Archive for marzo 2016

Credere per Vedere

31 marzo 2016

Gesù è l’ Unto del Signore, in lui risiede lo Spirito Santo, per opera dello Spirito Santo  l’acqua si è trasformata in vino,  ed il pane e vino diventano corpo e sangue di Cristo.

La grazia è nello Spirito che attraverso il Figlio per volere del Padre ci dona il Regno dei cieli.

Il Padre e lo Spirito erano prima del Figlio è infatti grazie allo Spirito che il padre dona la vita alle acque della terra durante la creazione  , cosi come il Figlio ci dona la vita nuova attraverso il Battesimo , una nuova creazione a Figli di Dio per opera dello Spirito Santo.

Con Cristo trionfa il Padre e con il Padre il Figlio , infatti con  la sua morte risurrezione abbiamo ottenuto la Vita eterna!

Tweet del Papa

31 marzo 2016

Il fenomeno migratorio pone un serio interrogativo culturale, al quale non possiamo non rispondere.

Papa Francesco su Twitter (‏@Pontifex_it), ore 13:10 – 31 mar 2016

Preghiera della sera. Marzo, mese dedicato a San Giuseppe

31 marzo 2016

31 marzo: Orazioni particolari

Pater noster – San Giuseppe, prega per noi!

Ogni preghiera rivolta ai Santi è buona. Ci sono preghiere private, che sgorgano dal cuore e che ogni anima può formulare secondo la propria devozione.

Ci sono però delle preghiere raccomandabili a tutti e sono quelle liturgiche, cioè quelle che la Chiesa fa sue. Per San Giuseppe la Chiesa ha formulato delle orazioni particolari, arricchendole d’indulgenze. E’ bene che i devoti del Santo Patriarca conoscano le principali per recitarle con una certa frequenza.

1° Le Litanie di San Giuseppe.

Sono un intreccio di lodi e di suppliche. Si recitino in modo particolare al 19 di ogni mese.

2° « A te, beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo… ». Questa preghiera si recita specialmente nel mese di Ottobre a chiusura del Rosario. La Chiesa esorta a recitarla pubblicamente davanti al Santissimo Sacramento esposto.

3° « I sette dolori e le sette allegrezze » di San Giuseppe. Questa recita è assai utile, perchè richiama alla mente i momenti più importanti della vita del nostro Santo.

4° « L’Atto di Consacrazione ». Questa preghiera può recitarsi quando si consacra la famiglia a San Giuseppe ed a chiusura del mese a lui consacrato.

5° C’è una preghiera, di cui l’autore di queste pagine raccomanda la recita. E’ del seguente tenore San Giuseppe, nome soave, nome amoroso, nome potente, delizia degli Angeli, terrore dell’inferno, onore dei giusti! Purificatemi, fortificatemi, santificatemi! San Giuseppe, nome dolcissimo, siate il mio grido di guerra, il mio grido di speranza, il mio grido di vittoria! A voi mi affido in vita ed in morte. San Giuseppe, pregate per me!

6° «La preghiera per la buona morte». Poiché San Giuseppe è il Patrono degli agonizzanti, recitiamo spesso quest’orazione, per noi e per i nostri cari. Le preghiere che i fedeli rivolgono a San Giuseppe, dimostrano quale posto d’onore abbia nella Cattolicità il Padre Putativo di Gesù.

Si legge nella Sacra Scrittura: L’uomo fedele sarà molto lodato e chi è il custode del suo Signore sarà glorificato. (Prov. XXVIII – 20).

Queste parole del libro divino sono applicate dalla Chiesa a San Giuseppe nella Ufficiatura liturgica della sua festa.

Sia dunque San Giuseppe sempre più lodato e glorificato!

(more…)

Vangelo (Gv 21,1-14) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 1 Aprile 2016) con commento comunitario

31 marzo 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,1-14)

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete a da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Questo è il Vangelo dell’1 Aprile, quello del 31 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

 

Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti

31 marzo 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Giovedi 31 Marzo 2016
==============================================
Giovedì fra l’Ottava di Pasqua
==============================================

Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (At 3,11-26)
Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti.

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, mentre lo storpio guarito tratteneva Pietro e Giovanni, tutto il popolo, fuori di sé per lo stupore, accorse verso di loro al portico detto di Salomone.
Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: «Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo e perché continuate a fissarci come se per nostro potere o per la nostra religiosità avessimo fatto camminare quest’uomo? Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni. E per la fede riposta in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest’uomo che voi vedete e conoscete; la fede che viene da lui ha dato a quest’uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi.
Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi colui che vi aveva destinato come Cristo, cioè Gesù. Bisogna che il cielo lo accolga fino ai tempi della ricostituzione di tutte le cose, delle quali Dio ha parlato per bocca dei suoi santi profeti fin dall’antichità. Mosè infatti disse: “Il Signore vostro Dio farà sorgere per voi, dai vostri fratelli, un profeta come me; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dirà. E avverrà: chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo”. E tutti i profeti, a cominciare da Samuèle e da quanti parlarono in seguito, annunciarono anch’essi questi giorni.
Voi siete i figli dei profeti e dell’alleanza che Dio stabilì con i vostri padri, quando disse ad Abramo: “Nella tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra”. Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l’ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione, perché ciascuno di voi si allontani dalle sue iniquità».

Parola di Dio

Tweet del Papa

30 marzo 2016

Se ci apriamo ad accogliere la Misericordia di Dio per noi, a nostra volta diventiamo capaci di perdono.

Papa Francesco su Twitter (‏@Pontifex_it), ore 13:00 – 30 mar 2016

Preghiera della sera. Marzo, mese dedicato a San Giuseppe

30 marzo 2016

30 marzo: Unione con Gesù

Pater noster – San Giuseppe, prega per noi!

Chi guarda l’immagine di San Giuseppe con il Bambino in braccio, spontaneamente pensa: Fortunato Santo, che in vita siete stato così vicino a Gesù!

Questo pensiero, frutto di fede, si presta ad una grande riflessione: Noi non siamo meno fortunati, per il motivo che possiamo comunicarci.

Infatti, cosa è la Comunione? E’ l’incontro tra l’anima e Gesù, quel Bambino che San Giuseppe teneva in braccio. Il Patriarca lo vedeva in sembianze umane e con la fede ne contemplava la Divinità; noi invece vediamo Gesù Ostia sotto le sembianze eucaristiche e ne contempliamo con la fede la Divinità. San Giuseppe stava vicino a Gesù, poteva toccarlo e baciarlo, ma non poteva mangiarlo e nutrirsi delle sue Carni Immacolate. Noi invece, accostandoci alla Comunione, possiamo cibarci realmente del suo Corpo ed unirci a Lui intimamente, più che non abbia potuto fare San Giuseppe.

Oh, se ci fosse più fede in Gesù Sacramentato, come sarebbe felice la vita presente e quale onore riceverebbe la Divinità!

I pastori ed i Magi ebbero viva fede davanti a Gesù Bambino e ricevettero le carezze divine. I Farisei ed i Dottori della Legge, pur vedendo Gesù ed ascoltandone gl’insegnamenti, non avendo fede nel Figlio di Dio, furono riprovati.

Quanti Cristiani sono senza fede in Gesù Sacramentato! Tutto cercano, di tutto si preoccupano, tranne che della Comunione! A stento, dietro comando esplicito della Chiesa e dietro insistenze di pie persone, a stento si decidono a comunicarsi nella Pasqua! Dio solo sa quale valore abbia la Comunione di taluni, che si dicono Cristiani!

I devoti di San Giuseppe siano innamorati di Gesù Sacramentato; desiderino ardentemente di comunicarsi. D’ordinario essi si comunicano con frequenza. Ma portano sempre fede viva alla Comunione? Ricavano i frutti spirituali, che sogliono produrre le Comunioni fervorose?

Spesso si riceve Gesù senza la dovuta preparazione, nemmeno remota. Nei momenti preziosi, in cui Gesù entra nell’anima, sovente la mente si divaga e pensa a tutt’altro che a Gesù. Non si ha la delicatezza di fare un devoto ringraziamento dopo la Comunione ed il tutto si riduce a qualche formale preghiera, riducendo ai minimi termini il tempo dovuto al ringraziamento. Non si sa parlare a Gesù con confidenza e con amore, come gli parlava San Giuseppe.

Attorno e dentro la Casa di Nazareth aleggiavano gli Angeli, in modo invisibile ma reale, per rendere continuo omaggio al Figlio di Dio. Nella stessa guisa, appena si riceve la Comunione, gli Angeli stanno presso chi si è comunicato; il corpo di chi si comunica, finché durano le Specie Eucaristiche, diviene un Tabernacolo e quindi gli Angeli fanno corona a Gesù Eucaristico.

San Giuseppe stava a contatto con Gesù ed al momento opportuno mostrava i frutti di tale vicinanza, frutti di santità, di umiltà e di pazienza.

Coloro che si comunicano devono mostrare i frutti della loro vicinanza con Gesù, dando lungo il giorno l’esempio delle loro buone opere.

Si domandi a San Giuseppe la grazia di sapere amare Gesù Sacramentato e di comunicarsi devotamente e con frutto.

(more…)

Vangelo (Lc 24,35-48) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 31 Marzo 2016) con commento comunitario

30 marzo 2016

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,35-48) 

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.

Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Questo è il Vangelo del 31 Marzo, quello del 30 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Quello che ho te lo do: nel nome di Gesù, àlzati e cammina!

30 marzo 2016

—————————————————–
LA LITURGIA DEL GIORNO
www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Mercoledi 30 Marzo 2016
==============================================
Mercoledì fra l’Ottava di Pasqua
==============================================

Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Bianco

 

PRIMA LETTURA (At 3,1-10)
Quello che ho te lo do: nel nome di Gesù, àlzati e cammina!

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio.
Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina.
Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò.
Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.
Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto.

Parola di Dio

Preghiera della sera. Marzo, mese dedicato a San Giuseppe

29 marzo 2016

29 marzo: Confermato in grazia

Pater noster – San Giuseppe, prega per noi!

In conseguenza del peccato originale la natura umana rimase ferita ed inclinata al male. In ogni essere umano c’è il cosiddetto « fomite della concupiscenza », per cui è necessario lottare per non cedere alla forza delle passioni.

Con l’aiuto della grazia divina si può riuscire vittoriosi in ogni tentazione. Finché siamo in questa vita di prova, siamo in pericolo di peccare; la nostra volontà è molto debole.

San Giuseppe non fu esente dal fomite della concupiscenza; molti pensano che egli fu confermato in grazia e non peccò mai, né mortalmente, né venialmente. In lui gli istinti del male naturalmente c’erano, ma per privilegio rimasero sempre legati.

Questo privilegio era richiesto dall’altezza del suo ministero e dalla sua elezione da parte di Dio a condurre una vita di grande intimità con Gesù e con la Vergine. Si chiarisce il concetto della confermazione in grazia.

Secondo San Tommaso la confermazione in grazia è un dono gratuito, che inclina al bene in modo che non ci si può con facilità allontanare da esso. Chi è confermato in grazia, è protetto dalla Divina Provvidenza in modo eccezionale.

La Madonna fu confermata in grazia in tutto il corso della sua vita, perché era la Madre del Figlio di Dio; in lei non ci fu il fomite della concupiscenza, perché concepita senza la macchia del peccato originale.

Gli Apostoli furono confermati in grazia, ma non in tutta la loro vita, bensì dopo la discesa dello Spirito Santo. Ebbero questo privilegio, perchè erano il fondamento e la base di tutto l’edificio ecclesiastico, per cui dovevano rimanere fermi.

San Giuseppe fu confermato in grazia per tutta la vita; in lui fu legata l’inclinazione al male. In forza dei doni dello Spirito Santo, che a lui furono concessi abbondantemente, le sue passioni rimasero frenate e la sua volontà fu sempre inclinata con forza verso Dio. La Divina Provvidenza non permise, come insegna San Tommaso, che si verificassero in San Giuseppe gl’istinti della concupiscenza.

Essere totalmente immuni dal peccato è specialissima grazia di Dio. Noi non possiamo pretendere tanto; tuttavia, pur sentendo in noi gl’istinti delle passioni, odio, impurità, superbia, cupidigia…, possiamo renderci immuni dal peccato, se ci appigliamo ai mezzi che la Provvidenza ci ha dati: vigilanza, preghiera e penitenza.

Facciamo di tutto per evitare il peccato mortale. Cento volte è meglio morire, anziché perdere la grazia di Dio. I Martiri ci hanno dato l’esempio. Evitiamo anche il peccato veniale; quantunque esso non ci privi dell’amicizia di Dio, tuttavia attenua in noi l’amore divino e ci dispone alle gravi colpe. Non si dica mai: Questo è un peccato leggero… è piccolo male… quindi lo faccio! – Chi ama, evita alla persona amata anche il piccolo dispiacere.

Per fare onore a San Giuseppe, in omaggio al candore della sua bella anima, evitiamo le piccole mancanze volontarie, le quali deturpano la bellezza dell’anima nostra.

Chi è tentato fortemente ed è in pericolo di peccare, dica spesso e con fede San Giuseppe, ottienimi da Dio la fortezza della volontà, per tenere a freno le mie passioni!

(more…)

Tweet del Papa

29 marzo 2016

Gesù ci mostra che la potenza di Dio non è distruzione, ma amore; la giustizia di Dio non è vendetta, ma misericordia.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 8:30 – 29 Mar 2016

Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo

29 marzo 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Martedi 29 Marzo 2016
=============================================
Martedì fra l’Ottava di Pasqua
=============================================

Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Bianco

 

PRIMA LETTURA (At 2,36-41)
Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo.

Dagli Atti degli Apostoli

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro diceva ai Giudei: «Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».
All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro». Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!».
Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.

Parola di Dio

Vangelo ( Lc 24,13-35) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 30 Marzo 2016) con commento comunitario

29 marzo 2016

Dal Vangelo secondo Luca ( Lc 24,13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana,] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.

Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Questo è il Vangelo del 30 Marzo, quello del 29 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Preghiera della sera. Marzo, mese dedicato a San Giuseppe

28 marzo 2016

28 marzo: Vita interiore

Pater noster – San Giuseppe, prega per noi!

Quando si scrive la vita di un Santo, se ne mettono in evidenza i fatti ed i detti; però c’è sempre qualche cosa che non si può conoscere appieno e quindi non si può scrivere. Ciò che avviene nella vita interiore dei Santi, l’amore di Dio, la perfezione, la lotta continua… tutto questo si può soltanto dedurre dai fatti.

In San Giuseppe, grandissimo Santo, risplendono la sua operosità e l’esatta. osservanza delle prescrizioni ebraiche. Ma chi può penetrare e scrutare l’interiore del Santo Patriarca? La sua vita interiore si può solo immaginare, ma non esprimere.

Il suo cuore era un braciere ardente, che si consumava nell’amore divino; viveva intensamente la vita spirituale.

Parlando di San Giovanni Evangelista, i sacri scrittori dicono: Fortunato quest’Apostolo, che nell’ultima Cena ebbe la sorte di poggiare il capo sul petto di Gesù e di sentire i divini palpiti!

San Giovanni soltanto una volta ebbe questa fortuna. San Giuseppe l’ebbe di continuo. Quante volte Gesù, Bambino o Adolescente, si addormentò tra le sue braccia! Che cosa provava in quei momenti il cuore di San Giuseppe?…

La sua vita interiore era alimentata dalla presenza di Dio. I Santi e coloro che tendono alla perfezione si studiano di vivere alla presenza di Dio, sotto l’occhio amoroso del Signore, evitando il male ed operando il bene. Ognuno immagina Dio presente, raffigurandoselo nella propria mente o in un modo o in un altro.

San Giuseppe invece viveva alla presenza reale e visibile di Dio; viveva con Gesù, vero Dio e vero uomo; con Lui lavorava e pregava; con Lui prendeva il cibo e con Lui riposava sotto lo stesso tetto; sopra Gesù fissava lo sguardo, ne ascoltava la voce e a Lui dirigeva gli affetti del cuore. Stava sotto lo sguardo e sotto l’azione diretta di Dio, come un oggetto che nel meriggio sta sotto i raggi del selle, assorbendo luce e calore.

San Giuseppe era beato di tale presenza, perché nulla c’è di più dolce che incontrarsi con Dio. Dunque, la vita interiore del Santo Patriarca fu una continua unione con Dio.

Impariamo ad apprezzare ed a vivere la vita interiore! Le creature vedono l’esterno, ma il Creatore vede l’interno, cioè i nostri pensieri e gli affetti del cuore. Viviamo sempre alla presenza di Dio. Non possiamo vedere Gesù con gli occhi del corpo, come lo vedeva San Giuseppe, ma possiamo vederlo con gli occhi della fede.

Gesù è sempre presente a noi; nulla può sfuggire al suo sguardo divino. Se vogliamo vivere la vita interiore, è necessario saper stare alla presenza di Dio. – Cammina alla mia presenza e sii perfetto! – cosi dice il Signore.

Esempio
Santa Brigida, esemplare madre di otto figli, visse costantemente unita con Dio, nell’esercizio delle virtù cristiane. Anche una sua figlia, Caterina, visse santamente e dalla Chiesa fu innalzata all’onore degli Altari.

Santa Brigida spesso veniva confortata da celesti visioni. Essendo devota di San Giuseppe, meritò di udire dalla Madonna quanto segue: Figlia mia, sappi che il mio Sposo, Giuseppe fu così riservato nelle sue parole, che nessuna gliene uscì di bocca la quale non fosse buona, nessuna oziosa o di mormorarazione. Fu pazientissimo e diligentissimo nella fatica, ubbidiente, forte e costante, testimonio fedele delle meraviglie celesti. Morto alla carne ed al mondo, visse solo per Iddio e per i beni celesti, i quali unicamente desiderava. Fu pienamente conforme alla volontà di Dio e tanto rassegnato ad essa, che sempre ripeteva: – Si faccia in me la volontà del Signore! – Rare volte parlava con gli uomini, ma continuamente con Dio. Per la sua santa vita egli ora gode in Cielo grande gloria. Procura d’imitare anche tu gli esempi del mio Giuseppe, che fu un prodigio di santità. –

Fioretto – Quando siamo soli, pensiamo che Dio vede ciò che facciamo e pensiamo. Sapere vivere alla presenza di Dio.

Giaculatoria – San Giuseppe, aiutami a vivere alla presenza di Dio!

Fonte: http://www.preghiereagesuemaria.it

(more…)

Vangelo (Gv 20,11-18) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 29 Marzo 2016) con commento comunitario

28 marzo 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,11-18)

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».

Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».

Maria di Màgdala andò subito ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Questo è il Vangelo del 29 Marzo, quello del 28 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa

28 marzo 2016

Ogni cristiano è un “cristoforo”, cioè un portatore di Cristo.

 

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 08:30 – 28 mar 2016

“Regina Coeli, laetare, alleluia” – Marco Frisina

28 marzo 2016

Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni

28 marzo 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO

www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Lunedi 28 Marzo 2016
===============================================
Lunedì fra l’Ottava di Pasqua
===============================================

Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (At 2,14.22-33)
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni.

Dagli Atti degli Apostoli

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così:
«Uomini di Giudea, e voi tutti abitanti di Gerusalemme, vi sia noto questo e fate attenzione alle mie parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere.
Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli ínferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”.
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli ínferi, né la sua carne subì la corruzione.
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».

Parola di Dio

Preghiera della sera. Marzo, mese dedicato a San Giuseppe

27 marzo 2016

image
(more…)

Vangelo ( Mt 28,8-15) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 28 Marzo 2016) con commento comunitario

27 marzo 2016

Dal Vangelo secondo Matteo ( Mt 28,8-15)

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

Questo è il Vangelo del 28 Marzo, quello del 27 Marzo giorno di Pasqua lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa

27 marzo 2016

Gesù Cristo è risorto! L’amore ha sconfitto l’odio, la vita ha vinto la morte, la luce ha scacciato le tenebre!

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 8:30- 27 Mar 2016

Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti

27 marzo 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
http://www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Domenica 27 Marzo 2016
===============================
DOMENICA DI PASQUA
RISURREZIONE DEL SIGNORE
(ANNO C)

===============================

Grado della Celebrazione: SOLENNITA
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (At 10,34.37-43)
Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

Parola di Dio

Preconio Pasquale (Kiko Arguello)

26 marzo 2016

Preghiera della sera. Marzo, mese dedicato a San Giuseppe

26 marzo 2016

26 marzo: Il Santo silenzioso

Pater noster – San Giuseppe, prega per noi!

Il Vangelo è fonte di verità. Essendo Gesù il Divin Maestro, era necessario che durante la vita terrena esponesse la sua dottrina. Difatti, prima con l’esempio e poi con la parola lasciò al mondo i suoi insegnamenti. Quante parabole sapientissime e quante sublimi verità uscirono dalla sua bocca!

Nel Vangelo si parla della Madonna e gli Evangelisti riferiscono soltanto pochissime parole, che la Santissima Vergine pronunziò in particolari circostanze.

Gli Evangelisti parlano anche di San Giuseppe, però non ne riportano parola alcuna; scrissero ciò che egli fece, ma nulla di ciò che disse. I sacri scrittori sono soliti chiamare San Giuseppe « il Santo silenzioso». Questo non significa che San Giuseppe non abbia mai parlato, ma che abbia parlato poco e con molto riserbo.

Quale insegnamento ci dà! Parlare poco e sempre con prudenza.

Una gran parte del male che avviene nelle famiglie e nella società deve attribuirsi al parlare, o perché troppo, o perché irriflessivo e quindi imprudente.

Volendosi onorare San Giuseppe, uno dei modi più pratici è imitarlo nel freno della lingua.

Iddio ci ha dato la lingua per lodarlo, per manifestare al prossimo i nostri giusti pensieri, per consolare chi è afflitto, per consigliare i dubbiosi, insomma per fare del bene.

Lo Spirito Santo ci avverte di non essere troppo loquaci, perché facilmente potremmo peccare. E Gesù insegna: Di ogni parola oziosa che gli uomini avranno detta, daranno conto di essa nel giorno del giudizio.

Chi attende seriamente alla vita spirituale, preferisce conversare più con Dio che con gli uomini.

In pratica, nel parlare procuriamo di evitare i difetti, cioè, non essere troppo loquaci, per non riuscire di peso a chi ascolta; controllare ciò che si dice, per evitare le imprudenze; quando si è eccitati, la miglior cosa è non parlare. Giustamente è detto: La miglior parola è spesso quella che non si dice.

Non accalorarsi troppo nelle discussioni e ragionare con calma. Non dire nulla a svantaggio degli altri. Non pronunziare parole offensive e frasi umilianti.

Evitare le bugie, fare a meno dei giuramenti e non costringere gli altri a giurare.

Quanti difetti e gravi peccati si commettono con il parlare! Il saper frenare la lingua, il parlare moderato e prudente, è virtù eccellente e poco praticata. Il Santo silenzioso, San Giuseppe, sia il modello di tutti.

(more…)

Tweet del Papa

26 marzo 2016

La Croce di Gesù è la Parola con cui Dio ha risposto al male del mondo

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 20:00 – 25 Mar 2016

Vivere la Pasqua significa entrare nel mistero di Gesù che muore e risorge per noi.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 19:00 – 26 Mar 2016

P. Spadaro: Papa su Instagram si fa prossimo con le immagini

26 marzo 2016

 

2016-03-26 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una settimana fa, Papa Francesco apriva il suo account “Franciscus” su Instagram, il social network per la condivisione delle immagini. In questi pochi giorni, l’account ha già raggiunto due milioni di follower. Si ripete dunque il successo dell’account @Pontifex su Twitter. Sulle ragioni di questa popolarità del Pontefice in un ambiente così fluido e dinamico come quello dei Social Network, Alessandro Gisotti ha intervistato il direttore di Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro:

R. – Evidentemente, c’è grande bisogno di dialogo che – attraverso le immagini – avviene in maniera non mediata dalla lingua, quindi dalla differenza delle lingue, dalla capacità di comprensione: l’immagine arriva in maniera diretta. La Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo attraverso i canali attivi in un preciso momento storico. Per quanto riguarda proprio le fotografie, dobbiamo ricordare che le foto del Pontefice hanno fissato nella memoria visiva dei momenti del suo Magistero, a partire da Pio IX, quando per la prima volta un Papa accettò di essere fotografato – e fu fotografato. Da allora in poi, l’immagine ha sempre assunto un ruolo di messaggio spirituale, superando quello di memoria storica o di semplice ritratto. Ecco, questa mi sembra la cifra che bisogna comprendere: l’immagine del Papa lancia un messaggio spirituale.

D. – Instagram e Francesco nel Giubileo della Misericordia. Colpisce che le prime immagini e video che sono presenti sul suo account hanno molto a che vedere con la tenerezza di Dio: la fronte del Papa poggiata ad una croce, il Papa in preghiera pensando alle vittime di Bruxelles o il Papa che bacia il piede di una persona durante il Giovedì Santo …

R. – Questo dice che c’è un grande bisogno di scoprire la maternità della Chiesa: il Papa l’ha detto più volte. La tensione missionaria della Chiesa è una tensione materna e la tensione materna è capace di superare le barriere e di toccare le persone. Allora, quello che colpisce di questo Pontefice e che poi chiaramente poi colpisce nelle immagini che noi abbiamo, è la sua capacità di prossimità, quindi di toccare anche fisicamente le persone che raggiunge. Bisogna anche dire che questa presenza del Papa su Instagram non è di adesso: di fatto, il Papa è stato presente su Instagram sin dal momento della sua elezione, quando le persone hanno incominciato a condividere in questo social network le immagini della sua presenza. Immagini a volte mosse, un po’ sfocate, ma molto efficaci, molto espressive proprio di questa vicinanza. Adesso, la decisione di assumere un account personale del Pontefice eleva questo dato di fatto – cioè la presenza del Papa – a un livello superiore, a un livello più personale, diretto, di partecipazione immediata della sua persona.

D. – Nel suo primo messaggio per le comunicazioni sociali, Francesco ha sottolineato che secondo lui il vero potere della comunicazione è la prossimità, farsi prossimi. Possiamo dire che anche con questa presenza sui social newtork, su Instagram, il Papa declina questo potere della prossimità?

R. – Per il Papa, comunicare significa essere prossimi, quindi “approssimarsi”: l’importante è approssimarsi bene. Allora, il potere dell’immagine è anche questo: poter avvicinare. Chiaramente, ci si può avvicinare bene o male. Qui i modelli che vengono presentati sono modelli assolutamente positivi e, tutto sommato, sono una sfida all’immaginario cristiano. Cioè, quali sono le immagini – ci chiediamo – che oggi comunicano meglio il contenuto del Vangelo?

D. – Proprio sul potere delle immagini e la comunicazione visuale: viviamo in un’epoca dove le immagini ci passano davanti agli occhi molto velocemente. Questa scelta particolare, dell’account Franciscus su Instagram, di soffermarsi proprio su dei dettagli, quasi fermare l’immagine, anche se presa da un momento o da un evento e quindi da un movimento, che messaggio può dare, anche rispetto alla modalità di comunicare?

R. – In fondo, se siamo più abituati a vedere le immagini del Pontefice in mezzo a grandi masse, a grandi folle, a grandi adunate è anche vero che adesso, invece, colpisce molto il dettaglio. Quindi, se prima si vedeva con il grandangolo e si apprezzavano queste immagini di grandi folle, adesso quello che in realtà colpisce il cuore dell’uomo è il dito, la mano che tocca un volto. Allora, fermarsi sul dettaglio significa rendere partecipi gli altri di un evento che tocca una singola persona ma che alla fine, poi, ha il respiro universale. Papa Francesco lo disse fin dall’inizio che non era abituato a grandi masse. Lui sa relazionarsi a tu per tu, con le persone, o all’interno di gruppi relativamente piccoli. Quindi, il fatto che lui continui ad avere questa modalità di relazione così personale o a piccolo gruppi, di fatto poi viene potenziata, amplificata e resa visibile grazie a questi mezzi. Probabilmente qui c’è proprio una cifra della vicinanza cristiana così come dev’essere: non grandi masse, ma percezione di una vicinanza profonda.

 

(Da Radio Vaticana)

VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA

26 marzo 2016

Sabato Santo, 26_Marzo_2016


 

LITURGIA DELLA PAROLA
 

Nell’oscurità della morte, tu hai fatto luce

(Joseph Ratzinger, Meditazioni sul Sabato Santo, 30 Giorni, n. 03 – 2006)

Signore Gesù Cristo, nell’oscurità della morte tu hai fatto luce; nell’abisso della solitudine più profonda abita ormai per sempre la protezione potente del tuo amore; in mezzo al tuo nascondimento possiamo ormai cantare l’alleluia dei salvati.

Concedici l’umile semplicità della fede, che non si lascia fuorviare quando tu ci chiami nelle ore del buio, dell’abbandono, quando tutto sembra apparire problematico;

concedici, in questo tempo nel quale attorno a te si combatte una lotta mortale, luce sufficiente per non perderti; luce sufficiente perché noi possiamo darne a quanti ne hanno ancora più bisogno.

Fai brillare il mistero della tua gioia pasquale, come aurora del mattino, nei nostri giorni; concedici di poter essere veramente uomini pasquali in mezzo a l Sabato santo della storia.

Concedici che attraverso i giorni luminosi e oscuri di questo tempo possiamo sempre con animo lieto trovarci in cammino verso la tua gloria futura. Amen.

 

Audio salmo 104(103) _Prima lettura

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

[1] Benedici il Signore, anima mia,
Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Rivestito di maestà e di splendore,

[2] avvolto di luce come di un manto.
Tu stendi il cielo come una tenda,

[3] costruisci sulle acque la tua dimora,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento;

[4] fai dei venti i tuoi messaggeri,
delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.

[5] Hai fondato la terra sulle sue basi,
mai potrà vacillare.

[6] L’oceano l’avvolgeva come un manto,
le acque coprivano le montagne.

[7] Alla tua minaccia sono fuggite,
al fragore del tuo tuono hanno tremato.

[8] Emergono i monti, scendono le valli
al luogo che hai loro assegnato.

[9] Hai posto un limite alle acque: non lo passeranno,
non torneranno a coprire la terra.

[10] Fai scaturire le sorgenti nelle valli
e scorrono tra i monti;

[11] ne bevono tutte le bestie selvatiche
e gli ònagri estinguono la loro sete.

[12] Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo,
cantano tra le fronde.

[13] Dalle tue alte dimore irrighi i monti,
con il frutto delle tue opere sazi la terra.

[14] Fai crescere il fieno per gli armenti
e l’erba al servizio dell’uomo,
perché tragga alimento dalla terra:

[15] il vino che allieta il cuore dell’uomo;
l’olio che fa brillare il suo volto
e il pane che sostiene il suo vigore.

…premere qui per ascoltare il salmo.

 

 

Audio salmo 16(15) _Seconda lettura

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Il Signore, mia parte di eredità

[1] Miktam. Di Davide.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

[2] Ho detto a Dio: “Sei tu il mio Signore,
senza di te non ho alcun bene”.

[3] Per i santi, che sono sulla terra,
uomini nobili, è tutto il mio amore.

[4] Si affrettino altri a costruire idoli:
io non spanderò le loro libazioni di sangue
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.

[5] Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

[6] Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi,
è magnifica la mia eredità.

[7] Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio cuore mi istruisce.

[8] Io pongo sempre innanzi a me il Signore,
sta alla mia destra, non posso vacillare.

[9] Di questo gioisce il mio cuore,
esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,

[10] perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.

[11] Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

… premere qui per ascoltare il salmo.

 

Audio salmo Es 15,1-7a.17-18  _Terza lettura

 Cantiamo al Signore: stupenda è la sua vittoria!

[1] Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo canto al Signore e dissero:
“Voglio cantare in onore del Signore:
perché ha mirabilmente trionfato,
ha gettato in mare
cavallo e cavaliere.

[2] Mia forza e mio canto è il Signore,
egli mi ha salvato.
È il mio Dio e lo voglio lodare,
è il Dio di mio padre
e lo voglio esaltare!

[3] Il Signore è prode in guerra,
si chiama Signore.

[4] I carri del faraone e il suo esercito
ha gettato nel mare
e i suoi combattenti scelti
furono sommersi nel Mare Rosso.

[5] Gli abissi li ricoprirono,
sprofondarono come pietra.

[6] La tua destra, Signore,
terribile per la potenza,
la tua destra, Signore,
annienta il nemico;

[7] con sublime grandezza
abbatti i tuoi avversari,
scateni il tuo furore
che li divora come paglia.

[8] Al soffio della tua ira
si accumularono le acque,
si alzarono le onde
come un argine,
si rappresero gli abissi
in fondo al mare. 
[9] Il nemico aveva detto:
Inseguirò, raggiungerò,
spartirò il bottino,
se ne sazierà la mia brama;
sfodererò la spada,
li conquisterà la mia mano!

[10] Soffiasti con il tuo alito:
il mare li coprì,
sprofondarono come piombo
in acque profonde.

…premere qui per ascoltare il capitolo 15 del libro del Esodo

 

(more…)

Vangelo (Gv 20,1-9) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 27 Marzo 2016) con commento comunitario

26 marzo 2016

DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE (Alla Messa del giorno)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Questo è il Vangelo del giorno di Pasqua quello della veglia della notte santa  lo potete trovare qualche post più sotto.

P. Cantalamessa nell’omelia della Passione: la misericordia salva il mondo

26 marzo 2016

 

 

2016-03-25 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo pomeriggio Papa Francesco ha presieduto nella Basilica vaticana la celebrazione della Passione del Signore in cui si ricorda la morte in croce del Figlio di Dio, simile ad agnello condotto al macello. Filo conduttore della predica tenuta da padre Raniero Cantalamessa, la misericordia di Dio che giustifica, cioè rende “giusto” l’uomo e l’appello, sempre attuale, dell’apostolo Paolo: “lasciatevi riconciliare con Dio”. Una sintesi della sua omelia nel servizio di Adriana Masotti:

“Il momento favorevole, il giorno della salvezza” è, per noi, l’anno della misericordia che stiamo vivendo. E’ adesso, spiega padre Cantalamessa, che arriva anche ai cristiani di oggi, l’appello contenuto nella seconda lettera ai Corinti: Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Ma che significa riconciliarsi con Dio? Padre Cantalamessa osserva che molti rimangono lontani dalla fede perché hanno un’immagine distorta di Dio, quella di un Dio rivale, arcigno, la cui volontà anziché volere la felicità dell’uomo gli è ostile. Certo, nel cristianesimo non si è mai ignorata la misericordia di Dio, ma continua il predicatore della Casa pontificia, la misericordia era l’eccezione, non la regola:

“L’anno della misericordia è l’occasione d’oro per riportare alla luce la vera immagine del  Dio biblico che non solo fa misericordia, ma  è misericordia”.

E che ne è allora della giustizia di Dio?  Padre Cantalamessa  ricorda come secondo san Paolo la giustizia di Dio non sta nel rendere a ciascuno secondo le sue opere – questo ci sarà in futuro-  ma non ora:

“Dio si fa giustizia, facendo misericordia! Ecco la grande rivelazione. L’Apostolo dice che Dio è “giusto e giustificante”, cioè è giusto con se stesso, quando giustifica l’uomo; egli, infatti, è amore e misericordia; per questo fa giustizia a se stesso – cioè, si dimostra veramente per quello che è – quando fa misericordia”.

E citando Sant’Agostino, padre Cantalamessa prosegue: La ‘giustizia di  Dio’ è quella per la quale, per sua grazia, noi diventiamo giusti:

“Dire perciò: “Si è manifestata la giustizia di Dio”, è come dire: si è manifestata la bontà di Dio, il suo amore, la sua misericordia. La giustizia di Dio, non solo non contraddice la sua misericordia, ma consiste proprio in essa!”

Ecco che cosa è avvenuto sulla Croce, afferma padre Cantalamessa: Dio, non si è accontentato di perdonare i peccati dell’uomo, ha fatto infinitamente di più, li ha presi su di sé e continua:

“L’odio e la ferocia degli attentati terroristici di questa settimana a Bruxelles ci aiutano a capire la forza divina racchiusa in quelle ultime parole di Cristo: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Per quanto lontano possa spingersi l’odio degli uomini, l’amore di  Dio è stato, e sarà, sempre più forte. A noi è rivolta, nelle presenti circostanze, l’esortazione dell’apostolo Paolo: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene”

L’opposto della misericordia non è, dunque, la giustizia, ma la vendetta e conclude: una cosa solo può salvare il mondo: la misericordia! Può salvare, in particolare la cosa più preziosa e più fragile che c’è, in questo momento, nel mondo, il matrimonio e la famiglia. Anche nel matrimonio, infatti, all’inizio non c’è la misericordia, ma l’amore. Ma dopo anni di vita insieme….  Padre Cantalamessa chiude la sua omelia con una preghiera: “che l’intenzione di Papa Francesco nel proclamare questo Anno santo della misericordia, trovi una risposta concreta nei nostri cuori e faccia sperimentare a tutti la gioia di riconciliarsi con Dio nel profondo del cuore”

(Da Radio Vaticana)

La discesa agli inferi del Signore. Da un’antica «Omelia sul Sabato santo».

26 marzo 2016

(PG 43, 439. 451. 462-463)

Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.
Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.
Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: «Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.
Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura.
Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. (more…)

Preghiera della sera. Marzo, mese dedicato a San Giuseppe

25 marzo 2016

25 marzo: Modello d’umiltà

Pater noster – San Giuseppe, prega per noi!

Chi si umilia, sarà esaltato. La Madonna piacque tanto a Dio e fu così innalzata a motivo della sua umiltà. San Giuseppe ha tanta gloria in Cielo ed è così onorato sulla terra, perché ebbe una profonda umiltà. Il Signore lo rese grande, perché lo vide umile.

Ecco l’insegnamento che San Giuseppe dà ai suoi devoti: essere umili! L’umiltà è la virtù che ci fa riconoscere ciò che siamo, cioè povere creature, tendenti al male e bisognose del continuo aiuto di Dio; è la virtù che ci fa amare il nascondimento e ci fa disprezzare le lodi umane; è la virtù che attribuisce a Dio l’onore e la gloria di ciò che si fa di bene.

San Giuseppe fu modello d’umiltà. Quantunque discendente da famiglia reale, non arrossì di fare il falegname. Era consapevole della sua eccezionale missione: custodire il Figlio di Dio. Eppure non ne fece parola ad alcuno. I suoi concittadini, se avessero saputo ch’egli teneva presso di sé l’aspettato Messia, gli avrebbero reso onore e l’avrebbero stimato assai di più; ma egli non cercava l’onore e la stima umana.

Quando gli abitanti di Betlem gli negarono l’alloggio per la notte ed egli fu costretto a rifugiarsi nella grotta, avrebbe potuto dire chi fosse, quale onore meritasse la sua Santissima Sposa e chi fosse quel Bambino prossimo a nascere. Invece non disse nulla; nella sua umiltà preferì essere considerato quale povero uomo e non si afflisse di non essere riconosciuto per quello che era.

Quando i Magi andarono ad adorare Gesù, San Giuseppe godette – dell’onore che si rendeva al nato Messia, ma non s’invani che personaggi così illustri stessero presso di lui.

Trascorse la vita nel silenzio e nel nascondimento, lieto di dare gloria a Dio e non a sé.

Quale insegnamento ci dà!

La superbia, nemica dell’umiltà, suole dominare nel cuore umano. I veri devoti del Santo Patriarca devono sforzarsi di abbattere l’orgoglio e praticare l’umiltà.

Non può onorare San Giuseppe chi ha la smania di comparire e di farsi ammirare, chi si loda o va in cerca di lodi, chi disprezza gli altri per esaltare se stesso, chi tratta con alterigia i dipendenti e i poveri, chi si ribella alla minima umiliazione, chi non sa dimenticare le offese ricevute.

Se San Giuseppe ebbe tanta pace nel cuore, fu perché era umile. Se la vita di molti è inquieta, deve cercarsene la ragione nella loro superbia non frenata.

I devoti di San Giuseppe lavorino interiormente per acquistare lo spirito della vera umiltà, abituandosi ad allontanare i pensieri di superbia e sforzandosi di accettare con calma le umiliazioni, da qualunque parte vengano. Si preghi il Santo per ottenere questa grazia spirituale.

Esempio
In un monastero si era ammalata una Suora; le fu assegnata una Consorella molto pia.

L’assistenza era amorosa, cometa alla luce della fede. La Suora infermiera alle cure univa la fervente preghiera, per ottenere la guarigione.

Un giorno questa s’inginocchiò davanti alla statua di San Giuseppe e cominció a pregare la Madonna.

– Eh, che, – esclamó l’inferma, – lei è davanti alla statua di San Giuseppe ed intanto prega la Madonna!

– Perché si meraviglia? Maria e Giuseppe in Paradiso se la intendono bene. – Un altro giorno disse: Lei soffre molto. Ebbene, aspetti che vada a fare una visita a mio padre.

– A suo padre? Cosa c’entra lui?

– Sappia che mio padre è San Giuseppe. Se la Madonna è nostra madre, lo Sposo di lei è nostro padre. Gesù, il nostro grande fratello, così li chiamava sulla terra. –

La Suora infermiera, di cui si parla, tanto, amante di San Giuseppe, è Santa Bernadetta, colei che ebbe le apparizioni della Vergine nella grotta di Lourdes.

Fioretto – Fuggire la superbia nel portamento e nel parlare.

Giaculatoria – San Giuseppe, specchio d’umiltà, ottienimi da Dio questa virtù!

Fonte: http://www.preghiereagesuemaria.it

(more…)

Le Rivelazioni Celesti di Santa Brigida di Svezia

25 marzo 2016

Come la Sposa vedeva adornata la dolcissima Vergine Maria d’una corona e d’altri preziosi ornamenti e come S. Giovanni Battista ne spiega alla Sposa il significato.

 

Capitolo Trentunesimo

 

La Sposa vedeva la Regina del cielo, la Madre di Dio, con una preziosa corona sulla testa e i capelli stesi su forcina di grande bellezza. La tunica era d’oro, brillante di indicibile splendore, e il mantello di color ceruleo, cioè del colore del cielo sereno. E siccome la Sposa era rimasta grandemente ammirata a tale magnifica visione ed era restata per l’interno stupore come sospesa, improvvisamente le apparve il beato Giovanni Battista che le disse: Ascolta attentamente ciò che questo significa. La corona significa che la Regina è Signora e la Madre del Re degli Angeli. I capelli tirati, che è la Vergine purissima e immacolata. Il mantello celeste, che tutte le cose temporali erano per lei come morte. La tunica d’oro significa che arse di carità e fu fervorosa internamente ed esternamente.
In quella corona poi il Figlio pose sette gigli e fra quei gigli pose sette pietre. Il primo giglio è la sua umiltà. Il secondo giglio è il timore. Terzo è l’obbedienza. Quarto la pazienza. Quinto la maturità. Sesto la mitezza, perché è proprio dei miti dare a tutti coloro che chiedono. Settimo giglio è la misericordia nelle necessità. In qualunque necessità si troverà, l’uomo che la invocherà con tutta l’anima, sarà salvo. Fra questi splendidi gigli il Figlio ha posto sette pietre.
La prima pietra è la eccezionalità delle virtù, perché non c’è alcuna virtù in nessun altro spirito o corpo, che Ella non possegga in maniera più eccelsa. La seconda pietra è la perfettissima purità, perché questa Regina del cielo fu così pura che mai si trovò in Lei neppure una macchia di peccato, dall’origine del suo entrare nel mondo fino all’ultimo giorno della sua morte. Né tutti i demoni ne avrebbero potuto trovare in Lei quanto sulla punta d’un ago. Era infatti veramente purissima. Conveniva infatti che il Re della gloria non potesse nascere che in un corpo purissimo e sceltissimo fra tutti gli Angeli e fra tutti gli uomini. La terza pietra è la bellezza di Lei, della quale Dio viene sempre lodato dai suoi Santi, e la gioia dei santi Angeli e di tutte le anime Sante è piena di quella bellezza.
(more…)

Tweet del Papa

25 marzo 2016

Imprimi, Signore, nei nostri cuori sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei nostri peccati.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 15:30 – 25 Mar 2016

Liturgia del giorno: Audio salmo 31(33)

25 marzo 2016

Venerdì Santo, 25_Marzo_2016


 Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
per la tua giustizia salvami.

[3] Porgi a me l’orecchio,
vieni presto a liberarmi.
Sii per me la rupe che mi accoglie,
la cinta di riparo che mi salva.

[4] Tu sei la mia roccia e il mio baluardo,
per il tuo nome dirigi i miei passi.

[5] Scioglimi dal laccio che mi hanno teso,
perché sei tu la mia difesa.

[6] Mi affido alle tue mani;
tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.

[7] Tu detesti chi serve idoli falsi,
ma io ho fede nel Signore.

[8] Esulterò di gioia per la tua grazia,
perché hai guardato alla mia miseria,
hai conosciuto le mie angosce;

[9] non mi hai consegnato nelle mani del nemico,
hai guidato al largo i miei passi.

[10] Abbi pietà di me, Signore, sono nell’affanno;
per il pianto si struggono i miei occhi,
la mia anima e le mie viscere.

[11] Si consuma nel dolore la mia vita,
i miei anni passano nel gemito;
inaridisce per la pena il mio vigore,
si dissolvono tutte le mie ossa.

[12] Sono l’obbrobrio dei miei nemici,
il disgusto dei miei vicini,
l’orrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.

[13] Sono caduto in oblio come un morto,
sono divenuto un rifiuto.

[14] Se odo la calunnia di molti, il terrore mi circonda;
quando insieme contro di me congiurano,
tramano di togliermi la vita.

[15] Ma io confido in te, Signore;
dico: “Tu sei il mio Dio,

[16] nelle tue mani sono i miei giorni”.
Liberami dalla mano dei miei nemici,
dalla stretta dei miei persecutori:

[17] fà splendere il tuo volto sul tuo servo,
salvami per la tua misericordia.

….premere qui per ascoltare il salmo.

 

 

………………………………………………………

Ritaglio del Vangelo Odierno:

– Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!».

E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

  (Gv 18,1- 19,42)

……………………………………………………..

 

 

 

LA PREGHIERA CON E IN MARIA

I – Prima parte 1.

Contemplare Maria alla luce di Dio Prima di meditare sul ruolo tutto particolare svolto da Maria nella storia della salvezza, è opportuno individuare alcune linee metodologiche, utili per cogliere in profondità il mistero e così trarne le conseguenze per la nostra vita di cristiani.
Al centro della nostra fede c’è Gesù, morto e risorto. Solo alla sua luce noi possiamo cogliere il ruolo e il valore di Maria nel mistero della salvezza.  Quanto più ci accostiamo a Maria tanto più deve crescere in noi il culto di Dio; se la nostra fede si fermasse a Maria, potremmo cadere nel devozionalismo.  Poiché la redenzione è tutta e unicamente in Gesù Cristo, il senso profondo dell’accostarsi a Maria è la lode dell’amore pasquale di Dio.  La gioia di celebrare Maria, di meditare il suo volto, di cantarne la grandezza è la gioia di celebrare, meditare, cantare le meraviglie del Padre.  Più contemplo Maria più mi avvicino a Dio! Più sono vicino a Dio più sono vicino a Maria.

2. ATTEGGIAMENTI interiori per contemplare Maria

Per capire il ruolo di Maria nella storia della salvezza, dobbiamo accostarci a Maria in tre modi:
A. Accostarci a Maria con profondo senso del “mistero” Per contemplare la realtà della Madonna dobbiamo essere persone che già vivono il mistero. Non è possibile accostarci a Maria senza il profondo senso del mistero che ne avvolge la;figura.  E’ evidente che, se l’uomo davanti alla verginità di Maria si accosta servendosi unicamente delle scienze umane, non la capirà mai.  Maria vive il mistero di Dio: la si comprende solo ponendosi in atteggiamento di adorazione!  L’uomo che non sa adorare, che no sa prostrarsi davanti al Trascendente, difficilmente potrà accostarsi a Maria. Chi si accosta a Lei deve essere un uomo pieno dell’Assoluto. Adorando l’Assoluto, si comprendere chi è Maria.

B. Accostarsi a Maria con il senso della “meraviglia” Quando l’uomo adora il mistero entra e scopre che Dio, quando agisce, è sempre meraviglioso.  Nel piano della salvezza Maria è un segno particolare delle meraviglie di Dio. Ella è la donna il cui Dio ha fatto grandi cose, è il capolavoro della Trinità, è il sacramento delle sue meraviglie.
Come Maria, il cristiano è quasi una personalizzazione del mistero e delle meraviglie divine. Ecco perché dinanzi al volto di Maria deve nascere in noi il senso della lode a Dio, perché, se Maria è il luogo delle meraviglie di Dio, la lode è per il Dio delle meraviglie.  Questo canto di lode a Dio esprime la gioiosa certezza che egli può operare meraviglie anche in quanti, nella fede, accolgono, come Maria, il suo piano d’amore con animo aperto allo stupore, all’ammirazione e, quindi, alla adorazione contemplativa.

C. Accostarsi a Maria con il senso della “gratitudine” Quando l’uomo nella storia si chiede i perché della fede e si trova nella difficoltà, trova luce e forza nel contemplare Maria e l’opera compiuta in lei da Dio.
La Madonna è segno che l’uomo storico, con le sue povertà e i suoi limiti, può diventare un capolavoro di Dio. Perciò ci dobbiamo accostare a Lei in atteggiamento di gratitudine.
Il “grazie” a Dio, per Maria, è il grazie dell’uomo che recepisce le meraviglie divine operate in lei e, contemplandola, ritrova la speranza per la propria vita. Se nella Madonna Dio ha fatto grandi cose, perché non potrebbe operarle anche in noi?  Accostiamoci dunque a Maria come ad una scuola di umanità!  Accostiamoci a lei col senso del mistero per potere contemplare da lei il mistero della bontà di Dio  Accostiamoci a Lei con il senso della meraviglia, perché in Lei Dio ha fatto grandi cose.  Accostiamoci a Lei con il senso della gratitudine: per dirle “grazie” per averci dato Gesù, “grazie” perché Lei ci dice che, se vogliamo, anche in noi Dio può fare grandi cose.
Come figli devoti guardiamo la nostra mamma e ala sua scuola e con la sua intercessione sicuramente arriveremo a contemplare le meraviglie che Dio continua ad operare in mezzo agli uomini, per poi, infine, vedere le meraviglie del cielo.

http://www.divinamisericordia.it/images/catechesi/scuola…/9/catechesi-9.pd

Vangelo (Anno C Lc 24,1-2) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 26 Marzo 2016) con commento comunitario

25 marzo 2016

VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA

Dal Vangelo secondo Luca (Anno C Lc 24,1-2)

Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sè gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.

Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perchè cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”».

Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli.

Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.

Questo è il Vangelo della veglia Pasquale quello del 25 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Egli è stato trafitto per le nostre colpe. (Quarto canto del Servo del Signore)

25 marzo 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Venerdi 25 Marzo 2016
======================================================
VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)
======================================================

Grado della Celebrazione:
Colore liturgico: Rosso

PRIMA LETTURA (Is 52,13- 53,12)
Egli è stato trafitto per le nostre colpe. (Quarto canto del Servo del Signore)

Dal libro del profeta Isaìa

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca. (more…)

Ufficio delle Letture, Prima Lettura: Dalla lettera agli Ebrei 9, 11-28

25 marzo 2016

Cristo, sommo sacerdote dei beni futuri, entrò una volta per sempre nel santuario, con il proprio sangue

Fratelli, Cristo, venuto come sommo sacerdote di beni futuri, attraverso una Tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano di uomo, cioè non appartenente a questa creazione, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna. Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsi su quelli che sono contaminati, li santificano, purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente?

(more…)

Preghiera del mattino del Venerdì Santo: DAVANTI ALLA CROCE (Giovanni Paolo II)

25 marzo 2016

Noi ti adoriamo, Cristo Gesù.
Ci mettiamo in ginocchio
e non troviamo parole sufficienti
per esprimere quel che proviamo
davanti alla tua morte in croce.
Noi desideriamo, o Cristo,
gridare oggi verso la tua misericordia
più grande di ogni forza e potenza
alla quale possa appoggiarsi l’uomo.
La potenza del tuo amore
si dimostri ancora una volta più grande
del male che ci minaccia.
Si dimostri più grande dei molteplici peccati
che si arrogano in forma sempre più assoluta
la cittadinanza nella vita degli uomini.

(more…)

Miracoli Eucaristici: Miracolo a Resenburg, Germania 1255

25 marzo 2016

Nel Miracolo Eucaristico di Regensburg, un sacerdote, durante la Santa Messa, fu assalito dai dubbi circa la reale presenza di Gesù nell’Eucaristia. Nel momento in cui stava sollevando il calice, il Crocifisso di legno sopra il tabernacolo si animò e il Signore stese lentamente le braccia verso il sacerdote e prese dalle sue mani il calice che espose all’adorazione dei fedeli.
http://www.reginamundi.info/MiracoliEucaristici/Germania/Regensburg.pdf

Venerdì Santo. Libretto della Via Crucis al Colosseo 2016 presieduta da Papa Francesco

24 marzo 2016

Celebrazioni Papali

VENERDI’ SANTO

PASSIONE DEL SIGNORE

CELEBRAZIONE

DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

CELEBRATA DAL SANTO PADRE

FRANCESCO

Basilica Vaticana, 25 marzo 2016

(more…)

Tweet del Papa

24 marzo 2016

Unti con olio di letizia per trasmettere la gioia del Vangelo.

Papa Francesco su Twitter (‏@Pontifex_it), ore 08:30 – 24 mar 2016

 

Gesù ci ha amato. Gesù ci ama. Senza limiti, sempre, sino alla fine.

Papa Francesco su Twitter (‏@Pontifex_it), ore 15:30 – 24 mar 2016

Preghiera della sera. Marzo, mese dedicato a San Giuseppe

24 marzo 2016

24 marzo: Il Giglio

Pater noster – San Giuseppe, prega per noi!

I Santi per lo più sono raffigurati nei quadri con qualche simbolo particolare, che denota la caratteristica della loro santità. San Francesco Saverio, apostolo delle Indie, è raffigurato tra i pagani; San Giovanni Bosco, apostolo della gioventù, tra i giovanetti; San Francesco di Sales, grande scrittore sacro, è rappresentato con una penna in mano; San Tommaso D’Aquino con il sole raggiante sul petto, simbolo della sua eccezionale scienza teologica.

San Giuseppe è raffigurato come membro della Sacra Famiglia e come operaio. Però le principali immagini lo rappresentano con un bastone in mano, alla sommità del quale sta un bel giglio. Altre volte tiene in mano un ramoscello con tre gigli, ovvero tiene in braccio Gesù Bambino che gli presenta un giglio. Questo fiore rappresenta la virtù della purezza.

Tutti gli artisti del pennello e dello scalpello vanno a gara a mettere in evidenza la purezza verginale del Santo.

Giglio ed Agnello senza macchia è Gesù; giglio purissimo è Maria Vergine; giglio profumato è anche San Giuseppe.

Se lo Spirito Santo fu così generoso dei suoi doni col nostro Patriarca, si deve anche al fatto che Egli fu un Angelo di purezza.

Il corpo umano è Tempio dello Spirito Santo. Il corpo di San Giuseppe fu e doveva essere il più puro dei corpi umani, dovendo convivere con la Vergine e ne consegue che per la sua verginale purezza fu sempre il Tempio graditissimo dello Spirito Santo. Nelle invocazioni liturgiche è chiamato « Castissimo Sposo di Maria ». Onorare un Santo significa imitarne le virtù. I devoti di San Giuseppe devono custodire con ogni cura il giglio della purezza. E’ devozione vana il rivolgersi al Santo Patriarca per avere grazie, mentre nel cuore regna il demonio dell’impurità.

Amiamo, apprezziamo, custodiamo e difendiamo la purezza, in noi e negli altri.

Per mezzo di questa virtù noi portiamo il massimo rispetto al nostro corpo ed al corpo altrui e teniamo a freno la mente, evitando i cattivi pensieri ed i cattivi desideri; inoltre custodiamo gli occhi per non insudiciarli di fango morale; dominiamo la lingua per non contaminarla con parole, frasi o discorsi indecenti; custodiamo l’udito, evitando la compagnia degli sboccati; teniamo a freno gli effetti del cuore, perché un affetto illecito non mortificato potrebbe trascinare nell’abisso dell’immoralità.

Ogni anima osservi la purezza secondo il proprio stato, perché c’è la purezza verginale e quella matrimoniale.

Molte grazie si chiedono a San Giuseppe, ma per lo più esse sono temporali. Sono rari coloro che chiedono grazie spirituali.

Si consiglia di raccomandarsi a San Giuseppe quando insorgono le tentazioni impure, invocandolo così: San Giuseppe, terrore dei demoni, assistimi, difendimi, rafforzami!

Chi è debole nella purezza o è bersaglio di forti tentazioni, faccia qualche settenario o triduo in onore di San Giuseppe e presto ne vedrà i frutti.

Esempio
Un tale nella notte fu assalito da terribili tentazioni contro la purezza. Con l’assistenza divina riportò vittoria.

L’indomani, mentre andava a sbrigare un affare, gli andò incontro un vecchietto dall’aspetto mite, che gli disse: – Nella lotta che lei sostenne questa notte con il demonio impuro, perché non fece ricorso a San Giuseppe per avere un aiuto più pronto? –

La pia persona, meravigliata che fosse nota ad altri la sua lotta notturna, si disponeva a rispondere, quando si avvide che quel vecchietto era scomparso.

Allora si convinse che quegli non poteva essere altro che San Giuseppe, il quale si era degnato di manifestargli quanto gradisse di essere invocato nelle tentazioni contro la purezza, virtù a lui cara.

Fioretto – Custodire gli occhi, per non offendere la santa modestia.

Giaculatoria – San Giuseppe, custodisci la purezza del mio corpo, della mia mente e del mio cuore!

Fonte: http://www.preghiereagesuemaria.it

(more…)

PapaFrancesco al Cara di Castelnuovo di Porto:”Siamo tutti fratelli e vogliamo vivere in pace”

24 marzo 2016

 

 

«Tutti noi, musulmani, induisti, cattolici, copti, evangelici, siamo fratelli, figli dello stesso Dio che vogliamo vivere in pace». Papa Francesco ha celebrato la Messa in Coena Domini al Cara di Castelnuovo di Porto.
«Tre giorni fa un gesto di guerra, di distruzione, in una città dell’Europa», «ma dietro di quel gesto, come dietro Giuda, c’erano altri, dietro Giuda c’erano quelli
che hanno dato il denaro perché Gesù fosse consegnato, dietro
quel gesto ci sono i fabbricatori, i trafficanti delle armi». Così il Papa nella omelia della Messa celebrata al Cara di Castelnuovo di Porto con i profughi ha contrapposto il gesto di Bruxelles, al gesto della lavanda dei piedi, nella quale uomini e donne di diverse religioni si riconoscono “fratelli” e vogliono “vivere in pace”.

 

 

Papa a Messa Crismale: Misericordia ci fa uscire dai nostri recinti

24 marzo 2016

 

2016-03-24 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiediamo a Dio misericordioso di aiutarci ad uscire dai nostri recinti, dalle nostre teologie complicate per portare a tutti il suo amore. Così Papa Francesco nella Messa Crismale, celebrata nella Basilica di San Pietro. Il Pontefice ha messo l’accento sull’incontro e il perdono, come ambiti privilegiati in cui il Signore manifesta la sua misericordia. Quindi, ha messo in guardia da una spiritualità light e da una “mondanità virtuale” che ci impediscono di ascoltare la voce di Dio. Durante la celebrazione – nella quale i sacerdoti della diocesi di Roma hanno rinnovato le loro promesse – sono stati benedetti gli Oli dei Catecumeni e degli Infermi e il Crisma. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“Gesù non combatte per consolidare uno spazio di potere. Se rompe recinti e mette in discussione sicurezze è per aprire una breccia al torrente della Misericordia”. E’ la bella immagine che Francesco ha utilizzato all’inizio della sua omelia nella Messa crismale, concelebrata in San Pietro da 120 tra cardinali e vescovi e 1800 sacerdoti.

La dinamica della Misericordia lega un piccolo gesto ad un altro
Nell’Anno Giubilare, il Papa ha sottolineato che la Misericordia di Dio porta sempre “qualcosa di nuovo”, è sempre “in cammino” e “cerca il modo di fare un passo avanti, un piccolo passo in là, avanzando sulla terra di nessuno, dove regnavano l’indifferenza e la violenza”. Questa, ha soggiunto, è stata la dinamica del Buon Samaritano:

“Questa è la dinamica della Misericordia, che lega un piccolo gesto con un altro, e senza offendere nessuna fragilità, si estende un po’ di più nell’aiuto e nell’amore. Ciascuno di noi, guardando la propria vita con lo sguardo buono di Dio, può fare un esercizio con la memoria e scoprire come il Signore ha usato misericordia con noi, come è stato molto più misericordioso di quanto credevamo, e così incoraggiarci a chiedergli che faccia un piccolo passo in più, che si mostri molto più misericordioso in futuro”.

Francesco incoraggia, dunque, a chiedere al Signore di aiutarci a “rompere quegli schemi ristretti nei quali tante volte incaselliamo la sovrabbondanza del suo cuore”. Ancora, ha esortato ad “uscire dai nostri recinti, perché è proprio del Cuore di Dio traboccare di misericordia” e il Signore “preferisce che si perda qualcosa piuttosto che manchi una goccia”. Nel giorno in cui i sacerdoti rinnovano le loro promesse, il vescovo di Roma li invita ad essere “testimoni e ministri della Misericordia” e mette l’accento su due ambiti in cui il Signore eccede nella sua Misericordia: l’incontro e il perdono, “che ci fa vergognare e ci dà dignità”.

Festeggiamo quando riceviamo la Misericordia di Dio?
Parlando dell’incontro, il Papa si accosta alla parabola del Padre Misericordioso per rilevare come sempre ci meravigli la “sovrabbondanza” della gioia del Padre per il ritorno del figlio prodigo. E’ la stessa gioia del lebbroso risanato da Gesù, aggiunge. Due esempi che ci fanno capire che il “ringraziamento” gioioso è la “risposta giusta”  al dono della Misericordia:

“A tutti noi può farci bene domandarci: dopo essermi confessato, festeggio? O passo rapidamente ad un’altra cosa, come quando dopo essere andati dal medico, vediamo che le analisi non sono andate tanto male e le rimettiamo nella busta e passiamo a un’altra cosa. E quando faccio l’elemosina, do tempo a chi la riceve di esprimere il suo ringraziamento, festeggio il suo sorriso e quelle benedizioni che ci danno i poveri o proseguo in fretta con le mie cose dopo aver lasciato cadere la moneta?”.

Mantenere una sana tensione tra vergogna e dignità
Il Papa rivolge dunque l’attenzione al perdono, ambito dove davvero vediamo che “Dio eccede in una Misericordia sempre più grande” e “ci fa passare direttamente dalla vergogna più vergognosa alla dignità più alta senza passaggi intermedi”. Noi, invece, si rammarica, davanti al perdono di Dio “tendiamo a seperare i due atteggiamenti” come fecero Adamo ed Eva:

“La nostra risposta al perdono sovrabbondante del Signore dovrebbe consistere nel mantenerci sempre in quella sana tensione tra una dignitosa vergogna e una dignità che sa vergognarsi: atteggiamento di chi per sé stesso cerca di umiliarsi e abbassarsi, ma è capace di accettare che il Signore lo innalzi per il bene della missione, senza compiacersene. Il modello che il Vangelo consacra, e che può servirci quando ci confessiamo, è quello di Pietro, che si lascia interrogare a lungo sul suo amore e, nello stesso tempo, rinnova la sua accettazione del ministero di pascere le pecore che il Signore gli affida”.

No alle teologie complicate che ci rendono ciechi
Francesco fa riferimento al popolo povero e prigioniero, il “popolo scartato” con il quale i sacerdoti sono chiamati ad identificarsi. “Ricordiamo – ha detto – che ci sono moltitudini innumerevoli di persone povere, ignoranti, prigioniere, che si trovano in quella situazione perché altri li opprimono”. Ma, ha ammonito, “ricordiamo anche che ognuno di noi sa in quale misura tante volte siamo ciechi, privi della bella luce della fede, non perché non abbiamo a portata di mano il Vangelo, ma per un eccesso di teologie complicate”:

“Sentiamo che la nostra anima se ne va assetata di spiritualità, ma non per mancanza di Acqua Viva – che beviamo solo a sorsi –, ma per un eccesso di spiritualità ‘frizzanti’, di spiritualità light. Ci sentiamo anche prigionieri, non circondati, come tanti popoli, da invalicabili mura di pietra o da recinzioni di acciaio, ma da una mondanità virtuale che si apre e si chiude con un semplice click. Siamo oppressi, ma non da minacce e spintoni, come tanta povera gente, ma dal fascino di mille proposte di consumo che non possiamo scrollarci di dosso per camminare, liberi, sui sentieri che ci conducono all’amore dei nostri fratelli, al gregge del Signore, alle pecorelle che attendono la voce dei loro pastori”.

E’ Gesù, ha concluso, che “viene a riscattarci, a farci uscire, per trasformarci da poveri e ciechi, da prigionieri e oppressi in ministri di misericordia e consolazione”.

(Da Radio Vaticana)

 

 

Vangelo (Gv 18, 1 – 19, 42) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 25 Marzo 2016) con commento comunitario

24 marzo 2016

VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni (Gv 18, 1 – 19, 42)

– Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

– Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

– Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono!
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

– Il mio regno non è di questo mondo
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

– Salve, re dei Giudei!
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

– Via! Via! Crocifiggilo!
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

– Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

– Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

– Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

(Qui si genuflette e di fa una breve pausa)

– E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

– Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

Questo è il Vangelo del 25 Marzo, quello del 24 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio salmo 89(88)

24 marzo 2016

Giovedì, 24_Marzo_2016


Canterò per sempre l’amore del Signore.

[21] Ho trovato Davide, mio servo,
con il mio santo olio l’ho consacrato;

[22] la mia mano è il suo sostegno,
il mio braccio è la sua forza.

[23] Su di lui non trionferà il nemico,
né l’opprimerà l’iniquo.

[24] Annienterò davanti a lui i suoi nemici
e colpirò quelli che lo odiano.

[25] La mia fedeltà e la mia grazia saranno con lui
e nel mio nome si innalzerà la sua potenza.

[26] Stenderò sul mare la sua mano
e sui fiumi la sua destra.

[27] Egli mi invocherà: Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza.

[28] Io lo costituirò mio primogenito,
il più alto tra i re della terra.

[29] Gli conserverò sempre la mia grazia,
la mia alleanza gli sarà fedele.

[30] Stabilirò per sempre la sua discendenza,
il suo trono come i giorni del cielo.

[31] Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge
e non seguiranno i miei decreti,

[32] se violeranno i miei statuti
e non osserveranno i miei comandi,

[33] punirò con la verga il loro peccato
e con flagelli la loro colpa.

[34] Ma non gli toglierò la mia grazia 
e alla mia fedeltà non verrò mai meno.
… premere qui per ascoltare il salmo

……………………………………………………………………………….

Ritaglio del Vangelo Odierno:

«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».

  (Lc 4,16-21)

……………………………………………………………………………..

 

 

COLUI CHE PARLA DAL FUOCO

“Non per te io parlo, ma per tutti quelli che leggeranno le mie parole.. Le mie parole saranno luce e vita per un numero incalcolabile di anime. Tutte verranno stampate, lette e predicate, e darò loro una grazia speciale affinché illuminino e trasforminino le anime..il mondo ignora la misericordia del mio Cuore! Voglio servirmi di te per farla conoscere. Tu trasmetterai alle anime le mie parole..il mio Cuore trova la sua consolazione nel perdonare.. gli uomini ignorano la misericordia e la bontà di questo Cuore, ecco il mio maggior dolore.

Voglio che il mondo sia salvo, che la Pace e l’unione regnino tra gli uomini. Voglio regnare e regnerò mediante la riparazione delle anime e una nuova conoscenza della mia Bontà, della mia Misericordia e del mio Amore

Parole di Nostro Signore a suor Josefa Menendez Josefa

suor

 

http://www.preghiereagesuemaria.it/sala/messaggio%20d’amore%20del%20cuore%20di%20gesu.htm

Il Signore mi ha consacrato con l’unzione

24 marzo 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Giovedi 24 Marzo 2016:
GIOVEDI SANTO (MESSA DEL CRISMA)
GIOVEDI SANTO (MESSA IN CENA DOMINI)

======================================================
GIOVEDI SANTO (MESSA DEL CRISMA)
======================================================

Grado della Celebrazione:
Colore liturgico: Bianco

 

PRIMA LETTURA (Is 61,1-3.6.8-9)
Il Signore mi ha consacrato con l’unzione.

Dal libro del profeta Isaìa

Lo spirito del Signore Dio è su di me,
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l’anno di grazia del Signore,
il giorno di vendetta del nostro Dio,
per consolare tutti gli afflitti,
per dare agli afflitti di Sion
una corona invece della cenere,
olio di letizia invece dell’abito da lutto,
veste di lode invece di uno spirito mesto.
Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore,
ministri del nostro Dio sarete detti.
Io darò loro fedelmente il salario,
concluderò con loro un’alleanza eterna.
Sarà famosa tra le genti la loro stirpe,
la loro discendenza in mezzo ai popoli.
Coloro che li vedranno riconosceranno
che essi sono la stirpe benedetta dal Signore.

Parola di Dio

Venerdì Santo. Libretto della Celebrazione della Passione del Signore 2016 celebrata da Papa Francesco nella Basilica Vaticana

23 marzo 2016

VENERDI’ SANTO

PASSIONE DEL SIGNORE

CELEBRAZIONE

DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

CELEBRATA DAL SANTO PADRE

FRANCESCO

Basilica Vaticana, 25 marzo 2016

(more…)