Archive for marzo 2017

Vangelo (Mt 21,33-43.45) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 17 Marzo 2017) con commento comunitario

16 marzo 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,33-43.45)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

Questo è il Vangelo del 17 Marzo, quello del 16 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

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Tweet del Papa

16 marzo 2017

La Parola di Dio ci aiuta ad aprire gli occhi per accogliere la vita e amarla, soprattutto quando è debole.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 15 marzo 2017

Preghiamo gli uni per gli altri affinché sappiamo aprire le nostre porte al debole e al povero.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 14 marzo 2017

Lo Spirito Santo ci guidi a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 13 marzo 2017

Liturgia del giorno: Audio salmo (31)30

15 marzo 2017

Mercoledì, 15 _ Marzo _ 2017


 

Salvami, Signore, per la tua misericordia.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
per la tua giustizia salvami.

[3] Porgi a me l’orecchio,
vieni presto a liberarmi.
Sii per me la rupe che mi accoglie,
la cinta di riparo che mi salva.

[4] Tu sei la mia roccia e il mio baluardo,
per il tuo nome dirigi i miei passi.

[5] Scioglimi dal laccio che mi hanno teso,
perché sei tu la mia difesa.

[6] Mi affido alle tue mani;
tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.

[7] Tu detesti chi serve idoli falsi,
ma io ho fede nel Signore.

[8] Esulterò di gioia per la tua grazia,
perché hai guardato alla mia miseria,
hai conosciuto le mie angosce;

[9] non mi hai consegnato nelle mani del nemico,
hai guidato al largo i miei passi.

[10] Abbi pietà di me, Signore, sono nell’affanno;
per il pianto si struggono i miei occhi,
la mia anima e le mie viscere.

[11] Si consuma nel dolore la mia vita,
i miei anni passano nel gemito;
inaridisce per la pena il mio vigore,
si dissolvono tutte le mie ossa.

[12] Sono l’obbrobrio dei miei nemici,
il disgusto dei miei vicini,
l’orrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.

[13] Sono caduto in oblio come un morto,
sono divenuto un rifiuto.

[14] Se odo la calunnia di molti, il terrore mi circonda;
quando insieme contro di me congiurano,
tramano di togliermi la vita.

[15] Ma io confido in te, Signore;
dico: “Tu sei il mio Dio,

[16] nelle tue mani sono i miei giorni”.
Liberami dalla mano dei miei nemici,
dalla stretta dei miei persecutori:

[17] fà splendere il tuo volto sul tuo servo,
salvami per la tua misericordia.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

«Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». 

Mt 20,17-28


 

 

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Signore non ci capisco più niente  

Thomas Merton

Signore mio Dio
non ho alcuna idea dove io stia andando.
Non vedo il cammino davanti a me.
Non posso sapere di sicuro dove andrà a finire.
E neppure conosco veramente me stesso,
e il fatto che io pensi stia seguendo la tua volontà
non significa che io lo stia veramente facendo.

Ma credo che il desiderio di farti piacere davvero ti piaccia.
E spero di avere questo desiderio in ogni mia azione.
Spero di non fare mai nulla al di fuori di questo desiderio.
E so che, se agirò così, tu mi guiderai per il giusto cammino,
anche se posso non saperne nulla.

Per questo avrò fiducia in te sempre
anche se potrà sembrarmi di essermi perso
e di trovarmi nell’ombra della morte.
Non avrò timore perché tu sei sempre con me,
e non mi lascerai mai solo di fronte ai miei pericoli.

Papa Francesco Catechesi Udienza 15 marzo 2017

15 marzo 2017

 

 

 

Vangelo (Lc 16,19-31) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 16 Marzo 2017) con commento comunitario

15 marzo 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma. Ma Abramo rispose: Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi. E quello replicò: Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui replicò: No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti».

Questo è il Vangelo del 16 Marzo, quello del 15 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

 

Liturgia del giorno: Audio salmo (49)50

14 marzo 2017

Martedì, 14 _ Marzo _ 2017


 

A chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio.

[1] Salmo. Di Asaf.
Parla il Signore, Dio degli dei,
convoca la terra da oriente a occidente.

[2] Da Sion, splendore di bellezza,
Dio rifulge.

[3] Viene il nostro Dio e non sta in silenzio;
davanti a lui un fuoco divorante,
intorno a lui si scatena la tempesta.

[4] Convoca il cielo dall’alto
e la terra al giudizio del suo popolo:

[5] “Davanti a me riunite i miei fedeli,
che hanno sancito con me l’alleanza
offrendo un sacrificio”.

[6] Il cielo annunzi la sua giustizia,
Dio è il giudice.

[7] “Ascolta, popolo mio, voglio parlare,
testimonierò contro di te, Israele:
Io sono Dio, il tuo Dio.

[8] Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici;
i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.

[9] Non prenderò giovenchi dalla tua casa,
né capri dai tuoi recinti.

[10] Sono mie tutte le bestie della foresta,
animali a migliaia sui monti.

[11] Conosco tutti gli uccelli del cielo,
è mio ciò che si muove nella campagna.

[12] Se avessi fame, a te non lo direi:
mio è il mondo e quanto contiene.

[13] Mangerò forse la carne dei tori,
berrò forse il sangue dei capri?

[14] Offri a Dio un sacrificio di lode
e sciogli all’Altissimo i tuoi voti;

[15] invocami nel giorno della sventura:
ti salverò e tu mi darai gloria”.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.

Mt 23,1-12


 

 

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Incontrare Gesù  

Henri J. M. Nouwen

Tu cerchi il modo di incontrare Gesù. Cerchi di incontrarlo non solo con la mente, ma anche nel tuo cuore. Ricerchi il suo affetto, e sai che questo affetto implica tanto il suo cuore quanto il tuo. Ma rimane in te qualcosa che impedisce questo incontro.

Vi sono ancora tanta vergogna e tanta colpa incrostate nel tuo cuore, che bloccano la presenza di Gesù. Non ti senti pienamente a tuo agio nel tuo cuore; lo guardi come se non fosse un luogo abbastanza buono, abbastanza bello o abbastanza puro per incontrare Gesù.

Quando guardi con attenzione alla tua vita, vedi quanto sia stata afflitta dalla paura. Non riuscirai ad incontrare Gesù finché il tuo cuore rimane pieno di dubbi e di paure. Gesù viene a liberarti da questi legami e a creare in te uno spazio nel quale puoi stare con lui. Egli vuole che vivi la libertà dei figli di Dio.

Non disperarti, pensando di non poter cambiare te stesso dopo tanti anni. Entra semplicemente come sei alla presenza di Gesù. Tu non puoi renderti diverso. Gesù viene a darti un cuore nuovo, uno spirito nuovo, una nuova mente e un nuovo corpo. Lasciati trasformare dal suo Amore solo così sarai capace di ricevere il suo affetto nell’interezza del tuo essere.

Omelia di Papa Francesco a Santa Marta del 14 marzo 2017

14 marzo 2017

 

 

 

 

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Presi per mano

Martedì, 14 marzo 2017

(da: www.osservatoreromano.va)

La conversione che viene richiesta a ogni cristiano, in particolar modo nel periodo quaresimale, è un percorso impegnativo ma con «regole» molto «semplici» che occorre far proprie «non a parole», bensì nella concretezza della vita. Ed è, soprattutto, un cammino nel quale nessuno è solo: basta lasciarsi «prendere per mano» dal «Padre che ci vuole bene».

Dopo la pausa della settimana di esercizi spirituali ad Ariccia insieme alla Curia romana, Papa Francesco ha ripreso le consuete celebrazioni eucaristiche mattutine nella cappella di Santa Marta e, nell’omelia di martedì 14 marzo, si è soffermato sul tema della conversione. Punto di partenza della meditazione è stato l’invito che il profeta Isaia (1, 10.16-20) fa nel passo proposto dalla liturgia della parola: «Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male: imparate a fare il bene. Cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova».

Due espressioni, ha sottolineato il Pontefice, «attirano l’attenzione» in questo brano: «allontanatevi dal male e imparate a fare il bene». Di fatto, ha detto, è proprio questo «il cammino della conversione: è semplice».

Questa indicazione prende le mosse da ciò che ogni persona vive sulla propria pelle: «Ognuno di noi — ha infatti spiegato Francesco — ogni giorno fa qualcosa di brutto: la Bibbia dice che il più santo pecca sette volte al giorno… Ma il problema sta nel fatto di non abituarsi a vivere nelle cose brutte». Così, ha proseguito, «se io faccio una cosa brutta me ne accorgo e ho voglia di allontanarmi». Dice in proposito Isaia: «Allontanatevi dal male», da «quello che avvelena l’anima, che rimpicciolisce l’anima, che ti fa malato». Quindi ecco il primo atteggiamento richiesto: «allontanarsi dal male».

Ma non basta. Perché poi si legge: «Imparate a fare il bene». E, ha riconosciuto il Papa, «non è facile fare il bene: dobbiamo impararlo, sempre». Fortunatamente c’è il Signore che «insegna». Perciò gli uomini devono fare «come i bambini» e «imparare». Ciò significa che «nella strada della vita, della vita cristiana si impara tutti i giorni. Si deve imparare tutti i giorni a fare qualcosa, a essere migliori del giorno prima». Questa è quindi «la regola della conversione: allontanarsi dal male e imparare a fare il bene». Ha spiegato il Pontefice: «Convertirsi non è andare da una fata che con la bacchetta magica ci converta: no! È un cammino. È un cammino di allontanarsi e di imparare». È un cammino che richiede «coraggio, per allontanarsi» dal male, e «umiltà per imparare» a fare il bene. E che, soprattutto, ha bisogno di «cose concrete».

Non a caso, ha fatto notare il Papa, il Signore, tramite il profeta, indica alcuni esempi concreti: «Cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova». Ma se ne potrebbero elencare tante altre. Importante è comprendere che «si impara a fare il bene con cose concrete, non con parole». E infatti Gesù, come si legge nel vangelo del giorno (Matteo, 23, 1-12), «rimprovera questa classe dirigente del popolo di Israele, perché “dicono e non fanno”, non conoscono la concretezza. E se non c’è concretezza, non ci può essere la conversione».

A questo punto, dopo avere individuato cosa fare nel cammino della conversione, il Papa è passato a riflettere sul “come” agire. E, sempre seguendo la lettura del brano di Isaia, si è innanzitutto soffermato su una «bella parola» detta dal Signore: «Su, venite, discutiamo». Il Signore, cioè, «prima, ci invita, dopo, ci aiuta». E usa la parola “su”, ovvero «la stessa parola che ha detto ai paralitici: “Su, alzati. Prendi la tua barella e vattene”. Su. La stessa parola che ha detto alla figlia di Giairo, la stessa parola che ha detto al figlio della vedova alla porta di Naim: su».

Dio sempre invita ad alzarsi, ma sempre «ci dà la mano per andare su». E lo fa, ha detto il Pontefice, con la caratteristica dell’umiltà. Nel passo di Isaia si legge: «Venite e discutiamo». Cioè: Dio «si abbassa, come uno di noi, il nostro Dio è umile». Ecco quindi la logica che porta alla conversione: «prima l’invito, poi l’aiuto, il camminare insieme per aiutarci, per spiegarci le cose, per prenderci per mano e portarci per mano». E «il risultato di questo», ha sottolineato Francesco, «è una cosa meravigliosa: “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve”». Il Signore, cioè, «è capace di fare questo miracolo», quello «di cambiarci. Non da un giorno all’altro: no, no, no! Con la strada. Nella strada».

Questa quindi, ha suggerito il Papa, «è la strada della conversione quaresimale. Semplice. È un Padre che parla, è un Padre che ci vuole bene, ci vuole bene bene. E ci accompagna». L’unica cosa che ci viene richiesta è «di essere umili». Gesù infatti dice: «Chi si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato». Perciò, ha concluso il Pontefice: «Se tu lasci che il Signore ti prenda per mano e ti porti avanti, su, e ti alzi e vai con lui, con questo gesto di umiltà sarai esaltato, sarai perdonato, sarai reso bianco». Così, ha detto, «cresceremo come buoni cristiani».

Vangelo (Mt 20,17-28) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 15 Marzo 2017) con commento comunitario

14 marzo 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,17-28)

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».

Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno».
Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Questo è il Vangelo del 15 Marzo, quello del 14 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Papa Francesco: “Per favore, continuate a pregare per me”

13 marzo 2017

 

2017-03-13 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Per favore, continuate a pregare per me”. Papa Francesco affida ad Instagram questo invito rivolto ai fedeli nel giorno in cui ricorre il quarto anniversario della sua elezione. Nella foto postata sull’account “Franciscus” lo si vede sulla Loggia centrale della Basilica di San Pietro, inchinato, mentre i fedeli pregano per lui. E su Twitter scrive: “Lo Spirito Santo ci guidi a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio”. Ma ritorniamo a quel 13 marzo 2013, all’annuncio della sua elezione, al suo primo saluto e al primo Angelus, qualche giorno dopo, in cui Papa Bergoglio già definisce il carattere del Pontificato. Il servizio di Sergio Centofanti:

 

“Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum Georgium Marium, Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio, qui sibi nomen imposuit Franciscum”.

Con queste parole il cardinale protodiacono Jean-Louis Tauran annunciava l’elezione di Papa Francesco. Affacciandosi dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana per il suo primo saluto, il Papa si rivolgeva così alla folla presente in Piazza San Pietro:

“Fratelli e sorelle, buonasera!”.

E al momento della benedizione:

“Vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me”.

Nel suo primo Angelus, il 17 marzo 2013, il Papa, commentando il Vangelo dell’adultera perdonata, già traccia quello che sarà il cammino del suo Pontificato. La misericordia di Dio è al centro del messaggio cristiano:

“Questa parola cambia tutto. E’ il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza”.

Il volto di Dio – spiega – è quello di un padre misericordioso e paziente:

“Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi? Quella è la sua misericordia. Sempre ha pazienza, pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito. ‘Grande è la misericordia del Signore’, dice il Salmo”.

 

(Da Radio Vaticana)

San Tommaso Moro: Preghiera del buonumore

13 marzo 2017

 

Preghiera del buonumore

(Il Papa ha ricordato che recita ogni giorno la Preghiera del buonumore di San Tommaso Moro)

Signore, donami una buona digestione e anche qualcosa da digerire.
Donami la salute del corpo e il buon umore necessario per mantenerla.

Donami, Signore, un’anima semplice che sappia far tesoro di tutto ciò che è buono e non si spaventi alla vista del male ma piuttosto trovi sempre il modo di rimetter le cose a posto.

Dammi un’anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri, i lamenti, e non permettere che mi crucci eccessivamente per quella cosa troppo ingombrante che si chiama “io”.

Dammi, Signore, il senso del buon umore. Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo per scoprire nella vita un po’ di gioia e farne parte anche agli altri.

Amen

Chi era San Tommaso Moro

Tommaso Moro nacque nel cuore di Londra il 7 Febbraio 1478 e, sempre nella capitale inglese, fu decapitato il 6 luglio 1535.

Compiuti gli studi ad Oxford e presso gli Inns of Court di Londra, divenne un famoso avvocato, membro del Parlamento e prestigioso giudice. Servì il Paese svolgendo diverse mansioni, ma non permise mai che l’attività pubblica lo allontanasse dalla cura della famiglia e dal suo impegno di studioso di primo piano nel panorama dell’umanesimo europeo. A 41 anni entrò al servizio diretto del Re. Le sue responsabilità crebbero, fino a portarlo alla nomina a Lord Cancelliere del Regno all’età di 52 anni. Il 16 maggio 1532 si dimise dalla carica, per sottrarsi dall’appoggiare il disegno di Enrico VIII, che manipolava il Parlamento e l’Assemblea del Clero allo scopo di assumere il controllo sulla Chiesa in Inghilterra. Tommaso Moro venne imprigionato; dopo 15 mesi di carcere, fu processato e giustiziato a causa del suo rifiuto di firmare il giuramento di adesione all’atto di supremazia del Re nell’ordine spirituale.

La coerenza cristiana che Tommaso Moro provò fino al martirio, ha fatto sì che la sua fama si sia incessantemente consolidata nel corso dei secoli. Già in vita egli era noto ovunque per i suoi meriti di studioso e la modernità di molte sue vedute. Così, ad esempio, egli volle che le sue figlie ricevessero la stessa educazione del figlio, cosa davvero rivoluzionaria per i costumi dell’epoca. La sua attività di scrittore — specie le traduzioni di Luciano dal greco, le raccolte di poesie ed il classico Utopia — gli valse un prestigio impareggiabile. L’Utopia è la sua opera più nota. Modellata su La Repubblica di Platone, essa costituisce uno dei testi più stimolanti per il filosofo politico e lo studioso della natura umana. Come La Repubblica, anche l’Utopia presenta delle contraddizioni interne, disseminate nel testo dall’autore allo scopo di stimolare il lettore ad approfondire i valori etici perenni che danno senso alla vita personale e sociale.

Tommaso Moro è stato canonizzato dalla Chiesa cattolica nel 1935 e dal 1980 il suo nome è inserito anche nel martirologio anglicano. Egli viene universalmente riconosciuto come simbolo di integrità ed eroico testimone del primato della coscienza al di là dei confini nazionali e delle confessioni religiose. Le sue ultime parole furono: “Muoio come buon servo del Re, ma anzitutto come servo di Dio”. Un grande ideale per tutti coloro che dedicano la propria vita al servizio del bene comune.

(Fonte: Vatican.Va)

4 anni con Francesco, Spadaro: un pontificato che semina

13 marzo 2017

 

2017-03-13 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal 13 marzo 2013 a oggi la Chiesa è diventata meno autoreferenziale e più accogliente. Tra i gesti più simbolici, e più complessi, compiuti da Papa Francesco in questi quattro anni c’è il viaggio a Lesbo  dell’aprile 2016 in visita ai rifugiati accompagnato dal Patriarca ecumenico Bartolomeo. “Il tempo è superiore allo spazio” è il motto dell’Evangelii Gaudium che incarna tutto il senso di un pontificato che, oltre produrre frutti, punta soprattutto a seminare per il futuro. Ma tutta l’Esortazione apostolica del 2013 resta il testo riassuntivo del magistero di Papa Bergoglio. Sul piano politico, invece, è stato il viaggio negli Usa del settembre 2015 a mostrare nettamente a un mondo spaventato la leadership spirituale di Francesco, basata sul Vangelo. Sono alcune riflessioni di p. Antonio Spadaro sj, direttore de La Civiltà Cattolica, nel giorno in cui ricorre il quarto anniversario dell’inizio del pontificato di Papa Francesco. Gli abbiamo chiesto, innanzitutto, com’è cambiata per lui la Chiesa in questi quattro anni…

 

R. – La Chiesa cambia in continuazione perché fa riferimento alla storia e alle sue dinamiche. Quello che possiamo vedere in questi quattro anni è che la Chiesa è diventata più estroflessa, più aperta alla realtà, forse meno attenta a dinamiche troppo interne, istituzionali, forse quindi più agile, accogliente. Penso che il messaggio di misericordia e di discernimento che il Papa sta portando all’interno della Chiesa stia avendo un effetto di apertura, apertura missionaria anche, come diceva già nell’Evangelii gaudium.

D. – Quale gesto del Papa considera più rappresentativo di questi quattro anni?

R. – In realtà questo non è un Papa dai gesti isolati, quindi è difficile scegliere un fotogramma che sintetizzi in maniera coerente e corretta questo pontificato. Certamente, tra i tanti, quello che mi ha colpito in modo particolare è stato l’incontro di Lesbo (aprile 2016 ndr) con i migranti realizzato insieme al patriarca Bartolomeo, per un motivo: perché ha fatto capire con chiarezza che la questione dell’ecumenismo non è una questione esclusivamente interna di dinamiche di dialogo teologico, ma risponde a un bisogno del mondo. Cioè il mondo e le esigenze della realtà politica di questo momento chiedono ai cristiani di intervenire e di essere insieme. Quindi, questo gesto ha messo insieme ecumenismo e attenzione alle dinamiche del mondo: un gesto complesso.

D. – Papa Francesco è anche il Papa che vive ed esercita il suo magistero nel mondo digitale, nel mondo della velocità, della brevità, che non corrisponde per forza alla superficialità. In questo senso quale frase del Papa sceglierebbe per condensare in poche parole il senso del suo pontificato?

R. – Sì, con Francesco anche la parola breve può avere una grande densità di significato e anche qui, però, il Papa non è un Papa di parole isolate o isolabili o di frasi ad effetto. Dovendo proprio scegliere una frase io rimango colpito da una sua espressione che in realtà ripete da molto tempo, da prima della sua elezione, cioè che “il tempo è superiore allo spazio”, che è un’espressione estremamente breve ma che dice il significato del suo pontificato perché il pontificato di Francesco non è un pontificato di soli frutti. I frutti verranno, stanno arrivando, stanno crescendo e maturando, ma è un pontificato di semi. Il Papa sta seminando e bisogna quindi maturare la qualità del seme che viene messa. Allora, dire che “il tempo è superiore allo spazio” significa che bisogna lasciare il tempo a processi; che i processi vadano avanti e che poi siano questi a determinare i grandi cambiamenti nella vita della Chiesa, anche alla luce delle esigenze del mondo.

D. – Venendo invece ai documenti firmati da Papa Francesco, quale testo, quale documento firmato dal Papa in questi quattro anni considera in qualche modo il più notevole, il più rappresentativo?

R. – Il documento a cui personalmente sono forse più affezionato è Evangelii gaudium perché è il primo grande documento di Francesco, molto ampio, in cui troviamo veramente tutto. E’ un testo in cui vediamo in prospettiva i punti fondamentali del pontificato perché è il frutto anche dell’esperienza passata, quindi non solo di una  riflessione teorica e astratta ma dell’esperienza vissuta da Bergoglio. Però, vorrei precisare una cosa. Nel caso di questo pontificato non c’è un rispetto rigido delle forme del discorso papale: cioè, a volte troviamo un’omelia di Santa Marta che è fondamentale, esplosiva, perché poi genera altro pensiero e anche altri documenti importanti; e magari documenti più ufficiali sono magari importanti, sì, ma non così come quell’omelia. Quindi i generi si mescolano e dipende molto dal tempo e dal momento in cui i documenti sono scritti e redatti o le parole e le omelie pronunciate.

D. – Come direttore de “La Civiltà Cattolica” lei ha seguito i viaggi di Papa Francesco in questi anni. Ce n’è uno che le è rimasto più impresso? Perché?

R. – Avendoli seguiti praticamente tutti, faccio molta fatica a citarne uno in particolare, perché ciascuno ha avuto una sua caratteristica unica. Dovendo indicarne uno molto significativo, direi quello negli Stati Uniti (settembre 2015 ndr), perché in quel viaggio il mondo si è reso conto, forse è più che in altri, del ruolo politiche che ha il Papa; il Papa esprime una sorta di soft power dalle radici spirituali di un’importanza straordinaria, specialmente in questo momento. In un momento in cui si costruiscono barriere e non ponti, in cui il mondo sembra dominato e addirittura governato dal sentimento della paura, quel viaggio lì ha fatto capire che il Papa conta e che la visione nel Vangelo esprime una visione della realtà e del mondo che oggi sta diventando un punto di riferimento fondamentale. Insomma, il Papa è un grande leader, forse “il” grande leader morale del mondo.

D. – Padre Spadaro, com’è cambiata secondo lei la percezione del Papa da parte dell’opinione pubblica in questi quattro anni? All’inizio, c’è stato che lo ha accusato addirittura di piacere troppo, ma oggi non gli vengono risparmiate critiche dagli ambiente cattolici…

R. – Direi che le opposizioni ci sono ma fanno parte del processo. Se non ci fossero significherebbe che non c’è un processo in atto. Quindi direi che le opposizioni ci sono, fanno parte del processo stesso, non crescono, ma forse diventano un po’ più rabbiose, cioè si fanno sentire, urlano di più, perché si rendono conto che Francesco sta facendo sul serio. D’altra parte bisogna anche dire che il fatto che ci siano all’interno della Chiesa delle libere espressioni di pensiero, anche divergenti rispetto alla linea del Pontificato, conferma la svolta di Francesco. Per cui è plausibile che ci sia un’opinione pubblica differenziata all’interno della Chiesa.

D. – Potremmo dire che avviare processi significa anche questo, cioè avviare dei dibattiti, più o meno costruttivi …

R. – Sì, senza alcun dubbio. Avviare dei processi significa mettere in moto energie che possono essere positive e negative, ma quando qualcosa si muove si libera un’energia che va accolta per quello che è. Quindi anche le opposizioni hanno un compito importante all’interno di questo processo in corso.

D. – Anche recentemente il Papa ha ricordato che recita ogni giorno la Preghiera del buonumore di San Tommaso Moro. Perché secondo lei gli piace così tanto?

R. – Devo dire che il Papa è sempre di buonumore. Una volta mi ha detto, che da quando è stato eletto non ha mai perso la pace, la consolazione. Ma questa pace e consolazione a volte si trasformano in vero e proprio umorismo; il Papa è in grado di scherzare sulla realtà e su stesso ed essere anche autoironico. Il motivo, forse, è che l’umorismo di fatto fa vedere la realtà da una altro punto di vista. Al Papa piace molto vedere la complessità del reale. L‘umorismo è un modo molto affilato, se vogliamo, di alleggerire le tensioni e far veder la realtà in maniera differente.

(Da Radio Vaticana)

Liturgia del giorno: Audio salmo (78)79

13 marzo 2017

Lunedì, 13 _ Marzo _ 2017


 

Signore, non trattarci secondo i nostri peccati.

[1] Salmo. Di Asaf.
O Dio, nella tua eredità sono entrate le nazioni,
hanno profanato il tuo santo tempio,
hanno ridotto in macerie Gerusalemme.

[2] Hanno abbandonato i cadaveri dei tuoi servi
in pasto agli uccelli del cielo,
la carne dei tuoi fedeli
agli animali selvaggi.

[3] Hanno versato il loro sangue come acqua
intorno a Gerusalemme, e nessuno seppelliva.

[4] Siamo divenuti l’obbrobrio dei nostri vicini,
scherno e ludibrio di chi ci sta intorno.

[5] Fino a quando, Signore, sarai adirato: per sempre?
Arderà come fuoco la tua gelosia?

[6] Riversa il tuo sdegno sui popoli che non ti riconoscono
e sui regni che non invocano il tuo nome,

[7] perché hanno divorato Giacobbe,
hanno devastato la sua dimora.

[8] Non imputare a noi le colpe dei nostri padri,
presto ci venga incontro la tua misericordia,
poiché siamo troppo infelici.

[9] Aiutaci, Dio, nostra salvezza,
per la gloria del tuo nome,
salvaci e perdona i nostri peccati
per amore del tuo nome.

[10] Perché i popoli dovrebbero dire:
“Dov’è il loro Dio?”.
Si conosca tra i popoli, sotto i nostri occhi,
la vendetta per il sangue dei tuoi servi.

[11] Giunga fino a te il gemito dei prigionieri;
con la potenza della tua mano
salva i votati alla morte.

[12] Fà ricadere sui nostri vicini sette volte
l’affronto con cui ti hanno insultato, Signore.

[13] E noi, tuo popolo e gregge del tuo pascolo,
ti renderemo grazie per sempre;
di età in età proclameremo la tua lode.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio». Lc 6,36-38


 

 

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Prestaci i tuoi occhi  

Rivista Papa Giovanni

O Signore,
aiutaci a non disprezzare mai
nessun uomo,
a vedere in tutti il bene e non il male
e i valori assoluti
di cui ciascuno è portatore
perché è una persona.
Se tu ci presterai i tuoi occhi,
avremo la misura esatta
di quello che vale ogni persona:
i tuoi occhi vedono
in ogni nostro fratello
uno per cui Dio ci ha donato la vita.

Vangelo (Mt 23,1-12) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 14 Marzo 2017) con commento comunitario

13 marzo 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 23,1-12)

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati rabbì dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare rabbì, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate padre nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare guide, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Questo è il Vangelo del 14 Marzo, quello del 13 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa

12 marzo 2017

La Quaresima è il tempo favorevole per rinnovarsi incontrando Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo.

Papa Francesco se Twitter (@Pontifex_it), pre 13:30 -12 mar 2017

La strada dall’amore all’odio è facile. Quella dall’odio all’amore è più difficile, ma porta alla pace.

Papa Francesco se Twitter (@Pontifex_it), pre 13:30 -11 mar 2017

Vangelo (Lc 6,36-38) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 13 Marzo 2017) con commento comunitario

12 marzo 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,36-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Questo è il Vangelo del 13 Marzo, quello del 12 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

La spiritualità oggi

11 marzo 2017

http://gpcentofanti.altervista.org/note-sulle-spiritualita-cristiane-odierne/

 

 

Liturgia del giorno: Audio salmo (118) 119

11 marzo 2017

Sabato, 11 _ Marzo _ 2017


 

Beato chi cammina nella legge del Signore.

[1] Alleluia.
Beato l’uomo di integra condotta,
che cammina nella legge del Signore.

[2] Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.

[3] Non commette ingiustizie,
cammina per le sue vie.

[4] Tu hai dato i tuoi precetti
perché siano osservati fedelmente.

[5] Siano diritte le mie vie,
nel custodire i tuoi decreti.

[6] Allora non dovrò arrossire
se avrò obbedito ai tuoi comandi.

[7] Ti loderò con cuore sincero
quando avrò appreso le tue giuste sentenze.

[8] Voglio osservare i tuoi decreti:
non abbandonarmi mai.

[9] Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Custodendo le tue parole.

[10] Con tutto il cuore ti cerco:
non farmi deviare dai tuoi precetti.

[11] Conservo nel cuore le tue parole
per non offenderti con il peccato.

[12] Benedetto sei tu, Signore;
mostrami il tuo volere.

[13] Con le mie labbra ho enumerato
tutti i giudizi della tua bocca.

[14] Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia
più che in ogni altro bene.

[15] Voglio meditare i tuoi comandamenti,
considerare le tue vie.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Ritaglio del Vangelo odierno:

 

Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Mt 5,43-48

 


 

 

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Siamo qui

Paolo VI, La vita in Cristo e nella Chiesa, maggio 2014, pag. 53

Siamo qui, Signore Gesù.
Siamo venuti come colpevoli che ritornano
al luogo del loro delitto.
Siamo venuti come colui che ti ha seguito,
ma ti ha anche tradito,
tante volte fedeli e tante volte infedeli.
Siamo venuti per riconoscere il misterioso rapporto
tra i nostri peccati e la tua Passione,
l’opera nostra e l’opera tua.
Siamo venuti per batterci il petto
e domandarti perdono,
per implorare la tua misericordia.
Siamo venuti perché sappiamo che tu puoi,
che tu vuoi perdonarci
perché hai espiato per noi.
Tu sei la nostra redenzione e la nostra speranza.

Vangelo (Mt 17,1-9) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 12 Marzo 2017) con commento comunitario

11 marzo 2017

II DOMENICA DI QUARESIMA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Questo è il Vangelo del 12 Marzo, quello dell’11 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

 

Tweet del Papa

11 marzo 2017

​In questa Quaresima proviamo a digiunare non col muso lungo, ma col sorriso.



Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:45 – 10 marzo 2017

Vangelo (Mt 5,43-48) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 11 Marzo 2017) con commento comunitario

10 marzo 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,43-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Questo è il Vangelo dell’11 Marzo, quello del 10 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa 

9 marzo 2017

​Chiedo per favore un ricordo nella preghiera per me e i miei collaboratori, che fino a venerdì faremo gli Esercizi Spirituali.



Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 – 5 marzo 2017

Vangelo (Mt 5,20-26) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 10 Marzo 2017) con commento comunitario

9 marzo 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,20-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: Stupido, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: Pazzo, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

Questo è il Vangelo del 10 Marzo, quello del 9 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 7,7-12) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 9 Marzo 2017) con commento comunitario

8 marzo 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,7-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».

Questo è il Vangelo del 9 Marzo, quello dell’8 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 11,29-32) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 8 Marzo 2017) con commento comunitario

7 marzo 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,29-32)

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:

«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.

Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del  giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Questo è il Vangelo dell’ 8 Marzo, quello del 7 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 6,7-15) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 7 Marzo 2017) con commento comunitario

6 marzo 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,7-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.

Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.

Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Questo è il Vangelo del 7 Marzo, quello del 6 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 25,31-46) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 6 Marzo 2017) con commento comunitario

5 marzo 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,31-46)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.

Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.

Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.

E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Questo è il Vangelo del 6 Marzo, quello del 5 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio salmo (50)51

4 marzo 2017

Sabato, 04 _ Marzo _ 2017


 

Mostrami, Signore, la tua via.

[1] Supplica. Di Davide.
Signore, tendi l’orecchio, rispondimi,
perché io sono povero e infelice.

[2] Custodiscimi perché sono fedele;
tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera.

[3] Pietà di me, Signore,
a te grido tutto il giorno.

[4] Rallegra la vita del tuo servo,
perché a te, Signore, innalzo l’anima mia.

[5] Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi ti invoca.

[6] Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce della mia supplica.

[7] Nel giorno dell’angoscia alzo a te il mio grido
e tu mi esaudirai.

[8] Fra gli dei nessuno è come te, Signore,
e non c’è nulla che uguagli le tue opere.

[9] Tutti i popoli che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, o Signore,
per dare gloria al tuo nome;

[10] grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio.

[11] Mostrami, Signore, la tua via,
perché nella tua verità io cammini;
donami un cuore semplice
che tema il tuo nome.

[12] Ti loderò, Signore, Dio mio, con tutto il cuore
e darò gloria al tuo nome sempre,

[13] perché grande con me è la tua misericordia:
dal profondo degli inferi mi hai strappato.

[14] Mio Dio, mi assalgono gli arroganti,
una schiera di violenti attenta alla mia vita,
non pongono te davanti ai loro occhi.

[15] Ma tu, Signore, Dio di pietà, compassionevole,
lento all’ira e pieno di amore, Dio fedele,
[16] volgiti a me e abbi misericordia:
dona al tuo servo la tua forza,
salva il figlio della tua ancella.

[17] Dammi un segno di benevolenza;
vedano e siano confusi i miei nemici,
perché tu, Signore, mi hai soccorso e consolato.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Lc 5,27-32


 

 

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Quando avrò conosciuto Dio  

Aminah de Angelis Corsini, Solo perché mi ami, Assisi, Tipografia Metastasio

Quando avrò conosciuto
cosa c’è dietro la siepe
quando avrò saputo
la storia delle stelle,
non sarà perché
ho studiato tanto,
ma vorrà dire che tu o Dio
avrai aperto la tua mano
per sollevarmi
oltre la siepe oltre le stelle.
Oggi io so una cosa soltanto:
che nella sconfinata
sabbia del mare
un granello sono io
e tu riesci a vedermi
e a saper di me
tutto quello che io non so.

Vangelo (Mt 4,1-11) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 5 Marzo 2017) con commento comunitario

4 marzo 2017

I DOMENICA DI QUARESIMA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,1-11)

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Questo è il Vangelo del 5 Marzo, quello del 4 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Il libro donato dal papa ai preti della sua diocesi 

3 marzo 2017

http://www.eri.rai.it/book/non-aver-paura-di-perdonare/

 

http://www.lastampa.it/2016/05/09/multimedia/vaticaninsider/ita/padre-luis-il-frate-misericordioso-che-il-papa-cita-come-esempio-Kyyn2iAwhPatZfyVUhHqBJ/pagina.html

 

 

Vangelo (Lc 5,27-32) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 4 Marzo 2017) con commento comunitario

3 marzo 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,27-32)

In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Questo è il Vangelo del 4 Marzo, quello del 3 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

INCONTRO CON I PARROCI DELLA DIOCESI DI ROMA

2 marzo 2017

 

 

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica di San Giovanni in Laterano
Giovedì, 2 marzo 2017

[Multimedia]

Il progresso della fede nella vita del sacerdote

«Signore, accresci in noi la fede!» (Lc 17,5). Questa domanda sorse spontanea nei discepoli quando il Signore stava parlando loro della misericordia e disse che dobbiamo perdonare settanta volte sette. “Accresci in noi la fede”, chiediamo anche noi, all’inizio di questa conversazione. Lo chiediamo con la semplicità del Catechismo, che ci dice: «Per vivere, crescere e perseverare nella fede sino alla fine, dobbiamo nutrirla con la Parola di Dio; dobbiamo chiedere al Signore di accrescerla». E’ una fede che «deve operare “per mezzo della carità” (Gal 5,6; cfr Gc 2,14-26), essere sostenuta dalla speranza (cfr Rm 15,13) ed essere radicata nella fede della Chiesa» (n. 162).

Mi aiuta appoggiarmi a tre punti fermi: la memoria, la speranza e il discernimento del momento. La memoria, come dice il Catechismo, è radicata nella fede della Chiesa, nella fede dei nostri padri; la speranza è ciò che ci sostiene nella fede; e il discernimento del momento lo tengo presente al momento di agire, di mettere in pratica quella “fede che opera per mezzo della carità”.

Lo formulo in questo modo:

– Dispongo di una promessa – è sempre importante ricordare la promessa del Signore che mi ha posto in cammino –.

– Sono in cammino – ho speranza –: la speranza mi indica l’orizzonte, mi guida: è la stella e anche ciò che mi sostiene, è l’ancora, ancorata in Cristo.

– E, nel momento specifico, ad ogni incrocio di strade devo discernere un bene concreto, il passo avanti nell’amore che posso fare, e anche il modo in cui il Signore vuole che lo faccia.

Fare memoria delle grazie passate conferisce alla nostra fede la solidità dell’incarnazione; la colloca all’interno di una storia, la storia della fede dei nostri padri, che «morirono nella fede, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano» (Eb 11,13)[1]. Noi, «circondati da tale moltitudine di testimoni», guardando dove essi guardano, teniamo lo sguardo «fisso su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento» (Eb 12,2).

La speranza, da parte sua, è quella che apre la fede alle sorprese di Dio. Il nostro Dio è sempre più grande di tutto ciò che possiamo pensare e immaginare di Lui, di ciò che gli appartiene e del suo modo di agire nella storia. L’apertura della speranza conferisce alla nostra fede freschezza e orizzonte. Non è l’apertura di un’immaginazione velleitaria che proietterebbe fantasie e propri desideri, ma l’apertura che provoca in noi il vedere la spogliazione di Gesù, «il quale, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio» (Eb 12,2). La speranza che attrae, paradossalmente, non la genera l’immagine del Signore trasfigurato, ma la sua immagine ignominiosa. «Attirerò tutti a me» (Gv 12,32). E’ il donarsi totale del Signore sulla croce quello che ci attrae, perché rivela la possibilità di essere più autentica. È la spogliazione di colui che non si impadronisce della promesse di Dio, ma, come vero testatore, passa la fiaccola dell’eredità ai suoi figli: «Dove c’è un testamento, è necessario che la morte del testatore sia dichiarata» (Eb 9,16).

Il discernimento, infine, è ciò che concretizza la fede, ciò che la rende «operosa per mezzo della carità» (Gal 5,6), ciò che ci permette di dare una testimonianza credibile: «Con le mie opere ti mostrerò la mia fede» (Gc 2,18). Il discernimento guarda in primo luogo ciò che piace al nostro Padre, «che vede nel segreto» (Mt 6,4.6), non guarda i modelli di perfezione dei paradigmi culturali. Il discernimento è “del momento” perché è attento, come la Madonna a Cana, al bene del prossimo che può fare in modo che il Signore anticipi “la sua ora”, o che “salti” un sabato per rimettere in piedi colui che stava paralizzato. Il discernimento del momento opportuno (kairos) è fondamentalmente ricco di memoria e di speranza: ricordando con amore, punta lo sguardo con lucidità a ciò che meglio guida alla Promessa.

E ciò che meglio guida è sempre in relazione con la croce. Con quello spossessarmi della mia volontà, con quel dramma interiore del «non come voglio io, ma come vuoi tu» (Mt 26,39) che mi pone nelle mani del Padre e fa in modo che sia Lui a guidare la mia vita.

Crescere nella fede

Torno per un momento al tema del “crescere”. Se rileggete con attenzione Evangelii gaudium – che è un documento programmatico – vedrete che parla sempre di “crescita” e di “maturazione”, sia nella fede sia nell’amore, nella solidarietà come nella comprensione della Parola[2]. Evangelii gaudium ha una prospettiva dinamica. «Il mandato missionario del Signore comprende l’appello alla crescita della fede quando indica: “insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,20). Così appare chiaro che il primo annuncio deve dar luogo anche ad un cammino di formazione e di maturazione» (n. 160).

Sottolineo questo: cammino di formazione e di maturazione nella fede. E prendere questo sul serio implica che «non sarebbe corretto interpretare questo appello alla crescita esclusivamente o prioritariamente come formazione (meramente) dottrinale» (n. 161). La crescita nella fede avviene attraverso gli incontri con il Signore nel corso della vita. Questi incontri si custodiscono come un tesoro nella memoria e sono la nostra fede viva, in una storia di salvezza personale.

In questi incontri l’esperienza è quella di una incompiuta pienezza. Incompiuta, perché dobbiamo continuare a camminare; pienezza, perché, come in tutte le cose umane e divine, in ogni parte si trova il tutto[3]. Questa maturazione costante vale per il discepolo come per il missionario, per il seminarista come per il sacerdote e il vescovo. In fondo è quel circolo virtuoso a cui si riferisce il Documento di Aparecida che ha coniato la formula “discepoli missionari”.

Il punto fermo della croce

Quando parlo di punti fermi o di “fare perno”, l’immagine che ho presente è quella del giocatore di basket o pallacanestro, che inchioda il piede come “perno” a terra e compie movimenti per proteggere la palla, o per trovare uno spazio per passarla, o per prendere la rincorsa e andare a canestro. Per noi quel piede inchiodato al suolo, intorno al quale facciamo perno, è la croce di Cristo. Una frase scritta sul muro della cappella della Casa di Esercizi di San Miguel (Buenos Aires) diceva: “Fissa sta la Croce, mentre il mondo gira” [“Stat crux dum volvitur orbis”, motto di san Bruno e dei Certosini]. Poi uno si muove, proteggendo la palla, con la speranza di fare canestro e cercando di capire a chi passarla.

La fede – il progresso e la crescita nella fede – si fonda sempre sulla Croce: «E’ piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione» di «Cristo crocifisso: scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani» (1 Cor 1,21.23). Tenendo dunque, come dice la Lettera agli Ebrei, «fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento», noi ci muoviamo e ci esercitiamo nella memoria – ricordando la «moltitudine di testimoni» – e corriamo con speranza «nella corsa che ci sta davanti», discernendo le tentazioni contro la fede, «senza stancarci né perderci d’animo» (cfr Eb 12,1-3).

Memoria deuteronomica

In Evangelii gaudium ho voluto porre in rilievo quella dimensione della fede che chiamo deuteronomica, in analogia con la memoria di Israele:

«La gioia evangelizzatrice brilla sempre sullo sfondo della memoria grata: è una grazia che abbiamo bisogno di chiedere. Gli Apostoli mai dimenticarono il momento in cui Gesù toccò loro il cuore: “Erano circa le quattro del pomeriggio” (Gv 1,39)» (n. 13).

Nella «“moltitudine di testimoni” […] si distinguono alcune persone che hanno inciso in modo speciale per far germogliare la nostra gioia credente: “Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunciato la Parola di Dio” (Eb 13,7). A volte si tratta di persone semplici e vicine che ci hanno iniziato alla vita della fede: “Mi ricordo della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Loide e tua madre Eunice” (2 Tm 1,5). Il credente è fondamentalmente “uno che fa memoria”» (ibid.).

La fede si alimenta e si nutre della memoria. La memoria dell’Alleanza che il Signore ha fatto con noi: Egli è il Dio dei nostri padri e nonni. Non è Dio dell’ultimo momento, un Dio senza storia di famiglia, un Dio che per rispondere ad ogni nuovo paradigma dovrebbe scartare come vecchi e ridicoli i precedenti. La storia di famiglia non “passa mai di moda”. Appariranno vecchi i vestiti e i cappelli dei nonni, le foto avranno color seppia, ma l’affetto e l’audacia dei nostri padri, che si spesero perché noi potessimo essere qui e avere quello che abbiamo, sono una fiamma accesa in ogni cuore nobile.

Teniamo ben presente che progredire nella fede non è soltanto un proposito volontaristico di credere di più d’ora innanzi: è anche esercizio di ritornare con la memoria alle grazie fondamentali. Si può “progredire all’indietro”, andando a cercare nuovamente tesori ed esperienze che erano dimenticati e che molte volte contengono le chiavi per comprendere il presente. Questa è la cosa veramente “rivoluzionaria”: andare alle radici. Quanto più lucida è la memoria del passato, tanto più chiaro si apre il futuro, perché si può vedere la strada realmente nuova e distinguerla dalle strade già percorse che non hanno portato da nessuna parte. La fede cresce ricordando, collegando le cose con la storia reale vissuta dai nostri padri e da tutto il popolo di Dio, da tutta la Chiesa.

Perciò l’Eucaristia è il Memoriale della nostra fede, ciò che ci situa sempre di nuovo, quotidianamente, nell’avvenimento fondamentale della nostra salvezza, nella Passione, Morte e Risurrezione del Signore, centro e perno della storia. Ritornare sempre a questo Memoriale – attualizzarlo in un Sacramento che si prolunga nella vita – questo è progredire nella fede. Come diceva sant’Alberto Hurtado: «La Messa è la mia vita e la mia vita è una Messa prolungata»[4].

Per risalire alle sorgenti della memoria, mi aiuta sempre rileggere un passo del profeta Geremia e un altro del profeta Osea, nei quali essi ci parlano di ciò che il Signore ricorda del suo Popolo. Per Geremia, il ricordo del Signore è quello della sposa amata della giovinezza, che poi gli è stata infedele. «Mi ricordo di te – dice a Israele –, dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto, […]. Israele era sacro al Signore» (2,2-3).

Il Signore rimprovera al suo popolo la sua infedeltà, che si è rivelata una cattiva scelta: «Due sono le colpe che ha commesso il mio popolo: ha abbandonato me, sorgente di acqua viva, e si è scavato cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua. […] Ma tu rispondi: “No, è inutile, perché io amo gli stranieri, voglio andare con loro» (2,13.25).

Per Osea, il ricordo del Signore è quello del figlio coccolato e ingrato: «Quando Israele era fanciullo, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio. Ma più li chiamavo, più si allontanavano da me; […] agli idoli bruciavano incensi. A Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro. Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare. […] Il mio popolo è duro a convertirsi» (11,1-4.7). Oggi come allora, l’infedeltà e l’ingratitudine dei pastori si ripercuote sui più poveri del popolo fedele, che restano in balia degli estranei e degli idolatri.

Speranza non solo nel futuro

La fede si sostiene e progredisce grazie alla speranza. La speranza è l’ancora ancorata nel Cielo, nel futuro trascendente, di cui il futuro temporale – considerato in forma lineare – è solo una espressione. La speranza è ciò che dinamizza lo sguardo all’indietro della fede, che conduce a trovare cose nuove nel passato – nei tesori della memoria – perché si incontra con lo stesso Dio che spera di vedere nel futuro. La speranza inoltre si estende fino ai limiti, in tutta la larghezza e in tutto lo spessore del presente quotidiano e immediato, e vede possibilità nuove nel prossimo e in ciò che si può fare qui, oggi. La speranza è saper vedere, nel volto dei poveri che incontro oggi, lo stesso Signore che verrà un giorno a giudicarci secondo il protocollo di Matteo 25: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (v. 40).

Così la fede progredisce esistenzialmente credendo in questo “impulso” trascendente che si muove – che è attivo e operante – verso il futuro, ma anche verso il passato e in tutta l’ampiezza del momento presente. Possiamo intendere così la frase di Paolo ai Galati, quando dice che ciò che vale è «la fede che si rende operosa per mezzo della carità» (5,6): una carità che, quando fa memoria, si attiva confessando, nella lode e nella gioia, che l’amore le è stato già dato; una carità che quando guarda in avanti e verso l’alto, confessa il suo desiderio di dilatare il cuore nella pienezza del Bene più grande; queste due confessioni di una fede ricca di gratitudine e di speranza, si traducono nell’azione presente: la fede si confessa nella pratica, uscendo da sé stessi, trascendendosi nell’adorazione e nel servizio.

 

Discernimento del momento

Vediamo così come la fede, dinamizzata dalla speranza di scoprire Cristo nello spessore del presente, è legata al discernimento.

E’ proprio del discernimento fare prima un passo indietro, come chi retrocede un po’ per vedere meglio il panorama. C’è sempre una tentazione nel primo impulso, che porta a voler risolvere qualcosa immediatamente. In questo senso credo che ci sia un primo discernimento, grande e fondante, cioè quello che non si lascia ingannare dalla forza del male, ma che sa vedere la vittoria della Croce di Cristo in ogni situazione umana. A questo punto mi piacerebbe rileggere con voi un intero brano di Evangelii gaudium, perché aiuta a discernere quella insidiosa tentazione che chiamo pessimismo sterile:

«Una delle tentazioni più serie che soffocano il fervore e l’audacia è il senso di sconfitta, che ci trasforma in pessimisti scontenti e disincantati dalla faccia scura. Nessuno può intraprendere una battaglia se in anticipo non confida pienamente nel trionfo. Chi comincia senza fiducia ha perso in anticipo metà della battaglia e sotterra i propri talenti. Anche se con la dolorosa consapevolezza delle proprie fragilità, bisogna andare avanti senza darsi per vinti, e ricordare quello che disse il Signore a san Paolo: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2 Cor 12,9). Il trionfo cristiano è sempre una croce, ma una croce che al tempo stesso è vessillo di vittoria, che si porta con una tenerezza combattiva contro gli assalti del male. Il cattivo spirito della sconfitta è fratello della tentazione di separare prima del tempo il grano dalla zizzania, prodotto di una sfiducia ansiosa ed egocentrica. […] In ogni caso, in quelle circostanze siamo chiamati ad essere persone-anfore per dare da bere agli altri. A volte l’anfora si trasforma in una pesante croce, ma è proprio sulla Croce dove, trafitto, il Signore si è consegnato a noi come fonte di acqua viva. Non lasciamoci rubare la speranza!» (85-86).

Queste formulazioni «non lasciamoci rubare…», mi vengono dalle regole di discernimento di sant’Ignazio, che è solito rappresentare il demonio come un ladro. Si comporta come un capitano – dice Ignazio – che per vincere e rubare ciò che desidera ci combatte nella nostra parte più debole (cfr Esercizi Spirituali, 327). E nel nostro caso, nell’attualità, credo che cerchi di rubarci la gioia – che è come rubarci il presente[5]– e la speranza – l’uscire, il camminare –, che sono le grazie che più chiedo e faccio chiedere per la Chiesa in questo tempo.

E’ importante a questo punto fare un passo avanti e dire che la fede progredisce quando, nel momento presente, discerniamo come concretizzare l’amore nel bene possibile, commisurato al bene dell’altro. Il primo bene dell’altro è poter crescere nella fede. La supplica comunitaria dei discepoli «Accresci in noi la fede!» (Lc 17,6) sottende la consapevolezza che la fede è un bene comunitario. Bisogna considerare, inoltre, che cercare il bene dell’altro ci fa rischiare. Come dice Evangelii gaudium:

«Un cuore missionario è consapevole […] che egli stesso deve crescere nella comprensione del Vangelo e nel discernimento dei sentieri dello Spirito, e allora non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada» (45).

In questo discernimento è implicito l’atto di fede in Cristo presente nel più povero, nel più piccolo, nella pecora perduta, nell’amico insistente. Cristo presente in chi ci viene incontro – facendosi vedere, come Zaccheo o la peccatrice che entra con il suo vaso di profumo, o quasi senza farsi notare, come l’emorroissa –; o Cristo presente in chi noi stessi accostiamo, sentendo compassione quando lo vediamo da lontano, disteso sul bordo della strada. Credere che lì c’è Cristo, discernere il modo migliore per fare un piccolo passo verso di Lui, per il bene di quella persona, è progresso nella fede. Come pure lodare è progresso nella fede, e desiderare di più è progresso nella fede.

Può farci bene soffermarci ora un po’ su questo progresso nella fede che avviene grazie al discernimento del momento. Il progresso della fede nella memoria e nella speranza è più sviluppato. Invece, questo punto fermo del discernimento, forse non tanto. Può persino sembrare che dove c’è fede non dovrebbe esserci bisogno di discernimento: si crede e basta. Ma questo è pericoloso, soprattutto se si sostituiscono i rinnovati atti di fede in una Persona – in Cristo nostro Signore –, che hanno tutto il dinamismo che abbiamo appena visto, con atti di fede meramente intellettuali, il cui dinamismo si esaurisce nel fare riflessioni ed elaborare formulazioni astratte. La formulazione concettuale è un momento necessario del pensiero, come scegliere un mezzo di trasporto è necessario per giungere a una meta. Ma la fede non si esaurisce in una formulazione astratta né la carità in un bene particolare, ma il proprio della fede e della carità è crescere e progredire aprendosi a una maggiore fiducia e a un bene comune più grande. Il proprio della fede è essere “operante”, attiva, e così per la carità. E la pietra di paragone è il discernimento. Infatti la fede può fossilizzarsi, nel conservare l’amore ricevuto, trasformandolo in un oggetto da chiudere in un museo; e la fede può anche volatilizzarsi, nella proiezione dell’amore desiderato, trasformandolo in un oggetto virtuale che esiste solo nell’isola delle utopie. Il discernimento dell’amore reale, concreto e possibile nel momento presente, in favore del prossimo più drammaticamente bisognoso, fa sì che la fede diventi attiva, creativa ed efficace.

L’icona di Simon Pietro “passato al vaglio”

Per concretizzare questa riflessione riguardo a una fede che cresce con il discernimento del momento, contempliamo l’icona di Simon Pietro “passato al vaglio” (cfr Lc 22,31), che il Signore ha preparato in maniera paradigmatica, perché con la sua fede provata confermasse tutti noi che “amiamo Cristo senza averlo visto” (cfr 1 Pt 1,8).

Entriamo in pieno nel paradosso per cui colui che deve confermarci nella fede è lo stesso al quale spesso il Signore rimprovera la sua “poca fede”. Il Signore di solito indica come esempi di grande fede altre persone. Con notevole enfasi loda molte volte la fede di persone semplici e di altre che non appartengono al popolo d’Israele – pensiamo al centurione (cfr Lc 7,9) e alla donna siro-fenicia (cfr 15,28) –, mentre ai discepoli – e a Simon Pietro in particolare – rimprovera spesso la loro «poca fede» (Mt 14,31).

Tenendo presente che le riflessioni del Signore riguardo alla grande fede e alla poca fede hanno un intento pedagogico e sono uno stimolo ad incrementare il desiderio di crescere nella fede, ci concentriamo su un passaggio centrale nella vita di Simon Pietro, quello in cui Gesù gli dice che “ha pregato” per la sua fede. E’ il momento che precede la passione; gli apostoli hanno appena discusso su chi tra loro sia il traditore e chi sia il più grande, e Gesù dice a Simone:

«Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,31-32).

Precisiamo i termini, poiché le richieste del Signore al Padre sono cose di cui far tesoro nel cuore. Consideriamo che il Signore “prega”[6] per Simone ma pensando a noi. “Venir meno” traduce ekleipo – da cui “eclissarsi” – ed è molto plastica l’immagine di una fede eclissata dallo scandalo della passione. E’ quell’esperienza che chiamiamo desolazione: qualcosa copre la luce.

Tornare indietro (epistrepsas) esprime qui il senso di “convertirsi”, di ritornare alla consolazione precedente dopo un’esperienza di desolazione e di essere passati al vaglio da parte del demonio.

“Confermare” (sterizon) si dice nel senso di “consolidare” (histemi) la fede affinché d’ora in avanti sia “determinata” (cfr Lc 9,51). Una fede che nessun vento di dottrina possa smuovere (cfr Ef 4,14). Più avanti ci soffermeremo ancora su questo “passare al vaglio”. Possiamo rileggere così le parole del Signore:

“Simone, Simone, […] io ho pregato il Padre per te, perché la tua fede non rimanga eclissata (dal mio volto sfigurato, in te che lo hai visto trasfigurato); e tu, una volta che sarai uscito da questa esperienza di desolazione di cui il demonio ha approfittato per passarti al vaglio, conferma (con questa tua fede provata) la fede dei tuoi fratelli”.

Così, vediamo che la fede di Simon Pietro ha un carattere speciale: è una fede provata, e con essa egli ha la missione di confermare e consolidare la fede dei suoi fratelli, la nostra fede. La fede di Simon Pietro è minore di quella di tanti piccoli del popolo fedele di Dio. Ci sono persino dei pagani, come il centurione, che hanno una fede più grande nel momento di implorare la guarigione di un malato della loro famiglia. La fede di Simone è più lenta di quella di Maria Maddalena e di Giovanni. Giovanni crede al solo vedere il segno del sudario e riconosce il Signore sulla riva del lago al solo ascoltare le sue parole. La fede di Simon Pietro ha momenti di grandezza, come quando confessa che Gesù è il Messia, ma a questi momenti ne seguono quasi immediatamente altri di grande errore, di estrema fragilità e totale sconcerto, come quando vuole allontanare il Signore dalla croce, o quando affonda senza rimedio nel lago o quando vuole difendere il Signore con la spada. Per non parlare del momento vergognoso dei tre rinnegamenti davanti ai servi.

Possiamo distinguere tre tipi di pensieri, carichi di affetti[7], che interagiscono nelle prove di fede di Simon Pietro: alcuni sono i pensieri che gli vengono dal suo stesso modo di essere; altri pensieri li provoca direttamente il demonio (dallo spirito malvagio); e un terzo tipo di pensieri sono quelli che vengono direttamente dal Signore o dal Padre (dallo spirito buono).

a) I due nomi e il desiderio di camminare verso Gesù sulle acque

Vediamo, in primo luogo, come si relaziona il Signore con l’aspetto più umano della fede di Simon Pietro. Parlo di quella sana autostima con cui uno crede in sé stesso e nell’altro, nella capacità di essere degno di fiducia, sincero e fedele, su cui si basa ogni amicizia umana. Ci sono due episodi nella vita di Simon Pietro nei quali si può vedere una crescita nella fede che si potrebbe chiamare sincera. Sincera nel senso di senza complicazioni, nella quale un’amicizia cresce approfondendo chi è ciascuno senza che vi siano ombre. Uno è l’episodio dei due nomi; l’altro, quando Simon Pietro chiede al Signore di comandargli di andare verso di Lui camminando sulle acque.

Simone appare sulla scena quando suo fratello Andrea lo va a cercare e gli dice: «Abbiamo trovato il Messia» (Gv 1,41); e lui segue suo fratello che lo porta da Gesù. E lì avviene immediatamente il cambio di nome. Si tratta di una scelta che fa il Signore in vista di una missione, quella di essere Pietra, fondamento solido di fede su cui edificherà la sua Chiesa. Notiamo che, più che cambiargli il nome di Simone, di fatto, ciò che il Signore fa è aggiungere quello di Pietro.

Questo fatto è già in sé motivo di tensione e di crescita. Pietro si muoverà sempre intorno al perno che è il Signore, girando e sentendo il peso e il movimento dei suoi due nomi: quello di Simone – il pescatore, il peccatore, l’amico… – e quello di Pietro – la Roccia su cui si costruisce, colui che ha le chiavi, che dice l’ultima parola, che cura e pasce le pecore –. Mi fa bene pensare che Simone è il nome con cui Gesù lo chiama quando parlano e si dicono le cose come amici, e Pietro è il nome con cui il Signore lo presenta, lo giustifica, lo difende e lo pone in risalto in maniera unica come suo uomo di totale fiducia, davanti agli altri. Anche se è lui che gli dà il nome di “Pietra”, Gesù lo chiama Simone.

La fede di Simon Pietro progredisce e cresce nella tensione tra questi due nomi, il cui punto fisso – il perno – è centrato in Gesù.

Avere due nomi lo decentra. Non può centrarsi in nessuno di essi. Se volesse che Simone fosse il suo punto fisso, dovrebbe sempre dire: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore» (Lc 5,8). Se pretendesse di centrarsi esclusivamente sull’essere Pietro e dimenticasse o coprisse tutto ciò che è di Simone, diventerebbe una pietra di scandalo, come gli accadde quando “non si comportava rettamente secondo la verità del Vangelo”, come gli disse Paolo perché aveva nascosto il fatto di essere andato a mangiare con i pagani (cfr Gal 2,11-14). Mantenersi Simone (pescatore e peccatore) e Pietro (Pietra e chiave per gli altri) lo obbligherà a decentrarsi costantemente per ruotare solo intorno a Cristo, l’unico centro.

L’icona di questo decentramento, la sua messa in atto, è quando chiede a Gesù di comandargli di andare verso di Lui sulle acque. Lì Simon Pietro mostra il suo carattere, il suo sogno, la sua attrazione per l’imitazione di Gesù. Quando affonda, perché smette di guardare il Signore e guarda l’agitarsi delle onde, mostra le sue paure e i suoi fantasmi. E quando lo prega di salvarlo e il Signore gli tende la mano, mostra di sapere bene chi è Gesù per lui: il suo Salvatore. E il Signore gli rafforza la fede, concedendogli quello che desidera, dandogli una mano e chiudendo la questione con quella frase affettuosa e rassicurante: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» (Mt 14,31).

Simon Pietro in tutte le situazioni “limite” in cui potrà mettersi, guidato dalla sua fede in Gesù discernerà sempre qual è la mano che lo salva. Con quella certezza che, anche quando non capisce bene quello che Gesù dice o fa, gli farà dire: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68). Umanamente, questa consapevolezza di avere “poca fede”, insieme con l’umiltà di lasciarsi aiutare da chi sa e può farlo, è il punto di sana autostima in cui si radica il seme di quella fede “per confermare gli altri”, per “edificare sopra di essa”, che è quella che Gesù vuole da Simon Pietro e da noi che partecipiamo del ministero. Direi che è una fede condivisibile, forse perché non è tanto ammirevole. La fede di uno che avesse imparato a camminare senza tribolazioni sulle acque sarebbe affascinante, ma ci allontanerebbe. Invece, questa fede da buon amico, consapevole della sua pochezza e che confida pienamente in Gesù, ci suscita simpatia e – questa è la sua grazia – ci conferma!

b) La preghiera di Gesù e il vaglio del demonio

Nel passo centrale di Luca che abbiamo preso come guida, possiamo vedere ciò che produce il vaglio del demonio nella personalità di Simon Pietro e come Gesù prega affinché la debolezza, e perfino il peccato, si trasformino in grazia e grazia comunitaria.

Ci concentriamo sulla parola “vaglio” (siniazo: setacciare il grano), che evoca il movimento di spiriti, grazie al quale, alla fine, si discerne ciò che viene dallo spirito buono da ciò che viene da quello cattivo. In questo caso colui che vaglia – colui che rivendica il potere di vagliare – è lo spirito maligno. E il Signore non lo impedisce, ma, approfittando della prova, rivolge la sua preghiera al Padre perché rafforzi il cuore di Simon Pietro. Gesù prega affinché Simon Pietro “non cada nella tentazione”. Il Signore ha fatto tutto il possibile per custodire i suoi nella sua Passione. Tuttavia non può evitare che ognuno sia tentato dal demonio, che si introduce nella parte più debole. In questo tipo di prove, che Dio non manda direttamente ma non impedisce, Paolo ci dice che il Signore ha cura che non siamo tentati al di sopra delle nostre forze (cfr 1 Cor 10,13).

Il fatto che il Signore dica espressamente che prega per Simone è estremamente importante, perché la tentazione più insidiosa del demonio è che, insieme a una certa prova particolare, ci fa sentire che Gesù ci ha abbandonato, che in qualche modo ci ha lasciato soli e non ci ha aiutato come avrebbe dovuto. Il Signore stesso ha sperimentato e vinto questa tentazione, prima nell’orto e poi sulla croce, affidandosi nelle mani del Padre quando si sentì abbandonato. È in questo punto della fede che abbiamo bisogno di essere in modo speciale e con cura rafforzati e confermati. Nel fatto che il Signore prevenga ciò che succederà a Simon Pietro e gli assicuri di avere già pregato perché la sua fede non venga meno, troviamo la forza di cui abbiamo bisogno.

Questa “eclisse” della fede davanti allo scandalo della passione è una delle cose per cui il Signore prega in modo particolare. Il Signore ci chiede di pregare sempre, con insistenza; ci associa alla sua preghiera, ci fa domandare di “non cadere in tentazione e di essere liberati dal male”, perché la nostra carne è debole; ci rivela anche che ci sono demoni che non si vincono se non con la preghiera e la penitenza e, in certe cose, ci rivela che Egli prega in modo speciale. Questa è una di quelle. Come si è riservato l’umile compito di lavare i piedi ai suoi, come una volta risorto si è occupato personalmente di consolare i suoi amici, allo stesso modo questa preghiera con la quale, rafforzando la fede di Simon Pietro, rafforza quella di tutti gli altri, è una cosa di cui il Signore si fa carico personalmente. E bisogna tenerne conto: è a questa preghiera, che il Signore ha fatto una volta e continua a fare – «sta alla destra di Dio e intercede per noi» (Rm 8,34) – che dobbiamo ricorrere per rafforzare la nostra fede.

Se la lezione data a Simon Pietro di lasciarsi lavare i piedi ha confermato l’atteggiamento di servizio del Signore e lo ha fissato nella memoria della Chiesa come un fatto fondamentale, questa lezione, data nello stesso contesto, deve porsi anch’essa come icona della fede tentata e vagliata per la quale il Signore prega. Come sacerdoti che prendiamo parte al ministero petrino, in ciò che sta a noi, partecipiamo della stessa missione: non solo dobbiamo lavare i piedi ai nostri fratelli, come facciamo il Giovedì Santo, ma dobbiamo confermarli nella loro fede, testimoniando come il Signore ha pregato per la nostra.

Se nelle prove che hanno origine nella nostra carne il Signore ci incoraggia e ci rafforza, operando molte volte miracoli di guarigione, in queste tentazioni che vengono direttamente dal demonio, il Signore adopera una strategia più complessa. Vediamo che ci sono alcuni demoni che espelle direttamente e senza riguardi; altri li neutralizza, mettendoli a tacere; altri li fa parlare, chiede il loro nome, come quello che era “Legione”; ad altri risponde ampiamente con la Scrittura, sopportando un lungo procedimento, come nel caso delle tentazioni nel deserto. Questo demonio, che tenta il suo amico all’inizio della sua passione, lo sconfigge pregando, non perché lo lasci in pace, ma perché il suo vaglio diventi motivo di forza a beneficio degli altri.

Abbiamo qui alcuni grandi insegnamenti sulla crescita nella fede. Uno riguarda lo scandalo della sofferenza dell’Innocente e degli innocenti. Questo ci tocca più di quanto crediamo, tocca persino quelli che lo provocano e quelli che fingono di non vederlo. Fa bene ascoltare dalla bocca del Signore, nel momento preciso in cui sta per prendere su di sé questo scandalo nella passione, che Egli prega perché non venga meno la fede di colui che lascia in vece propria, e perché sia lui a confermare noialtri. L’eclisse della fede provocata dalla passione non è qualcosa che ognuno possa risolvere e superare individualmente.

Un’altra lezione importante è che quando il Signore ci mette alla prova, non lo fa mai basandosi sulla nostra parte più debole. Questo è tipico del demonio, che sfrutta le nostre debolezze, che cerca la nostra parte più debole e che si accanisce ferocemente contro i più deboli di questo mondo. Perciò l’infinita e incondizionata misericordia del Padre per i più piccoli e peccatori, e la compassione e il perdono infinito che Gesù esercita fino al punto di dare la vita per i peccatori, non è solo perché Dio è buono, ma è anche frutto del discernimento ultimo di Dio sul male per sradicarlo dalla sua relazione con la fragilità della carne. In ultima istanza, il male non è legato con la fragilità e il limite della carne. Per questo il Verbo si fa carne senza alcun timore e dà testimonianza che può vivere perfettamente in seno alla Santa Famiglia e crescere custodito da due umili creature quali san Giuseppe e la Vergine Maria sua madre.

Il male ha la sua origine in un atto di orgoglio spirituale e nasce dalla superbia di una creatura perfetta, Lucifero. Poi si contagia ad Adamo ed Eva, ma trovando appoggio nel loro “desiderio di essere come dei”, non nella loro fragilità. Nel caso di Simon Pietro, il Signore non teme la sua fragilità di uomo peccatore né la sua paura di camminare sulle acque in mezzo a una tempesta. Teme, piuttosto, la discussione su chi sia il più grande.

E’ in questo contesto che dice a Simon Pietro che il demonio ha chiesto il permesso di vagliarlo. E possiamo pensare che il vaglio è iniziato lì, nella discussione su chi fosse colui che lo avrebbe tradito, sfociata poi nella discussione su chi fosse il più grande. Tutto il passo di Luca che segue immediatamente l’istituzione dell’Eucaristia è un vaglio: discussioni, predizione del rinnegamento, offerta della spada (cfr 22,23-38). La fede di Simon Pietro è vagliata nella tensione tra il desiderio di essere leale, di difendere Gesù e quello di essere il più grande e il rinnegamento, la vigliaccheria e il sentirsi il peggiore di tutti. Il Signore prega affinché Satana non oscuri la fede di Simone in questo momento, in cui guarda a sé stesso per farsi grande, per disprezzarsi o rimanere sconcertato e perplesso.

Se vi è una formulazione elaborata da Pietro circa queste cose, è quella di una “fede provata”, come ci mostra la sua Prima Lettera, in cui Pietro avverte che non c’è da meravigliarsi delle prove, come se fossero qualcosa di strano (cfr 4,12), ma si deve resistere al demonio «saldi nella fede» (5,9). Pietro definisce sé stesso «testimone delle sofferenze di Cristo» (5,1) e scrive le sue lettere al fine di «ridestare […] il giusto modo di pensare» (2 Pt 3,1) (eilikrine dianoian: giudizio illuminato da un raggio di sole), che sarebbe la grazia contraria all’“eclisse” della fede.

Il progresso della fede, quindi, avviene grazie a questo vaglio, a questo passare attraverso tentazioni e prove. Tutta la vita di Simon Pietro può essere vista come un progresso nella fede grazie all’accompagnamento del Signore, che gli insegna a discernere, nel proprio cuore, ciò che viene dal Padre e ciò che viene dal demonio.

c) Il Signore che mette alla prova facendo crescere la fede dal bene al meglio e la tentazione sempre presente

Infine, l’incontro presso il lago di Tiberiade. Un ulteriore passo in cui il Signore mette alla prova Simon Pietro facendolo crescere dal bene al meglio. L’amore di amicizia personale si consolida come ciò che “alimenta” il gregge e lo rafforza nella fede (cfr Gv 21,15-19).

Letta in questo contesto delle prove di fede di Simon Pietro che servono a rafforzare la nostra, possiamo vedere qui come si tratta di una prova molto speciale del Signore. In genere si dice che il Signore lo ha interrogato tre volte perché Simon Pietro lo aveva rinnegato tre volte. Può essere che questa debolezza fosse presente nell’animo di Simon Pietro (o in quello di chi legge la sua storia) e che il dialogo sia servito a curarla. Ma possiamo anche pensare che il Signore guarì quel rinnegamento con lo sguardo che fece piangere amaramente Simon Pietro (cfr Lc 22,62). In questo interrogatorio possiamo vedere un modo di procedere del Signore, cioè partire da una cosa buona – che tutti riconoscevano e di cui Simon Pietro poteva essere contento –: «Mi ami più di costoro?» (v. 15); confermarlo semplificandolo in un semplice «mi ami?» (v. 16), che toglie ogni desiderio di grandezza e rivalità dall’anima di Simone; per finire in quel «mi vuoi bene come amico?» (v. 17), che è ciò che più desiderava Simon Pietro ed evidentemente è ciò che più sta a cuore a Gesù. Se veramente è amore di amicizia, non c’entra per niente alcun tipo di rimprovero o correzione in questo amore: l’amicizia è amicizia ed è il valore più alto che corregge e migliora tutto il resto, senza bisogno di parlare del motivo.

Forse la più grande tentazione del demonio era questa: insinuare in Simon Pietro l’idea di non ritenersi degno di essere amico di Gesù perché lo aveva tradito. Ma il Signore è fedele. Sempre. E rinnova di volta in volta la sua fedeltà. «Se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso» (2 Tm 2,13), come dice Paolo al suo figlio nella fede Timoteo. L’amicizia possiede questa grazia: che un amico che è più fedele può, con la sua fedeltà, rendere fedele l’altro che non lo è tanto. E se si tratta di Gesù, Lui più di chiunque altro ha il potere di rendere fedeli i suoi amici. È in questa fede – la fede in un Gesù amico fedele – che Simon Pietro viene confermato e inviato a confermarci tutti quanti. In questo preciso senso si può leggere la triplice missione di pascere le pecore e gli agnelli. Considerando tutto ciò che la cura pastorale comporta, quello di rafforzare gli altri nella fede in Gesù, che ci ama come amici, è un elemento essenziale. A questo amore si riferisce Pietro nella sua Prima Lettera: è una fede in Gesù Cristo che – dice – «amate, pur senza averlo visto, e ora, senza vederlo, credete in lui», e questa fede ci fa esultare «di gioia indicibile e gloriosa», sicuri di raggiungere «la meta della (nostra) fede: la salvezza delle anime» (cfr 1 Pt 1,7-9).

Tuttavia, sorge una nuova tentazione. Questa volta contro il suo migliore amico. La tentazione di voler indagare sul rapporto di Gesù con Giovanni, il discepolo amato. Il Signore lo corregge severamente su questo punto: «A te che importa? Tu seguimi» (Gv 21,22).

* * *

Vediamo come la tentazione è sempre presente nella vita di Simon Pietro. Egli ci mostra in prima persona come progredisce la fede confessando e lasciandosi mettere alla prova. E mostrando altresì che anche il peccato stesso entra nel progresso della fede. Pietro ha commesso il peggiore peccati – rinnegare il Signore – e tuttavia lo hanno fatto Papa. È importante per un sacerdote saper inserire le proprie tentazioni e i propri peccati nell’ambito di questa preghiera di Gesù perché non venga meno la nostra fede, ma maturi e serva a rafforzare a sua volta la fede di coloro che ci sono stati affidati.

Mi piace ripetere che un sacerdote o un vescovo che non si sente peccatore, che non si confessa, si chiude in sé, non progredisce nella fede. Ma bisogna stare attenti a che la confessione e il discernimento delle proprie tentazioni includano e tengano conto di questa intenzione pastorale che il Signore vuole dare loro.

Raccontava un giovane uomo che si stava recuperando nell’Hogar de Cristo di padre Pepe a Buenos Aires, che la mente gli giocava contro e gli diceva che non doveva stare lì, e che lui lottava contro quel sentimento. E diceva che padre Pepe lo aveva aiutato molto. Che un giorno gli aveva detto che non ce la faceva più, che sentiva molto la mancanza della sua famiglia, di sua moglie e dei due figli, e che se ne voleva andare. «E il prete mi disse: “E prima, quando andavi in giro a drogarti e a vendere droga, ti mancavano i tuoi? Pensavi a loro?”. Io feci segno di no con la testa, in silenzio – disse l’uomo – e il prete, senza dirmi nient’altro, mi diede una pacca sulla spalla e mi disse: “Vai, basta così”. Come per dirmi: renditi conto di quello che ti succede e di quello che dici. “Ringrazia il cielo che adesso senti la mancanza”.

Quell’uomo diceva che il prete era un grande. Che gli diceva le cose in faccia. E questo lo aiutava a combattere, perché era lui che doveva metterci la sua volontà.

Racconto questo per far vedere che quello che aiuta nella crescita della fede è tenere insieme il proprio peccato, il desiderio del bene degli altri, l’aiuto che riceviamo e quello che dobbiamo dare noi. Non serve dividere: non vale sentirci perfetti quando svolgiamo il ministero e, quando pecchiamo, giustificarci per il fatto che siamo come tutti gli altri. Bisogna unire le cose: se rafforziamo la fede degli altri, lo facciamo come peccatori. E quando pecchiamo, ci confessiamo per quel che siamo, sacerdoti, sottolineando che abbiamo una responsabilità verso le persone, non siamo come tutti. Queste due cose si uniscono bene se mettiamo davanti la gente, le nostre pecore, i più poveri specialmente. È quello che fa Gesù quando chiede a Simon Pietro se lo ama, ma non gli dice nulla né del dolore né della gioia che questo amore gli provoca, lo fa guardare ai suoi fratelli in questo modo: pasci le mie pecore, conferma la fede dei tuoi fratelli. Quasi a dirgli, come a quel giovane uomo dell’Hogar de Cristo: “Ringrazia se adesso senti la mancanza”.

“Ringrazia se senti di avere poca fede”, vuol dire che stai amando i tuoi fratelli. “Ringrazia se ti senti peccatore e indegno del ministero”, vuol dire che ti accorgi che se fai qualcosa è perché Gesù prega per te, e senza di Lui non puoi fare nulla (cfr Gv 15,5).

Dicevano i nostri anziani che la fede cresce facendo atti di fede. Simon Pietro è l’icona dell’uomo a cui il Signore Gesù fa fare in ogni momento atti di fede. Quando Simon Pietro capisce questo “dinamica” del Signore, questa sua pedagogia, non perde occasione per discernere, in ogni momento, quale atto di fede può fare nel suo Signore. E in questo non si sbaglia. Quando Gesù agisce come suo padrone, dandogli il nome di Pietro, Simone lo lascia fare. Il suo “così sia” è silenzioso, come quello di san Giuseppe, e si dimostrerà reale nel corso della sua vita. Quando il Signore lo esalta e lo umilia, Simon Pietro non guarda a sé stesso, ma sta attento a imparare la lezione di ciò che viene dal Padre è ciò che viene dal diavolo. Quando il Signore lo rimprovera perché si è fatto grande, si lascia correggere. Quando il Signore gli fa vedere in modo spiritoso che non deve fingere davanti agli esattori delle tasse, va a pescare il pesce con la moneta. Quando il Signore lo umilia e gli preannuncia che lo rinnegherà, è sincero nel dire ciò che sente, come lo sarà nel piangere amaramente e nel lasciarsi perdonare. Tanti momenti così diversi nella sua vita eppure un’unica lezione: quella del Signore che conferma la sua fede perché lui confermi quella del suo popolo. Chiediamo anche noi a Pietro di confermarci nella fede, perché noi possiamo confermare quella dei nostri fratelli.

Roma, 2 marzo 2017

[1] Cfr Discorso ai Rappresentanti Pontifici, 21 giugno 2013.

[2] Cfr nn. 160, 161, 164, 190.

[3] Cfr J.M. Bergoglio, Messaggio nella Messa per l’Educazione, Pasqua 2008.

[4] Un fuego que enciende otros fuegos, Santiago de Chile, 2004, 69-70; cfr Doc. de Aparecida 191.

[5] Si veda anche ES 333: «Quinta regola. Dobbiamo fare molta attenzione al corso dei nostri pensieri. Se nei pensieri tutto è buono il principio, il mezzo e la fine e se tutto è orientato verso il bene, questo è un segno dell’angelo buono. Può darsi invece che nel corso dei pensieri si presenti qualche cosa cattiva o distrattiva o meno buona di quella che l’anima prima si era proposta di fare, oppure qualche cosa che indebolisce l’anima, la rende inquieta, la mette in agitazione e le toglie la pace, la tranquillità e la calma che aveva prima: questo allora è un chiaro segno che quei pensieri provengono dallo spirito cattivo, nemico del nostro bene e della nostra salvezza eterna».

[6] Cfr Omelia a Santa Marta, 3 giugno 2014. Ricordiamo che il Signore prega perché siamo uno, perché il Padre ci custodisca dal demonio e dal mondo, perché ci perdoni quando “non sappiamo quello che facciamo”.

[7] Si tratta di pensieri che il Signore discerne nei suoi discepoli quando, risorto, dice loro: «Perché siate turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?» (Lc 24,38).

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Liturgia del giorno: Audio salmo 1

2 marzo 2017

Giovedì, 02 _ Marzo _ 2017


 

Beato l’uomo che confida nel Signore.

[1] Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti;

[2] ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte.

[3] Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere.

[4] Non così, non così gli empi:
ma come pula che il vento disperde;

[5] perciò non reggeranno gli empi nel giudizio,
né i peccatori nell’assemblea dei giusti.

[6] Il Signore veglia sul cammino dei giusti,
ma la via degli empi andrà in rovina.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Ritaglio del Vangelo odierno:

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

Lc 9,22-25


 

Seguire Gesù

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Il Perdono  

Regola di Taizé

O Signore, per vivere te in mezzo agli uomini,
uno dei più grandi rischi da prendere
è quello di perdonare,
di dimenticare il passato dell’altro.
Perdonare e ancora perdonare,
ecco ciò che libera il passato
e immerge nell’istante presente.
Amare è presto detto.
Vivere l’amore che perdona,
è un’altra cosa.
Non si perdona per interesse,
non si perdona mai perché l’altro
sia cambiato dal nostro perdono.
Si perdona unicamente
per seguire te.
In vista del perdono oserei pregarti, o Gesù,
con la tua ultima preghiera:
Padre, perdona loro,
perché non sanno quello che fanno.
E questa preghiera
ne farà nascere un’altra:
Padre, perdona me,
perché così spesso anch’io non so ciò che faccio.
Fa’ che sappia ricominciare sempre di nuovo
a convertire il mio cuore:
per essere testimone di un avvenire.

Vangelo (Mt 9,14-15) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 3 Marzo 2017) con commento comunitario

2 marzo 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,14-15)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Questo è il Vangelo del 3 Marzo, quello del 2 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

 

Liturgia del giorno: Audio salmo (50)51

1 marzo 2017

Mercoledì, 01 _ Marzo _ 2017


Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] Quando venne da lui il profeta Natan dopo che aveva peccato con Betsabea.

[3] Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.

[4] Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.

[5] Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

[6] Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nel tuo giudizio.

[7] Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.

[8] Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell’intimo m’insegni la sapienza.

[9] Purificami con issopo e sarò mondo;
lavami e sarò più bianco della neve.

[10] Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.

[11] Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.

[12] Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.

[13] Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

[14] Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.

[15] Insegnerò agli erranti le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 


Ritaglio del Vangelo odierno:

Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Mt 6,1-6.16-18


 

 

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Siamo qui

Paolo VI, La vita in Cristo e nella Chiesa, maggio 2014, pag. 53

Siamo qui, Signore Gesù.
Siamo venuti come colpevoli che ritornano
al luogo del loro delitto.
Siamo venuti come colui che ti ha seguito,
ma ti ha anche tradito,
tante volte fedeli e tante volte infedeli.
Siamo venuti per riconoscere il misterioso rapporto
tra i nostri peccati e la tua Passione,
l’opera nostra e l’opera tua.
Siamo venuti per batterci il petto
e domandarti perdono,
per implorare la tua misericordia.
Siamo venuti perché sappiamo che tu puoi,
che tu vuoi perdonarci
perché hai espiato per noi.
Tu sei la nostra redenzione e la nostra speranza.

Udienza Generale del 1° marzo 2017: La Speranza cristiana – 13. La Quaresima cammino di speranza

1 marzo 2017

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 1° marzo 2017

[Multimedia]

La Speranza cristiana – 13. La Quaresima cammino di speranza

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In questo giorno, Mercoledì delle Ceneri, entriamo nel Tempo liturgico della Quaresima. E poiché stiamo svolgendo il ciclo di catechesi sulla speranza cristiana, oggi vorrei presentarvi la Quaresima come cammino di speranza.

In effetti, questa prospettiva è subito evidente se pensiamo che la Quaresima è stata istituita nella Chiesa come tempo di preparazione alla Pasqua, e dunque tutto il senso di questo periodo di quaranta giorni prende luce dal mistero pasquale verso il quale è orientato. Possiamo immaginare il Signore Risorto che ci chiama ad uscire dalle nostre tenebre, e noi ci mettiamo in cammino verso di Lui, che è la Luce. E la Quaresima è un cammino verso Gesù Risorto, è un periodo di penitenza, anche di mortificazione, ma non fine a sé stesso, bensì finalizzato a farci risorgere con Cristo, a rinnovare la nostra identità battesimale, cioè a rinascere nuovamente “dall’alto”, dall’amore di Dio (cfr Gv 3,3). Ecco perché la Quaresima è, per sua natura, tempo di speranza.

Per comprendere meglio che cosa questo significhi, dobbiamo riferirci all’esperienza fondamentale dell’esodo degli Israeliti dall’Egitto, raccontata dalla Bibbia nel libro che porta questo nome: Esodo. Il punto di partenza è la condizione di schiavitù in Egitto, l’oppressione, i lavori forzati. Ma il Signore non ha dimenticato il suo popolo e la sua promessa: chiama Mosè e, con braccio potente, fa uscire gli israeliti dall’Egitto e li guida attraverso il deserto verso la Terra della libertà. Durante questo cammino dalla schiavitù alla libertà, il Signore dà agli Israeliti la legge, per educarli ad amare Lui, unico Signore, e ad amarsi tra loro come fratelli. La Scrittura mostra che l’esodo è lungo e travagliato: simbolicamente dura 40 anni, cioè il tempo di vita di una generazione. Una generazione che, di fronte alle prove del cammino, è sempre tentata di rimpiangere l’Egitto e di tornare indietro. Anche tutti noi conosciamo la tentazione di tornare indietro, tutti. Ma il Signore rimane fedele e quella povera gente, guidata da Mosè, arriva alla Terra promessa. Tutto questo cammino è compiuto nella speranza: la speranza di raggiungere la Terra, e proprio in questo senso è un “esodo”, un’uscita dalla schiavitù alla libertà. E questi 40 giorni sono anche per tutti noi un’uscita dalla schiavitù, dal peccato, alla libertà, all’incontro con il Cristo Risorto. Ogni passo, ogni fatica, ogni prova, ogni caduta e ogni ripresa, tutto ha senso solo all’interno del disegno di salvezza di Dio, che vuole per il suo popolo la vita e non la morte, la gioia e non il dolore.

La Pasqua di Gesù è il suo esodo, con il quale Egli ci ha aperto la via per giungere alla vita piena, eterna e beata. Per aprire questa via, questo passaggio, Gesù ha dovuto spogliarsi della sua gloria, umiliarsi, farsi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Aprirci la strada alla vita eterna gli è costato tutto il suo sangue, e grazie a Lui noi siamo salvati dalla schiavitù del peccato. Ma questo non vuol dire che Lui ha fatto tutto e noi non dobbiamo fare nulla, che Lui è passato attraverso la croce e noi “andiamo in paradiso in carrozza”. Non è così. La nostra salvezza è certamente dono suo, ma, poiché è una storia d’amore, richiede il nostro “sì” e la nostra partecipazione al suo amore, come ci dimostra la nostra Madre Maria e dopo di lei tutti i santi.

La Quaresima vive di questa dinamica: Cristo ci precede con il suo esodo, e noi attraversiamo il deserto grazie a Lui e dietro di Lui. Lui è tentato per noi, e ha vinto il Tentatore per noi, ma anche noi dobbiamo con Lui affrontare le tentazioni e superarle. Lui ci dona l’acqua viva del suo Spirito, e a noi spetta attingere alla sua fonte e bere, nei Sacramenti, nella preghiera, nell’adorazione; Lui è la luce che vince le tenebre, e a noi è chiesto di alimentare la piccola fiamma che ci è stata affidata nel giorno del nostro Battesimo.

In questo senso la Quaresima è «segno sacramentale della nostra conversione» (Messale Romano, Oraz. colletta I Dom. di Quar.); chi fa la strada della Quaresima è sempre sulla strada della conversione. La Quaresima è segno sacramentale del nostro cammino dalla schiavitù alla libertà, sempre da rinnovare. Un cammino certo impegnativo, come è giusto che sia, perché l’amore è impegnativo, ma un cammino pieno di speranza. Anzi, direi di più: l’esodo quaresimale è il cammino in cui la speranza stessa si forma. La fatica di attraversare il deserto – tutte le prove, le tentazioni, le illusioni, i miraggi… –, tutto questo vale a forgiare una speranza forte, salda, sul modello di quella della Vergine Maria, che in mezzo alle tenebre della passione e della morte del suo Figlio continuò a credere e a sperare nella sua risurrezione, nella vittoria dell’amore di Dio.

Col cuore aperto a questo orizzonte, entriamo oggi nella Quaresima. Sentendoci parte del popolo santo di Dio, iniziamo con gioia questo cammino di speranza.

Saluti:

Je suis heureux de saluer les pèlerins de langue française, en particulier les jeunes de Paris, Pignan, Saint Cloud et de Suisse ainsi que les fidèles venant de Belgique. Que le Carême soit pour nous un chemin de joie et d’espérance, grâce à la force de l’amour miséricordieux du Seigneur et l’aide de la Vierge Marie, afin que nous puissions ressusciter avec le Christ. Que Dieu vous bénisse !

[Sono lieto di salutare i pellegrini di lingua francese, in particolare i giovani di Parigi, Pignan, Saint Cloud e della Svizzera, come pure i fedeli venuti dal Belgio. La Quaresima sia per noi un cammino di gioia e di speranza, grazie alla forza dell’amore misericordioso del Signore e l’aiuto della Vergine Maria, affinché noi possiamo risorgere con Cristo. Dio vi benedica!]

I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly the groups from Korea and the United States of America. May the Lenten journey we begin today bring us to Easter with hearts purified and renewed by the grace of the Holy Spirit. Upon you and your families I invoke an abundance of joy and peace in Christ our Redeemer. God bless you all!

[Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Corea e Stati Uniti d’America. A tutti auguro che il cammino quaresimale che oggi iniziamo ci porti alla gioia della Pasqua con cuori purificati e rinnovati dalla grazia dello Spirito Santo. Su voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace in Cristo nostro Redentore. Dio vi benedica!]

Mit Freude heiße ich die Pilger deutscher Sprache willkommen. In dieser Fastenzeit wollen wir den Spuren Jesu konkret folgen mit unserem Einsatz für die bedürftigen Brüder und Schwestern. So erfahren wir uns mit kindlicher Freude und Hoffnung wirklich als Volk Gottes. Der Heilige Geist begleite euch auf diesem Weg der Fastenzeit!

[Sono lieto di accogliere i pellegrini di lingua tedesca. In questa Quaresima cerchiamo di seguire le orme di Cristo concretamente dedicandoci ai fratelli e sorelle bisognosi. Così ci sentiamo veramente parte del popolo di Dio, con la gioia e la speranza di figli. Lo Spirito Santo vi accompagni in questo cammino quaresimale!]

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España y Latinoamérica. Los exhorto a caminar en esperanza y con empeño en este camino de amor, que hoy Dios nos propone al inicio de la Cuaresma. Que nuestro esfuerzo forje una esperanza sólida, como la de María, que continuó a creer y a esperar incluso cuando se encontraba junto a la cruz de su Hijo. Que Dios los bendiga a todos.

Saúdo os peregrinos de língua portuguesa, particularmente os diversos grupos vindos de Portugal. Ao iniciar a Quaresma, faço votos de que a vossa peregrinação a Roma fortaleça em todos a esperança e consolide, no amor divino, os vínculos de cada um com a sua família, com a comunidade eclesial e com a sociedade. Que Nossa Senhora vos acompanhe e proteja!

[Saluto i pellegrini di lingua portoghese, in particolare i diversi gruppi venuti dal Portogallo. Nell’iniziare la Quaresima, auguro che il vostro pellegrinaggio a Roma fortifichi in tutti la speranza e rafforzi, nell’amore divino, i vincoli di ciascuno con la propria famiglia, con la comunità ecclesiale e con la società. La Madonna vi accompagni e vi protegga.]

أرحب بالحجاج الناطقين باللغة العربية، وخاصة القادمين من العراق من الأردن ومن الشرق الأوسط. إن ‏الصوم الأربعيني هو مسيرة رجاء: رجاء الوصول للقيامة عبر صحراء الصوم والإماتة؛ هو مسيرة إيمان حيث ‏نختبر أمانة محبة الله، والتي لا تتخلى عنا ابدا؛ مسيرة توبة حيث يتم ويتحقق الخلاص عبر استجابة الانسان‏ ‏الحرة؛ مسيرة تحرر من عبودية أصنام العالم إلى حرية أبناء الله؛ مسيرة انتصار على التجارب بفضل الصلاة ‏ ‏وممارسة الأسرار المقدسة. أتمنى لكم زمن صوم اربعيني مبارك! وليبارككم الرب ‏جميعا ويحرسكم من الشرير!‏ ‏ ‏‏

[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua ‎araba, ‎in ‎‎‎particolare a quelli ‎provenienti dall’Iraq, dalla ‎Giordania e ‎dal ‎‎Medio Oriente. La Quaresima è un ‎cammino di ‎speranza: la speranza di raggiungere la Pasqua attraverso il ‎deserto ‎del digiuno e della mortificazione; un cammino di fede, ‎ove si sperimenta la ‎fedeltà dell’amore di Dio che non ci ‎abbandona mai; un cammino di penitenza ove ‎la salvezza si ‎realizza e si compie attraverso la risposta libera dell’uomo; ‎un ‎cammino di liberazione dagli idoli del mondo per giungere alla ‎libertà dei figli ‎di Dio; un cammino di vittoria sulle tentazioni ‎con l’aiuto della preghiera e dei ‎Sacramenti.‎‏ ‏Vi auguro Buona Quaresima. Il ‎Signore vi ‎benedica ‎tutti e vi ‎protegga ‎dal ‎maligno!‎‎‎‎‎‎‎‎‎]

Drodzy pielgrzymi polscy, serdecznie pozdrawiam was tu obecnych i waszych bliskich. Środa popielcowa przypomina nam o kruchości życia człowieka i świata: „Pamiętaj, że jesteś prochem i w proch się obrócisz”. Ten dzień zachęca nas do patrzenia na życie w świetle nauczania Pana Jezusa: „Nawracajcie się i wierzcie w Ewangelię” i wzywa wszystkich do przemiany serc. Czyni to słowami Świętego Pawła: „W imię Chrystusa prosimy: pojednajcie się z Bogiem” (2 Kor 5, 21). Znak popiołu i słowa usłyszane w dzisiejszej liturgii niech wzmogą naszą wielkopostną refleksję. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

[Cari pellegrini polacchi, saluto cordialmente voi tutti qui presenti e i vostri cari. Il Mercoledì delle Ceneri ci ricorda la fragilità della vita dell’uomo e del mondo: ”Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”. Questo giorno ci esorta a guardare la vita alla luce dell’insegnamento di Gesù: “Convertiti e credi al Vangelo” e chiama tutti alla conversione. Lo fa con le parole dell’apostolo Paolo: “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2 Cor 5, 21). Il segno delle ceneri e le parole ascoltate nella liturgia odierna stimolino la nostra riflessione quaresimale. Sia lodato Gesù Cristo.]

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana. Sono lieto di accogliere i gruppi parrocchiali e le associazioni, in particolare gli Amici del cuore di Altamura, ringraziandoli per il dono del defibrillatore. Saluto gli studenti di Civitavecchia, Legnano, Cislago, Thiene e Cefalù, come pure l’Istituto Tecnico per il Turismo Livia Bottardi di Roma e la scuola cristiana olandese di Meppel. Auguro a ciascuno che questo incontro all’inizio della Quaresima susciti un rinnovamento spirituale con la partecipazione alle celebrazioni quaresimali e alle campagne di solidarietà che molti organismi ecclesiali, in diverse parti del mondo, promuovono per testimoniare la vicinanza ai fratelli bisognosi.

Un pensiero speciale rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Cari fratelli, oggi, Mercoledì delle ceneri, il Signore vi indica il cammino di speranza da seguire. Lo Spirito Santo vi guidi a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, essere purificati dal peccato e servire Cristo presente nei fratelli.

01.03.2017 Processione e Santa Messa del Mercoledì delle Ceneri

1 marzo 2017

 

 

 

 

Preghiera del Giorno: O mia gioia tardiva!/ Sant’Agostino

1 marzo 2017

Risultato immagine per signore dio

Assordato dallo stridore della catena della mia mortalità, con cui era punita la superbia della mia anima, procedevo sempre più lontano da te, ove mi lasciavi andare, e mi agitavo, mi sperdevo, mi spandevo,

(more…)

Come Praticare il Digiuno Durante la Quaresima

1 marzo 2017

Tutti possiamo digiunare: giovani o adulti, gestanti o madri che allattano, anziani stanchi o ammalati. Tutti possono farlo senza che ciò arrechi alcun danno, caso mai se ne trarrà vantaggio.
Molte persone non digiunano perché, non sanno come farlo; immaginano che sia una cosa molto difficile (la fare ed anche “dolorosa” e che non ci riusciranno mai.
Per aiutare a chiarire dubbi e ad eliminare le paure di queste persone, ho scritto questo libretto sulla pratica del digiuno. Quello che presento qui è frutto della mia esperienza. Non che io sia un modello: in verità sono stato un tipo piuttosto pigro; però, con il passare degli anni, ho accumulato delle esperienze che voglio condividere con voi.
Esistono molti altri libri dai quali poter apprendere di più sulla “mistica” del digiuno. In queste pagine, desidero affrontarne solo l’aspetto pratico.
Esistono più varianti. Ne tratteremo qui solamente quattro tipi che potranno esservi di grande aiuto in questa pratica.
Il digiuno prescritto dalla Chiesa
Così è chiamato quello prescritto per tutta la Chiesa e che, perciò, è estremamente semplice perché adatto a qualsiasi persona.
Qualcuno potrebbe pensare che sia un digiuno di tutto riposo o che neanche sia realmente tale, perché troppo facile da mettere in pratica. Ma non è proprio così.
Questo modo di digiunare viene dalla tradizione della Chiesa e può essere praticato da tutti, senza eccezione. La base di questo tipo di digiuno è che si faccia colazione come d’abitudine, poi si consumi solo un pasto durante il resto della giornata. Si può scegliere tra pranzo o cena, secondo le proprie abitudini, la propria salute e il proprio lavoro.
L’altro pasto sarà sostituito da un semplice spuntino, secondo le proprie necessità.
In questo modo. per esempio, se si sceglie il pranzo come pasto completo, a cena si mangi solo qualcosa che metta nella condizione di trascorrere il resto della notte senza accusare la fame.
L’importante, e qui sta l’essenza del digiuno, è, la disciplina, il non mangiare niente oltre questi tre pasti. Quello che importa è, troncare l’abitudine di “mangiucchiare,”, di aprire il frigorifero più volte al giorno per “spizzicare” qualcosa.

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Fatima: Storia delle Apparizioni di Fatima /«Le apparizioni e il messaggio di Fatima» secondo i manoscritti di suor Lucia di ANTONIO AUGUSTO BORRELLI MACHADO

1 marzo 2017

II. APPARIZIONI DELLA SANTISSIMA VERGINE
(seconda parte)

Risultato immagine per le apparizioni della madonna di fatima

TERZA APPARIZIONE: 13 LUGLIO 1917

Nel corso della terza apparizione, una nuvoletta cenerognola si librò sull’elce, il sole si oscurò, una fresca brezza spirò sulla montagna, benché si fosse in piena estate. Il signor Marto, padre di Giacinta e Francesco, che lo racconta, dice che udì anche un sussurro simile al rumore prodotto da mosche in un orciolo vuoto. I veggenti videro il riflesso della solita luce e poi la Madonna sul querciolo.

LUCIA: “Che cosa vuole da me Vostra Signoria?”

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Vangelo (Lc 9,22-25) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 2 Marzo 2017) con commento comunitario

1 marzo 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,22-25)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

Questo è il Vangelo del 2 Marzo, quello dell’1 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.