Archive for maggio 2016

Tweet del Papa

31 maggio 2016

Al termine del mese di maggio, mi unisco spiritualmente alle tante espressioni di devozione a Maria Santissima.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:00 – 31 mag 2016

Messa Santa Marta 31-05-2016

31 maggio 2016

Papa Francesco, nell’omelia della messa del mattino celebrata a Casa Santa Marta, ha commentato il vangelo della Visitazione di Maria: se noi cristiani “imparassimo il servizio e ad andare incontro agli altri”, come “cambierebbe il mondo”!

 

 

Vangelo (Mc 12, 18-27) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 1 Giugno 2016) con commento comunitario

31 maggio 2016

Dal vangelo secondo Marco (Mc 12, 18-27)

In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

Questo è il Vangelo dell’1 Giugno , quello del 31 Maggio lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio Isaia cap.12

31 maggio 2016

Martedì,31_Maggio_2016


 

Grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

[1] Tu dirai in quel giorno:
“Ti ringrazio, Signore; tu eri in collera con me,
ma la tua collera si è calmata e tu mi hai consolato.

[2] Ecco, Dio è la mia salvezza;
io confiderò, non temerò mai,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza.

[3] Attingerete acqua con gioia
alle sorgenti della salvezza”.

[4] In quel giorno direte:
“Lodate il Signore, invocate il suo nome;
manifestate tra i popoli le sue meraviglie,
proclamate che il suo nome è sublime.

[5] Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose grandiose,
ciò sia noto in tutta la terra.

[6] Gridate giulivi ed esultate, abitanti di Sion,
perché grande in mezzo a voi è il Santo di Israele”.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 


Ritaglio del Vangelo odierno:

«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». (Lc 1,39-56)


San Francesco d’Assisi

I Salmi

Introduzione

San Francesco compose quindici “salmi” e alcune altre preghiere, che egli stesso usava recitare oltre l’Ufficio divino, obbligatorio per tutti i chierici e quello della Madonna. Seguendo i più antichi manoscritti, le edizioni recenti danno a questi salmi il titolo di “Ufficio della Passione del Signore”, notando però che con questa preghiera il santo intendeva celebrare l’intero mistero della redenzione, dall’incarnazione fino al ritorno del Signore, passando per la passione, la morte, la risurrezione e l’ascensione.

Salmo 1Salmo 2Salmo 3Salmo 4Salmo 5Salmo 6Salmo 7Salmo 8Salmo 9Salmo 10Salmo 11Salmo 12Salmo  13 Salmo 14 Salmo antifona

Ufficio della Passione del Signore

Incominciano i salmi, che il beatissimo padre nostro Francesco compose a onore e a memoria e a lode della passione del Signore. E incominciano dalla compieta del Giovedì santo, cioè da quella triste notte in cui il Signor nostro Gesù Cristo fu tradito e catturato. E nota, che il beato Francesco recitava questo ufficio in questo modo: prima diceva l’orazione, che ci ha insegnato il Signore e Maestro. Santissimo Padre nostro, ecc. insieme alle lodi Santo, santo, santo. Terminate le lodi e l’orazione, incominciava questa antifona: Santa Maria. Prima diceva i salmi dell’ufficio della Madonna, poi diceva gli altri salmi da lui scelti, e, alla fine di tutti i salmi, recitava i salmi della passione. Terminato il salmo diceva questa antifona: Santa Maria Vergine. Terminata l’antifona era finito l’ufficio

                                                               

Salmo 1

Signore, ti ho raccontato la mia vita: e tu hai preso le mie lacrime e le hai poste davanti a te.  
I miei nemici si sono uniti per perdermi :  hanno risposto col male al bene, con l’odio all’amore. 
Invece di amarmi, dicevano ogni male di me: ma io pregavo. 
Mio Padre santo, che sei Re del cielo e della terra, non allontanarti da me: il tempo della tribolazione è prossimo, e non c’è chi mi aiuti. 
Ma se io ti avrò invocato fuggiranno i miei nemici: ecco, io so bene che tu sei il mio Dio.  
Si sono fermati lontano da me anche i miei amici e i miei intimi.: 
tu hai permesso che rimanessero lontani, ed essi si vergognarono di me. Fui consegnato ai miei nemici, né da essi mi liberai. 
Padre santo, non allontanare da me il tuo aiuto: Dio mio, guarda e vieni in mio soccorso. 
Vieni in mio soccorso, Dio della mia salvezza . 
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, come nel principio e ora e sempre e nei secoli dei secoli.

Amen.

 

http://www.san-francesco.org/salmi.html#1

Maria magnifica il Signore che opera in lei. Dalle «Omelie» di san Beda il Venerabile, sacerdote

31 maggio 2016

(Lib. 1, 4; CCL 122, 25-26, 30)

«L’anima mia magnifica il Signore ed il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore» (Lc 1, 46).
Con queste parole Maria per prima cosa proclama i doni speciali a lei concessi, poi enumera i benefici universali con i quali Dio non cessò di provvedere al genere umano per l’eternità.
Magnifica il Signore l’anima di colui che volge a lode e gloria del Signore tutto ciò che passa nel suo mondo interiore, di colui che, osservando i precetti di Dio, dimostra di pensare sempre alla potenza della sua maestà.
Esulta in Dio suo salvatore, lo spirito di colui che solo si diletta nel ricordo del suo creatore dal quale spera la salvezza eterna.
Queste parole, che stanno bene sulle labbra di tutte le anime perfette, erano adatte soprattutto alla beata Madre di Dio. Per un privilegio unico essa ardeva d’amore spirituale per colui della cui concezione corporale ella si rallegrava.
A buon diritto ella poté esultare più di tutti gli altri santi di gioia straordinaria in Gesù suo salvatore. Sapeva infatti che l’autore eterno della salvezza, sarebbe nato dalla sua carne, con una nascita temporale e in quanto unica e medesima persona, sarebbe stato nello stesso tempo suo figlio e suo Signore.
«Cose grandi ha fatto a me l’onnipotente e santo è il suo nome».
Niente dunque viene dai suoi meriti, dal momento che ella riferisce tutta la sua grandezza al dono di lui, il quale essendo essenzialmente potente e grande, è solito rendere forti e grandi i suoi fedeli da piccoli e deboli quali sono.
Bene poi aggiunse: «E Santo è il suo nome», per avvertire gli ascoltatori, anzi per insegnare a tutti coloro ai quali sarebbero arrivate le sue parole ad aver fiducia nel suo nome e a invocarlo. Così essi pure avrebbero potuto godere della santità eterna e della vera salvezza, secondo il detto profetico: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato» (Gl 3, 5). Infatti è questo stesso il nome di cui sopra si dice: «Ed esultò il mio spirito in Dio, mio salvatore». (more…)

Re d’Israele è il Signore in mezzo a te

31 maggio 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
http://www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Martedi 31 Maggio 2016
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VISITAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
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Grado della Celebrazione: FESTA
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (Sof 3,14-18)
Re d’Israele è il Signore in mezzo a te.

Dal libro del profeta Sofonìa

Rallégrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!
Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico.
Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura.
In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia».

Parola di Dio.

Visitazione della Beata Vergine Maria. Discorso di san Giovanni Paolo II

31 maggio 2016

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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI FEDELI AL TERMINE DELLA PROCESSIONE
SVOLTASI A CONCLUSIONE DEL MESE MARIANO

Giardini Vaticani – Venerdì, 31 maggio 1991

C’è una grande densità e profondità in questo mistero che la Chiesa vive oggi, la Visitazione: mistero di Maria, mistero del nascituro, l’Emmanuele. La densità sta qui, la profondità sta qui: Maria che fa presente Dio fattosi uomo, fattosi suo nascituro. Questa “visitazione” è un’anticipazione di tutte le Visitazioni che Dio fattosi uomo, l’Emmanuele, fa da questo momento, in diversi luoghi, in diversi ambienti, in diversi modi in epoche diverse.
È così legata la sua Visitazione a Maria. Attraverso questo legame Dio stesso vuole dirci qualche cosa. Lui ha legato la sua presenza al mondo, la sua opera nel mondo, il suo essere l’Emmanuele, Dio con noi, ha legato a lei come alla sua Madre, la madre, la Donna vergine che lo porta nel suo grembo che poi lo partorisce nella notte di Natale. Così comincia questa storia stupenda, storia umana-divina, divina-umana, non solamente la storia di Gesù e di Maria, la storia una volta attuata in Palestina, ma la storia che continua, che sempre ha una nuova continuazione, una nuova attuazione.
Penso ai diversi santuari mariani come quello di Fatima che ho potuto di nuovo visitare nei giorni scorsi, come anche a questa Grotta di Lourdes dove noi ci riuniamo processionalmente in preghiera, nell’ultimo giorno di questo mese di maggio. Tutto questo riflette lo stesso mistero, mistero della sua Visitazione, mistero molto fecondo. Sì, passa attraverso i tempi, ha il suo mese privilegiato e questo mese è appunto il mese di maggio. Passa attraverso i luoghi, ma passa soprattutto attraverso i cuori. Visitazione dei cuori umani.
Oggi, concludendo il mese di maggio del 1991, vogliamo ringraziare per la Visitazione mariana di questo mese, di tutto questo mese, ma nello stesso tempo, vogliamo anche ringraziare per tutte le innumerevoli Visitazioni attraverso i tempi e i luoghi, attraverso i cuori umani. Non si può misurare la dimensione di questo mistero che si ripete così, si riproduce così e porta questi frutti o frutti simili, come li ha portati nel giorno della prima Visitazione che oggi ricordiamo e celebriamo.
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Araldo del Divino Amore , Libro Terzo , Le Rivelazioni di Santa Geltrude ,Capitolo L

30 maggio 2016

DELIZIE DI GESU’ NEL CUORE DI GELTRUDE

Un giorno, mentre stava apparecchiandosi alla S. Comunione, Geltrude fu presa da un malore che le tolse ogni forza, gettandola in un’estrema prostrandone. Nel timore che la sua divozione ne subisse detrimento disse a Gesù: «O dolcezza dell’anima mia! Ben so che sono indegna di riceverti, e mi asterrei oggi dalla SS. Comunione, se potessi trovare in qualche altra creatura, ristoro e consolazione. Ma dall’Oriente all’Occidente, da Settentrione a Mezzogiorno, non c’è proprio nulla che, all’infuori di Te, possa dare gioia e refrigerio all’anima mia e al mio corpo. Eccomi dunque piena di amore ed anelante per l’ardente desiderio, correre a Colui che è la sorgente di vita! ». Il Signore accettò quella tenera effusione con la solita bontà, e si degnò di rispondere: « Poichè affermi di non trovare piacere in alcuna creatura fuori di me, così io giuro„ per la mia divina virtù, che non voglio prendere piacere in alcuna creatura senza di te ». Mentre raccoglieva questa parola così piena di accondiscendente bontà, Geltrude pensava in cuor suo che forse tale benigna disposizione avrebbe potuto cambiare, ma Gesù, entrando nel suo pensiero, le disse « Per me, volere e potere sono un’unica cosa, perciò non posso che ciò che voglio ». Rispose ella: « O amabilissimo Gesù, quali delizie puoi provare in me, che sono il rifiuto di tutte le creature? ». E il Salvatore: « L’occhio della mia Divinità prova estrema dolcezza a mirare colei che ha creata così gradevole al Cuor mio e che ho ricolma di tante grazie. Il mio orecchio è deliziato come da soave musica, ascoltando le parole dolcissime che escono dalla tua bocca, sia che tu preghi con amore per i peccatori, o per le anime purganti, sia che tu riprenda, o istruisca gli altri, sia che corregga alcuno, a mia lode, anche con una sola parola. Quand’anche tali tuoi accenti non avessero per gli uomini alcuna utilità, pure, a motivo del tuo buon volere e della retta intenzione, essi producono al mio orecchio suoni deliziosi che commuovono le intime profondità del Cuor mio. La speranza con la quale tu aspiri senza posa verso di me, esala un profumo squisito che gusto con gioia. I tuoi gemiti e i tuoi desideri sono più accetti al mio palato di cibi prelibati. Nel tuo amore infine trovo i gaudi dei tuoi soavi amplessi ».

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Tweet del Papa

30 maggio 2016

Siamo custodi, non padroni di questa terra, e ciascuno ha una personale responsabilità nel custodire il creato, prezioso dono di Dio.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:00 – 30 mag 2016

Incontro Scholas Occurrentes 29-05-2016

30 maggio 2016

 

Papa Francesco, all’incontro con i giovani universitari della fondazione Scholas Occurrentes ha incoraggiato il dialogo nella società, contro l’esclusione e la violenza.

 

 

Vangelo (Lc 1,39-56) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 31 Maggio 2016) con commento comunitario

30 maggio 2016

VISITAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – FESTA

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-56)

In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo.
Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”.
Allora Maria disse:
“L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre”.

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Questo è il Vangelo del 31 Maggio, quello del 30 Maggio lo potete trovare qualche post più sotto.

Papa: Chiesa è libera nella profezia, ingabbiata nella legge fa schiavi

30 maggio 2016

 

2016-05-30 Radio Vaticana

 

 

Nel suo cammino di fede, la Chiesa e ogni cristiano devono badare a non chiudersi in un sistema di norme, ma a lasciare spazio alla “memoria” dei doni ricevuti da Dio, al dinamismo della “profezia” e all’orizzonte della “speranza”. Papa Francesco ha condensato in queste tre parole l’omelia della Messa del mattino, celebrata nella cappella di Casa Santa Marta. Il servizio di Alessandro De Carolis:

L’impalcatura della legge che tutto delimita e il soffio liberante della profezia che spinge oltre i confini. Nella vita di fede l’eccesso di fiducia nella norma, avverte Papa Francesco, può soffocare il valore della memoria e il dinamismo dello Spirito. Gesù, nel brano evangelico del giorno, dimostra questo assunto a scribi e farisei – che vorrebbero metterlo a tacere – con la parabola dei vignaioli omicidi. Contro il padrone che per loro ha piantato, affidandogliela, una vigna ben organizzata, i contadini affittuari decidono di rivoltarsi, malmenando e ammazzando via via i servi che quel padrone invia a reclamare il raccolto che gli spetta. Culmine del dramma, l’assassinio dell’unico figlio del padrone, atto che potrebbe, ritengono a torto i contadini, far guadagnare loro l’intera eredità.

 

Casistica e libertà
Uccidere i servi e il figlio – immagine dei profeti della Bibbia e di Cristo – mostra, afferma Francesco, l’immagine di “un popolo chiuso in se stesso, che non si apre alle promesse di Dio, che non aspetta le promesse di Dio. Un popolo senza memoria, senza profezia e senza speranza”. Ai capi del popolo, in particolare, interessa alzare un muro di leggi, “un sistema giuridico chiuso”, e nient’altro:

“La memoria non interessa. La profezia: meglio che non vengano i profeti. E la speranza? Ma ognuno la vedrà. Questo è il sistema attraverso il quale loro legittimano: dottori della legge, teologi che sempre vanno sulla via della casistica e non permettono la libertà dello Spirito Santo; non riconoscono il dono di Dio, il dono dello Spirito e ingabbiano lo Spirito, perché non permettono la profezia nella speranza”.

 

La memoria rende liberi
In fondo, riconosce il Papa, “Gesù stesso è stato tentato di perdere la memoria della sua missione, di non dare posto alla profezia e di preferire la sicurezza al posto della speranza”, ovvero l’essenza delle tre tentazioni subite nel deserto. Dunque, osserva Francesco:

“A questa gente Gesù, perché conosceva in se stesso la tentazione, rimprovera: ‘Voi girate mezzo mondo per avere un proselito e quando lo trovate, lo fate schiavo’. Questo popolo così organizzato, questa Chiesa così organizzata fa schiavi! E così si capisce come reagisce Paolo quando parla della schiavitù della legge e della libertà che ti dà la grazia. Un popolo è libero, una Chiesa è libera quando ha memoria, quando lascia posto ai profeti, quando non perde la speranza”.

 

Cuore aperto o ingabbiato?
La vigna ben organizzata, sottolinea il Papa, è “l’immagine del popolo di Dio, l’immagine della Chiesa e anche l’immagine della nostra anima”, che il Padre cura sempre con “tanto amore e tanta tenerezza”. Ribellarsi a Lui è, come per i vignaioli omicidi, “perdere la memoria del dono” ricevuto da Dio, mentre “per ricordare e non sbagliare nel cammino” è importante “tornare sempre alle radici”:

“Io ho memoria delle meraviglie che il Signore ha fatto nella mia vita? Ho memoria dei doni del Signore? Io sono capace di aprire il cuore ai profeti, cioè a quello che mi dice ‘questo non va, devi andare di là; vai avanti, rischia’? Questo fanno i profeti… Io sono aperto a quello o sono timoroso e preferisco chiudermi nella gabbia della legge? E alla fine: io ho speranza nelle promesse di Dio, come ha avuto nostro padre Abramo, che uscì dalla sua terra senza sapere dove andasse, soltanto perché sperava in Dio? Ci farà bene farci queste tre domande”.

 

 

(Da Radio Vaticana)

 

 

 

 

Liturgia del giorno: Audio salmo 96(95)

30 maggio 2016

Lunedì, 30_ Maggio_2016


 

Mio Dio, in te confido.

[1] Tu che abiti al riparo dell’Altissimo
e dimori all’ombra dell’Onnipotente,

[2] dì al Signore: “Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio, in cui confido”.

[3] Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
[4] Ti coprirà con le sue penne
sotto le sue ali troverai rifugio.

[5] La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza;
non temerai i terrori della notte
né la freccia che vola di giorno,

[6] la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.

[7] Mille cadranno al tuo fianco
e diecimila alla tua destra;
ma nulla ti potrà colpire.

[8] Solo che tu guardi, con i tuoi occhi
vedrai il castigo degli empi.

[9] Poiché tuo rifugio è il Signore
e hai fatto dell’Altissimo la tua dimora,

[10] non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.

[11] Egli darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutti i tuoi passi.

[12] Sulle loro mani ti porteranno
perché non inciampi nella pietra il tuo piede.

[13] Camminerai su aspidi e vipere,
schiaccerai leoni e draghi.

[14] Lo salverò, perché a me si è affidato;
lo esalterò, perché ha conosciuto il mio nome.

[15] Mi invocherà e gli darò risposta;
presso di lui sarò nella sventura,
lo salverò e lo renderò glorioso.

[16] Lo sazierò di lunghi giorni
e gli mostrerò la mia salvezza.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 


 Ritaglio del Vangelo odierno;

Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».


La candela accesa

(Tonino Lasconi, Amico Dio, Preghiere di ragazzi) 

Signore,
oggi ho vissuto un’esperienza nuova.
Visto che la grande chiesa, sulla piazza,
era aperta, sono entrato.
Dentro non c’era nessuno.

Io vado sempre in chiesa,
Signore, ma alla domenica.
C’è la gente, ci sono i canti,
ci sono le luci accese.

Oggi invece non c’era nessuno,
soltanto un raggio di luce
che cadeva dall’alto.
Con un po’ di tremore ho attraversato la navata
e sono andato sul fondo, dietro l’altare.

Accanto al tabernacolo,
una candela accesa.
Non l’avevo mai notato
ma oggi, in quella penombra,
mi è sembrata un faro.

Signore,
so che tu sei dovunque,
in cielo, in terra, in ogni luogo.
Ma, oggi, ho sentito un qualcosa…
come se tu, davvero, abitassi la dentro.
Mi sono messo seduto e ho pe nsato
che deve essere triste per te
quando nessuno ti viene a trovare.

Signore,
so che quella candela arde sempre
e io le ho chiesto di farti compagnia
al posto mio,
anche quando non mi ricordo di te.

E’ bello, Signore, pensare che dovunque mi trovi,
qualsiasi cosa faccia, quella fiammella che arde
mi fa rimanere vicino a te.

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La ragione di ogni turbamento è che nessuno accusa se stesso. Dai «Discorsi spirituali» di san Doroteo, abate

30 maggio 2016

(Doctr. 7, De accusatione sui ipsius, 1-2; PG 88, 1695-1699)

Cerchiamo, fratelli, di vedere da che cosa soprattutto derivi il fatto che quando qualcuno ha sentito una parola molesta, spesso se ne va senza alcuna reazione, come se non l’avesse udita, mentre talvolta appena l’ha sentita si turba e si affligge.
Qual è, mi domando, la causa di questa differenza? Questo fatto ha una sola o più spiegazioni? Io mi rendo conto che vi sono molte spiegazioni e motivi, ma ve n’è una che sta avanti alle altre e che genera tutte le altre, secondo quanto disse un tale: Questo deriva dalla particolare condizione in cui talora qualcuno viene a trovarsi.
Chi infatti si trova in preghiera o in contemplazione, facilmente sopporta il fratello che lo insulta, e rimane imperturbato. Talvolta questo avviene per il troppo affetto da cui qualcuno è animato verso qualche fratello. Per questo affetto egli sopporta da lui ogni cosa con molta pazienza.
Questo può inoltre derivare dal disprezzo. Quando uno disprezza o schernisce chi abbia voluto irritarlo, disdegna di guardarlo o di rivolgergli la parola o di accennare, parlando con qualcuno, ai suoi insulti e alle sue maldicenze, considerandolo come il più vile di tutti.
Da tutto questo può derivare il fatto, come ho detto, che qualcuno non si turbi, né si affligga se disprezzato o non prenda in considerazione le cose che gli vengono dette. Accade invece che qualcuno si turbi e si affligga per le parole di un fratello allorquando si trova in una condizione molto critica o quando odia quel fratello.
Vi sono tuttavia anche molte altre cause di questo stesso fenomeno che vengono diversamente presentate. Ma la ragione prima di ogni turbamento, se facciamo una diligente indagine, la si trova nel fatto che nessuno incolpa se stesso.
Da qui scaturisce ogni cruccio e travaglio, qui sta la ragione per cui non abbiamo mai un po’ di pace; né ci dobbiamo meravigliare, poiché abbiamo appreso da santi uomini che non esiste per noi altra strada all’infuori di questa per giungere alla tranquillità.
Che le cose stiano proprio così lo constatiamo in moltissimi casi. E noi, inoperosi e amanti della tranquillità, ci illudiamo e crediamo di aver intrapresa la via giusta allorché in tutte le cose siamo insofferenti, non accettando mai di incolpare noi stessi. (more…)

Dio ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi, affinché per loro mezzo diventiate partecipi della natura divina

30 maggio 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
http://www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Lunedi 30 Maggio 2016
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Lunedì della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
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Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Verde

PRIMA LETTURA (2Pt 1,2-7)
Dio ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi, affinché per loro mezzo diventiate partecipi della natura divina.

Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, grazia e pace siano concesse a voi in abbondanza mediante la conoscenza di Dio e di Gesù Signore nostro.
La sua potenza divina ci ha donato tutto quello che è necessario per una vita vissuta santamente, grazie alla conoscenza di colui che ci ha chiamati con la sua potenza e gloria.
Con questo egli ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi, affinché per loro mezzo diventiate partecipi della natura divina, sfuggendo alla corruzione, che è nel mondo a causa della concupiscenza.
Per questo mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l’amore fraterno, all’amore fraterno la carità.

Parola di Dio

I Doni dello Spirito Santo nel Cuore purissimo della Vergine Maria

30 maggio 2016

I Doni dello Spirito Santo
nel Cuore purissimo della Vergine Maria
di P. A. Gardeil O.P.

SETTIMA PAROLA
IL DONO DELLA SAPIENZA

«Magnificat anima mea Dominum».

S. Luc., I, 46-55.

È il Cantico di Maria, la fiamma dell’amore giubilante, secondo S. Bernardo. È la voce dell’entusiasmo che nasce nel più profondo d’un cuore in cui Dio ha stabilito il suo dominio in modo assoluto e regale. Un tal cuore vede Iddio da per tutto, in tutte le contingenze della sua vita, in tutte le sorgenti della storia del mondo. Dio diventa per lui la grande realtà fondamentale che si nasconde sotto tutti i vestimenti delle cose. In lui e per lui viviamo, ci muoviamo e siamo. Egli giudica di tutto per mezzo di questa causa suprema, infinita e profonda. Cerca di entrare in comunicazione con la sapienza che regge il mondo, di identificare le proprie vedute con le sue. E poiché quest’ispirazione gli viene dalla sua carità di cui lo Spirito Santo tiene il governo, nulla potrebbe impedire a questa identificazione di essere una realtà. Ecco il dono della sapienza, il dono di quei pacifici entusiasti, i quali sentono che il Dio il quale governa il mondo è con essi e vorrebbero diffondere questo sentimento nell’intero universo. È desso che riposa su Maria nel momento ch’ella, piena dello Spirito di Dio, dopo che questo medesimo Spirito di Dio ebbe invaso Elisabetta, e il figlio di lei, figura dell’umanità, ebbe sussultato, espande in questo cantico, in cui l’amore di Dio apparisce ad ogni versetto, come l’ultima parola del suo purissimo Cuore:

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Miracoli Eucaristici: il Miracolo di Canosio, Italia 1630

30 maggio 2016

http://www.reginamundi.info/MiracoliEucaristici/Italia/Canosio.pdf

Nella nostra impotenza riconosciamo la potenza di Dio.

Le Rivelazioni Celesti di Santa Brigida di Svezia

29 maggio 2016

Capitolo Quarantaquattresimo

Io sono il Creatore di tutto, il Signore. Io feci il mondo e il mondo mi ha disprezzato. Sento come una voce dal mondo, quella di un’ape regina la quale raccoglie il miele. Difatti come l’ape regina, quando vola, subito torna a terra ed emette voci roche e soffocate, così odo come una voce soffocata nel mondo che dice: Non m’importa che cosa avvenga poi. E tutti dicono: Non ci importa.

Davvero all’uomo non importa, né considera quello che io ho fatto per amore, parlando per bocca dei Profeti, predicando io stesso e soffrendo per lui. Non si cura di quel che fece la mia ira, castigando i cattivi e i ribelli. S’accorgono d’essere mortali, sono incerti dell’ora, e non se ne curano. Odono e vedono la mia giustizia, applicata per i peccati, al Faraone, ai Sodomiti; quella che usai con i Re e gli altri Principi e che ogni giorno permetto nelle guerre e in altre tribolazioni: e tutto questo per loro è oscuro.

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Papa Francesco – Angelus del 29 maggio 2016 – SOLO AUDIO Cerco il Tuo volto Cerco il Tuo volto

29 maggio 2016

 

 

 

Giubileo dei diaconi 29-05-2016

29 maggio 2016

Nell’Omelia per la messa del Giubileo dei Diaconi Papa Francesco ha parlato del servizio della vita cristiana e del ruolo del diacono nell’annunciazione di Gesù.