Archive for febbraio 2017

Vangelo (Mt 6,1-6.16-18) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 1 Marzo 2017) con commento comunitario

28 febbraio 2017

Mercoledì delle Ceneri

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,1-6.16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.

Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Questo è il Vangelo dell’1 Marzo, quello del 28 Febbraio lo potete trovare qualche post più sotto.

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Liturgia del giorno: Audio salmo (32)31

27 febbraio 2017

Lunedì 27 _ febbraio _ 2017


Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!

[1] Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.

[2] Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno.

[3] Tacevo e si logoravano le mie ossa,
mentre ruggivo tutto il giorno.

[4] Giorno e notte pesava su di me la tua mano,
come nell’arsura estiva si inaridiva il mio vigore.

[5] Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: “Confesserò al Signore le mie iniquità”
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.

[6] Per questo ti prega ogni fedele
nel tempo dell’angoscia;
quando irromperanno grandi acque
non potranno raggiungerlo.

[7] Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia,
mi circondi di canti di liberazione:

[8] “Ti istruirò e ti insegnerò la via da seguire;
con gli occhi su di te, ti darò consiglio.

[9] Non siate privi d’intelligenza come il cavallo e come il mulo:
la loro foga si piega con il morso e le briglie,
se no, a te non si avvicinano”.

[10] Molti saranno i dolori del malvagio,
ma l’amore circonda chi confida nel Signore.

[11] Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia!
Premere qui per ascoltare il salmo.


Ritaglio del Vangelo odierno:
I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
(Mc 10,17-27)

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Anche Giuda risorgerà!  

Almeno un istante della propria vita
ognuno di noi è stato Giuda.
Nelle relazioni con gli altri
è sempre in agguato il Giuda che è dentro di noi.
E quando viene il tempo dell’ultima cena
non riusciamo a spiegarci come possa un amico
tramutarsi in nemico
senza perché.
Pasqua è festa di misericordia
Perché dis-vela che ciascuno di noi è Giuda
senza essere Giuda
ma proprio come Giuda
è stato perdonato e chiamato a risorgere
dall’infinita misericordia di Dio.

Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte prima della Professione di Fede

27 febbraio 2017

PARTE PRIMA 

LA PROFESSIONE DELLA FEDE

SEZIONE SECONDA: 

LA PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA

CAPITOLO SECONDO 

CREDO IN GESU’ CRISTO, UNICO FIGLIO DI DIO

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ARTICOLO 5 

GESU’ CRISTO « DISCESE AGLI INFERI, 

IL TERZO GIORNO RISUSCITO’ DA MORTE »

Paragrafo 2

IL TERZO GIORNO RISUSCITÒ DA MORTE

638 « Noi vi annunziamo la Buona Novella che la promessa fatta ai padri si è compiuta, poiché Dio l’ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù » (At 13,32-33). La risurrezione di Gesù è la verità culminante della nostra fede in Cristo, creduta e vissuta come verità centrale dalla prima comunità cristiana, trasmessa come fondamentale dalla Tradizione, stabilita dai documenti del Nuovo Testamento, predicata come parte essenziale del mistero pasquale insieme con la croce:

« Cristo è risuscitato dai morti.

Con la sua morte ha vinto la morte,

ai morti ha dato la vita ». 540

I. L’avvenimento storico e trascendente

639 Il mistero della risurrezione di Cristo è un avvenimento reale che ha avuto manifestazioni storicamente constatate, come attesta il Nuovo Testamento. Già verso l’anno 56 san Paolo può scrivere ai cristiani di Corinto: « Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici » (1 Cor 15,3-4). L’Apostolo parla qui della tradizione viva della risurrezione che egli aveva appreso dopo la sua conversione alle porte di Damasco. 541

Il sepolcro vuoto

640 « Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato » (Lc 24,5-6). Nel quadro degli avvenimenti di pasqua, il primo elemento che si incontra è il sepolcro vuoto. Non è in sé una prova diretta. L’assenza del corpo di Cristo nella tomba potrebbe spiegarsi altrimenti. 542 Malgrado ciò, il sepolcro vuoto ha costituito per tutti un segno essenziale. La sua scoperta da parte dei discepoli è stato il primo passo verso il riconoscimento dell’evento della risurrezione. Dapprima è il caso delle pie donne, 543 poi di Pietro. 544 Il discepolo « che Gesù amava » (Gv 20,2) afferma che, entrando nella tomba vuota e scorgendo « le bende per terra » (Gv 20,6), vide e credette. 545 Ciò suppone che egli abbia constatato, dallo stato in cui si trovava il sepolcro vuoto, 546 che l’assenza del corpo di Gesù non poteva essere opera umana e che Gesù non era semplicemente ritornato ad una vita terrena come era avvenuto per Lazzaro. 547

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I Novissimi: Paradiso, Il Paradiso esiste?

27 febbraio 2017

Vado a prepararvi un posto

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Credere al Paradiso come accennato precedentemente, è un atto di fede. Nel Vangelo Gesù parla spesso del regno dei cieli in cui i giusti perverranno e nel quale vedranno Dio. Nel discorso della montagna dice: «Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» (Mt 5,12).
Dirà nel giudizio finale: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo» (Mt 25, 34).
Ed ancora: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21).
Lui è la via che conduce al Padre: «Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via». (Gv 14,2:4).

Nell’Apocalisse si parla della nuova Gerusalemme, la Città Santa nella quale Dio abita in mezzo a tutte le sue creature, illuminandole a tal punto da vedere sempre il suo Santo Volto: «Non ci sarà più maledizione. Nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello: i suoi servi lo adoreranno; vedranno il suo volto e porteranno il suo nome sulla fronte. Non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà. E regneranno nei secoli dei secoli». (Ap. 22,3:5).

Nel momento cruciale del martirio a Santo Stefano si spalancò il cielo e il suo sguardo morente poté fissarsi sulla Santissima Trinità.
San Paolo meditò e contemplò il Paradiso quando scrisse: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, ne mai entrarono in cuore di uomo Dio le ha preparato per coloro che lo amano» (1 Cor 2,9).

San Agostino fu tormentato dal desiderio di penetrare il mistero del Paradiso, domandava alla fede: «Oh, fede, amabile fede, vieni in mio soccorso! Dimmi quali sono quelle immense contrade dove i figli di Dio passeggiano! Quali sono le delizie di quei beati lidi! Ci sono là dei fiori? Fragranza di odori eletti? Il nettare e l’ambrosia, che l’empietà fece cibo dei falsi suoi numi, non sarebbero favola per quegli abitatori? Ci sono là graziosi venticelli che riempiono di diletto quei cittadini felici? Qui ci sono collinette, erbose valli, campi ameni e la vista del mare e l’aspetto del cielo: tutto ci ricolma di piacere. Quali sono là gli oggetti di cui l’occhio si pasce? Sono essi almeno in parte simili a questi, oppure saranno per noi affatto nuovi? Oh! Santa fede rischiara i miei dubbi!». E la fede così gli risponde, poggiando sulle Sante Scritture: «II Paradiso è il godimento eterno di Dio, nostra felicità, ed in Lui d’ogni altro bene senza alcun male».

San Girolamo, dopo il suo trapasso, apparve in sogno a San Agostino, il quale non sapeva come presentare il Paradiso all’uomo. Apparendo gli disse: «Agostino, puoi tu comprendere come si possa chiudere in un pugno tutta la terra?». E il santo: «No». «Allora, dimmi ancora: puoi tu almeno comprendere come si possa radunare in un vasetto tutta l’acqua dei mari e dei fiumi?». «No», rispose il santo nuovamente. «E allora non potrai mai descrivere come si possa radunare nel cuore dell’uomo la stessa infinita gioia di Dio».

Gesù disse a Santa Teresa d’Avila, dopo averglielo mostrato in visione: «Vedi, figlia mia, che cosa perdono coloro che mi offendono?». Pensiamo, dunque, cosa perdiamo se, oltre cheoffendere il nostro Dio, non ci procuriamo di conoscere il Paradiso. Non volerlo fare è offendere Dio stesso. E la Santa, innamorata del Paradiso, gli rispose: «Signore, com’è lungo questo esilio! Come il desiderio di vedervi lo rende assai più penoso! Signore, che può fare un’anima chiusa in questo carcere? Com’è lunga la vita dell’uomo, benché si dica che sia breve. Breve, mio Dio, è per arrivare con essa a guadagnarsi la vita che non ha fine, ma lunghissima è per l’anima che desidera di vedersi presto in voi.!».

San Agostino ci dice: «Lo splendore dell’eterna luce è così grande, che se vi si rimanesse anche non più di una giornata, si disprezzerebbero per tal prezzo innumerevoli anni pieni di diletto e di abbondanza di beni terreni». S. Ignazio di Loyola passava le notti a contemplare il Paradiso: «Oh, come mi sembra vile la terra guardando il cielo!».

L’anima che uscirà vittoriosa dalle lotte terrene e avrà fatto brillare le proprie virtù sarà condotta in Paradiso e là godrà di una gioia straordinaria in un’unione contemplativa con Dio. In questa unione troverà l’eterna beatitudine. In quel luogo le anime saranno sommerse, annegate e talmente unite da volere altro che la volontà di Dio, e questo significa essere ciò che Dio stesso è, ossia la beatitudine per grazia Divina.

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Maria a Medjugorje : Messaggio del 25 Febbraio 2017

27 febbraio 2017

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Cari figli! Oggi vi invito a vivere profondamente la vostra fede e a pregare l’Altissimo affinché la rafforzi, cosicché i venti e le tempeste non possano spezzarla. Le radici della vostra fede siano la preghiera e la speranza nella vita eterna. Già adesso, figlioli, lavorate su voi stessi, in questo tempo di grazia nel quale Dio vi dona la grazia affinché attraverso la rinuncia e la chiamata alla conversione siate uomini dalla fede e dalla speranza limpide e perseveranti. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

La chiesa sembra guardare con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Vangelo (Mc 10,28-31) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 28 Febbraio 2017) con commento comunitario

27 febbraio 2017

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,28-31)

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

Questo è il Vangelo del 28 Febbraio, quello del 27 Febbraio lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio salmo (62)61

26 febbraio 2017

Domenica, 26 _ Febbraio _ 2017


Solo in Dio riposa l’anima mia.

[1] Al maestro del coro. Su “Iedutùn”. Salmo. Di Davide.

[2] Solo in Dio riposa l’anima mia:
da lui la mia salvezza.

[3] Lui solo è mia roccia e mia salvezza,
mia difesa: mai potrò vacillare.

[4] Fino a quando vi scaglierete contro un uomo,
per abbatterlo tutti insieme
come un muro cadente,
come un recinto che crolla?

[5] Tramano solo di precipitarlo dall’alto,
godono della menzogna.
Con la bocca benedicono,
nel loro intimo maledicono.

[6] Solo in Dio riposa l’anima mia:
da lui la mia speranza.

[7] Lui solo è mia roccia e mia salvezza,
mia difesa: non potrò vacillare.

[8] In Dio è la mia salvezza e la mia gloria;
il mio riparo sicuro, il mio rifugio è in Dio.

[9] Confida in lui, o popolo, in ogni tempo;
davanti a lui aprite il vostro cuore:
nostro rifugio è Dio.

[10] Sì, sono un soffio i figli di Adamo,
una menzogna tutti gli uomini:
tutti insieme, posti sulla bilancia,
sono più lievi di un soffio.

[11] Non confidate nella violenza,
non illudetevi della rapina;
alla ricchezza, anche se abbonda,
non attaccate il cuore.

[12] Una parola ha detto Dio,
due ne ho udite:
la forza appartiene a Dio,

[13] tua è la fedeltà, Signore;
secondo le sue opere
tu ripaghi ogni uomo.
Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Mt 6,24-34


 

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Mandaci, o Dio, dei folli

Madeleine Delbrel

Mandaci, o Dio, dei folli,
quelli che si impegnano
a fondo,
che amano sinceramente,
non a parole,
e che veramente sanno
sacrificarsi sino alla fine.
Abbiamo bisogno di folli
che accettino di perdersi
per servire Cristo.
Amanti di una vita semplice,
alieni da ogni compromesso,
decisi a non tradire,
pronti a una abnegazione totale,
capaci di accettare qualsiasi compito,
liberi e sottomessi al tempo stesso,
spontanei e tenaci,
dolci e forti.

Visita alla Chiesa Anglicana “All Saints” (26 febbraio 2017)

26 febbraio 2017

VISITA DI PAPA FRANCESCO
ALLA CHIESA ANGLICANA “ALL SAINTS” DI ROMA

Domenica, 26 febbraio 2017

[Multimedia]

Omelia

Domande e risposte

OMELIA

Cari fratelli e sorelle,

vi ringrazio per il gentile invito a celebrare insieme questo anniversario parrocchiale. Sono trascorsi più di duecento anni da quando si tenne a Roma il primo servizio liturgico pubblico anglicano per un gruppo di residenti inglesi che vivevano in questa parte della città. Molto, a Roma e nel mondo, è cambiato da allora. Nel corso di questi due secoli molto è cambiato anche tra Anglicani e Cattolici, che nel passato si guardavano con sospetto e ostilità; oggi, grazie a Dio, ci riconosciamo come veramente siamo: fratelli e sorelle in Cristo, mediante il nostro comune battesimo. Come amici e pellegrini desideriamo camminare insieme, seguire insieme il nostro Signore Gesù Cristo.

Mi avete invitato a benedire la nuova icona di Cristo Salvatore. Cristo ci guarda, e il suo sguardo posato su di noi è uno sguardo di salvezza, di amore e di compassione. È lo stesso sguardo misericordioso che trafisse il cuore degli Apostoli, che iniziarono un cammino di vita nuova per seguire e annunciare il Maestro. In questa santa immagine Gesù, guardandoci, sembra rivolgere anche a noi una chiamata, un appello: “Sei pronto a lasciare qualcosa del tuo passato per me? Vuoi essere messaggero del mio amore, della mia misericordia?”.

La misericordia divina è la sorgente di tutto il ministero cristiano. Ce lo dice l’Apostolo Paolo, rivolgendosi ai Corinzi, nella lettura che abbiamo appena ascoltato. Egli scrive: «Avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d’animo» (2 Cor 4,1). In effetti, san Paolo non ha sempre avuto un rapporto facile con la comunità di Corinto, come dimostrano le sue lettere. Ci fu anche una visita dolorosa a questa comunità e parole concitate vennero scambiate per iscritto. Ma questo brano mostra l’Apostolo che supera le divergenze del passato e, vivendo il suo ministero secondo la misericordia ricevuta, non si rassegna davanti alle divisioni ma si spende per la riconciliazione. Quando noi, comunità di cristiani battezzati, ci troviamo di fronte a disaccordi e ci poniamo davanti al volto misericordioso di Cristo per superarli, facciamo proprio come ha fatto san Paolo in una delle prime comunità cristiane.

Come si cimenta Paolo in questo compito, da dove comincia? Dall’umiltà, che non è solo una bella virtù, è una questione di identità: Paolo si comprende come un servitore, che non annuncia sé stesso, ma Cristo Gesù Signore (v. 5). E compie questo servizio, questo ministero secondo la misericordia che gli è stata accordata (v. 1); non in base alla sua bravura e contando sulle sue forze, ma nella fiducia che Dio lo guarda e sostiene con misericordia la sua debolezza. Diventare umili è decentrarsi, uscire dal centro, riconoscersi bisognosi di Dio, mendicanti di misericordia: è il punto di partenza perché sia Dio a operare. Un Presidente del Consiglio Ecumenico delle Chiese descrisse l’evangelizzazione cristiana come «un mendicante che dice a un altro mendicante dove trovare il pane» (Dr. D.T. Niles). Credo che san Paolo avrebbe approvato. Egli si sentiva “sfamato dalla misericordia” e la sua priorità era condividere con gli altri il suo pane: la gioia di essere amati dal Signore e di amarlo.

Questo è il nostro bene più prezioso, il nostro tesoro, e in questo contesto Paolo introduce una delle sue immagini più note, che possiamo applicare a tutti noi: «Abbiamo questo tesoro in vasi di creta» (v. 7). Siamo solo vasi di creta, ma custodiamo dentro di noi il più grande tesoro del mondo. I Corinzi sapevano bene che era sciocco preservare qualcosa di prezioso in vasi di creta, che erano a buon mercato, ma si crepavano facilmente. Tenere al loro interno qualcosa di pregiato voleva dire rischiare di perderlo. Paolo, peccatore graziato, umilmente riconosce di essere fragile come un vaso di creta. Ma ha sperimentato e sa che proprio lì, dove la miseria umana si apre all’azione misericordiosa di Dio, il Signore opera meraviglie. Così opera la «straordinaria potenza» di Dio (v. 7).

Fiducioso in questa umile potenza, Paolo serve il Vangelo. Parlando di alcuni suoi avversari a Corinto, li chiamerà «superapostoli» (2 Cor 12,11), forse, e con una certa ironia, perché lo avevano criticato per le sue debolezze, da cui loro si ritenevano esenti. Paolo, invece, insegna che solo riconoscendoci deboli vasi di creta, peccatori sempre bisognosi di misericordia, il tesoro di Dio si riversa in noi e sugli altri mediante noi. Altrimenti, saremo soltanto pieni di tesori nostri, che si corrompono e marciscono in vasi apparentemente belli. Se riconosciamo la nostra debolezza e chiediamo perdono, allora la misericordia risanatrice di Dio risplenderà dentro di noi e sarà pure visibile al di fuori; gli altri avvertiranno in qualche modo, tramite noi, la bellezza gentile del volto di Cristo.

A un certo punto, forse nel momento più difficile con la comunità di Corinto, Paolo cancellò una visita che aveva in programma di farvi, rinunciando anche alle offerte che avrebbe ricevuto (2 Cor 1,15-24). Esistevano tensioni nella comunione, ma non ebbero l’ultima parola. Il rapporto si rimise in sesto e l’Apostolo accettò l’offerta per il sostegno della Chiesa di Gerusalemme. I cristiani di Corinto ripresero a operare insieme alle altre comunità visitate da Paolo, per sostenere chi era nel bisogno. Questo è un segno forte di comunione ripristinata. Anche l’opera che la vostra comunità svolge insieme ad altre di lingua inglese qui a Roma può essere vista in questo modo. Una comunione vera e solida cresce e si irrobustisce quando si agisce insieme per chi ha bisogno. Attraverso la testimonianza concorde della carità, il volto misericordioso di Gesù si rende visibile nella nostra città.

Cattolici e Anglicani, siamo umilmente grati perché, dopo secoli di reciproca diffidenza, siamo ora in grado di riconoscere che la feconda grazia di Cristo è all’opera anche negli altri. Ringraziamo il Signore perché tra i cristiani è cresciuto il desiderio di una maggiore vicinanza, che si manifesta nel pregare insieme e nella comune testimonianza al Vangelo, soprattutto attraverso varie forme di servizio. A volte, il progresso nel cammino verso la piena comunione può apparire lento e incerto, ma oggi possiamo trarre incoraggiamento dal nostro incontro. Per la prima volta un Vescovo di Roma visita la vostra comunità. È una grazia e anche una responsabilità: la responsabilità di rafforzare le nostre relazioni a lode di Cristo, a servizio del Vangelo e di questa città.

Incoraggiamoci gli uni gli altri a diventare discepoli sempre più fedeli di Gesù, sempre più liberi dai rispettivi pregiudizi del passato e sempre più desiderosi di pregare per e con gli altri. Un bel segno di questa volontà è il “gemellaggio” realizzato tra la vostra parrocchia di All Saints e quella cattolica di Ognissanti. I Santi di ogni confessione cristiana, pienamente uniti nella Gerusalemme di lassù, ci aprano la via per percorrere quaggiù tutte le possibili vie di un cammino cristiano fraterno e comune. Dove ci si riunisce nel nome di Gesù, Egli è lì (cfr Mt 18,20), e rivolgendo il suo sguardo di misericordia chiama a spendersi per l’unità e per l’amore. Che il volto di Dio splenda su di voi, sulle vostre famiglie e su tutta questa comunità!

Domande e risposte

Domanda: Durante le nostre liturgie, molte persone entrano nella nostra chiesa e si meravigliano perché “sembra proprio una chiesa cattolica!”.

Molti cattolici hanno sentito parlare del Re Enrico VIII, ma sono ignari delle tradizioni anglicane e del progresso ecumenico di questo mezzo secolo.

Cosa vorrebbe dire loro circa il rapporto tra cattolici e anglicani oggi?

Risposta del Papa:

E’ vero, il rapporto tra cattolici e anglicani oggi è buono, ci vogliamo bene come fratelli! E’ vero che nella storia ci sono cose brutte dappertutto, e “strappare un pezzo” dalla storia e portarlo come se fosse un’ “icona” dei [nostri] rapporti non è giusto. Un fatto storico deve essere letto nell’ermeneutica di quel momento, non con un’altra ermeneutica. E i rapporti di oggi sono buoni, ho detto. E sono andati oltre, dalla visita del primate Michael Ramsey, e ancora di più… Ma anche nei santi, noi abbiamo una comune tradizione dei santi che il vostro parroco ha voluto sottolineare. E mai, mai le due Chiese, le due tradizioni hanno rinnegato i santi, i cristiani che hanno vissuto la testimonianza cristiana fino a quel punto. E questo è importante. Ma ci sono stati anche rapporti di fratellanza in tempi brutti, in tempi difficili, dov’erano tanto mischiati il potere politico, economico, religioso, dove c’era quella regola “cuius regio eius religio” ma anche in quei tempi c’erano alcuni rapporti…

[salta collegamento audio]

Io ho conosciuto in Argentina un vecchio gesuita, anziano, io ero giovane lui era anziano, padre Guillermo Furlong Cardiff, nato nella città di Rosario, di famiglia inglese; e lui da ragazzino è stato chierichetto – lui è cattolico, di famiglia inglese cattolica – lui è stato chierichetto a Rosario nei funerali della Regina Vittoria, nella chiesa anglicana. Anche a quei tempi c’era questo rapporto. E i rapporti fra cattolici e anglicani sono rapporti – non so se storicamente si può dire così, ma è una figura che ci aiuterà a pensare – due passi avanti, mezzo passo indietro, due passi avanti mezzo passo indietro… E’ così. Sono umani. E dobbiamo continuare in questo.

C’è un’altra cosa che ha mantenuto forte il collegamento tra le nostre tradizioni religiose: ci sono i monaci, i monasteri. E i monaci, sia cattolici sia anglicani, sono una grande forza spirituale delle nostre tradizioni.

E i rapporti, come vorrei dirvi, sono migliorati ancora di più, e a me piace, questo è buono. “Ma non facciamo tutte le cose uguali…”. Ma camminiamo insieme, andiamo insieme. Per il momento va bene così. Ogni giorno ha la propria preoccupazione. Non so, questo mi viene da dirti. Grazie.

Domanda: Il suo predecessore, Papa Benedetto XVI, ha messo in guardia circa il rischio, nel dialogo ecumenico, di dare la priorità alla collaborazione dell’azione sociale anziché seguire il cammino più esigente dell’accordo teologico.

A quanto pare, Lei sembra preferire il contrario, cioè “camminare e lavorare” insieme per raggiungere la mèta  dell’unità dei cristiani. Vero?

Risposta del Papa:

Io non conosco il contesto nel quale il Papa Benedetto ha detto questo, non conosco e per questo è un po’ difficile per me, mi mette in imbarazzo per rispondere… Ha voluto dire questo o no… Forse può essere stato in un colloquio con i teologi… Ma non sono sicuro. Ambedue le cose sono importanti. Questo certamente. Quale delle due ha la priorità?… E dall’altra parte c’è la famosa battuta del patriarca Atenagora – che è vera, perché io ho fatto la domanda al patriarca Bartolomeo e mi ha detto: “Questo è vero” -, quando ha detto al beato Papa Paolo VI: “Noi facciamo l’unità fra noi, e tutti i teologi li mettiamo in un’isola perché pensino!”. Era uno scherzo, ma ero, storicamente vero, perché io dubitavo ma il patriarca Bartolomeo mi ha detto che è vero. Ma qual è il nocciolo di questo, perché credo che quello che ha detto Papa Benedetto è vero: si deve cercare il dialogo teologico per cercare anche le radici…, sui Sacramenti…, su tante cose su cui ancora non siamo d’accordo… Ma questo non si può fare in laboratorio: si deve fare camminando, lungo la via. Noi siamo in cammino e in cammino facciamo anche queste discussioni. I teologi le fanno. Ma nel frattempo noi ci aiutiamo, noi, l’uno con l’altro, nelle nostre necessità, nella nostra vita, anche spiritualmente ci aiutiamo. Per esempio nel gemellaggio c’era il fatto di studiare insieme la Scrittura, e ci aiutiamo nel servizio della carità, nel servizio dei poveri, negli ospedali, nelle guerre… E’ tanto importante, è tanto importante questo. Non si può fare il dialogo ecumenico fermi. No. Il dialogo ecumenico si fa in cammino, perché il dialogo ecumenico è un cammino, e le cose teologiche si discutono in cammino. Credo che con questo non tradisco la mente di Papa Benedetto, neppure la realtà del dialogo ecumenico. Così la interpreto io. Se io conoscessi il contesto nel quale è stata detta quella espressione, forse direi altrimenti, ma è questo che mi viene da dire.

Domanda: La chiesa All Saints iniziò con un gruppo di fedeli britannici, ma è ormai una Congregazione internazionale con gente proveniente da diversi Paesi.

In alcune regioni dell’Africa, dell’Asia o del Pacifico, i rapporti ecumenici tra le Chiese sono migliori e più creativi che qui in Europa.

Cosa possiamo imparare dall’esempio delle Chiese del Sud del mondo?

Risposta del Papa:

Grazie. E’ vero. Le Chiese giovani hanno una vitalità diversa, perché sono giovani. E cercano un modo di esprimersi diversamente. Per esempio, una liturgia qui a Roma, o pensi a Londra o a Parigi, non è la stessa che una liturgia nel tuo Paese, dove la cerimonia liturgica, cattolica pure, si esprime con una gioia, con la danza e tante forme diverse proprie di quelle Chiese giovani. Le Chiese giovani hanno più creatività; e all’inizio anche qui in Europa era lo stesso: si cercava…. Quando tu leggi, per esempio, nella Didaché, come si faceva l’Eucaristia, l’incontro fra i cristiani, c’era una grande creatività. Poi crescendo, crescendo la Chiesa si è consolidata bene, è cresciuta a un’età adulta. Ma le chiese giovani hanno più vitalità e anche hanno il bisogno di collaborare, un bisogno forte. Per esempio io sto studiando, i miei collaboratori stanno studiando la possibilità di un viaggio in Sud Sudan. Perché? Perché sono venuti i Vescovi, l’anglicano, il presbiteriano e il cattolico, tre insieme a dirmi: “Per favore, venga in Sud Sudan, soltanto una giornata, ma non venga solo, venga con Justin Welby”, cioè con l’arcivescovo di Canterbury. Da loro, Chiesa giovane, è venuta questa creatività. E stiamo pensando se si può fare, se la situazione è troppo brutta laggiù… Ma dobbiamo fare perché loro, i tre, insieme vogliono la pace, e loro lavorano insieme per la pace… C’è un aneddoto molto interessante. Quando il Beato Paolo VI ha fatto la beatificazione dei martiri dell’Uganda – Chiesa giovane –,   fra i martiri – erano catechisti, tutti, giovani – alcuni erano cattolici e altri anglicani, e tutti sono stati martirizzati dallo stesso re, in odio alla fede e perché loro non hanno voluto seguire le proposte sporche del re. E Paolo VI si è trovato in imbarazzo perché diceva: “Io devo beatificare gli uni e gli altri, sono martiri gli uni e gli altri”. Ma, in quel momento della Chiesa Cattolica, non era tanto possibile fare quella cosa. C’era appena stato il Concilio… Ma quella Chiesa giovane oggi celebra gli uni e gli altri insieme; anche Paolo VI nell’omelia, nel discorso, nella Messa di beatificazione ha voluto nominare i catechisti anglicani martiri della fede allo stesso livello dei catechisti cattolici. Questo lo fa una Chiesa giovane. Le Chiese giovani hanno coraggio, perché sono giovani; come tutti i giovani hanno più coraggio di noi… non tanto giovani!

E poi, la mia esperienza. Io ero molto amico degli anglicani a Buenos Aires, perché la parte di dietro della parrocchia della Merced era comunicante con la cattedrale anglicana. Ero molto amico del Vescovo Gregory Venables, molto amico. Ma c’è un’altra esperienza: nel nord dell’Argentina ci sono le missioni anglicane con gli aborigeni e le missioni cattoliche con gli aborigeni, e il Vescovo anglicano e il Vescovo cattolico di là lavorano insieme, e insegnano. E quando la gente non può andare la domenica alla celebrazione cattolica va a quella anglicana, e gli anglicani vanno alla cattolica, perché non vogliono passare la domenica senza una celebrazione; e lavorano insieme. E qui la Congregazione per la Dottrina della Fede lo sa. E fanno la carità insieme. E i due i Vescovi sono amici e le due comunità sono amiche.

Credo che questa sia una ricchezza che le nostre Chiese giovani possono portare all’Europa e alle Chiese che hanno una grande tradizione. E loro dare a noi la solidità di una tradizione molto, molto curata e molto pensata. E’ più facile, è vero, l’ecumenismo nelle Chiese giovani. E’ vero. Ma credo che – e ritorno alla seconda domanda – è forse più solido nella ricerca teologica l’ecumenismo in una Chiesa più matura, più invecchiata nella ricerca, nello studio della storia, della teologia, della liturgia, come è la Chiesa in Europa. E credo che a noi farebbe bene, ad ambedue le Chiese: da qui, dall’Europa inviare alcuni seminaristi a fare esperienze pastorali nelle Chiese giovani, si impara tanto. Loro vengono, dalle chiese giovani, a studiare a Roma, almeno i cattolici, lo sappiamo. Ma inviare loro a vedere, a imparare dalle Chiese giovani sarebbe una grande ricchezza nel senso che Lei ha detto. E’ più facile l’ecumenismo lì, è più facile, cosa che non vuol dire più superficiale, no, non è superficiale. Loro non negoziano la fede e l’identità. Quell’aborigeno ti dice nel nord Argentina: “Io sono anglicano”. Ma non c’è il vescovo, non c’è il pastore, non c’è il reverendo… “Io voglio lodare Dio la domenica e vado alla cattedrale cattolica”, e viceversa. Sono ricchezze delle Chiese giovani. Non so, questo mi viene da dirti.

PAPA FRANCESCO ANGELUS 26 FEBBRAIO 2017

26 febbraio 2017

 

 

 

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 26 febbraio 2017

 

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

L’odierna pagina evangelica (cfr Mt 6,24-34) è un forte richiamo a fidarsi di Dio – non dimenticare: fidarsi di Dio – il quale si prende cura degli esseri viventi nel creato. Egli provvede il cibo a tutti gli animali, si preoccupa dei gigli e dell’erba del campo (cfr vv. 26-28); il suo sguardo benefico e sollecito veglia quotidianamente sulla nostra vita. Essa scorre sotto l’assillo di tante preoccupazioni, che rischiano di togliere serenità ed equilibrio; ma quest’angoscia è spesso inutile, perché non riesce a cambiare il corso degli eventi. Gesù ci esorta con insistenza a non preoccuparci del domani (cfr vv. 25.28.31), ricordando che al di sopra di tutto c’è un Padre amoroso che non si dimentica mai dei suoi figli: affidarsi a Lui non risolve magicamente i problemi, ma permette di affrontarli con l’animo giusto, coraggiosamente, sono coraggioso perché mi affido al mio Padre che ha cura di tutto e che mi vuole tanto bene.

Dio non è un essere lontano e anonimo: è il nostro rifugio, la sorgente della nostra serenità e della nostra pace. È la roccia della nostra salvezza, a cui possiamo aggrapparci nella certezza di non cadere; chi si aggrappa a Dio non cade mai! È la nostra difesa dal male sempre in agguato. Dio è per noi il grande amico, l’alleato, il padre, ma non sempre ce ne rendiamo conto. Non ci rendiamo conto che noi abbiamo un amico, un alleato, un padre che ci vuole bene, e preferiamo appoggiarci a beni immediati che noi possiamo toccare, a beni contingenti, dimenticando, e a volte rifiutando, il bene supremo, cioè l’amore paterno di Dio. Sentirlo Padre, in quest’epoca di orfanezza è tanto importante! In questo mondo orfano, sentirlo Padre. Noi ci allontaniamo dall’amore di Dio quando andiamo alla ricerca ossessiva dei beni terreni e delle ricchezze, manifestando così un amore esagerato a queste realtà.

Gesù ci dice che questa ricerca affannosa è illusoria e motivo di infelicità. E dona ai suoi discepoli una regola di vita fondamentale: «Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio» (v. 33). Si tratta di realizzare il progetto che Gesù ha annunciato nel Discorso della montagna, fidandosi di Dio che non delude – tanti amici o tanti che noi credevamo amici, ci hanno deluso; Dio mai delude! -; darsi da fare come amministratori fedeli dei beni che Lui ci ha donato, anche quelli terreni, ma senza “strafare” come se tutto, anche la nostra salvezza, dipendesse solo da noi. Questo atteggiamento evangelico richiede una scelta chiara, che il brano odierno indica con precisione: «Non potete servire Dio e la ricchezza» (v. 24). O il Signore, o gli idoli affascinanti ma illusori. Questa scelta che siamo chiamati a compiere si ripercuote poi in tanti nostri atti, programmi e impegni. E’ una scelta da fare in modo netto e da rinnovare continuamente, perché le tentazioni di ridurre tutto a denaro, piacere e potere sono incalzanti. Ci sono tante tentazioni per questo.

Mentre onorare questi idoli porta a risultati tangibili anche se fugaci, scegliere per Dio e per il suo Regno non sempre mostra immediatamente i suoi frutti. È una decisione che si prende nella speranza e che lascia a Dio la piena realizzazione. La speranza cristiana è tesa al compimento futuro della promessa di Dio e non si arresta di fronte ad alcuna difficoltà, perché è fondata sulla fedeltà di Dio, che mai viene meno. È fedele, è un padre fedele, è un amico fedele, è un alleato fedele.

La Vergine Maria ci aiuti ad affidarci all’amore e alla bontà del Padre celeste, a vivere in Lui e con Lui. Questo è il presupposto per superare i tormenti e le avversità della vita, e anche le persecuzioni, come ci dimostra la testimonianza di tanti nostri fratelli e sorelle.

Dopo l’Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

rivolgo un cordiale saluto a tutti voi pellegrini di Roma, dell’Italia e di diversi Paesi.

Saluto i fedeli polacchi di Varsavia e di altre località che hanno compiuto un pellegrinaggio mariano; e dalla Spagna quelli di Ciudad Real e i giovani di Formentera.

Saluto i ragazzi di Cuneo, Zelarino, Mattarello e Malcesine, Fino Mornasco e Monteolimpino; i cresimandi di Cavenago d’Adda, Almenno San Salvatore e Serravalle Scrivia; i fedeli di Ferrara, Latina, Sora, Roseto degli Abruzzi, Creazzo e Rivalta sul Mincio.

Saluto il gruppo venuto in occasione della “Giornata delle malattie rare” – grazie, grazie a voi per tutto quello che fate – e auspico che i pazienti e le loro famiglie siano adeguatamente sostenuti nel non facile percorso, sia a livello medico che legislativo.

A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

Vangelo (Mc 10,17-27) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 27 Febbraio 2017) con commento comunitario

26 febbraio 2017

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,17-27)

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Questo è il Vangelo del 27 Febbraio, quello del 26 Febbraio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 6,24-34) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 26 Febbraio 2017) con commento comunitario

25 febbraio 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,24-34)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Questo è il Vangelo del 26 Febbraio, quello del 25 Febbraio lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio salmo 103 (102)

25 febbraio 2017

Sabato, 25 _ Febbraio _ 2017


 

L’amore del Signore è per sempre.

[1] Di Davide.
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.

[2] Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.

[3] Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;

[4] salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia;

[5] egli sazia di beni i tuoi giorni
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.

[6] Il Signore agisce con giustizia
e con diritto verso tutti gli oppressi.

[7] Ha rivelato a Mosè le sue vie,
ai figli d’Israele le sue opere.

[8] Buono e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.

[9] Egli non continua a contestare
e non conserva per sempre il suo sdegno.

[10] Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.

[11] Come il cielo è alto sulla terra,
così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;

[12] come dista l’oriente dall’occidente,
così allontana da noi le nostre colpe.

[13] Come un padre ha pietà dei suoi figli,
così il Signore ha pietà di quanti lo temono.

[14] Perché egli sa di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere.

[15] Come l’erba sono i giorni dell’uomo,
come il fiore del campo, così egli fiorisce.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

«Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso».

  (Mc 10,13-16)


Risultati immagini per gesu e i bambini

Dipende… 

Un pallone da Basket nelle mie mani vale 20 Euro.
Nelle mani di Michael Jordan vale circa 30 milioni di Euro.
Dipende dalle mani in cui si trova.

Una palla da baseball nelle mie mani vale 4 Euro.
Nelle mani di Mark McGuire vale circa 17 milioni di Euro.
Dipende dalle mani in cui si trova.

Una racchetta da tennis nelle mie mani è praticamente inutile.
Nelle mani di Venus Williams, è la vittoria in un torneo.
Dipende dalle mani in cui si trova.

Un bastone nelle mie mani tiene lontano un animale selvatico.
Un bastone, nelle mani di Mosè divide il Mar Rosso.
Dipende dalle mani in cui si trova.

Una fionda nelle mie mani è un giocattolo per bambini.
Una fionda nelle mani di Davide è un’arma straordinaria.
Dipende dalle mani in cui si trova.

Due pesci e cinque panini nelle mie mani sono una buona merenda.
Due pesci e cinque panini nelle mani di Dio sfamano le moltitudini.
Dipende dalle mani in cui si trovano.

I chiodi nelle mie mani possono produrre una cuccia per cani.
Nelle mani di Gesù Cristo producono salvezza per il mondo intero.
Dipende dalle mani in cui si trovano.

Come vedi, tutto dipende dalle mani in cui gli oggetti si trovano.
Allora, metti i tuoi ragionamenti, le tue preoccupazioni, le tue paure
le tue speranze, i tuoi sogni, la tua famiglia e i tuoi rapporti con
gli altri nelle mani di Dio, perché…
…dipende dalle mani in cui si trovano.

Liturgia del giorno: Audio salmo 119 (118)

24 febbraio 2017

Venerdì, 24 _ Febbraio _2017


Guidami, Signore, sul sentiero dei tuoi comandi.

[1] Alleluia.
Beato l’uomo di integra condotta,
che cammina nella legge del Signore.

[2] Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.

[3] Non commette ingiustizie,
cammina per le sue vie.

[4] Tu hai dato i tuoi precetti
perché siano osservati fedelmente.

[5] Siano diritte le mie vie,
nel custodire i tuoi decreti.

[6] Allora non dovrò arrossire
se avrò obbedito ai tuoi comandi.

[7] Ti loderò con cuore sincero
quando avrò appreso le tue giuste sentenze.

[8] Voglio osservare i tuoi decreti:
non abbandonarmi mai.

[9] Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Custodendo le tue parole.

[10] Con tutto il cuore ti cerco:
non farmi deviare dai tuoi precetti.

[11] Conservo nel cuore le tue parole
per non offenderti con il peccato.

[12] Benedetto sei tu, Signore;
mostrami il tuo volere.

[13] Con le mie labbra ho enumerato
tutti i giudizi della tua bocca.

[14] Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia
più che in ogni altro bene.

[15] Voglio meditare i tuoi comandamenti,
considerare le tue vie.

Premere qui per ascoltare il salmo.


Ritaglio del Vangelo odierno:

Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto.

Mc 10,1-12


 

L'immagine può contenere: una o più persone

Cercando la felicità

ho trovato Dio

Seguire il Cristo

Frére Roger

Seguire il Cristo con cuore deciso,
non è accendere un fuoco d’artificio che lampeggia e poi si spegne.

È entrare, poi rimanere, in un cammino di fiducia
che può durare tutta la vita.

La gioia del Vangelo,
lo spirito della lode,
supporrà sempre una decisione interiore.

Osare cantare il Cristo fino alla gioia serena…

Non una gioia qualsiasi,
ma quella che proviene direttamente dalle sorgenti del Vangelo.

 

 

Messa Santa Marta 24.02.2017 _ Gesù non negozia la verità, la casistica è ipocrita

24 febbraio 2017

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Giustizia e misericordia

Venerdì, 24 febbraio 2017

(da: www.osservatoreromano.va)

«Signore, che io sia giusto, ma giusto con misericordia»: è la preghiera suggerita da Papa Francesco per non cadere nell’«inganno ipocrita» della «casistica», nella «logica del “si può” e “non si può”». Consapevoli che «in Dio giustizia è misericordia e misericordia è giustizia». Sono queste le linee essenziali della riflessione proposta dal Pontefice nella messa celebrata venerdì mattina, 24 febbraio, a Santa Marta.

«C’erano tre gruppi di persone che seguivano Gesù» ha fatto subito notare Francesco, riferendosi al passo evangelico di Marco (10, 1-12) proposto dalla liturgia. E così, anzitutto, «la folla lo seguiva per imparare, perché lui parlava con autorità». Certo, ha aggiunto, lo seguiva «anche, per farsi guarire». Il secondo gruppo è composto da «dottori della legge» che, invece, «lo seguivano per metterlo alla prova: si avvicinavano e per metterlo alla prova domandavano cose». Ci sono poi «i discepoli, il terzo gruppo: lo seguivano perché erano attaccati a lui, Gesù stesso li aveva chiamati per essere vicini». E così «questi tre gruppi seguivano sempre Gesù».

Marco racconta che al Signore «si avvicinano questi dottori della legge: è chiaro, lo dice il Vangelo, per metterlo alla prova domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie». Ma «Gesù — ha spiegato il Papa — non risponde se sia lecito o non sia lecito; non entra nella loro logica casistica, perché loro pensavano soltanto alla fede in termini di “si può” o “non si può”, fino a dove “si può”, fino a dove “non si può”». Però in «quella logica della casistica Gesù non ci entra». Anzi, a loro «rivolge una domanda: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”». In pratica chiede «che cosa c’è nella vostra legge?”».

Nel rispondere a questa domanda di Gesù, ha fatto presente Francesco, i dottori della legge «spiegano il permesso che ha dato Mosè per ripudiare la moglie, e sono proprio loro a cadere nel tranello, perché Gesù li qualifica “duri di cuore”». E si rivolge loro così: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma». E così Gesù «dice la verità, senza casistica, senza permessi, la verità: “Dall’inizio della creazione, Dio li fece maschio e femmina”». E continua: «Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre» e «si mette in cammino», e «si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola». Perciò «non sono più due, ma una sola carne». E questa, ha affermato il Papa, «non è né casistica, né permesso: è la verità; Gesù dice sempre la verità».

Marco, poi, racconta nel suo Vangelo anche la reazione del «terzo gruppo, i discepoli, a casa: lo interrogarono di nuovo su questo argomento per capire meglio, perché loro conoscevano questo permesso di Mosè, questa legge di Mosè». E «Gesù è ancora molto chiaro: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Dunque Gesù dice «la verità», ha affermato il Pontefice. Egli «esce dalla logica casistica e spiega le cose come sono state create, spiega la verità». Ma «sicuramente, qualcuno può pensare: “Sì, la verità è questa, ma tu, Gesù, tu sei andato lì a parlare con un’adultera!”». E anche «tante volte adultera: cinque, credo». Perciò, così facendo, «sei diventato impuro. E sei diventato impuro anche perché quella era pagana, era una samaritana. E parlare con uno che non era ebreo ti faceva impuro e sei diventato impuro, anche perché hai bevuto dal bicchiere di lei, che non era stato purificato». Allora, «come mai tu dici che questo è adulterio, che questo è grave, e poi parli con quella, le spieghi il catechismo e bevi anche quello che lei ti dà?». E ancora: «Un’altra volta ti hanno portato un’adultera — chiaro a tutti: l’hanno presa in adulterio — e tu, alla fine, cosa hai detto? “Io non ti condanno, non peccare più”. Ma come si spiega questo?» si potrebbe, dunque, obiettare.

«È il cammino cristiano» è stata la risposta del Pontefice. Si tratta del «cammino di Gesù, perché anche lui — pensiamo a Matteo, a Zaccheo, ai banchetti che fa con tutti i peccatori — andava da loro, a mangiare». E «il cammino di Gesù, si vede chiaro, è il cammino dalla casistica alla verità e alla misericordia: Gesù lascia fuori la casistica». E «a quelli che volevano metterlo alla prova, a quelli che pensavano con questa logica del “si può”, li qualifica — non qui, ma in altro passo del Vangelo — ipocriti». E questo vale anche «con il quarto comandamento: questi negavano di assistere i genitori con la scusa che avevano dato una bella offerta alla Chiesa, ipocriti!». Perché, ha insistito Francesco, «la casistica è ipocrita, è un pensiero ipocrita: “si può, non si può”». Un pensiero «che poi diventa più sottile, più diabolico: “Ma fino a chi posso? Ma di qui a qui, non posso”». È «l’inganno della casistica». Invece «no: dalla casistica alla verità ma la verità è questa». E «Gesù non negozia la verità, mai: la dice tale e quale è».

Ma non c’è «solo la verità», ha spiegato il Papa. C’è «anche la misericordia, perché lui è l’incarnazione della misericordia del Padre e non può negare se stesso». E «non può negare se stesso perché è la verità del Padre, e non può negare se stesso perché è la misericordia del Padre». E «questa — ha proseguito — è la strada che Gesù ci insegna a percorrere: non è facile, nella vita, quando vengono le tentazioni: pensiamo alle tentazioni di affari». In quel caso «gli affaristi» dicono: «Io posso fare fino a qui, licenzio questi dipendenti e guadagno più di qua». È «la casistica», appunto. «Quando la tentazione ti tocca il cuore — ha affermato il Papa — questo cammino di uscire dalla casistica alla verità e alla misericordia non è facile: ci vuole la grazia di Dio perché ci aiuti ad andare così avanti. E dobbiamo chiederla sempre».

«Signore, che io sia giusto, ma giusto con misericordia» è la preghiera suggerita da Francesco. Ma «non giusto, coperto dalla casistica». Invece la preghiera da fare al Signore è per essere «giusto nella misericordia, come sei tu, giusto nella misericordia». E «poi uno di mentalità casistica può domandare: che cosa è più importante in Dio, giustizia o misericordia?». Ma questo «è un pensiero malato, che cerca di uscire: cosa è più importante?». In realtà «non sono due: è uno solo, una sola cosa. In Dio, giustizia è misericordia e misericordia è giustizia». E «il Signore — ha concluso il Papa — ci aiuti a capire questa strada, che non è facile, ma ci farà felici, a noi, e farà felice tanta gente».

Agostino d’Ippona , Confessioni: Libro Quinto

24 febbraio 2017

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Gradevole modestia di Fausto

  1. 12. Dopoché mi apparve abbastanza chiaramente l’incompetenza di quell’uomo nelle discipline in cui l’avevo immaginato eccellente, cominciai a perdere la speranza di avere da lui spiegate e risolte le questioni che mi turbavano. Naturalmente avrebbe potuto ignorare le mie questioni, e possedere la verità religiosa; ma a patto di non essere un manicheo. I libri manichei rigurgitano d’interminabili favole sul cielo, le stelle, il sole, la luna, e io desideravo appunto questo: che dimostrasse intelligentemente, dopo averle raffrontate con le spiegazioni matematiche da me lette altrove, come la spiegazione offerta dai testi di Mani fosse preferibile o di certo almeno pari; ma non speravo più tanto. Gli sottoposi tuttavia le questioni, affinché le considerasse e discutesse. Egli con innegabile modestia e cautela si rifiutò di addossarsi il pesante fardello; non ignaro della propria ignoranza in materia, non si vergognò di riconoscerla. Era dunque ben diverso dai molti chiacchieroni che avevo dovuto sopportare e che avevano cercato di erudirmi senza dire nulla. Costui aveva un’intelligenza, se non diretta verso di te, però non troppo incauta verso se stessa. Non del tutto inesperto della propria inesperienza, evitò di rinchiudersi con una disputa temeraria in una posizione senza uscite e di non facile ritirata per lui. Anche questo atteggiamento me lo rese ancora più accetto. La modestia di un animo che si apre è più bella della scienza che io cercavo; e quell’uomo lo trovai sempre così in tutte le questioni un po’ difficili e sottili.

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I Novissimi: Paradiso/ Introduzione

24 febbraio 2017

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Verità trascendentale

Il cammino che stiamo per intraprendere è entusiasmante perché ti porterà a scoprire gradatamente quelle verità che scioglieranno i dubbi che forse celavi segretamente nel tuo cuore. Cercheremo di rispondere alle domande: Il Paradiso esiste? Come è possibile andarci? Esiste un tribunale di Dio ed un suo Giudizio ultimo? Alcuni Santi e Mistici ebbero la visione del Paradiso?
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Preghiera del giorno: SPIRITO SANTO CHE COMPI MIRACOLI/Sant’Agostino

24 febbraio 2017

SPIRITO SANTO CHE COMPI MIRACOLI

 Risultato immagine per spirito santo

Vieni, o Spirito Santo,

che in alcuni compi miracoli,

in altri annunci la verità,

in altri custodisci la verginità,

in altri ancora custodisci

la pudicizia coniugale.

(more…)

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA QUARESIMA 2017   La Parola è un dono. L’altro è un dono

24 febbraio 2017

Risultato immagine per messaggio di papa Francesco sulla quaresima 2017

Cari fratelli e sorelle,

la Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. E sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio «con tutto il cuore» (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore. Gesù è l’amico fedele che non ci abbandona mai, perché, anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016).

La Quaresima è il momento favorevole per intensificare la vita dello spirito attraverso i santi mezzi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Alla base di tutto c’è la Parola di Dio, che in questo tempo siamo invitati ad ascoltare e meditare con maggiore assiduità. In particolare, qui vorrei soffermarmi sulla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro (cfr Lc 16,19-31). Lasciamoci ispirare da questa pagina così significativa, che ci offre la chiave per comprendere come agire per raggiungere la vera felicità e la vita eterna, esortandoci ad una sincera conversione.

1. L’altro è un dono

La parabola comincia presentando i due personaggi principali, ma è il povero che viene descritto in maniera più dettagliata: egli si trova in una condizione disperata e non ha la forza di risollevarsi, giace alla porta del ricco e mangia le briciole che cadono dalla sua tavola, ha piaghe in tutto il corpo e i cani vengono a leccarle (cfr vv. 20-21). Il quadro dunque è cupo, e l’uomo degradato e umiliato.

La scena risulta ancora più drammatica se si considera che il povero si chiama Lazzaro: un nome carico di promesse, che alla lettera significa «Dio aiuta». Perciò questo personaggio non è anonimo, ha tratti ben precisi e si presenta come un individuo a cui associare una storia personale. Mentre per il ricco egli è come invisibile, per noi diventa noto e quasi familiare, diventa un volto; e, come tale, un dono, una ricchezza inestimabile, un essere voluto, amato, ricordato da Dio, anche se la sua concreta condizione è quella di un rifiuto umano (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016).

Lazzaro ci insegna che l’altro è un dono. La giusta relazione con le persone consiste nel riconoscerne con gratitudine il valore. Anche il povero alla porta del ricco non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita. Il primo invito che ci fa questa parabola è quello di aprire la porta del nostro cuore  all’altro, perché ogni persona è un dono, sia il nostro vicino sia il povero sconosciuto. La Quaresima è un tempo propizio per aprire la porta ad ogni bisognoso e riconoscere in lui o in lei il volto di Cristo. Ognuno di noi ne incontra sul proprio cammino. Ogni vita che ci viene incontro è un dono e merita accoglienza, rispetto, amore. La Parola di Dio ci aiuta ad aprire gli occhi per accogliere la vita e amarla, soprattutto quando è debole. Ma per poter fare questo è necessario prendere sul serio anche quanto il Vangelo ci rivela a proposito dell’uomo ricco.

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Vangelo (Mc 10,13-16) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 25 Febbraio 2017) con commento comunitario

24 febbraio 2017

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,13-16)

In quel tempo, presentavano a Gesù dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso».
E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, ponendo le mani su di loro.

Questo è il Vangelo del 25 Febbraio, quello del 24 Febbraio lo potete trovare qualche post più sotto.

Omelia di Papa Francesco del 23 febbraio 2017 – Il cristiano non dia scandalo con una doppia vita

23 febbraio 2017

 

 

 

 

 

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Non rimandare la conversione

Giovedì, 23 febbraio 2017

(da: www.osservatoreromano.va)

Lo «scandalo» di chi si professa cristiano e poi mostra il suo vero volto con una vita che cristiana non è per nulla; e la controtestimonianza di chi «sfrutta» e «distrugge» le vite degli altri fingendo di essere un buon cattolico. Su questo si è incentrata la messa celebrata giovedì 23 febbraio a Santa Marta da Papa Francesco, il quale, commentando le severe parole usate da Gesù nel Vangelo, ha chiamato alla conversione i protagonisti di certe «doppie vite».

L’omelia del Pontefice ha preso le mosse dal salmo 1, nel quale si legge: «Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi, non resta nella vita dei peccatori e non siede in compagnia degli arroganti, ma nella legge del Signore trova la sua gioia. La sua legge medita giorno e notte». La Scrittura, ha spiegato Francesco, si riferisce all’uomo che ha «la sua forza» nel Signore, «che si sente piccolo, che sa che senza il Signore non può fare nulla». Costui «è il benedetto del Signore».

Più avanti, ha aggiunto, il salmo propone anche la «contrapposizione tra quelli che seguono la legge del Signore e quelli arroganti, malvagi». È la stessa contrapposizione che si ritrova nel vangelo del giorno (Marco, 9, 41-50). Anche in quel brano «ci sono i buoni e ci sono i cattivi». Dietro le parole di Gesù si percepisce «la figura di questi giusti che si sentono piccoli, ma la loro fiducia è nel Signore». Un passo, ha fatto notare il Papa, in cui «per quattro volte» ritorna la parola «scandalo». E nell’usarla il Signore «è stato molto forte», tant’è che dice: «Guai a scandalizzare uno di questi piccoli. Guai!». Infatti, ha spiegato il Pontefice, «lo scandalo, per il Signore, è distruzione». E Gesù consiglia: «È meglio distruggere te stesso che distruggere gli altri. Tagliati la mano, tagliati il piede, togliti l’occhio, buttati a mare. Ma non scandalizzare i piccoli, cioè i giusti, quelli che si fidano del Signore, che semplicemente credono nel Signore».

A questo punto il Pontefice si è chiesto: «Ma cosa è lo scandalo?». La risposta tocca la vita concreta di ogni persona: «Lo scandalo è dire una cosa e farne un’altra; è la doppia vita». Un esempio? «Io sono molto cattolico, io vado sempre a messa, appartengo a questa associazione e a un’altra; ma la mia vita non è cristiana, non pago il giusto ai miei dipendenti, sfrutto la gente, sono sporco negli affari, faccio riciclaggio del denaro». Questa è una «doppia vita». Purtroppo, ha considerato il Papa, «tanti cattolici sono così, E questi scandalizzano».

Parole chiare che riportano ognuno alla vita di tutti giorni: «Quante volte abbiamo sentito», ha aggiunto Francesco, «nel quartiere e in altre parti: “Ma per essere cattolico come quello, meglio essere ateo”. È quello, lo scandalo», che «distrugge», che «butta giù». E «questo succede tutti i giorni: basta vedere il telegiornale o guardare i giornali. Sui giornali ci sono tanti scandali, e anche c’è la grande pubblicità degli scandali. E con gli scandali si distrugge».

A spiegazione ulteriore delle sue parole, il Pontefice ha raccontato un fatto recente relativo a «una ditta importante» che era «sull’orlo del fallimento». Giacché, ha detto, le autorità «volevano evitare uno sciopero giusto, ma che non avrebbe fatto bene», cercarono di mettersi in contatto con il responsabile della ditta. E dov’era costui mentre «la ditta stava fallendo» e la gente «non riceveva lo stipendio del proprio lavoro»? Questo dirigente, che pure diceva di essere «un uomo cattolico, molto cattolico», si trovava «su una spiaggia del Medio oriente» a fare «vacanze d’inverno». Il fatto, ha aggiunto il Papa, «non è uscito sui giornali», ma «la gente lo ha saputo». Questi «sono gli scandali, la doppia vita». E Gesù a chi si comporta così dice: «A questi piccoli, questi poveri che credono in me, non rovinarli con la tua doppia vita».

Parafrasando un altro passo del vangelo, il Pontefice ha immaginato il momento in cui chi dà scandalo busserà alla porta del Cielo: «Sono io, Signore!» — «Ma sì, non ti ricordi? Io andavo in chiesa, ti ero vicino, appartenevo a tale associazione, faccio questo… non ti ricordi di tutte le offerte che ho fatto?» — «Sì, ricordo. Le offerte, quelle le ricordo: tutte sporche. Tutte rubate ai poveri. Non ti conosco».

Il problema, ha spiegato il Papa, nasce da un atteggiamento che si ritrova ben descritto proprio nella prima lettura del giorno (Siracide, 5, 1-10): «Non confidare nelle tue ricchezze, e non dire “basto a me stesso”». E ancora: «Non seguire il tuo istinto e la tua forza, assecondando le passioni del tuo cuore». La doppia vita, cioè, «viene dal seguire le passioni del cuore, i peccati capitali che sono le ferite del peccato originale». Chi dà scandalo, ha detto Francesco, segue queste passioni anche se le nasconde. La Scrittura ammonisce queste persone che, pur riconoscendo il loro errore, contano sul fatto che «il Signore è paziente, si dimenticherà…». E invita tutti a «non rimandare la conversione».

Un invito ribadito dal Pontefice a ogni cristiano: «A ognuno di noi, farà bene, oggi, pensare se c’è qualcosa di doppia vita in noi, di apparire giusti, di sembrare buoni credenti, buoni cattolici, ma da sotto fare un’altra cosa». Si tratta di comprendere se l’atteggiamento è quello di chi dice: «Ma, sì, il Signore mi perdonerà poi tutto, ma io continuo…» e, pur consapevole dei propri errori, ripete: «Sì, questo non va bene, mi convertirò, ma oggi no: domani». Un esame di coscienza che deve portare alla conversione del cuore, a partire dalla consapevolezza che «lo scandalo distrugge».

Liturgia del giorno: Audio salmo 1

23 febbraio 2017

Giovedì, 23 _ Febbraio _ 2017


 

Beato l’uomo che confida nel Signore.

[1] Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti;

[2] ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte.

[3] Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere.

[4] Non così, non così gli empi:
ma come pula che il vento disperde;

[5] perciò non reggeranno gli empi nel giudizio,
né i peccatori nell’assemblea dei giusti.

[6] Il Signore veglia sul cammino dei giusti,
ma la via degli empi andrà in rovina.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Ritaglio del Vangelo odierno:

 Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».

Mc 9,41-50


 

 

 

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Troppo facile

Troppo facile, Signore, ringraziarti
perché mi offri l’acqua.
Io vorrei ringraziarti per la sete.
Non ti rendo grazie per il pane, ma per la fame.
Non ti lodo per la luce, ma per il bisogno di essa.
Non ti dico grazie per l’amore,
ma perché non posso fare a meno dell’amore “vero”.
Non ti benedico per la strada,
ma per i passi che mi dai la voglia di fare.
Non ti sono riconoscente per le spiegazioni,
ma per le domande.
Ti ringrazio non per l’incontro,
ma per la veglia nel cuore della notte.
Non per il riposo, ma per l’inquietudine.
Non per l’appagamento, ma per l’insoddisfazione.
Non per il conforto, ma per la scomodità.
Non per le sicurezze e le evidenze, ma per il mistero.
Non per la scoperta, ma per l’avventura esaltante.
Non per le certezze, ma per la ricerca rischiosa.
Non per i risultati, ma per la pazienza ostinata.
Non per la terra promessa, ma per l’esodo.
Non per il dono, ma per l’attesa.
Non per la parola, ma per il silenzio
che la prepara e la esige.
Non per il traguardo raggiunto,
i risultati conseguiti,
ma per le infinite partenze.

 

 

 

I frutti dello Spirito

23 febbraio 2017

La via del discernimento a misura, la via dell’incontro, possono aprire più profondi varchi di comprensione nella persona, nel suo vario rapporto con gli altri, e ad ogni livello, ecclesiale, interreligioso, politico… Si possono sciogliere tendenzialmente sempre più tante cause di incomprensione, di separazione, di difficile collaborazione… Anche se gradualmente, ci avviamo forse verso nuovi possibili percorsi di crescita libera, di dialogo sereno, di partecipazione comune. Si tratta di criteri che già segnalano una più bella umanità, che, per esempio, non assale l’altro alla prima parola magari equivocabile ma casomai con amore dialoga per comprendersi meglio. Su questa via le possibili difficoltà nella comunicazione possono divenire esse stesse occasioni per comprendere meglio certe questioni di fondo. Per esempio secondo qualcuno oggi la Chiesa sta rinunciando ai riferimenti della fede. Nel manifestarsi di tali osservazioni si può chiarire che la Chiesa riconosce, nella loro essenza, per grazia, i riferimenti di fondo della fede come ce li hanno trasmessi Gesù e gli apostoli. Per esempio l’indissolubilita’ del matrimonio, chiaramente rivelata, nella fede, nei vangeli. Nella storia stessa della Chiesa vediamo che hanno subito modifiche, approfondimenti, per esempio, aspetti ascrivibili al contesto storico, ad una più profonda comprensione dell’amore attento, a misura, con il quale Gesù accompagna il cammino personalissimo di ciascuno verso la pienezza dell’amore. La stragrande maggioranza delle persone è contenta di scoprire un Dio che ama senza condizioni, che con discrezione aiuta in ogni amorevole modo a crescere. Se, abbastanza raramente, qualcuno è turbato da certe voci critiche la sua stessa vita personale, familiare, lo aiutano spessissimo facilmente a comprendere con gioia, appena vi accenni in tal senso, il significato di questa maturazione nella Chiesa. Il cuore di una mamma può comprendere subito, presto, che forzare troppo il figlio, ormai grandicello, nella fede può risultare talora controproducente, può non farlo sentire amato, capito. Può comprendere presto che si può pregare per la fede del figlio e accompagnarlo, aiutarlo, con amore, a misura, lungo le tappe del suo personale percorso di crescita. Senza dunque che questo significhi che la fede in Cristo non sia la vera fede. Anzi aiutandoci a percepire meglio che si tratta di un dono meraviglioso.

Vangelo (Mc 10,1-12) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 24 Febbraio 2017) con commento comunitario

23 febbraio 2017

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,1-12)

In quel tempo, Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare.
Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Questo è il Vangelo del 24 Febbraio, quello del 23 Febbraio lo potete trovare qualche post più sotto.

Catechesi di Papa Francesco nell’Udienza Generale del 22 febbraio 2017

22 febbraio 2017

 

 

 

 

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 22 febbraio 2017

[Multimedia]

La Speranza cristiana – 12. Nella speranza ci riconosciamo tutti salvati (cfr Rm 8,19-27)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Spesso siamo tentati di pensare che il creato sia una nostra proprietà, un possedimento che possiamo sfruttare a nostro piacimento e di cui non dobbiamo rendere conto a nessuno. Nel passo della Lettera ai Romani (8,19-27) di cui abbiamo appena ascoltato una parte, l’Apostolo Paolo ci ricorda invece che la creazione è un dono meraviglioso che Dio ha posto nelle nostre mani, perché possiamo entrare in relazione con Lui e possiamo riconoscervi l’impronta del suo disegno d’amore, alla cui realizzazione siamo chiamati tutti a collaborare, giorno dopo giorno.

Quando però si lascia prendere dall’egoismo, l’essere umano finisce per rovinare anche le cose più belle che gli sono state affidate. E così è successo anche per il creato. Pensiamo all’acqua. L’acqua è una cosa bellissima e tanto importante; l’acqua ci dà la vita, ci aiuta in tutto ma per sfruttare i minerali si contamina l’acqua, si sporca la creazione e si distrugge la creazione. Questo è un esempio soltanto. Ce ne sono tanti. Con l’esperienza tragica del peccato, rotta la comunione con Dio, abbiamo infranto l’originaria comunione con tutto quello che ci circonda e abbiamo finito per corrompere la creazione, rendendola così schiava, sottomessa alla nostra caducità. E purtroppo la conseguenza di tutto questo è drammaticamente sotto i nostri occhi, ogni giorno. Quando rompe la comunione con Dio, l’uomo perde la propria bellezza originaria e finisce per sfigurare attorno a sé ogni cosa; e dove tutto prima rimandava al Padre Creatore e al suo amore infinito, adesso porta il segno triste e desolato dell’orgoglio e della voracità umani. L’orgoglio umano, sfruttando il creato, distrugge.

Il Signore però non ci lascia soli e anche in questo quadro desolante ci offre una prospettiva nuova di liberazione, di salvezza universale. È quello che Paolo mette in evidenza con gioia, invitandoci a prestare ascolto ai gemiti dell’intero creato. Se facciamo attenzione, infatti, intorno a noi tutto geme: geme la creazione stessa, gemiamo noi esseri umani e geme lo Spirito dentro di noi, nel nostro cuore. Ora, questi gemiti non sono un lamento sterile, sconsolato, ma – come precisa l’Apostolo – sono i gemiti di una partoriente; sono i gemiti di chi soffre, ma sa che sta per venire alla luce una vita nuova. E nel nostro caso è davvero così. Noi siamo ancora alle prese con le conseguenze del nostro peccato e tutto, attorno a noi, porta ancora il segno delle nostre fatiche, delle nostre mancanze, delle nostre chiusure. Nello stesso tempo, però, sappiamo di essere stati salvati dal Signore e già ci è dato di contemplare e di pregustare in noi e in ciò che ci circonda i segni della Risurrezione, della Pasqua, che opera una nuova creazione.

Questo è il contenuto della nostra speranza. Il cristiano non vive fuori dal mondo, sa riconoscere nella propria vita e in ciò che lo circonda i segni del male, dell’egoismo e del peccato. È solidale con chi soffre, con chi piange, con chi è emarginato, con chi si sente disperato… Però, nello stesso tempo, il cristiano ha imparato a leggere tutto questo con gli occhi della Pasqua, con gli occhi del Cristo Risorto. E allora sa che stiamo vivendo il tempo dell’attesa, il tempo di un anelito che va oltre il presente, il tempo del compimento. Nella speranza sappiamo che il Signore vuole risanare definitivamente con la sua misericordia i cuori feriti e umiliati e tutto ciò che l’uomo ha deturpato nella sua empietà, e che in questo modo Egli rigenera un mondo nuovo e una umanità nuova, finalmente riconciliati nel suo amore.

Quante volte noi cristiani siamo tentati dalla delusione, dal pessimismo… A volte ci lasciamo andare al lamento inutile, oppure rimaniamo senza parole e non sappiamo nemmeno che cosa chiedere, che cosa sperare… Ancora una volta però ci viene in aiuto lo Spirito Santo, respiro della nostra speranza, il quale mantiene vivi il gemito e l’attesa del nostro cuore. Lo Spirito vede per noi oltre le apparenze negative del presente e ci rivela già ora i cieli nuovi e la terra nuova che il Signore sta preparando per l’umanità.

Saluti:

Je suis heureux d’accueillir les pèlerins de langue française, en particulier les laïcs du Mans avec l’évêque, Mgr Yves Le Saux, les servants d’autel de Metz, avec l’évêque Mgr Jean-Christophe Lagleize, ainsi que les paroisses et les jeunes venant de France et du Canada. Que l’Esprit-Saint soit pour chacun de vous un guide sur les chemins de votre vie et vous affermisse dans l’espérance! Que Dieu vous bénisse!

[Sono lieto di accogliere i pellegrini di lingua francese, in particolare i laici di Le Mans con il Vescovo, Mons. Yves Le Saux, i ministranti di Metz, con il Vescovo, Mons. Jean-Christophe Lagleize, come pure le parrocchie e i giovani venuti da Francia e Canada. Lo Spirito Santo sia per ciascuno di voi una guida sulle strade della vostra vita e vi rafforzi nella speranza! Dio vi benedica!]

I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly those from England, Ireland, Norway, India and the United States of America. Upon all of you, I invoke the gifts of mercy and peace, and I pray to the Lord that they may help you to care for creation and one another. May God bless you!

[Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Irlanda, Norvegia, India e Stati Uniti d’America. Su tutti voi e sulle vostre famiglie invoco misericordia e pace, e prego il Signore che questi doni possano aiutarvi ad avere cura del creato, e ad aiutarvi l’un l’altro. Dio vi benedica!]

Einen herzlichen Gruß richte ich an alle Pilger deutscher Sprache. In diesem Jahr des 100-jährigen Jubiläums der Erscheinungen der Madonna in Fatima wollen wir uns Maria als Mutter der Hoffnung anvertrauen, die uns einlädt, den Blick auf die Erlösung, eine neue Welt und eine neue Menschheit in Frieden zu richten. Gott segne euch alle.

[Rivolgo un cordiale saluto a tutti i pellegrini di lingua tedesca. In quest’anno del centenario delle apparizioni della Madonna a Fatima, affidiamoci a Maria, Madre della speranza, che ci invita a volgere lo sguardo verso la salvezza, verso un mondo nuovo e un’umanità nuova. Dio vi benedica tutti.]

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los venidos de España y Latinoamérica. Los invito a pedir con insistencia la presencia del Espíritu Santo en sus vidas. Él nos asiste para que vayamos más allá de las apariencias negativas del presente y aguardemos con esperanza los cielos nuevos y la tierra nueva, que el Señor prepara para toda la humanidad. Muchas gracias.

Amados peregrinos de língua portuguesa, uma saudação fraterna para todos vós, com votos de que a visita de hoje à Cátedra de Pedro infunda nos vossos corações uma grande coragem para abraçardes diariamente a vossa cruz, e um vivo anseio de santidade para poderdes encher de esperança a cruz dos outros. Confio nas vossas orações.Obrigado pela visita!

[Carissimi pellegrini di lingua portoghese, un fraterno saluto a tutti voi, augurandovi che l’odierna visita alla Cattedra di Pietro infonda nei vostri cuori un grande coraggio per abbracciare giorno dopo giorno la vostra croce, e un vivo anelito di santità, affinché possiate riempire di speranza la croce degli altri. Mi affido alle vostre preghiere. Grazie per la visita!]

أُرحّبُ بالحجّاجِ الناطقينَ باللغةِ العربيّة، وخاصّةً بالقادمينَ من الشّرق الأوسط. أيّها الإخوةُ والأخواتُ الأعزّاء، يحثُّنا القدّيس بولس قائلاً أنّنا “بالرجاء خُلِّصنا!” لنتعلَّم إذًا قراءة كلِّ شيء بعَينَيِّ المسيح القائم من الموت، واثقين بالرّبّ الذي يريد أن يشفي برحمته جميع القلوب الجريحة والمُهانة ويعيد خلق عالمٍ جديد وبشريّة جديدة متصالحَينِ بمحبَّتِه. ليبارككُم الرّبّ!

[Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dal Medio Oriente! Cari fratelli e sorelle, San Paolo ci ricorda che “nella speranza siamo stati salvati”. Impariamo dunque a leggere tutto con gli occhi del Cristo Risorto, fiduciosi nel Signore che vuole risanare con la sua misericordia tutti i cuori feriti e umiliati e rigenerare un mondo nuovo e una umanità nuova riconciliati nel suo amore. Il Signore vi benedica!]

Serdeczne pozdrowienie kieruję do polskich pielgrzymów. Drodzy bracia i siostry, jak mówi św. Paweł: „W nadziei już jesteśmy zbawieni”. Rzeczywiście przez chrzest Chrystus uczynił nas uczestnikami swego zmartwychwstania. Już teraz w nadziei możemy cieszyć się nowym życiem. Ożywiani Duchem Świętym bądźcie zawsze świadkami i nosicielami tej nadziei wobec ludzi i wobec całego stworzenia! Niech Bóg wam błogosławi!

[Un cordiale saluto rivolgo ai pellegrini polacchi. Cari fratelli e sorelle, come dice San Paolo: “Nella speranza siamo stati salvati”. Infatti, nel Battesimo Cristo ci ha fatto partecipi della sua risurrezione. Già ora nella speranza possiamo godere della vita nuova. Animati dallo Spirito Santo siate sempre testimoni e portatori di questa speranza agli uomini e all’intero creato! Dio vi benedica!]

APPELLO

Destano particolare apprensione le dolorose notizie che giungono dal martoriato Sud Sudan, dove ad un conflitto fratricida si unisce una grave crisi alimentare che colpisce la Regione del Corno d’Africa e che condanna alla morte per fame milioni di persone, tra cui molti bambini. In questo momento è più che mai necessario l’impegno di tutti a non fermarsi solo a dichiarazioni, ma a rendere concreti gli aiuti alimentari e a permettere che possano giungere alle popolazioni sofferenti. Il Signore sostenga questi nostri fratelli e quanti operano per aiutarli.

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana. Sono lieto di accogliere i diaconi della Diocesi di Milano e della Società di Maria, come pure la delegazione della “fiaccola benedettina della pace” con l’Arcivescovo di Spoleto-Norcia, Mons. Renato Boccardo, l’Abate di Montecassino Don Donato Ogliari e l’Abate di Subiaco Don Mauro Meacci: invito ciascuno a farsi promotore della cultura della pace in ogni ambiente di vita.

Saluto la Reale Arciconfraternita di Piedimonte Matese con il Vescovo di Alife-Caiazzo, Mons. Valentino Di Cerbo; i partecipanti alla manifestazione contro il bullismo con il Vescovo di Palestrina, Mons. Domenico Sigalini e i membri dell’Operazione Navale Sophia, finalizzata alla prevenzione di tragedie di esseri umani nel Mediterraneo. Saluto i soci della Banca di credito cooperativo “Giuseppe Toniolo” di Genzano di Roma, l’Associazione La Stanza Accanto e gli artisti del Rony Rollers Circus, ringraziandoli per la loro esibizione. Loro fanno bellezza! E la bellezza ci porta a Dio. È una strada per arrivare a Dio. Continuate a fare bellezza! Continuate che fate bene a tutti noi. Grazie!

Un pensiero speciale rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Oggi celebriamo la festa della Cattedra di San Pietro Apostolo, giorno di speciale comunione dei credenti con il Successore di San Pietro e con la Santa Sede. Cari giovani, vi incoraggio ad intensificare la vostra preghiera a favore del mio ministero petrino; cari ammalati, vi ringrazio per la testimonianza di vita data nella sofferenza per l’edificazione della comunità ecclesiale; e voi, cari sposi novelli, costruite la vostra famiglia sullo stesso amore che lega il Signore Gesù alla sua Chiesa.

 

 

Liturgia del giorno: Audio salmo 23(22)

22 febbraio 2017

Mercoledì, 22 _ Febbraio _ 2017 


 

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il buon pastore

[1] Salmo. Di Davide.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;

[2] su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.

[3] Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

[4] Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

[5] Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.

[6] Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.
Premere qui per ascoltare il salmo.

 


 

Ritaglio del vangelo odierno:

Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.

Mt 16,13-19


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Gesù non ha buona memoria  

Cardinale Van Thuan

Gesù non ha buona memoria.
Sulla Croce durante la sua agonia il ladrone gli chiede di ricordarsi di lui quando sarebbe entrato nel suo regno. Se fossi stato io gli avrei risposto, “non ti dimenticherò, ma i tuoi crimini devono essere espiati, con almeno 20 anni di purgatorio”, invece Gesù gli rispose “Oggi sarai con me in Paradiso”.
Aveva dimenticato i peccati di quell’uomo. Lo stesso avviene con Maddalena e con il figliol prodigo. Gesù non ha memoria, perdona ogni persona, il suo amore è misericordioso».

Gesù non conosce la matematica, lo dimostra la parabola del Buon Pastore. Aveva cento pecore, una di loro si smarrì e senza indugi andò a cercarla lasciando le altre 99 nell’ovile. Per Gesù uno equivale a 99 e forse anche di più.

Gesù poi non è buon filosofo.
Una donna ha dieci dracme ne perde una quindi accende la lucerna per cercarla, quando la trova chiama le sue vicine e dice loro “Rallegratevi con me perché ho ritrovato la dracma che avevo perduto”. E’ davvero illogico disturbare le amiche solo per una dracma, e poi far festa per il ritrovamento. Per di più invitando le sue amiche per far festa, spendendo ben di più di una dracma. In questo modo Gesù spiega che c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte.

Gesù è un avventuriero.
Chiunque voglia raccogliere il consenso della gente si presenta con molte promesse, mentre Gesù promette a chi lo segue processi e persecuzioni, eppure da 2000 anni constatiamo che non si è esaurita la schiera di avventurieri che hanno seguito Gesù.

Gesù non conosce né finanza né economia.
Nella parabola degli operai della vigna, il padrone paga lo stesso stipendio a chi lavora al mattino e a chi inizia a lavorare il pomeriggio. Ha fatto male i conti? Ha commesso un errore? No, lo fa di proposito, perché Gesù non ci ama rispetto ai nostri meriti o per i nostri meriti, il suo amore è gratuito e supera infinitamente i nostri meriti. Gesù ha i “difetti” perché ama.
L’amore autentico non ragiona, non calcola, non misura, non innalza barriere, non pone condizioni, non costruisce frontiere e non ricorda offese.

 

 

Vangelo (Mc 9,41-50) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 23 Febbraio 2017) con commento comunitario

22 febbraio 2017

SAN POLICARPO, vescovo e martire – memoria

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,41-50)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.
Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.
Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».

Questo è il Vangelo del 23 Febbraio, quello del 22 Febbraio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 16,13-19) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 22 Febbraio 2017) con commento comunitario

22 febbraio 2017

CATTEDRA DI SAN PIETRO APOSTOLO – festa

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-19)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Questo è il Vangelo del 22 Febbraio, quello del 21 Febbraio lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio salmo 93(92)

20 febbraio 2017

Lunedì, 20 _ Febbraio _ 2017


 

Il Signore regna, si riveste di maestà.

 

[1] Il Signore regna, si ammanta di splendore;
il Signore si riveste, si cinge di forza;
rende saldo il mondo, non sarà mai scosso.

[2] Saldo è il tuo trono fin dal principio,
da sempre tu sei.

[3] Alzano i fiumi, Signore,
alzano i fiumi la loro voce,
alzano i fiumi il loro fragore.

[4] Ma più potente delle voci di grandi acque,
più potente dei flutti del mare,
potente nell’alto è il Signore.

[5] Degni di fede sono i tuoi insegnamenti,
la santità si addice alla tua casa
per la durata dei giorni, Signore.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Ritaglio del Vangelo odierno:

Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!».

Mc 9,14-29


 

 

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Le mani di Dio

Bruno Ferrero, Cerchi nell’acqua, Ed. Elle Di Ci

Un maestro viaggiava con un discepolo incaricato di occuparsi del cammello, erano nel deserto. Una sera arrivati ad una locanda il discepolo era talmente stanco che non legò il cammello. “Mio Dio“, pregò coricandosi, “prenditi cura del cammello, te lo affido”. Il mattino dopo il cammello era sparito. “Dov’è il cammello?”, chiese il maestro. “Non lo so”, rispose il discepolo, “Devi chiederlo a Dio! Ieri sera ero così sfinito che gli ho affidato il nostro cammello, non è certo colpa mia se è scappato o se è stato rubato, ho esplicitamente domandato a Dio di sorvegliarlo, è Lui il responsabile! Tu mi esorti sempre ad avere la massima fiducia in Dio, no!”.

“Abbi sempre la più grande fiducia in Dio, ma prima lega il tuo cammello” rispose il maestro, “perché Dio non ha altre mani che le tue”.

Dio solo può dare la fede,
tu, però, puoi dare la tua testimonianza.
Dio solo può dare la speranza,
tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli.
Dio solo può dare l‘amore,
tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare.
Dio solo può dare la pace,
tu, però, puoi seminare l‘unione.
Dio solo può dare la forza,
tu, però, puoi dare sostegno a uno scoraggiato.
Dio solo è la via,
tu, però, puoi indicarla agli altri.
Dio solo è la luce,
tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti.
Dio solo è la vita,
tu, però, puoi far rinascere negli altri
il desiderio di vivere.
Dio solo può fare ciò che appare impossibile,
tu, però, potrai fare il possibile.
Dio solo basta a se stesso,
egli, però, preferisce contare su di te.
(Canto brasiliano)

 

 

Vangelo (Mc 9,30-37) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 21 Febbraio 2017) con commento comunitario

20 febbraio 2017

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,30-37)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Questo è il Vangelo del 21 Febbraio, quello del 20 Febbraio lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio salmo 145(144)

19 febbraio 2017

Domenica, 19 _ Febbraio _ 2017


Il Signore è buono e grande nell’amore.

 

[1] Di Davide.
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.

[2] Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.

[3] Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;

[4] salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia;

[5] egli sazia di beni i tuoi giorni
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.

[6] Il Signore agisce con giustizia
e con diritto verso tutti gli oppressi.

[7] Ha rivelato a Mosè le sue vie,
ai figli d’Israele le sue opere.

[8] Buono e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.

[9] Egli non continua a contestare
e non conserva per sempre il suo sdegno.

[10] Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.

[11] Come il cielo è alto sulla terra,
così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;

[12] come dista l’oriente dall’occidente,
così allontana da noi le nostre colpe.

[13] Come un padre ha pietà dei suoi figli,
così il Signore ha pietà di quanti lo temono.

[14] Perché egli sa di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere.

[15] Come l’erba sono i giorni dell’uomo,
come il fiore del campo, così egli fiorisce.

[16] Lo investe il vento e più non esiste
e il suo posto non lo riconosce.

[17] Ma la grazia del Signore è da sempre,
dura in eterno per quanti lo temono;
la sua giustizia per i figli dei figli,

[18] per quanti custodiscono la sua alleanza
e ricordano di osservare i suoi precetti.

[19] Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono
e il suo regno abbraccia l’universo.

[20] Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli,
potenti esecutori dei suoi comandi,
pronti alla voce della sua parola.

[21] Benedite il Signore, voi tutte, sue schiere,
suoi ministri, che fate il suo volere.

[22] Benedite il Signore, voi tutte opere sue,
in ogni luogo del suo dominio.
Benedici il Signore, anima mia.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? 

Mt 5,38-48


 

 

 

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La preghiera dell’avvocato  

Mario Salciarini

Signore Dio, che conoscesti nel Cristo le miserie dell’uomo, le sue debolezze, i suoi dolori, vigila sulla mia opera.
Fa’ che la tua luce mi tenga lontano dall’errore, rendendomi utile strumento per chi soffre, per chi ha sete di giustizia.
Fa’ che la tua sapienza si rifletta nel mio lavoro, indicandomi la rotta da seguire ed evitandomi scelte fallaci e dannose.
Fa’ che la tua bontà, che ti fece morire sul legno della croce, mi renda paziente nella sconfitta e comprensivo davanti agli errori dei giudici, anche essi, come me, strumenti imperfetti della giustizia terrena.
Fa’ che la vittoria non mi porti mai ad essere orgoglioso e superbo. Donami la forza di affrontare tutte le battaglie piccole e grandi, per poter dare il meglio di me stesso agli altri.
Fammi amare il prossimo, anche quando, non comprende il mio lavoro ed i miei sacrifici.
Abbi pietà di me quando ti avrò come Giudice nel processo che attua l’unica e vera Giustizia.
Amen.