Liturgia del giorno: Audio salmo (44) 45

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Mercoledì, 09_Agosto_2017


Ecco lo sposo: andate incontro a Cristo Signore.

[1] Al maestro del coro. Su “I gigli…”. Dei figli di Core.
Maskil. Canto d’amore.

[2] Effonde il mio cuore liete parole,
io canto al re il mio poema.
La mia lingua è stilo di scriba veloce.

[3] Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,
sulle tue labbra è diffusa la grazia,
ti ha benedetto Dio per sempre.

[4] Cingi, prode, la spada al tuo fianco,
nello splendore della tua maestà ti arrida la sorte,

[5] avanza per la verità, la mitezza e la giustizia.

[6] La tua destra ti mostri prodigi:
le tue frecce acute
colpiscono al cuore i nemici del re;
sotto di te cadono i popoli.

[7] Il tuo trono, Dio, dura per sempre;
è scettro giusto lo scettro del tuo regno.

[8] Ami la giustizia e l’empietà detesti:
Dio, il tuo Dio ti ha consacrato
con olio di letizia, a preferenza dei tuoi eguali.

[9] Le tue vesti son tutte mirra, àloe e cassia,
dai palazzi d’avorio ti allietano le cetre.

[10] Figlie di re stanno tra le tue predilette;
alla tua destra la regina in ori di Ofir.

[11] Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio,
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;

[12] al re piacerà la tua bellezza.
Egli è il tuo Signore: pròstrati a lui.

[13] Da Tiro vengono portando doni,
i più ricchi del popolo cercano il tuo volto.

[14] La figlia del re è tutta splendore,
gemme e tessuto d’oro è il suo vestito.

[15] È presentata al re in preziosi ricami;
con lei le vergini compagne a te sono condotte;

[16] guidate in gioia ed esultanza
entrano insieme nel palazzo del re.

[17] Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli;
li farai capi di tutta la terra.

[18] Farò ricordare il tuo nome
per tutte le generazioni,
e i popoli ti loderanno in eterno, per sempre.
Premere qui per ascoltare il salmo.


 

SALMO 44: TU SEI IL PIU’ BELLO

Il salmo 44 (45) è un canto per le nozze di un re israelita,
più specificamente si tratta di un epitalamio regale. Il
salmista infatti così esordisce: “Effonde il mio cuore liete
parole, io canto al re il mio poema. La mia lingua è stilo
di scriba veloce”. Non si sa a quale re egli si riferisca,
secondo alcuni a Salomone, ma poco importa. Ciò che
conta è che il re di Israele aveva una valenza religiosa
oltre che civile. Egli era l’unto di Dio e come tale
preannunciava la figura del Messia. La tradizione
interpreta quindi questo salmo come un canto per le
nozze del re-Messia con Israele, che è una figura della
Chiesa. Chi è il più bello dei figli di Adamo se non colui
che siamo chiamati a riconoscere come Pietro: “Tu sei il
Cristo, il figlio del Dio vivente” (Mt. 16, 16)?
“Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,
sulle tue labbra è diffusa la grazia,
ti ha benedetto Dio per sempre”
E’ Cristo il re, vittorioso sulla morte, al quale si addicono
i versi di questo salmo dedicati allo sposo! Lui stesso ci
ha detto: “Non sono venuto a portare pace, ma una
spada” (Mt.10,34), come dice il salmo:
“Cingi, prode, la spada al tuo fianco
nello splendore della tua maestà ti arrida la sorte,
avanza per la verità, la mitezza e la giustizia.”
E’ Lui che è pronto a scoccare frecce acute che
colpiscono i nemici di Dio, le potenze del male che
cercano di incatenare questo mondo. E’ Lui che è venuto

a riunire tutte le nazioni dategli dal Padre perché vedano
la sua gloria (Is. 66, 18):
“Tendi il tuo arco, che fa potente la tua destra,
acute sono le tue frecce,
colpiscono al cuore i nemici del re,
sotto di te cadono i popoli!”
Prosegue il salmista, per far ben comprendere che si
tratta del Messia: “Il tuo trono, Dio, dura per sempre, le
tue vesti sono tutte mirra, aloe e cassia”. Le nazioni
pagane convertite al vero Dio (figlie di re) seguono
probabilmente il corteo nuziale, mentre la regina della
quale si parla, che siede alla sua destra, risulta essere una
chiara profezia della Vergine Maria e della Chiesa.
“Dai palazzi d’avorio le cetre cantano per te,
figlie di re stanno tra le tue predilette
alla tua destra la regina in ori di Ofir.”
Da questo punto in poi il salmo può prestarsi ad una
grande ricchezza interpretativa. E’ infatti possibile
leggerlo contemporaneamente sia in senso mariano che
con riferimento alla Chiesa popolo di Dio. Le due cose
sono, d’altra parte, fortemente intrecciate perché Maria è
Madre della Chiesa e Madre nostra. E’ Maria, la tutta
bella, che continua oggi a generare il Cristo in ogni
cristiano, è lei che ha figli sparsi su tutta la terra. Ma al
tempo stesso i versetti seguenti esortano ciascuno di noi
a seguire l’esempio di Maria, la sua castità (egli è il tuo
Signore, donati a Lui) e la sua maternità (invece di padri
avrai figli). In lei queste parole si sono compiute.
Consacriamoci a Dio, quindi, ciascuno scoprendo la
propria vocazione dentro la Chiesa. Nel cammino
neocatecumenale, ad esempio, questo salmo viene spesso
cantato durante le chiamate vocazionali femminili.
Prosegue infatti:

“Ascolta figlia, guarda, porgi l’orecchio,
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;
al re piacerà la tua bellezza.
Egli è il tuo Signore: donati a Lui.”
L’augurio con cui termina il salmo ben si addice alla
Chiesa, dalla sua unione con lo sposo, Cristo, nascono i
figli che sostituiscono gli antichi patriarchi e re di
Israele. Essi sono principi sopra la terra perché la gloria
del re, per mezzo loro, si diffonda tra i popoli di
generazione in generazione
“Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli
che tu farai capi di tutta la terra.
Farò ricordare il tuo nome per tutte le generazioni
e i popoli ti loderanno in eterno, per sempre.”

 

 

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