Archive for settembre 2017

Vangelo (Mt 21,28-32) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 1 Ottobre 2017) con commento comunitario

30 settembre 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,28-32)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: Sì, signore. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Questo è il Vangelo dell’1 Ottobre, quello del 30 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto.

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Tweet del Papa (@Pontifex_it)

29 settembre 2017

Oggi è la festa degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Invochiamoli affinché in ogni momento ci ricordino la presenza di Dio.
09:00 – 29 settembre 2017


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Vangelo (Lc 9,43b-45) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 30 Settembre 2017) con commento comunitario

29 settembre 2017

S. Girolamo, sacerdote e dottore della Chiesa -memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,43b-45)

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».

Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Questo è il Vangelo del 30 Settembre, quello del 29 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto.

PREGHIERA DEL MATTINO, ROSARIO MEDITATO IN ONORE DI MARIA ROSA MYSTICA: MEDITAZIONI MISTERI DEL DOLORE

29 settembre 2017

Risultato immagine per maria rosa mistica

SIMBOLO: la rosa rossa.

– Domandiamo lo spirito di sacrificio, di penitenza e di riparazione.

I – L’AGONIA DI GESU’
“La mia anima è triste fino alla morte , restate qui e vegliate”( Mc. 14 , 34)

O Gesù, alla vista della tua dolorosissima Passione, noi pensiamo alla terribile agonia, al sudore di sangue sparso sotto l’angoscia di tante sofferenze che Ti attendono.
O Maria, Madre dolorosa, aiutaci a restare sempre uniti a Gesù in spirito di amore, di sacrificio e di riparazione per le infedeltà che Gesù continua a subire nella sua vita eucaristica, soprattutto da parte delle anime consacrate!

1 Padre Nostro,10 Ave Maria , 1 Gloria al Padre.

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Tweet del Papa (@Pontifex_it)

28 settembre 2017

​Incontrare Gesù può dare una svolta decisiva alla nostra vita, riempiendola di significato.

13:30 – 28 settembre 2017

Tweet del Papa (@Pontifex_it)

28 settembre 2017

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19:25 – 27 settembre 2017

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Agostino d’Ippona , Confessioni: Libro Ottavo, La Conversione

28 settembre 2017

Risultato immagine per Sant'agostino

L’esultanza per il bene faticosamente raggiunto
3. 6. Dio buono, cosa avviene nell’uomo, che per la salvezza di un’anima insperatamente liberata da grave pericolo prova gioia maggiore che se avesse sempre conservato la speranza, o minore fosse stato il pericolo? Invero anche tu, Padre misericordioso, gioisci maggiormente per un solo pentito che per novantanove giusti, i quali non hanno bisogno di penitenza; e noi proviamo grande gioia all’udire ogni volta che udiamo quanto esulta il pastore nel riportare sulle spalle la pecora errabonda, e come la dracma sia riposta nei tuoi tesori fra le congratulazioni dei vicini alla donna che l’ha ritrovata; e ci fa piangere di gioia la festa della tua casa, ogni volta che nella tua casa leggiamo del figlio minore che era morto ed è tornato in vita, era perduto e fu ritrovato. Tu gioisci in noi e nei tuoi angeli santificati da un santo amore, perché sei sempre il medesimo, e le cose che non esistono sempre né sempre nel medesimo modo tu nel medesimo modo le conosci sempre tutte.
3. 7. Cosa avviene dunque nell’anima, per cui gode maggiormente di trovare o riavere quanto ha caro, che se lo avesse sempre conservato? Lo conferma la testimonianza di molte altre circostanze, ogni luogo è pieno di testimoni che proclamano: “È così”. Trionfa il generale vittorioso, che non avrebbe vinto senza aver combattuto: e quanto maggiore fu il pericolo nella battaglia, tanto maggiore è la gioia nel trionfo; la tempesta sballotta i naviganti e minaccia di farli naufragare, tutti sbiancano nell’imminenza della morte, poi il cielo e il mare si placano e l’eccesso dell’esultanza nasce dall’eccesso della paura; una persona cara sta male, il polso rivela le sue cattive condizioni: quanti ne desiderano la guarigione stanno male con lei in cuor loro, ma poi migliora, e prima ancora che si aggiri col vigore primitivo, già si diffonde un giubilo che non esisteva quando, prima, si aggirava sana e robusta. Persino i piaceri fisici della vita umana non solo a prezzo di noie impreviste e subìte controvoglia se li procurano gli uomini, ma a prezzo di disagi premeditati e volontari. Così il piacere del cibo e della bevanda è nullo, se non preceduto dal tormento della fame e della sete; e i beoni accompagnano il cibo con certe salse piccanti per provocare un’arsura tormentosa, che nell’essere estinta dal bere nasce il piacere. Si è persino stabilita l’usanza di non consegnare subito le spose già promesse, affinché i mariti non le disprezzino dopo avute, se da fidanzati non sospirarono di averle.
3. 8. Così avviene per una gioia vergognosa e abominevole, così per una permessa e lecita, così per la più sincera e onesta delle amicizie, così per chi era morto ed è tornato in vita, era perduto e fu ritrovato: sempre un gaudio più grande è preceduto da più grande tormento. Che è ciò, Signore mio Dio? Tu, tu stesso non sei per te stesso perenne gaudio, e alcuni esseri intorno a te non godono di te perennemente? E come in quest’altra parte dell’universo si alternano regressi e progressi, contrasti e accordi? È forse la limitazione che hai fissato per essa allorché dalla sommità dei cieli sino alle profondità della terra, dall’inizio sino alla fine dei secoli, dall’angelo sino all’ultimo verme, dal primo moto sino all’estremo hai disposto una per una nella sua propria sede tutte le varietà dei beni, tutte le tue giuste opere e le hai attuate ciascuna a suo proprio tempo? Ahimè, quale sublimità la tua nelle cose sublimi e quale profondità nelle profonde! Eppure non ti allontani mai da noi: noi stentiamo a tornare.

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Pensiero del Giorno: Io Sono, la Via , la Verità e la Vita

28 settembre 2017

Risultato immagine per io sono la via la verità e la vita

Gesù è la Via,  perché è la porta che ti conduce al pascolo ed  è la strada per arrivare al Regno dei cieli;  è  Verità perché è Parola di Dio incarnata ; è Vita perché mediante il dono del Battesimo ci ha dato la Vita nella vita e attraverso l’Eucaristia ci fa dono della vita eterna.

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Vangelo (Gv 1,47-51) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 29 Settembre 2017) con commento comunitario

28 settembre 2017

SANTI ARCANGELI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE – Festa

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,47-51)

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Questo è il Vangelo del 29 Settembre, quello del 28 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 9,7-9) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 28 Settembre 2017) con commento comunitario

27 settembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,7-9)

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

Questo è il Vangelo del 28 Settembre, quello del 27 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa (@Pontifex_it)

26 settembre 2017

​Impegniamoci per un mondo senza armi nucleari, applicando il Trattato di non proliferazione per abolire questi strumenti di morte.

13:30 – 26 settembre 2017

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Vangelo (Lc 9,1-6) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 27 Settembre 2017) con commento comunitario

26 settembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,1-6)

In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.

Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».
Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.

Questo è il Vangelo del 27 Settembre, quello del 26 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Pensiero del giorno : IL Cuore , nel Cuore

26 settembre 2017

Risultato immagine per cuore immacolato di maria e sacratissimo cuore di gesù

Il Cuore Immacolato di Maria , lo troviamo immerso nel Sacratissimo Cuore di Gesù: Gesù è stato generato per opera dello Spirito Santo , nel seno dell’immacolata Concezione,  per questo motivo il suo  cuore è per natura umana associato al cuore della Beata Vergine  Maria, creatura prediletta ed amata dalla Santissima Trinità.

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Tweet del Papa (@Pontifex_it)

25 settembre 2017

​La carità è più vera e più incisiva se vissuta nella comunione.

13:30 – 25 settembre 2017

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Maria a Medjugorje: Messaggio del 25 Settembre 2017

25 settembre 2017

Cari figli! Oggi vi invito ad essere generosi nella rinuncia, nel digiuno e nella preghiera per tutti coloro che sono nella prova, e sono vostri fratelli e sorelle. In modo particolare vi chiedo di pregare per i sacerdoti e tutti i consacrati affinché con più ardore amino Gesù, affinché lo Spirito Santo riempia i loro cuori con la gioia, affinché testimonino il Cielo e i misteri celesti. Molte anime sono nel peccato perché non ci sono coloro che si sacrificano e pregano per la loro conversione. Io sono con voi e prego per voi perché i vostri cuori siano riempiti di gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

La chiesa guarda con favore , ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

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Pensiero della sera : L’AVE MARIA E MARIA ROSA MISTICA

25 settembre 2017

In Maria Rosa Mistica sono raffigurate tre rose: Una bianca, una rossa e una gialla.

Queste tre rose mi fanno pensare alle tre Ave Maria iniziali del rosario che sono associate alle tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.

Se io associo queste tre rose alle tre virtù ecco cosa ne ricavo:

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Vangelo (Lc 8,19-21) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 26 Settembre 2017) con commento comunitario

25 settembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 8,19-21)

In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

Questo è il Vangelo del 26 Settembre, quello del 25 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto.

IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO , Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

25 settembre 2017

PARTE TERZA

L’AMORE DEL VERBO INCARNATO PER 1 SUOI SACERDOTI

Risultato immagine per Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

CAPITOLO V

Amore di Cristo per i suoi sacerdoti dopo l’ascensione

Appena formato nel seno di Maria, il cuore di Cristo aveva palpitato d’amore per il suo sacerdozio. Il figlio di Zaccaria era stato il primo ad avvertirne gli effetti e, come abbiamo visto, tutta la vita di Gesù è stata una lunga serie di testimonianze di questo amore. Nelle ultime ore della sua vita, fino alla sua morte, amò i suoi sacerdoti. Dopo la risurrezione, si dedica ad essi completamente, li ricolma della pienezza delle sue grazie e li uguaglia, per così dire, a se stesso.

Ma dopo che è salito al cielo? Nella beatitudine in cui regna, nella gloria eterna che gli apparteneva di diritto e che tuttavia ha voluto conquistare, il suo amore non è cambiato. Ciò che amava nella sua vita terrena, lo ama di un amore eterno, senza turbamenti e senza fine.

Così, vediamo Cristo, nel momento in cui abbandona la terra, lasciare ai suoi sacerdoti un altro segno della tua tenerezza. Mentre sale verso il cielo, dalle sue mani benedicenti cade sui discepoli un dono di grazia immenso, precursore di quei doni ancor più meravigliosi che presto lo Spirito comunicherà loro.

L’autore ispirato nota espressamente che dopo l’Ascensione gli apostoli lasciarono il monte degli Ulivi e rientrarono pieni di gioia in Gerusalemme.’ Avevano perso la presenza visibile, così consolante e fortificante, del Maestro. Si vedevano soli di fronte a un avvenire colmo di persecuzioni e sofferenze; senza forza, senza luce, in un’at

tesa colma di incertezza, con il peso di una missione schiacciante. Tristezza, inquietudine, scoraggiamento, dolore travagliavano il loro cuore, e tuttavia tornavano colmi di gioia.

Questa gioia, era il dono di Cristo al suo sacerdozio. Non era affatto una consolazione vana, un godimento terreno; ma una unzione santa, uscita dalla carità di Dio e passata dalle mani di Gesù fin nel più intimo del cuore degli apostoli. Era, se così ci si può esprimere, la gioia sacerdotale.

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Agostino d’Ippona , Confessioni: Libro Ottavo, La Conversione

25 settembre 2017

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Visita a Simpliciano

Simpliciano, servo di Dio

  1. 1. Dio mio, fa’ ch’io ricordi per ringraziarti e ch’io confessi gli atti della tua misericordia nei miei riguardi. Le mie ossa s’impregnino del tuo amore e dicano: “Signore, chi simile a te?. Hai spezzato i miei lacci, ti offrirò un sacrificio di lode”. Come li hai spezzati, ora narrerò, e diranno tutti coloro che ti adorano, all’udirmi: “Benedetto il Signore in cielo e in terra; grande e mirabile il suo nome”. Penetrate stabilmente nelle mie viscere le tue parole, da te assediato d’ogni parte, possedevo la certezza della tua vita eterna. L’avevo vista soltanto in un enigma e come attraverso uno specchio; tuttavia si era dissipato dalla mia mente ogni dubbio sulla sostanza incorruttibile e la derivazione da quella di ogni altra sostanza. Non desideravo acquistare ormai una maggiore certezza di te, quanto piuttosto una maggiore stabilità in te. Senonché dalla parte della mia vita terrena tutto vacillava, e bisognava ripulirmi il cuore del fermento vecchio. La via, ossia la persona del Salvatore, mi piaceva, ma ancora mi spiaceva passare per le sue strettoie. Allora m’ispirasti il pensiero, apparso buono ai miei occhi, di far visita a Simpliciano, che mi sembrava un tuo buon servitore. In lui riluceva la tua grazia; avevo anche sentito dire che fin da giovane viveva interamente consacrato a te. Allora era vecchio ormai e nella lunga esistenza passata a perseguire la tua via con impegno così santo, mi sembrava avesse acquistato grande esperienza, grande sapienza; né mi sbagliavo. Era mio desiderio conferire con lui sui miei turbamenti, affinché mi riferisse il metodo adatto a chi si trova nel mio stato per avanzare sulla tua via.

Il legame della donna

  1. 2. Vedevo la Chiesa popolata di fedeli che avanzavano, l’uno in un modo, l’altro in un altro; invece mi disgustava la mia vita nel mondo. Era divenuta un grave fardello per me, ora che non mi stimolavano più a sopportare un giogo così duro le passioni di un tempo, l’attesa degli onori e del denaro. Ormai tutto ciò mi attraeva meno della tua dolcezza e della bellezza della tua casa, che ho amato. Ma ero stretto ancora da un legame tenace, la donna. L’Apostolo non mi proibiva il matrimonio, sebbene invitasse a uno stato più alto, desiderando, se possibile, che tutti gli uomini fossero come lui; ma io, più debole, cercavo una posizione più comoda. Era l’unica causa delle mie oscillazioni. Per il resto ero illanguidito e snervato da preoccupazioni putride, perché la vita coniugale, di cui ero devoto prigioniero, mi costringeva ad altri adattamenti, che non avrei voluto subire. Avevo sentito dire dalla bocca della verità che esistono eunuchi, i quali si mutilarono volontariamente per amore del regno dei cieli; ma aggiunge: “Chi può capire, capisca”. Sono certamente vani tutti gli uomini in cui non si trova la conoscenza di Dio e che non poterono trovare, muovendo dalle cose che ci si mostrano buone, Colui che è ; ma questo genere di vanità non era più il mio ormai. L’avevo superato, trovando nella testimonianza concorde dell’intero creato te, nostro Creatore, e il tuo Verbo, Dio presso di te e con te unico Dio e strumento della tua intera creazione. Esiste poi una seconda categoria di empi, quelli che, pur conoscendo Dio, non lo glorificarono o ringraziarono come Dio. Anche fra costoro ero caduto, ma la tua destra mi raccolse, mi traesti di là e mi ponesti in un luogo ove potevo guarire, poiché hai detto all’uomo: “Ecco, pietà è sapienza”, e: “Non cercare di apparire sapiente, perché chi si dichiarava sapiente divenne stolto”. Dunque avevo già trovato la perla preziosa e mi conveniva acquistarla vendendo tutti i miei beni. Eppure esitavo.

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24 settembre 2017

​La gioia si moltiplica condividendola!

13:30 – 24 settembre 2017

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Vangelo (Lc 8, 16-18) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 25 Settembre 2017) con commento comunitario

24 settembre 2017

Dal vangelo secondo Luca (Lc 8, 16-18)

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».       

Questo è il Vangelo del 25 Settembre, quello del 24 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Preghiera della Sera: A San Pio da Pietralcina per ottenere la sua intercessione

23 settembre 2017

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O Gesù, pieno di grazia e di carità e vittima per i peccati, che, spinto dall’amore per le anime nostre, volesti morire sulla croce, io ti prego umilmente di glorificare, anche su questa terra, il servo di Dio, San Pio da Pietralcina che, nella partecipazione generosa ai tuoi patimenti, tanto ti amò e tanto si prodigò per la gloria del Padre tuo e per il bene delle anime. Ti supplico perciò di volermi concedere, per la sua intercessione, la grazia (esporre), che ardentemente desidero.

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Tweet del Papa (@Pontifex_it)

23 settembre 2017

​Se siamo fedeli a Cristo e operiamo il bene possiamo diffondere la luce della speranza di Dio.


13:30 – 23 settembre 2017

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Pensiero del giorno: Il rosario

23 settembre 2017

Ogni Ave Maria recitata  é una rosa , che si dona a Dio, nostro Padre, per le mani della Beata Vergine Maria.

Firmato Raffaella

Vangelo (Mt 20,1-16) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 24 Settembre 2017) con commento comunitario

23 settembre 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,1-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Questo è il Vangelo del 24 Settembre, quello del 23 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Un pensiero nella notte al Signore

22 settembre 2017

 

Padre mio, io mi abbandono a Te

Padre mio,
io mi abbandono a Te,
fa’ di me  ciò che ti piace;
qualunque cosa tu faccia di me

ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto, 
purché la tua volontà si compia in me 
e in tutte le tue creature;
non desidero niente altro, mio Dio. 
Rimetto la mia anima nelle tue mani,
te la dono, mio Dio, 
con tutto l’amore del mio cuore,
perché ti amo. 
Ed è per me un’esigenza d’amore il donarmi, 
il rimettermi nelle tue mani, senza misura,
con una confidenza infinita 
perché Tu sei il Padre mio.

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Tweet del Papa (@Pontifex_it)

22 settembre 2017

Il Vangelo invita prima di tutto a rispondere a Dio che ci ama e che ci salva, riconoscendolo nel prossimo.

13:30 – 22 settembre 2017

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Liturgia del giorno: Audio salmo (48) 49

22 settembre 2017

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

[1] Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.
[2] Ascoltate, popoli tutti,
porgete orecchio abitanti del mondo,

[3] voi nobili e gente del popolo,
ricchi e poveri insieme.

[4] La mia bocca esprime sapienza,
il mio cuore medita saggezza;
[5] porgerò l’orecchio a un proverbio,
spiegherò il mio enigma sulla cetra.

[6] Perché temere nei giorni tristi,
quando mi circonda la malizia dei perversi?

[7] Essi confidano nella loro forza,
si vantano della loro grande ricchezza.

[8] Nessuno può riscattare se stesso,
o dare a Dio il suo prezzo.

[9] Per quanto si paghi il riscatto di una vita,
non potrà mai bastare

[10] per vivere senza fine,
e non vedere la tomba.

[11] Vedrà morire i sapienti;
lo stolto e l’insensato periranno insieme
e lasceranno ad altri le loro ricchezze.

[12] Il sepolcro sarà loro casa per sempre,
loro dimora per tutte le generazioni,
eppure hanno dato il loro nome alla terra.

[13] Ma l’uomo nella prosperità non comprende,
è come gli animali che periscono.

[14] Questa è la sorte di chi confida in se stesso,
l’avvenire di chi si compiace nelle sue parole.

[15] Come pecore sono avviati agli inferi,
sarà loro pastore la morte;
scenderanno a precipizio nel sepolcro,
svanirà ogni loro parvenza:
gli inferi saranno la loro dimora.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

COMMENTO:

È una lirica drammatica sulla morte. Alla tenebra della morte si oppone invano l’inconsistente luce delle ricchezze alle quali si rischia di sacrificare tutto, onestà, giustizia, vita e affetti. La morte elimina tutto.” Chi ha lavorato con sapienza, scienza e successo dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è nulla e grande sventura… Chi ama il denaro, mai si sazia di denaro e chi ama la ricchezza non riesce a trarne profitto… Come è uscito dal grembo di sua madre, così se ne andrà di nuovo come era venuto e dalle sue fatiche non ricaverà nulla da portare con sé” (Qo 2,21; 5,9-16).

Ma il versetto 16 ci riserva una sorpresa. “Dopo aver stigmatizzato l’illusione dei ricchi, il salmista si accontenta di insinuare, come tra parentesi, che, essendo nelle mani di Jahweh, egli non è totalmente abbandonato alla mercé della morte. Per vincerla definitivamente, tuttavia, bisognerà attendere la venuta del Signore Gesù (cfr. 1Cor 15,26) (E. Beaucamp). “Il salmo 49 non parla di risurrezione, almeno in modo esplicito… È possibile ma non certo che il credente pensi di sfuggire alla morte stessa. Egli allora andrebbe ad abitare presso il Dio che egli ha servito” (R. Martin-Achard).

L’intimità vissuta dal fedele col suo Dio durante l’esistenza terrena ha riempito il presente di eternità, ha pervaso l’uomo di divinità, ed è su questa base che il fedele attende che questa intimità non si spenga ma fiorisca nella comunione piena e misteriosa con il Dio vivente. Il libro della Sapienza formalizzerà ufficialmente questa intuizione ancora acritica e titubante.

Il salmo 49 è una grande meditazione sapienziale sui veri valori della vita: la scala dei valori decisa dagli uomini è spesso assurda e ha come unità di misura soprattutto la ricchezza e il successo. L’inconsistenza dei beni economici oltre la morte, irreversibile e universale, ci richiama il detto di Gesù:

 

 

Guardatevi e tenetevi lontani da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni” (Lc 12,15).

Il ricco sbaglia perché riconosce alle ricchezze la funzione di vita e di salvezza che spetta solo a Dio.

 

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Vangelo (Lc 8,4-15) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 23 Settembre 2017) con commento comunitario

22 settembre 2017

S. Pio da Pietrelcina, sacerdote – memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 8,4-15)

In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

Questo è il Vangelo del 23 Settembre, quello del 22 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Omelia di Papa Francesco a Santa Marta del 21 settembre 2017

22 settembre 2017

 

“MISERICORDIA IO VOGLIO E NON SACRIFICI “,  E’ LA PORTA PER INCONTRARE GESU’ E RICONOSCERSI COME SIAMO, LA VERITA’:  PECCATORI, E LUI VIENE, ED E’ TANTO BELLO INCONTRARE GESU’….!!!!

 

 

 

 

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Miserando atque eligendo

Giovedì, 21 settembre 2017

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVII, n.217, 22/09/2017)

Miserando atque eligendo. C’è l’essenza e la radice della missione di Jorge Mario Bergoglio nella meditazione proposta nel giorno della festa di san Matteo, giovedì 21 settembre, durante la messa celebrata a Santa Marta. Il motto che il Papa ha scelto per sé proprio per rilanciare l’atteggiamento di Gesù verso il pubblicano è tratto dall’homilia 21 di san Beda il venerabile, proposta nell’Ufficio delle letture per la festa liturgica dell’evangelista.

E le modalità concrete, passo per passo, della conversione di Matteo — così come è stata fissata nel capolavoro del Caravaggio esposto nella chiesa romana di San Luigi dei francesi — sono state ripercorse, attualizzandole, dal Pontefice nella sua omelia. «Questo passo preso dal Vangelo di Matteo — ha subito fatto presente il Papa, riferendosi al brano suggerito dalla liturgia (9, 9-13) — racconta la conversione di Matteo: come il Signore lo chiamò, lo scelse per seguirlo». E «possiamo vederlo in tre passi: l’incontro, la festa e lo scandalo».

«L’incontro», anzitutto: «Gesù veniva da guarire un paralitico e mentre andava via — forse per uscire, erano alla porta questi che facevano pagare le imposte — trovò quest’uomo chiamato Matteo». E il Vangelo dice, appunto, che Gesù «vide un uomo chiamato Matteo — e dove era quell’uomo? — seduto al banco delle imposte». In fin dei conti Matteo «era uno di quelli che facevano pagare le imposte al popolo di Israele, per darle ai romani: un traditore della patria». Tanto che questi uomini, ha aggiunto il Papa, «erano disprezzati».

Ecco che Matteo, ha proseguito Francesco, «si sente guardato da Gesù» che, «dice il Vangelo, gli disse: “seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì». Ma «cosa è successo?» è la domanda suggerita da Francesco, prendendo spunto da questo incontro. Cosa ha convinto Matteo a seguire il Signore? «Quella è la forza dello sguardo di Gesù» — ha spiegato il Pontefice — che «sicuramente lo ha guardato con tanto amore, con tanta misericordia: quello sguardo di Gesù misericordioso» per dire: «Seguimi, vieni». E Matteo, da parte sua, aveva «uno sguardo sfiduciato, guardando di lato, con un occhio Dio e con l’altro il denaro, aggrappato ai soldi come lo dipinse il Caravaggio: proprio così, aggrappato e guardando di lato e anche con uno sguardo scontroso, burbero».

Invece lo sguardo di Gesù, è «amorevole, misericordioso». Di fronte a questo sguardo ecco che «la resistenza di quell’uomo che voleva i soldi — era tanto schiavo dei soldi — cade». Il Vangelo ci dice, infatti, che Matteo «si alzò e lo seguì».

Nella prospettiva di questa «lotta fra la misericordia e il peccato», ha affermato il Pontefice, è importante chiedersi: «Come è entrato l’amore di Gesù nel cuore di quell’uomo? Qual è stata la porta per poter entrare?». Il fatto, ha spiegato Francesco, è che «quell’uomo sapeva di essere peccatore: sapeva di non essere ben voluto da nessuno, anche disprezzato». Proprio «quella coscienza di peccatore aprì la porta alla misericordia di Gesù: lasciò tutto e se ne andò». Ecco «l’incontro fra il peccatore e Gesù: tutti i peccatori che trovarono Gesù hanno avuto il coraggio di seguirlo, ma se non si sentivano peccatori non potevano seguirlo». Per questa ragione, ha detto il Papa, «la prima condizione per essere salvato è sentirsi in pericolo; la prima condizione per essere guarito è sentirsi ammalato». Dunque, ha proseguito, «sentirsi peccatore è la prima condizione per ricevere questo sguardo di misericordia». Di più, ha aggiunto Francesco, «pensiamo allo sguardo di Gesù: tanto bello, tanto buono, tanto misericordioso, e anche noi quando preghiamo sentiamo questo sguardo su di noi: è lo sguardo dell’amore, lo sguardo della misericordia, lo sguardo che ci salva» e ci suggerisce di «non aver paura».

Matteo, ha affermato il Papa, «si sentì tanto felice e sicuramente, anche se non è nel testo, ha invitato Gesù a pranzo a casa sua, come ha fatto anche Zaccheo». È il momento della «festa», appunto. «Hanno fatto festa» ha affermato il Pontefice, evidenziando che «dopo quell’incontro viene la festa con tutti quelli dello stesso sindacato: erano tutti uguali. E lui ha chiamato gli amici che erano tutti così: peccatori, pubblicani e sicuramente domandavano al Signore cose e il Signore rispondeva mentre sedeva a tavola nella casa». Dunque «erano a tavola, mangiavano insieme con i peccatori: lo stesso è successo nel pranzo che aveva fatto Zaccheo per festeggiare la conversione, l’incontro con il Signore». E «questo ci fa pensare a quello che Gesù dice nel capitolo 15 di Luca: ci sarà più festa nel cielo per un peccatore che si converte che per cento giusti che rimangono giusti». Questa è, appunto, «la festa dell’incontro del Padre, la festa della misericordia; e Gesù spreca misericordia, per tutti».

Però mentre il Signore «sedeva a tavola» — è il terzo momento dopo l’incontro e la festa — ecco che arriva «lo scandalo». Il Vangelo, ha spiegato Francesco, racconta che «sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con Gesù e i suoi discepoli». E «vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: “come mai questo?”». Perché, ha spiegato il Papa, «uno scandalo incomincia sempre con questa frase: “Ma come mai?”». Perciò, ha aggiunto, «quando voi sentite questa frase, puzza: dietro viene lo scandalo, si strappano le vesti».

Ecco infatti che i farisei chiedono ai discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori? Il vostro maestro è un impuro, perché salutare questa gente ti contagia». Per loro «è la malattia, l’impurezza di non seguire la legge, e la legge dice che non si può andare da loro». Anzi, sono persone che ripetono che «la legge dice, la dottrina dice…: questi sapevano bene la dottrina, la sapevano benissimo, sapevano come si doveva andare sulla strada del regno di Dio, conoscevano meglio di tutti come si doveva fare». Ma, ha fatto notare il Papa, «avevano dimenticato il primo comandamento dell’amore e sono stati chiusi in questa gabbia dei sacrifici: “Facciamo un sacrificio a Dio, facciamo il sabato, tutto quello che si deve fare e così ci salviamo”». Invece no, ha rilanciato Francesco, perché «ci salva Dio, ci salva Gesù Cristo e questi non avevano capito, si sentivano sicuri, credevano che la salvezza veniva da loro».

Per questa ragione domandano ai discepoli: «Come mai?»: proprio quel «“come mai?” che tante volte abbiamo sentito fra i fedeli cattolici quando vedevano opere di misericordia: come mai?». Da parta sua, invece, «Gesù è chiaro, è molto chiaro: “Andate a imparare”». Perciò «li ha mandati a imparare: “Andate a imparare che cosa vuol dire misericordia, quello che io voglio, e non sacrifici, perché io non sono venuto, infatti, a chiamare i giusti ma i peccatori». Dunque, ha affermato il Pontefice, «se tu vuoi essere chiamato da Gesù, riconosciti peccatore».

Certo, «uno può dire: “Padre, ma è una grazia sentirsi peccatore, davvero?». Sì, perché vuol dire «sentire la verità». Ma «non peccatore in astratto: peccatore per questo, per questo, per questo, per questo. Peccato concreto, peccati concreti! E tutti noi ne abbiamo tanti!». Allora «andiamo lì e lasciamoci guardare da Gesù con quello sguardo misericordioso pieno di amore».

Ecco allora, ha detto Francesco ripercorrendo i punti essenziali della sua meditazione, «l’incontro fra la misericordia e il peccato; la festa, perché Gesù ci ha detto che c’è festa quando un peccatore si converte; e sempre lo scandalo: ce ne sono tanti, tanti, sempre, anche nella Chiesa oggi». Magari «dicono: no, non si può, è tutto chiaro, è tutto, no, no, sono peccatori quelli, dobbiamo allontanarli». E «anche tanti santi sono stati perseguitati o sospettati: pensiamo a santa Giovanna d’Arco, mandata al rogo perché pensavano fosse una strega e condannata: una santa! Pensate a santa Teresa, sospettata di eresia, pensate al beato Rosmini».

In conclusione il Papa ha rilanciato l’espressione evangelica: «Misericordia io voglio e non sacrifici», ricordando che «la porta per incontrare Gesù è riconoscersi come siamo, la verità: peccatori. E lui viene e ci incontriamo: è tanto bello incontrare Gesù!».

Tweet del Papa (@Pontifex_it)

21 settembre 2017

​Rivolgo un appello in favore della pace e del disarmo: in questo mondo ferito dalla violenza, abbiamo bisogno di fraternità tra i popoli.

13:30 – 21 settembre 2017

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Vangelo (Lc 8,1-3) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 22 Settembre 2017) con commento comunitario

21 settembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 8,1-3)

In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

Questo è il Vangelo del 22 Settembre, quello del 21 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto.

IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO , Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

20 settembre 2017

PARTE TERZA

L’AMORE DEL VERBO INCARNATO PER 1 SUOI SACERDOTI

Risultato immagine per Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

CAPITOLO IV

Amore di Cristo per i suoi sacerdoti dopo la risurrezione

La morte poteva, per qualche ora, irrigidire il cuore pulsante di amore di Gesù e impedirgli di battere. Ma appena fosse apparsa l’aurora radiosa della risurrezione; appena la vita fosse rientrata trionfale nell’Umanità del Salvatore, l’Amore avrebbe nuovamente fatto battere il cuore di Cristo, e per primo ne sarebbe traboccato l’amore per il suo sacerdozio.

Le prime parole di Gesù a Maddalena, dopo essersi fatto riconoscere, sono per i suoi preti: « Va’ a dire ai miei fratelli che io risalgo al Padre mio e Padre vostro, al mio Dio e vostro Dio ». I miei fratelli. Non dice: va’ a dire ai miei discepoli, o ai miei apostoli. Queste parole sono troppo fredde per soddisfare il suo amore. « Andate a dire ai miei fratelli », ripete alle donne venute al sepolcro. I tradimenti, le ingratitudini, le viglìaccherie della vigilia, tutto è dimenticato. Questo amore supera le possibilità di essere capito.

I quaranta giorni che il Salvatore trascorre sulla terra dopo la risurrezione saranno tutti impiegati all’edificazione definitiva della Chiesa e alla formazione dei suoi preti. In precedenza, si offriva alla folla: insegnava, consolava, guariva i malati e accarezzava i bambini. Si faceva tutto a tutti. Ora, sembra aver ripreso la vita soltanto per dedicarla ai suoi apostoli. La sua parola, i miracoli, le sue benedizioni saranno soltanto per loro. Li copre con la sua potenza, li colma di beni tanto che nessuna creatura potrà eguagliarli. Li innalzerà così in alto che i re della terra dovranno inchinarsi a loro e i principati del cielo potranno invidiarli. Li rivestirà a tal punto di se stesso, vivrà a tal punto in loro che compiranno le opere che egli ha compiuto, e anche più grandi ancora. E’ l’amore più grande quello che opera un’unione così totale.

Dopo essere apparso alle donne, il cui coraggio e attaccamento a lui meritavano una simile preferenza amorosa, Gesù apparve a Pietro. Questo discepolo, malgrado la sua caduta così dolorosa per Cristo, è tuttavia il primo a ricevere le sue benedizioni. Perché è il capo del sacerdozio nuovo, pastore supremo del gregge di Cristo. La sera dello stesso giorno, dopo aver illuminato e consolato i due discepoli sulla strada di Emmaus, ed essersi rivelato loro nell’Eucaristia, il Salvatore viene al Cenacolo, e appare fra i suoi apostoli riuniti. Il suo volto è raggiante; le sue parole colme di tenerezza: « La pace sia con voi… Perché avete paura?… »’ Mostra loro le mani e i piedi, e con semplicità chiede qualcosa da mangiare per convincerli del tutto della realtà della sua risurrezione. Allora, quando la fede entra in loro, Gesù si china e con il suo soffio comunica loro lo Spirito vivificatore.

Al tempo della creazione, Dio aveva formato l’uomo dal fango della terra, gli aveva dato vita con il suo soffio e aveva conferito alla sua anima l’immortalità. Al tempo della Redenzione, questo stesso soffio onnipotente, uscendo dalla bocca del Cristo, comunica ai preti il potere di dare la vita alle anime, di risuscitarle dalla morte del peccato: « Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; a chi li riterrete, saranno ritenuti ». Quasi una partecipazione offerta ai preti alla potenza creatrice di Dio.

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Pensiero della Sera : CHE COS’E’ LA CARITA’?

20 settembre 2017

Risultato immagine per Carità e gesù

Quando negli occhi del prossimo che soffre o che ha fame e sete o è solo o ha bisogno dei vestiti per non restare nudo, tu vedi Gesù che si incarna nelle sue piaghe, allora questa è la Carità.

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Vangelo (Mt 9,9-13) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 21 Settembre 2017) con commento comunitario

20 settembre 2017

SAN MATTEO, Apostolo ed Evangelista – Festa

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,9-13)

In quel tempo, mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.

Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».

Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Questo è il Vangelo del 21 Settembre, quello del 20 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa (@Pontifex_it)

20 settembre 2017

​Lavoriamo insieme per trovare soluzioni concrete per i poveri, i profughi, le vittime delle moderne schiavitù e per promuovere la pace.

13:30 – 19 settembre 2017

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Vangelo (Lc 7,31-35) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 20 Settembre 2017) con commento comunitario

19 settembre 2017

Santi Andrea Kim Taegon, Paolo Chong Hasang e compagni – memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7,31-35)

In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

Questo è il Vangelo del 20 Settembre, quello del 19 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Storia di una principessa

19 settembre 2017

C’era una principessa che viveva in un grande palazzo con le sue dame e servi. Aveva una grande tenuta con bellissimo giardino, laghi con acqua cristallina, dove ogni giorno faceva il bagno. C’erano inoltre dei bei passeri di ogni specie, che cantavano molto bene, pavonicon grandi e bellissime code, che volavano, colombe messaggere che andavano da ogni parte a portare i suoi messaggi e pappagalli viaggiatori che venivano a raccontare alla principessa tutto quello che avveniva nel mondo.

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Preghiera del Mattino: ALLA REGINA DEL PREZIOSISSIMO SANGUE

19 settembre 2017

Risultato immagine per regina del preziosissimo sangue

O Maria, noi ti salutiamo Regina del preziosissimo Sangue, poiché il Sangue divino è il titolo supremo della tua regalità sul mondo intero. Tu l’hai elargito al Figlio di Dio. Ti sei unita all’offerta del Sangue che l’Agnello immacolato Gesù ha versato per la riconciliazione di Dio con gli uomini e tra di loro. Per questo sei per noi Madre nell’ordine della grazia e Dispensatrice dei benefici della redenzione su tutti i tuoi figli qui in terra e sulle Anime Sante del purgatorio.

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Tweet del Papa (@Pontifex_it)

18 settembre 2017

​Troviamo il coraggio di purificare il nostro cuore togliendo i sassi e le spine che soffocano la Parola di Dio.



13:30 – 18 settembre 2017

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Vangelo (Lc 7,11-17) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 19 Settembre 2017) con commento comunitario

18 settembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7,11-17)

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

Questo è il Vangelo del 19 Settembre, quello del 18 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto.

IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO , Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

18 settembre 2017

PARTE TERZA

L’AMORE DEL VERBO INCARNATO PER 1 SUOI SACERDOTI

Risultato immagine per Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

CAPITOLO III

Amore di Cristo per i suoi sacerdoti nelle ultime ore della sua vita

Nelle ultime ore della sua vita mortale, Gesù fece apparire in maniera ancor più evidente il suo amore per i sacerdoti. Nel discorso della Cena che Giovanni ci ha conservato, la tenerezza di Cristo risplende si può dire ad ogni parola: sono le effusioni più intime del suo amore.

« Ho desiderato molto dice di mangiare questa Pasqua con voi prima di soffrire ». Desiderava rendere partecipi del suo sacerdozio gli apostoli, segnarli con il sigillo che li innalza oltre le gerarchie angeliche. Era ansioso di mettersi nelle loro mani nell’Eucaristia, di offrirsi totalmente a loro, di dipendere da loro. Come un artista impaziente di veder sorgere sotto le sue mani il capolavoro che ha sognato, Gesù affrettava con il suo desiderio il momento in cui doveva costituire l’opera sognata dal suo Cuore: il sacerdozio cattolico.

« Ho desiderato molto… ». E’ un’aspirazione profonda. Ha desìderato molto di mangiare questa Pasqua. Altre volte prima di allora aveva mangiato la Pasqua con i discepoli: ma non era questa Pasqua, nel corso della quale avrebbe istituito il suo sacerdozio. Come un padre in mezzo ai suoi figli, presiede il pasto; poi si alza e, umilmente, si inginocchia di fronte agli apostoli e rende loro il servizio di uno schiavo, lavando loro i piedi e asciugandoli. Per diminuire, in qualche modo, la distanza che li separa da lui; per incoraggiarli e renderli meno indegni, anche ai loro occhi, della sua bontà. Dice loro: « Voi siete puri »? Fa ancora di più. Li innalza fino a sé. Li rende uguali a sé e si spinge fino ad assicurarli che « chiunque riceverà colui che egli avrà mandato, riceverà lui stesso » La bontà di Cristo non avvolge soltanto i suoi discepoli puri, si estende fino all’apostolo infedele. Con avvertimenti pieni d’affetto cerca di toccare il cuore del traditore. Si sforza di far nascere in lui la fede e la confidenza che potrebbero ancora distoglierlo dal suo peccato.

Il momento solenne è giunto. L’Amore Infinito sta per produrre il suo capolavoro; la sapienza e la potenza di Dio stanno per agire insieme. Sarà il dono per eccellenza della carità di Dio: l’Eucaristia. Dio con noi, Dio in noi; Gesù Cristo, Dio e uomo, unito spirito a spirito, cuore a cuore, corpo a corpo con l’uomo riscattato e salvato: « Prendete e mangiate, prendete e bevetene tutti ».

Ma lo sforzo dell’Amore non è terminato. Gesù non sarà sempre presente, nella sua forma umana e palpabile, a operare il miracolo. Bisogna che altri uomini rivestiti della sua potenza gli succedano e rinnovino, lungo i secoli, la misteriosa transustanziazione che ha appena compiuto. In quel momento il sacerdozio scaturisce dal cuore di Cristo. Coloro che circondano Gesù in quest’ora ricevono quel sigillo sacro e incancellabile che li rende sacerdoti per l’eternità e che, di generazione in generazione, i chiamati dall’Amore porteranno per la gloria di Dio e la salvezza del mondo.

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Preghiera del mattino: Alla Vergine di Nazaret

18 settembre 2017

Risultato immagine per preghiera alla madonna di nazaret

“La dolcezza di una madre, la tenerezza di un’amica, la comprensione di una sposa. Guardando te, nel profondo dello spirito, l’insicurezza svanisce e s’avvicina la gioia. Ecco, noi t’invochiamo, Maria, quale punto archimedeo di luce e di speranza, fra i sentieri a volte scuri della nostra vita quotidiana. I concetti non danno calore, i ragionamenti non fanno carezze, le passioni non danno struttura ai desideri del cuore. Ma evaporano, si perdono, la loro immagine diviene sfocata, poi invisibile e infine assente. Tu sei realtà, e realtà concreta, presente, viva. A te allora la nostra mano, a te il nostro cuore, per te la nostra vita. Cercandola in te, la troviamo in te. E di nuovo l’assumiamo, la viviamo, integriamo una nuova vita alla nostra stessa vita, perfezionata da te, purificata e addolcita da te. Sapienza, non vanagloria, riferimento esistenziale, non boriosa euforia. Tu ci sei, e ci attendi. E non hai pace finché non ci hai aiutati, riavvolti secondo il retto ordine delle cose, rimodellati.

Sapere di essere vivo, destinato all’eternità, felice senza confine, oltre le logiche territoriali, culturali, emotive: un’unica cosa in un unico sguardo, una perfetta simbiosi d’amore e di scambio. Questo è l’orizzonte che il tuo manto apre su di noi. La pace che tu vuoi per noi. Senza misura, senza peso o quantità: totale, assoluta, sconfinata. Eterna gioia, eterna grazia, intramontabile bellezza. Eccoci, Maria, noi ci consegniamo all’opera delle tue mani, ora che “il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia”: niente altro ci occorre per star bene, con noi stessi e con gli altri, al di là della tua mediazione, del tuo principio di sapienza che tutto provvede, tutto interpreta, tutto codifica e risana.

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Tweet del Papa (@Pontifex_it)

17 settembre 2017

Quanto più Gesù occupa il centro della nostra vita, tanto più ci fa uscire da noi stessi e ci rende più vicini agli altri.


13:30 – 17 settembre 2017

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Vangelo (Lc 7,1-10) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 18 Settembre 2017) con commento comunitario

17 settembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7,1-10)

In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».
Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Questo è il Vangelo del 18 Settembre, quello del 17 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 18,21-35) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 17 Settembre 2017) con commento comunitario

16 settembre 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,21-35)

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Questo è il Vangelo del 17 Settembre, quello del 16 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa (@Pontifex_it)

15 settembre 2017

​Il Signore non ci lascia orfani: abbiamo una Madre, la stessa di Gesù. Maria si prende cura di noi e sempre ci difende.

13:30 – 15 settembre 2017

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BEATA VERGINE MARIA ADDOLORATA

15 settembre 2017

Come Gesù, Maria ha conosciuto la sofferenza, perciò sa essere vicino e compatire coloro che soffrono, da vera Madre dei dolenti.

(Pascual Chavez – 15 settembre 2017 su Twitter)


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Vangelo (Lc 6,43-49) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 16 Settembre 2017) con commento comunitario

15 settembre 2017

S. Cornelio, papa e Cipriano, vescovo, martiri – memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,43-49)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.
L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

Questo è il Vangelo del 16 Settembre, quello del 15 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tentazioni tipiche del diavolo per distruggere i matrimoni Pildorasdefe.net | Set 11, 2017

15 settembre 2017

Tentazioni tipiche del diavolo per distruggere i matrimoni