Papa: riconoscere le resistenze alla grazia. No al gattopardismo spirituale

by

2016-12-01 Radio Vaticana

 

Tutti abbiamo nel cuore delle resistenze alla grazia: bisogna trovarle e chiedere aiuto al Signore, riconoscendosi peccatori. E’ l’esortazione di Francesco nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta, nella prima settimana dell’Avvento. Francesco si sofferma sulle resistenze nascoste delle parole vuote, giustificatorie o accusatorie. Il Papa mette in guardia dal “gattopardismo spirituale” di chi dice che tutto cambierà per poi non cambiare nulla. Il servizio di Debora Donnini:

“La tua grazia vinca le resistenze del peccato”. Da questa preghiera proposta dall’odierna Colletta parte l’omelia del Papa che si concentra sulle resistenze ad andare avanti, che sempre ci sono nella vita cristiana. Papa Francesco distingue diversi tipi di resistenze. Ci sono le “resistenze aperte, che nascono dalla buona volontà” come quella di Saulo che resisteva alla grazia ma “era convinto di fare la volontà di Dio”. E’ Gesù stesso a dirgli di fermarsi e Saulo si converte. “Le resistenze aperte sono sane”, nel senso che “sono aperte alla grazia per convertirsi”. Tutti infatti siamo peccatori.

Le resistenze nascoste fermano un processo di conversione
Per il Papa invece “le resistenze nascoste” sono le più pericolose perché sono quelle che non si fanno vedere. “Ognuno di noi ha il proprio stile di resistenza nascosta alla grazia”. Bisogna però trovarlo “e metterlo davanti al Signore, affinché lui ci purifichi”. E’ la resistenza di cui Stefano accusava i Dottori della Legge: resistere allo Spirito Santo mentre volevano apparire come se stessero cercando la gloria di Dio. Dire questo a Stefano costò la vita:

“Queste resistenze nascoste, che tutti abbiamo, di che natura sono? Sempre vengono per fermare un processo di conversione. Sempre! E’ fermare, non è lottare contro. No, no! E’ stare fermo; sorridere, forse: ma tu non passi. Resistere passivamente, nascostamente. Quando c’è un processo di cambiamento in una istituzione, in una famiglia, io sento dire: ‘Ma, ci sono resistenze lì’… Ma grazie a Dio! Se non ci fossero, la cosa non sarebbe di Dio. Quando ci sono queste resistenze è il diavolo che le semina lì, perché il Signore non vada avanti”.

La resistenza delle parole vuote: attenzione al gattopardismo spirituale
Francesco parla quindi di tre tipi di resistenze nascoste. C’è la resistenza delle “parole vuote”. Per farla comprendere, si rifà al Vangelo odierno quando Gesù avverte che non chiunque dice “Signore, Signore” entrerà nel regno dei cieli. Come nella Parabola dei due figli che il Padre invia alla vigna: uno dice di “no” e poi va, mentre l’altro dice di “sì” e poi non va:

“Dire di sì, tutto sì, molto diplomaticamente; ma è ‘no, no, no’. Tante parole: ‘Sì, sì, sì; cambieremo tutto! Si!’, per non cambiare nulla, no? Lì c’è il gattopardismo spirituale: quelli che tutto sì, ma che è tutto no. E’ la resistenza delle parole vuote”.

Le resistenze delle parole giustificatorie e accusatorie
Poi c’è la resistenza “delle parole giustificatorie”, e cioè quando una persona si giustifica continuamente, “sempre c’è una ragione da opporre”: “No, quello l’ho fatto per quello”. Quando ci sono tante giustificazioni, “non è il buon odore di Dio”, dice il Papa, ma “c’è il brutto odore del diavolo”. “Il cristiano non ha bisogno di giustificarsi”, chiarisce Francesco. “E’ stato giustificato dalla Parola di Dio”. Si tratta dunque di resistenza delle parole “che cercano di giustificare la mia posizione per non seguire quello che il Signore mi indica”, spiega il Papa.

E poi c’è la resistenza “delle parole accusatorie”: quando si accusano gli altri per non guardare se stessi, non si ha bisogno di conversione e così si resiste alla grazia come mette in evidenza la Parabola del fariseo e del pubblicano.

Far cadere le resistenze
Le resistenze dunque non sono solo quelle grandi resistenze storiche come la linea Maginot o altre, ma quelle che “ci sono dentro il nostro cuore e tutti i giorni!”. La resistenza alla grazia è un buon segno “perché ci indica che il Signore sta lavorando in noi”. Dobbiamo quindi “far cadere le resistenze, perché la grazia vada avanti”. La resistenza infatti cerca sempre di nascondersi con le formalità delle parole vuote, delle parole giustificatorie, delle parole accusatorie e tante altre, cerca di “non lasciarsi portare avanti dal Signore” perché “sempre c’è una croce”. “Dove c’è il Signore – piccola o grande – ci sarà una croce. E’ la resistenza alla Croce, la resistenza al Signore che ci porta alla redenzione”,  spiega il Papa.

Di fronte alle resistenze chiedere l’aiuto del Signore e riconoscersi peccatori
Quindi, quando ci sono delle resistenze non bisogna avere paura ma chiedere aiuto al Signore riconoscendosi peccatori:

“Io vi dirò di non avere paura quando ognuno di voi, ognuno di noi, trova che nel suo cuore ci sono resistenze. Ma dirlo chiaramente al Signore: ‘Guarda, Signore, io cerco di coprire questo, di fare questo per non lasciare entrare la tua parola’. E dire questa parola tanto bella, no? ‘Signore, con grande forza, soccorrimi. La tua grazia vinca le resistenze del peccato’. Le resistenze sono sempre un frutto del peccato originale che noi portiamo. E’ brutto avere resistenze? No, è bello! Il brutto è prenderla come difesa dalla grazia del Signore. Avere resistenze è normale; è dire ‘Sono peccatore, aiutami Signore!’. Prepariamoci con questa riflessione al prossimo Natale”.

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Sulle tracce di Charles de Foucauld

Giovedì, 1° dicembre 2016

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVI, n.277, 02/12/2016)

È la testimonianza concreta del beato Charles de Foucauld che Papa Francesco ha indicato per sollecitare i cristiani a «camminare sulle sue tracce di povertà, contemplazione e servizio ai poveri». Il Pontefice ha voluto ricordare il religioso francese, nel centenario della sua uccisione, al termine della messa celebrata giovedì mattina, 1° dicembre, nella cappella della Casa Santa Marta.

Charles de Foucauld, ha affermato Francesco prima di impartire la benedizione, è stato «un uomo che ha vinto tante resistenze e ha dato una testimonianza che ha fatto bene alla Chiesa». Per questo «chiediamo che ci benedica dal cielo e ci aiuti» ha aggiunto, rilanciandone così la via più che mai attuale per la diffusione del Vangelo. Proprio «le resistenze» che de Foucauld ha saputo superare sono state il filo conduttore della riflessione proposta dal Pontefice a partire anche dal passo evangelico di Matteo (7, 21.24-27) proposto dalla liturgia. Il Papa ha indicato in particolare «tre tipi di resistenze nascoste», le più «pericolose»: quella delle «parole vuote», delle «parole giustificatorie» e delle «parole accusatorie».

«In questa prima settimana dell’Avvento — ha affermato nell’omelia — chiediamo sempre al Signore di purificarci, di prepararci all’incontro con Lui». In particolare «oggi, nella preghiera, nella colletta, abbiamo pregato così: “Ridesta la tua potenza, Signore, e con grande forza soccorri i tuoi fedeli; la tua grazia vinca le resistenze del peccato e affretti il momento della salvezza”». Dunque, ha proseguito Francesco, «chiediamo al Signore di aiutarci in questo cammino dell’incontro, della salvezza». Ma «c’è una grazia che chiediamo che mi ha fatto riflettere: “La tua grazia vinca le resistenze del peccato”».

Infatti, ha fatto notare, «nella vita cristiana ci sono sempre difficoltà e resistenze per andare avanti: ci sono resistenze aperte, che nascono dalla buona volontà». Proprio come per Saulo che «resisteva alla grazia, ma non sapeva ed era convinto di fare la volontà di Dio». Poi «è stato lo stesso Gesù a dirgli: “Saulo, Saulo, stai tranquillo, fermati”». Perché «è duro ricalcitrare contro i pungoli». Così «Gesù va lì e Saulo riconosce e si converte». Del resto, ha aggiunto il Pontefice, «le resistenze aperte sono sane, perché tutti siamo peccatori ed è naturale che vengano». E «sono sane, nel senso che sono aperte alla grazia per convertirsi».

Sono invece «più pericolose — ha spiegato — le resistenze nascoste: quelle che sono sotto, che non si fanno vedere». Ma «le abbiamo tutti». Sì, ha insistito il Pontefice, «ognuno di noi ha il proprio stile di resistenza nascosta alla grazia: dobbiamo cercarlo, trovarlo e metterlo davanti al Signore, affinché Lui ci purifichi». Ed è proprio quella «resistenza» di cui «Stefano accusava i dottori della legge: “Voi e i vostri padri resistete sempre allo Spirito Santo”». Difatti quei dottori «si facevano vedere come se cercassero la gloria di Dio, ma dietro c’era una resistenza allo Spirito Santo». Certo, formulare quell’accusa «al povero Stefano costò la vita, ma disse la verità».

«Queste resistenze nascoste, che tutti abbiamo», ha chiarito ancora Francesco, hanno una «natura» ben riconoscibile in quanto «vengono sempre per fermare un processo di conversione». Ed è proprio un «fermare, non è lottare contro; è stare fermo, sorridere forse, ma tu non passi», come un «resistere passivamente, nascostamente». Del resto «quando c’è un processo di cambiamento in un’istituzione, in una famiglia» si possono riconoscere, appunto, «resistenze» ed è un bene, ha rimarcato Francesco. Infatti «se non ci fossero la cosa non sarebbe di Dio: quando ci sono queste resistenze è il diavolo che le semina, perché il Signore non vada avanti».

«Ma quali sono queste resistenze nascoste?» è la domanda proposta dal Papa, che ne ha subito suggerite alcune. A cominciare dalle «resistenze delle parole vuote, quelle parole» alle quali il Signore fa riferimento nel Vangelo: «Non chiunque mi dice “Signore, Signore” entrerà nel regno dei cieli». E si può arrivare a dire: «Signore, Signore, tu mi conosci, abbiamo cenato insieme…». E «Lui lo ripete tanto nel Vangelo: “No, questo non entra!”». Per questo — ha precisato Francesco — «le parole non servono, le parole non ci aiutano: solo le parole, le parole vuote». Come dire «Sì, sì, sì» anche se sotto è «no, no, no». Ma pur «sempre il sì, il dolce sì, per ammorbidire il comandamento del Signore o la voce dello Spirito». Il Pontefice, a questo proposito, ha anche riproposto «la parabola dei due figli, che il padre invia alla vigna». E «uno dice: “No, non ci andrò!”». Ma «poi pensa: “Sì, ci vado, è papà”». L’altro figlio, invece, risponde: «“Sì papà, stai tranquillo. Io ci andrò”». Invece «pensa “ma questo vecchio non capisce le cose nuove” e non ci va».

Dunque, ha evidenziato il Papa, il secondo figlio «fa la resistenza passiva» che consiste appunto nel «dire sì, tutto sì, molto diplomaticamente», quando invece «è no, no, no». Insomma «tante parole — “sì, sì, sì cambieremo tutto, sì” — per non cambiare nulla». È esattamente lo stile del «gattopardismo spirituale», proprio di quelli che dicono «tutto sì» quando invece «è tutto no». E questa «è la resistenza delle parole vuote».

«Poi c’è un’altra resistenza — ha spiegato il Pontefice — quella delle parole giustificatorie, ma che non ci giustificano». È il caso di una persona che «si giustifica continuamente — “no, quello l’ho fatto per quello, quello, quello” — ma quando ci sono tante giustificazioni non c’è il buono odore di Dio, c’è il brutto odore del diavolo». In realtà, ha proseguito Francesco, «il cristiano non ha bisogno di giustificarsi: è stato giustificato dalla parola di Dio, l’unica che ci giustifica». Invece ecco il ricorrere ad argomentazioni come «no, io ho fatto questo per quello…» tipico di coloro che «hanno sempre una ragione da opporre». Invece «non si deve fare questo per quello, guarda questo pericolo…”». Ma così «la cosa non può andare avanti, la grazia non può andare avanti: è una resistenza delle parole che cercano di giustificare la mia posizione per non seguire quello che il Signore mi indica».

E, ancora, «c’è una terza resistenza delle parole: le parole accusatorie». È propria di quanti «accusano gli altri per non guardare se stessi». Il Papa ha proposto l’esempio del fariseo nel tempio che dice: «Ti rendo grazie, Signore, perché non sono come gli altri e neppure come quello là, io sono giusto davanti a Te». Questo è l’atteggiamento di coloro che «accusano gli altri, accusano quel povero pubblicano». Però così facendo si «resiste alla grazia» e, considerandosi giusti, non si sente il «bisogno di cambiare, di conversione».

«Ma le resistenze non sono quelle grandi resistenze storiche solamente, la linea Maginot o tutte quelle che abbiamo studiato» ha messo in guardia Francesco. Ce ne «sono dentro il nostro cuore, tutti i giorni». C’è «la resistenza alla grazia, e quello è un buon segno, perché indica che il Signore sta lavorando in noi». E «dobbiamo far cadere le resistenze, perché la grazia vada avanti». Infatti «la resistenza cerca sempre di cambiare il reale nel formale, nascondersi nel formale e con le formalità delle parole vuote, delle parole giustificatorie, delle parole accusatorie e tante altre, cerca di rimanere dov’è e non lasciarsi portare avanti dal Signore». Perché, ha riconosciuto il Papa, «non è sempre facile, c’è sempre una croce: dove c’è il Signore ci sarà una croce, piccola o grande».

Ed è «la resistenza alla croce, la resistenza al Signore che ci porta alla redenzione». È «la resistenza di Pietro: quando Gesù, dopo aver detto che lui sarebbe stato la pietra della Chiesa, comincia a spiegargli che dovrà soffrire, Pietro resiste. E dice: “No, Signore, questo mai accadrà!”». E «Gesù a Pietro, al suo eletto, al primo Papa, replica dicendo “vattene satana!”». Sì, perché Pietro «resisteva alla grazia, resisteva al piano di Dio sull’umanità e su ciascuno di noi».

In questa prospettiva il Pontefice ha invitato a «non avere paura quando ognuno di noi trova che nel suo cuore ci sono resistenze». Certo, l’atteggiamento giusto è «dirlo chiaramente al Signore: “Guarda, Signore, io cerco di coprire questo, di fare questo per non lasciare entrare la tua parola”». E «dire questa parola tanto bella: “Signore, con grande forza, soccorrimi; la tua grazia vinca le resistenze del peccato”». Del resto, ha aggiunto Francesco, «le resistenze sono sempre un frutto del peccato originale che noi portiamo». Ed è bello «avere resistenze». È «brutto» invece «prenderle come difesa dalla grazia del Signore». Insomma «avere resistenze è normale» ha concluso il Papa, suggerendo di dire: «Sono peccatore, aiutami Signore!». E invitando a preparasi «con questa riflessione al prossimo Natale».

 

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: