Piccolo magnificat

by

Quelle qui sotto sono poesiole stese al volo e dunque imprecise, da non utilizzare per comprendere i miei scritti.

Piccolo magnficat (yo vine aqui para cantar y para que cantes conmigo*)

 

Ferragosto

Nel lungo silenzio d’estate,
entrato il ristoro dell’anno,
la poesia saliva dalla carne e dal sangue,
come una caparra dell’assunzione.
Sentivo cantare la vita, persone,
col loro dolore, le gioie,
dentro la sconfinata compassione.

Via lucis

Nella cineteca della memoria
prendo il film della tua storia
con sorpresa sempre nuova
di mille sfumature inavvertite.
E cercandoti mi scopro,
lì, sull’argine nebbioso,
a metà del primo tempo,
nell’ultima parola, non colta,
di quel canto, ai titoli di coda.

Innamorati

Non era così, non era di lì,
ma non fa nulla, l’amore
divorava anche quell’erta,
quella strada brulla.
E subito tornava la lavanda
e la mentuccia, in mezzo
al grano, ai papaveri,
alle rondini e al sole dell’estate.

Ultimo giorno della vita nascosta: canto a Maria

Il pane fragrante nella piccola brace,
i panni stesi, la porta schiusa,
ogni cosa di te, intorno a te,
sommessa svelava una pace.
Tra la madia, la falegnameria, il piccolo orto,
imparai una piccola, semplice, via.
Piccino la notte sognavo che un manto di stelle
custodiva la terra dal male con un dolce canto.

Conversione

Com’era bella la sera quella sera,
una canzone semplice ci cantava
non sarà una chimera ed intuivo:
davvero ci ameremo per sempre.
Che luce serena rischiarava l’aria,
che luce vera, semplice e buona
che dava vita, così spontanea
da non essere notata ma che era
la fonte di ogni cosa. E che aria
alla campagna andava, umile
e tersa come l’anima tua.
La vita sapeva di lavanda
e di mentuccia ed era grano,
rondini, papaveri, il cardo,
l’olivo, luna nascente, margherita.

La lotta dell’attesa

Ora qui, sul monte, vedo la gola
che mi apre al vento e alla luce
delle stelle. E’ come se all’ordine mio,
alla mia salita, la nebbia sia svanita
del non volere un’attesa.
Com’è bella ora anche la piccola
luce, come un canto degli angeli
al vegliare dei pastori, o cometa
che svela e fuga il falco alto levato.

Maranà tha

Quale gioco di luci e riflessi,
che prospettiva agli sguardi?
Il limpido lago specchia di te
solo l’ombra, come lasciando
discreto il segno del vegliare
che vivi, nascosto, d’amore.
E’ questa cerulea parvenza
che volge in alto il mio viso
dal bastimento che attende
e anche lì, sul monte, ti vedo
oscura pieve nel sole ardente.

Nozze d’oro

Sei come l’erba danzata dal vento,
docile, leggera, ma ferma nel vero
radicamento. E come questo campo
che amo tu sei, dove crebbe l’ulivo
d’argento che piantai per scherzo,
fanciullo, non sapendo che il cielo
seminava per noi il suo bel tempo.
E se abbiamo patito, tanto sofferto,
è come ogni ruga d’ulivo d’argento.
Il mare in fondo alla campagna
sei anche, ché in te sempre mi perdo,
fiducioso, certo, di toccare la riva.

D’aria e di luce

Tutto questo cielo trasparente, lucente,
che vedo come fosse nella mia mente,
si specchia nelle anime di cristallo;
l’aria è così trasparente, lucente,
che allegre comitive vi pattinano.
Ma è tutto, i palazzi di vetro, le strade,
la gente, che si specchia nel tutto,
al punto di farsi leggero, al punto
di essere niente; al punto che il grigio
e lo scuro, nell’etere, delle anime perse,
anch’esso di luce riflessa risplende,
al punto che anch’esso forse, domani,
si specchia, si accende.
Così, semplicemente, io vedo stasera
questo quartiere come nel vetro.
E più mistero è questo vedere.
E so che ti amo che posso anche
morire per niente.

Rione Speranza (una Calcutta alle nostre latitudini)

Sempre per questa piazza passano
angeli, puoi riconoscerli dal vento
che gonfia loro le vele segrete
e li fa avanzare sicuri: si fermano
alle fontane per bere, anche poveri
e storpi, salpano su bianche golette.
Tu puoi ascoltare, non si sa come,
nell’aria, il loro cuore che canta.

Luci nella via

In quell’anonima strada di periferia
chi avrebbe pensato di incontrare
la vita. Questo diceva confusa, nuova,
l’anziana signora. Le avessi potuto parlare,
le avrei detto del potersi fidare, del non credere
all’inganno solo viscerale.Le avrei detto:
se viene una luce lasciati portare,
non temere il deserto se lo vuole il cielo,
ma temi le verdi praterie senza notte,
né luna, né stelle, né pioggia, il lume artificiale.

Il muro di cinta (ai grandi Leopardi e Montale)

Davanti a me, al sole, la pietra
di questo muro alto che vieta
un oltre alla terra e al cielo
e il glicine e la rosa lo sale sì
ma non di là di questo duro velo.
E non basta il canto
che canta canzoni nuove,
che tu dici: ora vedo, ora sento,
è la vita, è la vita che canta
il dolore, la gioia, la vita,
è il cardo, è la rosa, la margherita.
Preferisco pochi poveri versi
rasenti questa povera cinta
di campo, rasenti noi poveri cristi
che senza cielo ci siamo persi.

Transito di san Giovanni della Croce

Aqui feliz estoy – dijo muriendo –
en mi alma todo canta y llora…
tambien las casas con tejados puntiagudos,
en la colina, estan hinchadas
hasta el punto de tomar vuelo…

(Traduzione:

Qui sto felice – disse morendo –
nella mia anima tutto canta e piange…
anche le case dai tetti aguzzi,
sulla collina, sono gonfie al punto
di prendere il volo…)

Poesie dell’alba

Tuo il canto di campi
anelati da poesie dell’alba.
Mi fremevano parole nel cuore
a guizzi e a lampi.
Che aria nuova danzeranno
finalmente le distese di girasoli?

La vedova giovane e l’uomo perso

La sera stendi i panni al primo piano
– torni dal lavoro tra il vociare dei bambini
che giocano in piazza- ed io son sempre lì,
come non visto, a contemplare la tua morte
silenziosa e forte, io che come te vivo di figure
che si muovono a mezz’aria tra i volti di tutti i giorni,
di parole che odo e nessuno pronuncia,
di pensieri che confondono il passato,
il presente, il futuro, con la ruota del dolore.

Nella luce e nel vento

Inesorabile materia, stante eppur leggera,
anche dentro un grande problema…
io conosco, io sento, anche in te
il soffio del vento. Solo ti svela
sempre più, tutta intera,
la luce del cuore, di cielo e di carne,
oltre ogni schema computazionale.
Pane e vino il segreto e riso e pianto
il canto e la casa il firmamento…

Il deserto nella città

Un giorno d’agosto, ora ricordo,
fu un dono nascosto, ora lo so,
trovai  poesia a forza strappandola
al brullo campo assolato di periferia,
all’ostinato silenzio del cielo,
al meschino agire, così facile all’uomo:
“ci deve essere un canto”, mi dissi…
e nulla potè fermarmi, passai il muro
invalicabile, d’aria e di pietra, ed entrai…

Un barbone

Che cielo verrà
che voi non avete conosciuto?
Noi morivamo sulla via
nel tepore di un mattino d’inverno
e tutto era così dolce
che ci pareva di sognare.

La speranza sorpresa

Un giorno ti vidi studiando al primo piano,
che più non ti speravo, apparire di lontano,
prendere la via di casa mia, venire dalle Americhe
forse o Singapore a sorprendermi il cuore.
E fu nuova tanto in fretta accolta che da sempre
mi parve conosciuta. Così era venuta, in quella stanza,
da quella via, un giorno improvvisa una luce
nell’anima mia. Così sarebbe venuta ancora
un giorno e un giorno ancora, a me, di sorpresa,
a stupire la mia lunga addolorata attesa…

Canti della sera
(Sono canti di una persona molto molto anziana e molto credente)

(frammento 1)

…il tempo che starei con te
è un tempo tra la notte
e il giorno, nè farei molto…
con te sulla porta di casa,
a guardare il mondo che si quieta
e a sentire l’eco della sera
nelle nostre parole…

(frammento 2)

…tra i fumi dell’inverno
che va alla primavera
e qualche fiore e qualche foglia,
ad ogni cosa intento
e solo alla soglia…

Frammenti di un canto

Ah, che la terra canta
solo se canti tu…

E nella valle trema
l’antico paese laggiù
alla rugiada dell’alba.
E l’attesa lo scalda
di pace e di speranza…

Stupore fu al morente
forse il non morire
ma già vivere di più.

Come l’estate

Neanche d’estate il cielo
si lascia imbrogliare a parlare.
Ma cadono stelle nel petto
la notte al primo assopire
-e non se ne vede una-
e cosa canta allora la luna?
E la macchia del sud dalle rocce
ed il mare a spergiurare…
Ma pungono ai vichi salmastri
gli aghi di pino e i fichi
provano male a fare gli indiani
e le ginestre, dal limitare,
sempre a guardare, come finestre.
Questa da noi è l’estate.
Questo per te è il dolore.
Bussano alle quieti scugnizzi
e fuggono via nascosti nel sole.
Anch’essi a risvegliare segreti.

Innamorati (2)

Ma tu non dirmi
“Cantami ancora un canto”,
non odi il vento da cui vengo?
Canta mille  canzoni
che anch’io non comprendo.
Né ti dirò “Danzami la danza
dell’amore di cui avvampo”,
che danza te, a questo vento,
la margherita e il campo
d’ulivi e di gelsomini.
Resta silente. E dal niente
sussurra allora il palpito
che chiama e chiama
il nostro cuore amante…

Canto del pescatore

Tutto e niente, ogni cosa
è brezza del mare  argentato.
Splende una luna amante
sul sì e sul no all’innamorato.
E placide acque e vele sciolte
e reti colme e non colte
al povero pescatore d’aurore.

Cieli e terre

(Una sposa abbandonata e fedele. Non è espresso qui alcun giudizio su altre donne ma invece proprio la constatazione della difficoltà nell’andare, in certi contesti in special modo, anche “culturalmente” controcorrente. Solo l’amore di Cristo, solo la sua grazia, il suo aiuto, può sempre più illuminarci. Non togliamo questo amore, questo aiuto.
“In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. C’era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano inaridita: “Mettiti nel mezzo!”. Poi domandò loro: “È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?”. Ma essi tacevano.
E guardandoli tutt’intorno con passione, contristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell’uomo: “Stendi la mano!”. La stese e la sua mano fu risanata.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire” (Mc 3, 1-6).
La cosa più importante è non indurire volontariamente e consapevolmente il cuore).

Forse un giorno mi chiederai
che stelle son queste,
se quelle che imparasti da me.
Giovani donne a vela
solcano piazze di mari obliqui,
portate da un cielo
plumbeo e distratto.
Tu risalivi la corrente di Antibes,
a sud dell’Oceano,
e ti chiedevi se un vento marino
ti prese o non t’ingannò
lo stanco gorgogliare delle acque.

Canti ultimi
(La natura parla di realtà spirituali)

Tutto tace nella notte,
ogni cosa riposa
e il suo riposo è un canto.
Allo scrittoio ascolto
l’ultima poesia del giorno,
nella pace.

Piccole poesie di parole in dono

Sempre ho atteso,
come le margherite e le rondini
tra le spighe del campo,
il tuo canto, mi cantasse
per incanto un canto nuovo.
Ecco, ancora lo sento,
nell’umiltà del mio tempo,
e mi porta e viene
dalla terra e dal cielo.

Frammento a

… io che la vita ancora non so,
io che l’attendo, sempre più cose
io perdo e ti amo di meno e ti cerco
di più…

Frammento b

…ah, luce, ah, pace,
dell’Amore fatto umano,
che scioglie ogni tormento,
ogni oscuro cammino!…

Avvento

Tutto canta della tua attesa
nella rossastra luce diffusa
che dolce, tenue, accarezza
le morenti foglie e le doglie
discrete dei rami nel viale
che porta a case quotidiane
e misteriose…
Che tempo, quanto tempo,
ti resta? Tutto trasluce,
quieto, nel vespro, senza risposta…

Canto di Natale

Nella notte di Natale, ultimo pastore
a venire un barbone: chiede aiuto
per la radio mal funzionante,
come a udire il canto degli angeli.

Crocicchio di stelle

Un crocicchio di stelle illumina la via
come fosse la hall di una stazione,
bevo un po’ di latte al bar come
nella via lattea. Lo so, singolari
raffronti sorgono alla mente a certe
ore. Ma dato che il cielo stasera
sembra ad un passo, se mi gira
chiedo uno strappo alla navetta
per il Tabor alle prime luci dell’alba.

Piroscafi

Una grazia che libera è l’amore,
di andare oltre. Vedo dietro le
fronde i piroscafi salpare laggiù
sul mare, speranzosi, verso chissà
quale mistero, con il fumaiolo che
fuma un allegro, ignaro, vapore.

Un canto d’estate

C’è una stella nel cielo e più sotto la luce di un lampione
e la segnaletica stradale di questa viuzza di paese
unta e bisunta che porta al mare d’estate. E l’unto e
bisunto fa ricordare del male che c’è, forse ignaro
d’essere male, ma che unge e bisunge anche il bel litorale.
Quello però non lascia di principiare a portare,
anzi rovescia, un cielo di stelle come lampare nel mare
ed un mare che brilla come un cielo vicino…

Una freccia al centro del cuore

Io credo che l’uomo, gradualmente,
con amore, entri nella sua cella interiore
e attenda solo il paradiso. E’ una cella aperta
a mille strade, come allegra funivia sui monti, o ignara
feluca sul mare, ma sempre più solo a quelle vere.
Io credo all’uomo vivo perché muore, ed è
umile e servo e si lascia portare e tutto
spera ma attende solo il paradiso.

La croce del sud (un matrimonio)

Ho amato la tua dedizione canina
più di ogni cosa. Non per comodo
uso da schiava, ma per la pace
di questo amore sicuro. Hai amato
la trasparenza colombina della mia
vita con la sua debolezza più della
forza felina, per poggiare il tuo viso
sul mio petto, fiduciosa. Ma come
ogni cosa, anche la più bella, senza
la stella è ben poca cosa, ci perdevamo
nel niente, per niente, come chi troppe
volte ha aperto e chiuso porte e finestre
della sua casa e più non vede oltre.
Tu sei il dolore ed il pianto di un amore
perduto per niente e ritrovato scoprendo
presente da sempre lì fuori a due
passi, nel cielo, una piccola stella.

Il colore del cielo

Di rosa e di rossi è fatto questo tuo canto
che spera in un cielo che ancora non c’è.
La fragile foglia dell’eucalipto rinfresca l’aria
di un fremito verde al soffio di un tempo
che però non viene. Nel folto del bosco filtra
una luce che prima non c’era e ti scopri
ancora mancante, tu mancante, all’appuntamento.

Dio per compagno

Marcello che è triste, Filippa che grida,
il gatto che salta la palizzata, la verde
vallata nel sole d’estate, lo stadio
ha per spalti catene di alpi, che Maracanà…
Ed io ancora attendo, la gente che scende
nel sole sabatino, di festa (serena? Chissà?)…
Io ancora attendo la tua nuova venuta, chissà…
Ma più di ogni cosa io vedo quell’aquilone
che vuole salire, salire, restare nel cielo, da te.

La notte di Teresa

Per una strada che non vedo
verso un cielo che non sento
correndo, ferma, come il vento,
arde la neve, fiorisce il melo…

(Madre Teresa patì a lungo di una profonda misteriosa aridità, oscurità, di cui i santi in genere non patiscono. Forse protezione divina da tanti pericoli spirituali ed una vicinanza ai suoi amici così sofferenti. NdR).

Autostrada

Queste pieghe invisibili del dolore
sono annodate nelle linee di fogliame
tra i filari degli alberi, a metà tra noi
e l’orizzonte.Tutto è accettato comunemente,
mitemente, dai campi, dagli animali al pascolo.
La lunga autostrada si anima di amaro
e di speranza per un palpito segreto,
che, come naturalmente, si svela.

Abramo, che sperò contro ogni speranza

Niente.
Non vedo ancora niente lì sul monte.
Forse le stelle alpine sono le sole
a credere ancora ad un tempo che viene,
loro hanno in dono petali di lana per il vento e la neve.
Lì sulle cime calve battute dalla tramontana
vi è tanto turbinare che non alza in volo niente.
Ma una felicità insensata ancora pervade l’aria,
su per la mulattiera, ancora è come lana.

Tu ad Ischia d’estate

Nel cielo riarso d’estate nubi accaldate,
tristi, si dileguano come fosse un miracolo.
Nella piazzetta, tra i pini e i fichi d’india,
due gatti contendono, nella siesta che odora
di aghi e di resina nuova. Ma il vento leggero
di questa isola anche di quel miagolare fa un dolce eco,
che culla il riposo dell’uomo. Le case bianche, screpolate,
sono fresche, di mura spesse, anche da esse giungono echi
di parole, di bimbi, di risa, di grida. Tutto è un’eco di pace,
familiare, di riposo, di vacanza, che va oltre, come un incanto
che forse niente, nessuno, almeno per un poco, vuole davvero
rovinare. Tutto è un’eco di te, naturale, anche
al cuore che ancora non ti vede.

La macchina del tempo

Boccali di vino lasciati sulla tavola vuota,
finestre schiuse sull’aia non più nota,
un tempo allegra di vita semplice e buona.
Può tornare anche il tempo sulla vecchia strada,
dove un gallo bastava a salvare l’anima nostra
e l’asinello era un angelo del cielo che ci parlava.

Annunciazioni

Com’è bello e amico un raggio di sole
d’inverno che disegna dimore di luce
nella mia stanza. Ricorda di un tempo
che sa essere mite malgrado il gelo
e se scopro un dolore che non sapevo
lo svela nella luce che mi porta per mano.
Ed io riposo ed io non temo in questo ricetto
solo di cielo e tendo la mano e lo dono.

Pasqua

Che aria tersa dopo la pioggia di primavera,
che luce viva che tutto mostra non veduta
e dopo la neve quali campi di grano e olivi
e querce portano il mio passo che sempre
ti cerca. E ora anche tu mi sei vicina, così,
senz’ancora dire niente, portata dai gelsomini,
cantata dal vento, lasciando fare al tempo.

Veduta dal Monte Carmelo

Gli erti gradoni di queste colline
come quelli di un’anima in cerca
assetata di pace tra gli ulivi
ombreggianti, nella canicola d’estate.
Poi di lassù, tra le fronde, appare
il dipinto della campagna, alfine
abbandonata nel mare. Di lassù tutto
riposa, tutto trova il suo senso,
l’ordine naturale, semplice e bello.
E’ appena un ricordo com’era velato
al brillare tremolante della terra
madida come te, con te, per la salita.

Una piccola vela nel mare

Io che veleggio su questa dolce barca / che il vento porta leggera ed alla sera / appoggio il peso della giornata alla tua riva / io più non so di porti-chimera senza rifugio / che l’uomo cerca disperato per mari sempre stranieri. / Sì, questa dolce barca che ora porta / anche voi, porta il mare alla terra / e la terra al mare, a questa costa / che così chiara separa e cuce / ogni cosa al cielo. Senza / essere vista, dopo la sera, / quando ogni domanda, stanca, riposa.

Speranza di popoli marini

Stasera alla rotonda il cannocchiale non dispiega
che altro mare. Più lontano, nitido, l’orizzonte
che nasconde i sogni dell’uomo e i segreti del tempo.
Solo una nave ora si scorge appena, osare l’impresa
di toccare il domani delle persone.In questa sera
d’inverno, calato un tepido sole, tutto riposa sereno.
Anche il dolore ed il male, come nel cannocchiale,
trovano più esatta collocazione. Nel fresco pungente
della notte che viene già entra il sapore dell’estate.

Lunedì dell’angelo

Le mille ferite che il tempo m’ha fatto
si quietano in un barbaglio di luce,
nel mormorio delle cose
che culla il mio dormire.
Ora riposo, e lavora la vita
e tutto è una fitta di dolore
e una canzone dolce.

Ricordi di un prete

I poveri palazzi di periferia
non mi hanno mai messo tristezza,
ciò che fa male sono gli agglomerati
indifferenti, pare, al passo del vicino.
Lì dove la città digradava in campagna
le case si facevano basse, vedevo prati
di pecore, di mucche, di cavalli… come
un miracolo proprio sperato tutto
davvero era piu semplice e buono.
La domenica dopo la siesta il prete
anziano s’incamminava forse da un amico
alle case della quercia, sul colle.
E tornava al tramonto col suo basco nero
calcato sulla fronte e la tonaca tonda,
ormai lo sapevo, che odorava di vino.
La gente scendeva al paese a folate
di famiglie, di amici, così modesta, essenziale,
da consolare il cuore nella sua povertà.
Ed io dal terrazzino vedevo nel campo cavalli
pezzati come fosse il Minnesota d’inverno
al tempo dei cheyenne e recitavo,
spiazzato dalla prima missione,
sereno il salmo della sera.

Natale

Come i pastori andiamo alla stalla
se angeli ci hanno chiamato,
come i magi ci incamminiamo
se una stella ha brillato per noi…

Massimiliano Maria Kolbe

Ogni dolore grava sulle nostre spalle
– treno che corre, vento che soffia
e porta lontano le lacrime –
ogni dolore amaro – per la valle,
montagne nere e tramonti rossi –
ogni dolore – ad ogni fermata
una ferita da ricordare.

Predica di san Francesco

Voglio somigliare il tuo verso
al canto poverello ma terso
del fringuello, canti com’è bello
il Suo amore a tutto l’universo.
Il crocifisso è impresso dentro te
come al mite pettirosso,
ogni dolore senti, ogni pianto.
E tu somigli il Suo sguardo
al dolce sole di questo vespro
quando l’allodola torna al suo nido
e si ode il lieto eco del suo canto.
Alla colomba, all’aquila, al falco,
ti accosto, ad ogni volatile preposto
ad ogni canto, ad ogni volo,
a ricordarmi il cielo.

Sposalizio

1

Questa lunga mia notte
risplende nei tuoi occhi
fiduciosi e tranquilli.
Raggi di luna lucente
filtrano nella stanza oscura,
come i tuoi occhi nel mio dolore.
Io mi addormento
fiducioso e tranquillo.

2

Lasciavi il silenzio di tutto,
restava solo la luce.
Imparai a filtrare
il grano dalla pula.
Ti scoprii lampada
ai miei passi
nella notte oscura.
Seppi che un cielo
sconosciuto mi pensava.
E ti amai come si ama la vita.

3

Vieni, entra, la porta è aperta
ed entra il vento e la luce delle stelle.
Vieni, entra, mentre ti attendo
dormendo e sognando.
A lungo ho camminato,
valli e monti ho traversato,
ora ti attendo nel mio riposo.
Vieni entra, siedi alla mia tavola e dimmi,
in questa notte di vento e di pace,
quella parola che diventa vino e pane.

Redenzione

Poveri sterpi, brulle colline,
cemento, cemento
ed io che ti vedo,
ed io che ti sento.

La settima terra

Ogni sera che viene
è una sera che piango.
Riguardo il mattino.
Ogni terra che penso
è speranza lontana,
di giorni lontani,
che amo soltanto
in una foto del futuro.
Ritorna la sera.
Ritorna il mio letto, la mia nave,
la mia solita nave di sempre,
in cui piango da solo terre lontane.
Ogni terra che penso
è una sera, è un mattino.
Ogni terra che penso domando:
sei forse tu la mia terra?

 

* Pablo Neruda, Canto general

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