Archive for marzo 2016

Credere per Vedere

31 marzo 2016

Gesù è l’ Unto del Signore, in lui risiede lo Spirito Santo, per opera dello Spirito Santo  l’acqua si è trasformata in vino,  ed il pane e vino diventano corpo e sangue di Cristo.

La grazia è nello Spirito che attraverso il Figlio per volere del Padre ci dona il Regno dei cieli.

Il Padre e lo Spirito erano prima del Figlio è infatti grazie allo Spirito che il padre dona la vita alle acque della terra durante la creazione  , cosi come il Figlio ci dona la vita nuova attraverso il Battesimo , una nuova creazione a Figli di Dio per opera dello Spirito Santo.

Con Cristo trionfa il Padre e con il Padre il Figlio , infatti con  la sua morte risurrezione abbiamo ottenuto la Vita eterna!

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Tweet del Papa

31 marzo 2016

Il fenomeno migratorio pone un serio interrogativo culturale, al quale non possiamo non rispondere.

Papa Francesco su Twitter (‏@Pontifex_it), ore 13:10 – 31 mar 2016

Preghiera della sera. Marzo, mese dedicato a San Giuseppe

31 marzo 2016

31 marzo: Orazioni particolari

Pater noster – San Giuseppe, prega per noi!

Ogni preghiera rivolta ai Santi è buona. Ci sono preghiere private, che sgorgano dal cuore e che ogni anima può formulare secondo la propria devozione.

Ci sono però delle preghiere raccomandabili a tutti e sono quelle liturgiche, cioè quelle che la Chiesa fa sue. Per San Giuseppe la Chiesa ha formulato delle orazioni particolari, arricchendole d’indulgenze. E’ bene che i devoti del Santo Patriarca conoscano le principali per recitarle con una certa frequenza.

1° Le Litanie di San Giuseppe.

Sono un intreccio di lodi e di suppliche. Si recitino in modo particolare al 19 di ogni mese.

2° « A te, beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo… ». Questa preghiera si recita specialmente nel mese di Ottobre a chiusura del Rosario. La Chiesa esorta a recitarla pubblicamente davanti al Santissimo Sacramento esposto.

3° « I sette dolori e le sette allegrezze » di San Giuseppe. Questa recita è assai utile, perchè richiama alla mente i momenti più importanti della vita del nostro Santo.

4° « L’Atto di Consacrazione ». Questa preghiera può recitarsi quando si consacra la famiglia a San Giuseppe ed a chiusura del mese a lui consacrato.

5° C’è una preghiera, di cui l’autore di queste pagine raccomanda la recita. E’ del seguente tenore San Giuseppe, nome soave, nome amoroso, nome potente, delizia degli Angeli, terrore dell’inferno, onore dei giusti! Purificatemi, fortificatemi, santificatemi! San Giuseppe, nome dolcissimo, siate il mio grido di guerra, il mio grido di speranza, il mio grido di vittoria! A voi mi affido in vita ed in morte. San Giuseppe, pregate per me!

6° «La preghiera per la buona morte». Poiché San Giuseppe è il Patrono degli agonizzanti, recitiamo spesso quest’orazione, per noi e per i nostri cari. Le preghiere che i fedeli rivolgono a San Giuseppe, dimostrano quale posto d’onore abbia nella Cattolicità il Padre Putativo di Gesù.

Si legge nella Sacra Scrittura: L’uomo fedele sarà molto lodato e chi è il custode del suo Signore sarà glorificato. (Prov. XXVIII – 20).

Queste parole del libro divino sono applicate dalla Chiesa a San Giuseppe nella Ufficiatura liturgica della sua festa.

Sia dunque San Giuseppe sempre più lodato e glorificato!

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Vangelo (Gv 21,1-14) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 1 Aprile 2016) con commento comunitario

31 marzo 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,1-14)

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete a da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Questo è il Vangelo dell’1 Aprile, quello del 31 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

 

Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti

31 marzo 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Giovedi 31 Marzo 2016
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Giovedì fra l’Ottava di Pasqua
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Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (At 3,11-26)
Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti.

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, mentre lo storpio guarito tratteneva Pietro e Giovanni, tutto il popolo, fuori di sé per lo stupore, accorse verso di loro al portico detto di Salomone.
Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: «Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo e perché continuate a fissarci come se per nostro potere o per la nostra religiosità avessimo fatto camminare quest’uomo? Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni. E per la fede riposta in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest’uomo che voi vedete e conoscete; la fede che viene da lui ha dato a quest’uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi.
Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi colui che vi aveva destinato come Cristo, cioè Gesù. Bisogna che il cielo lo accolga fino ai tempi della ricostituzione di tutte le cose, delle quali Dio ha parlato per bocca dei suoi santi profeti fin dall’antichità. Mosè infatti disse: “Il Signore vostro Dio farà sorgere per voi, dai vostri fratelli, un profeta come me; voi lo ascolterete in tutto quello che egli vi dirà. E avverrà: chiunque non ascolterà quel profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo”. E tutti i profeti, a cominciare da Samuèle e da quanti parlarono in seguito, annunciarono anch’essi questi giorni.
Voi siete i figli dei profeti e dell’alleanza che Dio stabilì con i vostri padri, quando disse ad Abramo: “Nella tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra”. Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l’ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione, perché ciascuno di voi si allontani dalle sue iniquità».

Parola di Dio

Tweet del Papa

30 marzo 2016

Se ci apriamo ad accogliere la Misericordia di Dio per noi, a nostra volta diventiamo capaci di perdono.

Papa Francesco su Twitter (‏@Pontifex_it), ore 13:00 – 30 mar 2016

Preghiera della sera. Marzo, mese dedicato a San Giuseppe

30 marzo 2016

30 marzo: Unione con Gesù

Pater noster – San Giuseppe, prega per noi!

Chi guarda l’immagine di San Giuseppe con il Bambino in braccio, spontaneamente pensa: Fortunato Santo, che in vita siete stato così vicino a Gesù!

Questo pensiero, frutto di fede, si presta ad una grande riflessione: Noi non siamo meno fortunati, per il motivo che possiamo comunicarci.

Infatti, cosa è la Comunione? E’ l’incontro tra l’anima e Gesù, quel Bambino che San Giuseppe teneva in braccio. Il Patriarca lo vedeva in sembianze umane e con la fede ne contemplava la Divinità; noi invece vediamo Gesù Ostia sotto le sembianze eucaristiche e ne contempliamo con la fede la Divinità. San Giuseppe stava vicino a Gesù, poteva toccarlo e baciarlo, ma non poteva mangiarlo e nutrirsi delle sue Carni Immacolate. Noi invece, accostandoci alla Comunione, possiamo cibarci realmente del suo Corpo ed unirci a Lui intimamente, più che non abbia potuto fare San Giuseppe.

Oh, se ci fosse più fede in Gesù Sacramentato, come sarebbe felice la vita presente e quale onore riceverebbe la Divinità!

I pastori ed i Magi ebbero viva fede davanti a Gesù Bambino e ricevettero le carezze divine. I Farisei ed i Dottori della Legge, pur vedendo Gesù ed ascoltandone gl’insegnamenti, non avendo fede nel Figlio di Dio, furono riprovati.

Quanti Cristiani sono senza fede in Gesù Sacramentato! Tutto cercano, di tutto si preoccupano, tranne che della Comunione! A stento, dietro comando esplicito della Chiesa e dietro insistenze di pie persone, a stento si decidono a comunicarsi nella Pasqua! Dio solo sa quale valore abbia la Comunione di taluni, che si dicono Cristiani!

I devoti di San Giuseppe siano innamorati di Gesù Sacramentato; desiderino ardentemente di comunicarsi. D’ordinario essi si comunicano con frequenza. Ma portano sempre fede viva alla Comunione? Ricavano i frutti spirituali, che sogliono produrre le Comunioni fervorose?

Spesso si riceve Gesù senza la dovuta preparazione, nemmeno remota. Nei momenti preziosi, in cui Gesù entra nell’anima, sovente la mente si divaga e pensa a tutt’altro che a Gesù. Non si ha la delicatezza di fare un devoto ringraziamento dopo la Comunione ed il tutto si riduce a qualche formale preghiera, riducendo ai minimi termini il tempo dovuto al ringraziamento. Non si sa parlare a Gesù con confidenza e con amore, come gli parlava San Giuseppe.

Attorno e dentro la Casa di Nazareth aleggiavano gli Angeli, in modo invisibile ma reale, per rendere continuo omaggio al Figlio di Dio. Nella stessa guisa, appena si riceve la Comunione, gli Angeli stanno presso chi si è comunicato; il corpo di chi si comunica, finché durano le Specie Eucaristiche, diviene un Tabernacolo e quindi gli Angeli fanno corona a Gesù Eucaristico.

San Giuseppe stava a contatto con Gesù ed al momento opportuno mostrava i frutti di tale vicinanza, frutti di santità, di umiltà e di pazienza.

Coloro che si comunicano devono mostrare i frutti della loro vicinanza con Gesù, dando lungo il giorno l’esempio delle loro buone opere.

Si domandi a San Giuseppe la grazia di sapere amare Gesù Sacramentato e di comunicarsi devotamente e con frutto.

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Vangelo (Lc 24,35-48) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 31 Marzo 2016) con commento comunitario

30 marzo 2016

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,35-48) 

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.

Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Questo è il Vangelo del 31 Marzo, quello del 30 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Quello che ho te lo do: nel nome di Gesù, àlzati e cammina!

30 marzo 2016

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LA LITURGIA DEL GIORNO
www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Mercoledi 30 Marzo 2016
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Mercoledì fra l’Ottava di Pasqua
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Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Bianco

 

PRIMA LETTURA (At 3,1-10)
Quello che ho te lo do: nel nome di Gesù, àlzati e cammina!

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio.
Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina.
Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò.
Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.
Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto.

Parola di Dio

Preghiera della sera. Marzo, mese dedicato a San Giuseppe

29 marzo 2016

29 marzo: Confermato in grazia

Pater noster – San Giuseppe, prega per noi!

In conseguenza del peccato originale la natura umana rimase ferita ed inclinata al male. In ogni essere umano c’è il cosiddetto « fomite della concupiscenza », per cui è necessario lottare per non cedere alla forza delle passioni.

Con l’aiuto della grazia divina si può riuscire vittoriosi in ogni tentazione. Finché siamo in questa vita di prova, siamo in pericolo di peccare; la nostra volontà è molto debole.

San Giuseppe non fu esente dal fomite della concupiscenza; molti pensano che egli fu confermato in grazia e non peccò mai, né mortalmente, né venialmente. In lui gli istinti del male naturalmente c’erano, ma per privilegio rimasero sempre legati.

Questo privilegio era richiesto dall’altezza del suo ministero e dalla sua elezione da parte di Dio a condurre una vita di grande intimità con Gesù e con la Vergine. Si chiarisce il concetto della confermazione in grazia.

Secondo San Tommaso la confermazione in grazia è un dono gratuito, che inclina al bene in modo che non ci si può con facilità allontanare da esso. Chi è confermato in grazia, è protetto dalla Divina Provvidenza in modo eccezionale.

La Madonna fu confermata in grazia in tutto il corso della sua vita, perché era la Madre del Figlio di Dio; in lei non ci fu il fomite della concupiscenza, perché concepita senza la macchia del peccato originale.

Gli Apostoli furono confermati in grazia, ma non in tutta la loro vita, bensì dopo la discesa dello Spirito Santo. Ebbero questo privilegio, perchè erano il fondamento e la base di tutto l’edificio ecclesiastico, per cui dovevano rimanere fermi.

San Giuseppe fu confermato in grazia per tutta la vita; in lui fu legata l’inclinazione al male. In forza dei doni dello Spirito Santo, che a lui furono concessi abbondantemente, le sue passioni rimasero frenate e la sua volontà fu sempre inclinata con forza verso Dio. La Divina Provvidenza non permise, come insegna San Tommaso, che si verificassero in San Giuseppe gl’istinti della concupiscenza.

Essere totalmente immuni dal peccato è specialissima grazia di Dio. Noi non possiamo pretendere tanto; tuttavia, pur sentendo in noi gl’istinti delle passioni, odio, impurità, superbia, cupidigia…, possiamo renderci immuni dal peccato, se ci appigliamo ai mezzi che la Provvidenza ci ha dati: vigilanza, preghiera e penitenza.

Facciamo di tutto per evitare il peccato mortale. Cento volte è meglio morire, anziché perdere la grazia di Dio. I Martiri ci hanno dato l’esempio. Evitiamo anche il peccato veniale; quantunque esso non ci privi dell’amicizia di Dio, tuttavia attenua in noi l’amore divino e ci dispone alle gravi colpe. Non si dica mai: Questo è un peccato leggero… è piccolo male… quindi lo faccio! – Chi ama, evita alla persona amata anche il piccolo dispiacere.

Per fare onore a San Giuseppe, in omaggio al candore della sua bella anima, evitiamo le piccole mancanze volontarie, le quali deturpano la bellezza dell’anima nostra.

Chi è tentato fortemente ed è in pericolo di peccare, dica spesso e con fede San Giuseppe, ottienimi da Dio la fortezza della volontà, per tenere a freno le mie passioni!

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Tweet del Papa

29 marzo 2016

Gesù ci mostra che la potenza di Dio non è distruzione, ma amore; la giustizia di Dio non è vendetta, ma misericordia.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 8:30 – 29 Mar 2016

Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo

29 marzo 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Martedi 29 Marzo 2016
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Martedì fra l’Ottava di Pasqua
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Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Bianco

 

PRIMA LETTURA (At 2,36-41)
Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo.

Dagli Atti degli Apostoli

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro diceva ai Giudei: «Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».
All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro». Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!».
Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.

Parola di Dio

Vangelo ( Lc 24,13-35) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 30 Marzo 2016) con commento comunitario

29 marzo 2016

Dal Vangelo secondo Luca ( Lc 24,13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana,] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.

Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Questo è il Vangelo del 30 Marzo, quello del 29 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Preghiera della sera. Marzo, mese dedicato a San Giuseppe

28 marzo 2016

28 marzo: Vita interiore

Pater noster – San Giuseppe, prega per noi!

Quando si scrive la vita di un Santo, se ne mettono in evidenza i fatti ed i detti; però c’è sempre qualche cosa che non si può conoscere appieno e quindi non si può scrivere. Ciò che avviene nella vita interiore dei Santi, l’amore di Dio, la perfezione, la lotta continua… tutto questo si può soltanto dedurre dai fatti.

In San Giuseppe, grandissimo Santo, risplendono la sua operosità e l’esatta. osservanza delle prescrizioni ebraiche. Ma chi può penetrare e scrutare l’interiore del Santo Patriarca? La sua vita interiore si può solo immaginare, ma non esprimere.

Il suo cuore era un braciere ardente, che si consumava nell’amore divino; viveva intensamente la vita spirituale.

Parlando di San Giovanni Evangelista, i sacri scrittori dicono: Fortunato quest’Apostolo, che nell’ultima Cena ebbe la sorte di poggiare il capo sul petto di Gesù e di sentire i divini palpiti!

San Giovanni soltanto una volta ebbe questa fortuna. San Giuseppe l’ebbe di continuo. Quante volte Gesù, Bambino o Adolescente, si addormentò tra le sue braccia! Che cosa provava in quei momenti il cuore di San Giuseppe?…

La sua vita interiore era alimentata dalla presenza di Dio. I Santi e coloro che tendono alla perfezione si studiano di vivere alla presenza di Dio, sotto l’occhio amoroso del Signore, evitando il male ed operando il bene. Ognuno immagina Dio presente, raffigurandoselo nella propria mente o in un modo o in un altro.

San Giuseppe invece viveva alla presenza reale e visibile di Dio; viveva con Gesù, vero Dio e vero uomo; con Lui lavorava e pregava; con Lui prendeva il cibo e con Lui riposava sotto lo stesso tetto; sopra Gesù fissava lo sguardo, ne ascoltava la voce e a Lui dirigeva gli affetti del cuore. Stava sotto lo sguardo e sotto l’azione diretta di Dio, come un oggetto che nel meriggio sta sotto i raggi del selle, assorbendo luce e calore.

San Giuseppe era beato di tale presenza, perché nulla c’è di più dolce che incontrarsi con Dio. Dunque, la vita interiore del Santo Patriarca fu una continua unione con Dio.

Impariamo ad apprezzare ed a vivere la vita interiore! Le creature vedono l’esterno, ma il Creatore vede l’interno, cioè i nostri pensieri e gli affetti del cuore. Viviamo sempre alla presenza di Dio. Non possiamo vedere Gesù con gli occhi del corpo, come lo vedeva San Giuseppe, ma possiamo vederlo con gli occhi della fede.

Gesù è sempre presente a noi; nulla può sfuggire al suo sguardo divino. Se vogliamo vivere la vita interiore, è necessario saper stare alla presenza di Dio. – Cammina alla mia presenza e sii perfetto! – cosi dice il Signore.

Esempio
Santa Brigida, esemplare madre di otto figli, visse costantemente unita con Dio, nell’esercizio delle virtù cristiane. Anche una sua figlia, Caterina, visse santamente e dalla Chiesa fu innalzata all’onore degli Altari.

Santa Brigida spesso veniva confortata da celesti visioni. Essendo devota di San Giuseppe, meritò di udire dalla Madonna quanto segue: Figlia mia, sappi che il mio Sposo, Giuseppe fu così riservato nelle sue parole, che nessuna gliene uscì di bocca la quale non fosse buona, nessuna oziosa o di mormorarazione. Fu pazientissimo e diligentissimo nella fatica, ubbidiente, forte e costante, testimonio fedele delle meraviglie celesti. Morto alla carne ed al mondo, visse solo per Iddio e per i beni celesti, i quali unicamente desiderava. Fu pienamente conforme alla volontà di Dio e tanto rassegnato ad essa, che sempre ripeteva: – Si faccia in me la volontà del Signore! – Rare volte parlava con gli uomini, ma continuamente con Dio. Per la sua santa vita egli ora gode in Cielo grande gloria. Procura d’imitare anche tu gli esempi del mio Giuseppe, che fu un prodigio di santità. –

Fioretto – Quando siamo soli, pensiamo che Dio vede ciò che facciamo e pensiamo. Sapere vivere alla presenza di Dio.

Giaculatoria – San Giuseppe, aiutami a vivere alla presenza di Dio!

Fonte: http://www.preghiereagesuemaria.it

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Vangelo (Gv 20,11-18) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 29 Marzo 2016) con commento comunitario

28 marzo 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,11-18)

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».

Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».

Maria di Màgdala andò subito ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Questo è il Vangelo del 29 Marzo, quello del 28 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa

28 marzo 2016

Ogni cristiano è un “cristoforo”, cioè un portatore di Cristo.

 

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 08:30 – 28 mar 2016

“Regina Coeli, laetare, alleluia” – Marco Frisina

28 marzo 2016

Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni

28 marzo 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO

www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Lunedi 28 Marzo 2016
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Lunedì fra l’Ottava di Pasqua
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Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (At 2,14.22-33)
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni.

Dagli Atti degli Apostoli

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così:
«Uomini di Giudea, e voi tutti abitanti di Gerusalemme, vi sia noto questo e fate attenzione alle mie parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere.
Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli ínferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”.
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli ínferi, né la sua carne subì la corruzione.
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».

Parola di Dio

Preghiera della sera. Marzo, mese dedicato a San Giuseppe

27 marzo 2016

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Vangelo ( Mt 28,8-15) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 28 Marzo 2016) con commento comunitario

27 marzo 2016

Dal Vangelo secondo Matteo ( Mt 28,8-15)

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

Questo è il Vangelo del 28 Marzo, quello del 27 Marzo giorno di Pasqua lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa

27 marzo 2016

Gesù Cristo è risorto! L’amore ha sconfitto l’odio, la vita ha vinto la morte, la luce ha scacciato le tenebre!

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 8:30- 27 Mar 2016

Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti

27 marzo 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
http://www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Domenica 27 Marzo 2016
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DOMENICA DI PASQUA
RISURREZIONE DEL SIGNORE
(ANNO C)

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Grado della Celebrazione: SOLENNITA
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (At 10,34.37-43)
Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

Parola di Dio

Preconio Pasquale (Kiko Arguello)

26 marzo 2016

Preghiera della sera. Marzo, mese dedicato a San Giuseppe

26 marzo 2016

26 marzo: Il Santo silenzioso

Pater noster – San Giuseppe, prega per noi!

Il Vangelo è fonte di verità. Essendo Gesù il Divin Maestro, era necessario che durante la vita terrena esponesse la sua dottrina. Difatti, prima con l’esempio e poi con la parola lasciò al mondo i suoi insegnamenti. Quante parabole sapientissime e quante sublimi verità uscirono dalla sua bocca!

Nel Vangelo si parla della Madonna e gli Evangelisti riferiscono soltanto pochissime parole, che la Santissima Vergine pronunziò in particolari circostanze.

Gli Evangelisti parlano anche di San Giuseppe, però non ne riportano parola alcuna; scrissero ciò che egli fece, ma nulla di ciò che disse. I sacri scrittori sono soliti chiamare San Giuseppe « il Santo silenzioso». Questo non significa che San Giuseppe non abbia mai parlato, ma che abbia parlato poco e con molto riserbo.

Quale insegnamento ci dà! Parlare poco e sempre con prudenza.

Una gran parte del male che avviene nelle famiglie e nella società deve attribuirsi al parlare, o perché troppo, o perché irriflessivo e quindi imprudente.

Volendosi onorare San Giuseppe, uno dei modi più pratici è imitarlo nel freno della lingua.

Iddio ci ha dato la lingua per lodarlo, per manifestare al prossimo i nostri giusti pensieri, per consolare chi è afflitto, per consigliare i dubbiosi, insomma per fare del bene.

Lo Spirito Santo ci avverte di non essere troppo loquaci, perché facilmente potremmo peccare. E Gesù insegna: Di ogni parola oziosa che gli uomini avranno detta, daranno conto di essa nel giorno del giudizio.

Chi attende seriamente alla vita spirituale, preferisce conversare più con Dio che con gli uomini.

In pratica, nel parlare procuriamo di evitare i difetti, cioè, non essere troppo loquaci, per non riuscire di peso a chi ascolta; controllare ciò che si dice, per evitare le imprudenze; quando si è eccitati, la miglior cosa è non parlare. Giustamente è detto: La miglior parola è spesso quella che non si dice.

Non accalorarsi troppo nelle discussioni e ragionare con calma. Non dire nulla a svantaggio degli altri. Non pronunziare parole offensive e frasi umilianti.

Evitare le bugie, fare a meno dei giuramenti e non costringere gli altri a giurare.

Quanti difetti e gravi peccati si commettono con il parlare! Il saper frenare la lingua, il parlare moderato e prudente, è virtù eccellente e poco praticata. Il Santo silenzioso, San Giuseppe, sia il modello di tutti.

(more…)

Tweet del Papa

26 marzo 2016

La Croce di Gesù è la Parola con cui Dio ha risposto al male del mondo

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 20:00 – 25 Mar 2016

Vivere la Pasqua significa entrare nel mistero di Gesù che muore e risorge per noi.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 19:00 – 26 Mar 2016

P. Spadaro: Papa su Instagram si fa prossimo con le immagini

26 marzo 2016

 

2016-03-26 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una settimana fa, Papa Francesco apriva il suo account “Franciscus” su Instagram, il social network per la condivisione delle immagini. In questi pochi giorni, l’account ha già raggiunto due milioni di follower. Si ripete dunque il successo dell’account @Pontifex su Twitter. Sulle ragioni di questa popolarità del Pontefice in un ambiente così fluido e dinamico come quello dei Social Network, Alessandro Gisotti ha intervistato il direttore di Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro:

R. – Evidentemente, c’è grande bisogno di dialogo che – attraverso le immagini – avviene in maniera non mediata dalla lingua, quindi dalla differenza delle lingue, dalla capacità di comprensione: l’immagine arriva in maniera diretta. La Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo attraverso i canali attivi in un preciso momento storico. Per quanto riguarda proprio le fotografie, dobbiamo ricordare che le foto del Pontefice hanno fissato nella memoria visiva dei momenti del suo Magistero, a partire da Pio IX, quando per la prima volta un Papa accettò di essere fotografato – e fu fotografato. Da allora in poi, l’immagine ha sempre assunto un ruolo di messaggio spirituale, superando quello di memoria storica o di semplice ritratto. Ecco, questa mi sembra la cifra che bisogna comprendere: l’immagine del Papa lancia un messaggio spirituale.

D. – Instagram e Francesco nel Giubileo della Misericordia. Colpisce che le prime immagini e video che sono presenti sul suo account hanno molto a che vedere con la tenerezza di Dio: la fronte del Papa poggiata ad una croce, il Papa in preghiera pensando alle vittime di Bruxelles o il Papa che bacia il piede di una persona durante il Giovedì Santo …

R. – Questo dice che c’è un grande bisogno di scoprire la maternità della Chiesa: il Papa l’ha detto più volte. La tensione missionaria della Chiesa è una tensione materna e la tensione materna è capace di superare le barriere e di toccare le persone. Allora, quello che colpisce di questo Pontefice e che poi chiaramente poi colpisce nelle immagini che noi abbiamo, è la sua capacità di prossimità, quindi di toccare anche fisicamente le persone che raggiunge. Bisogna anche dire che questa presenza del Papa su Instagram non è di adesso: di fatto, il Papa è stato presente su Instagram sin dal momento della sua elezione, quando le persone hanno incominciato a condividere in questo social network le immagini della sua presenza. Immagini a volte mosse, un po’ sfocate, ma molto efficaci, molto espressive proprio di questa vicinanza. Adesso, la decisione di assumere un account personale del Pontefice eleva questo dato di fatto – cioè la presenza del Papa – a un livello superiore, a un livello più personale, diretto, di partecipazione immediata della sua persona.

D. – Nel suo primo messaggio per le comunicazioni sociali, Francesco ha sottolineato che secondo lui il vero potere della comunicazione è la prossimità, farsi prossimi. Possiamo dire che anche con questa presenza sui social newtork, su Instagram, il Papa declina questo potere della prossimità?

R. – Per il Papa, comunicare significa essere prossimi, quindi “approssimarsi”: l’importante è approssimarsi bene. Allora, il potere dell’immagine è anche questo: poter avvicinare. Chiaramente, ci si può avvicinare bene o male. Qui i modelli che vengono presentati sono modelli assolutamente positivi e, tutto sommato, sono una sfida all’immaginario cristiano. Cioè, quali sono le immagini – ci chiediamo – che oggi comunicano meglio il contenuto del Vangelo?

D. – Proprio sul potere delle immagini e la comunicazione visuale: viviamo in un’epoca dove le immagini ci passano davanti agli occhi molto velocemente. Questa scelta particolare, dell’account Franciscus su Instagram, di soffermarsi proprio su dei dettagli, quasi fermare l’immagine, anche se presa da un momento o da un evento e quindi da un movimento, che messaggio può dare, anche rispetto alla modalità di comunicare?

R. – In fondo, se siamo più abituati a vedere le immagini del Pontefice in mezzo a grandi masse, a grandi folle, a grandi adunate è anche vero che adesso, invece, colpisce molto il dettaglio. Quindi, se prima si vedeva con il grandangolo e si apprezzavano queste immagini di grandi folle, adesso quello che in realtà colpisce il cuore dell’uomo è il dito, la mano che tocca un volto. Allora, fermarsi sul dettaglio significa rendere partecipi gli altri di un evento che tocca una singola persona ma che alla fine, poi, ha il respiro universale. Papa Francesco lo disse fin dall’inizio che non era abituato a grandi masse. Lui sa relazionarsi a tu per tu, con le persone, o all’interno di gruppi relativamente piccoli. Quindi, il fatto che lui continui ad avere questa modalità di relazione così personale o a piccolo gruppi, di fatto poi viene potenziata, amplificata e resa visibile grazie a questi mezzi. Probabilmente qui c’è proprio una cifra della vicinanza cristiana così come dev’essere: non grandi masse, ma percezione di una vicinanza profonda.

 

(Da Radio Vaticana)

VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA

26 marzo 2016

Sabato Santo, 26_Marzo_2016


 

LITURGIA DELLA PAROLA
 

Nell’oscurità della morte, tu hai fatto luce

(Joseph Ratzinger, Meditazioni sul Sabato Santo, 30 Giorni, n. 03 – 2006)

Signore Gesù Cristo, nell’oscurità della morte tu hai fatto luce; nell’abisso della solitudine più profonda abita ormai per sempre la protezione potente del tuo amore; in mezzo al tuo nascondimento possiamo ormai cantare l’alleluia dei salvati.

Concedici l’umile semplicità della fede, che non si lascia fuorviare quando tu ci chiami nelle ore del buio, dell’abbandono, quando tutto sembra apparire problematico;

concedici, in questo tempo nel quale attorno a te si combatte una lotta mortale, luce sufficiente per non perderti; luce sufficiente perché noi possiamo darne a quanti ne hanno ancora più bisogno.

Fai brillare il mistero della tua gioia pasquale, come aurora del mattino, nei nostri giorni; concedici di poter essere veramente uomini pasquali in mezzo a l Sabato santo della storia.

Concedici che attraverso i giorni luminosi e oscuri di questo tempo possiamo sempre con animo lieto trovarci in cammino verso la tua gloria futura. Amen.

 

Audio salmo 104(103) _Prima lettura

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

[1] Benedici il Signore, anima mia,
Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Rivestito di maestà e di splendore,

[2] avvolto di luce come di un manto.
Tu stendi il cielo come una tenda,

[3] costruisci sulle acque la tua dimora,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento;

[4] fai dei venti i tuoi messaggeri,
delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.

[5] Hai fondato la terra sulle sue basi,
mai potrà vacillare.

[6] L’oceano l’avvolgeva come un manto,
le acque coprivano le montagne.

[7] Alla tua minaccia sono fuggite,
al fragore del tuo tuono hanno tremato.

[8] Emergono i monti, scendono le valli
al luogo che hai loro assegnato.

[9] Hai posto un limite alle acque: non lo passeranno,
non torneranno a coprire la terra.

[10] Fai scaturire le sorgenti nelle valli
e scorrono tra i monti;

[11] ne bevono tutte le bestie selvatiche
e gli ònagri estinguono la loro sete.

[12] Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo,
cantano tra le fronde.

[13] Dalle tue alte dimore irrighi i monti,
con il frutto delle tue opere sazi la terra.

[14] Fai crescere il fieno per gli armenti
e l’erba al servizio dell’uomo,
perché tragga alimento dalla terra:

[15] il vino che allieta il cuore dell’uomo;
l’olio che fa brillare il suo volto
e il pane che sostiene il suo vigore.

…premere qui per ascoltare il salmo.

 

 

Audio salmo 16(15) _Seconda lettura

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Il Signore, mia parte di eredità

[1] Miktam. Di Davide.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

[2] Ho detto a Dio: “Sei tu il mio Signore,
senza di te non ho alcun bene”.

[3] Per i santi, che sono sulla terra,
uomini nobili, è tutto il mio amore.

[4] Si affrettino altri a costruire idoli:
io non spanderò le loro libazioni di sangue
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.

[5] Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

[6] Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi,
è magnifica la mia eredità.

[7] Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio cuore mi istruisce.

[8] Io pongo sempre innanzi a me il Signore,
sta alla mia destra, non posso vacillare.

[9] Di questo gioisce il mio cuore,
esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,

[10] perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.

[11] Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

… premere qui per ascoltare il salmo.

 

Audio salmo Es 15,1-7a.17-18  _Terza lettura

 Cantiamo al Signore: stupenda è la sua vittoria!

[1] Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo canto al Signore e dissero:
“Voglio cantare in onore del Signore:
perché ha mirabilmente trionfato,
ha gettato in mare
cavallo e cavaliere.

[2] Mia forza e mio canto è il Signore,
egli mi ha salvato.
È il mio Dio e lo voglio lodare,
è il Dio di mio padre
e lo voglio esaltare!

[3] Il Signore è prode in guerra,
si chiama Signore.

[4] I carri del faraone e il suo esercito
ha gettato nel mare
e i suoi combattenti scelti
furono sommersi nel Mare Rosso.

[5] Gli abissi li ricoprirono,
sprofondarono come pietra.

[6] La tua destra, Signore,
terribile per la potenza,
la tua destra, Signore,
annienta il nemico;

[7] con sublime grandezza
abbatti i tuoi avversari,
scateni il tuo furore
che li divora come paglia.

[8] Al soffio della tua ira
si accumularono le acque,
si alzarono le onde
come un argine,
si rappresero gli abissi
in fondo al mare. 
[9] Il nemico aveva detto:
Inseguirò, raggiungerò,
spartirò il bottino,
se ne sazierà la mia brama;
sfodererò la spada,
li conquisterà la mia mano!

[10] Soffiasti con il tuo alito:
il mare li coprì,
sprofondarono come piombo
in acque profonde.

…premere qui per ascoltare il capitolo 15 del libro del Esodo

 

(more…)

Vangelo (Gv 20,1-9) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 27 Marzo 2016) con commento comunitario

26 marzo 2016

DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE (Alla Messa del giorno)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Questo è il Vangelo del giorno di Pasqua quello della veglia della notte santa  lo potete trovare qualche post più sotto.

P. Cantalamessa nell’omelia della Passione: la misericordia salva il mondo

26 marzo 2016

 

 

2016-03-25 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo pomeriggio Papa Francesco ha presieduto nella Basilica vaticana la celebrazione della Passione del Signore in cui si ricorda la morte in croce del Figlio di Dio, simile ad agnello condotto al macello. Filo conduttore della predica tenuta da padre Raniero Cantalamessa, la misericordia di Dio che giustifica, cioè rende “giusto” l’uomo e l’appello, sempre attuale, dell’apostolo Paolo: “lasciatevi riconciliare con Dio”. Una sintesi della sua omelia nel servizio di Adriana Masotti:

“Il momento favorevole, il giorno della salvezza” è, per noi, l’anno della misericordia che stiamo vivendo. E’ adesso, spiega padre Cantalamessa, che arriva anche ai cristiani di oggi, l’appello contenuto nella seconda lettera ai Corinti: Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Ma che significa riconciliarsi con Dio? Padre Cantalamessa osserva che molti rimangono lontani dalla fede perché hanno un’immagine distorta di Dio, quella di un Dio rivale, arcigno, la cui volontà anziché volere la felicità dell’uomo gli è ostile. Certo, nel cristianesimo non si è mai ignorata la misericordia di Dio, ma continua il predicatore della Casa pontificia, la misericordia era l’eccezione, non la regola:

“L’anno della misericordia è l’occasione d’oro per riportare alla luce la vera immagine del  Dio biblico che non solo fa misericordia, ma  è misericordia”.

E che ne è allora della giustizia di Dio?  Padre Cantalamessa  ricorda come secondo san Paolo la giustizia di Dio non sta nel rendere a ciascuno secondo le sue opere – questo ci sarà in futuro-  ma non ora:

“Dio si fa giustizia, facendo misericordia! Ecco la grande rivelazione. L’Apostolo dice che Dio è “giusto e giustificante”, cioè è giusto con se stesso, quando giustifica l’uomo; egli, infatti, è amore e misericordia; per questo fa giustizia a se stesso – cioè, si dimostra veramente per quello che è – quando fa misericordia”.

E citando Sant’Agostino, padre Cantalamessa prosegue: La ‘giustizia di  Dio’ è quella per la quale, per sua grazia, noi diventiamo giusti:

“Dire perciò: “Si è manifestata la giustizia di Dio”, è come dire: si è manifestata la bontà di Dio, il suo amore, la sua misericordia. La giustizia di Dio, non solo non contraddice la sua misericordia, ma consiste proprio in essa!”

Ecco che cosa è avvenuto sulla Croce, afferma padre Cantalamessa: Dio, non si è accontentato di perdonare i peccati dell’uomo, ha fatto infinitamente di più, li ha presi su di sé e continua:

“L’odio e la ferocia degli attentati terroristici di questa settimana a Bruxelles ci aiutano a capire la forza divina racchiusa in quelle ultime parole di Cristo: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Per quanto lontano possa spingersi l’odio degli uomini, l’amore di  Dio è stato, e sarà, sempre più forte. A noi è rivolta, nelle presenti circostanze, l’esortazione dell’apostolo Paolo: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene”

L’opposto della misericordia non è, dunque, la giustizia, ma la vendetta e conclude: una cosa solo può salvare il mondo: la misericordia! Può salvare, in particolare la cosa più preziosa e più fragile che c’è, in questo momento, nel mondo, il matrimonio e la famiglia. Anche nel matrimonio, infatti, all’inizio non c’è la misericordia, ma l’amore. Ma dopo anni di vita insieme….  Padre Cantalamessa chiude la sua omelia con una preghiera: “che l’intenzione di Papa Francesco nel proclamare questo Anno santo della misericordia, trovi una risposta concreta nei nostri cuori e faccia sperimentare a tutti la gioia di riconciliarsi con Dio nel profondo del cuore”

(Da Radio Vaticana)