IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

by

PARTE SECONDA

LE VIRTU’ SACERDOTALI DEL CUORE DI CRISTO

Risultato immagine per Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

CAPITOLO VII

La purezza

Nessuno ha mai dubitato della purezza di Gesù. Poteva sfidare i suoi contemporanei: « Chi tra voi mi convincerà di peccato? », senza paura di essere smentito. I suoi nemici, furenti, lo insultavano, lo chiamavano indemoniato e blasfemo; non hanno mai osato sospettare della sua virtù. La folla, entusiasta delle grandi opere di Gesù e rispettosa della sua vita santa e pura, lo riconosceva, se non come Messia, almeno come un profeta, un inviato di Dio, nella verità, nella giustizia, nella santità. Noi che sappiamo che è Dio, lo adoriamo nella sua purezza che nessuna macchia, nessuna ombra ha mai oscurato.

è il puro, il santo per eccellenza. Verbo di Dio, splendore dell’eterno, rivela, nella sua natura di Dio, degli splendori, delle trasparenze, dei candori di cui nulla può offrirci un’idea anche imperfetta. Era un uomo perfettamente puro. La sua anima era splendida di innocenza. Il suo cuore, tabernacolo dell’Amore Infinito, batteva soltanto per la gloria del Padre e la salvezza dell’uomo, essendo insieme altare e vittima del sacrificio più puro. Il suo corpo, formato dallo Spirito Santo dal sangue puro di una Vergine, di una Vergine immacolata che la nascita del suo frutto benedetto ha reso più vergine ancora; la sua carne che doveva essere immolata per il peccato e diventare l’antidoto per il veleno dell’impurità iniettato nel sangue dell’uomo dal peccato originale; questa carne di Gesù è la più pura, la più idealmente candida che possiamo immaginare.

Nulla può darci un’idea di questa purezza. Il raggio del sole, nell’istante in cui prorompe, prima ancora di aver trapassato le nubi del cielo e le pesanti nebbie della terra, è meno puro di Cristo. Il fiocco di neve che scende dalle regioni ghiacciate dell’aria, che non ha toccato nulla, sballottato dal vento nello spazio, è meno puro di Cristo. Il giglio appena sbocciato, in fondo a una valle solitaria, che nulla di impuro ha contaminato, che nessuno sguardo ha sfiorato, nel cui calice neppure un’ape si è ancora posata, è meno puro di Cristo.

Tutto ciò che è in Gesù e che emana da lui respira purezza. La più piccola delle sue parole, il suo minimo gesto, tutta la sua persona ispira purezza e la spande come un profumo. è quello che ci sembra dire Giovanni a Patmos quando, volendo dipingerci Gesù, ce lo fa vedere con un abito lungo, cinto con una cintura d’oro, il capo e i capelli di un bianco abbagliante, bianchi come la lana e come la neve?

Sembra superfluo cercare le prove di questa purezza. Ma ci è d’aiuto considerare la stima e l’amore di Gesù per la purezza, e conoscere le precauzioni che ha voluto prendere, non per preservare se stesso (non aveva nulla da temere), ma per insegnarci, con l’esempio, la prudenza che deve accompagnare il nostro cammino. La visione di Dio, che colma ogni nostro desiderio, placa ogni nostro bisogno, è promessa da Gesù a chi è puro di cuore. La purezza del cuore contiene tutte le altre. Se il cuore è puro, lo sono i pensieri, gli affetti, le parole, i gesti.

Nel corso della sua vita pubblica Gesù parlerà molte volte della castità alle folle assetate dei suoi insegnamenti. Ma quello che la gente, ancora troppo grossolana, non avrebbe saputo comprendere, lo dirà soltanto ai suoi discepoli più cari. Si rivolge ad anime elette che possono fissare il loro sguardo sull’altezza luminosa di una vita più perfetta: « Chi ha orecchi per intendere, intenda ».

Sono soprattutto gli esempi di Gesù che debbono aiutarci. Cristo ha abbracciato volontariamente una vita austera e mortificata. Ha scelto la povertà con le sue privazioni e il lavoro con il suo sudore. Digiuna, si impone delle lunghe veglie, sopporta le fatiche continue della vita apostolica. Dorme sulla nuda terra, avvolto nel mantello; concede al suo corpo soltanto lo stretto necessario. Sa che a noi è utile tenere sotto il giogo e ridurre in schiavitù la nostra natura così incline al male, e i nostri sensi, pronti a ribellarsi.

Il Vangelo ci mostra Gesù, qualche volta, prendere parte alle feste e alle nozze; ma in mezzo a queste gioie Gesù non perde di vista la sua missione, e si unisce alle gioie dell’uomo soltanto per benedirle e santificarle. Sempre solenne, calmo e dignitoso, non prende parte alle conversazioni se non quando può, con la sua parola, istruire, illuminare, edificare e consolare

Una sola parola del Vangelo basta a rivelarci la riservatezza di Gesù nei suoi rapporti con le donne. Stanco per un lungo viaggio, si era seduto accanto al pozzo di Giacobbe ed aveva iniziato con la Samaritana quel colloquio che avrebbe fatto della peccatrice un apostolo. Alcuni discepoli ritornarono da lui e, dice il Vangelo, « si meravigliarono che parlasse con una donna ». Si meravigliarono: doveva essere ben poco un’abitudine di Gesù, una faccenda strana che gli apostoli non avevano mai visto.

Tuttavia, sappiamo che Gesù parlava talvolta con donne. Parla all’emorroissa dopo la sua guarigione, a Maddalena per rassicurarla del suo perdono, a Marta per calmare la sua ansia, alla moglie di Zebedeo spinta ai suoi piedi da un cieco amore materno. Ma non parlava loro da solo. Era in mezzo alla gente, circondato dai discepoli, generalmente in presenza di qualcuno che potesse testimoniare delle sue parole e dell’onestà del suo comportamento. Anche dopo la risurrezione, conserva questa riservatezza. Permette alle donne che incontra lungo la strada di baciargli i piedi; ma a Maddalena, la sua prediletta, che lo vede solo nel giardino, dice « Non toccarmi ».

Quando il profeta Eliseo aveva cercato di rendere la vita al bambino della donna che lo ospitava, si era steso sul piccolo corpo. Aveva posato i suoi occhi sui suoi occhi, la sua bocca sulla sua bocca, il suo cuore sul suo cuore; l’aveva riscaldato con il suo respiro e vivificato con il proprio contatto. Quando Gesù opera i miracoli, evita di toccare i corpi. Senza dubbio, vuole mostrare l’onnipotenza della sua parola; ma vuole anche metterci in guardia contro familiarità pericolose.

Gesù è sempre attento a predicare con l’esempio una purezza assoluta. La vuole vedere splendere in tutti i suoi discepoli. Ne traccia regole per tutti. Ma ai suoi apostoli chiede di più.

Deve essere grande la purezza dei sacerdoti di Cristo, ministri dell’Altissimo, dìspensatori dei misteri di Dio. Il Padre li ha messi sopra gli stessi angeli. Ha comunicato loro una potenza, dei privilegi che ha negato a quelle intelligenze pure. Li ha chiamati a rendere, al corpo eucaristico di Cristo, gli stessi onori che la Vergine rendeva al suo bambino. Lo teneva fra le sue mani; lo fasciava; lo presentava perché fosse adorato; asciugava il suo sangue che colava sotto il coltello della circoncisione; gli dava dei baci materni; lo offriva al Padre dei cieli e si sacrificava con lui.

Le mani del prete che toccano il corpo consacrato di Cristo devono essere pure, alzandolo verso il cielo di fronte ai fedeli inginocchiati. Pure le labbra che gli danno ogni giorno il bacio della comunione. Puri gli sguardi che lo contemplano, così spesso e così da vicino, sotto il velo del sacramento.

Il prete dovrebbe, se fosse possibile, essere più puro di un angelo e casto come Maria. Ma il prete è un uomo, e la sua carne, come un mantello pesante, lo piega verso la terra e lo stringe dolorosamente. Per rimanere sulle vette a cui lo chiama la grazia, deve camminare sulle orme di Gesù e costruire la sua vita sull’esempio della sua. Se Dio non gli fa il dono inestimabile della sofferenza e della malattia, supplisce affaticando il suo corpo con l’attività incessante di un ministero di dedizione e sacrificio. Abbraccia una vita spoglia delle soddisfazioni della carne e dei sensi, e si sforza di sviluppare in sé, con lo studio, con la preghiera, con la ricerca costante dei beni superiori, la vita della sua anima e le proprie energie intellettuali.

Il prete è sacrificatore con Gesù; ma è anche vittima. Le vittime devono essere pure, sante, senza macchia per essere gradite a Dio: una vittima macchiata è respinta da Dio, è un orrore davanti a lui. Il sacerdote di Cristo si sforzi dunque di purificarsi sempre più da ogni attaccamento umano, da ogni soddisfazione volgare, da ogni piacere dei sensi. Non è un uomo qualunque: è un Cristo, un consacrato, un benedetto, un separato. E’ grande, degno di rispetto e di amore in mezzo ai suoi fratelli, puro, distaccato dalle passioni grossolane, al di sopra di tutto ciò che è terreno e soltanto umano. Chi ogni mattina placa la sua sete al calice dell’altare; chi beve quel vino che fa germogliare i vergini, non può essere assetato dei piaceri della terra.

Chi conosce l’ebbrezza dell’amore di Cristo non può cercare altre delizie. Se vuole, il prete troverà nell’amore di Dio, nel cuore di Cristo il suo amico, con cui soddisfare i legittimi bisogni del suo cuore, le aspirazioni della sua anima, per quanto tenera ed amante possa essere.

Fonte.http://preghiereagesuemaria.it/libri/il%20sacro%20cuore%20e%20il%20sacerdozio.htm

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: