Archive for dicembre 2017

Preghiera del giorno: Te Deum

31 dicembre 2017

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Noi ti lodiamo, Dio, *
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.

A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell’universo.

I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio, *
lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell’uomo.

Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell’assemblea dei santi.

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Meditazione del giorno: Mese di Dicembre, Domenica 31/12/17: I Benefizi di Dio

31 dicembre 2017

1. Benefizi temporali. In questo ultimo giorno dell’anno, medita quanti benefizi hai ricevuti nel corso di quest’anno che sta per finire. Fra i parenti e gli amici ch’erano con te al principio dell’anno, quanti non sono più! Tu fosti risparmiato, per grazia di Dio. Ogni giorno ti poteva incogliere una malattia, una disgrazia… Chi te ne scampò? — Iddio. Chi ti provvide di cibo? Chi ti conservò la ragione, la capacità d’operare? Chi ti diede tutto quello che hai? — Iddio. Com’è buono con te!

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Vangelo (Lc 2,16-21) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 1 Gennaio 2018) con commento comunitario

31 dicembre 2017

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Questo è il Vangelo dell’1 Gennaio, quello del 31 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 2,22-40) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 31 Dicembre 2017) con commento comunitario

30 dicembre 2017

SACRA FAMIGLIA DI GESU’, MARIA E GIUSEPPE, festa

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,22-40)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Questo è il Vangelo del 31 Dicembre, quello del 30 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Meditazione del giorno: mese di Dicembre, sabato 30 /12/17: Il rimprovero della coscienza

30 dicembre 2017

1. Perché non mi sono convertito? Alla fine dell’anno, volgo lo sguardo addietro, ricordo i proponimenti fatti al principio di questo anno, le promesse fatte a Gesù di convertirmi, di fuggire il mondo, di seguire LUI solo… Ebbene, che cosa ho fatto? Le mie abitudini cattive, le mie passioni, i miei vizi, i miei difetti, non sono forse gli stessi dell’anno passato? Anzi, non sono forse cresciuti? Esaminati sulla superbia, sull’impazienza, eco. In che cosa sei cambiato in dodici mesi?

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Vangelo (Lc 2,36-40) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 30 Dicembre 2017) con commento comunitario

29 dicembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,36-40)

[Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.] C’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Questo è il Vangelo del 30 Dicembre, quello del 29 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Meditazione del giorno: Venerdi, 29/12/17: IL Peccato Veniale

29 dicembre 2017

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1. La fede ne dice la gravità. Il peccato veniale è certo minore del mortale, ma è anch’esso un’offesa a Dio. Se il peccato mortale è un disprezzo della Maestà di Dio, il veniale è una mancanza di rispetto a Lui; il mortale è un odio di Dio, il veniale è un’indifferenza per Lui; il mortale è una perdita della Carità, il veniale ne è il raffreddamento; l’uno è deviazione dall’ultimo fine, l’altro è un allontanamento. Ci pensi tu?

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Bernardo di Chiaravalle Lodi della Vergine : Omelia IV

28 dicembre 2017

1. Non v’è dubbio che tutto ciò che diciamo a lode della Madre, appartiene anche al Figlio, e viceversa, quando onoriamo il Figlio non smettiamo di glorificare la Madre. Poiché se, secondo Salomone, il figlio saggio è gloria del padre (Pr 13, 1), quanto è maggiormente glorioso diventare la madre della stessa Sapienza? Ma perché tentare di lodare la Vergine, della quale già tessono le lodi i Profeti, l’Angelo e l’Evangelista? Io pertanto non lodo, non oso farlo; ma ripeto con devozione ciò che per bocca dell’Evangelista ha già spiegato lo Spirito Santo. Disse infatti ancora l’Angelo: Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre (Lc 1, 32). Sono parole dell’Angelo alla Vergine riguardo al Figlio promesso, con le quali si promette che possederà il regno di Davide. Nessuno dubita che il Signore Gesù sia disceso dalla stirpe di Davide. Ma mi domando come Dio gli abbia dato il trono di Davide suo padre, dal momento che egli non regnò in Gerusalemme, anzi, quando le turbe volevano farlo re, egli non accettò, e anche davanti a Pilato protestò: Il mio regno non è di questo mondo (Gv 18, 36). E poi che grande cosa si promette a lui che siede sui Cherubini, che il Profeta vide sedere su di un trono eccelso ed elevato, di sedere sul trono di Davide suo padre? Ma noi conosciamo un’ altra Gerusalemme, diversa da quella attuale, nella quale ha regnato Davide, molto più nobile e più ricca di questa. Penso che qui venga significata quella Gerusalemme celeste, secondo il modo di dire, che spesso troviamo nelle Scritture di nominare il significante per la cosa significata. In realtà Dio gli diede il trono di Davide suo padre quando fu costituito da lui Re su Sion suo santo monte. Ma qui si comprende meglio di quale regno abbia parlato il Profeta, perché non disse: «in Sion» ma «sopra Sion». Forse è stato detto sopra perché in Sion regnò Davide: Un frutto delle tue viscere io porrò sul tuo trono (Sal 131, 11) , e un altro Profeta ha detto di lui: Siederà sul trono di Davide e sopra il suo regno (Is 9, 7). Vedi come dappertutto trovi sopra? Sopra Sion, sopra il trono, sopra il soglio, sopra il regno. Il Signore Dio gli darà dunque il trono di Davide suo padre, non quello tipico, ma quello vero, non temporale, ma eterno, non terreno, ma celeste. E vengono queste cose dette di Davide, perché il suo regno, il suo trono temporale era figura di quello eterno.

2. E regnerà in eterno sulla casa di Giacobbe, e il suo regno non avrà fine (Lc 1, 32-33). Anche qui, se prendiamo per casa di Giacobbe quella temporale, come regnerà in eterno sudi essa che non è eterna? Dobbiamo dunque cercare una casa di Giacobbe che sia eterna, sulla quale regni in eterno colui il cui regno non avrà fine. E poi infine non è forse quella di Giacobbe una casa ribelle, che empiamente lo ha rinnegato e insipientemente respinto davanti a Pilato, quando a lui che, mostrando loro Gesù, diceva: Dovrò crocifiggere il vostro Re? (Gv 19, 15) ad una voce gridò: Non abbiamo Re all’infuori di Cesare? (ivi). Cerca pertanto presso l’apostolo Paolo, ed egli ti spiegherà chi è Giudeo veramente e chi lo è solamente in apparenza, e quale è la circoncisione secondo lo spirito e quale quella che si fa nella carne, e ti insegnerà a distinguere l’Israele spirituale da quello carnale, e i figli di Abramo secondo la fede e i figli secondo la carne. Così egli dice: Non tutti infatti quelli che discendono da Israele sono Israeliti, né quelli che sono seme di Abramo sono suoi figli (Rm 9, 6-7). Continua il ragionamento e dì: «Non tutti quelli che discendono da Giacobbe sono da ritenersi casa di Giacobbe. E Giacobbe è lo stesso che Israele». Considera nella casa di Giacobbe solo coloro che si dovranno trovare perfetti nella fede di Giacobbe, o piuttosto riconoscerai in essi la spirituale ed eterna casa di Giacobbe sulla quale regnerà in eterno il Signore Gesù. Chi di noi, secondo l’interpretazione del nome di Giacobbe, vorrà soppiantare il diavolo dal suo cuore, lottare contro i vizi e le concupiscenze perché non regni il peccato nel suo corpo mortale, ma regni in lui Gesù adesso perla grazia e in eterno per la gloria? Beati coloro nei quali Gesù regnerà in eterno, perché anch’essi regneranno con lui, e questo regno non avrà fine. Oh quanto è glorioso quel regno nel quale si sono radunati i re, si sono riuniti per lodare e glorificare colui che è sopra tutti Re dei re e Signore dei Signori, nella splendidissima contemplazione rifulgeranno i giusti come il sole nel regno del loro Padre! Oh se Gesù si ricordasse anche di me peccatore, secondo la bontà che egli usa con il suo popolo, quando verrà il suo regno! Oh se in quel giorno, quando consegnerà a Dio Padre suo il regno, si degnasse di visitarmi con la sua salvezza, perché io possa vedere la felicità dei suoi eletti e godere della gioia del suo popolo, e lodarti anch’io con la tua eredità. Vieni frattanto, o Signore Gesù, togli via gli scandali dal tuo regno, che è l’ anima mia, perché tu, come è tuo diritto, regni in essa. Viene infatti l’avarizia, e pretende per sé un trono in me; viene la iattanza, e brama di dominarmi, la superbia anche vuole essere mio re. La lussuria dice: «Io regnerò»; l’ambizione, la detrazione, l’invidia e l’ira lottano in me per il possesso di me, per avere su di me il sopravvento e la supremazia. Ma io, per quanto posso, resisto, e aiutato (dalla grazia) non cedo. Protesto di volere Gesù come mio Signore; a lui mi sottometto, perché riconosco di essere sua proprietà. Lui considero come mio Dio e mio Signore, e dico: «Non ho altro Re all’infuori di Gesù». Vieni dunque, Signore, disperdili con la tua potenza e regnerai tu in me, perché sei tu il mio Re o Dio mio, che decidi vittorie per Giacobbe (Sal 43, 5).

3. Allora Maria disse all’Angelo: Come è possibile? Non conosco uomo (Lc 1, 34). Dapprima rimase in prudente silenzio, quando ancora dubbiosa pensava che cosa significasse quel saluto, preferendo umilmente non rispondere che parlare a vanvera senza sapere. Ma poi rassicurata, e dopo aver bene riflettuto mentre all’esterno parlava l’Angelo, e Dio all’interno la persuadeva — era infatti con lei il Signore, come aveva detto l’Angelo: Il Signore è con te — così dunque rincuorata dalla fede che cacciava il timore, e dalla gioia che prendeva il posto della timidezza, Maria disse all’Angelo: Come è possibile? Non conosco uomo. Non dubita del fatto, ma chiede circa il modo e l’ordine. Non chiede cioè se questo avverrà, ma come avverrà. Quasi dicesse: «Sapendo il mio Signore, testimone della mia coscienza, il voto della sua serva di non conoscere uomo, per quale legge o in quale ordine piacerà a lui che si compia questo? Se sarà necessario che io venga meno al mio voto per partorire un tale figlio, io sono contenta di tale figlio, ma mi dispiace per il proposito; tuttavia, sia fatta la sua volontà. Se invece concepirò restando vergine, e tale rimarrò nel parto, il che non è impossibile se a lui piacerà, allora saprò veramente che egli ha riguardato l’umiltà della sua serva». Come dunque avverrà questo, poiché non conosco uomo?

L’Angelo le rispose: Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo (Lc 1, 34-35). Più sopra è stato detto che Maria era piena di grazia; e adesso in che senso si dice: Lo Spirito Santo scenderà su di te, e la potenza dell’Altissimo stenderà la sua ombra su di te? Fu forse possibile che fosse piena di grazia e non avesse ancora lo Spirito Santo, che è il datore delle grazie? E se già lo Spirito Santo era in lei, come le si promette che egli verrà di nuovo? Forse per questo non è stato detto semplicemente: «Verrà in te», ma «sopravverrà», perché già c’era prima in lei molta grazia, ma ora le viene annunziato che sopravverrà per la pienezza di una grazia più abbondante che effonderà su di lei. Ma essendo già piena, come potrà ricevere ancora quel di più? E se è capace di ricevere ancora qualche cosa, come si può dire che prima fosse piena? O forse la prima grazia aveva soltanto riempito il suo spirito, e la seguente doveva compenetrare anche il suo grembo, in quanto cioè la pienezza della divinità che prima abitava in lei, come in molti Santi, spiritualmente, doveva cominciare ad abitare in essa anche corporalmente, come in nessun altro Santo?

4. Dice dunque l’Angelo: Lo Spirito Santo sopravverrà in te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Che cosa vuol dire: Su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo? Chi pub capire capisca (Mt 19, 12). Chi infatti, tranne forse colei che sola meritò di farne la felicissima esperienza, sarebbe in grado di comprendere e discernere con la sua ragione in quale maniera quello splendore inaccessibile si sia infuso nelle viscere della vergine, e come, perché essa fosse in grado di sopportare che colui che è inaccessibile entrasse in lei, dalla particella animata di quel corpo a cui si unì, egli facesse ombra al resto del corpo? E forse massimamente per questo è stato detto: su te stenderà la sua ombra, perché si trattava di un mistero, e ciò che la Trinità sola e con la sola Vergine volle operare fu fatto conoscere solo a colei a cui fu dato di farne esperienza. Diciamo dunque: Lo Spirito Santo scenderà sudi te, e con la sua potenza di fecondità, e la potenza dell’Altissimo stenderà su di te la sua ombra, cioè: la potenza e la sapienza di Dio, Cristo, coprirà e nasconderà, adombrandolo nel suo segretissimo consiglio, il modo con cui tu concepirai per opera dello Spirito Santo, in modo che sia noto solo a lui e a te. Come se l’Angelo rispondesse alla Vergine: «Perché chiedi a me quello che tra poco sperimenterai in te? Lo saprai, lo saprai, e felicemente lo saprai, ma te lo farà conoscere lui che lo realizzerà in te. Io sono mandato solo per annunziare il verginale concepimento, non per operarlo. Solo chi lo concede può spiegarlo, solo chi lo riceve può apprenderlo. Perciò anche il Santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio» (Lc 1, 35). Che è quanto dire: Poiché non concepirai per opera di uomo, ma dello Spirito Santo, concepirai la potenza dell’Altissimo, cioè il Figlio di Dio: Perciò il Santo che nascerà da te, sarà chiamato Figlio di Dio, vale a dire: non solo colui che, venendo dal seno del Padre nel tuo grembo stenderà su di te la sua ombra, ma anche quello che da te assumerà, sarà ormai chiamato Figlio di Dio, a quel modo che anche colui che è generato dal Padre prima dei secoli, sarà ormai considerato pure figlio tuo. Così dunque quello che è nato dal Padre sarà tuo, e quello che da te nascerà sarà del Padre, non però due figli, ma uno solo. E sebbene uno sia nato da te e l’altro dal Padre, non vi sarà un Figlio del Padre e un Figlio tuo (distinto dal primo), ma un solo Figlio di entrambi.

5. Perciò il Santo che da te nascerà, sarà chiamato Figlio di Dio. Vedi con quanta riverenza ha detto: il Santo che nascerà da te. Perché questa semplice parola Santo, senza aggiunte? Credo perché non trovò nessun nome che esprimesse in modo più degno e appropriato quell’eccellente, magnifico e venerabile che dalla purissima carne della Vergine, con la propria anima, doveva essere unito all’Unico (Figlio) del Padre. Se avesse detto: «santa carne», ovvero «santo nome», o «santo bambino», gli sarebbe sembrato di dire poco. Perciò disse in modo indefinito Santo perché quello che la Vergine generò fu senza dubbio santo, e singolarmente Santo, sia per la santificazione dello Spirito, sia per l’assunzione da parte del Verbo.

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Vangelo (Lc 2,22-35) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 29 Dicembre 2017) con commento comunitario

28 dicembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,22-35)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

Questo è il Vangelo del 29 Dicembre, quello del 28 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

AGOSTINO DI IPPONA Confessioni, Libro Decimo: Dopo la ricerca e l’incontro con Dio

28 dicembre 2017

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Le presenti condizioni del suo spirito (Seconda Parte)

B) La vana curiosità
35. 54. S’aggiunge un’altra forma di tentazione, pericolosa per molteplici ragioni. Esiste infatti nell’anima, oltre la concupiscenza della carne, che risiede nella soddisfazione voluttuosa di tutti i sensi, cui si asserviscono rovinosamente quanti si allontanano da te, una diversa bramosia, che si trasmette per i medesimi sensi del corpo, ma tende, anziché al compiacimento della carne, all’esperienza mediante la carne. È la curiosità vana, ammantata del nome di cognizione e di scienza. Risiedendo nel desiderio di conoscere, ed essendo gli occhi, fra i sensi, lo strumento principe della conoscenza, l’oracolo divino la chiamò concupiscenza degli occhi. La vista infatti appartiene propriamente agli occhi, ma noi parliamo di vista anche per gli altri sensi, quando li usiamo per conoscere. Non diciamo: “Ascolta quanto luccica”, oppure: “Odora come brilla”, oppure: “Assapora come splende”, oppure: “Tocca come rifulge”; in tutti questi casi si dice sempre: “Vedi”. Non solo diciamo: “Vedi quanto riluce”, per le sensazioni cioè che gli occhi soli possono avere; ma anche: “Vedi che suono, vedi che odore, vedi che sapore, vedi che ruvido”. Perciò qualunque esperienza sensoriale viene chiamata, come dissi, concupiscenza degli occhi, perché l’ufficio di vedere, prerogativa degli occhi, viene usurpato anche dagli altri sensi per analogia, quando esplorano un oggetto per conoscerlo.
35. 55. Ora si può distinguere più chiaramente quale sia la parte del piacere, e quale quella della curiosità nell’azione dei sensi. Il piacere cerca la bellezza, l’armonia, la fragranza, il sapore, la levigatezza; la curiosità invece ricerca anche sensazioni opposte a queste, per saggiarle; non per affrontare un fastidio, ma per la bramosia di sperimentare e conoscere. Cos’ha di piacevole la visione di un cadavere dilaniato, che ti fa inorridire? Eppure, non appena se ne trova uno in terra, tutti accorrono ad affliggersi, a impallidire, e temono addirittura di rivederlo in sogno, quasi fossero costretti a vederlo da svegli, o fossero indotti dalla promessa di uno spettacolo ameno. La stessa cosa accade per gli altri sensi, ma sarebbe lunga la rassegna. Da questa perversione della curiosità derivano le esibizioni di ogni stravaganza negli spettacoli, le sortite per esplorare i segreti della natura fuori di noi, la cui conoscenza è per nulla utile, e in cui gli uomini cercano null’altro che il conoscere; e ancora le indagini per mezzo delle arti magiche, col medesimo fine di una scienza perversa; e ancora, nella stessa religione, l’atto di tentare Dio, quando gli si chiedono segni e prodigi, desiderati non per trarne qualche beneficio, ma soltanto per farne esperienza.
35. 56. In questa foresta tanto immensa, disseminata di insidie e pericoli, ecco, ho potuto sfrondare e spogliare molto il mio cuore: quanto tu, Dio della mia salvezza, mi hai dato di fare. Eppure quando oserei dire, fra i richiami fragorosi di tante sollecitazioni di questo genere, che assediano da ogni parte la nostra esistenza quotidiana, quando oserei dire che nessuna trattiene su di sé il mio sguardo e assorbe la mia vana curiosità? Certo non mi attirano più i teatri né mi curo di conoscere i passaggi degli astri, e mai l’anima mia ha cercato di conoscere i responsi delle ombre; detesto qualsiasi rito sacrilego. Ma quante macchinazioni non compie il nemico per suggestionarmi e spingermi a chiederti, Signore Dio mio, che devo servire in umiltà e semplicità, qualche segno! Ti supplico per il nostro Re, per la nostra semplice, pura patria, Gerusalemme, che il consenso a queste sollecitazioni, come è lontano da me oggi, così lo sia sempre, sempre più. Quando invece ti prego per la salute degli altri, il fine che mi propongo è ben diverso; perciò mi concedi e mi concederai di assecondare volentieri la tua opera, qualunque sia.
35. 57. Eppure chi può enumerare le moltissime miserie risibili che tentano ogni giorno la nostra curiosità, e le molte volte che cadiamo? Quanto spesso, partiti col tollerare un racconto futile per non offendere la debolezza altrui, a poco a poco vi tendiamo gradevolmente l’orecchio! Se non assisto più alle corse dei cani dietro la lepre nel circo, però in campagna, se vi passo per caso, mi distoglie forse anche da qualche riflessione grave e mi attira quella caccia; non mi costringe a deviare il corpo della mia cavalcatura, ma l’inclinazione del mio cuore sì; e se tu non mi ammonissi tosto con la mia già provata debolezza a staccarmi da quello spettacolo per elevarmi a te con altri pensieri, o a passare oltre sprezzantemente, resto là come un ebete vano. Che dico, se spesso mi attira, mentre siedo in casa, una tarantola che cattura le mosche, o un ragno che avvolge nelle sue reti gli insetti che vi incappano? Per il fatto che sono animali piccoli l’azione che si compie non è la medesima? Di là passo, sì, a lodare te, creatore mirabile, ordinatore di tutte le cose; ma non è questa la mia intenzione all’inizio. Altro è l’alzarsi prontamente, altro il non cadere. La mia vita pullula di episodi del genere, sicché l’unica mia speranza è la tua grandissima misericordia. Il nostro cuore diventa un covo di molti difetti di questo genere, porta dentro di sé fitte caterve di vanità, che spesso interrompono e disturbano le nostre stesse preghiere. Mentre sotto il tuo sguardo tentiamo di far giungere fino alle tue orecchie la voce del nostro cuore, l’irruzione, chissà da dove, di futili pensieri stronca un atto così grande.

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Meditazione del giorno: Giovedi 28/12/2017: Santi Innocenti

28 dicembre 2017

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1. Gli effetti dell’ira. Riesce facile appiccare il fuoco, ma quanto è difficile smorzarlo! Astienti, per quanto puoi, dall’adirarti; l’ira acceca e conduce ad eccessi!… L’esperienza non tè lo fece toccare con mano? Erode, deluso dai Magi che non tornarono più a dargli nuova del nato Re d’Israele, fremette d’ira; e, crudele, volle vendetta! Si uccidano tutti i bambini di Betlemme! – Ma sono innocenti! – Che cosa importa? Voglio vendetta! – L’ira non ti trascinò mai a vendicarti?

2. I martiri innocenti. Quale strage! Quanta desolazione si vide in Betlemme nel l’irrompere dei carnefici, nello strappare i bambini del seno delle madri piangenti, nell’ucciderli sotto i loro occhi! Che scene strazianti nel conflitto fra la madre che difende il bambino, e il carnefice che glielo strappa! Gli innocenti, è vero, guadagnarono, d’un tratto, il Paradiso; ma in quante case l’ira d’un uomo portò la desolazione! È sempre così: l’ira d’un istante produce molti guai.

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Preghiera del giorno: Il credo dell’uomo che soffre

28 dicembre 2017

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Credo, mio Dio, che Cristo, agnello innocente,
portò sulla Croce i nostri peccati e che noi
siamo stati redenti dalle sue piaghe.

Credo che Cristo ha sofferto per noi lasciandoci l’esempio,
perchè anche noi seguiamo le sue orme.

Credo che Cristo crocifisso,
pazzia per la sapienza di questo mondo,
è la potenza e la sapienza di Dio.

Credo che, accettando con amore la sofferenza,
compio in me la passione di Cristo
per la crescita del suo corpo che è la Chiesa.

Credo che tutto coopera al bene
per coloro che amano Dio.

Credo che la nostra tribolazione momentanea e di breve peso
ci procura uno smisurato dono di gioia.

Credo che chi soffre con Cristo
con lui sarà glorificato.

Credo che chi muore con Cristo
con lui pure risorgerà.

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Vangelo (Mt 2,13-18) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 28 Dicembre 2017) con commento comunitario

27 dicembre 2017

SANTI INNOCENTI, martiri – Festa 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,13-18)

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
 
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio».
 
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esatezza dai Magi.
 
Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
«Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più».

Questo è il Vangelo del 28 Dicembre, quello del 27 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Meditazione del Mese di Dicembre: 27/12/2017

27 dicembre 2017

SAN GIOVANNI EVANGELISTA

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1. Si chiama il discepolo prediletto. Gesù amava tutti gli Apostoli, ma S. Giovanni fu il prediletto, quasi il più caro al Redentore, non solo perché era il più giovane, ma più perché era vergine; due qualità che rapivano il cuore di Gesù a favore dell’apostolo Giovanni. Dunque i giovani di età che si danno a Dio divengono i Suoi prediletti! Lo capisci? Non tardare… Inoltre i puri, i vergini, sono sempre cari a Dio. Non perdere mai la tua purità, virtù angelica.

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Maria a Medjugorje, i due messaggi del 25 Dicembre 2017

27 dicembre 2017

Messaggio del 25 dicembre 2017
Cari figli! Oggi vi porto mio Figlio Gesù, affinché vi doni la Sua pace e la Sua benedizione. Figlioli, vi invito tutti a vivere e testimoniare le grazie e i doni che avete ricevuto. Non temete! Pregate affinché lo Spirito Santo vi dia la forza di essere testimoni gioiosi e uomini di pace e di speranza. Figlioli siate benedizione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Messaggio del 25 dicembre 2017 (Jacov)
Cari figli! Oggi, in questo giorno di grazia, vi invito a chiedere al Signore il dono della fede. Figli miei, decidetevi per Dio e iniziate a vivere e a credere in ciò a cui Dio vi invita. Credere, figli miei, significa abbandonare le vostre vite nelle mani di Dio, nelle mani del Signore che vi ha creati e che vi ama immensamente. Non siate credenti soltanto con le parole ma vivete e testimoniate la vostra fede attraverso le opere e con il vostro esempio personale. Parlate con Dio come con il vostro Padre. Aprite e offrite i vostri cuori a Lui e vedrete come i vostri cuori cambieranno e potrete ammirare le opere di Dio nella vostra vita. Figli miei, non c’è vita senza Dio e perciò come vostra Madre intercedo e prego mio Figlio affinché rinnovi i vostri cuori e riempia la vostra vita con il Suo amore immenso.

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Vangelo (Gv 20,2-8) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 27 Dicembre 2017) con commento comunitario

26 dicembre 2017

SAN GIOVANNI, APOSTOLO ED EVANGELISTA – Festa

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,2-8)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Questo è il Vangelo del 27 Dicembre, quello del 26 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 10,17-22) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 26 Dicembre 2017) con commento comunitario

25 dicembre 2017

SANTO STEFANO, PRIMO MARTIRE – Festa 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,17-22)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
 
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
 
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà persevereto fino alla fine sarà salvato».

Questo è il Vangelo del 26 Dicembre, quello del 25 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Preghiera del giorno: Santo Natale , 25 Dicembre

25 dicembre 2017

Asciuga, Bambino Gesù, le lacrime dei fanciulli! accarezza il malato e l’anziano! Spingi gli uomini a deporre le armi e a stringersi in un universale abbraccio di pace! Invita i popoli, misericordioso Gesù, ad abbattere i muri creati dalla miseria e dalla disoccupazione, dall’ignoranza e dall’indifferenza, dalla discriminazione e dall’intolleranza.

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Bernardo di Chiaravalle Lodi della Vergine : Omelia III

24 dicembre 2017

1. Volentieri, quando mi sembra opportuno, mi servo delle parole dei Santi, affinché almeno la bellezza dei recipienti renda più gradevole al lettore quanto in essi io gli servo. Comincerò ora dalle parole del Profeta: Guai a me, non perché, come il Profeta, ho taciuto, ma perché ho parlato, poiché io sono un uomo dalle labbra immonde (Cfr. Is 6, 5). Ahimè quante cose vane, quante cose false, quante cose turpi mi sovviene di aver vomitato da questa immondissima bocca, con la quale presumo ora di pronunziare parole celesti! Temo grandemente di sentirmi rivolgere da un momento all’ altro il rimprovero: Perché vai ripetendo i miei decreti e hai sempre in bocca la mia alleanza? (Sal 49, 16). Oh se anche a me venisse portato, non un solo carbone, ma un grande globo di fuoco che consumasse interamente la molta e inveterata ruggine dalla mia libidinosa bocca! Così potrei essere degno di commentare con il mio povero discorso il dolce e casto dialogo tra l’Angelo e la Vergine. Dice dunque l’Evangelista: E l’Angelo, entrato da lei, da Maria, cioè, disse: Ave, piena di grazia, il Signore è con te. Dove è entrato da Lei? Nel segreto, penso, della sua modesta stanzetta, dove forse ella, a porte chiuse, pregava in segreto il Padre suo. Sono soliti i santi Angeli essere presenti a coloro che pregano, e si compiacciono di coloro che vedono innalzare le mani pure nell’orazione; essi sono felici di offrire a Dio l’olocausto della santa devozione e farlo salire a lui come ostia di soave odore.
Quanto fossero gradite al cospetto di Dio le orazioni di Maria, lo diede a vedere l’Angelo, che, entrato da lei, la salutò con tanta riverenza. Né fu difficile all’Angelo entrare per la porta chiusa nella stanza della Vergine, potendo egli, per la sua natura, data la sottilità della sua sostanza, penetrare ovunque desideri, senza essere impedito da qualsivoglia serratura. Agli spiriti angelici non sono di ostacolo le pareti, ma tutte le cose visibili e tutti i corpi, per quanto solidi e spessi sono per essi penetrabili e aperti. Non c’è dunque da supporre che l’Angelo abbia trovato aperta la porta della Vergine, il cui proposito era di fuggire la compagnia degli uomini, di evitarne la conversazione, sia perché non ne venisse turbato il silenzio che favoriva la sua preghiera, sia per non esporre alla tentazione la sua virtù. La prudentissima Vergine teneva dunque chiusa anche in quel momento la porta della sua stanza, chiusa per gli uomini, non per gli Angeli. Questi perciò vi potevano entrare, ma nessun uomo vi aveva facile accesso.

2. Entrato dunque l’Angelo da lei disse: Ave, piena di grazia, il Signore è con te. Leggiamo negli Atti degli Apostoli che anche Stefano era pieno di grazia, e che anche gli Apostoli furono pieni di Spirito Santo, ma in modo molto diverso da Maria. Del resto, né in S. Stefano abitò corporalmente la pienezza della divinità, come in Maria, né gli Apostoli concepirono come lei per opera dello Spirito Santo. Ave, disse, piena di grazia; il Signore è con te. Che meraviglia se era piena di grazia lei, con la quale stava il Signore? Ma quello piuttosto che fa meraviglia è che colui che aveva mandato l’Angelo alla Vergine fu trovato che stava con la Vergine. Fu dunque Dio più veloce dell’Angelo, poiché Egli prevenne sulla terra il suo pur sollecito ambasciatore? Non c’è da stupirsene. Infatti, mentre il Re stava nel suo recinto (nella sua dimora), il nardo della Vergine esalò il suo profumo (Ct 1, 11), e quel fumo aromatico salì al cospetto della sua gloria, e trovò grazia agli occhi del Signore, mentre i circostanti esclamavano: Chi è costei che sale dal deserto, come colonna di fumo (che si sprigiona) dagli aromi di mirra e d’incenso? (Ct 3, 6). E subito il Re, uscendo dal suo luogo santo, esultò come un gigante che percorre la via, e benché partito dalla sommità del cielo, spronato da vivissimo desiderio, con rapido volo giunse prima del messaggero alla Vergine che aveva amata, che si era scelta, dalla cui bellezza era stato affascinato. Vedendolo venire da lontano, la Chiesa piena di gioia e di esultanza grida: Eccolo che viene saltellando sui monti, valicando le colline (Ct 2, 8).

3. Con ragione il Re è rimasto affascinato dalla bellezza della Vergine. Questa aveva infatti messo in pratica gli ammonimenti che Davide suo padre le aveva rivolti: Ascolta, o figlia, guarda e porgi l’orecchio e dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre, e se farai questo, il Re s’invaghirà della tua bellezza (Sal 44, 11. 12). Udì la Vergine, e vide, non come alcuni che, udendo, non ascoltano, e vedendo non capiscono, ma essa ha udito e creduto, ha veduto e ha compreso. Porse il suo orecchio, cioè, all’obbedienza e il suo cuore alla disciplina, e dimenticò il suo popolo e la casa di suo padre, perché non si curò di aumentare il suo popolo dandogli figli, né si preoccupò di dare un erede alla casa di suo padre; ma considerò come immondezza quanto avrebbe potuto avere dalla casa paterna di cose di questa terra, pur di guadagnare Cristo. Né venne meno al proposito, anche quando accettò Cristo come figlio, e non mancò al suo intendimento di restare vergine. Bene pertanto è detta piena di grazia, perché conservò la grazia della verginità, e acquistò inoltre la gloria della maternità.

4. Ave, disse, piena di grazia, il Signore è con te. Non disse: «Il Signore è in te», ma: il Signore è con te. Dio infatti che per la sua sostanza semplice è ugualmente tutto dappertutto, nelle creature razionali lo è in modo diverso che nelle altre, ed è presente ancora in modo diverso, quanto agli effetti, secondo che sono buone o cattive. Nelle creature irrazionali Egli è, senza però che esse lo comprendano. Da tutte le creature razionali Dio può essere compreso per la cognizione, ma solo dai buoni è posseduto anche per l’amore. Nei soli buoni dunque egli è in modo da essere anche con loro per la concordia della volontà. Infatti, mentre essi sottomettono le loro volontà alla giustizia, talmente che non disdice che Dio voglia ciò che essi vogliono, per il fatto che non dissentono dalla sua volontà, uniscono spiritualmente Dio a se stessi. Così avviene in tutti i Santi, ma in modo speciale in Maria, nella quale fu tanto grande il consenso che, non solo unì a sé la sua volontà, ma anche la sua carne, formando dalla sua sostanza e da quella della Vergine un solo Cristo, o piuttosto dalle due risultasse un solo Cristo: il quale, anche se non tutto da Dio, né tutto dalla Vergine, fu tuttavia tutto di Dio e tutto della Vergine, né due figli, ma un solo figlio dell’uno e dell’altra. Disse dunque: Ave, o piena di grazia, il Signore è con te. E non solo è con te il Signore Figlio che tu rivesti della tua carne, ma anche il Signore Spirito Santo per opera del quale concepisci, è il Signore Padre che ha generato colui che tu concepisci. Il Padre, dico, è con te, lui che fa anche tuo il suo Figlio. È con te il Figlio, il quale, per compiere in te il mirabile mistero (della sua incarnazione), in modo meraviglioso dischiude per sé il tuo seno, lasciandoti intatto il segno della tua verginità. È con telo Spirito Santo, che con il Padre e il Figlio santifica il tuo seno. Dunque, il Signore è con te.

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Preghiera del giorno: Tempo di Avvento, Quarta Settimana: Domenica 24 /12/17

24 dicembre 2017

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NOVENA DI NATALE

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** LA NATIVITA’ **
CONTEMPLANDO IL PRESEPE: MARIA

Difficile è trovare le parole per parlare di Maria, meglio è sostare in silenzio di fronte al Presepe e contemplare. Contemplare l’infinita tenerezza di Maria che, come ci racconta il Vangelo, “diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia”.

Maria è la vergine immacolata, prediletta e prescelta da Dio, la fanciulla di Nazareth che nell’umiltà del suo “eccomi” ha permesso al Natale di avvenire, all’impensabile di accadere.

Maria è colei che ha portato in seno il Salvatore, è colei che stringe tra le braccia il Figlio di Dio, è colei che in modo perfetto ha spalancato il suo cuore e la sua vita a Gesù, si è fatta una con Lui.

Maria è colei che per prima ha vissuto l’Eucarestia! Anche noi, preparandoci a vivere la gioia del Natale, abbiamo la possibilità di seguire Maria, accogliendo nella nostra vita e nel nostro cuore il dono dell’Eucarestia, di Dio che, nato in una mangiatoia, continua a farsi Pane per noi.

Maria è colei che, resa forte dall’aver accolto in sè Gesù, non aspetta, non si tira indietro, non fa calcoli, ma si mette a servire, raggiungendo in fretta la cugina Elisabetta. Mentre spesso ci affanniamo tra bilance e bilanci per cercare di capire il vero valore della nostra vita, mentre ci preoccupiamo di autostima e di estetica, di diete e di mode, di quanto gli altri ci stimano o di come noi ci giudichiamo, Maria, con grande semplicità, ci fornisce l’unico vero orizzonte in cui comprendere chi siamo, l’unica autentica unità di misura per verificare la qualità della nostra vita. La nostra vita trova il suo vero valore nella misura in cui è capace di saziare la fame e sete di Amore che arde nel cuore dei fratelli. Pondus meum est Amor meus diceva Agostino. Qual è il mio valore? Il mio valore è la mia capacità di amare!

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Vangelo (Gv 1,1-18) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 25 Dicembre 2017) con commento comunitario

24 dicembre 2017

NATALE DEL SIGNORE – MESSA DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Questo è il Vangelo del 25 Dicembre, quello del 24 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 1,26-38) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 24 Dicembre 2017) con commento comunitario

23 dicembre 2017

IV DOMENICA DI AVVENTO

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38) 

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Questo è il Vangelo del 24 Dicembre, quello del 23 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Bernardo di Chiaravalle Lodi della Vergine : OMELIA II

23 dicembre 2017

1. Non v’è dubbio che la Regina delle Vergini canterà con le altre, anzi, prima tra le altre Vergini, quel canto nuovo che è ad esse sole riservato nel Regno di Dio. Ma oltre quel cantico che le sarà comune con tutte e sole le vergini, penso che essa rallegrerà la città di Dio con un carme più dolce ed elegante, di cui nessun’altra delle vergini sarà in grado di esprimere e far risuonare le dolci melodie, perché riservato a lei sola, la vergine madre, e madre di un Dio. Ho detto che Maria è degna di lode non semplicemente perché è madre, ma per il Figlio che essa ha generato. È infatti Madre di Dio, e Dio, volendo glorificare singolarmente la sua Madre nei Cieli, ebbe cura di prevenirla in terra con una grazia singolare, in modo che concepisse in modo ineffabile, rimanendo intatta, e partorisse senza pregiudizio della sua integrità. Un tale parto conveniva alla Vergine, e Figlio della Vergine non poteva che essere Dio. Perciò il Creatore degli uomini, dovendo nascere da una creatura umana per farsi uomo, dovette scegliersi fra tutte, o piuttosto formarsi una tale madre che fosse degna di lui e a lui gradita. Volle pertanto fosse vergine e immacolata colei da cui egli doveva nascere immacolato per lavare le macchie di tutti: volle anche che fosse umile la madre che avrebbe generato lui, mite e umile di cuore, dando a tutti un necessario e salutarissimo esempio di queste virtù. Diede dunque alla Vergine la maternità dopo averle prima ispirato il voto di verginità e averla decorata con il merito dell’umiltà. Diversamente come avrebbe potuto nel seguito l’Angelo chiamarla piena di grazia, se vi fosse stato in lei qualcosa, anche minima, che non fosse dalla grazia?

2. Ricevette dunque Maria il dono della verginità perché fosse santa di corpo, lei che avrebbe concepito e partorito il Santo dei Santi; e ricevette il dono dell’umiltà per essere santa anche nella mente (spirito). Adorna di queste virtù come di gemme, e splendente di bellezza nel corpo e nello spirito, questa vergine regale, ammirata dai celesti comprensori per la sua bellezza e la sua grazia, ha attirato su di sé gli sguardi dei cittadini del cielo, sicché fu preso d’amore per lei il cuore del Re, che le mandò il celeste messaggero.
Questo è quello che l’Evangelista vuole dirci quando parla di un Angelo mandato da Dio alla Vergine. Da Dio, dice, ad una Vergine, vale a dire dall’eccelso ad un’umile fanciulla, dal Signore alla serva, dal Creatore ad una creatura. Quanta degnazione da parte di Dio! Quanta grandezza nella Vergine! Correte, madri, correte figlie, correte tutte voi che dopo di Eva e pr colpa di Eva siete partorite e partorite nella tristezza. Avvicinatevi al talamo verginale, entrate, se potete, nella camera avvolta di pudore della vostra sorella. Ecco, Dio manda un messaggio alla Vergine, ecco, l’Angelo parla a Maria. Accostate l’orecchio alla parete, e ascoltate quello che le annunzia, forse porterà consolazione anche a voi.

3. Rallegrati, padre Adamo, ma soprattutto tu, o madre Eva, esulta, voi che foste i progenitori di tutti gli uomini, ma ne foste pure uccisori, e, cosa più triste, prima uccisori che progenitori. Consolatevi entrambi per questa figlia, e per tale figlia; ma Eva maggiormente, che fu la prima causa del male, e ne trasfuse l’obbrobrio in tutte le donne. Sta per venire il tempo in cui tale obbrobrio sarà tolto, e l’uomo non avrà più motivo di lamentarsi della donna; cercando infatti imprudentemente di scusare se stesso, non aveva esitato ad accusarla crudelmente dicendo: La donna che hai dato, mi ha offerto di quelfrutto, e io ne ho mangiato (Gen 3, 12). Perciò corri, o Eva, da Maria, corri, madre dalla figlia; risponda la figlia per la madre, essa tolga la vergogna della madre, essa sia soddisfazione al padre per la madre, perché ecco, se l’uomo è caduto per causa della donna, d’ora in poi non si rialzerà se non per merito di una donna.
Che cosa dicevi Adamo? La donna che mi hai dato, mi ha offerto di quelfrutto, e io ne ho mangiato. Son queste parole piene di malizia che aumentano, più che togliere, la colpa. Tuttavia la Sapienza vinse la malizia quando Dio trovò nel tesoro inesauribile della sua pietà quell’occasione di perdono che aveva inutilmente tentato di far nascere da te quando ti interrogò. Ecco, ti viene data una donna in cambio di un’altra donna, una donna prudente invece di quella sciocca, umile, al posto di quella superba, la quale ti porge, in cambio del frutto della morte, il sapore della vita, e invece dell’amarezza di un cibo velenoso ti procura la dolcezza di un frutto. Cambia pertanto le tue parole di scusa iniqua in parole di ringraziamento, dicendo: «Signore, la donna che mi hai dato mi ha offerto il frutto della vita, e io ne ho mangiato, e divenne nella mia bocca più dolce del miele, perché per esso mi hai ridato la vita». Ecco, per questo fu mandato l’Angelo alla Vergine. O Vergine mirabile e degnissima di ogni onore! O donna sopra ogni altra veneranda e meravigliosa, che ha riparato il male dei progenitori e ridato la vita ai loro discendenti!

4. Fu mandato, è detto, l’Angelo ad una Vergine: vergine di corpo, vergine di mente, vergine di condotta, vergine insomma, quale la descrive l’Apostolo, santa nel corpo e nello spirito; e non la prima venuta o trovata per caso, ma scelta da secoli, predestinata dall’Altissimo e da lui preparata per sé, custodita dagli Angeli, predetta dai Padri, promessa dai Profeti. Scruta le S. Scritture, e vedi se è vero quello che dico. Vuoi che anch’io ne riporti qualche testimonianza? Per citarne alcune poche tra tante, non ti sembra che parli di questa vergine quando Dio dice al serpente: Porrò inimicizie tra te e la donna? (Gen 3, 15). E se ancora dubiti che si tratti proprio di Maria, ascolta quel che segue: Essa ti schiaccerà il capo (ivi). A chi è riservata questa vittoria se non a Maria? Fu essa senz’alcun dubbio che schiacciò il capo velenoso, perché ha resa vana ogni suggestione del maligno sia rispetto alle lusinghe della carne, sia rispetto alla superbia della mente.

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Preghiera del giorno: Tempo d’ Avvento, Terza Settimana : Sabato 23 /12/17

23 dicembre 2017

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NOVENA DI NATALE

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** LA NATIVITA’ **

CONTEMPLANDO IL PRESEPE: SAN GIUSEPPE
Giuseppe è l’uomo della notte e dei sogni,
l’uomo della pronta obbedienza, della sconfinata fiducia.

Giuseppe non parla. Giuseppe ascolta attentamente, si fida totalmente, obbedisce prontamente, agisce concretamente. Giuseppe è l’uomo giusto, l’uomo a cui Dio affida la custodia e la cura di Gesù e di Maria.

Guardiamo Giuseppe, osserviamolo nel presepe: premuroso e delicato, attento e sereno, veglia sul Bambino e Sua madre. Come ama dunque Giuseppe? Giuseppe ama nel modo apparentemente più semplice, ma in realtà più difficile.

Giuseppe ama, anzi sceglie di amare, con la presenza. Giuseppe sceglie di essere presente, di esserci e di restare, sceglie semplicemente di stare, non per capire tutto e subito, ma per condividere e custodire il Mistero. Facile è agire, gratificante è risolvere i problemi, esaltante è dare delle soluzioni. Più difficile e meno appariscente è invece scegliere di amare abitando il presente dell’altro, con le sue gioie e le sue fatiche.

Giuseppe ci insegna che la prima persona singolare del verbo amare è “io scelgo di esserci”

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Il Gesù nuovo che nasce oggi

23 dicembre 2017

Il trionfo del cuore di Maria e la venuta di papa Francesco potrebbero rivelarsi sempre più sulla stessa via. Quella di una spiritualità serena, di un discernimento gradualmente pieno di semplicità e buonsenso (nella fede, per un cristiano). San Francesco, santa Teresina, vivevano nella semplicità di cuore ma potevano distinguere meno rigidità, forzature, sensi di colpa… Ora si può comprendere meglio, per grazia, che lo Spirito si rivela nell’umanità (di Cristo). Dunque la piccolezza di cuore non rivela solo cose spirituali, a rischio spiritualismo ma porta con delicatezza, a misura, tutto l’uomo nel mistero. Allora l’umanità vede vissutamente ogni cosa in modo nuovo. Si rinnova tutta la vita, la cultura, la pastorale. Lo scriba trae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. Nei modi più diversi, a misura, a seconda delle situazioni, si può avvicinare, per grazia di Dio, tantissima gente. Perché bisogna capire il cammino personalissimo di ciascuno, i suoi bisogni, crescere, con discrezione, insieme… Non dunque una pastorale prefabbricata e astratta. Il cuore, non spiritualistico, non razionalistico ma divino e umano di Gesù è la chiave di ogni cosa. Lo Spirito che scende come una colomba e rimane nell’umanità di Cristo come nel suo nido naturale. Una sempre più profonda ed equilibrata consapevolezza della coscienza spirituale e psicofisica in Gesù. La grazia è divina e umana in lui. Si può dunque intuire, per grazia, la via del cuore nella luce dello Spirito. L’uomo si può perdere meno nei propri ragionamenti. Quando viene, la fede orienta il cuore a fidarsi del suo dono. Il Signore spiazza ancora una volta in modo nuovo con la piccolezza e la semplicità. 

Si veda: https://gpcentofanti.wordpress.com/manifesto-del-cuore-divino-e-umano-di-cristo/

O qui l’edizione più stringata: http://gpcentofanti.altervista.org/manifesto-del-cuore-divino-umano-gesu-2/?doing_wp_cron=1523872433.1062929630279541015625

Bernardo di Chiaravalle Lodi della Vergine : OMELIA I

22 dicembre 2017

Prefazione

La devozione verso la Madonna mi spinge a scrivere qualche cosa, ma le occupazioni me lo impediscono. Ora però che la malattia non mi consente di partecipare alla vita comune, non voglio passare in ozio quel po’ di tempo che ho a disposizione, rubandone magari un poco anche al sonno della notte. Mi piace pertanto accingermi soprattutto a ciò che spesso da tempo desideravo, ossia, dire qualcosa in onore della Vergine Madre, commentando quel testo evangelico in cui san Luca narra la storia dell’Annunciazione del Signore. A questo lavoro non sono tenuto da alcuna necessità o utilità per i monaci, al profitto dei quali io sono obbligato a lavorare; tuttavia, dal momento che non mi sarà impedito per questo di essere sempre a disposizione dei loro bisogni, ritengo che essi non abbiano motivo di lamentarsi se io soddisfo alla mia devozione.

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Preghiera del giorno: Tempo d’ Avvento,Terza Settimana, Venerdi 22 /12/17

22 dicembre 2017

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NOVENA DI NATALE
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** LA NATIVITA’ **

CONTEMPLANDO IL PRESEPE: IL BUE E L’ASINO
Nella locanda non c’era posto per Giuseppe e per Maria, ma c’era posto nella stalla: il ricovero delle bestie; anche di un bue e di un asino.

Di questi due animali non si trova traccia nei Vangeli Canonici, ma li troviamo all’inizio delle profezie di Isaia, dove è scritto «Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende…» (1,3).
E’ questa la profezia che ha ispirato la tradizione secondo la quale alla nascita di Gesù erano presenti un bue e un asino, che riconobbero il bambino come Figlio di Dio: i più umili fra gli animali domestici, nella loro semplicità, compresero la verità spirituale che fu invece ignorata dal re Erode e dai potenti del tempo

Nessuna mente terrena avrebbe mai sospettato che Colui che poteva ordinare al sole di riscaldare la terra avesse un giorno bisogno di essere riscaldato dall’alito di un bue e di un asino; che Colui che rivestiva d’erba i campi potesse esser nudo; che Colui dalle cui mani provenivano pianeti e mondi avesse un giorno braccia così piccine da non poter raggiungere i musi degli animali; che i piedi che avevano percorso i colli eterni fossero un giorno tanto deboli da non riuscire a camminare; che il Verbo Eterno potesse essere muto; che l’Onnipotenza potesse essere avvolta in fasce; che la Salvezza potesse giacere in una greppia; nessuno insomma avrebbe mai sospettato che Dio, al Suo avvento su questa terra, potesse essere così impotente. Ed è appunto per questo che tanti non lo trovano.
La Divinità sta sempre dove non ci aspettiamo di trovarla.

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Vangelo (Lc 1,57-66) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 23 Dicembre 2017) con commento comunitario

22 dicembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,57-66)

In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

Questo è il Vangelo del 23 Dicembre, quello del 22 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Bernardo di Clairvaux, Sermoni per l’Avvento. SERMONE VII: Della triplice utilità

21 dicembre 2017

1. Se celebriamo con devozione l’Avvento del Signore, facciamo il nostro interesse: Gesù infatti non solo è venuto a noi, ma anche per noi, Lui che non ha bisogno dei nostri beni (Sal 16 (15), 2). Ma la grandezza della nostra indigenza mette maggiormente in luce la immensa sua degnazione. E non solo la gravità della malattia apparisce dal prezzo della medicina, ma anche i molti aspetti della salute si comprendono dalla moltitudine dei rimedi. Infatti, perché ci sono varie specie di grazie (1 Cor 12, 4), se non si vede alcuna diversità di bisogni? Certo, è difficile parlare in un solo sermone di tutte queste necessità; ma me ne vengono in mente tre, che sono in certo qual modo le principali, e sono comuni a tutti. Non c’è infatti nessuno tra noi che non abbia bisogno in questa vita di consiglio, di aiuto e di sostegno. Tutto il genere umano è soggetto a una triplice miseria, e quanti siamo giacenti nella regione delle ombre morte (Is 9, 1), in questo corpo infermo, in questo luogo di tentazione, se facciamo attenzione, ci accorgiamo di soffrire miseramente di questo triplice inconveniente. Siamo infatti facilmente sedotti, deboli nell’operare e fragili a resistere. Se vogliamo discernere tra il bene e il male (1 Re 3, 9), ci inganniamo; se tentiamo di fare il bene (Gal 6, 9) veniamo meno; se ci sforziamo di resistere al male (Ef 6, 13) cediamo e restiamo vinti.

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Vangelo (Lc 1,46-55) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 22 Dicembre 2017) con commento comunitario

21 dicembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,46-55)

In quel tempo, Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Questo è il Vangelo del 22 Dicembre, quello del 21 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Preghiera del giorno: tempo d’Avvento, Giovedi 21/12/17

21 dicembre 2017

NOVENA DI NATALE
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UNO SGUARDO AL PRESEPE: UNA BELLA E CONSOLIDATA TRADIZIONE
In tante famiglie, seguendo una bella e consolidata tradizione, subito dopo la festa dell’Immacolata si inizia ad allestire il Presepe, quasi per rivivere insieme a Maria quei giorni pieni di trepidazione che precedettero la nascita di Gesù. Costruire il Presepe in casa può rivelarsi un modo semplice, ma efficace di presentare la fede per trasmetterla ai propri figli. Il Presepe ci aiuta a contemplare il mistero dell’amore di Dio che si è rivelato nella povertà e nella semplicità della grotta di Betlemme. San Francesco d’Assisi fu così preso dal mistero dell’Incarnazione che volle riproporlo a Greccio nel Presepe vivente, divenendo il tal modo iniziatore di una lunga tradizione popolare che ancor oggi conserva il suo valore per l’evangelizzazione. Il Presepe può infatti aiutarci a capire il segreto del vero Natale, perché parla dell’umiltà e della bontà misericordiosa di Cristo, il quale “da ricco che era, si è fatto povero” (2 Cor 8,9) per noi. La sua povertà arricchisce chi la abbraccia e il Natale reca gioia e pace a coloro che, come i pastori a Betlemme, accolgono le parole dell’angelo: “Questo per voi il segno: un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2,12). Questo rimane il segno, anche per noi, uomini e donne del Duemila. Non c’è altro Natale.

Papa Benedetto XVI , Angelus 11 dicembre 2005
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Vangelo (Lc 1,39-45) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 21 Dicembre 2017) con commento comunitario

20 dicembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-45)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Questo è il Vangelo del 21 Dicembre, quello del 20 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Bernardo di Clairvaux, Sermoni per l’Avvento. Sermone VI:Il triplice avvento e la risurrezione della carne

20 dicembre 2017

1. Voglio, fratelli, che voi non ignoriate il tempo della vostra visita (Lc 19, 44), ma neanche ignoriate ciò che in questo tempo viene visitato in voi. Questo è il tempo assegnato alle anime, non ai corpi, perché l’anima è cosa molto più eccellente del corpo, e per questo deve essere naturalmente per prima oggetto della nostra sollecitudine. Essa per prima dev’essere restaurata, essendo stata la prima a cadere. L’anima infatti, corrotta per la colpa, fece sì che anche il corpo come pena fosse assoggettato alla corruzione. E poi, se vogliamo essere trovati membra di Cristo (1 Cor 6, 15), dobbiamo certamente seguire il nostro Capo, cioè prima dobbiamo essere solleciti circa le anime, per le quali egli è già venuto, e alle quali cercò per prima cosa di portare rimedio. Differiamo invece la cura del corpo, riservandola a quel giorno in cui verrà appunto a riformare il corpo, come ricorda l’Apostolo dove dice: Aspettiamo come Salvatore il Signore nostro Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro povero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso (Fil 3, 20-21). Nella prima venuta, Giovanni Battista come un araldo, anzi, vero araldo di lui, grida: Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo (Gv 1, 29).
Non dice le malattie del corpo, non le molestie della carne, ma il peccato, che è malattia dell’anima, che è corruzione della mente. Ecco colui che toglie i peccati del mondo. Di dove li toglie? Dalla mano, dall’occhio, dal collo, dalla carne, insomma, in cui è profondamente infisso.

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Preghiera del giorno: Tempo di Avvento / Terza Settimana, mercoledi 20 /12/17

20 dicembre 2017

Risultato immagine per giuseppe e maria

NOVENA DI NATALE

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TRA GLI UMILI
(San Giuseppe) fu testimone silenzioso e felice dell’accorrere di quei pastori che, visto e sentito l’angelo che annunciava loro “una grande gioia, che sarà di tutto il popolo” (Lc 2, 10), si erano detti l’un l’altro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere» (Lc 2, 15). Li vide affacciarsi alla grotta tra il timido e il curioso; contemplare il bimbo “avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2, 12); li sentì riferire alla Vergine l’apparizione dell’angelo, e la notizia dell’avvenuta nascita del Salvatore a Betlemme, e il segno da cui l’avrebbero riconosciuto, e come una moltitudine di angeli si fosse unita a quel primo, glorificando Dio e promettendo pace sulla terra agli uomini di buona volontà.
Teste felice, ma neanche troppo stupito, forse. Se non era giunto fino a sentire una schiera angelica intonare lodi a Dio, sapeva però per esperienza che quanto dicevano i pastori era non soltanto plausibile, ma reale; anch’egli avrebbe potuto raccontare di simili accadimenti, e dell’effetto che le parole annunciate da un angelo per conto di Dio lasciavano nell’anima: pace, in primo luogo, una pace che — Gesù l’avrebbe poi detto a chiare lettere — il mondo non può dare, e una gioia profonda, quieta, di intensità e purezza indicibili. Rispetto a quella dei pastori la sua gioia non era altrettanto comunicativa: quelli, infatti, andarono a contagiarla a chiunque volesse starli a sentire, e “tutti quelli che udirono, si stupirono” (Lc 2, 18), mentre Giuseppe non condivise il suo segreto con altri che non fosse la Vergine. Ma non per questo la sua gioia fu meno gioiosa; anzi, poiché la custodiva nel cuore, fu forse più duratura.

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Vangelo (Lc 1,26-38) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 20 Dicembre 2017) con commento comunitario

19 dicembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38)

Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Questo è il Vangelo del 20 Dicembre, quello del 19 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Lectio Divina: Conoscere Dio

19 dicembre 2017

Dobbiamo sempre accostarci a Dio avendo coscienza che non Lo conosciamo nella sua pienezza. Quello verso cui dobbiamo rivolgerci è il Dio segreto, misterioso, che si rivela nel modo che Lui vuole; ogni volta che veniamo alla sua presenza, ci troviamo davanti ad un Dio che non conosciamo ancora.

Dobbiamo essere aperti ad ogni manifestazione della sua persona e della sua presenza. Forse abbiamo appreso molte cose su Dio attraverso la nostra esperienza, attraverso l’esperienza degli altri, gli scritti dei santi e gli insegnamenti della Chiesa, la testimonianza della Scrittura; forse sappiamo che è buono, umile, che è un fuoco che divora, che è nostro giudice, nostro Salvatore, e molte altre cose ancora, ma dobbiamo ricordarci che in ogni momento può rivelarsi come mai abbiamo immaginato, in un modo che non rientra in queste categorie generali.

Dobbiamo metterci davanti a Lui con riverenza ed essere aperti ad incontrare chi ci viene incontro, si tratti del Dio che già conosciamo e ci è familiare o di un Dio che siamo incapaci di riconoscere. Forse ci farà avvertire chi prima egli è, ma potrebbe essere completamente diverso da chi aspettiamo. Speriamo di incontrare un Gesù dolce, compassionevole, amabile, ed invece incontriamo un Dio che giudica e condanna, e impedisce che noi ci accostiamo a Lui nelle condizioni in cui siamo.

Oppure noi veniamo all’incontro pentiti, aspettiamo di essere scacciati e troviamo invece la compassione. Ad ogni tappa della nostra crescita Dio ci è nello stesso tempo conosciuto e sconosciuto. Lui stesso si rivela nella misura da Lui stabilita, e così lo conosciamo, ma non Lo conosciamo mai completamente, rimarrà sempre il mistero divino, un nucleo di mistero che mai potremo penetrare. La conoscenza di Dio non può essere ricevuta e data che nella comunione con Dio, condividendo con Lui la sua realtà nella misura in cui essa è comunicabile.

Il pensiero buddista ha illustrato questa comunione con la storia della bambola di sale. Una bambola di sale, dopo un lungo pellegrinaggio attraverso le terre aride, arrivò al mare e scoprì qualche cosa che mai prima aveva visto ed era incapace di comprendere. Stava sulla terra ferma, piccola dura bambola di sale ed ecco che davanti a lei si stendeva un’altra terra, morbida, pericolosa, numerosa, strana, sconosciuta. Chiese al mare: “Ma chi sei tu?” e ottenne come risposta: “Sono il mare”. La bambola domandò ancora “cos’è il mare?” ed il mare rispose “sono io”. La bambola: “Non riesco a capire ma vorrei proprio poterlo fare; come posso?”

Disse il mare “Toccami”. Allora la bambola timidamente mosse in avanti un piede e toccò l’acqua e provò la strana impressione che qualcosa cominciasse a diventare conoscibile. Tirò indietro la gamba e vide che le dita del suo piede erano scomparse, spaventata esclamò “oh! Dove sono andate le mie dita, cosa mi hai fatto ?” E il mare disse: “Tu hai dato qualche cosa di te per comprendere”.

Progressivamente l’acqua rosicchiò dalla bambola piccoli frammenti di sale ed essa avanzò sempre più verso il mare, e più avanzava, più aveva l’impressione di capire meglio, senza tuttavia essere capace di dire con le sue parole che cos’è il mare. Affondando si scioglieva sempre di più, ripetendo: ” ma che cos’è il mare?” Alla fine un’onda fece sparire quel che restava ancora di lei e la bambola disse: “Sono io” aveva scoperto che cos’ era il mare ma non ancora cos’è l’acqua.

Senza voler fare un parallelo assoluto fra la bambola buddista e la conoscenza cristiana di Dio, è possibile trovare in questa piccola storia molte verità. La bambola ha saputo che cos’era il mare nel momento in cui essa, nella sua piccolezza è divenuta una cosa sola con l’immensità del mare. Allo stesso modo quando entriamo nella conoscenza di Dio, noi non lo conteniamo ma siamo contenuti in Lui ed in questo incontro con Dio diveniamo noi stessi, protetti nell’immensità.

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Bernardo di Clairvaux, Sermoni per l’Avvento. Sermone V: Dell’avvento di mezzo e della triplice innovazione

19 dicembre 2017

1. Abbiamo detto nel sermone precedente che coloro che hanno argentato le loro ali (Sal 68 (67), 14) devono dormire tra i due avventi, ma non abbiamo detto precisamente dove. C’è infatti un terzo avvento e che sta tra gli altri due, nel quale dormono quelli che lo conoscono. Il primo infatti e l’ultimo avvento sono manifesti, non così quello di mezzo. Nel primo Cristo fu veduto sulla terra e visse in mezzo agli uomini (Bar 3, 38), e allora, come egli stesso dice, lo videro e lo odiarono (Gv 15, 24). Nell’ultimo ogni uomo vedrà la salvezza del nostro Dio (Is 40, 5), e volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto (Gv 19, 37). L’avvento che sta in mezzo è occulto, e i soli eletti lo vedono in sé e si salvano le loro anime (1 Pt 3, 20). Nel primo avvento dunque Cristo venne nella debolezza della carne (1 Gv 4, 2), in questo di mezzo viene nella forza dello spirito (Lc 1, 17), nell’ultimo verrà in gloria e maestà (Mc 8, 38; Lc 9, 26 ecc.). Attraverso la virtù infatti si perviene alla gloria, perché il Signore degli eserciti è il Re della gloria, (Sal 24 (23), 10) e altrove dice lo stesso Profeta: Per contemplare la tua potenza e la tua gloria (Sal 63 (62), 3). Questo avvento di mezzo è in certo qual modo una via per cui dal primo si giunge all’ultimo: nel primo Cristo è stato nostra redenzione (Rm 3, 24), nell’ultimo apparirà come vita nostra (Col 3, 4), in questo di mezzo, perché dormiamo tra gli altri due (Sal 68 (67), 14), è nostro riposo e consolazione (2 Cor 1, 5).

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Preghiera del Giorno: Tempo d’Avvento, Terza Settimana, Martedi 19/12/17

19 dicembre 2017

NOVENA DI NATALE

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IL PRIMO CONTEMPLATORE DI GESU’
«quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge» (Gal. 4, 4). E Giuseppe era lì, nella pienezza dei tempi, scelto da Dio per contemplare quel prodigio che si realizzò con tanta naturalezza, nella solitudine e nel silenzio.
«Ciò che accade nella stalla, nella grotta di roccia, ha una dimensione di profonda intimità: è qualcosa che avviene fra la Genitrice e il Nascituro. Nessuno dall’esterno vi ha accesso. Perfino Giuseppe, il falegname di Nazaret, rimane testimone silenzioso.» Sono parole pronunciate nel 1978 dal Papa Giovanni Paolo II, nell’omelia della notte di Natale, e dicono molto del mistero di Betlemme. Perché davvero vi fu, fin dal principio, dall’istante stesso dell’Incarnazione del Figlio di Dio, una relazione unica e particolarissima tra Gesù e la Vergine, così intima e personale da escludere del tutto ogni altro; una relazione della quale nessuno poteva partecipare, e della quale, tuttavia, fu concesso a un uomo, soltanto a un uomo, di essere testimone. Quell’uomo fu Giuseppe, un uomo umile e, a giudizio del mondo, non degno di particolare nota. Quell’uomo, però, ebbe con Gesù e con Maria un’intimità quale nessun altro ha avuto.
Ma la sua intimità con Gesù era di altra specie, un rapporto diverso da quello della Vergine. Il rispetto ispirato dalla conoscenza del mistero poneva, nel caso di Giuseppe, dei limiti che quell’uomo giusto non varcò mai, perché sapeva di non essere, in quella vicenda, un protagonista. (…)Tutto si spiega considerando che il mistero concerneva soprattutto la Madre e il Figlio: Giuseppe ne partecipò poi, quando già la profonda e misteriosa relazione fra Gesù e la Vergine era stabilita. Giuseppe partecipò del mistero attraverso la conoscenza datagli, con la rivelazione dell’angelo, in merito alla missione che avrebbe dovuto compiere vicino a quei due esseri eccezionali; e tuttavia, per quanto partecipasse di esso, e in esso, a un grado più alto di qualsiasi altra creatura, vi restava implicato solo dall’esterno, come sposo di Maria. A Giuseppe non venne chiesto un assenso previo, dato che quando seppe già si trovava — pur diversamente dalla Vergine — in diretta relazione con il mistero.
In tutto ciò che non lo riguardava, in ciò che superava i limiti della peculiare missione a cui era stato chiamato, il suo ruolo sarebbe stato limitato a quello di un “teste silenzioso”.
Teste silenzioso: non per attestare quel che sapeva, non per comunicarlo ad altri; ma, semplicemente, per contemplare. Altri testimoni, e non silenziosi, Gesù si sarebbe cercato in seguito, perché dessero testimonianza delle cose che avevano visto e sentito, della sua dottrina e dei suoi miracoli, e in specie della sua Risurrezione. Ma Giuseppe non era chiamato a essere un testimone di questo tipo. Non doveva comunicare niente a nessuno; solo essere presente, accompagnare Gesù e Maria, non lasciarli mai.
E lì stette, silenzioso, attento e ammirato, nell’istante in cui la sua sposa gli mostrò il Figlio, che era il Figlio di Dio fatto uomo, che era il suo Signore. Egli, Giuseppe, fu il primo a contemplarlo, il primo ad adorare quel Bambino venuto al mondo — e lui lo sapeva bene — in modo del tutto prodigioso; ma non avrebbe raccontato niente a nessuno dell’inesprimibile felicità che gli era stata data di provare, stringendo nelle braccia il Redentore del mondo.

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Vangelo (Lc 1,5-25) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 19 Dicembre 2017) con commento comunitario

18 dicembre 2017

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,5-25)

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto». Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo». Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Questo è il Vangelo del 19 Dicembre, quello del 18 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

AGOSTINO DI IPPONA Confessioni, Libro Decimo: Dopo la ricerca e l’incontro con Dio

18 dicembre 2017

Le presenti condizioni del suo spirito ( Prima Parte)
La vita umana sulla terra
28. 39. Quando mi sarò unito a te con tutto me stesso, non esisterà per me dolore e pena dovunque. Sarà vera vita la mia vita, tutta piena di te. Tu sollevi chi riempi; io ora, non essendo pieno di te, sono un peso per me; le mie gioie, di cui dovrei piangere, contrastano le afflizioni, di cui dovrei gioire, e non so da quale parte stia la vittoria; le mie afflizioni maligne contrastano le mie gioie oneste, e non so da quale parte stia la vittoria. Ahimè, Signore, abbi pietà di me!. Ahimè! Vedi che non nascondo le mie piaghe. Tu sei medico, io sono malato; tu sei misericordioso, io sono misero. Non è, forse, la vita umana sulla terra una prova? Chi vorrebbe fastidi e difficoltà? Il tuo comando è di sopportarne il peso, non di amarli. Nessuno ama ciò che sopporta, anche se ama di sopportare; può godere di sopportare, tuttavia preferisce non avere nulla da sopportare. Nelle avversità desidero il benessere, nel benessere temo le avversità. Esiste uno stato intermedio fra questi due, ove la vita umana non sia una prova? Esecrabili le prosperità del mondo, una e due volte esecrabili per il timore dell’avversità e la contaminazione della gioia. Esecrabili le avversità del mondo, una e due e tre volte esecrabili per il desiderio della prosperità e l’asprezza dell’avversità medesima e il pericolo che spezzi la nostra sopportazione. La vita umana sulla terra non è dunque una prova ininterrotta?

Il comando di Dio: la continenza
29. 40. Ogni mia speranza è posta nell’immensa grandezza della tua misericordia. Dà ciò che comandi e comanda ciò che vuoi. Ci comandi la continenza e qualcuno disse: “Conscio che nessuno può essere continente se Dio non lo concede, era già un segno di sapienza anche questo, di sapere da chi ci viene questo dono”. La continenza in verità ci raccoglie e riconduce a quell’unità che abbiamo lasciato disperdendoci nel molteplice. Ti ama meno chi ama altre cose con te senza amarle per causa tua. O amore, che sempre ardi senza mai estinguerti, carità, Dio mio, infiammami. Comandi la continenza. Ebbene, dà ciò che comandi e comanda ciò che vuoi.

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Preghiera del Giorno:Tempo d’Avvento, Terza Settimana. Lunedi, 18/12/17

18 dicembre 2017

NOVENA DI NATALE

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LA MANGIATOIA

Senza dubbio fu per disegno provvidenziale di Dio che non trovarono posto nella locanda; fu per un fortunato infortunio che non trovarono alloggio in quel luogo. Dio non volle che suo Figlio nascesse in mezzo al bivaccare, e alla sporcizia, caratteristici di simili alberghi pubblici, dove la Vergine si sarebbe vista esposta non solo alla curiosità di chi nulla aveva a che fare col grande avvenimento, ma altresì al malessere che l’assenza di pace e di intimità famigliare potevano cagionarle, nella confusione dei viaggiatori che pullulavano a ogni ora nel cortile. Pertanto Dio provvide altrimenti. C’erano nei dintorni di Betlemme alcune grotte, fra cui le più grandi servivano da stalle occasionali per ricoverarvi il bestiame durante i trasferimenti, in caso di necessità. In alcune, a questo scopo, era anche stata allestita una mangiatoia. Se all’occorrenza bastavano a contenere tre o quattro animali, erano abbastanza grandi da offrire rifugio a due o tre persone in estrema difficoltà. Tale era, per l’appunto, il caso di Maria e Giuseppe.
Fu Giuseppe, da solo o tramite l’indicazione disinteressata di un qualche benevolo informatore, a trovare il posto adeguato. Non era, quella, una situazione che potesse risolversi lasciandosi crescere la preoccupazione in mente, e alimentandosi dell’alimentarsi di essa; né d’altronde Giuseppe poteva lasciar passare il tempo mentre il problema andava facendosi sempre più stringente. Non è bene, e a nulla serve, lasciare che le preoccupazioni vadano accumulandosi dentro di noi, gonfiandosi fino a scoppiare: il soccorso non arriva mai da questa parte. Visto che in quelle circostanze il pubblico albergo non serviva, si mise subito in cerca di un altro “posto adeguato”. E dal momento che chi cerca prima o poi finisce col trovare, egli seppe riconoscere in una di quelle grotte naturali la soluzione del suo problema. Sapeva di che cosa la Vergine avesse bisogno, e, osservando con occhio attento e con la mente concentrata sulle esigenze della situazione che si approssimava, scoprì il rimedio che Dio gli aveva preparato, e che in altri frangenti forse non avrebbe visto.
Qui, almeno, sia pure in assenza delle migliori condizioni materiali, la Vergine avrebbe potuto partorire nell’indipendenza necessaria per garantire l’intimità e il decoro adeguati alla modestia di lei e alla grandezza del mistero.
Lì si sistemarono fin quando venne il momento, non molto tempo dopo l’arrivo a Betlemme; e allora si compì, “mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, la tua Parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale” (Sap 18, 14-15).
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Vangelo (Mt 1,18-24) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 18 Dicembre 2017) con commento comunitario

18 dicembre 2017

Dal Vangelo secondo Matteo  (Mt 1,18-24) 

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
 
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
 
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele»,
che significa «Dio con noi».
 
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Questo è il Vangelo del 18 Dicembre, quello del 17 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Lectio Divina: Lo Spirito di Fede

17 dicembre 2017

Quante volte abbiamo letto, oppure udito, che è necessario, oggi più che mai, vivere di fede; di una fede luminosa, intelligente, attiva; non di fede ordinaria. Il primo passo per la via della fede è, precisamente: lo spirito di fede.
Lo spirito di fede ci conduce direttamente a Dio, e ci persuade della necessità di vivere la vita di unione con Lui. Gesù ha detto propriamente che c’è dato conoscere Dio per mezzo di questo spirito di fede: “Nessuno conosce il Padre al di fuori del Figlio e fuori di colui al quale il Figlio lo avrà voluto rivelare”.

C’è bisogno di questa grande fede per penetrare nel Cuore di Gesù, nell’intimità di questo cuore, per trovare non un Gesù rimpicciolito, ma per trovarlo nella pienezza del suo amore, nella magnificenza del suo amore. Bisogna penetrare più addentro della lancia di Longino, per comprendere questa luce misconosciuta.

Che il mondo accetti o no: Dio è il maestro ed il padrone. Il nostro dovere è di seguirlo. Servire Dio è regnare… Ma servire Dio è più che regnare.

Che vuoi dire regnare? Governare delle creature, vuoi dire fare opera che ci lascia con tutte le nostre miserie. Ma servire il Signore è diventare padroni del suo Cuore, è possederlo con la fede. Si riceve questa grazia nella misura in cui si progredisce nello spirito di fede, nel desiderio di vedere Dio e di non vedere che Lui solo! Chi è penetrato da questa luce non ha bisogno di niente. Viene un momento in cui riposa in Dio, quasi vedendolo: ed allora il resto: sofferenze, immolazioni, persecuzioni, non sono che minuzie. Ma dove e come Gesù ci insegna a conoscere Dio? Nella vita intima con Lui. Nella preghiera: ecco perché anime ignoranti, secondo il mondo, sanno di questo soggetto più dei sapienti.
(P. Matteo Crawlej nel libro: Incontro al Re di amore)

La citazione è un po’ lunga. Ma l’ho fatta di proposito, sia per la competenza del pio autore che per la cristallina trasparenza delle affermazioni. Vivere di spirito di fede, perciò, è vivere vedendo Dio in tutto, tanto in ciò che è gradito, quanto in ciò che ripugna.

Vedere Dio in tutto, è vivere guidati da Dio, illuminati dalla sua luce, confortati dal suo amore, attratti dalla sua potenza, sostenuti e ritemprati dalle sue sofferenze sopportate per noi, desiderosi solo di vedere, di conoscere e perciò di amare, e perciò di essere sempre uniti a Gesù amore.

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Preghiera del giorno: Tempo d’Avvento, Terza Settimana. Domenica17/12/17

17 dicembre 2017

NOVENA DI NATALE

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NON C’ERA POSTO PER LORO

A Betlemme c’era un albergo, in realtà nemmeno paragonabile a una modesta locanda: nient’altro che un caravanserraglio — sul tipo dell’odierno khan palestinese —, cioè un luogo di pubblico ricovero per carovanieri, identico a tanti altri sparsi per la regione. «Questi alberghi consistono in una corte racchiusa fra alti muri. AI centro del cortile c’è quasi sempre una cisterna: intorno si sistemano le bestie, cammelli che lanciano una sorta di caratteristico ruggito, e asini che ragliano; a ridosso del muro di cinta corre un portico, sotto il quale stanno i giacigli dove i viandanti si sistemano per dormire. Talvolta certi tratti sono divisi in compartimenti, di solito da stuoie o muretti, di modo che tra i pilastri si aprono vani indipendenti, che si possono affittare agli ospiti» (F.M. Willam). Lì, in quell’albergo, dove i viandanti si recavano per trovare ricovero, e dove Giuseppe si recò a sua volta, non vi fu posto per loro.
Se con il termine “posto” si intende semplicemente luogo, spazio, allora Giuseppe dovette andare altrove perché il khan era al completo, gremito in quei giorni da quanti convenivano a Betlemme per il censimento. Ma se invece, come accade in alcuni passi biblici e come ritiene qualche autore, con la parola “posto” deve intendersi più propriamente “posto adeguato”, in tal caso l’espressione del Vangelo, “perché non c’era posto per loro nell’albergo”, ha una portata più profonda. Non è in effetti immaginabile che non vi fosse nei recinti alcuno spazio libero in cui trovare alloggio con un minimo di indipendenza (a non considerare che, poveri com’erano, per ottenerlo non potevano certo competere con viandanti più facoltosi). La verità sembra un’altra. Evidentemente quel posto non era adeguato perché vi nascesse il Figlio di Dio, e ancor meno per la Madre che doveva darlo alla luce. Uno di quegli ambienti precari (se anche avessero potuto permetterselo), separato con una tenda sudicia o una stuoia dal cortile in cui giacevano bestie maleodoranti; senza possibilità di sottrarre l’udito al linguaggio troppo libero — per non dire volgare —, alle grossolane espressioni di cammellieri e carrettieri; col frastuono diurno — e forse anche notturno — inevitabile in un cortile per l’andirivieni di uomini e bestie; un ambiente del genere, che pace, che intimità poteva offrire alla Vergine per il grandioso momento della nascita di suo Figlio?
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Vangelo (Gv 1,6-8.19-28) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 17 Dicembre 2017) con commento comunitario

16 dicembre 2017

III DOMENICA DI AVVENTO – GAUDETE

Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 1,6-8.19-28)

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Questo è il Vangelo del 17 Dicembre, quello del 16 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Bernardo di Clairvaux, Sermoni per l’Avvento. Sermone IV , Il duplice Avvento e le penne argentate

16 dicembre 2017

1. È cosa degna, fratelli, che voi celebriate con tutta devozione l’avvento del Signore, godendo per così grande consolazione, stupefatti per tanta degnazione, infiammati da tanta carità. E non pensate solo al primo avvento nel quale è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto (Lc 19, 10), ma anche al secondo, quando verrà e ci prenderà con sé. Voglia Iddio che meditiate costantemente su queste due venute, ruminando nei vostri cuori i benefici del primo e le promesse del secondo. Voglia Iddio che dormiate tra le due venute (Sal 68 (67), 14)! Queste sono infatti le due braccia dello Sposo, tra le quali la sposa dormiva e diceva: La sua sinistra è sotto il mio capo, e la sua destra mi abbraccerà (Ct 2, 6). Nella sinistra infatti, come leggiamo altrove, è significata la ricchezza e la gloria, nella destra la vita lunga. Nella sua sinistra, è detto, ricchezze e gloria (Pr 3, 16). Udite, figli di Adamo, gente avara e ambiziosa: perché affannarvi per procurarvi ricchezze terrene e gloria temporale che non sono né vere, né vostre? L’oro e l’argento (At 3, 6) non sono forse terra gialla e bianca, che solo l’errore degli uomini fa, o piuttosto considera preziosa? E se queste son cose vostre, portatevele con voi! Ma l’uomo quando muore con sé non porta nulla, né scende con lui la sua gloria (Sal 49 (48), 17-18).

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Preghiera del giorno: Tempo di Avvento/ Seconda Settimana16/12/17

16 dicembre 2017

NOVENA DI NATALE

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IL VIAGGIO VERSO BETLEMME

Giovane e felice fu il matrimonio di Maria e Giuseppe. A Nazaret trascorrevano una vita pacifica, nella quiete di un villaggio, fra gente di poche pretese. Quand’ecco d’improvviso una notizia, un vero e proprio avvenimento, venne a fugare quella tranquillità. L’Imperatore di Roma, Ottaviano Augusto, aveva emanato un editto in cui si ordinava il censimento generale della popolazione su tutto il territorio dell’Impero. Fra gli Ebrei, da quando Mosé, liberandoli dall’Egitto, ne aveva fatto un popolo organizzato, era insorta la consuetudine di legare la giurisdizione legale di ogni persona alla patria della stirpe di appartenenza: in quel luogo occorreva dunque recarsi per rispondere al censimento. Poiché Giuseppe era “della casa e della famiglia di Davide” (Le 2, 4), si incamminò verso la Giudea, alla volta di Betlemme.
Sapessero o non sapessero, Maria e Giuseppe — e certo lo sapevano —, che nella Scrittura si diceva che il Messia sarebbe venuto dalla stirpe di Davide e dalla città di Betlemme, fatto sta che Giuseppe doveva ottemperare all’editto di censimento e recarsi a Betlemme. Se da qui sia nata la decisione che la Vergine lo accompagnasse per partorire nella città di Davide e dare così compimento alla Scrittura, o se invece Giuseppe, indipendentemente da questa considerazione, non abbia osato lasciarla sola nell’evidente imminenza del parto, preferendo piuttosto portarla con sé, è una questione tutto sommato ininfluente. Quel che accadde è che Giuseppe si spostò da Nazaret a Betlemme “per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta” (Lc 2,5).

Noi confessiamo con fede incrollabile
quel Dio che si è fatto uomo
e che una Vergine ha dato alla luce.
Prima dei tempi
un Padre incommensurabile l’aveva generato.
O Dio santo, ti sei degnato di nascere,
piccolo infante, da una Vergine.
O Dio santo e forte,
hai voluto riposare nelle braccia di Maria.
O Dio santo e immortale,
sei venuto a strappare Adamo dall’inferno.
O Vergine immacolata, Madre di Dio,
l’Emmanuele che tu hai portato
è frutto del tuo grembo.
Il tuo seno materno ha nutrito tutti gli uomini.
Tu sei superiore ad ogni lode e ad ogni gloria.
Salve, Madre di Dio, felicità degli Angeli.
La pienezza della tua grazia
va oltre l’annuncio dei profeti.
Il Signore è con te, Tu hai dato alla luce
il Salvatore del mondo.

(Antico inno cristiano)
IL VIAGGIO VERSO BETLEMME

Giovane e felice fu il matrimonio di Maria e Giuseppe. A Nazaret trascorrevano una vita pacifica, nella quiete di un villaggio, fra gente di poche pretese. Quand’ecco d’improvviso una notizia, un vero e proprio avvenimento, venne a fugare quella tranquillità. L’Imperatore di Roma, Ottaviano Augusto, aveva emanato un editto in cui si ordinava il censimento generale della popolazione su tutto il territorio dell’Impero. Fra gli Ebrei, da quando Mosé, liberandoli dall’Egitto, ne aveva fatto un popolo organizzato, era insorta la consuetudine di legare la giurisdizione legale di ogni persona alla patria della stirpe di appartenenza: in quel luogo occorreva dunque recarsi per rispondere al censimento. Poiché Giuseppe era “della casa e della famiglia di Davide” (Le 2, 4), si incamminò verso la Giudea, alla volta di Betlemme.
Sapessero o non sapessero, Maria e Giuseppe — e certo lo sapevano —, che nella Scrittura si diceva che il Messia sarebbe venuto dalla stirpe di Davide e dalla città di Betlemme, fatto sta che Giuseppe doveva ottemperare all’editto di censimento e recarsi a Betlemme. Se da qui sia nata la decisione che la Vergine lo accompagnasse per partorire nella città di Davide e dare così compimento alla Scrittura, o se invece Giuseppe, indipendentemente da questa considerazione, non abbia osato lasciarla sola nell’evidente imminenza del parto, preferendo piuttosto portarla con sé, è una questione tutto sommato ininfluente. Quel che accadde è che Giuseppe si spostò da Nazaret a Betlemme “per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta” (Lc 2,5).
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Vangelo (Mt 17,10-13) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 16 Dicembre 2017) con commento comunitario

15 dicembre 2017

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,10-13)

Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Questo è il Vangelo del 16 Dicembre, quello del 15 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Preghiera del giorno: Tempo di Avvento/ Venerdi , 15/12/17

15 dicembre 2017

E PRESE CON SE’ LA SUA SPOSA

Allora Giuseppe, uscito da quell’incubo, disse il suo «sì» e prese con sé Maria come sposa, e si preparò a dare al bimbo quel nome: Gesù! Per il «sì» di Maria e di Giuseppe, il Figlio di Dio è divenuto il Dio con noi, l’Emmanuele.

Lo stato che è definito come “sonno” cessa con il venir meno della voce dell’angelo. Quello stato, che era un profondo atteggiamento di ascolto in cui sembra davvero che le facoltà della mente si addormentino, per lasciare il posto al profondo silenzio dell’anima, ora viene meno.
Giuseppe ha ascoltato, ha accolto, ha compreso senza chiedere spiegazioni. Questo accade quando l’accoglienza del cuore precede ogni comprensione, quando la fede precede ogni dimostrazione e il cuore si dilata, aprendosi… all’inspiegabile.
Inspiegabile è infatti l’annuncio dell’angelo, ma radicato in Dio e nella sua fedeltà. Non si spiega come accadrà, ma è detto perché: perché colui che ha preso nelle sue mani la piccola esistenza di un uomo come Giuseppe, erede di Davide povero e sperduto in fondo alla Galilea, è il Signore Onnipotente, il Dio dei nostri padri.
Questa ragione è sufficiente, è anzi la ragione fondamentale di ogni intervento di Dio nella storia umana. È l’unica ragione di ogni chiamata e l’unica ragione di ogni sì.
E Giuseppe dà la sua risposta, il suo “amen”, che è il sì della sua vita. La sua risposta infatti non è una parola, ma un’azione: “fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore”. L’angelo gli aveva detto: “Non temere di prendere con te Maria…”.
E Giuseppe obbedisce. Obbedisce forse perché non temè? Anzi, obbedisce perché, avendo temuto ed essendo stato turbato, si apre all’accoglienza, prima alla parola di Dio portata dall’angelo, poi a tutta l’iniziativa divina che gli cambia la vita, a Maria stessa e al mistero della sua e della propria vocazione.
Giuseppe obbedisce come Maria: la sua obbedienza nasce dal cuore aperto all’ascolto. Egli è padre nel cuore prima ancora di assumere legalmente la responsabilità paterna. Egli non dice sì soltanto a Dio, obbedendo alla sua voce, ma dice sì anche alla vocazione misteriosa di Maria, anzi dice sì pienamente a Maria in quanto persona, accogliendo in sé e nella sua casa una creatura abitata da Dio.
Giuseppe ha aperto le porte a Dio, senza temere di perdere la sua identità: rispondendo alla chiamata che lo ha stupito, egli compie nella sua piccolezza proprio quella identità di cui forse aveva dubitato all’inizio, quando si era chiesto: “Chi sono io per te, o Dio?”.
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Vangelo (Mt 11,16-19) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 15 Dicembre 2017) con commento comunitario

14 dicembre 2017

 Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,16-19)

In quel tempo, Gesù disse alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: È indemoniato. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Questo è il Vangelo del 15 Dicembre, quello del 14 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.