Archive for gennaio 2016

Liturgia del giorno: Audio salmo 3

31 gennaio 2016

Lunedì, 1_Febbraio_2016


Sorgi, Signore! Salvami, Dio mio!

Invocazione mattutina del giusto perseguitato

[1] Salmo di Davide quando fuggiva il figlio Assalonne.

[2] Signore, quanti sono i miei oppressori!
Molti contro di me insorgono.

[3] Molti di me vanno dicendo:
“Neppure Dio lo salva!”.

[4] Ma tu, Signore, sei mia difesa,
tu sei mia gloria e sollevi il mio capo.

[5] Al Signore innalzo la mia voce
e mi risponde dal suo monte santo.

[6] Io mi corico e mi addormento,
mi sveglio perché il Signore mi sostiene.

[7] Non temo la moltitudine di genti
che contro di me si accampano.

[8] Sorgi, Signore,
salvami, Dio mio.
Hai colpito sulla guancia i miei nemici,
hai spezzato i denti ai peccatori.

[9] Del Signore è la salvezza:
sul tuo popolo la tua benedizione.

http://www.reginamundi.info/Bibbia-mp3/Salmi/salmo-3.asp

Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.

Mc 5,1-20

 

Raccomandazioni ai missionari

San Giovanni Bosco

1. Cercate anime non denari;
2. Usate carità e somma cortesia con tutti;
3. Prendete cura degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri e guadagnerete la benedizione di Dio e la benevolenza degli uomini;
4. Fate che il mondo conosca che siete poveri negli abiti, nel vitto, nelle abitazioni e voi sarete ricchi in faccia a Dio e diverrete padroni del cuore degli uomini;
5. Fra di voi amatevi, consigliatevi, correggetevi ma non portetevi mai né invidia, né rancore, anzi il bene di uno sia il bene di tutti, le pene e le sofferenze di uno considerate come pene e sofferenze di tutti e ciascuno studi di allontanarle o almeno mitigarle;
6. Ogni mattino raccomandate a Dio le occupazioni della giornata.

 
Annunci

Preghiera della sera. Gennaio, mese dedicato alla Sacra Famiglia

31 gennaio 2016

sacra_famiglia2

31 gennaio. ESORTAZIONE FINALE. La Sacra Famiglia cielo dell’anima

Avvicinati con la fede a Gesù, Maria e Giuseppe, solo così puoi entrare nel segreto del Loro cuore e conoscere le meraviglie di grazia che la SS. Trinità vi ha depositato.

Invocali, ecco la via più breve, più facile, più sicura ed, in fondo, anche l’unica affinché i tre Sacri Cuori si comunichino a te: vieni a me, o benedetta trinità terrestre, o Sacri Cuori di Gesù, Maria e Giuseppe, compiacenza della santa Trinità, premio dei Santi, refrigerio delle anime, luce delle tenebre, ricchezza dei poveri, tesoro di quelli che ti amano, sazietà degli affamati, consolazione dei pellegrini.

Venite a me, o amori miei dolcissimi Gesù, Maria e Giuseppe, il solo vostro nome è nutrimento d’ogni casto pensiero, fonte d’ogni clemenza e tesoro d’ogni purità. Venite a me con la fiamma del vostro amore divino e consumate in me tutto quello che impedisce di essere consumato da Voi. La santità deve caratterizzare il tuo vivere, ogni cristiano dovrebbe essere santo.

Vuoi arrivarci per una via più breve? Entra a Nazareth, contempla giorno e notte Gesù, Maria e Giuseppe, osservali in ogni pensiero, in ogni affetto, in ogni azione, in ogni detto, in ogni passo: da questo sole divino ti pioverà una luce soave che ti illuminerà pienamente: da questo fiore di campo, da questo giglio delle valli, emanerà una fragranza tale, che ti attirerà dolcemente e ti condurrà piano piano alla vetta della virtù.

Da questa fonte d’acqua viva scaturirà una vena perenne di grazie che irroreranno il tuo spirito debole, stanco e arido e lo animeranno al sacrificio. (more…)

Papa Francesco Angelus 31 maggio 2015

31 gennaio 2016

 

 

Vangelo (Mc 5,1-20) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 1 Febbraio 2016) con commento comunitario

31 gennaio 2016

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 5,1-20)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.

Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.

Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.

C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.

I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.

Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

Questo è il Vangelo dell’1 Febbraio, quello del 31 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto.

San Giovanni Bosco. Omelia del Card. Tarcisio Bertone (Segretario di Stato del Santo Padre fino al 15 ottobre 2013)

31 gennaio 2016

FESTA DI SAN GIOVANNI BOSCO

OMELIA DEL CARD. TARCISIO BERTONE,

SEGRETARIO DI STATO DEL SANTO PADRE

Bologna
Sabato, 31 gennaio 2009

 

Signor Cardinale,
carissimi Confratelli Salesiani,
carissimi ragazzi e giovani
e tutti voi che formate la Famiglia Salesiana bolognese!

Ringrazio il Signore che quest’anno mi offre la possibilità di celebrare la festa di San Giovanni Bosco in mezzo a voi. E dopo il Signore ringrazio chi mi ha invitato, cioè il Direttore dell’Istituto Salesiano, Don Alessandro Ticozzi. E’ una grande gioia per me unirmi alla vostra preghiera, a 110 anni dall’inaugurazione di questo Istituto, intitolato alla Beata Vergine di San Luca. Come figlio di Don Bosco, sento che questa circostanza mi aiuta – nella ricorrenza odierna – ad essere più vicino al mio e nostro Padre fondatore, facendo memoria di quella stagione piena di fervore che seguì immediatamente la sua nascita al cielo. E come collaboratore del Sommo Pontefice Benedetto XVI, ho l’onore di portarvi il suo saluto e la sua Benedizione, assicurandovi che egli vuole molto bene alla Famiglia salesiana e la segue con paterna sollecitudine.

Ripensando alla presenza salesiana in questa città e nel suo territorio, mi sorge spontaneo nel cuore un sentimento di lode a Dio e di riconoscenza ai suoi generosi servitori per l’immenso lavoro educativo che anche qui, come in tante altre parti d’Italia e del mondo, è stato svolto. Un’opera – quella dell’educazione – che assomiglia molto alla semina: si semina – e bisogna farlo generosamente – nella certa speranza che il frutto, con l’aiuto di Dio, non mancherà. Ogni volta che celebriamo san Giovanni Bosco, noi ammiriamo il dono del Signore, fatto alla Chiesa e alla società tutta mediante questo umile ma straordinario sacerdote piemontese: il dono di un’opera tutta dedicata ai giovani, nella quale si può riconoscere il prolungamento dell’amore di Gesù Cristo per i piccoli e i poveri, come abbiamo sentito poco fa nel Vangelo: “Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me” (Mt 18,5).

Quando Don Carlo Viglietti, che era stato l’ultimo segretario di Don Bosco, fu inviato come primo Salesiano qui a Bologna, e l’8 dicembre 1896 aprì l’oratorio festivo a San Carlino, questa parola di Gesù iniziò una nuova realizzazione in terra emiliana, una nuova stagione di impegno educativo che andava ad innestarsi sulla lunga tradizione educativa della Chiesa bolognese. Grande fu la gioia del Cardinale Domenico Svampa, l’Arcivescovo di allora, primo artefice della venuta dei Salesiani a Bologna. Ma soffermiamoci ancora sul brano del Vangelo di Matteo. Prima di dire quelle parole, Gesù fa un gesto, alla presenza dei suoi discepoli, un gesto che vale più di qualsiasi discorso: “Gesù chiamò a sé un bambino e lo pose in mezzo a loro” (Mt 18,2). In questo gesto si ritrova tutto Don Bosco, come vi si ritrova la vita di tanti altri Santi e Sante che hanno dedicato la loro esistenza all’educazione delle nuove generazioni. Mettere al centro il bambino è una delle scelte di Cristo che più ha trovato seguito e suscitato “fantasia di carità” nella storia della Chiesa, perché esprime l’amore paterno e materno di Dio rivelato in Gesù Cristo. Il primato dei piccoli nel Regno dei cieli la Chiesa non lo annuncia solo a parole, ma con i fatti; lo mette in pratica con l’impegno di innumerevoli sacerdoti, catechisti, insegnanti, animatori; con iniziative solide e stabili, come solido e stabile era – ed è ancora oggi – l’Istituto Salesiano di Bologna, costruito a tempo di record tra il 1897 e il 98. Quel fervore di costruzione non era solo “mal della pietra”! Era spinto e motivato dalla Parola del Signore, che aveva trovato in Don Bosco un testimone profetico e al tempo stesso concreto, capace di coinvolgere per il bene dei giovani persone di idee e condizioni sociali molto diverse. Anche a Bologna fu così: l’Istituto Salesiano sorse grazie al concorso solidale di tanti bolognesi, celebri e anonimi, che furono felici di donare quanto era nelle loro possibilità per contribuire ad un’opera sociale e apostolica tanto importante: assicurare un presente dignitoso e preparare un futuro carico di speranza ai ragazzi e ai giovani.

Tutti ci rendiamo conto di quanto ciò sia attuale pure per l’Italia di oggi! E questo sotto due aspetti, che sono anche due emergenze: l’aspetto del lavoro, con il problema della disoccupazione e della precarietà giovanile; e l’aspetto dell’educazione, che interpella più direttamente la Chiesa, tant’è vero che i Vescovi italiani, sostenuti dal Santo Padre, lo stanno seguendo con costante attenzione. E qui voglio rivolgermi soprattutto ai ragazzi, che don Bosco chiamava “lo scopo della mia vita”, anzi “la mia vita”. Cari giovani, sono contento di vedervi così numerosi, e sono certo che Don Bosco dal cielo vi guarda con immenso amore e con il suo sorriso paterno. Vi guarda come guardava i ragazzi del suo tempo, con un affetto speciale, che gli veniva da Dio. Sentite come lui stesso racconta l’incontro con il primo ragazzo della sua avventura educativa, nella sacrestia della chiesa di san Francesco d’Assisi:

“Ha i capelli rapati, la giacchetta sporca di calce. Un giovane immigrato. Probabilmente i suoi gli hanno detto: «Quando sarai a Torino, vai alla Messa». Lui è venuto, ma non si è sentito di entrare nella chiesa tra la gente ben vestita. Gli domandai con amorevolezza: – Hai già ascoltato la Messa? – No. – Vieni ad ascoltarla. Dopo ho da parlarti di un affare che ti farà piacere. Me lo promise. Celebrata la Messa e fatto il ringraziamento … con faccia allegra gli parlai: – Mio buon amico, come ti chiami? – Bartolomeo Garelli. – Di che paese sei? – Di Asti. – Che mestiere fai? – Il muratore. – E’ vivo tuo papà? – No. È morto. – E tua mamma? – E’ morta anche lei… – Quanti anni hai? – Sedici. – Sai leggere e scrivere? – No. – Sai cantare? Il giovinetto, asciugandosi gli occhi, mi fissò in viso quasi meravigliato e rispose: No. – Sai fischiare? Bartolomeo si mise a ridere. Era ciò che volevo. Cominciavamo ad essere amici. – Hai già fatto la prima Comunione? – Non ancora. – E ti sei già confessato? – Sì, quando ero piccolo. – E vai al catechismo? – Non oso. I ragazzi più piccoli mi prendono in giro… – Se ti facessi un catechismo a parte, verresti ad ascoltarlo? – Molto volentieri. – Quando vuoi che cominciamo? – Quando a lei piace. – Anche subito? – Con piacere. Allora Don Bosco si inginocchia e recita un’Ave Maria. Tanti anni dopo, ai suoi Salesiani, dirà: “Tutte le benedizioni piovuteci dal cielo sono frutto di quella prima Ave Maria detta con fervore e con retta intenzione” (cfr Teresio Bosco, Don Bosco, la magnifica storia, LDC 2008, pp. 127-128).

Ho voluto raccontarvi questo episodio, che certamente vi è familiare, perché mi sembra che esprima bene il senso del Vangelo di oggi, e riproponga perfettamente il carisma di Don Bosco, la forza che sta alla base di tutta la sua opera, cioè la carità per i giovani. Noi Salesiani abbiamo ricevuto un grande dono, perché, quando parliamo dell’importanza dell’educazione, e dell’urgenza di offrirla alle nuove generazioni, possiamo contare su un esempio così bello e luminoso, così attuale! A noi, Don Bosco ripete quello che san Paolo scrisse ai Filippesi: “Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare” (Fil 4,9). E lui metteva in pratica proprio quello che l’Apostolo insegnava ai suoi primi cristiani. Riascoltiamo le parole di san Paolo e vedete come in esse possiamo ritrovare il metodo di Don Bosco. “Rallegratevi nel Signore sempre” (Fil 4,4). Questa esortazione è un vero e proprio motto per Don Bosco. E’ un programma di vita. Lo testimoniò Domenico Savio quando dichiarò: “Noi qui, alla scuola di Don Bosco, facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei nostri doveri”. E’ l’allegria vera, pulita, che non lascia amarezze. Poi san Paolo prosegue: “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti” (Fil 4,6). La preghiera non è una cosa in più, come una decorazione della vita, ma fa parte essenziale della vita, come il respiro. Don Bosco l’ha imparato da mamma Margherita: da bambino ha vissuto situazioni molto dure, ha visto la mamma piangere e faticare, ma sempre con la pace del cuore che viene dalla fede e dalla preghiera – “la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza” (Fil 4,7). Questa forza, che Giovannino ha ricevuto da sua madre, l’ha sostenuto in tutta la sua opera. E infine l’Apostolo dice: “Fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri” (Fil 4,8). Don Bosco ha lavorato senza sosta perché ai ragazzi più poveri di Torino non mancasse “tutto questo”. L’animo di un ragazzo è sensibilissimo al bene, ma può essere anche influenzato dal male, per quell’inesperienza che è tipica dell’età. Per questo il metodo educativo di Don Bosco è tutto basato sulla forza del bene, sull’effetto preventivo dell’amore.

Cari amici, sono passati tanti anni dai tempi di Don Bosco. Siamo nel Duemila e l’Italia è molto cambiata. Bologna è molto cambiata. Ma il cuore dei giovani no, non è cambiato! I vostri cuori di ragazzi, sono come quelli dei ragazzi che Don Bosco accoglieva nel suo primo Oratorio, definito dall’Arcivescovo di Torino di allora Mons. Fransoni, “la parrocchia dei giovani senza parrocchia”. Ecco perché la missione dei Salesiani è attuale oggi come allora; certo, adattata al mondo di oggi, alle povertà di oggi, alla cultura di oggi. Ma la proposta di Don Bosco è più che mai valida, perché è quella del Vangelo: “Chi accoglie uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me” (Mt 18,5). Affidiamoci a Maria Ausiliatrice – che qui veneriamo col titolo di Vergine di San Luca –, perché ci aiuti ad amare i bambini e i giovani come li amò Gesù e come li amò san Giovanni Bosco.

Invochiamo Dio, sorgente dell’amore, affinché, per l’intercessione di san Giovanni Bosco, ci renda fedeli alla nostra vocazione evangelica e al carisma della missione che il Signore ci ha affidato perché, come il seminatore dal gesto ampio e generoso, ci impegniamo nella Chiesa e nella società; chiediamogli di continuare a proteggere questo Istituto e tutte le altre opere salesiane disseminate per il mondo; domandiamogli di vegliare sulla gioventù di Bologna, di questa Regione e dell’intera Italia. Nel nome di don Bosco, continuiamo a diffondere la speranza tra i giovani, e non lasciamoci scoraggiare dalle inevitabili difficoltà che si incontrano nell’apostolato. Risuonino nel nostro animo le parole che mamma Margherita, anziana e malata, rivolse a suo figlio Giovanni: “ricordati che questa vita consiste nel patire. I veri godimenti saranno nella vita eterna”. Soprattutto raccogliamo l’ultima consegna che lui, san Giovanni Bosco morente, all’alba del 31 gennaio di 121 anni fa, lasciò ai salesiani che vegliavano attorno al suo letto: “Facciamo del bene a tutti, del male a nessuno!…Dite ai miei ragazzi che li aspetto in Paradiso”. Così ci aiuti a vivere e a lavorare il Signore, che su questo altare, come in ogni celebrazione eucaristica, si fa per noi nutrimento di vita eterna. Amen!

(more…)

Liturgia del giorno: Audio salmo 19(18)

31 gennaio 2016

Domenica, 31_Gennaio_2016


La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza.

[1] Di Salomone.
Dio, dà al re il tuo giudizio,
al figlio del re la tua giustizia;

[2] regga con giustizia il tuo popolo
e i tuoi poveri con rettitudine.

[3] Le montagne portino pace al popolo
e le colline giustizia.

[4] Ai miseri del suo popolo renderà giustizia,
salverà i figli dei poveri
e abbatterà l’oppressore.

[5] Il suo regno durerà quanto il sole,
quanto la luna, per tutti i secoli.

[6] Scenderà come pioggia sull’erba,
come acqua che irrora la terra.

[7] Nei suoi giorni fiorirà la giustizia
e abbonderà la pace,
finché non si spenga la luna.

[8] E dominerà da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.
[9] A lui si piegheranno gli abitanti del deserto,
lambiranno la polvere i suoi nemici.

[10] Il re di Tarsis e delle isole porteranno offerte,
i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi.

[11] A lui tutti i re si prostreranno,
lo serviranno tutte le nazioni.

[12] Egli libererà il povero che grida
e il misero che non trova aiuto,

[13] avrà pietà del debole e del povero
e salverà la vita dei suoi miseri.

[14] Li riscatterà dalla violenza e dal sopruso,
sarà prezioso ai suoi occhi il loro sangue.

[15] Vivrà e gli sarà dato oro di Arabia;
si pregherà per lui ogni giorno,
sarà benedetto per sempre.
[16] Abbonderà il frumento nel paese,
ondeggerà sulle cime dei monti;
il suo frutto fiorirà come il Libano,
la sua messe come l’erba della terra.

[17] Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole persista il suo nome.
In lui saranno benedette
tutte le stirpi della terra
e tutti i popoli lo diranno beato.

[18] Benedetto il Signore, Dio di Israele,
egli solo compie prodigi.

[19] E benedetto il suo nome glorioso per sempre,
della sua gloria sia piena tutta la terra.
Amen, amen. 

http://www.reginamundi.info/Bibbia-mp3/Salmi/salmo-72.asp

 

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria.

Lc 4,21-30

 

Beatitudini paoline ispirate agli scritti di san Paolo

www.paoline.it

Beati coloro che, come Paolo,
si sentono scelti e amati da Dio
prima della creazione del mondo.

Beati coloro che, come Paolo,
vivono la novità dello Spirito
che nel battesimo ci fa figli di Dio.

Beati coloro che, come Paolo,
lodano il Padre che in Gesù
ci colma di tutte le benedizioni.

Beati coloro che, come Paolo,
vivono con gioia il mistero
del Signore crocifisso e risorto nella loro vita.

Beati coloro che, come Paolo,
si accostano al banchetto dell’Eucaristia,
riconciliati con i fratelli e le sorelle.

Beati coloro che, come Paolo,
ringraziano il Padre che ci chiama a vivere
in comunione con i fratelli e le sorelle
e ci arricchisce della grazia di Cristo.

Beati coloro che, come Paolo,
sono testimoni dell’Amore
e lo annunciano con la vita
come l’unico sommo Bene.

Beati coloro che, come Paolo,
sono guidati dallo Spirito;
sono arricchiti dei suoi doni
e li vivono nel servizio
e nella comunione fraterna.

Beati noi se ci impegniamo
a essere Paolo oggi;
se siamo come lui testimoni fedeli
del Signore Gesù,
e lo annunciamo con gioia e coerenza.
Amen.

 

 

 

 

Cristo ci ha chiamati al suo regno e alla sua gloria. Dalla «Lettera ai cristiani di Smirne» di sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire

31 gennaio 2016

(Intr.; Capp. 1, 1 -4, 1 Funk 1, 235-237)

Ignazio, detto anche Teoforo, si rivolge alla chiesa di Dio e del diletto Figlio suo Gesù Cristo. A questa chiesa, che si trova a Smirne in Asia, augura di godere ogni bene nella purezza dello spirito e nella parola di Dio: essa ha ottenuto per divina misericordia ogni grazia, è piena di fede e di carità e nessun dono le manca. È degna di Dio e feconda di santità.
Ringrazio Gesù Cristo Dio che vi ha resi così saggi.
Ho visto infatti che siete fondati su una fede incrollabile, come se foste inchiodati, carne e spirito, alla croce del Signore Gesù Cristo, e che siete pieni di carità nel sangue di Cristo. Voi credete fermamente nel Signore nostro Gesù, credete che egli discende veramente «dalla stirpe di Davide secondo la carne» (Rm 1, 3) ed è figlio di Dio secondo la volontà e la potenza di Dio; che nacque veramente da una vergine; che fu battezzato da Giovanni per adempiere ogni giustizia (cfr. Mt 3, 15); che fu veramente inchiodato in croce per noi nella carne sotto Ponzio Pilato e il tetrarca Erode. Noi siamo infatti il frutto della sua croce e della sua beata passione. Avete ferma fede inoltre che con la sua risurrezione ha innalzato nei secoli il suo vessillo per riunire i suoi santi e i suoi fedeli, sia Giudei che Gentili, nell’unico corpo della sua Chiesa.
Egli ha sofferto la sua passione per noi, perché fossimo salvi; e ha sofferto realmente, come realmente ha risuscitato se stesso.
(more…)

Liturgia del giorno: Audio salmo 51(50)

30 gennaio 2016

Sabato, 30_ Gennaio_2016


Crea in me, o Dio, un cuore puro.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] Quando venne da lui il profeta Natan dopo che aveva peccato con Betsabea.

[3] Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.

[4] Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.

[5] Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

[6] Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nel tuo giudizio.

[7] Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.

[8] Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell’intimo m’insegni la sapienza.

[9] Purificami con issopo e sarò mondo;
lavami e sarò più bianco della neve.

[10] Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.

[11] Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.

[12] Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.

[13] Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

[14] Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.

[15] Insegnerò agli erranti le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.

[16] Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza,
la mia lingua esalterà la tua giustizia.

[17] Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;

[18] poiché non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.

[19] Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.

[20] Nel tuo amore fa grazia a Sion,
rialza le mura di Gerusalemme.

[21] Allora gradirai i sacrifici prescritti,
l’olocausto e l’intera oblazione,
allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.

http://www.reginamundi.info/Bibbia-mp3/Salmi/salmo-51.asp

 

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Mc 4,35-41

Mi pare giusto fare nostra la preghiera del salmo 131:

Signore, il mio cuore non ha pretese,
non è superbo il mio sguardo,
non desidero cose grandi, superiori alle mie forze:
io resto tranquillo e sereno.
Come un bimbo in braccio a sua madre,
è quieto il mio cuore dentro di me

 

Preghiera della sera. Gennaio, mese dedicato alla Sacra Famiglia

30 gennaio 2016

sacra_famiglia2

30 gennaio. La Sacra Famiglia trono della Sapienza

“E Gesù cresceva in Sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Le 2,52). “Sebbene unica, essa può tutto, pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova e attraverso le età entrando nella anime sante, forma amici di Dio e profeti. Nulla infatti Dio ama se non chi vive con la sapienza. Essa in realtà è più bella del sole e supera ogni costellazione di astri, paragonata alla luce, risulta superiore; a questa infatti, succede la notte, ma contro la sapienza la malvagità non può prevalere” (Sap 7, 27-30). Come nella generazione naturale e corporale c’è un padre e una madre, ovvero c’è una famiglia, così nella generazione soprannaturale e spirituale c’è un padre, San Giuseppe e una madre che è Maria.

La Sacra Famiglia ha infatti ricevuto da quella che è l’originaria e perenne fonte di vita divina, la SS. Trinità, una podestà non comune sulle anime. Queste, infatti, se vogliono nascere e progredire nella vita spirituale, fmo a raggiungere la piena maturità in Cristo non hanno che da affidarsi ad Essa. E’ questo il carisma proprio della Sapienza. La Sapienza forma gli amici di Dio, – dice la Scrittara, – ma afferma pure che nessuno è in grado di attirarla sulla terra, se non la grazia di Dio. Ecco perché Gesù che è la grazia per essenza, venne al mondo dalla “piena di grazia”, la Vergine Maria, dalla cui missione non possiamo separare il Suo castissimo Sposo San Giuseppe. Perciò l’anima che vuole crescere in Sapienza deve formarsi alla scuola di Giuseppe, alla scuola della grazia: la Sacra Famiglia.

Ancora, molte sono le vie per cui Dio comunica le sue grazie, e tutte, se da Lui provengono, anche quelle più materiali e temporali, producono effetti sull’anima nutrendola, fortificandola e rendendola più simile a Dio. Ma le grazie che Dio vuole comunicarci per e con la Sacra Famiglia, oltre agli effetti comuni, producono un effetto speciale, una grazia particolare, propria Loro, e che solo attraverso di Loro Dio concede, per cui l’anima che ad Essa si dona, certamente si santifica raggiungendo, per quanto è possibile a umana creatura, una certa somiglianza e quasi identità con i tre S. Cuori di Gesù, Maria e Giuseppe. E ciò è certamente un privilegio tanto unico quanto raro: amare Dio come Coloro che più di tutti, cherubini e serafini compresi, l’hanno amato. Noi certamente non siamo degni di una simile grazia, ma l’Altissimo è ben degno di essere amato da tutti, proprio da tutti e nel modo più sublime e perfetto.

O Sapienza divina, che troneggi regina nella Sacra Famiglia, umilmente prostrato dinanzi a Te, chiedo perdono di essere tanto presuntuoso a parlare delle tue grandezze. Tu hai tante bellezze e dolcezze, eppure continui ad essere tanto sconosciuta e disprezzata! Ma come posso tacere? Non faccio che balbettare, è vero, appunto perché sono un bambino e, balbettando, voglio imparare a parlare correttamente per quando arriverò alla pienezza della tua età.

O eterna Sapienza Incarnata nella persona santissima di Gesù, abitante in Maria Santissima e agente in ogni azione dello sposo castissimo della Vergine Santa e del padre verginale di Gesù, San Giuseppe, lascia che ti confessi l’immenso desiderio che ho di possederti e di farti conoscere quaggiù, perché Dio ha promesso di dare la vita eterna a quanti fanno luce su di essa e la rivelano.

(more…)

L’Imitazione di Cristo, Libro IV, , IL Sacramento dell’Altare, Capitolo Tredicesimo

30 gennaio 2016

NEL SACRAMENTO L’ANIMA DEVOTA DEVE TENDERE CON TUTTA SE STESSA ALL’UNIONE CON CRISTO

sacro cuore di Gesù

PAROLE DEL DISCEPOLO Chi mi darà, o Signore, ch’io possa trovare Te Solo, aprirTi tutto il mio cuore e godere di Te, come desidera l’anima mia, sicché, ormai, nessuno mi disprezzi né alcuna creatura mi possa scuotere o sfiorare con il suo sguardo, ma Tu solo parli a me ed io a Te, come chi ama suole discorrere con l’amato, e l’amico suole sedere a banchetto con l’amico? Questo io chiedo, questo io desidero: unirmi tutto a Te, distaccare il mio cuore da tutte le cose create ed irnparare a gustare di più le cose celesti ed eterne per mezzo della Santa Comunione e della frequente celebrazione della Messa. Ah! Signore Dio, quando sarò tutto unito ed assorbito in Te, totalmente dimentico di me? Tu in me ed io in Te! Così, concedi che possiamo rimanere uniti in un solo Spirito! Veramente Tu sei “il mio Amato, riconoscibile fra mille e mille” (Ct 5,10), con il quale all’anima mia piacque abitare tutti i giorni della sua vita. Veramente Tu sei Colui che mi porta la pace; Colui, nel quale è la pace suprema, il riposo vero; Colui, fuori del quale non ci sono che fatica, dolore e miseria infinita. ” Veramente Tu sei un Dio misterioso” (Is 45,15) e non tratti con gli empi; ma la tua conversazione è con gli umili e con i semplici. “Oh, quant ‘è soave il tuo Spirito, o Signore!” (Sap 12,1). Per dare una dimostrazione della tua dolcezza verso i tuoi figli, Ti degni di ristorarli con il soavissimo Pane che scende dal Cielo. “Non c’è davvero altra nazione così grande, che abbia la Divinità tanto vicina a sé quanto Tu, o Dio nostro” (Dt 4,7), che sei presente a tutti i tuoi fedeli, ai quali Tu doni Te stesso in cibo e salutare possesso, come quotidiano conforto e come mezzo d’elevazione del cuore al Cielo. Quale altra gente, infatti, è tanto gloriosa, quanto il popolo cristiano? O quale creatura sotto il cielo può dirsi da Te amata così, come l’anima devota, nella quale entra Dio per nutrirla con il suo Corpo glorioso?

(more…)

LO SPIRITO SANTO E L’IMMACOLATA NELLA TUA VITA , di Maria Chiara Carulli

30 gennaio 2016

L’ERA DELLO SPIRITO SANTO E L’IMMACOLATA

  1. L’Era dello Spirito Santo e la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

 

Preghiera allo Spirito Santo (Montfort)

O Spirito Santo! pianta, innaffia e coltiva nell’anima mia, l’amabile Maria, vero Albero di vita, perché cresca, fiorisca e porti frutti di vita in abbondanza. O Spirito Santo! donami una grande devozione e un filia­le amore a Maria, tua divina Sposa; un totale abbandono al suo Cuore materno e un continuo ricorso alla sua misericordia; affinché in Lei, vivente in me, Tu possa formare nell’anima mia Gesù Cristo, vivo e vero, nella sua grandezza e potenza, fino alla pienezza della sua perfezione. Amen.

 

“La salvezza del mondo ebbe inizio per mezzo di Maria; per mezzo di Maria dovrà avere anche il suo compimento. Nella prima venuta di Gesù, Maria quasi non compare. Gli uomini, non ancora abbastanza istruiti e illuminati sulla per­sona di Gesù, avrebbero corso il pericolo di allontanarsi dal­la verità con un attaccamento troppo forte e troppo grossola­no a lei, a causa del meraviglioso fascino conferitole da Dio… Nella seconda venuta di Gesù, invece, Maria sarà cono­sciuta, sarà rivelata dallo Spirito Santo allo scopo di far co­noscere, amare e servire Gesù per mezzo di lei. Lo Spirito Santo non avrà più motivo di nasconderla come durante la sua vita e dopo la prima evangelizzazione. Negli ultimi tempi Dio desidera rivelare e manifestare Maria, suo capolavoro: – perché nella sua profonda umiltà si è nascosta durante la vi­ta, si è posta più in basso della polvere, ha sollecitato da Dio, dagli Apostoli e dagli Evangelisti il favore di nasconderla; – perché il Signore desidera ricevere dagli uomini gloria e lo­de di questo capolavoro nell’ordine della grazia e della gloria; – perché Maria, aurora che precede e annunzia il sole di giu­stizia che è Gesù, deve essere conosciuta e manifestata allo scopo che Egli lo sia. – Maria è stata la via della prima venuta di Gesù. Benché in modo diverso, sarà anche la via della sua seconda venuta. – Maria è il mezzo sicuro, la via diritta e immacolata per an­dare a Gesù e trovarlo in pienezza. Chi trova Maria trova la vi­ta, cioè Gesù che è Via, Verità e Vita (Gv 14,6). Non la~si tro­va, però, senza cercarla, non la si può cercare senza cono­ scerla, perché non si cerca e non si desidera ciò che non si co­nosce. Bisogna, dunque, che Maria sia più conosciuta che mai, per la conoscenza e la gloria della SS. Trinità. – Maria deve risplendere più che mai in questi tempi, in mi­sericordia, potenza e grazia. In misericordia, per ricondurre e accogliere amorosamente i peccatori e i lontani che si con­vertiranno e ritorneranno alla Chiesa. In potenza, contro i ne­mici di Dio. Maria sventerà i loro tentativi di sedurre e di far cadere con promesse e con minacce i loro appositori. Deve infine risplendere in grazia per animare e sostenere i valoro­si soldati e i fedeli servi di Gesù, zelanti nella diffusione del suo regno. – Maria, da ultimo, deve essere “terribile come schiere e ves­silli spiegati” (Cn 6, 10), di fronte al diavolo e ai suoi satelli­ti, soprattutto in questi ultimi tempi perché il diavolo, “sa­pendo che gli resta poco tempo” (Ap 12, 12), e più poco che mai, per rovinare le anime raddoppia ogni giorno i suoi sfor­zi e le sue offensive. Susciterà infatti, quanto prima, crudeli persecuzioni e tenderà insidie terribili ai servi fedeli e ai ve­ri figli di Maria, che egli vince, però, più difficilmente degli altri” (D et V, 49 – 50). “È allora importante rispondere presto all’appello di Maria alla Consacrazione. E la Consacrazione consiste nel fare tut­te le azioni con Maria, in Maria, per mezzo di Maria e per Maria. “Non basta donarsi a lei una volta, non basta nemme­no farlo ogni mese o ogni settimana. Sarebbe una devozione troppo fugace e non eleverebbe l’anima alla perfezione a cui è capace di portare… Bisogna entrare nel suo spirito, che èquello di rendere l’anima interiormente dipendente dalla SS. Vergine e da Gesù, per mezzo di lei”(cfr SM, 44). Tutti i Papi, specialmente negli ultimi due secoli, hanno sostenuto e incoraggiato la Consacrazione a Maria e Pio XII nel 1942 fece la Consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, Giovanni XXIII nel 1959 le consacrò l’Italia, Paolo VI nel 1964 affidò a lei il genere umano, Giovanni Paolo Il, consacrato fin da giovane a Maria proprio secondo lo spirito del Montfort, scelse come stemma papale la frase “Totus tuus” dichiarando al mondo il suo completo ab­bandono nelle mani di Maria e nel 1984, unito a tutti i vesco­vi del mondo, consacrò al Cuore Immacolato tutto il mondo, “in particolare quegli uomini e quelle nazioni che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno”, rispondendo in pieno alla richiesta della Vergine a Fatima. “Mio Figlio è lo sposo delle anime: io devo esserne la spo­sa” (la Vergine al Ven. Olier). “Che il Cuore santissimo della mia Madre sia l’anima del­la mia anima, lo spirito del mio spirito, il principio della mia vita e di tutti i miei pensieri, parole, azioni, sentimenti e affetti” (San Giovanni Eudes). Così dicono i santi. E noi diciamolo ancora una volta: questo è il fine della Consacrazione a Maria: una più intensa vita di unione con Gesù, una vita cristiana più fedele al Vangelo, un rapporto più vivo e intenso con lo Spirito Santo. Questo salverà il mondo dalle conseguenze terribili del peccato perché lo purificherà e lo unirà davvero al suo Signore. Viviamo, allora, lo spirito della Consacrazione, facciamola o rinnoviamola col cuore. È questo, che attraverso la parola dei santi e l’insegnamento della Chiesa, lo Spirito Santo ci chie­de specialmente in questo tempo della storia. Preghiamo, ora più intensamente che mai, viviamo il nostro sì a Gesù, la no­stra adesione allo Spirito Santo per mezzo di Maria e quest’Era di grazia e di gloria non tarderà a venire, trasformando tutta la terra.

(more…)

Ufficio delle Letture: Prima Lettura , Dal libro del Deuteronomio 32, 48-52; 34, 1-2

30 gennaio 2016

La morte di Mosè

In quei giorni il Signore disse a Mosè: «Sali su questo monte degli Abarim, sul monte Nebo, che è nel paese di Moab, di fronte a Gerico, e mira il paese di Canaan, che io dò in possesso agli Israeliti. Tu morirai sul monte sul quale stai per salire e sarai riunito ai tuoi antenati, come Aronne tuo fratello è morto sul monte Or ed è stato riunito ai suoi antenati, perché siete stati infedeli verso di me in mezzo agli Israeliti alle acque di Meriba di Kades nel deserto di Sin, perché non avete manifestato la mia santità. Tu vedrai il paese davanti a te, ma là, nel paese che io sto per dare agli Israeliti, tu non entrerai!».
Mosè salì dunque dalle steppe di Moab sul monte Nebo, cima del Pisga, che è di fronte a Gerico. Il Signore gli mostrò tutto il paese: Gàlaad fino a Dan, tutto Nèftali, il paese di Efraim e di Manàsse, tutto il paese di Giuda fino al Mar Mediterraneo e il Negheb, il distretto della valle di Gerico, città delle palme, fino a Zoar. Il Signore gli disse: «Questo è il paese per il quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe: Io lo darò alla tua discendenza. Te l’ho fatto vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai!».
Mosè, servo del Signore, morì in quel luogo, nel paese di Moab, secondo l’ordine del Signore. Fu sepolto nella valle, nel paese di Moab, di fronte a Bet-Peor; nessuno fino ad oggi ha saputo dove sia la sua tomba. Mosè aveva centoventi anni quando morì; gli occhi non gli si erano spenti e il vigore non gli era venuto meno. Gli Israeliti lo piansero nelle steppe di Moab per trenta giorni; dopo, furono compiuti i giorni di pianto per il lutto di Mosè. Giosuè, figlio di Nun, era pieno dello spirito di saggezza, perché Mosè aveva imposto le mani su di lui; gli Israeliti gli obbedirono e fecero quello che il Signore aveva comandato a Mosè.
Non è più sorto in Israele un profeta come Mosè — lui con il quale il Signore parlava faccia a faccia — per tutti i segni e prodigi che il Signore lo aveva mandato a compiere nel paese di Egitto, contro il faraone, contro i suoi ministri e contro tutto il suo paese, e per la mano potente e il terrore grande con cui Mosè aveva operato davanti agli occhi di tutto Israele.

(more…)

I Miracoli Eucaristici: Il Miracolo di Bruges

30 gennaio 2016

http://www.reginamundi.info/MiracoliEucaristici/belgio/bruges.pdf

Il mistero della morte. Dalla Costituzione pastorale «Gaudium et spes» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla Chiesa e il mondo contemporaneo

30 gennaio 2016

(Nn. 18. 22)
In faccia alla morte l’enigma della condizione umana diventa sommo. Non solo si affligge, l’uomo, al pensiero dell’avvicinarsi del dolore e della dissoluzione del corpo, ma anche, ed anzi più ancora, per il timore che tutto finisca per sempre. Però l’istinto del cuore lo fa giudicare rettamente, quando aborrisce e respinge l’idea di una totale rovina e di un annientamento definitivo della sua persona. Il germe dell’eternità, che porta in sé, irriducibile com’è alla sola materia, insorge contro la morte. Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a calmare le ansietà dell’uomo. Il prolungamento della longevità biologica non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore che sta dentro invincibile nel suo cuore.
Se qualsiasi immaginazione vien meno di fronte alla morte, la Chiesa, invece, istruita dalla rivelazione divina, afferma che l’uomo è stato creato da Dio per un fine di felicità oltre i confini della miseria terrena. Inoltre, come insegna la fede cristiana, la morte corporale, dalla quale l’uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato, sarà vinta, quando l’uomo sarà restituito allo stato perduto per il peccato dall’onnipotenza e dalla misericordia del Salvatore. Dio infatti ha chiamato e chiama l’uomo a stringersi a lui con tutta intera la sua natura in una comunione perpetua con la incorruttibile vita divina. Questa vittoria l’ha conquistata il Cristo risorgendo alla vita, dopo aver liberato l’uomo dalla morte mediante la sua morte. La rivelazione, offrendosi con solidi argomenti a chiunque voglia riflettere, dà una risposta alle sue ansietà circa la sorte futura. Al tempo stesso dà la possibilità di comunicare in Cristo con i propri cari già strappati dalla morte. Nutre, infatti, la speranza che essi abbiano già raggiunto la vera vita presso Dio. (more…)

Vangelo (Lc 4,21-30 ) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 31 Gennaio 2016) con commento comunitario

30 gennaio 2016

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,21-30 )

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Questo è il Vangelo del 31 Gennaio, quello del 30 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio salmo 51(50)

29 gennaio 2016

Venerdì, 29_Gennaio_2016


 

Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] Quando venne da lui il profeta Natan dopo che aveva peccato con Betsabea.

[3] Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.

[4] Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.

[5] Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

[6] Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nel tuo giudizio.

[7] Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.

[8] Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell’intimo m’insegni la sapienza.

[9] Purificami con issopo e sarò mondo;
lavami e sarò più bianco della neve.

[10] Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.

[11] Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.

[12] Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.

[13] Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

[14] Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.

[15] Insegnerò agli erranti le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.

[16] Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza,
la mia lingua esalterà la tua giustizia.

[17] Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;

[18] poiché non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.

[19] Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.

[20] Nel tuo amore fa grazia a Sion,
rialza le mura di Gerusalemme.

[21] Allora gradirai i sacrifici prescritti,
l’olocausto e l’intera oblazione,
allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.

http://www.reginamundi.info/Bibbia-mp3/Salmi/salmo-51.asp

 

«A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».Mc 4,26-34

La prova necessaria per volare!

“Dio non ci manda mai prove senza darci insieme la forza necessaria per sopportarle”
(Edith Stein, Santa Teresa Benedetta della Croce)

Non vi sembri questa frase il pagliativo di una disperata che non riesce a dare un senso alla propria sofferenza; certo Edith nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, non poteva che chiedersi il perché di quella prova.

Ebbene, a me questa sua frase ha cambiato la vita; non fraintendetemi, non c’è nessuno a cui la vita sorrida sempre, ma, può accadere che, ad un certo punto, si decida di sorridere alla vita, comunque, dovunque e con chiunque essa scorra. Penso sia stata la scelta di Santa Teresa Benedetta della Croce.

Perché dunque la prova? Perché la sofferenza? Incredibile ma vero: per scoprire le forze che Dio stesso ci ha dato. Essa invero è strumento tramite cui conoscere se stessi, pr endere soprattutto coscienza dei propri limiti, in modo da imparare a confidare in Colui che solo può intervenire in nostro aiuto. Gesù per primo “pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì”(Eb.5,8).

D’altronde, un padre che vuole insegnare al figlio a camminare, prima o poi, dovrà lasciargli le manine, per fargli sperimentare l’equilibrio. Questo non significa che lo abbandoni: quello stesso padre non starà lì, proprio dietro il figlioletto, con le braccia aperte, pronto a prevenire le cadute, o, se del caso, a rialzarlo? Dal dolore di quelle prime cadute il figlio potrà, in compenso, apprendere l’arte del camminare, indispensabile per affrontare la vita.

Allo stesso modo, Dio, nostro Padre, ci lascia pian piano le mani, perché, anche provando a volte dolore, possiamo prender coscienza della natura divina che è in noi. Dunque, la prova, la sofferenza, che poi, almeno per quel che mi riguarda, si traduce spesso in un senso di abbandono, non è che quel lasciarci le mani, da parte di Dio, che ci porta ad imparare a camminare verso la Vita Vera in un fiducioso abbandono.

Passare per lo stretto buco del bozzolo è lo sforzo necessario affinché la farfalla possa trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che possa volare.

Se Dio ci permettesse di vivere la nostra vita senza mai incontrare ostacoli, saremmo limitati. Non potremmo essere forti come siamo. Non potremmo mai volare!

-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~

 

 

Papa: debolezza fa peccare, ma non trasformiamoci in corrotti

29 gennaio 2016

 

2016-01-29 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Preghiamo Dio perché la debolezza che ci induce a peccare non si trasformi mai in corruzione. A questo tema tante volte affrontato, Papa Francesco ha dedicato l’omelia della Messa del mattino, celebrata in Casa Santa Marta. Il Papa ha narrato la storia biblica di Davide e Betsabea, sottolineando come il demonio induca i corrotti a non sentire, diversamente da altri peccatori, il bisogno del perdono di Dio. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Si può peccare in tanti modi e per tutto si può chiedere sinceramente a Dio perdono e senza alcun dubbio sapere che quel perdono sarà ottenuto. Il problema nasce con i corrotti. La cosa pessima di un corrotto, torna a ripetere ancora una volta Papa Francesco, è che “un corrotto non ha bisogno di chiedere perdono”, perché gli basta il potere su cui poggia la sua corruzione.

Dio non mi serve
È il comportamento che il re Davide assume quando si innamora di Betsabea, moglie di un suo ufficiale, Uria, che sta combattendo lontano. Il Papa ripercorre, citando anche i passi omessi per brevità, la vicenda narrata dalla Bibbia. Dopo aver sedotto la donna e aver saputo che è incinta, Davide architetta un piano per coprire l’adulterio. Richiama dal fronte Uria e gli offre di andare a casa a riposarsi. Uria, uomo leale, non se la sente di andare a stare da sua moglie mentre i suoi uomini muoiono in battaglia. Allora, Davide ritenta stavolta facendolo ubriacare, ma neanche questa mossa funziona:

“Questo ha messo un po’ in difficoltà Davide, ma lui disse: ‘Ma no, io ce la faccio…’. E ha fatto una lettera, come abbiamo sentito: ‘Ponete Uria a capitano, sul fronte della battaglia più dura, poi ritiratevi da lui, perché resti colpito e muoia’. La condanna a morte. Quest’uomo, fedele – fedele alla legge, fedele al suo popolo, fedele al suo re – porta con sé la condanna a morte”.

La “sicurezza” della corruzione
“Davide è santo ma anche peccatore”. Cade nella lussuria eppure, considera Francesco, Dio gli voleva “tanto bene”. Tuttavia, osserva, “il grande, il nobile Davide” si sente così “sicuro – “perché il regno era forte” – che dopo aver commesso adulterio muove tutte le leve a sua disposizione pur di sistemare la cosa, sia pure in modo menzognero, fino a ordire e ordinare l’assassinio di un uomo leale, facendolo passare per una disgrazia di guerra:

“Questo è un momento nella vita di Davide che ci fa vedere un momento per il quale tutti noi possiamo andare nella nostra vita: è il passaggio dal peccato alla corruzione. Qui Davide incomincia, fa il primo passo verso la corruzione. Ha il potere, ha la forza. E per questo la corruzione è un peccato più facile per tutti noi che abbiamo qualche potere, sia potere ecclesiastico, religioso, economico, politico… Perché il diavolo ci fa sentire sicuri: ‘Ce la faccio io’”.

“Peccatori sì, corrotti mai”
La corruzione – dalla quale poi per grazia di Dio Davide si riscatterà – ha intaccato il cuore di quel “ragazzo coraggioso” che aveva affrontato il filisteo con la fionda e cinque pietre. “Io vorrei oggi sottolineare solo questo”, conclude Francesco: c’è “un momento dove l’abitudine del peccato o un momento dove la nostra situazione è tanto sicura e siamo ben visti e abbiamo tanto potere” che il peccato smette “di essere peccato” e diventa “corruzione”:

“Il Signore sempre perdona. Ma una delle cose più brutte che ha la corruzione è che il corrotto non ha bisogno di chiedere perdono, non se la sente… Facciamo oggi una preghiera per la Chiesa, incominciando da noi, per il Papa, per i vescovi, per i sacerdoti, per i consacrati, per i fedeli laici: ‘Ma, Signore, salvaci, salvaci dalla corruzione. Peccatori sì, Signore, siamo tutti, ma corrotti mai!’. Chiediamo questa grazia”.

(Da Radio Vaticana)

Preghiera della sera. Gennaio, mese dedicato alla Sacra Famiglia

29 gennaio 2016

sacra_famiglia2

29 gennaio. La Sacra Famiglia unita nella gloria

“L’Angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande ed alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio” (Ap 21, 10).

La città di Dio, ovvero la città dell’amore, dove Dio è tutto in tutti, ha come privilegiati cittadini le santissime Persone di Gesù, Maria e Giuseppe. Essi anticipano fifi d’ora la realtà futura, vivendola pienamente dal cielo ed inaugurando per la Chiesa i tempi pentecostali. Ce lo rivela Essa stessa, la Sacra Famiglia, apparendo sfolgorante a Fatima il 13 ottobre del 1917. Considerando infatti l’altezza ed il contesto storico di questa apparizione, capiamo subito che non è una visione ordinaria, ma universale e profetica.

Così tutta l’ampiezza del suo messaggio ci sfugge al momento presente (come appunto è per l’Apocalisse), e solo un maggior studio e progresso nella rivelazione ce la chiariranno pienamente. Infatti non pochi teologi, analizzando il contesto storico delle apparizioni di Fatima (la cui radice del nome significa proprio luce) hanno concluso che qui la Vergine volesse manifestarsi proprio come la Donna vestita di sole, primizia della nuova creazione, e dunque non solo Lei, ma anche il suo castissimo ed inseparabile sposo Giuseppe (la donna che appariva ai pastorelli era luminosissima, appunto vestita di sole. il Pontefice, poi, che approfondi e studiò le apparizioni, Pio XII, fu anche colui che proclamò come dogma di fede l’Assunzione corporea di Maria al cielo, mentre sappiamo che il dove vi è la Vergine Santa, vi è pure il suo castissimo e verginale sposo San Giuseppe, come affermano San Francesco di Sales, San Bernardino da Siena, Sant’Alfonso M. de Liguori, i quali credono che San Giuseppe sia in cielo in corpo ed anima).

O Sacra Famiglia, gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, a te lode e gloria in eterno. Amen! In te si compiono fin d’ora i tempi futuri, avverandosi nel modo più alto e sublime che non avrà l’uguale per i secoli eterni!

O Sacra Famiglia, che regni sovrana sul cielo e sulla terra, umilmente prostrati dinnanzi a Te, chiediamo perdono di essere così presuntuosi e parlare delle tue inenarrabili glorie, ma ti preghiamo, non guardare alle tenebre del nostro spirito e l’impurità delle nostre labbra e se pure le guardi, fa’ che un raggio d’amore dei vostri SS. Cuori tutto bruci e consumi. Infatti, come possiamo tacere i tuoi innumerevoli privilegi che tanta gloria danno a Dio? Eppure sei ancora così sconosciuta e disprezzata! Ci impegniamo perciò a farti conoscere quaggiù, perché è promessa la vita eterna a quanti fanno luce su dite e proclamano lo splendore della tua gloria. Su questa terra nulla bramiamo se non amarti e possederti eternamente come tu sei posseduta tutta da Dio. Amen.

 

CONSACRAZIONE AI TRE SACRI CUORI

Sacro Cuore di Gesù, Cuore Immacolato di Maria, e Cuore Castissimo di San Giuseppe, io vi consacro in questo giorno, la mia mente, le mie parole, il mio corpo, il mio cuore e la mia anima perché la vostra volontà sia fatta attraverso di me in questo giorno.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

(more…)

Araldo del Divino Amore , Libro Terzo , Le Rivelazioni di Santa Geltrude ,Capitolo XXX

29 gennaio 2016

MERITO DELLA BUONA VOLONTA’ E DELL’OFFERTA DEL CUORE, CON ALTRE ISTRUZIONI DATE A GELTRUDE RIGUARDO ALLE PAROLE DELL’UFFICIO DIVINO

XXIII. Dio non esige il frutto delle opere per ciascuno de’ suoi doni.

Geltrude, ricordando un giorno le grazie numerose e va­rie ricevute dalla bontà divina, si protestò miserabile, ingra­ta, indegna di ogni bene per avere sciupato tanti tesori; ella si rendeva conto di non aver trafficato tali doni per il suo proprio vantaggio, nè d’averne ringraziato degnamente il Si­gnore; di più doveva convenire di avere trascurato anche il profitto del prossimo, il quale non avendo conosciuto quelle grazie, non era stato in grado di trarne edificazione, elevan­dosi a una più alta conoscenza di Dio.

Gesù consolò la sua Sposa, mandandole una luce spe­ciale. Egli le fece capire che, diffondendo i suoi doni sugli uomini, non esige un frutto speciale per ciascuno di essi, ben conoscendo la fragilità delle sue crature; tuttavia, non po­tendo trattenere l’impeto della sua bontà e generosità, spar­ge continuamente sugli uomini l’abbondanza delle sue grazie, quasi per prepararli alla meravigliosa opulenza della fe­licità eterna. Così è del fanciullo al quale vengono affidati titoli di proprietà; egli non ne capisce affatto il pregio, ma giunto a età matura si compiacerà di tali ricchezze. Per tanto l’amabile Salvatore, accordando grazie celesti al suoi eletti, loro dona un pregusto di quei beni la cui pienezza formerà il loro eterno godimento.

XXIV. La volontà d’avere buoni desideri supplisce al loro difetto.

Geltrude un giorno si sentì amareggiata per il timore di non avere un desiderio abbastanza intenso di lodare il buon Dio. Una luce soprannaturale però le fece capire che il Si­gnore si accontenta della buona volontà di coloro che bra­mano di avere ardenti desideri. L’anima si riveste allora dello splendore dei suoi stessi aneliti allo sguardo di Dio, che gu­sta in essa maggior delizie di quelle che noi proveremmo contemplando in primavera la vaghezza di un prato adorno di magnifici fiori.

Un’altra volta Geltrude, oppressa dalla malattia, si era un po’ allentata nell’abituale attenzione alla divina presenza. Quando si accorse della sua negligenza, ne provò cocente rimorso e subito risolvette di confessare la colpa a Gesù con umile divozione. Ella giustamente temeva di dover fare gran­di sforzi prima di ritrovare le dolcezze della grazia celeste; invece immediatamente sentì la bontà divina chinarsi verso di lei, dicendole con un tono pieno d’amore: « Mia figlia, tu sei sempre meco, e tutto quello che è mio, è tuo ».

Quelle parole le fecero comprendere che se l’uomo, a causa dell’innata fragilità trascura di dirigere l’intenzione a Dio, Egli nella sua tenera misericordia giudica le sue azioni degne di eterna ricompensa, purchè la volontà non si distol­ga da Dio, e abbia un vero, attuale dolore dei propri peccati. All’avvicinarsi di una festa, Geltrude si sentì assalita da un attacco di malattia. Con la solita confidenza pregò il Si­gnore di lasciarle la salute fino a solennità compiuta, o almeno di diminuire i dolori in modo da poter celebrare le sacre funzioni; tuttavia si sottomise pienamente al divino beneplacito. Gesù le rispose amabilmente: « Con questa pre­ghiera e soprattutto con l’adesione incondizionata alla mia Volontà, mi hai introdotto in un giardino delizioso ove tro­vo ineffabili godimenti, mirando le aiuole smaltate di olez­zanti fiori. Sappi dunque che se ti esaudisco, sono io che ti seguirò nel giardino ove tu gusti le tue delizie, se, al contra­rio, non rispondo affermativamente alla tua richiesta, e tu ricevi il rifiuto con pazienza, sei tu che mi seguirai nel giar­dino delle mie preferenze. Ricorda, o figlia, che mi compiac­cio assai più di te, quando trovo nella tua anima ferventi de­sideri, quantunque talora un po’ attenuati per la malattia, che non quando tu senti ardenti brame e accesa divozione, ma congiunte alla tua propria soddisfazione ».

  (more…)

Vangelo (Mc 4,35-41) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 30 Gennaio 2016) con commento comunitario

29 gennaio 2016

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,35-41)

In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.

Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».

Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».

E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Questo è il Vangelo del 30 Gennaio, quello del 29 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto.

LO SPIRITO SANTO E L’IMMACOLATA NELLA TUA VITA , di Maria Chiara Carulli

29 gennaio 2016

L’ERA DELLO SPIRITO SANTO E L’IMMACOLATA

  1. L’Era dello Spirito Santo e i Messaggi dell’Immacolata

 

Preghiera allo Spirito Santo (Montfort)

O Spirito Santo! pianta, innaffia e coltiva nell’anima mia, l’amabile Maria, vero Albero di vita, perché cresca, fiorisca e porti frutti di vita in abbondanza. O Spirito Santo! donami una grande devozione e un filia­le amore a Maria, tua divina Sposa; un totale abbandono al suo Cuore materno e un continuo ricorso alla sua misericordia; affinché in Lei, vivente in me, Tu possa formare nell’anima mia Gesù Cristo, vivo e vero, nella sua grandezza e potenza, fino alla pienezza della sua perfezione. Amen.

 

“In quel tempo accadranno cose mirabili su questa misera terra, perché lo Spirito Santo vi troverà la sua cara Sposa co­me riprodotta nelle anime e quindi scenderà su di loro con l’abbondanza e la pienezza dei suoi doni, in particolar modo col dono della Sapienza, per operarvi meraviglie di grazie” (TVD, 17). L’Era dello Spirito Santo, l’era in cui lo Spirito Santo scen­derà con particolare abbondanza e pienezza dei suoi doni, sarà anche l’Era di Maria, preparata nel tempo anche attraverso i messaggi della Vergine. È lei, infatti, l’aurora che preannun­cia Gesù, il Sole divino. Ella si presenta ancora al mondo co­me l’Immacolata, avvalorando con la sua parola quella della Chiesa che nel 1854 ne ha proclamato il dogma: “La beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per una grazia e per un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia di peccato originale. Questi splendori di una santità del tutto singolare di cui Maria è adornata fin dal primo istan­te della sua concezione, le vengono interamente da Cristo. Più di ogni altra persona creata, il Padre l’ha “benedetta con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lUi l’ha scelta prima della creazione del mondo per es­sere santa e immacolata al suo cospetto nella carità” (cfr Ef 1, 4; Catechismo della Chiesa Cattolica). Essere l’Immacolata è il dono più bello che Maria ha ricevuto da Dio, quello che è alla base di ogni altro dono, primo fra tutti quello di essere Madre di Gesù. È per questo che lei stessa lo sottolinea in ognuna delle sue apparizioni più importanti. Nel 1830, pre­cedendo la proclamazione del dogma, apparendo a Parigi a Santa Caterina Labouré e mostrandole il modello della Medaglia Miracolosa, insegnò questa breve preghiera con la quale desidera essere invocata: “O Maria concepita senza pec­cato, prega per noi che ricorriamo a te”. A Lourdes, nel 1858, rivelandosi a Santa Bernadette, la Vergine disse: “Io sono l’Immacolata Concezione”, confer­mando quindi in modo solenne la parola della Chiesa e invi­tando tutti alla conversione e alla penitenza. A Fatima, nel 1917, ai pastorelli Lucia, Giacinta e Francesco, la Vergine rivela il suo Cuore Immacolato, ri­chiama alla conversione, alla penitenza, all’importanza del­la preghiera, specialmente del Rosario, per riparare le offese fatte a Dio. Durante queste apparizioni chiede pure esplici­tamente la Consacrazione di tutto il mondo, e di ognuno in particolare, al suo cuore e fa una grande promessa: “Io pro­metto di assistere con tutte le grazie necessarie alla salvezza, tutti quelli che nel primo sabato di cinque mesi consecutivi si confesseranno, riceveranno la Santa Comunione, diranno una corona del Rosario e mi faranno compagnia per quindici mi­nuti meditandone i misteri, con l’intenzione di offrirmi ripa­razione”. Anche a Medjugorie, dal 1981, la Madonna appare ad al­cuni giovani. La Chiesa è cauta e ancora osserva prima di riconoscere queste apparizioni, ma i frutti di bene sono tanti e sono grandi e ci portano a considerarle con attenzione e a prenderle sul serio. In queste apparizioni, che finora sareb­bero le più lunghe di tutta la storia, la Madonna ha detto e continua a dire: “Sono venuta ad insegnarvi a vivere la Consacrazione”. Per questo si è fatta maestra di vita spiri­tuale per i veggenti e per tutta la parrocchia, oltre che per tut­ti coloro che con attenzione e con fiducia seguono i suoi mes­saggi i quali, ripetiamo, anche se non hanno ricevuto ancora un riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa, non sono al­tro che un approfondimento, con grandi accenti materni, di tutto l’insegnamento di Gesù e della sua Chiesa, guidata dal­lo Spirito Santo. Non potrebbe infatti esserci mai contraddi­zione fra le parole di Maria, Sposa dello Spirito Santo, e quel­le della Chiesa, che non pronuncia nulla se non sotto la guida dello Spirito. Questa Era che si sta aprendo davanti a noi, è allora, un’Era speciale in cui lo Spirito Santo e Maria vogliono agire in mo­do ancor più potente che nel passato, nella storia del mondo e in quella di ciascun credente in particolare. È questo un tem­po importante e prezioso! Dunque: restiamo in ascolto per­ché nessuna parola, nessun invito ci sfugga e il nostro cuore, la nostra anima, possano essere pronti a cogliere le novità del­lo Spirito alle quali Maria vuole introdurci.

  (more…)

Le meraviglie di Dio. Dal «Commento sui salmi» di san Giovanni Fisher, vescovo e martire

29 gennaio 2016

(Sal 101; Op. omnia, ed. 1597, pp. 1588-1589)
Dapprima Dio liberò il popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto compiendo molte cose straordinarie e prodigiose: gli fece attraversare il Mare Rosso all’asciutto. Lo nutrì nel deserto con cibi venuti dal cielo cioè con la manna e le quaglie. Per calmare la sua sete fece scaturire dalla durissima roccia una inesauribile sorgente d’acqua. Lo rese vittorioso su tutti i nemici che lo osteggiavano. A tempo opportuno fece retrocedere il Giordano in senso opposto alla corrente. Divise e distribuì loro, secondo il numero delle tribù e delle famiglie, la terra promessa. Ma nonostante avesse compiuto queste cose con tanto amore e liberalità, quegli uomini ingrati e veramente immemori di tutto, abbandonarono e ripudiarono il culto di Dio e più di una volta si resero colpevoli dell’empio crimine di idolatria.
In seguito egli recise anche noi dall’oleastro dei gentili (cfr. Rm 11, 24) che ci era connaturale – noi che eravamo ancora pagani e che ci lasciavamo trascinare verso gli idoli muti secondo l’impulso del momento (cfr. 1 Cor 12, 2) – e ci innestò sul vero ulivo del popolo giudaico, anche spezzandone i rami naturali, e ci rese partecipi della radice feconda della sua grazia. Ancora: egli non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come offerta a Dio in sacrificio di soave odore, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga (cfr. Rm 8, 32; Ef 5, 2; Tt 2, 14). (more…)

Ufficio delle Letture , Prima Lettura: Dal libro del Deuteronomio 31, 1-15. 23

29 gennaio 2016

Le ultime parole di Mosè

In quei giorni Mosè andò e rivolse ancora queste parole a tutto Israele. Disse loro: «Io oggi ho centovent’anni; non posso più andare e venire; inoltre il Signore mi ha detto: Tu non passerai questo Giordano. Il Signore tuo Dio passerà davanti a te, distruggerà davanti a te quelle nazioni e tu prenderai il loro posto; quanto a Giosuè, egli passerà alla tua testa, come il Signore ha detto. Il Signore tratterà quelle nazioni come ha trattato Sicon e Og, re degli Amorrei, e come ha trattato il loro paese, che egli ha distrutto. Il Signore le metterà in vostro potere e voi le tratterete secondo tutti gli ordini che vi ho dati. Siate forti, fatevi animo, non temete e non vi spaventate di loro, perché il Signore tuo Dio cammina con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà».
Poi Mosè chiamò Giosuè e gli disse alla presenza di tutto Israele: «Sii forte e fatti animo, perché tu entrerai con questo popolo nel paese, che il Signore ai loro padri giurò di darvi: tu gliene darai il possesso. Il Signore stesso cammina davanti a te; egli sarà con te, non ti lascerà e non ti abbandonerà; non temere e non ti perdere d’animo!».
Mosè scrisse questa legge e la diede ai sacerdoti figli di Levi, che portavano l’arca dell’alleanza del Signore e a tutti gli anziani d’Israele. Mosè diede loro quest’ordine: «Alla fine di ogni sette anni, al tempo dell’anno del condono, alla festa delle capanne, quando tutto Israele verrà a presentarsi davanti al Signore tuo Dio, nel luogo che avrà scelto, leggerai questa legge davanti a tutto Israele, agli orecchi di tutti. Radunerai il popolo, uomini, donne, bambini e il forestiero che sarà nelle tue città, perché ascoltino, imparino a temere il Signore vostro Dio e si preoccupino di mettere in pratica tutte le parole di questa legge. I loro figli, che ancora non la conoscono, la udranno e impareranno a temere il Signore vostro Dio, finché vivrete nel paese di cui voi andate a prendere possesso passando il Giordano».
Il Signore disse a Mosè: «Ecco, il giorno della tua morte è vicino; chiama Giosuè e presentatevi nella tenda del convegno, perché io gli comunichi i miei ordini». Mosè e Giosuè dunque andarono a presentarsi nella tenda del convegno. Il Signore apparve nella tenda in una colonna di nube e la colonna di nube stette all’ingresso della tenda.
Poi il Signore comunicò i suoi ordini a Giosuè, figlio di Nun, e gli disse: «Sii forte e fatti animo, poiché tu introdurrai gli Israeliti nel paese, che ho giurato di dar loro, e io sarò con te».

(more…)

I Miracoli Eucaristici: Belgio 1374, il miracolo di Milddrebug – Lovanio

29 gennaio 2016

http://www.reginamundi.info/MiracoliEucaristici/Belgio/Middleburg.pdf

Liturgia del giorno: Audio salmo 132(131)

28 gennaio 2016

Giovedì, 28_Gennaio _2016


Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre.

[1] Canto delle ascensioni.
Ricordati, Signore, di Davide,
di tutte le sue prove,

[2] quando giurò al Signore,
al Potente di Giacobbe fece voto:

[3] “Non entrerò sotto il tetto della mia casa,
non mi stenderò sul mio giaciglio,

[4] non concederò sonno ai miei occhi
né riposo alle mie palpebre,

[5] finché non trovi una sede per il Signore,
una dimora per il Potente di Giacobbe”.

[6] Ecco, abbiamo saputo che era in Efrata,
l’abbiamo trovata nei campi di Iàar.

[7] Entriamo nella sua dimora,
prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi.

[8] Alzati, Signore, verso il luogo del tuo riposo,
tu e l’arca della tua potenza.

[9] I tuoi sacerdoti si vestano di giustizia,
i tuoi fedeli cantino di gioia.

[10] Per amore di Davide tuo servo
non respingere il volto del tuo consacrato.

[11] Il Signore ha giurato a Davide
e non ritratterà la sua parola:
“Il frutto delle tue viscere
io metterò sul tuo trono!

[12] Se i tuoi figli custodiranno la mia alleanza
e i precetti che insegnerò ad essi,
anche i loro figli per sempre
sederanno sul tuo trono”.

[13] Il Signore ha scelto Sion,
l’ha voluta per sua dimora:

[14] “Questo è il mio riposo per sempre;
qui abiterò, perché l’ho desiderato.

[15] Benedirò tutti i suoi raccolti,
sazierò di pane i suoi poveri.

[16] Rivestirò di salvezza i suoi sacerdoti,
esulteranno di gioia i suoi fedeli.

[17] Là farò germogliare la potenza di Davide,
preparerò una lampada al mio consacrato.

[18] Coprirò di vergogna i suoi nemici,
ma su di lui splenderà la corona”.

http://www.reginamundi.info/Bibbia-mp3/Salmi/salmo-132.asp

 

 «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

Mc 4,21-25

 

 

 

Semina con gioia

Semina…semina
Quello che conta è seminare…
semina con un tuo sorriso,
con un tuo saluto.
Semina con un tuo dolce sguardo,
con un caloroso abbraccio.
Semina in ogni occasione e circostanza
con coraggio ed entusiasmo!
Semina con fede,
ma soprattutto con amore;
così che il tuo seminare
diventi fecondo.
E se il seme cadrà su un terreno arido
senza produrre né frutto né fiori,
rimarrà comunque in te
la gioia d’aver seminato.

 

 

 

 

Messa Santa Marta 28-01-2016

28 gennaio 2016

Il cuore del cristiano è aperto e magnanimo

28 gennaio 2016

 

Papa Francesco, nell’omelia della Messa del mattino celebrata a Casa Santa Marta, ha ricordato che il cuore del cristiano è magnanimo perché è figlio di un Padre dall’animo grande, e dev’essere testimone della luce del battesimo.

 

Preghiera della sera. Gennaio, mese dedicato alla Sacra Famiglia

28 gennaio 2016

sacra_famiglia2

 

28 gennaio. La Sacra Famiglia primizia della Chiesa trionfante

“Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa per il suo sposo”. “Ecco la dimora di Dio con gli uomini” (Ap 21, 2.3).

La piccola famiglia di Nazareth è l’origine, il centro ed il compimento di tutta la Chiesa. Gesù, Maria e Giuseppe continuano ad amarsi in cielo, contribuendo così a cambiare la faccia del mondo. La più pia tradizione dottrinale della Chiesa non ha alcuna difficoltà a legittimare l’assunzione corporea in cielo non solo di Maria, ma anche di San Giuseppe. Ed i motivi non sono pochi.

 

CONSACRAZIONE AI TRE SACRI CUORI

Sacro Cuore di Gesù, Cuore Immacolato di Maria, e Cuore Castissimo di San Giuseppe, io vi consacro in questo giorno, la mia mente, le mie parole, il mio corpo, il mio cuore e la mia anima perché la vostra volontà sia fatta attraverso di me in questo giorno.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

(more…)

Vangelo (Mc 4,26-34) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 29 Gennaio 2016) con commento comunitario

28 gennaio 2016

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,26-34)

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Questo è il Vangelo del 29 Gennaio, quello del 28 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto.

Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2016. “Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 9,13). Le opere di misericordia nel cammino giubilare

28 gennaio 2016

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2016

 

“Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 9,13).
Le opere di misericordia nel cammino giubilare

 

1. Maria, icona di una Chiesa che evangelizza perché evangelizzata

Nella Bolla d’indizione del Giubileo ho rivolto l’invito affinché «la Quaresima di quest’anno giubilare sia vissuta più intensamente come momento forte per celebrare e sperimentare la misericordia di Dio» (Misericordiae Vultus, 17). Con il richiamo all’ascolto della Parola di Dio ed all’iniziativa «24 ore per il Signore» ho voluto sottolineare il primato dell’ascolto orante della Parola, in specie quella profetica. La misericordia di Dio è infatti un annuncio al mondo: ma di tale annuncio ogni cristiano è chiamato a fare esperienza in prima persona. E’ per questo che nel tempo della Quaresima invierò i Missionari della Misericordia perché siano per tutti un segno concreto della vicinanza e del perdono di Dio.

Per aver accolto la Buona Notizia a lei rivolta dall’arcangelo Gabriele, Maria, nel Magnificat, canta profeticamente la misericordia con cui Dio l’ha prescelta. La Vergine di Nazaret, promessa sposa di Giuseppe, diventa così l’icona perfetta della Chiesa che evangelizza perché è stata ed è continuamente evangelizzata per opera dello Spirito Santo, che ha fecondato il suo grembo verginale. Nella tradizione profetica, la misericordia ha infatti strettamente a che fare, già a livello etimologico, proprio con le viscere materne (rahamim) e anche con una bontà generosa, fedele e compassionevole (hesed), che si esercita all’interno delle relazioni coniugali e parentali.
(more…)

Tweet del Papa

28 gennaio 2016

Come cristiani, non possiamo essere chiusi in noi stessi, ma sempre aperti agli altri, per gli altri.

 

Papa Francesco su Twitter (), ore 10:30 – 28 gen 2016