L’IMMACOLATA: MESSAGGIO DI DIO Cardinale Giuseppe Siri, MARIA: PIENA DI GRAZIA

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Non si può negare che la figura dell’Immacolata eser¬citi una singolare attrattiva su tutti; forse è simile a quella che tutti subiamo contemplando i bambini molto piccoli, quando hanno ancora gli occhi perfettamente limpidi. Non è solo che accada questo per fatto naturale, credo sia qualcosa di piú. Ad ogni modo ecco quello di cui vorrei discorrere. l’Immacolata Concezione non è un fatto mera¬mente negativo, come può sembrare; è un fatto essenzial¬mente positivo, cioè non si tratta soltanto ch’Essa non è stata né toccata, né sfiorata, né invasa dal peccato di origine, ma si tratta che è stata riempita della grazia di Dio. Ed è su questo aspetto positivo dell’immacolato con-cepimento della Vergine che si deve meditare.
Cominciamo dal basso, cioè dalla natura. Tolto il peccato d’origine, non sono state tolte tutte le conseguen¬ze, perché Essa non avrebbe potuto essere trattata – direi – meglio del Suo unigenito Figlio che ha portato la croce, ma molte sí. Quella debolezza che è propria dell’intelletto umano non l’ebbe, quella facilità a dare il predominio alle impressioni, alle attrattive esterne, seducenti, alle insufflature degli altri, non ne aveva. L’intelligenza senza peccato d’origine ha confini ben piú larghi; la volontà senza pecca-to d’origine non ha cedimenti. Questo fu in Lei in modo splendido, come competeva a chi doveva essere la madre di Gesú Cristo. Ma bisogna salire, l’aspetto positivo è so-prattutto questo: Ella fin dal principio ebbe la grazia, ossia partecipò, per quanto è possibile a creatura, alla stessa vita divina. E qui noi ci arrestiamo, perché stiamo sulla spiaggia di un mare che va all’infinito. Il mare va all’infinito, ma io non ci vado all’infinito, e neppure voi; ma guardiamo e sentiamo di dover chinare il capo dinanzi a questa partecipazione che Essa portò nelle Sue umili spoglie e conservò per tutta la vita.


Ma che cosa vuol dire “grazia”? Ho già detto, ma ci son delle conseguenze, perché le conseguenze di una par¬tecipazione intima dell’anima alla stessa natura divina, quanto è possibile in creatura, evidentemente porta certe conseguenze verso l’infinito. Questo dilata l’intelligenza, accresce la capacità, in modo che una intelligenza, come è nel caso, poteva arrivare a vedere e conoscere cose ben piú alte di quelle a cui arriva la nostra intelligenza. Poteva esserci un contatto con Dio, del quale, se noi discorriamo, annaspiamo. Tutti sapete che, ascoltando una musica che sia tale – non tutta è tale – si hanno delle esperienze inte¬riori piú forti del nostro pensiero, ma che non sappiamo tradurre. Lo stesso accade quando si legge la poesia, quel¬la poca poesia che è tale – intendiamoci – perché, special¬mente ai nostri giorni, è veramente poca; ma ci son delle vibrazioni che danno quasi uno zeffiro di cielo nell’anima, e che noi non sappiamo interpretare; però scuotono tut¬to, è come se cambiassero colore alle cose. E io cerco di entrare in questa esperienza positiva della Immacolata Concezione, anche se è difficile.
Tutta l’esperienza mistica che noi abbiamo in duemi¬la anni di cristianesimo, e che è ricchissima, che dà a noi accenti non del tutto afferrabili, ma che certamente sono di cielo, questa, non sappiamo come e quanto e con quale differenziata qualifica, rispetto alle altre esperienze dei Santi, è avvenuta nella Vergine Maria; ma tutto questo è qualche cosa di quello che lancia verso l’infinito, l’aspetto positivo della Vergine.
E tuttavia c’è qualche cosa nell’Evangelo che fa pen¬sare, e con ragione: quando l’angelo Le annunciò la Sua divina maternità, Maria ebbe un dubbio, non capì subito, e questo fa riflettere. S. Luca descrivendo l’infanzia di Gesú nel Vangelo da Lui composto, con ogni probabilità, grazie al racconto della stessa Vergine o da chi era vissuto con Lei, afferma: “Ma essi non capivano, non intendeva¬no bene (la Vergine e S. Giuseppe), non capivano bene tutte queste cose” (Lc. 2, 50).
E’ come aprire una finestra su una realtà che diventa chiara nella storia dei mistici. Evidentemente Dio ha volu¬to che per questa divina Madre, in mezzo a tutti gli ele-menti positivi e trascendenti di cui L’ha dotata, ci fosse l’esperienza vicina a quella di Gesú nell’orto del Getsema¬ni; l’esperienza che piú tardi, molto piú tardi, due massi¬mi dottori della Chiesa spagnola, S. Teresa d’Avila e S. – Giovanni della Croce, hanno chiamato “la notte oscura”. Evidentemente anch’Essa ha avuto “la notte oscura”. E non c’è da meravigliarsi, perché non è possibile pensare che Essa non abbia seguito in tutti i suoi tornanti la vicen¬da di Cristo, anche in questo. Sono tutti d’accordo nel dire che Essa soffrì nell’anima quello che Gesú sulla croce soffrì nel corpo. Ma tutto questo è basamento di un altro slancio infinito, perché, nella vita dei grandi mistici, alla notte oscura seguono le grandi estasi, che portano fino al cielo. S. Paolo stesso, per qualificare in qualche modo la sua esperienza mistica, disse d’esser arrivato al terzo cielo; ma confessò di non poter ripetere le arcane parole che aveva sentito. Tutta l’esperienza della vita mistica, attra¬verso la storia della Chiesa, ci può dare una certa indica¬zione di quello che è stato positivo, non solo come grazia santificante, ma come conseguenza. Ripeto un’altra volta, ci sentiamo al limitare di un mare che va all’infinito. Pos¬siamo guardare le onde che lambiscono i nostri piedi e poi guardare, cercare l’infinito, sapendo di non poterlo rag¬giungere. E quello che è in Lei appartiene ad un ordine che sovrasta il nostro, e questo è il lato positivo dell’im¬macolato concepimento della Vergine: la volontà, ma la volontà rafforzata. Che cosa può una volontà forte? Può cambiare gli avvenimenti della storia – lo sappiamo bene – quando Dio lo permette, certo, non alla insaputa del Creatore; si dischiudono insperate possibilità alla volontà che è ripiena dello spirito di Dio, elevata a tale dignità, al di sopra di tutto quello che a noi è dato di conoscere come creato da Dio! E tutto questo conclude un insegna¬mento importante per noi.
Badate bene, tutto questo avvenne mentre Essa, la madre del Signore, continuava una vita umile, semplice, come qualunque povera donna di quel pettegolo paese che si chiamava allora Nazareth. Così nessuno si accorse di niente. Gli evangelisti stessi rispettano questa umiltà e questo ritiro, perché sanno che è una cosa grande.
L’umiltà; il ritiro, la solitudine sono la condizione piú diffusa nel mondo; gli attimi in cui si va al di sopra dei fatti comuni sono pochi, piccoli e mai duraturi. Tutto questo avvenne nella umiltà, perché Essa non partecipò mai alla gloria del Figlio. Una volta sola andò per incon¬trarLo; forse era tanto che non Lo vedeva e una madre non può stare senza vedere il figlio, ed andò con altri parenti a Cafarnao, dove sapeva che L’avrebbe trovato. Ed Egli non fece molti complimenti, però disse a loro una parola che, tradotta in linguaggio piú facile suona così: mia madre non è soltanto grande perché è mia madre, è grande per quello che Essa fa (Le. 7, 19-21).
Poiché la condizione più comune è quella di essere “dei qualunque”, che passeggiano per questo mondo, la condizione piú diffusa di quelli che hanno passato una certa età è la solitudine, che è tanto piú amara quanto piú è stata splendida la prima parte della vita; credo che sia consolazione sapere che la Vergine, anch’Essa, non ha partecipato a quella che è la gloria del Figlio. Si è fatta avanti con un coraggio indomito nel momento in cui, condannato, Lo portavano al Calvario: Gli è andata in¬contro, Gli è stata al fianco ed ha assistito alla crocifissio¬ne in piedi: non è svenuta. In piedi, dice il Vangelo, ai piedi della croce fino alla fine. Dopo seguì l’apostolo al quale Gesú in croce L’aveva affidata; difatti l’apostolo Giovanni nei primi tempi non compì grandi peregrinazio¬ni apostoliche; rimase a custodire la Madre del Signore!
Ma a noi interessa notare che questa grandezza da¬vanti a Dio e al di sopra degli angeli non ha avuto bisogno di nessuna esteriorità, di nessun riconoscimento esterno, di nessuna esaltazione. E’ l’eterna indicazione che dà a noi: non son le cose esteriori che contano di piú – qual¬che cosa contano, certamente, ma non sono quelle che contano di piú – e questo sia di consolazione a tutti coloro che nei tornanti della vita via via debbono esperi¬mentare ingratitudine, silenzio, misconoscimento, dimen¬ticanza, emarginazione. Sono tanti, forse sono i piú.
Ecco l’aspetto positivo della Vergine: la parte ester¬na Dio Gliel’ha riservata dopo la Sua assunzione in cielo: è la storia di tutti i santuari del mondo fino agli ultimi – e alludo anche a quelli che non sono ancora approvati dalla Chiesa -; la grande peregrinazione l’avrebbe fatta dopo. E’ storia, non è leggenda, perché questo pellegri-naggio è documentato e, se fossero così documentate cer¬te storie che si raccontano, brillerebbero di piú.
Qualcheduno può dire: ma, vissuta così, nel silenzio, nel lavoro umile in una umile casa, che è stata in parte, dov’è grotta soltanto, individuata perfettamente a Naza¬reth per i graffiti del secolo II, agli altri che cosa serviva? Gli altri: il grande alibi di quelli che non vogliono fare niente. Serviva a questo: per la grazia di Dio e per la redenzione di nostro Signor Gesú Cristo gli atti buoni, nulla togliendo al nostro merito, diventano preziosi, di un valore sociale che Dio destina agli altri; e quelli che lavo¬rano umilmente non credano che tutto finisca lì. Neanche i grandi oceani rendono incomunicabile il valore sociale spirituale dei nostri atti, senza diminuirne il valore perso¬nale; e questo si realizza nella comunione dei santi. Lo dite, lo cantate nel Credo, ma ci pénsate? Ecco la parte positiva della Vergine. E allora voi capite come questo splendore si estenda sulla storia, come questo sorriso materno diventi strumento per potenziare la nostra speranza, animare la nostra attesa, ravvivare la nostra fiducia. Certo, la fiducia in Lei possiamo averla, in qualunque stato ci troviamo, ma ricordiamoci che la fiducia per essere auten¬tica esige la nostra fedeltà.

Continua…

“Casa Mariana” Maria SS del Buon Consiglio – 83040 FRIGENTO – (AV)

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