IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

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Parte prima

IL SACERDOTE, CREAZIONE DELL’AMORE INFINITO

Risultato immagine per luisa margherita claret de la touche

CAPITOLO II

Gesù è Maestro

Dopo una preparazione lunga e silenziosa di trent’anni, Gesù iniziò a predicare. Possedeva in pienezza tutte le scienze; la sua intelligenza umana, estesa e perfezionata attraverso l’unione con l’Intelligenza divina, giungeva a tutte le conoscenze più alte, e penetrava fino al minimo dettaglio delle cose. L’armonia meravigliosa tra la sua intelligenza e il suo cuore, l’equilibrio perfetto che regnava in tutta la sua persona, regolavano il suo pensiero. Senza aver avuto bisogno di faticare per istruirsi, come tutti gli altri uomini, era padrone della sapienza allo stesso modo in cui, senza ostacolo, racchiudeva l’amore nel suo cuore.

Il mondo attendeva la sua lezione per rinascere alla vita e alla luce; ma Gesù lasciò passare trent’anni prima di manifestare la sua sapienza. Ci si può chiedere il perché di questa attesa, che per molto tempo ha privato gli uomini della luce per dissipare la notte della loro ignoranza. Ma anche in questo Cristo è nostro modello: sapeva che l’uomo ha bisogno di un lungo lavoro e di pesanti fatiche per impadronirsi dei tesori di saggezza e di scienza necessari per istruirsi e ha voluto così dare ai suoi preti l’esempio di una lenta e seria preparazione.

Al professore di una scuola basta sapere ciò che insegna ed essere capace di insegnare; ma quando si tratta di dare Dio agli uomini, non basta coltivare l’intelligenza. Deve essere trasformata la persona intera; e il maestro per primo deve passare per un susseguirsi di prove, iniziando almeno ad acquisire quella conoscenza esperienziale dei dolori, delle debolezze, delle miserie dell’umanità che dovrà possedere per istruire e illuminare i suoi fratelli.

Senza dubbio il prete può compiere questa funzione del suo ministero prima d’aver compiuto i trent’anni. Ma in questo caso, avrà bisogno di molta prudenza, di diffidenza nei confronti di se stesso e del ricorso umile ad altri che lo illuminino. Deve imparare soprattutto alla scuola di Cristo: studi questo sublime maestro di anime, e si abitui a parlare come lui e a insegnare come lui.

Quando Gesù, lasciando la vita nascosta, iniziò a rivelare i tesori di verità che portava in sé, il mondo intero era avvolto dall’oscurità del peccato. Il paganesimo, con i crimini da esso generati, regnava dappertutto e anche fra il popolo eletto la verità iniziava a coprirsi di ombre. I Giudei, che fino allora erano stati i custodi del deposito della verità divina, sembravano vicini a perderlo. Numerose sette laceravano la Sinagoga: l’amore per le ricchezze, il desiderio degli onori avevano a poco a poco fatto cadere il muro che separava Israele dai pagani. Per le perfide insinuazioni di una filosofia bugiarda, stretti in un sensualismo snervante e nel dilagare delle passioni, i figli di Abramo sentivano vacillare la loro fede, e vedevano la luce spegnersi nelle loro mani.

In questa situazione apparve Gesù.

Verbo non creato, « Luce da Luce, Dio vero da Dio vero », veniva a portare agli uomini la verità, assoluta, senza confusioni e senza ombre, come è in Dio, nella sua eternità, limpida e sovranamente pura. Veniva a dare nuova vita alla giustizia e alla verità, senza le quali gli uomini non possono che vagare sperduti nel loro cammino lungo il tempo. Veniva ad affermare, con tutta l’autorità della sua divina Sapienza, i diritti di Dio e i doveri dell’uomo, la misericordia di Dio e la miseria dell’uomo; veniva infine a rimettere ordine nell’intelligenza, sconvolta dagli errori del paganesimo.

La peccatrice di Samaria gli disse un giorno: « So che deve venire un Messia, cioè il Cristo, l’inviato di Dio. Quando verrà, ci spiegherà ogni cosa ». Era questa istruire gli uomini la grande missione del Salvatore. Il suo insegnamento è stato universale. Su tutti gli argomenti e in ogni campo ha portato la luce della verità. Ha combattuto gli errori di allora e ha abbattuto in anticipo quelli cui sarebbe giunta in seguito l’attività sregolata del pensiero umano. Ha insegnato, prima con l’esempio e poi con le parole, cosa l’uomo può conoscere di Dio. Lo ha fatto vedere creatore potente, infinitamente santo e sovranamente giusto; ma soprattutto, lo ha rivelato Padre, ineffabilmente buono e misericordioso.

Il dogma, la morale, i rapporti dell’uomo con il suo Dio e con i suoi simili, i grandi princìpi che devono reggere la famiglia, la società, e orientare la coscienza dell’uomo fra le ombre della vita: tutto è stato penetrato dai raggi luminosi della verità di Cristo. Non trascurava nessuna occasione per istruire la folla: « erano meravigliati per questi suoi insegnamenti. Infatti egli li ammaestrava come uno che ha autorità e non come i loro maestri della legge ».

è sufficiente guardare quante volte Gesù, di solito così sobrio e misurato nel parlare, ripete: « In verità, in verità vi dico: noi parliamo di quel che sappiamo e siamo testimoni di quello che abbiamo visto ». Così quando esclama sotto il portico del tempio: « Io sono la via, la verità e la vita; chi mi segue, non cammina nelle tenebre ». E più tardi, all’inizio della Passione, in piedi nel cortile del pretorio, risponderà a Pilato, con maestà incomparabile: « Io sono nato e venuto nel mondo per essere un testimone della verità. Chi appartiene alla verità ascolta la mia voce ».

Questa voce, così umile e così dolce, non risuonò che per tre anni in un piccolo angolo del mondo, privilegiato fra tutti. Pochi uomini la udirono.

Ciò che insegnava, il contrario delle idee allora di moda, sembrava delirio e follìa: ma era la verità. E la verità resta, prima o poi sconfigge la menzogna, e non muore mai, perché è nata da Dio, ed è immortale come lui.

La verità: ecco ciò che, dopo Gesù e con Gesù, il prete deve dare al mondo. Ma per insegnarla, per comunicarla agli altri, bisogna che la possieda in se stesso, e per possederla deve andarla ad attingere alla sua sorgente divina: deve andarla a cercare dal Maestro. Ricevendo la missione di insegnare, il prete riceve una ricchezza di luce che deve sviluppare in sé. Bisogna che renda salda e conservi intatta la verità che ha ricevuto; e sono così numerosi gli errori che la circondano che il prete la difende e la conserva integra non senza fatica e non senza lotta.

La verità di Dio è immutabile e non può cambiare. La Chiesa, inabitata dallo Spirito Santo, la possiede interamente. Se attraverso gli avvenimenti e le vicissitudini dei tempi, sembra che cambi, non è che apparenza. L’intelligenza dell’uomo, in quanto è più o meno pura, la percepisce più o meno luminosa.

La verità può accrescersi e svilupparsi, o al contrario sminuirsi nella comprensione dell’uomo; ma in se stessa è una e invariabile. Può precisarsi, affermarsi meglio, definirsi e chiarirsi e questo giustifica lo sviluppo lento, ma incessante, delle verità insegnate dalla Chiesa. Verità del tutto nuove, ancor più se in contraddizione con la verità primitiva e antica, non possono esistere.

Il sacerdote, maestro degli uomini

Il prete, dunque, per conservare intatta la verità divina, versata da Cristo nella sua anima il giorno della sua consacrazione, deve restare saldo contro gli attacchi dell’errore. Questi gli vengono da tre fronti:

1. Satana, lo spirito cattivo, l’eterno sobillatore di discordia e di odio, che cerca di distruggere la verità ovunque la trova, e cerca soprattutto di strapparla dal cuore del prete, suo nemico, sempre in lotta contro la sua azione infernale.

2. Lo spirito del mondo, i suoi princìpi, che tendono incessantemente a indebolire la verità; il prete vive nel mondo, respira la sua aria di menzogna, e subisce quasi senza accorgersene l’influsso rammollente delle sue false dottrine.

3. Molti fermenti di errore vivono infine allo stato latente, in lui stesso, là dove il peccato originale ha lasciato le sue tracce. La minima ventata di orgoglio può risvegliarli, la minima impurità può farli proliferare.

Per sconfiggere questi nemici, il prete ha a sua disposizione tre armi potenti, che sempre assicurano la vittoria.

In primo luogo, l’unione alla Chiesa, l’attaccamento instancabile alla Cattedra di Pietro, organo infallibile della verità.

Le imprese di satana infatti non possono nulla contro la roccia su cui è fondata la Chiesa. Non si può smarrire chi cammina con quel Pietro a cui Gesù disse: « Ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno; tu, quando ti sarai convertito, prega per i tuoi fratelli ».

Il prete sconfigge lo spirito del mondo con l’unione a Cristo, vincitore del mondo; e questa unione si produce con lo spirito di preghiera, con lo studio del cuore di Cristo e delle sue adorabili virtù, con la separazione interiore, ma reale, da tutto ciò che nel mondo Gesù riprova e condanna.

Ma per sconfiggere se stesso, per cancellare in sé ogni genere di errore, per diventare inaccessibile alle falsità e saldo contro tutti gli attacchi, per possedere con sicurezza i tesori della verità e conservarli intatti, il prete deve prosternarsi nell’umiltà. Una santa e giusta diffidenza nei confronti di se stesso, del suo giudizio personale, un facile ricorso ai lumi altrui, una umile sottomissione di fede: ecco ciò che è necessario al prete per rimanere integro, premunirsi contro le illusioni di una falsa scienza; per essere, in una parola, come Giovanni, lampada sempre accesa che illumina i popoli; per essere, con Cristo, la luce del mondo.

Gesù ha insegnato la verità a tutti, grandi e piccoli, poveri e ricchi, bambini e vecchi. Dal sommo sacerdote alla samaritana, tutti sono stati istruiti dalla sua parola, tutti hanno ricevuto la verità dalla sua divina bocca. Sempre con una meravigliosa elasticità dell’intelligenza e una incomparabile umiltà, ha saputo mettersi alla portata di quelli che doveva istruire.

Con Nicodemo, dottore in Israele, è profondo, sublime. Affronta i misteri più alti; con i sacerdoti, gli scribi, il suo insegnamento poggia sulla legge, i profeti, la Bibbia. Con la gente, è semplice, familiare. Si esprime con similitudini, prese dal lavoro dei campi, e sono le sue parabole: il seminatore, il granello di senape, la vigna, ecc. Si adatta sempre al suo uditorio; ma non è mai volgare, mai affettato, mai oscuro, anche parlando degli argomenti più grandi. è il fascino di questo insegnamento di Gesù, luminoso e semplice, tanto ricco di dottrina celeste, eppure spoglio di ogni ornamento superfluo. Tutto vi è grande: serietà affabile, dignità modesta, forza persuasiva, chiarezza di espressione, grazia. In questi paragoni presi dalla natura c’è una poesia penetrante e sublime. Si potesse comprendere nei particolari l’incanto di Gesù… è il Verbo del Padre, il Maestro divino sceso dal cielo a istruire le anime: dir questo, è dire tutto.

Anche il prete deve offrire a tutti l’insegnamento della verità. Se vuol essere davvero un apostolo, autentico sacerdote di Cristo, deve, come Gesù farsi tutto a tutti. Il suo unico scopo dev’essere comunicare la verità che possiede e l’amore di cui brucia.

Siamo ben lontani, dunque, dal cercare uno stile particolare, un metodo nuovo o personale che tutt’al più possono interessare a qualcuno: il prete si sforzi di mettersi al livello di chi lo ascolta. Sempre chiaro, sempre preciso: dica la verità semplicemente, preoccupato solo di fare del bene. Troverà così il segreto di quella unzione penetrante che viene dal cuore e che il duplice amore di Cristo e degli uomini, diffonde naturalmente sulle sue labbra. Insegnando la verità, il prete deve donare il meglio di sé; senza disprezzare nessuno, deve buttarsi completamente nella sua missione sublime di educatore delle anime.

Difficoltà dell’insegnamento

Gesù, nel suo insegnamento, ha incontrato spesso ostacoli, difficoltà, sofferenze. Ha avuto una pazienza infinita. Non si è lasciato scoraggiare né dalla grossolanità di coloro che incontrava, né dalla loro lentezza nel comprendere, né dalle obiezioni campate per aria. Le critiche, gli insulti, la doppiezza di coloro che cercava di istruire e illuminare non sono riuscite a stancarlo. Non ha mai cercato la gloria per sé: non aveva in vista il successo umano.

Ha gettato a piene mani e con tutto il cuore il seme divino nelle anime, e ha lasciato allo Spirito d’amore il compito di farlo schiudere e maturare. Sapeva che insegnando la sua morale, dolce sì, ma anche austera, ne avrebbe allontanati molti. Sapeva, perché era Dio, che molti di coloro che istruiva, o avrebbero lasciato morire in loro il germe della vita per negligenza, o l’avrebbero strappato con le loro mani. Ma non ha smesso di offrire a tutti i suoi insegnamenti divini, di aprire a tutti i tesori della saggezza.

Contraddizioni, disprezzo, difficoltà di ogni tipo sono anche sul cammino del prete: ma non deve lasciarsi abbattere. Gesù è con lui: le sue promesse possono confortare nelle sofferenze. Il sacerdote prenda dunque la croce del Maestro, e cammini. Ma si guardi bene, con il pretesto di conciliare lo spirito del mondo e lo spirito di Cristo, dall’ammorbidire il Vangelo; dal fare, per solleticare le passioni umane, un cristianesimo di fantasia. Le verità del Vangelo si impongono da sole agli uomini, il prete deve solo farle vedere come sono, illuminate dai riflessi della dolcezza e della misericordia del cuore di Cristo.

Affermi i diritti di Dio, le sue leggi giuste e forti, e anche la sua pazienza, la sua bontà, l’amore ineffabile del Redentore; e non si abbassi mai ai compromessi, al modo di ragionare corrente, alla ricerca colpevole del successo personale.

« Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe ». Sono le parole che Gesù disse ai suoi apostoli, mandandoli ad annunziare la buona novella. E lui stesso, nel suo insegnamento, ha unito la semplicità e la prudenza. Era molto prudente, quando ammaestrava gli uomini: andava per gradi, sopportava le debolezze, chiedeva a ciascuno ciò che ciascuno poteva dare, aspettando, con pazienza infinita, che si aprisse all’azione della grazia, e rispondesse alle sue proposte misericordiose. Preparava i cuori lentamente e con dolcezza, prima di far loro vedere la verità; incoraggiava chi era abbattuto, non pretendeva nulla con durezza.

Anche nel suo insegnamento pubblico era prudente. Si mostrava sempre rispettoso delle legittime autorità, amico della pace. Sapeva sconcertare, con la sua sapienza, l’astuzia dei suoi nemici; dopo tre anni di predicazione in cui aveva insegnato una dottrina e dato delle leggi opposte a quelle del mondo, non si trovò nessuno che testimoniasse contro di lui, quando era accusato di fronte ai Giudei e ai capi dei sacerdoti.

Quando sferzava i vizi e gli errori, non faceva mai i nomi dei colpevoli. Ricordiamo la sua discrezione nel colloquio con l’adultera. E la riservatezza nelle parole con cui spiegava alla gente i precetti più delicati della morale, rivelando la santità del matrimonio o il fascino divino della verginità. Su quest’ultimo punto, la sua prudenza era così grande, le sue parole così caste che il bimbo più candido e più innocente può leggere e rileggere il Vangelo senza che nulla lo possa inquietare o fargli intravedere delle ombre.

Anche il prete allora, sull’esempio di Cristo, unisca nel suo insegnamento la prudenza e la semplicità. Se vuol fare del bene all’ambiente corrotto in cui vive, deve parlare e agire con la sapienza di Dio. Prudente nella predicazione: più apostolo che polemista, e molto più dispensatore dei doni di Dio e ministro di misericordia, che violento riformatore del mondo.

L’odio non è sconfitto che dall’amore, il peccato è distrutto solo dal sangue di Gesù, mite e umile di cuore. Qualche volta bisogna essere forti: ma la prudenza deve temperare la forza, contenere i giusti rigori, ispirare la punizione altrettanto bene che il perdono. Il prete sia prudente nel suo insegnamento privato; studi bene le anime, prima di divenirne il direttore; sia prudente nel decidere sulla loro vocazione; attento a non far loro contrarre legami che potrebbero vincolarne l’avvenire e, forse, turbare la loro coscienza. Soprattutto il prete sia prudente nei confronti delle ragazze e delle donne: sono già troppo spesso imprudenti loro! Ci sono troppe famiglie turbate, troppi sposi divisi, troppe anime disorientate e qualche volta gettate fuori strada nel loro cammino spirituale da un consiglio dato imprudentemente, da parole certo in sé giuste e sante, ma che potevano essere male interpretate.

Il prete di Cristo, sul suo esempio, si avvolga di prudenza. è anche lui maestro, maestro di anime; è maestro di santità e di virtù. Le sue parole siano allora l’eco delle parole di Cristo, impregnate di sapienza, di misura e di verità.

Insegnamento con l’esempio

Cristo non si è limitato a insegnare con le parole, con la predicazione e con i colloqui a tu per tu; ha soprattutto insegnato con l’esempio. « Prima ha fatto dice la Bibbia poi ha insegnato »

La miglior lezione è quella dell’esempio. Ciò che l’orecchio non riesce sempre a udire, l’occhio lo vede, ed è più forte, più viva, l’impressione lasciata da ciò che si è visto. Il cuore si accende più facilmente per aver veduto che per aver sentito. Gesù lo sapeva: ed è per questo che, venuto per insegnare le virtù, ha cominciato con il metterle in pratica tutte.

Le faceva vedere in sé così belle, così desiderabili, così seducenti che i cuori si accendevano del desiderio di possederle.

Ed è il ricordo delle virtù che lui ha vissuto sulla terra che ci spinge ad imitarle. Pensare alla sua divina pazienza ci rende pazienti, pensare alla sua umiltà ci fa accettare le umiliazioni. Molto più delle poche parole che ha detto e che il Vangelo riporta, è l’esempio della purezza sua e della Vergine sua Madre che ha fatto fiorire ovunque la verginità.

La nostra povera natura era stata così profondamente ferita dal peccato originale che le parole di Gesù, del Verbo incarnato, per potenti che fossero, non avrebbero potuto, forse trasformare gli uomini così prontamente, se il Salvatore non vi avesse unito il suo esempio.

Tutto quello che ha chiesto di virtù e di santità all’uomo rigenerato, Cristo lo ha fatto per primo. Ha aperto la strada: si è impegnato per primo attirando dietro di sé tutti gli uomini di buona volontà. Si è posto come un modello di fronte all’uomo, sfigurato e pallido, che da molto tempo aveva perso la somiglianza con Dio e gli ha detto: « Guardami, e riproduci sulla tela della tua anima i miei tratti divini ». Gesù ha lavato questa tela nel suo sangue, e l’ha resa candida.

è venuta la Chiesa, che, vedendo l’umanità debole e sprovveduta, l’ha presa maternamente per mano e le ha guidato il pennello. Ed ecco che presto sono apparse copie del Salvatore: alcune erano così somiglianti che il Padre vi ha riconosciuto il suo Figlio. Erano i santi, formati sull’esempio di Gesù, nutriti dalla sua parola, viventi la sua vita.

Come Gesù, il sacerdote insegna soprattutto con l’esempio. Deve essere una copia vivente di Cristo, presentare sempre agli occhi del mondo questa immagine divina. Offra dunque, in se stesso, un modello perfetto di virtù, modello vivo e visibile, facile da imitare. Uomo debole come gli altri, ma innalzato dalla grazia al di sopra delle miserie e delle bassezze della terra, deve aiutare con il suo esempio gli altri uomini, suoi fratelli, a salire fino all’altezza di Cristo.

« La vostra modestia diceva l’apostolo ai cristiani splenda di fronte a tutti gli uomini ». E la modestia è un velo trasparente che tempera, senza nasconderle, due sublimi virtù; il loro profumo insensibilmente si diffonde nei cuori, li attira e li trasforma: è il profumo dolcissimo dell’umiltà e della purezza. L’apostolo raccomanda questa virtù ai credenti; ancor più va raccomandata ai preti.

Questa virtù divina splendeva sui lineamenti e in tutto l’aspetta di Cristo; nasceva dalla sua profonda umiltà e dalla sua perfetta purezza. Sia anche l’ornamento del prete: lo avvolga da ogni parte, si mescoli a tutte le sue azioni, si incontri nelle sue parole, lo accompagni nell’esercizio del suo ministero ed egli sarà una predicazione vivente della verità e delle virtù di Gesù.

Tutto, nel prete, deve istruire, tutto deve edificare. Messo come un ponte tra Gesù e gli uomini, deve condurli a Cristo e unirli a lui nella sua stessa persona. Bisogna che le anime salgano a Cristo attraverso il sacerdote. Le sue parole, le sue azioni, la purezza, la umiltà, la dedizione della sua vita devono essere leve potenti che sollevano le anime, dei fari luminosi che le conducono a Dio.

Cristo, luce ineffabile, focolare divino della verità increata, vieni a illuminare le anime.

Tu che sei il Verbo del Padre, splendore della sua gloria e luce del mondo, vieni e allontana le ombre che si stendono sul nostro orizzonte. Ogni giorno parli e insegni nel tuo sacerdozio. La tua luce ci giunga attraverso i tuoi preti, e come dalle loro mani noi riceviamo il tuo Corpo, così dalla loro bocca possiamo ricevere la tua verità. Confermali nel possesso della giustizia e della verità, in modo che non si allontanino mai dalla tua via.

Uniscili intimamente a te; pensino solo ciò che tu pensi, non insegnino che la tua sapienza. Uniscili così strettamente fra loro che siano forti contro lo spirito dell’errore e invincibili all’assalto dei peccato. Riempi il loro spirito della tua luce e il loro cuore del tuo amore casto, perché illuminino a loro volta le anime che tu hai loro affidato. Amen.

 

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