IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

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PARTE SECONDA

LE VIRTU’ SACERDOTALI DEL CUORE DI CRISTO

CAPITOLO V

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La dolcezza

La dolcezza è l’anima della bontà, forma delicata che la rende attraente. Una bontà rude e grossolana è una bontà senza volto, che non conquista. Ma quando è rivestita di dolcezza, attira tutto a sé. Così è stata la bontà di Gesù.

La dolcezza, temperando la sua dedizione ardente, rendeva Cristo affabile, attraente. Aveva segnato tutta la sua persona di un fascino così irresistibile che tutti, i bambini come gli anziani, gli ammalati, le folle andavano a lui e seguivano il suo cammino. « Imparate da me che sono mite e umile di cuore », aveva detto Gesù. Questa mitezza interiore traspariva dalla sua persona e gli guadagnava ogni uomo

Amavano la sua conversazione, accoglievano i suoi insegnamenti che sapeva rendere semplici da capire e facili da abbracciare. Lo seguivano fin nel deserto, dimenticando le necessità della vita e, quando l’avevano intravisto una volta, quando avevano gustato il fascino della sua parola, non potevano più staccarsi da lui.

« Lasciate che i piccoli vengano a me ». Costantemente circondato dai bambini, amava prenderli in braccio, benedirli, proporli come esempi di semplicità e di purezza ai discepoli. « Maledetto diceva chi scandalizza uno di questi piccoli che credono in me ».Con gli ammalati e gli infermi che si avvicinavano a lui era pieno di benevolenza e compassione. Era facilmente colpito dal vedere la loro sofferenza. Lui, così pronto a soffrire, così impaziente di spargere il suo sangue, così desideroso della croce, delle spine, dei flagelli, non poteva sopportare la visione del dolore dei suoi fratelli. Non poteva vedere una sofferenza senza guarirla; non poteva vedere piangere Marta e Maria senza piangere con loro. Con gioia e generosità utilizzava la potenza che gli veniva da Dio per guarire e per risuscitare.

Con i suoi discepoli, ancora così grossolani, dimostra una pazienza infinita. Li istruisce, li incoraggia, li rimprovera qualche volta, ma con dolcezza. Dopo giornate faticose, li invita a riposare: « Venite, e riposatevi un poco ». Quando il pensiero della sua morte li turba e li lascia abbattuti, cerca di addolcire il loro dolore. Promette loro il Consolatore, li assicura che sarà sempre con loro. Permette a Giovanni, il più giovane e amato degli apostoli, di appoggiare la testa sul suo petto come un bambino che riposa sul petto di suo padre. Tommaso vede Gesù rispondere alle resistenze della sua incredulità con generose concessioni: « Metti la tua mano nel mio costato, e non essere più incredulo, ma fedele ». E quando Pietro lo rinnega, non lo rimprovera; ma, per calmare il suo dolore, gli fa fare tre atti d’amore, tre proteste di disponibilità e di fedeltà che riscattano il suo triplice rinnegamento.Tutte le parole di Gesù hanno il respiro della pace e della bontà: « Sono io, non temete ». « Abbi fiducia, ti sono rimessi i tuoi peccati ». « Perché rattristate questa donna? ». « Venite a me, voi tutti che siete stanchi, e io vi consolerò ». « La pace sia con voi Io vi do la pace ». Il Profeta aveva detto che non si sarebbe sentita la sua voce gridare, e che non avrebbe disputato sulle piazze. Il suo parlare, infatti, è ricco di dolcezza; il suo insegnamento riveste di solito una forma semplice e armoniosa, misurato sulla bellezza della natura che lo circonda. E quando flagella le passioni cattive e i crimini dell’uomo, si sente, nella sua voce, più l’amore per i peccatori che il disprezzo o la collera.Se già durante il suo apostolato, e poi dopo la risurrezione, Gesù ha mostrato questa dolcezza, lo ha fatto soprattutto durante la Passione. Quando, dopo la Cena, lascia andare Giuda a compiere il suo misfatto, gli parla così dolcemente che gli altri apostoli credono che lo mandi a fare un’elemosina. Al Getsemani, quando il traditore si avvicina e lo bacia, Gesù ricambia il bacio e gli dice « Amico, cosa sei venuto a fare? ». E quando Pietro impugna la spada: « Rimetti subito quella spada nel fodero », gli dice, e voltandosi verso l’uomo che aveva ferito, lo guarisce. Nel palazzo di Anna, un servo lo schiaffeggia brutalmente e Gesù: « Se ho parlato male, fammi vedere dove sbaglio; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti? ». Di fronte ai giudici iniqui che lo condannano, in mezzo ai soldati che lo dileggiano e lo torturano, di fronte a quella folla che ha colmato di doni e che ora lo insulta e lo sbeffeggia, conserva una dolcezza inalterabile, e rimane, Agnello muto, nelle mani dei suoi persecutori. Mentre lo inchiodano alla croce, non gli sfugge neppure un lamento, neppure una parola amara verso chi lo crocifigge.

Il prete è chiamato a rivivere la mansuetudine di Cristo. è mandato a guadagnare a Dio gli uomini, e nessun’arma è più potente della dolcezza e della bontà. Sia buono della stessa bontà del Salvatore, pieno di pazienza e di dolcezza, di tolleranza e carità.

Arriveranno a lui molte miserie; molte debolezze cercheranno il suo appoggio. Anime sofferenti o ferite, cuori urtati dalle ingiustizie della vita, spiriti sviati dagli errori del mondo, volontà abbattute o fuori strada saranno dirette verso di lui dalla mano misteriosa della Provvidenza.

Dovrà avere una mano dolce e delicata per fasciare tutte queste ferite. La sua azione dovrà essere soave e paziente. Può certo parlare con forza, colpire i vizi e ammonire i peccatori; ma le sue parole, le verità che annuncia, saranno più penetranti e convincenti se avvolte di dolcezza.

Il prete deve far conoscere Gesù. Deve farlo amare offrendo, con la sua vita, l’idea di ciò che è Gesù, bontà incarnata. Coloro che lo incontrano potranno allora chiedersi: « Se il servo è così buono, cosa sarà mai il suo padrone? ».

Il prete deve far conoscere Gesù. Deve farlo amare offrendo, con la sua vita, l’idea di ciò che è Gesù, bontà incarnata. Coloro che lo incontrano potranno allora chiedersi: « Se il servo è così buono, cosa sarà mai il suo padrone? ».

La dolcezza è una calamita potente che attira le anime. è quella rete misteriosa che il prete, pescatore di uomini, getta su di loro per trarli dagli abissi del peccato e portarli, nella barca della Chiesa, alla vita di Dio. Discepolo fedele, amico, compagno di Gesù, il prete che si è modellato su Cristo può continuare nel mondo l’opera di Cristo.

E’ un’opera d’amore; è l’opera della riconciliazione e della pace, della carità che soltanto l’amore, e la bontà che nasce dall’amore, la dolcezza che è il fiore e il profumo della bontà possono continuare e portare a compimento.

Fonte:http://preghiereagesuemaria.it/libri/il%20sacro%20cuore%20e%20il%20sacerdozio.htm

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