Cercare la via del concreto discernere del Gesù dei vangeli

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http://www.lastampa.it/2017/03/27/vaticaninsider/ita/commenti/n-buonismo-n-astratto-razionalismo-mK7ioAwLTFndgFzI9jjW1I/pagina.html

In diversi interventi precedenti ho mostrato come Cristo sta forse venendo ancora una volta a rinnovare profondamente la spiritualità, la cultura, sciogliendo germinalmente nodi in ogni campo. Razionalismo, spiritualismo, in varia misura riducono, astraggono, distorcono, i discernimenti mentre sulla via del cuore nella luce (di Cristo) serena, a misura, può maturare un discernimento sempre più vivo, equilibrato, appunto a misura. Un discernimento non di un’astratta ragione, di un’anima variamente disincarnata, ma della sempre più profonda ed equilibrata consapevolezza della coscienza spirituale e psicofisica in Cristo. Un discernimento che più viene più guarisce, dà vita, spiritualmente, umanamente. Per questo, per esempio, la guida che entra, per grazia, sempre più in questa via può incontrare più facilmente le persone, cominciare a trovare soluzioni nuove, più semplici, equilibrate e profonde a tutto campo. Discernimenti che possono gradualmente scavare orientamenti rinnovati, vivificanti, nella vita personale, comunitaria, sociale… Quando qualcuno apre in più occasioni luci nuove una evenienza talora magari non infrequente potrebbe essere quella che chi si accorge dello spunto lo prenda per come può senza pensare ad altro. Comunque se, non di rado così chiusi nei loro mondi, in qualche misura si avvedono dell’innovazione e pongono una qualche attenzione all’autore, il razionalismo potrebbe tutt’al più ritenere che si tratta di una persona intelligente, lo spiritualismo potrebbe tendere a riconoscere un carisma particolare. Ma si può ancora una volta, significativamente, trattare di visuali riduttive, anche magari in varia misura distorcenti. Meno pronte a cogliere cosa vi può essere sotto. Pensando magari che, sotto vari aspetti, non vi sia nulla di particolarmente nuovo da scoprire. Invece magari da scoprire, per grazia, e con grande desiderio e attenzione, pregando, potrebbero per esempio tra l’altro emergere piste che segnano passi anche fondamentalissimi, anche molto approfonditi, di avvicinamento al discernere divino e umano di Cristo.
Ho osservato che di questa rinnovata spiritualità cultura alcuni aspetti anche per esempio dottrinali possono venire in parte recepiti forse più facilmente mentre altri passaggi fondamentali, pur talora apparentemente così evidenti, possono risultare di più difficile comprensione per chi si è profondamente strutturato secondo altre impostazioni, in genere qualche guida religiosa, qualche intellettuale. Non è evidente (domando in una ricerca comune) per esempio che Cristo non parlava né viveva di una ragione più o meno a tavolino? La sua coscienza divina e umana, il suo cuore, maturava nella luce che scendeva a misura, serena, come una colomba e crescendo egli vedeva ogni cosa in modo sempre nuovo. Cristo rifletteva sul vissuto e dal vissuto, non su astrazioni a tavolino. Eppure c’è chi continua a parlare di fede e ragione, a puntare insomma su un’astratta, riduttiva, razionalità. Invece di trattare, per esempio, di Spirito e umanità (integrale dunque) o di cuore (= coscienza spirituale e psicofisica) nella luce. Linguaggi mi pare non casualmente più vicini a quello del Gesù dei vangeli (cfr Gv 3, 1-21) e degli apostoli (cfr Rm 8, 12-16; 1 Gv 4, 1-13). Così mi pare significativo che qualcuno che si chiude in una propria astratta, riduttiva, razionalità possa poi confondere, a proposito di quei linguaggi in realtà anche scritturistici, lo Spirito con il sentimento. Ecco qui una difficoltà a lasciarsi portare dallo Spirito al di là dei propri ragionamenti verso Dio e verso i fratelli. E anche verso un più autentico sé stessi. La gente, invece, sotto molti aspetti percepisce più facilmente e con gioia, anche come una liberazione, più nel semplice vissuto che nei dettagliati approfondimenti culturali, l’essenziale di una spiritualità che cerca di essere sempre più sulla via semplice e profonda del cuore nella luce serena (di Cristo). Può essere che un giorno si parlerà, nelle linee essenziali, del riferimento del cuore nella luce serena, a misura, non come un’opzione tra le tante. Una cosa mi pare certa: Cristo è dono come Dio e anche come uomo. Dunque bisogna porre attenzione a trovare un sempre più profondo equilibrio per esempio tra la ricchezza delle possibili sfaccettature, la libertà di una ricerca, la gradualità di un cammino e aspetti che sono comunque, in varia misura, un dono semplice e sicuro di Cristo.
Ho evidenziato dunque che talora scrivo di dottrina, di cultura, consapevole di certe varie possibili difficoltà di recezione. Si tratta di piste che mi sembrano di possibile aiuto a prescindere dal numero di persone immediatamente interessate a considerarle. Di possibile aiuto anche nel futuro.

Mi sono soffermato anche sul semplice e concreto dialogo, sull’incontro, a misura, specie dal vivo, con la gente.

In questo intervento segnalo possibili vie di fondo che possono contribuire a permettere pure a persone più strutturate una tendenziale apertura verso un continuo rinnovamento nella sequela di Cristo.
Il cammino graduale nella fede, nella carità, la crescita comunitaria ed il vissuto scambio con tutti, l’impegno personale, comunitario, interpersonale, intercomunitario, etc.. L’intuizione e l’esperienza sempre più profonde che non si tratta su queste strade di teorizzare, di fare ma, gradualmente, di incontrare vissutamente, attentamente, sempre più, anche nella storia, Cristo stesso, Dio e uomo, con tutti i suoi doni spirituali, umani, materiali. È la vita stessa per esempio che potrà sempre più mostrare che è tutta l’umanità dell’uomo che matura in un cammino e vede in modo nuovo e non un’astratta ragione a tavolino. La vita vissuta, la condivisione, in Cristo, si può immaginare tendano anche, per esempio, a superare più facilmente le zavorre inutili, come i cerebralismi, i sensi di colpa, le forzature… Aiutando invece a orientarsi verso la semplicità, l’essenzialità, il buonsenso, a misura, nella fede, una certa più equilibrata accettazione, comprensione, etc., delle differenze… Il vissuto insomma apre vie con tanti possibili passaggi verso un continuo rinnovamento in Cristo. Verso il suo cuore così divino ma anche così umano, così vicino ad ogni specifica persona. Ecco dunque ulteriori elementi che si possono più facilmente approfondire nel vissuto. Per esempio una rinnovata vicinanza, comprensione, partecipazione, una sempre rinnovata, stimolante, incoraggiante, a tutto campo, speranza.
Ancora, questo vissuto rinnovamento può per esempio aprire ad un certo tendenzialmente più adeguato senso di libertà, di apertura, nella maturazione. Una tendenza ad accogliere il buono ricevuto ma anche, proprio perché in una comunione sincera e non di apparato, a svilupparlo, anche cercando di aggiustare continuamente il tiro in Cristo, Dio e uomo, nella Chiesa, etc.. Dunque tendenzialmente discernimenti più liberi, profondi e di sostanza. In un mondo, talora, anche cattolico, che quasi sotto certi aspetti potrebbe magari sembrare più interessato (e dunque di fatto insegnare), per esempio, alle forme, alle apparenze, che alla continua scoperta della vita vera, ovunque la si possa trovare. Come può essere importante che le guide cerchino di riconoscere il vero ovunque sia, che il vangelo non resti lettera morta nella vita concreta: “Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?” (Gv 5, 43-44).
Un astratto razionalismo può, specie a tavolino, confondere, per esempio con un fuorviante, magari alla fine pro domo sua, buonismo. Si vorrebbe per esempio talora che nella Chiesa non si parlasse di rigidità, di ipocrisia, di teorizzazioni fasulle in tal senso, dimenticando tra l’altro che ne hanno trattato anche Gesù e i profeti. Qui si pone dunque un altro punto sul quale cercare un discernimento equilibrato, che cerchi con amore di tenere conto dei vari punti di vista. Una spiritualità in cammino, anche condiviso con altre spiritualità, altri orientamenti, potrà ritrovarsi proprio anche grazie a ciò in continua maturazione. Ciò comporta evidenziare i possibili punti critici, le possibili vie di superamento. Questo lo si fa ordinariamente a proposito del proprio percorso, cercando di essere il più possibile, con ogni equilibrato accorgimento, delicati verso tutti. Ma non può significare non poter vivere e dialogare su questa ricerca. Non si può, in certi casi almeno, tacere per esempio del legalismo perché in una certa situazione vi è chi fa del legalismo una propria bandiera. Su questa strada si può finire dritti allo smantellamento della ricerca umana e, di fatto, alla dittatura del più forte. Infatti quando non si vive un discernimento equilibrato ogni persona e qualcuna in particolare può risentirne. Bisogna dunque comprendere che un sincero cammino di comunione, un’autentica ricerca comune, comporta, certo entro adeguati limiti, anche l’accettazione di vedute differenti. Altrimenti parliamo di una falsa comunione con qualche grande fratello in agguato. Che tra l’altro può non di rado finire, in un modo o nell’altro, per essere prima di tutto, più o meno sottilmente, il consumismo. Questa ricerca delicata ma anche sincera può dunque aiutare a cercare il meglio, le intenzioni profonde, delle varie spiritualità, dei vari orientamenti. Proprio come può per esempio mostrare il comune orientamento dei profeti anticotestamentari e di Gesù circa la religione. Potremmo per esempio dunque osservare che le critiche dei profeti, che ascoltiamo spesso nelle letture delle messe, toccano di continuo, come un aiuto, anche la religiosità cattolica.

Mentre dunque un variamente astratto dialogare teorico e un occasionale “fare” comune possono talora rendere meno viva la crescita di ciascuno un più continuo, anche condiviso, vissuto, può comportare la bellezza, la ricchezza, di una più profonda vicinanza ma anche talora qualche fatica in più. Proprio i segni di una maturazione, di un incontro, autentici, più fecondi.
Dunque sereni e sempre più profondi, equilibrati, a tutto campo, stimoli al rinnovamento. Sempre più consapevoli, fiduciosi, nella misericordia di Dio che può trasformare le nostre possibili consapevoli chiusure, rimesse in lui, in vita, luce, ancora più piene per noi e anche per gli altri. Ma anche sempre più desiderosi, profondamente, liberamente, stimolati, in un graduale, a misura, cammino, a cercare di portare frutto il più possibile fino in fondo. Per noi e per il mondo intero (cfr Mt 13, 23).

Forse la preghiera di Benedetto per l’affrettamento della vittoria del cuore di Maria e la venuta di Francesco possono stimolare molte riflessioni. La via del vissuto qui accennata sembra orientare ad intuire possibili aspetti di un cammino avvenire della Chiesa. Questo papa forse tra l’altro ci può aiutare a percepire che tale percorso potrebbe svilupparsi per certi versi più o meno rapidamente anche in base alla nostra conversione.

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