Archive for giugno 2017

Liturgia del giorno: Audio salmo (127) 128

30 giugno 2017

Venerdì, 30 _  giugno _ 2017


Benedetto l’uomo che teme il Signore.

[1] Canto delle ascensioni.
Beato l’uomo che teme il Signore
e cammina nelle sue vie.

[2] Vivrai del lavoro delle tue mani,
sarai felice e godrai d’ogni bene.

[3] La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

[4] Così sarà benedetto l’uomo
che teme il Signore.

[5] Ti benedica il Signore da Sion!
Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme
per tutti i giorni della tua vita.

[6] Possa tu vedere i figli dei tuoi figli.
Pace su Israele!

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

«Signore, se vuoi, puoi purificarmi». 
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita. 

Mt 8,1-4


 

 

Risultati immagini per purificami gesu

Come vorrei che tu venissi  

Come vorrei che tu venissi tardi,
per avere ancora tempo di annunciare
e di portare la tua carità agli altri.

Come vorrei che tu venissi presto,
per conoscere subito, alla fonte, il calore della carità.

Come vorrei che tu venissi tardi,
per poter costruire nell’attesa,
un regno di solidarietà, di attenzione ai poveri.

Come vorrei che tu venissi presto,
per essere subito in comunione piena e definitiva con te.

Come vorrei che tu venissi tardi,
per poter purificare nell’ascesi,
nella penitenza, nella vita cristiana la mia povera esistenza.

Come vorrei che tu venissi presto,
per essere accolto, peccatore, nella tua infinita misericordia.

Come vorrei che tu venissi tardi,
perché è bello vivere sapendo che tu ci affidi
un compito di responsabilità.

Come vorrei che tu venissi presto,
per essere nella gioia piena.

Signore, non so quello che voglio,
ma di una cosa sono certo:
il meglio è la tua volontà.

Aiutami ad essere pronto a compiere
in qualsiasi tempo e situazione
la tua volontà d’amore per noi,
adesso e al tempo della mia morte. Amen.

Annunci

Vangelo (Mt 8,15-17) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 1 Luglio 2017) con commento comunitario

30 giugno 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,15-17)

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.
Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
“Egli ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle malattie”.

Questo è il Vangelo dell’1 Luglio, quello del 30 Giugno lo potete trovare qualche post più sotto.

Agostino d’Ippona , Confessioni: Libro Sesto

30 giugno 2017

Risultato immagine per sant'agostino

Il senso spirituale delle Scritture

  1. 6. Gioivo pure che la lettura dell’antica Legge e dei Profeti mi fosse proposta con una visuale diversa dalla precedente, la quale me li faceva apparire assurdi, mentre rimproveravo ai tuoi santi una concezione che non avevano; e mi rallegravo di sentir ripetere da Ambrogio nei suoi sermoni davanti al popolo come una norma che raccomandava caldamente: “La lettera uccide, lo spirito invece vivifica”. Così quando, scostando il velo mistico, scopriva il senso spirituale di passi che alla lettera sembravano insegnare un errore, le sue parole non mi spiacevano, benché ignorassi ancora se erano veritiere. Trattenevo il mio cuore dall’assentirvi minimamente, per timore del precipizio, e il pencolare a quel modo era una morte peggiore. Che pretesa la mia, di raggiungere su cose che non vedevo la stessa certezza con cui ero certo che sette più tre fa dieci! Non così pazzo da ritenere che nemmeno quest’ultima verità si può comprendere, volevo però comprendere allo stesso modo anche le altre verità, sia le corporee non sottoposte ai miei sensi, sia le spirituali, per me pensabili esclusivamente sotto una forma corporea. Potevo guarire con la fede, cosicché l’occhio della mia mente si fissasse più puro sulla tua verità permanente e indefettibile; ma, come accade di solito, che dopo aver incontrato un medico cattivo si ha paura di affidarsi anche al buono, così la mia anima ammalata e risanabile soltanto dalla fede respingeva la guarigione per timore di una fede sbagliata, resistendo alle tue mani, che confezionarono la medicina della fede e la sparsero sulle malattie dell’universo intero, dotandola di così grande potere.

Lento e incerto sviluppo della fede in Agostino

  1. 7. Tuttavia da allora incominciai a preferire la dottrina cattolica, anche perché la trovavo più equilibrata e assolutamente sincera nel prescrivere una fede senza dimostrazioni, che a volte ci sono, ma non sono per tutti, altre volte non ci sono affatto. Il manicheismo invece prometteva temerariamente una scienza, tanto da irridere la fede, e poi imponeva di credere a un grande numero di fole del tutto assurde, dal momento che erano indimostrabili. Sotto il lavorio della tua mano delicatissima e pazientissima, Signore, ora il mio cuore lentamente prendeva forma. Tu mi facesti considerare l’incalcolabile numero dei fatti a cui credevo senza vederli, senza assistere al loro svolgimento, quale la moltitudine degli eventi storici, delle notizie di luoghi e città mai visitate di persona, delle cose per cui necessariamente, se vogliamo agire comunque nella vita, diamo credito agli amici, ai medici, a persone di ogni genere; e infine come ero saldamente certo dell’identità dei miei genitori, benché nulla potessi saperne senza prestare fede a ciò che udivo. Così mi convincesti che non merita biasimo chi crede nelle tue Scritture, di cui hai radicato tanto profondamente l’autorità in quasi tutti i popoli, ma piuttosto chi non vi crede. Dunque non dovevo prestare ascolto, se qualcuno per caso mi diceva: “Come sai che questi libri furono trasmessi al genere umano dallo spirito dell’unico Dio vero e assolutamente veritiero?”. Proprio ciò bisognava soprattutto credere, poiché non v’era stata violenza di calunniose obiezioni nelle molte dispute dei filosofi lette sui libri, che avesse potuto strapparmi neppure per un attimo la fede nella tua esistenza sotto qualunque forma a me ignota, e nel governo delle cose umane, che ti appartiene.
  2. 8. Però questa fede era in me ora più salda, ora più fievole. Tuttavia credetti sempre che esisti e ti curi di noi, pur ignorando quale concezione bisognava avere della tua sostanza e quale sia la strada che conduce o riconduce a te. Essendo dunque gli uomini troppo deboli per trovare la verità con la sola ragione, e avendo perciò bisogno dell’autorità di testi sacri, io avevo incominciato a credere ormai che non avresti attribuito un’autorità così eminente presso tutti i popoli della terra a quella Scrittura, se non avessi desiderato che l’uomo per suo mezzo credesse in te e per suo mezzo ti cercasse. Dopo le molte spiegazioni accettabili che ne avevo udito, ormai attribuivo le assurdità che mi solevano urtare in quei testi alla sublimità dei simboli. La loro autorità mi appariva tanto più venerabile e degna di fede pura, in quanto si offrivano a qualsiasi lettore, ma serbavano la maestà dei loro misteri a una penetrazione più profonda. L’estrema chiarezza del linguaggio e umiltà dello stile li rendevano accessibili a tutti, eppure stimolavano l’acume di coloro che non sono leggeri di cuore; e se accoglievano nel loro seno aperto l’umanità intera, lasciavano passare per anguste fessure fino a te un numero piccolo di persone, molto più grande tuttavia di quanto non sarebbe stato, se ad essi fosse mancato un prestigio così eminente e una santità così umile, da attrarre nel proprio grembo le turbe. Mentre andavo così riflettendo, tu mi eri vicino, udivi i miei sospiri, mi guidavi nei miei ondeggiamenti, mi accompagnavi nel mio cammino attraverso l’ampia strada del mondo.

Un mendicante felice

  1. 9. Cercavo avidamente onori, guadagni, nozze, e tu ne ridevi. Per colpa di queste passioni soffrivo disagi amarissimi, ma la tua benignità era tanto più grande, quanto meno dolce mi facevi apparire ciò che tu non eri. Guarda il mio cuore, Signore, per il cui volere rievoco e ti confesso questi fatti. Si unisca ora a te la mia anima, che hai estratta dal vischio tenacissimo della morte. Quanto era misera! E tu stuzzicavi il bruciore della piaga perché, lasciando tutto, si rivolgesse a te, che sei sopra tutto e senza di cui tutto sarebbe nulla; perché si volgesse a te e fosse guarita. Quanto ero misero, dunque, e tu come hai operato per farmi sentire la mia miseria! Quel giorno mi preparavo a recitare un elogio dell’imperatore, infarcito di menzogne, ma capace di conciliare al mentitore i favori di altre persone, ben consapevoli. Il cuore ansimante di preoccupazioni e riarso dalle febbri di rovinosi pensieri, nel percorrere un vicolo milanese scorsi un povero mendicante, che, credo, oramai saturo di vino, scherzava allegramente. Sospirando feci rilevare agli amici che mi accompagnavano le molte pene derivanti dalle nostre follie: tutti i nostri sforzi, quali quelli che proprio allora sostenevo traendo sotto il pungolo dell’ambizione il fardello della mia insoddisfazione e ingrossandolo per via, a che altro miravano, se non al traguardo di una gioia sicura, ove quel povero mendico ci aveva già preceduti e noi, forse, non saremmo mai arrivati? Il risultato che egli aveva ottenuto con ben pochi e accattati soldarelli, ossia il godimento di una felicità temporale, io inseguivo attraverso anfratti e tortuosità penosissime. Egli non possedeva, evidentemente, la vera gioia; ma anch’io con le mie ambizioni ne cercavo una più fallace ancora, e ad ogni modo egli era allegro, io angosciato, egli sicuro, io ansioso. Richiesto di dire se preferivo l’esultanza o il timore, avrei risposto: “L’esultanza”; ma se poi mi fosse stato chiesto: “Preferiresti essere come costui, o come sei tu ora?”, avrei scelto di essere com’ero, stremato d’affanni e timori. Quale perversione! Infatti secondo ragione non avrei dovuto anteporre al mendico la mia più vasta cultura, se non ne ricavavo motivi di gioia, bensì la impiegavo per piacere agli uomini, non ammaestrandoli, ma solo dilettandoli. Perciò tu col bastone della tua scuola spezzavi le mie ossa.

(more…)

Preghiera del mattino: Non vengo a pregare

30 giugno 2017

Risultato immagine per maria immacolata

Madre di Gesù Cristo, io non vengo a pregare. Non ho nulla da offrire e nulla da domandare. Vengo, Madre, soltanto per guardarti, per guardarti e piangere di gioia, per sapere che io sono tuo figlio e che tu sei qui. Un istante solo, mentre tutto si arresta. Essere insieme con te, Maria, qui, dove sei tu. Non dir nulla e cantare, solo perché il cuore è troppo pieno. Perché tu sei bella, sei immacolata, la donna finalmente restituita alla grazia, la creatura nella sua prima felicità, nel mattino del suo originale splendore, ineffabilmente intatta.

(more…)

Venerdi , della XII settimana del Tempo Ordinario (Anno Dispari)

30 giugno 2017

Prima Lettura

  Gn 17, 1.4-5.9-10.15-22

Sia circonciso ogni maschio in segno di alleanza. Sara ti partorirà un figlio.

 

Dal libro della Gènesi
Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse:
«Io sono Dio l’Onnipotente:
cammina davanti a me
e sii integro».
Disse [di nuovo] Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione. Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra voi ogni maschio».
Dio aggiunse ad Abramo: «Quanto a Sarài tua moglie, non la chiamerai più Sarài, ma Sara. Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni, e re di popoli nasceranno da lei».
Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: «A uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all’età di novant’anni potrà partorire?». Abramo disse a Dio: «Se almeno Ismaele potesse vivere davanti a te!». E Dio disse: «No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui. Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici prìncipi egli genererà e di lui farò una grande nazione. Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorirà a questa data l’anno venturo».
Dio terminò così di parlare con lui e lasciò Abramo, levandosi in alto.  
 Parola di Dio

 

Giovedì 29 Giugno, Santi Pietro e Paolo

29 giugno 2017

Prima Lettura 

At 12,1-11

Ora so veramente che il Signore mi ha strappato dalla mano di Erode

Dagli Atti degli Apostoli 

In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, fece arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli Àzzimi. Lo fece catturare e lo gettò in carcere, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua. 

Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui. In quella notte, quando Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro, piantonato da due soldati e legato con due catene, stava dormendo, mentre davanti alle porte le sentinelle custodivano il carcere. 

Ed ecco, gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Àlzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani. L’angelo gli disse: «Mettiti la cintura e légati i sandali». E così fece. L’angelo disse: «Metti il mantello e seguimi!». Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si rendeva conto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell’angelo: credeva invece di avere una visione.

Essi oltrepassarono il primo posto di guardia e il secondo e arrivarono alla porta di ferro che conduce in città; la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l’angelo si allontanò da lui. 

Pietro allora, rientrato in sé, disse: «Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che il popolo dei Giudei si attendeva».
Parola di Dio

Liturgia del giorno: Audio salmo (33) 34

29 giugno 2017

Giovedì, 29 _ Giugno _2017


 

Il Signore mi ha liberato da ogni paura.

[1]
[Alef 2] Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.

[Bet 3] Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

[Ghimel 4] Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.

[Dalet 5] Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

[He 6] Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.

[Zain 7] Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

[Het 8] L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.

[Tet 9] Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.

[Iod 10] Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.

[Caf 11] I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene.

[Lamed 12] Venite, figli, ascoltatemi:
vi insegnerò il timore del Signore.

[Mem 13] Chi è l’uomo che desidera la vita
e ama i giorni in cui vedere il bene?

[Nun 14] Custodisci la lingua dal male,
le labbra da parole di menzogna.

[Samec 15] Sta’ lontano dal male e fa’ il bene,
cerca e persegui la pace.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

«La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

Mt 16,13-19


 

Immagine correlata

Rispondere a Dio

Suor Mariangela Tassielli, Cantalavita.com

Cos’è la tua volontà, Signore?
Come compierla perché
si realizzi e porti vita?
Spesso siamo campane vuote,
e in noi risuonano
echi stonati del tuo Vangelo:
sono i tanti sì che diciamo
in fretta, con superficialità,
senza metterci in gioco,
senza perdere nulla di noi.

Insegnaci, Signore Gesù,
a vivere come te, a rispondere
al Padre come hai fatto tu:
non a parole, ma con la vita,
non con altisonanti promesse
che si perdono nel vento,
ma con scelte umili e coraggiose.

Convertici, Signore,
riportaci a Dio Padre;
insegnaci a invertire
il senso del nostro andare,
per allontanarci dai sentieri
di morte e raggiungere
le sorgenti della vita. Amen

La bellissima tradizione della barca di San Pietro, tra leggenda e realtà

29 giugno 2017

Nella notte tra il 28 e il 29 giugno, in occasione della festa di San Pietro e Paolo, nelle campagne si celebra un rito molto particolare per capire come sarà il tempo ma anche come andrà il raccolto e il destino dei componenti della propria famiglia. Si tratta di quella tradizione nota come la barca di San Pietro.

La tradizione contadina da sempre si serve di rituali alla cui base vi sono credenze popolari, leggende o storie di santi. Spesso si utilizzavano questi “strumenti” per capire come sarebbero state le condizioni meteorologiche, indicatore molto importante per il buon raccolto nei campi e dunque il sostentamento delle famiglie.

Ancora oggi diffusa in alcune zone, soprattutto del Nord Italia, è la tradizione della barca di San Pietro o veliero di San Pietro, un’usanza che si serve di pochi ingredienti: un contenitore di vetro, una chiara d’uovo e la magia della notte di San Pietro e Paolo!

(more…)

PAPA FRANCESCO ANGELUS FESTA SAN PIETRO E PAOLO 29 GIUGNO 2017

29 giugno 2017

 

 

 

 

SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro
Giovedì, 29 giugno 2017

[Multimedia]

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

I Padri della Chiesa amavano paragonare i santi Apostoli Pietro e Paolo a due colonne, sulle quali poggia la costruzione visibile della Chiesa. Entrambi hanno suggellato con il proprio sangue la testimonianza resa a Cristo con la predicazione e il servizio alla nascente comunità cristiana. Questa testimonianza è messa in luce dalle Letture bibliche della liturgia odierna, Letture che indicano il motivo per cui la loro fede, confessata e annunciata, è stata poi coronata con la prova suprema del martirio.

Il Libro degli Atti degli Apostoli (cfr 12,1-11) racconta l’evento della prigionia e della conseguente liberazione di Pietro. Egli sperimentò l’avversione al Vangelo già a Gerusalemme, dove era stato rinchiuso in prigione dal re Erode «col proposito di farlo comparire davanti al popolo» (v. 4). Ma fu salvato in modo miracoloso e così poté portare a termine la sua missione evangelizzatrice, prima nella Terra Santa e poi a Roma, mettendo ogni sua energia al servizio della comunità cristiana.

Anche Paolo ha sperimentato ostilità dalle quali è stato liberato dal Signore. Inviato dal Risorto in molte città presso le popolazioni pagane, egli incontrò forti resistenze sia da parte dei suoi correligionari che da parte delle autorità civili. Scrivendo al discepolo Timoteo, riflette sulla propria vita e sul proprio percorso missionario, come anche sulle persecuzioni subite a causa del Vangelo.

Queste due “liberazioni”, di Pietro e di Paolo, rivelano il cammino comune dei due Apostoli, i quali furono mandati da Gesù ad annunciare il Vangelo in ambienti difficili e in certi casi ostili. Entrambi, con le loro vicende personali ed ecclesiali, dimostrano e dicono a noi, oggi, che il Signore è sempre al nostro fianco, cammina con noi, non ci abbandona mai. Specialmente nel momento della prova, Dio ci tende la mano, viene in nostro aiuto e ci libera dalle minacce dei nemici. Ma ricordiamoci che il nostro vero nemico è il peccato, e il Maligno che ci spinge ad esso. Quando ci riconciliamo con Dio, specialmente nel Sacramento della Penitenza, ricevendo la grazia del perdono, siamo liberati dai vincoli del male e alleggeriti dal peso dei nostri errori. Così possiamo continuare il nostro percorso di gioiosi annunciatori e testimoni del Vangelo, dimostrando che noi per primi abbiamo ricevuto misericordia.

Alla Vergine Maria, Regina degli Apostoli, rivolgiamo la nostra preghiera, che oggi è soprattutto per la Chiesa che vive a Roma e per questa città, di cui Pietro e Paolo sono i patroni. Essi le ottengano il benessere spirituale e materiale. La bontà e la grazia del Signore sostenga tutto il popolo romano, perché viva in fraternità e concordia, facendo risplendere la fede cristiana, testimoniata con intrepido ardore dai santi Apostoli Pietro e Paolo.

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

questa mattina, qui in piazza, ho celebrato l’Eucaristia con i cinque Cardinali che ho creato nel Concistoro di ieri, e ho benedetto i Palli degli Arcivescovi Metropoliti nominati in quest’ultimo anno, provenienti da diversi Paesi. Rinnovo il mio saluto e il mio augurio a loro e a quanti li hanno accompagnati in questo pellegrinaggio. Li incoraggio a proseguire con gioia la loro missione al servizio del Vangelo, in comunione con tutta la Chiesa. Nella stessa celebrazione ho accolto con affetto i Membri della Delegazione venuta a Roma a nome del Patriarca Ecumenico, il carissimo fratello Bartolomeo. Anche questa presenza è segno dei fraterni legami esistenti tra le nostre Chiese.

Rivolgo un cordiale saluto a tutti voi, famiglie, gruppi parrocchiali, associazioni e singoli fedeli provenienti dall’Italia e da tante parti del mondo, specialmente dalla Germania, dall’Inghilterra, dalla Bolivia, dall’Indonesia e dal Qatar. Saluto gli studenti delle scuole cattoliche di Salbris (Francia), di Osijek (Croazia) e di Londra.

Il mio saluto oggi va soprattutto a voi, fedeli di Roma, nella festa dei santi Patroni della Città! A tutti i fedeli di Roma un grande applauso! Per tale ricorrenza la “Pro Loco” romana ha promosso la tradizionale Infiorata, realizzata da diversi artisti e dai volontari del Servizio Civile. Grazie per questa iniziativa e per le belle rappresentazioni floreali! E desidero ricordare anche lo spettacolo pirotecnico che avrà luogo stasera a Piazza del Popolo.

A tutti auguro una buona festa. E per favore non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

Papa Francesco Omelia Messa con l’imposizione del Pallio, festa dei santi Pietro e Paolo

29 giugno 2017

 

 

 

 

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Piazza San Pietro
Giovedì, 29 giugno 2017

[Multimedia]

 

La Liturgia di oggi ci offre tre parole essenziali per la vita dell’apostolo: confessione, persecuzione, preghiera.

La confessione è quella di Pietro nel Vangelo, quando la domanda del Signore da generale diventa particolare. Infatti Gesù dapprima chiede: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?» (Mt 16,13). Da questo “sondaggio” emerge da più parti che il popolo considera Gesù un profeta. E allora il Maestro pone ai discepoli la domanda davvero decisiva: «Ma voi, chi dite che io sia?» (v. 15). A questo punto risponde solo Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (v. 16). Ecco la confessione: riconoscere in Gesù il Messia atteso, il Dio vivente, il Signore della propria vita.

Questa domanda vitale Gesù la rivolge oggi a noi, a tutti noi, in particolare a noi Pastori. È la domanda decisiva, davanti alla quale non valgono risposte di circostanza, perché è in gioco la vita: e la domanda della vita chiede una risposta di vita. Perché a poco serve conoscere gli articoli di fede se non si confessa Gesù Signore della propria vita. Oggi Egli ci guarda negli occhi e chiede: “Chi sono io per te?”. Come a dire: “Sono ancora io il Signore della tua vita, la direzione del tuo cuore, la ragione della tua speranza, la tua fiducia incrollabile?”. Con San Pietro, anche noi rinnoviamo oggi la nostra scelta di vita come discepoli e apostoli; passiamo nuovamente dalla prima alla seconda domanda di Gesù, per essere “suoi” non solo a parole, ma coi fatti e nella vita.

Chiediamoci se siamo cristiani da salotto, che chiacchierano su come vanno le cose nella Chiesa e nel mondo, oppure apostoli in cammino, che confessano Gesù con la vita perché hanno Lui nel cuore. Chi confessa Gesù sa che non è tenuto soltanto a dare pareri, ma a dare la vita; sa che non può credere in modo tiepido, ma è chiamato a “bruciare” per amore; sa che nella vita non può “galleggiare” o adagiarsi nel benessere, ma deve rischiare di prendere il largo, rilanciando ogni giorno nel dono di sé. Chi confessa Gesù fa come Pietro e Paolo: lo segue fino alla fine; non fino a un certo punto, ma fino alla fine, e lo segue sulla sua via, non sulle nostre vie. La sua via è la via della vita nuova, della gioia e della risurrezione, la via che passa anche attraverso la croce e le persecuzioni.

Ecco la seconda parola, persecuzioni. Non solo Pietro e Paolo hanno dato il sangue per Cristo, ma l’intera comunità agli inizi è stata perseguitata, come ci ha ricordato il Libro degli Atti degli Apostoli (cfr 12,1). Anche oggi in varie parti del mondo, a volte in un clima di silenzio – non di rado silenzio complice –, tanti cristiani sono emarginati, calunniati, discriminati, fatti oggetto di violenze anche mortali, spesso senza il doveroso impegno di chi potrebbe far rispettare i loro sacrosanti diritti.

Vorrei sottolineare soprattutto quanto l’Apostolo Paolo afferma prima di «essere – come lui scrive – versato in offerta» (2 Tm 4,6). Per lui vivere era Cristo (cfr Fil 1,21), e Cristo crocifisso (cfr 1 Cor 2,1), che ha dato la vita per lui (cfr Gal 2,20). Così, da discepolo fedele, Paolo ha seguito il Maestro offrendo anche lui la vita. Senza la croce non c’è Cristo, ma senza la croce non c’è nemmeno il cristiano. Infatti, «è proprio della virtù cristiana non solo operare il bene, ma anche saper sopportare i mali» (Agostino, Disc. 46,13), come Gesù. Sopportare il male non è solo avere pazienza e tirare avanti con rassegnazione; sopportare è imitare Gesù: è portare il peso, portarlo sulle spalle per Lui e per gli altri. È accettare la croce, andando avanti con fiducia perché non siamo soli: il Signore crocifisso e risorto è con noi. Così, con Paolo possiamo dire che «in tutto siamo tribolati, ma non schiacciati; sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati» (2 Cor 4,8-9).

Sopportare è saper vincere con Gesù alla maniera di Gesù, non alla maniera del mondo. Ecco perché Paolo – lo abbiamo sentito – si ritiene un vincitore che sta per ricevere la corona (cfr 2 Tm 4,8) e scrive: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede» (v. 7). L’unica condotta della sua buona battaglia è stata vivere per: non per sé stesso, ma per Gesù e per gli altri. Ha vissuto “correndo”, cioè senza risparmiarsi, anzi consumandosi. Una cosa dice di aver conservato: non la salute, ma la fede, cioè la confessione di Cristo. Per amore suo ha vissuto le prove, le umiliazioni e le sofferenze, che non vanno mai cercate, ma accettate. E così, nel mistero del dolore offerto per amore, in questo mistero che tanti fratelli perseguitati, poveri e malati incarnano anche oggi, risplende la forza salvifica della croce di Gesù.

La terza parola è preghiera. La vita dell’apostolo, che sgorga dalla confessione e sfocia nell’offerta, scorre ogni giorno nella preghiera. La preghiera è l’acqua indispensabile che nutre la speranza e fa crescere la fiducia. La preghiera ci fa sentire amati e ci permette di amare. Ci fa andare avanti nei momenti bui, perché accende la luce di Dio. Nella Chiesa è la preghiera che ci sostiene tutti e ci fa superare le prove. Lo vediamo ancora nella prima Lettura: «Mentre Pietro era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui» (At 12,5). Una Chiesa che prega è custodita dal Signore e cammina accompagnata da Lui. Pregare è affidargli il cammino, perché se ne prenda cura. La preghiera è la forza che ci unisce e sorregge, il rimedio contro l’isolamento e l’autosufficienza che conducono alla morte spirituale. Perché lo Spirito di vita non soffia se non si prega e senza preghiera non si aprono le carceri interiori che ci tengono prigionieri.

I Santi Apostoli ci ottengano un cuore come il loro, affaticato e pacificato dalla preghiera: affaticato perché chiede, bussa e intercede, carico di tante persone e situazioni da affidare; ma al tempo stesso pacificato, perché lo Spirito porta consolazione e fortezza quando si prega. Quanto è urgente nella Chiesa avere maestri di preghiera, ma prima di tutto essere uomini e donne di preghiera, che vivono la preghiera!

Il Signore interviene quando preghiamo, Lui che è fedele all’amore che gli abbiamo confessato e ci sta vicino nelle prove. Egli ha accompagnato il cammino degli Apostoli e accompagnerà anche voi, cari Fratelli Cardinali, qui riuniti nella carità degli Apostoli che hanno confessato la fede con il sangue. Sarà vicino anche a voi, cari Fratelli Arcivescovi che, ricevendo il pallio, sarete confermati a vivere per il gregge, imitando il Buon Pastore, che vi sostiene portandovi sulle spalle. Lo stesso Signore, che ardentemente desidera vedere tutto riunito il suo gregge, benedica e custodisca il Patriarca Ecumenico, il caro fratello Bartolomeo, e la Delegazione che ha qui inviato in segno di comunione apostolica.

 

 

Vangelo (Mt 8.1-4) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 30 Giugno 2017) con commento comunitario

29 giugno 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8.1-4)

Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.

Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

Questo è il Vangelo del 30 Giugno, quello del 29 Giugno lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio salmo (104) 105

29 giugno 2017

Mercoledì, 28_ Giugno_ 2017


 

Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza.

[1] Alleluia.
Lodate il Signore e invocate il suo nome,
proclamate tra i popoli le sue opere.

[2] Cantate a lui canti di gioia,
meditate tutti i suoi prodigi.

[3] Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.

[4] Cercate il Signore e la sua potenza,
cercate sempre il suo volto.

[5] Ricordate le meraviglie che ha compiute,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca:

[6] voi stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto.

[7] È lui il Signore, nostro Dio,
su tutta la terra i suoi giudizi.

[8] Ricorda sempre la sua alleanza:
parola data per mille generazioni,

[9] l’alleanza stretta con Abramo
e il suo giuramento ad Isacco.

[10] La stabilì per Giacobbe come legge,
come alleanza eterna per Israele:

[11] “Ti darò il paese di Cànaan
come eredità a voi toccata in sorte”.

[12] Quando erano in piccolo numero,
pochi e forestieri in quella terra,

[13] e passavano di paese in paese,
da un regno ad un altro popolo,

[14] non permise che alcuno li opprimesse
e castigò i re per causa loro:

[15] “Non toccate i miei consacrati,
non fate alcun male ai miei profeti”.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.

Mt 7,15-20


 

Risultati immagini per cammina fedele a dio

Cammina 

Charles Singer

Cammina facendo attenzione ai segni.
Non ci sono bussole che indichino da che parte sta Dio,
ma ci sono dei secoli sul cammino.
Il che tuttavia non ti evita di camminare nella notte
e di ferirti incontrando uno spuntone di roccia.
Ma anche nella notte più tenebrosa ci sono delle stelle.
Chi cerca Dio è una persona attenta!

La ricerca di Dio comporta che si rimetta costantemente
in questione la propria esistenza
e che si abbandonino le proprie sicurezze.
Dio lo si incontra al termine di un lungo cammino.
Chi cerca Dio è un nomade!

Gli esploratori senza entusiasmo
non scoprono nulla e soprattutto
non fanno nascere il desiderio di seguirli.
A volte si va avanti vacillando,
ma sempre con la gioia nel cuore,
perché ci si affretta verso colui che attira e seduce.
Chi cerca Dio è un appassionato!

Il mondo deve essere cambiato oggi.
E’ oggi, con i compagni di questo momento,
in mezzo alle gioie e alle difficoltà di questo tempo,
con le possibilità che ci sono offerte ora,
che noi dobbiamo intraprendere la grande avventura
per cercare di riportare il mondo a Dio.
Chi cerca Dio appartiene al suo tempo!

Nel cammino fidati di colui che stai cercando!
Anche se tutte le stelle sembrano spegnersi
e tutte le promesse andare a vuoto,
tu sai che Dio non può chiamarti,
ne destare la tua, voglia di esplorare e di trovare,
per abbandonarti, alla fine, nell’oscurità della notte.
Quando sale la nebbia e ti afferrano la paura e il dubbio:
allora, ti resta solo la fiducia in colui che ti ama e ti cerca.
E credere è proprio dare fiducia,
al di là di ogni apparenza contraria.
Chi cerca Dio è fedele!  

 

 

 

 

Papa Francesco Concistoro Ordinario Pubblico per la creazione di nuovi Cardinali.

28 giugno 2017

 

 

 

CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO PER LA CREAZIONE DI 5 NUOVI CARDINALI

CAPPELLA PAPALE

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana
Mercoledì, 28 giugno 2017

[Multimedia]

 

«Gesù camminava davanti a loro». Questa è l’immagine che ci viene dal Vangelo che abbiamo ascoltato (Mc 10,32-45), e che fa da sfondo anche all’atto che stiamo compiendo: un Concistoro per la creazione di alcuni nuovi Cardinali.

Gesù cammina decisamente verso Gerusalemme. Sa bene che cosa lo attende e ne ha parlato più volte ai suoi discepoli. Ma tra il cuore di Gesù e i cuori dei discepoli c’è una distanza, che solo lo Spirito Santo potrà colmare. Gesù lo sa; per questo è paziente con loro, parla loro con franchezza, e soprattutto li precede, cammina davanti a loro.

Lungo il cammino, i discepoli stessi sono distratti da interessi non coerenti con la “direzione” di Gesù, con la sua volontà che è un tutt’uno con la volontà del Padre. Ad esempio – abbiamo sentito – i due fratelli Giacomo e Giovanni pensano a come sarebbe bello sedere alla destra e alla sinistra del re d’Israele (cfr v. 37). Non guardano la realtà! Credono di vedere e non vedono, di sapere e non sanno, di capire meglio degli altri e non capiscono…

La realtà invece è tutt’altra, è quella che Gesù ha presente e che guida i suoi passi. La realtà è la croce, è il peccato del mondo che Lui è venuto a prendere su di sé e sradicare dalla terra degli uomini e delle donne. La realtà sono gli innocenti che soffrono e muoiono per le guerre e il terrorismo; sono le schiavitù che non cessano di negare la dignità anche nell’epoca dei diritti umani; la realtà è quella di campi profughi che a volte assomigliano più a un inferno che a un purgatorio; la realtà è lo scarto sistematico di tutto ciò che non serve più, comprese le persone.

E’ questo che Gesù vede, mentre cammina verso Gerusalemme. Durante la sua vita pubblica Egli ha manifestato la tenerezza del Padre, risanando tutti quelli che erano sotto il potere del maligno (cfr At 10,38). Adesso sa che è venuto il momento di andare a fondo, di strappare la radice del male, e per questo va risolutamente verso la croce.

Anche noi, fratelli e sorelle, siamo in cammino con Gesù su questa strada. In particolare mi rivolgo a voi, carissimi nuovi Cardinali. Gesù “cammina davanti a voi” e vi chiede di seguirlo decisamente sulla sua via. Vi chiama a guardare la realtà, a non lasciarvi distrarre da altri interessi, da altre prospettive. Lui non vi ha chiamati a diventare “principi” nella Chiesa, a “sedere alla sua destra o alla sua sinistra”. Vi chiama a servire come Lui e con Lui. A servire il Padre e i fratelli. Vi chiama ad affrontare con il suo stesso atteggiamento il peccato del mondo e le sue conseguenze nell’umanità di oggi. Seguendo Lui, anche voi camminate davanti al popolo santo di Dio, tenendo fisso lo sguardo alla Croce e alla Risurrezione del Signore.

E allora, per intercessione della Vergine Madre, invochiamo con fede lo Spirito Santo, perché colmi ogni distanza tra i nostri cuori e il cuore di Cristo, e tutta la nostra vita diventi servizio a Dio e ai fratelli.

 

PAPA FRANCESCO CATECHESI UDIENZA 28 GIUGNO 2017

28 giugno 2017

 

 

 

 

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 28 giugno 2017

[Multimedia]

La Speranza cristiana – 28. La Speranza, forza dei martiri

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi riflettiamo sulla speranza cristiana come forza dei martiri. Quando, nel Vangelo, Gesù invia i discepoli in missione, non li illude con miraggi di facile successo; al contrario, li avverte chiaramente che l’annuncio del Regno di Dio comporta sempre una opposizione. E usa anche un’espressione estrema: «Sarete odiati – odiati – da tutti a causa del mio nome» (Mt 10,22). I cristiani amano, ma non sempre sono amati. Fin da subito Gesù ci mette davanti questa realtà: in una misura più o meno forte, la confessione della fede avviene in un clima di ostilità.

I cristiani sono dunque uomini e donne “controcorrente”. E’ normale: poiché il mondo è segnato dal peccato, che si manifesta in varie forme di egoismo e di ingiustizia, chi segue Cristo cammina in direzione contraria. Non per spirito polemico, ma per fedeltà alla logica del Regno di Dio, che è una logica di speranza, e si traduce nello stile di vita basato sulle indicazioni di Gesù.

E la prima indicazione è la povertà. Quando Gesù invia i suoi in missione, sembra che metta più cura nello “spogliarli” che nel “vestirli”! In effetti, un cristiano che non sia umile e povero, distaccato dalle ricchezze e dal potere e soprattutto distaccato da sé, non assomiglia a Gesù. Il cristiano percorre la sua strada in questo mondo con l’essenziale per il cammino, però con il cuore pieno d’amore. La vera sconfitta per lui o per lei è cadere nella tentazione della vendetta e della violenza, rispondendo al male col male. Gesù ci dice: «Io vi mando come pecore in mezzo a lupi» (Mt 10,16). Dunque senza fauci, senza artigli, senza armi. Il cristiano piuttosto dovrà essere prudente, a volte anche scaltro: queste sono virtù accettate dalla logica evangelica. Ma la violenza mai. Per sconfiggere il male, non si possono condividere i metodi del male.

L’unica forza del cristiano è il Vangelo. Nei tempi di difficoltà, si deve credere che Gesù sta davanti a noi, e non cessa di accompagnare i suoi discepoli. La persecuzione non è una contraddizione al Vangelo, ma ne fa parte: se hanno perseguitato il nostro Maestro, come possiamo sperare che ci venga risparmiata la lotta? Però, nel bel mezzo del turbine, il cristiano non deve perdere la speranza, pensando di essere stato abbandonato. Gesù rassicura i suoi dicendo: «Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati» (Mt 10,30). Come dire che nessuna delle sofferenze dell’uomo, nemmeno le più minute e nascoste, sono invisibili agli occhi di Dio. Dio vede, e sicuramente protegge; e donerà il suo riscatto. C’è infatti in mezzo a noi Qualcuno che è più forte del male, più forte delle mafie, delle trame oscure, di chi lucra sulla pelle dei disperati, di chi schiaccia gli altri con prepotenza… Qualcuno che ascolta da sempre la voce del sangue di Abele che grida dalla terra.

I cristiani devono dunque farsi trovare sempre sull’“altro versante” del mondo, quello scelto da Dio: non persecutori, ma perseguitati; non arroganti, ma miti; non venditori di fumo, ma sottomessi alla verità; non impostori, ma onesti.

Questa fedeltà allo stile di Gesù – che è uno stile di speranza – fino alla morte, verrà chiamata dai primi cristiani con un nome bellissimo: “martirio”, che significa “testimonianza”. C’erano tante altre possibilità, offerte dal vocabolario: lo si poteva chiamare eroismo, abnegazione, sacrificio di sé. E invece i cristiani della prima ora lo hanno chiamato con un nome che profuma di discepolato. I martiri non vivono per sé, non combattono per affermare le proprie idee, e accettano di dover morire solo per fedeltà al vangelo. Il martirio non è nemmeno l’ideale supremo della vita cristiana, perché al di sopra di esso vi è la carità, cioè l’amore verso Dio e verso il prossimo. Lo dice benissimo l’apostolo Paolo nell’inno alla carità, intesa come l’amore verso Dio e verso il prossimo. Lo dice benissimo l’Apostolo Paolo nell’inno alla carità: «Se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe» (1Cor 13,3). Ripugna ai cristiani l’idea che gli attentatori suicidi possano essere chiamati “martiri”: non c’è nulla nella loro fine che possa essere avvicinato all’atteggiamento dei figli di Dio.

A volte, leggendo le storie di tanti martiri di ieri e di oggi – che sono più numerosi dei martiri dei primi tempi -, rimaniamo stupiti di fronte alla fortezza con cui hanno affrontato la prova. Questa fortezza è segno della grande speranza che li animava: la speranza certa che niente e nessuno li poteva separare dall’amore di Dio donatoci in Gesù Cristo (cfr Rm 8,38-39).

Che Dio ci doni sempre la forza di essere suoi testimoni. Ci doni di vivere la speranza cristiana soprattutto nel martirio nascosto di fare bene e con amore i nostri doveri di ogni giorno. Grazie.

(more…)

Maria e l’Eucaristia: A cura di Ermanno M. Toniolo

28 giugno 2017

Risultato immagine per maria eucaristia

http://www.culturamariana.com/pubblicazioni/fine20/pdf/Fine20_Presentazione.pdf

Vangelo (Mt 16,13-19) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 29 Giugno 2017) con commento comunitario

28 giugno 2017

SANTI PIETRO E PAOLO, Apostoli – Solennità

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-19)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».

Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Questo è il Vangelo del 29 Giugno, quello del 28 Giugno lo potete trovare qualche post più sotto.

Brani di S.Ireneo di Lione sulla Tradizione apostolica, per la catechesi sulla fede, la speranza e la carità

28 giugno 2017

Risultato immagine per sant'ireneo di lione

“In realtà, la Chiesa, sebbene diffusa in tutto il mondo fino alle estremità della terra, avendo ricevuto dagli Apostoli e dai loro discepoli la fede…, conserva questa predicazione e questa fede con cura e, come se abitasse un’unica casa, vi crede in uno stesso identico modo, come se avesse una sola anima ed un cuore solo, e predica le verità della fede, le insegna e le trasmette con voce unanime, come se avesse una sola bocca”, Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 1, 10, 1-2 (SC 264, 154-158; PG 7, 550-551).

“Infatti, se le lingue nel mondo sono varie, il contenuto della Tradizione è però unico e identico. E non hanno altra fede o altra Tradizione né le Chiese che sono in Germania, né quelle che sono in Spagna, né quelle che sono presso i Celti (in Gallia), né quelle dell’Oriente, dell’Egitto, della Libia, né quelle che sono al centro del mondo”, Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 1, 10, 2 (SC 264, 158-160; PG 7, 531-534).

“Il messaggio della Chiesa è dunque veridico e solido, poiché essa addita a tutto il mondo una sola via di salvezza”, Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 5, 20, 1 (SC 153, 254-256; PG 7, 1177).

Conserviamo con cura questa fede che abbiamo ricevuto dalla Chiesa, perché, sotto l’azione dello Spirito di Dio, essa, come un deposito di grande valore, chiuso in un vaso prezioso, continuamente ringiovanisce e fa ringiovanire anche il vaso che la contiene”, Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 24, 1 (SC 211, 472; PG 7, 966).

“Dunque la tradizione degli apostoli manifestata in tutto quanto il mondo, possono vederla in ogni Chiesa tutti coloro che vogliono riscontrare la verità, così possiamo enumerare i vescovi stabiliti dagli apostoli nelle Chiese e i loro successori fino a noi. Ora essi non hanno insegnato né conosciuto misteri segreti, che avrebbero insegnato a parte e di nascosto ai perfetti, ma certamente prima di tutto li avrebbero trasmessi a coloro ai quali affidavano le Chiese stesse. Volevano infatti che fossero assolutamente perfetti e irreprensibili (cf. 1 Tm 3,2) in tutto coloro che lasciavano come successori, trasmettendo loro la propria missione di insegnamento. Se essi avessero capito correttamente, ne avrebbero ricavato grande profitto; se invece fossero falliti, ne avrebbero ricavato un danno grandissimo. Ma poiché sarebbe troppo lungo in quest’opera enumerare le successioni di tutte le Chiese, prenderemo la Chiesa grandissima e antichissima e a tutti nota, la Chiesa fondata e stabilita a Roma dai due gloriosi apostoli Pietro e Paolo. Mostrando la tradizione ricevuta dagli apostoli e la fede (cf. Rm 1,8) annunciata agli uomini che giunge fino a noi attraverso le successioni dei vescovi… Infatti con questa Chiesa, in ragione della sua origine più eccellente, deve necessariamente essere d’accordo ogni Chiesa, cioè i fedeli che vengono da ogni parte — essa nella quale per tutti gli uomini è sempre stata conservata la tradizione che viene dagli apostoli.

Dunque, dopo aver fondato ed edificato la Chiesa, i beati apostoli affidarono a Lino il servizio dell’episcopato; di quel Lino Paolo fa menzione nelle lettere a Timoteo (cf. 2Tm 4, 21). A lui succede Anacleto. Dopo di lui, al terzo posto a partire dagli apostoli, riceve in sorte l’episcopato Clemente, il quale aveva visto gli apostoli stessi e si era incontrato con loro ed aveva ancora nelle orecchie la predicazione e davanti agli occhi la loro tradizione. E non era il solo, perché allora restavano ancora molti che erano stati ammaestrati dagli apostoli. Dunque, sotto questo Clemente, essendo sorto un contrasto non piccolo tra i fratelli di Corinto, la Chiesa di Roma inviò ai Corinzi un’importantissima lettera per riconciliarli nella pace, rinnovare la loro fede e annunciare la tradizione che aveva appena ricevuto dagli apostoli…

A questo Clemente succede Evaristo e, ad Evaristo, Alessandro; poi, come sesto a partire dagli apostoli, fu stabilito Sisto; dopo di lui Telesforo, che dette la sua testimonianza gloriosamente; poi Igino, quindi Pio e dopo di lui Aniceto. Dopo che ad Aniceto fu succeduto Sotere, ora, al dodicesimo posto a partire dagli apostoli, tiene la funzione dell’episcopato Eleutero. Con quest’ordine e queste successioni è giunta fino a noi la tradizione che nella Chiesa a partire dagli apostoli è la predicazione della verità.

E questa è la prova più completa che una e medesima è la fede vivificante degli apostoli, che è stata conservata e trasmessa nella verità”, Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses 3, 3, 1-3.

(more…)

Mercoledi, 28 Giugno Sant’Ireneo

28 giugno 2017

Prima Lettura

Gn. 15, 1-12, 17-18

Abramo credette a Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia. E il Signore concluse un’alleanza con lui.

Dal libro della Gènesi
In quei giorni, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande».
Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede».
Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede». Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle»; e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
E gli disse: «Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questa terra». Rispose: «Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?». Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un colombo».
Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli. Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò.
Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono. Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi.
In quel giorno il Signore concluse quest’alleanza con Abram:
«Alla tua discendenza
io do questa terra,
dal fiume d’Egitto
al grande fiume, il fiume Eufrate».
 
Parola di Dio
 

Preghiera del giorno: Ti amo, Maria

28 giugno 2017

Risultato immagine per preghiera a Maria di medjugorje

O Maria, Madre mia, io so chi devo amare dopo Dio: sei tu, Vergine Santa, Vergine piena di grazia. Io ti amo Maria, perché tu sei la Madre di Dio, la Madre di Gesù, mio Salvatore. Io ti amo, perché tu sei la Madre di tutti gli uomini, la Madre dei Santi, la Consolatrice di coloro che soffrono. Io ti amo, Maria, perché tu sei mia Madre, la mia dolce e tenera Madre. O Maria, io sono felice di avere una mamma dolce e buona come te. O Madre mia dolcissima, voglio amarti con cuore di figlio.

(more…)

Sacumdì sacumdà – Mina (1970) – Testo di Paolo Limiti

27 giugno 2017


(more…)

Tweet del Papa

27 giugno 2017

​Aguzzate la vista per vedere i segni di Dio presenti nella realtà.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 13:30 del 27 giugno 2017


(more…)

Come Celebrare Maria: Il Clima della Preghiera di Roberto Moretti

27 giugno 2017

Risultato immagine per maria

Il n. 65 della Costituzione conciliare Lumen Gentium, che tratta molto profondamente dei rapporti tra la Chiesa e Maria, specialmente dell’influsso che la Vergine esercita sul cammino spirituale e sulla santificazione della Chiesa, mi sembra ricco di insegnamenti per il mio tema. Vi leggiamo, infatti, questa significativa affermazione: «La Chiesa, pensando a Lei con pietà e contemplandola alla luce del Verbo fatto uomo, con venerazione penetra più profondamente nel mistero supremo dell’incarnazione e si va ognor più conformando al suo Sposo».
      Qui è la giustificazione dell’importanza di creare un clima di preghiera e della finalità e dei frutti che in esso devono maturare in rapporto alla celebrazione di Maria.
Il clima naturale è costituito dalle condizioni nelle quali il nostro organismo vive, si sviluppa, si muove, lavora. Il clima favorevole si ha quando i vari elementi quali l’aria, i venti, l’umidità, il calore si vengono a trovare in condizioni tali c
he rispondano ai bisogni e all’attività dell’organismo, al suo benessere vitale. La preghiera può costituire il clima ideale per una degna celebrazione di Maria. La celebrazione infatti non è una commemorazione o rievocazione; non si ferma allo studio e alle riflessioni teologiche, anche se l’approfondimento dottrinale è sempre un grande valore; risponde piuttosto ad un’attività religiosa prima di tutto interiore e vitale, che
ci porta a vivere con Maria e in Maria in un rapporto personale, ma anche comunitario.
      Maria è un grande mistero di grazia e di salvezza, operato dall’azione della Trinità per glorificarsi in Lei in modo mirabile e per diffondere torrenti di virtù e di spirituale bellezza in tutto il mondo creato. Maria nella sua persona, nelle sue virtù e perfezioni, nella sua missione, nei suoi interventi e nella sua presenza materna costituisce questo grande mistero, che ci viene comunicato dalla divina Rivelazione non tanto per farci conoscere, quanto per farci vivere questa realtà salvifica.
      A questo scopo è ordinata ogni celebrazione per la quale si deve creare il clima della preghiera. Non dobbiamo infatti dimenticare che la preghiera cristiana è una realtà vitale; è in noi il fiorire della stessa vita soprannaturale che ci viene data nel battesimo, che ci viene aumentata dai Sacramenti; è la realtà della nostra filiazione adottiva vissuta intensamente, consapevolmente; quindi è l’esplicitazione, l’attuazione di tutto il nostro essere soprannaturale di figli di Dio.
In questo mondo soprannaturale, il mistero di Maria, come afferma la Lumen Gentium, contiene e riverbera i massimi dati della salvezza, della fede, della Rivelazione; ne segue che penetrando nel suo mistero, pensandola e contemplandola con pietà filiale, noi penetriamo sempre più profondamente nel mistero del Verbo incarnato, penetriamo cioè nel nucleo essenziale del mistero della salvezza, entriamo nella luce della vita trinitaria, della Chiesa, della grazia.
      Questa penetrazione si fa certamente con lo studio, la riflessione, la lettura, l’insegnamento; ma se ci fermassimo qui saremmo ancora in superficie; il livello più profondo che corrisponde più da vicino a quello della Rivelazione divina e della realtà stessa del mistero, si attinge unicamente con la preghiera; specialmente con quelle forme di preghiera in cui la nostra realtà di figli adottivi di Dio vibra più intensamente. È l’esperienza di Dio, la preghiera contemplativa, la preghiera profonda in cui l’uomo si sente avvolto nella presenza di Dio, portato dall’azione dello Spirito, immerso nel mistero trinitario che è mistero di salvezza; e pertanto immerso anche nel mistero mariano, che è parte importantissima della complessa realtà del mondo soprannaturale.
      Creare il clima di preghiera da questo punto di vista, significa perciò creare in noi un insieme di disposizioni spirituali: il desiderio, la purificazione del cuore, il raccoglimento, ma soprattutto quel silenzio interiore che è attesa e concentrazione di desiderio profondo; è come una invocazione del cuore dell’uomo, del cuore del figlio adottivo di Dio che si mette in sintonia con il dinamismo dello Spirito Santo, perché dal dono personale dello Spirito nasce e dalla sua azione si sviluppa la nostra condizione di figli adottivi.
       È bene sottolineare qui che nei testi di Paolo, sia nella Lettera ai Romani (8,15) che ai Galati (4,6) lo Spirito della filiazione adottiva è nello stesso momento e per la stessa ragione lo Spirito della nostra preghiera filiale. Come dice l’Apostolo: «Segno che siete figli è che il Padre ha mandato in voi lo Spirito del Figlio suo, nel quale gridiamo: Abbà, Padre» (Gal 4,6).
      Quindi, dal dono dello Spirito del Figlio che il Padre manda nel nostro cuore, cioè nella profondità del nostro essere, nascono simultaneamente nel cuore, cioè nella profondità dell’uomo, la filiazione adottiva e la preghiera.
      Creare il clima della preghiera è creare questo mondo di riflessioni, di silenzio, di attesa; è, per così dire, porsi sotto il flusso dello Spirito, mettersi a disposizione dello Spirito perché compia in noi l’intima rivelazione del mistero soprannaturale del quale Maria è parte tanto
importante. Il bisogno del clima di preghiera è come un invito ad entrare in quell’atteggiamento contemplativo interiore per cui ci poniamo in una riflessione autocosciente su noi stessi e

«prendiamo possesso» di quello che siamo, impadronendoci della nostra personalità, vivendo il nostro rapporto veramente personale, profondo, tutti aperti al cospetto di Dio; o meglio, immersi nel mistero di Dio perché Dio è in noi, lo Spirito è in noi ed opera in noi. Il clima della preghiera pertanto è donarsi allo Spirito, dare la mano allo Spirito per essere guidati da Lui, perché ci introduca nel mondo delle meraviglie di Dio, che è il mondo di Maria. (more…)

Vangelo (Mt 7,15-20) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 28 Giugno 2017) con commento comunitario

27 giugno 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,15-20)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».

Questo è il Vangelo del 28 Giugno, quello del 27 Giugno lo potete trovare qualche post più sotto.

Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte prima della Professione di Fede

27 giugno 2017

SEZIONE SECONDA: 

LA PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA

CAPITOLO TERZO

Risultato immagine per la chiesa

CREDO NELLO SPIRITO SANTO

ARTICOLO 9

«CREDO LA SANTA CHIESA CATTOLICA»

Paragrafo 1

LA CHIESA NEL DISEGNO DI DIO

I. I nomi e le immagini della Chiesa

751 La parola « Chiesa » [« ¦ii80F\”, », *”8 (D,@ « ¦i-i”8,< », chiamare fuori] significa « convocazione ». Designa assemblee del popolo, 122 generalmente di carattere religioso. È il termine frequentemente usato nell’Antico Testamento greco per indicare l’assemblea del popolo eletto riunita davanti a Dio, soprattutto l’assemblea del Sinai, dove Israele ricevette la Legge e fu costituito da Dio come suo popolo santo. 123 Definendosi « Chiesa », la prima comunità di coloro che credevano in Cristo si riconosce erede di quell’assemblea. In essa, Dio « convoca » il suo popolo da tutti i confini della terra. Il termine 5LD4″i, da cui sono derivati Church, Kirche, significa « colei che appartiene al Signore ».

752 Nel linguaggio cristiano, il termine « Chiesa » designa l’assemblea liturgica, 124 ma anche la comunità locale 125 o tutta la comunità universale dei credenti. 126 Di fatto questi tre significati sono inseparabili. La « Chiesa » è il popolo che Dio raduna nel mondo intero. Essa esiste nelle comunità locali e si realizza come assemblea liturgica, soprattutto eucaristica. Essa vive della Parola e del Corpo di Cristo, divenendo così essa stessa corpo di Cristo.

I simboli della Chiesa

753 Nella Sacra Scrittura troviamo moltissime immagini e figure tra loro connesse mediante le quali la Rivelazione parla del mistero insondabile della Chiesa. Le immagini dell’Antico Testamento sono variazioni di un’idea di fondo, quella del « popolo di Dio ». Nel Nuovo Testamento 127 tutte queste immagini trovano un nuovo centro, per il fatto che Cristo diventa il « Capo » di questo popolo, 128 che è quindi il suo corpo. Attorno a questo centro si sono raggruppate immagini « desunte sia dalla pastorizia o dall’agricoltura, sia dalla costruzione di edifici o anche dalla famiglia e dagli sponsali ». 129

754 « Così la Chiesa è l’ovile, la cui porta unica e necessaria è Cristo. 130 È pure il gregge, di cui Dio stesso ha preannunziato che sarebbe il pastore 131 e le cui pecore, anche se governate da pastori umani, sono però incessantemente condotte al pascolo e nutrite dallo stesso Cristo, il Pastore buono e il Principe dei pastori, 132 il quale ha dato la sua vita per le pecore 133 ». 134

755 « La Chiesa è il podere o campo di Dio. 135 In quel campo cresce l’antico olivo, la cui santa radice sono stati i patriarchi e nel quale è avvenuta e avverrà la riconciliazione dei Giudei e delle genti. 136 Essa è stata piantata dal celeste Agricoltore come vigna scelta. 137 Cristo è la vera Vite, che dà vita e fecondità ai tralci, cioè a noi, che per mezzo della Chiesa rimaniamo in lui e senza di lui nulla possiamo fare 138 ». 139

756 « Più spesso ancora la Chiesa è detta l’edificio di Dio. 140 Il Signore stesso si è paragonato alla pietra che i costruttori hanno rigettata, ma che è divenuta la pietra angolare (Mt 21,42 par.; At 4,11; 1 Pt 2,7; Sal 118,22). Sopra quel fondamento la Chiesa è stata costruita dagli Apostoli 141 e da esso riceve stabilità e coesione. Questa costruzione viene chiamata in varie maniere: casa di Dio, 142 nella quale abita la sua famiglia, la dimora di Dio nello Spirito, 143 la dimora di Dio con gli uomini, 144 e soprattutto tempio santo, rappresentato da santuari di pietra, che è lodato dai santi Padri e che la liturgia giustamente paragona alla Città santa, la nuova Gerusalemme. In essa, infatti, quali pietre viventi, veniamo a formare su questa terra un tempio spirituale. 145 E questa Città santa Giovanni la contempla mentre nel finale rinnovamento del mondo essa scende dal cielo, da presso Dio, “preparata come una sposa che si è ornata per il suo sposo” (Ap 21,1-2) ». 146

757 « La Chiesa, che è chiamata “Gerusalemme che è in alto” e “Madre nostra” (Gal 4,26); 147 viene pure descritta come l’immacolata Sposa dell’Agnello immacolato, 148 Sposa che Cristo “ha amato […] e per la quale ha dato se stesso, al fine di renderla santa” (Ef 5,25-26), che si è associata con patto indissolubile e che incessantemente “nutre e […] cura” (Ef 5,29) ». 149

II. Origine, fondazione e missione della Chiesa

758 Per scrutare il mistero della Chiesa, è bene considerare innanzi tutto la sua origine nel disegno della Santissima Trinità e la sua progressiva realizzazione nella storia.

Un disegno nato nel cuore del Padre

759 « L’eterno Padre, con liberissimo e arcano disegno di sapienza e di bontà, ha creato l’universo, ha decretato di elevare gli uomini alla partecipazione della sua vita divina », alla quale chiama tutti gli uomini nel suo Figlio: « I credenti in Cristo li ha voluti convocare nella santa Chiesa ». Questa « famiglia di Dio » si costituisce e si realizza gradualmente lungo le tappe della storia umana, secondo le disposizioni del Padre: la Chiesa, infatti, « prefigurata sino dal principio del mondo, mirabilmente preparata nella storia del popolo d’Israele e nell’Antica Alleanza, e istituita “negli ultimi tempi”, è stata manifestata dall’effusione dello Spirito e avrà glorioso compimento alla fine dei secoli ». 150

La Chiesa – prefigurata fin dall’origine del mondo

760 « Il mondo fu creato in vista della Chiesa », dicevano i cristiani dei primi tempi. 151 Dio ha creato il mondo in vista della comunione alla sua vita divina, comunione che si realizza mediante la « convocazione » degli uomini in Cristo, e questa « convocazione » è la Chiesa. La Chiesa è il fine di tutte le cose 152 e le stesse vicissitudini dolorose, come la caduta degli angeli e il peccato dell’uomo, furono permesse da Dio solo in quanto occasione e mezzo per dispiegare tutta la potenza del suo braccio, tutta l’immensità d’amore che voleva donare al mondo:

« Come la volontà di Dio è un atto, e questo atto si chiama mondo, così la sua intenzione è la salvezza dell’uomo, ed essa si chiama Chiesa ». 153

(more…)

Agostino d’Ippona , Confessioni: Libro Sesto

27 giugno 2017

Risultato immagine per sant'agostino

L’ammirevole figura di Ambrogio

  1. 3. Non t’invocavo ancora con gemiti affinché venissi in mio aiuto. Il mio spirito era piuttosto attratto dalla ricerca e mai sazio di discussioni. Lo stesso Ambrogio era per me un uomo qualsiasi, fortunato secondo il giudizio mondano perché riverito dalle massime autorità; l’unica sua pena mi sembrava fosse il celibato che praticava. Delle speranze invece che coltivava, delle lotte che sosteneva contro le tentazioni della sua stessa grandezza, delle consolazioni che trovava nell’avversità, delle gioie che assaporava nel ruminare il tuo pane entro la bocca nascosta del suo cuore, di tutto ciò non potevo avere né idea né esperienza. Dal canto suo ignorava anch’egli le mie tempeste e la fossa ove rischiavo di cadere. Non mi era infatti possibile interrogarlo su ciò che volevo e come volevo. Caterve di gente indaffarata, che soccorreva nell’angustia, si frapponevano tra me e le sue orecchie, tra me e la sua bocca. I pochi istanti in cui non era occupato con costoro, li impiegava a ristorare il corpo con l’alimento indispensabile, o l’anima con la lettura. Nel leggere, i suoi occhi correvano sulle pagine e la mente ne penetrava il concetto, mentre la voce e la lingua riposavano. Sovente, entrando, poiché a nessuno era vietato l’ingresso e non si usava preannunziargli l’arrivo di chicchessia, lo vedemmo leggere tacito, e mai diversamente. Ci sedevamo in un lungo silenzio: e chi avrebbe osato turbare una concentrazione così intensa? Poi ci allontanavamo, supponendo che aveva piacere di non essere distratto durante il poco tempo che trovava per ricreare il proprio spirito libero dagli affari tumultuosi degli altri. Può darsi che evitasse di leggere ad alta voce per non essere costretto da un uditore curioso e attento a spiegare qualche passaggio eventualmente oscuro dell’autore che leggeva, o a discutere qualche questione troppo complessa: impiegando il tempo a quel modo avrebbe potuto scorrere un numero di volumi inferiore ai suoi desideri. Ma anche la preoccupazione di risparmiare la voce, che gli cadeva con estrema facilità, poteva costituire un motivo più che legittimo per eseguire una lettura mentale. Ad ogni modo, qualunque fosse la sua intenzione nel comportarsi così, non poteva non essere buona in un uomo come quello.

L’uomo immagine di Dio secondo la fede cattolica

  1. 4. Certo è che non mi era assolutamente possibile interrogare quel tuo santo oracolo, ossia il suo cuore, su quanto mi premeva, bensì soltanto su cose presto ascoltate. Invece le tempeste della mia anima esigevano di trovarlo disponibile a lungo, per riversarsi su di lui; ma invano. Ogni domenica lo ascoltavo mentre spiegava rettamente la parola della verità in mezzo al popolo, confermandomi sempre più nell’idea che tutti i nodi stretti dalle astute calunnie dei miei seduttori a danno dei libri divini potevano sciogliersi. La scoperta poi da me fatta, che i tuoi figli spirituali, rigenerati per tua grazia dalla maternità della Chiesa cattolica, non intendevano le parole ov’è detto che l’uomo fu da te fatto a tua immagine nel senso di crederti e pensarti rinchiuso nella forma di un corpo umano, per quanto non riuscissi a scorgere neppure debolmente e in un enigma come fosse una sostanza spirituale, mi fece arrossire gioiosamente di aver latrato per tanti anni non già contro la fede cattolica, bensì contro fantasmi creati da immaginazioni carnali. Temerario ed empio ero stato, perché avevo asserito, accusando, cose che avrei dovuto asserire indagando. Tu, altissimo e vicinissimo, remotissimo e presentissimo, non fornito di membra più grandi e più piccole, ma esistente per intero in ogni luogo e in nessuno, facesti però l’uomo a tua immagine senza possedere affatto questa nostra forma corporale; ed ecco l’uomo esistere in un dato luogo dalla testa ai piedi.

(more…)

Preghiera del giorno: Maria, regina del mio cuore

27 giugno 2017

Risultato immagine per maria regina del mio cuore

Maria, regina del mio cuore, contemplo la tua vita nel Vangelo, ti vedo come me, mortale e sofferente: è dolce essere tua figlia. Voglio seguirti sempre, Madre cara, e giorno per giorno vivere con te. Vergine santa, quando ti contemplo mi immergo rapita nel tuo cuore, e scopro gli abissi dell’amore. Il tuo materno sguardo mi libera da tutti i miei timori, a piangere mi insegnare a gioire.

(more…)

Martedì della XII settimana (anno dispari)

27 giugno 2017

Prima Lettura

Gn, 13, 2-5,18

Non vi sia discordia tra me e te perché noi siamo fratelli

Dal libro della Genesi

Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro. Ma anche Lot, che accompagnava Abram, aveva greggi e armenti e tende, e il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme. Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di Lot. I Cananei e i Perizziti abitavano allora nella terra. Abram disse a Lot: «Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli. Non sta forse davanti a te tutto il territorio? Sepàrati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra».

Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte – prima che il Signore distruggesse Sòdoma e Gomorra – come il giardino del Signore, come la terra d’Egitto fino a Soar. Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e trasportò le tende verso oriente. Così si separarono l’uno dall’altro: Abram si stabilì nella terra di Canaan e Lot si stabilì nelle città della valle e piantò le tende vicino a Sòdoma. Ora gli uomini di Sòdoma erano malvagi e peccavano molto contro il Signore.

Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui: «Alza gli occhi, e dal luogo dove tu stai, spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l’oriente e l’occidente. Tutta la terra che tu vedi, io la darò a te e alla tua discendenza per sempre. Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti. Àlzati, percorri la terra in lungo e in largo, perché io la darò a te». Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore.


Parola di Dio

Pensiero Notturno: LETTERA A MARIA

26 giugno 2017

Risultato immagine per maria, mamma di gesù

Cara mamma Celeste,

Quando recito il rosario la mattina davanti alla tua immagine, con Don Mario lì vicino a te.

Vedo che mi sorridi, e nel mio cuore mi dici  di avere fede, mi inviti a stare sotto la croce di tuo figlio Gesù, con la speranza della risurrezione,mi dici che tutto andrà bene, nonostante gli eventi mondani mi dicono il contrario.

Mi inviti a stare sotto la croce delle sofferenze umane e mi sorridi, continui a dirmi di avere fede di essere stabile e immobile sotto la croce, simbolo della salvezza umana, mi consoli nelle mie incertezze e difficoltà, non smetti mai di dirmi “abbi fede, figlia mia! Io sono con te”.

(more…)

Liturgia del giorno: Audio salmo (84) 85

26 giugno 2017

Lunedì, 26 _ Giugno _ 2017


 

Beato il popolo che Dio ha scelto come sua eredità.

[1] Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.

[2] Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.

[3] Cantate al Signore un canto nuovo,
con arte suonate la cetra e acclamate,

[4] perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.

[5] Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

[6] Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,
dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.

[7] Come in un otre raccoglie le acque del mare,
chiude in riserve gli abissi.

[8] Tema il Signore tutta la terra,
tremino davanti a lui gli abitanti del mondo,

[9] perché egli parlò e tutto fu creato,
comandò e tutto fu compiuto.

[10] Il Signore annulla i disegni delle nazioni,
rende vani i progetti dei popoli.

[11] Ma il disegno del Signore sussiste per sempre,
i progetti del suo cuore per tutte le generazioni.

[12] Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.

[13] Il Signore guarda dal cielo:
egli vede tutti gli uomini;

[14] dal trono dove siede
scruta tutti gli abitanti della terra,

[15] lui, che di ognuno ha plasmato il cuore
e ne comprende tutte le opere.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

 

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?

(Mt 7,1-5)


 

Immagine correlata

Il silenzio

L’uomo vive nel rumore
Nella civiltà delle parole;
non sa più cosa è il silenzio.

La vita nasce nel silenzio.
L’uomo muore nel silenzio,
Dio s’incontra nel silenzio.

Il silenzio è indispensabile
per la vita dell’uomo;
Esso ti stimola a pensare,
ti serve per non sbagliare,
ti dispone ad ascoltare,
ti aiuta a pregare.

Come celebrare Maria: Perchè celebrare Maria, di Ermanno M. Toniolo

26 giugno 2017

Risultato immagine per celebrare maria

Prima di parlare e vedere come si debba celebrare Maria è doveroso accennare al perché si celebra Maria: il fine che si intende conseguire precede ed accompagna la scelta dei mezzi. Il fine, insegna la filosofia, è la prima cosa che si ha in mente, l’ultima che si raggiunge.
Perché celebrare Maria? Potremmo rispondere, compendiando tutto in una sola frase: «Perché Dio lo vuole». Se infatti l’uomo, come insegna il nostro attuale Pontefice, è la strada della Chiesa, Maria-potremmo dire noi-è la strada di Dio, del suo eterno disegno ancora in atto fino alla fine dei tempi: è il nodo di tutte le strade che vengono da Dio e portano a Diodi Ermanno M. Toniolo. Ciò vale tanto per la professione di fede, quanto per l’espressione del culto. Insegna il Concilio: «Ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da una necessità obbiettiva, ma dal beneplacito di Dio e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo» (LG 60). E altrove afferma: «Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima Vergine la perfezione, con la quale è senza macchia e senza ruga, i fedeli si sforzano ancora di crescere nella santità debellando il peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù a tutta la comunità degli eletti. La Chiesa, pensando a lei con pietà e contemplandola alla luce del Verbo fatto uomo, con venerazione penetra più profondamente nel mistero supremo dell’Incarnazione e si va ognor più con formando col suo Sposo. Maria infatti, la quale, per la sua intima partecipazione alla storia della salvezza, riunisce in qualche modo e riverbera in sé i massimi dati della lede, mentre viene predicata e onorata, chiama i credenti al Figlio suo, al suo sacrificio e all’amore del Padre» (LG 65).
Qui abbiamo, in breve, gli eleinenti costitutivi che riguardano la figura di Maria, la sua funzione e il culto che la Chiesa le rende.
1. Dio l’ha voluta per sé e per noi, l’ha data a se stesso e l’ha data a noi, afferma Paolo VI nella Marialis Cultus, sulla linea del Concilio (MC 56). I1 posto che Maria ha nella fede e nel culto non è invenzione della Chiesa: è scoperta lenta e stupenda del progetto del Padre su di lei e su di noi. E’ opera dello Spirito Santo, che guida la Chiesa verso la pienezza della verità e della vita. Per questo, il più delle volte, il sensus Ecclesiae, il sensus fidelium, occupano, nella dottrina e nel culto, il primo posto storico: ne sono come la prima radice, che germinerà poi in definizione precisa di fede e in più attenta e completa espressione di culto, nella Liturgia.
2. Maria, per esprimerci con parole diventate ormai comuni tra cattolici ed anche tra alcuni protestanti, come i Fratelli di Taizé, è l’elemento rivelatore della vera dottrina:’ «Compendia e riverbera-dice il Concilio-i massimi dati della fede» (LG 65). Rivela infatti Dio: il suo amore misericordioso, il suo piano storico-escatologico di salvezza. Rivela Cristo nel suo essere, nel suo agire, nel suo sovrabbondante influsso di grazia sulla Chiesa e sull’umanità: Maria è immersa, per così dire, nel mistero di Cristo, da cui attinge la sua pienezza, di cui esprime le componenti più alte e la forza operante. Rivela l’uomo nel suo stato di natura e nella sua vocazione di grazia, nel suo posto voluto dal Padre di partecipe della salvezza vniversale e di costruttore pacifico e solerte della città terrena, di discepolo fedele di Cristo (MC 37). Rivela la Chiesa: ciò che è, ciò che sarà; ciò che deve fare e come lo deve compiere: Maria non è solo la realizzazione della Chiesa, che in lei ha raggiunto la perfezione ontologica ed escatologica: ne è lo specchio vivente, l’immagine conduttrice, il segno certo della speranza.

(more…)