Archive for aprile 2016

Preghiera della sera. Meditazioni sulla Passione

30 aprile 2016

ARRESTO DI GESU

Parola di Dio
“Venne la terza volta e disse loro: «Basta, è venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino». E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Allora gli si accostò dicendo: «Rabbi» e lo baciò. Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l’orecchio. Allora Gesù disse loro: «Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!»” (Mc 14,42-49).

Per la comprensione
– Gesù si consegna spontaneamente ai suoi nemici. L’arresto avviene nell’orto degli ulivi, un luogo tranquillo, dove Gesù si ritirava spesso a pregare e riposare; un luogo conosciuto bene da Giuda, che tante volte vi era stato insieme al Maestro. I nemici di Gesù, guidati da Giuda, scelgono questo luogo solitario per catturarlo e scelgono la notte, pensando di sorprendere Gesù nel sonno.

Rifletti
– Molte volte i Giudei avevano tentato di arrestare Gesù, ma non vi erano riusciti; Egli si era sempre sottratto perché non era giunta “la sua ora”. Questa volta non si nasconde, non fugge, ma “si consegna” liberamente ai suoi nemici: “Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre” (Lc 22, 53). È l’ora del maligno.

– Consigliati da Giuda, i capi fanno le cose alla grande per catturare Gesù con sicurezza. Radunano una turba di gente con torce, spade e bastoni, preceduta da Giuda, dai capi, dalle guardie del tempio e dai soldati romani. Prendono tutte le precauzioni per sorprendere Gesù e prenderlo senza pericoli.

– Ma appena arrivano sul posto, con grande sorpresa, vedono che Gesù è lì ad aspettarli: “Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi”. Gesù sapeva quello che Gli stava per accadere; poteva approfittare delle tenebre per nascondersi, per fuggire. Ma questa più che l’ora delle tenebre, è l’ora di Gesù: “Per questo sono giunto a quest’ora” (Gv 12, 27).

– Nell’arresto di Gesù si trovano di fronte due forze impari: da una parte la folla con guardie e soldati armati; dall’altra Gesù indifeso e solo. È il ricercato che prende l’iniziativa: “Chi cercate?… Gesù, il Nazareno… Sono io!” (Gv 18,45), detto con solennità, quasi come una sfida. Tanta sicurezza sbalordisce, spaventa e qualcuno dei nemici indietreggia, barcolla e cade a terra. Gesù, sembra dire: “Sono io, il Figlio di Dio, che volete catturare. Eccomi! È l’ora vostra. Ora vi è permesso!”. Se c’è qualcuno che ha paura non è Lui, il disarmato, ma gli armati che devono arrestarlo.

– “Si adempiano le Scritture”. Era stato predetto che sarebbe arrivata quest’ora, in cui il Padre avrebbe consegnato il suo Figlio nelle mani degli empi, l’ora in cui l’innocente sarebbe stato trattato come un malfattore. Ora Gesù mette in pratica la preghiera rivolta al Padre poco prima: “Padre mio, se questo calice non può passare senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà” (Lc 22,42).

– Svegliati dal trambusto gli apostoli si agitano; Pietro tira fuori la spada, colpisce alla cieca e recide l’orecchio destro di Malco. Gesù guarisce il malcapitato e interviene: “Rimetti la spada nel fodero: non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?.” (Gv 18,11). Il Principe della pace non vuole essere difeso con la violenza. Egli potrebbe chiedere al Padre legioni di angeli in sua difesa, ma deve compiere il progetto del Padre e si lascia arrestare non per debolezza, ma per suo amore.

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Tweet del Papa

30 aprile 2016

Lavorare è proprio della persona umana: esprime la sua dignità di creatura fatta a immagine di Dio.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:00 – 30 Apr 2016

Araldo del Divino Amore , Libro Terzo , Le Rivelazioni di Santa Geltrude ,Capitolo XLVII

30 aprile 2016

MANIFESTAZIONE DELL’AMICIZIA DEL SIGNORE

Geltrude sentiva il peso delle relazioni con le creature perchè un’anima che ama veramente il Signore, trova fuo­ri dì Lui noia e sofferenza.

Così le capitava molto spesso di togliersi di scatto da ogni commercio umano per correre dal suo Gesù, dicendo: « Eccomi qui, o mio Maestro: la conversazione delle crea­ture annoia l’anima mia, che si diletta solo in Te; dò quin­di un addio a tutti e me ne vengo a Te, o mio sommo Be­ne, unica gioia del mio cuore».

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La corona della vita: i misteri di Gesù Cristo

30 aprile 2016

2016-04-30 Radio Vaticana

 

 

Meditazioni tratte dall’omonimo volume del Padre Ottavio De Bertolis, della Compagnia di Gesù.

“L’anima della preghiera del Rosario è la meditazione e contemplazione dei misteri della vita di Gesù e di Maria, in modo tale che mentre le labbra lodano  la mente si rinfranchi e il cuore si riscaldi contemplando gli eventi della nostra salvezza”.

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(Da Radio Vaticana)

 

 

2016-04-30 Radio Vaticana

30 aprile 2016

2016-04-30 Radio Vaticana

 

 

Alla vigilia della festa di San Giuseppe Lavoratore, istituita nel 1955 da Pio XII, don Mario Carrera, dell’Opera don Guanella, Direttore della Pia Unione del Transito di San Giuseppe e dell’omonima rivista, ci offre una riflessione sulla figura del padre putativo di Gesù: l’artigiano di Nazareth, umile e silenzioso custode della Sacra Famiglia.

Inizia domani il mese di maggio, dedicato alla Madre di Dio e contrassegnato da significative pratiche devozionali che, però, oggi faticano a resistere al vento della secolarizzazione. Un’esperienza in controtendenza viene da un campo profughi del Kurdistan iracheno, come racconta il cappellano, padre Jalal Yako, al microfono del padre Vito Magno.

Ascoltiamo alcune pagine tratte dal volume Giusto di Giovanni Donna D’Oldenigo. Una  biografia delicata ed originale che racconta gli ultimi giorni della vita terrena del padre putativo di Gesù.

(Da Radio Vaticana)

 

 

 

 

 

Vangelo (Gv 14,23-29) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 1 Maggio 2016) con commento comunitario

30 aprile 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,23-29)

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Questo è il Vangelo dell’1 Maggio, quello del 30 Aprile lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio salmo 100(99)

30 aprile 2016

Sabato, 30 _Aprile_2016


 

Acclamate il Signore, voi tutti della terra.

[1] Salmo. In rendimento di grazie.

[2] Acclamate al Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.

[3] Riconoscete che il Signore è Dio;
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.

[4] Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome;

[5] poiché buono è il Signore,
eterna la sua misericordia,
la sua fedeltà per ogni generazione.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 


Ritagli del Vangelo Odierno:

«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. (Sal 99)


 

 

Querido DIOS!!!!…
Cántale a los niños y a las niñas del mundo entero.
Y cántale también a los que ya no somos niños.
Todos los necesitamos.
Aunque a veces no nos animemos a pedírtelo.
Quizás!!!!!….
Nos da vergüenza.
Nos sentimos grandes.
Pero en verdad….
Seguimos siendo pequeños.
Cántale a los pobres y a los enfermos.
A los viejitos y a los olvidados.
A los que están encerrados.
Y a los que no tienen pan…. casa…. trabajo… familia… o amigos.
Cántanos a todos!!!!!….
Que escuchemos….
Muy dentro de nosotros.
Tu dulce e inconfundible voz que nos susurra.
Cántame!!!!!!…..
Cánteme una canción para que vuelva ser el niño o la niña..
Que aún soy…
TE AMO DIOS!!!!!…..

TRADUZIONE:

Caro DIO!!!! Cantale alle bimbe e ai bimbi del mondo intero. E cantale anche a quelli che già non sono bimbi. Tutti ne abbiamo bisogno. Anche se a volte non ce la facciamo a chiedertelo. Forse!!!!!…..ci vergogniamo. Ci sentiamo grandi. Ma in verità ….. siamo ancora piccoli. Cantale ai poveri agli ammalati. Ai vecchietti e ai dimenticati quelli che si sono chiusi a te. E a quelli che non hanno pane ….lavoro… famiglia…. o amici.

Cantaci a tutti!!!…. che possiamo sentire nel più intimo del nostro cuore,  la tu dolce voce inconfondibile che ci sussurra. Cantami !!!!!…. Cantami una canzone per tornare a essere un bimbo o una bimba. Ancora lo sono…..

TI AMO DIO!!!!…..

La testimonianza della nostra speranza

30 aprile 2016

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni, apostolo 22, 10-21
L’angelo mi disse: «Non mettere sotto sigillo le parole profetiche di questo libro, perché il tempo è vicino. Il perverso continui pure a essere perverso, l’impuro continui ad essere impuro e il giusto continui a praticare la giustizia e il santo si santifichi ancora.
Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine. Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città. Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolàtri e chiunque ama e pratica la menzogna!
Io, Gesù, ho mandato il mio angelo, per testimoniare a voi queste cose riguardo alle chiese. Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino».
Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta ripeta: «Vieni!». Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l\’acqua della vita. (more…)

Vieni in Macedonia e aiutaci!

30 aprile 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Sabato 30 Aprile 2016
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Sabato della V settimana di Pasqua
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Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Bianco

 

PRIMA LETTURA (At 16,1-10)
Vieni in Macedonia e aiutaci!

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Paolo si recò a Derbe e a Listra. Vi era qui un discepolo chiamato Timòteo, figlio di una donna giudea credente e di padre greco: era assai stimato dai fratelli di Listra e di Icònio. Paolo volle che partisse con lui, lo prese e lo fece circoncidere a motivo dei Giudei che si trovavano in quelle regioni: tutti infatti sapevano che suo padre era greco.
Percorrendo le città, trasmettevano loro le decisioni prese dagli apostoli e dagli anziani di Gerusalemme, perché le osservassero. Le Chiese intanto andavano fortificandosi nella fede e crescevano di numero ogni giorno.
Attraversarono quindi la Frìgia e la regione della Galàzia, poiché lo Spirito Santo aveva impedito loro di proclamare la Parola nella provincia di Asia. Giunti verso la Mìsia, cercavano di passare in Bitìnia, ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro; così, lasciata da parte la Mìsia, scesero a Tròade.
Durante la notte apparve a Paolo una visione: era un Macèdone che lo supplicava: «Vieni in Macedònia e aiutaci!». Dopo che ebbe questa visione, subito cercammo di partire per la Macedònia, ritenendo che Dio ci avesse chiamati ad annunciare loro il Vangelo.

Parola di Dio

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Preghiera del Mattino. PREGHIERA AL SS. SACRAMENTO

30 aprile 2016

O Verbo annichilito nell’Incarnazione, più annichilito ancora nell’Eucaristia,

vi adoriamo sotto i veli che nascondono la vostra divinità

e la vostra umanità nell’adorabile Sacramento.

In questo stato dunque vi ha ridotto il vostro amore!

Sacrificio perpetuo, vittima continuamente immolata per noi,

Ostia di lode, di ringraziamento, di propiziazione!

Gesù nostro mediatore, fedele compagno, dolce amico,

medico caritatevole, tenero consolatore, pane vivo disceso dal cielo,

cibo delle anime. Voi siete il tutto per i vostri figli!

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I Doni dello Spirito Santo nel Cuore purissimo della Vergine Maria

30 aprile 2016

I Doni dello Spirito Santo
nel Cuore purissimo della Vergine Maria
di P. A. Gardeil O.P.

SECONDA PAROLA
IL DONO DELLA FORTEZZA

«L’Angelo le rispose: Lo Spirito Santo scenderà sopra di te, e la virtù dell’Altissimo ti adombrerà. E per questo ancora quello che nascerà di te, Santo, sarà chiamata Figliuolo di Dio… Poiché nulla è impossibile a Dio.
«E Maria disse: Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola!».

S. Luc., I, 35-38.

Che trasformazione! All’esitazione inquieta successe la confidenza assoluta, la risoluzione d’abbandonarsi senza riserva all’azione di Dio che può tutto, rimuove tutti i pericoli e ci conduce sicuramente alla meta più inaccessibile. Come conservare la sua verginità, e diventar madre? L’angelo rispose: Nulla è impossibile a Dio. E Maria disse: Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola. Grido dell’amor trasformatore, cioè del dono della Fortezza. «A volte, dice S. Tommaso, lo Spirito Santo muove lo spirito dell’uomo in modo ch’egli compia l’opera sua sfuggendo a tutti i pericoli che lo minacciano. Quando non è in poter dell’uomo il conseguire un risultato, o lo sfuggire un pericolo…, lo Spirito Santo che guida il nostro cammino verso la vita eterna interviene, e produce nell’anima una sicurezza che esclude ogni timore contrario. Questo dono dello Spirito Santo è il dono della fortezza (3)». Questo passo del Santo Dottore non è forse il commento letterale della trasformazione prodotta in Maria? Ella diceva tutta tremante: come avverrà questo? E l’angelo le rispose: La virtù dell’Altissimo ti adombrerà. Niente è impossibile a Dio. Lo spirito della fortezza la ispira, ed ella dice, come agguerrita: Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola.

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Miracoli Eucaristici:Miracolo Eucaristico di Torino, Italia 1453

30 aprile 2016

Nella Basilica del Corpus Domini a Torino, si trova una cancellata in ferro che racchiude il luogo dove si verificò il primo Miracolo Eucaristico avvenuto a Torino nel 1453. Un’iscrizione sul pavimento all’interno della cancellata descrive il Prodigio: «Qui cadde prostrato il giumento che trasportava il Corpo divino – qui la Sacra Ostia liberatasi dal sacco che l’imprigionava, si levò da se stessa in alto – qui clemente discese nelle mani supplici dei Torinesi – qui dunque il luogo fatto santo dal Prodigio – ricordandolo, pregando genuflesso ti sia in venerazione o ti incuta timore (6 giugno 1453)».

http://www.reginamundi.info/MiracoliEucaristici/Italia/torino1.pdf

Tweet del Papa

30 aprile 2016

Cristo ha vinto il male alla radice: è la Porta della salvezza, spalancata perché ognuno possa trovare misericordia.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:00 – 29 Apr 2016

Di fronte alle voragini spirituali e morali dell’umanità, solo Dio con la sua infinita misericordia può darci salvezza.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:00 – 28 Apr 2016

Preghiera della sera. Meditazioni sulla Passione

29 aprile 2016

IL BACIO DI GIUDA

Parola di Dio
“Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarà consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina». Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». E subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbi!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!» (Mt 26, 45-50).

Per la comprensione
– Gesù si alza vittorioso dalla sua “agonia”, non ha più paura e sveglia gli apostoli: “Alzatevi, andiamo! Ecco colui che mi tradisce è vicino” (Mc 14,42). Sa quello che gli sta per accadere; sa che Giuda conosce bene quel posto e che presto verrà a prenderlo; ma non fugge, va volontariamente incontro alla morte. Gli apostoli erano soliti dare al Maestro il bacio di pace nell’allontanarsi e nel tornare a Lui; Giuda si serve di questo gesto per ingannare gli apostoli e il Maestro e nascondere il suo tradimento.

Rifletti
– I Vangeli danno diverse definizioni di Giuda, tutte negative: “Era uno dei Dodici” (Mc 14,13), “un ladro” (Gv 12,6), “un diavolo” (Gv 6,70), “figlio di perdizione” (Gv 17,12), “il traditore”: è il soprannome classico di Giuda, l’epiteto che ritorna più frequentemente nei Vangeli e con il quale passerà alla storia. È il grande mistero di Giuda, da apostolo a traditore.

– Perché Giuda tradì Gesù? I Vangeli ci presentano Giuda come ladro, venale, amministratore fraudolento della cassa comune. Non potendosi arricchire seguendo Gesù, spera di avere di più dal tradimento. Ma alla base di tutto c’è forse una delusione nei riguardi di Gesù. Giuda aveva creduto in Gesù; sperava che Lui fosse un Messia glorioso, vincitore di tutti i nemici, capo ricco e potente di un nuovo regno; quando vede che questo non avviene, che Gesù sta per soccombere, passa dalla parte dei nemici e cerca di trarre qualche guadagno dal suo tradimento.

– Giuda tradisce Gesù con un bacio: “Salve, Maestro. E lo baciò”. È l’atto più ripugnante per eliminare una persona amata, è tradimento e ipocrisia. Tradire un amico con un bacio, cambiare un segno d’amore in un segno di morte suscita ripugnanza, repulsione. Specialmente se si pensa che questo amico è il Figlio di Dio.

– Gesù risponde al tradimento con l’amore: “Amico, questo (cioè il bacio) è il motivo per cui sei qui!”. E voleva dire: “Con un bacio tradisci il Figlio dell’Uomo?” (Lc 22,48). Si rivolge a Giuda come a un “amico”, anche se Lo tradisce e viola il vincolo d’amore e di rispetto tra Maestro e discepolo.

– Gesù non finge, chiamando Giuda “amico”: vuole far capire al discepolo traditore che è pronto a perdonarlo, che lo ama ancora e lo considera sempre un amico, lo vuole salvare dall’abisso di perdizione. Ma Giuda rimane insensibile e continua con decisione per la sua strada.

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Udienza Convegno internazionale medicina rigenerativa, 29.04.2016

29 aprile 2016

 

 

 

 

Cure per tutti, promuoviamo la globalizzazione dell’empatia

Il Pontefice ha ricevuto in aula Paolo VI i partecipanti al Convegno internazionale sulla medicina rigenerativa, promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura.

Messa Santa Marta, 29.04.2016

29 aprile 2016

 

 

 

 

 

No alla doppia vita. I cristiani siano sempre nella luce.
Papa Francesco ha celebrato la messa a Santa Marta, commentando nell’omelia un brano della Lettera di San Giovanni, in cui l’Apostolo mette i credenti di fronte alla responsabilità di non avere una doppia vita, luce di facciata e tenebre nel cuore.

Liturgia del giorno: Audio salmo 103(102)

29 aprile 2016

Venerdì, 29_Aprile_2016


Benedici il Signore, anima mia.

[1] Di Davide.
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.

[2] Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.

[3] Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;

[4] salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia;

[5] egli sazia di beni i tuoi giorni
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.

[6] Il Signore agisce con giustizia
e con diritto verso tutti gli oppressi.

[7] Ha rivelato a Mosè le sue vie,
ai figli d’Israele le sue opere.

[8] Buono e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.

[9] Egli non continua a contestare
e non conserva per sempre il suo sdegno.

[10] Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.

[11] Come il cielo è alto sulla terra,
così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;

[12] come dista l’oriente dall’occidente,
così allontana da noi le nostre colpe.

[13] Come un padre ha pietà dei suoi figli,
così il Signore ha pietà di quanti lo temono.

[14] Perché egli sa di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere.

[15] Come l’erba sono i giorni dell’uomo,
come il fiore del campo, così egli fiorisce.

[16] Lo investe il vento e più non esiste
e il suo posto non lo riconosce.

[17] Ma la grazia del Signore è da sempre,
dura in eterno per quanti lo temono;
la sua giustizia per i figli dei figli,

[18] per quanti custodiscono la sua alleanza
e ricordano di osservare i suoi precetti.

[19] Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono
e il suo regno abbraccia l’universo.

[20] Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli,
potenti esecutori dei suoi comandi,
pronti alla voce della sua parola.

[21] Benedite il Signore, voi tutte, sue schiere,
suoi ministri, che fate il suo volere.

[22] Benedite il Signore, voi tutte opere sue,
in ogni luogo del suo dominio.
Benedici il Signore, anima mia.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 


Ritaglio del Vangelo Odierno:

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». (Sal 102)


 

 

 

SE MI NIEGI OGGI

IO LO FARO’ DOMANI !

 

 

Voglio credere  

Jorge Mario Bergoglio

Voglio credere in Dio Padre, che mi ama come un figlio, e in Gesù, il Signore, che ha infuso il suo Spirito nella mia vita per farmi sorridere e portarmi così al regno di vita eterna.

Credo nella mia storia, che è stata trapassata dallo sguardo di amore di Dio e, nel giorno di primavera, 21 settembre, mi ha portato all’incontro per invitarmi a seguirlo.
Credo nel mio dolore, infecondo per l’egoismo, nel quale mi rifugio.
Credo nella meschinità della mia anima, che cerca di inghiottire senza dare… senza dare.
Credo che gli altri siano buoni, e che devo amarli senza timore, e senza tradirli mai per cercare una sicurezza per me.
Credo nella vita religiosa.
Credo di voler amare molto.
Credo nella morte quotidiana, bruciante, che fuggo, ma che mi sorride invitandomi ad accettarla.
Credo nella pazienza di Dio, accogliente, buona come una notte d’estate.
Credo che papà sia in cielo insieme al Signore.
Credo che anche padre Duarte (*) stia lì intercedendo per il mio sacerdozio.
Credo in Maria, mia madre, che mi ama e mai mi lascerà solo. E aspetto la sorpresa di ogni giorno nel quale si manifesterà l’amore, la forza, il tradimento e il peccato, che mi accompagneranno fino all’incontro definitivo con quel volto meraviglioso che non so come sia, che fuggo continuamente, ma che voglio conoscere e amare. Amen.

Testo di papa Bergoglio scritto del 1969, poco prima di essere ordinato sacerdote, tratto da Avvenire del 31 marzo 2013.

(*) il sacerdote che lo confessò quel 21 settembre citato prima.

Vangelo (Gv 15,18-21) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 30 Aprile 2016) con commento comunitario

29 aprile 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,18-21)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.

Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Questo è il Vangelo del 30 Aprile, quello del 29 Aprile lo potete trovare qualche post più sotto.

Ho gustato e veduto. Dal «Dialogo della Divina Provvidenza» di santa Caterina da Siena, vergine

29 aprile 2016

(Cap. 167, Ringraziamento alla Trinità; libero adattamento; cfr. ed. I. Taurisano, Firenze, 1928, II, pp. 586-588)

O Deità eterna, o eterna Trinità, che, per l’unione con la divina natura, hai fatto tanto valere il sangue del tuo Unigenito Figlio! Tu, Trinità eterna, sei come un mare profondo, in cui più cerco e più trovo; e quanto più trovo, più cresce la sete di cercarti. Tu sei insaziabile; e l’anima, saziandosi nel tuo abisso, non si sazia, perché permane nella fame di te, sempre più te brama, o Trinità eterna, desiderando di vederti con la luce della tua luce.
Io ho gustato e veduto con la luce dell’intelletto nella tua luce il tuo abisso, o Trinità eterna, e la bellezza della tua creatura. Per questo, vedendo me in te, ho visto che sono tua immagine per quella intelligenza che mi vien donata della tua potenza, o Padre eterno, e della tua sapienza, che viene appropriata al tuo Unigenito Figlio. Lo Spirito Santo poi, che procede da te e dal tuo Figlio, mi ha dato la volontà con cui posso amarti.
Tu infatti, Trinità eterna, sei creatore ed io creatura; ed ho conosciuto – perché tu me ne hai data l’intelligenza, quando mi hai ricreata con il sangue del tuo Figlio – che tu sei innamorato della bellezza della tua creatura.
O abisso, o Trinità eterna, o Deità, o mare profondo! E che più potevi dare a me che te medesimo? Tu sei un fuoco che arde sempre e non si consuma. Sei tu che consumi col tuo calore ogni amor proprio dell’anima. Tu sei fuoco che toglie ogni freddezza, e illumini le menti con la tua luce, con quella luce con cui mi hai fatto conoscere la tua verità. (more…)

Il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato

29 aprile 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Venerdi 29 Aprile 2016
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SANTA CATERINA DA SIENA
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Grado della Celebrazione: FESTA
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (1Gv 1,5-2,2)
Il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Figlioli miei, questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che noi vi annunciamo: Dio è luce e in lui non c’è tenebra alcuna. Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato.
Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi.
Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

Parola di Dio

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Preghiera della sera. Meditazioni sulla Passione

28 aprile 2016

L’ANGELO DELL’AGONIA E IL SUDORE DI SANGUE

Parola di Dio
“Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione»” (Lc 22, 39-46).Per la comprensione
– Solo l’evangelista Luca riferisce il sudore di sangue di Gesù nell’orto del Getsemani e il conforto dell’angelo. È una testimonianza tanto sconvolgente da fare scandalo, tanto che alcuni testi antichi l’hanno fatta scomparire. Luca presenta la preghiera di Gesù nel Getsemani come una lotta coraggiosa, “agonia”, per fare la volontà del Padre.

Rifletti
– Nell’orto del Getsemani Gesù appare davvero in tutto simile agli uomini, eccetto il peccato: vuole provare “paura, tristezza, angoscia… È triste fino alla morte… Si riduce come in agonia”.

– “Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo”. È l’angelo del Getsemani; è il segno dell’amore del Padre, che è sempre intimamente unito al Figlio che soffre. Quale conforto porta l’angelo a Gesù? Gli ricorda “la volontà del Padre”, e che `°il Cristo doveva patire per la salvezza degli uomini e per entrare nella sua gloria” (Cf. Lc 24,26).

– Gesù accetta il progetto del Padre, ma per lo sforzo violento si riduce come in agonia e incomincia a sudare sangue: “il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra”. Un fenomeno conosciuto dai medici, causato da una forte sofferenza, ma che in Gesù si manifesta in un modo straordinario, unico nella storia dell’uomo.

– Perché Gesù ha sofferto tanto nel Getsemani? I Santi hanno cercato di approfondire le cause di questa sofferenza atroce: la paura umana di fronte a una Passione dolorosissima e a una morte imminente e violenta, che Gesù conosceva nei minimi particolari; l’ingratitudine di un popolo tanto amato e tanto beneficato; il comportamento degli Apostoli; il vedersi carico del peso enorme dei peccati di tutti gli uomini; la previsione della perdita di tante anime nonostante la sua Passione.

– L’angoscia di Gesù al Getsemani deve essere contemplata in tutto il suo drammatico realismo umano. Se il turbamento e lo spavento sono una reazione umana di fronte al pensiero della morte imminente, l’angoscia è qualcosa di più orribile: è esperienza di solitudine assoluta, di maledizione, di inferno.

Quando l’anima in preda all’angoscia è triste fino a morirne, vuol dire che essa sta facendo esperienza del silenzio di Dio.

I Santi hanno sperimentato questa angoscia nelle prove purificatrici dello spirito.

– Gesù, e in Lui tutta la Trinità, ha sofferto la sua agonia perché ha portato il peso di tutti i tuoi peccati: “È stato schiacciato per le nostre iniquità” (Is 53,5). Ma Egli “si è anche caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori” (Is 53,4). Soffre per te e con te. Non c’è sofferenza e angoscia nell’uomo che Egli non abbia voluto provare in sé.

– Gesù, sommerso dalla sofferenza a profondità insondabile, si è messo nella condizione di poter accogliere ogni solitudine. Se noi siamo incapaci di vegliare con Lui nell’ora dell’angoscia, Lui è capace di soffrire con ciascuno di noi, di condividere con noi i nostri momenti più amari.

– “Ci sarebbe da morire se non guardassimo a Te, che tramuti ogni amarezza in dolcezza. Perché avessimo la Luce, Ti venne meno la vista. Perché avessimo l’unione, provasti la separazione dal Padre. Perché ci rivestissimo dell’innocenza, Ti facesti “peccato”. Perché sperassimo, sentisti la disperazione. Perché Dio fosse in noi, Lo provasti lontano da Te. Ora ci basta vederci simili a Te, almeno un poco, e unire il nostro dolore al tuo e offrirlo al Padre” (C. Lubich).

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Le Rivelazioni Celesti di Santa Brigida di Svezia

28 aprile 2016

Parole della Madre alla sposa, che spiegano l’eccellenza del Figlio suo e come Cristo sia più crudelmente messo in croce dai nemici cattivi cristiani che non lo fosse da parte dei Giudei e che, perciò, essi saranno più aspramente e più dolorosamente puniti.

Capitolo Trentasettesimo

 

La Madre diceva: Il Figlio mio possedette tre beni. Nessuno, come Lui, ebbe un corpo tanto delicato, composto di due nature ottime, cioè divinità e umanità e così puro che, come in un occhio tersissimo non c’è alcun neo, così neppure nel suo corpo poteva trovarsi deformità alcuna. Il secondo bene era che mai peccò. Difatti gli altri figli portano i peccati dei parenti e quelli propri. Egli invece non peccò mai e portò i peccati di tutti. Il terzo era che alcuni muoiono per Iddio e con maggior premio, Egli moriva tanto per i nemici suoi che per me e gli amici suoi. Ma quando i suoi nemici lo misero in croce, gli fecero quattro cose. Per prima, lo coronarono di spine. Poi gli piagarono con i chiodi le mani e i piedi. Poi gli dettero il fiele. Infine gli ferirono il costato.
Ma io mi lamento ora che il Figlio mio più dolorosamente è crocifisso dai suoi nemici, che sono ora nel mondo, che non facessero allora i Giudei. Infatti, sebbene la divinità sia impassibile e non possa morire, tuttavia essi lo crocifiggono con i propri vizi. Come infatti un uomo sarebbe giudicato e condannato per l’offesa e per la lesione fatta all’immagine d’un suo nemico, anche se l’immagine non ne soffrisse, per la cattiva volontà d’offendere si riterrebbe effettuata, così i loro vizi, con i quali crocifiggono spiritualmente il Figlio mio, sono più abominevoli e più gravi di quelli di coloro che lo crocifissero nel corpo.
Ma tu forse potresti chiedermi: come lo crocifiggono? Sì. Lo pongono dapprima sulla croce da loro preparata, quando non si curano dei precetti del loro Creatore e Signore e lo disprezzano quando Egli li ammonisce, per mezzo dei servi suoi, a servirlo e, disprezzandolo, fanno quel che loro piace. Crocifiggono poi la mano destra, quando chiamano giustizia l’ingiustizia, dicendo: Il peccato non è così grave né così nemico di Dio come suol dirsi, né Dio punisce alcuno eternamente, ma l’ha minacciato per intimorirlo. Perché infatti lo avrebbe redento, se avesse voluto perderlo? E non badano che il minimo dei peccati, se l’uomo se ne compiace, basta al supplizio eterno. E giacché Dio non lascia impunito nessun minimo peccato, come nessun minimo bene senza ricompensa, perciò sarà sempiterno il supplizio, perché sempiterna è la loro volontà di peccato che il Figlio mio vede nel cuore e reputa come eseguita. Avendone infatti la volontà, così anche l’eseguirebbero, se glielo permettesse il Figlio mio.
Gli crocifiggono poi la mano sinistra, quando cambiano la virtù in vizio, ostinandosi nel peccato e dicendo: « Se avremo detto una volta, alla fine: “Pietà di me, o Dio”, è tanta la divina misericordia, che otterremo perdono ». Questo non è virtù; è voler peccare e non emendarsi, è volere il premio senza la fatica, senza che ci sia contrizione di cuore, con la quale emendare volontariamente, compatibilmente con la debolezza o altro impedimento. Infine gli crocifiggono i piedi, quando si dilettano nel fare il peccato e mai pensano all’amara passione del Figlio mio, né mai lo ringraziano dall’intimo del cuore, dicendo: O quanto fu dolorosa la tua passione, o Dio, grazie e lode a te per la tua morte! Mai esce questo dalla loro bocca.
Lo coronano poi di derisioni, quando deridono i miei servi e ritengono inutile servire a Dio. Gli danno del fiele quando godono ed esultano nel peccato. E non pensano mai quanto sia grave e molteplice. Gli feriscono il fianco, quando vogliono ostinarsi nel peccato.
Dico davvero a te e potrai dirlo agli amici miei che costoro sono più ingiusti nel giudicarlo, più crudeli dei suoi crocifissori, più impudenti di quelli che lo vendettero e si deve a loro maggior castigo che a quelli. Pilato sapeva bene che il Figlio mio era innocente e non degno di alcuna morte: tuttavia, quasi contro la propria volontà, condannò il Figlio mio alla morte perché temette la perdita del potere e la ribellione dei Giudei. Ma che avevano da temere costoro, se lo avessero servito? e se lo avessero onorato, che avrebbero perduto mai del proprio onore e della propria dignità? Perciò saranno essi giudicati più rigorosamente e sono peggiori di Pilato davanti al Figlio mio, perché Pilato lo giudicò per la richiesta e la volontà degli altri, con qualche timore; questi invece lo giudicano per volontà propria e senza alcun timore quando lo disonorano col peccato, da cui potrebbero astenersi. Ma non se ne astengono, né si vergognano del peccato commesso, perché non pensano che sono indegni dei benefici di Colui al quale non servono.
Sono peggiori di Giuda, perché Giuda, tradito che ebbe il Signore, capì ch’era Dio e che aveva gravemente peccato contro di Lui e s’impiccò, disperato, affrettandosi all’inferno, ritenendosi indegno di vivere. Ma questi conoscono bene il loro peccato e vi si ostinano, non provandone alcun dolore. E vogliono con una certa qual violenza e potenza prendere il regno dei cieli, ma non con le opere; pensano di averlo con vana presunzione, mentre a nessuno sarà dato se non a chi avrà operato e sofferto qualcosa per Iddio.
Son peggiori anche dei suoi crocifissori, perché quando essi videro le opere buone del Figlio mio, che cioè risuscitò i morti, guarì i lebbrosi, pensavano fra loro: Costui fa cose straordinarie e insolite, getta a terra chi vuole con una parola sola, conosce i nostri pensieri, fa quello che vuole. Se avrà il suo processo, soggiaceremo tutti al suo potere e saremo suoi sudditi. Perciò lo crocifissero per invidia, per non sottometterglisi. Se infatti avessero saputo che era il Re della gloria, mai lo avrebbero crocifisso. Questi invece vedono ogni giorno le sue opere, le sue grandi meraviglie, godono dei suoi benefici, odono come va servito e sanno come andare a Lui, ma pensano fra sé: Se bisogna lasciar tutte le cose temporali, se bisogna fare la sua volontà e non la nostra, questo è grave e insopportabile. Perciò disprezzano la sua volontà, perché non sia al di sopra della loro, crocifiggono il Figlio mio per ostinazione, aggiungendo, contro la loro coscienza, peccato a peccato.
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Vangelo (Mt 11,25-30) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 29 Aprile 2016) con commento comunitario

28 aprile 2016

SANTA CATERINA DA SIENA, vergine e dottore della Chiesa, patrona d’Italia e d’Europa

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Questo è il Vangelo del 29 Aprile, quello del 28 Aprile lo potete trovare qualche post più sotto.

Papa: anche oggi resistenze allo Spirito nella Chiesa, ma Lui le vince

28 aprile 2016

 

2016-04-28 Radio Vaticana

 

Anche oggi nella Chiesa, come ieri, ci sono le resistenze alle sorprese dello Spirito di fronte alle nuove situazioni, ma Lui ci aiuta a vincerle e ad andare avanti, sicuri, sulla strada di Gesù: è quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino a Casa Santa Marta. Il servizio di Sergio Centofanti:

 

Calorose discussioni nella Chiesa, ma il protagonista è lo Spirito Santo
Commentando il celebre brano degli Atti degli Apostoli sul cosiddetto “Concilio” di Gerusalemme, il Papa osserva che “il protagonista della Chiesa” è lo Spirito Santo. “E’ Lui che dal primo momento ha dato la forza agli apostoli di proclamare il Vangelo”, è “lo Spirito che fa tutto, lo Spirito che porta la Chiesa avanti”, anche “con i suoi problemi”, anche “quando scoppia la persecuzione” è Lui “che dà la forza ai credenti per rimanere nella fede”, anche nei momenti “di resistenze e di accanimento dei dottori della legge”. In questo caso, c’è una duplice resistenza all’azione dello Spirito: quella di chi credeva che “Gesù fosse venuto soltanto per il popolo eletto” e quella di chi voleva imporre la legge mosaica, compresa la circoncisione, ai pagani convertiti. Il Papa nota che allora “ci fu una grande confusione in tutto questo”:

“Lo Spirito metteva i cuori su una strada nuova: erano le sorprese dello Spirito. E gli apostoli si sono trovati in situazioni che mai avrebbero creduto, situazioni nuove. E come gestire queste nuove situazioni? Per questo il brano di oggi, il passo di oggi, incomincia così: ‘In quei giorni, poiché era sorta una grande discussione’, una calorosa discussione, perché discutevano su questo argomento. Loro, da una parte, avevano la forza dello Spirito – il protagonista – che spingeva ad andare avanti, avanti, avanti… Ma lo Spirito li portava a certe novità, certe cose che mai erano state fatte. Mai. Neppure le avevano immaginate. Che i pagani ricevessero lo Spirito Santo, per esempio”.

 

Chi ha paura di ascoltare non ha lo Spirito nel cuore
I discepoli “avevano la patata bollente nelle mani e non sapevano che fare”. Così, convocano una riunione a Gerusalemme dove ognuno può raccontare la propria esperienza, di come lo Spirito Santo scenda anche sui pagani:

“E alla fine si sono messi d’accordo. Ma prima c’è una cosa bella: ‘Tutta l’assemblea tacque e stettero ad ascoltare Barnaba e Paolo, che riferivano quali grandi segni e prodigi Dio aveva compiuto tra le nazioni, in mezzo a loro’. Ascoltare, non avere paura di ascoltare. Quando uno ha paura di ascoltare, non ha lo Spirito nel suo cuore. Ascoltare: ‘Tu che pensi e perché?’. Ascoltare con umiltà. E dopo avere ascoltato, hanno deciso di inviare alle comunità greche, cioè ai cristiani che sono venuti dal paganesimo, inviare alcuni discepoli per tranquillizzarli e dirgli: ‘Sta bene, andate così’”.

 

Novità mondane e novità dello Spirito
I pagani convertiti non sono obbligati alla circoncisione. E’ una decisione comunicata attraverso una lettera in cui “il protagonista è lo Spirito Santo”. Infatti, i discepoli affermano: “Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso…”. Questa – afferma il Papa – è la strada della Chiesa “davanti alle novità, non le novità mondane, come sono le mode dei vestiti”, ma “le novità, le sorprese dello Spirito, perché lo Spirito sempre ci sorprende. E come risolve la Chiesa questo? Come affronta questi problemi, per risolverli? Con la riunione, l’ascolto, la discussione, la preghiera e la decisione finale”:

“Questa è la strada della Chiesa fino ad oggi. E quando lo Spirito ci sorprende con qualcosa che sembra nuova o che ‘mai si è fatto così’, ‘si deve fare così’, pensate al Vaticano II, alle resistenze che ha avuto il Concilio Vaticano II, e dico questo perché è il più vicino a noi. Quante resistenze: ‘Ma no…’. Anche oggi resistenze che continuano in una forma o in un’altra, e lo Spirito che va avanti. E la strada della Chiesa è questa: riunirsi, unirsi insieme, ascoltarsi, discutere, pregare e decidere. E questa è la cosiddetta sinodalità della Chiesa, nella quale si esprime la comunione della Chiesa. E chi fa la comunione? E’ lo Spirito! Un’altra volta il protagonista. Cosa ci chiede il Signore? Docilità allo Spirito. Cosa ci chiede il Signore? Non avere paura, quando vediamo che è lo Spirito che ci chiama”.

 

La Chiesa sin dall’inizio ha affrontato le sorprese dello Spirito
“Lo Spirito – rileva il Papa – delle volte ci ferma”, come ha fatto con San Paolo, per farci andare da un’altra parte, “non ci lascia soli”, “ci dà il coraggio, ci dà la pazienza, ci fa andare sicuri sulla strada di Gesù, ci aiuta a vincere le resistenze e ad essere forti nel martirio”. “Chiediamo al Signore – ha concluso – la grazia di capire come va avanti la Chiesa, di capire come dal primo momento ha affrontato le sorprese dello Spirito e, anche, per ognuno di noi la grazia della docilità allo Spirito, per andare sulla strada che il Signore Gesù vuole per ognuno di noi e per tutta la Chiesa”.

 

 

(Da Radio Vaticana)

Liturgia del giorno: Audio salmo 96(95)

28 aprile 2016

Giovedì, 28 _Aprile _2016


 

Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.

[1] Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra.
[2] Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.

[3] In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria,
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.

[4] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dei.

[5] Tutti gli dei delle nazioni sono un nulla,
ma il Signore ha fatto i cieli.

[6] Maestà e bellezza sono davanti a lui,
potenza e splendore nel suo santuario.

[7] Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,

[8] date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri,

[9] prostratevi al Signore in sacri ornamenti.
Tremi davanti a lui tutta la terra.

[10] Dite tra i popoli: “Il Signore regna!”.
Sorregge il mondo, perché non vacilli;
giudica le nazioni con rettitudine.

[11] Gioiscano i cieli, esulti la terra,
frema il mare e quanto racchiude;

[12] esultino i campi e quanto contengono,
si rallegrino gli alberi della foresta

[13] davanti al Signore che viene,
perché viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e con verità tutte le genti.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 


Ritaglio del Vangelo Odierno:

«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.

(Gv 15,9-11)


 

 

Cari figli! Vi invito alla preghiera sincera del cuore ! Pregate col Cuore Riempite il vostro cuore anche con le piccole preghiere !

La preghiera è felice incontro con Dio,
il quale ha sempre tempo per noi e ci aspetta.
Questo è un piacevole colloquio tra l’uomo e Dio.
Ogni persona desidera incontrarsi con Dio, unirsi a lui nell’amore,
in lui trovare la pace, felicità e gioia di vivere.
Per questo la preghiera è felice ricongiungimento tra l’uomo e Dio nella luce della fede,
della speranza e dell’amore.
La preghiera era e rimane espressione della manifestazione
dei bisogni più profondi dell’anima, la quale proprio per sua natura
cerca il Dio Creatore per potersi inchinare, per dimostrare la sua stima,
devozione ed amore, per ringraziarlo per il bene che ci dà e per riparare i peccati.
Pregare vuol dire essere cosciente della propria limitatezza e debolezza,
insicurezza e incertezza.
Pregare vuoi dire staccarsi da tutto quello che ci faceva dipendenti.
Trovare il tempo stare a tu per tu con Dio.
Con lui parlare come con il Padre che ci ama e aspetta con ansia,
che ci consola e rende felici.
Pregare vuoi dire essere cosciente e credere che con Dio si può parlare,
unirsi a lui ed essere nell’unione del suo amore.
Un vero credente sa che senza preghiera la sua anima non può vivere.
Per questo non è necessario parlare del bisogno della preghiera.
Bisogna pregare con il cuore. Non pregare per abitudine!
Così ci insegna la Madonna da venticinque anni.
Pregare con il cuore vuol dire prima di tutto pregare con amore e con umiltà.
Vuol dire pregare con tutto il proprio essere:
con il corpo e con l’anima, con il cuore puro.
Vuol dire aprirsi completamente a Dio.
A lui donare il primo posto nella propria vita.
Donarsi completamente a lui.
Secondo gli insegnamenti ed i messaggi della Madonna,
pregare con il cuore vuol dire sperimentare la preghiera come un incontro con Dio.
Tutto ciò significa unirsi con Gesù in modo da sentire e sperimentare
la bellezza e la grandezza della grazia che Dio ci dà.
Anche questo significa ricevere grandi grazie.
Pregare con il cuore significa permettere a Dio di eliminare ogni impedimento.
Alcuni di questi messaggi ce lo mostrano con la massima chiarezza:

* “Cari figli! Vi invito alla preghiera sincera del cuore,
così che la vostra preghiera sia un incontro con il Signore.
Date al Signore il primo posto nel lavoro e nella vita quotidiana!” (25.12.1987).

* “Cari figli! Oggi vi invito alla preghiera del cuore.
Durante questo tempo di grazia, desidero che ognuno di voi si unisca a Gesù.
Senza la preghiera incessante, non potete sentire
la bellezza e la grandezza che Dio vi offre.
Perciò, figlioli, tutto il tempo, riempite il vostro cuore anche con le piccole preghiere.
lo sono con voi e veglio incessantemente su ogni cuore che si dona a me!” (25.2.1989).

* “Vi invito nuovamente alla preghiera del cuore.
Che la preghiera, o cari figli, sia nutrimento quotidiano per voi,
soprattutto in questi giorni, in cui il lavoro dei campi vi affatica
a tal punto da non poter pregare col cuore.
Pregate, e così potrete superare ogni stanchezza.
La preghiera sarà per voi gioia e riposo!” (30.5.1985).

* “Oggi vi invito alla preghiera fatta con il cuore, e non per abitudine.
Alcuni vengono, ma non desiderano progredire nella preghiera.
Perciò voglio ammonirvi quale mamma: pregate affinché in ogni istante
la preghiera prenda il sopravvento nei vostri cuori” (25.5.1985).

* “Cari figli! Questa parrocchia che ho scelto, è una parrocchia speciale,
che si distingue dalle altre.
Io do grandi grazie a tutti quelli che pregano con il cuore.” (6.2.1986).

* “Cari figli! Oggi vi invito a pregare con tutto il cuore
e a cambiare in giorno la vostra vita.” (13.11 1986).

* “Cari figli !… Volgete i vostri cuori alla preghiera
e chiedete che lo Spirito Santo si effonda su di voi.” (9.5.1986).

* “Cari figli!… In questo tempo la pace é minacciata in un modo particolare
e chiedo da voi di rinnovare il digiuno e la preghiera nelle vostre famiglie.
Cari figli, io desidero che voi capiate la serietà della situazione
e che molto di quello che accadrà dipende dalla vostra preghiera”. (25.7.1991).

* Cari Figli! Anche oggi vi invito: Pregate! Pregate! Pregate!
Fino a che la preghiera non diventi vita.” (25.11.2005).

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Ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio

28 aprile 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
http://www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Giovedi 28 Aprile 2016
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Giovedì della V settimana di Pasqua
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Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (At 15,7-21)
Ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio.

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, poiché era sorta una grande discussione, Pietro si alzò e disse loro: «Fratelli, voi sapete che, già da molto tempo, Dio in mezzo a voi ha scelto che per bocca mia le nazioni ascoltino la parola del Vangelo e vengano alla fede. E Dio, che conosce i cuori, ha dato testimonianza in loro favore, concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; e non ha fatto alcuna discriminazione tra noi e loro, purificando i loro cuori con la fede. Ora dunque, perché tentate Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare? Noi invece crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati, così come loro».
Tutta l’assemblea tacque e stettero ad ascoltare Bàrnaba e Paolo che riferivano quali grandi segni e prodigi Dio aveva compiuto tra le nazioni per mezzo loro.
Quando essi ebbero finito di parlare, Giacomo prese la parola e disse: «Fratelli, ascoltatemi. Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere dalle genti un popolo per il suo nome. Con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto: “Dopo queste cose ritornerò e riedificherò la tenda di Davide, che era caduta; ne riedificherò le rovine e la rialzerò, perché cerchino il Signore anche gli altri uomini e tutte le genti sulle quali è stato invocato il mio nome, dice il Signore, che fa queste cose, note da sempre”. Per questo io ritengo che non si debbano importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio, ma solo che si ordini loro di astenersi dalla contaminazione con gli idoli, dalle unioni illegittime, dagli animali soffocati e dal sangue. Fin dai tempi antichi, infatti, Mosè ha chi lo predica in ogni città, poiché viene letto ogni sabato nelle sinagoghe».

Parola di Dio

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I Doni dello Spirito Santo nel Cuore purissimo della Vergine Maria

28 aprile 2016

I Doni dello Spirito Santo
nel Cuore purissimo della Vergine Maria
di P. A. Gardeil O.P.

Salve Regina! Ecco il grido ch’esce più lietamente dal cuore di tutti i figli del beato Domenico. Ogni sera, i santi e le sante del nostro Ordine l’ebbero sulle labbra. Maria è la loro regina. Che cosa vuol dire? Non si tratta evidentemente che d’una regalità spirituale. Ma quali doni possano assicurare una tale regalità, se non doni eccellenti dello Spirito? Per il suo cuore infiammato di un’eminente carità, abitazione scelta fra tutte dallo Spirito Santo, Maria regna su cuori anch’essi ripieni di carità e abitati dallo Spirito Santo. In lei noi non dobbiamo più mettere in rilievo, come in ciascuno dei nostri santi, un dono speciale. La Sposa dello Spirito Santo è entrata a parte della pienezza di tutti i doni. I sette doni dello Spirito Santo emanano dal suo purissimo cuore, e le formano come una gloria splendida e incomparabile. O Beati dell’Ordine di S. Domenico, adorni ciascuno d’un dono prezioso ma speciale, salutate la vostra Regina. Salve Regina!

S. Bernardo avido di conoscere i misteri del purissimo cuore della Santa Vergine, si domanda ansiosamente come potrà penetrarne le profondità. E gli pare di trovare un’indicazione sicura in queste parole del Vangelo: Un uomo buono trae buone cose dal buon tesoro del suo cuore. Si rammenta poi che il medesimo Vangelo ci ha riferito esattamente sette parole della beata Vergine. Ella parlò due volte all’angelo, due volte ad Elisabetta, due volte al suo divin Figliuolo, una volta ai servitori del banchetto di Cana. Ecco, egli esclama, i sette atti d’amore che ci dànno il suo tesoro, ecco le sette fiamme del suo cuore! La prima è quella dell’amore che separa, la seconda è quella dell’amore trasformatore, la terza è quella dell amore che si dà, la quarta è quella dell’amore giubilante, la quinta è quella dell’amore che riposa, la sesta è quella dell’amore compaziente, la settima è quella dell’amore consumatore (1).
Queste caratteristiche dei gradi d’amore del purissimo Cuore della SS. Vergine ci sembra che corrispondano a diversi doni dello Spirito Santo, benché l’ordine accettato da San Bernardo sia forse suscettibile di ritocchi, specialmente in ciò che riguarda la quarta «fiamma», amoris jubilantis, che corrisponde al cantico: Magnificat, e che noi trasferiremo al settimo posto, come quello che dà l’ultima parola di questo Cuore. Checché ne sia, per parlare delle misteriose operazioni dello Spirito Santo nel Cuore della SS. Vergine, non si potrebbe trovare una base più autentica di queste parole riferite nel Vangelo. Ci applicheremo dunque a meditarle per scoprirne i segreti

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Miracoli Eucaristici. Il Miracolo di Gruaro, Valvasone, Italia 1294

28 aprile 2016

Tra i documenti più autorevoli che descrivono il Miracolo Eucaristico avvenuto a Gruaro nel 1294 vi è quella dello storico locale Antonio Nicoletti (1765). Una donna stava lavando sul lavatoio costruito lungo la roggia Versiola una delle tovaglie d’altare della chiesa di S. Giusto. Improvvisamente vide il lino della tovaglia tingersi di sangue. Osservando più attentamente, notò che il sangue usciva da una Particola consacrata rimasta tra le pieghe della tovaglia.

http://www.reginamundi.info/MiracoliEucaristici/Italia/Gruaro.pdf

Tweet del Papa

27 aprile 2016

La speranza cristiana è un dono che Dio ci fa, se usciamo da noi stessi e ci apriamo a Lui.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:00 – 27 Apr 2016

Preghiera della sera. Meditazioni sulla Passione

27 aprile 2016

GESÙ PREGA NEL GETSEMANI

Parola di Dio
“Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsemani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia.

Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».

Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole” (Mt 26,36-44).

Per la comprensione
– Getsemani significa “frantoio per le ulive”: era un orto di proprietà di un discepolo del Signore nella valle del torrente Cedron, sul lato occidentale del Monte degli Ulivi, vicino a Gerusalemme.

– La preghiera di Gesù nel Getsemani è uno degli episodi più impressionanti della Passione.

È una prova dell’autenticità del Vangelo: nessun discepolo avrebbe avuto il coraggio di inventarlo.

Rifletti
– Gesù va nel Getsemani per pregare. Trascorre in preghiera le ultime ore libere della vita. Aveva sempre pregato prima di ogni azione importante. Prega prima di iniziare la sua Passione. Sa che cosa Lo attende nel Getsemani. Avrebbe potuto nascondersi, fuggire nella notte; va invece in un luogo conosciuto da Giuda per andare volontariamente incontro alla morte.

– Gesù ha desiderato ardentemente quest’ora per dare la vita per noi. Ma di fronte al calice amaro che deve bere prova “paura, tristezza e angoscia”; è tanto triste da sentirsi morire; vuole provare tutte le debolezze della natura umana, eccetto il peccato, per essere più vicino a chi soffre: “Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori” (Is 53,4).

– Gesù apre il suo cuore angosciato ai discepoli appesantiti dal sonno: ha bisogno di “stare con loro”, di sentire la presenza e il conforto degli amici più intimi; vuole vicini a sé Pietro, Giacomo e Giovanni, che sono stati testimoni dei suoi miracoli più grandi e hanno contemplato la sua gloria sul Tabor.

– Ma anche gli amici più cari Lo deludono, non sanno tenergli compagnia neppure un’ora e si addormentano. Pagheranno cara questa debolezza e mancanza di amore. “Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. Gli apostoli lo sperimenteranno presto.

– “Abbà, Padre mio”. Gesù si rifugia nella preghiera, cerca il conforto nel Padre. Prega con la fiducia di Figlio; prega intensamente, con umiltà, “prostrato con la faccia a terra”. Prega per tre volte, cioè a lungo, ripetendo le stesse parole: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu”.

– Gesù, come uomo, prega per essere liberato dal bere il calice amaro della sua Passione e morte; ma come Figlio di Dio, come Redentore, vuole solo che si compia la volontà del Padre. Per questo aveva detto: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera” (Gv 4,34). Non è una supplica rassegnata, ma è una preghiera accorata che si compia in Lui la volontà del Padre.

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Vangelo (Gv 15, 9-11) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 28 Aprile 2016) con commento comunitario

27 aprile 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 9-11)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.

Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.

Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

Questo è il Vangelo del 28 Aprile, quello del 27 Aprile lo potete trovare qualche post più sotto.

I cristiani nel mondo. Dalla «Lettera a Diogneto»

27 aprile 2016

(Capp. 5-6; Funk, pp. 397-401)

 

I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti non abitano città particolari, né usano di un qualche strano linguaggio, né conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è stata inventata per riflessione e indagine di uomini amanti delle novità, né essi si appoggiano, come taluni, sopra un sistema filosofico umano.
Abitano in città sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, per ammissione di tutti, incredibile. Abitano ciascuno la loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra straniera è patria per loro, mentre ogni patria è per essi terra straniera. Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non espongono i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il talamo.
Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma, con il loro modo di vivere, sono superiori alle leggi.
Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sono sconosciuti eppure condannati. Sono mandati a morte, ma con questo ricevono la vita. Sono poveri, ma arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria. Sono colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza alla loro giustizia.
Sono ingiuriati e benedicono, sono trattati ignominiosamente e ricambiano con l’onore. Pur facendo il bene, sono puniti come malfattori; e quando sono puniti si rallegrano, quasi si desse loro la vita. I giudei fanno loro guerra, come a gente straniera, e i pagani li perseguitano. Ma quanti li odiano non sanno dire il motivo della loro inimicizia.
In una parola i cristiani sono nel mondo quello che è l’anima nel corpo. L’anima si trova in tutte le membra del corpo e anche i cristiani sono sparsi nelle città del mondo. L’anima abita nel corpo, ma non proviene dal corpo. Anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. L’anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile, anche i cristiani si vedono abitare nel mondo, ma il loro vero culto a Dio rimane invisibile.
La carne, pur non avendo ricevuto ingiustizia alcuna, si accanisce con odio e muove guerra all’anima, perché questa le impedisce di godere dei piaceri sensuali; così anche il mondo odia i cristiani pur non avendo ricevuto ingiuria alcuna, solo perché questi si oppongono al male. (more…)

Udienza generale piazza San Pietro 27-04-2016

27 aprile 2016

Papa Francesco ha dedicato la catechesi dell’udienza generale alla parabola del buon samaritano. “Ignorare la sofferenza dell’uomo significa ignorare Dio”.

 

 

Liturgia del giorno: Audio salmo 122(121)

27 aprile 2016

Mercoledì, 27_Aprile_2016


 

Andremo con gioia alla casa del Signore.

[1] Canto delle ascensioni. Di Davide.
Quale gioia, quando mi dissero:
“Andremo alla casa del Signore”.

[2] E ora i nostri piedi si fermano
alle tue porte, Gerusalemme!

[3] Gerusalemme è costruita
come città salda e compatta.

[4] Là salgono insieme le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge di Israele,
per lodare il nome del Signore.

[5] Là sono posti i seggi del giudizio,
i seggi della casa di Davide.

[6] Domandate pace per Gerusalemme:
sia pace a coloro che ti amano,

[7] sia pace sulle tue mura,
sicurezza nei tuoi baluardi.

[8] Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: “Su di te sia pace!”.

[9] Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.   

Premere qui per ascoltare il salmo…

 

 


Ritaglio del Vangelo Odierno:

«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. (Gv 15,1-8)


 

 

 

Io sono la vite, voi i tralci – Commento a Gv 15, 1-11  

Madre Teresa di Calcutta, Missione d’amore

Il capitolo 15 di Giovanni ci avvicinerà al Cristo. Il Padre, essendo il vignaiolo, deve potare il tralcio perché dia più frutto, e il frutto che dobbiamo produrre nel mondo è bellissimo: l’amore del Padre e la gioia. Ognuno di noi è un tralcio.

Quando andai l’ultima volta a Roma, volevo dare qualche piccolo insegnamento alle mie novizie e pensai che questo capitolo fosse il più bel modo di capire che cosa siamo noi per Gesù e che cosa è Gesù per noi. Ma non mi ero resa conto di ciò di cui invece si resero conto quelle giovani suore quando considerarono quanto è robusto il punto di innesto dei tralci nella vite: come se la vite temesse che qualcosa o qualcuno le strappi il tralcio.

Un’altra cosa su cui quelle sorelle richiamarono la mia attenzione fu che, se si guarda la vite, non si vedono frutti.

Tutti i frutti sono sui tralci. Allora esse mi dissero che l’umiltà di Gesù è così grande che egli ha bisogno dei tralci per produrre frutti. Questo è il motivo per cui ha fatto tanta attenzione al punto di innesto: per poter produrre quei frutti egli ha fatto l’attacco in modo tale che si debba usare la forza per romperlo. Il Padre, il vignaiolo, pota i tralci per produrre più frutto, e il tralcio silenzioso, pieno d’amore, incondizionatamente si lascia potare. Noi sappiamo che cos’è la potatura, poiché nella nostra vita ci deve essere la croce e quanto siamo più vicini a lui e tanto più la croce ci tocca e la potatura è intima e delicata.

Ognuno di noi è un collaboratore di Cristo, il tralcio di quella vite; e che cosa significa per voi e per me essere collaboratori di Cristo?

Significa dimorare nel suo amore, avere la sua gioia, diffondere la sua compassione, testimoniare la sua presenza nel mondo.

Fu stabilito che salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione

27 aprile 2016

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LA LITURGIA DEL GIORNO
www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Mercoledi 27 Aprile 2016
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Mercoledì della V settimana di Pasqua
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Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (At 15,1-6)
Fu stabilito che salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, alcuni, venuti [ad Antiòchia] dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati».
Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. Essi dunque, provveduti del necessario dalla Chiesa, attraversarono la Fenìcia e la Samarìa, raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli.
Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro. Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: «È necessario circonciderli e ordinare loro di osservare la legge di Mosè».
Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema.

Parola di Dio

Tweet del Papa

26 aprile 2016

Apriamo al Signore i nostri sepolcri sigillati – ognuno di noi li conosce – perché Gesù entri e porti vita.

Papa Francesco su Twitter (‏@Pontifex_it), ore 14:00 – 26 apr 2016

 

Ognuno è chiamato a prendersi cura della vita delle famiglie: esse non sono un problema, sono un’opportunità.

Papa Francesco su Twitter (‏@Pontifex_it), ore 13:00 – 25 apr 2016

Preghiera della sera. Meditazioni sulla Passione

26 aprile 2016

PREGHIERA SACERDOTALE: OBLAZIONE E INTERCESSIONE

Parola di Dio
“Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: “Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Io prego per loro; non prego per il mondo… Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi… Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità. Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria. E l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro” (Gv 17).

Per la comprensione
– Gesù ha desiderato ardentemente di mangiare l’ultima cena con i suoi apostoli prima della sua Passione per aprire loro tutto il suo cuore (Cf. Lc 22,15) e per lasciare loro, come un padre, gli ultimi ricordi.

– “Il discepolo che Gesù amava” nei capitoli 13-16 del suo vangelo compendia gli ultimi insegnamenti di Gesù e nel capitolo 17 trasforma in preghiera quanto ha compendiato. È “la preghiera sacerdotale” che Gesù, sommo ed eterno sacerdote, rivolge al Padre prima di salire l’altare della croce.

Rifletti
– Il centro dell’ultima cena è l’Eucaristia: con essa inizia e viene perpetuata la Passione, come “memoriale della morte del Signore”. Per capire il lungo discorso di Gesù nell’ultima cena e la preghiera sacerdotale bisogna tener presente questo grande dono d’amore.

– “È giunta l’ora”. Si sta per compiere il piano di Dio: la gloria del Padre e la salvezza degli uomini. Gesù è venuto per quest’ora, ha fatto sempre riferimento a quest’ora; nessuno Gli ha potuto fare del male prima che giungesse la sua ora; ha atteso quasi con impazienza l’arrivo di quest’ora.

– “Padre, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te”. È la gloria di essere innalzato sul trono della croce, la gloria che è frutto dell’umiliazione e della sofferenza, frutto dell’obbedienza al Padre fino alla morte di croce (Fil 2, 811). Gesù glorifica il Padre facendo la sua volontà e riportando a Lui l’uomo salvato, rappacificando la terra con il cielo.

– “Per loro consacro me stesso”: Gesù è la vittima pura e santa che si offre al Padre per i fratelli peccatori; è l’eterno sacerdote che non offre olocausti di povere creature, ma offre se stesso.

– “Io prego per loro… e per tutti coloro che per la loro parola crederanno in me”. Quanto è consolante pensare che Gesù ha pregato anche per me, perché la mia fede mai venga meno, perché non vada perduto, perché anch’io sia consacrato a Dio nella verità, perché possa essere con Lui per contemplare la sua gloria, perché sia strumento di unità.

– “Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno”. Il “mondo” è il regno del male; Gesù ripete 15 volte questa parola nella sua preghiera per mettercene in guardia. Ma colui che “ha vinto il mondo” prega e veglia perché anche i suoi discepoli ne siano vittoriosi.

– “Tutti siano una cosa sola”. È l’anelito supremo di Gesù; essere “una cosa sola”, “in noi” e “come noi”: il miracolo dell’unità può avvenire solo in

Dio, se si è uniti strettamente a Lui, a imitazione del mistero dell’Unità e Trinità di Dio. “Perché il mondo creda”: l’amore è il distintivo dei cristiani, è il segno autentico della presenza di Cristo nella sua Chiesa.

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Liturgia del giorno: Audio salmo 145(144)

26 aprile 2016

Martedì, 26_Aprile_2016


I tuoi amici, Signore, proclamino la gloria del tuo regno.

[1] Lodi. Di Davide.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome
in eterno e per sempre.

[2] Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome
in eterno e per sempre.

[3] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.

[4] Una generazione narra all’altra le tue opere,
annunzia le tue meraviglie.

[5] Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi.

[6] Dicono la stupenda tua potenza
e parlano della tua grandezza.

[7] Diffondono il ricordo della tua bontà immensa,
acclamano la tua giustizia.

[8] Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all’ira e ricco di grazia.

[9] Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

[10] Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.

[11] Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza,

[12] per manifestare agli uomini i tuoi prodigi
e la splendida gloria del tuo regno.

[13] Il tuo regno è regno di tutti i secoli,
il tuo dominio si estende ad ogni generazione.

[14] Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.

[15] Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa
e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.

[16] Tu apri la tua mano
e sazi la fame di ogni vivente.

[17] Giusto è il Signore in tutte le sue vie,
santo in tutte le sue opere.

[18] Il Signore è vicino a quanti lo invocano,
a quanti lo cercano con cuore sincero.

[19] Appaga il desiderio di quelli che lo temono,
ascolta il loro grido e li salva.

[20] Il Signore protegge quanti lo amano,
ma disperde tutti gli empi.

[21] Canti la mia bocca la lode del Signore
e ogni vivente benedica il suo nome santo,
in eterno e sempre.

Premere qui per ascoltare il salmo.


Ritaglio del Vangelo Odierno:

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. (Gv 14,27-31)


Il Signore salva!

«Il coraggio, uno non se lo può dare» esclama don Abbondio nei Promessi sposi di Alessandro Manzoni. Lo stesso, a maggior ragione, può dirsi della fede. Essere forti, avere coraggio: facile a dirsi dal pulpito una qualunque domenica dell’anno, ma su un aeroplano nel mezzo di una turbolenza? Nella malattia? Tuttavia, l’antico salmista non era un ingenuo: sapeva di che cosa parlava.

L’invito alla lode che conclude il componimento non è una pia illusione, ma nasce dall’ intima convinzione di chi ha provato la sicurezza che si trova nella mano di Dio (Sal. 31, 5.15) quando questi libera dalla mano del nemico (Sal. 31, 8.15). Il Signore salva: questa fu l’esperienza personale dell’orante, e di Israele in generale, questa la conoscenza che fondava – e sostiene anche oggi – l’edificio della fede. Costruita su queste basi, la «casa» sta in piedi. Non si tratta della promessa di un’esistenza senza pericoli, e dunque senza paura, perché terremoti e inondazioni saranno sempre possibili. Bensì, di una vita nella quale, grazie al coraggio della fede, si superano i problemi e le difficoltà. Giorno dopo giorno, un passo alla volta, si percorre il proprio cammino e, quasi senza rendersene conto, si arriva alla meta: non sempre sani ma, grazie a Dio, salvi. Quando questo avviene, ecco sbocciare la riconoscenza e germogliare la lode, ecco il desiderio di annunciare la propria scoperta e condividere la propria certezza con coloro che sono prossimi, ammaestrandoli e incoraggiandoli: «Siate saldi, e il vostro cuore si fortifichi, o voi tutti che sperate nel Signore!» (Sal. 31, 24).

Vangelo (Gv 15,1-8) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 27 Aprile 2016) con commento comunitario

26 aprile 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,1-8)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Questo è il Vangelo del 27 Aprile, quello del 26 Aprile lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio salmo 89(88)

25 aprile 2016

Lunedì, 24_Aprile_2016


Canterò in eterno l’amore del Signore.

[1] Maskil. Di Etan l’Ezraita.

[2] Canterò senza fine le grazie del Signore,
con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli,

[3] perché hai detto: “La mia grazia rimane per sempre”;
la tua fedeltà è fondata nei cieli.

[4] “Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide mio servo:

[5] stabilirò per sempre la tua discendenza,
ti darò un trono che duri nei secoli”.

[6] I cieli cantano le tue meraviglie, Signore,
la tua fedeltà nell’assemblea dei santi.

[7]Chi sulle nubi è uguale al Signore,
chi è simile al Signore tra gli angeli di Dio?

[8] Dio è tremendo nell’assemblea dei santi,
grande e terribile tra quanti lo circondano.

[9] Chi è uguale a te, Signore, Dio degli eserciti?
Sei potente, Signore, e la tua fedeltà ti fa corona.

[10] Tu domini l’orgoglio del mare,
tu plachi il tumulto dei suoi flutti.

[11] Tu hai calpestato Raab come un vinto,
con braccio potente hai disperso i tuoi nemici.

[12] Tuoi sono i cieli, tua è la terra,
tu hai fondato il mondo e quanto contiene;

[13] il settentrione e il mezzogiorno tu li hai creati,
il Tabor e l’Ermon cantano il tuo nome.

[14] È potente il tuo braccio,
forte la tua mano, alta la tua destra.

[15] Giustizia e diritto sono la base del tuo trono,
grazia e fedeltà precedono il tuo volto.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 


Ritagli del Vangelo Odierno:

Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».(Mc 16,15-20)


 

 

 

LA FORZA DELLA PREGHIERA … MA CON FEDE

“tutto quello che domandate nella preghiera
abbiate fede di averlo (già) ottenuto
e vi sarà accordato”.
(Marco 11,24)

“In verità vi dico:
Se avrete fede pari ad un granellino di senapa,
potrete dire a questo monte:
spostati da qui a là, ed esso si sposterà,
e niente vi sarà impossibile”.
(Matteo 17,20)

Francesco al Villaggio per la terra: rendete il deserto una foresta

25 aprile 2016

 

2016-04-24 Radio Vaticana

 

 

È stata una visita a sorpresa quella che Papa Francesco ha compiuto nel pomeriggio di oggi al “Villaggio per la terra”, la manifestazione in corso al Galoppatoio di Villa Borghese a Roma, organizzata da Earth Day Italia e dal Movimento dei Focolari di Roma. Vi ringrazio, ha detto il Papa alle migliaia di persone presenti, perché trasformate il deserto in foresta. Il servizio di Alessandro De Carolis:

 

Un pomeriggio in un Villaggio speciale, costruito per quattro giorni nel cuore di Roma, per mostrare il volto nascosto della Città eterna, quello che ogni giorno tesse senza clamore reti di solidarietà, dialogo interreligioso, convivenza, con iniziative spesso troppo piccole per attirare l’occhio dei media ma che sono piccoli mattoni dell’edificio della civiltà. In questo Villaggio, Papa Francesco è arrivato poco prima delle 17, immergendosi nella folla di circa 3.500 persone che lo ha accolto con affetto, sulle note del “Gen Verde”, la band dei Focolari, rappresentati dalla presidente, Maria Voce, e dal copresidente, Jesus Moran, oltre che dalle centinaia di persone che in questi giorni partecipano all’esperienza della Mariapoli .

“Siete persone che fanno sì che il deserto diventi foresta”, ha detto il Papa, che ha ringraziato le persone per il loro impegno espresso a vari livelli della società: dalla prossimità ai detenuti, alla lotta al gioco d’azzardo. Pierluigi Sassi, presidente di Earth day Italia, ha parlato delle attività incentrate sull’educazione ambientale, dialogo interreligioso e minori non accompagnati, e un’esperienza europea del Progetto Erasmus per studenti.

“Una volta – ha ricordato Francesco – qualcuno mi ha detto che la parola ‘conflitto’ in cinese è formata da due segni: ‘rischio’ e ‘opportunità’”. Bisogna “correre il rischio” di avvicinarsi per conoscere la realtà, ha aggiunto il Papa, che ha insistito sull’importanza della gratuità. “Mai, mai, mai girarsi per non vedere”. Sembra, ha stigmatizzato, che in questo mondo “se non paghi non puoi vivere”: al centro del mondo “c’è il dio denaro: chi non può avvicinarsi per adorarlo, finisce nella fame, nella malattia e nello sfruttamento”. Francesco ha poi messo in risalto l’importanza del perdono: il rammarico, il risentimento – ha ribadito – ci allontana. Bisogna sempre costruire, nella consapevolezza che tutti abbiamo qualcosa da farci perdonare, tutti dobbiamo lavorare insieme, rispettarci, e così vedremo questo “miracolo”: di un deserto che diventa foresta.

(Da Radio Vaticana)

Vangelo (Gv 14,27-31a) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 26 Aprile 2016) con commento comunitario

25 aprile 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,27-31a)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.

Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.

Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può a, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

Questo è il Vangelo del 26 Aprile, quello del 25 Aprile lo potete trovare qualche post più sotto.

La proclamazione della verità. Dal trattato «Contro le eresie» di sant’Ireneo, vescovo

25 aprile 2016

(Lib. 1, 10, 1-3; PG 7, 550-554)

La Chiesa, sparsa in tutto il mondo, fino agli ultimi confini della terra, ricevette dagli apostoli e dai loro discepoli la fede nell’unico Dio, Padre onnipotente, che fece il cielo la terra e il mare e tutto ciò che in essi è contenuto (cfr. At 4, 24). La Chiesa accolse la fede nell’unico Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnatosi per la nostra salvezza. Credette nello Spirito Santo che per mezzo dei profeti manifestò il disegno divino di salvezza: e cioè la venuta di Cristo, nostro Signore, la sua nascita dalla Vergine, la sua passione e la risurrezione dai morti, la sua ascensione corporea al cielo e la sua venuta finale con la gloria del Padre. Allora verrà per «ricapitolare tutte le cose» (Ef 1, 10) e risuscitare ogni uomo, perché dinanzi a Gesù Cristo, nostro Signore e Dio e Salvatore e Re secondo il beneplacito del Padre invisibile «ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua lo proclami» (Fil 2, 10) ed egli pronunzi su tutti il suo giudizio insindacabile.
Avendo ricevuto, come dissi, tale messaggio e tale fede, la Chiesa li custodisce con estrema cura, tutta compatta come abitasse in un’unica casa, benché ovunque disseminata. Vi aderisce unanimemente quasi avesse una sola anima e un solo cuore. Li proclama, li insegna e li trasmette all’unisono, come possedesse un’unica bocca. (more…)

Vi saluta Marco, figlio mio

25 aprile 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
http://www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Lunedi 25 Aprile 2016
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SAN MARCO
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Grado della Celebrazione: FESTA
Colore liturgico: Rosso

Colletta O Dio, che hai glorificato il tuo evangelista Mm

PRIMA LETTURA (1Pt 5,5-14)
Vi saluta Marco, figlio mio.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili. Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché vi esalti al tempo opportuno, riversando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze sono imposte ai vostri fratelli sparsi per il mondo. E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, egli stesso, dopo che avrete un poco sofferto, vi ristabilirà, vi confermerà, vi rafforzerà, vi darà solide fondamenta. A lui la potenza nei secoli. Amen! Vi ho scritto brevemente per mezzo di Silvano, che io ritengo fratello fedele, per esortarvi e attestarvi che questa è la vera grazia di Dio. In essa state saldi! Vi saluta la comunità che vive in Babilonia, e anche Marco, figlio mio. Salutatevi l’un l’altro con un bacio d’amore fraterno. Pace a voi tutti che siete in Cristo!

Parola di Dio

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Preghiera della sera. Meditazioni sulla Passione

24 aprile 2016

IL COMANDAMENTO NUOVO

http://rosarioonline.altervista.org/index.php/santorosario/sezione/it/meditazioni/passione-2/24

Papa al Regina Caeli: liberare persone sequestrate in Siria e nel mondo

24 aprile 2016

2016-04-24 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al termine della celebrazione in Piazza San Pietro, il Papa ha rivolto un saluto ai pellegrini prima della recita del Regina Caeli. Il pensiero del Pontefice è andato in particolare a quanti, laici e religiosi, sono sotto sequestro in Siria e nel mondo. Il Pontefice ha dunque levato un nuovo accorato appello per la loro liberazione. Dopo il Regina Caeli, Francesco, in papamobile, ha salutato a lungo i tantissimi fedeli, 100 mila secondo la Sala Stampa Vaticana, presenti fino a metà di Via della Conciliazione. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Una testimonianza “gioiosa e chiassosa”. Al Regina Caeli, Papa Francesco definisce così il Giubileo dei Ragazzi e ringrazia i giovani di tutto il mondo per aver vissuto a Roma “momenti di fede e di fraterna convivialità”.

 

Liberare i sequestrati in Siria, Dio tocchi il cuore dei rapitori
Quindi, il pensiero va, ancora una volta, a quanti in Siria soffrono a causa della guerra e della violenza:

“È sempre viva in me la preoccupazione per i fratelli vescovi, sacerdoti e religiosi, cattolici e ortodossi, sequestrati da molto tempo in Siria. Dio Misericordioso tocchi il cuore dei rapitori e conceda quanto prima a quei nostri fratelli di essere liberati e poter tornare alle loro comunità. Per questo vi invito tutti a pregare, senza dimenticare le altre persone rapite nel mondo”.

 

I martiri della guerra civile spagnola, coraggiosi testimoni
Il Papa ha così ricordato la Beatificazione a Burgos di cinque martiri uccisi per la fede durante la guerra civile spagnola: “Lodiamo il Signore – ha affermato – per questi suoi coraggiosi testimoni, e per loro intercessione supplichiamolo di liberare il mondo da ogni violenza”. Quindi, dopo il Regina Caeli, una nuova esortazione per i giovani venuti a Roma per il loro Giubileo:

“Cari giovani, avete celebrato il Giubileo: adesso tornate a casa con la gioia della vostra identità cristiana. In piedi, la testa alta, e la vostra carta d’identità nelle vostre mani e nel vostro cuore! Che il Signore vi accompagni. E, per favore, pregate anche per me. Grazie”.

(Da Radio Vaticana)

 

 

 

 

 

Il Papa ai giovani: la felicità non ha prezzo, non è una App

24 aprile 2016

 

2016-04-24 Radio Vaticana

 

“Non accontentatevi della mediocrità, di ‘vivacchiare’ stando comodi e seduti”. Il Papa si è rivolto in questo modo nell’omelia ai 70 mila ragazzi, e ai loro accompagnatori, questa mattina a Piazza San Pietro per la Messa del Giubileo dei Ragazzi. Arrivati da ogni parte d’Italia e del mondo, hanno affollato la piazza fin dalla prima mattinata. Da Francesco, un invito a costruire il futuro “insieme agli altri e per gli altri, mai contro qualcun altro”, basando tutto sull’amore “carta d’identità del cristiano”. Il servizio di Alessandro Guarasci:

E’ libero chi sceglie il bene
Francesco invita i giovani a scegliere sempre e comunque il bene. Dunque, “la libertà non è poter sempre fare quello che mi va: questo rende chiusi, distanti, impedisce di essere amici aperti e sinceri; non è vero che quando io sto bene tutto va bene”. E allora, ecco che bisogna saper distinguere, fa capire il Papa, perché, “è libero chi sceglie il bene, chi cerca quello che piace a Dio, anche se è faticoso. Ma solo con scelte coraggiose e forti si realizzano i sogni più grandi, quelli per cui vale la pena di spendere la vita”.

La felicità non è un’app, non ha prezzo
Le scelte che quindi i ragazzi sono chiamati a fare, sono definite dal Papa “coraggiose e forti”, perché solo con esse “si realizzano i sogni più grandi, quelli per cui vale la pena di spendere la vita”. Dunque, no alla “mediocrità”:

“Non fidatevi di chi vi distrae dalla vera ricchezza, che siete voi, dicendovi che la vita è bella solo se si hanno molte cose; diffidate di chi vuol farvi credere che valete quando vi mascherate da forti, come gli eroi dei film, o quando portate abiti all’ultima moda. La vostra felicità non ha prezzo e non si commercia; non è una ‘app’ che si scarica sul telefonino: nemmeno la versione più aggiornata potrà aiutarvi a diventare liberi e grandi nell’amore”.

Insomma, anche questi giovani, molti di loro oggi a San Pietro non hanno più di 16 anni, sono chiamati a scelte radicali.

L’amore si nutre di fiducia, di rispetto e di perdono
Per fare queste scelte radicali, serve “un impegno radicale di chi sa di realizzare grandi sogni”, “se un giovane non sa sognare è già andato in pensione”. La via dunque è segnata: “L’amore si nutre di fiducia, di rispetto e di perdono. L’amore non si realizza perché ne parliamo, ma quando lo viviamo: non è una dolce poesia da studiare a memoria, ma una scelta di vita da mettere in pratica”. Ed ancora:

“Quando amare sembra pesante, quando è difficile dire di no a quello che è sbagliato, guardate la croce di Gesù, abbracciatela e non lasciate la sua mano, che vi conduce verso l’alto e vi risolleva quando cadete”.

Chiamati a costruire il futuro assieme agli altri
Il Papa dimostra di avere fiducia nei giovani, d’altronde, il futuro della Chiesa si fonda anche su di loro. “So che siete capaci di gesti di grande amicizia e bontà – dice Francesco – Siete chiamati a costruire così il futuro: insieme agli altri e per gli altri, mai contro qualcun altro! Farete cose meravigliose se vi preparate bene già da ora, vivendo pienamente questa vostra età così ricca di doni, e senza aver paura della fatica”:

“Fate come i campioni sportivi, che raggiungono alti traguardi allenandosi con umiltà e duramente ogni giorno. Il vostro programma quotidiano siano le opere di misericordia: allenatevi con entusiasmo in esse per diventare campioni di vita! Così sarete riconosciuti come discepoli di Gesù. E la vostra gioia sarà piena”.

L’amore è la carta d’identità del cristiano
Gesù dunque è la via. Per il Papa “anche se tu lo deludi e ti allontani da Lui, Gesù continua a volerti bene e a starti vicino, a credere in te più di quanto tu creda in te stesso. E questo è tanto importante! Perché la minaccia principale, che impedisce di crescere bene, è quando a nessuno importa di te, quando senti che vieni lasciato in disparte. Il Signore invece è sempre con te ed è contento di stare con te”. L’amore, in fondo,è “la carta d’identità del cristiano, è l’unico “documento” valido per essere riconosciuti discepoli di Gesù”, Un amore “concreto”, che non è, dice il Papa, una “telenovela”.

Se cadete, alzatevi, Dio vi vuole in piedi!
Quando si sbaglia bisogna avere il coraggio di andare avanti. “Nella vita – fa notare il Santo Padre – sempre si cade, perché siamo peccatori, siamo deboli. Ma c’è la mano di Gesù che risolleva noi, che ci alza. Gesù ci vuole in piedi! Quella parola bella che Gesù diceva ai paralitici: “Alzati!”. Dio ci ha creati per essere in piedi. C’è una bella canzone che cantano gli alpini quando salgono sui pendii. La canzone dice così: “Nell’arte di salire, l’importante non è non cadere, ma non rimanere caduto!”. Avere il coraggio di alzarsi, di lasciarci alzare dalla mano di Gesù. E questa mano tante volte viene dalla mano di un amico, dalla mano dei genitori, dalla mano di quelli che ci accompagnano nella vita. Anche Gesù stesso è lì. Alzatevi. Dio vi vuole in piedi, sempre in piedi”.

 

(Da Radio Vaticana)

Liturgia del giorno: Audio salmo 145(144)

24 aprile 2016

Domenica, 24_Aprile_2016


Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

[1] Lodi. Di Davide.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome
in eterno e per sempre.

[2] Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome
in eterno e per sempre.

[3] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.

[4] Una generazione narra all’altra le tue opere,
annunzia le tue meraviglie.

[5] Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi.

[6] Dicono la stupenda tua potenza
e parlano della tua grandezza.

[7] Diffondono il ricordo della tua bontà immensa,
acclamano la tua giustizia.

[8] Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all’ira e ricco di grazia.

[9] Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

[10] Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.

[11] Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza,

[12] per manifestare agli uomini i tuoi prodigi
e la splendida gloria del tuo regno.

[13] Il tuo regno è regno di tutti i secoli,
il tuo dominio si estende ad ogni generazione.

[14] Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.

[15] Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa
e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.

Premere qui per ascoltare il salmo

 

 


Ritaglio del Vangelo Odierno:

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».(Sal 144)


 

 Il Perdono  

Regola di Taizé

O Signore, per vivere te in mezzo agli uomini,
uno dei più grandi rischi da prendere
è quello di perdonare,
di dimenticare il passato dell’altro.
Perdonare e ancora perdonare,
ecco ciò che libera il passato
e immerge nell’istante presente.
Amare è presto detto.
Vivere l’amore che perdona,
è un’altra cosa.
Non si perdona per interesse,
non si perdona mai perché l’altro
sia cambiato dal nostro perdono.
Si perdona unicamente
per seguire te.
In vista del perdono oserei pregarti, o Gesù,
con la tua ultima preghiera:
Padre, perdona loro,
perché non sanno quello che fanno.
E questa preghiera
ne farà nascere un’altra:
Padre, perdona me,
perché così spesso anch’io non so ciò che faccio.
Fa’ che sappia ricominciare sempre di nuovo
a convertire il mio cuore:
per essere testimone di un avvenire.

http://www.qumran2.net/ritagli/index.php?autore=Regola%20di%20Taiz%C3%A9

Tweet del Papa

24 aprile 2016

Cari giovani, con la grazia di Dio possiate diventare cristiani autentici e coraggiosi, testimoni di amore e di pace.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 10:00 – 24 Apr 2016

Cari ragazzi e ragazze, i vostri nomi sono scritti nel cielo, nel cuore misericordioso del Padre. Siate coraggiosi, controcorrente!

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:00 – 23 Apr 2016

Vangelo (Mc 16,15-20) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 25 Aprile 2016) con commento comunitario

24 aprile 2016

SAN MARCO, Evangelista – Festa

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16,15-20)

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.

Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Questo è il Vangelo del 25 Aprile, quello del 24 Aprile lo potete trovare qualche post più sotto.