Archive for gennaio 2018

Liturgia della Parola: Giovedi Quarta Settimana del Tempo Ordinario (Anno B)

31 gennaio 2018

Prima Lettura

1 Re 2, 1-4,10-12
Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu, Salomone, sii forte e mòstrati uomo.

Dal primo libro dei Re

I giorni di Davide si erano avvicinati alla morte, ed egli ordinò a Salomone, suo figlio: «Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte e móstrati uomo. Osserva la legge del Signore, tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e le sue istruzioni, come sta scritto nella legge di Mosè, perché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti volgerai, perché il Signore compia la promessa che mi ha fatto dicendo: “Se i tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti a me con fedeltà, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, non ti sarà tolto un discendente dal trono d’Israele”».
Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide. La durata del regno di Davide su Israele fu di quarant’anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni.
Salomone sedette sul trono di Davide, suo padre, e il suo regno si consolidò molto.

Parola di Dio

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Vangelo (Mc 6,7-13) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 1 Febbraio 2018) con commento comunitario

31 gennaio 2018

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6,7-13)

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Questo è il Vangelo dell’ 1 Febbraio, quello del 31 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto.

GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

31 gennaio 2018

PARTE QUARTA

Misteri e stati propri
dell’Infanzia di Gesù

CAPITOLO QUARTO

La Natività di Nostro Signore

Quarto mistero

Il Verbo Incarnato volle nascere dalla SS. Vergine nella stalla di Betlemme, in pieno inverno, a mezzanotte, presso due animali; e fasciato in ruvidi panni fu posto in un presepio. Allora furono adempiti i desideri dei Patriarchi e dei Profeti; Dio infine si fece vedere per consolare gli uomini (72). Allora gli Angeli e gli uomini ammirarono la Parola eterna ridotta al silenzio; il Dio della luce, nell’oscurità; la sua onnipotenza, nella debolezza; la sue ricchezze infinite, in una estrema povertà; la sua eterna beatitudine, nei gemiti e nelle lacrime che il Verbo Incarnato volle versare nell’entrare in questo mondo (73).

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Meditazione del giorno. Mese di Gennaio, Mercoledi 31/01/18:L’Amore di Dio

31 gennaio 2018

1. L’amore del cuore. Perché ci commuoviamo e sentiamo tenerezza e palpitiamo d’amore per nostro padre, nostra madre, un nostro caro; e quasi mai abbiamo uno slancio d’affetto per il nostro Dio? Eppure, Dio ci è padre, amico, benefattore; è tutto per il nostro cuore; Egli dice: Che potrei far di più per voi? La giornata dei Santi era un palpito continuo d’amor per Dio, e la nostra com’è?

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Liturgia di San Giovanni Bosco

31 gennaio 2018

31 GENNAIO
SAN GIOVANNI BOSCO
Sacerdote (1815-1888)
Memoria

MISSALE ROMANUM VETUS ORDO

LETTURE: Fil 4,4-9; Sal 33; Mt 18,1-5

Di famiglia povera, ma ricco di doti, fu mosso da speciale vocazione divina a dedicarsi totalmente alla gioventù. Dinamico e concreto, da ragazzo fondò fra i coetanei la «società dell’allegri», sulla base di «guerra al peccato».
Fatto sacerdote, sentì e affermò sempre di dovere la sua opera a Maria Ausiliatrice. Iniziò con i giovani in cerca di lavoro: diede loro una casa, un cuore amico, istruzione e protezione, assicurando per essi onesti contratti di lavoro; creò scuole professionali, laboratori. Offrì uguale assistenza agli studenti. Indirizzò i giovani a conquistare un posto nel mondo, aiutandoli a raggiungere competenza e abilità professionali; li orientò alla vita cristiana, curando molto la formazione religiosa, la frequenza ai sacramenti, la devozione a Maria. Zelò le vocazioni.
Cercò fra i suoi ragazzi i migliori collaboratori alla sua opera, avendo l’ineguagliabile arte di formare ciascuno secondo la sua personalità. Con loro formò i «Salesiani» e intraprese una vasta opera missionaria. Con santa Maria Domenica Mazzarello fondò le«Figlie di Maria Ausiliatrice; come collaboratori esterni, uomini e donne, creò i «Cooperatori», salesiani nel mondo. Anticipatore in molti campi della vita ecclesiale, Don Bosco, tanto bonario e semplice, ma di acuto ingegno e di forte capacità di azione, è tipo di apostolo dei tempi nuovi. La sua pedagogia cristiana, attuata con abilità di genio ed efficacia di santo, mira a «prevenire» i mali a«preservare» la gioventù con l’intelligente comprensione, l’adattamento alle sue esigenze, con ragionevolezza, confidenza, carità, allegria, espressioni tutte della «presenza» costante dell’educatore: «Che i giovani sappiano di essere amati». Già vecchio, poteva dire di sé: «Ho promesso a Dio che fin l’ultimo mio respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani».
Tra i più bei frutti della sua pedagogia, san Domenico Savio, quindicenne, che aveva capito la sua lezione: «Noi, qui, alla scuola di Don Bosco, facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei nostri doveri.

Imitare Gesù e lasciarsi guidare dall’amore
Dalle «Lettere di san Giovanni Bosco

Se vogliamo farci vedere amici del vero bene dei nostri allievi, e obbligarli fare il loro dovere, bisogna che voi non dimentichiate mai che rappresentate i genitori di questa cara gioventù, che fu sempre tenero oggetto delle mie occupazioni, dei miei studi, del mio ministero sacerdotale, e della nostra Congregazione salesiana. Se perciò sarete veri padri dei vostri allievi, bisogna che voi ne abbiate anche il cuore; e non veniate mai alla repressione o punizione senza ragione e senza giustizia, e solo alla maniera di chi vi si adatta per forza e per compiere un dovere.
Quante volte, miei cari figliuoli, nella mia lunga carriera ho dovuto persuadermi di questa grande verità! E’ certo più facile irritarsi che pazientare: minacciare un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è più comodo alla nostra impazienza e alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità. La carità che vi raccomando è quella che adoperava san Paolo verso i fedeli di fresco convertiti alla religione del Signore, e che sovente lo facevano piangere e supplicare quando se li vedeva meno docili e corrispondenti al suo zelo.
Difficilmente quando si castiga si conserva quella calma, che è necessaria per allontanare ogni dubbio che si opera per far sentire la propria autorità, o sfogare la propria passione.
Riguardiamo come nostri figli quelli sui quali abbiamo da esercitare qualche potere. Mettiamoci quasi al loro servizio, come Gesù che venne a ubbidire e non a comandare, vergognandoci di ciò che potesse aver l’aria in noi di dominatori; e non dominiamoli che per servirli con maggior piacere. Così faceva Gesù con i suoi apostoli, tollerandoli nella loro ignoranza e rozzezza, nella loro poca fedeltà, e col trattare i peccatori con una dimestichezza e familiarità da produrre in alcuni lo stupore, in altri quasi
scandalo, e in molti la Santa speranza di ottenere il perdono da Dio. Egli ci disse perciò di imparare da lui ad essere mansueti e umili di cuore (4r.Mt 11,29).
Dal momento che sono i nostri figli, allontaniamo ogni collera quando dobbiamo reprimere i loro falli, o almeno moderiamola in maniera che sembri soffocata del tutto. Non agitazione dell’animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la speranza per l’avvenire, e allora voi sarete i veri padri e farete una vera correzione.
In certi momenti molto gravi, giova più una raccomandazione a Dio, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali, se da una parte non producono che male in chi le sente, dall’altra parte non arrecano vantaggio a chi le merita.
Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi.
Studiamoci di farci amare, di insinuare il sentimento del dovere, del santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori e unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di colui, che volle farsi nostro modello, nostra via, nostro esempio in tutto, ma particolarmente nell’educazione della gioventù.

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Piccole storie per la gioia del anima

30 gennaio 2018

30 di Gennaio

Due blocchi di ghiaccio


C’erano una volta due blocchi di ghiaccio. Si erano formati durante il lungo inverno, all’interno di una grotta di tronchi, rocce e sterpaglie in mezzo ad un bosco sulle pendici di un monte. Si fronteggiavano con ostentata reciproca indifferenza. I loro rapporti erano di una certa freddezza. Qualche “buongiorno”, qualche “buonasera”. Niente di più. Non riuscivano cioè a “rompere il ghiaccio”.
Ognuno pensava dell’altro: “Potrebbe anche venirmi incontro”. Ma i blocchi di ghiaccio, da soli, non possono né andare né venire.
Ma non succedeva niente e ogni blocco di ghiaccio si chiudeva ancora di più in se stesso. Nella grotta viveva un tasso. Un giorno sbottò:”Peccato che ve ne dobbiate stare qui. E’ una magnifica giornata di sole!”. I due blocchi di ghiaccio scricchiolarono penosamente. Fin da piccoli avevano appreso che il sole era il grande pericolo. Sorprendentemente quella volta, uno dei due blocchi di ghiaccio chiese: “Com’è il sole?”. “E’ meraviglioso, è la vita!” rispose il tasso. “Puoi aprirci un buco nel tetto della tana… Vorrei vedere il sole…” disse l’altro. Il tasso non se lo fece ripetere. Aprì uno squarcio nell’intrico delle radici e la luce calda e dolce del sole entrò come un fiotto dorato. Dopo qualche mese, un mezzodì, mentre il sole intiepidiva l’aria, uno dei blocchi si accorse che poteva fondere un po’ e liquefarsi diventando un limpido rivolo d’acqua. Si sentiva diverso, non era più lo stesso blocco di ghiaccio di prima. Anche l’altro fece la stessa meravigliosa scoperta. Giorno dopo giorno, dai blocchi di ghiaccio sgorgavano due ruscelli d’acqua che scorrevano all’imboccatura della grotta e, dopo poco, si fondevano insieme formando un laghetto cristallino, che rifletteva il colore del cielo. I due blocchi di ghiaccio sentivano ancora la loro freddezza, ma anche la loro fragilità e la loro solitudine, la preoccupazione e l’insicurezza comuni. Scoprirono di essere fatti allo stesso modo e di aver bisogno in realtà l’uno dell’altro. Arrivarono due cardellini e un’allodola e si dissetarono. Gli insetti vennero a ronzare intorno al laghetto, uno scoiattolo dalla lunga coda morbida ci fece il bagno. E in tutta questa felicità si rispecchiavano i due blocchi di ghiaccio che ora avevano trovato un cuore.

A volte basta solo un raggio di sole. Una parola gentile. Un saluto. Una carezza. Un sorriso. Ci vuole così poco a fare felici quelli che ci stanno accanto. Allora, perché non lo facciamo?

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (85) 86

30 gennaio 2018

Martedì, 30 gennaio 2018


Signore, tendi l’orecchio, rispondimi.

[1] Supplica. Di Davide.
Signore, tendi l’orecchio, rispondimi,
perché io sono povero e infelice.

[2] Custodiscimi perché sono fedele;
tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera.

[3] Pietà di me, Signore,
a te grido tutto il giorno.

[4] Rallegra la vita del tuo servo,
perché a te, Signore, innalzo l’anima mia.

[5] Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi ti invoca.

[6] Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce della mia supplica.

[7] Nel giorno dell’angoscia alzo a te il mio grido
e tu mi esaudirai.

[8] Fra gli dei nessuno è come te, Signore,
e non c’è nulla che uguagli le tue opere.

[9] Tutti i popoli che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, o Signore,
per dare gloria al tuo nome;

[10] grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio.

[11] Mostrami, Signore, la tua via,
perché nella tua verità io cammini;
donami un cuore semplice
che tema il tuo nome.

[12] Ti loderò, Signore, Dio mio, con tutto il cuore
e darò gloria al tuo nome sempre,

[13] perché grande con me è la tua misericordia:
dal profondo degli inferi mi hai strappato.

[14] Mio Dio, mi assalgono gli arroganti,
una schiera di violenti attenta alla mia vita,
non pongono te davanti ai loro occhi.

[15] Ma tu, Signore, Dio di pietà, compassionevole,
lento all’ira e pieno di amore, Dio fedele,
[16] volgiti a me e abbi misericordia:
dona al tuo servo la tua forza,
salva il figlio della tua ancella.

[17] Dammi un segno di benevolenza;
vedano e siano confusi i miei nemici,
perché tu, Signore, mi hai soccorso e consolato.

 

Particolari sentimenti di fiducia e di pietà religiosa formano le espressioni di questo salmo che è una preghiera quotidiana di ogni pio israelita e di ogni cristiano.

 

Se siamo assaliti da tentazioni e da nemici, egli è Dio di bontà e di grazia, che ci risponde e ci libera.

 

 

 

PREGHIERA DI ABBANDONO AL PADRE

 

Padre mio, io mi abbandono a te:
fa di me ciò che ti piacerà.
Qualunque cosa tu faccia, io ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto,
purché la tua volontà si faccia in me, in tutte le tue creature.
Non desidero altro, o mio Dio.
Rimetto la mia anima nelle tue mani.
Te la dono, o mio Dio, con tutto l’amore del mio cuore, 

perché ti amo ed è per me un bisogno d’amore il donarmi, 

il rimettermi senza misura tra le tue mani,
con infinita fiducia, perché tu sei mio Padre.

 

 

Papa Francesco a Santa Marta _ 30. Gennaio.2018

30 gennaio 2018

Vicinanza e tenerezza

Papa: “Il pastore va unto con l’olio il giorno della sua ordinazione: sacerdotale e episcopale». Ma «il vero olio, quello interiore, è l’olio della vicinanza e della tenerezza». Invece al «pastore che non sa farsi vicino manca qualcosa: forse è un padrone del campo, ma non è un pastore». Perché «un pastore al quale manca tenerezza sarà un rigido, che bastona le pecore».

 

 

 

“A Gesù piace uscire incontro alle difficoltà quando lo chiede la gente”

 

Vicinanza e tenerezza dei pastori: una grazia del Signore

Anche il Pastore, come Gesù, aggiunge ancora Francesco, “finisce la sua giornata stanco”, stanco di “fare il bene” e se il suo atteggiamento sarà questo il popolo sentirà la presenza di Dio viva. Da qui sale al Signore la preghiera di oggi del Papa:

Oggi potremo pregare nella Messa per i nostri pastori, perché il Signore dia loro questa grazia di camminare con il popolo, essere presenti al popolo con tanta tenerezza, con tanta vicinanza. E quando il popolo trova il suo pastore, sente quella cosa speciale che soltanto si sente alla presenza di Dio – e così finisce il passo del Vangelo – “Essi furono presi da grande stupore”. Lo stupore di sentire la vicinanza e la tenerezza di Dio nel pastore.

Liturgia della Parola: Mercoledi Quarta Settimana del Tempo Ordinario (Anno B)

30 gennaio 2018

PRIMA LETTURA

2 Sam 24.2.9-17

Io ho peccato facendo il censimento; ma queste pecore che hanno fatto?

Dal secondo libro di Samuèle

In quei giorni, il re Davide disse a Ioab, capo dell’esercito a lui affidato: «Percorri tutte le tribù d’Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo, perché io conosca il numero della popolazione».
Ioab consegnò al re il totale del censimento del popolo: c’erano in Israele ottocentomila uomini abili in grado di maneggiare la spada; in Giuda cinquecentomila.
Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso ed egli disse al Signore: «Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza».
Al mattino, quando Davide si alzò, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Gad, veggente di Davide: «Va’ a riferire a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò”». Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo e disse: «Vuoi che vengano sette anni di carestia nella tua terra o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegue o tre giorni di peste nella tua terra? Ora rifletti e vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato». Davide rispose a Gad: «Sono in grande angustia! Ebbene, cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!».
Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Bersabea morirono tra il popolo settantamila persone. E quando l’angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per devastarla, il Signore si pentì di quel male e disse all’angelo devastatore del popolo: «Ora basta! Ritira la mano!».
L’angelo del Signore si trovava presso l’aia di Araunà, il Gebuseo. Davide, vedendo l’angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: «Io ho peccato, io ho agito male; ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!».

Parola di Dio

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Vangelo (Mc 6,1-6) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 31 Gennaio 2018) con commento comunitario

30 gennaio 2018

S. GIOVANNI BOSCO, SACERDOTE – memoria

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6,1-6)

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Questo è il Vangelo del 31 Gennaio, quello del 30 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto.

GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

30 gennaio 2018

PARTE QUARTA

Misteri e stati propri
dell’Infanzia di Gesù

CAPITOLO TERZO

La Visitazione

Terzo mistero

La Chiesa, nella visita di Maria a S. Elisabetta, sotto l’atto esterno di civiltà, onora ed ammira la santificazione interiore del piccolo S. Giovanni, il quale, all’avvicinarsi del Divino Infante da poco tempo concepito nel verginale seno della SS. Vergine fu liberato dal peccato originale, riempito di grazia e dotato dell’uso della ragione. Questa benedizione si estese a S. Zaccaria, a S. Elisabetta e a tutta la loro famiglia.
La Madre di Dio, come una nube piena di celeste rugiada, spinta impetuosamente dallo Spirito Santo, andò a riversare le sue divine benedizioni sulla casa della cugina Elisabetta, la quale dimorava sulle alte montagne della Giudea. In quella santa e felice casa Maria venne accolta dal piccolo S. Giovanni con trasalimenti di gioia straordinaria (Luc. 1, 44), da S. Elisabetta con profondissima umiltà e dal sacerdote Zaccaria con grande ammirazione.
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Preghiera del giorno: Novena a Don Bosco (festa il 31 Gennaio) Nono giorno

30 gennaio 2018

Preghiera
Glorioso San Giovanni Bosco, che foste sempre così compassionevole delle umane sventure, riguardate a noi tanto bisognosi del vostro aiuto. Fate discendere sopra di noi e sulle nostre famiglie le benedizioni di Maria Ausiliatrice, ed otteneteci tutte quelle grazie, spirituali e temporali, che ci sono necessarie in vita e in morte.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo:
come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

V – Pregate per noi, o San Giovanni Bosco.
R – Perchè siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

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Meditazione del giorno. Mese di Gennaio, Martedi 30/01/18: Il B. Sebastiano Valfrè -Un Santo di Torino

30 gennaio 2018
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Beato Sebastiano Valfrè

1. Anche nel nostro paese possiamo farci santi. Il beato Valfrè, nato a Verduno (Cuneo), passò circa 70 anni a Torino: nelle chiese predicava, confessava, infiammava gli animi al bene; negli ospedali, nelle case era l’angelo della carità e del conforto; in San Filippo porgeva esempi d’umiltà, di dolcezza, di pazienza; qui morì nel 1710, Perché non potremo farci santi anche noi nel nostro paese?

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Liturgia della Parola. Martedi Quarta Settimana del Tempo Ordinario ( Anno B)

29 gennaio 2018

PRIMA LETTURA

2 Sam 18,9-10.14.24-25a.30 – 19,4

Figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te!

Dal secondo libro di Samuèle

In quei giorni, Assalonne s’imbatté nei servi di Davide. Assalonne cavalcava il mulo; il mulo entrò sotto il groviglio di una grande quercia e la testa di Assalonne rimase impigliata nella quercia e così egli restò sospeso fra cielo e terra, mentre il mulo che era sotto di lui passò oltre. Un uomo lo vide e venne a riferire a Ioab: «Ho visto Assalonne appeso a una quercia». Allora Ioab prese in mano tre dardi e li ficcò nel cuore di Assalonne, che era ancora vivo nel folto della quercia. Poi Ioab disse all’Etìope: «Va’ e riferisci al re quello che hai visto».
Davide stava seduto fra le due porte; la sentinella salì sul tetto della porta sopra le mura, alzò gli occhi, guardò, ed ecco vide un uomo correre tutto solo. La sentinella gridò e l’annunciò al re. Il re disse: «Se è solo, ha in bocca una bella notizia».
Il re gli disse: «Mettiti là, da parte». Quegli si mise da parte e aspettò. Ed ecco arrivare l’Etìope che disse: «Si rallegri per la notizia il re, mio signore! Il Signore ti ha liberato oggi da quanti erano insorti contro di te». Il re disse all’Etìope: «Il giovane Assalonne sta bene?». L’Etìope rispose: «Diventino come quel giovane i nemici del re, mio signore, e quanti insorgono contro di te per farti del male!».
Allora il re fu scosso da un tremito, salì al piano di sopra della porta e pianse; diceva andandosene: «Figlio mio Assalonne! Figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!». Fu riferito a Ioab: «Ecco il re piange e fa lutto per Assalonne». La vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: «Il re è desolato a causa del figlio».

Parola di Dio

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Vangelo (Mc 5,21-43) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 30 Gennaio 2018) con commento comunitario

29 gennaio 2018

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 5,21-43)

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Questo è il Vangelo del 30 Gennaio, quello del 29 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto.

Agostino d’Ippona-Le Confessioni, Libro undicesimo MEDITAZIONE SUL PRIMO VERSETTO DELLA GENESI: “In principio Dio creò…”

29 gennaio 2018

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Il Tempo (Seconda Parte)

Il tempo misura del movimento
24. 31. Mi comandi di approvare chi dicesse che il tempo è il movimento di un corpo? No certo. Nessun corpo si muove fuori dal tempo; questo lo intendo: tu lo dici. Ma che il movimento stesso del corpo sia il tempo, questo non lo intendo: tu non lo dici. Di un corpo che si muove, misuro col tempo la durata del movimento, da quando inizia a quando finisce. Se non ho visto quando iniziò, e continua a muoversi di modo che non vedo quando finisce, mi è impossibile misurarlo, a meno di misurarlo da quando inizio a quando finisco di vederlo. Vedendolo a lungo, riferisco soltanto che è un tempo lungo, senza riferire quanto, poiché, per dire anche quanto, facciamo un confronto, ad esempio: “Questo è quanto quello”, oppure: “Questo è doppio di quello”, e così via. Se invece avremo potuto rilevare nello spazio il punto da cui è partito e il punto in cui arriva un corpo in movimento, oppure le sue parti, qualora si muova come un tornio, possiamo dire in quanto tempo si è effettuato il movimento del corpo o di una sua parte da un punto a un altro. Il movimento del corpo è dunque cosa distinta dalla misura della sua durata. E chi non capisce ormai a quale delle due nozioni conviene dare il nome di tempo? Infatti, se anche un corpo alternamente si muove e sta fermo, noi misuriamo col tempo non soltanto il suo movimento, ma anche la stasi. Diciamo: “Stette fermo tanto, quanto si mosse”, oppure: “Stette fermo due, tre volte più di quanto si mosse”; oppure indichiamo altri rapporti, misurati con precisione o a stima, più o meno, come si suol dire. Dunque il tempo non è il movimento dei corpi.

Confessione e invocazione
25. 32. Ti confesso, Signore, d’ignorare tuttora cosa sia il tempo; d’altra parte ti confesso, Signore, di sapere che pronuncio queste parole nel tempo; che da molto ormai sto parlando del tempo, e che proprio questo molto non lo è per altro, che per la durata del tempo. Ma come faccio a saperlo, se ignoro cosa sia il tempo? O chissà, non so esprimere ciò che so? Ahimè, ignoro persino cosa ignoro. Ecco, Dio mio, davanti a te che non mento: quale la mia parola, tale il mio cuore. Tu, Signore Dio mio, illuminando la mia lucerna illuminerai le mie tenebre.

Il tempo misurato col tempo
26. 33. Non è veritiera la confessione della mia anima, quando ti confessa che misuro il tempo? Dunque, Dio mio, io misuro e non so cosa misuro. Misuro il movimento di un corpo per mezzo del tempo, ma non misuro ugualmente anche il tempo? Potrei misurare il movimento di un corpo, la sua durata, la durata del suo spostamento da un luogo all’altro, se non misurassi il tempo in cui si muove? Ma questo tempo con che lo misuro? Si misura un tempo più lungo con un tempo più breve come con la dimensione di un cubito quella di un trave? Così ci vedono misurare la dimensione di una sillaba lunga con quella di una breve, e dirla doppia; così misuriamo la dimensione dei poemi con la dimensione dei versi, e la dimensione dei versi con la dimensione dei piedi, e la dimensione dei piedi con la dimensione delle sillabe, e la dimensione delle sillabe lunghe con quella delle brevi: non sulle pagine, perché così misuriamo spazi e non tempi, ma al passaggio delle parole, mentre vengono pronunciate. Diciamo: “È un poema lungo, infatti si compone di tanti versi; versi lunghi, infatti constano di tanti piedi; piedi lunghi, infatti si estendono per tante sillabe. E una sillaba lunga, infatti è doppia della breve”. Ma neppure così si definisce una misura costante di tempo, poiché un verso più breve può essere fatto risuonare, strascicandolo, per uno spazio di tempo maggiore di uno più lungo, che venga affrettato. La stessa cosa può avvenire di un poema, e di un piede, e di una sillaba. Ne ho tratto l’opinione che il tempo non sia se non un’estensione. Di che? Lo ignoro. Però sarebbe sorprendente, se non fosse un’estensione dello spirito stesso. Perché, cosa misuro, di grazia, Dio mio, quando affermo o imprecisamente: “Questo tempo è più lungo di quello”, o anche precisamente: “È doppio di quello”? Misuro il tempo, lo so; ma non misuro il futuro, perché non è ancora; né misuro il presente, perché non ha estensione alcuna; né misuro il passato, perché non è più. Cosa misuro dunque? Forse i tempi al loro passaggio, non passati? È quanto dissi.

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GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

29 gennaio 2018

PARTE QUARTA

Misteri e stati propri
dell’Infanzia di Gesù

CAPITOLO SECONDO

Il Verbo Incarnato dimora per nove mesi
nel seno della SS. Vergine

Secondo mistero

Il divino Infante Gesù ebbe fin dal primo istante del suo concepimento l’uso perfetto della ragione come era detto nelle profezie: «Una vergine concepirà un uomo e lo porterà nel suo seno» (67) e in altro luogo: «Non è un semplice e debole bambino quello che è nato in lei, ma un uomo perfetto» (68). Posta questa verità, Nostro Signore poteva nascere subito dopo la sua Concezione; tuttavia volle dimorare, nove mesi nelle castissime viscere della S, Vergine e questo per parecchi motivi.
1° – Per insegnarci l’obbedienza, Gesù si sottomette alle leggi comuni della natura per le quali ordinariamente i bambini stanno nel seno della loro madre per nove mesi.
2° – Perché l’anima di Maria è così cara al S. Bambino Gesù, il suo amore non gli consente di lasciarla subito dopo il suo concepimento. Perciò per nove mesi vuole possederla ed esserne posseduto; si trattiene in Maria per tutto quel tempo, con infinita gioia, essendosi rivestito della sua carne e del suo sangue; e Maria pure lo ritiene con immenso amore (69).
3° – Gesù risiede nove mesi nella sua SS. Madre, per ricompensare la purità tutta divina di questa incomparabile Vergine: si compiace, dimora, si pasce e riposa tra i gigli della verginale purezza di lei (70).
4° – Quei nove mesi sono consacrati dal divino Bambino ad un misterioso ritiro, durante il quale, vedendosi in un altro stato, in un altro mondo, in un’altra condizione e in un altro ordine ben diverso da quello in cui è vissuto finora, si occupa del Padre suo, ne adora le leggi e si abbandona alla sua Provvidenza; considera quella triste successione di giorni che comporranno la sua vita mortale sulla terra, e come per disporsi alle fatiche e ai patimenti che dovrà sopportare si tiene nascosto nel seno della sua S. Madre in profondo silenzio e vi compie un lungo ritiro. Là, o Salvatore e Dio di Israele, siete davvero il Dio nascosto! (Isa. 45, 15).
5° – Gesù dimora nella SS. Vergine per insegnarci che la sua divina Madre è il trono dove regna e dove vuole ricevere i nostri omaggi, il carro di gloria e di trionfo che lo porta e che dobbiamo seguire; e inoltre che il seno verginale di Maria è il paradiso, il Cielo e l’astro felice donde spande sopra di noi le sue più dolci influenze (71).
6° – Gesù Bambino santifica mirabilmente S. Giuseppe con la croce che gli dà, tenendogli nascosto per un po’ di tempo l’ineffabile mistero della sua Concezione. Questo gran Santo, infatti, soffriva estrema afflizione nel vedere la gravidanza della sua SS. Sposa, ignorandone la causa; ma fece un eroico sacrificio della sua ragione col sospendere con grande generosità il suo giudizio, contro la testimonianza dei suoi sensi e non senza grandissimo dolore, per l’anima sua. Pertanto, un avvenimento di una infinita felicità causò a quel santo uomo, perché non lo conosceva, un dispiacere estremo; un miracolo di grazia fu causa per lui di un prodigioso conflitto di pene interiori; per il mistero dell’unione ipostatica compiuto nella sua propria sposa, Giuseppe si vide ridotto alla più dolorosa delle separazioni.
Così il Santo Bambino trattò colui che considerava come suo padre; così lo fortificò e lo preparò ad una vita di afflizioni, di lagrime, di sudori, di fatiche, di sofferenze, di croci, di ansietà e di amarezze in mezzo alle quali voleva nascere ed essere allevato, nutrito e custodito.
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Preghiera del giorno: Novena a Donn Bosco ( Festa il 31 Gennaio) / Ottavo Giorno

29 gennaio 2018

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Preghiera
Glorioso San Giovanni Bosco, che amaste con amore di predilezione l’angelica virtù della purezza e la inculcaste con l’esempio, con la parola, con gli scritti, fate che anche noi la diffondiamo con tutte le nostre forze.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo:
come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

V – Pregate per noi, o San Giovanni Bosco.
R – Perchè siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

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Meditazione del giorno.Mese di Gennaio, Lunedi /29/01/18:San Francesco di Sales- L’Angelo della Dolcezza

29 gennaio 2018
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San Francesco di Sales

1. Chi vuole, può vincere il suo carattere. Francesco di Sales ebbe da natura un carattere focoso e facile a risentirsi, ma accortosi del suo difetto propose di vincersi, e coll’aiuto di Dio vi riuscì. Fu capace più tardi di tacere se offeso, di non difendersi se calunniato, di sopportare con tranquilla pazienza le più dure prove tanto da meritarsi il titolo di angelo di dolcezza. Perché non potremo vincerci anche noi? Sarà difficile, ma non impossibile, se ci sarà compagna una tenace volontà.

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Preghiera del giorno: Novena a Don Bosco (Festa il 31 Gennaio)/Settimo Giorno

28 gennaio 2018

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Preghiera
Glorioso San Giovanni Bosco che per la salvezza delle anime mandaste i vostri figli missionari fino agli ultimi confini della terra, fate che anche noi, infiammati della medesima carità, sappiamo cercare anime per guadagnarle a Dio.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo:
come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

V – Pregate per noi, o San Giovanni Bosco.
R – Perchè siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

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Meditazione del giorno.Mese di Gennaio, Domenica 28/01/18 : Le Opere di Carità

28 gennaio 2018

1. L’amor del prossimo fa parte dell’amare di Dio. Lo disse Gesù (Mc12, 31); amare Dio è il primo dei comandamenti, ma ve n’è un secondo molto simile, è l’amore del prossimo. Sono due rami di uno stesso albero, dice sant’Agostino; chi dice di amare Dio, mentre odia il prossimo, è un ipocrita (1 Jo. 4, 20). Non credere di amare Dio, se provi odio, rancore, avversione, freddezza col prossimo, se non lo soccorri quando puoi.

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Liturgia della Parola, Lunedi Quarta Settimana del Tempo Ordinario (Anno B)

28 gennaio 2018

PRIMA LETTURA

2 Sam 15, 13-14. 30; 16, 5-13

Fuggiamo dalle mani di Assalonne. Lasciate che Simei maledica, poiché glielo ha ordinato il Signore.

Dal secondo libro di Samuèle

In quei giorni, arrivò un informatore da Davide e disse: «Il cuore degli Israeliti è con Assalonne». Allora Davide disse a tutti i suoi servi che erano con lui a Gerusalemme: «Alzatevi, fuggiamo; altrimenti nessuno di noi scamperà dalle mani di Assalonne. Partite in fretta, perché non si affretti lui a raggiungerci e faccia cadere su di noi la rovina e passi la città a fil di spada».
Davide saliva l’erta degli Ulivi, saliva piangendo e camminava con il capo coperto e a piedi scalzi; tutta la gente che era con lui aveva il capo coperto e, salendo, piangeva.
Quando poi il re Davide fu giunto a Bacurìm, ecco uscire di là un uomo della famiglia della casa di Saul, chiamato Simei, figlio di Ghera. Egli usciva imprecando e gettava sassi contro Davide e contro tutti i servi del re Davide, mentre tutto il popolo e tutti i prodi stavano alla sua destra e alla sua sinistra. Così diceva Simei, maledicendo Davide: «Vattene, vattene, sanguinario, malvagio! Il Signore ha fatto ricadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto del quale regni; il Signore ha messo il regno nelle mani di Assalonne, tuo figlio, ed eccoti nella tua rovina, perché sei un sanguinario».
Allora Abisài, figlio di Seruià, disse al re: «Perché questo cane morto dovrà maledire il re, mio signore? Lascia che io vada e gli tagli la testa!». Ma il re rispose: «Che ho io in comune con voi, figli di Seruià? Se maledice, è perché il Signore gli ha detto: “Maledici Davide!”. E chi potrà dire: “Perché fai così?”».
Poi Davide disse ad Abisài e a tutti i suoi servi: «Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita: e allora, questo Beniaminita, lasciatelo maledire, poiché glielo ha ordinato il Signore. Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi».
Davide e la sua gente continuarono il cammino.

Parola di Dio

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Vangelo (Mc 5,1-20) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 29 Gennaio 2018) con commento comunitario

28 gennaio 2018

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 5,1-20)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

Questo è il Vangelo del 29 Gennaio, quello del 28 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia di San Tommaso D’Aquino

28 gennaio 2018

28 GENNAIO
SAN TOMMASO D’AQUINO
Sacerdote e dottore della Chiesa
(1225?- 1274)
Memoria

LETTURE: 1 Cor 2, 1-10a; Sal 18; Mt 5, 13-19

Nato nel castello di Roccasecca, presso Montecassino, entrò a 18 anni fra i Domenicani; fu studente e poi maestro di teologia a Parigi; insegnò pure nello « studio » della corte papale ad Anagni, a Orvieto, Roma, Viterbo, Napoli. Discepolo di sant’Alberto Magno, nutrito della dottrina della sacra Scrittura e dei Padri, si servì della filosofia, specialmente di Aristotile e dei suoi commentatori arabi ma anche di Platone: accoglieva la verità da chiunque fosse espressa per illustrarne la fede ma respingeva l’errore da chiunque proposto. Ogni verità, egli riteneva, viene da Dio. Poté così operare una grande sintesi dottrinale (Summa contra Gentes, Summa Theologiae, ecc.) nella quale la Chiesa riconosce tuttora una delle più perfette espressioni del suo insegnamento.
Il Vaticano II ha attinto abbondantemente al suo pensiero. E’ onorato col titolo di « Dottore Angelico ».
Semplice, servizievole, silenzioso, raccolto, si faceva amare da tutti; più di ogni altro intese lo studio e la scienza come strumenti di santificazione. Amante del popolo, predicava di preferenza alla povera gente con semplicità e bonarietà anche più volte al giorno, come afferma il suo primo biografo.

Nessun esempio di virtù è assente dalla croce
Dalle «Conferenze» di san Tommaso d’Aquino, sacerdote
(Conf. 6 sopra il «Credo in Deum»)
Fu necessario che il Figlio di Dio soffrisse per noi? Molto, e possiamo parlare di una duplice necessità: come rimedio contro il peccato e come esempio nell’agire.
Fu anzitutto un rimedio, perché è nella passione di Cristo che troviamo rimedio contro tutti i mali in cui possiamo incorrere per i nostri peccati.
Ma non minore è l’utilità che ci viene dal suo esempio. La passione di Cristo infatti è sufficiente per orientare tutta la nostra vita.
Chiunque vuol vivere in perfezione non faccia altro che disprezzare quello che Cristo disprezzò sulla croce, e desiderare quello che egli desiderò. Nessun esempio di virtù infatti è assente dalla croce.
Se cerchi un esempio di carità, ricorda: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13).
Questo ha fatto Cristo sulla croce. E quindi, se egli ha dato la sua vita per noi, non ci deve essere pesante sostenere qualsiasi male per lui.
Se cerchi un esempio di pazienza, ne trovi uno quanto mai eccellente sulla croce. La pazienza infatti si giudica grande in due circostanze: o quando uno sopporta pazientemente grandi avversità, o quando si sostengono avversità che si potrebbero evitare, ma non si evitano.
Ora Cristo ci ha dato sulla croce l’esempio dell’una e dell’altra cosa. Infatti «quando soffriva non minacciava» (1 Pt 2, 23) e come un agnello fu condotto alla morte e non apri la sua bocca (cfr. At 8, 32). Grande è dunque la pazienza di Cristo sulla croce: «Corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia» (Eb 12, 2).
Se cerchi un esempio di umiltà, guarda il crocifisso: Dio, infatti, volle essere giudicato sotto Ponzio Pilato e morire.
Se cerchi un esempio di obbedienza, segui colui che si fece obbediente al Padre fino alla morte: «Come per la disobbedienza di uno solo, cioè di Adamo, tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti» (Rm 5, 19).
Se cerchi un esempio di disprezzo delle cose terrene, segui colui che è il Re dei re e il Signore dei signori, «nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col 2, 3). Egli è nudo sulla croce, schernito, sputacchiato, percosso, coronato di spine, abbeverato con aceto e fiele.
Non legare dunque il tuo cuore alle vesti ed alle ricchezze, perché «si sono divise tra loro le mie vesti» (Gv 19, 24); non gli onori, perché ho provato gli oltraggi e le battiture (cfr. Is 53, 4); non alle dignità, perché intrecciata una corona di spine, la misero sul mio capo (cfr. Mc 15, 17); non ai piaceri, perché «quando avevo sete, mi han dato da bere aceto» (Sal 68, 22).
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Preghiera del giorno, Novena a Don Bosco( Festa il 31 Gennaio)/Sesto Giorno

27 gennaio 2018

Preghiera
Glorioso San Giovanni Bosco, che, per ottenere più abbondanti frutti di fede operosa e di ardente carità, istituiste la pia Unione dei Salesiani Cooperatori, fate che siano modelli di cristiane virtù e sostenitori delle vostre opere.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo:
come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

V – Pregate per noi, o San Giovanni Bosco.
R – Perchè siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

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Meditazione del Giorno: Mese di Gennaio, Sabato 27 /01/18: Le Privazioni

27 gennaio 2018

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1. Sopportare le privazioni involontarie. Il mondo è come un ospedale, in cui da ogni lato si alzano lamenti, dove a tutti manca qualche cosa per essere contenti. Privazioni nei beni, nella salute, nella pace di famiglia, nel lavoro, nelle virtù, nella santità!!! Chi ne va esente? A nulla serve il crucciarsi! La pazienza e la rassegnazione cambiano in rose le spine terrene. Gran cosa, la pazienza!

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Liturgia della Parola: Domenica, IV Settimana del tempo Ordinario (AnnoB)

27 gennaio 2018

Colore liturgico: Verde 

Gesù inizia il suo ministero annunciando il vangelo del regno di Dio (Mc 1,15). Si ha un regno quando c’è un popolo governato da un’autorità sovrana che esercita il suo potere per mezzo della legge.
Dio è Santo ed esercita il suo dominio per mezzo della potenza dello Spirito Santo; la sua unica legge è l’amore. Vive nel regno di Dio chi, nella libertà dell’amore, si sottomette all’azione potente del suo Spirito che “è Signore e dà la vita”. Adamo ed Eva con il peccato si sono ribellati a Dio sottraendosi alla sua sovranità, ed a causa loro tutti gli uomini sono stati costituiti peccatori (Rm 5,12) per cui “giacciono sotto il potere del Maligno” (1Gv 5,15), il quale regna sull’uomo con la forza della menzogna e con la legge del peccato.
Gesù Cristo, nuovo Adamo, sottomesso al Padre con una obbedienza spinta fino alla morte di croce (Fil 2,8), ripieno di Spirito Santo e rivestito di potenza dall’alto al battesimo del Giordano, inizia la sua missione instaurando il regno di Dio con autorità. I demoni si sottomettono a lui, manifestando così che il loro potere sull’uomo ormai volge al termine e che il regno di Dio è entrato nel mondo. La parola di Gesù, al contrario di quella degli altri maestri del tempo, non tende a diffondere delle opinioni dottrinali, chiama invece gli uomini all’obbedienza a lui (1Pt 1,2) per mezzo della fede(cf. Rm 1,5; 6,16-17), la pratica dei suoi comandamenti(Gv 14,21) e la guida del suo Santo Spirito. Oggi è compito della Chiesa, cioè di ogni cristiano, far arrivare il regno di Dio ad ogni uomo su questa terra.

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Vangelo (Mc 1,21-28) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 28 Gennaio 2018) con commento comunitario

27 gennaio 2018

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,21-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Questo è il Vangelo del 28 Gennaio, quello del 27 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia della Parola, Sabato Terza Settimana del Tempo Ordinario (Anno B)

26 gennaio 2018

Prima Lettura

2 Sam 12, 1-7. 10-17
Ho peccato contro il Signore.

Dal secondo libro di Samuele

In quei giorni, il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: «Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia. Un viandante arrivò dall’uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell’uomo povero e la servì all’uomo che era venuto da lui».
Davide si adirò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata». Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice il Signore, Dio d’Israele: “La spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Urìa l’Ittita”. Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”».
Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai. Tuttavia, poiché con quest’azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà morire». Natan tornò a casa.
Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Urìa aveva partorito a Davide e il bambino si ammalò gravemente. Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino, si mise a digiunare e, quando rientrava per passare la notte, dormiva per terra. Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si alzasse da terra, ma egli non volle e non prese cibo con loro.

Parola di Dio

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Vangelo (Mc 4,35-41) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 27 Gennaio 2018) con commento comunitario

26 gennaio 2018

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,35-41)

In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Questo è il Vangelo del 27 Gennaio, quello del 26 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto.

GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

26 gennaio 2018

PARTE QUARTA

Misteri e stati propri dell’Infanzia di Gesù
I misteri propri dell’Infante Gesù si possono ridurre al numero di dodici, e sono come i dodici segni celesti di questo sole nascente. Il primo è la santa Concezione; il secondo, la sua dimora per nove mesi nel seno verginale della sua SS. Madre; il terzo, la Visitazione a S. Elisabetta; il quarto, la Natività; il quinto, l’Adorazione dei pastori; il sesto, la Circoncisione; il settimo, l’Adorazione dei Re Magi; l’ottavo, l’oblazione nel tempio nel giorno della Purificazione della SS. Vergine; il nono, la fuga in Egitto; il decimo, il ritorno dall’Egitto a Nazareth; l’undicesimo, lo smarrimento di Gesù nel tempio; il dodicesimo, il suo felice ritrovamento da parte della SS. Vergine e di S. Giuseppe tre giorni dopo.
Questi differenti misteri comprendono diverse dimore e diversi stati del Divino Infante, nei quali egli deve essere adorato. Il primo stato è quello in cui si trovò dopo la sua Concezione, mentre dimoro nascosto per nove mesi nel seno della sua SS. Madre.
Il secondo stato della sua Infanzia comprende i quaranta giorni nei quali dimorò a Betlemme fino alla sua Presentazione al tempio.
Il terzo stato è quello che assunse quando venne offerto al tempio; allora prese la qualità di Ostia.
Il quarto è quello di viaggiatore e profugo, di cui sopportò lo stato e le fatiche nel suo viaggio in Egitto e nel ritorno.
Il quinto è il soggiorno nell’Egitto, che da molti si ritiene aver durato sette anni.
Il sesto è la sua dimora a Nazareth dove, dopo il ritorno dall’Egitto, incominciò a lavorare con S. Giuseppe per guadagnarsi il pane.
Il settimo è quello dei tre giorni della sua assenza, all’età di dodici anni, nella festa di Pasqua.
Questi sette Stati e dimore del S. Infante Gesù possono servire di meditazione e di stazioni spirituali ed amorose per le anime che si dedicano alla divozione della S. Infanzia. E i suoi dodici misteri possono servire per i dodici mesi dell’anno, durante i quali si potrà nutrirne la propria divozione e soprattutto il venticinquesimo giorno di ciascun mese, giorno consacrato al S. Bambino Gesù, e nelle feste dei Santi e delle Sante che ebbero qualche relazione con la sua Infanzia divina o che ne furono maggiormente divoti.

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Preghiera del giorno: Novena a Don Bosco ( Festa il 31 Gennaio)/Quinto giorno

26 gennaio 2018

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Preghiera
Glorioso San Giovanni Bosco, che fondaste la Società Salesiana e l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, eredi del vostro apostolato, ottenete che i membri di queste due Famiglie Religiose siano sempre ripieni del vostro spirito e fedeli imitatori delle vostre eroiche virtù.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo:
come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

V – Pregate per noi, o San Giovanni Bosco.
R – Perchè siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

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Meditazione del giorno. Mese di Gennaio, Venerdi 26/01/18:Tre Gradi di Umiltà

26 gennaio 2018

1. Disprezzare se stesso: Seipsum contemnere (De Imit. Chr.). La superbia si vale di ogni mezzo e di ogni arma per illuderci di essere grandi; ci acceca sui nostri difetti, ci nasconde i nostri vizi, ci magnifica le piccole e scarse nostre virtù!… quante volte ci lasciamo ingannare! L’umiltà ci svela il nostro nulla, i nostri demeriti, e ci muove al disprezzo di noi; il beato Valfrè si credeva il più gran peccatore, indegno di abitare coi religiosi. E tu come ti stimi? Che cosa ti
credi?

 

2. Amare di non essere conosciuto: Ama nesciri. Quanto è difficile amare la nostra meschinità; non voler comparire; non cercar di brillare per la nostra piccola sapienza, anzi nasconderla quando ci desse possibilità di sollevarci nel concetto del mondo; non lamentarci perché non si pensa a noi! II B. Valfrè, modello in questo secondo grado, amava comparire ignorante, fuggiva gli onori, piangeva nel vedersi tenuto in gran conto. Che rimprovero per me!

3. Desiderare di essere disprezzato: Ama pro nihilo reputari. Chi è fra noi che goda delle calunnie, dei disprezzi, come di veri trionfi? Chi, stimato, onorato, esaltato, cerchi ogni mezzo per essere umiliato? Chi fa questo, è un eroe di umiltà. Il B. Valfrè benefica chi lo ingiuria; suscita le risa sul suo nome di D. Bastiano; eletto Arcivescovo, si compiace di dire che i suoi fratelli zappano la meliga.

PRATICA. — Sii oggi umile con tutti.

Tratto da: Brevi meditazioni per tutti i giorni dell’anno e sopra le solennità della Chiesa proposte alle anime pie (Agostino Berteu)

Maria a Medjugorje, messaggio del 25 Gennaio 2018

25 gennaio 2018

“Cari figli! Questo tempo sia per voi il tempo della preghiera affinché lo Spirito Santo, attraverso la preghiera, discenda su di voi e vi doni la conversione. Aprite i vostri cuori e leggete la Sacra Scrittura affinché, attraverso le testimonianze, anche voi possiate essere più vicini a Dio. Figlioli, cercate soprattutto Dio e le cose di Dio e lasciate alla terra quelle della terra, perché Satana vi attira alla polvere e al peccato. Voi siete invitati alla santità e siete creati per il Cielo. Cercate, perciò, il Cielo e le cose celesti. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”. ”

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Liturgia dei Santi Timoteo e Tito Vescovi (memoria)

25 gennaio 2018

26 GENNAIO
SANTI TIMOTEO e TITO
VESCOVI, DISCEPOLI DI S. PAOLO (sec. I)
Memoria

LETTURE: 2 Tm 1,1-8; Sal 95; Lc 10,1-9

Timoteo, colui al quale Paolo «il primo dei peccatori» aveva confidato: «La grazia di nostro Signore ha sovrabbondato in me, con la fede e la carità che è in Cristo Gesù» (1 Tm 1,12-17), fu il discepolo prediletto dell’Apostolo delle Genti. Forse venne convertito da Paolo stesso durante il suo primo viaggio missionario. Era figlio di padre pagano e di madre giudea. La comunità di Listra raccomandò Timoteo a Paolo ed egli lo prese come compagno nel suo secondo e terzo viaggio; ma, poiché era figlio d’una ebrea per facilitargli l’apostolato fra i giudei, lo circoncise. Gli affidò numerosi incarichi e in vane circostanze le comunità di Tessalonica, della Macedonia e di Corinto. L’Apostolo gli indirizzò per lo meno due lettere, incorporate net canone del Nuovo Testamento. Timoteo si trovava presso Paolo durante la sua prima prigionia. In seguito lo troviamo a Efeso ad esercitare la funzione di vescovo. Paolo, prigioniero per la seconda volta, richiese la sua compagnia a Roma.

L’altro collaboratore di san Paolo, Tito, era di famiglia pagana. Pare che l’apostolo l’abbia convertito a Cristo durante il primo viaggio missionario. Tito accompagnò Paolo e Barnaba a Gerusalemme, dove Paolo si oppose energicamente a coloro che volevano che il suo discepolo proveniente dalla gentilità fosse circonciso. Tito fece le funzioni di intermediario tra Corinto e l’apostolo. Nella lettera che gli indirizzò Paolo, appare già come residente a Creta. San Paolo gli scrisse pregandolo di riunirsi a lui a Nicopoli in Epiro; probabilmente di lì lo inviò in Dalmazia, dove viene venerato in maniera particolare.

Ho combattuto la buona battaglia

Dalle «Omelie» di san Giovanni Crisostomo, vescovo

Paolo se ne stava nel carcere come se stesse in cielo e riceveva percosse e ferite più volentieri di coloro che ricevono il palio nelle gare: amava i dolori non meno dei premi, perché stimava gli stessi dolori come fossero ricompense; perciò li chiamava anche una grazia divina. Ma stà bene attento in qual senso lo diceva: Certo era un premio essere sciolto dal corpo ed essere con Cristo (cfr. Fil 1, 23), mentre restava nel corpo era una lotta continua; tuttavia per amore di Cristo rimandava il premio per poter combattere: cosa che giudicava ancor più necessaria. L’essere separato da Cristo costituiva per lui lotta e dolore, anzi assai più che lotta e dolore. Essere con Cristo era l’unico premio al di sopra di ogni cosa. Paolo per amore di Cristo preferì la prima cosa alla seconda.
Certamente qui qualcuno potrebbe obiettare che Paolo riteneva tutte queste realtà soavi per amore di Cristo. Certo, anch’io ammetto questo, perché quelle cose che per noi sono fonti di tristezza, per lui erano invece fonte di grandissimo piacere. Ma perché io ricordo i pericoli e i travagli? Poiché egli si trovava in grandissima afflizione e per questo diceva: «Chi é debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo che io non ne frema?» (2 Cor 11, 29). Ora, vi prego, non ammiriamo soltanto, ma anche imitiamo questo esempio così magnifico di virtù. Solo così infatti potremo essere partecipi dei suoi trionfi. Se qualcuno si meraviglia perché abbiamo parlato così, cioè che chiunque avrà i meriti di Paolo avrà anche i medesimi premi, può ascoltare lo stesso Apostolo che dice: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno, e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione» (2 Tm 4, 7-8). Puoi vedere chiaramente come chiama tutti alla partecipazione della medesima gloria.
Ora, poiché viene presentata a tutti la medesima corona di gloria, cerchiamo tutti di diventare degni di quei beni che sono stati promessi. Non dobbiamo inoltre considerare in lui solamente la grandezza e la sublimità delle virtù e la tempra forte e decisa del suo animo, per la quale ha meritato di arrivare ad una gloria così grande, ma anche la comunanza di natura, per cui egli é come noi in tutto. Così anche le cose assai difficili ci sembreranno facili e leggere e, affaticandoti in questo tempo così breve, porteremo quella corona incorruttibile ed immortale, per grazia e misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, a cui appartiene la gloria e la potenza ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

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Vangelo (Lc 10,1-9) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 26 Gennaio 2018) con commento comunitario

25 gennaio 2018

SANTI TIMOTEO E TITO, VESCOVI – memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-9)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Questo è il Vangelo del 26 Gennaio, quello del 25 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto.

GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

25 gennaio 2018

PARTE TERZA

Considerazioni pratiche
per onorare Gesù Bambino Verbo Incarnato

Preambolo

Ama et fac quod vis, ama e fa ciò che vuoi, ha detto il grande S. Agostino. Amate Gesù Bambino e il suo amore vi suggerirà in suo onore molte pratiche di divozione che i libri e i predicatori non saprebbero insegnarvi.
Coloro che non fanno se non ciò che trovano nei libri di pietà sono come strumenti di musica i quali, essendo inanimati non rendono nessun suono fuorché quando vengono toccati; ma coloro che della santa carità sono animati e diretti, sono simili a quegli abili cantori i quali a loro piacimento fanno sentire dolci armonie e dispongono come vogliono della loro voce, o per intonare cantici già vecchi, o per cantare melodie tutte nuove.
Tali devono essere i divoti della Divina Infanzia di Gesù; devono lasciarsi penetrare sino al cuore dalle grazie e attrattive, dalla tenerezza e bellezza e dall’amore di questo divino Bambino; affinché, avendo l’anima imbalsamata dai suoi divini profumi, non pensino che a lui, non agiscano che per lui, non abbiano che lui sulle labbra nelle conversazioni, di maniera che possano dire col Profeta: «Alla, vostra gloria, o mio Dio, canterò melodie e canti ci nuovi» (Ps., 143, 9); vi onorerò con le sante industrie che il vostro amore mi suggerirà; per voi farò dei sacrifizi e vi benedirò, non solo secondo il modo antico e comune, ma con una divozione e con pratiche affatto particolari e tutte nuove (Cant. 7, 13) .
Tuttavia, a sollievo e consolazione delle anime divote al S. Bambino Gesù, insieme con le considerazioni dei Santi Misteri, proporremmo alcune pratiche generali o particolari in suo onore.

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Preghiera del giorno: Novena a Don Bosco ( Festa il 31 Gennaio) / Quarto Giorno

25 gennaio 2018

Risultato immagine per don bosco

Preghiera
Glorioso San Giovanni Bosco, per l’amore grande con cui amaste la gioventù, della quale siete Padre e Maestro, e per gli eroici sacrifici che sosteneste per la sua salvezza, fate che anche noi l’amiamo con amore santo e generoso.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo:
come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

V – Pregate per noi, o San Giovanni Bosco.
R – Perchè siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

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Meditazione del giorno. Mese di Gennaio, Giovedi 25/01/18: Conforti della Preghiera

25 gennaio 2018

 

1. Perché i Santi pregano senza stancarsi? Si scorge, nella vita dei Santi, un amore costante alla preghiera. La prolungavano quanto più potevano. Gesù stesso passava le notti pregando (Luc. 6, 12) e sant’Antonio, santa Teresa, san Luigi, san Filippo, il beato Sebastiano consacravano alla preghiera le ore, le giornate, le notti intere, asserendo che era conforto e gioia per loro il pregare… Per noi forse è una noia! Quanto preghi tu?

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Liturgia della Conversione di Paolo( Festa)

24 gennaio 2018

25 GENNAIO
CONVERSIONE DI
SAN PAOLO APOSTOLO
Festa

MISSALE ROMANUM VETUS ORDO
Proprium Sanctorum – Die 25 januarii A. D. MMIX

LETTURE: At 22,3-16; At 9,1-22; Sal 116; Mc 16,15-18

Questa festa, istituita in Galilea nel secolo VIII in occasione della traslazione di alcune reliquie dell’apostolo, entrò nel calendario romano solo sul finire del secolo X. La «conversione» di san Paolo sta alla base di molti e importanti elementi della sua dottrina, in particolare del tema della potenza della grazia divina, capace di trasformare il feroce Saulo persecutore della Chiesa nell’«Apostolo» per eccellenza. Questa conversione è certamente uno dei più importanti avvenimenti della storia della Chiesa, che è debitrice a Paolo dello slancio dell’ evangelizzazione tra i pagani, e della prima riflessione teologica sul messaggio cristiano.

Paolo sopportò ogni cosa per amore di Cristo
Dalle «Omelie» di san Giovanni Crisostomo, vescovo

Che cosa sia l’uomo e quanta la nobiltà della nostra natura, di quanta forza sia capace questo essere pensante, lo mostra in un modo del tutto particolare Paolo. Ogni giorno saliva più in alto, ogni giorno sorgeva più ardente e combatteva con sempre maggior coraggio contro le difficoltà che incontrava. Alludendo a questo diceva: Dimentico il passato e sono proteso verso il futuro (cfr. Fil 3, 13). Vedendo che la morte era ormai imminente, invita tutti alla comunione di quella sua gioia dicendo: «Gioite e rallegratevi con me» (Fil 2, 18). Esulta ugualmente anche di fronte ai pericoli incombenti, alle offese e a qualsiasi ingiuria e, scrivendo ai Corinzi, dice: Sono contento delle mie infermità, degli affronti e delle persecuzioni (cfr. 2 Cor 12, 10). Aggiunge che queste sono le armi della giustizia e mostra come proprio di qui gli venga il maggior frutto, e sia vittorioso dei nemici. Battuto ovunque con verghe, colpito da ingiurie e insulti, si comporta come se celebrasse trionfi gloriosi o elevasse in alto trofei. Si vanta e ringrazia Dio, dicendo: Siano rese grazie a Dio che trionfa sempre in noi (cfr. 2 Cor 2, 14). Per questo, animato dal suo zelo di apostolo, gradiva di più l’altrui freddezza e le ingiurie che l’onore, di cui invece noi siamo così avidi. Preferiva la morte alla vita, la povertà alla ricchezza e desiderava assai di più la fatica che non il riposo. Una cosa detestava e rigettava: l’offesa a Dio, al quale per parte sua voleva piacere in ogni cosa.
Godere dell’amore di Cristo era il culmine delle sue aspirazioni e, godendo di questo suo tesoro, si sentiva più felice di tutti. Senza di esso al contrario nulla per lui significava l’amicizia dei potenti e dei principi. Preferiva essere l’ultimo di tutti, anzi un condannato, però con l’amore di Cristo, piuttosto che trovarsi fra i più grandi e i più potenti del mondo, ma privo di quel tesoro. Il più grande ed unico tormento per lui sarebbe stato perdere questo amore. Ciò sarebbe stato per lui la geenna, l’unica sola pena, il più grande e il più insopportabile dei supplizi.
Il godere dell’amore di Cristo era per lui tutto: vita, mondo, condizione angelica, presente, futuro, e ogni altro bene. All’infuori di questo, niente reputava bello, niente gioioso. Ecco perché guardava alle cose sensibili come ad erba avvizzita. Gli stessi tiranni e le rivoluzioni di popoli perdevano ogni mordente. Pensava infine che la morte, la sofferenza e mille supplizi diventassero come giochi da bambini quando si trattava di sopportarli per Cristo.
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Vangelo (Mc 16,15-18) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 25 Gennaio 2018) con commento comunitario

24 gennaio 2018

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16,15-18)

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Questo è il Vangelo del 25 Gennaio, quello del 24 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto.

GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

24 gennaio 2018

PARTE SECONDA

Mezzi per ottenere
qualche partecipazione
alla stato d’Infanzia Spirituale

CAPITOLO TERZO

Divozione ai Santi più devoti
del mistero di Gesù Bambino

I primi ad avere divozione a Gesù Bambino furono Maria e Giuseppe, i quali godettero le primizie della sua Infanzia; ma con quale divozione!
Rispetto alla SS. Vergine, chi potrebbe pensare quali comunicazioni ella ricevesse dal suo Divino Bambino mentre lo portava per nove mesi nelle sue castissime viscere? Oh quali impressioni faceva il Divino Infante sull’anima e sul corpo della sua SS. Madre, e quali applicazioni della grazia del mistero della sua Infanzia, il quale allora era tutto rinchiuso nel seno della sola Vergine Maria!
Ma come un vaso ripieno di liquore, quando sia riscaldato, non può conservarlo senza effonderlo, così la Santa Vergine come un Vaso sacro, Vaso spirituale, Vaso ammirabile, Opera dell’Altissimo, piena della grazia del suo caro Bambino, si porta prontamente a rendere partecipe della sua pienezza un altro bambino, sui monti della Giudea. Maria pertanto spinta dal fervore e dalla carità di Gesù, porta in tal modo la grazia dell’Infanzia divina al bambino di Elisabetta. Coloro che vogliono ricevere qualche goccia della purità, semplicità ed innocenza di Gesù Bambino, si accostino alla S. Madre, la quale è tesoriera e come dispensiera di questa grazia. Maria è il canale per il quale Gesù Bambino si comunica, è come la sorgente dell’Infanzia di Gesù, poiché in lei egli nacque e in lei fu concepito per opera dello Spirito Santo.

Accostatevi dunque a Maria, se volete diventare infanti spirituali; ella ne è la madre. Adorate Gesù Bambino, mentre risiede per nove mesi in Maria, poi riposa sul seno, di Maria, ne succhia le mammelle, la bacia con le sue labbra divine, e pensate quale fosse il flusso e il riflusso d’amore di quei due cuori, del Cuore di Gesù Bambino verso Maria, del Cuore di Maria verso Gesù; Sono meraviglie da meditare con affetto, piuttosto che spiegare a voce o in iscritto. E’ necessario che quel medesimo Spirito che univa il Cuore di Gesù ed il Cuore di Maria, ci infonda pensieri confacenti a questo mistero, perché da noi medesimi non ne siamo capaci.

Di più, siccome il sole imprime la sua somiglianza sui corpi diafani che sono suscettibili di riceverne lo splendore, come l’acqua ed il cristallo, così Gesù imprimeva la sua divina somiglianza in quelli che a lui si avvicinavano, se erano disposti a riceverlo. Orbene, Maria e Giuseppe vissero sempre con Gesù, lo guardavano, lo servivano, lo baciavano, lo portavano e gli rendevano mille omaggi e servizi, e inoltre erano le anime più capaci di ricevere le sue divine influenze; pensate dunque quale non dovette essere l’impressione dell’Infanzia di Gesù in queste felicissime copie. Certamente Maria e S. Giuseppe possono dire come S. Giovanni: «Ciò che vedemmo cogli occhi nostri, contemplammo e colle nostre mani palpammo del Verbo di vita, del Verbo Bambino, questa vita che si manifestò, la vedemmo, l’attestiamo e vi annunciamo questa vita eterna, la quale era presso il Padre ed apparve a noi» (I Io., 1, 1-2).
Quando S. Giuseppe morì, come si crede, tra le braccia di Gesù, e così morì non solo, nell’Infanzia Spirituale, ma nell’Infanzia di Gesù Cristo. Morte felice! Beati quelli che muoiono nel Signore (Ap. 14, 13). Egli fu il custode, il padre nutrizio, il tutore di Gesù Bambino; perciò ebbe certamente una parte tutta particolare in questo mistero, perché la di lui vita ebbe il suo termine nel tempo dell’Infanzia del Salvatore e tutte le sue fatiche furono consumate nel servizio di questa Divina Infanzia.
Non bisogna dunque separare Gesù Bambino da Maria e da Giuseppe, come non si separa il frutto dall’albero e dalle foglie.
Coi santi Re Magi, bisogna cercare Gesù Bambino nelle braccia. della sua divina Madre (Matth., 2. 11). Bisogna andare a Betlemme coi pastori per vedervi e adorarvi il Verbo Eterno fatto bambino per noi (Luc., 2, 15). Questi re e questi pastori ci serviranno pure di mediatori presso Gesù per ottenerci di partecipare alla grazia della sua Infanzia. Dobbiamo invocarli mentre li ringraziamo per gli omaggi che hanno reso al Divin Bambino.

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Preghiera del giorno: Novena a Don Bosco (Festa il 31 Gennaio)/ Terzo giorno

24 gennaio 2018

Risultato immagine per don bosco

Preghiera
Glorioso San Giovanni Bosco, per l’amore filiale che portaste alla Chiesa e al Papa, di cui prendeste costantemente le difese, otteneteci di essere sempre degni loro figli nell’amore e nell’obbedienza.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo:
come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

V – Pregate per noi, o San Giovanni Bosco.
R – Perchè siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

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Meditazione del giorno. Mese di Gennaio, mercoledi 24/01/18 : Il Distacco dalla Terra

24 gennaio 2018

1. Il mondo giudicato dai mondani. Perché hanno essi tanta difficoltà a lasciar la terra? Perché tanto desiderio di prolungare la vita? Perché tanto impegno a voler godere i piaceri di quaggiù? Da dove viene tanta brama di crescere negli onori e nelle ricchezze? Perché tanta avidità di possedere, di guadagnare, e tanta paura e rincrescimento di perdere? La terra è il dio dei mondani. E non è forse anche il tuo?

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Liturgia di San Francesco di Sales ( Memoria)

24 gennaio 2018

24 GENNAIO
SAN FRANCESCO DI SALES
Vescovo e Dottore della Chiesa
(1567-1622)
Memoria

LETTURE: Ef 3,8-12; Sal 88; Gv 10,11-16

Nato in Savoia, Francesco si laureò in diritto civile ed ecclesiastico a Padova, e in teologia a Parigi. Divenuto sacerdote si dedicò alla missione di ricondurre lo Chablais calvinista al cattolicesimo, e con infinite fatiche vi riuscì. Fatto vescovo di Ginevra, residente ad Annecy, attuò le riforme del Concilio di Trento, dedicandosi apostolicamente alla predicazione. La sua bontà divenne proverbiale: «Come dev’essere buono Dio, se Francesco e così buono». Spirito nobile e acuto, dotto umanista, fu un grande direttore spirituale (restano circa 2.000 lettere), aprì le vie dell’ascetica ai laici (La Filotea) e indicò l’essenza della vita spirituale nell’amore di Dio (Teotimo). Eccellente controversista, intuì l’importanza della stampa; uomo di azione, istituì a Tonon una «università» del lavoro. Con Giovanna Francesca di Chantal fondò l’ordine della Visitazione: nel suo progetto, le suore dovevano visitare e soccorrere i poveri e malati; questo progetto, allora ostacolato per i tempi non maturi verrà ripreso e attuato da san Vincenzo de’ Paoli. Francesco di Sales è patrono dei giornalisti e degli scrittori cattolici, e dottore della Chiesa. Don Bosco si ispirò al suo apostolato e alla sua spiritualità e diede il suo nome alla congregazione che fondò per l’educazione della gioventù.

L’ideale di san Paolo, «farsi tutto a tutti» (1 Cor 9,19-22), viene riproposto oggi ai cristiani da Francesco di Sales: il laicato cattolico deve in parte a lui i primi lineamenti della sua spiritualità e del suo apostolato. Il Concilio ha riconosciuto ai laici — particolarmente nella Lumen gentium, nell’Apostolicam actuositatem, nella Gaudium et spes, nei vari Messaggi — un compito attivo e originale nella Chiesa e nel mondo, un impegno nelle vane strutture ecclesiali, sociali, politiche, economiche, culturali, per renderle più umane e animarle di spirito cristiano.

La devozione è possibile in ogni vocazione professionale

Dalla «Introduzione alla vita devota» di san Francesco di Sales, vescovo

Nella creazione Dio comandò alle piante di produrre i loro frutti, ognuna «secondo la propria specie» (Gn 1, 11). Lo stesso comando rivolge ai cristiani, che sono le piante vive della sua Chiesa, perché producano frutti di devozione, ognuno secondo il suo stato e la sua condizione.
La devozione deve essere praticata in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla donna non sposata e da quella coniugata. Ciò non basta, bisogna anche accordare la pratica della devozione alle forze, agli impegni e ai doveri di ogni persona.
Dimmi, Filotea, sarebbe conveniente se il vescovo volesse vivere in una solitudine simile a quella dei certosini? E se le donne sposate non volessero possedere nulla come i cappuccini? Se l’artigiano passasse tutto il giorno in chiesa come il religioso, e il religioso si esponesse a qualsiasi incontro per servire il prossimo come è dovere del vescovo? Questa devozione non sarebbe ridicola, disordinata e inammissibile? Questo errore si verifica tuttavia molto spesso. No, Filotea, la devozione non distrugge nulla quando è sincera, ma anzi perfeziona tutto e, quando contrasta con gli impegni di qualcuno, è senza dubbio falsa.
L’ape trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti e freschi come li ha trovati. La vera devozione fa ancora meglio, perché non solo non reca pregiudizio ad alcun tipo di vocazione o di occupazione, ma al contrario vi aggiunge bellezza e prestigio.
Tutte le pietre preziose, gettate nel miele, diventano più splendenti, ognuna secondo il proprio colore, così ogni persona si perfeziona nella sua vocazione, se l’unisce alla devozione. La cura della famiglia è rèsa più leggera, l’amore fra marito e moglie più sincero, il servizio del principe più fedele, e tutte le altre occupazioni più soavi e amabili.
E’ un errore, anzi un’eresia, voler escludere l’esercizio della devozione dall’ambiente militare, dalla bottega degli artigiani, dalla corte dei principi, dalle case dei coniugati. E’ vero, Filotea, che la devozione puramente contemplativa, monastica e religiosa può essere vissuta solo in questi stati, ma oltre a questi tre tipi di devozione, ve ne sono molti altri capaci di rendere perfetti coloro che vivono in condizioni secolari. Perciò dovunque ci troviamo, possiamo e dobbiamo aspirare alla vita perfetta.

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Liturgia della Parola: Mercoledi, Terza Settimana del Tempo Ordinario (Anno B)

23 gennaio 2018

PRIMA LETTURA

2 Sam 7, 4-17
Io susciterò un tuo discendente dopo di te e renderò stabile il suo regno.

Dal secondo libro di Samuèle
In quei giorni, fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: Così dice il Signore: “Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall’Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione. Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d’Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi avete edificato una casa di cedro?”.
Ora dunque dirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli eserciti: “Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra.
Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa.
Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. Se farà il male, lo colpirò con verga d’uomo e con percosse di figli d’uomo, ma non ritirerò da lui il mio amore, come l’ho ritirato da Saul, che ho rimosso di fronte a te. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”».
Natan parlò a Davide secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione.

Parola di Dio

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Vangelo (Mc 4,1-20) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 24 Gennaio 2018) con commento comunitario

23 gennaio 2018

S. FRANCESCO DI SALES – memoria

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,1-20)

In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

Questo è il Vangelo del 24 Gennaio, quello del 23 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto.

GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

23 gennaio 2018

PARTE SECONDA

Mezzi per ottenere
qualche partecipazione
alla stato d’Infanzia Spirituale

CAPITOLO PRIMO

Il culto del Bambino Gesù

Dobbiamo credere che Gesù Cristo Nostro Signore, essendo la sorgente e la fonte di tutte le grazie e virtù cristiane, le comunica ai suoi fedeli per mezzo dei suoi misteri, come per mezzo di mistici canali. Pertanto, siccome chi vuol bere, applica la bocca all’imboccatura del canale pel quale l’acqua passa; Così chi vuol essere partecipe della grazia del Salvatore, deve applicare e unire la bocca della sua mente e del suo cuore a questi divini misteri, onde possa dire con Davide: «Ho aperto la bocca ed ho attinto lo spirito» (Ps., 118, 131).
Sono queste le acque salutari delle quali parlava il profeta Isaia quando diceva: «Attingerete con gaudio le acque dalle fonti del Salvatore» (Isa., 12, 3); e Dio medesimo ci promette di riempircene il cuore, se vorremo aprire la bocca: Dilata la tua bocca, ed io la riempirò, dice il Signore (Ps., 80, 11). Tutte le grazie dei Santi non sono che rivi emanati dalla pienezza del Salvatore, come dice S. Giovanni (Io. 1, 16).
Fa d’uopo dunque accostarci a questa grande sorgente, con un vaso ben pulito e vuoto, dice S. Agostino (49). Questo vaso è il nostro cuore, il quale deve desiderare molto quest’acqua salutare della grazia di Gesù Infante (Io. 4, 15). Il desiderio, infatti, è l’apertura del cuore, e quanto più il desiderio è intenso, tanto più la bocca del cuore è grande e meglio aperta per ricevere. «Dilata la bocca, dice il Signore, e la riempirò»; dilatala con desiderio e la riempirò con l’infusione delle mie grazie: domandate e riceverete, «cercate e troverete». Quaerite et invenietis. Non basta, Picchiate e la porta vi sarà aperta (Matth., 7, 7).
Orbene, il mezzo per aprire bene la bocca e di applicarla al Santo Infante Gesù per attirarci la grazia del mistero della sua Infanzia, è l’orazione e la meditazione frequente di questo mistero nelle sue circostanze con una continua adorazione di Dio fatto uomo e bambino (50).
Chi sovente fiuta i fiori, se ne attira l’odore; e chi maneggia spesso dei profumi, o solo si compiace di stare nei luoghi nei quali ve ne sono, si trova infine anche lui profumato; così colui che mediterà spesso il mistero di Gesù Bambino, richiamando alla propria mente la stalla, il presepio, la fuga del Divino Infante in Egitto, la sua obbedienza a Maria ed a Giuseppe e tutte le altre circostanze della sua Infanzia, se questo farà con affetto di cuore ed amore, infine si troverà rivestito delle qualità di questo mistero, perché le virtù si acquistano con l’amarle e l’amore si eccita col considerarle.
E chi potrà considerare un Dio fatto sì piccolo come un bambino, senza desiderare di abbassarsi e di umiliarsi? Come ammirare la sua semplicità infantile, la sua obbedienza, la sua dipendenza dalla Madre e dal padre putativo, senza concepire il proposito di lasciarsi dirigere da coloro che Dio ci dà per aiutarci e dirigerci? In tal modo, a forza di pensare di affezionarci allo stato meraviglioso e grazioso di Gesù Bambino e Infante, si diventerà infanti come lui. Ma questo suppone una gran fede, perché in questo mistero non serve il ragionamento.

Consacrazione del Card. De Bérulle a Gesù Bambino

Contemplo, venero, adoro Gesù nella sua Infanzia, mi dedico a lui in questo stato al quale voglio rendere un omaggio particolare, consacrandomi e dedicandomi ad esso per riceverne grazia, direzione, protezione, influenza e azione singolare; voglio che lo stato d’Infanzia di Gesù sia lo stato fondamentale dell’anima mia e che da quest’Infanzia divina, come dalla Vita della mia vita, io riceva vita, sussistenza e attività.

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Preghiera del Giorno : Novena a Don Bosco (Festa il 31 Gennaio)/ Secondo Giorno

23 gennaio 2018

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Preghiera
Glorioso San Giovanni Bosco, per l’amore che portaste alla Vergine Ausiliatrice, vostra tenerissima Madre e Maestra, otteneteci vera e costante devozione verso di Lei, perchè possiamo meritare il suo validissimo patrocinio in vita e in morte.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo:
come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

V – Pregate per noi, o San Giovanni Bosco.
R – Perchè siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

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Meditazione del Giorno: Mese di Gennaio, Martedi 23/01/18 :Lo Sposalizio di Maria e Giuseppe

23 gennaio 2018

 

1. Maria, Sposa di Giuseppe. Ogni stato è santo agli occhi di Dio, ed è via alla santità; Maria, quantunque apprezzasse e volesse lo stato dei vergini, vivendo nel Santuario, per volere di Dio dovette sposare Giuseppe, e lo fece con tutta sommissione. Impariamo ad uniformare in tutto la nostra volontà a quella di Dio, ripetendo : Fiat voluntas tua.

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