Archive for luglio 2017

Bergoglio nomina fratel Gabriele Faraghini rettore del Pontificio Seminario romano maggiore – La Stampa

31 luglio 2017

La nuova guida dei futuri preti fa parte dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas, istituto religioso della famiglia spirituale di Charles de Foucauld

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Sant’Ignazio di Loyola – Dall’Ufficio delle letture

31 luglio 2017

SECONDA LETTURA

Dagli «Atti» raccolti da Ludovico Consalvo dalla bocca di sant’Ignazio

(Cap. 1, 5-9; Acta SS. Iulii, 7, 1868, 647)

Provate gli spiriti se sono da Dio

Essendo stato appassionato divoratore di romanzi e d’altri libri fantasiosi sulle imprese mirabolanti di celebri personaggi, quando cominciò a sentirsi in via di guarigione, Ignazio domandò che gliene fossero dati alcuni tanto per ingannare il tempo. Ma nella casa, dove era ricoverato, non si trovò alcun libro di quel genere, per cui gliene furono dati due intitolati «Vita di Cristo» e «Florilegio di santi», ambedue nella lingua materna.

Si mise a leggerli e rileggerli, e man mano che assimilava il loro contenuto, sentiva nascere in sé un certo interesse ai temi ivi trattati. Ma spesso la sua mente ritornava a tutto quel mondo immaginoso descritto dalle letture precedenti. In questo complesso gioco di sollecitazioni si inserì l’azione di Dio misericordioso.

Infatti, mentre leggeva la vita di Cristo nostro Signore e dei santi, pensava dentro di sé e così si interrogava: «E se facessi anch’io quello che ha fatto san Francesco; e se imitassi l’esempio di san Domenico?». Queste considerazioni duravano anche abbastanza a lungo avvicendandosi con quelle di carattere mondano. Un tale susseguirsi di stati d’animo lo occupò per molto tempo. Ma tra le prime e le seconde vi era una differenza. Quando pensava alle cose del mondo era preso da grande piacere; poi subito dopo quando, stanco, le abbandonava, si ritrovava triste e inaridito. Invece quando immaginava di dover condividere le austerità che aveva visto mettere in pratica dai santi, allora non solo provava piacere mentre vi pensava, ma la gioia continuava anche dopo.

Tuttavia egli non avvertiva né dava peso a questa differenza fino a che, aperti un giorno gli occhi della mente, incominciò a riflettere attentamente sulle esperienze interiori che gli causavano tristezza e sulle altre che gli portavano gioia.

Fu la prima meditazione intorno alle cose spirituali. In seguito, addentratosi ormai negli esercizi spirituali, costatò che proprio da qui aveva cominciato a comprendere quello che insegnò ai suoi sulla diversità degli spiriti.

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Vangelo (Mt 13,36-43) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 1 Agosto 2017) con commento comunitario

31 luglio 2017

S. Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo e dottore della Chiesa – memoria

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,36-43)

In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».

Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Questo è il Vangelo dell’ 1 Agosto, quello del 31 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa (@Pontifex_it)

31 luglio 2017

Chiamiamo tutte le persone di fede e di buona volontà ad impegnarsi contro la schiavitù moderna, in tutte le sue forme.

13:30 – 30 luglio 2017

Il mistero dell’incarnazione Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo (Disc. 148; PL 52, 596-598)

30 luglio 2017

Risultato immagine per san Pietro Crisologo, vescovo

Quando la Vergine concepisce, vergine partorisce e vergine rimane. Non rientra nell’ordine della natura, ma dei segni divini. Non c’entra la ragione, ma la potenza superiore, non la natura, ma il Creatore. Non è cosa normale, ma singolare; è un fatto divino, non umano. La nascita di Cristo non fu dettata dalla necessità, ma da una libera scelta. Fu un sacramento di pietà, fu la restaurazione della salvezza umana. Colui che senza nascere aveva formato l’uomo da un intatto limo, quando egli stesso nacque, formò un uomo da un intatto corpo. La mano che si era degnata di prendere del fango per plasmare il nostro corpo, si degnò di prendere anche la carne per la nostra restaurazione. Ora che il Creatore dimori nella sua creatura e che Dio si trovi nella nostra carne, è un onore per l’uomo, non una sconvenienza per Dio.
O uomo, perché hai di te un concetto così basso quando sei stato tanto prezioso per Dio? Perché mai, tu che sei così onorato da Dio, ti spogli irragionevolmente del tuo onore? Perché indaghi da che cosa sei stato tratto e non ricerchi per qual fine sei stato creato? Tutto questo edificio del mondo, che i tuoi occhi contemplano, non è stato forse fatto per te? La luce infusa in te scaccia le tenebre che ti circondano. Per te è stata regolata la notte, per te definito il giorno, per te il cielo è stato illuminato dal diverso splendore del sole, della luna e delle stelle. Per te la terra è dipinta di fiori, di boschi e di frutti. Per te è stata creata la mirabile e bella famiglia di animali che popolano l’aria, i campi e l’acqua, perché una desolata solitudine non appannasse la gioia del mondo appena fatto.
Tuttavia il tuo creatore trovò ancora qualcosa da aggiungere per onorarti. Ha stampato in te la sua immagine, perché l’immagine visibile rendesse presente al mondo il creatore invisibile, e ti ha posto in terra a fare le sue veci, perché un possedimento così vasto, qual è il mondo, non fosse privo di un vicario del Signore.
Dio, nella sua infinita bontà, prese in sé ciò che aveva fatto in te per sé. Volle essere visto nell’uomo direttamente e in se stesso. Egli, che nell’uomo aveva prima voluto essere visto per riflesso, fece sì che diventasse sua proprietà l’uomo che prima aveva ottenuto di essere solo sua immagine riflessa.

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Vangelo (Mt 13,31-35) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 31 Luglio 2017) con commento comunitario

30 luglio 2017

S. Ignazio di Loyola – memoria

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,31-35)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».

Questo è il Vangelo del 31 Luglio, quello del 30 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 13,44-52) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 30 Luglio 2017) con commento comunitario

29 luglio 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,44-52)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Questo è il Vangelo del 30 Luglio, quello del 29 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa (@Pontifex_it)

29 luglio 2017

Affido al Padre il piccolo Charlie e prego per i genitori e le persone che gli hanno voluto bene.

21:30 – 28 luglio 2017

Preghiera del giorno. Per un Ammalato

28 luglio 2017

Risultato immagine per signore gesù

Signore Gesù, durante la tua vita sulla nostra terra
hai mostrato il tuo amore,
ti sei commosso di fronte alle sofferenze
e molte volte hai ridato la salute ai malati,
riportando nelle famiglie la gioia.
Il nostro caro……è (gravemente) ammalato,
noi gli siamo vicini,

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28 Luglio, XVI Settimana del Tempo Ordinario (Anno A)

28 luglio 2017

Prima Lettura

Es 20, 1-17

La legge fu data per mezzo di Mosè.

Dal libro dell’Ésodo

In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano. Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà. Non ucciderai. Non commetterai adulterio. Non ruberai. Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».

Parola di Dio

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Vangelo (Gv 11,19-27) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 29 Luglio 2017) con commento comunitario

28 luglio 2017

Santa Marta – memoria

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 11,19-27)

In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Parola del Signore. Oppure (Lc 10,38-42: Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose): Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Questo è il Vangelo del 29 Luglio, quello del 28 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio salmo (18) 19

28 luglio 2017

Giovedì,28_ Luglio_2017


Signore, tu hai parole di vita eterna.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] I cieli narrano la gloria di Dio,
e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.
[3] Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

[4] Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.

[5] Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.

[6] Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.

[7] Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l’altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

[8] La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.

[9] Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.

[10] Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,

[11] più preziosi dell’oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.

[12] Anche il tuo servo in essi è istruito,
per chi li osserva è grande il profitto.

[13] Le inavvertenze chi le discerne?
Assolvimi dalle colpe che non vedo.

[14] Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro dal grande peccato.

[15] Ti siano gradite le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore.
Signore, mia rupe e mio redentore.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

 Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Mt 13,18-23


 

 

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Sognare  

Gianni Fanzolato, Da Loreto nell’anno della misericordia 2015-2016

Chiudo gli occhi e mi butto fra le braccia della fantasia: e sogno.
Sognare è l’unico tesoro che nessuno ti può rubare e non costa niente.
Il sogno è il volo dell’anima, è passare il limite, è sfiorare la mente di Dio;
ti prende, ti circonda, ti sprona, ti affascina, ti strega e ti proietta all’infinito.

Che meraviglioso sognare un mondo dove tutti si abbracciano, mano nella mano,
e l’amore di ognuno fa crollare i muri, rompe barriere, spezza le guerre e semina pace.
Ma il sogno si fa duro, perché devo entrare nel cuore di tutti per dare la buona notizia
di quel sognatore che ci ha detto: “amatevi gli uni e gli altri come io ho amato voi”.

E’ bello sognare che ci sono più abbracci che bombe, più mani tese che armi puntate,
più gente che accoglie che bambini smarriti e annegati nei mari di un mondo diviso.
Cosa costa chiudere gli occhi e vedere che tutti i bambini della terra, di ogni colore
stanno facendo un grande girotondo, un arcobaleno di luce, perché amati da Dio.

Chi mi può rubare il fascino del sogno di Dio di fare del mondo una unica famiglia
dove non si guarda il colore, non c’è passaporto, ma basta la dignità di figli di Dio.
Mi possono togliere la libertà, impedire di parlare, ma non la sfida di volare in alto.
Dio mi sussurra la gioia di essere missionario della sua misericordia e mi accarezza.

Gesù, il grande sognatore che ha cambiato il sogno in un nuovo stile di vita,
si è identificato col migrante, col prigioniero, con l’ammalato, con chi ha fame.
“Ma, Signore, quel che tu dici è sogno, è utopia, la vita è dura, ad ognuno la sua pena.”
“Se hai amore, mi vedrai presente nel povero, migrante e il sogno si farà benedizione.”

Solo adesso, Signore, ho capito che devo aprire gli occhi, perché il sogno è reale;
ho sognato perché ho volato vicino a Te che mi hai trasmesso la forza di osare.
Sono una goccia d’amore nell’oceano del mondo, sogno e son desto, immerso nell’utopia
di Te che ci vuoi abbraccio, perdono, ponte e famiglia in un mondo possibile.

Impariamo da Maria a leggere la vita con la Parola di Dio, a riceverla e custodirla /8 Giugno 2013

27 luglio 2017

Impariamo da Maria a leggere la vita con la Parola di Dio, a riceverla e custodirla

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Come Maria, impariamo a ricevere e custodire la Parola di Dio. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa alla Casa Santa Marta, nell’odierna memoria del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria. Il Papa ha sottolineato che Maria leggeva la vita con la Parola di Dio e questo significa proprio custodire.

Stupore e custodia: Papa Francesco ha svolto la sua omelia partendo da questo binomio. L’occasione l’ha offerta il Vangelo odierno, che narra dello stupore dei dottori nel Tempio nell’ascoltare Gesù e del custodire di Maria, nel suo cuore, la Parola di Dio. Lo stupore, ha osservato il Papa, “è più della gioia: è un momento nel quale la Parola di Dio viene, è seminata nel nostro cuore”. Ma, ha avvertito, “non si può vivere sempre nello stupore”, questo infatti va portato “nella vita con la custodia”. Ed è proprio quello che fa Maria, di cui si dice che è “meravigliata” e che custodisce la “Parola di Dio”:
“Custodire la Parola di Dio: cosa vuol dire questo? Io ricevo la Parola e poi prendo una bottiglia, metto la Parola nella bottiglia e la custodisco? No. Custodire la Parola di Dio vuol dire che il nostro cuore si apre, si è aperto a quella Parola come la Terra si apre per ricevere i semi. La Parola di Dio è un seme e viene seminata. E Gesù ci ha detto che cosa succede con il seme: alcuni cadono lungo il cammino e vengono gli uccelli e li mangiano; questa Parola non è custodita, questi cuori non sanno riceverla”.
Altri, ha proseguito, cadono in una terra con tante pietre e il seme muore. E Gesù dice che costoro “non sanno custodire la Parola di Dio perché non sono costanti: quando viene una tribolazione si dimenticano”. La Parola di Dio, ha detto ancora, cade in una terra non preparata, non custodita, dove sono le spine. E cosa sono le spine? Gesù, ha sottolineato, parla dell’“attaccamento alle ricchezze, i vizi”. Ecco allora che “custodire la Parola di Dio significa sempre meditare cosa dica a noi questa Parola con quello che succede nella vita”. E questo “Maria lo faceva”, “meditava e faceva la comparazione”. Questo, “è un lavoro spirituale grande”:
“Giovanni Paolo II diceva che Maria aveva, con questo lavoro, una particolare fatica nel suo cuore: aveva il cuore affaticato. Ma questo non è un affanno, è una fatica, è un lavoro. Custodire la Parola di Dio si fa con questo lavoro: il lavoro di cercare cosa significhi questo in questo momento, cosa mi voglia dire il Signore in questo momento, questa situazione in confronto con la Parola di Dio come si capisce. E’ leggere la vita con la Parola di Dio e questo significa custodire”.

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27 Luglio Preghiera a San Pantaleone

27 luglio 2017

Antica preghiera a San Pantaleone

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Oh San Pantaleone di Ravello,

protettore e avvocato,

pregate il nostro Dio

che ci liberi dai peccati,

da fame, peste, guerre

e gran castighi in questo mondo;

liberateci per pietà!

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Incontro con l’astronomo del Vaticano /Sylvain Dorient | Lug 27, 2017

27 luglio 2017

Guy Consolmagno, gesuita, vive con la testa fra le nuvole. Ci assicura: «L’universo ha un bel voler essere immenso, ma noi non siamo piccoli agli occhi di Dio».

In piena notte stellata, sotto la cupola di un osservatorio, ai piedi di un telescopio, un brillante studioso si gratta la barba, quando ancora non era sale e pepe… sta in ansia. La domanda che lo assilla non è l’espansione dell’universo, né le stelle giganti, e neppure il mistero dei buchi neri, ma “A che servo io sulla Terra?”.

«Perché darsi pena per le lune di Giove quando ci sono persone che muoiono di fame sulla Terra?», si chiede. La domanda è sufficientemente seria perché il giovane astronomo, nel 1983, decida di riportare in soffitta il telescopio. Eppure era avviato a una carriera brillante, insegnava all’Osservatorio dell’Università di Harvard e al MIT. Nondimeno si è presentato, con la sua preoccupazione, a Peace Corps, un’organizzazione umanitaria americana, per diventare volontario. Dice ai responsabili per la selezione delle risorse umane:

Andrò dove mi direte di andare. Farò tutto quello che mi direte. Voglio solo aiutare la gente.

E fu così che si ritrovò in Kenia… a insegnare astronomia agli studenti universitari di Nairobi… A questo punto rispolvera il telescopio senza crucciarsi. Nel 1991 pronunciò i suoi voti di frate gesuita e divenne astronomo all’Osservatorio del Vaticano.

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Vangelo (Mt 13,18-23) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 28 Luglio 2017) con commento comunitario

27 luglio 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,18-23)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Questo è il Vangelo del 28 Luglio, quello del 27 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Giovedi 26 Luglio, XVI Settimana del Tempo Ordinario (Anno A) / Messale

27 luglio 2017

Prima Lettura 

Es 19, 1-2.9-11.16-20

Il Signore scenderà sul monte Sinai, alla vista di tutto il popolo. 
Dal libro dell’Ésodo

Al terzo mese dall’uscita degli Israeliti dalla terra d’Egitto, nello stesso giorno, essi arrivarono al deserto del Sinai. Levate le tende da Refidìm, giunsero al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte. Il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per venire verso di te in una densa nube, perché il popolo senta quando io parlerò con te e credano per sempre anche a te». Mosè riferì al Signore le parole del popolo. Il Signore disse a Mosè: «Va’ dal popolo e santificalo, oggi e domani: lavino le loro vesti e si tengano pronti per il terzo giorno, perché nel terzo giorno il Signore scenderà sul monte Sinai, alla vista di tutto il popolo». Il terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni e lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di corno: tutto il popolo che era nell’accampamento fu scosso da tremore. Allora Mosè fece uscire il popolo dall’accampamento incontro a Dio. Essi stettero in piedi alle falde del monte. Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco, e ne saliva il fumo come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto. Il suono del corno diventava sempre più intenso: Mosè parlava e Dio gli rispondeva con una voce. Il Signore scese dunque sul monte Sinai, sulla vetta del monte, e il Signore chiamò Mosè sulla vetta del monte.

Parola di Dio

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Agostino d’Ippona , Confessioni: Libro Settimo

26 luglio 2017

Risultato immagine per sant'agostino

L’esistenza del male e la bontà di Dio

  1. 7. Cercavo l’origine del male cercando male e non vedendo il male nella mia stessa ricerca. Davanti agli occhi del mio spirito ponevo l’intero creato, tutto ciò che ne possiamo scorgere, ossia la terra, il mare, l’aria, gli astri, gli alberi, gli animali mortali, e tutto ciò che ci rimane invisibile, ossia il firmamento celeste sopra di noi, tutti gli angeli e tutti gli spiriti che lo abitano, spiriti che la mia immaginazione distribuiva pure in vari luoghi, quasi fossero corpi; così feci del tuo creato un’unica massa enorme, ove spiccavano secondo il loro genere i corpi, sia veri e reali, sia spirituali, resi arbitrariamente corporei dalla mia immaginazione, e feci enorme questa massa, non quanto era effettivamente, perché non potevo concepirlo, ma quanto mi piacque immaginare, però finita in tutte le direzioni, avvolta e penetrata da ogni parte da te, Signore, che pure rimanevi in tutti i sensi infinito, come un mare che si stenda dovunque e da dovunque per spazi immensi infinito, un unico mare che contenga nel suo interno una spugna grande a piacere, però finita e ripiena evidentemente in ogni sua parte del mare immenso. Così concepivo la tua creazione, finita e ripiena di te infinito. Dicevo: “Ecco Dio, ed ecco le creature di Dio. Dio è buono, potentissimamente e larghissimamente superiore ad esse.

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IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

26 luglio 2017

PARTE SECONDA

LE VIRTU’ SACERDOTALI DEL CUORE DI CRISTO

Risultato immagine per Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

CAPITOLO

VI L’umiltà

Un’altezza infinita che si abbassa; una maestà sovrana che discende; una autorità, una potenza senza limiti che si inchinano e si rendono deboli: ecco quello che vediamo in Gesù.

Vediamo un Dio umiliato fino alla condizione miserabile dell’uomo, fino alla carne corruttibile e mortale. Ma non sono queste le umiliazioni del Verbo che vogliamo prendere in considerazione: sono gli abbassamenti della sua natura umana. è l’umiltà che appare dagli anni della sua vita pubblica, che si presenta oggi alla nostra meditazione e soprattutto alla nostra imitazioneInizia la vita apostolica con una umiliazione: mischiandosi ai peccatori, riceve il battesimo di penitenza. Nel deserto, dove lo Spirito lo ha condotto, scende volontariamente fino al gradino più basso delle nostre miserie: la tentazione. Permette allo spirito del male di rivolgersi alle inclinazioni naturali della sua umanità. Permette a satana di toccarlo.

La tentazione è spesso per l’uomo una umiliazione necessaria. Gli fa scoprire la sua debolezza; lo mette in guardia contro le occasioni di pericolo; gli fa volgere il cuore agitato e tremante verso colui che solo può sostenerlo e salvarlo.

Anche per il prete la tentazione è necessaria. Potrebbe credere che il suo sacerdozio lo metta al di sopra delle miserie dell’umanità. Potrebbe inorgoglirsi dei doni che ha ricevuto da Dio. E poi, « chi non è tentato, che cosa sa? ». Il prete, che è chiamato a guidare e istruire le anime, deve aver sperimentato, se non tutte, almeno una parte delle loro debolezze.Quando Gesù predica, lo vediamo talvolta nelle ricche sinagoghe di Cafarnao o di Gerico; lo ascoltiamo parlare al Tempio di Gerusalemme, sotto il magnifico portico di Salomone; lo vediamo rivolgersi ai grandi sacerdoti e ai brillanti cortigiani di Erode. Ma molto più spesso lo vediamo circondato dalla gente parlare sulle spiagge ai pescatori, o nutrire con un pane miracoloso, nel deserto, la folla stracciata e affamata che lo segue. Vuole salvare molti uomini, e sa che i potenti e i ricchi sono un piccolo numero, e che i piccoli e i poveri sono la maggioranza. Per questo va verso i poveri: la mietitura sarà più abbondante.

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Tweet del Papa (@Pontifex_it)

26 luglio 2017

Quanto sono importanti i nonni nella vita della famiglia per comunicare il patrimonio di umanità e di fede essenziale per ogni società!

13:30 – 26 luglio 2017

Dal 28 luglio la medaglia del quinto anno di papa Francesco

26 luglio 2017

L’emblema del pontificato sarà disponibile presso l’Apsa e i locali della Libreria Editrice Vaticana

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Vangelo (Mt 13,10-17) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 27 Luglio 2017) con commento comunitario

26 luglio 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,10-17)

In quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?».
Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!».

Questo è il Vangelo del 27 Luglio, quello del 26 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Preghiera ai Santi Gioacchino ed Anna/- P (di Anna Rosa P.)  

26 luglio 2017

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SS. Anna e Gioacchino, Voi che siete i nonni di Gesù,

guardate dal cielo noi nonni terreni, imperfetti,

ma innamorati dei nostri nipoti 

che amiamo quasi più dei nostri figli, 

perché in ognuno di loro vediamo Gesù Bambino 

bisognoso di cure e attenzioni.

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Santi Gioacchino ed Anna, Li conoscerete dai loro frutti Dai «Discorsi» di san Giovanni Damasceno, vescovo (Disc. 6, per la Natività della B. V. Maria 2. 4. 5. 6; PG 96, 663. 667.670)

26 luglio 2017

Poiché doveva avvenire che la Vergine Madre di Dio nascesse da Anna, la natura non osò precedere il germe della grazia; ma rimase senza il proprio frutto perché la grazia producesse il suo. Doveva nascere infatti quella primogenita dalla quale sarebbe nato il primogenito di ogni creatura «nel quale tutte le cose sussistono» (Col 1, 17). O felice coppia, Gioacchino ed Anna! A voi è debitrice ogni creatura, perché per voi la creatura ha offerto al Creatore il dono più gradito, ossia quella casta madre, che sola era degna del creatore.
Rallégrati Anna, «sterile che non hai partorito, prorompi in grida di giubilo e di gioia, tu che non hai provato i dolori» (Is 54, 1). Esulta, o Gioacchino, poiché dalla tua figlia è nato per noi un bimbo, ci è stato dato un figlio, e il suo nome sarà Angelo di grande consiglio, di salvezza per tutto il mondo, Dio forte (cfr. Is 9, 6). Questo bambino è Dio.
O Gioacchino ed Anna, coppia beata, veramente senza macchia! Dal frutto del vostro seno voi siete conosciuti, come una volta disse il Signore: «Li conoscerete dai loro frutti» (Mt 7, 16). Voi informaste la condotta della vostra vita in modo gradito a Dio e degno di colei che da voi nacque. Infatti nella vostra casta e santa convivenza avete dato la vita a quella perla di verginità che fu vergine prima del parto, nel parto e dopo il parto. Quella, dico, che sola doveva conservare sempre la verginità e della mente e dell’anima e del corpo.
O Gioacchino ed Anna, coppia castissima! Voi, conservando la castità prescritta dalla legge naturale, avete conseguito, per divina virtù, ciò che supera la natura: avete donato al mondo la madre di Dio che non conobbe uomo. Voi, conducendo una vita pia e santa nella condizione umana, avete dato alla luce una figlia più grande degli angeli ed ora regina degli angeli stessi.

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Mercoledi 26 Luglio, memoeria dei Santi Gioacchino e Anna , XVI Settimana del Tempo Ordinario, (Anno A), Messale

26 luglio 2017

Prima Lettura

Sir 44, 1.10-15

Il loro nome vive per sempre.

Dal libro del Siràcide

Facciamo l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri antenati nelle loro generazioni. Questi furono uomini di fede, e le loro opere giuste non sono dimenticate. Nella loro discendenza dimora una preziosa eredità: i loro posteri. La loro discendenza resta fedele alle alleanze e grazie a loro anche i loro figli. Per sempre rimarrà la loro discendenza e la loro gloria non sarà offuscata. I loro corpi furono sepolti in pace, ma il loro nome vive per sempre. I popoli parlano della loro sapienza, l’assemblea ne proclama la lode.

Parola di Dio

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Maria a Medjugorje, messaggio del 25 Luglio 2017

26 luglio 2017

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Cari figli! Siate preghiera e riflesso dell’amore di Dio per tutti coloro che sono lontani da Dio e dai comandamenti di Dio. Figlioli, siate fedeli e decisi nella conversione e lavorate su voi stessi affinché la santità della vita sia per voi veritiera. Esortatevi al bene attraverso la preghiera affinché la vostra vita sulla terra sia più piacevole. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte prima della Professione di Fede

25 luglio 2017

SEZIONE SECONDA:
LA PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA

CAPITOLO TERZO
CREDO NELLO SPIRITO SANTO

ARTICOLO 9
«CREDO LA SANTA CHIESA CATTOLICA»

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Paragrafo 6
MARIA – MADRE DI CRISTO, MADRE DELLA CHIESA

963 Dopo aver parlato del ruolo della beata Vergine Maria nel mistero di Cristo e dello Spirito, è ora opportuno considerare il suo posto nel mistero della Chiesa. « Infatti la Vergine Maria […] è riconosciuta e onorata come la vera Madre di Dio e del Redentore. […] Insieme però […] è veramente “Madre delle membra” (di Cristo), […] perché ha cooperato con la sua carità alla nascita dei fedeli nella Chiesa, i quali di quel Capo sono le membra ». 523 « Maria, […] Madre di Cristo, Madre della Chiesa ». 524

964 Il ruolo di Maria verso la Chiesa è inseparabile dalla sua unione a Cristo e da essa direttamente deriva. « Questa unione della Madre col Figlio nell’opera della redenzione si manifesta dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla morte di lui ». 525 Essa viene particolarmente manifestata nell’ora della sua passione:

« La beata Vergine ha avanzato nel cammino della fede e ha conservato fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette ritta, soffrì profondamente col suo Figlio unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata; e finalmente, dallo stesso Cristo Gesù morente in croce fu data come madre al discepolo con queste parole: “Donna, ecco il tuo figlio” (cf 1 Gv 19,26-27)».526

965 Dopo l’ascensione del suo Figlio, Maria « con le sue preghiere aiutò le primizie della Chiesa».527 Riunita con gli Apostoli e alcune donne, « anche Maria implorava con le sue preghiere il dono dello Spirito, che l’aveva già presa sotto la sua ombra nell’annunciazione».528

…anche nella sua assunzione…

966 « Infine, l’immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria col suo corpo e con la sua anima, e dal Signore esaltata come la Regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, il Signore dei dominanti, il vincitore del peccato e della morte ». 529 L’assunzione della santa Vergine è una singolare partecipazione alla risurrezione del suo Figlio e un’anticipazione della risurrezione degli altri cristiani:

« Nella tua maternità hai conservato la verginità, nella tua dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio; hai raggiunto la sorgente della Vita, tu che hai concepito il Dio vivente e che con le tue preghiere libererai le nostre anime dalla morte ». 530

…Ella è nostra Madre nell’ordine della grazia

967 Per la sua piena adesione alla volontà del Padre, all’opera redentrice del suo Figlio, ad ogni mozione dello Spirito Santo, la Vergine Maria è il modello della fede e della carità per la Chiesa. «Per questo è riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa» 531 «ed è la figura (typus) della Chiesa».532

968 Ma il suo ruolo in rapporto alla Chiesa e a tutta l’umanità va ancora più lontano. « Ella ha cooperato in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo è stata per noi la Madre nell’ordine della grazia ». 533

969 « Questa maternità di Maria nell’economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso prestato nella fede al tempo dell’annunciazione, e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, assunta in cielo ella non ha deposto questa missione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci i doni della salvezza eterna. […] Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice ». 534

970 « La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce […] l’unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia. Infatti ogni salutare influsso della beata Vergine […] sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo, si fonda sulla mediazione di lui, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia ». 535 « Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata col Verbo incarnato e redentore; ma come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato dai sacri ministri e dal popolo fedele, e come l’unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l’unica mediazione del Redentore non esclude, ma suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata dall’unica fonte ». 536

II. Il culto della santa Vergine

971 « Tutte le generazioni mi chiameranno beata » (Lc 1,48). « La pietà della Chiesa verso la santa Vergine è elemento intrinseco del culto cristiano ». 537 La santa Vergine « viene dalla Chiesa giustamente onorata con un culto speciale. In verità dai tempi più antichi la beata Vergine è venerata col titolo di “Madre di Dio”, sotto il cui presidio i fedeli, pregandola, si rifugiano in tutti i loro pericoli e le loro necessità. […] Questo culto […], sebbene del tutto singolare, differisce essenzialmente dal culto di adorazione, prestato al Verbo incarnato come al Padre e allo Spirito Santo, e particolarmente lo promuove »; 538 esso trova la sua espressione nelle feste liturgiche dedicate alla Madre di Dio 539 e nella preghiera mariana come il santo Rosario, « compendio di tutto quanto il Vangelo ». 540

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  PREGHIERA A SAN GIACOMO APOSTOLO  

25 luglio 2017

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O parente di Gesù Cristo secondo la carne,
e molto più secondo lo spirito, 

Apostolo favorito e famigliare del Signore,
dal quale fosti chiamato tra i primi e Tu seguisti lasciando
i tuoi parenti, tutti i beni e le speranze della terra.
Per Lui, primo tra gli Apostoli tu desti la vita, e col tuo sangue confermasti
la dottrina del Vangelo che avevi predicato.

Quante volte, o Apostolo glorioso,
apparisti sui campi di battaglia ai cristiani,
lottando con essi contro i nemici di Cristo e della Sua Croce!
Quante volte li hai sbaragliati e vinti,
dando miracolosamente la vittoria a coloro che si
ritenevano già sconfitti!

O forza dei cristiani!
O rifugio di coloro che t’invocano e sperano in Te:
salvaci dai nostri pericoli!

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XVI Settimana del Tempo Ordinario (Anno A)/ Messale

25 luglio 2017

Prima Lettura

2 Cor 4, 7-15

Portiamo nel nostro corpo la morte di Gesù.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita. Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio.

Parola di Dio

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25 LUGLIO SAN GIACOMO, APOSTOLO

25 luglio 2017

Partecipi alla passione di Cristo

Dalle «Omelie sul vangelo di Matteo» di san Giovanni Crisostomo, vescovo (Om. 65, 2-4; PG 58, 619-622)

I figli di Zebedeo chiedono al Cristo: «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra» (Mc 10, 37). Cosa risponde il Signore? Per far loro comprendere che nella domanda avanzata non vi è nulla di spirituale e che, se sapessero ciò che chiedono, non lo domanderebbero, risponde: «Non sapete ciò che domandate», cioè non ne conoscete il valore, la grandezza e la dignità, superiori alle stesse potenze celesti. E aggiunge: «Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?» (Mc 10, 38). Voi, sembra dir loro, mi parlate di onori e di dignità; io vi parlo, invece di lotte e di sudori. Non è questo il tempo dei premi, né la mia gloria si manifesta ora. Il presente è tempo di morte violenta, di guerre e di pericoli. Osservate quindi come, rispondendo loro con un’altra domanda, li esorti e li attragga. Non chiede se sono capaci di morire, di versare il loro sangue, ma domanda: «Potete voi bere il calice» e per animarli aggiunge «che io devo bere?», in modo da renderli, con la partecipazione alle sue sofferenze, più coraggiosi. Chiama la sua passione «battesimo» per far capire che tutto il mondo ne avrebbe ricevuto una grande purificazione. I due discepoli rispondono: «Possiamo!».

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Vangelo (Mt 13,1-9) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 26 Luglio 2017) con commento comunitario

25 luglio 2017

Santi Gioacchino e Anna, genitori della Beata Vergine Maria – Memoria

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,1-9)

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Questo è il Vangelo del 26 Luglio, quello del 25 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio salmo Es. cap 15, 1-6

24 luglio 2017

Lunedì ,13 _ luglio_2017


Cantiamo al Signore: stupenda è la sua vittoria.

 

[1] Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo canto al Signore e dissero:
“Voglio cantare in onore del Signore:
perché ha mirabilmente trionfato,
ha gettato in mare
cavallo e cavaliere.

[2] Mia forza e mio canto è il Signore,
egli mi ha salvato.
È il mio Dio e lo voglio lodare,
è il Dio di mio padre
e lo voglio esaltare!

[3] Il Signore è prode in guerra,
si chiama Signore.

[4] I carri del faraone e il suo esercito
ha gettato nel mare
e i suoi combattenti scelti
furono sommersi nel Mare Rosso.

[5] Gli abissi li ricoprirono,
sprofondarono come pietra.

[6] La tua destra, Signore,
terribile per la potenza,
la tua destra, Signore,
annienta il nemico;

Premere qui per ascoltare il capitolo 15 del Esodo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». 
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. 

Mt 12,38-42


 

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Siamo qui

Paolo VI, La vita in Cristo e nella Chiesa, maggio 2014, pag. 53

Siamo qui, Signore Gesù.
Siamo venuti come colpevoli che ritornano
al luogo del loro delitto.
Siamo venuti come colui che ti ha seguito,
ma ti ha anche tradito,
tante volte fedeli e tante volte infedeli.
Siamo venuti per riconoscere il misterioso rapporto
tra i nostri peccati e la tua Passione,
l’opera nostra e l’opera tua.
Siamo venuti per batterci il petto
e domandarti perdono,
per implorare la tua misericordia.
Siamo venuti perché sappiamo che tu puoi,
che tu vuoi perdonarci
perché hai espiato per noi.
Tu sei la nostra redenzione e la nostra speranza.

Il Papa prega per Charlie Gard. I genitori: non siamo riusciti a salvarti

24 luglio 2017

2017-07-24 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Papa Francesco sta pregando per Charlie e per i suoi genitori e si sente particolarmente vicino a loro in questo momento di immensa sofferenza”. Lo ha dichiarato il direttore della Sala Stampa vaticana Greg Burkedopo la notizia che i genitori di Charlie hanno rinunciato alla richiesta di portarlo negli Stati Uniti per sottoporlo alle cure sperimentali. La parole fine alla battaglia legale è stata annunciata dai genitori oggi pomeriggio durante l’udienza presso l’Alta Corte di Londra. “Il Santo Padre chiede di unirci in preghiera perché possano trovare la consolazione e l’amore di Dio”, ha aggiunto Burke.

“Passeremo questi ultimi giorni vicino a Charlie che purtroppo non potrà compiere il suo prima anno di vita, cosa che sarebbe accaduta tra due settimane. Siamo profondamente dispiaciuti per non essere riusciti a salvarti, ma ti amiamo moltissimo e continueremo a farlo in futuro”. Così Chris e Connie Yates, i genitori del bimbo di 11 mesi affetto da una rara malattia genetica nell’ultima udienza segnata da lacrime e dolore. Una vicenda che ha mosso e commosso il mondo, con tanti interventi, dichiarazioni, manifestazioni sui Social e nelle Piazze, preghiere perché a Charlie venisse data una chanceI genitori interrompono, quindi, la battaglia legale. In questi mesi hanno cercato disperatamente di salvare il loro bimbo: volevano tentare una cura sperimentale negli Stati Uniti ma i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra si erano opposti e l’Alta Corte, precedentemente, aveva dato il via libera al distacco delle macchine, sentenza convalidata da altre due Corti britanniche e dalla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo. Quindi il papà e la mamma si erano rivolti ancora una volta al Tribunale per far valutare la possibilità di applicare al bambino il protocollo sperimentale di un gruppo internazionale di esperti  coordinati dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù, alcuni di loro la scorsa settimana hanno visitato il bimbo.

Per i genitori, troppo tempo è stato perso nelle aule di tribunale. Il deterioramento “dei muscoli è risultato irreversibile”, evidenziano. “Il team americano e quello italiano volevano trattare Charlie dopo aver visto l’ultima risonanza magnetica e l’elettroencefalogramma. Il bimbo non era in morte cerebrale. E ancora adesso risponde” ai nostri stimoli, dicono i genitori. Ma è il danno muscolare a essere troppo avanzato, spiegano. “C’è una ragione semplice per la  quale i muscoli di Charlie si sono deteriorati tanto – dicono i genitori – ed è il tempo. Charlie avrebbe potuto vivere una vita normale, ha detto la madre all’udienza, se fosse stato consentito prima alla famiglia di sottoporlo alle cure. E da tutto il mondo, intanto, si leva commozione, preghiera e affetto per il piccolo Charlie e la sua famiglia. Anche i Vescovi d’Inghilterra e del Galles esprimono la loro compassione e assicurano preghiere.

Il giudice conferma il suo verdetto precedente, che “è nel migliore interesse di Charlie morire”, e sostiene che l’ospedale si è comportato in modo corretto. I genitori hanno deciso di creare una fondazione per altri malati di patologie mitocondriali perché i trattamenti siano tempestivi. E ora, hanno concluso, “è tempo che Charlie vada e che stia con gli angeli”. 

 

(Da Radio Vaticana)

Vangelo (Mt 20,20-28) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 25 Luglio 2017) con commento comunitario

24 luglio 2017

San Giacomo, Apostolo – FESTA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,20-28)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Questo è il Vangelo del 25 Luglio, quello del 24 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa (@Pontifex_it)

24 luglio 2017

​Quando abbiamo bisogno di aiuto, rivolgiamoci al Padre che sempre ci guarda con amore e non ci abbandona mai.


13:30 – 23 luglio 2017

Preghiera a San Charbel

24 luglio 2017

O grande taumaturgo San Charbel, che hai trascorso la vita in solitudine in un eremo umile e nascosto, rinunciando al mondo e ai suoi vani piaceri, e ora regni nella gloria dei Santi, nello splendore della Santissima Trinità, intercedi per noi.

Illuminaci mente e cuore, aumenta la nostra fede e fortifica la nostra volontà. Accresci il nostro amore verso Dio e verso il prossimo. Aiutaci a fare il bene e ad evitare il male. Difendici dai nemici visibili e invisibili e soccorrici per tutta la nostra vita.

Tu che compi prodigi per chi ti invoca e ottieni la guarigione di innumerevoli mali e la soluzione di problemi senza umana speranza, guardaci con pietà e, se è conforme al divino volere e al nostro maggior bene, ottienici da Dio la grazia che imploriamo….., ma soprattutto aiutaci ad imitare la tua vita santa e virtuosa. 

Amen.

San CHARBEL (GIUSEPPE) MAKHLUF   Sacerdote, eremita – Memoria Facoltativa
1828 – 24 dicembre 1898


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PAPA FRANCESCO ANGELUS 23 LUGLIO 2017

23 luglio 2017

 

 

 

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 23 luglio 2017

[Multimedia]

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

L’odierna pagina evangelica propone tre parabole con le quali Gesù parla alle folle del Regno di Dio. Mi soffermo sulla prima: quella del grano buono e della zizzania, che illustra il problema del male nel mondo e mette in risalto la pazienza di Dio (cfr Mt 13,24-30.36-43). Quanta pazienza ha Dio! Anche ognuno di noi può dire questo: “Quanta pazienza ha Dio con me!”. Il racconto si svolge in un campo con due opposti protagonisti. Da una parte il padrone del campo che rappresenta Dio e sparge il buon seme; dall’altra il nemico che rappresenta Satana e sparge l’erba cattiva.

Col passare del tempo, in mezzo al grano cresce anche la zizzania, e di fronte a questo fatto il padrone e i suoi servi hanno atteggiamenti diversi. I servi vorrebbero intervenire strappando la zizzania; ma il padrone, che è preoccupato soprattutto della salvezza del grano, si oppone dicendo: «Non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano» (v. 29). Con questa immagine, Gesù ci dice che in questo mondo il bene e il male sono talmente intrecciati, che è impossibile separarli ed estirpare tutto il male. Solo Dio può fare questo, e lo farà nel giudizio finale. Con le sue ambiguità e il suo carattere composito, la situazione presente è il campo della libertà, il campo della libertà dei cristiani, in cui si compie il difficile esercizio del discernimento fra il bene e il male.

E in questo campo si tratta dunque di congiungere, con grande fiducia in Dio e nella sua provvidenza, due atteggiamenti apparentemente contradditori: la decisione e la pazienza. La decisione è quella di voler essere buon grano – tutti lo vogliamo -, con tutte le proprie forze, e quindi prendere le distanze dal maligno e dalle sue seduzioni. La pazienza significa preferire una Chiesa che è lievito nella pasta, che non teme di sporcarsi le mani lavando i panni dei suoi figli, piuttosto che una Chiesa di “puri”, che pretende di giudicare prima del tempo chi sta nel Regno di Dio e chi no.

Il Signore, che è la Sapienza incarnata, oggi ci aiuta a comprendere che il bene e il male non si possono identificare con territori definiti o determinati gruppi umani: “Questi sono i buoni, questi sono i cattivi”. Egli ci dice che la linea di confine tra il bene e il male passa nel cuore di ogni persona, passa nel cuore di ognuno di noi, cioè: Siamo tutti peccatori. A me viene la voglia di chiedervi: “Chi non è peccatore alzi la mano”. Nessuno! Perché tutti lo siamo, siamo tutti peccatori. Gesù Cristo, con la sua morte in croce e la sua risurrezione, ci ha liberato dalla schiavitù del peccato e ci dà la grazia di camminare in una vita nuova; ma con il Battesimo ci ha dato anche la Confessione, perché abbiamo sempre bisogno di essere perdonati dai nostri peccati. Guardare sempre e soltanto il male che sta fuori di noi, significa non voler riconoscere il peccato che c’è anche in noi.

E poi Gesù ci insegna un modo diverso di guardare il campo del mondo, di osservare la realtà. Siamo chiamati a imparare i tempi di Dio – che non sono i nostri tempi – e anche lo “sguardo” di Dio: grazie all’influsso benefico di una trepidante attesa, ciò che era zizzania o sembrava zizzania, può diventare un prodotto buono. E’ la realtà della conversione. E’ la prospettiva della speranza!

Ci aiuti la Vergine Maria a cogliere nella realtà che ci circonda non soltanto la sporcizia e il male, ma anche il bene e il bello; a smascherare l’opera di Satana, ma soprattutto a confidare nell’azione di Dio che feconda la storia.

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

seguo con trepidazione le gravi tensioni e le violenze di questi giorni a Gerusalemme. Sento il bisogno di esprimere un accorato appello alla moderazione e al dialogo. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, affinché il Signore ispiri a tutti propositi di riconciliazione e di pace.

Saluto tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini di varie parti del mondo: le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni. In particolare, saluto i fedeli di Munster (Irlanda); le Suore Francescane Elisabettine Bigie; il coro lirico sinfonico di Enna; i giovani di Casamassima che hanno svolto un servizio di volontariato a Roma.

Il mio pensiero e il mio incoraggiamento va ai ragazzi partecipanti al “Cantiere Hombre Mundo”, che sono impegnati a testimoniare la gioia del Vangelo nelle periferie più disagiate dei vari Continenti.

A tutti auguro una buona domenica. E per favore non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

Preghiera a Santa Brigida

23 luglio 2017

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Con cuori confidenti a te ci rivolgiamo, Beata Brigida,
per domandare in questi tempi di oscurità
e di miscredenza la tua intercessione in favore
di quelli che sono separati dalla Chiesa di Gesù Cristo.
Per la chiara cognizione che tu avesti dei
crudeli patimenti del nostro Crocifisso Salvatore,
prezzo della nostra redenzione, ti supplichiamo di ottenere
la grazia della fede a coloro che sono fuori dell’unico ovile,
cosi che le disperse pecorelle possano ritornare all’unico
vero Pastore. Per Cristo nostro Signore.
Amen.

S. Brigida, intrepida nel servizio di Dio, prega per noi.
S. Brigida, paziente nelle sofferenze e nelle umiliazioni, prega per noi.
S. Brigida, mirabile nell’amore verso Gesù e Maria, prega per noi.

Pater, Ave, Gloria.

 

XVI Domenica del Tempo Ordinario ( Anno A)

23 luglio 2017

Prima Lettura   

Sap 12, 13. 16-19

Dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Dal libro della Sapienza

Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto. La tua forza infatti è il principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti. Mostri la tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere, e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono. Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza, perché, quando vuoi, tu eserciti il potere. Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.  

Parola di Dio 

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23, Luglio Santa Brigida, religiosa , compatrona di Europa. Festa/Elevazione della mente a Cristo Salvatore (Oraz. 2; Revelationum S. Birgittae libri 2; Roma 1628, pp. 408-410)

23 luglio 2017

Sii benedetto, Signor mio Gesù Cristo, per aver predetto prima del tempo la tua morte, per aver trasformato in modo mirabile, durante l’ultima Cena, del pane materiale nel tuo corpo glorioso, per averlo distribuito amorevolmente agli apostoli in memoria della tua degnissima passione, per aver lavato loro i piedi con le tue mani sante e preziose, dimostrando così l’immensa grandezza della tua umiltà.
Onore a te, Signor mio Gesù Cristo, per aver sudato sangue dal tuo corpo innocente nel timore della passione e della morte, operando tuttavia la nostra redenzione che desideravi portare a compimento, mostrando così chiaramente il tuo amore per il genere umano.
Sii benedetto, Signor mio Gesù Cristo, per essere stato condotto da Caifa e per aver permesso nella tua umiltà, tu che sei giudice di tutti, di essere sottoposto al giudizio di Pilato.
Gloria a te, Signor mio Gesù Cristo, per essere stato deriso quando, rivestito di porpora, sei stato coronato di spine acutissime, e per aver sopportato con infinita pazienza che il tuo volto glorioso fosse coperto di sputi, che i tuoi occhi fossero velati, che la tua faccia fosse percossa pesantemente dalle mani sacrileghe di uomini iniqui.
Lode a te, Signor mio Gesù Cristo, per aver permesso con tanta pazienza di essere legato alla colonna, di essere flagellato in modo disumano, di essere condotto coperto di sangue al giudizio di Pilato, di esserti mostrato come un agnello innocente condotto all’immolazione.
Onore a te, Signor mio Gesù Cristo, per esserti lasciato condannare nel tuo santo corpo, ormai tutto inondato di sangue, alla morte di croce; per aver portato con dolore la croce sulle tue sacre spalle, e per aver voluto essere inchiodato al legno del patibolo dopo essere stato trascinato crudelmente al luogo della passione e spogliato delle tue vesti.

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Vangelo (Mt 12,38-42) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 24 Luglio 2017) con commento comunitario

23 luglio 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 12,38-42)

In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».

Questo è il Vangelo del 24 Luglio, quello del 23 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 13,24-43) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 23 Luglio 2017) con commento comunitario

22 luglio 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,24-43)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?. Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo!. E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla?. No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio». Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!». Parola del Signore. Forma breve (Mt 13,24-30): Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?. Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo!. E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla?. No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio».

Questo è il Vangelo del 23 Luglio, quello del 22 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Preghiera a Santa Maria Maddalena

22 luglio 2017

Risultato immagine per preghiera a santa maria maddalena

O Gloriosa Santa Maddalena, modello di penitente,
fammi ottenere la grazia della perseveranza
nel praticare l’autonegazione, conforme con i miei giuramenti;

prega Dio per me
che possa apparire davanti a Gesù nostro Signore e Maestro;
al momento della mia morte, con la lampada piena dell’olio 

della speranza e ardente della pura fiamma della carità,

cosicchè sia meritevole di essere ricevuto
nel Regno Eterno di Dio.
Amen.

PROPRIO IN LATINO DELLA S. MESSA tratto dal Missale Romanum a.D. 1962 promulgatum e traduzione italiana delle letture secondo la traduzione proposta dalle CEI  22 LUGLIO SANTA MARIA MADDALENA

22 luglio 2017

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INTRÓITUS            

Ps. 118, 95-96. Me exspectavérunt peccatóres, ut pérderent me: testimónia tua, Dómine, intelléxi: omnis consummatiónis vidi finem: latum mandátum tuum nimis. Ps. ibid., 1. Beáti immaculáti in via: qui ámbulant in lege Dómini. Glória Patri.  

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Ardeva del desiderio di Cristo, Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa (Om 25, 1-2. 4-5; PL 76, 1189-1193)

22 luglio 2017

Maria Maddalena, venuta al sepolcro, e non trovandovi il corpo del Signore, pensò che fosse stato portato via e riferì la cosa ai discepoli. Essi vennero a vedere, e si persuasero che le cose stavano proprio come la donna aveva detto. Di loro si afferma subito: «I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa»; poi si soggiunse: «Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva» (Gv 20, 10-11).
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 PROPRIO IN LATINO DELLA S. MESSAtratto dal Missale Romanum a.D. 1962 promulgatume traduzione italiana delle letture secondola traduzione proposta dalle CEI

21 luglio 2017

MESSALE 

INTRÓITUS      

Eccli. 15, 5. In médio Ecclésiæ apéruit os ejus: et implévit eum Dóminus spíritu sapiéntiæ et intelléctus: stolam glóriæ índuit eum. Ps. 91,2. Bonum est confitéri Dómino: et psállere nómini tuo, Altíssime. Glória Patri.

 

Nel seno della Chiesa il Signore gli ha dischiuso la bocca, lo riempì di sapienza e d’intelligenza ; lo rivestì di un manto di gloria. È buona cosa rendere al tuo nome, o altissimo.

 

ORÁTIO      

Deus, qui ad ardua quæque pro nominis tui gloriam et animarum salute beato Laurentio, Confessori tuo atque Doctori, spiritum sapientiæ et fortitudinis contulisti: da nobis in eodem spiritu et agenda cognoscere, et cognita, eius intercessione, perficere. Per Dominum nostrum.

 

O Dio, che per le imprese più ardue a gloria del tuo nome e per la salvezza delle anime, hai dotato di spirito di sapienza e di fortezza il beato Lorenzo, tuo confessore e dottore, concedi a noi di conoscere con lo stesso spirito ciò che dobbiamo fare; e di attuare con la sua intercessione quanto abbiamo conosciuto. Per il nostro Signore.

 

Exáudi nos, Deus, salutáris noster: ut, sicut de beatæ Praxédis Vírginis tuæ festivitáte gaudémus; ita piæ devotiónis erudiámur afféctu. Per Dóminum.

 

Esaudisci o Dio, nostra salvezza, affinché come ci rallegriamo per la festa della beata tua Vergine Prassede, così siamo ammaestrati dal sentimento di una vera pietà. Per il nostro Signore.

 

EPISTOLA      

Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Timotheum. 2. Tim. 4, 1-8.

 

Caríssime: Testíficor coram Deo, et Jesu Christo, qui judicatúrus est vi vos et mórtuos, per advéntum ipsíus et regnum ejus: prǽdica verbum, insta opportúne, importune: árgue, óbsecra, íncrepa in omni patiéntia, et doctrína. Erit enim tempus, cum sanam doctrínam non sustinébunt, sed ad sua desidéria, coacervábunt sibi magistros, pruriéntes áuribus, et a veritáte quidem audítum avértent, ad fábulas autem converténtur. Tu vero vígila, in ómnibus labóra, opus fac Evangelístæ, ministérium tuum ímpie. Sóbrius esto. Ego enim jam delíbor, et tempus resolutiónis meæ instat. Bonum certámen certávi, cursum consummávi, fidem servávi. In réliquo repósita est mihi coróna justítiæ, quam reddet mihi Dóminus in illa die, justus judex: non solum autem mihi, sed et iis, qui díligunt advéntum ejus. M. – Deo grátias. 

 

Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero. Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione. M. – Deo grátias. 

 

GRADUALE      

Ps. 36, 30-31. Os justi meditábitur sapiéntiam, et lingua ejus loquétur judícium. Lex Dei ejus in corde ipsíus: et non supplantabúntur gressus ejus.

 

Ps. 36, 30-31. Il giusto parla con sapienza, la sua lingua proferisce cose giuste. Egli conserva in cuore la legge del suo Dio e i suoi passi non vacillano.

 

ALLELÚIA     

Allelúja, allelúja. Ps. 109, 4. Jurávit Dóminus, et non poenitébit eum: Tu es sacérdos in ætérnum, secúndum órdinem Melchísedech.Allelúja.   

 

Allelúja, allelúja. Ps. 109, 4. Il Signore ha giurato e non si pente tu sei sacerdote per sempre alla maniere di Melchisedech. Allelúja.  

 

EVANGÉLIUM      

Sequéntia sancti Evangélii secúndum Matthǽum. Matth. 5, 13-19.

 

In illo témpore: Dixit Jesus discípulis suis: Vos estis sal terræ. Quod si sal evanúerit, in quo saliétur? Ad níhilum valet ultra, nisi ut mittátur foras, et conculcétur ab homínibus. Vos estis lux mundi. Non potest cívitas abscóndi supra montem pósita. Neque accéndunt lucérnam, et ponunt eam sub módio, sed super candelábrum, ut lúceat ómnibus qui in domo sunt. Sic lúceat lux vestra coram homínibus, ut vídeant ópera vestra bona, et gloríficent Patrem vestrum, qui in coelis est. Nolíte putáre, quóniam veni sólvere legem aut prophétas: non veni sólvere, sed adimplére. Amen, quippe dico vobis, donec tránseat coelum et terra, jota unum aut unus apex non præteríbit a lege, donec ómnia fiant. Qui ergo solvent unum de mandátis istis mínimis, et docúerit sic hómines, mínimus vocábitur in regno coelórum: qui autem fécerit et docúerit, hic magnus vocábitur in regno coelórum. M. – Laus tibi Christe.    

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli. Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. M. – Laus tibi Christe.

 

ANTÍPHONA AD OFFERTÓRIUM      

Ps. 91, 13. Justus ut palma florébit: sicut cedrus, quæ in Líbano est multiplicábitur.

 

Ps. 91, 13. Il giusto crescerà come la palme, si ergerà come il cedro del Libano.

 

SECRÉTA      

Sancti Laurentii Confessoris tui at que Doctóris nobis, Dómine, pia non desit orátio: quæ et múnera nostra concíliet; et tuam nobis indulgéntiam semper obtíneat. Per Dóminum. 

 

Non ci venga mai meno, Signore, la pia preghiera del tuo Santo Confessore e Dottore, la quale Ti renda accetti i nostri doni e ci ottenga sempre il tuo perdono. Per il nostro Signore.

 

Accépta tibi sit, Dómine, sacrátæ plebis oblátio pro tuórum honóre Sanctórum: quorum se méritis de tribulatióne percepísse cognóscit auxílium. Per Dóminum nostrum.

 

Ti sia gradita, o Signore, l’offerta del tuo popolo fedele in onore dei tuoi Santi, per i meriti dei quali sa di aver ricevuto soccorso nelle prove. Per il nostro Signore.

 

PREFAZIO COMUNE     

 

COMMÚNIO      

Luc. 12, 42. Fidélis servus et prudens, quem constítuit dóminus super famíliam suam: ut det illis in témpore trítici mensúram.

 

Luc. 12, 42. Egli è il servitore fedele e avvenuto che il Signore ha messo a capo della sua famiglia perchè distribuisca a ciascuno il pane necessario nel tempo opportuno.

 

POSTCOMMÚNIO      

Ut nobis, Dómine, tua sacrifícia dent salútem: beátus Laurentius Confessor tuus et Doctor egrégius, quǽsumus, precátor accédat. Per Dóminum nostrum. 

 

Il tuo Confessore ed insigne Dottore interceda per noi, o Signore, affinché il tuo sacrificio ci procuri la salvezza. Per il nostro Signore

 

Satiásti, Dómine, famíliam tuam munéribus sacris: ejus, quǽsumus, semper interventióne nos réfove, cujus sollémnia celebrámus. Per Dóminum.

 

O Signore, tu che hai saziato la tua famiglia con questi sacri doni, confortaci sempre con l’intercessione della Santa di cui celebriamo la festa. Per il nostro Signore..

 

Vangelo (Gv 20,1-2.11-18) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 22 Luglio 2017) con commento comunitario

21 luglio 2017

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-2.11-18)

Santa Maria Maddalena – FESTA

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Questo è il Vangelo del 22 Luglio, quello del 21 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Venerdi, 21 Luglio, XV Settimana del Tempo Ordinario (Anno Dispari)

21 luglio 2017

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura

Es 11, 10-12, 14

Al tramonto immolerete un agnello; io vedrò il sangue e passerò oltre.
Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, Mosè e Aronne avevano fatto tutti quei prodigi davanti al faraone; ma il Signore aveva reso ostinato il cuore del faraone, il quale non lasciò partire gli Israeliti dalla sua terra. Il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto: «Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con àzzimi e con erbe amare. Non lo mangerete crudo, né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco, con la testa, le zampe e le viscere. Non ne dovete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino sarà avanzato, lo brucerete nel fuoco. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore! In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».  

Parola di Dio

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IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

21 luglio 2017

PARTE SECONDA

LE VIRTU’ SACERDOTALI DEL CUORE DI CRISTO

CAPITOLO V

Risultato immagine per Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

La dolcezza

La dolcezza è l’anima della bontà, forma delicata che la rende attraente. Una bontà rude e grossolana è una bontà senza volto, che non conquista. Ma quando è rivestita di dolcezza, attira tutto a sé. Così è stata la bontà di Gesù.

La dolcezza, temperando la sua dedizione ardente, rendeva Cristo affabile, attraente. Aveva segnato tutta la sua persona di un fascino così irresistibile che tutti, i bambini come gli anziani, gli ammalati, le folle andavano a lui e seguivano il suo cammino. « Imparate da me che sono mite e umile di cuore », aveva detto Gesù. Questa mitezza interiore traspariva dalla sua persona e gli guadagnava ogni uomo

Amavano la sua conversazione, accoglievano i suoi insegnamenti che sapeva rendere semplici da capire e facili da abbracciare. Lo seguivano fin nel deserto, dimenticando le necessità della vita e, quando l’avevano intravisto una volta, quando avevano gustato il fascino della sua parola, non potevano più staccarsi da lui.

« Lasciate che i piccoli vengano a me ». Costantemente circondato dai bambini, amava prenderli in braccio, benedirli, proporli come esempi di semplicità e di purezza ai discepoli. « Maledetto diceva chi scandalizza uno di questi piccoli che credono in me ».Con gli ammalati e gli infermi che si avvicinavano a lui era pieno di benevolenza e compassione. Era facilmente colpito dal vedere la loro sofferenza. Lui, così pronto a soffrire, così impaziente di spargere il suo sangue, così desideroso della croce, delle spine, dei flagelli, non poteva sopportare la visione del dolore dei suoi fratelli. Non poteva vedere una sofferenza senza guarirla; non poteva vedere piangere Marta e Maria senza piangere con loro. Con gioia e generosità utilizzava la potenza che gli veniva da Dio per guarire e per risuscitare.

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Preghiera a santa Rita da Cascia per una causa impossibile/Aleteia | Mag 22, 2015

21 luglio 2017

“Sotto il peso del dolore, a te, cara Santa Rita, io ricorro fiducioso”

Subito dopo la morte, santa Rita da Cascia era già venerata come protettrice dalla peste, probabilmente per il fatto di essersi dedicata in vita alla cura degli appestati, senza contrarre mai la malattia. Fu questo uno dei motivi, forse il primo, a farle ottenere popolarmente l’epiteto di Santa degli impossibili

PREGHIERA A SANTA RITA PER UNA CAUSA IMPOSSIBILE

Sotto il peso del dolore, a te, cara Santa Rita, io ricorro fiducioso di essere esaudito. Libera, ti prego, il mio povero cuore dalle angustie che l’opprimono e ridona la calma al mio spirito, ricolmo di affanni.

Tu che fosti prescelta da Dio per avvocata dei casi più disperati, impetrami la grazia che ardentemente ti chiedo [chiedere la grazia che si desidera].

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