Aula Paolo VI, udienza Giubileo degli esclusi, 11-11-2016

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2016-11-11 L’Osservatore Romano

 

I poveri insegnano al mondo la solidarietà e ricordano che non bisogna mai perdere la capacità di sognare. Lo ha detto Papa Francesco rivolgendosi alle migliaia di persone socialmente escluse che venerdì mattina, 11 novembre, hanno partecipato al pellegrinaggio giubilare nell’Aula Paolo VI. Promosso dall’associazione francese Fratello, l’incontro è stato segnato dalle testimonianze di due poveri, che hanno offerto al Pontefice lo spunto per una riflessione — pronunciata a braccio — partita da due parole chiave: la passione e il sogno.

 

 

Per Francesco, quando le persone non riescono più ad appassionarsi diventano interiormente più misere. Da qui l’invito a non smettere di sognare e a coltivare sempre il desiderio che il mondo possa cambiare. Del resto, ha ricordato il Papa, la povertà è al cuore del Vangelo. E solo chi è consapevole di non avere molto, può continuare a guardare in alto e a sognare.

 

Alle persone escluse il Pontefice ha augurato di essere uomini e donne con passione e sogni, domandando loro di insegnare a tutti a sognare a partire dal messaggio evangelico. In questo è racchiusa la dignità di ogni essere umano, in particolare di chi è costretto a vivere nell’indigenza: si può essere poveri, ha affermato Francesco, ma mai sfruttati o schiavi, perché questo significherebbe perdere la dignità.

 

Alla scuola degli emarginati si impara anche la solidarietà, ossia — ha spiegato il Papa — la forza di tendere la mano a chi vive in una situazione di difficoltà più grande. Un atteggiamento che porta gioia interiore e pace. Quella pace che, secondo il Pontefice, oggi è minacciata a livello planetario dalla guerra, la più grande povertà di cui soffre il mondo. Non a caso, alle radici dei conflitti c’è sempre un desiderio di conquista, di espansione, di arricchimento. Ecco perché è necessario che ogni religione si faccia artefice e messaggera di pace. Francesco lo ha ribadito con forza prima di concludere l’incontro, chiedendo perdono ai poveri per tutte le volte che i cristiani hanno preferito girare la faccia davanti alle situazioni di povertà.

 

 

 

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