Chiesa sacramento di unità di tutto il genere umano (Sinodo sulla famiglia)

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In vari articoli precedenti su Vatican Insider accenno ad episodi evangelici nei quali emerge complessivamente lo sguardo amorevole, comprensivo, sereno, fiducioso, di Gesù verso la persona, anche quando è nel peccato volontario. Vediamo che Gesù non punta a far doveristicamente riconoscere i peccati. È il suo personalissimo, discreto,  accompagnamento alla scoperta dell’essere amati, chiamati alla gioia, alla pace, ad ogni bene, che apre gradualmente il cuore delle persone. E orienta anche a riconoscere naturalmente, con equilibrio, gli eventuali peccati commessi, a chiedere perdono, etc..

Nell’articolo immediatamente precedente su Vatican Insider vediamo un episodio in cui è Pietro che chiede a Gesù di allontanarsi da lui che è un peccatore. Ma Gesù lo rincuora, lo rasserena, dicendogli di non temere perché d’ora in poi Pietro stesso sarà pescatore di uomini. L’uomo può talora tendere ad avere una visione moralistica del peccato, del suo riconoscimento, dalla quale Gesù viene a liberarlo. Anche in questo l’uomo è condotto gradualmente verso uno sguardo del cuore, semplice, sereno, sano, equilibrato… Il cuore di Gesù è divino e umano, pieno di umanità.

I santi possono essere persone che, almeno da un certo punto della loro vita in poi, possono non avere commesso più peccati volontari. Ciò naturalmente non significa che siano perfetti. Tra l’altro il ripiegamento del peccato originale lascia qualche traccia di sé. Benché sempre più profondamente superato dalla grazia gradualmente donata e accolta. L’uomo ha infinito bisogno di Dio, del suo amore, della sua luce, della sua grazia, del suo sostegno, senza le quali cose non può nulla.  L’umanità dell’uomo rimane comunque la via stessa per scoprire il vero, semplice, bello, sano,  vivificante, amore di Dio. Rigidità, sensi di colpa, forzature meccaniche, cavillosita’, etc., tutto ciò che non è equilibrato ce lo segnala la nostra stessa umanità. Anche se si possono dare passaggi autentici da poter compiere che possono invece apparire non equilibrati. E possono in particolare richiedere l’aiuto, il confronto, con qualche persona esperta di Dio e dell’uomo. Il punto è che Dio conosce l’umanità serena, autentica, equilibrata, etc., molto più di noi. Il cristiano dunque è gradualmente condotto verso lo scoprirsi una creatura. Davanti a Dio un piccolo, amato dal Padre, con tanti doni. Talora magari con qualche vario peccato valutato con serenità ed equilibrio, e per il quale chiede perdono. Sereno tra le braccia del Padre.

Nell’enciclica di Benedetto XVI Spe salvi al numero 46 si afferma in modo molto chiaro la totale misericordia di Dio. Dio non è un giudice che oltre certi limiti non può non sanzionarmi, anche in modo definitivo. Benedetto fa comprendere ivi che il problema di Dio è il rispetto e la delicatezza verso le persone e la loro libertà. Se in una persona, sia pure implicitamente se atea, vi è nell’ultimo spiraglio della sua anima, pure sommerso da mille consapevoli contraddizioni, il desiderio di andare in cielo Dio, che è totalmente desideroso di accoglierla, potrà farlo perché non le usa violenza. Dunque se la scelta più intima della persona è il paradiso.

Il peccato contro lo Spirito Santo (Mc 3, 29) è il rifiuto della luce che mi fa vedere nel cuore cosa mi dà veramente vita. Finché rifiuto  consapevolmente la vita Dio non può darmela più pienamente perché rispetta la mia volontà. D’altro canto l’amore è solo libertà, non può essere imposto per dovere o con la violenza. Lo Spirito dunque possiamo rifiutarlo. Invece senza la grazia di Dio non possiamo veramente intuire, fidarci, fare, nulla.

Se Dio è totalmente misericordioso come mai poi nel vangelo leggiamo per esempio che Gesù parla di passare per la porta stretta (Mt 7, 13-14)? Il punto chiave è sempre la delicatezza di Dio verso le persone ed il rispetto della loro libertà. Sulla terra il Signore può condurre l’uomo sulla via dell’amore gradualmente, perché maturi un libero e consapevole desiderio di aderire al piano meraviglioso di Dio per lui. Se l’uomo ricevesse una grazia più grande dell’opportuno potrebbe poi ritrovarsi con il peso di un dono indesiderato.
In cielo Dio può, sia pure in un sano percorso graduale,  donarsi più rapidamente alla persona perché questa ha ormai stabilito la sua decisione definitiva a favore della misericordia divina e della sua opera di vita. Chiaro che la persona può, nel corso della vita terrena, anche giungere invece ad una scelta definitiva per il rifiuto della misericordia divina. Sia in terra che in cielo l’amore di Dio entra nel cuore dell’uomo che si lascia spogliare di sé. La porta stretta c’è sempre. In terra per i motivi sopra accennati la grazia per passare attraverso di essa può venire donata più gradualmente. Ma una cosa è entrare più pienamente nella vita già qui sulla terra e un’altra la salvezza eterna, alla quale ho accennato sopra.

In Mt 19, 16-30 alla domanda del giovane ricco sulla via per la vita eterna Gesù gli indica tra i comandamenti solo quelli che lui aveva già ricevuto per grazia di vivere. Anche se il ragazzo inconsapevolmente li ascriveva a proprio merito. Gesù dunque gli dice che sta già vivendo tante cose molto belle, per sé e per gli altri. Quando il giovane gli chiede in cosa ancora può crescere Cristo gli risponde che se vuole essere perfetto lasci tutto, dandolo ai poveri, e lo segua. Il giovane se ne va triste. Ma nel prosieguo del vangelo si può forse intuire che il giovane gradualmente si scoprirà cieco, bisognoso, per entrare sempre più nella vita, non delle proprie forze ma della grazia divina, senza la quale non possiamo nulla (Mt 20, 29-34. I due ciechi di Gerico. Il doppio in Matteo. L’evangelista spesso parla di due persone che entrano in relazione con Gesù perché nella seconda ciascuno di noi possa in vario modo identificarsi). Come mai Gesù, che vediamo accompagnare tante persone in un cammino graduale, qui invece passa dalla stima per il bel cammino graduale del giovane ad una proposta così radicale? Gesù non si è fermato alle apparenze, forse legge l’accendersi sincero di una ricerca ancora più profonda nel cuore del ragazzo, comincia a confermargli il dono di una chiamata profondissima. Che potrà avere il suo giusto tempo per maturare. Dio ama, comprende, ogni persona, sa come portare ciascuno, in modo personalissimo, verso la vita.

La profondità della chiamata non orienta necessariamente alla vocazione sacerdotale o religiosa. Anzi, la famiglia è, nel profondo, l’origine, in Cristo, nella Chiesa, di tutte le vocazioni e anche di ogni profezia. Si può forse dire che ogni persona è, nel profondo, ordinata ad una famiglia. Anche un orfano di genitori sconosciuti, forse atei, portato in un cammino da Dio, potrà gradualmente trovare in Dio una risposta anche in questa direzione. Il sacramento del matrimonio, della famiglia, domando, è un dono anche per lui. Gli dice che la verità profonda dell’uomo è nascere in una famiglia dove c’è amore, benedetta dal cielo. Il sacramento del matrimonio, mi pare, come forse ogni sacramento, non esclude ma include, senza fasulle confusioni. L’amore stesso di Cristo nei sacramenti, con le loro specificità,  si diffonde verso il cammino personalissimo di ogni uomo. Non è chiamata la Chiesa sacramento di unità di tutto il genere umano? Cristo e la Chiesa che con tutto il cuore, con discrezione, delicatezza, attenzione, portano, si fanno vicini, ad ogni uomo, secondo il graduale sereno, personalissimo, aprirsi, del suo cuore.
Altro, mi pare, domando, che dire ad un orfano di genitori sconosciuti, tutto questo non è per te, né tocca in nulla i tuoi genitori. Altro, dunque, domando, che non poter dare, discretamente, l’eucarestia a chi liberamente l’accoglierebbe.

In un precedente articolo su Vatican Insider
( http://vaticaninsider.lastampa.it/documenti/dettaglio-articolo/articolo/eucarestia-eucharist-eucaristia-42403/ ) osservo che i brani evangelici nei quali Cristo stesso offre l’eucaristia sembrerebbero mostrare che Gesù l’avrebbe donata con tutto il cuore, con discrezione, a chi liberamente l’accoglierebbe. Quello stesso cuore che, mi pare, manifesta in tutto il vangelo. Sono domande che pongo nella comunione e nell’obbedienza alla Chiesa. Non è davvero difficile, leggendo i vangeli, pensare il contrario? Non basta, certo per grazia, leggere i vangeli alla luce di tutta la vita di Gesù, come appunto nei vangeli la troviamo? Non è forse che la crescita talora nella Chiesa può passare, nello Spirito, dall’estrapolare dai vangeli una dottrina astratta, una parola astratta, alla meditazione di tutto il vivere, parlare, dialogare, amare, di Gesù? Tante persone non sentono vicino il Cristo dei vangeli e lontana una dottrina astratta? Non è che in tante cose tanta parte, forse, del popolo è talora avanti?
Ancora: Gesù è nel cuore di qualsiasi persona di buona volontà, quale che sia la tappa del suo cammino, fosse anche un ateo? Gesù è nel cuore anche di una persona che commette peccati consapevoli e volontari, cioè rifiuta aspetti del suo cammino sui quali lo illumina la grazia, ma non ha rifiutato del tutto la grazia che ha ricevuto in dono? Se Gesù è nel cuore di una persona che senso ha non dargli, con discrezione, la comunione? Non vediamo Gesù fare questo nei vangeli? Non dando la comunione non faremmo il contrario di ciò che ha fatto Gesù?

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