Archive for dicembre 2016

Papa Francesco vespri e tedeum di ringraziamento di fine anno 2016

31 dicembre 2016

 

 

 

 

 

Impegnarsi affinché i giovani siano protagonisti attivi della nostra società, affinché abbiano lavori dignitosi. E’ l’esortazione levata da Papa Francesco alla celebrazione dei Primi Vespri e del Te Deum nella Basilica Petrina, nell’ultimo giorno dell’anno 2016, alla vigilia della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Dal Papa anche l’esortazione a superare le logiche che portano ad escludere il prossimo. Al termine della celebrazione, il Papa ha salutato brevemente il sindaco di Roma, Virginia Raggi, presente in Basilica. Quindi, accolto da tantissimi fedeli festanti, Francesco si è recato in visita al presepe in Piazza San Pietro, dinnanzi al quale si è raccolto per alcuni istanti in preghiera. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Sostare davanti al presepe per fare memoria di un anno che si è concluso e ringraziare il Signore per quello che ci ha donato. Nell’ultimo giorno del 2016, Francesco ricorda innanzitutto che, in Cristo, Dio “non si è mascherato da uomo” ma ha davvero condiviso “in tutto la nostra condizione”. Il presepe, ha affermato nella sua omelia per i Primi Vespri della Solennità di Maria Madre di Dio, “ci invita a fare nostra la logica divina”: una logica che rifiuta il privilegio, le concessioni e i favoritismi. E’ una logica, prosegue, che si basa sull’incontro, la vicinanza e la prossimità.

No alla logica dei privilegi che escludono il prossimo
Certo, ha riconosciuto il Papa, “da varie parti siamo tentati di vivere in questa logica del privilegio che ci separa-separando, che ci esclude-escludendo, che ci rinchiude-rinchiudendo i sogni e la vita di tanti nostri fratelli”:

“Oggi, davanti al bambino Gesù, vogliamo ammettere di avere bisogno che il Signore ci illumini, perché non sono poche le volte in cui sembriamo miopi o rimaniamo prigionieri di un atteggiamento marcatamente integrazionista di chi vuole per forza far entrare gli altri nei propri schemi”.

Evitare protagonismi e lotte per apparire
“Sostiamo davanti al presepe – ha ripreso – per contemplare come Dio si è fatto presente durante tutto questo anno e così ricordarci che ogni tempo, ogni momento è portatore di grazia e di benedizione”. Il presepe, ha ribadito, “ci sfida a non dare nulla e nessuno per perduto”:

“Guardare il presepe significa trovare la forza di prendere il nostro posto nella storia senza lamentarci e amareggiarci, senza chiuderci o evadere, senza cercare scorciatoie che ci privilegino. Guardare il presepe implica sapere che il tempo che ci attende richiede iniziative piene di audacia e di speranza, come pure di rinunciare a vani protagonismi o a lotte interminabili per apparire”.

Società ha privilegiato le speculazioni al futuro dei giovani
Francesco ha, quindi, rivolto il pensiero ai giovani, osservando che “non si può parlare di futuro” senza “assumere la responsabilità” che abbiamo verso le nuove generazioni. Più che responsabilità, ha precisato, “la parola giusta è debito”, un “debito” con i giovani che ci spinge a “pensare a come ci stiamo interessando al posto” che “hanno nella nostra società”:

“Abbiamo creato una cultura che, da una parte, idolatra la giovinezza cercando di renderla eterna, ma, paradossalmente, abbiamo condannato i nostri giovani a non avere uno spazio di reale inserimento, perché lentamente li abbiamo emarginati dalla vita pubblica obbligandoli a emigrare o a mendicare occupazioni che non esistono o che non permettono loro di proiettarsi in un domani. Abbiamo privilegiato la speculazione invece di lavori dignitosi e genuini che permettano loro di essere protagonisti attivi nella vita della nostra società”.

Non priviamo i giovani di un lavoro dignitoso, puntiamo sul loro futuro
“Ci aspettiamo da loro ed esigiamo che siano fermento di futuro – ha detto ancora – ma li discriminiamo e li ‘condanniamo’ a bussare a porte che per lo più rimangono chiuse”. Ha così esortato ad “aiutare i nostri giovani a ritrovare, qui nella loro terra, nella loro patria, orizzonti concreti di un futuro da costruire”:

“Non priviamoci della forza delle loro mani, delle loro menti, delle loro capacità di profetizzare i sogni dei loro anziani (cfr Gl 3,1). Se vogliamo puntare a un futuro che sia degno di loro, potremo raggiungerlo solo scommettendo su una vera inclusione: quella che dà il lavoro dignitoso, libero, creativo, partecipativo e solidale (cfr Discorso in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno, 6 maggio 2016)”.

“Guardare il presepe – ha concluso Francesco – ci sfida ad aiutare i nostri giovani perché non si lascino disilludere davanti alle nostre immaturità, e stimolarli affinché siano capaci di sognare e di lottare per i loro sogni”.

(Da Radio Vaticana)

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2016 : A year with Pope Francis

31 dicembre 2016

 

 

Liturgia del giorno: Audio salmo 96(95)

31 dicembre 2016

Sabato, 31 _ Dicembre _2016


 

Gloria nei cieli e gioia sulla terra.

[1] Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra.
[2] Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.

[3] In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria,
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.

[4] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dei.

[5] Tutti gli dei delle nazioni sono un nulla,
ma il Signore ha fatto i cieli.

[6] Maestà e bellezza sono davanti a lui,
potenza e splendore nel suo santuario.

[7] Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,

[8] date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri,

[9] prostratevi al Signore in sacri ornamenti.
Tremi davanti a lui tutta la terra.

[10] Dite tra i popoli: “Il Signore regna!”.
Sorregge il mondo, perché non vacilli;
giudica le nazioni con rettitudine.

[11] Gioiscano i cieli, esulti la terra,
frema il mare e quanto racchiude;

[12] esultino i campi e quanto contengono,
si rallegrino gli alberi della foresta

[13] davanti al Signore che viene,
perché viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e con verità tutte le genti.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

Gv 1,1-18


 

 

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Troppo facile

Troppo facile, Signore, ringraziarti
perché mi offri l’acqua.
Io vorrei ringraziarti per la sete.
Non ti rendo grazie per il pane, ma per la fame.
Non ti lodo per la luce, ma per il bisogno di essa.
Non ti dico grazie per l’amore,
ma perché non posso fare a meno dell’amore “vero”.
Non ti benedico per la strada,
ma per i passi che mi dai la voglia di fare.
Non ti sono riconoscente per le spiegazioni,
ma per le domande.
Ti ringrazio non per l’incontro,
ma per la veglia nel cuore della notte.
Non per il riposo, ma per l’inquietudine.
Non per l’appagamento, ma per l’insoddisfazione.
Non per il conforto, ma per la scomodità.
Non per le sicurezze e le evidenze, ma per il mistero.
Non per la scoperta, ma per l’avventura esaltante.
Non per le certezze, ma per la ricerca rischiosa.
Non per i risultati, ma per la pazienza ostinata.
Non per la terra promessa, ma per l’esodo.
Non per il dono, ma per l’attesa.
Non per la parola, ma per il silenzio
che la prepara e la esige.
Non per il traguardo raggiunto,
i risultati conseguiti,
ma per le infinite partenze.

Vangelo (Lc 2,16-21) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 1 Gennaio 2017) con commento comunitario

31 dicembre 2016

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Questo è il Vangelo dell’1 Gennaio, quello del 31 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio salmo 128(127)

30 dicembre 2016

Venerdì, 30 _ Dicembre _ 2016


 

Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie.

 

[1] Canto delle ascensioni.
Beato l’uomo che teme il Signore
e cammina nelle sue vie.

[2] Vivrai del lavoro delle tue mani,
sarai felice e godrai d’ogni bene.

[3] La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

[4] Così sarà benedetto l’uomo
che teme il Signore.

[5] Ti benedica il Signore da Sion!
Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme
per tutti i giorni della tua vita.

[6] Possa tu vedere i figli dei tuoi figli.
Pace su Israele!

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Mt 2,13-15.19-23


 

 

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Ascolta la sua voce

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.  Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.   Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Vengono a rubarti il cuore.  Vengono  a rubarti l’anima.  Di notte,  nel buio.  Nel buio dell’inganno,  della falsità,  dell’ipocrisia.  Nel buio del tradimento,  della negazione, della distruzione.  Nel buio della notte,  quando non ce la fai,  quando non puoi.  Quando sei triste, sfinito, quando non vedi nessuna luce.  Vengono a rubarti la verità, la giustizia, la gioia, la speranza, la fiducia.  Vengono a  strappati dalle braccia del Padre.

Vengono per portarti  via dal pastore.  Come i lupi.  Vengono per isolarti dal pastore,  perché così possono possederti, controllarti, usarti.  Vengono a proporsi come il tuo pastore, vengono per sostituirsi al tuo pastore.

Vengono a strapparti dal tuo pastore,  da Gesù,  perché sanno che lui è più potente di tutti,  perché sanno che solo lui ti può salvare.  Solo lui ti dà la forza,  solo lui ti dà la vita,  solo lui  ti porta al  Padre.

Segui  Gesù,  seguilo ciecamente,  come fa la pecora, senza domandarsi  perché, come, cosa, dove.  Perché solo lui sa,  ti conosce fino in fondo.  Solo lui conosce la tua strada, solo lui conosce la strada del Padre,  la volontà del  Padre.  Lui e  il Padre sono una sola cosa.  Segui Gesù e avrai come pastore il Padre che ti ha creato.

Il  Padre è il più grande di tutti.  Nessuno potrà farti del male,  nessuno potrà plagiarti, rubarti, rovinarti il cuore.  Gesù, il Signore,   è il tuo pastore,  ti protegge, ti conduce,  ti  risana.  Quando ti perdi,  ti viene a cercare.  Quando ti imprigionano le spine, ti viene a liberare.  Ti cura, ti consola.

Ti parla.  Ascolta la sua voce.  Ascolta il tuo cuore.  Il tuo cuore,  la riconoscere la sua voce.  C’è l’ha  scritta da sempre,  dentro.  L’ha ascoltata prima di venire nel mondo.  L’ha amata  prima di  venire nel mondo.

Gesù, ti guiderà alle acque della vita.

E  asciugherà ogni lacrima dai tuoi occhi.

 

Vangelo (Gv 1,1-18) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 31 Dicembre 2016) con commento comunitario

30 dicembre 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Questo è il Vangelo del 31 Dicembre, quello del 30 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa

30 dicembre 2016

Lasciamoci toccare dalla tenerezza che salva. Avviciniamoci a Dio che si fa vicino, fermiamoci a guardare il presepe.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 29 dic 2016

I Novissimi: Purgatorio;Ero in carcere e mi avete visitato

29 dicembre 2016

Tratto da: “Rapporto dal Purgatorio”.

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La voce di Gesù si fa sentire nell’intimo della mia anima con estrema chiarezza:

Voglio che si preghi per queste sante anime del Purgatorio, perché il mio Cuore divino brucia d’amore per esse. Desidero vivamente la loro liberazione, per unirle infine a me totalmente!

Le le pene per quanto terribili possano essere, sono sempre incomparabilmente lievi in rapporto all’offesa infinita che costituisce il peccato.

Il Purgatorio è come un carcere di luce e di fuoco, costruito dalla Misericordia divina: l’anima deve purgarsi la pena del suo peccato per essere in grado di entrare nella beatitudine eterna.

Visione del Grande purgatorio:
Vidi con gli occhi dell’anima un fuoco spaventoso senza limiti né forma, che bruciava senza mai variare, in un silenzio assoluto… Vidi in questo fuoco migliaia e migliaia di povere anime strette là l’una contro le altre, ma senza che vi fosse comunicazione, se non questo stesso fuoco. Questo gran Purgatorio è come l’inferno, tranne l’eternità delle pene e l’odio nei confronti di Dio e delle altre anime, tranne la disperazione.

Se non m’inganno, ho visto che esse erano in questo stato più purificate che consolate, più bruciate che illuminate: è uno stato terribile.

Visione del Medio Puragotorio:
Ho visto, con gli occhi dell’anima, un mare di fuoco aprirsi davanti a me. Esso rumoreggia, immense fiamme chiarissime si riproducono e si disfano incessantemente. E qui, migliaia e migliaia di anime tendono le mani, immerse nel fuoco e frustate dalle fiamme che sollevano in una specie di slancio impetuoso.

Vi è come un movimento dell’anima, un inizio di cammino verso il Cielo, ma senza il benché minimo desiderio personale; è come uno slancio interiore che le porta, o addirittura le spinge verso Dio. Vengono certamente purificate, attraverso molta sofferenza, ma anche illuminate, ciò che le consola e permette loro di glorificare Dio non solo abbandonandosi al suo Puro Volere, ma assumendo una quasi iniziativa di riconoscenza.

Spesso, dopo il giudizio particolare, l’anima va nel Grande Purgatorio; essa vi rimane come inebetita e annientata, perché per essa è la scoperta del peccato, della sua gravità, dei suoi effetti, delle sue implicazioni.
A questa vista l’anima è come paralizzata: immobile, essa contempla sia la giustizia di Dio che si esercita su di essa; sia la Misericordia di Dio che è valsa a farla salvare. Poi essa si mette in movimento verso Dio, che l’attira, che la trasporta nello slancio del suo amore infinito; è qui che essa passa nel Medio Purgatorio.
Nel Medio Purgatorio, l’anima rimane a confronto con l’Amore, ma contempla questo Amore infinito che l’attira. Nel Medio Purgatorio, l’anima esce di se stessa e scopre tutto ciò che significa la sua appartenenza alla Chiesa.

(more…)

Maria a Mejugorje: messaggio del 25 Dicembre 2016 (Jacov)

29 dicembre 2016

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Cari figli oggi in questo giorno di grazia in un modo particolare vi invito di pregare per la pace. Figli, io sono venuta qua come Regina della Pace e quante volte vi ho chiamati di pregare per la pace, però i vostri cuori sono agitati, il peccato vi frena di aprirsi completamente alla grazia e pace che Dio vi vuole donare. Vivere la pace figli miei vuol dire prima ad avere la pace nei vostri cuori e donarsi totalmente a Dio e alla Sua volontà. Non cercate pace e gioia in queste cose terrene perché tutto questo e di passaggio. Sforzatevi verso la Vera Misericordia e pace che viene solo da Dio e solo così i vostri cuori saranno pieni di gioia sincera e solo così potrete diventare testimoni di pace in questo mondo agitato. Io sono la vostra madre e intercedo per ogni uno di voi. Grazie perché avete risposto alla mia chiamata.

La Chiesa sembra guardare con favore ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

 

Preghiera del giorno: La Tua Volontà, di Charles de Foucauld

29 dicembre 2016

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Mio Signore e mio Dio, 
non è con la bocca soltanto, 
ma dal profondo del cuore 
che io voglio fare la tua volontà, 
l’intera tua volontà, 
la sola tua volontà, 
la tua volontà e non la mia: 
fammela conoscere mio Dio 
e fammela compiere. 
Dammi la fede e l’obbedienza di Abramo, 
fammi ascoltare la tua voce, 
la tua voce interiore, 
la voce di coloro attraverso i quali tu mi parli… 
dammi la fede, mio Dio. 

(more…)

Liturgia del giorno: Audio salmo 96(95)

29 dicembre 2016

Giovedì, 29 _ Dicembre _ 2016


Gloria nei cieli e gioia sulla terra.

 

[1] Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra.
[2] Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.

[3] In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria,
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.

[4] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dei.

[5] Tutti gli dei delle nazioni sono un nulla,
ma il Signore ha fatto i cieli.

[6] Maestà e bellezza sono davanti a lui,
potenza e splendore nel suo santuario.

[7] Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,

[8] date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri,

[9] prostratevi al Signore in sacri ornamenti.
Tremi davanti a lui tutta la terra.

[10] Dite tra i popoli: “Il Signore regna!”.
Sorregge il mondo, perché non vacilli;
giudica le nazioni con rettitudine.

[11] Gioiscano i cieli, esulti la terra,
frema il mare e quanto racchiude;

[12] esultino i campi e quanto contengono,
si rallegrino gli alberi della foresta

[13] davanti al Signore che viene,
perché viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e con verità tutte le genti.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Lc 2,22-35


 

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Lettera di chi non ha tutto

Caro Gesù,

quest’anno ho voluto anch’io scriverti per Natale. Questa lettera non la leggerà mai nessuno, ma non importa: l’importante è che arrivi a te.

Non ho particolari cose da chiederti.. anzi nessuna, se non una. Voglio pregarti per tutte le persone che incontro ogni giorno, che incrocio per le strade, che mi passano accanto nei supermercati, che vedo alla televisione, che assistono ai concerti e ascoltano la musica come me. Voglio pregarti perché siano felici.

Eh sì… perché qualche volta ho l’impressione che non sia così. Mi sembrano tanto tristi… E non capisco cosa gli manchi! Secondo la logica di questo mondo io non ho niente e loro tutto…
Pensa… io vorrei parlare, ma non posso.
Urlare… men che meno!
Vorrei correre… ma come faccio?
Saltare non esiste…
Un po’ camminare.. ma che fatica!
Mangiare… mai da solo!
Bere… quando me lo danno.
Andare ai servizi… non ne parliamo!
Cantare: un sogno!
Per la musica che fanno gli altri… impazzisco!
Scrivere… non se ne parla;
prima vorrei imparare i colori, ma non ci riesco!
Adoro il calcio, ma non ci gioco…

Una cosa bella, però, ce l’ho anch’io; è una cosa spettacolare, il più grande dono che potessi ricevere: il sorriso.
Quello non lo risparmio mai a nessuno: né ai genitori, né a mia nonna o a mia sorella, né agli educatori né ai volontari, né ai bambini né agli sconosciuti…
È la mia arma vincente e la uso fino in fondo.

Allora, Gesù, ti prego: dona un po’ di questo mio sorriso agli altri; è un sorriso semplice, di chi non parla, non canta, non corre, non gioca… ma che viene dal cuore; dal cuore di chi, nel suo silenzio, ti incontra ogni giorno e ti parla nel segreto. Il sorriso di chi, come te, quando giacevi nella mangiatoia in fasce, avevi bisogno di tutto: di essere nutrito, cambiato, lavato, compreso per le espressioni del tuo viso perché senza parole… Ma io ho 26 anni. Nella mia povertà mi sento vicino a te, e per me questo è tutto. Per questo niente di ciò che mi manca potrà mai togliermi il sorriso.

Questa lettera non la leggerà mai nessuno, perché non potrò mai scriverla. Ma ce l’ho nel cuore e vorrei urlarla al mondo intero.

Vangelo (Mt 2,13-15.19-23) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 30 Dicembre 2016) con commento comunitario

29 dicembre 2016

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ MARIA E GIUSEPPE – Festa

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,13-15.19-23)

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».

Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».

Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».

Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Questo è il Vangelo del 30 Dicembre, quello del 29 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio salmo 124(123)

28 dicembre 2016

Mercoledì, 28 _ Dicembre _2016


 

Chi dona la sua vita risorge nel Signore.

[1] Canto delle ascensioni. Di Davide.
Se il Signore non fosse stato con noi,
– lo dica Israele –

[2] se il Signore non fosse stato con noi,
quando uomini ci assalirono,

[3] ci avrebbero inghiottiti vivi,
nel furore della loro ira.

[4] Le acque ci avrebbero travolti;
un torrente ci avrebbe sommersi,

[5] ci avrebbero travolti
acque impetuose.

[6] Sia benedetto il Signore,
che non ci ha lasciati,
in preda ai loro denti.

[7] Noi siamo stati liberati come un uccello
dal laccio dei cacciatori:
il laccio si è spezzato
e noi siamo scampati.

[8] Il nostro aiuto è nel nome del Signore
che ha fatto cielo e terra.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

«Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».

Mt 2,13-18


 

 

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Cristo non ha mani 

Cristo non ha mani
ha soltanto le nostre mani
per fare oggi il suo lavoro.

Cristo non ha piedi
ha soltanto i nostri piedi
per guidare gli uomini
sui suoi sentieri.

Cristo non ha labbra
ha soltanto le nostre labbra
per raccontare di sé agli uomini di oggi.

Cristo non ha mezzi
ha soltanto il nostro aiuto
per condurre gli uomini a sé oggi.

Noi siamo l’unica Bibbia
che i popoli leggono ancora
siamo l’ultimo messaggio di Dio
scritto in opere e parole.

NB: in alcuni pagine web il testo viene attribuito a Raoul Follereau mentre in altre ad un Anonimo fiammingo del XIV secolo.

Udienza Generale del 28 dicembre 2016: La Speranza cristiana – 4. Abramo, padre nella fede e nella speranza

28 dicembre 2016

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 28 dicembre 2016

[Multimedia]

La Speranza cristiana – 4. Abramo, padre nella fede e nella speranza

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

San Paolo, nella Lettera ai Romani, ci ricorda la grande figura di Abramo, per indicarci la via della fede e della speranza. Di lui l’apostolo scrive: «Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli» (Rm 4,18); “saldo nella speranza contro ogni speranza”. Questo concetto è forte: anche quando non c’è speranza, io spero. È così il nostro padre Abramo. San Paolo si sta riferendo alla fede con cui Abramo credette alla parola di Dio che gli prometteva un figlio. Ma era davvero un fidarsi sperando “contro ogni speranza”, tanto era inverosimile quello che il Signore gli stava annunciando, perché egli era anziano – aveva quasi cento anni – e sua moglie era sterile. Non ci è riuscita! Ma lo ha detto Dio, e lui credette. Non c’era speranza umana perché lui era anziano e la moglie sterile: e lui credette.

Confidando in questa promessa, Abramo si mette in cammino, accetta di lasciare la sua terra e diventare straniero, sperando in questo “impossibile” figlio che Dio avrebbe dovuto donargli nonostante il grembo di Sara fosse ormai come morto. Abramo crede, la sua fede si apre a una speranza in apparenza irragionevole; essa è la capacità di andare al di là dei ragionamenti umani, della saggezza e della prudenza del mondo, al di là di ciò che è normalmente ritenuto buonsenso, per credere nell’impossibile. La speranza apre nuovi orizzonti, rende capaci di sognare ciò che non è neppure immaginabile. La speranza fa entrare nel buio di un futuro incerto per camminare nella luce. È bella la virtù della speranza; ci dà tanta forza per camminare nella vita.

Ma è un cammino difficile. E viene il momento, anche per Abramo, della crisi di sconforto. Si è fidato, ha lasciato la sua casa, la sua terra, i suoi amici, … Tutto. È partito, è arrivato nel paese che Dio gli aveva indicato, il tempo è passato. In quel tempo fare un viaggio così non era come oggi, con gli aerei – in poche ore si fa – ; ci volevano mesi, anni! Il tempo è passato, ma il figlio non viene, il grembo di Sara rimane chiuso nella sua sterilità.

E Abramo, non dico che perda la pazienza, ma si lamenta con il Signore. Anche questo impariamo dal nostro padre Abramo: lamentarsi con il Signore è un modo di pregare. Alle volte sento, quando confesso: “Mi sono lamentato con il Signore …”, ed [io rispondo]: “Ma no! Lamentati, Lui è padre!”. E questo è un modo di pregare: lamentati con il Signore, questo è buono. Abramo si lamenta con il Signore dicendo: «“Signore Dio, […] io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco” (Elièzer era quello che reggeva tutte le cose). Soggiunse Abram: “Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio servo sarà mio erede”. Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: “Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede”. Poi lo fa uscire fuori, lo condusse e gli disse: “Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle”; e soggiunse: “Tale sarà la tua discendenza”. E Abramo un’altra volta credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia» (Gen 15,2-6).

La scena si svolge di notte, fuori è buio, ma anche nel cuore di Abramo c’è il buio della delusione, dello scoraggiamento, della difficoltà nel continuare a sperare in qualcosa di impossibile. Ormai il patriarca è troppo avanti negli anni, sembra non ci sia più tempo per un figlio, e sarà un servo a subentrare ereditando tutto.

Abramo si sta rivolgendo al Signore, ma Dio, anche se è lì presente e parla con lui, è come se ormai si fosse allontanato, come se non avesse tenuto fede alla sua parola. Abramo si sente solo, è vecchio e stanco, la morte incombe. Come continuare a fidarsi?

Eppure, già questo suo lamentarsi è una forma di fede, è una preghiera. Nonostante tutto, Abramo continua a credere in Dio e a sperare che qualcosa ancora potrebbe accadere. Altrimenti, perché interpellare il Signore, lagnarsi con Lui, richiamarlo alle sue promesse? La fede non è solo silenzio che tutto accetta senza replicare, la speranza non è certezza che ti mette al sicuro dal dubbio e dalla perplessità. Ma tante volte, la speranza è buio; ma è lì la speranza … che ti porta avanti. Fede è anche lottare con Dio, mostrargli la nostra amarezza, senza “pie” finzioni. “Mi sono arrabbiato con Dio e gli ho detto questo, questo, questo, …”. Ma Lui è padre, Lui ti ha capito: vai in pace! Bisogna avere questo coraggio! E questo è la speranza. E speranza è anche non avere paura di vedere la realtà per quello che è e accettarne le contraddizioni.

Abramo dunque, nella fede, si rivolge a Dio perché lo aiuti a continuare a sperare. È curioso, non chiese un figlio. Chiese: “Aiutami a continuare a sperare”, la preghiera di avere speranza. E il Signore risponde insistendo con la sua inverosimile promessa: non sarà un servo l’erede, ma proprio un figlio, nato da Abramo, generato da lui. Niente è cambiato, da parte di Dio. Egli continua a ribadire quello che già aveva detto, e non offre appigli ad Abramo, per sentirsi rassicurato. La sua unica sicurezza è fidarsi della parola del Signore e continuare a sperare.

E quel segno che Dio dona ad Abramo è una richiesta di continuare a credere e a sperare: «Guarda in cielo e conta le stelle […] Tale sarà la tua discendenza» (Gen 15,5). È ancora una promessa, è ancora qualcosa da aspettare per il futuro. Dio porta fuori Abramo dalla tenda, in realtà dalle sue visioni ristrette, e gli mostra le stelle. Per credere, è necessario saper vedere con gli occhi della fede; sono solo stelle, che tutti possono vedere, ma per Abramo devono diventare il segno della fedeltà di Dio.

È questa la fede, questo il cammino della speranza che ognuno di noi deve percorrere. Se anche a noi rimane come unica possibilità quella di guardare le stelle, allora è tempo di fidarci di Dio. Non c’è cosa più bella. La speranza non delude. Grazie.

Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins de langue française. Avec vous je rends grâce au Seigneur pour tout ce qu’il nous a donné au cours de cette année qui s’achève. Je vous souhaite une sainte et heureuse année 2017; qu’avec le secours de la Vierge Marie, le Seigneur nous garde dans l’espérance en la réalisation de ses promesses, fermes dans la foi et toujours attentifs aux besoins de nos frères. Que Dieu vous bénisse!

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese. Con voi rendo grazie al Signore per tutto ciò che egli ci ha donato nel corso di questo anno che si chiude. Vi auguro un santo e felice anno nuovo; con il soccorso della Vergine Maria, il Signore ci custodisca nella speranza della realizzazione delle sue promesse, fermi nella fede e sempre attenti ai bisogni dei nostri fratelli. Dio vi benedica!]

I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly those from Bangladesh and the United States of America. May each of you, and your families, cherish the joy of Christmas and draw near in prayer to the Saviour who has come to dwell among us. God bless you!

[Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti dal Bangldesh e dagli Stati Uniti d’America. A ciascuno di voi e alle vostre famiglie auguro di custodire la gioia di Natale, incontrando nella preghiera il Salvatore che desidera farsi vicino a tutti. Dio vi benedica!]

Mit Freude heiße ich die Pilger deutscher Sprache willkommen. Das ist unsere weihnachtliche Hoffnung: Uns ist Jesus Christus geboren, der Retter, der Gott mit uns. Daher haben wir keine Angst vor der kommenden Zeit. Gehen wir gemeinsam mit Christus in die Zukunft! Ich wünsche euch eine gesegnete Weihnachtszeit und ein gutes neues Jahr.

[Sono lieto di accogliere i pellegrini di lingua tedesca. Questa è la nostra speranza natalizia: è nato per noi Gesù Cristo, il Salvatore, il Dio con noi; perciò non abbiamo paura dell’avvenire. Andiamo incontro al futuro, in comunione con Cristo! Vi auguro un buon tempo natalizio e un buon Anno nuovo.]

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los venidos de España y Latinoamérica. Los animo a confiar en el Señor, como lo hizo Abrahán, para que salgamos de nosotros y descubramos su promesa en cada signo y acontecimiento que nos toca vivir. Les deseo un año nuevo lleno de la gracia y la bendición de Dios.

Amados peregrinos de língua portuguesa, a minha cordial saudação para todos, desejando-vos todas as consolações e graças do Deus Menino. Nos vossos corações, famílias e comunidades, resplandeça a luz do Salvador, que nos revela o rosto terno e misericordioso do Pai do Céu. Ele vos abençoe com um Ano Novo sereno e feliz!

[ Carissimi pellegrini di lingua portoghese, di cuore vi saluto tutti, augurandovi ogni consolazione e ogni grazia del Dio Bambino. Nei vostri cuori e sulle vostre famiglie e comunità, rifulga la luce del Salvatore, che ci rivela il volto tenero e misericordioso del Padre Celeste. Egli vi benedica con un sereno e felice Anno Nuovo!]

أُرحّبُ بالحجّاجِ الناطقينَ باللغةِ العربية، وخاصةً بالقادمينَ منالشرق الأوسط. أيّها الإخوةُ والأخواتُ الأعزّاء، ميلاد يسوع هو عيد الثقة والرجاء لأن الله معنا، ولا يزال يثق بنا! لنحمل إذًا إلى إخوتنا البشرى السارة بأن الله يحبنا فرديًّا وإلى أقصى الحدود، ولننشر من حولنا الفرح والسلام الذين يمنحنا إياهما هذا الحب! ليبارككُم الرب!

[Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dal Medio Oriente! Cari fratelli e sorelle, il Natale di Gesù è la festa della fiducia e della speranza perché Dio è con noi e si fida ancora di noi! Portiamo allora ai nostri fratelli la bella notizia che siamo amati immensamente e singolarmente da Dio, e irradiamo intorno a noi la gioia e la pace che quest’amore ci da! Il Signore vi benedica!]

Serdeczne pozdrowienie kieruję do polskich pielgrzymów. W tym bożonarodzeniowym czasie dziękuję wszystkim z życzenia i za modlitwy w intencji mojej i mego posługiwania, i proszę Boga, aby tajemnica narodzenia Jego Syna pośród nas była dla was źródłem pokoju, radości i wszelkiej łaski, jakiej potrzebujecie. Jego błogosławieństwo niech stale towarzyszy wam, waszym rodzinom i wspólnotom!

[Un cordiale saluto rivolgo ai pellegrini polacchi. In questo tempo natalizio ringrazio tutti degli auguri e delle preghiere per me e per il mio ministero, e chiedo a Dio che il mistero della nascita del suo Figlio tra noi sia per voi fonte di pace, di gioia e di ogni grazia di cui avete bisogno. La sua benedizione accompagni sempre voi, le vostre famiglie e comunità!]

* * *

Accolgo con la gioia del clima natalizio i cari pellegrini di lingua italiana. Saluto gli artisti e operatori del Golden Circus di Liana Orfei, e li ringrazio per la loro gradita esibizione. La bellezza sempre ci avvicina a Dio! Saluto i gruppi parrocchiali, particolarmente i fedeli di Supino e di Sant’Andrea delle Fratte in Roma, venuti con l’effigie della Madonna della Medaglia Miracolosa, che verrà esposta nella Basilica di San Pietro. In questo Tempo di Natale abbiamo davanti agli occhi il meraviglioso mistero di Gesù fanciullo e adolescente, che, come racconta l’evangelista Luca, “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (2,52).

Mi è gradito porgere un saluto speciale ai giovani, ai malati e agli sposi novelli; io li chiamo i coraggiosi, perché ci vuole coraggio per sposarsi e farlo per tutta la vita: bravi! I Santi Innocenti martiri, che oggi ricordiamo, aiutino tutti ad essere forti nella fede, guardando al divino Bambino, che nel mistero del Natale si offre per l’intera umanità. Cari giovani, sappiate anche voi crescere come lui: obbedienti ai genitori e pronti a capire e a seguire la volontà del Padre che è nei cieli. Cari ammalati, vi auguro di scorgere, nella vivida luce di Betlemme, il senso della vostra sofferenza. Ed esorto voi, cari coraggiosi sposi novelli, a mantenere costanti, nel costruire la vostra famiglia, l’amore e la dedizione oltre ogni sacrificio, e a non finire la giornata senza fare la pace fra voi.

Tweet del Papa

28 dicembre 2016

Dio, innamorato di noi, ci attira con la sua tenerezza, nascendo povero e fragile in mezzo a noi, come uno di noi.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 28 dic 2016

Vangelo (Lc 2,22-35) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 29 Dicembre 2016) con commento comunitario

28 dicembre 2016

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,22-35)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

Questo è il Vangelo del 29 Dicembre, quello del 28 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa

28 dicembre 2016

Il Natale ha soprattutto un sapore di speranza perché, nonostante le nostre tenebre, la luce di Dio risplende.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:45 – 27 dic 2016

Liturgia del giorno: Audio salmo 97(96)

27 dicembre 2016

Martedì, 27 _ Dicembre _ 2016


 

Gioite, giusti, nel Signore.

 
[1] Il Signore regna, esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.

[2] Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sono la base del suo trono.

[3] Davanti a lui cammina il fuoco
e brucia tutt’intorno i suoi nemici.

[4] Le sue folgori rischiarano il mondo:
vede e sussulta la terra.

[5] I monti fondono come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.

[6] I cieli annunziano la sua giustizia
e tutti i popoli contemplano la sua gloria.

[7] Siano confusi tutti gli adoratori di statue
e chi si gloria dei propri idoli.
Si prostrino a lui tutti gli dei!

[8] Ascolta Sion e ne gioisce,
esultano le città di Giuda
per i tuoi giudizi, Signore.

[9] Perché tu sei, Signore,
l’Altissimo su tutta la terra,
tu sei eccelso sopra tutti gli dei.

[10] Odiate il male, voi che amate il Signore:
lui che custodisce la vita dei suoi fedeli
li strapperà dalle mani degli empi.

[11] Una luce si è levata per il giusto,
gioia per i retti di cuore.

[12] Rallegratevi, giusti, nel Signore,
rendete grazie al suo santo nome.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo Odierno:

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Gv 20,2-8


 

 

 

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Cercarti  

S. Agostino

Signore mio Dio unica mia speranza,
fa’ che stanco non smetta di cercarti,
ma cerchi il tuo volto sempre con ardore.
Dammi la forza di cercare,
tu che ti sei fatto incontrare,
e mi hai dato la speranza di sempre più incontrarti.
Davanti a te sta la mia forza e la mia debolezza:
conserva quella, guarisci questa.
Davanti a te sta la mia scienza e la mia ignoranza;
dove mi hai aperto, accoglimi al mio entrare;
dove mi hai chiuso, aprimi quando busso.
Fa’ che mi ricordi di te, che intenda te, che ami te.
Amen!

Vangelo (Mt 2,13-18) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 28 Dicembre 2016) con commento comunitario

27 dicembre 2016

SANTI INNOCENTI, martiri – Festa

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,13-18)

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».

Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio».

Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esatezza dai Magi.

Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
«Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più».

Questo è il Vangelo del 28 Dicembre, quello del 27 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa

26 dicembre 2016

Nella festa di Santo Stefano ricordiamo i martiri di ieri e di oggi. Vinciamo il male col bene, l’odio con l’amore.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 10:30 – 26 dic 2016

Cristo è nato per noi, esultiamo nel giorno della nostra salvezza!

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:00 – 25 dic 2016