Messa Santa Marta 10-11-2016

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Messa a Santa Marta -Attenti ai fuochi d’artificio

2016-11-10 L’Osservatore Roman0

 

È dalla tentazione di rimanere affascinati dai «fuochi d’artificio della religione dello spettacolo» in cerca sempre di «cose nuove, rivelazioni, messaggi» e per questo «dura un istante e poi svanisce» che il Papa ha messo in guardia nella messa celebrata giovedì mattina, 10 novembre, nella cappella della Casa Santa Marta. E Francesco ha proposto anche un esame di coscienza per verificare se davvero «custodiamo la speranza»: l’atteggiamento giusto di chi lavora per far crescere «il regno di Dio che è già in mezzo a noi».

 

Prendendo spunto dal passo evangelico di Luca (17, 20-25), proposto oggi dalla liturgia, il Papa ha fatto subito notare come «a quel tempo c’era la curiosità di conoscere il tempo del regno di Dio: quando sarebbe venuta la liberazione dai romani o la liberazione del popolo di Dio».

In realtà quelle persone «non sapevano bene che cosa fosse quel regno di Dio e così lo domandavano a Gesù». E «Lui rispondeva con chiarezza: “È già venuto, è in mezzo a voi”». Spiegando poi che «il regno di Dio in mezzo a noi è come il seme di senape che è piccolino ma viene seminato e cresce, cresce, cresce, cresce, ma con il tempo». E «il seme di grano, lo stesso».

Nel Vangelo, ha spiegato il Papa, viene suggerita a questo proposito proprio «la figura del seme» ma «anche il lievito con la farina che la signora pigia bene per fare il pane e quello che era piccolino cresce, cresce, cresce e non sappiamo come». Gesù, «quando spiega questo, dice che non sappiamo come il seme cresce, germoglia; non sappiamo come il lievito fa crescere la massa, ma il regno di Dio è così: è in mezzo a voi, così, come un seme che cresce, come il lievito nella massa».

Sta a noi, ha affermato Francesco, «custodirlo bene e sperare che cresca, che dia il frutto». Già, «sperare, perché il Regno di Dio diviene forte nella speranza». Anche «Paolo lo diceva ai romani: “Nella speranza siamo stati salvati”». Del resto, ha spiegato il Papa, «la nostra salvezza è sempre intenzione di speranza: non è una possessione, adesso», come a dire «io sono salvato, sono giusto». No, ha proseguito il Pontefice, «sono intenzioni di speranza e il regno di Dio cresce così, con il nostro lavoro: pensiamo al lavoro per custodire bene il grano che cresce, che germoglia anche con il nostro riposo». Perché «Gesù ci insegna che il regno di Dio è come il grano seminato: l’uomo va e, anche quando dorme, cresce da solo» in quanto «è Dio che garantisce la crescita». E così «sia il nostro lavoro sia il nostro riposo fanno crescere, fanno germogliare il regno di Dio». Ma «ci vuole speranza per vedere questa crescita». E proprio «questa è la prima cosa che Gesù oggi ci dice: il regno di Dio è in mezzo a noi».

In realtà Gesù ci dice anche «un’altra cosa: come viene, ossia il modo» ha spiegato Francesco. Infatti «il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione e nessuno dirà “eccolo qui” oppure “eccolo là”». No, il regno di Dio «è in mezzo a voi: non è una religione dello spettacolo» per cui «sempre stiamo cercando cose nuove, rivelazioni, messaggi».

«Dio ha parlato in Gesù Cristo: questa è l’ultima parola di Dio» ha affermato il Papa. Il resto è «come i fuochi d’artificio che ti illuminano per un momento e poi cosa rimane? Niente, non c’è crescita, non c’è luce, non c’è niente: un istante». Però, ha riconosciuto Francesco, «tante volte siamo stati tentati da questa religione dello spettacolo di cercare cose strane alla rivelazione, alla mitezza del regno di Dio che è in mezzo a noi e cresce». E questa religione dello spettacolo «non è speranza: è la voglia di avere qualcosa in mano». Ma «la nostra salvezza — ha spiegato — si misura in speranza, la speranza che ha l’uomo che semina il grano o la donna che prepara il pane, mescolando lievito e farina: la speranza che cresca». Invece «questa luminosità artificiale è tutta in un istante e poi svanisce, come i fuochi d’artificio: non servono per illuminare una casa, è uno spettacolo».

«Il regno di Dio c’è» ha rilanciato il Papa «ma rimane la domanda: quando verrà il Figlio dell’Uomo?». E «questa è l’altra domanda che soggiace alla prima». È Gesù a darci la spiegazione: «Perché come la folgore guizzando brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’Uomo nel suo giorno». Lo dice anche Paolo ai tessalonicesi: «Sarà la folgore che trasforma tutto, in un istante, e tutto sarà diverso. E questa sarà la fine». Dunque, ha proseguito il Papa, «questo sarà la pienezza del regno di Dio, quando tornerà il Signore e tornerà così. Prima però che venga questa pienezza, dice il Signore, è necessario che Egli, il Figlio dell’Uomo, soffra molto e venga rifiutato da questa generazione: è la sofferenza della croce, del lavoro, di tutto questo che portiamo avanti».

Nella sua riflessione il Pontefice ha suggerito un’altra domanda: «Se il regno di Dio è in già mezzo a noi, e noi non dobbiamo lasciarci attirare dalle cose spettacolari che sono fuochi d’artificio e non servono a nulla, cosa dobbiamo fare mentre aspettiamo che venga il regno di Dio, che venga il Signore?». E come risposta Francesco ha suggerito una parola chiave: «custodire». Sì, «custodire con pazienza: la pazienza nel nostro lavoro, nelle nostre sofferenze». Sì, «custodire come custodisce l’uomo che ha piantato il seme e custodisce la pianta e cerca che non ci sia cattiva erba vicino a lei, perché la pianta cresca». In pratica si tratta di «custodire la speranza».

E a questo proposito il Papa ha proposto un’altra questione: «Se il regno di Dio è in mezzo a noi, se tutti noi abbiamo questo seme dentro, abbiamo lo Spirito Santo lì, come lo custodisco? Come so discernere la pianta buona del grano dalla zizzania?». Insomma «il regno di Dio cresce e noi cosa dobbiamo fare?». La risposta è chiara: «Custodire, crescere nella speranza, custodire la speranza». Perché «nella speranza siamo stati salvati». Proprio «questo è il filo: la speranza è il filo della storia della salvezza, la speranza di incontrare il Signore definitivamente». Francesco non ha mancato di suggerire un esame di coscienza personale: «Possiamo domandarci come custodisco, io, la speranza? Preferisco cose puntuali, fuochi d’artificio? Ho la pazienza, anche la mortificazione, la croce per custodire quella speranza che è seminata nel battesimo nel nostro cuore? Quella speranza che non delude» perché «la speranza mai delude!».

La verità che «il regno di Dio è in mezzo a noi» ci interpella su «come custodiamo il regno di Dio, questa speranza?». E «qualcuno — ha insistito il Papa — forse ha voglia di domandare: io ho speranza?». Ecco perché è opportuno domandare «a noi stessi: io ho speranza o vado avanti come posso e non so discernere il buono dal male, il grano dalla zizzania, la luce, la mite luce dello Spirito Santo dalla luminosità di questa cosa artificiale?».

E così Francesco ha inviato a interrogarsi proprio «sulla nostra speranza in questo seme che sta crescendo in noi e su come custodiamo la nostra speranza: il regno di Dio è in mezzo a noi ma noi dobbiamo con il riposo, con il lavoro, con il discernimento, custodire la speranza di questo regno di Dio che cresce, fino al momento in cui verrà il Signore e tutto sarà trasformato». Sì, ha concluso il Papa, «in un attimino: tutto, il mondo, noi, tutto». E, «come dice Paolo ai cristiani di Tessalonica, in quel momento rimarremo tutti con Lui».

 

 

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