IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

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CAPITOLO II

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Lo spirito di preghiera

Era giunto il momento per Gesù di manifestarsi al mondo. Stava per iniziare i suoi viaggi apostolici e mettersi alla ricerca delle pecore perdute della casa di Israele.

Trent’anni di vita nascosta, trascorsi nel lavoro, nella preghiera e nel silenzio sembravano una preparazione più che sufficiente ai tre anni di vita pubblica. Tuttavia, Gesù non è di questo parere, e lo vediamo, prima di iniziare questa nuova fase della sua vita, spinto dallo Spirito nel deserto. Va a cercare, in una solitudine più profonda, in una penitenza più austera, in una preghiera più ardente e costante, un’ultima e immediata preparazione.

Senza dubbio, Gesù non aveva bisogno di andare a prendere nell’intimità del Padre grazie e illuminazioni che possedeva in se stesso per l’unione della sua umanità con il suo essere Dio. Ma voleva esserci d’esempio, e indicare ai suoi sacerdoti, a coloro che dovevano dopo di lui continuare la sua missione, sia l’altezza del loro ministero, sia la necessità di cercare in Dio illuminazioni, doni, grazie esigite dalla loro missione.

La cura delle anime è ciò che c’è di più grande: è il lavoro di Dio. è però difficile, e sarebbe insostenibile per l’uomo, che avverte la sua debolezza. Quando Dio chiama a questa missione, si impegna, nello stesso tempo, a provvedere il necessario. Tuttavia, se il prete non si mette in comunicazione con Cristo, se non va, con la preghiera, a pescare nei tesori di Dio, rimane vuoto, e si trova, di fronte alla grandezza dei suoi doveri, solo con la sua debolezza e con la sua insufficenza. « Senza di me non potete fare nulla ». è soprattutto nella cura delle anime che si rivela l’impotenza dell’uomo.

Spesso, Dio stesso avverte la volontà dell’uomo resistergli, e occorre che con i suoi benefici la pieghi, o che la spezzi con la sua potenza. L’uomo non può dominarsi e pretendere di entrare da solo nella via stretta del Vangelo; la parola dell’uomo non scuote le volontà che si ribellano, e l’azione esteriore del prete non può nulla, senza l’azione interiore della grazia nei cuori di coloro cui si rivolge.

Gesù ha pregato non solo per prepararsi al suo sacerdozio; durante i tre anni del suo apostolato, il Vangelo ce lo fa spesso vedere in colloquio con il Padre. A volte, lo vediamo sul monte prolungare la sua preghiera lungo la notte; a volte, abbandonando le folle, cerca un luogo più favorevole alla sua preghiera fra gli olivi del Getsemani o nella tranquilla casa di Betania. Lungo le strade della Giudea o della Galilea, lo vediamo spesso in disparte dal gruppo dei discepoli, raccolto in preghiera.

Ogni volta che sta per compiere qualcosa di grande, si apre al Padre. Quando raggiunge i discepoli camminando sulle acque del lago, è l’alba e arriva dall’aver passato, in solitudine sul monte, una lunga notte in preghiera. Quando vuole aprire le orecchie al sordomuto, sospira profondamente e leva gli occhi al cielo. Accanto al sepolcro di Lazzaro, dopo aver sofferto di fronte allo spettacolo raccapricciante della morte e della corruzione, Gesù alza le mani e gli occhi verso il Padre, in una preghiera piena d’amore: « Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito. Sapevo bene che mi ascolti sempre. Se parlo così, è per questi che mi circondano, perché credano che sei tu che mi hai mandato ».

Il prete, nel suo ministero, deve spesso camminare sull’orlo dell’abisso. Deve anche aprire le orecchie ai sordi, e sciogliere la lingua ai muti; deve risuscitare alla grazia uomini addormentati nella corruzione del peccato. Non può far tutto questo, se non va a prendere in Dio la potenza che gli manca. Per queste imprese, così al di sopra dei mezzi umani, ci vuole l’intervento di Dio.

Dopo la Cena, Gesù prega ardentemente. Prega per la sua Chiesa, per coloro che il Padre gli ha dato, e l’amore trabocca dal suo cuore. In questo momento, è pienamente sacerdote, intercessore tra Dio e gli uomini, ponte tra Dio che è nei cieli e i suoi figli in terra.

Gesù prega per i suoi: prega anche per se stesso. Appena entrato nell’orto degli ulivi, prova una tristezza mortale. Il turbamento lo assale; lo spavento, il disgusto si impadroniscono di lui e lo accasciano. Gli sfugge un grido di dolore: « Padre, se è possibile passi da me questo calice ». Ma ha pregato, e a poco a poco torna la pace: « Allora, un angelo gli apparve dal cielo per consolarlo »; si rialza temprato per la lotta, pronto a tutto.

Nella sua vita privata, superiore a quella ordinaria, il prete deve spesso lottare con se stesso, contro le aspirazioni di una natura che, per quanto purificata e santificata, non è morta. Quando rientra nella sua casa deserta, quando si trova solo in una parrocchia isolata, sconosciuto, senza un avvenire, una carriera, privo di tutte le gioie umane, a volte la solitudine pesa sul suo cuore di uomo. Se si sente invadere dalla tristezza; se la tentazione, come vento impetuoso, risveglia le sue passioni assopite e lo lascia cadere nel turbamento, allora deve ricorrere alla preghiera. Come Gesù, deve prostrarsi di fronte al Padre, chiedergli aiuto, chiamare a sé il Consolatore, che è fratello, amico: solo Gesù, con il suo amore, può colmare il vuoto del suo cuore.

Gesù ha pregato in croce. Mentre gli insulti e le bestemmie salivano verso di lui, ha pregato così: « Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno ». Quando le tenebre circondavano il suo patibolo e la sua anima era torturata da abbandoni che non sapeva spiegarsi, fu un grido di angoscia, un appello disperato al Padre: « Mio Dio! Mio Dio! Perché mi hai abbandonato? ». Infine, quando tutto era compiuto, un’ultima preghiera, la preghiera della confidenza e dell’abbandono: « Padre, nelle tue mani affido il mio spirito ». Come Cristo, il prete è esposto agli scherni, alle ingiurie, alle maledizioni della gente ignorante e grossolana; preghi per chi lo insulta, e la sua preghiera farà scendere in loro grazie insperate di conversione. Preghi quando soffre; preghi in agonia. Viva di preghiera, sull’esempio di Cristo. Rimanga, con la preghiera, in colloquio costante con la sorgente di ogni bene. Il prete deve donare molto: vada quindi a prendere molto in Dio.

Fonte.http://preghiereagesuemaria.it/libri/il%20sacro%20cuore%20e%20il%20sacerdozio.htm

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