Archive for ottobre 2016

Papa in Svezia: viaggio importante nel segno dell’ecumenismo

31 ottobre 2016

2016-10-31 Radio Vaticana

 

 

È cominciato il 17.mo viaggio apostolico di Papa Francesco: il Pontefice è in Svezia per la commemorazione ecumenica del quinto centenario della Riforma luterana e per incontrare, questa domenica, la comunità cattolica del Paese. Il servizio di Giada Aquilino:

Un momento cruciale per l’ecumenismo. Papa Francesco lo aveva anticipato alla vigilia di questo 17.mo viaggio apostolico, lo ha ripetuto nel volo che da Roma Fiumicino lo ha condotto a Malmö, in Svezia, salutando i giornalisti al seguito:

“Questo viaggio è un viaggio importante perché è un viaggio ecclesiale, molto ecclesiale nel campo dell’ecumenismo. Il vostro lavoro aiuterà tanto a capire, affinché lo gente lo capisca bene”.

Atterrato poco prima delle 11 all’aeroporto di Malmö, il Pontefice è stato accolto dal premier svedese, Stefan Löfven, e dal ministro della Cultura, la signora Alice Bah-Kuhnke, con cui ha ascoltato l’esecuzione degli inni ufficiali. Presente anche la delegazione vaticana, altre autorità svedesi e alcuni membri della Federazione Luterana Mondiale. Nella sezione vip dello scalo, l’incontro privato tra Francesco e il premier. A seguire, il trasferimento per circa 42 chilometri a Igelösa, dove presso una grande struttura di ricerca medica – che ha già ospitato gli incontri della Conferenza episcopale svedese – il Pontefice soggiorna durante questo viaggio. Subito dopo, al Kungshuset di Lund, la visita di cortesia alla famiglia reale di Svezia, accolto dal re Carl XVI Gustav e dalla regina Silvia. Quindi la Preghiera ecumenica comune nella Cattedrale luterana di Lund e l’evento ecumenico alla Malmö Arena, seguito dall’incontro con le delegazioni ecumeniche.

Al decollo da Fiumicino, Francesco aveva fatto pervenire al presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, gli auspici “per il benessere spirituale civile e sociale del popolo italiano”. Il capo dello Stato, nel messaggio di risposta, gli aveva assicurato che “l’Italia guarda con attenzione a questa missione, che rappresenta una tappa di primaria rilevanza nel dialogo ecumenico”. La presenza di Francesco alla commemorazione comune luterano-cattolica della Riforma, aveva poi sottolineato Mattarella, “lancia un messaggio di concordia e pace all’Europa e al mondo intero”, come testimonianza dell’impegno “da tempo profuso per alimentare un fecondo dialogo che consenta il superamento delle divisioni nel mondo cristiano”. Sorvolando l’Austria e la Germania, il Papa aveva pregato Dio affinché benedica tutti e conceda “pace e benessere”.

 

(Da Radio Vaticana)

 

 

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Papa: cattolici e luterani testimonino insieme misericordia di Dio

31 ottobre 2016

2016-10-31 Radio Vaticana

 

 

Il mondo attende una testimonianza comune dai cristiani, cattolici e luterani annuncino assieme la Parola di Dio. E’ l’esortazione levata da Papa Francesco nella Cattedrale luterana di Lund, in Svezia, dove si è svolta la preghiera ecumenica comune, nell’ambito della commemorazione luterano-cattolica della Riforma. Nella sua omelia, il Pontefice ha sottolineato che la separazione è stata “un’immensa fonte di sofferenze” ma ha anche fatto capire che senza il Signore “non possiamo fare nulla”. L’intervento del Papa è stato preceduto dall’omelia del segretario della Federazione Luterana Mondiale, il reverendo Martin Junge. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“Dio è il padrone della vigna” e “l’unica cosa che egli desidera è che rimaniamo uniti come tralci vivi a suo Figlio Gesù”. Il Papa ha sottolineato così il significato più profondo del movimento ecumenico che, nella Cattedrale di Lund, ha vissuto una sua tappa storica. Francesco ha subito voluto evidenziare che la sua visita vuole “manifestare il comune desiderio di rimanere uniti” a Gesù per “avere la vita”.

“Católicos y luteranos hemos empezado a caminar juntos…”
“Cattolici e luterani – ha detto il Papa – abbiamo cominciato a camminare insieme sulla via della riconciliazione. Ora, nel contesto della commemorazione comune della Riforma del 1517, abbiamo una nuova opportunità di accogliere un percorso comune, che ha preso forma negli ultimi cinquant’anni nel dialogo ecumenico”. “Non possiamo rassegnarci alla divisione e alla distanza – ha ripreso – che la separazione ha prodotto tra noi. Abbiamo la possibilità di riparare ad un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi che spesso ci hanno impedito di comprenderci gli uni gli altri”.

“También nosotros debemos mirar con amor…”
“Anche noi – ha avvertito – dobbiamo guardare con amore e onestà al nostro passato e riconoscere l’errore e chiedere perdono: Dio solo è il giudice”. Si deve riconoscere, ha soggiunto, “con la stessa onestà e amore che la nostra divisione si allontanava dalla intuizione originaria del popolo di Dio, che aspira naturalmente a rimanere unito, ed è stata storicamente perpetuata da uomini di potere di questo mondo più che per la volontà del popolo fedele”. Tuttavia, ha osservato, “c’era una sincera volontà da entrambe le parti di professare e difendere la vera fede, ma siamo anche consapevoli che ci siamo chiusi in noi stessi per paura o pregiudizio verso la fede che gli altri professano con un accento e un linguaggio diversi”.

“Sin duda la separación ha sido una fuente inmensa de sufrimientos…”
“Indubbiamente – ha detto con rammarico – la separazione è stata un’immensa fonte di sofferenze e di incomprensioni, ma al tempo stesso ci ha portato a prendere coscienza sinceramente che senza di lui non possiamo fare nulla, dandoci la possibilità di capire meglio alcuni aspetti della nostra fede”. Con gratitudine, ha detto ancora, “riconosciamo che la Riforma ha contribuito a dare maggiore centralità alla Sacra Scrittura nella vita della Chiesa”. “Come posso avere un Dio misericordioso?”. Questa, ha soggiunto il Papa, “è la domanda che costantemente tormentava Lutero”. In effetti, la questione del giusto rapporto con Dio “è la questione decisiva della vita”. Lutero, è stata la riflessione di Francesco, “ha scoperto questo Dio misericordioso nella Buona Novella di Gesù Cristo incarnato, morto e risorto”. Con il concetto di “solo per grazia divina”,  ha ripreso, “ci viene ricordato che Dio ha sempre l’iniziativa e che precede qualsiasi risposta umana, nel momento stesso in cui cerca di suscitare tale risposta. La dottrina della giustificazione, quindi, esprime l’essenza dell’esistenza umana di fronte a Dio”.

“Esto es el testimonio que el mundo esta esperando…”
“Questa ha detto Francesco – è la testimonianza che il mondo sta aspettando da noi. Come cristiani saremo testimonianza credibile della misericordia nella misura in cui il perdono, il rinnovamento e la riconciliazione saranno un’esperienza quotidiana tra noi”. Insieme, ha ribadito, “possiamo annunciare e manifestare concretamente e con gioia la misericordia di Dio, difendendo e servendo la dignità di ogni persona. Senza questo servizio al mondo e nel mondo, la fede cristiana è incompleta”. Luterani e cattolici, ha concluso, “chiediamo il suo aiuto per essere membra vive unite a Lui, sempre bisognosi della sua grazia per poter portare insieme la sua Parola al mondo, che ha bisogno della sua tenerezza e della sua misericordia”.

Papa a Malmö: cristiani attuino rivoluzione della tenerezza

31 ottobre 2016

2016-10-31 Radio Vaticana

 

 

 

 

“Riconosciamo che tra di noi è molto più quello che ci unisce di quello che ci separa”. Così il Papa durante l’Evento Ecumenico nell’Arena del ghiaccio di Malmö, in Svezia. Presenti all’incontro rappresentanti e delegati delle confessioni cristiane. Il discorso del Papa, preceduto da quattro testimonianze, ha toccato questioni di grande attualità: dall’ambiente al dramma di profughi e Paesi in guerra. Al termine Francesco ha salutato individualmente i 30 capi delle delegazioni cristiane. Il servizio di Debora Donnini:

“L’unità fra i cristiani è una priorità” e “il cammino intrapreso per raggiungerla è già un grande dono che Dio ci fa”. Entrano insieme nell’Arena di Malmö su un’auto scoperta il Papa, il presidente e il segretario della Federazione Luterana Mondiale, il Vescovo Munib A. Younan e il rev. Martin Junge, e il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Francesco, in un discorso in spagnolo, interrotto più volte dagli applausi, ringrazia il Signore per questa “commemorazione congiunta dei 500 anni della Riforma”, cattolici e luterani riuniti insieme “in spirito di comunione”:

“El diálogo entre nosotros ha permitido profundizar la comprensión recíproca…
Il dialogo fra di noi ha permesso di approfondire la comprensione reciproca, di generare mutua fiducia e confermare il desiderio di camminare verso la comunione piena”.

Uno dei frutti del dialogo è proprio la collaborazione fra diverse organizzazioni della Chiesa cattolica e della Federazione Luterana Mondiale  e il riferimento è alla firma odierna della Dichiarazione comune di accordi fra Caritas Internationalis e Federazione Luterana Mondiale – World Service per la promozione della dignità umana e della giustizia sociale. Temi attorno ai quali ruotano le sue parole all’Evento ecumenico.

I cristiani siano coerenti con la fede e rispettino il creato
Il Papa si riallaccia infatti alle quattro testimonianze che hanno preceduto il suo discorso. La prima, quella di una giovane indiana, Pranita, impegnata nelle tematiche ambientali dopo aver visto nel suo Paese i disastri causati da inondazioni e cicloni. “Condivido la tua costernazione per gli abusi che danneggiano il pianeta”, dice Francesco:

“Como bien has recordado, los mayores impactos recaen a menudo sobre las personas más vulnerables …
Come bene hai ricordato, gli impatti maggiori ricadono spesso sulle persone più vulnerabili e con meno risorse, che sono costrette ad emigrare per salvarsi dagli effetti dei cambiamenti climatici”. Come dicono nella mia terra: “Alla fine la grande festa la finiscono per pagare i poveri”, ricorda sottolineando che “tutti siamo responsabili”, in modo particolare noi cristiani.

E proprio ai cristiani il Papa chiede di essere coerenti con la fede e coltivare un’armonia con il creato.

La pace in Colombia: centrale che i cristiani siano uniti per impegno comune
Quindi Francesco si rifà a quanto espresso dalla testimonianza di mons. Héctor Gaviria, direttore della Caritas in Colombia: “E’ una buona notizia – sottolinea – sapere che i cristiani si uniscono per dare vita a processi comunitari e sociali di comune interesse”:

“Les pido una oración especial por esa tierra maravillosa…
Vi chiedo una speciale preghiera per quella terra meravigliosa affinché, con la collaborazione di tutti, si possa giungere finalmente alla pace”.

L’impegno per i bambini orfani e nei campi profughi
Molto forte anche la testimonianza di Marguerite Barankitse, del Burundi, che ha adottato 7 bambini e poi, con l’inizio del genocidio, si è impegnata nella Maison Shalom, un’organizzazione per aiutare i bambini orfani e costruire una generazione in grado di rompere il ciclo della violenza. Il Papa ricorda il suo impegno per la pace e la ringrazia per il suo lavoro attraverso cui “migliaia di bambini possono studiare, crescere e recuperare la salute” e perché continua a comunicare un messaggio di pace, anche in esilio, in Ruanda:

“Has dicho que todos los que te conocen piensan que lo que haces es una locura…
Hai detto che tutti quelli che ti conoscono pensano che quello che fai è una pazzia. Certo, è la pazzia dell’amore a Dio e al prossimo. Magari questa pazzia potesse propagarsi, illuminata dalla fede e dalla fiducia nella Provvidenza!”.

Francesco la esorta dunque ad andare avanti. Infine si richiama alla testimonianza di Rose Lokonyen, che viene dal Sud Sudan e ora vive in Kenya come rifugiata. E’ un’atleta olimpica del Team dei Rifugiati: ha saputo trarre profitto dal talento che Dio le ha regalato mediante lo sport, rileva Francesco, impiegando le sue forze “in una vita feconda”, quella di incoraggiare i ragazzi a tornare a scuola:

“Mientras escuchaba tu historia, me venía a la mente …
Mentre ascoltavo la tua storia, mi veniva in mente la vita di tanti giovani che hanno bisogno di testimonianze come la tua”.

Quindi Francesco ringrazia i governi che assistono rifugiati, profughi e coloro che chiedono asilo:

“Para nosotros cristianos, es una prioridad salir al encuentro de los desechados y marginados de nuestro mundo…
Per noi cristiani è una priorità andare incontro agli scartati – perché sono scartati dalla loro patria – ed emarginati del nostro mondo e rendere tangibile la tenerezza e l’amore misericordioso di Dio, che non scarta nessuno, ma accoglie tutti. Oggi a noi cristiani viene chiesto di essere protagonisti della ‘rivoluzione della tenerezza’”.

La drammatica situazione in Siria e l’auspicio che ciascuno faccia un gesto di riconciliazione
L’ultimo pensiero del Papa è alla testimonianza del vescovo caldeo di Aleppo, mons. Antoine Audo. In Siria, dove vengono disprezzati persino i più elementari diritti fondamentali, è veramente eroico che rimangano persone per prestare aiuto:

“Es admirable también que tú, querido hermano, sigas trabajando en medio de tantos peligros …
È anche ammirevole che tu, caro fratello, continui a lavorare in mezzo a tanti pericoli per raccontarci la drammatica situazione dei siriani. Ciascuno di loro è nel nostro cuore e nella nostra preghiera. Imploriamo la grazia della conversione dei cuori di quelli che detengono la responsabilità dei destini di quella regione”.

L’auspicio del Papa è che queste storie diano impulso per “lavorare sempre più uniti” e che al ritorno a casa “portiamo con noi – afferma – l’impegno a fare ogni giorno un gesto di pace e di riconciliazione, per essere testimoni coraggiosi e fedeli di speranza cristiana”.

Il presidente della Federazione luterana: storico incontro
A precedere il discorso del Papa, l’intervento del presidente della Federazione Luterana Mondiale, il Vescovo Munib Younan. “Il nostro storico incontro sta inviando un messaggio al mondo intero” che i forti impegni religiosi possono portare verso una riconciliazione pacifica invece che creare più conflitto al nostro mondo già turbato. “Ringraziamo Dio – afferma – perché stiamo passando dal conflitto alla comunione”.

Liturgia del giorno: Audio salmo 131(130)

31 ottobre 2016

Lunedì, 31 _ Ottobre _ 2016 


 

Custodiscimi presso di te, Signore, nella pace.

[1] Canto delle ascensioni. Di Davide.
Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
e non si leva con superbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze.

[2] Io sono tranquillo e sereno
come bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è l’anima mia.

[3] Speri Israele nel Signore,
ora e sempre.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». Lc 14,12-14 


 

 

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 Per i cristiani perseguitati

sr. Mariangela Tassielli fsp, Cantalavita.com

Nuove terre sono bagnate dal sangue dei martiri
e, oggi, il cielo ascolta nuovo dolore.
Piccoli e grandi, uomini e donne,
sani e malati, l’odio non fa distinzioni
e ogni giorno uccide la fraternità.

Proteggi, Signore, chi per fede muore.
Custodisci i passi di coloro che fuggono
per non far morire il futuro e la fede in te.
Sii la forza di chi non cede alla paura e, con audacia,
testimonia il tuo nome e la tua salvezza.

Noi crediamo che tu sei il Signore, Dio dell’universo;
crediamo che il tuo nome, invocato oggi
tra lacrime e pianto, tra terrore e speranza,
può portare salvezza al mondo.
Ognuno di noi lo invochi, chiedendo salvezza,
in comunione con i nostri fratelli e sorelle
perseguitati in tante parti del mondo.
Amen.

 

Tweet del Papa

31 ottobre 2016

L’unità tra i cristiani è una priorità, perché riconosciamo che tra di noi è molto più quello che ci unisce di quello che ci separa.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 07:25 – 31 ott 2016

LETTERA APOSTOLICA DIES DOMINI DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II ALL’EPISCOPATO, AL CLERO E AI FEDELI SULLA SANTIFICAZIONE DELLA DOMENICA

31 ottobre 2016

CAPITOLO PRIMO

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DIES DOMINI

La celebrazione
dell’opera del Creatore

« Tutto è stato fatto per mezzo di lui » (Gv 1, 3)

8. Nell’esperienza cristiana, la domenica è prima di tutto una festa pasquale, totalmente illuminata dalla gloria del Cristo risorto. È la celebrazione della « nuova creazione ». Ma proprio questo suo carattere, se compreso in profondità, appare inscindibile dal messaggio che la Scrittura, fin dalle prime sue pagine, ci offre sul disegno di Dio nella creazione del mondo. Se è vero, infatti, che il Verbo si è fatto carne nella « pienezza del tempo » (Gal 4, 4), non è meno vero che, in forza del suo stesso mistero di Figlio eterno del Padre, egli è origine e fine dell’universo. Lo afferma Giovanni, nel prologo del suo Vangelo: « Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste » (1, 3). Lo sottolinea ugualmente Paolo scrivendo ai Colossesi: « Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili […]. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui » (1, 16). Questa presenza attiva del Figlio nell’opera creatrice di Dio si è rivelata pienamente nel mistero pasquale, in cui Cristo, risorgendo come « primizia di coloro che sono morti » (1 Cor 15, 20), ha inaugurato la nuova creazione ed ha avviato il processo che egli stesso porterà a compimento al momento del suo ritorno glorioso, « quando consegnerà il regno a Dio Padre […], perché Dio sia tutto in tutti » (1 Cor 15, 24.28).

Già nel mattino della creazione, quindi, il progetto di Dio implicava questo « compito cosmico » di Cristo. Questa prospettiva cristocentrica, proiettata su tutto l’arco del tempo, era presente nello sguardo compiaciuto di Dio quando, cessando da ogni suo lavoro, « benedisse il settimo giorno e lo santificò » (Gn 2, 3). Nasceva allora — secondo l’autore sacerdotale del primo racconto biblico della creazione — il « sabato », che tanto caratterizza la prima Alleanza, ed in qualche modo preannuncia il giorno sacro della nuova e definitiva Alleanza. Lo stesso tema del « riposo di Dio » (cfr Gn 2, 2) e del riposo da lui offerto al popolo dell’Esodo con l’ingresso nella terra promessa (cfr Es 33, 14; Dt 3, 20; 12, 9; Gs 21, 44; Sal 95 [94], 11) è riletto nel Nuovo Testamento in una luce nuova, quella del definitivo « riposo sabbatico » (Eb 4, 9) in cui Cristo stesso è entrato con la sua risurrezione e in cui è chiamato ad entrare il popolo di Dio, perseverando sulle orme della sua obbedienza filiale (cfr Eb 4, 3-16). È necessario pertanto rileggere la grande pagina della creazione e approfondire la teologia del « sabato », per introdursi alla piena comprensione della domenica.

« In principio Dio creò il cielo e la terra » (Gn 1, 1)

9. Lo stile poetico del racconto genesiaco della creazione rende bene lo stupore che l’uomo avverte di fronte all’immensità del creato e il sentimento di adorazione che ne deriva verso Colui che ha tratto dal nulla tutte le cose. È una pagina di intenso significato religioso, un inno al Creatore dell’universo, additato come l’unico Signore di fronte alle ricorrenti tentazioni di divinizzare il mondo stesso. È insieme un inno alla bontà del creato, tutto plasmato dalla mano potente e misericordiosa di Dio.

« Dio vide che era cosa buona » (Gn 1, 10.12, ecc.). Questo ritornello che scandisce il racconto proietta una luce positiva su ogni elemento dell’universo, lasciando al tempo stesso intravedere il segreto per la sua appropriata comprensione e per la sua possibile rigenerazione: il mondo è buono nella misura in cui rimane ancorato alla sua origine e, dopo che il peccato lo ha deturpato, ridiventa buono, se torna, con l’aiuto della grazia, a Colui che lo ha fatto. Questa dialettica, ovviamente, non riguarda direttamente le cose inanimate e gli animali, ma gli esseri umani, ai quali è stato concesso il dono incomparabile, ma anche il rischio, della libertà. La Bibbia, subito dopo i racconti della creazione, mette appunto in evidenza il drammatico contrasto tra la grandezza dell’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, e la sua caduta, che apre nel mondo l’oscuro scenario del peccato e della morte (cfr Gn 3).

10. Uscito com’è dalle mani di Dio, il cosmo porta l’impronta della sua bontà. È un mondo bello, degno di essere ammirato e goduto, ma destinato anche ad essere coltivato e sviluppato. Il « completamento » dell’opera di Dio apre il mondo al lavoro dell’uomo. « Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto » (Gn 2, 2). Attraverso questa evocazione antropomorfica del « lavoro » divino, la Bibbia non soltanto ci apre uno spiraglio sul misterioso rapporto tra il Creatore e il mondo creato, ma proietta luce anche sul compito che l’uomo ha verso il cosmo. Il « lavoro » di Dio è in qualche modo esemplare per l’uomo. Questi infatti non è solo chiamato ad abitare, ma anche a « costruire » il mondo, facendosi così « collaboratore » di Dio. I primi capitoli della Genesi, come scrivevo nell’Enciclica Laborem exercens, costituiscono in certo senso il primo « vangelo del lavoro ».(10) È una verità sottolineata anche dal Concilio Vaticano II: « L’uomo, creato a immagine di Dio, ha ricevuto il comando di sottomettere a sé la terra con tutto quanto essa contiene, e di governare il mondo nella giustizia e nella santità, e così pure di riportare a Dio se stesso e l’universo intero, riconoscendo in lui il Creatore di tutte le cose, in modo che, nella subordinazione di tutte le realtà all’uomo sia glorificato il nome di Dio su tutta la terra ».(11)

La vicenda esaltante dello sviluppo della scienza, della tecnica, della cultura nelle loro varie espressioni — sviluppo sempre più rapido, ed oggi addirittura vertiginoso — è il frutto, nella storia del mondo, della missione con la quale Dio ha affidato all’uomo e alla donna il compito e la responsabilità di riempire la terra e di soggiogarla attraverso il lavoro, nell’osservanza della sua Legge.

Lo « shabbat »: il gioioso riposo del Creatore

11. Se è esemplare per l’uomo, nella prima pagina della Genesi, il « lavoro » di Dio, altrettanto lo è il suo « riposo »: « Cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro« (Gn 2, 2). Anche qui siamo di fronte ad un antropomorfismo ricco di un fecondo messaggio.

Il « riposo » di Dio non può essere banalmente interpretato come una sorta di « inattività » di Dio. L’atto creatore che è a fondamento del mondo è infatti di sua natura permanente e Dio non cessa mai di operare, come Gesù stesso si preoccupa di ricordare proprio in riferimento al precetto del sabato: « Il Padre mio opera sempre e anch’io opero » (Gv 5, 17). Il riposo divino del settimo giorno non allude a un Dio inoperoso, ma sottolinea la pienezza della realizzazione compiuta e quasi esprime la sosta di Dio di fronte all’opera « molto buona » (Gn 1, 31) uscita dalle sue mani, per volgere ad essa uno sguardo colmo di gioioso compiacimento: uno sguardo « contemplativo », che non mira più a nuove realizzazioni, ma piuttosto a godere la bellezza di quanto è stato compiuto; uno sguardo portato su tutte le cose, ma in modo particolare sull’uomo, vertice della creazione. È uno sguardo in cui si può in qualche modo già intuire la dinamica « sponsale » del rapporto che Dio vuole stabilire con la creatura fatta a sua immagine, chiamandola ad impegnarsi in un patto di amore. È ciò che egli realizzerà progressivamente, nella prospettiva della salvezza offerta all’intera umanità, mediante l’alleanza salvifica stabilita con Israele e culminata poi in Cristo: sarà proprio il Verbo incarnato, attraverso il dono escatologico dello Spirito Santo e la costituzione della Chiesa come suo corpo e sua sposa, ad estendere l’offerta di misericordia e la proposta dell’amore del Padre all’intera umanità.

12. Nel disegno del Creatore c’è una distinzione, ma anche un intimo nesso tra l’ordine della creazione e l’ordine della salvezza. Già l’Antico Testamento lo sottolinea, quando pone il comandamento concernente lo « shabbat » in rapporto non soltanto col misterioso « riposo » di Dio dopo i giorni dell’attività creatrice (cfr Es 20, 8-11), ma anche con la salvezza da lui offerta ad Israele nella liberazione dalla schiavitù dell’Egitto (cfr Dt 5, 12-15). Il Dio che riposa il settimo giorno rallegrandosi per la sua creazione, è lo stesso che mostra la sua gloria liberando i suoi figli dall’oppressione del faraone. Nell’uno e nell’altro caso si potrebbe dire, secondo un’immagine cara ai profeti, che egli si manifesta come lo sposo di fronte alla sposa (cfr Os 2, 16-24; Ger 2, 2; Is 54, 4-8).

Per andare infatti al cuore dello « shabbat », del « riposo » di Dio, come alcuni elementi della stessa tradizione ebraica suggeriscono,(12) occorre cogliere l’intensità sponsale che caratterizza, dall’Antico al Nuovo Testamento, il rapporto di Dio con il suo popolo. Così la esprime, ad esempio, questa meravigliosa pagina di Osea: « In quel tempo farò per loro un’alleanza con le bestie della terra e gli uccelli del cielo e con i rettili del suolo; arco e spada e guerra eliminerò dal paese; e li farò riposare tranquilli. Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore » (2, 20-22).

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Catechismo della Chiesa Cattolica: Parte Prima, La Professione di Fede

31 ottobre 2016

SEZIONE SECONDA:
LA PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA

I SIMBOLI DELLA FEDE

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185 Chi dice: « Io credo », dice: « Io aderisco a ciò che noi crediamo ». La comunione nella fede richiede un linguaggio comune della fede, normativo per tutti e che unisca nella medesima confessione di fede.

186 Fin dalle origini, la Chiesa apostolica ha espresso e trasmesso la propria fede in formule brevi e normative per tutti. 228 Ma molto presto la Chiesa ha anche voluto riunire l’essenziale della sua fede in compendi organici e articolati, destinati in particolare ai candidati al Battesimo.

« Il simbolo della fede non fu composto secondo opinioni umane, ma consiste nella raccolta dei punti salienti, scelti da tutta la Scrittura, così da dare una dottrina completa della fede. E come il seme della senape racchiude in un granellino molti rami, così questo compendio della fede racchiude tutta la conoscenza della vera pietà contenuta nell’Antico e nel Nuovo Testamento ». 229

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Agostino d’Ippona- Confessioni ,Libro Terzo

31 ottobre 2016

STUDENTE A CARTAGINE

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Svaghi studenteschi

Desiderio e godimento d’amore

  1. 1. Giunsi a Cartagine, e dovunque intorno a me rombava la voragine degli amori peccaminosi. Non amavo ancora, ma amavo di amare e con più profonda miseria mi odiavo perché non ero abbastanza misero. Amoroso d’amore, cercavo un oggetto da amare e odiavo la sicurezza, la strada esente da tranelli. Avevo dentro di me un appetito insensibile al cibo interiore, a te stesso, Dio mio, e quell’appetito non mi affamava, bensì ero senza desiderio di cibi incorruttibili, né già per esserne pieno; anzi, quanto più ne ero digiuno, tanto più ne ero nauseato. Malattia della mia anima: coperta di piaghe, si gettava all’esterno con la bramosia di sfregarsi miserabilmente a contatto delle cose sensibili, che pure nessuno amerebbe, se non avessero un’anima. Amare ed essere amato mi riusciva più dolce se anche del corpo della persona amata potevo godere. Così inquinavo la polla dell’amicizia con le immondizie della concupiscenza, ne offuscavo il chiarore con il Tartaro della libidine. Sgraziato, volgare, smaniavo tuttavia, nella mia straripante vanità, di essere elegante e raffinato. Quindi mi gettai nelle reti dell’amore, bramoso di esservi preso. Dio mio, misericordia mia, nella tua infinita bontà di quanto fiele non ne aspergesti la dolcezza! Fui amato, raggiunsi di soppiatto il nodo del piacere e mi avvinsi giocondamente con i suoi dolorosi legami, ma per subire i colpi dei flagelli arroventati della gelosia, dei sospetti, dei timori, dei furori, dei litigi.

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Preghiera del giorno: O Padrona del cielo e della terra

31 ottobre 2016

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Noi ricorriamo a Voi, perché Gesù Vi ha eletta Mediatrice di tutte le Grazie, Vi ha dato autorità universale sul Mondo visibile ed invisibile, Vi ha arricchita della Sua Divinità, rimanendo per nove mesi nel Vostro grembo materno.

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Vangelo (Mt 5,1-12a) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 1 Novembre 2016) con commento comunitario

31 ottobre 2016

TUTTI I SANTI – Solennità

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Questo è il Vangelo dell’1 Novembre, quello del 31 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Piazza San Pietro, Angelus, 30-10-2016

30 ottobre 2016

 

 

 

Angelus, 30 ottobre 2016

 

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 30 ottobre 2016

[Multimedia]

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo di oggi ci presenta un fatto accaduto a Gerico, quando Gesù giunse in città e fu accolto dalla folla (cfr Lc 19,1-10). A Gerico viveva Zaccheo, il capo dei “pubblicani”, cioè degli esattori delle tasse. Zaccheo era un ricco collaboratore degli odiati occupanti romani, uno sfruttatore del suo popolo. Anche lui, per curiosità, voleva vedere Gesù, ma la sua condizione di pubblico peccatore non gli permetteva di avvicinarsi al Maestro; per di più, era piccolo di statura, e per questo sale su un albero di sicomoro, lungo la strada dove Gesù doveva passare.

Quando arriva vicino a quell’albero, Gesù alza lo sguardo e gli dice: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (v. 5). Possiamo immaginare lo stupore di Zaccheo! Ma perché Gesù dice «devo fermarmi a casa tua»? Di quale dovere si tratta? Sappiamo che il suo dovere supremo è attuare il disegno del Padre su tutta l’umanità, che si compie a Gerusalemme con la sua condanna a morte, la crocifissione e, al terzo giorno, la risurrezione. E’ il disegno di salvezza della misericordia del Padre. E in questo disegno c’è anche la salvezza di Zaccheo, un uomo disonesto e disprezzato da tutti, e perciò bisognoso di convertirsi. Infatti il Vangelo dice che, quando Gesù lo chiamò, «tutti mormoravano: “E’ entrato in casa di un peccatore!”» (v. 7). Il popolo vede in lui un furfante, che si è arricchito sulla pelle del prossimo. E se Gesù avesse detto: “Scendi, tu, sfruttatore, traditore del popolo! Vieni a parlare con me per regolare i conti!”. Di sicuro il popolo avrebbe fatto un applauso. Invece incominciarono a mormorare: “Gesù va a casa di lui, del peccatore, dello sfruttatore”.

Gesù, guidato dalla misericordia, cercava proprio lui. E quando entra in casa di Zaccheo dice: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (vv. 9-10). Lo sguardo di Gesù va oltre i peccati e i pregiudizi. E questo è importante! Dobbiamo impararlo. Lo sguardo di Gesù va oltre i peccati e i pregiudizi; vede la persona con gli occhi di Dio, che non si ferma al male passato, ma intravede il bene futuro; Gesù non si rassegna alle chiusure, ma apre sempre, sempre apre nuovi spazi di vita; non si ferma alle apparenze, ma guarda il cuore. E qui ha guardato il cuore ferito di quest’uomo: ferito dal peccato della cupidigia, da tante cose brutte che aveva fatto questo Zaccheo. Guarda quel cuore ferito e va lì.

A volte noi cerchiamo di correggere o convertire un peccatore rimproverandolo, rinfacciandogli i suoi sbagli e il suo comportamento ingiusto. L’atteggiamento di Gesù con Zaccheo ci indica un’altra strada: quella di mostrare a chi sbaglia il suo valore, quel valore che Dio continua a vedere malgrado tutto, malgrado tutti i suoi sbagli. Questo può provocare una sorpresa positiva, che intenerisce il cuore e spinge la persona a tirare fuori il buono che ha in sé. È il dare fiducia alle persone che le fa crescere e cambiare. Così si comporta Dio con tutti noi: non è bloccato dal nostro peccato, ma lo supera con l’amore e ci fa sentire la nostalgia del bene. Tutti abbiamo sentito questa nostalgia del bene dopo uno sbaglio. E così fa il nostro Padre Dio, così fa Gesù. Non esiste una persona che non ha qualcosa di buono. E questo guarda Dio per tirarla fuori dal male.

La Vergine Maria ci aiuti a vedere il buono che c’è nelle persone che incontriamo ogni giorno, affinché tutti siano incoraggiati a far emergere l’immagine di Dio impressa nel loro cuore. E così possiamo gioire per le sorprese della misericordia di Dio! Il nostro Dio, che è il Dio delle sorprese!

Dopo l’Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

ieri, a Madrid, sono stati proclamati Beati José Antón Gómez, Antolín Pablos Villanueva, Juan Rafael Mariano Alcocer Martínez e Luis Vidaurrázaga Gonzáles, martiri, uccisi in Spagna nel secolo scorso, durante la persecuzione contro la Chiesa. Erano sacerdoti Benedettini. Lodiamo il Signore e affidiamo alla loro intercessione i fratelli e le sorelle che purtroppo ancora oggi, in varie parti del mondo, sono perseguitati per la fede in Cristo.

Esprimo la mia vicinanza alle popolazioni dell’Italia Centrale colpite dal terremoto. Anche questa mattina c’è stata una forte scossa. Prego per i feriti e per le famiglie che hanno subito maggiori danni, come pure per il personale impegnato nei soccorsi e nell’assistenza. Il Signore Risorto dia loro forza e la Madonna li custodisca.

Saluto con affetto tutti i pellegrini dell’Italia e di vari Paesi, in particolare quelli provenienti da Ljubliana (Slovenia) e da Sligo (Irlanda). Saluto i partecipanti al pellegrinaggio mondiale degli acconciatori ed estetisti, la Federazione Nazionale Cortei e Giochi storici, i gruppi giovanili di Petosino, Pogliano Milanese, Carugate e Padova. Saluto anche i pellegrini dell’UNITALSI della Sardegna.

Nei prossimi due giorni compirò un Viaggio apostolico in Svezia, in occasione della commemorazione della Riforma, che vedrà cattolici e luterani raccolti insieme nel ricordo e nella preghiera. Chiedo a tutti voi di pregare affinché questo viaggio sia una nuova tappa nel cammino di fraternità verso la piena comunione.

Vi auguro una buona domenica – c’è un bel sole… – e una buona festa di Tutti i Santi. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Liturgia del giorno: Audio salmo 145(144)

30 ottobre 2016

Domenica, 30 _Ottobre _ 2016


 

Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

[1] Lodi. Di Davide.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome
in eterno e per sempre.

[2] Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome
in eterno e per sempre.

[3] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.

[4] Una generazione narra all’altra le tue opere,
annunzia le tue meraviglie.

[5] Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi.

[6] Dicono la stupenda tua potenza
e parlano della tua grandezza.

[7] Diffondono il ricordo della tua bontà immensa,
acclamano la tua giustizia.

[8] Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all’ira e ricco di grazia.

[9] Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

[10] Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.

[11] Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza,

[12] per manifestare agli uomini i tuoi prodigi
e la splendida gloria del tuo regno.

[13] Il tuo regno è regno di tutti i secoli,
il tuo dominio si estende ad ogni generazione.

[14] Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.

[15] Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa
e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno: 

«Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Lc 19,1-10


 

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Dio ci chiama per nome

Così parla l’Eterno…: “Non temere, perché io ti ho nscattato, ti ho chiamato per nome: tu sei mio!”

Isaia43:1

“Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio”.

1 Giovanni3:1

Che gioia provano i genitori quando chiamano il loro piccolo per nome e lui si volta a guardarli! Quel nome che hanno ripetuto tante volte, al quale hanno associato sguardi, gesti, parole d’amore, finalmente il bambino lo comprende; e così impara anche a pronunciare il proprio nome e ad entrare in relazione con quelli che si occupano di lui.

Ma l’amore dei genitori precede e supera di molto ciò che il bambino percepisce. Quando sarà adulto, sentendosi chiamare per nome non resterà indifferente.

Se uno mi chiama così, vuol dire che mi conosce e che cerca un contatto con me. Più stimo la persona che mi chiama, più questo mi tocca e mi onora.

Che valore ha la certezza che il grande Dio dei cieli mi conosce, mi chiama per nome e m’invita ad ascoltarlo quando mi parla!
Tutto ciò che il bambino riceve o impara dai genitori è basato sulla fiducia che ha in loro fin dall’inizio della sua vita.

La Bibbia ci racconta d’un bambino chiamato direttamente da Dio, come un padre chiama il proprio figlio: “Samuele, Samuele!” Quale fu la sua risposta? “Parla, poiché il tuo servo ascolta” (1 Samuele 3:10).

Siamo noi all’ascolto di questo grande Dio che ci conosce, ci ama e vuol fare di noi dei suoi figli?

Il credente, che è diventato figlio d’un Padre celeste pieno d’amore, può ben essere felice di una tale relazione!

da Diotiama.it

Tweet del Papa

30 ottobre 2016

Vi chiedo di pregare per il mio viaggio in Svezia, perché possa contribuire all’unità di tutti i cristiani.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 30 ott 2016

Vangelo ( Lc 14,12-14) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 31 Ottobre 2016) con commento comunitario

30 ottobre 2016

Dal Vangelo secondo Luca ( Lc 14,12-14)

In quel tempo, Gesù disse poi al capo dei farisei che l’aveva invitato:

«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.

Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Questo è il Vangelo del 31 Ottobre, quello del 30 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa

29 ottobre 2016

Abbandoniamo il linguaggio della condanna per abbracciare il linguaggio della misericordia.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 29 ott 2016

Preghiamo per i fratelli e le sorelle che sono discriminati e pagano di persona la loro fedeltà al Vangelo.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 28 ott 2016

Liturgia del giorno: Audio salmo 42(41)

29 ottobre 2016

Sabato, 29 _ Ottobre _2016


L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente.

 

[1] Al maestro del coro. Maskil. Dei figli di Core.

[2] Come la cerva anela ai corsi d’acqua,
così l’anima mia anela a te, o Dio.

[3] L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
quando verrò e vedrò il volto di Dio?

[4] Le lacrime sono mio pane giorno e notte,
mentre mi dicono sempre: “Dov’è il tuo Dio?”.

[5] Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge:
attraverso la folla avanzavo tra i primi
fino alla casa di Dio,
in mezzo ai canti di gioia
di una moltitudine in festa.

[6] Perché ti rattristi, anima mia,
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

[7] In me si abbatte l’anima mia;
perciò di te mi ricordo
dal paese del Giordano e dell’Ermon, dal monte Misar.

[8] Un abisso chiama l’abisso al fragore delle tue cascate;
tutti i tuoi flutti e le tue onde
sopra di me sono passati.

[9] Di giorno il Signore mi dona la sua grazia
di notte per lui innalzo il mio canto:
la mia preghiera al Dio vivente.

[10] Dirò a Dio, mia difesa:
“Perché mi hai dimenticato?
Perché triste me ne vado, oppresso dal nemico?”.

[11] Per l’insulto dei miei avversari
sono infrante le mie ossa;
essi dicono a me tutto il giorno: “Dov’è il tuo Dio?”.

[12] Perché ti rattristi, anima mia,
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

 

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Lc 14,1.7-11


 

 

 

Il coraggio di seguirti

Antonio Merico, Parola pregata. Preghiere dell’anno liturgico A, Elledici

Mt 16,24 «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.»

Signore Gesù, oggi ci proponi gli aspetti scomodi
e onerosi dell’ideale cristiano.
La croce, non si è mai disponibili né pronti
per accettarla, contrasta con l’aspirazione umana
che tende ad allontanare il dolore e raccogliere gioie.
Chi si pone alla tua sequela va incontro
a maltrattamenti e persecuzioni,
va incontro alla tua stessa sorte.
Il prezzo della coerenza
è lo stipendio di chi ti ha scelto.
Ci chiedi fiducia incrollabile in te, in te solo,
senza posare il capo su altre sicurezze.
Ci chiedi tutto, ma non prendi tutto.
Ci chiedi salti nel vuoto e, fin quando non li faremo,
non ci accorgeremo che in fondo ci sei tu
ad aspettarci e non il vuoto.
Non ci chiedi mai di togliere,
ma per poter dare molto di più.
Vinci sempre in generosità.
Donaci il coraggio di seguirti
e la forza di perseverare
anche se bisogna remare contro corrente.

Vangelo (Lc 19,1-10) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 30 Ottobre 2016) con commento comunitario

29 ottobre 2016

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 19,1-10) 

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.

Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».

Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».

Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Questo è il Vangelo del 30 Ottobre, quello del 29 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

LETTERA APOSTOLICA DIES DOMINI DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II ALL’EPISCOPATO, AL CLERO E AI FEDELI SULLA SANTIFICAZIONE DELLA DOMENICA

29 ottobre 2016

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Venerati Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Il giorno del Signore — come fu definita la domenica fin dai tempi apostolici (1) — ha avuto sempre, nella storia della Chiesa, una considerazione privilegiata per la sua stretta connessione col nucleo stesso del mistero cristiano. La domenica infatti richiama, nella scansione settimanale del tempo, il giorno della risurrezione di Cristo. È la Pasqua della settimana, in cui si celebra la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, il compimento in lui della prima creazione, e l’inizio della « nuova creazione » (cfr 2 Cor 5, 17). È il giorno dell’evocazione adorante e grata del primo giorno del mondo, ed insieme la prefigurazione, nella speranza operosa, dell’« ultimo giorno », quando Cristo verrà nella gloria (cfr At 1, 11; 1 Ts 4, 13-17) e saranno fatte « nuove tutte le cose » (cfr Ap 21, 5).

Alla domenica, pertanto, ben s’addice l’esclamazione del Salmista: « Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso » (Sal 118 [117], 24). Questo invito alla gioia, che la liturgia di Pasqua fa proprio, porta il segno dello stupore da cui furono investite le donne che avevano assistito alla crocifissione di Cristo quando, recatesi al sepolcro « di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato » (Mc 16, 2), lo trovarono vuoto. È invito a rivivere, in qualche modo, l’esperienza dei due discepoli di Emmaus, che sentirono « ardere il cuore nel petto » mentre il Risorto si affiancava a loro lungo il cammino, spiegando le Scritture e rivelandosi nello « spezzare il pane » (cfr Lc 24, 32.35). È l’eco della gioia, prima esitante e poi travolgente, che gli Apostoli provarono la sera di quello stesso giorno, quando furono visitati da Gesù risorto e ricevettero il dono della sua pace e del suo Spirito (cfr Gv 20, 19-23).

2. La risurrezione di Gesù è il dato originario su cui poggia la fede cristiana (cfr 1 Cor 15, 14): stupenda realtà, colta pienamente nella luce della fede, ma storicamente attestata da coloro che ebbero il privilegio di vedere il Signore risorto; evento mirabile che non solo si distingue in modo assolutamente singolare nella storia degli uomini, ma si colloca al centro del mistero del tempo. A Cristo, infatti, come ricorda, nella suggestiva liturgia della notte di Pasqua, il rito di preparazione del cero pasquale, « appartengono il tempo e i secoli ». Per questo, commemorando non solo una volta all’anno, ma ogni domenica, il giorno della risurrezione di Cristo, la Chiesa intende additare ad ogni generazione ciò che costituisce l’asse portante della storia, al quale si riconducono il mistero delle origini e quello del destino finale del mondo.

C’è ragione dunque per dire, come suggerisce l’omelia di un autore del IV secolo, che il « giorno del Signore » è il « signore dei giorni ».(2) Quanti hanno ricevuto la grazia di credere nel Signore risorto non possono non cogliere il significato di questo giorno settimanale con l’emozione vibrante che faceva dire a san Girolamo: « La domenica è il giorno della risurrezione, è il giorno dei cristiani, è il nostro giorno ».(3) Essa è in effetti per i cristiani la « festa primordiale »,(4) posta non solo a scandire il succedersi del tempo, ma a rivelarne il senso profondo.

3. La sua importanza fondamentale, sempre riconosciuta in duemila anni di storia, è stata ribadita con forza dal Concilio Vaticano II: « Secondo la tradizione apostolica, che ha origine dal giorno stesso della risurrezione di Cristo, la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che si chiama giustamente giorno del Signore o domenica ».(5) Paolo VI ha sottolineato nuovamente tale importanza nell’approvare il nuovo Calendario romano generale e le Norme universali che regolano l’ordinamento dell’Anno liturgico.(6) L’imminenza del terzo millennio, sollecitando i credenti a riflettere, alla luce di Cristo, sul cammino della storia, li invita a riscoprire con nuovo vigore il senso della domenica: il suo « mistero », il valore della sua celebrazione, il suo significato per l’esistenza cristiana ed umana.

Prendo atto volentieri dei molteplici interventi magisteriali e delle iniziative pastorali che, in questi anni del post-Concilio, voi, venerati Fratelli nell’episcopato, sia come singoli sia congiuntamente — ben coadiuvati dal vostro clero —, avete sviluppato su questo importante tema. Alle soglie del Grande Giubileo dell’anno 2000, ho voluto offrirvi questa Lettera apostolica per sostenere il vostro impegno pastorale in un settore tanto vitale. Ma insieme desidero rivolgermi a voi tutti, carissimi fedeli, quasi rendendomi presente spiritualmente nelle singole comunità dove ogni domenica vi raccogliete coi vostri Pastori per celebrare l’Eucaristia e il « giorno del Signore ». Molte delle riflessioni e dei sentimenti che animano questa Lettera apostolica sono maturati durante il mio servizio episcopale a Cracovia e poi, dopo l’assunzione del ministero di Vescovo di Roma e Successore di Pietro, nelle visite alle parrocchie romane, effettuate regolarmente proprio nelle domeniche dei diversi periodi dell’anno liturgico. In questa Lettera mi sembra così di continuare il dialogo vivo che amo intrattenere con i fedeli, riflettendo con voi sul senso della domenica, e sottolineando le ragioni per viverla come vero « giorno del Signore » anche nelle nuove circostanze del nostro tempo.

4. A nessuno sfugge infatti che, fino ad un passato relativamente recente, la « santificazione » della domenica era facilitata, nei Paesi di tradizione cristiana, da una larga partecipazione popolare e quasi dall’organizzazione stessa della società civile, che prevedeva il riposo domenicale come punto fermo nella normativa concernente le varie attività lavorative. Ma oggi, negli stessi Paesi in cui le leggi sanciscono il carattere festivo di questo giorno, l’evoluzione delle condizioni socio-economiche ha finito spesso per modificare profondamente i comportamenti collettivi e conseguentemente la fisionomia della domenica. Si è affermata largamente la pratica del « week-end », inteso come tempo settimanale di sollievo, da trascorrere magari lontano dalla dimora abituale, e spesso caratterizzato dalla partecipazione ad attività culturali, politiche, sportive, il cui svolgimento coincide in genere proprio coi giorni festivi. Si tratta di un fenomeno sociale e culturale che non manca certo di elementi positivi nella misura in cui può contribuire, nel rispetto di valori autentici, allo sviluppo umano e al progresso della vita sociale nel suo insieme. Esso risponde non solo alla necessità del riposo, ma anche all’esigenza di « far festa » che è insita nell’essere umano. Purtroppo, quando la domenica perde il significato originario e si riduce a puro « fine settimana », può capitare che l’uomo rimanga chiuso in un orizzonte tanto ristretto che non gli consente più di vedere il « cielo ». Allora, per quanto vestito a festa, diventa intimamente incapace di « far festa ».(7)

Ai discepoli di Cristo è comunque chiesto di non confondere la celebrazione della domenica, che dev’essere una vera santificazione del giorno del Signore, col « fine settimana », inteso fondamentalmente come tempo di semplice riposo o di evasione. È urgente a tal proposito un’autentica maturità spirituale, che aiuti i cristiani ad « essere se stessi », in piena coerenza con il dono della fede, sempre pronti a rendere conto della speranza che è in loro (cfr 1 Pt 3, 15). Ciò non può non comportare anche una comprensione più profonda della domenica, per poterla vivere, pure in situazioni difficili, con piena docilità allo Spirito Santo.

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Catechismo della Chiesa Cattolica: Parte Prima, La Professione di Fede

29 ottobre 2016

SEZIONE PRIMA

«IO CREDO» – «NOI CREDIAMO»

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CAPITOLO TERZO

LA RISPOSTA DELL’UOMO A DIO

ARTICOLO 2

NOI CREDIAMO

166 La fede è un atto personale: è la libera risposta dell’uomo all’iniziativa di Dio che si rivela. La fede però non è un atto isolato. Nessuno può credere da solo, così come nessuno può vivere da solo. Nessuno si è dato la fede da se stesso, così come nessuno da se stesso si è dato l’esistenza. Il credente ha ricevuto la fede da altri e ad altri la deve trasmettere. Il nostro amore per Gesù e per gli uomini ci spinge a parlare ad altri della nostra fede. In tal modo ogni credente è come un anello nella grande catena dei credenti. Io non posso credere senza essere sorretto dalla fede degli altri, e, con la mia fede, contribuisco a sostenere la fede degli altri.

167 « Io credo »: 212 è la fede della Chiesa professata personalmente da ogni credente, soprattutto al momento del Battesimo. « Noi crediamo »: 213 è la fede della Chiesa confessata dai Vescovi riuniti in Concilio, o, più generalmente, dall’assemblea liturgica dei credenti. « Io credo »: è anche la Chiesa, nostra Madre, che risponde a Dio con la sua fede e che ci insegna a dire: « Io credo », « Noi crediamo ».

I. «Guarda, Signore, alla fede della tua Chiesa»

168 È innanzi tutto la Chiesa che crede, e che così regge, nutre e sostiene la mia fede. È innanzi tutto la Chiesa che, ovunque, confessa il Signore, (« Te per orbem terrarum sancta confitetur Ecclesia La santa Chiesa proclama la tua gloria su tutta la terra », cantiamo nel « Te Deum ») e con essa e in essa anche noi siamo trascinati e condotti a confessare: « Io credo », « Noi crediamo ». Dalla Chiesa riceviamo la fede e la vita nuova in Cristo mediante il Battesimo. Nel « Rituale Romano » il ministro del Battesimo domanda al catecumeno: « Che cosa chiedi alla Chiesa di Dio? ». E la risposta è: « La fede » – « Che cosa ti dona la fede? » – « La vita eterna ». 214

169 La salvezza viene solo da Dio; ma, poiché riceviamo la vita della fede attraverso la Chiesa, questa è nostra Madre: « Noi crediamo la Chiesa come Madre della nostra nuova nascita, e non nella Chiesa come se essa fosse l’autrice della nostra salvezza ». 215 Essendo nostra Madre, la Chiesa è anche l’educatrice della nostra fede.

II. Il linguaggio della fede

170 Noi non crediamo in alcune formule, ma nelle realtà che esse esprimono e che la fede ci permette di « toccare ». « L’atto [di fede] del credente non si ferma all’enunciato, ma raggiunge la realtà [enunciata] ». 216 Tuttavia, noi accostiamo queste realtà con l’aiuto delle formulazioni della fede. Esse ci permettono di esprimere e di trasmettere la fede, di celebrarla in comunità, di assimilarla e di viverla sempre più intensamente.

171 La Chiesa, che è « colonna e sostegno della verità » (1 Tm 3,15), conserva fedelmente la fede, che fu trasmessa ai credenti una volta per tutte. 217 È la Chiesa che custodisce la memoria delle parole di Cristo e trasmette di generazione in generazione la confessione di fede degli Apostoli. Come una madre che insegna ai suoi figli a parlare, e quindi a comprendere e a comunicare, la Chiesa nostra Madre ci insegna il linguaggio della fede per introdurci nell’intelligenza della fede e nella vita.

III. Una sola fede

172 Da secoli, attraverso molte lingue, culture, popoli e nazioni, la Chiesa non cessa di confessare la sua unica fede, ricevuta da un solo Signore, trasmessa mediante un solo Battesimo, radicata nella convinzione che tutti gli uomini non hanno che un solo Dio e Padre. 218 Sant’Ireneo di Lione, testimone di questa fede, dichiara:

173 « In realtà, la Chiesa, sebbene diffusa in tutto il mondo fino alle estremità della terra, avendo ricevuto dagli Apostoli e dai loro discepoli la fede […], conserva questa predicazione e questa fede con cura e, come se abitasse un’unica casa, vi crede in uno stesso identico modo, come se avesse una sola anima ed un cuore solo, e predica le verità della fede, le insegna e le trasmette con voce unanime, come se avesse una sola bocca ». 219

174 « Infatti, se le lingue nel mondo sono varie, il contenuto della Tradizione è però unico e identico. E non hanno altra fede o altra Tradizione né le Chiese che sono in Germania, né quelle che sono in Spagna, né quelle che sono presso i Celti (in Gallia), né quelle dell’Oriente, dell’Egitto, della Libia, né quelle che sono al centro del mondo ». 220 « Il messaggio della Chiesa è dunque veridico e solido, poiché essa addita a tutto il mondo una sola via di salvezza ». 221

175 « Conserviamo con cura questa fede che abbiamo ricevuto dalla Chiesa, perché, sotto l’azione dello Spirito di Dio, essa, come un deposito di grande valore, chiuso in un vaso prezioso, continuamente ringiovanisce e fa ringiovanire anche il vaso che la contiene ». 222

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Agostino d’Ippona- Confessioni , Libro Secondo

29 ottobre 2016

Le attrattive del furto

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8. 16. Quale frutto raccolsi allora, miserabile, da ciò che ora rievoco non senza arrossire, e specialmente da quel furto ove amai solo il furto e null’altro? E anch’esso era nulla, quindi maggiore era la mia miseria. Tuttavia non l’avrei compiuto da solo. Ricordo bene qual era il mio animo a quel tempo, da solo non l’avrei assolutamente compiuto. In quell’azione mi attrasse anche la compagnia di coloro con cui la commisi. Dunque non amai null’altro che il furto. Ma sì, null’altro, poiché anche una tale società non è nulla. Cos’è in realtà? Chi può istruirmi in merito, se non Colui che illumina il mio cuore e ne squarcia le tenebre? Come accade che mi viene in mente d’indagare, di discutere, di considerare questi fatti? Se in quel momento avessi amato i frutti che rubai e ne avessi desiderato il sapore, avrei potuto compiere anche da solo, se si poteva da solo, quel misfatto, appagando il mio desiderio senza sfregarmi a qualche complice per infiammare il prurito della mia brama. Senonché i frutti non avevano nessuna attrattiva per me; dunque ne aveva soltanto l’impresa e a suscitarla era la compagnia di altri che peccavano insieme con me.

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Preghiera del giorno: O dolce speranza dei nostri cuori

28 ottobre 2016

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Madre nostra e fiducia nostra, a chi altri potremmo ricorrere per essere aiutati?
Voi sola siete la Mediatrice di tutte le Grazie, Colei che nella Luce di Dio distribuisce a chi vuole, come vuole e quando vuole, i frutti della Redenzione, operata dal Vostro Dio e Figlio Gesù. Voi potete aiutarci in tutte le nostre necessità, Voi sola siete la Salute degli infermi, Voi siete l’unica Madre che vuole salvare tutti i Suoi figli dalla dannazione eterna.

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Messa Santa Marta 28-10-2016

28 ottobre 2016

 

 

Pietra d’angolo (28 ottobre 2016)

(da: www.osservatoreromano.va)

Gesù continua a pregare per ogni uomo: è questo «il fondamento della Chiesa» e anche la chiave per comprenderne la missione e il mistero. Lo ha affermato Francesco nella messa celebrata venerdì mattina, 28 ottobre, nella cappella della Casa Santa Marta.«Cosa è la Chiesa?»: precisamente a questa domanda rispondono «le due letture della liturgia della parola di oggi» che «sono un annuncio, anche una catechesi sulla Chiesa», ha spiegato il Papa riferendosi alla lettera agli Efesini (2, 19-22) e al passo evangelico di Luca (6, 12-19). Infatti «Paolo ci fa capire che noi siamo concittadini dei santi — la Chiesa ci dà questa cittadinanza — e che siamo tutti in una costruzione ben ordinata per essere tempio santo del Signore: edificati insieme sul fondamento degli apostoli, dei profeti; e la pietra d’angolo, è lo stesso Gesù». Egli «è il fondamento della Chiesa», ricorda Paolo.

«Nel Vangelo di Luca — ha proseguito il Pontefice — abbiamo visto la Chiesa in attività, in azione: Gesù che prega, che sceglie gli apostoli, che dà il nome a ognuno, che guarisce l’anima e il corpo e che era fra i discepoli, e anche tutta quella folla che cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti». Proprio «questo è la Chiesa, quello che Paolo ci insegna è questo in azione». L’apostolo afferma che «la pietra d’angolo è lo stesso Gesù»; e difatti «senza Gesù non c’è Chiesa: lui è il fondamento della Chiesa».

Francesco ha fatto notare che «il Vangelo incomincia con una cosa che ci fa riflettere: “Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio”». E «poi viene tutto l’altro: la gente, la scelta dei discepoli, le guarigioni, scaccia i demoni». Dunque «la pietra d’angolo è Gesù, sì: ma Gesù che prega». E «Gesù prega: ha pregato e continua a pregare per la Chiesa». Dunque «la pietra d’angolo della Chiesa è il Signore davanti al Padre che intercede per noi, che prega per noi: noi preghiamo lui, ma il fondamento è lui che prega per noi».

«Gesù sempre ha pregato per i suoi» ha affermato il Pontefice. «Nell’ultima cena — ha ricordato — ha pregato per i discepoli e chiedeva al Padre: “custodisci questi nella verità, accompagnali e non solo prego per questi, ma anche per quelli che verranno”». Inoltre, ha spiegato il Papa, «Gesù prega prima di fare qualche miracolo: pensiamo alla risurrezione di Lazzaro» quando «prega il Padre: “Grazie, Padre”».

Anche «sul monte degli Ulivi Gesù prega; sulla croce, finisce pregando: la sua vita finì in preghiera». E «questa è la nostra sicurezza, questo è il nostro fondamento, questa è la nostra pietra d’angolo: Gesù che prega per noi, Gesù che prega per me». Perciò «ognuno di noi può dire: “sono sicuro, sono sicura che Gesù prega per me, è davanti al Padre e mi nomina”». Ecco, dunque, «la pietra d’angolo della Chiesa: Gesù in preghiera».

In questa prospettiva Francesco ha riproposto il passo evangelico, «prima della Passione, quando Gesù si rivolge a Pietro con quell’avvertimento che è come l’eco del primo capitolo del libro di Giobbe: “Pietro, Pietro, Satana ha ottenuto il permesso di passarvi al vaglio come il grano, ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede». Ed «è bello» pensare — ha affermato il Papa — che le parole che Gesù dice a Pietro «le dice a te, a me e a tutti: “Io ho pregato per te, io prego per te, io adesso sto pregando per te”». E «quando viene sull’altare, lui viene a intercedere, a pregare per noi, come sulla croce». Questo «ci dà una grande sicurezza: io appartengo a questa comunità, salda perché ha come pietra d’angolo Gesù, ma Gesù che prega per me, che prega per noi».

In conclusione Francesco ha invitato a «riflettere su questo mistero della Chiesa: siamo tutti come una costruzione, ma il fondamento è Gesù, è Gesù che prega per noi. è Gesù che prega per me».

Liturgia del giorno: Audio salmo 19(18)

28 ottobre 2016

Venerdì, 28 _ Ottobre _2016


Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] I cieli narrano la gloria di Dio,
e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.
[3] Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

[4] Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.

[5] Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.

[6] Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.

[7] Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l’altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

[8] La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.

[9] Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.

[10] Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,

[11] più preziosi dell’oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.

[12] Anche il tuo servo in essi è istruito,
per chi li osserva è grande il profitto.

[13] Le inavvertenze chi le discerne?
Assolvimi dalle colpe che non vedo.

[14] Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro dal grande peccato.

[15] Ti siano gradite le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore.
Signore, mia rupe e mio redentore.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici,

Lc 6,12-19


 

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Preghiera a Gesù

per avere la forza nelle prove

Dolcissimo e amorosissimo Signore,

tu conosci la mia debolezza

e la miseria che mi affligge;

sai quanto siano grandi il male e i dolori in cui giaccio

e come io sia frequentemente oppresso, provato,

sconvolto e pieno di angoscia.

Io vengo a te per essere aiutato, consolato e sollevato.

Parlo a colui che tutto sa

e conosce ogni mio pensiero;

a colui che solo mi può pienamente confortare

e soccorrere.

Tu ben sai di cosa io ho soprattutto bisogno

e quanto io sono povero e sofferente.

Ecco che io mi metto dinanzi a te povero e nudo,

chiedendo grazia ed implorando misericordia.

Ristora la mia fame;

riscalda la mia freddezza col fuoco del tuo amore;

rischiara la mia cecità con la luce della tua presenza;

trasforma in occasione di pazienza

tutto ciò che mi pesa e mi ostacola;

innalza il mio cuore verso di te

e non permettere che io soccomba

sotto il peso delle prove.

Sii tu solo la mia dolce attrazione

e tutta la mia forza,

perchè tu solo sei mio cibo e mia bevanda,

mio amore e mia gioia,

mia dolcezza e mio sommo bene.

Amen.

Vangelo (Lc 14,1.7-11) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 29 Ottobre 2016) con commento comunitario

28 ottobre 2016

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,1.7-11) 

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Questo è il Vangelo del 29 Ottobre, quello del 28 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Preghiera della sera: Invocazione alla Santissima Madre Celeste

27 ottobre 2016

O MADRE NOSTRA TENERISSIMA

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Immacolata Concepita senza peccato originale, Madre di Dio e Madre Onnipotente per Grazia, Regina degli Angeli, Avvocata e Corredentrice del genere umano, Vi supplichiamo di non guardare le nostre indegnità, ma di volerci accogliere come Vostri figli, peccatori e addolorati, per non abbandonarci mai più.

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Catechismo della Chiesa Cattolica: Parte Prima, La Professione di Fede

27 ottobre 2016

SEZIONE PRIMA 

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«IO CREDO» – «NOI CREDIAMO»

CAPITOLO TERZO 

LA RISPOSTA DELL’UOMO A DIO

142 Con la sua rivelazione, « Dio invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé ». 169 La risposta adeguata a questo invito è la fede.

143 Con la fede l’uomo sottomette pienamente a Dio la propria intelligenza e la propria volontà. Con tutto il suo essere l’uomo dà il proprio assenso a Dio rivelatore. 170 La Sacra Scrittura chiama « obbedienza della fede » questa risposta dell’uomo a Dio che rivela. 171

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Agostino d’Ippona- Confessioni , Libro Secondo

27 ottobre 2016

I peccati, simulazione della potenza di Dio

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12. Ma io, sciagurato, cosa amai in te, o furto mio, o delitto notturno dei miei sedici anni? Non eri bello, se eri un furto; anzi, sei qualcosa, per cui possa rivolgerti la parola? Belli erano i frutti che rubammo, perché opera delle tue mani, o Bellezza massima fra tutte, creatore di tutto, Dio buono, Dio sommo bene e bene mio vero. Belli, dunque, erano quei frutti, ma non quelli bramò la mia anima miserabile, poiché ne avevo in abbondanza di migliori. Eppure colsi proprio quelli al solo scopo di commettere un furto. E infatti appena colti li gettai senza aver assaporato che la mia cattiveria, così inebriante a praticarla. Se pure un briciolo di quei frutti entrò nella mia bocca, a insaporirlo era il misfatto. E ora, Signore Dio mio, mi domando: cosa mi attrasse in quel furto? Non vi trovo davvero bellezza alcuna, non dico la bellezza insita nella giustizia e nella saggezza, o nell’intelletto umano, nella memoria, nella sensibilità, nella vita vegetativa, o la bellezza e la grazia propria nel loro ordine agli astri e alla terra e al mare, popolati di creature che si succedono nella nascita e nella morte, e nemmeno quella difettosa e irreale con cui ci seducono i vizi.

13. Infatti l’orgoglio simula l’eccellenza, mentre il solo Dio eccelso al di sopra di tutte le cose sei tu. L’ambizione a che altro aspira, se non a onori e gloria, mentre tu solo sopra tutto meriti onore e gloria eterna? La crudeltà dei potenti mira a incutere timore; ma chi è davvero temibile, se non Dio solo, al cui potere cosa si può strappare o sottrarre, e quando o dove o come o da chi? Le seduzioni delle persone lascive, poi, mirano a suscitare amore, ma nulla è più seducente della tua carità, né vi è amore più salutare di quello della tua verità, tanto è bella e splendente oltre ogni cosa. La curiosità si atteggia a desiderio di conoscenza, mentre chi conosce tutto e in sommo grado sei tu; persino l’ignoranza e la scempiaggine si coprono col nome di semplicità e innocenza, poiché si trova nulla più semplice di te e c’è cosa più innocente di te, se ai malvagi stessi nuocciono le opere loro? La pigrizia dal canto suo sembra cercare quiete, ma esiste quiete sicura senza il Signore? Il lusso vuol essere chiamato soddisfazione e copiosità di mezzi; sei tu però la pienezza e l’abbondanza inesauribile d’incorruttibili bellezze. La prodigalità si copre con l’ombra della liberalità, ma il più copioso dispensatore di ogni bene sei tu. L’avarizia aspira a possedere molto, mentre tu possiedi tutto. L’invidia disputa per eccellere, ma cosa eccelle più di te? L’ira vuole vendetta, ma quale vendetta è più giusta della tua? La pavidità trema, nella sua ricerca di sicurezza, dei pericoli insoliti e repentini che incombono sugli oggetti d’amore; a te infatti riesce qualcosa insolito, repentino? o qualcuno ti può privare degli oggetti del tuo amore? e dove si è saldamente sicuri, se non al tuo fianco? L’uggia si rode per la perdita dei beni, di cui si dilettava la cupidigia, poiché vorrebbe che, come a te, così a sé nulla si potesse cogliere.

14. In queste forme l’anima pecca allorché si distoglie da te e cerca fuori di te la purezza e il candore, che non trova, se non tornando a te. Tutti insomma ti imitano, alla rovescia, quanti si separano da te e si levano contro di te. Ma anche imitandoti, a loro modo, provano che tu sei il creatore dell’universo e quindi non è possibile allontanarsi in alcun modo da te. Cosa amai dunque in quel furto e in che cosa imitai, sia pure in male e alla rovescia, il mio Signore? Mi compiacqui di violare la sua legge con la malizia, non potendolo fare con la potenza? Il prigioniero voleva imitare una libertà monca, compiendo a man salva un’azione illecita con una simulazione oscura di onnipotenza? Eccolo questo servo fuggitivo dal suo padrone, che ha raggiunto un’ombra. Oh marciume, oh mostruosità di vita, oh abisso di morte! Poté mai piacermi l’illecito per l’illecito, e null’altro?

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Tweet del Papa

27 ottobre 2016

Sono vicino con la preghiera alle persone colpite dal nuovo terremoto nel Centro Italia.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 09:57 – 27 ott 2016

Preghiera alla Madonna del Terremoto

27 ottobre 2016

O beatissima Regina del cielo e della terra,

che mentre stavi sotto la croce di Gesù, tuo Figlio,

e la spada del dolore ti trapassava l’anima per diventare la Madre di tutti i viventi,

hai sentito sotto i tuoi piedi tremare la terra,

 soccorri i tuoi figli che gemono spaventati dal terremoto.

La facciata della chiesa di Santa Maria Assunta a Ussita

La terra rimbomba di un sordo boato, attorno a noi crollano il presente e il passato e le nostre anime smarrite si chiedono: che cos’è l’uomo, perchè Tu, o Signore, te ne ricordi?

Fatto a immagine e somiglianza di Dio e circondato di gloria, eppure ha divorato come un figlio dissoluto i doni del Padre, ha tradito l’Amore di Gesù, ha spento lo Spirito Santo, fino a meritare il castigo di Dio.

O Madre Santissima, piena di Grazia e di Misericordia, intercedi per noi presso tuo Figlio: prendi le nostre mani e guidaci a Lui, perchè converta i nostri cuori e perdoni i nostri peccati.

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I vescovi di Macerata e Camerino: dolore e tanta solidarietà

27 ottobre 2016

 

2016-10-27 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono alcune migliaia gli sfollati per il nuovo terremoto che ha colpito il Centro Italia. La Chiesa con i suoi organismi assistenziali si è subito attivata per i soccorsi. Mons. Nazzareno Marconi, vescovo della diocesi di Macerata, si stringe al dolore dei familiari del 73enne Luciano Santecchia, morto per infarto, ed esprime preoccupazione per la popolazione già provata dal sisma di agosto. Ascoltiamolo al microfono di Luca Collodi:

 

 

R. – La nostra diocesi comprende cinque ex-diocesi: Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli e Treia. Nelle parti più a Nord, quelle più vicine all’epicentro, abbiamo avuto danni piuttosto significativi già nel terremoto dello scorso agosto, ma adesso i danni sono notevolmente peggiorati. Fortunatamente non ci sono vittime.

D. – La situazione degli ospedali della zona …

R. – A Cingoli e Tolentino ci sono dei reparti che sono stati evacuati perché ci sono stati crolli di controsoffitti e alcune zone sono pericolanti. Questo avviene in qualche casa per anziani, strutture che erano un po’ più antiche e quindi hanno maggiori fragilità.

D. – Ci sono problemi anche per la stabilità della cattedrale di Macerata?

R. – Sì la cattedrale era già stata chiusa a livello preventivo dopo il terremoto di quest’estate. Anche ultimamente c’è stato un sopralluogo che ha confermato la pericolosità di parecchie fessurazioni sulla volta interna della cattedrale. Io, ieri sera, dopo la prima scossa sono andato a fare un’ispezione: continuano le cadute di materiali, stucchi dalle volte.

D. – La zona di Tolentino è quella più colpita, forse, della sua diocesi …

R. – Sì, lì già noi avevamo, nel centro storico, tre chiese chiuse; ieri sera ho parlato due volte con il parroco di San Catervo, che è la concattedrale a Tolentino, una delle poche chiese che erano rimaste aperte, e mi ha detto che in vari punti ci sono stati crolli. Lì c’è anche la casa del clero che è stata risistemata dopo il terremoto del 1997, quindi, da questo punto di vista è solida. E’ un edificio antisismico ma è vecchio e starci dentro non dà serenità …

D. – E purtroppo a Tolentino dobbiamo registrare una vittima indiretta, forse, del terremoto …

R. – Sì dalle informazioni che ho, un anziano è venuto a mancare per infarto e pare che la situazione di stress di ieri e degli ultimi giorni abbia influito moltissimo su questo. E’ una vittima indiretta del terremoto, ma anche questa è una realtà. E’ tanta la gente che soffre questa situazione perché una tensione protratta a lungo, parecchie notti che non si dorme, rende le cose un po’ difficili …

Sulla situazione nell’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche, Luca Collodi ha intervistato l’arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro, il quale rimarca la grande solidarietà delle persone:

 

 

R. – Ussita, Visso e Sant’Angelo sul Nera erano già stati provati drammaticamente nel sisma di agosto; adesso, questa scossa è stata disastrosa anche per Camerino e le città vicine. Abbiamo dovuto evaquare il carcere, questa notte, perché gravemente lesionato; è crollato il tribunale, la chiesa di Santa Maria in Via, il palazzo vescovile è completamente fuori uso, del Duomo sta per cadere un lato della parete; tanta la popolazione sfollata che ieri sera è stata raccolta anche in due tendopoli perché pioveva tantissimo … Abbiamo portato la gente, soprattutto alla casa del ricovero, alla casa del clero, alle strutture sportive, dove si sono raggruppati anche 600-700 studenti … Quindi tutti fuori, all’addiaccio e poi sono stati accolti, assistiti, sono state messe delle brandine, delle coperte, distribuita l’acqua e qualcosa di caldo per le famiglie … In queste ore sono al lavoro anche Protezione civile, Vigili del fuoco e organismi competenti in grado di prestare i soccorsi necessari.

D. – Ci sono molti sfollati nella sua diocesi, quindi, mi sembra di capire …

R. – Certamente. Ho parlato con i sindaci, che sono disperati, anche perché Castel Sant’Angelo sul Nera e Ussita hanno circa 20-25 piccole frazioni, le chiese completamente crollate, le due case di riposo sfollate già ad agosto e per di più l’acqua che rende le strade difficilmente percorribili. La statale Valnerina non si può percorrere, altre strade non si possono percorrere anche perché sono costeggiate da una parte e dall’altra da case lesionate o smottamenti d’acqua e quindi sono pericolose. Comunque c’è tanta solidarietà tra la gente, soprattutto verso gli anziani.

D. – La difficoltà del suo territorio diocesano è che è un territorio montano, dove non esistono veri e propri centri storici, ma tanti villaggi sparsi nella collina e nella montagna …

R. – Sono Comuni con centinaia di abitanti i quali però hanno tutti tre-quattro-cinque frazioni … E quindi, evidentemente, tutto questo determina una difficoltà, anche per i pubblici amministratori a soccorrere direttamente la popolazione. Certo, adesso la stragrande maggioranza della popolazione è via, è già messa in stato di allarme dal terremoto di agosto.

D. – Lei è in contatto con i suoi parroci, in diocesi?

R. – Continuamente. Sono tutti sul luogo e la Caritas diocesana è sempre in collegamento sia con i sindaci sia con le dislocazioni della Caritas territoriale, in maniera da soccorrere e aiutare. Vorrei ringraziare per la  tanta solidarietà, solidarietà che è data dal farsi prossimo nella maniera più concreta e anche nella maniera più solidale: nell’ospitalità e nel sostenere le persone. Soprattutto sarà il dopo, evidentemente, un grande e un grave problema …

 

(Da Radio Vaticana)

Casa Santa Marta, Santa Messa, 27-10-2016

27 ottobre 2016

Dio piange anche oggi davanti a calamità e guerre

 

 

 

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Pianto di padre e di madre

Giovedì, 27 ottobre 2016

(da: www.osservatoreromano.va)

Oggi Dio continua a piangere — con lacrime di padre e di madre — davanti alle calamità, alle guerre scatenate per adorare il dio denaro, a tanti innocenti uccisi dalle bombe, a un’umanità che sembra non volere la pace. È un forte invito alla conversione quello rilanciato da Francesco nella messa celebrata giovedì mattina, 27 ottobre, nella cappella della Casa Santa Marta. Un invito che il Pontefice ha motivato ricordando che Dio si è fatto uomo proprio per piangere con e per i suoi figli.

Nel passo del Vangelo di Luca (13, 31-35) proposto dalla liturgia, ha spiegato il Papa, «sembra che Gesù avesse perso la pazienza e usa anche parole forti: non è un insulto ma non è fare un complimento dire “volpe” a una persona». Per la precisione dice ai farisei che gli hanno parlato di Erode: «Andate a dire a quella volpe». Ma già «in altre occasioni Gesù ha parlato duro»: ad esempio, ha detto «generazione perversa e adultera». E ha chiamato i discepoli «duri di cuore» e «stolti». Luca riporta le parole con cui Gesù fa un vero e proprio «riassunto di quello che dovrà accadere: “è necessario che io prosegua il mio cammino perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”». In pratica il Signore «dice quello che succederà, si prepara a morire».

Ma «poi subito Gesù cambia i toni», ha evidenziato Francesco. «Dopo questo scoppio tanto forte», infatti, «cambia tono e guarda il suo popolo, guarda la città di Gerusalemme: “Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te!”». Egli guarda «la Gerusalemme chiusa, che non ha sempre ricevuto i messaggeri del Padre». E «il cuore di Gesù incomincia a parlare con tenerezza: “Gerusalemme, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una chioccia i suoi pulcini!”», Ecco «la tenerezza di Dio, la tenerezza di Gesù». Quel giorno egli «pianse su Gerusalemme». Ma «quel pianto di Gesù — ha spiegato il Papa — non è il pianto dell’amico davanti alla tomba di Lazzaro. Quello è il pianto di un amico davanti alla morte dell’altro»; invece «questo è il pianto di un padre che piange, è Dio Padre che piange qui nella persona di Gesù».

«Qualcuno ha detto che Dio si è fatto uomo per poter piangere quello che avevano fatto i suoi figli» ha affermato il Pontefice. E così «il pianto davanti alla tomba di Lazzaro è il pianto dell’amico». Ma quello che racconta Luca «è il pianto del Padre». A questo proposito Francesco ha voluto riproporre anche l’atteggiamento del «padre del figliol prodigo, quando il figlio più piccolo gli ha chiesto i soldi dell’eredità e se ne è andato via». E «quel padre è sicuro, non è andato dai suoi vicini a dire: “guarda cosa mi è accaduto, ma questo povero disgraziato cosa mi ha fatto, io maledico questo figlio!”. No, non ha fatto questo». Invece, ha detto il Papa, «sono sicuro» che quel padre «se ne è andato a piangere da solo».

È vero, il Vangelo non rivela questo particolare — ha proseguito Francesco — però racconta «che quando il figlio tornò vide il padre da lontano: questo significa che il padre continuamente saliva sul terrazzo a guardare il cammino per vedere se il figlio tornava». E «un padre che fa questo è un padre che vive nel pianto, aspettando che il figlio torni». Proprio questo è «il pianto di Dio Padre; e con questo pianto il Padre ricrea nel suo Figlio tutta la creazione».

«Quando Gesù andava con la croce al Calvario — ha ricordato il Pontefice — le pie donne piangevano e ha detto loro: “No, non piangete su di me, piangete per i vostri figli”». È il «pianto di padre e di madre che Dio anche oggi continua a fare: anche oggi davanti alle calamità, alle guerre che si fanno per adorare il dio denaro, a tanti innocenti uccisi dalle bombe che gettano giù gli adoratori dell’idolo denaro». E così «anche oggi il Padre piange, anche oggi dice: “Gerusalemme, Gerusalemme, figlioli miei, cosa state facendo?”». E «lo dice alle vittime poverette e anche ai trafficanti delle armi e a tutti quelli che vendono la vita della gente».

In conclusione Francesco ha suggerito di «pensare che il nostro Padre Dio si è fatto uomo per poter piangere. E ci farà bene pensare che nostro Padre Dio oggi piange: piange per questa umanità che non finisce di capire la pace che lui ci offre, la pace dell’amore».

Liturgia del giorno: Audio salmo 144(143)

27 ottobre 2016

Giovedì, 27 _ Ottobre _ 2016


 

Benedetto il Signore, mia roccia.

[1] Di Davide.
Benedetto il Signore, mia roccia,
che addestra le mie mani alla guerra,
le mie dita alla battaglia.

[2] Mia grazia e mia fortezza,
mio rifugio e mia liberazione,
mio scudo in cui confido,
colui che mi assoggetta i popoli.

[3] Signore, che cos’è un uomo perché te ne curi?
Un figlio d’uomo perché te ne dia pensiero?

[4] L’uomo è come un soffio,
i suoi giorni come ombra che passa.

[5] Signore, piega il tuo cielo e scendi,
tocca i monti ed essi fumeranno.

[6] Le tue folgori disperdano i nemici,
lancia frecce, sconvolgili.

[7] Stendi dall’alto la tua mano,
scampami e salvami dalle grandi acque,
dalla mano degli stranieri.

[8] La loro bocca dice menzogne
e alzando la destra giurano il falso.

[9] Mio Dio, ti canterò un canto nuovo,
suonerò per te sull’arpa a dieci corde;

[10] a te, che dai vittoria al tuo consacrato,
che liberi Davide tuo servo.
Salvami dalla spada iniqua,

[11] liberami dalla mano degli stranieri;
la loro bocca dice menzogne
e la loro destra giura il falso.

[12] I nostri figli siano come piante
cresciute nella loro giovinezza;
le nostre figlie come colonne d’angolo
nella costruzione del tempio.

[13] I nostri granai siano pieni,
trabocchino di frutti d’ogni specie;
siano a migliaia i nostri greggi,
a mirìadi nelle nostre campagne;

[14] siano carichi i nostri buoi.
Nessuna breccia, nessuna incursione,
nessun gemito nelle nostre piazze.

[15] Beato il popolo che possiede questi beni:
beato il popolo il cui Dio è il Signore.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”». Lc 13,31-35


 

 

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Preghiera dopo il terremoto

Domenico Sigalini, Dialoghi.net

O Dio,
stanotte abbiamo avuto paura,
stanotte abbiamo visto la nostra estrema fragilità
stanotte sono state strappate vite ai nostri affetti
stanotte siamo rimasti impietriti dall’impotenza
stanotte la nostra casa non era più il rifugio per la nostra intimità
stanotte abbiamo gridato di paura
stanotte siamo stati risparmiati.

Ricordati di noi Signore
Non guardare la nostra superbia
Accogli tra le tue braccia i nostri fratelli rimasti sotto le macerie
I nostri giovani cui sono stati distrutti i sogni
I bambini che non siamo stati capaci di difendere

Dacci un segno che il tuo amore non ci abbandona
Facci nascere nel cuore solidarietà
Non ci abbandonare a noi stessi
Ascolta le suppliche che nostra madre Maria ti rivolge per noi
Sii sempre tu la nostra forza
Avvolgici nella tua risurrezione.

Mons. Domenico Sigalini, Assistente nazionale Azione Cattolica, 9 aprile 2009

Vangelo (Lc 6,12-19) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 28 Ottobre 2016) con commento comunitario

27 ottobre 2016

Santi Simone e Giuda Apostoli, festa

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,12-19) 

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Questo è il Vangelo del 28 Ottobre, quello del 27 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Udienza Generale del 26 ottobre 2016: 34. Accogliere lo straniero e Vestire chi è nudo

26 ottobre 2016

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 26 ottobre 2016

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34. Accogliere lo straniero e Vestire chi è nudo

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Proseguiamo nella riflessione sulle opere di misericordia corporale, che il Signore Gesù ci ha consegnato per mantenere sempre viva e dinamica la nostra fede. Queste opere, infatti, rendono evidente che i cristiani non sono stanchi e pigri nell’attesa dell’incontro finale con il Signore, ma ogni giorno gli vanno incontro, riconoscendo il suo volto in quello di tante persone che chiedono aiuto. Oggi ci soffermiamo su questa parola di Gesù: «Ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito» (Mt 25,35-36). Nei nostri tempi è quanto mai attuale l’opera che riguarda i forestieri. La crisi economica, i conflitti armati e i cambiamenti climatici spingono tante persone a emigrare. Tuttavia, le migrazioni non sono un fenomeno nuovo, ma appartengono alla storia dell’umanità. È mancanza di memoria storica pensare che esse siano proprie solo dei nostri anni.

La Bibbia ci offre tanti esempi concreti di migrazione. Basti pensare ad Abramo. La chiamata di Dio lo spinge a lasciare il suo Paese per andare in un altro: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò» (Gen 12,1). E così è stato anche per il popolo di Israele, che dall’Egitto, dove era schiavo, andò marciando per quarant’anni nel deserto fino a quando giunse alla terra promessa da Dio. La stessa Santa Famiglia – Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù – fu costretta ad emigrare per sfuggire alla minaccia di Erode: «Giuseppe si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode» (Mt 2,14-15). La storia dell’umanità è storia di migrazioni: ad ogni latitudine, non c’è popolo che non abbia conosciuto il fenomeno migratorio.

Nel corso dei secoli abbiamo assistito in proposito a grandi espressioni di solidarietà, anche se non sono mancate tensioni sociali. Oggi, il contesto di crisi economica favorisce purtroppo l’emergere di atteggiamenti di chiusura e di non accoglienza. In alcune parti del mondo sorgono muri e barriere. Sembra a volte che l’opera silenziosa di molti uomini e donne che, in diversi modi, si prodigano per aiutare e assistere i profughi e i migranti sia oscurata dal rumore di altri che danno voce a un istintivo egoismo. Ma la chiusura non è una soluzione, anzi, finisce per favorire i traffici criminali. L’unica via di soluzione è quella della solidarietà. Solidarietà con il migrante, solidarietà con il forestiero …

L’impegno dei cristiani in questo campo è urgente oggi come in passato. Per guardare solo al secolo scorso, ricordiamo la stupenda figura di santa Francesca Cabrini, che dedicò la sua vita insieme alle sue compagne ai migranti verso gli Stati Uniti d’America. Anche oggi abbiamo bisogno di queste testimonianze perché la misericordia possa raggiungere tanti che sono nel bisogno. È un impegno che coinvolge tutti, nessuno escluso. Le diocesi, le parrocchie, gli istituti di vita consacrata, le associazioni e i movimenti, come i singoli cristiani, tutti siamo chiamati ad accogliere i fratelli e le sorelle che fuggono dalla guerra, dalla fame, dalla violenza e da condizioni di vita disumane. Tutti insieme siamo una grande forza di sostegno per quanti hanno perso patria, famiglia, lavoro e dignità. Alcuni giorni fa, è successa una storia piccolina, di città. C’era un rifugiato che cercava una strada e una signora gli si avvicinò e gli disse: “Ma, lei cerca qualcosa?”. Era senza scarpe, quel rifugiato. E lui ha detto: “Io vorrei andare a San Pietro per entrare nella Porta Santa”. E la signora pensò: “Ma, non ha le scarpe, come farà a camminare?”. E chiama un taxi. Ma quel migrante, quel rifugiato puzzava e l’autista del taxi quasi non voleva che salisse, ma alla fine l’ha lasciato salire sul taxi. E la signora, accanto a lui, gli domandò un po’ della sua storia di rifugiato e di migrante, nel percorso del viaggio: dieci minuti per arrivare fino a qui. Quest’uomo raccontò la sua storia di dolore, di guerra, di fame e perché era fuggito dalla sua Patria per migrare qui. Quando sono arrivati, la signora apre la borsa per pagare il tassista e il tassista, che all’inizio non voleva che questo migrante salisse perché puzzava, ha detto alla signora: “No, signora, sono io che devo pagare lei perché lei mi ha fatto sentire una storia che mi ha cambiato il cuore”. Questa signora sapeva cosa era il dolore di un migrante, perché aveva il sangue armeno e conosceva la sofferenza del suo popolo. Quando noi facciamo una cosa del genere, all’inizio ci rifiutiamo perché ci dà un po’ di incomodità, “ma … puzza …”. Ma alla fine, la storia ci profuma l’anima e ci fa cambiare. Pensate a questa storia e pensiamo che cosa possiamo fare per i rifugiati.

E l’altra cosa è vestire chi è nudo: che cosa vuol dire se non restituire dignità a chi l’ha perduta? Certamente dando dei vestiti a chi ne è privo; ma pensiamo anche alle donne vittime della tratta gettate sulle strade, o agli altri, troppi modi di usare il corpo umano come merce, persino dei minori. E così pure non avere un lavoro, una casa, un salario giusto è una forma di nudità, o essere discriminati per la razza, o per la fede, sono tutte forme di “nudità”, di fronte alle quali come cristiani siamo chiamati ad essere attenti, vigilanti e pronti ad agire.

Cari fratelli e sorelle, non cadiamo nella trappola di rinchiuderci in noi stessi, indifferenti alle necessità dei fratelli e preoccupati solo dei nostri interessi. È proprio nella misura in cui ci apriamo agli altri che la vita diventa feconda, le società riacquistano la pace e le persone recuperano la loro piena dignità. E non dimenticatevi di quella signora, non dimenticate quel migrante che puzzava e non dimenticate l’autista al quale il migrante aveva cambiato l’anima.

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All’udienza generale il Papa invita all’accoglienza dei migranti – Una storia piccolina

26 ottobre 2016

016-10-26 L’Osservatore Romano

 

«Una storia piccolina, di città», con protagonisti una donna, un tassista e un rifugiato scalzo, è stata raccontata da Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì 26 ottobre in piazza San Pietro.

Proseguendo le catechesi sulle opere di misericordia, il Pontefice si è soffermato in particolare su «accogliere lo straniero e vestire chi è nudo» e in proposito ha confidato la vicenda di un rifugiato senza scarpe che desiderava andare a San Pietro per attraversare la Porta Santa, della donna impietosita dalle sue condizioni che decide di offrirgli un taxi e dell’autista del mezzo che quasi non voleva farlo salire.

 

 

Una vicenda a lieto fine, visto che — ha spiegato il Papa — durante il percorso il migrante ha raccontato «la sua storia di dolore, di guerra, di fame». E così, ha proseguito Francesco, quando all’arrivo la donna stava per pagare il tassista, quest’ultimo, «che all’inizio non voleva che questo migrante salisse perché puzzava», ha rifiutato l’incasso della corsa dicendo alla donna: «No, signora, sono io che devo pagare lei perché mi ha fatto sentire una storia che mi ha cambiato il cuore». E l’insegnamento che il Papa ne ha tratto è che «quando noi facciamo una cosa del genere, all’inizio ci rifiutiamo perché ci dà un po’ di incomodità, “ma… puzza …”», però «alla fine, la storia ci profuma l’anima e ci fa cambiare».

Del resto, ha fatto notare il Papa, «nei nostri tempi» l’opera di misericordia che «riguarda i forestieri è quanto mai attuale. La crisi economica, i conflitti armati e i cambiamenti climatici spingono tante persone a emigrare». Eppure, ha rimarcato, «le migrazioni non sono un fenomeno nuovo, ma appartengono alla storia dell’umanità». Perciò «è mancanza di memoria storica — è stata la sua denuncia — pensare che esse siano proprie solo dei nostri anni». Il Papa ha fatto notare come «nel corso dei secoli abbiamo assistito a grandi espressioni di solidarietà, anche se non sono mancate tensioni sociali». E anche «oggi, il contesto di crisi economica favorisce purtroppo l’emergere di atteggiamenti di chiusura e di non accoglienza», al punto che «in alcune parti del mondo sorgono muri e barriere» mentre «l’opera silenziosa di molti uomini e donne che si prodigano per aiutare e assistere i profughi e i migranti» finisce per essere «oscurata dal rumore di altri che danno voce a un istintivo egoismo. Ma — ha avvertito Francesco — la chiusura non è una soluzione, anzi, finisce per favorire i traffici criminali. L’unica via di soluzione è quella della solidarietà». E ha ricordato «la stupenda figura di santa Francesca Cabrini, che dedicò la sua vita ai migranti».

Riguardo alla seconda opera «vestire chi è nudo», il Papa ha osservato che significa anzitutto «restituire dignità a chi l’ha perduta» sia «dando dei vestiti a chi ne è privo», sia pensando «alle donne vittime della tratta gettate sulle strade, o agli altri, troppi modi di usare il corpo umano come merce, persino dei minori». Così come sono «forme di nudità pure non avere un lavoro, una casa, un salario giusto o essere discriminati per la razza, per la fede».

 

La catechesi del Papa 

Udienza generale, 26.10.2016

26 ottobre 2016
Pubblicato il 26 ott 2016

Muri e barriere favoriscono i traffici criminali

All’udienza generale, in piazza San Pietro, Papa Francesco ha proseguito le riflessioni sulle opere di misericordia corporale, soffermandosi su “accogliere lo straniero e vestire chi è nudo”.

 

 

Liturgia del giorno: Audio salmo 145(144)

26 ottobre 2016

Mercoledì, 26 _ Ottobre _2016


Fedele è il Signore in tutte le sue parole.

[1] Lodi. Di Davide.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome
in eterno e per sempre.

[2] Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome
in eterno e per sempre.

[3] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.

[4] Una generazione narra all’altra le tue opere,
annunzia le tue meraviglie.

[5] Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi.

[6] Dicono la stupenda tua potenza
e parlano della tua grandezza.

[7] Diffondono il ricordo della tua bontà immensa,
acclamano la tua giustizia.

[8] Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all’ira e ricco di grazia.

[9] Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

[10] Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.

[11] Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza,

[12] per manifestare agli uomini i tuoi prodigi
e la splendida gloria del tuo regno.

[13] Il tuo regno è regno di tutti i secoli,
il tuo dominio si estende ad ogni generazione.

[14] Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.

[15] Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa
e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

«Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Lc 13,22-30 


 

 

 

 

Se il cammino è

difficile, e perchè la direzione e

corretta

 

 

Signore Gesù, vieni accanto a noi

Tonino Lasconi, Paoline.it

Signore Gesù,
vieni accanto a noi!
Come un pastore buono,
prendici in braccio e consolaci.
Parla al nostro cuore,
e scaccia da noi la paura
di camminare sulle tue strade.

Aiutaci a non trattenere per noi
i doni della tua bontà,
ma a trafficarli generosamente,
per colmare i vuoti dell’indifferenza
ed eliminare gli inciampi dell’egoismo.

Signore Gesù,
aiutaci a vivere
nella santità della condotta
e nelle preghiere,
affinché la misericordia e la verità,
la giustizia e la pace si incontrino
anche nella nostra vita.

Tweet del Papa

26 ottobre 2016

L’amore è opera paziente di persone che si spendono ascoltando e avvicinandosi agli altri.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 26 ott 2016

Papa Francesco, Meditazione Mattutina nella Domus Sancte Martae, del 25 Ottobre 2016

26 ottobre 2016

La farina e il lievito

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVI, n.246, 26/10/2016)

È «docilità» la parola chiave della riflessione di Papa Francesco durante la messa celebrata martedì 25 ottobre a casa Santa Marta. Deve essere questa infatti la caratteristica principale non solo del «cammino» di ogni singolo cristiano, ma anche del cammino più ampio che contraddistingue il regno di Dio.

Il Pontefice, per dare continuità alla sua meditazione, ha innanzitutto fatto un breve richiamo alla liturgia del giorno precedente: «Ieri abbiamo ripetuto, e anche pregato: “Beati coloro che camminano nella legge del Signore”». Occorre, ha detto, «camminare nella legge» e «non, guardarla; non solo studiarla». La legge, infatti, «è per la vita, è per aiutare a fare il regno, a fare la vita».

Da qui è partito l’approfondimento che ha caratterizzato l’omelia di martedì. Lo spunto è stato il passo del Vangelo di Luca (13, 18-21) nel quale, attraverso le similitudini del granello di senape e del lievito, «il Signore ci dice che anche il regno è in cammino».

Ma «cosa è il regno di Dio»? Qualcuno, ha ipotizzato il Papa, potrebbe pensare che sia «una struttura tutta ben fatta», con «tutto in ordine» e «organigrammi ben fatti», e che ciò che non entra in questa organizzazione non appartenga al regno di Dio. Ma pensare in tale maniera significherebbe incorrere nello stesso errore nel quale si può cadere riguardo alla legge: «il “fissismo”, la rigidità».

Invece, ha spiegato Francesco utilizzando un insolito quanto efficace verbo transitivo, «la legge è per camminarla». E anche «il regno di Dio è in cammino». E non solo il regno «non è fermo», ma, di più, «il regno di Dio “si fa” tutti i giorni».

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Catechismo della Chiesa Cattolica: Parte Prima, La Professione di Fede

26 ottobre 2016

SEZIONE PRIMA
«IO CREDO» – «NOI CREDIAMO»

CAPITOLO SECONDO
DIO VIENE INCONTRO ALL’UOMO
 

Risultato immagine per la sacra scrittura

ARTICOLO 3
LA SACRA SCRITTURA

I. Il Cristo – Parola unica della Sacra Scrittura

101 Nella condiscendenza della sua bontà, Dio, per rivelarsi agli uomini, parla loro in parole umane. « Le parole di Dio, infatti, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al linguaggio degli uomini, come già il Verbo dell’eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell’umana natura, si fece simile agli uomini ». 116

102 Dio, attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale esprime se stesso interamente. 117

« Ricordatevi che uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Sacra Scrittura ed uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tutti gli scrittori santi, il quale essendo in principio Dio presso Dio, non conosce sillabazione perché è fuori del tempo ». 118

103 Per questo motivo, la Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture, come venera il Corpo stesso del Signore. Essa non cessa di porgere ai fedeli il Pane di vita preso dalla mensa della Parola di Dio e del Corpo di Cristo. 119

104 Nella Sacra Scrittura, la Chiesa trova incessantemente il suo nutrimento e il suo vigore; 120 infatti attraverso la divina Scrittura essa non accoglie soltanto una parola umana, ma quello che è realmente: Parola di Dio. 121 « Nei Libri Sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro ». 122

II. Ispirazione e verità della Sacra Scrittura

105 Dio è l’autore della Sacra Scrittura. « Le cose divinamente rivelate, che nei libri della Sacra Scrittura sono contenute e presentate, furono consegnate sotto l’ispirazione dello Spirito Santo.

« La santa Madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia dell’Antico che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché, scritti sotto ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa ». 123

106 Dio ha ispirato gli autori umani dei Libri Sacri. « Per la composizione dei Libri Sacri, Dio scelse degli uomini, di cui si servì nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo egli stesso in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori tutte e soltanto quelle cose che egli voleva ». 124

107 I libri ispirati insegnano la verità. « Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, si deve dichiarare, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano fermamente, fedelmente e senza errore la verità che Dio per la nostra salvezza volle fosse consegnata nelle Sacre Lettere ». 125

108 La fede cristiana tuttavia non è una « religione del Libro ». Il cristianesimo è la religione della « Parola » di Dio: di una Parola cioè che non è « una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente ». 126 Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, è necessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello Spirito Santo ce ne sveli il significato affinché comprendiamo le Scritture. 127

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Agostino d’Ippona- Confessioni , Libro Secondo

26 ottobre 2016

Un furto di pere

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L’impresa

9. La tua legge, Signore, condanna chiaramente il furto, e così la legge scritta nei cuori degli uomini, che nemmeno la loro malvagità può cancellare. Quale ladro tollera di essere derubato da un ladro? Neppure se ricco, e l’altro costretto alla miseria. Ciò nonostante io volli commettere un furto e lo commisi senza esservi spinto da indigenza alcuna, se non forse dalla penuria e disgusto della giustizia e dalla sovrabbondanza dell’iniquità. Mi appropriai infatti di cose che già possedevo in maggior misura e molto miglior qualità; né mi spingeva il desiderio di godere ciò che col furto mi sarei procurato, bensì quello del furto e del peccato in se stessi. Nelle vicinanze della nostra vigna sorgeva una pianta di pere carica di frutti d’aspetto e sapore per nulla allettanti. In piena notte, dopo aver protratto i nostri giochi sulle piazze, come usavamo fare pestiferamente, ce ne andammo, giovinetti depravatissimi quali eravamo, a scuotere la pianta, di cui poi asportammo i frutti. Venimmo via con un carico ingente e non già per mangiarne noi stessi, ma per gettarli addirittura ai porci. Se alcuno ne gustammo, fu soltanto per il gusto dell’ingiusto. Così è fatto il mio cuore, o Dio, così è fatto il mio cuore, di cui hai avuto misericordia mentre era nel fondo dell’abisso. Ora, ecco, il mio cuore ti confesserà cosa andava cercando laggiù, tanto da essere malvagio senza motivo, senza che esistesse alcuna ragione della mia malvagità. Era laida e l’amai, amai la morte, amai il mio annientamento. Non l’oggetto per cui mi annientavo, ma il mio annientamento in se stesso io amai, anima turpe, che si scardinava dal tuo sostegno per sterminarsi non già nella ricerca disonesta di qualcosa, ma della sola disonestà.

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Maria a Medjugorje; messaggio del 25 Ottobre 2016

26 ottobre 2016

Risultato immagine per I MESSAGGI DI MEDJUGORIE del 25 luglio 2016

Cari figli! Oggi vi invito: pregate per la pace! Abbandonate l’egoismo e vivete i messaggi che vi do. Senza di essi non potete cambiare la vostra vita. Vivendo la preghiera avrete la pace. Vivendo nella pace sentirete il bisogno di testimoniare, perché scoprirete Dio che adesso sentite lontano. Perciò, figlioli, pregate, pregate, pregate e permettete a Dio di entrare nei vostri cuori. Ritornate al digiuno e alla confessione, affinché possiate vincere il male in voi e attorno a voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

La Chiesa sembra guardare con favore ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Vangelo (Lc 13,31-35) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 27 Ottobre 2016) con commento comunitario

26 ottobre 2016

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,31-35) 

In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».

Questo è il Vangelo del 27 Ottobre, quello del 26 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Casa Santa Marta – Santa Messa – 25-10-2016

25 ottobre 2016
Pubblicato il 25 ott 2016

Docili allo Spirito per far crescere il Regno di Dio

Papa Francesco, nell’ omelia della messa del mattino a Casa Santa Marta, ha ricordato che Perché il Regno di Dio cresca, e sia pane e casa per tutti, dobbiamo essere docili allo Spirito Santo.

 

 

 

Liturgia del giorno: Audio salmo 128(127)

25 ottobre 2016

Martedì, 25 _Ottobre _2016


Beato chi teme il Signore.

[1] Canto delle ascensioni.
Beato l’uomo che teme il Signore
e cammina nelle sue vie.

[2] Vivrai del lavoro delle tue mani,
sarai felice e godrai d’ogni bene.

[3] La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

[4] Così sarà benedetto l’uomo
che teme il Signore.

[5] Ti benedica il Signore da Sion!
Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme
per tutti i giorni della tua vita.

[6] Possa tu vedere i figli dei tuoi figli.
Pace su Israele!

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». Lc 13,18-21


 

 

 La vera gratitudine  

Dio non ti abbandona, Edizioni di Vita Universale

Accettate tutto con gratitudine… così la gioia e l’amore rimarranno in voi.
Accettate con gratitudine le preoccupazioni, i problemi e le sofferenze ed essi scompariranno.
Nel ringraziamento c’è la forza.
La vera gratitudine è vivere positivamente.
Chi percepisce, pensa e parla in modo positivo, vive e ringrazia incessantemente.
Le forze positive dell’infinito sono così al suo servizio.
Esse suscitano gioia, amore, armonia, fiducia e pace nell’uomo.
Le preoccupazioni, i problemi e le difficoltà si allontaneranno da lui, dato che nella vera gratitudine non c’è posto per le sofferenze e le preoccupazioni di questo mondo.
La gratitudine è segno di grandezza.
La vera gratitudine racchiude in sé la certezza che Dio, l’eterna Legge, guiderà ogni cosa nel migliore dei modi.
La gratitudine racchiude in sé anche la protezione e la vicinanza di Dio.
La protezione e la vicinanza di Dio apportano, a loro volta, pace.
Chi è ricolmo di pace è anche ricolmo di amore ed è altruista.
Lo Spirito di Dio fiorisce così dall’interiore dell’uomo.
L’uomo che è appagato in Dio emana, come una rosa, il sacro profumo dell’eterno Io Sono.
La gratitudine racchiude in sé la speranza, la consolazione e la fiducia.

Tweet del Papa

25 ottobre 2016

Oggi più che mai abbiamo bisogno che la politica e l’economia si pongano al servizio della vita.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 25 ott 2016

Vangelo (Lc 13,22-30) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 26 Ottobre 2016) con commento comunitario

25 ottobre 2016

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,22-30)

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Questo è il Vangelo del 26 Ottobre, quello del 25 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Preghiera del Mattino: Le tre Sante e potenti Suppliche per chi si trova nella dura prova

25 ottobre 2016

Nel Nome del Padre,

del Figlio

e dello Spirito Santo.

Amen

O mio Gesù, mio Dio e mio Signore, Figlio di Dio e della Beata Vergine Maria, Dio e Uomo, Che con il Sudore del Tuo Preziosissimo Sangue* nell’Orto degli Ulivi* Offristi per noi, all’Amato Padre Celeste, la Tua Santissima Passione, Abbi pietà di questo/a Tuo/a figlio/a (inserire il nome … … … ) e, per la Tua Divina Giustizia, pur se dovesse meritare il castigo* a causa dei peccati commessi, Riconcilialo/a  con Te* e Accetta in dono, per la sua salvezza, gli affanni, i dolori e le afflizioni* che lo/a opprimono in quest’ora di angoscia e di dura prova.

O Dio Onnipotente e Misericordioso, Concedi questa Grazia, per il Nostro Signore Gesù Cristo, Tuo Figlio, Che Vive e Regna con Te, in Unione con lo Spirito Santo, ora e per     sempre, per tutti i Secoli, dei Secoli.

Amen! Amen ! Amen !

(7 Pater, Ave e Gloria)

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Casa Santa Marta, Santa Messa, 24-10-2016

24 ottobre 2016
Pubblicato il 24 ott 2016

Seguire la Legge non con rigidità ma con misericordia

Papa Francesco, nell’omelia della messa del mattino a Casa Santa Marta, ha ricordato che i rigidi hanno in tanti casi una doppia vita: sembrano buoni, ma soffrono. O sono ipocriti, o sono malati.

 

Liturgia del giorno: Audio salmo 1

24 ottobre 2016

Lunedì, 24 _ Ottobre _2016


Facciamoci imitatori di Dio, quali figli carissimi.

[1] Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti;

[2] ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte.

[3] Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere.

[4] Non così, non così gli empi:
ma come pula che il vento disperde;

[5] perciò non reggeranno gli empi nel giudizio,
né i peccatori nell’assemblea dei giusti.

[6] Il Signore veglia sul cammino dei giusti,
ma la via degli empi andrà in rovina.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 


Ritaglio del Vangelo Odierno:

«Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?». Lc 13,10-17


 

 

Osiamo dire “Padre”

Alssandro Pronzato

Osiamo dire “Padre”, anche se… ci deludi, se le cose vanno male e tu non intervieni. Anche se il male ci colpisce a tradimento e tu non fai nulla per impedirlo. Ci ostiniamo a invocarti come “Padre” anche se gridiamo e tu non rispondi, ci perdiamo e tu non ci lanci un segnale, anche se abbiamo bisogno di un abbraccio e tu ti neghi.

Continuiamo a chiamarti “Padre” anche se molti di noi sperimentano la tua assenza, anche se le nostre domande rimangono senza risposta. Abbiamo esaurito tutte le parole per dire la nostra fame, la sete, la disperazione, la paura, la solitudine. Ci resta quell’unica parola da spendere: “Padre” e tuttavia ci sembra che quella parola non funzioni più, sia come una moneta fuori corso, una chiave fuori uso.

O forse, non basta dire “Padre”, ma bisogna dirlo nel modo appropriato. Probabilmente non abbiamo esaurito tutte le parole. Ne conserviamo altre nel nostro vocabolario di figli diventati troppo sapienti. E tu aspetti che ce ne liberiamo. Che disimpariamo a parlare da adulti, e ritroviamo il balbettio del bambino che a stento riesce a farfugliare un’unica parola.

Tu aspetti pazientemente che tiriamo fuori dal cuore quell’unica parola-balbettamento per dire la nostra fede: “Abbà…”

Allora sapremo semplicemente che ci sei. Che quella parola unica ha avuto il potere, non di attirare la tua attenzione, ma di ferirti. La scoperta fondamentale non è quella della potenza del padre, ma della sua debolezza, della sua vulnerabilità. Tutto certo resterà come prima. Problemi, fastidi, interrogativi, incidenti, incomprensioni, delusioni, macigni che non si spostano…ma se ne sarà andata la paura.

Sì. Tu sei un Padre che non si stanca di aspettare che i figli crescano fino a diventare piccoli. Si decidano a imparare tutto ciò che bisogna imparare fino ad arrivare a sapere una parola sola.