirà il ‘Padre Nostro’ e l”Ave Maria’, due preghiere che la piccola Teresa amava molto. Un giorno disse: «A volte, quando il mio spirito è in un’aridità così grande che mi è impossibile ricavarne un pensiero per unirmi al Buon Dio, recito molto lentamente un ‘Padre Nostro’ e poi il saluto angelico; allora queste preghiere mi rapiscono, nutrono la mia anima ben più che se le recitassi precipitosamente un centinaio di volte…» 

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5° Giorno: L’UMILTA’

 

La piccola Teresa dice: «Praticherete l’umiltà che non consiste a pensare e a dire che siete pieni di difetti, ma ad essere felice che altri lo pensino e perfino lo dicano».

 

Una delle sue sorelle dà la seguente testimonianza: «Una suora anziana non riusciva a capire come fosse possibile che Suor Teresa del Bambino Gesù, così giovane, si occupasse delle novizie e senza troppi complimenti le faceva sentire le sue riserve a questo proposito. Un giorno durante la ricreazione essa le disse delle parole molto dure, e fra l’altro che doveva piuttosto pensare a guidare se stessa che dirigere le altre. Io osservavo attentamente la scena da lontano, l’aria di dolcezza angelica della Serva di Dio contrastava fortemente con l’aria appassionata della sua interlocutrice e la sentii rispondere: “Ah! Sorella, lei ha proprio ragione e sono anche più imperfetta di quanto lei creda!”»

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Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio. Dal «Commento sui salmi» di sant’Ilario, vescovo

26 settembre 2015

(Sal 64, 14-15; CSEL 22, 245-246)

«Il fiume di Dio è gonfio di acque; tu fai crescere il frumento per gli uomini. Così prepari la terra» (Sal 64, 10).
Il simbolismo del fiume è chiaro. Dice infatti il profeta: «Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio» (Sal 45, 5). Lo stesso Signore dice nel vangelo: «Chi beve dell’acqua che io gli darò, diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4, 14). E ancora: «Chi crede in me, come dice la Scrittura, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui» (Gv 7, 38-39). (more…)

Vangelo (Mc 9,38-43.47-48) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 27 Settembre 2015) con commento comunitario

26 settembre 2015

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,38-43.47-48)

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.

Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

Questo è il Vangelo del 27 Settembre, quello del 26 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto

Liturgia del giorno: Geremia cap.31

26 settembre 2015

Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge.

[1] In quel tempo – oracolo del Signore –
io sarò Dio per tutte le tribù di Israele
ed esse saranno il mio popolo”.

[2] Così dice il Signore:
“Ha trovato grazia nel deserto
un popolo di scampati alla spada;
Israele si avvia a una quieta dimora”.

[3] Da lontano gli è apparso il Signore:
“Ti ho amato di amore eterno,
per questo ti conservo ancora pietà.

[4] Ti edificherò di nuovo e tu sarai riedificata,
vergine di Israele.
Di nuovo ti ornerai dei tuoi tamburi
e uscirai fra la danza dei festanti.

[5] Di nuovo pianterai vigne sulle colline di Samaria;
i piantatori, dopo aver piantato, raccoglieranno.

[6] Verrà il giorno in cui grideranno le vedette
sulle montagne di Efraim:
Su, saliamo a Sion,
andiamo dal Signore nostro Dio”.

[7] Poiché dice il Signore:
“Innalzate canti di gioia per Giacobbe,
esultate per la prima delle nazioni,
fate udire la vostra lode e dite:
Il Signore ha salvato il suo popolo,
un resto di Israele”.

[8] Ecco li riconduco dal paese del settentrione
e li raduno all’estremità della terra;
fra di essi sono il cieco e lo zoppo,
la donna incinta e la partoriente;
ritorneranno qui in gran folla.

[9] Essi erano partiti nel pianto,
io li riporterò tra le consolazioni;
li condurrò a fiumi d’acqua
per una strada dritta in cui non inciamperanno;
perchè io sono un padre per Israele,
Efraim è il mio primogenito.

[10] Ascoltate la parola del Signore, popoli,
annunziatela alle isole lontane e dite:
“Chi ha disperso Israele lo raduna
e lo custodisce come fa un pastore con il gregge”,

[11] perchè il Signore ha redento Giacobbe,
lo ha riscattato dalle mani del più forte di lui.

Premere qui per ascoltare il cap. 31 di Geremia.

 

 

«Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».

Lc 9,43-45

 

 

LE PECORE DEL SIGNORE RICONOSCONO LA VOCE DELL’UNICO PASTORE.

 

 

Cristo ti pasce come è giusto, con giudizio, e distingue le sue pecore da quelle non sue. Le mie pecore, egli dice, ascoltano la mia voce e mi seguono (cfr. Gv 10, 27). Qui trovo tutti i buoni pastori come concretizzati nell’unico Pastore. Non mancano infatti i buoni pastori, ma tutti si trovano impersonati in uno solo. Sarebbero molti, se fossero divisi, ma qui si dice che è uno solo, perché viene raccomandata l’unità. Per questo solo motivo ora non si parla di pastori, ma dell’unico Pastore, non perché il Signore non trovi uno al quale affidare le sue pecore. Un tempo le affidò, perché trovò Pietro. Anzi proprio nello stesso Pietro ha raccomandato l’unità. Molti erano gli apostoli, ma ad uno solo disse: «Pasci le mie pecorelle» (Gv 21, 17). Dio voglia che non manchino ai nostri giorni i buoni pastori; Dio non permetta che ne rimaniamo privi; la sua misericordiosa bontà li faccia germogliare e li costituisca a capo delle chiese.

Certo, se vi sono delle buone pecore, vi saranno anche buoni pastori; perché dalle buone pecore si formano i buoni pastori. Ma tutti i buoni pastori si identificano con la persona di uno solo, sono una sola cosa. In essi che pascolano, è Cristo che pascola. Gli amici infatti dello sposo non fanno risuonare la loro voce, ma esultano di gioia alla voce dello sposo. Perciò è lui stesso che pascola, quando essi pascolano, e dice: Sono io che pascolo, perché è in essi la sua voce, in essi il suo amore.

Quando Cristo affidò le pecorelle a Pietro, certo gliele affidò come fa uno che le dà a un altro, distinto da sé. Tuttavia lo volle rendere una cosa sola con sé. Cristo capo affida le pecorelle a Pietro, come figura del corpo, cioè della Chiesa. In questa maniera si può affermare che Cristo e Pietro vennero a formare una cosa sola, come lo sposo e la sposa.

Perciò per affidargli le pecore, non come ad altri che a sé, che cosa gli chiede prima? Pietro, mi ami? E rispose: Ti amo. E di nuovo: Mi ami? E rispose: Ti amo. E per la terza volta: Mi ami? E rispose: Ti amo (cfr. Gv 21, 15-17). Vuole renderne saldo l’amore per consolidarlo nell’unità con se stesso. Egli solo pertanto pascola nei pastori, ed essi pascolano in lui solo.

Da una parte non si parla di pastori e nello stesso tempo vengono menzionati. Si gloriano i pastori, ma: «Chi si vanta, si vanti nel Signore» (2 Cor 10, 17). Questo vuol dire pascere Cristo, pascere per Cristo, pascere in Cristo, non pascere per sé al di fuori di Cristo. Non certo per mancanza di pastori. Quando Dio per bocca del profeta diceva: Pascolerò io stesso le mie pecorelle perché non trovo a chi affidarle, non intendeva preannunziare tempi tanto calamitosi da vederci privi di pastori. Infatti anche quando Pietro e gli stessi apostoli erano in questo corpo e in questa vita, egli, il solo che nella sua persona compendia tutti gli altri pastori, pronunziò parole consimili: «E ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore» (Gv 10, 16). Cristo dunque è lui solo che pasce il gregge, ma lo fa impersonandosi nei singoli pastori.

Tutti dunque si trovino nell’unico pastore, ed esprimano l’unica voce del pastore. Le pecore ascoltino questa voce e seguano il loro pastore, e non questo o quell’altro, ma uno solo. E tutti in lui facciano sentire una sola voce, non abbiano voci diverse. «Vi esorto, fratelli, ad essere tutti unanimi nel parlare perché non vi siano divisioni tra voi» (1 Cor 1, 10). Questa voce, purificata da ogni divisione e da ogni eresia, ascoltino le pecore e seguano il loro pastore che dice: «Le mie pecore ascoltano la mia voce… ed esse mi seguono» (Gv 10, 27).

Sant’Agostino, vescovo

Ufficio delle Letture, Prima Lettura: Dal libro del profeta Ezechiele 47, 1-12

26 settembre 2015

Visione dell’acqua che esce dal tempio

Un giorno l’angelo mi condusse all’ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare. Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all’esterno fino alla porta esterna che guarda a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro. Quell’uomo avanzò verso oriente e con una cordicella in mano misurò mille cubiti, poi mi fece attraversare quell’acqua: mi giungeva alla caviglia. Misurò altri mille cubiti, poi mi fece attraversare quell’acqua: mi giungeva al ginocchio. Misurò altri mille cubiti, poi mi fece attraversare l’acqua: mi giungeva ai fianchi. Ne misurò altri mille: era un fiume che non potevo attraversare, perché le acque erano cresciute, erano acque navigabili, un fiume da non potersi passare a guado. Allora egli mi disse: «Hai visto, figlio dell’uomo?».

Poi mi fece ritornare sulla sponda del fiume; voltandomi, vidi che sulla sponda dei fiume vi era una grandissima quantità di alberi da una parte e dall’altra. Mi disse: «Queste acque escono di nuovo nella regione orientale, scendono nell’Araba ed entrano nel mare: sboccate in mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il fiume, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché quelle acque dove giungono, risanano e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Sulle sue rive vi saranno pescatori: da Engàddi a En-Eglaim vi sarà una distesa di reti. I pesci, secondo le loro specie, saranno abbondanti come i pesci del Mar Mediterraneo. Però le sue paludi e le sue lagune non saranno risanate: saranno abbandonate al sale. Lungo il fiume, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui fronde non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».

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Preghiera del mattino: Santi Cosma e Damiano

26 settembre 2015

PREGHIERA PER LA GUARIGIONE DI UN AMMALATO

 

 

O gloriosi santi Medici Cosmo e Damiano, con umiltà e confidenza di figli devoti, ci prostriamo fiduciosi innanzi alle vostre immagini per implorare il vostro potente patrocinio. La pietà, che sempre avete usato verso i sofferenti, ci anima a raccomandarvi caldamente il nostro povero infermo… Ridonategli la salute. Una sola vostra parola può recargli sollievo e può ottenergli dal Signore la sospirata grazia. Accogliete, benevoli, le nostre suppliche ed esauditeci. Gloria al Padre…

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