Come Celebrare Maria: Il Clima della Preghiera di Roberto Moretti

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Il n. 65 della Costituzione conciliare Lumen Gentium, che tratta molto profondamente dei rapporti tra la Chiesa e Maria, specialmente dell’influsso che la Vergine esercita sul cammino spirituale e sulla santificazione della Chiesa, mi sembra ricco di insegnamenti per il mio tema. Vi leggiamo, infatti, questa significativa affermazione: «La Chiesa, pensando a Lei con pietà e contemplandola alla luce del Verbo fatto uomo, con venerazione penetra più profondamente nel mistero supremo dell’incarnazione e si va ognor più conformando al suo Sposo».
      Qui è la giustificazione dell’importanza di creare un clima di preghiera e della finalità e dei frutti che in esso devono maturare in rapporto alla celebrazione di Maria.
Il clima naturale è costituito dalle condizioni nelle quali il nostro organismo vive, si sviluppa, si muove, lavora. Il clima favorevole si ha quando i vari elementi quali l’aria, i venti, l’umidità, il calore si vengono a trovare in condizioni tali c
he rispondano ai bisogni e all’attività dell’organismo, al suo benessere vitale. La preghiera può costituire il clima ideale per una degna celebrazione di Maria. La celebrazione infatti non è una commemorazione o rievocazione; non si ferma allo studio e alle riflessioni teologiche, anche se l’approfondimento dottrinale è sempre un grande valore; risponde piuttosto ad un’attività religiosa prima di tutto interiore e vitale, che
ci porta a vivere con Maria e in Maria in un rapporto personale, ma anche comunitario.
      Maria è un grande mistero di grazia e di salvezza, operato dall’azione della Trinità per glorificarsi in Lei in modo mirabile e per diffondere torrenti di virtù e di spirituale bellezza in tutto il mondo creato. Maria nella sua persona, nelle sue virtù e perfezioni, nella sua missione, nei suoi interventi e nella sua presenza materna costituisce questo grande mistero, che ci viene comunicato dalla divina Rivelazione non tanto per farci conoscere, quanto per farci vivere questa realtà salvifica.
      A questo scopo è ordinata ogni celebrazione per la quale si deve creare il clima della preghiera. Non dobbiamo infatti dimenticare che la preghiera cristiana è una realtà vitale; è in noi il fiorire della stessa vita soprannaturale che ci viene data nel battesimo, che ci viene aumentata dai Sacramenti; è la realtà della nostra filiazione adottiva vissuta intensamente, consapevolmente; quindi è l’esplicitazione, l’attuazione di tutto il nostro essere soprannaturale di figli di Dio.
In questo mondo soprannaturale, il mistero di Maria, come afferma la Lumen Gentium, contiene e riverbera i massimi dati della salvezza, della fede, della Rivelazione; ne segue che penetrando nel suo mistero, pensandola e contemplandola con pietà filiale, noi penetriamo sempre più profondamente nel mistero del Verbo incarnato, penetriamo cioè nel nucleo essenziale del mistero della salvezza, entriamo nella luce della vita trinitaria, della Chiesa, della grazia.
      Questa penetrazione si fa certamente con lo studio, la riflessione, la lettura, l’insegnamento; ma se ci fermassimo qui saremmo ancora in superficie; il livello più profondo che corrisponde più da vicino a quello della Rivelazione divina e della realtà stessa del mistero, si attinge unicamente con la preghiera; specialmente con quelle forme di preghiera in cui la nostra realtà di figli adottivi di Dio vibra più intensamente. È l’esperienza di Dio, la preghiera contemplativa, la preghiera profonda in cui l’uomo si sente avvolto nella presenza di Dio, portato dall’azione dello Spirito, immerso nel mistero trinitario che è mistero di salvezza; e pertanto immerso anche nel mistero mariano, che è parte importantissima della complessa realtà del mondo soprannaturale.
      Creare il clima di preghiera da questo punto di vista, significa perciò creare in noi un insieme di disposizioni spirituali: il desiderio, la purificazione del cuore, il raccoglimento, ma soprattutto quel silenzio interiore che è attesa e concentrazione di desiderio profondo; è come una invocazione del cuore dell’uomo, del cuore del figlio adottivo di Dio che si mette in sintonia con il dinamismo dello Spirito Santo, perché dal dono personale dello Spirito nasce e dalla sua azione si sviluppa la nostra condizione di figli adottivi.
       È bene sottolineare qui che nei testi di Paolo, sia nella Lettera ai Romani (8,15) che ai Galati (4,6) lo Spirito della filiazione adottiva è nello stesso momento e per la stessa ragione lo Spirito della nostra preghiera filiale. Come dice l’Apostolo: «Segno che siete figli è che il Padre ha mandato in voi lo Spirito del Figlio suo, nel quale gridiamo: Abbà, Padre» (Gal 4,6).
      Quindi, dal dono dello Spirito del Figlio che il Padre manda nel nostro cuore, cioè nella profondità del nostro essere, nascono simultaneamente nel cuore, cioè nella profondità dell’uomo, la filiazione adottiva e la preghiera.
      Creare il clima della preghiera è creare questo mondo di riflessioni, di silenzio, di attesa; è, per così dire, porsi sotto il flusso dello Spirito, mettersi a disposizione dello Spirito perché compia in noi l’intima rivelazione del mistero soprannaturale del quale Maria è parte tanto
importante. Il bisogno del clima di preghiera è come un invito ad entrare in quell’atteggiamento contemplativo interiore per cui ci poniamo in una riflessione autocosciente su noi stessi e

«prendiamo possesso» di quello che siamo, impadronendoci della nostra personalità, vivendo il nostro rapporto veramente personale, profondo, tutti aperti al cospetto di Dio; o meglio, immersi nel mistero di Dio perché Dio è in noi, lo Spirito è in noi ed opera in noi. Il clima della preghiera pertanto è donarsi allo Spirito, dare la mano allo Spirito per essere guidati da Lui, perché ci introduca nel mondo delle meraviglie di Dio, che è il mondo di Maria.

 

Il testo della Lumen Gentium al n. 52 ci ricorda che la Chiesa, edotta dallo Spirito Santo, penetra in questo mistero di Maria, la venera come sua madre con pietà dolcissima; lo Spirito guida la Chiesa all’imitazione della sua eccelsa figura, perché Maria è tipo della Chiesa, è figura della Chiesa. E la Chiesa specchiandosi in Maria si va perfezionando di giorno in giorno. Ma compie questo itinerario di scoperta, di approfondimento e di assimilazione interiore sotto la forza dello Spirito, perché è la forza di Gesù che fa vivere la sua Chiesa. Essa è la sposa del Verbo incarnato e possiede il suo Spirito; per questo possiede la sua preghiera e grida al Padre nello stesso Spirito di Cristo. E dunque è lo Spirito Santo, lo Spirito del Signore Gesù donatoci dal Padre, che ci prende e ci porta ad approfondire il mistero mariano.
Se vogliamo celebrare il mistero di Maria, dobbiamo entrare in sintonia con il suo spirito. Anche qui si tratta di assimilazione. La nostra santificazione avviene per l’imitazione di Cristo, ma anche per la conformazione a Lui; Egli stesso ci «conforma», ci dà la sua «forma», la sua grazia, la sua santità, i suoi sentimenti, i suoi movimenti verso il Padre. E, di nuovo, Gesù compie tutto questo dandoci il suo Spirito. Attraverso questa conformazione viviamo della vita di Cristo e, come l’Apostolo Paolo, possiamo dire: «Non sono io che vivo, ma è Cristo che vive in me. La vita che ora vivo nella carne la vivo nella fede al Figlio di Dio che mi ha amato e si è dato a morte pe
me» (Gal 2,20).
Questa divina assimilazione ha un suo corrispondente, un’analogia, anche riguardo al mistero di Maria; cioè si opera in noi un’imitazione di Maria, una conformazione a Maria. Dobbiamo entrare, allora, in sintonia con Maria, dobbiamo possedere la sua grazia, il suo spirito, il suo movimento interiore. Oso dire: la partecipazione alla sua abissale unione a Dio. Ella ha raggiunto con pienezza fin dal primo istante quell’unione con Dio che i santi raggiungono, a livello incomparabilmente inferiore, al culmine della loro ascesi spirituale. Maria è fin dal primo momento a questo livello di trasformazione, e «mai nulla ha operato, dice S. Giovanni della Croce, spinta da motivo umano o da creatura o forma umana, ma in tutto è stata mossa dall’azione dello Spirito Santo» (Salita al monte Carmelo, III, 2,10).
Ecco l’anima orante: Maria è per eccellenza la creatura della preghiera: è tutta preghiera. E come l’anima di Gesù è immersa continuamente nella contemplazione del Padre e in questo amore vive ed opera senza che nulla possa turbare questo rapporto, così l’anima di Maria, immacolata, piena di grazia, fatta creatura dello Spirito, è una continua preghiera, una continua relazione d’amore filiale con il Padre.
Se noi, dunque, vogliamo veramente essere devoti di Maria, se vogliamo degnamente celebrare il suo mistero in tutti i giorni della nostra esistenza, dobbiamo perseverare in questo clima, in questo rapporto, dobbiamo partecipare al suo spirito, dobbiamo trasfondere in noi la sua santità, la sua virtù. Come la Chiesa, la quale, come dice il Concilio, continuamente imita Maria nell’obbedienza, nella fede, nella carità, nella ricerca della volontà di Dio; e, aggiungiamo noi, nella preghiera, perché Maria è il tipo della Chiesa orante.
Ecco un altro motivo per creare questo clima di preghiera, per vivere in questo clima di preghiera. Non potremo raggiungere la fusione, la compenetrazione con Maria, con la sua vita, con la sua santità, con la sua grazia, se non partecipando anche alla sua preghiera.
Solo l’anima che prega si mette in sintonia con Maria; potrà cantare con lei il suo Magnificat, il suo spirito esulterà con Lei nel Salvatore, sarà un’anima dell’adorazione; sarà anche, con Maria, il tempio dello Spirito. Vediamo quindi quanto è importante vivere un clima profondo di preghiera, una preghiera raccolta, una preghiera che scaturisca dall’interiorità profonda delle anime sotto l’azione dello Spirito. Ma anche sotto l’azione di Maria, che vuole trasfonderci il suo spirito di preghiera che farà emergere dal nostro cuore e dal nostro labbro anche la preghiera pubblica, la preghiera liturgica, il canto della Chiesa che in fondo è ripetizione del suo Magnificat.

Fonte. http://www.culturamariana.com/pubblicazioni/fine-1/fine1/come1-Moretti.htm

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