La preghiera di Benedetto e la venuta di Francesco.

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Il rapporto con la spiritualità-cultura antico-testamentaria può rivelarsi ancora ricco di possibili ulteriori approfondimenti che ci possono essere di aiuto. Ho osservato che la storia della salvezza attraverso un popolo è stata forse necessaria anche per preparare la stessa cultura di fondo di Cristo. Il dialogo, pur con tutti i limiti, con Dio del popolo israelita lo ha orientato a trovare, dal lato umano, il riferimento fondamentale nel cuore. Nel cuore, nella coscienza, integrale: spirito, “psiche”, corporalità, potremmo dire oggi. Anche allora troviamo un certa tripartizione, forse in fondo molto simile.

Cristo, per esempio, non era un razionalista. E Cristo può venire sempre più scoperto, nelle cose essenziali, come il riferimento anche umano fondamentale. Anche, dunque, come il filosofo, vorrei dire, di riferimento. Mentre ancora oggi questa fiducia, attenzione, può non riscontrarsi sempre così tanto. Si resta, talora, ad un Cristo un po’ spiritualistico. Gesù, invece, questi riferimenti anche umani (come il cuore e non un’astratta, riduttivamente calcolante, ragione) ce li ha trasmessi con la vita e con le parole. Forse sono argomenti che ha trattato, sotto certi aspetti, in modo tale da lasciare in ciò margini di libertà alla maturazione dell’uomo. Ma, direi, su una linea sostanzialmente tracciata, delicatamente. E che può venire sempre più approfondita.

La filosofia anticotestamentaria può talora essere stata sottovalutata rispetto, per esempio, alla filosofia-cultura dell’antica Grecia. Vista, quest’ultima, come più produttiva. Per esempio in campo scientifico. Se la spiritualità-cultura anticotestamentaria è, nelle cose essenziali, meglio centrata, come mai allora non ha prodotto quella mole di scoperte in tanti campi che si può ascrivere alla cultura greca antica? Forse una risposta almeno parziale la troviamo proprio nel motivo che ha permesso al popolo ebraico anche di preparare, negli aspetti essenziali, la stessa umanità di Cristo. Un regno teocratico nel quale molte cose anche più “terrene” erano stabilite, orientate, etc., teocraticamente. Nel cattolicesimo, per esempio, una certa crescente, talora, distinzione tra gli aspetti più spirituali e le diverse culture, le diverse realtà politiche, dei popoli, sotto alcuni aspetti può aver stimolato una ricerca più libera, per certi versi anche meglio distinta, rispetto alla condizione anticotestamentaria. Ma ciò ha anche comportato il rischio di subire influenze meno centrate anche negli aspetti essenziali dell’uomo. Per esempio influenze razionaliste. Mi paiono, quelli qui trattati, temi decisivi che possono venire, vissutamente, molto approfonditi, anche in un profondo vitale, scambio, dialogo, etc.. Qui più che altro lancio solo possibili stimoli, tutti, eventualmente, da verificare.

La non infrequente distrazione, inconsapevolezza, genericità, della cultura circa queste problematiche può dipendere proprio da una falla determinante nella spiritualità-cultura stessa: non si prende talora in considerazione una visione integrale dell’uomo, con attenzione a tutti i riferimenti spirituali e umani essenziali. Può non di rado rivelarsi assente la (sempre rinnovata, vissuta) ricerca esplicitamente meditata, anche nel dialogo, di un nucleo di riferimento spirituale e umano e delle sue vitali connessioni con tutta la vita e la conoscenza umana. Per cui, per esempio, lo stesso Cristo viene non di rado inconsapevolmente visto come un riferimento in realtà spiritualistico (le intenzioni), non integrale, spirituale (le intenzioni) e anche umano (per esempio il cuore e non un’astratta ragione).
Si possono dunque cercare, per esempio, le strade per centrare in Cristo la crescita integrale, personalissima, comunitaria, etc., del cattolico e quella di ogni altra persona-comunità nei propri riferimenti. E anche si possono cercare le strade per favorire lo scambio, la condivisione, etc., tra le persone delle diverse culture, filosofie, religioni. Si può imparare a cercare sempre più in Cristo gli autentici, essenziali, riferimenti spirituali e umani del suo concreto discernere. Come lo possiamo sempre meglio vedere nei vangeli. Scoprendo sempre più profondamente come solo in Cristo, Dio e uomo, troviamo, per grazia, sempre più i riferimenti essenziali, spirituali e umani, per una spiritualità-cultura sempre meglio centrata sotto tutti gli aspetti e proprio per questo anche tendenzialmente sempre più viva e feconda a tutto campo. Si può infatti, mi pare, rilevare, che Cristo è stato, in quello che maggiormente serviva (per esempio il riferimento alla coscienza), aiutato dalla spiritualità-cultura in cui è nato ma ha anche operato un profondo superamento di ciò che era, a tempo debito, da superare, come la via teocratica.

Ci si può dunque forse domandare se talora paragonando, per esempio, antico ebraismo e cultura greca si finisca per ritenere un certo, talora, razionalismo greco* più produttivo. Quanto vado scrivendo qui potrebbe indurre a porsi qualche interrogativo su tali conclusioni. La spiritualità-cultura ebraica del cuore che si lascia portare da Dio mi pare più fondamentalmente centrata e dunque, tendenzialmente, anche la più feconda. Per divenire sempre più tale andava sfrondata di ciò di cui Cristo la ha, essenzialmente, sfrondata. Andava anche approfondita, come ha fatto Gesù, come cuore che esiste e cresce nello Spirito che scende delicatamente, a misura di quella data persona, come una colomba. Dunque una spiritualità-cultura tendenzialmente sempre più divina e umana. Non solo in varia misura astratta, spiritualistica, per esempio. Lo spiritualismo può risultare meno fecondo perchè può considerare meno e meno equilibratamente, pienamente, tutto l’uomo, non solo le sue intenzioni. Viste allora in varia misura astrattamente.

Chiedo poi se in qualche vario modo non si può vedere sulla tendenziale linea che qui lumeggio la grande fecondità a tutto campo di una varia spiritualità- cultura di, perlomeno, ascendenza anche ebraica. Cosa che forse ci può far riflettere sul venire del Figlio nella carne. Infatti anche l’ebraismo forse, liberato dalla teocrazia, vede, in un certo senso, Dio rivelarsi nella persona, nella comunità, nello scambio tra le comunità, nel popolo, tra i popoli… Come, forse, un avvicinarsi al corpo di Cristo, al farsi carne del Figlio…
La cultura greca antica ha fornito il suo ricco e bel contributo, che può venire rivisto e meglio integrato nella tendenziale direzione in queste riflessioni indicata. Che non è quella del razionalismo ma del sempre rinnovato, tendenzialmente sempre più equilibrato, ben distinto, articolato, vivo, discernimento del cuore integrale. Non un ragionare a tavolino ma un venire portati nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, in Cristo, Dio e uomo. E in questo mistero riflettendo, dialogando, condividendo la vita…

Per questo si cresce nella comunità cristiana, nel mondo; per questo talora stare nei palazzi del vario potere non aiuta mentre la gente accorre, talora a frotte, da Cristo. Anzi i palazzi del potere possono anche in vario modo e misura distogliere la gente da Cristo. Come dunque è importante in ciò evitare i paludamenti, le apparenze, le cooptazioni senza equanimità e verità, comunicare con e dal basso. Spesso una vera autentica forza di rinnovamento. Tra l’altro questo andare per ruoli, etc., invece che per sostanza, ostacola il contributo talora molto originale e innovativo di tante persone profondamente preparate spiritualmente e culturalmente e alimenta invece la ripetizione dei cliché in voga. Che rassicurano talora il potere, cristallizzano le strutture. Ecco dunque che la frammentazione intellettualistica (invece che la vissuta crescita integrale) alimenta tra l’altro il burocratismo dei ruoli, delle competenze, l’astrattismo dei discernimenti a tavolino.

Su questa stessa via si aprono nuovi orizzonti per la comprensione non solo della donna ma dell’uomo e della donna insieme. La via del cuore nello Spirito che scende come una colomba conduce tendenzialmente verso la liberazione per esempio dal riduttivismo razionalista, che considera la persona umana con gli squadrati criteri di una logica astratta. La via del cuore orienta verso l’autentica umanità dell’uomo e l’autentica umanità della donna. Superando vecchi stereotipi e anche alimentando uno scambio, una maturazione comune, ancora una volta nel libero, sereno, incontrarsi dello Spirito e dell’umanità, dell’uomo e della donna nello Spirito. Si aprono più profondamente le vie della comunicazione e della pace fin dentro la coppia, fin dentro la famiglia. Alle radici di una società rinnovata, sempre più, tendenzialmente, redenta. Nella misura, invece, in cui l’uomo e la donna non si incontrano (anche solo implicitamente, se non credenti) in avanti, in Cristo, Dio e uomo, questo incontro può avvenire anche qui su basi riduttive, astratte, anche di un potere visto riduttivamente ed in modo distorto. Su questa scia si può osservare che la famiglia come ce l’hanno trasmessa i vangeli non è una riduttiva realtà sociologica ma può dare un’impronta di fondo, profondamente umana, a tutta la società nelle sue varie sfaccettature, anche includendo, senza fasulle confusioni. Persona, famiglia o individuo, comunità o folla, incontro di persone-comunità o massa, uguaglianza nella diversità oppure omologazione, armonia o legge (della forza, della furbizia, etc.). Lasciarsi salvare dall’amore, dalla grazia, o salvarsi da soli, potendo scoprire un giorno che questo è già dividersi, anche da sé stessi e unificarsi astrattamente. Il cuore infatti orienta alla luce che lo illumina, la ragione astratta frammenta l’uomo in sé stesso, lo spegne, rendendolo sotto certi aspetti quasi come un computer, soggetto ad una logica astratta, disumana, riduttiva, variamente distorcente.

PS.:

Nel maggio del 2010 papa Benedetto ha chiesto a Fatima a Maria di affrettare la vittoria del suo cuore immacolato entro il centenario delle apparizioni (13 maggio 2017). Forse siamo chiamati a vivere con profonda fede la risposta di Maria. E a pregare Maria e Dio di aiutarci anche in ciò. Non sembra per esempio papa Francesco un vero dono del cielo, forse così tanto del cielo da scoprire forse rinnovatamente sé stesso proprio nel suo pontificato? L’attenzione fiduciosa alla risposta di Maria può aiutare ad intuire che la fede può rendere più vigilanti e disponibili al lasciarsi portare oltre la propria mentalità per esempio proprio da papa Francesco. Forse la preghiera di Benedetto comincia ad essere esaudita, forse papa Francesco ci aiuta a compiere un altro passo oltre l’intellettualismo residuo, verso il cuore divino e umano di Cristo… Giovanni Battista si lasciò spiazzare. Aveva annunciato un fuoco purificatore ma lo identificò in una colomba; il leone della tribù di Giuda e lo identificò in un agnello.

* Che quello della Grecia antica possa considerarsi razionalismo può essere questione tutta da valutare. Forse, almeno in parte, talora, si trattava invece di una libera ricerca vitale. Magari talora con una certa varia tendenza intellettualistica. Qui dunque mi riferisco a ciò che dalla cultura greca antica può talora venire riduttivamente estrapolato. Un variamente astratto razionalismo, appunto.

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