Archive for ottobre 2018

Apocalisse 18

31 ottobre 2018

18

[1] Dopo ciò, vidi un altro angelo discendere dal cielo con grande potere e la terra fu illuminata dal suo splendore.

[2] Gridò a gran voce:
“È caduta, è caduta
Babilonia la grande
ed è diventata covo di demòni,
carcere di ogni spirito immondo,
carcere d’ogni uccello impuro e aborrito
e carcere di ogni bestia immonda e aborrita.

[3] Perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino
della sua sfrenata prostituzione,
i re della terra si sono prostituiti con essa
e i mercanti della terra si sono arricchiti
del suo lusso sfrenato”.

[4] Poi udii un’altra voce dal cielo:
“Uscite, popolo mio, da Babilonia
per non associarvi ai suoi peccati
e non ricevere parte dei suoi flagelli.

[5] Perché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo
e Dio si è ricordato delle sue iniquità.

[6] Pagatela con la sua stessa moneta,
retribuitele il doppio dei suoi misfatti.
Versatele doppia misura nella coppa con cui mesceva.

[7] Tutto ciò che ha speso per la sua gloria e il suo
lusso,
restituiteglielo in tanto tormento e afflizione.
Poiché diceva in cuor suo:
Io seggo regina,
vedova non sono e lutto non vedrò;

[8] per questo, in un solo giorno,
verranno su di lei questi flagelli:
morte, lutto e fame;
sarà bruciata dal fuoco,
poiché potente Signore è Dio
che l’ha condannata”.

[9] I re della terra che si sono prostituiti e han vissuto nel fasto con essa piangeranno e si lamenteranno a causa di lei, quando vedranno il fumo del suo incendio,

[10] tenendosi a distanza per paura dei suoi tormenti e diranno:
“Guai, guai, immensa città,
Babilonia, possente città;
in un’ora sola è giunta la tua condanna!”.

[11] Anche i mercanti della terra piangono e gemono su di lei, perché nessuno compera più le loro merci:

[12] carichi d’oro, d’argento e di pietre preziose, di perle, di lino, di porpora, di seta e di scarlatto; legni profumati di ogni specie, oggetti d’avorio, di legno, di bronzo, di ferro, di marmo;
[13] cinnamòmo, amòmo, profumi, unguento, incenso, vino, olio, fior di farina, frumento, bestiame, greggi, cavalli, cocchi, schiavi e vite umane.

[14] “I frutti che ti piacevano tanto,
tutto quel lusso e quello splendore
sono perduti per te,
mai più potranno trovarli”.

[15] I mercanti divenuti ricchi per essa, si terranno a distanza per timore dei suoi tormenti; piangendo e gemendo, diranno:

[16] “Guai, guai, immensa città,
tutta ammantata di bisso,
di porpora e di scarlatto,
adorna d’oro,
di pietre preziose e di perle!

[17] In un’ora sola
è andata dispersa sì grande ricchezza!”.
Tutti i comandanti di navi e l’intera ciurma, i naviganti e quanti commerciano per mare se ne stanno a distanza,

[18] e gridano guardando il fumo del suo incendio: “Quale città fu mai somigliante all’immensa città?”.

[19] Gettandosi sul capo la polvere gridano, piangono e gemono:
“Guai, guai, immensa città,
del cui lusso arricchirono
quanti avevano navi sul mare!
In un’ora sola fu ridotta a un deserto!

[20] Esulta, o cielo, su di essa,
e voi, santi, apostoli, profeti,
perché condannando Babilonia
Dio vi ha reso giustizia!”.

[21] Un angelo possente prese allora una pietra grande come una mola, e la gettò nel mare esclamando:
“Con la stessa violenza sarà precipitata
Babilonia, la grande città
e più non riapparirà.
[22] La voce degli arpisti e dei musici,
dei flautisti e dei suonatori di tromba,
non si udrà più in te;
ed ogni artigiano di qualsiasi mestiere
non si troverà più in te;
e la voce della mola
non si udrà più in te;

[23] e la luce della lampada
non brillerà più in te;
e voce di sposo e di sposa
non si udrà più in te.
Perché i tuoi mercanti erano i grandi della terra;
perché tutte le nazioni dalle tue malìe furon sedotte.

[24] In essa fu trovato il sangue dei profeti e dei santi
e di tutti coloro che furono uccisi sulla terra”.

Spiegazione Corso biblico sull’Apocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

(more…)

Annunci

Vangelo (Mt 5,1-12a) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 1 Novembre 2018) con commento comunitario

31 ottobre 2018

TUTTI I SANTI – Solennità

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Questo è il Vangelo dell’1 Novembre, quello del 31 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

L’IMMACOLATA: MESSAGGIO DI DIO Cardinale Giuseppe Siri/L’IMMACOLATA LUCE SUL MONDO

31 ottobre 2018

 

La Vergine Maria è grande perché è Madre di Dio ed è stata concepita Immacolata perché doveva essere la Madre di Dio. Tale verità è contenuta nel saluto dell’An¬gelo; l’Angelo entrò da Lei e disse: “Ave, piena di Grazia, il Signore è con Te, Tu sei benedetta fra le donne”. Questo saluto stupisce e questo saluto contiene im-plicitamente la verità dell’Immacolato Concepimento del¬la Vergine. Perché? Perché se la Vergine per un momento solo fosse stata toccata dal peccato d’origine e pertanto soggetta alla legge mortale di tutta quanta l’umanità, non sarebbe stato vero che Essa era piena di grazia, che essa era la “benedetta” tra le donne.
Ma dobbiamo insistere nel risentire dentro di noi il discorso dell’Angelo; badate bene: queste parole costitui¬scono un atto di culto verso la Vergine Santissima.

(more…)

Catechismo della Chiesa Cattolica , Sezione Prima L’Economia Sacramentale/Articolo 1 LA LITURGIA – OPERA DELLA SANTA TRINITA’II. L’Opera di Cristo nella Liturgia ,

31 ottobre 2018

Cristo glorificato…

1084 “Assiso alla destra del Padre” da dove effonde lo Spirito Santo nel suo Corpo che è la Chiesa, Cristo agisce ora attraverso i sacramenti, da lui istituiti per comunicare la sua grazia. I sacramenti sono segni sensibili (parole e azioni), accessibili alla nostra attuale umanità. Essi realizzano in modo efficace la grazia che significano, mediante l’azione di Cristo e la potenza dello Spirito Santo.

1085 Nella Liturgia della Chiesa Cristo significa e realizza principalmente il suo Mistero pasquale. Durante la sua vita terrena, Gesù annunziava con il suo insegnamento e anticipava con le sue azioni il suo Mistero pasquale. Venuta la sua Ora, [Cf ⇒ Gv 13,1; 1085 ⇒ Gv 17,1 ] egli vive l’unico avvenimento della storia che non passa: Gesù muore, è sepolto, risuscita dai morti e siede alla destra del Padre “una volta per tutte” ( ⇒ Rm 6,10; ⇒ Eb 7,27; ⇒ Eb 9,12 ). E’ un evento reale, accaduto nella nostra storia, ma è unico: tutti gli altri avvenimenti della storia accadono una volta, poi passano, inghiottiti nel passato. Il Mistero pasquale di Cristo, invece, non può rimanere soltanto nel passato, dal momento che con la sua morte egli ha distrutto la morte, e tutto ciò che Cristo è, tutto ciò che ha compiuto e sofferto per tutti gli uomini, partecipa dell’eternità divina e perciò abbraccia tutti i tempi e in essi è reso presente. L’evento della croce e della Risurrezione rimane e attira tutto verso la Vita.

(more…)

Apocalisse 17

30 ottobre 2018

[1] Allora uno dei sette angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: “Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta che siede presso le grandi acque.

[2] Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione”.

[3] L’angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna.

[4] La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d’oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione.

[5] Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: “Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra”.

[6] E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Al vederla, fui preso da grande stupore.

[7] Ma l’angelo mi disse: “Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, con sette teste e dieci corna.

[8] La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall’Abisso, ma per andare in perdizione. E gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era e non è più, ma riapparirà.

[9] Qui ci vuole una mente che abbia saggezza. Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta la donna; e sono anche sette re.

[10] I primi cinque sono caduti, ne resta uno ancora in vita, l’altro non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco.

[11] Quanto alla bestia che era e non è più, è ad un tempo l’ottavo re e uno dei sette, ma va in perdizione.

[12] Le dieci corna che hai viste sono dieci re, i quali non hanno ancora ricevuto un regno, ma riceveranno potere regale, per un’ora soltanto insieme con la bestia.

[13] Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia.

[14] Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli”.

[15] Poi l’angelo mi disse: “Le acque che hai viste, presso le quali siede la prostituta, simboleggiano popoli, moltitudini, genti e lingue.

[16] Le dieci corna che hai viste e la bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco.

[17] Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo disegno e di accordarsi per affidare il loro regno alla bestia, finché si realizzino le parole di Dio.

[18] La donna che hai vista simboleggia la città grande, che regna su tutti i re della terra”.

Spiegazione Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

Capitolo 17

vv. 1-18
Lettura di uno dei brani più intricati dell’Apocalisse. Saranno utili alcune annotazioni introduttive tenendo già presente il successivo capitolo 18.
I capitoli 17 e 18 introducono alla conoscenza delle differenze fra le due note città, Gerusalemme e Roma. Una è la sposa dell’Agnello e l’altra è colei che combatte l’Agnello e i suoi santi. I nostri due capitoli hanno molti elementi comuni ma si differenziano per il genere letterario. Infatti il primo parla di una visione mentre il secondo costituisce quasi un canto funebre.

Ci accorgiamo facilmente della presenza di un crescendo che va in senso contrario all’ordine di apparizione di alcuni personaggi (il dragone; comparso per primo, poi le due bestie e, infine, la prostituta). Infatti vengono eliminati, uno alla volta, in senso inverso alla loro presentazione, prima la prostituta, poi le due bestie e per ultimo il dragone.

Il tema centrale di questo e dei successivi capitoli (almeno fino al cap. 20) sarà il giudizio di Dio che adesso si sta realizzando e che costituisce lo sviluppo di quanto letto sulla settima coppa.

La visione pone al centro la donna, mentre la spiegazione si sofferma soprattutto sulla bestia e sulle sue corna per poi riprendere alla fine del capitolo, quasi in un versetto sintetico,: “La donna che hai vista simboleggia la città grande che regna su tutti i re della terra” (v. 18).
Notiamo anche la rapidità dei passaggi e la sovrapposizione delle immagini (come, ad esempio, nel v. 11).

Cominciamo ad analizzare il primo simbolo: la prostituta.
Abbiamo già incontrato nella lettura dell’Apocalisse personaggi femminili come la donna con la luna sotto i piedi che dava alla luce un bambino poi sottratto al drago. Ebbene, questa donna è esattamente l’antitesi della prostituta potente che rappresenta Roma con i sette colli. Però gli occhi della fede ci aiutano a vedere la realtà nella giusta dimensione. La dea madre Roma, venerata e temuta, simbolo dell’unità dell’impero, in realtà – se guardata con gli occhi della fede – non è altro che una prostituta, madre sì ma di tutte le prostitute. Lo afferma già il titolo del cap. 17.
Come cristiani dobbiamo preoccuparci di leggere tutte le realtà autenticamente, tenendo presente che quanto non promuove Dio e l’uomo è da condannare. Nella prostituta, ad esempio, l’apparenza nasconde una realtà immorale. E questo è proprio il quadro di Roma a quell’epoca, con tutti i segni della decadenza che poi arriveranno a maturazione. E’ un’immagine biblica quella della città corrotta per eccellenza e riguarda varie città, come ad esempio Tiro, di cui si parla in Isaia 23, e Ninive della quale scrive il profeta Naum in 3, 1-7 (lettura). In quest’ultimo brano è presente il paragone fra Ninive e la prostituta. Nello stesso capitolo si parla di Tebe, città che rappresenta l’Egitto, nemico storico di Israele.
La realtà della prostituta è applicata alla stessa Gerusalemme in Geremia 3 e in Ezechiele 23.

La prostituta, Roma, siede “sopra una bestia scarlatta” (17,3) ma non per dominarla bensì per essere usata come suo strumento. La città, infatti, è strumento della bestia; è al suo servizio.
Un secondo simbolo è costituito evidentemente dalla bestia che nei capitoli 17 e 18 dà unità a tutti gli altri simboli. Infatti è nominata ben otto volte. E notiamo che da lei dipendono sia la donna sia i re.
La bestia ci è presentata in una sorta di “parodia”. Al v. 8 è scritto: “…era ma non è più, salirà dall’Abisso ma per andare in perdizione.”. E ritroviamo quasi le medesime parole nello stesso versetto 8 e nel successivo v. 11. Si tratta esattamente del cammino opposto a quello percorso dall’Agnello, che sembrava sconfitto ed è vittorioso, che è morto ma è risorto. Infatti la bestia non risorgerà ma andrà in perdizione.

Alcune ipotesi sull’identità dei re.
I dieci re dovrebbero essere i sovrani alleati di Roma, i quali alla fine, secondo il disegno divino, si ribelleranno e faranno scempio della prostituta (vv. 16-17).
In particolare,
1) per alcuni studiosi vale un’interpretazione in senso storico, secondo la quale si tratterebbe dei primi imperatori fino a Vespasiano; sarebbero esclusi dal numero i tre sovrani che sono durati pochi mesi. L’ottavo imperatore sarebbe Tito, che ha regnato soltanto per due anni. Per sostenere questa ipotesi dovremmo ammettere che Giovanni, anche se ha scritto l’Apocalisse al tempo di Domiziano, fingesse di scrivere durante l’impero di Vespasiano;
2) per altri i sette re non dovrebbero essere intesi come tali, ma sarebbero i famosi sette tempi dei quali parlava la letteratura orientale dell’epoca, legati ognuno a un pianeta. Alla conclusione di questi tempi sarebbe iniziato l’ottavo, il tempo finale, quello dell’età dell’oro. Sarebbe come sostenere che con lo scontro finale sia iniziato l’ottavo tempo;
3) per altri interpreti ancora si pone il problema di conciliare l’ottavo re, che è anche uno dei sette, con la bestia. L’ottavo re sarebbe allora Diocleziano, talmente feroce da essere considerato, secondo l’opinione comune del popolo di Roma, reincarnazione di Nerone che era uno dei sette.

A questo punto dobbiamo convenire che stiamo leggendo uno dei passi più oscuri dell’Apocalissi. Aggiungo solo che la prostituta, che sembrava così potente e venerata, in realtà è un semplice strumento dei disegno di Dio. E gli altri strumenti, cioè i re e la bestia, alla fine “…la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco” (17,16b). Qui si legge proprio la storia di Roma imperiale e di tanti altri imperi. Potremmo dire con una frase ad effetto: il sistema divora se stesso.
Teniamo comunque presente che questa pagina è la rivelazione del mistero, cioè del piano di Dio che si compie. Inoltre ricordiamoci che non esiste una esaltazione di Dio separata dall’esaltazione dell’uomo. Quando l’esaltazione del Signore è fine a se stessa e opprime l’uomo siamo di fronte a un altro caso di bestia, anche se ammantato di belle parole. Stiamo quindi attenti a giudicare anche i fatti di Chiesa con gli occhi della fede, come ci suggerisce l’Apocalisse. E il Papa ce lo sta insegnando anche con il recente documento sulla Shoah..
(more…)

Tweet del Papa @Pontifex_it

30 ottobre 2018

Se vuoi ascoltare la voce del Signore, mettiti in cammino, vivi in ricerca. Il Signore parla a chi è in ricerca.

(more…)

D. Agasso jr, Un amore senza resa

30 ottobre 2018

https://www.lastampa.it/2018/10/30/vaticaninsider/un-amore-senza-resa-la-storia-di-madre-cleliamerloni-UDp0ziCtPZvEzmaxGc3TYM/pagina.html

Vangelo (Lc 13,22-30) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 31 Ottobre 2018) con commento comunitario

30 ottobre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,22-30)

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Questo è il Vangelo del 31 Ottobre, quello del 30 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

L’IMMACOLATA: MESSAGGIO DI DIO Cardinale Giuseppe Siri/L’IMMACOLATA: MESSAGGIO DI DIO

30 ottobre 2018

La Vergine Immacolata, costituisce un mistero, ma è anche un messaggio di Dio.
Tutti i grandi fatti che sono stati accolti e voluti in questa regia divina sono dei messaggi; non li possiamo considerare soltanto come dei bei monumenti scaglionati sul frontone del mondo. Sono dei messaggi sempre vivi, permanenti e in certo senso immanenti nella storia della nostra salvezza.
Vi prego di considerare con me l’Immacolato Conce¬pimento della Vergine come un messaggio divino e legger¬lo attentamente, perché abbiamo da imparare qualche co¬sa che non è affatto nuovo, ma che probabilmente ha bisogno di essere ribadito e sottolineato.
Il primo messaggio costituito dall’Immacolato Con¬cepimento della Vergine dà a noi l’esatta misura delle esigenze di Dio.
Siamo tanto inclini a raccogliere le esigenze di tutti al punto che su questo margine si manifesta veramente la debolezza degli uomini. Una volta tanto mettiamoci a considerare le esigenze di Dio: forse per qualcuno è il momento.

(more…)

Catechismo della Chiesa Cattolica , Sezione Prima L’Economia Sacramentale

30 ottobre 2018

1076 Il giorno di Pentecoste, con l’effusione dello Spirito Santo, la Chiesa viene manifestata al mondo [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 6; Id., Lumen gentium, 2]. Il dono dello Spirito inaugura un tempo nuovo nella “dispensazione del Mistero”: il tempo della Chiesa, nel quale Cristo manifesta, rende presente e comunica la sua opera di salvezza per mezzo della Liturgia della sua Chiesa, “finché egli venga” ( ⇒ 1Cor 11,26 ). In questo tempo della Chiesa, Cristo vive e agisce ora nella sua Chiesa e con essa in una maniera nuova, propria di questo tempo nuovo. Egli agisce per mezzo dei sacramenti; è ciò che la Tradizione comune dell’Oriente e dell’Occidente chiama “l’Economia sacramentale”; questa
consiste nella comunicazione (o “dispensazione”) dei frutti del Mistero pasquale di Cristo nella celebrazione della Liturgia “sacramentale” della Chiesa.
E’ perciò importante mettere in luce per prima cosa questa “dispensazione sacramentale” (capitolo primo). In tal modo appariranno più chiaramente la natura e gli aspetti essenziali della celebrazione liturgica (capitolo secondo) .

(more…)

Apocalisse 15/ 16

29 ottobre 2018

15

[1] Poi vidi nel cielo un altro segno grande e meraviglioso: sette angeli che avevano sette flagelli; gli ultimi, poiché con essi si deve compiere l’ira di Dio.

[2] Vidi pure come un mare di cristallo misto a fuoco e coloro che avevano vinto la bestia e la sua immagine e il numero del suo nome, stavano ritti sul mare di cristallo. Accompagnando il canto con le arpe divine,

[3] cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell’Agnello:
“Grandi e mirabili sono le tue opere,
o Signore Dio onnipotente;
giuste e veraci le tue vie,
o Re delle genti!

[4] Chi non temerà, o Signore,
e non glorificherà il tuo nome?
Poiché tu solo sei santo.
Tutte le genti verranno
e si prostreranno davanti a te,
perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati”.

[5] Dopo ciò vidi aprirsi nel cielo il tempio che contiene la Tenda della Testimonianza;

[6] dal tempio uscirono i sette angeli che avevano i sette flagelli, vestiti di lino puro, splendente, e cinti al petto di cinture d’oro.

[7] Uno dei quattro esseri viventi diede ai sette angeli sette coppe d’oro colme dell’ira di Dio che vive nei secoli dei secoli.

[8] Il tempio si riempì del fumo che usciva dalla gloria di Dio e dalla sua potenza: nessuno poteva entrare nel tempio finché non avessero termine i sette flagelli dei sette angeli.

(more…)

Vangelo (Lc 13,18-21) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 30 Ottobre 2018) con commento comunitario

29 ottobre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,18-21)

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».

E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Questo è il Vangelo del 30 Ottobre, quello del 29 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Catechismo della Chiesa Cattolica: Parte Seconda la Celebrazione del Mistero Cristiano

29 ottobre 2018

Perché la Liturgia?

1066 Nel Simbolo della fede, la Chiesa confessa il Mistero della Santa Trinità e il suo “benevolo disegno” [Cf ⇒ Ef 1,9 ] su tutta la creazione: il Padre compie il “Mistero della sua volontà” donando il suo Figlio diletto e il suo Santo Spirito per la salvezza del mondo e per la gloria del suo Nome. Questo è il Mistero di Cristo, [Cf ⇒ Ef 3,4 ] rivelato e realizzato nella storia secondo un piano, una “disposizione” sapientemente ordinata che san Paolo chiama “l’Economia del Mistero” [Cf ⇒ Ef 3,9 ] e che la tradizione patristica chiamerà “l’Economia del Verbo incarnato” o “l’Economia della salvezza”.

1067 “Quest’opera della Redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell’Antico Testamento, è stata compiuta da Cristo Signore, specialmente per mezzo del Mistero pasquale della sua beata Passione, Risurrezione da morte e gloriosa Ascensione, Mistero col quale “morendo ha distrutto la nostra morte e risorgendo ci ha ridonato la vita”. Infatti dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 5]. Per questo, nella Liturgia, la Chiesa celebra principalmente il Mistero pasquale per mezzo del quale Cristo ha compiuto l’opera della nostra salvezza.

1068 Questo Mistero di Cristo la Chiesa annunzia e celebra nella sua Liturgia, affinché i fedeli ne vivano e ne rendano testimonianza nel mondo:

La Liturgia, infatti, mediante la quale, massimamente nel divino sacrificio dell’Eucaristia, “si attua l’opera della nostra Redenzione”, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il Mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 5].

Che cosa significa il termine Liturgia?

1069 Il termine “Liturgia” significa originalmente “opera pubblica”, “servizio da parte del/e in favore del popolo”. Nella tradizione cristiana vuole significare che il Popolo di Dio partecipa all’“opera di Dio” [Cf ⇒ Gv 17,4 ]. Attraverso la Liturgia Cristo, nostro Redentore e Sommo Sacerdote, continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l’opera della nostra Redenzione.

1070 Il termine “Liturgia” nel Nuovo Testamento è usato per designare non soltanto la celebrazione del culto divino, [Cf ⇒ At 13,2; ⇒ Lc 1,23 ] ma anche l’annunzio del Vangelo [Cf ⇒ Rm 15,16; ⇒ Fil 2,14-17; 1070 ⇒ Fil 2,30 ] e la carità in atto [Cf ⇒ Rm 15,27; 1070 ⇒ 2Cor 9,12; ⇒ Fil 2,25 ]. In tutti questi casi, si tratta del servizio di Dio e degli uomini. Nella celebrazione liturgica, la Chiesa è serva, a immagine del suo Signore, l’unico “Liturgo”, [Cf ⇒ Eb 8,2; 1070 ⇒ Eb 8,6 ] poiché partecipa del suo sacerdozio (culto) profetico (annunzio) e regale (servizio della carità):

Giustamente perciò la Liturgia è ritenuta quell’esercizio dell’ufficio sacerdotale di Gesù Cristo, mediante il quale con segni sensibili viene significata e, in modo proprio a ciascuno, realizzata la santificazione dell’uomo, e viene esercitato dal Corpo Mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo Corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 7].

(more…)

L’IMMACOLATA: MESSAGGIO DI DIO Cardinale Giuseppe Siri/MARIA, MADRE NOSTRA

29 ottobre 2018

L’immacolato concepimento di Maria Santissima è il tocco di perfezione con cui l’Altissimo, nella Sua eterna Provvidenza, ha voluto che risplendesse di soprannaturale fascino Colei che sarebbe stata la Madre del Verbo Incar¬nato, la Madre di Dio.
Tale singolare splendore è pienamente giustificato perché l’Autore di ogni perfezione e bellezza non poteva tollerare nella Madre Sua qualcosa che fosse dissono, in contrasto, o anche solo non in linea, con la Divina Perfe¬zione e Bellezza!
Maria è pertanto Immacolata: Madre di Dio! Domando a questo punto: noi che siamo toccati, alle volte sommersi, dall’imperfezione ed esiliati, a causa del peccato, dalla originaria bellezza e virtú, dinnanzi a tale splendore divinamente profuso in Maria Santissima, dobbiamo rimanere in una posizione di estatica, ma di¬staccata ed inerme, forse inutile, contemplazione, come un povero che guarda triste un palazzo reale ove sa di non poter mai accedere?
Assolutamente no! Maria non ci abbaglia, ci illumi¬na.

(more…)

Apocalisse 14

28 ottobre 2018

14

[1] Poi guardai ed ecco l’Agnello ritto sul monte Sion e insieme centoquarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo.

[2] Udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di arpa che si accompagnano nel canto con le loro arpe.

[3] Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel cantico se non i centoquarantaquattromila, i redenti della terra.

[4] Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l’Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello.

[5] Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia.

[6] Poi vidi un altro angelo che volando in mezzo al cielo recava un vangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, razza, lingua e popolo.

[7] Egli gridava a gran voce:
“Temete Dio e dategli gloria,
perché è giunta l’ora del suo giudizio.
Adorate colui che ha fatto
il cielo e la terra,
il mare e le sorgenti delle acque”.

[8] Un secondo angelo lo seguì gridando:
“È caduta, è caduta
Babilonia la grande,
quella che ha abbeverato tutte le genti
col vino del furore della sua fornicazione”.

[9] Poi, un terzo angelo li seguì gridando a gran voce: “Chiunque adora la bestia e la sua statua e ne riceve il marchio sulla fronte o sulla mano,

[10] berrà il vino dell’ira di Dio che è versato puro nella coppa della sua ira e sarà torturato con fuoco e zolfo al cospetto degli angeli santi e dell’Agnello.

[11] Il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli, e non avranno riposo né giorno né notte quanti adorano la bestia e la sua statua e chiunque riceve il marchio del suo nome”.

[12] Qui appare la costanza dei santi, che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù.

[13] Poi udii una voce dal cielo che diceva: “Scrivi: Beati d’ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono”.

[14] Io guardai ancora ed ecco una nube bianca e sulla nube uno stava seduto, simile a un Figlio d’uomo; aveva sul capo una corona d’oro e in mano una falce affilata.

[15] Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che era seduto sulla nube: “Getta la tua falce e mieti; è giunta l’ora di mietere, perché la messe della terra è matura”.

[16] Allora colui che era seduto sulla nuvola gettò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta.

[17] Allora un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, anch’egli tenendo una falce affilata.

[18] Un altro angelo, che ha potere sul fuoco, uscì dall’altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce affilata: “Getta la tua falce affilata e vendemmia i grappoli della vigna della terra, perché le sue uve sono mature”.

[19] L’angelo gettò la sua falce sulla terra, vendemmiò la vigna della terra e gettò l’uva nel grande tino dell’ira di Dio.

[20] Il tino fu pigiato fuori della città e dal tino uscì sangue fino al morso dei cavalli, per una distanza di duecento miglia.

Spiegazione

documento al suo interno:

scarica
Corso biblico sull’Apocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

Capitolo 14

vv. 1-5. lettura
Notiamo l’incalzare delle visioni: dalla realtà terrena delle due bestie torniamo al cielo facendo tappa sul monte Sion che costituisce il cuore di Gerusalemme, il luogo sacro per eccellenza. Ciò significa che l’Agnello si trova in un contesto liturgico, nel massimo della sacralità possibile. E questo contesto è confermato dal suono delle arpe, dal canto che diventa “un cantico nuovo”, misterioso a tal punto da essere compreso solo da centoquarantaquattromila persone.
Siamo davanti all’Agnello vittorioso, ritto sul monte Sion e circondato dai centoquarantaquattromila che “recavano sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo” (v.1). Costoro vengono descritti in modo più preciso nei vv. 4 e 5: “Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l’Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti fra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia.”.

Alcuni interpreti ritengono che i centoquarantaquattromila siano coloro che hanno abbracciato lo stato di verginità (interpretazione letterale), quelli che fin dall’inizio della Chiesa sono vissuti in tale stato di vita. Sono i salvati, primizia di tutto il popolo di Dio.
Altri studiosi invece (interpretazione più valida), risalendo ai testi profetici che parlano dell’idolatria usando il termine prostituzione (vedere Osea), sostengono che ci troviamo di fronte al simbolo dell’idolatria. Quindi le donne indicate nel brano sono da intendere come prostitute, come simboli degli idoli.
Di conseguenza i centoquarantaquattromila sarebbero coloro che si sono mantenuti fedeli al Signore, che non hanno macchiato le loro vesti prostituendosi alle divinità, che non sono menzogneri – in senso biblico -. E’ il caso di ricordare che essere menzogneri vuol dire l’opposto di essere puri di cuore, sinceri. E pura di cuore è la persona che ha accolto in sè il Signore e lo mostra all’esterno; sulla sua bocca non compare menzogna perché le parole pronunciate corrispondono alle idee, ai sentimenti. I puri di cuore sono coerenti. I farisei invece rappresentano l’ideale dell’ipocrisia e, quindi, della menzogna.
Il discepolo ideale resta fedele sempre al Signore, è puro e coerente, segue il suo Signore ovunque vada senza mai macchiare i suoi abiti.
Allora i centoquarantaquattromila sono gli unici che possono capire il cantico nuovo, ossia il cantico di lode all’Agnello vittorioso, quindi il cantico della resurrezione.

vv. 6 -13. lettura
“Gli angeli annunziano l’ora del giudizio.”
Notiamo la parola “vangelo” (“buona novella”). E’ l’unica volta che nell’Apocalisse compare questo termine.
“…un vangelo eterno…” viene proclamato da tre angeli e contiene:
a) un avvertimento;
b) un fatto (la buona notizia);
c) una minaccia.
In quanto “eterno” è immutabile e definitivo.

a) Leggiamo in proposito il libro della Sapienza 13, 1-9, che è parallelo a quanto scritto in Ap 14,7 cioè all’avvertimento (temere, adorare e dare gloria a Dio creatore del cielo e della terra).
La sapienza umana, con tutto il suo impegno di ricerca, può portare, perfino, ad adorare le creature al posto del creatore. Pensiamo al mito della scienza del giorno d’oggi, all’uomo che riesce a clonare un altro uomo. Le persone che sbagliano strada e bersaglio considerano la creatura come una divinità.

Proseguiamo la lettura del libro della Sapienza al cap.14, vv. 22-31 per conoscere le “conseguenze del culto idolatrico”.

Questa tematica sapienziale è ripresa da S. Paolo nella Lettera ai Romani cap.1, vv. 18-32 (“I pagani oggetto dell’ira di Dio).

(more…)

L’IMMACOLATA: MESSAGGIO DI DIO Cardinale Giuseppe Siri, MARIA: PIENA DI GRAZIA

28 ottobre 2018

Non si può negare che la figura dell’Immacolata eser¬citi una singolare attrattiva su tutti; forse è simile a quella che tutti subiamo contemplando i bambini molto piccoli, quando hanno ancora gli occhi perfettamente limpidi. Non è solo che accada questo per fatto naturale, credo sia qualcosa di piú. Ad ogni modo ecco quello di cui vorrei discorrere. l’Immacolata Concezione non è un fatto mera¬mente negativo, come può sembrare; è un fatto essenzial¬mente positivo, cioè non si tratta soltanto ch’Essa non è stata né toccata, né sfiorata, né invasa dal peccato di origine, ma si tratta che è stata riempita della grazia di Dio. Ed è su questo aspetto positivo dell’immacolato con-cepimento della Vergine che si deve meditare.
Cominciamo dal basso, cioè dalla natura. Tolto il peccato d’origine, non sono state tolte tutte le conseguen¬ze, perché Essa non avrebbe potuto essere trattata – direi – meglio del Suo unigenito Figlio che ha portato la croce, ma molte sí. Quella debolezza che è propria dell’intelletto umano non l’ebbe, quella facilità a dare il predominio alle impressioni, alle attrattive esterne, seducenti, alle insufflature degli altri, non ne aveva. L’intelligenza senza peccato d’origine ha confini ben piú larghi; la volontà senza pecca-to d’origine non ha cedimenti. Questo fu in Lei in modo splendido, come competeva a chi doveva essere la madre di Gesú Cristo. Ma bisogna salire, l’aspetto positivo è so-prattutto questo: Ella fin dal principio ebbe la grazia, ossia partecipò, per quanto è possibile a creatura, alla stessa vita divina. E qui noi ci arrestiamo, perché stiamo sulla spiaggia di un mare che va all’infinito. Il mare va all’infinito, ma io non ci vado all’infinito, e neppure voi; ma guardiamo e sentiamo di dover chinare il capo dinanzi a questa partecipazione che Essa portò nelle Sue umili spoglie e conservò per tutta la vita.

(more…)

Vangelo (Lc 13,10-17) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 29 Ottobre 2018) con commento comunitario

28 ottobre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,10-17)

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.

Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».

Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Questo è il Vangelo del 29 Ottobre, quello del 28 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Apocalisse, 13

27 ottobre 2018

1] Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo.

[2] La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande.

[3] Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita.
Allora la terra intera presa d’ammirazione, andò dietro alla bestia

[4] e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia e adorarono la bestia dicendo: “Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?”.

[5] Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio e bestemmie, con il potere di agire per quarantadue mesi.

[6] Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo.

[7] Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione.

[8] L’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello immolato.

[9] Chi ha orecchi, ascolti:

[10] Colui che deve andare in prigionia,
andrà in prigionia;
colui che deve essere ucciso di spada
di spada sia ucciso.
In questo sta la costanza e la fede dei santi.

[11] Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago.

[12] Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita.

[13] Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini.

[14] Per mezzo di questi prodigi, che le era permesso di compiere in presenza della bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo loro di erigere una statua alla bestia che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta.

[15] Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia.

[16] Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte;

[17] e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome.

[18] Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.

Spiegazione Corso biblico sull ‘Apocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

Capitolo 13

vv. 1-18, lettura.
Compaiono due bestie; una esce dal mare e l’altra dalla terra.
Molti interpreti superficialmente intendono la prima bestia come una singola persona o come il diavolo stesso. In realtà non è vero, perché abbiamo visto che il diavolo è il drago e proprio questo dà potere alla bestia. Ma la bestia non è il diavolo; ne ha solo ricevuto il potere.
Un brano biblico da tener presente è il cap.7 di Daniele (lettura), nel quale il profeta narra la visione di quattro bestie il cui significato ci aiuta a identificare la bestia dell’Apocalisse. Infatti le quattro bestie rappresentano:
1) l’impero babilonese;
2) l’impero persiano;
3) l’impero di Alessandro Magno;
4 ) l’impero di Antioco IV Epifane.
Si tratta chiaramente degli imperi che hanno perseguitato Israele.

La prima bestia che esce dal mare ha un po’ le stesse caratteristiche del drago, del quale è un portavoce o, meglio, un delegato.
Notiamo la parodia che Giovanni mette in scena al v. 4 del nostro capitolo: “Chi è simile alla bestia e può combattere con essa?” che si riallaccia al precedente cap. 5 in cui si chiedeva: “Chi è degno di aprire il libro e di sciogliere i sigilli?”.
Qui si sta cercando di imitare quanto succede in cielo.
Quando individueremo la bestia vedremo quante volte si è resa presente nella storia.

“…e gli uomini adorarono il drago… e adorarono la bestia…” (v. 4).
Siamo davanti a una adorazione.
Stando a quanto è stato detto in questo capitolo, al parallelo con Daniele e a ciò che dirà Giovanni in seguito, noi possiamo sicuramente identificare questa bestia con il potere imperiale e non con i singoli imperatori, ossia con una forma di governo che si incarna in varie persone.
Tale potere ha tre caratteristiche:
1) l’arroganza;
2) la bestemmia;
3) la pretesa di essere adorato.
Alla luce di queste indicazioni possiamo rileggere molti poteri dei secoli passati ed anche, forse, di oggi.

Il brano, se interpretato compiutamente, appare come uno dei più rivoluzionari che siano stati mai scritti.
Tutte le caratteristiche di tale potere imperiale, direbbe Giovanni, derivano dal demonio Infatti coloro che detengono questo tipo di potere sono arroganti, bestemmiano e pretendono adorazione.
Ovviamente siamo su un piano storico: il potere imperiale, che qui concretamente perseguita la Chiesa, rappresenta una vicenda che dura da duemila anni. Questa bestia, perciò, diventa emblematica e simbolica di varie forme di potere nei secoli.

(more…)

Vangelo (Mc 10,46-52) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 28 Ottobre 2018) con commento comunitario

27 ottobre 2018

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,46-52)

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Questo è il Vangelo del 28 Ottobre, quello del 27 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

L’IMMACOLATA: MESSAGGIO DI DIO ,Cardinale Giuseppe Siri/DIO NON VUOLE IL PECCATO

27 ottobre 2018

L’Immacolato Concepimento della Vergine Madre di Dio è rivelatore di una linea costante della Provvidenza di Dio, cioè della norma che il Signore adotta nel governare il creato e la storia che in esso si svolge.
E’ rivelatore per questo: quando si è trattato di sce¬gliere una donna che fosse madre, secondo la carne benin¬teso, dell’Unigenito Figlio di Dio, questa la volle senza peccato.
Il peccato Dio non tollerò mai che s’avvicinasse alla storia di Cristo. Per questo Maria fu Immacolata nel Suo concepimento, cioè non contrasse il peccato originale che abbiamo contratto noi; per questo Essa non conobbe il fomite della concupiscenza, per questo tutto restò illiba¬tissimo e puro fino alla fine.
Non si creda che la Vergine non sia stata esentata dalla comune prova della vita, no; Dio la volle purissima, ma lasciò a Lei l’infinito dolore.
La scelta, forse per noi incomprensibile, dei mezzi di Sua virtú lasciò a Lei un dramma nella vita; gli Evangelisti ad un certo momento notano che Maria e Giuseppe non capivano quello che succedeva intorno a Gesú, e questo significa che il dramma delle tenebre fu dato anche a Lei. Pertanto l’essere Essa rimasta illibata e purissima non si-gnifica né che non abbia liberamente scelto, né che non abbia liberamente accettato l’immane dolore e l’immane tenebra.
Voi comprendete, Essa sapeva, conosceva la sostanza del mistero del Figlio, ma tante altre cose – e ce ne è testimone l’evangelista Luca – Essa non le potè capire subito: cioè conobbe il dramma del dolore e del martirio, perché Essa patí nell’anima e nella sensibilità umana tutto quello che il Figlio in croce patì nella Sua carne e nel Suo spirito.
Pertanto è chiara l’indicazione della Provvidenza di Dio: quando Dio volle dare un’ Arca vivente al Figlio Suo la scelse senza peccato e il peccato non si avvicinò mai.

(more…)

Apocalisse ,12

26 ottobre 2018

12

[1] Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle.

[2] Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto.

[3] Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi;

[4] la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato.

[5] Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono.

[6] La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.

[7] Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli,

[8] ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo.

[9] Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli.

[10] Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:
“Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
poiché è stato precipitato
l’accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava davanti al nostro Dio
giorno e notte.

[11] Ma essi lo hanno vinto
per mezzo del sangue dell’Agnello
e grazie alla testimonianza del loro martirio;
poiché hanno disprezzato la vita
fino a morire.

[12] Esultate, dunque, o cieli,
e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi
pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo”.

[13] Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio.

[14] Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente.

[15] Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque.

[16] Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.

[17] Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.

[18] E si fermò sulla spiaggia del mare.

Spiegazione Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

vv. 1-18 – lettura.

Stiamo leggendo una parte dell’Apocalisse che ha suscitato molte interpretazioni, alcune delle quali totalmente errate.

vv. 1-3.
Notiamo due segni (v. 1 e v. 3).
“Segno”, dal greco semeìon, significa una realtà storica concreta, visibile, che però richiede di essere decifrata.
Il Vangelo di Gv parla spesso di segni quando si sofferma a considerare i miracoli di Gesù, il quale afferma che la vera fede non è quella che sorge dai segni. Lo diceva in quanto coloro che vedevano il miracolo si fermavano al portentoso, al fantastico, senza decifrarlo, senza decodificarlo.
Per comprendere meglio questo concetto riandiamo al Vangelo di Giovanni (cap. 11), al segno emblematico (nel senso di miracolo), cioè alla resurrezione di Lazzaro. E’ l’ultimo miracolo, quello che anticipa la resurrezione di Gesù. Ecco perché un segno ha bisogno di essere decifrato: se si guarda solo al miracolo della resurrezione di Lazzaro si vede un uomo morto che risuscita. Ma andando al di là si capisce che quel segno visibile ha ben altro significato: la risurrezione di Gesù.

Consideriamo ora nel Vangelo di Giovanni un altro grande segno, molto conosciuto e dal significato chiaro: la moltiplicazione dei pani e dei pesci (cap. 6). Fissiamo l’attenzione solo sui pani. La gente che ha assistito al miracolo vorrebbe andare da Gesù “per farlo re”. E proprio Gesù risponde: “Voi mi cercate non perché avete visto dei segni ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.” (v. 26).
Subito dopo inizia il grande discorso (nella sinagoga di Cafarnao) sul pane di vita che, alla fine, otterrà un risultato negativo: “Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andarono più con lui” (v. 66). Rimasero solo i dodici apostoli. E conosciamo al riguardo la bellissima espressione di Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna…”. (v. 68).
La gente aveva assistito a un miracolo, aveva mangiato a sazietà, ma non aveva decodificato il segno perché si era fermata all’apparenza. Doveva capire,invece, che quel miracolo rimandava a Gesù, “il pane della vita” (Gv 6,35).
In questo capitolo dell’Apocalisse siamo di fronte a due realtà storiche concrete, ovviamente espresse in modo simbolico. Starà a noi decodificarle e comprenderle in profondità.
Analizziamo ora i due segni:

I segno
“…una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle.” (v. 1).
In ordine cronologico, il sole è una delle prime creature di Dio; dà luce, esprime la potenza divina, a volte anche in senso negativo. Infatti il sole può bruciare e portare l’aridità; può imporsi con la sua forza ed essere segno della potenza e della benevolenza del Signore. Abbiamo così una donna vestita con la potenza e la benevolenza di Dio “con la luna sotto i suoi piedi.”.
Noi sappiamo che la luna, allora, scandiva il tempo e anche i mesi. Infatti i calendari antichi erano quasi tutti “lunari”, compilati sulla base delle fasi della luna. Ancora oggi certe attività agricole vengono effettuate in relazione alle fasi lunari.
Questa donna ha sotto i suoi piedi la luna che scandisce il tempo; quindi è già entrata nella dimensione dell’eternità. Il tempo non la interessa più; è sotto i suoi piedi: domina il tempo.

“…una corona….” è segno di un premio vinto (ricorda la corona degli atleti vincitori).
“…di dodici stelle.” Il numero dodici richiama un elemento dell’Antico Testamento, le tribù d’Israele, e uno del Nuovo, gli apostoli. Non sappiamo a quale dei due elementi si riferisca il numero; probabilmente ad entrambi. Questa donna porta sul suo capo una corona che indica una sintesi della storia della salvezza: l’Antico e il Nuovo Testamento. Si tratta di una realtà nuova che proviene dalla fusione di altre due.

Chi è questa donna?
Per scoprirlo leggiamo:
a) Isaia 66, 5-11 (“Giudizio su Gerusalemme”).
All’inizio del brano troviamo una donna che partorisce prima ancora di provare le doglie. Ci aspetteremmo quindi una descrizione quasi di vita quotidiana. E invece scopriamo che questa donna è simbolo di Gerusalemme, ovvero di Sion, della città santa che partorisce i figli in senso non fisico ma spirituale.

b) Michea 4, 9-13
Qui compare una figlia di Sion che grida, che spasima “come una partoriente” (v. 10). Apparentemente potrebbe trattarsi di una giovane, ma dal contesto comprendiamo invece che è il simbolo del popolo d’Israele.

c) Sofonia 3, 14-18
E’ uno dei brani poetici più belli. Anche in questi versetti vediamo la dimensione comunitaria. La figlia di Sion è Gerusalemme, è il popolo stesso d’Israele.

d) Osea 2 (“Il Signore e la sposa infedele”).
Si parla qui di una donna, sposa infedele, che nonostante tutto non suscita l’infedeltà di Dio.

A questi brani dell’Antico Testamento aggiungiamo la lettura di due del Nuovo e cioè:
1) Giovanni 2
Il capitolo inizia con il primo “segno” di Gesù, il miracolo di Cana, in cui torna la parola “donna” rivolta a Maria. Si parla di un banchetto di nozze in cui non compare la sposa e caratterizzato dal vino, che era l’elemento principale del banchetto messianico (il grande banchetto che Dio imbandirà per tutti i popoli sul suo alto monte, direbbe Isaia).
Alcuni elementi del racconto ci fanno trarre questa conclusione: Maria è, qui, simbolo della sposa che, grazie all’opera di Cristo (il vino nuovo dei tempi messianici), si ricongiunge nelle nozze mistiche con il suo sposo che è Dio. E allora Maria rappresenta la Chiesa, incarnata in una persona.
2) Giovanni 19 e in particolare i vv. 25-27.
“Stavano poi presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!»”.
Anche in questa scena ritorna il termine “donna”. Ricordiamo che nel Vangelo di Giovanni Maria compare due volte ma non è chiamata da Gesù con il suo nome proprio bensì con la parola “donna” e, in subordine, “madre”.
Proprio riprendendo i brani profetici dell’Antico Testamento appena letti (la figlia di Sion che partorisce i figli) possiamo dire: ecco la nascita della Chiesa.
Maria in Gv. 19 è colei che genera nuovi figli (Giovanni) e quindi simboleggia la Chiesa intera. Anche per questo motivo, secondo la dottrina cattolica, Maria è immagine, oltre che modello, della Chiesa. Non per niente è vergine e madre: sono questi due elementi che contraddistinguono la Chiesa.

A questo punto possiamo affermare che i due brani del Nuovo Testamento appena citati ci aiutano a identificare meglio la donna del cap. 12 dell’Apocalisse.

II segno
“…un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso…” (v. 3).
Rilettura dei vv. 3 e 4, carichi di simboli mortiferi, cioè che portano la morte (il rosso vivo è il colore della morte).
E’ un drago di un’intelligenza straordinaria (le sette teste) che detiene la regalità terrena (i sette diademi), che si chiama (v. 9) “…il serpente antico, colui che chiamano il diavolo e satana e che seduce tutta la terra…”. Identifichiamo allora questo drago: è il serpente antico. Ce lo dice Giovanni stesso; non sono possibili equivoci.
Il brano sottinteso nel versetto ora letto è Genesi 3 (cioè il racconto del peccato originale con il ruolo ricoperto dal serpente).

Emerge dal v. 4 un elemento importante:
“Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato”.
Per questa donna con le doglie del parto giunge il momento cruciale, perché il drago è pronto per divorare il bambino non appena sarà nato. Tutto fa pensare che il drago possa riuscire nel suo intento. Invece leggendo i vv. 5 e 6 scopriamo il primo insuccesso dell’enorme drago rosso, nonostante la sua intelligenza e la sua capacità di dominio.
Umanamente parlando, tutto era contro la donna e il suo bambino. Ma il bimbo appena nato viene rapito immediatamente in cielo, perché è il Messia (vedere il salmo 2). Il drago perde anche la donna, la quale si rifugia nel deserto che nella Bibbia può essere luogo di tentazione (le tentazioni di Gesù), luogo di incontro con Jahwe (i quarant’anni nel deserto del popolo di Israele, periodo di purificazione, ma anche di rapporto intimo con il Signore, tanto che i profeti quando vogliono indicare un tempo ideale del popolo si riferiscono proprio a questo) e anche luogo di rifugio e di salvezza (come per Davide ricercato da Saul).

Un secondo elemento importante per identificare questa donna: il senso comunitario, in quanto ha il senso del popolo perché si identifica con la Chiesa perseguitata, ma nonostante tutto preservata da Dio. Infatti al v. 14 leggiamo che alla donna vennero date “…le due ali della grande aquila…” (che è Dio) “…per volare nel deserto…” (v. 14).
Per alcuni studiosi la nostra donna potrebbe addirittura rappresentare il popolo di Israele che ha generato il Messia. Chiaramente si tratta di un’interpretazione comunitaria.
Io credo che siano validi tutti e tre i significati (Maria – la Chiesa – il popolo di Israele), perché il simbolismo della donna è talmente ricco che nessuna interpretazione esclude l’altra: è l’Israele; è il nuovo Israele (la Chiesa); è l’immagine perfetta della Chiesa, la Madonna.
Penso proprio che sia da accettare questa triplice dimensione, ovviamente con una sottolineatura particolare per le ultime due interpretazioni (la Chiesa e la Madonna), come la Chiesa stessa ci indica.

Affrontiamo ora una difficoltà: la donna, che noi interpretiamo – per esempio – come la Chiesa, genera Gesù..
Sarebbe molto più facile interpretare questa donna come la Madonna che ha generato Gesù, anziché come la Chiesa che genera Gesù. Ma vari elementi, nello stesso tempo, ci indicano proprio che la nostra donna va interpretata come la Chiesa.
E’ bellissimo: la Chiesa, ancora oggi, genera Cristo.
Nella Chiesa esiste una dinamica particolare che le consente di essere generata da Cristo e nel contempo di generare il Cristo, come avviene in particolare nel sacramento della Eucarestia.
Senza la Chiesa non si può celebrare l’Eucarestia, non si può rigenerare il sacrificio pasquale, ma nello stesso tempo senza l’Eucarestia non potrebbe esistere la Chiesa. Perciò si dice che l’Eucarestia è contemporaneamente culmen et fons (culmine e fonte) della vita della Chiesa. Quindi è effetto e causa insieme.

vv. 7 e segg.
Davanti al drago sconfitto dall’arcangelo Michele, comandante dell’esercito di Dio, ecco che viene intonato il grande canto del cielo per celebrare una vittoria: satana è vinto.
La “gran voce nel cielo” non canta la vittoria di Michele, anzi dice:
“Ma essi lo hanno vinto
per mezzo del sangue dell’Agnello
e grazie alla testimonianza del loro martirio…” (v. 11)
Quindi satana è vinto dal sangue dell’Agnello e dai martiri associati alla passione di Cristo.
Alla fine del canto troviamo un avvertimento:
“Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi…” (v. 12)
Il diavolo è sconfitto, ma ancora all’opera:
“…pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo”. (v. 12)
Per “martiri” possiamo intendere i testimoni del Vangelo (dal greco martüria = testimonianza).
E’ bello constatare come la tentazione sia una realtà che viviamo tutti, ma nello stesso tempo sapere che Cristo ci rende vittoriosi associandoci al mistero della sua Croce, alla sua vittoria sulla morte.
Il capitolo 12 si conclude con un versetto che crea la premessa per il successivo capitolo: “E si fermò sulla spiaggia del mare”. (v. 18)

Continua….

 

 

Vangelo (Lc 13,1-9) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 27 Ottobre 2018) con commento comunitario

26 ottobre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,1-9)

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Questo è il Vangelo del 27 Ottobre, quello del 26 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

L’IMMACOLATA: MESSAGGIO DI DIO Cardinale Giuseppe Siri STORIA DELL’IMMACOLATO CONCEPIMENTO DELLA VERGINE

26 ottobre 2018

 

La immacolata concezione avvolge la Vergine, Madre del Signore, di una luce amabilissima, invitante, tranquil¬lizzante.
Sarà bene che noi impariamo che l’amore, a qualun¬que livello, deve essere circondato di luce e deve essere pulito. La Vergine ci si presenta così. Tuttavia dobbiamo indagare un po’ a fondo, perché l’immacolato concepi¬mento della Vergine ha una storia; e questa storia serve a capire la vicenda del mondo e serve a capire anche la realtà, il mistero che portiamo tutti dentro di noi, tra la vita e la morte, nella linea del dolore e della prova.
Ecco la storia dell’immacolato concepimento della Vergine: la S. Scrittura e il Vecchio Testamento si apre con l’annuncio implicito, ma sostanziale e certo, di que¬sto immacolato concepimento. Il terzo capitolo del libro, della Genesi ne fa fede e pone questo fatto all’inizio della storia umana, come segno indicativo della stessa.
Il Nuovo Testamento, come ce ne fa fede Luca nel Vangelo dell’infanzia, si apre nuovamente con la proposizione della stessa verità, perché il saluto dell’angelo alla Vergine include, implicitamente, ma sostanzialmente, la verità dell’immacolato concepimento della Vergine. Per¬tanto questa verità, questa luce e questa indicazione la troviamo al principio dell’uno e dell’altro Testamento.
L’immacolato concepimento della Vergine è stato l’inizio di tutto il resto, ma per la nostra meditazione bisogna andare piú a fondo.

(more…)

Notte Oscura , cap.24/25 di San Giovanni della Croce

26 ottobre 2018

CAPITOLO 24
1. Ciò equivale a dire: quando la parte superiore della mia anima, come quella inferiore, si trovò acquietata nelle sue operazioni e facoltà, uscii verso la divina unione d’amore con Dio.
2. Ricordo che, come per mezzo della guerra della notte oscura l’anima è vagliata e purificata a due livelli – cioè nella parte sensitiva e in quella spirituale, con i loro sensi, potenze e passioni –, allo stesso modo l’anima ora riesce a ottenere pace e sollievo in due modi, cioè nella sua parte sensitiva e in quella spirituale, con tutte le potenze e gli appetiti. Per questo ripete due volte lo stesso verso, nella prima e nella seconda strofa, proprio perché due sono le parti dell’anima, quella spirituale e quella sensitiva; per poter camminare verso l’unione divina d’amore, devono prima essere riformate, ordinate e acquietate entrambe dal punto di vista sensitivo e spirituale, conformemente allo stato originale d’innocenza posseduto da Adamo. Questo verso, quindi, che nella prima strofa si riferisce al riposo della parte inferiore e sensitiva, in questa seconda strofa si riferisce in modo particolare alla parte superiore e spirituale. Per questo motivo è ripetuto due volte.
3. Per quanto è possibile in questa vita, l’anima consegue la quiete e la pace della sua casa spirituale, in maniera abituale e perfetta, mediante l’azione dei tocchi sostanziali dell’unione or ora descritti. Sono tocchi che riceve da Dio al sicuro e ben nascosta dai turbamenti del demonio, dei sensi e delle passioni. In questi tocchi l’anima è stata gradualmente purificata, acquietata, fortificata e resa capace di ricevere stabilmente l’unione di cui sto parlando, cioè lo sposalizio spirituale tra l’anima e il Figlio di Dio. Appena queste due case dell’anima riescono a calmarsi e fortificarsi, insieme con i loro familiari che sono le potenze e gli appetiti, immergendosi nel sonno silenzioso circa ogni bene celeste e terreno, immediatamente la Sapienza divina si unisca all’anima con un nuovo vincolo di possesso d’amore. Si verifica, allora, ciò che dice il libro della Sapienza: Dum quietum silentium tenerent omnia, et nox in suo cursu medium iter haberet, omnipotens sermo tuus, Domine, a regalibus sedibus…: Mentre un quieto silenzio avvolgeva tutte le cose e la notte era a metà del suo corso, la tua parola onnipotente dai troni regali… (Sap 18,14-15). La stessa cosa fa capire la sposa del Cantico, quando dice che, dopo aver incontrato le guardie notturne che la percossero, la ferirono e le tolsero il mantello (Ct 5,7), trovò l’Amato del suo cuore (Ct 3,4).
4. Non si può pervenire a quest’unione senza una grande purezza, ma questa purezza non si raggiunge senza un totale spogliamento di ogni cosa creata e senza un’intensa mortificazione. Questo è significato dal mantello che viene tolto alla sposa e dalle ferite che riceve nella notte in cui si mette alla ricerca dello Sposo; non poteva infatti indossare il nuovo vestito nuziale che desiderava, senza prima togliersi il vecchio. Chi, dunque, rifiutasse di uscire nella notte suddetta in cerca dell’Amato ed essere spogliato e mortificato nella sua volontà, e volesse cercarlo nella tranquillità del suo letto, come faceva la sposa, non lo troverebbe; quest’anima, invece, dice che l’ha trovato, uscendo in una notte oscura, / con ansie, dal mio amor tutta infiammata.

(more…)

Maria a Medjugorje, messaggio del 25 Ottobre 2018 a Marija

26 ottobre 2018

“Cari figli! Voi avete la grande grazia di essere chiamati ad una nuova vita attraverso i messaggi che io vi do. Figlioli, questo è tempo di grazia, il tempo e la chiamata alla conversione per voi e per le generazioni future. Perciò vi invito, figlioli, pregate di più e aprite il vostro cuore a mio Figlio Gesù. Io sono con voi, vi amo tutti e vi benedico con la mia benedizione materna. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. ”

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Apocalisse , 10/11

25 ottobre 2018

10

[1] Vidi poi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno; aveva la faccia come il sole e le gambe come colonne di fuoco.

[2] Nella mano teneva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra,

[3] gridò a gran voce come leone che ruggisce. E quando ebbe gridato, i sette tuoni fecero udire la loro voce.

[4] Dopochè i sette tuoni ebbero fatto udire la loro voce, io ero pronto a scrivere quando udii una voce dal cielo che mi disse: “Metti sotto sigillo quello che hanno detto i sette tuoni e non scriverlo”.

[5] Allora l’angelo che avevo visto con un piede sul mare e un piede sulla terra, alzò la destra verso il cielo

[6] e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli; che ha creato cielo, terra, mare, e quanto è in essi: “Non vi sarà più indugio!

[7] Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio come egli ha annunziato ai suoi servi, i profeti”.

[8] Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: “Và, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta ritto sul mare e sulla terra”.

[9] Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: “Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele”.

[10] Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza.

[11] Allora mi fu detto: “Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni e re”.

(more…)

Vangelo (Lc 12,54-59) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 26 Ottobre 2018) con commento comunitario

25 ottobre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,54-59)

In quel tempo, Gesù diceva alle folle:

«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?

Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Questo è il Vangelo del 26 Ottobre, quello del 25 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

25 ottobre 2018

IN CAMMINO CON GESÙ (I discepoli di Emmaus)
13 Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Èmmaus, 14 e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 17 Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; 18 uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. 19 Domandò: “Che cosa?”. Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23 e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto”.25 Ed egli disse loro: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 26 Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. 27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28 Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29 Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. 32 Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?”. 33 E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”. 35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane (Lc 24, 13-35).

(more…)

Notte Oscura,Cap. 22 / 23 di San Giovanni della Croce

25 ottobre 2018

CAPITOLO 22

Ove si spiega il terzo verso della seconda strofa.

1. È fuori dubbio che per l’anima è stata una sorte fortunata riuscire in un’impresa così importante, cioè liberarsi dal demonio, dal mondo e dalla sua stessa sensualità. Per questo motivo ha raggiunto la libertà di spirito preziosa e da tutti desiderata; è salita dalle zone basse verso l’alto, da terrena è diventata celeste e da umana divina, raggiungendo la sua patria che è il cielo (Fil 3,20), come avviene nello stato di perfezione dell’anima, che descriverò più avanti, anche se brevemente.
2. La cosa più importante, infatti, e che mi ero proposto, era quella di spiegare questa notte a molte anime che vi si trovano immerse senza saperlo, come è detto nel Prologo. Tutto questo ormai è abbastanza chiaro e comprensibile, anche se non in tutta la sua realtà. Ho già indicato quali ricchezze l’anima acquista in questo stato e quanto sia fortunata la sorte verso la quale cammina, di modo che, se si spaventa di fronte a sofferenze così terribili, trova il coraggio nella ferma speranza di numerosi e preziosi beni che Dio le concederà di ottenere. Ma oltre a questo l’anima ebbe sorte fortunata ancora per un altro motivo, di cui parla il verso seguente: al buio e ben celata.

(more…)

Vangelo (Lc 12,49-53) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 25 Ottobre 2018) con commento comunitario

24 ottobre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Questo è il Vangelo del 25 Ottobre, quello del 24 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa @Pontifex_it

24 ottobre 2018

La speranza non è un’idea, è un incontro. Come la donna che aspetta d’incontrare il figlio che nascerà dal suo grembo. #SantaMarta

(more…)

Che il lavoro diventi preghiera e la preghiera lavoro!

23 ottobre 2018

https://it.aleteia.org/2018/10/23/orazione-silenzio-metodo-apostolato/

Preghiera della Sera : A Gesù nel Tabernacolo

23 ottobre 2018

Gesù io so, che sei realmente presente nell’Eucaristia.
So che in essa c’è Vita perché tu sei vivo,
e con essa ci doni la Grazia della Vita Eterna.

In quel pezzo di pane e nel calice, contenente vino,
ci sono impresse le tue ferite, che tu ricevesti;
quando le tue santissime mani e i tuoi santissimi piedi,
furono fissati con i chiodi acuminati sul legno della croce,

e il tuo sacro costato fu  ferito dalla spada del soldato Longino:
dal quale sgorgano sangue e acqua.

Ebbene, mio Re coronato di spine! Io desidero baciare:
la tua Santissima fronte, le tue santissime mani, i tuoi
santissimi piedi , il tuo sacro costato, dal quale posso attingere
l’acqua che mi disseta, desidero essere una sola cosa con te.

E per questo ti chiedo di ricevermi e nascondermi nelle tue feritoie
Affinché con la tua benedizione io sia il Tuo Tabernacolo vivente.
Signore, Misericordia, Perdonami!
Amen

Firmato Raffaella

Apocalisse , 9

23 ottobre 2018

[1] Il quinto angelo suonò la tromba e vidi un astro caduto dal cielo sulla terra. Gli fu data la chiave del pozzo dell’Abisso;

[2] egli aprì il pozzo dell’Abisso e salì dal pozzo un fumo come il fumo di una grande fornace, che oscurò il sole e l’atmosfera.

[3] Dal fumo uscirono cavallette che si sparsero sulla terra e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra.

[4] E fu detto loro di non danneggiare né erba né arbusti né alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte.

[5] Però non fu concesso loro di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi, e il tormento è come il tormento dello scorpione quando punge un uomo.

[6] In quei giorni gli uomini cercheranno la morte, ma non la troveranno; brameranno morire, ma la morte li fuggirà.

[7] Queste cavallette avevano l’aspetto di cavalli pronti per la guerra. Sulla testa avevano corone che sembravano d’oro e il loro aspetto era come quello degli uomini.

[8] Avevano capelli, come capelli di donne, ma i loro denti erano come quelli dei leoni.

[9] Avevano il ventre simile a corazze di ferro e il rombo delle loro ali come rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all’assalto.

[10] Avevano code come gli scorpioni, e aculei. Nelle loro code il potere di far soffrire gli uomini per cinque mesi.

[11] Il loro re era l’angelo dell’Abisso, che in ebraico si chiama Perdizione, in greco Sterminatore.

[12] Il primo “guai” è passato. Rimangono ancora due “guai” dopo queste cose.

[13] Il sesto angelo suonò la tromba. Allora udii una voce dai lati dell’altare d’oro che si trova dinanzi a Dio.

[14] E diceva al sesto angelo che aveva la tromba: “Sciogli i quattro angeli incatenati sul gran fiume Eufràte”.

[15] Furono sciolti i quattro angeli pronti per l’ora, il giorno, il mese e l’anno per sterminare un terzo dell’umanità.

[16] Il numero delle truppe di cavalleria era duecento milioni; ne intesi il numero.

[17] Così mi apparvero i cavalli e i cavalieri: questi avevano corazze di fuoco, di giacinto, di zolfo. Le teste dei cavalli erano come le teste dei leoni e dalla loro bocca usciva fuoco, fumo e zolfo.

[18] Da questo triplice flagello, dal fuoco, dal fumo e dallo zolfo che usciva dalla loro bocca, fu ucciso un terzo dell’umanità.

[19] La potenza dei cavalli infatti sta nella loro bocca e nelle loro code; le loro code sono simili a serpenti, hanno teste e con esse nuociono.

[20] Il resto dell’umanità che non perì a causa di questi flagelli, non rinunziò alle opere delle sue mani; non cessò di prestar culto ai demòni e agli idoli d’oro, d’argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare;

[21] non rinunziò nemmeno agli omicidi, né alle stregonerie, né alla fornicazione, né alle ruberie.

Spiegazione  Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

Capitolo 9

vv. 1-20 – lettura
La quinta tromba. La sesta tromba.

Siamo di fronte, probabilmente, alla visione più complicata del libro dell’Apocalisse.
E’ tutto un intrecciarsi di strane situazioni in queste visioni. Le cavallette in alcuni momenti sembrano cavalli di guerra e in altri paiono cavalieri con sembianze umane. L’angelo dell’Abisso nell’episodio della quinta tromba compare all’inizio e alla fine del brano,mentre nella scena riguardante la stessa tromba vengono “…sciolti i quattro angeli…” (v.15) “…incatenati sul gran fiume Eufrate…”(v.14).
In proposito si possono fare delle osservazioni:
1 – in primo luogo notiamo che il potere di tutti questi esseri è limitato. Al v.3, per esempio, è scritto “..e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra.” e al v.4 viene concesso alle cavallette di danneggiare”…soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte.” e “Però non fu concesso loro di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi…” (v.5).
Il potere di queste creature è sempre limitato. Torna così il tema del male che non ha un potere assoluto.

Che cosa rappresentano le visioni delle cavallette e dei cavalieri? Sicuramente la prima richiama la piaga delle cavallette d’Egitto.
Lettura di Esodo 10, 1-6 in cui sono descritti dei fenomeni, naturali all’epoca. Il senso del miracoloso dato dall’autore del testo sta nell’abilità, di aver riunito tutte insieme la piaghe. Ecco il sottofondo teologico della piaga delle cavallette: come nel libro dell’Esodo si parla di un faraone che ha il cuore indurito (come i suoi ministri e i suoi funzionari), così nel libro dell’Apocalisse si presenta un mondo che ha il cuore indurito e non si vuole convertire.

2 – Quale interpretazione dare a questo brano? Certamente non un significato letterale.Vediamo, allora, gli avvenimenti come realmente accaduti e trasfigurati dai simboli oppure come dei fatti che dovranno verificarsi alla fine del mondo?
Direi che tuttta la narrazione sia da interpretare secondo l’idea della strada: il cammino della storia umana è come un strada, per cui uno stesso avvenimento si ripete durante il persorso. Per esempio, potremmo dire che, dietro queste immagini, davanti agli occhi di Giovanni erano presenti le scorrerie tremende dei Parti e delle orde barbariche che da nord (Caucaso) premevano sui confini dell’impero.

L’importante è tener presente che la situazione di pericolo e di minaccia non è circoscritta a quel momento, ma si ripeterà durante tutta la storia dell’umanità. La guerra, le scorrerie dei barbari (chiamiamoli pure con nomi di attualità) con il procedere delle storia continueranno a verificarsi. Leggiamo il brano con le valenze teologiche date dall’Apocalisse: le forze del male possiedono un potere limitato e, perciò, non prevarranno.
Il nostro è un libro di speranza e, quindi, interpretiamo quanto narrato anche come un invito alla conversione, alla purificazione del nostro cuore.

L’Apocalisse non ci racconta come sarà la fine del mondo bensì ci offre i criteri d’interpretazione della storia odierna.

La sesta tromba trova un paragone molto significativo in uno dei brani apocalittici più antichi (Ezechiele 38 e 39), che ci parla di Gog, mitico re simbolico, che regnava su Magog, luogo della malvagità.
Si tratta, in conclusione, di avvenimenti reali di ogni tempo, da non prendere alla lettera, e trasfigurti dai simboli. Sottolineamo ancora una volta il crescendo dei flagelli: nell’episodio della quinta tromba gli uomini vengono tormentati per cinque mesi – quindi un breve periodo – mentre nella scena della sesta tromba un terzo dell’umanità è ucciso.

vv. 20-21 – lettura.
Sono versetti importanti perché danno il senso delle due visioni. I flagelli descritti (quinta e sesta tromba) accadono perché gli uomini praticano l’idolatria e di conseguenza operano in modo malvagio. E allora tutti questi guai dovrebbero servire a portare gli uomini al vero Dio e ad aiutarli a compiere le opere buone.

(more…)

Vangelo (Lc 12,39-48) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 24 Ottobre 2018) con commento comunitario

23 ottobre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,39-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».

Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.

Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire” e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.

Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.

A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Questo è il Vangelo del 24 Ottobre, quello del 23 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Martedi 23 Ottobre 2018/Prima lettura della XXIX Settimana del Tempo Ordinario

23 ottobre 2018

Prima Lettura Ef 2, 12-22
Cristo è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Fratelli, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo.
Egli infatti è la nostra pace,
colui che di due ha fatto una cosa sola,
abbattendo il muro di separazione che li divideva,
cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne.
Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti,
per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace,
e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,
per mezzo della croce,
eliminando in se stesso l’inimicizia.
Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani,
e pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri,
al Padre in un solo Spirito.
Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.

Parola di Dio

(more…)

CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

23 ottobre 2018

 


“In paradiso gli Angeli…”
L’ultimo saluto che il sacerdote rivolge al fedele defunto, prima che lasci la chiesa per essere portato al cimitero, dice: “In paradiso ti accompagnino gli Angeli… e ti introducano nella santa città…” (Liturgia dei defunti).
Il cammino è terminato. La meta è raggiunta, per chi è stato fedele al suo Signore.
Dopo il giudizio particolare, che è essenzialmente un “rispecchiarsi nel volto di Cristo, immagine del Padre, per verificarne la propria somiglianza di figli”, si apre il regno “preparato fin dall’inizio del mondo”.
L’ultimo tratto della corsa, anche nello sport, è sempre il più difficile. Figurarsi quello della vita umana…
Incerti sono il giorno della morte, l’ora, le circostanze particolari.
Una frase tremenda è sulla bocca di tanti, anche credenti, oggi: “Si muore soli!…” È vero, ma solo in parte. Se fosse totalmente vero, la “compagnia” della fede sarebbe vanificata proprio in un momento estremamente decisivo.
C’è una solitudine che, in certe circostanze, ci fa sentire distinti e separati dagli altri: è quella delle decisioni, delle scelte, dei giudizi con responsabilità personale.
Non deve esistere, per il credente, una solitudine che lo fa sentire lontano da Dio, soprattutto in momenti determinanti come la morte.

(more…)

Notte Oscura, Cap.21 di San Giovanni della Croce

23 ottobre 2018

CAPITOLO 21

Ove si spiega la parola «travestita» e vengono indicati i colori del travestimento dell’anima in questa notte.
1. Dopo aver spiegato il motivo per cui l’anima chiama questa contemplazione scala segreta, non resta che spiegare la terza parola del verso, cioè travestita, e dire anche il motivo per cui l’anima è uscita per la segreta scala, travestita.
2. Per una maggiore comprensione di quanto sto dicendo, occorre ricordare che travestirsi significa dissimularsi, nascondersi sotto un vestito diverso da quello che abitualmente s’indossa, o per mostrare esternamente, con quel vestito, il desiderio di conquistare le grazie e l’affetto della persona amata, o per sottrarsi agli sguardi dei propri rivali e realizzare meglio le proprie imprese. Per questo si scelgono i vestiti e le livree che meglio rivelano i sentimenti del proprio cuore, o quelli con i quali ci si nasconde meglio agli avversari.
3. L’anima, dunque, ferita dall’amore per Cristo suo sposo, desidera entrare nelle sue grazie e conquistarne la volontà. Così essa esce travestita con quel costume che rappresenta al meglio gli affetti del suo cuore e la protegge con maggior sicurezza dai suoi avversari e nemici, cioè il demonio, il mondo e la carne. La livrea che indossa ha tre colori principali; il bianco, il verde e il rosso. Essi simboleggiano le tre virtù teologali: la fede, la speranza e la carità. Forte di esse, l’anima non solo conquisterà la grazia e la volontà del suo Amato, ma sarà anche al sicuro dai suoi tre nemici. La fede, infatti, è una tunica interiore di tale candore da abbagliare la vista di qualsiasi intelletto. Se, allora, l’anima va in giro rivestita di fede, non può essere vista né tanto meno raggiunta dal demonio, perché con questa virtù, più che con tutte le altre, è maggiormente al sicuro dal diavolo, il nemico più temibile e astuto che ci sia.
4. San Pietro non trovò aiuto migliore della fede per liberarsi dal maligno, quando disse: Cui resistite fortes in fide: Resistetegli saldi nella fede (1Pt 5,9). Per ottenere la grazia e l’unione con l’Amato, l’anima non può avere miglior abito interiore di quello del vestito bianco della fede, principio e fondamento degli altri vestiti delle virtù. Infatti senza di essa, come dice la Scrittura, è impossibile piacere a Dio (Eb 11,6), e con essa è impossibile non piacergli. Il Signore stesso conferma questa verità per mezzo del profeta Osea: Desponsabo te mihi in fide (Os 2,22), come a dire: O anima, se vuoi unirti a me e sposarmi, occorre che venga vestita interiormente di fede.

(more…)

Tweet del Papa @Pontifex_it

23 ottobre 2018

La compagnia dei santi ci aiuti a riconoscere che Dio non ci abbandona mai, perché possiamo vivere e testimoniare la speranza su questa terra.

(more…)

Vangelo (Lc 12,35-38) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 23 Ottobre 2018) con commento comunitario

22 ottobre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,35-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

Questo è il Vangelo del 23 Ottobre, quello del 22 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa @Pontifex_it

21 ottobre 2018

Unisciti a Caritas per camminare 1 milione di chilometri con migranti e rifugiati. Siamo tutti sulla strada per Emmaus chiamati a guardare il Volto di Cristo. #sharejourney

(more…)

Vangelo (Lc 12,13-21) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 22 Ottobre 2018) con commento comunitario

21 ottobre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,13-21)

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».

E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».

Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Questo è il Vangelo del 22 Ottobre, quello del 21 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mc 10,35-45) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 21 Ottobre 2018) con commento comunitario

20 ottobre 2018

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,35-45)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Questo è il Vangelo del 21 Ottobre, quello del 20 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Santa Marta. Papa: Spirito Santo è il lievito dei cristiani per la redenzione

20 ottobre 2018

https://www.avvenire.it/papa/pagine/santa-marta-del-19-ottobre-2018

(more…)

Tweet del Papa @Pontifex_it

20 ottobre 2018

Il lievito dei cristiani è lo Spirito Santo che ci fa crescere con tutte le difficoltà del cammino ma sempre nella speranza. #SantaMarta

13:06 – 19 ottobre 2018

(more…)

Vangelo (Lc 12,8-12) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 20 Ottobre 2018) con commento comunitario

19 ottobre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,8-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

Questo è il Vangelo del 20 Ottobre, quello del 19 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 12,1-7) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 19 Ottobre 2018) con commento comunitario

18 ottobre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,1-7)

In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:

«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.

Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.

Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

Questo è il Vangelo del 19 Ottobre, quello del 18 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Apocalisse, 8

17 ottobre 2018

[1] Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora.

[2] Vidi che ai sette angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe.

[3] Poi venne un altro angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono.

[4] E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi.

[5] Poi l’angelo prese l’incensiere, lo riempì del fuoco preso dall’altare e lo gettò sulla terra: ne seguirono scoppi di tuono, clamori, fulmini e scosse di terremoto.

[6] I sette angeli che avevano le sette trombe si accinsero a suonarle.

[7] Appena il primo suonò la tromba, grandine e fuoco mescolati a sangue scrosciarono sulla terra. Un terzo della terra fu arso, un terzo degli alberi andò bruciato e ogni erba verde si seccò.

[8] Il secondo angelo suonò la tromba: come una gran montagna di fuoco fu scagliata nel mare. Un terzo del mare divenne sangue,

[9] un terzo delle creature che vivono nel mare morì e un terzo delle navi andò distrutto.

[10] Il terzo angelo suonò la tromba e cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque.

[11] La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono per quelle acque, perché erano divenute amare.

[12] Il quarto angelo suonò la tromba e un terzo del sole, un terzo della luna e un terzo degli astri fu colpito e si oscurò: il giorno perse un terzo della sua luce e la notte ugualmente.

[13] Vidi poi e udii un’aquila che volava nell’alto del cielo e gridava a gran voce: “Guai, guai, guai agli abitanti della terra al suono degli ultimi squilli di tromba che i tre angeli stanno per suonare!”.

Spiegazione (Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc)

Capitolo 8

vv. 1 – 2 – lettura
Stiamo passando da una scena molto movimentata al silenzio totale. La venuta di Dio implica sempre nei profeti un momento di giudizio e di salvezza. Sottolineo: giudizio e salvezza.
Leggiamo in proposito: Zaccaria 2, 17
Abacuc 2,20
Sofonia 1,7-16.
Tutto quanto è narrato in quest’ultimo brano è stato preparato dal silenzio davanti a Dio che sta per arrivare.

“…e si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora.”(v. 1)
Si tratta in una indicazione simbolica, di un tempo incompiuto. E’ un tempo di attesa che ci introduce a uno dei settenari più famosi, quello delle trombe che entrano in scena per l’apertura del settimo sigillo.vv. 3 – 5 – lettura
Ecco un altro angelo che regge un incensiere d’oro. I versetti che ce lo presentano fanno da parallelo ai capitoli 4 e 5, cioè fungono da introduzione a una solenne liturgia.
Leggiamo in proposito Esodo 30,1 e 30,7-10 in cui si parla di un altare che funge da luogo di lode perenne a Dio, con un incenso che brucia sempre. Ma è anche il luogo dove una volta all’anno il sacerdote compie il rito dell’espiazione per i peccati di tutto il popolo.
L’incenso, mischiato ai profumi e bruciato sull’altare d’oro e offerto insieme con le preghiere di tutti i Santi, rappresenta una ripresa dei riti di espiazione e di perdono. Il contesto è litugico ma ben delimitato: prima c’era la lode, adesso ci sono l’espiazione e il perdono. Sono tutti aspetti della liturgia che, a ben riflettere, sono presenti nella Messa.
Allora è bello pensare e constatare attraverso il nostro brano che il “fuoco preso dall’altare” si riversa sulla terra “insieme con le preghiere dei santi” (vv. 4-5). E abbiamo subito sulla terra le condizioni tipiche delle teofanie, cioè della manifestazione del Signore: “…scoppi di tuono, clamori, fulmini e scosse di terremoto.” (v. 5) Ciò significa che esiste una comunicazione tra terra e cielo.

(more…)

Parole del Santo Padre. Tutte le Udienze Papali di quest’anno

17 ottobre 2018

A questo link

Udienza Generale del 17 ottobre 2018: Catechesi sui Comandamenti, 10/B: “Non uccidere” secondo Gesù

17 ottobre 2018

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 17 ottobre 2018

[Multimedia]


Catechesi sui Comandamenti, 10/B: “Non uccidere” secondo Gesù

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi vorrei proseguire la catechesi sulla Quinta Parola del Decalogo, «Non uccidere». Abbiamo già sottolineato come questo comandamento riveli che agli occhi di Dio la vita umana è preziosa, sacra ed inviolabile. Nessuno può disprezzare la vita altrui o la propria; l’uomo infatti, porta in sé l’immagine di Dio ed è oggetto del suo amore infinito, qualunque sia la condizione in cui è stato chiamato all’esistenza.

(more…)