Archive for novembre 2016

Tweet del Papa

30 novembre 2016

Oggi è la festa dell’apostolo Andrea: con affetto fraterno sono vicino al Patriarca Bartolomeo e prego per lui e la Chiesa a lui affidata.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:00 – 30 nov 2016

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Liturgia del giorno: Audio salmo 19(18)

30 novembre 2016

Mercoledì, 30 _ Novembre _2016


 

Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] I cieli narrano la gloria di Dio,
e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.
[3] Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

[4] Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.

[5] Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.

[6] Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.

[7] Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l’altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

[8] La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.

[9] Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.

[10] Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,

[11] più preziosi dell’oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.

[12] Anche il tuo servo in essi è istruito,
per chi li osserva è grande il profitto.

[13] Le inavvertenze chi le discerne?
Assolvimi dalle colpe che non vedo.

[14] Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro dal grande peccato.

[15] Ti siano gradite le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore.
Signore, mia rupe e mio redentore.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Mt 4,18-22


 

 

CREDERE SENZA VEDERE – come fece anche Maria.

Un imperatore disse al rabbino Yeoshua Ben Hanania: «Vorrei tanto vedere il vostro Dio». «è impossibile», rispose il rabbino. «Impossibile? Allora come posso affidare la mia vita a qualcuno che non posso vedere?». «Mostratemi la tasca dove avete riposto l’amore per vostra moglie. E lasciate che io lo pesi, per vedere se è grande». «Non siate sciocco. Nessuno può serbare l’amore in una tasca», rispose l’imperatore. «Il sole è soltanto una delle opere che il Signore ha messo nell’universo, eppure non potete vederlo bene. Tanto meno potete vedere l’amore, ma sapete di essere capace di innamorarvi di una donna e di affidarle la vostra vita. Non vi sembra evidente che esistono alcune cose nelle quali confidiamo anche senza vederle?».

 

Quella di vedere e giudicare è un’esperienza che facciamo quotidianamente nei confronti delle situazioni che viviamo, difficile è quando siamo di fronte a qualcosa che ci supera, che non è immediato e richiede lo sforzo di andare oltre e credere che è veramente così anche senza la conferma totale della ragione. Illuminanti a questo proposito sono le parole del Santo Vescovo Agostino, che in uno dei suoi scritti dice: non aspettare di capire per credere, ma credi per capire.

Anche noi, spesso, non siamo disposti a fare questo salto di qualità che mette la ragione dietro e la fede davanti, che non è altro che un modo di percepire la vita aspettando un poco prima di rinchiudere il giudizio in una logica senza scampo e senza margine di errore. Eppure ci sono tante cose nella nostra vita cui ci affidiamo senza l’ausilio della ragione, cose anche molto importanti come l’amore.

Vedere

Tutti vogliono o vorrebbero vedere. Vederci sempre e soprattutto chiaro, dare spiegazioni a tutto e prendersela con Dio quando queste risposte non ci sono. Si sa, una cosa è un fatto visto, un’altra è un fatto raccontato. Ma non si può vedere tutto, così come non si può sapere tutto, ci sono volte in cui bisogna fidarsi. Sono quei momenti importanti in cui si capisce che ci sono altri occhi capaci di vedere, ma che ben poco hanno a che fare con la razionalità. C’è differenza, infatti, tra veder crescere un figlio e capirlo, tra vedere una ragazza e capire che sarà la donna perfetta per me, vedere lì un Crocifisso e capire quanto è grande l’amore.

Non sempre vedere e capire sono in perfetta armonia, ma è questo il momento propizio per mettere in gioco la fede, la confidenza e cercare in un altro modo le risposte tanto importanti per la nostra vita. Un po’ come ha fatto la Madonna nel dire il suo Sì: non ha capito tutto, non ha capito subito, ha creduto e basta. Proviamo a pensare a tutte quelle volte in cui, anche nella nostra vita, ci sono stati richiesti dei “Si” difficili, in cui veramente la fede ha rischiato di vacillare eppure è stata la sola forza in grado di sostenerci.

Ciascuno ha fatto almeno una volta l’esperienza del salto nel buio, della traversata nel mare in tempesta, per arrivare alla comprensione delle cose in maniera diversa, come se finalmente si potesse vedere con altri occhi e si scoprisse una svolta nuova nel modo di vedere Dio.

Credere

Credere nell’amore è la scommessa più importante della nostra vita. Sapere di essere amati ancora prima di cominciare ad amare produce una sorta di stabilità nella vita che difficilmente vacilla. Pensiamo ai bambini che semplicemente guardando la mamma o il papà sanno di poter costruire la loro vita sul fondamento che è l’amore, anche senza vederlo.

Ci sono tante cose in cui confidiamo anche senza vederle, eppure ci sono situazioni che ci fanno avere la sensazione di annegare in pochi centimetri d’acqua. Come se il grido di Gesù risorto non fosse storia nella nostra vita: «Io ho vinto il mondo!», nelle nostre continue e a volte estenuanti battaglie contro mali visibili e non, la sua voce deve poter risuonare forte nel cuore e confermarci nell’amore. Dimostriamo, infatti, più amore combattendo mille piccole battaglie, che non vincendo un’intera guerra. Questo non sempre lo vediamo, sentiamo solo il peso della lotta e ci chiediamo il senso che ha, senza però preoccuparci di far crescere dentro di essa la fede e l’amore.

Confidare senza vedere è proprio di quei cuori innamorati che guardano le situazioni e le trasformano in occasioni per far vedere che l’amore c’è, al di là di una logica razionale che non collega il filo della mente e del cuore.

Fidarsi

O Gesù, sole che sorge dall’alto, risorgi nella nostra vita e dissipa le tenebre che circondano il nostro cuore. Noi vogliamo vedere le meraviglie che compi misteriosamente nella nostra vita. Vogliamo dare spazio alla tua vittoria e donarti lo spazio della fede, perché siamo certi che Tu hai vinto tutte le nostre battaglie e ci chiedi di credere senza vedere in questo Amore così grande che ci sovrasta, ci avvolge e ci abbraccia teneramente.

Udienza Generale

30 novembre 2016

 

 

Vangelo (Mt 7,21.24-27) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 1 Dicembre 2016) con commento comunitario

30 novembre 2016

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,21.24-27)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Questo è il Vangelo dell’1 Dicembre, quello del 30 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Casa Santa Marta, Santa Messa, 29-11-2016

29 novembre 2016

L’umiltà cristiana è la virtù dei piccoli, non di chi fa teatro

Papa Francesco, nell’omelia della messa del mattino a Casa Santa Marta, ha ricordato che il Signore rivela il mistero della salvezza ai piccoli, che hanno la virtù dell’umiltà, non ai dotti e ai sapienti.

 

 

 

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

La forza dei piccoli

Martedì, 29 novembre 2016

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVI, n.275, 30/11/2016)

Per incontrare il Signore «che viene e verrà», bisogna avere «cuori grandi ma atteggiamento da piccoli», andando avanti con la «gioia degli umili» che sono consapevoli di essere continuamente sotto lo sguardo del Signore. È questo lo stile di vita richiesto a ogni cristiano. Ne ha parlato Papa Francesco all’omelia della messa celebrata a Santa Marta martedì 29 novembre, nella quale ha proposto una riflessione sul tema dell’«umiltà».

Riprendendo il filo della meditazione del giorno precedente — in cui si metteva in evidenza come il «cammino» del periodo d’avvento debba essere caratterizzato da «tre atteggiamenti»: essere «vigilanti nella preghiera, operosi nella carità ed esultanti nella lode» — il Pontefice si è soffermato davanti all’immagine evangelica (Luca, 10, 21-24) di Gesù che «esultò di gioia nella lode al Padre». Qual è la ragione della gioia di Gesù? «Perché il Signore ai piccoli rivela i misteri della salvezza, il mistero di se stesso» ha sottolineato Francesco, rimarcando: «Ai piccoli, non ai sapienti e i dotti: ai piccoli». Il Signore infatti «preferisce i piccoli, per seminare nel cuore dei piccoli il mistero di salvezza», perché «i piccoli sanno capire come è questo mistero».

Lo conferma anche la prima lettura proposta dalla liturgia del giorno e tratta dal libro del profeta Isaia (11, 1-10), nella quale, ha fatto notare il Papa, si ritrovano tante «piccole cose», tanti «piccoli dettagli che ci fanno vedere come la promessa di pace di Dio al suo popolo, di redenzione, la promessa di salvarlo sempre va su questa strada». Così si legge che «in quel giorno, un germoglio spunterà dal trono di Iesse»: il profeta «non dice: “Verrà un esercito e ti darà la liberazione”», ma fa riferimento a «un piccolo germoglio, cosa piccola». E, ha aggiunto il Pontefice, «a Natale vedremo questa piccolezza, questa cosa piccola: un bambino, una stalla, una mamma, un papà…». È l’importanza di avere «cuori grandi ma atteggiamento di piccoli».

Così, «su questo germoglio si poserà lo Spirito del Signore, lo Spirito Santo». E questo germoglio, ha spiegato Francesco, avrà «quella virtù» che è propria dei piccoli, cioè «il timore del Signore». Egli «camminerà nel timore del Signore». Ma attenzione, ha subito specificato: timore del Signore non significa «paura». Vuol dire, invece, portare nella propria vita «il comandamento che Dio ha dato al nostro padre Abramo: “Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile”». E tutto questo significa «umiltà. Il timore del Signore è l’umiltà». Ecco perché «soltanto i piccoli sono capaci di capire pienamente il senso dell’umiltà, il senso del timore del Signore, perché camminano davanti al Signore, sempre»: essi, infatti, «si sentono guardati dal Signore, custoditi dal Signore; sentono che il Signore è con loro, che dà loro la forza per andare avanti».

I piccoli, ha continuato il Papa, capiscono di essere «un piccolo germoglio di un tronco molto grande», un germoglio sul quale «viene lo Spirito Santo». Incarnano così l’«umiltà cristiana» che li porta a riconoscere: «Tu sei Dio, io sono una persona, io vado avanti così, con le piccole cose della vita, ma camminando nella tua presenza e cercando di essere irreprensibile».

È questa «la vera umiltà», non certo «l’umiltà un po’ di teatro», non quella ostentata da colui «che diceva: “Io sono umile, ma orgoglioso di esserlo”». L’umiltà del piccolo, ha tenuto a precisare il Papa, è quella di chi «cammina alla presenza del Signore, non sparla degli altri, guarda soltanto il servizio, si sente il più piccolo… È lì, la forza». Un esempio chiaro, ha aggiunto, ci può venire se pensiamo a Nazaret: «Dio, per inviare il suo Figlio, guarda una ragazza umile, molto umile, che subito dopo va, fa un viaggio per aiutare una cugina che aveva bisogno e non dice nulla di quello che era accaduto». L’umiltà è così: «è camminare nella presenza del Signore, felice, gioioso perché questa è la gioia degli umili: essere guardati dal Signore». Perciò, per fare nostro quell’atteggiamento di esultanza nella lode di cui parla il Vangelo riferendosi a Gesù, «è necessario avere tanta umiltà» e ricordare sempre che «l’umiltà è un dono, un dono dello Spirito Santo». È quello che chiamiamo «il dono del timore di Dio». Un dono, ha concluso il Pontefice, che va chiesto al Signore: «Guardando Gesù che esulta nella gioia perché Dio rivela il suo mistero agli umili, possiamo chiedere per tutti noi la grazia dell’umiltà, la grazia del timore di Dio, del camminare nella sua presenza cercando di essere irreprensibili». Un dono che ci aiuterà a «essere vigilanti nella preghiera, operosi nella carità fraterna ed esultanti di gioia nella lode».

 

 

Liturgia del giorno: Audio salmo 72(71)

29 novembre 2016

Martedì, 29 _ Novembre _ 2016


 

Nei suoi giorni fioriranno giustizia e pace.

[1] Di Salomone.
Dio, dà al re il tuo giudizio,
al figlio del re la tua giustizia;

[2] regga con giustizia il tuo popolo
e i tuoi poveri con rettitudine.

[3] Le montagne portino pace al popolo
e le colline giustizia.

[4] Ai miseri del suo popolo renderà giustizia,
salverà i figli dei poveri
e abbatterà l’oppressore.

[5] Il suo regno durerà quanto il sole,
quanto la luna, per tutti i secoli.

[6] Scenderà come pioggia sull’erba,
come acqua che irrora la terra.

[7] Nei suoi giorni fiorirà la giustizia
e abbonderà la pace,
finché non si spenga la luna.

[8] E dominerà da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.
[9] A lui si piegheranno gli abitanti del deserto,
lambiranno la polvere i suoi nemici.

[10] Il re di Tarsis e delle isole porteranno offerte,
i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi.

[11] A lui tutti i re si prostreranno,
lo serviranno tutte le nazioni.

[12] Egli libererà il povero che grida
e il misero che non trova aiuto,

[13] avrà pietà del debole e del povero
e salverà la vita dei suoi miseri.

[14] Li riscatterà dalla violenza e dal sopruso,
sarà prezioso ai suoi occhi il loro sangue.

[15] Vivrà e gli sarà dato oro di Arabia;
si pregherà per lui ogni giorno,
sarà benedetto per sempre.
[16] Abbonderà il frumento nel paese,
ondeggerà sulle cime dei monti;
il suo frutto fiorirà come il Libano,
la sua messe come l’erba della terra.

[17] Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole persista il suo nome.
In lui saranno benedette
tutte le stirpi della terra
e tutti i popoli lo diranno beato.

[18] Benedetto il Signore, Dio di Israele,
egli solo compie prodigi.

[19] E benedetto il suo nome glorioso per sempre,
della sua gloria sia piena tutta la terra.
Amen, amen.


Ritaglio del Vangelo Odierno:
«Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

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Credere senza vedere  

Un imperatore disse al rabbino Yeoshua Ben Hanania: “Vorrei tanto vedere il vostro Dio”.
“È impossibile”, rispose il rabbino.
“Impossibile? Allora, come posso affidare la mia vita a qualcuno che non posso vedere?”.
“Mostratemi la tasca dove avete riposto l’amore per vostra moglie. E lasciate che io lo pesi, per vedere se è grande”.
“Non siate sciocco. Nessuno può serbare l’amore in una tasca”, rispose l’imperatore.
“Il sole è soltanto una delle opere che il Signore ha messo nell’universo,

eppure non potete vederlo bene.

Tanto meno potete vedere l’amore,

ma sapete di essere capace di innamorarvi di una donna e di affidarle la vostra vita.

Non vi sembra evidente che esistono alcune cose nelle quali confidiamo anche senza vederle?”.

Tweet del Papa

29 novembre 2016

Gesù ci chiama ad essere portatori di gioia e di consolazione, come suoi testimoni misericordiosi.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 29 nov 2016

I Novissimi : Il Purgatorio, I primi cristiani e il Purgatorio

29 novembre 2016

Cosa pensavano i primi cristiani

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La risposta va cercata nelle tracce che la storia ci ha lasciato. Il primo esempio è tratto dal diario di una grande martire cristiana, di nome Perpetua, che fu uccisa a Cartagine, in Africa, il 7 marzo dell’anno 203 insieme ad altri cinque cristiani: Felicita, Revocato, Saturnino, Secundolo e il loro catechista Saturo. Siamo nell’anno 203, all’inizio del terzo secolo dopo Cristo.

Perpetua e i suoi compagni, fratelli nella fede, furono prima feriti gravemente da belve feroci e poi finiti con un colpo di grazia, passati a fil di spada.

Perpetua, mentre è in prigione, ha una duplice visione. Nella prima visione vede suo fratello Dinocrate, “morto a sette anni per un cancro che gli aveva devastato la faccia” al punto che, scrive Perpetua “la sua morte aveva fatto inorridire tutti”. Nella prima visione, Perpetua vede suo fratellino uscire “da un luogo tenebroso dove vi era molta altra gente; era accaldato e assetato, sudicio e pallido. Il volto era sfigurato dalla piaga che l’aveva ucciso”. E ancora, in questa prima visione, Perpetua vede suo fratello che tenta senza riuscirci di abbeverarsi ad una piscina e capisce che Dinocrate sta soffrendo. Non riesce ad abbeverarsi e questo era per lui motivo di grande sofferenza.

Perpetua prega per l’anima di suo fratello defunto. Il Signore ascolta le sue preghiere e in una seconda visione, Perpetua vede Dinocrate perfettamente guarito, in grado di abbeverarsi, capace di giocare come fanno tutti i bambini. Interpretando questa seconda visione, Perpetua scrive nel suo diario: “Mi svegliai e compresi che la pena (del Purgatorio) gli era stata rimessa”.

Nel terzo secolo dopo Cristo i cristiani credevano pacificatamene all’esistenza del Purgatorio, come dimostra il diario della martire Perpetua.

Basta questo documento per smantellare l’accusa che il Purgatorio sarebbe stato inventato dalla Chiesa cattolica nel Medioevo.

Nella documentazione storica si colloca il notissimo epitaffio di Abercio. In questo epitaffio leggiamo: “Queste cose dettai direttamente io, Abercio, quando avevo precisamente settantadue anni di età. Vedendole e comprendendole, preghi per Abercio.” Abercio era un cristiano, probabilmente vescovo di Ierapoli, in Asia Minore il quale, prima di morire, compose di propria mano il suo epitaffio, vale a dire l’iscrizione per la sua tomba. Si può facilmente comprendere come la Chiesa primitiva, la Chiesa dei primi secoli, credeva al Purgatorio e alla necessità di pregare per le anime dei defunti.

Un’altra preziosa testimonianza ci giunge da Tertulliano (ca 155 – ca 222).

Nel suo De Corona, Tertulliano scrive: “Nel giorno anniversario facciamo preghiere per i defunti”. Nel suo De monogamia, scrive: “La moglie sopravvissuta al marito offre preghiere per la gioia di suo marito nei giorni anniversari della sua morte”, dove si intende bene che la moglie prega perché l’anima del defunto giunga presto alla gioia del Paradiso.

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Preghiera del giorno: Preghiera di Riparazione : L’Angelo ai veggenti di Fatima

29 novembre 2016

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“Mio Dio, io credo adoro
e spero e Ti amo.
Ti chiedo perdono
per coloro che non credono,
che non adorano , non sperano
e non Ti amano”.

(more…)

Vangelo (Mt 4,18-22) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 30 Novembre 2016) con commento comunitario

29 novembre 2016

SANT’ANDREA, apostolo – Festa

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,18-22)

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Questo è il Vangelo del 30 Novembre, quello del 29 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Casa Santa Marta, Santa Messa, 28-11-2016

28 novembre 2016

 

 

 

2016-11-28 L’Osservatore Romano

Comincia l’anno liturgico e con esso l’itinerario dell’Avvento, cammino liturgico e cammino di vita per ogni cristiano, chiamato all’«incontro» con Gesù. È proprio questa — “incontro” — la parola chiave che ha caratterizzato l’omelia di Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta lunedì 28 novembre.

Nella liturgia della prima domenica di Avvento — ha innanzitutto ricordato il Pontefice — la Chiesa «ha pregato così: “O Dio, nostro Padre, suscita in noi la volontà di andare incontro con le buone opere al tuo Cristo che viene, perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria a possedere il regno dei cieli”». È la richiesta «al Padre di suscitare in noi la volontà di andare incontro a Gesù, incontro a suo Figlio». Ed è infatti questa «la grazia che noi vogliamo nell’Avvento, e la chiediamo: avere voglia di incontrare Gesù» e dunque di «camminare e andare all’incontro» con lui.

 

Un periodo questo, ha sottolineato il Papa, segnato da «tanti incontri»: quello «di Gesù con sua madre nel grembo», quello «con san Giovanni Battista nel grembo» e poi «con i pastori» e «con i Magi», fino alla conclusione — non «liturgicamente» ma «simbolicamente» — «con il grande incontro di Gesù con il suo popolo, il 2 febbraio, quando Gesù, a quaranta giorni, è portato al tempio». E «noi speriamo di incontrarlo» ha aggiunto Francesco, ricordando che «ieri, già, nella piazza c’era l’albero. Un segno. Ma, un segno che ci dice: “Stai attento: tu devi incontrare il Signore!”». E infatti dopo la prima lettura, il canto al Vangelo recita: «Andiamo con gioia all’incontro del Signore».

Quindi, ha sintetizzato il Pontefice, l’invito per tutti è ancora quello di chiedere «la grazia di andare incontro» a Cristo. Questo, ha aggiunto, è «un tempo per non stare fermo. Il nostro cuore deve domandarsi: “Ma come posso andare all’incontro del Signore? Quali sono gli atteggiamenti che io devo avere per incontrare il Signore? Come devo preparare il mio cuore per incontrare il Signore?”».

Sempre nella liturgia del giorno si trova una risposta a queste domande: la colletta, infatti, «segnala tre atteggiamenti: vigilanti nella preghiera, operosi nella carità ed esultanti nella lode». Cioè, ha spiegato il Papa, «devo pregare, con vigilanza; devo essere operoso nella carità» e avere «la gioia di lodare il Signore».

Riguardo alla carità, Francesco si è soffermato a chiarire che si parla di «carità fraterna»: quindi «non solo dare un’elemosina; anche tollerare la gente che mi dà fastidio, tollerare a casa i bambini quando fanno troppo rumore, o il marito o la moglie quando ci sono difficoltà, o la suocera». Insomma una «carità operosa». E ha concluso: «Così dobbiamo vivere questo cammino, questa volontà di incontrare il Signore. Per incontrarlo bene. Non stare fermi. E incontreremo il Signore».

Ma nel momento dell’incontro, ha proseguito il Pontefice, «ci sarà una sorpresa, perché lui è il Signore delle sorprese». Ricordando la preghiera liturgica che fa cenno «al tuo Figlio che viene», il Papa ha infatti notato che «anche lui non sta fermo: lui viene. Io sono in cammino per incontrarlo e lui è in cammino per incontrarmi, e quando ci incontriamo vediamo che la grande sorpresa è che lui mi sta cercando, prima che io incominci a cercarlo». È questa «la grande sorpresa dell’incontro con il Signore. Lui ci ha cercato prima». È vero che «il nostro cammino è importante», ma «lui sempre è primo. Lui fa il suo cammino per trovarci.

Del resto, «è la sorpresa che ha avuto il centurione». Francesco ne ha ricordato sinteticamente la vicenda: «Non era un ebreo, e quando ha detto ai suoi che sarebbe andato da questo profeta, da questo guaritore per chiedere la grazia, qualcuno gli ha detto: “Ma, non immischiarti con gli ebrei, tu non sai, avrai problemi con i tuoi superiori…”, ma quante cose avrà sentito!». Nonostante ciò il centurione «ha preso coraggio» ed è andato incontro al Signore. E «la grande sorpresa era che il Signore voleva andare da lui: “Io verrò, a guarirlo”». Questo ci fa capire che «sempre il Signore va oltre, va prima. Noi facciamo un passo e lui ne fa dieci. Sempre».

È l’esperienza dell’«abbondanza della sua grazia, del suo amore, della sua tenerezza che non si stanca di cercarci». Un’esperienza, ha spiegato il Papa, che facciamo «anche, alle volte, con cose piccole: noi pensiamo che incontrare il Signore sia una cosa magnifica», e facciamo come Naaman il Siro nel racconto biblico: «anche lui ha avuto una sorpresa grande del modo di agire di Dio».

«Il nostro — ha detto Francesco — è il Dio delle sorprese, il Dio che ci sta cercando, ci sta aspettando, e soltanto chiede da noi il piccolo passo della buona volontà». Per questo preghiamo: «O Dio, nostro Padre, suscita in noi la volontà di andare», perché al Signore «basta» questa volontà. Ciò vale per ogni aspetto della «vita nostra». Qualcuno, infatti, potrebbe dire: «Oh, io ho questo peccato da anni, questo peccato che mi tortura, ho una vita così, mai ho raccontato questo della mia vita, è una piaga che ho dentro, ma come vorrei…»; ma già quel «come vorrei» al Signore «basta». Egli infatti «dà la grazia che io arrivi al momento di chiedere il perdono». Ma «la volontà è il primo passo». E l’aiuto di Dio «ci accompagnerà durante la nostra vita». Infatti, ha spiegato il Pontefice, il Signore «tante volte ci vedrà allontanarci da lui», e ci aspetterà «come il Padre del figliol prodigo». Tante volte «vedrà che vogliamo avvicinarci» e lui uscirà «al nostro incontro».

Fondamentale, quindi, è l’«incontro». A tale riguardo Francesco ha aggiunto: «A me sempre ha colpito quello che Papa Benedetto aveva detto, che la fede non è una teoria, una filosofia, un’idea: è un incontro. Un incontro con Gesù». Cioé: «tu puoi recitare il Credo a memoria, ma non avere fede, se non hai incontrato Gesù, se non hai incontrato la sua misericordia». Infatti «i dottori della legge sapevano tutto, tutto della dogmatica di quel tempo, tutto della morale di quel tempo, tutto», ma «non avevano fede, perché il loro cuore si era allontanato da Dio». Tutto si gioca su questa dinamica: «Allontanarsi o avere la volontà di andare incontro». Ed è proprio questa, ha concluso il Papa, «la grazia che noi oggi chiediamo. “O Dio, nostro Padre, suscita in noi la volontà di andare incontro al tuo Cristo”, con «la vigilanza nella preghiera, l’operosità nella carità ed esultanti nella lode». Facendo così «incontreremo il Signore e avremo una bellissima sorpresa».

Liturgia del giorno: Audio salmo 122(121)

28 novembre 2016

Lunedì, 28 _Novembre _ 2016


 

Andiamo con gioia incontro al Signore.

[1] Canto delle ascensioni. Di Davide.
Quale gioia, quando mi dissero:
“Andremo alla casa del Signore”.

[2] E ora i nostri piedi si fermano
alle tue porte, Gerusalemme!

[3] Gerusalemme è costruita
come città salda e compatta.

[4] Là salgono insieme le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge di Israele,
per lodare il nome del Signore.

[5] Là sono posti i seggi del giudizio,
i seggi della casa di Davide.

[6] Domandate pace per Gerusalemme:
sia pace a coloro che ti amano,

[7] sia pace sulle tue mura,
sicurezza nei tuoi baluardi.

[8] Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: “Su di te sia pace!”.

[9] Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Mt 8,5-11


 

 

 

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Un cuore indurito non riesce a comprendere neanche i miracoli più grandi. Ma «come un cuore si indurisce?». Se lo è chiesto Papa Francesco

 

I discepoli, non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito». Eppure, ha spiegato Francesco, «erano gli apostoli, i più intimi di Gesù. Ma non capivano». E pur avendo assistito al miracolo, pur avendo «visto che quella gente — più di cinquemila — aveva mangiato con cinque pani» non avevano compreso. «Perché? Perché il loro cuore era indurito».

Tante volte Gesù «parla della durezza del cuore nel Vangelo», rimprovera il «popolo dalla cervice dura», piange su Gerusalemme «che non ha capito chi sia lui». Il Signore si confronta con questa durezza: «Tanto lavoro ha Gesù — ha sottolineato il Papa — per rendere questo cuore più docile, per renderlo senza durezze, per renderlo amorevole». Un «lavoro» che continua dopo la risurrezione, con i discepoli di Emmaus e tanti altri.

«Ma — si è domandato il Pontefice — come un cuore si indurisce? Come è possibile che questa gente, che era con Gesù sempre, tutti i giorni, che lo sentiva, lo vedeva… e il loro cuore era indurito. Ma come un cuore può divenire così?». E ha raccontato: «Ieri ho chiesto al mio segretario: Dimmi, come si indurisce un cuore? Lui mi ha aiutato a pensare un po’ a questa cosa». Da qui l’indicazione di una serie di circostanze con le quali ciascuno può confrontare la propria esperienza personale.

Innanzitutto, ha detto Francesco, il cuore «si indurisce per esperienze dolorose, per esperienze dure». È la situazione di quanti «hanno vissuto un’esperienza molto dolorosa e non vogliono entrare in un’altra avventura». È proprio quello che è successo dopo la risurrezione ai discepoli di Emmaus, dei quali il Pontefice ha immaginato le considerazioni: «“C’è troppo, troppo chiasso, ma andiamocene un po’ lontano, perché…” —Perché, che? — “Eh, noi speravamo che questo fosse il Messia, non c’è stato, io non voglio illudermi un’altra volta, non voglio farmi illusioni!”».

Ecco il cuore indurito da una «esperienza di dolore». Lo stesso capita a Tommaso: «No, no, io non ci credo. Se non metto il dito lì, non ci credo!». Il cuore dei discepoli era duro «perché avevano sofferto». E al riguardo Francesco ha ricordato un detto popolare argentino: «Se una persona viene bruciata dal latte, quando vede la mucca piange». Ossia, ha spiegato, «è quell’esperienza dolorosa che ci trattiene dall’aprire il cuore».

Un altro motivo che indurisce il cuore è poi «la chiusura in se stesso: fare un mondo in se stesso». Accade quando l’uomo è «chiuso in se stesso, nella sua comunità o nella sua parrocchia». Si tratta di una chiusura che «può girare intorno a tante cose»: all’«orgoglio, alla sufficienza, al pensare che io sono meglio degli altri» o anche «alla vanità». Ha precisato il Papa: «Ci sono l’uomo e la donna “specchio”, che sono chiusi in se stessi per guardare se stessi, continuamente»: si potrebbero definire «narcisisti religiosi». Questi «hanno il cuore duro, perché sono chiusi, non sono aperti. E cercano di difendersi con questi muri che fanno intorno a sé».

C’è inoltre un ulteriore motivo che indurisce il cuore: l’insicurezza. È ciò che sperimenta colui che pensa: «Io non mi sento sicuro e cerco dove aggrapparmi per essere sicuro». Questo atteggiamento è tipico della gente «che è tanto attaccata alla lettera della legge». Accadeva, ha spiegato il Pontefice, «con i Farisei, con i Sadducei, con i dottori della legge del tempo di Gesù». I quali obiettavano: «Ma la legge dice questo, ma dice questo fino a qui…», e così «facevano un altro comandamento»; alla fine, «poverini, si addossavano 300-400 comandamenti e si sentivano sicuri».

In realtà, ha fatto notare Francesco, tutti questi «sono persone sicure, ma come è sicuro un uomo o una donna nella cella di un carcere dietro la grata: è una sicurezza senza libertà». Mentre è proprio la libertà ciò che «è venuto a portarci Gesù». San Paolo, ad esempio, rimprovera Giacomo e anche Pietro «perché non accettano la libertà che Gesù ci ha portato».

Ecco allora la risposta alla domanda iniziale: «Come un cuore si indurisce?». Il cuore infatti, «quando si indurisce, non è libero e se non è libero è perché non ama». Un concetto espresso dalla prima lettura della liturgia del giorno (1 Giovanni, 4, 11-18), dove l’apostolo parla dell’«amore perfetto» che «scaccia il timore». Infatti «nell’amore non c’è timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore. Non è libero. Sempre ha il timore che succeda qualcosa di doloroso, di triste», che ci faccia «andare male nella vita o rischiare la salvezza eterna». In realtà, sono solo «immaginazioni», perché semplicemente quel cuore «non ama». Il cuore dei discepoli, ha spiegato il Papa, «era indurito perché ancora non avevano imparato ad amare».

Ci si può allora chiedere: «Chi ci insegna ad amare? Chi ci libera da questa durezza?» Può farlo «soltanto lo Spirito Santo», ha chiarito Francesco precisando: «Tu puoi fare mille corsi di catechesi, mille corsi di spiritualità, mille corsi di yoga, zen e tutte queste cose. Ma tutto questo non sarà mai capace di darti la libertà di figlio». Solo lo Spirito Santo «muove il tuo cuore per dire “padre”»; solo lui «è capace di scacciare, di rompere questa durezza del cuore» e di renderlo «docile al Signore. Docile alla libertà dell’amore». Non a caso il cuore dei discepoli è rimasto «indurito fino al giorno dell’Ascensione», quando hanno detto al Signore: «Adesso si farà la rivoluzione e viene il regno!». In realtà «non capivano niente». E «soltanto quando è venuto lo Spirito Santo, le cose sono cambiate».

Perciò, ha concluso il Pontefice «chiediamo al Signore la grazia di avere un cuore docile: che lui ci salvi dalla schiavitù del cuore indurito» e «ci porti avanti in quella bella libertà dell’amore perfetto, la libertà dei figli di Dio, quella che soltanto può dare lo Spirito Santo».

Papa Francesco

da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLV, n.006, Sab. 10/01/2015

Tweet del Papa

28 novembre 2016

La misericordia non è una parentesi nella vita della Chiesa, ma costituisce la sua stessa esistenza, e rende tangibile il Vangelo.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 28 nov 2016

Vangelo (Lc 10,21-24) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 29 Novembre 2016) con commento comunitario

28 novembre 2016

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,21-24)

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Questo è il Vangelo del 29 Novembre, quello del 28 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

INTERVISTA A PAPA FRANCESCO

27 novembre 2016

 

LEZIONE MAGISTRALE DI VITA CRISTIANA!!!

LA CARDIOSCLEROSI , LA INCAPACITA’ DI SENTIRE TENEREZZA, E’ LA MALATTIA DI QUESTO MONDO.

LA MEDICINA E’ LA MISERICORDIA!!!!

 

 

Preghiera dell’umorismo

di Tommaso Moro

Signore, donami una buona digestione

E anche qualcosa da digerire.

Dammi, Signore,

un’anima che abbia occhi per la bellezza e la purezza,

che non si lasci impaurire dal peccato

e che sappia raddrizzare le situazioni.

Dammi un’anima che non conosca noie,

fastidi, mormorazioni, sospiri, lamenti.

Non permettere che mi preoccupi eccessivamente

di quella cosa invadente che chiamo “io”.

Dammi il dono di saper ridere di uno scherzo,

di saper cavare qualche gioia dalla vita

e anche di farne partecipi gli altri.

Signore, dammi il dono dell’umorismo

Tweet del Papa

27 novembre 2016

Con l’Avvento ci mettiamo tutti in cammino, attraverso il tempo, verso Gesù, verso il suo Regno di giustizia e di pace.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 9:30 – 27 nov 2016

Papa Francesco Angelus 27 Novembre 2016

27 novembre 2016

 

 

 

 

Liturgia del giorno: Audio salmo 122(121)

27 novembre 2016

Domenica, 27_ Novembre _2016


 

Andiamo con gioia incontro al Signore.

[1] Canto delle ascensioni. Di Davide.
Quale gioia, quando mi dissero:
“Andremo alla casa del Signore”.

[2] E ora i nostri piedi si fermano
alle tue porte, Gerusalemme!

[3] Gerusalemme è costruita
come città salda e compatta.

[4] Là salgono insieme le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge di Israele,
per lodare il nome del Signore.

[5] Là sono posti i seggi del giudizio,
i seggi della casa di Davide.

[6] Domandate pace per Gerusalemme:
sia pace a coloro che ti amano,

[7] sia pace sulle tue mura,
sicurezza nei tuoi baluardi.

[8] Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: “Su di te sia pace!”.

[9] Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Mt 24,37-44


 

 

 

Risultati immagini per vegliare per l'arrivo del signore

 

Vegliare

John Henry Newman

E’ necessario studiare da vicino la parola “vegliare“; bisogna studiarla perché il suo significato non è così evidente come si potrebbe credere a prima vista e perché la Scrittura la adopera con insistenza. Dobbiamo non soltanto credere, ma vegliare; non soltanto amare, ma vegliare; non soltanto obbedire, ma vegliare.

Vegliare perché? Per questo grande evento: la venuta di Cristo.

Cos’è dunque vegliare? Credo lo si possa spiegare così. Voi sapete cosa significa attendere un amico, attendere che arrivi e vederlo tardare? Sapete cosa significa essere in compagnia di gente che trovate sgradevole e desiderare che il tempo passi e scocchi l’ora in cui potrete riprendere la vostra libertà? Sapete cosa significa essere nell’ansia per una cosa che potrebbe accadere e non accade; o di essere nell’attesa di qualche evento importante che vi fa battere il cuore quando ve lo ricordano e al quale pensate fin dal momento in cui aprite gli occhi?

Sapete cosa significa avere un amico lontano, attendere sue notizie e domandarvi giorno dopo giorno cosa stia facendo in quel momento e se stia bene?

Sapete cosa significa vivere per qualcuno che è vicino a voi a tal punto che i vostri occhi seguono i suoi, che leggete nella sua anima, che vedete tutti i mutamenti della sua fisionomia, che prevedete i suoi desideri, che sorridete del suo sorriso e vi rattristate della sua tristezza, che siete abbattuti quando egli è preoccupato e che vi rallegrate per i suoi successi?

Vegliare nell’attesa di Cristo è un sentimento di rassomiglianza a questo, per quel tanto che i sentimenti di questo mondo sono in grado di raffigurare quelli dell’altro mondo.

Veglia con Cristo chi non perde di vista il passato mentre sta guardando all’avvenire, e completando ciò che il suo Salvatore gli ha acquistato, non dimentica ciò che egli ha sofferto per lui.

Veglia con Cristo chi fa memoria e rinnova ancora nella sua persona la croce e l’agonia di Cristo, e riveste con gioia questo mantello di afflizione che il Cristo ha portato quaggiù e ha lasciato dietro a sé quando è salito al cielo.

Vangelo (Mt 8,5-11) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 28 Novembre 2016) con commento comunitario

27 novembre 2016

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,5-11)

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò».

Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».

Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Questo è il Vangelo del 28 Novembre, quello del 27 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa

26 novembre 2016

Dopo il Giubileo, è tempo di guardare avanti continuando a vivere, con fedeltà, gioia ed entusiasmo, la ricchezza della misericordia divina.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 26 nov 2016

Consegna Premio Ratzinger 26.11.2016

26 novembre 2016
Pubblicato il 26 nov 2016

Affetto e riconoscenza per Benedetto XVI

Papa Francesco durante la consegna del Premio Ratzinger 2016 ha pronunciato parole di affetto e gratitudine nei confronti di Benedetto XVI del suo pensiero e magistero fecondi.

Liturgia del giorno: Audio salmo 95(94)

26 novembre 2016

Sabato, 26 _ Novembre _2016


 

Marána tha! Vieni, Signore Gesù!

[1] Venite, applaudiamo al Signore,
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
[2] Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

[3] Poiché grande Dio è il Signore,
grande re sopra tutti gli dei.

[4] Nella sua mano sono gli abissi della terra,
sono sue le vette dei monti.

[5] Suo è il mare, egli l’ha fatto,
le sue mani hanno plasmato la terra.

[6] Venite, prostràti adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.

[7] Egli è il nostro Dio,
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

[8] Ascoltate oggi la sua voce:
“Non indurite il cuore,
come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto,

[9] dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere.

[10] Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione
e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato,
non conoscono le mie vie;

[11] perciò ho giurato nel mio sdegno:
Non entreranno nel luogo del mio riposo”.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Lc 21,34-36


 

 

Ascolta la voce di Dio

“Ecco, io sto alla porta e busso:
se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me”. (Apocalisse 3:20)
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Se ti allontani un momento dagli altri e, nella quiete della tua cameretta passi un pò di tempo con me, Io ti parlerò sottovoce.
All’inizio quello che ti dirò sarà a stento percettibile:
ti darò semplicemente la pace che ti è necessaria, ti sussurrerò all’orecchio parole d’amore che consoleranno la tua anima.
Però, man mano che diventi più costante nel passare del tempo con me, e nel venire a me con fede, nel credere che Io sto lì ad aspettarti, che entro da te nella cameretta silenziosa del tuo cuore, man mano che lo fai con più assiduità, comincerai a sentirmi con maggiore chiarezza.
Ascoltare la Mia voce è un’abitudine spirituale che bisogna coltivare .
Esige esercizio.
Al principio richiede una gran concentrazione e sforzo, ma a poco a poco continui ad imparare ed incominci a sentire o a vedere quello che ti comunico.
Ascoltare la Mia voce è paragonabile ad un chitarrista che impara ad accordare il suo strumento.
All’inizio gli risulterà molto difficile.
Deve concentrarsi e prestare attenzione per distinguere le note giuste da quelle stonate;
deve capire quali chiavette deve stringere e quali deve allentarsi.
Tuttavia, dopo un pò lo farà con una totale naturalezza e quasi senza pensarci.
La stessa cosa succederà quando impari ad ascoltarmi.
Entra nella cameretta tranquilla del tuo cuore e mettiti in sintonia con la Mia voce.
Sussurrami parole d’amore e aspetta che Io faccia lo stesso.
Gradualmente arriverai ad ascoltarmi con più chiarezza.
In poco tempo non ti costerà nessuno sforzo.
Non avrai dubbi che si tratti solo di Me!

Vangelo (Mt 24,37-44) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 27 Novembre 2016) con commento comunitario

26 novembre 2016

I DOMENICA DI AVVENTO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Questo è il Vangelo del 27 Novembre, quello del 26 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa

25 novembre 2016

Quante donne sopraffatte dal peso della vita e dal dramma della violenza! Il Signore le vuole libere e in piena dignità.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:45 – 25 nov 2016

Bisogna uscire da noi stessi per incontrare gli altri. Se non lo facciamo, anche noi cristiani ci ammaliamo di divisione.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 24 nov 2016

Maria a Medjugorje: Messaggio del 25 Novembre 2016

25 novembre 2016

Risultato immagine per maria a medjugorje

Cari figli! Anche oggi vi invito a ritornare alla preghiera. In questo tempo di grazia, Dio mi ha permesso di guidarvi verso la santità e verso una vita semplice, affinché nelle piccole cose possiate scoprire Dio Creatore, innamorarvi di Lui e affinché la vostra vita sia un ringraziamento all’Altissimo per tutto quello che Lui vi dona. Figlioli, la vostra vita sia un dono per gli altri nell’amore e Dio vi benedirà. E voi, testimoniate senza interesse, per amore verso Dio. Io sono con voi e intercedo davanti a mio Figlio per tutti voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

La Chiesa sembra guardare con favore ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Prima La professione di Fede

25 novembre 2016

SEZIONE SECONDA: 

LA PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA

CAPITOLO PRIMO 

IO CREDO IN DIO PADRE

Risultato immagine per il peccato originale

ARTICOLO 1

«IO CREDO IN DIO, PADRE ONNIPOTENTE, 

CREATORE DEL CIELO E DELLA TERRA»

Paragrafo 7

LA CADUTA

385 Dio è infinitamente buono e tutte le sue opere sono buone. Tuttavia nessuno sfugge all’esperienza della sofferenza, dei mali presenti nella natura – che appaiono legati ai limiti propri delle creature – e soprattutto al problema del male morale. Da dove viene il male? « Quaerebam unde malum et non erat exitus – Mi chiedevo donde il male, e non sapevo darmi risposta », dice sant’Agostino, 501 e la sua sofferta ricerca non troverà sbocco che nella conversione al Dio vivente. Infatti « il mistero dell’iniquità » (2 Ts 2,7) si illumina soltanto alla luce del mistero della pietà. 502 La rivelazione dell’amore divino in Cristo ha manifestato ad un tempo l’estensione del male e la sovrabbondanza della grazia. 503 Dobbiamo, dunque, affrontare la questione dell’origine del male, tenendo fisso lo sguardo della nostra fede su colui che, solo, ne è il vincitore. 504

I. «Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia»

La realtà del peccato

386 Nella storia dell’uomo è presente il peccato: sarebbe vano cercare di ignorarlo o di dare altri nomi a questa oscura realtà. Per tentare di comprendere che cosa sia il peccato, si deve innanzi tutto riconoscere il profondo legame dell’uomo con Dio, perché, al di fuori di questo rapporto, il male del peccato non può venire smascherato nella sua vera identità di rifiuto e di opposizione a Dio, mentre continua a gravare sulla vita dell’uomo e sulla storia.

387 La realtà del peccato, e più particolarmente del peccato delle origini, si chiarisce soltanto alla luce della rivelazione divina. Senza la conoscenza di Dio che essa ci dà, non si può riconoscere chiaramente il peccato, e si è tentati di spiegarlo semplicemente come un difetto di crescita, come una debolezza psicologica, un errore, come l’inevitabile conseguenza di una struttura sociale inadeguata, ecc. Soltanto conoscendo il disegno di Dio sull’uomo, si capisce che il peccato è un abuso di quella libertà che Dio dona alle persone create perché possano amare lui e amarsi reciprocamente.

(more…)

Agostino d’ Ippona, Confessioni, Libro Quarto

25 novembre 2016

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Ostinata devozione per l’astrologia

3. 4. Perciò quegli altri vagabondi, che chiamano matematici, non desistevo dal consultarli tranquillamente, pensando che non praticavano nessun sacrificio e non pregavano nessuno spirito per divinare il futuro. La religiosità cristiana, la vera, respinge e condanna però coerentemente ogni pratica del genere. È bene confessare te, Signore, e dirti: “Abbi pietà di me, sana la mia anima, perché ho peccato contro di te”; ed è bene non abusare della tua indulgenza per darsi licenza di peccare, ricordando le parole divine: Eccoti guarito, non peccare più, se non vuoi che ti avvenga di peggio. Dono di salvezza, costoro si sforzano di distruggerlo interamente dicendo: “Dal cielo ti viene la causa inevitabile del peccato” e: “È opera di Venere”, oppure di Saturno, oppure di Marte. Evidentemente mirano con ciò a rendere senza colpa l’uomo, che è carne e sangue e superbo marciume, e colpevole il creatore e regolatore del cielo e degli astri. Ma chi è costui, se non tu, nostro Dio, dolcezza e fonte di giustizia, che renderai a ciascuno secondo le proprie opere, e non sprezzi il cuore contrito e umiliato?

(more…)

Videomessaggio per il Festival della Dottrina Sociale, 24-11-2016

25 novembre 2016
Pubblicato il 25 nov 2016

Il Papa: quando comandano in pochi, la gente sta male

Papa Francesco, nel videomessaggio inviato per la sesta edizione del Festival della Dottrina sociale della Chiesa di Verona, ha sottolineato che solo stando in mezzo alla gente, partendo “dal basso”, si possono aiutare gli ultimi. “Questo fa bene alla vita dei singoli ed è un bene per tutti”.

 

 

Messa Santa Marta 25-11-2016

25 novembre 2016

Il diavolo è un truffatore che cerca la nostra rovina

25 novembre 2016

Papa Francesco ha celebrato la messa nella cappella della Casa Santa Marta e ha chiarito che la dannazione eterna è il credere di poter essere felici senza il Signore.

 

 

 

 

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Basta una parola

Venerdì, 25 novembre 2016

(da: www.osservatoreromano.va)

Dio è sempre pronto a salvarci, sempre lì, come un padre, che aspetta solo che gli diciamo «Signore»: basta questa parola «e lui farà il resto», aiutandoci a evitare la superbia di cadere nella «dannazione eterna» per l’orgoglio di volersela «cavare da soli». Nella messa celebrata venerdì mattina, 25 novembre, nella cappella della Casa Santa Marta, Papa Francesco ha messo in guardia dalle «seduzioni del diavolo» e ha ricordato che «la dannazione eterna non è una sala di tortura» ma proprio il volersi «allontanare» da Dio dando ascolto, appunto, alle «bugie» del diavolo.

«Il regno di Dio è vicino, Gesù ci aveva detto che il regno di Dio è in mezzo a noi, ma si sviluppa e cammina verso la sua maturità, verso la sua fine», ha affermato il Papa, facendo subito notare che «la Chiesa, in questi due giorni ultimi dell’anno liturgico, oggi e domani, ci fa riflettere sull’ultima giornata del mondo, prima della fine o come sarà la fine nell’ultima giornata».

L’apostolo Giovanni, nella prima lettura tratta dal libro dell’Apocalisse (20, 1-4.11-21,2), «ci parla del giudizio universale: tutti saremo giudicati». E «prima di tutto il diavolo, lui sarà il primo giudicato». C’è «quell’angelo», ha proseguito Francesco riferendosi al brano dell’Apocalisse, «che viene e afferrò il drago, il serpente antico, che è il diavolo e il Satana — chiaro, perché si capisca bene di chi sta parlando — e lo incatenò e lo gettò nell’abisso». Dunque, ecco «il diavolo, il serpente antico, incatenato perché non seducesse più le nazioni, perché lui è il seduttore».

Ma il diavolo, ha detto il Pontefice, è il seduttore «dall’inizio: pensiamo ad Adamo ed Eva, come ha incominciato a parlarle con quella voce dolce», dicendo che il frutto «è buono» da mangiare. È proprio quello della «seduzione» il suo linguaggio: «lui è un bugiardo; di più, è il padre della menzogna, lui genera menzogne, è un truffatore» ha affermato il Papa. Il diavolo «ti fa credere che se mangi questa mela sarai come un Dio; te la vende così, e tu la compri e alla fine ti truffa, ti inganna, ti rovina la vita».

A questo punto però occorre chiedersi «come possiamo fare noi per non lasciarci ingannare dal diavolo». L’atteggiamento giusto ce lo insegna proprio Gesù: «mai dialogare col diavolo». E infatti, ha spiegato Francesco, «cosa ha fatto Gesù col diavolo? Lo cacciava via, gli domandava il nome», ma non si metteva a fare «il dialogo». Si potrebbe obbiettare che «nel deserto, nella tentazione, ci fu un dialogo»; ma, ha aggiunto il Papa, «badate bene, Gesù non ha mai usato una parola propria perché era ben consapevole del pericolo». E così «nelle risposte, nelle tre risposte che ha dato al diavolo, ha preso le parole dalla Bibbia, dalla parola di Dio: si è difeso con la parola di Dio». Così facendo, «Gesù ci dà l’esempio: mai dialogare con lui; non si può dialogare con questo bugiardo, con questo truffatore che cerca la nostra rovina». E, per questo, «il seduttore sarà gettato nell’abisso».

«La narrazione di Giovanni continua», ha spiegato il Pontefice riprendendo il filo del brano dell’Apocalisse. E così appaiono «le anime dei martiri, quelli che hanno dato testimonianza di Gesù Cristo e non hanno adorato la bestia — cioè il diavolo e i suoi seguaci — non hanno adorato il denaro, non hanno adorato la mondanità, non hanno adorato la vanità, non si sono immischiati nell’orgoglio». Sono «gli umili», che «hanno dato la vita pure per questo e per questo appaiono davanti». E poi ecco «il trono dove sarà il Signore a giudicarci: i vivi e i morti, grandi e piccoli in piedi davanti al trono». E quindi «i libri furono aperti», scrive ancora san Giovanni, perché «il giudizio incomincia: “I morti vennero giudicati secondo le loro opere in base a ciò che era scritto in quei libri”». Dunque, ha ribadito il Papa, «ognuno di noi sarà giudicato secondo le nostre opere».

E Giovanni prosegue ancora: «Poi la morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco». Si tratta di «quelli dannati». Il Papa ha voluto soffermarsi proprio su questa frase dell’Apocalisse: «Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco». In realtà, ha spiegato, «la dannazione eterna non è una sala di tortura, questa è una descrizione di questa seconda morte: è una morte». E «quelli che non saranno ricevuti nel regno di Dio — ha spiegato — è perché non si sono avvicinati al Signore: sono quelli che sono sempre andati per la loro strada, allontanandosi dal Signore e passano davanti al Signore e si allontanano da soli». Perciò «la dannazione eterna è questo allontanarsi continuamente da Dio, è il dolore più grande: un cuore insoddisfatto, un cuore che è stato fatto per trovare Dio ma per la superbia, per essere stato troppo sicuro di se stesso, si è allontanato da Dio».

Invece Gesù ha cercato di attrarre i superbi «con parole di mitezza» dicendo: «Vieni». E lo dice per perdonare. «Ma i superbi — ha proseguito Francesco — si allontanano, vanno per la loro strada e questa è la dannazione eterna: lontani per sempre dal Dio che dà la felicità, dal Dio che ci vuole tanto bene». In realtà «non sappiamo» se «sono tanti», ma «sappiamo soltanto che questa è la strada della dannazione eterna». L’allontanamento, dunque, è «il fuoco di non potersi avvicinare a Dio perché non voglio». È l’atteggiamento di coloro «che ogni volta che il Signore si avvicinava loro dicevano: “va via, me la cavo da solo”. E continuano a cavarsela da soli nell’eternità: questo è tragico».

Il passo dell’Apocalisse si conclude così: «E vidi il cielo, un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova». In queste parole, ha annotato il Papa, «c’è proprio la fine, la gioia finale, dove tutti saremo salvati se apriamo il nostro cuore alla salvezza di Gesù». Il Signore, infatti, «ci chiede soltanto questo: aprire il cuore».

Magari qualcuno potrebbe confidarsi e riconoscere: «Se lei, padre, sapesse le cose che ho fatto…». Ma «Gesù le sa», ha assicurato Francesco. Perciò, ha suggerito, «apri il cuore e lui perdona»; però «non andare per conto tuo, non andartene per la tua strada, lasciati carezzare da Gesù, lasciati perdonare». Basta «soltanto una parola, “Signore”, lui fa il resto, lui fa tutto». Invece «i superbi, gli orgogliosi, vanno per la loro strada e non riescono a dire parola, e l’unica parola che dicono è: “me la cavo da solo”». E «così finiscono, nell’orgoglio e fanno tanto male nella vita». Ma per loro, ha insistito il Papa, tutto è iniziato proprio ascoltando e seguendo «le seduzioni del serpente antico, del diavolo, del bugiardo, del padre della menzogna».

In conclusione Francesco, anticipando la liturgia di sabato, ha annunciato: «domani, ultimo giorno dell’anno liturgico, Gesù ci ammonirà» — come riporta Luca nel suo Vangelo (21, 34-26) — con queste parole: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita». In pratica Gesù ci dice: «Contemplate quello che vi aspetta, che il vostro cuore non si appesantisca con gli affanni e le preoccupazioni della vita; guardate avanti e abbiate speranza»: quella «speranza che apre i cuori all’incontro con Gesù». Proprio «questo ci aspetta, l’incontro con Gesù: è bello, è molto bello!». E «lui ci chiede soltanto di essere umili e di dire: “Signore”. Basterà quella parola e lui farà il resto».

Liturgia del giorno: Audio salmo 84(83)

25 novembre 2016

Venerd’, 25 _ Novembre _ 2016


 

Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
[1] Al maestro del coro. Su “I torchi…”.
Dei figli di Core. Salmo.

[2] Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!

[3] L’anima mia languisce
e brama gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.

[4] Anche il passero trova la casa,
la rondine il nido,
dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari,
Signore degli eserciti, mio re e mio Dio.

[5] Beato chi abita la tua casa:
sempre canta le tue lodi!

[6] Beato chi trova in te la sua forza
e decide nel suo cuore il santo viaggio.

[7] Passando per la valle del pianto
la cambia in una sorgente,
anche la prima pioggia
l’ammanta di benedizioni.

[8] Cresce lungo il cammino il suo vigore,
finché compare davanti a Dio in Sion.

[9] Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio, Dio di Giacobbe.

[10] Vedi, Dio, nostro scudo,
guarda il volto del tuo consacrato.

[11] Per me un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove,
stare sulla soglia della casa del mio Dio
è meglio che abitare nelle tende degli empi.

[12] Poiché sole e scudo è il Signore Dio;
il Signore concede grazia e gloria,
non rifiuta il bene
a chi cammina con rettitudine.

[13] Signore degli eserciti,
beato l’uomo che in te confida.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.

Lc 21,29-33


Confida nel Signore

 

 

 

Parlami, o Dio, nel mio silenzio

Henri J. M. Nouwen, A mani aperte

O Dio,
parla con dolcezza nel mio silenzio
quando il chiasso dei rumori esteriori di ciò che mi circonda
e il chiasso dei rumori interiori delle mie paure
continuano ad allontanarmi da te,
aiutami a confidare che tu sei ancora qui
anche quando non riesco a udirti.
Dammi orecchi per ascoltare la tua sommessa,
dolce voce che dice:
“Venite a me, voi che siete affaticati e oppressi,
e io vi darò riposo…
perché io sono mite ed umile di cuore”.
Che questa voce amorevole sia la mia guida.

Vangelo (Lc 21,34-36) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 26 Novembre 2016) con commento comunitario

25 novembre 2016

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”.

Questo è il Vangelo del 26 Novembre, quello del 25 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Il diritto di essere non disponibile

25 novembre 2016

Riunita a Bruxelles l’Alleanza europea per la Domenica ·

23 novembre 2016

Maggiore flessibilità, sì. Essere disponibili in qualsiasi momento, no. Nell’era digitale, la tradizionale distinzione tra vita professionale e vita privata è andata in frantumi, lasciando il posto a un nuovo modello ancora da completare, che presenta allo stesso tempo vantaggi e inconvenienti sia per i lavoratori sia per i dipendenti.

Una posta in gioco importante, compresa bene dall’Alleanza europea per la Domenica, all’origine del testo intitolato Tout le temps, partout — Résolution pour un meilleur équilibre entre temps de travail e vie privée à l’ère de la numérisation pubblicato al termine di una conferenza incentrata su questo tema, nella sede del Comitato economico e sociale europeo a Bruxelles, il 15 novembre scorso.
«Consentendo di liberarsi dalla presenza obbligatoria sul posto di lavoro a orari precisi, la digitalizzazione permette di organizzare meglio il proprio tempo per stare con la famiglia e gli amici», osserva l’Alleanza europea per la Domenica. Tuttavia, accanto alle opportunità, precisano i membri di questa rete di sindacati, organizzazioni civili, Chiese e comunità religiose, la digitalizzazione della vita professionale comporta anche dei rischi, come una maggiore pressione a lavorare e a essere pronti a fare straordinari, la notte e durante il fine settimana. Inoltre, «una maggiore individualizzazione del tempo di lavoro per molti significa una riduzione del proprio tempo libero, durante il fine settimana e in particolare la domenica, che sono di fondamentale importanza per i cittadini, le loro famiglie e i loro impegni nella società».

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I Novissimi: Il Purgatorio, Fondamento biblico

25 novembre 2016

Dalle Sacre Scritture Bibliche

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La dottrina della Chiesa sul Purgatorio trova fondamento nella Bibbia, quando questa si sa interpretare correttamente:

Il testo 2 Maccabei 12, 43-46 presuppone che esiste una purificazione dopo la morte.

(Giuda Maccabeo) effettuò tra i suoi soldati una colletta… al fine che gli si offrisse un sacrificio per il peccato… perché… credevano con fermezza in una preziosa ricompensa per quelli che muoiono in grazia di Dio… offri questo sacrificio per i morti; affinché fossero perdonati del loro peccato.

Ugualmente le parole del nostro Signore:

A chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro. (Mt 12,32).

Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di accordarti con lui, perché non ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esecutore e questi ti getti in prigione. Ti assicuro, non ne uscirai finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo. (Lc 12,58-58).

In questi passaggi Gesù fa riferimento ad un castigo temporale che non può essere l’inferno e nemmeno il cielo.

Si arriva a una conclusione simile nella lettera di San Paolo:

Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. (1 Corinzi 3,11-13)

Di modo che ha un fuoco dopo la morte che, differente dall’inferno, è temporale. L’anima che per lì passa si salverà. Questo stato di purgazione lo chiamiamo “Purgatorio”.

Altrimenti, che cosa farebbero quelli che vengono battezzati per i morti? Se davvero i morti non risorgono, perché si fanno battezzare per i morti? (1Corinzi 15,29)

La parola “battesimo” è utilizzata qui come una metafora per esprimere sofferenza o penitenza;

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Preghiera del giorno: Preghiera a Gesù agonizzante nel Gethsemani

25 novembre 2016

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O Gesù, che nell’eccesso del tuo amore e per vincere la durezza dei nostri cuori, doni tante grazie a chi medita e propaga la devozione della tua SS. Passione del Gethsemani, ti prego di voler disporre il cuore e l’anima mia a pensare spesso alla tua amarissima Agonia nell’Orto, per compatirti e unirmi a te il più possibile.
Gesù benedetto, che sopportasti in quella notte il peso di tutte le nostre colpe e che per esse hai pagato completamente, fammi il grandissimo dono di una perfetta contrizione per le mie numerose colpe che ti fecero sudare sangue.
Gesù benedetto, dammi di poter riportare completa e definitiva vittoria nelle tentazioni e specialmente in quella cui vado maggiormente soggetto.
O Gesù appassionato, per le ansie, i timori e le sconosciute ma intensissime pene che hai sofferto nella notte in cui fosti tradito,dammi una grande luce per compiere la tua volontà e fammi pensare e ripensare all’enorme sforzo e all’impressionante lotta che vittoriosamente sostenesti per fare non la tua ma la volontà del Padre.
Sii benedetto, o Gesù, per l’agonia e le lacrime che versasti in quella notte santissima.
Sii benedetto, o Gesù, per il sudore che avesti e per le angoscie mortali che provasti nella più agghiacciante solitudine che mai uomo potrà concepire.

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Liturgia del giorno: Audio salmo 100(99)

24 novembre 2016

Giovedì, 24 _ Novembre _ 2016


 

Beati gli invitati al banchetto di nozze dell’Agnello!

[1] Salmo. In rendimento di grazie.

[2] Acclamate al Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.

[3] Riconoscete che il Signore è Dio;
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.

[4] Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome;

[5] poiché buono è il Signore,
eterna la sua misericordia,
la sua fedeltà per ogni generazione.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Lc 21,20-28


 

 

GESU’, IL DISCORSO SUL PERDONO

 

 

Dio è più grande del nostro peccato

Papa Francesco, Udienza Generale del 30 marzo 2016

Dio è più grande del nostro peccato. Non dimentichiamo questo: Dio è più grande del nostro peccato! “Padre, io non lo so dire, ne ho fatte tante, grosse!”. Dio è più grande di tutti i peccati che noi possiamo fare. Dio è più grande del nostro peccato. Lo diciamo insieme? Tutti insieme: “Dio è più grande del nostro peccato!”. Un’altra volta: “Dio è più grande del nostro peccato!”. Un’altra volta: “Dio è più grande del nostro peccato!”. E il suo amore è un oceano in cui possiamo immergerci senza paura di essere sopraffatti: perdonare per Dio significa darci la certezza che lui non ci abbandona mai. Qualunque cosa possiamo rimproverarci, lui è ancora e sempre più grande di tutto (cfr 1 Gv 3,20), perché Dio è più grande del nostro peccato…

Dio non nasconde il peccato, ma lo distrugge e lo cancella; ma lo cancella proprio dalla radice, non come fanno in tintoria quando portiamo un abito e cancellano la macchia. No! Dio cancella il nostro peccato proprio dalla radice, tutto! Perciò il penitente ridiventa puro, ogni macchia è eliminata ed egli ora è più bianco della neve incontaminata. Tutti noi siamo peccatori. È vero questo? Se qualcuno di voi non si sente peccatore che alzi la mano… Nessuno! Tutti lo siamo.

Noi peccatori, con il perdono, diventiamo creature nuove, ricolmate dallo spirito e piene di gioia. Ora una nuova realtà comincia per noi: un nuovo cuore, un nuovo spirito, una nuova vita. Noi, peccatori perdonati, che abbiamo accolto la grazia divina, possiamo persino insegnare agli altri a non peccare più. “Ma Padre, io sono debole, io cado, cado”. “Ma se cadi, alzati! Alzati!”. Quando un bambino cade, cosa fa? Solleva la mano alla mamma, al papà perché lo faccia alzare. Facciamo lo stesso! Se tu cadi per debolezza nel peccato, alza la tua mano: il Signore la prende e ti aiuterà ad alzarti. Questa è la dignità del perdono di Dio! La dignità che ci dà il perdono di Dio è quella di alzarci, metterci sempre in piedi, perché Lui ha creato l’uomo e la donna perché stiano in piedi.

Vangelo (Lc 21,29-33) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 25 Novembre 2016) con commento comunitario

24 novembre 2016

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,29-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Questo è il Vangelo del 25 Novembre, quello del 26 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

 

Tweet del Papa

24 novembre 2016

Lo Spirito Santo ci aiuti ad essere pazienti nel sopportare, umili e semplici nel consigliare.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 23 nov 2016

Udienza generale 23-11-2016

23 novembre 2016

 

 

 

 

 

Un appaluso di omaggio ai cristiani che hanno dato la propria vita nell’istruzione dei bambini e dei giovani. Lo ha chiesto il Papa all’udienza generale in Aula Paolo VI. Anche dopo la fine del Giubileo, Francesco ha continuato la catechesi sulle opere di misericordia perché, spiega, permangono alcune riflessioni da fare. Due quelle al centro dell’odierna

catechesi: consigliare i dubbiosi e insegnare agli ignoranti. Il servizio di Debora Donnini:

 

Due opere di misericordia strettamente legate fra loro, a portata di tutti, che si possono vivere in una dimensione familiare e su un piano più istituzionale organizzato. Francesco prosegue le catechesi sulle opere di misericordia, un tema a lui molto caro.

Francesco chiede un applauso per i cristiani che hanno dato la vita per l’educazione dei ragazzi
San Giovanni Bosco, San Giustino nel II secolo, San Giuseppe Calasanzio: sono i santi che il Papa offre come esempi di cristiani che nei secoli si sono impegnati nel campo dell’insegnamento. Insegnare agli ignoranti significa infatti “a quelli che non sanno”. La Chiesa nel corso dei secoli ha “sentito l’esigenza di impegnarsi nell’ambito dell’istruzione, perché la sua missione di evangelizzazione comporta l’impegno di restituire la dignità ai più poveri”:

“Quanti cristiani, laici, fratelli e sorelle consacrate, sacerdoti hanno dato la propria vita nell’istruzione, nell’educazione dei bambini e dei giovani. Ma questo è grande! Ma io vi invito a fare un omaggio a loro con un bell’applauso!”.

Un impegno con pochi mezzi ma capace di trasformare la società. Il primo esempio è quello di San Giustino che nel II secolo fondò “una scuola” perché i cristiani conoscessero meglio la Sacra Scrittura. E poi ancora San Giuseppe Calasanzio che a cavallo fra il 1500 e il 1600 aprì le prime scuole popolari gratuite d’Europa e ancora San Giovanni Bosco che preparava i ragazzi al lavoro:

“Ma pensiamo a don Bosco, a san Giovanni Bosco [applauso dei fedeli] … Ci sono salesiani lì, eh? Ma pensiamo a don Bosco che con quei ragazzi di strada, con l’oratorio e poi con le scuole, gli uffici, li preparava per il lavoro … È così che sono sorte molte e diverse scuole professionali, che abilitavano al lavoro mentre educavano ai valori umani e cristiani. L’istruzione, pertanto, è davvero una peculiare forma di evangelizzazione”.

E’ un’ingiustizia che ci siano bambini analfabeti
La mancanza di istruzione infatti “intacca la dignità” della persona e facilita il diventare “preda dello sfruttamento”:

“Pensiamo ad esempio a quanti bambini soffrono ancora di analfabetismo: questo non si può capire, che in un mondo dove il progresso tecnico, scientifico sia arrivato così alto, ci siano bambini analfabeti. Questo non si può capire: è un’ingiustizia”.

Una buona istruzione insegna “il metodo critico” che comprende anche “un certo tipo di dubbio utile” a verificare i risultati raggiunti.

I dubbi sulla fede in senso positivo spingono a conoscere Dio più a fondo
L’opera di misericordia di consigliare i dubbiosi non riguarda però questo tipo di dubbio, specifica Francesco, ma è relativa alla misericordia nel lenire quel dolore che nasce dalla paura e dall’angoscia, conseguenze del dubbio. Francesco si sofferma dunque sui dubbi che toccano la fede in senso positivo perché portano a voler conoscere più a fondo Dio:

“Penso che qualcuno potrebbe chiedermi: ‘Padre, ma io ho tanti dubbi sulla fede, cosa devo fare? Lei non ha mai dei dubbi?’. Eh, ne ho tanti, eh! Ne ho tanti … Certo che in alcuni momenti a tutti vengono i dubbi! I dubbi che toccano la fede, in senso positivo, sono un segno che vogliamo conoscere meglio e più a fondo Dio, Gesù, e il mistero del suo amore verso di noi”.

Si tratta dunque di “dubbi che fanno crescere”. “È un bene quindi che ci poniamo delle domande sulla nostra fede – dice il Papa –  perché in questo modo siamo spinti ad approfondirla”. I dubbi però vanno superati.

Le due strade per superare i dubbi: la catechesi con l’annuncio della amore di Dio e vivere la fede aiutando i bisognosi
Due gli aiuti centrali che Francesco indica: la catechesi e il vivere concretamente la fede praticandola verso i più bisognosi. Allora tanti dubbi svaniscono perché, sottolinea, “sentiamo la verità del Vangelo nell’amore” che condividiamo con gli altri. E la certezza più sicura per uscire dal dubbio  “è l’amore di Dio con il quale siamo stati amati”, un amore gratuito e per sempre:

“Ma, Dio mai fa retromarcia con il suo amore, mai! Va sempre avanti, rimane lì … è dato per sempre questo amore di cui dobbiamo sentire forte la responsabilità, per esserne testimoni offrendo misericordia ai nostri fratelli”.

Nei consueti saluti finali, il Papa ha ringraziato la delegazione del Comune di Fanano, con il Vescovo di Carpi, mons. Francesco Cavina, per il dono di una scultura riguardante la misericordia. Conclude quindi ricordando la fine dell’Anno Santo, domenica scorsa. Sottolinea che comunque non si è chiuso il “cuore misericordioso di Dio per noi peccatori”. Francesco auspica dunque che l’esperienza di questo amore rimanga come ispirazione all’amore verso i fratelli, con le opere di misericordia corporale e spirituale.

 

(Da Radio Vaticana)

 

 

Liturgia del giorno: Audio salmo 98(97)

23 novembre 2016

Mercoledì, 23 _ Novembre _2016


 

Grandi e mirabili sono le tue opere, Signore Dio onnipotente.

[1] Salmo.
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto prodigi.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

[2] Il Signore ha manifestato la sua salvezza,
agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia.

[3] Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa di Israele.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la salvezza del nostro Dio.

[4] Acclami al Signore tutta la terra,
gridate, esultate con canti di gioia.

[5] Cantate inni al Signore con l’arpa,
con l’arpa e con suono melodioso;

[6] con la tromba e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.

[7] Frema il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.

[8] I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne

[9] davanti al Signore che viene,
che viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Lc 21,12-19


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Cari amici, vedo in voi le sentinelle del mattino

Giovanni Paolo II, Tor Vergata, 19 agosto 2000, XV Giornata Mondiale della Gioventù

Cari giovani,

questa sera vi consegnerò il Vangelo. E’ il dono che il Papa vi lascia in questa veglia indimenticabile. La parola contenuta in esso è la parola di Gesù. Se l’ascolterete nel silenzio, nella preghiera, facendovi aiutare a comprenderla per la vostra vita dal consiglio saggio dei vostri sacerdoti ed educatori, allora incontrerete Cristo e lo seguirete, impegnando giorno dopo giorno la vita per lui!

In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è lui la bellezza che tanto vi attrae; è lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E’ Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.

Carissimi giovani, in questi nobili compiti non siete soli. Con voi ci sono le vostre famiglie, ci sono le vostre comunità, ci sono i vostri sacerdoti ed educatori, ci sono tanti di voi che nel nascondimento non si stancano di amare Cristo e di credere in lui. Nella lotta contro il peccato non siete soli: tanti come voi lottano e con la grazia del Signore vincono!

Cari amici, vedo in voi le “sentinelle del mattino” (cfr Is 21,11-12) in quest’alba del terzo millennio. Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri. I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono poi rivelati veri e propri inferni. Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti.

Cari giovani del secolo che inizia, dicendo «sì» a Cristo, voi dite «sì» ad ogni vostro più nobile ideale. Io prego perché Egli regni nei vostri cuori e nell’umanità del nuovo secolo e millennio. Non abbiate paura di affidarvi a lui. Egli vi guiderà, vi darà la forza di seguirlo ogni giorno e in ogni situazione.

Tweet del Papa

22 novembre 2016

Come desidero che gli anni a venire siano pieni di misericordia, perché ogni persona incontri la bontà e la tenerezza di Dio!

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 22 nov 2016

Agostino d’ Ippona, Confessioni, Libro Quarto

22 novembre 2016

INSEGNANTE PER NOVE ANNI A TAGASTE E CARTAGINE

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Vanità di retore

Nove anni di superbia e superstizione manichea

1.1. Trascorremmo questo periodo di nove anni, dal diciannovesimo al ventottesimo, cadendo e traendo in agguati, fra inganni subìti e attuati, in preda a diverse passioni, pubblicamente praticando l’insegnamento delle discipline cosiddette liberali, occultamente una religione spuria, superbi nel primo, superstiziosi nella seconda, in entrambi vani; attraverso il primo inseguendo una fama popolare vuota fino agli applausi teatrali, ai certami poetici, a gare per una corona di fieno, a spettacoli frivoli e passioni sregolate; attraverso la seconda cercando la purificazione da queste macchie mediante le vivande che portavamo agli eletti e ai santoni, come li chiamavano, affinché nell’officina del loro ventricolo ne fabbricassero per noi gli angeli e gli dèi nostri liberato-ri. Io seguivo queste pratiche, le compivo insieme ai miei amici, ingannandoli e ingannandomi con loro. Subirò la derisione dei presuntuosi, coloro che non hai ancora prostrati e schiacciati per il loro bene, Dio mio; ma ti confesserò ugualmente le mie infamie a tua lode. Permettimi, ti scongiuro, concedimi di percorrere col ricordo presente gli antichi percorsi del mio errore e di immolarti una vittima di giubilo. Cosa sono io per me stesso senza te, se non una guida verso il precipizio? e quando anche sto bene, cosa sono, se non uno che succhia il tuo latte e si nutre di te, vivanda incorruttibile? e chi è l’uomo, qualsiasi uomo, come uomo? Ci deridano pure i forti e i potenti; noi, deboli e bisognosi, ci confesseremo a te.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Prima La professione di Fede

22 novembre 2016

SEZIONE SECONDA:
LA PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA

CAPITOLO PRIMO
IO CREDO IN DIO PADRE

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ARTICOLO 1
«IO CREDO IN DIO, PADRE ONNIPOTENTE,
CREATORE DEL CIELO E DELLA TERRA»

Paragrafo 6
L’UOMO

355 « Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò » (Gn 1,27). L’uomo, nella creazione, occupa un posto unico: egli è « a immagine di Dio » (I); nella sua natura unisce il mondo spirituale e il mondo materiale (II); è creato « maschio e femmina » (III); Dio l’ha stabilito nella sua amicizia (IV).

I. «A immagine di Dio»

356 Di tutte le creature visibili, soltanto l’uomo è « capace di conoscere e di amare il proprio Creatore »; 459 « è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa »; 460 soltanto l’uomo è chiamato a condividere, nella conoscenza e nell’amore, la vita di Dio. A questo fine è stato creato ed è questa la ragione fondamentale della sua dignità.

« Quale fu la ragione che tu ponessi l’uomo in tanta dignità? Certo l’amore inestimabile con il quale hai guardato in te medesimo la tua creatura e ti sei innamorato di lei; per amore infatti tu l’hai creata, per amore tu le hai dato un essere capace di gustare il tuo Bene eterno ». 461

357 Essendo ad immagine di Dio, l’individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno. È capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone; è chiamato, per grazia, ad un’alleanza con il suo Creatore, a dargli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare in sua sostituzione.

358 Dio ha creato tutto per l’uomo, 462 ma l’uomo è stato creato per servire e amare Dio e per offrirgli tutta la creazione:

« Qual è dunque l’essere che deve venire all’esistenza circondato di una tale considerazione? È l’uomo, grande e meravigliosa figura vivente, più prezioso agli occhi di Dio dell’intera creazione: è l’uomo, è per lui che esistono il cielo e la terra e il mare e la totalità della creazione, ed è alla sua salvezza che Dio ha dato tanta importanza da non risparmiare, per lui, neppure il suo Figlio unigenito. Dio infatti non ha mai cessato di tutto mettere in atto per far salire l’uomo fino a sé e farlo sedere alla sua destra ». 463

359 « In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo »: 464

« Il beato Apostolo ci ha fatto sapere che due uomini hanno dato principio al genere umano: Adamo e Cristo. […] Il primo uomo, Adamo, – dice – divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Quel primo fu creato da quest’ultimo, dal quale ricevette l’anima per vivere. […] Il secondo Adamo plasmò il primo e gli impresse la propria immagine. E così avvenne poi che egli ne prese la natura e il nome, per non dover perdere ciò che egli aveva fatto a sua immagine. C’è un primo Adamo e c’è un ultimo Adamo. Il primo ha un inizio, l’ultimo non ha fine. Proprio quest’ultimo infatti è veramente il primo, dal momento che dice: “Sono io, io solo, il primo e anche l’ultimo” ». 465

360 A motivo della comune origine il genere umano forma una unità. Dio infatti « creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini » (At 17,26): 466

« Meravigliosa visione che ci fa contemplare il genere umano nell’unità della sua origine in Dio […]; nell’unità della sua natura, composta ugualmente presso tutti di un corpo materiale e di un’anima spirituale; nell’unità del suo fine immediato e della sua missione nel mondo; nell’unità del suo “habitat”: la terra, dei cui beni tutti gli uomini, per diritto naturale, possono usare per sostentare e sviluppare la vita; nell’unità del suo fine soprannaturale: Dio stesso, al quale tutti devono tendere; nell’unità dei mezzi per raggiungere tale fine; […] nell’unità del suo riscatto operato per tutti da Cristo ». 467

361 « Questa legge di solidarietà umana e di carità », 468 senza escludere la ricca varietà delle persone, delle culture e dei popoli, ci assicura che tutti gli uomini sono veramente fratelli.

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Liturgia del giorno: Audio salmo 96(95)

22 novembre 2016

Martedì, 22 _ Novembre _2016


 

Vieni, Signore, a giudicare la terra.

[1] Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra.
[2] Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.

[3] In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria,
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.

[4] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dei.

[5] Tutti gli dei delle nazioni sono un nulla,
ma il Signore ha fatto i cieli.

[6] Maestà e bellezza sono davanti a lui,
potenza e splendore nel suo santuario.

[7] Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,

[8] date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri,

[9] prostratevi al Signore in sacri ornamenti.
Tremi davanti a lui tutta la terra.

[10] Dite tra i popoli: “Il Signore regna!”.
Sorregge il mondo, perché non vacilli;
giudica le nazioni con rettitudine.

[11] Gioiscano i cieli, esulti la terra,
frema il mare e quanto racchiude;

[12] esultino i campi e quanto contengono,
si rallegrino gli alberi della foresta

[13] davanti al Signore che viene,
perché viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e con verità tutte le genti.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

«Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine»

Lc 21,5-11


 

 

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Sopra di noi regna il Signore! Un giovane sacerdote ci racconta la sua vocazione

 

 

Abbiamo chiesto ad un giovane sacerdote innamorato di Cristo di raccontarci la storia della sua vocazione, il suo incontro con Cristo, la sua gioia di servirlo ogni giorno nei fratelli. E’ calabrese, fa parte del movimento Apostolico, collabora con Radio Mater ed anche con la redazione del sito dei Papaboys. Ecco che cosa ci scrive.

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Ciao fratelli e sorelle! Sono don Francesco Cristofaro. Oggi sono un giovane sacerdote felice e sereno, pieno di vitalità ed energia che lotta e si impegna per annunciare il Vangelo.

Nella mia vita ho compreso una verità: Gesù vive con noi e con noi cammina a meno che noi non decidiamo di mandarlo via dal nostro fianco! Per tanto tempo, Gesù mi era vicino ma non avvertivo la sua presenza, perché io chiedevo la mia volontà e non la sua. Camminavo da tristezza in tristezza e da supplica in supplica. Poi avviene, il  “miracolo”. Il Signore non lascia mai cadere a vuoto le tue preghiere. Ti ascolta, ma a modo suo, seguendo il suo disegno. E oggi, sono qui, sacerdote del Dio vivente!

Amici miei, mettendo da parte la mia vita o la mia storia, voglio dire a tutti voi questo: Non abbiate paura! Sappiate questo: non importa il passato della nostra vita. Quello ci serve per comprendere cosa Gesù possa fare di noi e testimoniarlo al mondo. Ciò che importa è  l’oggi. Ciò che sei e, soprattutto, ciò che puoi e devi fare. Ricordalo amico: Gesù ti chiama come sei per farti diventare come vuole lui. Io voglio essere come vuole lui. Noi siamo la gloria del Dio vivente, noi siamo i suoi strumenti in mezzo al mondo.

Vorrei fare tanto. Vorrei mostrare ogni giorno il volto di Gesù. Vorrei che l’uomo si avvicinasse alla grazia di Dio. Vorrei dire che il pensiero di Dio è diverso da quello dell’uomo, che il cuore di Gesù è diverso dal cuore dell’uomo. Per grazia di Dio sono quello che sono e per il suo amore infinito e grande oggi posso elevare in alto il calice della salvezza e sfamare i cuori della grazia sanante del Signore.

 

Vorrei dire all’uomo di credere sempre nel domani, di non scoraggiarsi mai, di essere forte. Vorrei dire all’ammalto di rifugiarsi nel cuore amabile della Madre Santa. Vorrei regalare a tutti il mio sorriso quello bello che solo il Signore ti sa regalare da un contatto quotidiano con lui. L’avermi voluto sacerdote è il dono più bello e prezioso che il Signore mi poteva concedere ma, allo stesso tempo, è una missione che puoi assolvere solo se possiedi gli occhi di Gesù, la sua bocca e, soprattutto il suo stesso cuore.

Vorrei dire ai giovani che è bello consacrare la propria vita a Gesù e il sacerdote è una vera ricchezza nella povertà di questo mondo.

Vorrei vivere e morire sempre con Gesù nel mio cuore e sulle mie labbra perché questo è il miracolo che Gesù ha fatto alla mia vita e della mia vita.

Vorrei dire: credere sempre, arrendersi mai! Allora, anima bella di tutto il mondo, che stai leggendo, mettiti all’opera e sii, oggi, domani, sempre e per sempre, strumento di Dio. Amen. di Don Francesco Cristofaro

L’albero del Carmelo

22 novembre 2016

· Ad Avignone beatificato Maria Eugenio del Bambino Gesù ·

21 novembre 2016

Dal «rigoglioso albero carmelitano della santità» dopo «Teresa di Gesù, Giovanni della Croce, Teresa di Lisieux, Elisabetta della Trinità, solo per citare alcuni» è germogliata anche la figura di Maria Eugenio del Bambino Gesù (1894-1967). Lo ha sottolineato il cardinale Angelo Amato, durante la beatificazione del fondatore dell’istituto Notre Dame de Vie, presieduta sabato 19 novembre ad Avignone, in rappresentanza di Papa Francesco.

All’omelia il prefetto della Congregazione delle cause dei santi ha ricordato che se i santi carmelitani risaltano «come maestri riconosciuti della vita in Cristo, in continuità con questa tradizione anche il beato Maria Eugenio, chiamato apostolo della preghiera, trasmette il messaggio della chiamata universale alla santità e alla intimità con Dio mediante la fede e la contemplazione». Inoltre — ha aggiunto — «egli richiama un elemento di grande attualità oggi: la vita battesimale può essere vissuta nella sua totalità e integralità da tutti i fedeli, sacerdoti, consacrati e laici».

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I Novissimi: IL Purgatorio: Teologia sul Purgatorio

22 novembre 2016

Nota teologica sul Purgatorio

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In un primo tempo, attraverso la sua intercessione per i morti, la Chiesa manifesta chiaramente fin dalle sue origini la sua fede nel Purgatorio. Poi, con una saggia lentezza, essa definirà la sua dottrina specialmente nel concilio di Lione II (1274), nel concilio di Firenze (1438), infine nel concilio di Trento (Sessione 25′, 3 dicembre 1563). Ecco le grandi linee di questa dottrina:

– In Purgatorio, le anime dei giusti saldano il loro debito nei confronti della Giustizia divina subendo pene purificatrici molto dolorose. è bene sottolineare subito che la purificazione del Purgatorio non verte sulla colpa, ma sulla pena. Se il perdono divino concesso all’anima pentita cancella la colpa, non fa sparire altresì la pena, e per mezzo dell’espiazione l’uomo ripara al disordine causato dai suoi peccati. Quaggiù, l’anima subisce la pena sotto la forma di una penitenza volontaria e meritoria; nell’altro mondo, sotto la forma di una purificazione obbligatoria.

– Secondo la dottrina della Chiesa, vi sono due tipi di pene in Purgatorio. Il principale è quello della privazione temporanea della visione di Dio. Questa privazione è associata a una sofferenza incredibile. L’ora dell’unione è suonata: l’anima brucia del desiderio di vedere Dio, ma non può appagare tale desiderio, perché non ha sufficientemente espiato, prima della morte, i suoi peccati. L’espiazione si compie dunque in Purgatorio e riveste la forma di una sofferenza di cui nulla, quaggiù, può rendere l’idea. In Purgatorio esistono altre pene conosciute come pene dei sensi. La Chiesa, però, mai si è pronunciata sulla loro natura esatta; il loro scopo è quello di riparare l’attaccamento disordinato delle creature.

– Le pene del Purgatorio non sono le stesse per tutte le anime. Esse variano, quanto alla loro durata e alla loro intensità, e dipendono dalla colpevolezza di ciascuno. Le anime del Purgatorio ricevono serenamente le sofferenze espiatrici che Dio infligge loro; esse non cercano, in effetti, che la gloria di Dio e desiderano ardentemente contemplare Colui che è ormai tutta la loro speranza. In Purgatorio regna una gran pace, e anche una certa gioia, perché le anime hanno la certezza della loro salvezza e vedono la loro pena come un mezzo per glorificare la Santità di Dio e giungere alla visione beatifica. Le sofferenze del Purgatorio, non essendo più meritorie, non aumentano la carità dell’anima che le subisce.

– La Chiesa della terra può soccorrere, con i suoi suffragi, perché uno stesso amore le unisce nel Cristo. Questa unione crea la possibilità di una comunione di meriti. Le anime del Purgatorio, incapaci di procurarsi da sole il benché minimo sollievo, possono così giovarsi delle opere soddisfatorie che i vivi compiono in loro favore con l’intenzione di saldare i loro debiti. Queste opere espiano la pena delle anime del Purgatorio offrendo per loro una compensazione; Dio regola secondo la sua infinita Sapienza l’applicazione dei suffragi ai defunti. La messa è l’aiuto più efficace che la Chiesa della terra può fornire all’anima che si purifica. L’elemosina, la preghiera, come tutte le forme di sacrificio sono egualmente un mezzo per aiutare le anime dei sofferenti.

– Il purgatorio avrà fine con il Giudizio universale, dato che tutte le anime destinate alla Gloria avranno soddisfatto, in una maniera o nell’altra, alla Giustizia divina.

Questo è l’essenziale degli insegnamenti della Chiesa sul mistero del Purgatorio. La Chiesa lascia ai teologi l’incarico di portare qualche lume su certe questioni secondarie. Ne citiamo alcune: in quale luogo si trova il Purgatorio? Il peccato veniale viene rimesso nell’istante della morte o nel luogo della purificazione? Le anime del Purgatorio pregano per noi?

Per le anime dei giusti, il Purgatorio è dunque quello stato e quel luogo di sofferenza dove esse espiano la pena per la quale non hanno soddisfatto in questo mondo (pena dovuta per i peccati mortali e veniali già rimessi) e dove i loro peccati veniali sono rimessi quanto alla colpa, se non lo sono stati durante la vita.

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Preghiera del giorno: Suppliche alla Madonna del Divino Amore

22 novembre 2016

SUPPLICA IV

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Dopo aver supplicato Dio Amore Infinito, oggi più forti ci stringiamo ai Tuoi piedi, o Maria, e Ti guardiamo in silenzio, perchè vediamo in Te Dio Amore, o Vergine Santa,
Madre e Sposa del Divino Amore!

In quale altra creatura Egli si è mostrato maggiormente alle anime?

Tu sei bella, o Maria, sei tutta bella! E in Te noi possiamo conoscere la Sua infinita Bellezza, la Sua Potenza, la Sua Bontà, il Suo Amore.

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Vangelo (Lc 21,20-28) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 24 Novembre 2016) con commento comunitario

22 novembre 2016

Santi Andrea Dung-Lac, sacerdote e Compagni martiri – Memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,20-28)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.

Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Questo è il Vangelo del 24 Novembre, quello del 23 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 21,12-19) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 23 Novembre 2016) con commento comunitario

22 novembre 2016

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,12-19)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.

Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.

Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Questo è il Vangelo del 23 Novembre, quello del 22 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa

21 novembre 2016

Ricordiamo con gratitudine le persone consacrate che nei monasteri di clausura pregano per la Chiesa e il mondo.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 16:00 – 21 nov 2016

Liturgia del giorno: Audio salmo 24(23)

21 novembre 2016

Lunedì, 21 _ Novembre _ 2016


 

Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore.

 

[1] Di Davide. Salmo.
Del Signore è la terra e quanto contiene,
l’universo e i suoi abitanti.

[2] È lui che l’ha fondata sui mari,
e sui fiumi l’ha stabilita.

[3] Chi salirà il monte del Signore,
chi starà nel suo luogo santo?

[4] Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non pronunzia menzogna,
chi non giura a danno del suo prossimo.

[5] Otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.

[6] Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

[7] Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.

[8] Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e potente,
il Signore potente in battaglia.

[9] Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.

[10] Chi è questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.
Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

«In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Parola del Signore

Lc 21,1-4


 

 

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Che significa «accogliere il regno di Dio come un bambino»?

Un giorno, delle persone conducono da Gesù dei bambini affinché li benedica. I discepoli vi si oppongono. Gesù s’indigna e ingiunge loro di lasciare che i bambini vadano a lui. Poi disse loro: «Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso» (Marco 10,13-16).

È utile ricordarsi che, un po’ prima, è a questi stessi discepoli che Gesù aveva detto: «A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio» (Marco 4,11). A causa del regno di Dio, hanno lasciato tutto per seguire Gesù. Cercano la presenza di Dio, vogliono far parte del suo regno. Ed ecco che Gesù li avverte che respingendo i bambini, stanno giustamente per chiudere davanti a loro la sola porta d’ingresso a quel regno di Dio tanto desiderato!

Ma che significa «accogliere il regno di Dio come un bambino»? In generale si comprende così: «accogliere il regno di Dio come lo accoglie un bambino». Questo risponde ad una parola di Gesù che troviamo in Matteo: «Se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Matteo 18,3). Un bambino si fida senza riflettere. Non può vivere senza fidarsi di chi lo circonda. La sua fiducia non ha nulla di una virtù, è una realtà vitale. Per incontrare Dio, ciò che abbiamo di meglio è il nostro cuore di bambino che è spontaneamente aperto, osa domandare con semplicità, vuole essere amato.

Però si può anche comprendere la frase così: «accogliere il regno di Dio come si accoglie un bambino». In effetti, il verbo greco ha in generale il senso concreto d’«accogliere qualcuno», come si può costatare qualche versetto prima dove Gesù parla d’«accogliere un bambino» (Marco 9,37). In questo caso, Gesù paragona all’accoglienza di un bambino l’accoglienza della presenza di Dio. C’è una connivenza segreta tra il regno di Dio e un bambino.

Accogliere un bambino vuol dire accogliere una promessa. Un bambino cresce e si sviluppa. È così che il regno di Dio non è mai sulla terra una realtà completa, ma piuttosto una promessa, una dinamica e una crescita incompiuta. Poi i bambini sono imprevedibili. Nel racconto del Vangelo, essi arrivano quando arrivano, e a quanto sembra non è al buon momento secondo i discepoli. Tuttavia Gesù insiste che, poiché sono lì, bisogna accoglierli. È così che dobbiamo accogliere la presenza di Dio quando si manifesta, che sia il buono o cattivo momento. Bisogna stare al gioco. Accogliere il regno di Dio come si accoglie un bambino significa vegliare e pregare per accoglierlo quando viene, sempre all’improvviso, a tempo e fuori tempo.