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PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Senza replay

Giovedì, 12 gennaio 2017

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVII, n.9, 13/01/2017)

«Oggi» e «cuore» sono le due parole che Papa Francesco ha indicato come cardini per un esame di coscienza personale dello stato di salute del proprio rapporto con Dio e con i fratelli. Per questa sua meditazione, nella messa celebrata giovedì mattina, 12 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta, Francesco ha preso le mosse dalla prima lettura, tratta dalla lettera di san Paolo agli Ebrei (3, 7-14).

«C’è lo Spirito Santo che ci parla» ha fatto notare il Papa, ripetendo proprio le prime parole del brano liturgico: «Fratelli, come dice lo Spirito Santo». E «in questo passo della lettera agli ebrei — ha spiegato — ci sono due parole che lo Spirito Santo ripete: “oggi” e “cuore”». Scrive infatti Paolo: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori». Poi «nel salmo del lezionario — ha aggiunto Francesco citando il salmo 94 — abbiamo chiesto questa grazia: che il nostro cuore non venga indurito, non sia duro».

«Oggi», dunque, è la prima parola. Ma «l’oggi del quale parla lo Spirito Santo — ha spiegato il Pontefice — è la nostra vita, è un oggi, come dice lo stesso Spirito, “pieno di giorni”, ma è un oggi». È «un oggi dopo il quale non ci sarà un replay, un domani: oggi». E «il tramonto sarà più vicino o più lontano, ma è oggi, un oggi scelto da Dio, un oggi nel quale noi abbiamo ricevuto l’amore di Dio, la promessa di Dio di trovarlo, di essere con lui; un oggi nel quale tutti i giorni di questo oggi possiamo rinnovare la nostra alleanza con la fedeltà a Dio». Ma è comunque un «oggi», perché «c’è soltanto un solo oggi nella nostra vita».

Certo, ha riconosciuto Francesco, «la tentazione è sempre quella di dire: “sì, sì, farò domani”». È «la tentazione del domani che non ci sarà, come Gesù stesso ci spiega nella parabola delle dieci vergini: le cinque stolte sono andate a comprare l’olio che non avevano» dicendosi a vicenda: «Sì, sì, dopo, domani, dopo, vado, dopo vengo». Però, alla fine, «quando sono arrivate, la porta era chiusa».

Dunque, ha insistito il Papa, la vita «è oggi: un oggi che incomincia e un oggi che finisce; un oggi pieno di giorni, ma è oggi». A questo proposito il Pontefice ha riproposto anche la parabola che racconta di quell’uomo «che è andato dal Signore e bussava alla porta: “Signore, aprimi, sono io, non ti ricordi? Ho mangiato con te, sono stato con te”». Ma il Signore gli risponde: «Non ti conosco, sei arrivato tardi».

«Questo lo dico non per spaventarvi — ha rassicurato Francesco rivolgendosi ai presenti — ma semplicemente per dire che la vita nostra è un oggi: oggi o mai. Io penso a questo. Il domani sarà il domani eterno, senza tramonto, con il Signore, per sempre, se io sono fedele a questo oggi». E, ha proseguito, «la domanda che vi faccio è questa che fa lo Spirito Santo: come vivo io, questo oggi?».

«L’altra parola» che si trova nel passo della lettera agli Ebrei proposto dalla liturgia è «cuore». Noi «con il cuore conosciamo Dio, incontriamo il Signore». Ma «com’è il nostro cuore?». San Paolo dà un consiglio preciso nella lettera: «Non indurite i vostri cuori». Allora è bene chiedere a se stessi se «il mio cuore è duro, è chiuso», magari anche «senza fede, perverso, sedotto». Del resto, «Gesù rimprovera tante volte» gli uomini «tardi di cuore, tardi a capire». Ed è proprio «nel nostro cuore» che «si gioca l’oggi». Ecco perché dobbiamo domandarci se «il nostro cuore è aperto al Signore».

«A me sempre colpisce — ha confidato Francesco — quando trovo una persona anziana, tante volte un sacerdote o una suorina, che mi dice: “Padre, preghi per la mia perseveranza finale”». A quella persona viene naturale chiedere se ha «paura», dopo aver vissuto «bene tutta la vita, tutti i giorni» del suo «oggi nel servizio del Signore». Ma non è certo questione di paura, tanto che quelle persone rispondono: «La mia vita non è ancora tramontata, io vorrei viverla pienamente, pregare perché l’oggi arrivi pieno, pieno, con il cuore saldo nella fede e non rovinato dal peccato, dai vizi, dalla corruzione».

Sono soprattutto «due parole», quindi, che ci vengono riproposte dalla liturgia e che il Papa ha invitato a fare proprie. Anzitutto «oggi: questo oggi pieno di giorni ma che non si ripeterà; l’oggi, i giorni si ripetono finché il Signore dice “basta”». Ma «l’oggi non si ripete: la vita è questa». La seconda parola è, appunto, «cuore». E noi dobbiamo avere sempre un «cuore aperto al Signore, non chiuso, non duro, non indurito, non senza fede, non perverso, non sedotto dai peccati». E «il Signore ha incontrato tanti che avevano il cuore chiuso: i dottori della legge, tutta questa gente che lo perseguitava, lo metteva alla prova per condannarlo, e alla fine sono riusciti a farlo».

«Andiamo a casa — ha concluso Francesco — con queste due parole soltanto», domandandoci: «com’è il mio oggi?». Senza mai dimenticare che «il tramonto può essere oggi stesso, questo giorno o tanti giorni dopo». Ma è bene verificare «come va il mio oggi nella presenza del Signore». E chiederci anche «com’è il mio cuore: è aperto, è saldo nella fede, si lascia condurre dall’amore del Signore?». E «con queste due domande — ha suggerito il Papa — chiediamo al Signore la grazia di cui ognuno di noi ha bisogno».

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