Archive for novembre 2017

Tweet del Papa (@Pontifex_it)

30 novembre 2017

Il santissimo nome di Dio non può mai essere invocato per giustificare l’odio e la violenza contro altri esseri umani nostri simili.

15:00 – 30 novembre 2017

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Lectio Divina: Salmo 23

30 novembre 2017

 

MEDITAZIONE
II salmo inizia con una solenne dichiarazione: “la terra è del Signore”. Sentimenti di adorazione, di amore uniti ad una profonda e commossa ammirazione sembrano naturali.

Passa un potente per le vie del mondo, e tutti si affrettano ad ossequiarlo: ne sono soggiogati. Lui è il padrone del mondo, di tutto anche dei potenti: ma perché si è nascosto sotto le apparenze del pane, pochi riconoscono in Lui il sovrano di tutto, l’ordinatore delle meraviglie terrestri e celesti, il dispensatore della ricchezza, Colui che dà e toglie agli uomini la potenza.

Quando potrò vedere l’universo dal cielo, lo contemplerò tutto teso verso il Tabernacolo in un grandioso atteggiamento di riconoscenza e di sottomissione.

Comprendo come sia valido e giusto l’invito mosso dal salmista alle opere tutte di benedire il Signore, perché le regge da questa casa, tanto umile e più ammirabile del cielo stellato, tanto angusta eppure eletta a contenere Colui che i cicli non possono contenere?
Posso dire o, meglio, sento che da questa casa tanto umile Gesù guida anche me?
Quando sarò lassù avrò la gioia di guardare al Tabernacolo santo come la casa che mi ha custodito sulla terra, per cui non mi sarà difficile o disagevole stare vicino a Gesù nella sua gloria essendogli stato vicino, stretto nella sua casa di umiltà, di povertà, di amore?
Sentirò la mia presenza in cielo come il prolungamento della mia vita eucaristica, come la ricompensa alla mia fedeltà al Sacramento eucaristico?
Riesce Gesù ad averci più vicini?
Sappiamo superare qualche metro o qualche piano di distanza per giungere a dirgli personalmente… Gesù sono qui?

Dalle altezze del cielo, dove Lui abita, un giorno si è avvicinato a me per rivolgermi un invito; dal tabernacolo mi ispira al cuore l’amore per i suoi altari. Gli ho risposto tanti anni fa e sono venuto da Lui. Ma mi accorgo ora che il salire fino a Lui è molto faticoso e la via è lunga. Dire ancora di si presentarmi alle sue chiamate sento che è più difficile ora che allora date le resistenze, le opposte inclinazioni, le stanchezze, gli scoraggiamenti, gli stordimenti, le rilassatezze che riscontro o che si verificano in me: ma è proprio da questo cumulo di difficoltà che Egli mi invita a stringermi a lui più vicino, perché solo così gli offro la possibilità di creare in me quella mondezza interiore ed esterna necessaria per darmi limpidezza alla vista e fare gioiosa la visione della vetta: Gesù insediato in me!

È inutile che mi cerchiate, è ancora solo qui accanto a Luì che mi è data la possibilità di vedere le scorie della mia condotta e del mio interno: quando Lo riceviamo nella santa Comunione veniamo a visitarlo, ci accorgiamo che a Lui non piace qualcosa che pure ci era sembrata una imperfezione trascurabile, e sentiamo l’esortazione ad una mondezza più nitida. E quando accetto questa esortazione, e con la forza che me ne deriva mi impegno perché scompaia quanto Lui non gradisce, che gioia venire a visitarlo per dirgli: Gesù non c’è più! L’ho superata, o per dirgli: Gesù mi sono impegnato, Tu l’hai visto….ma! Come allora ce Lo sentiamo più vicino con una delicatezza che sa di assicurazione del suo amore sempre valido; di incoraggiamento perché, se gli starò vicino, vedrò le meraviglie della sua potenza; di gratitudine, perché l’abbiamo preferito. Sì di gratitudine, certo, perché col sacrificarmi io divento un passaggio vivo di Gesù per cui Egli potrà essere più presente nel mio ambiente, nel mio lavoro, nelle mie conversazioni ecc.

Come sento che con Lui accanto il cammino, pur difficile, si fa più agevole … La virtù o l’opera da fare non è il dovere arido del momento, ma una possibilità di dire a Gesù: eccomi….. Confessando così che Egli è buono e mi ama, per cui non ho avuto timore di sacrificare troppo per fare quanto ho fatto; Egli lo merita e comprendo anche se la sua compagnia ed il suo parlarmi al cuore esigono sempre maggior silenzio in me, sempre un maggior distacco da ogni cosa me compreso, soprattutto, valga la spesa di adattarmi, perché sento che la gioia e la pace si faranno veramente sovrane in me. Mi schiero con S. Agostino: il mio cuore è fatto per Iddio: in Lui solo la vera mia pace”.

Se poi sto attento, avverto che si va formando in me un cuore anche più esigente. sono troppo ricchi i doni dei quali mi vuole ricolmare, perché io possa ancora appagarmi delle miserabili cose del mondo e del mondo religioso.

Perché tutto questo sia presto realtà, oh. come mi è necessario vivere nelle vicinanze dell’adorabile Sacramento perché aumenti in me il gusto delle cose eterne! Perché io non dissipi le energie della mente e del cuore dietro l’incanto delle futilità. Gesù ha sofferto la passione: attirandomi al santo tabernacolo Egli vuole ricordarmi questo: “son qui perché ho patito”; a Lui devo pensare quando mi prende la noia del soffrire; guardarlo nella spogliazione assoluta della Croce, quando le comodità della vita mi lusingano. In questa contesa, tra i desideri eterni e le seduzioni delle vanità, mi sono trovato ieri, oggi, mi troverò domani. Come è salutare stringere il S. Tabernacolo per non sentirsi portar via da questo vento!.

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30 NOVEMBRE SANT’ANDREA Apostolo, (sec. I) – Festa   

30 novembre 2017

Risultato immagine per sant'andrea apostolo

Andrea, dal bel nome greco (Andreas = Virile), appare un uomo generoso, pronto, aperto, entusiasta. Era figlio di Giona di Betsaida (Mt 16,17), fratello minore di Pietro. Fu discepolo di Giovanni Battista, presso il quale conobbe l’apostolo Giovanni, e con lui seguì per primo Gesù, al quale condusse il fratello Pietro (Gv 1,35-42). I suoi interventi nel gruppo degli apostoli sono pochi ma significativi. Davanti alla folla affamata, Andrea indica a Gesù un fanciullo provvisto di cinque pani d’orzo e di due pesci (Gv 6,9), quasi per invitarlo a rinnovare dei prodigi. Alla scuola di Giovanni Battista, Andrea conobbe l’essenismo e fu fortemente colpito dalla speranza messianica: è lui, infatti, che pose la domanda alla quale Cristo rispose con il suo discorso escatologico (Mc 13,3-37). Infine, Andrea si è dimostrato particolarmente aperto di fronte al problema missionario: infatti, assieme a Filippo, e nelle forme prescritte dal giudaismo, si fece garante delle buone disposizioni dei pagani che volevano avvicinare Gesù (Gv 12,20-22).
Alcune tradizioni, che non possiamo controllare, riferiscono che Andrea svolse il suo ministero apostolico in Grecia e in Asia minore. Secondo queste tradizioni, egli morì martire a Patrasso, sopra una croce formata ad X, detta appunto «croce di sant’Andrea».
Paolo VI ha restituito alla Chiesa Orientale le reliquie di Sant’Andrea che si conservavano in San Pietro e furono riportate a Patrasso.

Andrea è il primo «missionario» fra gli Apostoli: lo testimonia Giovanni che era con lui al momento della chiamata (l’ora decima). Subito dopo l’incontro con Gesù Andrea testimonia al fratello Simone: «Abbiamo trovato il Messia!» e lo condusse a Gesù (Gv 1,41). La nostra Eucaristia rimane inefficace se non partiamo dalla Messa col desiderio stimolante di testimoniare che anche noi «abbiamo trovato il Signore» e non avvertiamo l’urgenza di condurre altri fratelli a Cristo, perché li accolga con noi alla mensa del Padre.

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Vangelo (Lc 21,29-33) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 1 Dicembre 2017) con commento comunitario

30 novembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,29-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Questo è il Vangelo dell’1 Dicembre, quello del 30 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa

29 novembre 2017

L’amore di Cristo è come un “GPS spirituale” che ci guida infallibilmente verso Dio e verso il cuore del nostro prossimo.

09:00 – 29 novembre 2017

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Vangelo (Mt 4,18-22) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 30 Novembre 2017) con commento comunitario

29 novembre 2017

SANT’ANDREA, APOSTOLO – Festa

 Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,18-22)
In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Questo è il Vangelo del 30 Novembre, quello del 29 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Lectio Divina:Felicità dell’Anima

29 novembre 2017

Un tale si avvicinò a Gesù e gli disse: “Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?. Egli rispose: … Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti”. (Mt 19, 14-17).

Che cosa sono questi comandamenti?
Il Signore disse a Mosè: “”Sali verso di me sul monte e rimani lassù: io ti darò le tavole di pietra, la legge e i comandamenti che io ho scritto per istruirli”. (Esodo 24,12). “… sul monte Sinai, gli diede le due tavole della testimonianza, tavole di pietra, scritte dal dito di Dio” (esodo 31,18)

I comandamenti sono dieci e in essi vi sono regole che preservano l’uomo dall’infelicità. Naturalmente essendo delle prescrizioni la non osservanza determina delle sanzioni che in funzione della gravità possono determinare la condanna eterna.

Occorre tener presenti le insidie che Satana prepara per chi desidera camminare verso la luce e sfuggire dalle sue grinfie: “Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù”. (Ap 12,17)

Osservando i Comandamenti è possibile, come abbiamo visto, entrare nella vita eterna. Non solo perché: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. (Gv 14,21).

In ogni amore è racchiusa l’esigenza di naturale sottomissione alla persona amata. Amare qualcuno vuoi dire compiacerlo, rispondere ai suoi minimi desideri, anzi, più ancora ingegnarsi ad indovinarli, a prevenirli per soddisfarli. L’amore incatena …. lega alla persona amata.

Gesù ci insegna che amarlo significa osservare i suoi comandamenti. La parola divina esclude a priori errori contrastanti. Infatti, a chi fa consistere l’amore per Gesù in un moto della sensibilità. Gesù insegna che esso al contrario risiede nell’atto dello spirito e della volontà che si manifesta con l’osservanza pratica dei comandamenti. Altri invece pretendono che l’amore a Gesù consista unicamente nella sottomissione alla sua dottrina. Forse non sono lontani dall’affermare che, come l’antica religione si riassumeva nell’osservanza della Legge, così la nuova consiste solamente nell’osservanza ai comandamenti del Vangelo. Gesù però ha precisato sia i rapporti di obbedienza sia quelli di carità. Ha posto l’amore all’origine, al centro ed al termine di quest’ordine.

All’origine, perché vuole che sia l’amore ad ispirare l’obbedienza; al centro, perché per tutti i comandamenti imposti deve esistere la legge della carità; alla fine, perché è mediante il trionfo dell’amore che vuole essere ubbidito…

L’obbedienza non inaridisce l’amore, anzi è la prova nobilissima ed effettiva che lo esprime, lo manifesta, lo prova e lo garantisce. L’amore la domina perché dispone di altri mezzi per esprimersi. Si distingue da essa perché si indirizza ad un individuo, mentre l’obbedienza mira al comandamento. Può esserci obbedienza senza amore, ma non esiste amore sincero senza sottomissione, specialmente quando l’essere amato è Gesù Cristo.

Oltre all’obbedienza ai comandamenti, l’amore richiede sottomissione totale alla Persona di Gesù, sia come Dio, sia come Figlio di Dio.

“Per mezzo di Lui furono fatte tutte le cose e senza di Lui nulla fu fatto di ciò che esiste”. Dipendenza totale dell’essere finito che, in ogni momento riceve da Dio, mediante creazione continua, non solo l’esistenza, ma la sostanza stessa di essere creato, l’attività e tutto ciò che in lui è essere. Si può negare, ignorare, dimenticare o ribellarsi, contro tale dipendenza, tuttavia essa esiste.

Quando l’intelligenza umana intravede fino a che punto essa mantiene l’uomo in dipendenza assoluta dell’essere necessario, da “Colui che è”, come Dio stesso si è definito nell’Antico Testamento, quando, illuminata dalla fede, l’anima comprende nel fulgore della luce che riceve, come una confidenza fatta a lei personalmente da Gesù, che questo Dio, creatore e Padre, si rivela come l’Amore infinito, che “Dio è amore” e che tutta la sua opera creatrice è opera di carità, allora la convinzione della sua dipendenza deve necessariamente sbocciare in amore sconfinato di riconoscenza. Anzi esso la spinge a proclamare questa dipendenza, a tradurla efficacemente in sottomissione spontanea, libera e felice.

L’anima estende la sua dipendenza di amore anche all’Umanità santa di Gesù, oggi gloriosa, trionfante e ricca di tutte le grandezze e di tutti i poteri che convengono al Capo per governare il Corpo Mistico, vivificarlo, condurlo alla piena costituzione del Cristo totale.

Ma non basta, bisogna procedere oltre. Quale cambiamento nella visione delle cose per colui che ha compreso la propria vocazione di membro! Sa che è stato creato per Gesù, per appartenergli mediante tutte le fibre del suo essere di grazia, per divenire parte di lui, nell’unità del suo Corpo. Senza Gesù non può fare nulla … fuori di Gesù non può vivere la vera vita: è qualche cosa solo in Gesù e per Gesù!

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IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO , Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

29 novembre 2017

PARTE QUARTA
ELEVAZIONI SULL’AMORE INFINITO E IL SACERDOZIO

ELEVAZIONE 12
La Vergine Maria e il sacerdote

L’amore del sacerdote per Gesù deve essere diverso da quello degli altri uomini e singolarmente più ardente, perché « chi più ha ricevuto ama di più ». Ora, le grazie e i doni particolari che arricchiscono l’anima e il cuore del sacerdote sono così numerosi che chi li ha ricevuti e li possiede non ne ha neppure una vaga idea, e quand’anche creda di aver molto ricevuto, non può neppure allora conoscere la moltitudine di grazie che l’Amore Infinito gli ha fatto. Sarà una delle beatitudini del prete in cielo vedere e conoscere tutto ciò che l’Amore ha fatto per lui, e quanto è stato privilegiato tra gli uomini.

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Verso il Natale.Inizia l’Avvento. Ecco come vivere il tempo dell’attesa

28 novembre 2017

Che cos’è l’Avvento? Quanto dura? Quali paramenti indossa il sacerdote? Come si articola questo tempo di attesa? Quali letture sono proposte nella Messa? Ecco le risposte

Giacomo Gambassi lunedì 27 novembre 2017  (qui l’articolo originale)

Papa Francesco durante la preghiera dell’Angelus


Inizia domenica 3 dicembre 2017 l’Avvento, il tempo forte dell’Anno liturgico che prepara al Natale. La prima domenica di Avvento apre il nuovo Anno liturgico. Quattro sono le domeniche di Avvento nel rito romano, mentre nel rito ambrosiano sono sei e infatti l’Avvento è già cominciato domenica 12 novembre (però nel computo delle sei domeniche va esclusa la domenica 24 dicembre che è definita «domenica prenatalizia»). «Uno dei temi più suggestivi del tempo di Avvento» è «la visita del Signore all’umanità», aveva spiegato lo scorso anno papa Francesco nel suo primo Angelus d’Avvento in piazza San Pietro. E aveva invitato alla «sobrietà, a non essere dominati dalle cose di questo mondo, dalle realtà materiali». Inoltre in una delle omelia durante la Messa mattutina a Casa Santa Marta il Pontefice aveva indicato «la grazia che noi vogliamo nell’Avvento»: «camminare e andare incontro al Signore», cioè «un tempo per non stare fermo».

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Tweet del Papa (@Pontifex_it)

28 novembre 2017

Spero che la mia visita possa abbracciare l’intera popolazione del Myanmar e incoraggiare la costruzione di una società inclusiva.

12:15 – 28 novembre 2017

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Vangelo (Lc 21,12-19) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 29 Novembre 2017) con commento comunitario

28 novembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,12-19)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Questo è il Vangelo del 29 Novembre, quello del 28 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

AGOSTINO DI IPPONA Confessioni, Libro Decimo: Dopo la ricerca e l’incontro con Dio

27 novembre 2017

La memoria  ( Prima parte)
Nei quartieri della memoria:
8. 12. Trascenderò dunque anche questa forza della mia natura per salire gradatamente al mio Creatore. Giungo allora ai campi e ai vasti quartieri della memoria, dove riposano i tesori delle innumerevoli immagini di ogni sorta di cose, introdotte dalle percezioni; dove sono pure depositati tutti i prodotti del nostro pensiero, ottenuti amplificando o riducendo o comunque alterando le percezioni dei sensi, e tutto ciò che vi fu messo al riparo e in disparte e che l’oblio non ha ancora inghiottito e sepolto. Quando sono là dentro, evoco tutte le immagini che voglio. Alcune si presentano all’istante, altre si fanno desiderare più a lungo, quasi vengano estratte da ripostigli più segreti. Alcune si precipitano a ondate e, mentre ne cerco e desidero altre, balzano in mezzo con l’aria di dire: “Non siamo noi per caso?”, e io le scaccio con la mano dello spirito dal volto del ricordo, finché quella che cerco si snebbia e avanza dalle segrete al mio sguardo; altre sopravvengono docili, in gruppi ordinati, via via che le cerco, le prime che si ritirano davanti alle seconde e ritirandosi vanno a riporsi ove staranno, pronte a uscire di nuovo quando vorrò. Tutto ciò avviene, quando faccio un racconto a memoria.
a) le sensazioni avute;
8. 13. Lì si conservano, distinte per specie, le cose che, ciascuna per il proprio accesso, vi furono introdotte: la luce e tutti i colori e le forme dei corpi attraverso gli occhi; attraverso gli orecchi invece tutte le varietà dei suoni, e tutti gli odori per l’accesso delle nari, tutti i sapori per l’accesso della bocca, mentre per la sensibilità diffusa in tutto il corpo la durezza e mollezza, il caldo o freddo, il liscio o aspro, il pesante o leggero sia all’esterno sia all’interno del corpo stesso. Tutte queste cose la memoria accoglie nella sua vasta caverna, nelle sue, come dire, pieghe segrete e ineffabili, per richiamarle e rivederle all’occorrenza. Tutte vi entrano, ciascuna per la sua porta, e vi vengono riposte. Non le cose in sé, naturalmente, vi entrano; ma lì stanno, pronte al richiamo del pensiero che le ricordi, le immagini delle cose percepite. Nessuno sa dire come si siano formate queste immagini, benché siano visibili i sensi che le captano e le ripongono nel nostro interno. Anche immerso nelle tenebre e nel silenzio io posso, se voglio, estrarre nella mia memoria i colori, distinguere il bianco dal nero e da qualsiasi altro colore voglio; la mia considerazione delle immagini attinte per il tramite degli occhi non è disturbata dalle incursioni dei suoni, essi pure presenti, ma inavvertiti, come se fossero depositati in disparte. Ma quando li desidero e chiamo essi pure, si presentano immediatamente, e allora canto finché voglio senza muovere la lingua e con la gola tacita; e ora sono le immagini dei colori che, sebbene là presenti, non s’intromettono a interrompere l’azione che compio, di maneggiare l’altro tesoro, quello confluito dalle orecchie. Così per tutte le altre cose immesse e ammassate attraverso gli altri sensi: le ricordo a mio piacimento, distinguo la fragranza dei gigli dalle viole senza odorare nulla, preferisco il miele al mosto cotto, il liscio all’aspro senza nulla gustare o palpare al momento, ma col ricordo.
b) le esperienze.
8. 14. Sono tutte azioni che compio interiormente nell’enorme palazzo della mia memoria. Là dispongo di cielo e terra e mare insieme a tutte le sensazioni che potei avere da essi, tranne quelle dimenticate. Là incontro anche me stesso e mi ricordo negli atti che ho compiuto, nel tempo e nel luogo in cui li ho compiuti, nei sentimenti che ebbi compiendoli. Là stanno tutte le cose di cui serbo il ricordo, sperimentate di persona o udite da altri. Dalla stessa, copiosa riserva traggo via via sempre nuovi raffronti tra le cose sperimentate, o udite e sulla scorta dell’esperienza credute; non solo collegandole al passato, ma intessendo sopra di esse anche azioni, eventi e speranze future, e sempre a tutte pensando come a cose presenti. “Farò questa cosa, farò quell’altra”, dico fra me appunto nell’immane grembo del mio spirito, popolato di tante immagini di tante cose; e l’una cosa e l’altra avviene. “Oh, se accadesse questa cosa, o quell’altra!”, “Dio ci scampi da questa cosa, o da quell’altra!”, dico fra me, e mentre lo dico ho innanzi le immagini di tutte le cose che dico, uscite dall’unico scrigno della memoria, e senza di cui non potrei nominarne una sola.

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Vangelo (Lc 21,5-11) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 28 Novembre 2017) con commento comunitario

27 novembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,5-11)

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Questo è il Vangelo del 28 Novembre, quello del 27 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Cristo Re, identikit della festa che chiude l’anno liturgico

26 novembre 2017

È la solennità che celebra la regalità di Cristo, Signore del tempo e della storia, inizio e fine di tutte le cose e al quale tutti gli uomini e le altre creature sono soggetti. Il colore liturgico è il bianco. Fu introdotta da papa Pio XI, con l’ enciclica “Quas primas” dell’ 11 dicembre 1925, a coronamento del Giubileo che si celebrava in quell’anno.

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Tweet del Papa (@Pontifex_it)

26 novembre 2017

Oggi guardiamo Gesù e dal cuore ripetiamo: “Ricordati di me, Signore, adesso che sei nel tuo Regno!”


13:30 – 26 novembre 2017

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Maria a Medjugorje , messaggio del 25 Novembre 2017

26 novembre 2017

Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito alla preghiera. Pregate e cercate la pace, figlioli. Lui che è venuto qui sulla terra per donarvi la Sua pace, senza far differenza di chi siete o che cosa siete – Lui, mio Figlio, vostro fratello – tramite me vi invita alla conversione perché senza Dio non avete né futuro né vita eterna. Perciò credete, pregate e vivete nella grazia e nell’attesa del vostro incontro personale con Lui. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

La chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Vangelo (Lc 21,1-4) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 27 Novembre 2017) con commento comunitario

26 novembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,1-4) 

In quel tempo, Gesù alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Questo è il Vangelo del 27 Novembre, quello del 26 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa (@Pontifex_it)

25 novembre 2017

Mentre mi preparo a visitare il Myanmar e il Bangladesh, desidero inviare una parola di saluto e di amicizia ai loro popoli. Non vedo l’ora di potervi incontrare!

14:30 – 25 novembre 2017

Lectio Divina: Santissima Trinità

25 novembre 2017

Santissima Trinità

SANTISSIMA TRINITÀ
La Trinità è un mistero “per noi”, cioè per la nostra salvezza: un mistero di condiscendenza. Questa è la parola che ci aiuta a capire tutta la preziosità, la portata del significato. Condiscendenza: due concetti racchiusi in questa parola: quello di scendere e quello di scendere insieme, unitamente (con) Dio Padre, Figlio e Spirito Santo scendono insieme verso noi, si adattano, accondiscendono, alla nostra piccola statura, al nostro piccolo passo. Vengono a vivere con noi.

Mandare, scendere, venire: questi sono i verbi con i quali si parla della Persona Divina. “Gesù” Sono disceso dal Padre e sono venuto nel mondo”, “Dio ha mandato Suo Figlio nel mondo” – “Io ed il Padre verremo” – “lo Spirito verrà a voi e farà dimora presso di voi”. Dio viene a noi e viene in tutto quello che è e come lo conosceremo un giorno.

La rivelazione della Trinità è, dunque, come una cascata di amore; è il supremo gesto della condiscendenza divina verso di noi. I greci dicevano “Nessun dio può mescolarsi all’uomo”. (Platone) Il nostro Dio, invece, si è mescolato a noi; ha intrecciato la sua vita con la nostra per prepararci alla comunione eterna con Lui.

La nostra vita di cristiani è inestricabilmente legata alle tre Persone divine. Ci possono essere, senza dubbio, persone che nella vita e nella esperienza quotidiana ci sono più familiari: il coniuge, i figli, gli amici. Ci sembra quasi di non poter più concepire la nostra esistenza al di fuori della loro; essi ci appaiono come dei rami della nostra stessa esistenza. C’è quasi una simbiosi, cioè come un vivere assieme tra noi, e ce ne accorgiamo quando qualcuno di essi ci lascia per sempre. Ma nessuna persona è radicata in noi e radica la sua esistenza come queste tre Persone: il Padre, il suo Figlio Gesù e lo Spirito Santo.

Loro sono venuti in noi nel Battesimo. Hanno preso dimora in noi e sono più intimi a noi che noi stessi, dice San Agostino. Nel loro nome ed in dialogo con loro, si svolge tutta la nostra vita di fede, dalla culla alla tomba, alla soglia dell’esistenza siamo stati, battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; al tramonto di essa, partiremo ancora nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo da questo mondo.

Segnandoci con il segno della Croce, noi dichiariamo ogni volta la nostra volontà di appartenere alla Trinità. Camminiamo, dunque, con le tre Persone Divine, ma spesso camminiamo senza riconoscerle, senza accorgerci di Loro. Non è così per i Santi: per loro un dialogo, una presenza sentita, cara e costante. Suor Elisabetta della Trinità si rivolge alla Trinità chiamandola “i miei Tre” e scrive “io ho trovato il cielo sulla terra… perché il cielo è la Trinità e la Trinità è dentro di me”. La vita cristiana, senza questo ancoraggio interiore, e senza questa forza, è vuota e faticosa, soprattutto si svolge fuori dall’amore; con Loro, si trasforma, invece, in un paradiso.

Dunque, il Dio Trinità, è il Dio che è sceso tra noi, che ha accondisceso a vivere con noi. Ma perché questo? Forse perché Dio si è convertito a noi od al mondo?

Forse perché in basso, tra le creature, è la vera vita e Dio ha bisogno di scendere quaggiù, nel vortice del mondo, per sopravvivere a Se stesso? Oggi, c’è una dottrina teologica, che ha osato insinuare una cosa del genere. Il sacro si è dissello nel profano e “Dio è morto” per “dare la vita all’uomo Gesù”. Ma non è così! Dio si è convertito a noi per convertirci a Lui; è sceso verso di noi, per innalzarci fino a Sé. Questo il secondo aspetto del mistero di oggi: la Trinità della speranza, dopo la Trinità della fede. La Trinità che ci attende e che è “in avanti” dopo la Trinità del passato che si è rivelata a noi e la Trinità del presente che abita in noi!

Noi siamo sulla strada del ritorno verso il Padre, in compagnia del Figlio Gesù, nella unità dello Spirito Santo.

Con Loro sarà la nostra vita eterna, forse prima di quanto pensiamo: fra qualche anno o fra qualche giorno. Per molti nostri fratelli, l’incontro misterioso è in questo momento; in questo istante, i loro occhi si spalancano nella luce della Trinità e comprendono come tutta la storia e tutto l’universo gravitano attorno a quel punto, come tutto da lì procede e tutto ritorna. Beati loro se si sono preparati a questo incontro: Gesù “Beati coloro che il Figlio dell’uomo troverà preparati”.

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IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO , Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

25 novembre 2017

PARTE QUARTA
ELEVAZIONI SULL’AMORE INFINITO E IL SACERDOZIO

ELEVAZIONE 10
Il dispensatore dell’Amore Infinito

Il sacerdote è stato costituito dispensatore dei misteri di Dio e dei tesori del suo amore. Tutte le cose gli sono state affidate perché le distribuisca agli uomini. Ha, per così dire, in se stesso, il deposito dei misteri della Verità non creata e dei tesori dell’Amore Infinito. è questa la grandezza del sacerdote, motivo del rispetto e dell’onore di cui è degno.
Ma se è dispensatore, deve distribuire. Bisogna che ciascuno riceva da lui il necessario per la sua intelligenza e il suo cuore. Dio dà direttamente agli uomini qualche grazia, come il ricco fa lui stesso qualche elemosina ai poveri che incontra. Ma Dio vuole che la maggior parte delle sue grazie giunga agli uomini attraverso le mani del prete, come il ricco che fa distribuire le sue grandi ricchezze dall’intendente che si è scelto.
Il sacerdote ha dunque in suo possesso, non per nasconderli ma per distribuirli, tutti i tesori della Verità e dell’Amore. Se non li dà, questi beni divini e vivi, e li trattiene, li nasconde, ne priva gli uomini, si rende colpevole.
Se li distribuisce, al contrario, è un dispensatore fedele e benedetto. E ancor più: diviene un canale vivo e vivificante attraverso il quale l’Amore Infinito fa passare le sue onde sante.

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Vangelo (Mt 25,31-46) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 26 Novembre 2017) con commento comunitario

25 novembre 2017

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,31-46) 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?. E il re risponderà loro: In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?. Allora egli risponderà loro: In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Questo è il Vangelo del 26 Novembre, quello del 25 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa (@Pontifex_it)

24 novembre 2017

C’è speranza anche per chi ha fatto il male. Gesù è venuto per questo: è possibile riconciliarsi con Dio e iniziare una nuova vita.

13:30 – 24 novembre 2017

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preghiera del giorno: Alla Vergine del Silenzio, di Fra’ Emiliano Antenucci

24 novembre 2017

O Maria, Vergine e Cattedrale del Silenzio,
consacro a te tutta la mia vita.
Madre della preghiera continua, tu sei il grembo
della nostra lode, perché adori il Verbo infante e
l’Agnello immacolato e immolato per la nostra salvezza.
Sostienimi nell’alzare le mani al cielo, per magnificare
il Signore, resistere agli assalti del nemico e
portare le gioie e le fatiche degli uomini di oggi.

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Tweet del Papa (@Pontifex_it)

24 novembre 2017

Alla fine dei giorni, quando il Signore verrà ad incontrarci, la gioia sarà immensa. Viviamo in attesa di questo incontro!

01:30 – 23 novembre 2017

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Vangelo (Lc 20,27-40) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 25 Novembre 2017) con commento comunitario

24 novembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 20,27-40)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Questo è il Vangelo del 25 Novembre, quello del 24 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Nuovi vescovi, “occasione di rendimento di grazie”

24 novembre 2017

Annunciate le nomine di due ausiliari, contestualmente a quella di Leuzzi a Teramo-Atri. 

Ricciardi: «Portare a chi soffre la carezza della Chiesa di Roma». 

Libanori: «Nuova opportunità per servire»

Di Federica Cifelli pubblicato il 23 novembre 2017

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San Bonifacio e l’albero di Natale

23 novembre 2017

Il Santo nacque in Inghilterra intorno al 680 e evangelizzò le popolazioni germaniche.
Si narra che Bonifacio, la notte di Natale del 724, affrontò i pagani riuniti presso la “Sacra Quercia del Tuono di Geismar” per adorare il dio Thor. Il Santo, con un gruppo di discepoli, arrivò nella radura dov’era la “Sacra Quercia” e, mentre si stava per sacrificare un bambino, gridò: «questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor».
Presa una scure cominciò a colpire l’albero sacro. Un forte vento si levò all’improvviso, l’albero cadde e si spezzò in quattro parti.

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Vangelo (Lc 19,45-48) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 24 Novembre 2017) con commento comunitario

23 novembre 2017

Santi Andrea Dun-Lac sacerdote e compagni martiri – memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 19,45-48)

In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Questo è il Vangelo del 24 Novembre, quello del 23 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Lectio Divina: Tristezza religiosa

23 novembre 2017

Forse è proprio qui, nel rapporto e nella destinazione a Dio, la ragione di quella “Tristezza religiosa” così intimamente connessa con la natura dell’uomo da fargli sentire a volte di essere come in esilio, sulla terra, in un paese straniero. Essa è il prezzo del divino nell’uomo, un prezzo tanto più sofferto quanto più se ne è consci.

Nei santi che più degli altri hanno avuto il senso di Dio, la nostalgia della patria lontana è stata struggente. Di essa si potrebbe dire che è sventura somma non averla mai avuta. I medici e gli psichiatri potranno dire tante cose ed anche vere, sulla natura della malinconia e della inquietudine dell’anima umana; ma la loro esperienza è troppo profonda ed anche troppo dolorosa per abbandonarla esclusivamente nelle loro mani.

È vero. alcune volte possono essere l’espressione o la manifestazione interiore di un determinato temperamento; ma quando esse si manifestano attraverso tutta l’esistenza di un individuo sano ed impegnato, che vive alla luce della fede ed in questa luce compie quelli che sono i compiti suoi terrestri, allora bisogna dire che la malinconia e la inquietudine appartengono ad un altro ordine, e cioè hanno le loro radici nello spirito.

La tristezza, quando è tristezza religiosa, ha origine dal limite e dalla precarietà o temporaneità delle cose; è la tristezza di chi cerca insistentemente qualche cosa, sospinto sempre verso un qualche cosa più in là, ed invariabilmente torna sempre a mani vuote.

A volte, o perché stanchi o sfiduciati, ci permettiamo di illuderci lasciando che il nostro spirito si adagi o si aggrappi alle cose in una speranza titubante di trovare quanto in passato non ci è stato possibile avere… chissà mai che questa volta possa essere più fortunato! Ci diciamo. Ma anche per quella volta la delusione non tarda. Non c’è nulla di infinito sulla terra; niente e tutto; e ciò che ha un limite è difettoso.

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Vangelo (Lc 19,41-44) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 23 Novembre 2017) con commento comunitario

22 novembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 19,41-44)

In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Questo è il Vangelo del 23 Novembre, quello del 22 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO , Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

22 novembre 2017

PARTE QUARTA
ELEVAZIONI SULL’AMORE INFINITO E IL SACERDOZIO

ELEVAZIONE 9
Dio è di Cristo, Cristo del sacerdote, il sacerdote è degli uomini

Dio è di Cristo, il Cristo è del sacerdote, e il sacerdote è degli uomini.
Dio è di Cristo: il Cristo è Dio egli stesso. Dall’intimo possesso che l’umanità di Gesù ha della divinità, e viceversa; dall’unione santa, abbraccio ineffabile, che in Gesù si compie tra le due nature, divina e umana, nascono queste meravigliose attrattive del Cristo; grandezza unita a profonda umiltà, giustizia insieme a tenera bontà, forza unita a pazienza instancabile, santità sovrana, congiunta alla misericordia più compassionevole. La luminosa divinità di Cristo, che traspare dal velo della sua umanità, ci appare in un dolce splendore; e la sua umanità, trasfigurata dalla luce divina, ci sembra così bella che ognuno dovrebbe avvicinarsi a lui per congiungersi a questa meraviglia adorabile.
Il Cristo è del sacerdote. Si è volontariamente dato a lui. Nell’Eucaristia diviene il suo possesso divino. Tutto Gesù: il suo spirito, la sua dottrina, le sue parole, la sua anima santa, il suo cuore amante, il suo corpo puro, la sua divinità, appartengono al prete, che ne può disporre come di beni suoi, di sue proprietà particolari. Li prende nelle sue mani; si disseta con il suo sangue, si nutre con la sua carne; e non soltanto vive di Gesù, ma ne fa vivere gli altri. Non soltanto può godere del possesso di Gesù, ma può donarlo e farne gioire altri.
Il Cristo è del sacerdote. Anche il sacerdote è del Cristo: deve esserci reciprocità. E poiché il Cristo si è dato al prete completamente, anche il prete deve essere completamente di Gesù. Tutto intero: il suo spirito, il suo cuore, il suo corpo; come dire tutta la sua intelligenza e i suoi pensieri, tutti i suoi affetti e volontà, tutte le sue azioni, tutti i momenti della sua vita.
Il sacerdote è di Cristo. Il Cristo può dunque disporne con lo stesso potere con cui il sacerdote dispone di lui. Poiché c’è uguaglianza, bisogna che il sacerdote nelle mani del Cristo sia come l’ostia nelle mani del sacerdote.
Meditiamo su quanto vi è di profondo, di divino in questa unione di Cristo con il prete, e del prete con Cristo. Non è come l’unione del Verbo con l’umanità in Gesù, ma è tuttavia qualcosa di molto stretto e molto intimo.

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Vangelo (Lc 19,11-28) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 22 Novembre 2017) con commento comunitario

21 novembre 2017

S. Cecila, vergine e martire – memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 19,11-28)

In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».

Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Questo è il Vangelo del 22 Novembre, quello del 21 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Un pensiero nella notte al Signore

21 novembre 2017

Nasco con Te alla vita!

L’anima mia è affranta e malata

e Tu, Misericordia Infinita, la carezzi

con l’onda del tuo infinito amore,

e io, tua creatura, nasco con Te alla vita

e vengo, cerva assetata, alla sorgente di ogni delizia!

Vengo, perché Tu, mio Signore, mi chiami e mi attendi,

non mi permetti di fuggire lontana da Te,

perché la tua voce amorosa penetra nel mio cuore,

ne prende possesso e riscalda del tuo fuoco il gelo,

l’aridità, la freddezza, la tiepidezza di ogni intima fibra del mio essere!

Tu sei, Signore, ed io, con Te, e in Te sono la creatura nuova, che Tu chiami,

per rendermi forte e temprata,

perché la tua tenerezza la protegge,

la difende, la salva da ogni tempesta,

che l’umano vivere e convivere scatena in se stessa

e intorno al suo essere, piccola molecola,

nel mondo da Te voluto e creato!

Amen!

 

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Giornata mondiale dei poveri

21 novembre 2017

Dio non è un controllore

 

 

 

 

 

“Anche noi spesso siamo dell’idea di non aver fatto nulla di male e per questo ci accontentiamo, presumendo di essere buoni e giusti. Così, però, rischiamo di comportarci come il servo malvagio: anche lui non ha fatto nulla di male, non ha rovinato il talento, anzi l’ha ben conservato sotto terra. Ma non fare nulla di male non basta. Perché Dio non è un controllore in cerca di biglietti non timbrati, è un Padre alla ricerca di figli, cui affidare i suoi beni e i suoi “.

 

 

AGOSTINO DI IPPONA Confessioni, Libro Decimo: Dopo la ricerca e l’incontro con Dio

20 novembre 2017

Ricerca di Dio
L’oggetto dell’amore verso Dio
6. 8. Ciò che sento in modo non dubbio, anzi certo, Signore, è che ti amo. Folgorato al cuore da te mediante la tua parola, ti amai, e anche il cielo e la terra e tutte le cose in essi contenute, ecco, da ogni parte mi dicono di amarti, come lo dicono senza posa a tutti gli uomini, affinché non abbiano scuse. Più profonda misericordia avrai di colui, del quale avesti misericordia, userai misericordia a colui, verso il quale fosti misericordioso. Altrimenti cielo e terra ripeterebbero le tue lodi a sordi. Ma che amo, quando amo te? Non una bellezza corporea, né una grazia temporale: non lo splendore della luce, così caro a questi miei occhi, non le dolci melodie delle cantilene d’ogni tono, non la fragranza dei fiori, degli unguenti e degli aromi, non la manna e il miele, non le membra accette agli amplessi della carne. Nulla di tutto ciò amo, quando amo il mio Dio. Eppure amo una sorta di luce e voce e odore e cibo e amplesso nell’amare il mio Dio: la luce, la voce, l’odore, il cibo, l’amplesso dell’uomo interiore che è in me, ove splende alla mia anima una luce non avvolta dallo spazio, ove risuona una voce non travolta dal tempo, ove olezza un profumo non disperso dal vento, ov’è colto un sapore non attenuato dalla voracità, ove si annoda una stretta non interrotta dalla sazietà. Ciò amo, quando amo il mio Dio.

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Preghiera del giorno: Novena alla Regina delle Vittorie

20 novembre 2017

Nella comunione spirituale dei cuori, la Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme invita tutti i fedeli a recitare la seguente Novena in onore della Regina delle Vittorie, la Madre universale, la Beata e sempre Vergine Maria.
(da recitarsi dal 28 settembre al 6 ottobre)

Supplica alla Madonna

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Madonna delle Vittorie

20 novembre 2017

 

In mezzo al giubilo della festa, a Cana, soltanto Maria si accorge che manca il vino… L’anima giunge fino ai minimi dettagli di servizio se, come Lei, vive appassionatamente intenta ai bisogni del prossimo, per il Signore. Solco 631

La storia

Nel giugno del 1063 Cerami, piccolo paese alle spalle dell’Etna, fu teatro di una decisiva battaglia fra le truppe normanne del Gran Conte Ruggero e l’esercito d’occupazione arabo in Sicilia. La notte precedente lo scontro decisivo, narra la leggenda, l’arcangelo Michele apparve al condottiero normanno, promettendo aiuto e rassicurandolo sull’esito positivo della battaglia. Fu una vittoria schiacciante che Ruggero, visto il suo potente alleato, volle condividere con Alessandro II, all’epoca sommo pontefice romano. Parte del bottino, assieme a 4 cammelli, fu inviata a Roma. Grande fu il gradimento del papa, che vedeva con sommo interesse tutte le imprese belliche considerate vantaggiose per la causa cristiana. Il santo padre promise indulgenze plenarie al Conte e a tutti coloro che avevano combattuto al suo fianco e conferì al condottiero normanno, come Vessillo papale, un’icona bizantina dipinta su tela e raffigurante l’immagine della Beata Vergine Maria col Bambino Gesù. Nella tradizione bizantina l’icona della Vergine con il Bambino era associata ai trionfi dell’imperatore. La presenza delle Icone in battaglia veniva spesso considerata come la presenza del Prototipo rappresentato nell’Icona; una miniatura della Cronaca di Skylitzés (Biblioteca Nazionale di Madrid, fol. 172v) illustra l’ingresso trionfale di Giovanni Tzimiskès su un cavallo bianco preceduto da un’Icona della Vergine posta su una carrozza. O ancora, qualche decennio prima, dopo la sconfitta di Antiochia, l’imperatore Romano III ricevendo in dono un’Icona della Vergine detta “Generale” o “Guardiana degli eserciti”, vide mutare i suoi sentimenti di disperazione nella gioia più piena, sentendosi enormemente confortato e rassicurato dalla protezione che derivava dall’Amore della Vergine.
Allo stesso modo Ruggero, con immensa fede e pieno affidamento, accettò il dono papale e lo portò con sè in ogni battaglia. A Plutia, l’odierna Piazza Armerina, strenuamente difesa dalle truppe arabe, venne combattuta una delle battaglie cruciali per la conquista dell’isola. Palese fu su quel terreno l’aiuto della Beata Vergine, che assieme alla collaborazione dei plutiesi portò il principe normanno ad una vittoria schiacciante. La riconoscenza di Ruggero verso i plutiesi fu così grande da spingerlo a promettere che, alla fine di tutte le operazioni di conquista della Sicilia, la custodia dell’Icona miracolosa sarebbe stata conferita a questa città. Conquistata tutta la Sicilia, intorno al 1091, l’Icona venne affidata alle migliori truppe normanne, le gallo-italiche o lombarde, che come promesso la deposero per la venerazione sull’altare della chiesa di Plutia e si stabilirono nella città di Piazza Armerina.
Nell’anno 1161 i plutiesi, rei di avere cospirato all’autorità del re, per la compiacente politica filo saracena di Guglielmo il Malo (già da allora i Lumbard erano diffidenti verso gli immigrati nord africani), nell’imminenza del pericolo della distruzione della città, nascosero l’Icona. “L’onore reso a una Immagine risale al Modello originale”(San Basilio, De Spiritu Sancto);per paura che le profanazioni rese all’Immagine dalle truppe saracene consistessero in un’offesa della tutta Santa Madre di Dio, o per evitare che l’Icona venisse rubata, o cadesse in mano al Re che la voleva portare a Palermo, la rinchiusero segretamente in una cassa di legno e la seppellirono all’’interno dell’eremo di Santa Maria in contrada Piazza Vecchia. Per capire meglio l’operato dei plutiesi si consideri ciò che San Giovanni Damasceno sosteneva: “L’Icona è come riempita di energia e di grazia”, cioè l’Immagine di Maria e del Bambino comunica almeno in parte la sua santità alla materia su cui è dipinta, senza però mai essere consustanziale al Prototipo. Per i due secoli a venire non si seppe più nulla dell’Icona.
Nel 1348 la Sicilia venne colpita dalla tremenda “peste nera” ed anche la città di Piazza, assieme alle altre, ne fu vittima. Il flagello arrivò dall’Oriente, pare da Caffa, sul mar Nero ove le navi genovesi, con a bordo alcuni contagiati, o semplicemente topi imbarcati nelle stive col grano destinato all’Occidente, avrebbero portato la peste prima a Costantinopoli e poi nel bacino del Mediterraneo. Nell’ottobre del 1347 l’epidemia toccò la Sicilia: Messina fu contagiata per prima, come testimonia il cronista Michele da Piazza, poi l’epidemia dilagò in tutta Europa.
Come spesso succede in questi casi, bastano le preghiere di pochi “figli”, persone pie, il cui cuore è capace di innalzare con vero amore e totale affidamento per implorare la Madre di Dio e dell’umanità ad intervenire. Ad un sacerdote, Giovanni Candilia, che aveva consacrato la propria vita alla preghiera di intercessione, apparve la Beata Vergine e gli rivelò il luogo dove 187 anni prima (1161) era stata sepolta l’Icona del conte Ruggero.
La diffidenza dei piazzesi fu però superiore alla fede di Giovanni, tant’è che dopo aver rivelato al clero locale la volontà della Vergine, questi non fu creduto e gli fu negata l’autorizzazione di andare a scavare per portare di nuovo alla luce l’Icona della Vergine Maria.
La pietà e la fede del pio sacerdote superò quest’ostacolo; il Candilia si recò a Catania dal Conte Vescovo Gerardo Odone, per riferire dell’apparizione “in sogno” della Madonna. Gerardo credette al sacerdote ed autorizzò lo scavo nel luogo indicato dalla Madre di Dio.
Il 3 maggio 1348 la sacra icona venne rinvenuta, all’interno della cassetta fu pure ritrovato un capello che si disse essere della Madonna ed è oggi ben custodito in una teca d’argento. Con grande solennità l’Immagine fu portata in città e mentre la processione si avvicinava al centro abitato, la peste miracolosamente cessava: si gridò al miracolo!
La fama della potenza taumaturgica di questa Icona si diffuse per tutta l’isola, estendendone il culto in gran parte della Sicilia, da cui tanta gente accorreva a Piazza per invocare la protezione della Vergine Maria.
Innumerevoli furono le grazie ottenute per intercessione della Madre di Dio, la cui Immagine protesse la città di Piazza Armerina da catastrofi, malattie e guerre ed ancora fino ad oggi, evitando che nella disastrosa seconda guerra mondiale la città fosse rasa al suolo dai bombardamenti.
Annualmente il 15 agosto, solennità dell’Assunzione di Maria Santissima al Cielo (Dormizione), Piazza Armerina festeggia solennemente la sua amata Patrona, la Madonna delle Vittorie. La festa viene preceduta dal famoso Palio dei Normanni, che si svolge il 14 agosto, mentre il 15 sera si svolge la solenne processione per le vie del paese con la sacra Icona della Madonna.

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Vangelo (Mt 12,46-50) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 21 Novembre 2017) con commento comunitario

20 novembre 2017

Presentazione della Beata vergine Maria – memoria

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 12,46-50)

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli.

Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Questo è il Vangelo del 21 Novembre, quello del 20 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 18,35-43) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 20 Novembre 2017) con commento comunitario

19 novembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,35-43)

Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Questo è il Vangelo del 20 Novembre, quello del 19 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 25,14-30) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 19 Novembre 2017) con commento comunitario

18 novembre 2017

Dal Vangelo secondo Matteo  (Mt 25,14-30)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti».

Questo è il Vangelo del 19 Novembre, quello del 18 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 18,1-8) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 18 Novembre 2017) con commento comunitario

17 novembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca  (Lc 18,1-8)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Questo è il Vangelo del 18 Novembre, quello del 17 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Preghiera del giorno: Vieni in me

17 novembre 2017

Gesù,
togli ogni mio ostacolo. Vieni ed entra in me. Inonda di luce il mio spirito, la mia anima, la mia mente, il mio cuore.
Liberami da ogni male. Guariscimi da ogni malattia. Risanami da ogni ferita. Donami la vera pace e la vera libertà. Donami un cuore nuovo e un amore nuovo. Donami i beni spirituali ed eterni. Mostrami il tuo volto e il tuo sorriso. Riempimi del tuo Spirito e della tua gioia. Grazie, per tutto quello che stai facendo in me e farai per il mio bene.

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LETTERA ENCICLICA DEUS CARITAS EST DEL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO XVI AI VESCOVI AI PRESBITERI E AI DIACONI ALLE PERSONE CONSACRATE E A TUTTI I FEDELI LAICI SULL’AMORE CRISTIANO

17 novembre 2017

CONCLUSIONE
40. Guardiamo infine ai Santi, a coloro che hanno esercitato in modo esemplare la carità. Il pensiero va, in particolare, a Martino di Tours († 397), prima soldato poi monaco e vescovo: quasi come un’icona, egli mostra il valore insostituibile della testimonianza individuale della carità. Alle porte di Amiens, Martino fa a metà del suo mantello con un povero: Gesù stesso, nella notte, gli appare in sogno rivestito di quel mantello, a confermare la validità perenne della parola evangelica: « Ero nudo e mi avete vestito … Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me » (Mt 25, 36. 40) [36]. Ma nella storia della Chiesa, quante altre testimonianze di carità possono essere citate! In particolare tutto il movimento monastico, fin dai suoi inizi con sant’Antonio abate († 356), esprime un ingente servizio di carità verso il prossimo. Nel confronto « faccia a faccia » con quel Dio che è Amore, il monaco avverte l’esigenza impellente di trasformare in servizio del prossimo, oltre che di Dio, tutta la propria vita. Si spiegano così le grandi strutture di accoglienza, di ricovero e di cura sorte accanto ai monasteri. Si spiegano pure le ingenti iniziative di promozione umana e di formazione cristiana, destinate innanzitutto ai più poveri, di cui si sono fatti carico dapprima gli Ordini monastici e mendicanti e poi i vari Istituti religiosi maschili e femminili, lungo tutta la storia della Chiesa. Figure di Santi come Francesco d’Assisi, Ignazio di Loyola, Giovanni di Dio, Camillo de Lellis, Vincenzo de’ Paoli, Luisa de Marillac, Giuseppe B. Cottolengo, Giovanni Bosco, Luigi Orione, Teresa di Calcutta — per fare solo alcuni nomi — rimangono modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà. I santi sono i veri portatori di luce all’interno della storia, perché sono uomini e donne di fede, di speranza e di amore.

 

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Lectio Divina: Rifugio Sicuro

16 novembre 2017

IO SARÒ IL LORO SICURO RIFUGIO IN VITA E SPECIALMENTE IN MORTE

“Un giorno morirai” È la sentenza di Dio su ogni uomo: sentenza che troviamo nel libro della Genesi al capitolo II e vediamo che questa sentenza ha quotidianamente il suo corso: infatti, vediamo la morte scorazzare in tutti i campi del mondo mietendo ogni giorno vittime innumerevoli. Per comprendere bene tutta la portata della promessa di Gesù “sarò loro sicuro rifugio in vita e specialmente in morte” penso sia bene richiamare, il pensiero della morte, la quale è sempre stata considerata come un potentissimo aiuto per la vita spirituale; per cui è nostro dovere studiare un fatto così opposto al peccato, e di così grande aiuto per la santità… Del resto la morte è una verità di interesse sempre nuovo, della quale non ci si stanca mai, una verità piena di emozioni con la quale non si giunge mai a familiarizzare.

Anche i mondani talvolta avvertono che il pensiero della morte è necessario, non solo per dare un senso, un ordine alla vita, ma anche per infonderla di una luce serena”.

Pascal diceva “La vita senza il pensiero della morte, senza cioè la religione, senza quel che ci distingue dalle bestie, è un delirio, o intermittente, o continuo, o tragico”
Appunto perché la nostra vita non riesca un tragico delirio, ci raccogliamo a meditare la morte. Non faremo il solito esercizio della buona morte, contempleremo questa solenne realtà in alcuni suoi aspetti che ci daranno una conferma quasi sensibile della realtà delle meditazioni di principio e di fondamento.

È chiara la verità della nostra fede “È un castigo”. Castigo universale: nessuno può illudersi di sfuggire alla sua mano rapace. Castigo spaventoso fra quanti se ne possono immaginare sulla faccia della terra. Castigo amaro e terribile:

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Vangelo (Lc 17,26-37) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 17 Novembre 2017) con commento comunitario

16 novembre 2017

S. Elisabetta di Ungheria, religiosa – memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,26-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.

Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.

In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.

Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.

Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata».

Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

Questo è il Vangelo del 15 Novembre, quello del 14 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 17,20-25) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 16 Novembre 2017) con commento comunitario

15 novembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,20-25)

In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

Questo è il Vangelo del 16 Novembre, quello del 15 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 17,11-19) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 15 Novembre 2017) con commento comunitario

14 novembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,11-19)

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Questo è il Vangelo del 15 Novembre, quello del 14 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO , Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

14 novembre 2017

PARTE QUARTA
ELEVAZIONI SULL’AMORE INFINITO E IL SACERDOZIO


ELEVAZIONE 8
II Cuore mistico di Cristo

Il cuore di Cristo si svela a noi, questa volta, non come cuore di carne, umile e dolce, che batte nel petto umano di Gesù; non come simbolo sensibile del suo amore ardente, in cui si elabora il sangue redentore e che il colpo di lancia aprì sul Calvario; ma come Cuore mistico.
Cristo ha avuto, oltre il corpo di carne di cui si è rivestito per meglio unirsi alla nostra natura, anche un corpo mistico che ha formato con amore e di cui è il Capo; un corpo, come ogni corpo vivente, formato da membra, e da un cuore. La Chiesa è il Corpo mistico di Cristo, i fedeli sono le sue membra, il sacerdozio è il suo cuore.’ Il sacerdozio è il cuore di quel corpo vivente di cui Cristo è il Capo.
Un corpo muore se la testa o il cuore sono feriti a morte, perché è dalla testa e dal cuore che la vita si irradia nel corpo intero; ma può, senza che la sorgente della vita si inaridisca in lui, veder perire molte sue membra. Così la Chiesa può vedere talvolta e con dolore morire qualcuno dei suoi membri senza che la vita venga meno, perché il suo Capo, CristoAmore, è immortale, e il suo cuore, il sacerdozio santo innestato su Cristo Sacerdote eterno, non potrebbe morire.

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AGOSTINO DI IPPONA Confessioni, Libro Decimo: Dopo la ricerca e l’incontro con Dio

13 novembre 2017

Nuove confessioni e loro scopo
Dio unica speranza
1. 1. Ti comprenderò, o tu che mi comprendi; ti comprenderò come sono anche compreso da te. Virtù dell’anima mia, entra in essa e adeguala a te, per tenerla e possederla senza macchia né ruga. Questa è la mia speranza, per questo parlo, da questa speranza ho gioia ogni qual volta la mia gioia è sana. Gli altri beni di questa vita meritano tanto meno le nostre lacrime, quanto più ne versiamo per essi, e tanto più ne meritano, quanto meno ne versiamo. Ecco, tu amasti la verità, poiché chi l’attua viene alla luce. Voglio dunque attuarla dentro al mio cuore: davanti a te nella mia confessione, e nel mio scritto davanti a molti testimoni.

La confessione a Dio
2. 2. A te, Signore, se ai tuoi occhi è svelato l’abisso della conoscenza umana, potrebbe essere occultato qualcosa in me, quand’anche evitassi di confessartelo? Nasconderei te a me, anziché me a te. Ora però i miei gemiti attestano il disgusto che provo di me stesso, e perciò tu splendi e piaci e sei oggetto d’amore e di desiderio, cosicché arrossisco di me e mi respingo per abbracciarti, e non voglio piacere né a te né a me, se non per quanto ho di te. Dunque, Signore, io ti sono noto con tutte le mie qualità. A quale scopo tuttavia mi confessi a te, già l’ho detto. È una confessione fatta non con parole e grida del corpo, ma con parole dell’anima e grida della mente, che il tuo orecchio conosce. Nella cattiveria è confessione il disgusto che provo di me stesso; nella bontà è confessione il negarmene il merito, poiché tu, Signore, benedici il giusto, ma prima lo giustifichi quando è empio. Quindi la mia confessione davanti ai tuoi occhi, Dio mio, è insieme tacita e non tacita. Tace la voce, grida il cuore, poiché nulla di vero dico agli uomini, se prima tu non l’hai udito da me; e tu da me non odi nulla, se prima non l’hai detto tu stesso.

La confessione agli uomini
3. 3. Ma cos’ho da spartire con gli uomini, per cui dovrebbero ascoltare le mie confessioni? La guarigione di tutte le mie debolezze non verrà certo da questa gente curiosa di conoscere la vita altrui, ma infingarda nel correggere la propria. Perché chiedono di udire da me chi sono io, ed evitano di udire da te chi sono essi? Come poi sapranno, udendo me stesso parlare di me stesso, se dico il vero, quando nessuno fra gli uomini conosce quanto avviene in un uomo, se non lo spirito dell’uomo che è in lui?. Udendoti parlare di se stessi, non potrebbero dire: “Il Signore mente”; poiché udirti parlare di se stessi che altro è, se non conoscere se stessi? e chi conosce e dice: “È falso” senza mentire a se stesso? Ma poiché la carità crede tutto, in coloro almeno che unifica legandoli a se stessa, anch’io, Signore, pure così mi confesso a te per farmi udire dagli uomini. Prove della veridicità della mia confessione non posso fornire loro; ma quelli, cui la carità apre le orecchie alla mia voce, mi credono.

Confessioni del passato e del presente
3. 4. Tu però, medico della mia intimità, spiegami chiaramente i frutti della mia opera. Le confessioni dei miei errori passati, da te rimessi e velati per farmi godere la tua beatitudine dopo la trasformazione della mia anima mediante la tua fede e il tuo sacramento, spronano il cuore del lettore e dell’ascoltatore a non assopirsi nella disperazione, a non dire: “Non posso”; a vegliare invece nell’amore della tua misericordia, nella dolcezza della tua grazia, forza di tutti i deboli divenuti per essa consapevoli della propria debolezza. I buoni, poi, godono all’udire i mali passati di chi ormai se ne è liberato; godono non già per i mali, ma perché sono passati e non sono più. Con quale frutto dunque, Signore mio, cui si confessa ogni giorno la mia coscienza, fiduciosa più della speranza nella tua misericordia, che della propria innocenza, con quale frutto, di grazia, confesso anche agli uomini innanzi a te, attraverso queste pagine, il mio stato presente, non più il passato? Il frutto di quelle confessioni l’ho capito e ricordato; ma il mio stato presente, del tempo stesso in cui scrivo queste confessioni, sono molti a desiderare di conoscerlo, coloro che mi conoscono come coloro che non mi conoscono, ma mi hanno sentito parlare di me senza avere il loro orecchio sul mio cuore, ove io sono comunque sono. Dunque desiderano udire da me la confessione del mio intimo, ove né il loro occhio, né il loro orecchio, né la loro mente possono penetrare; desiderano udirmi, disposti a credere, ma come sicuri di conoscere? Glielo dice la carità, per cui sono buoni, che non mento nella mia confessione di me stesso. È la carità in loro a credermi.

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LA MADONNA DEL PERPETUO SOCCORSO

13 novembre 2017

Risultato immagine per preghiera a maria del mutuo soccorso

Intorno al 1496, si venerava in una chiesa dell’isola di Creta un miraco-loso quadro della Vergine Maria. Se-condo un’antica tradizione, era stato dipinto alla fine del secolo XIII da un artista sconosciuto, che si era ispirato ad una pittura attribuita a San Luca.
Per noi, la storia del venerabile qua-dro comincia quell’anno, con un crimi-ne gravissimo: nella speranza di ven-derlo ad un buon prezzo, un mercan-te lo rubò prendendo la via del mare e nascondendolo tra le sue mercanzie. L’anno seguente, giunto a Roma, subito si ammalò gravemente e fu accolto co-me ospite in casa di un amico, anch’egli mercante. Nell’imminenza della morte, gli raccontò del vergognoso furto e gli chiese di portare il quadro in una chie-sa ove potesse ricevere un culto ade-guato. L’amico romano gli promise che avrebbe fatto come lui voleva.
Di lì a poco, il mercante morì. L’amico si stava preparando a com-piere quanto promesso, quando sua moglie lo persuase a trattenere in casa il quadro. Gli apparve allora la Vergine Maria che gli disse di portar-lo in una chiesa. Egli non obbedì. La Madre di Dio tornò altre due volte e lo minacciò di morte se avesse conti-nuato a disobbedire. Sua moglie pe-rò si oppose di nuovo ed egli si rive-lò più sottomesso a lei che alla Regi-na degli Angeli. In una quarta appa-rizione, la Verginli comunicò:
– Ti ho avvisato, ti ho minacciato, non hai voluto obbedire. Adesso usci-rai tu da questa casa, poi uscirò lo al-la ricerca di un luogo più onorevole.
Subito dopo l’apparizione, infatti, uscì per primo il recalcitrante uomo, dentro la bara, verso la sepoltura. La Santissima Vergine apparve allora a sua figlia di sei anni dicendole:
– Avverti tua madre e tuo zio che Santa Maria del Perpetuo Soccorso vuole che la togliate da questa casa, se non volete morire tutti sul colpo.
La vedova prese sul serio l’avviso, perché aveva avuto una visione ugua-le a quella della bambina. Una sua vi-cina, tuttavia, la convinse a continua-re a tenersi il quadro a casa sua. Que-sta’ultima fu colpita subito dopo da una terribile infermità, però subito si pentì della sua cattiva azione, ricorse alla misericordia della Madonna e fu guarita dopo aver toccato il miracolo-so quadro. La Santissima Vergine ap-parve ancora una volta alla bambina e le comunicò che il quadro doveva essere portato alla chiesa di San Mat-teo, situato nella via Merulana, tra le basiliche di Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano.
Una delle chiese più visitate di Roma
La vedova, la figlia e la vicina si af-frettarono a comunicare questi prodi-giosi fatti ai Padri Agostiniani, incari-cati della suddetta chiesa. In un bat-tibaleno, la notizia si sparse per tut-ta la città. Così, nel momento in cui si doveva trasportare là il quadro, il 27 marzo 1499, si formò una grandio-sa processione seguita da innumere-voli membri del clero e una moltitu-dine di fedeli.
Per tre secoli l’immagine sacra fu venerata nella Chiesa di San Matteo. Lì accorrevano da ogni dove i fede-li in un numero così grande che, in poco tempo, essa divenne una delle chiese più visitate di Roma, per la fa-ma dei miracoli operati per interces-sione della Vergine del Perpetuo Soc-corso.

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