IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

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PARTE SECONDA

LE VIRTU’ SACERDOTALI DEL CUORE DI CRISTO

Risultato immagine per Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

CAPITOLO I

Gesù Cristo modello del sacerdote

Gesù è il modello di ogni uomo. è lo stampo in cui gli eletti devono essere gettati prima di aver parte al regno di Dio. Ma se Cristo è il tipo che ognuno deve riprodurre; se ogni uomo deve regolare il battito del suo cuore su quello del cuore dell’uomo Dio, c’è però qualcuno, fra gli altri, che deve più particolarmente ancora conformarsi a lui.

Sono quei privilegiati chiamati a seguire Cristo più da vicino; quegli uomini felici che vivranno una vita in tutto simile alla sua e che, nutrendosi della sua parola, seguendo il suo esempio, saranno, nel mondo, immagini viventi del Redentore: sono i preti di Gesù. Gesù sacerdote, continua nella gloria il suo sacerdozio eterno. Ma vuole che lungo i secoli, degli altri se stesso proseguano nel mondo la sua opera redentrice.

Un tempo Dio si era riservato la tribù di Levi. L’aveva presa per sé, destinata e consacrata al suo servizio. Così, sotto la legge della grazia e dell’amore, Dio ha destinato a sé un gruppo scelto. Chiama, in mezzo al Popolo di Dio, uomini più specialmente amati da lui. Li rende, più degli altri, conformi all’immagine del suo Figlio. Li colma di grazie, li arricchisce con doni maggiori, dà loro più amore. Li colma dei suoi privilegi e, rivestendoli di una parte della sua potenza, li rende, con il sacramento, sacerdoti e re, ministri della sua giustizia e dispensatori della sua misericordia.

Il prete è un altro Cristo: è l’unto del Signore. Segnato dal sigillo del sacramento, passa in mezzo agli uomini, dominandoli dall’altezza della sua dignità e abbassandosi misericordiosamente fino alle loro miserie. Passa come passava Gesù; facendo il bene, guarendo ogni infermità e ogni debolezza degli uomini, offrendo la verità alle intelligenze, la consolazione al dolore, il perdono al pentimento.

Passa come Gesù: nel mondo, ma non del mondo. Tocca ogni genere di impurità, ma rimane puro; si scontra con l’odio, ma rimane buono. Passa senza voltarsi indietro, senza costruire nulla di caduco per il futuro. Pensa all’oggi; versa la sua carità nel cuore dei più deboli e infelici.

Passa, ma la sua azione rimane. Se la sua anima di prete riproduce l’anima di Cristo; se il suo cuore si modella sul cuore di Cristo; se è così, allora non è più lui che agisce, ma Cristo che agisce in lui.

« Il cuore di Paolo è lo stesso cuore di Gesù ». Dovremmo sempre poter dire lo stesso di ogni prete. Allora non ci stupiremmo se questi preti ottenessero risultati, miracoli di grazia sull’esempio del ministero di Paolo. Ma troppo spesso la grazia della consacrazione non ha trasformato il sacerdote. Il suo cuore è rimasto freddo, la sua anima troppo umana; il suo spirito non ha imparato ad innalzarsi oltre la volgarità, e invece di essere, per la luce delle sue virtù e della sua santità, un faro luminoso che nella notte e nella tempesta conduce le navi al porto, è anche lui una misera barchetta in balia delle passioni.

Non è salito all’altezza da cui avrebbe potuto rischiarare gli uomini in difficoltà; non ha voluto restare sullo scoglio da cui avrebbe potuto tendere la mano ai naufraghi della vita. Forse la schiuma delle onde avrebbe qualche volta bagnato i suoi piedi; il vento si sarebbe forse scatenato contro di lui; ma sarebbe rimasto stabile, forte della forza di Dio.

Il prete non deve certo ritirarsi nella solitudine e nascondersi nell’ombra della sacrestia. Bisogna che viva in mezzo ai suoi fratelli, nella loro vita, pronto a raccogliere su di sé, nella carità, ogni loro miseria e ogni loro dolore. Bisogna che sia là, preso da tutti e sempre, come Gesù, pronto a donarsi, frumento d’amore offerto per la vita di tutti. Ma se deve vivere in mezzo agli uomini, un prete non deve vivere una umanità banale. Perché i suoi fratelli trovino in lui confidenza, perché possano appoggiarsi su di lui, bisogna che lo vedano più forte di loro, più illuminato, più puro, più disinteressato, migliore, autenticamente santo.

Studiando l’amore di Gesù, appropriandosi delle sue virtù, il prete riuscirà a trasformare il suo cuore. Vada verso quel cuore divino, vi penetri con una meditazione anch’essa carica di amore; si lasci soprattutto penetrare dalla sua vita. Si sforzi di pensare come Gesù, di amare come lui, di vivere come lui. Diventi, nell’unione a Cristo, un solo sacerdote con lui, un solo cuore e un’anima sola con il Signore.

Gesù Cristo, Dio e uomo, racchiude in sé la pienezza di ogni dono e virtù. Ma, fra tutte le perfezioni, alcune riguardano di più l’intelligenza, altre il cuore, altre l’esterno. La sapienza di Dio, la sua saggezza, riguardano per esempio soprattutto l’intelligenza; la carità e la misericordia, il cuore; la modestia e le attrattive della Persona di Gesù, l’esterno.

Tuttavia, se consideriamo il cuore di Cristo come il simbolo, l’organo, il tabernacolo del suo amore infinito, e se pensiamo che questo amore è il principio e il motore delle sue azioni, delle sue parole, della sua vita di Salvatore, potremo chiamare virtù del suo cuore, del suo amore, tutto quanto vedremo in lui.

Quando Gesù chiama i suoi preti al suo cuore, li chiama alla sorgente del suo amore; li invita a dissetarsi alle sorgenti della carità di Dio; ma vuole anche invitarli ad approfondire lo studio delle sue perfezioni. Vuole i suoi preti simili a lui, santi come lui, buoni come lui, autenticamente formati sul suo cuore.

Tra le virtù del cuore di Cristo, alcune sembrano essere particolarmente virtù sacerdotali. Lo si vede nei suoi rapporti di sacerdote con il Padre e con gli uomini che ha frequentato e ne ha frequentati molti per essere di esempio a quanti dopo di lui dovevano continuare la sua opera di sacerdote e di apostolo nel mondo.

Cristo, maestro adorato, rivela tu stesso ai preti le tue virtù. Sono degne di adorazione perché sono di Dio; ma, siccome sono anche umane, possono essere imitate. Tu le hai rese, attraverso l’unzione fortificante della grazia, accessibili alla debolezza dell’uomo, e quando hai segnato il tuo eletto con il sigillo che lo rende, con te, sacerdote per l’eternità, tu lo hai rivestito di luce e di forza.

Fa’ riposare sul tuo Cuore quelli che vuoi unire alla tua missione; concedi loro di ascoltare i suoi palpiti. Ma più ancora, falli entrare nel tuo Cuore attraverso la contemplazione. Attingano il loro sacerdozio a questa sorgente di amore e verità; vi prendano lo spirito di preghiera e di fedeltà, la disponibilità e la dolcezza, l’umiltà e la purezza, la misericordia e l’amore. Amen.

Fonte:http://preghiereagesuemaria.it/libri/il%20sacro%20cuore%20e%20il%20sacerdozio.htm

 

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