Papa a Malmö: cristiani attuino rivoluzione della tenerezza

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2016-10-31 Radio Vaticana

 

 

 

 

“Riconosciamo che tra di noi è molto più quello che ci unisce di quello che ci separa”. Così il Papa durante l’Evento Ecumenico nell’Arena del ghiaccio di Malmö, in Svezia. Presenti all’incontro rappresentanti e delegati delle confessioni cristiane. Il discorso del Papa, preceduto da quattro testimonianze, ha toccato questioni di grande attualità: dall’ambiente al dramma di profughi e Paesi in guerra. Al termine Francesco ha salutato individualmente i 30 capi delle delegazioni cristiane. Il servizio di Debora Donnini:

“L’unità fra i cristiani è una priorità” e “il cammino intrapreso per raggiungerla è già un grande dono che Dio ci fa”. Entrano insieme nell’Arena di Malmö su un’auto scoperta il Papa, il presidente e il segretario della Federazione Luterana Mondiale, il Vescovo Munib A. Younan e il rev. Martin Junge, e il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Francesco, in un discorso in spagnolo, interrotto più volte dagli applausi, ringrazia il Signore per questa “commemorazione congiunta dei 500 anni della Riforma”, cattolici e luterani riuniti insieme “in spirito di comunione”:

“El diálogo entre nosotros ha permitido profundizar la comprensión recíproca…
Il dialogo fra di noi ha permesso di approfondire la comprensione reciproca, di generare mutua fiducia e confermare il desiderio di camminare verso la comunione piena”.

Uno dei frutti del dialogo è proprio la collaborazione fra diverse organizzazioni della Chiesa cattolica e della Federazione Luterana Mondiale  e il riferimento è alla firma odierna della Dichiarazione comune di accordi fra Caritas Internationalis e Federazione Luterana Mondiale – World Service per la promozione della dignità umana e della giustizia sociale. Temi attorno ai quali ruotano le sue parole all’Evento ecumenico.

I cristiani siano coerenti con la fede e rispettino il creato
Il Papa si riallaccia infatti alle quattro testimonianze che hanno preceduto il suo discorso. La prima, quella di una giovane indiana, Pranita, impegnata nelle tematiche ambientali dopo aver visto nel suo Paese i disastri causati da inondazioni e cicloni. “Condivido la tua costernazione per gli abusi che danneggiano il pianeta”, dice Francesco:

“Como bien has recordado, los mayores impactos recaen a menudo sobre las personas más vulnerables …
Come bene hai ricordato, gli impatti maggiori ricadono spesso sulle persone più vulnerabili e con meno risorse, che sono costrette ad emigrare per salvarsi dagli effetti dei cambiamenti climatici”. Come dicono nella mia terra: “Alla fine la grande festa la finiscono per pagare i poveri”, ricorda sottolineando che “tutti siamo responsabili”, in modo particolare noi cristiani.

E proprio ai cristiani il Papa chiede di essere coerenti con la fede e coltivare un’armonia con il creato.

La pace in Colombia: centrale che i cristiani siano uniti per impegno comune
Quindi Francesco si rifà a quanto espresso dalla testimonianza di mons. Héctor Gaviria, direttore della Caritas in Colombia: “E’ una buona notizia – sottolinea – sapere che i cristiani si uniscono per dare vita a processi comunitari e sociali di comune interesse”:

“Les pido una oración especial por esa tierra maravillosa…
Vi chiedo una speciale preghiera per quella terra meravigliosa affinché, con la collaborazione di tutti, si possa giungere finalmente alla pace”.

L’impegno per i bambini orfani e nei campi profughi
Molto forte anche la testimonianza di Marguerite Barankitse, del Burundi, che ha adottato 7 bambini e poi, con l’inizio del genocidio, si è impegnata nella Maison Shalom, un’organizzazione per aiutare i bambini orfani e costruire una generazione in grado di rompere il ciclo della violenza. Il Papa ricorda il suo impegno per la pace e la ringrazia per il suo lavoro attraverso cui “migliaia di bambini possono studiare, crescere e recuperare la salute” e perché continua a comunicare un messaggio di pace, anche in esilio, in Ruanda:

“Has dicho que todos los que te conocen piensan que lo que haces es una locura…
Hai detto che tutti quelli che ti conoscono pensano che quello che fai è una pazzia. Certo, è la pazzia dell’amore a Dio e al prossimo. Magari questa pazzia potesse propagarsi, illuminata dalla fede e dalla fiducia nella Provvidenza!”.

Francesco la esorta dunque ad andare avanti. Infine si richiama alla testimonianza di Rose Lokonyen, che viene dal Sud Sudan e ora vive in Kenya come rifugiata. E’ un’atleta olimpica del Team dei Rifugiati: ha saputo trarre profitto dal talento che Dio le ha regalato mediante lo sport, rileva Francesco, impiegando le sue forze “in una vita feconda”, quella di incoraggiare i ragazzi a tornare a scuola:

“Mientras escuchaba tu historia, me venía a la mente …
Mentre ascoltavo la tua storia, mi veniva in mente la vita di tanti giovani che hanno bisogno di testimonianze come la tua”.

Quindi Francesco ringrazia i governi che assistono rifugiati, profughi e coloro che chiedono asilo:

“Para nosotros cristianos, es una prioridad salir al encuentro de los desechados y marginados de nuestro mundo…
Per noi cristiani è una priorità andare incontro agli scartati – perché sono scartati dalla loro patria – ed emarginati del nostro mondo e rendere tangibile la tenerezza e l’amore misericordioso di Dio, che non scarta nessuno, ma accoglie tutti. Oggi a noi cristiani viene chiesto di essere protagonisti della ‘rivoluzione della tenerezza’”.

La drammatica situazione in Siria e l’auspicio che ciascuno faccia un gesto di riconciliazione
L’ultimo pensiero del Papa è alla testimonianza del vescovo caldeo di Aleppo, mons. Antoine Audo. In Siria, dove vengono disprezzati persino i più elementari diritti fondamentali, è veramente eroico che rimangano persone per prestare aiuto:

“Es admirable también que tú, querido hermano, sigas trabajando en medio de tantos peligros …
È anche ammirevole che tu, caro fratello, continui a lavorare in mezzo a tanti pericoli per raccontarci la drammatica situazione dei siriani. Ciascuno di loro è nel nostro cuore e nella nostra preghiera. Imploriamo la grazia della conversione dei cuori di quelli che detengono la responsabilità dei destini di quella regione”.

L’auspicio del Papa è che queste storie diano impulso per “lavorare sempre più uniti” e che al ritorno a casa “portiamo con noi – afferma – l’impegno a fare ogni giorno un gesto di pace e di riconciliazione, per essere testimoni coraggiosi e fedeli di speranza cristiana”.

Il presidente della Federazione luterana: storico incontro
A precedere il discorso del Papa, l’intervento del presidente della Federazione Luterana Mondiale, il Vescovo Munib Younan. “Il nostro storico incontro sta inviando un messaggio al mondo intero” che i forti impegni religiosi possono portare verso una riconciliazione pacifica invece che creare più conflitto al nostro mondo già turbato. “Ringraziamo Dio – afferma – perché stiamo passando dal conflitto alla comunione”.

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