Archive for novembre 2018

Araldo del Divino Amore, Libro Quarto / Capitolo Sesto ( Triplice Offerta nel giorno dell’Epifania)

30 novembre 2018

Nel giorno dell’Epifania, Geltrude avrebbe voluto offrire a Gesù dei regali di lusso, come quelli dei Magi, per sodisfare a tutti i peccati del mondo, da Adamo fino all’ultimo de’ suoi figli. Ella offrì, come mirra il Corpo di Cristo, con tutte le sofferenze, che lo dilaniarono, specialmente durante la Passione. Presentò quale incenso l’Anima santissima del Cristo, perchè le ardenti suppliche che si elevàrono da quel divino incensiere, supplissero alle negligenze di tutte le creature. Infine offerse come oro, per riparare le imperfezioni di tutti gli esseri creati, la perfettissima Divinità e le delizie di cui è la sorgente. Le apparve allora il Signore Gesù portando quella stessa offerta, come un tesoro infinitamente prezioso, in atto di presentarla alla SS. Trinità. Mentre si avanzava in mezzo al cielo, tutta la Corte celeste, penetrata di rispetto, piegava il ginocchio e si chinava profondamente, come fanno le persone devote quando il Corpo di Cristo passa davanti a loro.


Geltrude si ricordò allora di parecchie persone le quali, con profondo senso d’umiltà, l’avevano supplicata di offrire a Dio per loro, in memoria dei doni dei Magi, alcune preghiere che aveva recitate in preparazione alla festa. Mentre faceva tale offerta con tutto il cuore, il Signore Gesù le apparve, attraversando il cielo con quel secondo dono della sua Sposa, per presentarlo a Dio Padre. Tutta la Corte celeste accorreva a Lui d’intorno, magnificando quello splendido regalo. Ella ben comprese allora che, se un’anima offre a Dio le sue preghiere ed azioni, tutta la Corte celeste esalta quel dono, come offerta preziosa all’occhio del Signore. Quando poi l’anima, non contenta di offrire i suoi beni, vi aggiunge le opere perfettissime dei Figlio di Dio, i Santi, come già dicemmo, mostrano tanta riverenza a quel dono come la cosa più preziosa, al di sopra della quale non sta che l’Unica e adorabile Trinità.

Un’altra volta, mentre al S. Vangelo si leggevano, nella stessa solennità quelle parole « Et procidentes adoraverunt eum – prostrati lo adorarono » ella, con sentimento di grande fervore, si prostrò ai piedi di Gesù divotamente, per adorarlo in nome di tutto ciò che esiste, in cielo, in terra e nei luoghi inferiori.

Non trovando Geltrude però alcuna offerta degna di Dio, si mise a percorrere tutto il mondo, con la brama ansiosa di cercare qualche cosa che potesse essere presentata al suo Diletto. Mentre, ardente del più puro amore, correva con l’immaginazione tutta la terra, trovò in grande quantità cose disprezzabili che chiunque avrebbe rifiutato, perchè scorie che non potevano contribuire alla gloria ed alla lode di Dio. Invece con geniale pensiero le fece sue avidamente, per trasformarle in cose degne di Colui che tutte le creature devono servire.

Raccolse dunque in cuore tutti i dolori, le pene, le ansietà, i timori sofferti senza rassegnazione, con senso di umana fragilità; s’impossessò di tutta la falsa santità, delle preghiere recitate senza divozione dagli ipocriti, dai farisei, dagli eretici e gente consimile; infine raccolse l’affezione naturale, l’amore morboso, falso ed impuro dispensato da tante creature; trasformando quel cumulo di miserie con l’ardore di desideri infuocati, quasi in mistico crogiolo, le presentò al Salvatore, ridotte a mirra squisita, a fragrantissimo incenso, all’oro più puro.

Gesù, seguendo con immensa gioia questo lavoro, tanto ingegnoso della sua Sposa, s’affrettò a gradirlo. Pose quelle offerte come fulgide gemme, nel suo stesso diadema reale, dicendo con ineffabile sorriso: « Sono le perle del tuo amore! Le porterò sempre come ricordo della tua straordinaria tenerezza verso di me, le porterò sulla corona che cinge la mia fronte, dinanzi a tutta la Corte celeste, glorificandomi di averle ricevute da te, o mia diletta Sposa; così appunto fanno gli imperatori della terra, fissando sulla loro corona quella gemma, chiamata volgarmente ein Besant, unica in tutto l’universo ».

In quel punto Geltrude si ricordò di una persona che parecchie volte, l’aveva supplicata d’offrire al Signore, in quel solenne giorno, qualche cosa a nome suo. Ella chiese a Gesù cosa gli sarebbe gradito ed Egli rispose: « Offrimi i suoi piedi, le sue mani, il suo cuore. I piedi rappresentano i desideri: – poichè quella persona vorrebbe riparare i dolori della mia morte, è bene che si applichi a sopportare pazientemente le sue sofferenze fisiche e morali: – essa deve unirle alla mia Passione, e offrirle per la lode e gloria del mio nome, e per l’utilità della Chiesa, mia Sposa. Accetterò tale dono come sceltissima mirra. Le mani simboleggiano l’azione: essa s’impegnerà di unire le sue opere corporali e spirituali a quelle che io ho compiute nella mia santa Umanità; tale intenzione nobiliterà e santificherà tutti i suoi atti, che mi saranno graditi come profumatissimo incenso. Infine il cuore è simbolo della volontà: essa, per conoscere i miei voleri, deve interrogare umilmente un direttore esperto e star sicura che la sua parola è l’eco fedele della mia. Se seguirà tali consigli accetterò tutti i suoi atti come perfetta oblazione di oro purissimo. Per premiare poi l’umile confidenza che l’ha indotta a cercare la tua mediazione, farò sì che la sua volontà sia unita alla mia così strettamente, come l’oro e l’argento che, posti al fuoco, si fondono in un solo metallo ».

Geltrude offerse poi al Signore le preghiere che alcune persone le avevano confidate divotamente. Vide allora Gesù porre in una borsa, che aveva al lato sinistro, quegli spirituali tesori che distribuiva indi a’ suoi particolari amici. Quando poi ella stessa offerse le sue stesse preghiere, esse presero forma di gioielli che il Salvatore dava alle anime meno adorne e preparate: comprese che il Signore accettava le preghiere delle persone che le si erano raccomandate sotto un duplice aspetto, cioè per ricompensare la confidenza che avevano posto nella sua mediazione, e il disinteresse col quale avevano lasciato libertà di offrire tali suppliche, o come sue, o da parte loro, essendo paghe che Gesù fosse onorato e contento.

Continua….

 

Vangelo (Lc 21,34-36) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 1 Dicembre 2018) con commento comunitario

30 novembre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.

Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Questo è il Vangelo dell’ 1 Dicembre, quello del 30 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 4,18-22) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 30 Novembre 2018) con commento comunitario

29 novembre 2018

SANT’ANDREA, apostolo – Festa

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,18-22)

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Questo è il Vangelo del 30 Novembre, quello del 29 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 21,20-28) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 29 Novembre 2018) con commento comunitario

28 novembre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,20-28)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.

Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Questo è il Vangelo del 29 Novembre, quello del 28 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Genesi, Capitolo 11

27 novembre 2018

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[1] Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.

[2] Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono.

[3] Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento.

[4] Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”.

[5] Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo.

[6] Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile.

[7] Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”.

[8] Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi essarono di costruire la città.

[9] Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

[10] Questa è la discendenza di Sem: Sem aveva cento anni quando generò Arpacsàd, due anni dopo il diluvio;

[11] Sem, dopo aver generato Arpacsàd, visse cinquecento anni e generò figli e figlie.

[12] Arpacsàd aveva trentacinque anni quando generò Selach;

[13] Arpacsàd, dopo aver generato Selach, visse quattrocentotré anni e generò figli e figlie.

[14] Selach aveva trent’anni quando generò Eber;

[15] Selach, dopo aver generato Eber, visse quattrocentotré anni e generò figli e figlie.

[16] Eber aveva trentaquattro anni quando generò Peleg;

[17] Eber, dopo aver generato Peleg, visse quattrocentotrenta anni e generò figli e figlie.

[18] Peleg aveva trent’anni quando generò Reu;

[19] Peleg, dopo aver generato Reu, visse duecentonove anni e generò figli e figlie.

[20] Reu aveva trentadue anni quando generò Serug;

[21] Reu, dopo aver generato Serug, visse duecentosette anni e generò figli e figlie.

[22] Serug aveva trent’anni quando generò Nacor;

[23] Serug, dopo aver generato Nacor, visse duecento anni e generò figli e figlie.

[24] Nacor aveva ventinove anni quando generò Terach;

[25] Nacor, dopo aver generato Terach, visse centodiciannove anni e generò figli e figlie.

[26] Terach aveva settant’anni quando generò Abram, Nacor e Aran.

[27] Questa è la posterità di Terach: Terach generò Abram, Nacor e Aran: Aran generò Lot.

[28] Aran poi morì alla presenza di suo padre Terach nella sua terra natale, in Ur dei Caldei.

[29] Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava Sarai e la moglie di Nacor Milca, ch’era figlia di Aran, padre di Milca e padre di Isca.

[30] Sarai era sterile e non aveva figli.

[31] Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Cànaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono.

[32] L’età della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach morì in Carran.

Spiegazione:

Versi 1-4

Come dimenticano presto gli uomini i giudizi più tremendi e ritornano a commettere le colpe fatte in precedenza! Sebbene le devastazioni del diluvio erano ancora davanti ai loro occhi, sebbene essi nacquero dalla stirpe di Noè, giusto durante la sua vita, la malvagità aumentò allo stesso modo. Solo la grazia santificante dello Spirito Santo può rimuovere le peccaminose brame dell’essere umano e la depravazione del cuore umano. Lo scopo di Dio era che quell’umanità formasse molte nazioni e i popoli di tutta la terra. Nel disprezzo della volontà divina e contro il consiglio di Noè, la maggioranza dell’umanità si unì insieme per costruire una città e una torre per evitare di dividersi. Fu l’inizio dell’idolatria e Babele divenne uno dei suoi emblemi principali. Essi resero l’un l’altro più audaci e risoluti. Impariamo a fare in modo che ci amiamo l’un l’altro e a fare buone opere, mentre i peccatori si uniscono e si incoraggiano a vicenda a fare opere malvagie.

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte Seconda : La Celebrazione del Mistero Cristiano, Sezione Seconda i Sette Sacramenti della Chiesa/Capitolo primo i Sacramenti dell’ Iniziazione Cristiana (Articolo 1, il Sacramento del Battesimo : Capitoli Cinque, Sei, Sette e la Sintesi)

27 novembre 2018

V. Chi può battezzare?

1256 I ministri ordinari del Battesimo sono il vescovo e il presbitero, e, nella Chiesa latina, anche il diacono [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 861, 1; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 677, 1]. In caso di necessità, chiunque, anche un non battezzato, purché abbia l’intenzione richiesta, può battezzare utilizzando la formula battesimale trinitaria. L’intenzione richiesta è di voler fare ciò che fa la Chiesa quando battezza. La Chiesa trova la motivazione di questa possibilità nella volontà salvifica universale di Dio [Cf ⇒ 1Tm 2,4 ] e nella necessità del Battesimo per la salvezza [Cf ⇒ Mc 16,16; Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1315; Nicolò I, Risposta Ad consulta vestra: ibid., 646; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 861, 2].

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto: Capitolo Quinto( Saluto al Nome di Gesù nella Circoncisione)

27 novembre 2018

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Nel Santo giorno della Circoncisione, Geltrude offerse al Signore alcune preghierine intese a salutare il dolcissimo Nome di Gesù, invitando a farlo anche altre persone. Quelle giaculatorie apparvero sotto forma di bianche rose sospese davanti a Gesù, sulla volta del cielo. Da ciascuna rosa pendeva un campanello d’oro che, col suono armonioso, eccitava sentimenti ineffabili nel Cuore divino, ricordandoGli la sua bontà, dolcezza e le sue altre perfezioni già espresse nelle giaculatorie rivolte al suo Santo Nome. Per esempio: « Ti saluto, Gesù amatissimo, desiderabilissimo, clementissimo! » ed altre ancora. Volle poi cercare per il Santo Nome di Gesù, qualificazioni ancora più eccellenti il Cuore divino ne fu penetrato da immensa dolcezza.

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Vangelo (Lc 21,12-19) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 28 Novembre 2018) con commento comunitario

27 novembre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,12-19)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Questo è il Vangelo del 28 Novembre, quello del 27 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Genesi, Capitolo 10

26 novembre 2018

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[1] Questa è la discendenza dei figli di Noè: Sem, Cam e Iafet, ai quali nacquero figli dopo il diluvio.

[2] I figli di Iafet: Gomer, Magog, Madai, Iavan, Tubal, Mesech e Tiras.

[3] I figli di Gomer: Askenaz, Rifat e Togarma.

[4] I figli di Iavan: Elisa, Tarsis, quelli di Cipro e quelli di Rodi.

[5] Da costoro derivarono le nazioni disperse per le isole nei loro territori, ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni.

[6] I figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Cànaan.

[7] I figli di Etiopia: Seba, Avìla, Sabta, Raama e Sàbteca.

[8] Ora Etiopia generò Nimrod: costui cominciò a essere potente sulla terra.

[9] Egli era valente nella caccia davanti al Signore, perciò si dice: “Come Nimrod, valente cacciatore davanti al Signore”.

[10] L’inizio del suo regno fu Babele, Uruch, Accad e Calne, nel paese di Sennaar.

[11] Da quella terra si portò ad Assur e costruì Ninive, Recobot-Ir e Càlach

[12] e Resen tra Ninive e Càlach; quella è la grande città.

[13] Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch,

[14] Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei.

[15] Cànaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet

[16] e il Gebuseo, l’Amorreo, il Gergeseo,

[17] l’Eveo, l’Archita e il Sineo,

[18] l’Arvadita, il Semarita e l’Amatita. In seguito si dispersero le famiglie dei Cananei.

[19] Il confine dei Cananei andava da Sidone in direzione di Gerar fino a Gaza, poi in direzione di Sòdoma, Gomorra, Adma e Zeboim, fino a Lesa.

[20] Questi furono i figli di Cam secondo le loro famiglie e le loro lingue, nei loro territori e nei loro popoli.

[21] Anche a Sem, padre di tutti i figli di Eber, fratello maggiore di Jafet, nacque una discendenza.

[22] I figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsàd, Lud e Aram.

[23] I figli di Aram: Uz, Cul, Gheter e Mas.

[24] Arpacsàd generò Selach e Selach generò Eber.

[25] A Eber nacquero due figli: uno si chiamò Peleg, perché ai suoi tempi fu divisa la terra, e il fratello si chiamò Joktan.

[26] Joktan generò Almodad, Selef, Ascarmavet, Jerach,

[27] Adòcam, Uzal, Dikla,

[28] Obal, Abimaèl, Saba,

[29] Ofir, Avìla e Ibab. Tutti questi furono i figli di Joktan;

[30] la loro sede era sulle montagne dell’oriente, da Mesa in direzione di Sefar.

[31] Questi furono i figli di Sem secondo le loro famiglie e le loro lingue, territori, secondo i loro popoli.

[32] Queste furono le famiglie dei figli di Noè secondo le loro generazioni, nei loro popoli. Da costoro si dispersero le nazioni sulla terra dopo il diluvio.

Spiegazione:

Versi 1-7

Questo capitolo ci spiega che i tre figli di Noè ripopolarono tutta la terra. Solo i giudei conoscono bene la loro discendenza in quanto gli elenchi dei nomi dei patriarchi e dei loro figli sono stati da essi conservati per amore del Messia. Alcuni studiosi hanno tuttavia dimostrato, con molta probabilità, quali siano le nazioni della terra discese da ognuno dei figli di Noè. Dalla posterità di Iafet sono discesi i gentili e, probabilmente, l’isola Britannica in primo luogo. Biblicamente, tutte le località al di là del mare di giudea sono chiamate “isole”, Ger 25:22. La promessa contenuta in Isaia 42:4, “Le isole attenderanno la sua legge”, identifica la conversione dei gentili alla fede di Cristo.
8 Versi 8-14

Nimrod fu un grand’uomo: fu il primo ad essere potente sulla terra. Prima di lui, i “potenti” erano soddisfatti di avere lo stesso livello dei loro vicini, e, sebbene ogni uomo detti le regole nella propria casa, tuttavia l’uomo non pretendeva ancora che così avvenisse anche di fuori di essa. Nimrod volle dominare i suoi vicini. Lo spirito dei giganti prima dell’inondazione, che divennero uomini potenti e uomini famosi, Gen. 6:4, rivissero in lui. Nimrod era un grande cacciatore: cacciare era il modo per evitare l’aumento sproporzionato delle bestie selvatiche. Questo richiedeva grande coraggio e spirito di comando, cosicché Nimrod ebbe l’opportunità di dare ordini agli altri e gradualmente di raggruppare molti uomini intorno ad un Leader. Dopo questo inizio è probabile che Nimrod cominciò a governare e a forzare gli altri a sottomettersi a lui. Egli calpestò i diritti altrui invadendo le proprietà dei suoi vicini e perseguitando uomini innocenti per mezzo della forza e della violenza. Egli fece oppressioni e violenze senza avere rispetto nemmeno per Dio stesso. Nimrod fu un grande Leader: in un modo o in un altro, per arti o per armi, egli divenne così potente da fondare una monarchia, così potente da essere l’uomo del terrore. Egli voleva governare tutto il mondo. Nimrod fu anche un grande costruttore: osservate in Nimrod la natura dell’ambizione. Essa è illimitata: desidera sempre di più e ancora continua a gridare: “dammi, dammi”. È incessante: Nimrod, quando ebbe quattro città sotto il suo comando, non si accontentò finché non ne ebbe altre quattro. La sua ambizione è dispendiosa: Nimrod si applicò a moltiplicare le città, piuttosto che a governarle. Essa è audace e non si lascerà attaccare da nulla. Il nome “Nimrod” indica ribellione e, difatti, i tiranni sono ribelli a Dio. Verranno i giorni in cui i conquistatori non saranno più elogiati dalla storia, ma saranno marchiati di infamia, come già avviene nell’imparziale Bibbia.
15 Versi 15-32

La discendenza di Canaan fu numerosa, ricca e ben salda. Canaan era ancora sotto la maledizione Divina e non sotto una qualsiasi maledizione. Quelli che sono sotto la maledizione di Dio, possono, forse, prosperare e avere benefici in questo mondo, poiché possiamo vedere l’amore o l’odio, la benedizione o la maledizione di quelli che sono a noi prossimi. La maledizione di Dio opera sempre realmente e terribilmente. Forse è una maledizione segreta, una maledizione all’anima e opera in modo che gli altri non la vedano o si tratta di una maledizione lenta e non opera subito. Ma i peccatori la sconteranno comunque nel giorno dell’ira: Canaan qui ha una terra migliore, ma Sem o Iafet hanno tuttavia la parte migliore, poiché ereditano le benedizioni. Abramo e la sua discendenza, il popolo del patto di Dio, discesero da Eber e perciò furono chiamati ebrei. È meglio essere Eber, padre di una famiglia di santi e di uomini onesti piuttosto che il padre di una famiglia di cacciatori da cui proviene potenza, ricchezza terrena o vanità. La bontà è la vera grandezza.

CONTINUA….

Fonte

Vangelo (Lc 21,5-11) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 27 Novembre 2018) con commento comunitario

26 novembre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,5-11)

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Questo è il Vangelo del 27 Novembre, quello del 26 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Angelus, 25 Novembre 2018

26 novembre 2018

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La solennità di Gesù Cristo Re dell’universo, che celebriamo oggi, è posta al termine dell’anno liturgico e ricorda che la vita del creato non avanza a caso, ma procede verso una meta finale: la manifestazione definitiva di Cristo, Signore della storia e di tutto il creato. La conclusione della storia sarà il suo regno eterno. L’odierno brano evangelico (cfr Gv 18,33b-37) ci parla di questo regno, il regno di Cristo, il regno di Gesù, raccontando la situazione umiliante in cui si è trovato Gesù dopo essere stato arrestato nel Getsemani: legato, insultato, accusato e condotto dinanzi alle autorità di Gerusalemme. E poi, viene presentato al procuratore romano, come uno che attenta al potere politico, a diventare il re dei giudei. Pilato allora fa la sua inchiesta e in un interrogatorio drammatico gli chiede per ben due volte se Egli sia un re (cfr vv. 33b.37).
E Gesù dapprima risponde che il suo regno «non è di questo mondo» (v. 36). Poi afferma: «Tu lo dici: io sono re» (v.37). È evidente da tutta la sua vita che Gesù non ha ambizioni politiche. Ricordiamo che dopo la moltiplicazione dei pani, la gente, entusiasta del miracolo, avrebbe voluto proclamarlo re, per rovesciare il potere romano e ristabilire il regno d’Israele. Ma per Gesù il regno è un’altra cosa, e non si realizza certo con la rivolta, la violenza e la forza delle armi. Perciò si era ritirato da solo sul monte a pregare (cfr Gv 6,5-15). Adesso, rispondendo a Pilato, gli fa notare che i suoi discepoli non hanno combattuto per difenderlo. Dice: «Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei» (v.36).
Gesù vuole far capire che al di sopra del potere politico ce n’è un altro molto più grande, che non si consegue con mezzi umani. Lui è venuto sulla terra per esercitare questo potere, che è l’amore, rendendo testimonianza alla verità (cfr v. 37). Si tratta della verità divina che in definitiva è il messaggio essenziale del Vangelo: «Dio è amore» (1Gv 4,8) e vuole stabilire nel mondo il suo regno di amore, di giustizia e di pace. E questo è il regno di cui Gesù è il re, e che si estende fino alla fine dei tempi. La storia ci insegna che i regni fondati sul potere delle armi e sulla prevaricazione sono fragili e prima o poi crollano. Ma il regno di Dio è fondato sul suo amore e si radica nei cuori – il regno di Dio si radica nei cuori –, conferendo a chi lo accoglie pace, libertà e pienezza di vita. Tutti noi vogliamo pace, tutti noi vogliamo libertà e vogliamo pienezza. E come si fa? Lascia che l’amore di Dio, il regno di Dio, l’amore di Gesù si radichi nel tuo cuore e avrai pace, avrai libertà e avrai pienezza.
Gesù oggi ci chiede di lasciare che Lui diventi il nostro re. Un re che con la sua parola, il suo esempio e la sua vita immolata sulla croce ci ha salvato dalla morte, e indica – questo re – la strada all’uomo smarrito, dà luce nuova alla nostra esistenza segnata dal dubbio, dalla paura e dalle prove di ogni giorno. Ma non dobbiamo dimenticare che il regno di Gesù non è di questo mondo. Egli potrà dare un senso nuovo alla nostra vita, a volte messa a dura prova anche dai nostri sbagli e dai nostri peccati, soltanto a condizione che noi non seguiamo le logiche del mondo e dei suoi “re”.
La Vergine Maria ci aiuti ad accogliere Gesù come re della nostra vita e a diffondere il suo regno, dando testimonianza alla verità che è l’amore.

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte Seconda : La Celebrazione del Mistero Cristiano, Sezione Seconda i Sette Sacramenti della Chiesa/Capitolo primo i Sacramenti dell’ Iniziazione Cristiana (Articolo 1, il Sacramento del Battesimo : IV. Chi può ricevere il Battesimo?)

26 novembre 2018

1246 “E’ capace di ricevere il Battesimo ogni uomo e solo l’uomo non ancora battezzato” [⇒ Codice di Diritto Canonico, 864; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 679].

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto / Capitolo Quarto ( La Festa di San Giovanni Evangelista)

26 novembre 2018

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Un giorno, durante l’Avvento, mentre Geltrude pregava l’Apostolo ed evangelista S. Giovanni, lo vide avvolto in un paludamento giallo, cosparso di aquile d’oro. Quegli abiti volevano significare che S. Giovanni, durante la sua vita mortale, benchè elevato in altissime sfere per l’estasi della contemplazione, pure aveva saputo abbassarsi nella valle profonda di una convinta umiltà. Osservando più attentamente quegli abiti, Geltrude si accorse che le aquile d’oro erano adorne di un bordo rosso. Quel colore significava che S. Giovanni, per elevarsi nella contemplazione, prendeva sempre, come punto di partenza, il ricordo della Passione di Gesù di cui era stato testimonio oculare, soffrendo nell’intimo del cuore, compassione fervidissima. Così, salendo di grado in grado, trasvolava fino alle più sublimi altezze della mistica e là fissava, col suo sguardo d’aquila, il centro del vero Sole, cioè la Maestà divina. Egli portava anche due gigli d’oro: uno sulla spalla destra, l’altro sulla sinistra; su quello di destra erano mirabilmente incise queste parole: « Discipulus quem diligebat Jesus – Il discepolo che Gesù amava»; su quello di sinistra queste altre: « Iste custos Virginis – « Costui è il custode della Vergine ». Prove evidenti che Giovanni fu prediletto da Gesù e custode del giglio purissimo del cielo, cioè della Vergine Madre.

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Maria a Medjugorje, messaggio del 25 Novembre 2018

26 novembre 2018


“Cari figli! Questo tempo è tempo di grazia e di preghiera, tempo di attesa e di donazione. Dio si dona a voi perché lo amiate al di sopra di ogni cosa. Perciò, figlioli, aprite i vostri cuori e le vostre famiglie affinché quest’attesa diventi preghiera ed amore e soprattutto donazione. Io sono con voi, figlioli e vi esorto a non rinunciare al bene perché i frutti si vedono, si sentono, arrivano lontano. Perciò il nemico è arrabbiato e usa tutto per allontanarvi dalla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa Ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Vangelo (Lc 21,1-4) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 26 Novembre 2018) con commento comunitario

25 novembre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,1-4)

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Questo è il Vangelo del 26 Novembre, quello del 25 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Gv 18,33b-37) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 25 Novembre 2018) con commento comunitario

24 novembre 2018

NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO – Solennità

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 18,33b-37)

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».

Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Questo è il Vangelo del 25 Novembre, quello del 24 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 20,27-40) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 24 Novembre 2018) con commento comunitario

23 novembre 2018

SANTI ANDREA DUNG-LAC, sacerdote e COMPAGNI martiri – Memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 20,27-40)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Questo è il Vangelo del 24 Novembre, quello del 23 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte Seconda : La Celebrazione del Mistero Cristiano, Sezione Seconda i Sette Sacramenti della Chiesa/Capitolo primo i Sacramenti dell’ Iniziazione Cristiana (Articolo 1, il Sacramento del Battesimo : III Come viene celebrato il Sacramento del Battesimo?)

23 novembre 2018

L’iniziazione cristiana

1229 Diventare cristiano richiede, fin dal tempo degli Apostoli, un cammino e una iniziazione con diverse tappe. Questo itinerario può essere percorso rapidamente o lentamente. Dovrà in ogni caso comportare alcuni elementi essenziali: l’annunzio della Parola, l’accoglienza del Vangelo che provoca una conversione, la professione di fede, il Battesimo, l’effusione dello Spirito Santo, l’accesso alla Comunione eucaristica.

1230 Questa iniziazione ha assunto forme molto diverse nel corso dei secoli e secondo le circostanze. Nei primi secoli della Chiesa l’iniziazione cristiana ha co nosciuto un grande sviluppo, con un lungo periodo di catecumenato e una serie di riti preparatori che scandivano liturgicamente il cammino della preparazione catecumenale per concludersi con la celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana.

1231 Dove il Battesimo dei bambini è diventato largamente la forma abituale della celebrazione del sacramento, questa è divenuta un atto unico che, in modo molto abbreviato, integra le tappe preparatorie dell’iniziazione cristiana. Per la sua stessa natura il Battesimo dei bambini richiede un catecumenato post-battesimale. Non si tratta soltanto della necessità di una istruzione posteriore al Battesimo, ma del necessario sviluppo della grazia battesimale nella crescita della persona. E’ l’ambito proprio del catechismo .

1232 Il Concilio Vaticano II ha ripristinato, per la Chiesa latina, “il catecumenato degli adulti, diviso in più gradi” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 64]. I riti si trovano nell’ Ordo initiationis christianae adultorum (1972). Il Concilio ha inoltre permesso che “nelle terre di missione, sia acconsentito accogliere, oltre agli elementi che si hanno nella tradizione cristiana, anche quegli elementi di iniziazione in uso presso ogni popolo, nella misura in cui possono essere adattati al rito cristiano” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 64].

1233 Oggi, dunque, in tutti i riti latini e orientali, l’iniziazione cristiana degli adulti incomincia con il loro ingresso nel catecumenato e arriva al suo cultime nella celebrazione unitaria dei tre sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 14; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 851; ⇒ 865; ⇒ 866]. Nei riti orientali l’iniziazione cristiana dei bambini incomincia con il Battesimo immediatamente seguito dalla Confermazione e dall’Eucaristia, mentre nel rito romano essa continua durante alcuni anni di catechesi, per concludersi più tardi con la Confermazione e l’Eucaristia, culmine della loro iniziazione cristiana [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 851, 2; ⇒ 868].

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto, Capitolo Terzo ( La nascita dolcissima di nostro Signore)

23 novembre 2018

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A Mattutino, mentre Geltrude si sforzava di praticare gli insegnamenti della notte precedente, il Signore Gesù volle ricompensare la sua fedeltà e l’attrasse nel suo Cuore con tale potenza che lo scorrere dolcissimo di Dio nell’anima, ed il riflusso di gratitudine dell’anima in Dio, le fece godere, durante la Salmodia, ineffabile soavità. Mentre gustava tali delizie, vide il Re dei re assiso sul trono della sua Maestà e le Religiose disposte ripettosamente intorno a Lui, celebrare divotamente le divine lodi con la recita del Mattutino.
Ella si ricordò allora di parecchie persone che si erano raccomandate alle sue preghiere e, con umile cuore, disse a Gesù: « Ti pare conveniente, dolcissimo Maestro, che io, così indegna, preghi per queste Religiose che celebrano le tue lodi con tanto zelo e divozione, mentre, per le mie infermità sono impotente ad imitarle?». Rispose il Signore: « Tu puoi bene pregare per loro, perchè ti ho eletta fra tutte e ti ho posta nel seno della mia bontà paterna, affinchè mi domandi ed ottenga tutto ciò che vuoi». E Geltrude: « Signore, se brami che preghi per esse, degnati di fissarmi un momento ove possa farlo fedelmente, procurando la tua gloria e il loro vantaggio, senza che io stessa mi privi del celeste banchetto di cui in questo momento, mi fai partecipe ».
Rispose Gesù: « Raccomanda ciascuna di queste anime a quella scienza divina ed a quell’amore che mi hanno fatto uscire dal seno del Padre e discendere sulla terra per salvare gli uomini». Ella obbedì, e pregò per esse, pronunciando semplicemente il loro nome. Il Signore, cedendo al dolce moto della sua tenerezza, soccorse quelle anime a una ad una, secondo i loro bisogni particolari.

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Genesi, Cap. 9

23 novembre 2018

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[1] Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra.

[2] Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere.

[3] Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe.

[4] Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue.

[5] Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello.

[6] Chi sparge il sangue dell’uomo
dall’uomo il suo sangue sarà sparso,
perché ad immagine di Dio
Egli ha fatto l’uomo.

[7] E voi, siate fecondi e moltiplicatevi,
siate numerosi sulla terra e dominatela”.

[8] Dio disse a Noè e ai sui figli con lui:

[9] “Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza coni vostri discendenti dopo di voi;

[10] con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca.

[11] Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra”.

[12] Dio disse:
“Questo è il segno dell’alleanza,
che io pongo
tra me e voi
e tra ogni essere vivente
che è con voi
per le generazioni eterne.

[13] Il mio arco pongo sulle nubi
ed esso sarà il segno dell’alleanza
tra me e la terra.

[14] Quando radunerò
le nubi sulla terra
e apparirà l’arco sulle nubi

[15] ricorderò la mia alleanza
che è tra me e voi
e tra ogni essere che vive in ogni carne
e noi ci saranno più le acque
per il diluvio, per distruggere ogni carne.

[16] L’arco sarà sulle nubi
e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna
tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne
che è sulla terra”.

[17] Disse Dio a Noè: “Questo è il segno dell’alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra”.

[18] I figli di Noè che uscirono dall’arca furono Sem, Cam e Iafet; Cam è il padre di Cànaan.

[19] Questi tre sono i figli di Noè e da questi fu popolata tutta la terra.

[20] Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna.

[21] Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all’interno della sua tenda.

[22] Cam, padre di Cànaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori.

[23] Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto.

[24] Quando Noè si fu risvegliato dall’ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore;

[25] allora disse:
“Sia maledetto Cànaan!
Schiavo degli schiavi
sarà per i suoi fratelli!”.

[26] Disse poi:
“Benedetto il Signore, Dio di Sem,
Cànaan sia suo schiavo!

[27] Dio dilati Iafet
e questi dimori nelle tende di Sem,
Cànaan sia suo schiavo!”.

[28] Noè visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni.

[29] L’intera vita di Noè fu di novecentocinquanta anni, poi morì.

Spiegazione :

Versi 1-3

Le benedizioni di Dio sono la causa del nostro agire bene. Su da Lui dipendiamo, a Lui dobbiamo essere grati. Non dimentichiamoci del vantaggio e del piacere che riceviamo dal lavoro delle bestie e quello che la loro carne procura. Né dobbiamo essere meno grati per la sicurezza di cui godiamo dalle bestie selvagge e dannose per mezzo della paura dell’uomo che Dio ha messo dentro di loro. Vediamo la realizzazione di questa parola ogni giorno e in ogni dove. Questo darci gli animali come cibo ne autorizza pienamente l’uso ma non l’abuso a causa della nostra ghiottoneria e ancor meno per crudeltà. Non dobbiamo trattare male le bestie inutilmente mentre sono in vita, né quando togliamo via le loro vite.

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Vangelo (Lc 19,45-48) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 23 Novembre 2018) con commento comunitario

22 novembre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 19,45-48)

In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».

Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Questo è il Vangelo del 23 Novembre, quello del 22 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Pensiero Notturno: IL Rosario e L’eucaristia

21 novembre 2018

Qualche tempo fa, dissi “che ogni Ave Maria del Rosario è una rosa donata a Dio Padre per le mani immacolate di Maria ” ; oggi mi rendo conto che è qualcosa di più , di questo semplice e prezioso dono: Esso in realtà è l’Eucaristia meditata , perché ci fa percorrere tutta la vita di Gesù , dal momento della sua Annunciazione fino al momento della sua morte e risurrezione; e poiché l’Eucaristia è il memoriale della Sua Passione e della Sua Risurrezione, ogni volta che prendiamo il rosario e recitiamo l’Ave Maria , meditando i 4 Misteri, noi chiediamo che Cristo faccia parte della nostra vita .

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Seconda: I Sette Sacramenti della Chiesa) I Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana: Articolo 1 , Il Sacramento del Battesimo

21 novembre 2018

1213 Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d’ingresso alla vita nello Spirito (“vitae spiritualis ianua”), e la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione: [Cf Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1314; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 204, 1; ⇒ 849; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 675, 1] “Baptismus est sacramentum regenerationis per aquam in verbo – Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l’acqua e la Parola” [Catechismo Romano, 2, 2, 5].

I. Come viene chiamato questo sacramento?

1214 Lo si chiama Battesimo dal rito centrale con il quale è compiuto: battezzare (baptizein” in greco) significa “tuffare”, “immergere”; l’ “immersione” nell’acqua è simbolo del seppellimento del catecumeno nella morte di Cristo, dalla quale risorge con lui, [Cf ⇒ Rm 6,3-4; ⇒ Col 2,12 ] quale “nuova creatura” ( ⇒ 2Cor 5,17; ⇒ Gal 6,15 ).

1215 Questo sacramento è anche chiamato il “ lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo” ( ⇒ Tt 3,5 ), poiché significa e realizza quella nascita dall’acqua e dallo Spirito senza la quale nessuno “può entrare nel Regno di Dio” ( ⇒ Gv 3,5 ).

1216 “Questo lavacro è chiamato illuminazione, perché coloro che ricevono questo insegnamento [catechetico] vengono illuminati nella mente. . . ” [San Giustino, Apologiae, 1, 61, 12]. Poiché nel Battesimo ha ricevuto il Verbo, “la luce vera. . . che illumina ogni uomo” ( ⇒ Gv 1,9 ), il battezzato, “dopo essere stato illuminato” ( ⇒ Eb 10,32 ) è divenuto “figlio della luce” ( ⇒ 1Ts 5,5 ), e “luce” egli stesso ( ⇒ Ef 5,8 ):

Il Battesimo è il più bello e magnifico dei doni di Dio. . . Lo chiamiamo dono, grazia, unzione, illuminazione, veste d’immortalità, lavacro di rigenerazione, sigillo, e tutto ciò che vi è di più prezioso. Dono, poiché è dato a coloro che non portano nulla; grazia, perché viene elargito anche ai colpevoli; Battesimo, perché il peccato viene seppellito nell’acqua; unzione, perché è sacro e regale (tali sono coloro che vengono unti); illuminazione, perché è luce sfolgorante; veste, perché copre la nostra vergogna; lavacro, perché ci lava; sigillo, perché ci custodisce ed è il segno della signoria di Dio [San Gregorio Nazianzeno, Orationes, 40, 3-4: PG 36, 361C].

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto Capitolo Secondo ( Della Dolce Vigilia del Santo Natale) Seconda Parte

21 novembre 2018

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La Comunità secondo il costume, s’inchinò per recitare il salmo Miserere met Deus; allora gli angeli custodi delle Suore presentarono a Dio il cuore della persona affidata alla loro cura. Da ciascuna di quelle anime che dicevano divotamente il Miserere, il Salvatore sembrava ricevere un nodo avvolto Nexum quemdam eonvolutum, ch’Egli posava sul suo Cuore. Le anime delle Religiose più ardenti nell’amore erano presentate dal Serafini, che sollevando le braccia del Signore offrivano quelle ferventi Spose; le anime più illuminate nella divina scienza, erano offerte dai Cherubini; le Virtù offrivano le anime più virtuose, e così i cori angelici prestavano il loro ministero per offrire le anime che avevano con essi qualche lineamento di somiglianza. Le Suore che, pur conoscendo la sopra citata rivelazione, si mostravano poco ferventi, non erano presentate al Signore per mezzo degli Angeli, ma restavano semplicemente prostrate a terra.
Geltrude s’avvicinò poi a Gesù in ispirito d’umiltà e Gli offerse il primo Miserere che, di solito, si recitava per sè, dicendogli: « Ah mio dolcissimo Sposo, io ben volentieri rinuncio alla mia parte e ti offro questo salmo solo per l’eterna tua lode e gloria! Degnati di usarne anche per il bene de’ miei amici, secondo il beneplacito della tua misecordia ». Gradì assai il Signore tale offerta, che prese la forma d’una perla preziosa di splendido bagliore. Egli la incastonò in una magnifica collana sospesa ai collo, già adorna di gemme scintillanti e di fiori d’oro, artisticamente lavorati. Poi disse: « Questa perla d’amore che tu mi hai data, l’ho messa al posto d’onore nella mia collana; tutti coloro che si raccomandano alle tue orazioni, o anche pensano solo di rivolgersi a te, riceveranno la salvezza, cosìi come gli Ebrei morsicati da serpenti velenosi, guarivano guardando il serpente di bronzo che avevo ordinato a Mosè d’inalzare nel deserto ».
Terminati i salmi le Religiose si levarono dalla prostrazione e due principi della Croce celeste apparvero, recatido una tavola d’oro che deposero davanti al Signore, il Quale staccò i nodi allacciati riuniti nel suo Cuore. Tosto si scorsero sulla tavola d’oro tutte le parole dei salmi e delle preghiere recitate dal Convento, sotto forma di gemme preziose dai colori vivi e variati; esse irradiavano fulgori meravigliosi, producendo anche una soave armonia; tutti quei raggi si riflettevano sul Volto del Salvatore, mentre la melodia l’invitava ad offrire a ciascuna di quelle anime, una doppia ricompensa per il frutto che ridondava a tutta la Chiesa dalle sacre parole pronunciate.
Geltrude comprese che il Signore le favoriva per avere tenuto in quel giorno con tanta divoziope il Capitolo, presieduto da Gesù medesimo. In seguito vennero letti i nomi delle Suore che dovevano leggere, o cantare Mattutino. Il Signore si compiaceva di guardare con amabilità e di salutare con un cenno del capo le persone che ascoltavano attentamente tali prescrizioni. Umana lingua non può esprimere queste cose. Il benignissimo Gesù si degnava perfino di consolare con accenti ineffabili le Monache che si lamentavano sotto voce, perché questo, o quel Responsorio non fosse a loro toccato.
Geltrude, che in spirito vedeva queste cose, disse: « Oh dolcissimo Signore, se la Comunità potesse scorgere lo guardo benevolo di cui onori le Suore nominate, quelle che non si sentono chiamate a nessun ufficio, sarebbero ben tristi ». Rispose Gesù: « Ma se alcuna desidera leggere o cantare, affliggendosi perchè tale compito è al di sopra delle sue forze, io la consolerò con le medesime carezze e ricompenserò il suo buon desiderio come l’opera stessa », Ed aggiunse: « Se la sorella che si sente nominata inchina non solo il capo, ma la volontà con l’intenzione di compiere il suo ufficio a mia lode e di rimettersi a me perchè l’aiuti a farlo degnamente, può star sicura che ogni volta attrarrà la mia tenerezza in modo così efficace d’accordarle il mio bacio divino ».
Infine le Monache, seguendo la prescrizione della Regola, dissero le loro colpe, la Vicaria prima di tutte davanti alla Madre Abbadessa, poi le altre, secondo l’ordine di decananza. Quando s’inchinarono per ricevere l’assoluzione, il Signore affermò con dolce serenità: « E Io vi assolvo con la mia divina autorità di tutte le negligenze che avete accusate alla mia presenza e vi prometto che, se la fragilità umana vi farà cadere nelle stesse colpe, mi troverete sempre pronto alla misericordia ed ai perdono». Durante la recita dei sette salmi penitenziali, in riparazione delle colpe accusate, apparvero tutte le parole dei medesimi sotto forma di perle fini, ma senza splendore; esse furono deposte sulla tavola d’oro, di cui già abbiamo parlato, vicino a gemme fulgide e scintillanti. Geltrude capì che le parole dei sette salmi erano perle opache ed oscure, perchè recitate per abitudine, senza speciale divozione.
Questo fatto c’insegna che le suppliche offerte per abitudine sono bensì presentate al Signore per accrescimento dei nostri meriti, ma che le preghiere fatte con attenzione attuale, sono infinitamente più nobili e più gradite a Dio. Durante l’inno del Vespro al Gloria tibi Domine, Geltrude vide una moltitudine di angeli che aleggiavano intorno alle Religiose, facendo gioiosamente risuonare lo stesso versetto. Ella desiderava sapere dal Signore quale profitto possono ritrarre le anime, dal fatto che gli Angeli ad esse si uniscono nella divina salmodia. Gesù però non rispose, ed ella continuò in tale ricerca fìnchè, per ispirazione di Dio, comprese che gli Angeli, presenti alle nostre terrene solennità, chiedono al Signore, per le anime che li imitano nella divozione, una specie di eguaglianza con essi, per mezzo di una vera purezza di corpo e di anima.

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Vangelo (Lc 19,41-44) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 22 Novembre 2018) con commento comunitario

21 novembre 2018

SANTA CECILIA, vergine e martire – Memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 19,41-44)

In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Questo è il Vangelo del 22 Novembre, quello del 21 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Genesi, Cap. 8

20 novembre 2018

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[1] Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell’arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono.

[2] Le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo;

[3] le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni.

[4] Nel settimo mese, il diciasette del mese, l’arca si posò sui monti dell’Araràt.

[5] Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti.

[6] Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell’arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate.

[7] Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra.

[8] Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo;

[9] ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca.

[10] Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca

[11] e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra.

[12] Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.

[13] L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta.

[14] Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta.

[15] Dio ordinò a Noè:

[16] “Esci dall’arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te.

[17] Tutti gli animali d’ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa”.

[18] Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli.

[19] Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall’arca.

[20] Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull’altare.

[21] Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.

[22] Finché durerà la terra,
seme e messe,
freddo e caldo,
estate e inverno,
giorno e notte
non cesseranno”.

Spiegazione:

Versi 1-3

La razza umana, tranne Noè e la sua famiglia, perì nel diluvio, ma Dio, ricordandosi di Noè, mostrò clemenza all’umanità che altrimenti avrebbe fatto un’unica fine. Le domande della giustizia divina trovano la loro risposta con la rovina dei peccatori. Dio inviò il suo vento per prosciugare la terra e sigillare le sue acque. La stessa mano che portò la devastazione porta adesso la liberazione e perciò a quella mano dobbiamo sempre guardare. Quando le afflizioni realizzano l’opera per la quale esse sono mandate distruggendo e curando, a quel punto, vengono tolte. Come la terra non fu inondata in un giorno, così non si prosciugò in un sol giorno. Dio, di solito, opera la liberazione del suo popolo gradualmente, cosicché anche il giorno delle piccolezze non sarà disdegnato, né si dispererà del giorno delle grandi cose che Lui farà.

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Vangelo (Mt 12,46-50) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 21 Novembre 2018) con commento comunitario

20 novembre 2018

PRESENTAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – Memoria

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 12,46-50)

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli.

Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Questo è il Vangelo del 21 Novembre, quello del 20 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Seconda: I Sette Sacramenti della Chiesa)

19 novembre 2018

1210 I sacramenti della Nuova Legge sono istituiti da Cristo e sono sette, ossia: il Battesimo, la Confermazione, l’Eucaristia, la Penitenza, l’Unzione degli infermi, l’Ordine e il Matrimonio. I sette sacramenti toccano tutte le tappe e tutti i momenti importanti della vita del cristiano: grazie ad essi, la vita di fede dei cristiani nasce e cresce, riceve la guarigione e il dono della missione. In questo si dà una certa somiglianza tra le tappe della vita naturale e quelle della vita spirituale [Cf San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 65, 1].

1211 Seguendo questa analogia saranno presentati per primi i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana (capitolo primo), poi i sacramenti della guarigione (capitolo secondo), infine i sacramenti che sono al servizio della comunione e della missione dei fedeli (capitolo terzo). Quest’ordine non è certo l’unico possibile; permette tuttavia di vedere che i sacramenti formano un organismo nel quale ciascuno di essi ha il suo ruolo vitale. In questo organismo l’Eucaristia occupa un posto unico in quanto è il “Sacramento dei sacramenti”: “gli altri sono tutti ordinati a questo come al loro specifico fine” [Cf San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 65, 1].

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto Capitolo Secondo ( Della Dolce Vigilia del Santo Natale) Prima Parte

19 novembre 2018

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Il giorno dopo, essendo Geltrude ancora sveglia per un certo tempo prima di Mattutino, si ricordò davanti a Dio, nell’amarezza del cuore, di una colpa d’impazienza che le era sfuggita per trascuratezza di chi la serviva. Sentendo però ben tosto il primo tocco di Mattutino, si levò con anima gioiosa, lodando Dio, perchè quella campana annunciava la prossima festa della soave Natività di Gesù.
Il Padre celeste allora le rivolse dolcemente la parola « Io mando all’anima tua quello stesso amore che ho inviato davanti al Volto dell’unico mio Figlio, per purificare il mondo dal peccato; Io te lo mando perchè, purificata da ogni colpa, liberata da qualsiasi traccia di negligenza, tu giunga alla festa della Natività degnamente adorna di virtù ».
Anche dopo aver ricevuto un dono così splendido, Geltrude meditava in cuore il triste ricordo della colpa commessa, dichiarandosi indegna delle grazie divine, per aver reagito con impazienza di fronte ad una leggera dimenticanza.
Allora la divina misericordia la illuminò con questo insegnamento: « Tutti i pensieri che l’uomo coltiva riguardo alle sue colpe, dopo la penitenza fatta, di cui la Scrittura ha detto: « In quacumque hora conversus fuerit peccator et ingemuerit, omnium peccatorum suorum non recordabor amplius – In qualsiasi ora il peccatore si convertirà e si pentirà, non mi ricorderò più dei suoi peccati », tutti quei pensieri, dico, non hanno altro fine che di renderlo più adatto a ricevere la divina grazia ».

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Vangelo (Lc 19,1-10) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 20 Novembre 2018) con commento comunitario

19 novembre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 19,1-10)

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.

Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».

Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».

Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Questo è il Vangelo del 20 Novembre, quello del 19 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Genesi, Cap 7

18 novembre 2018

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[1] Il Signore disse a Noè: “Entra nell’arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione.

[2] D’ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua femmina.

[3] Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra.

[4] Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto”.

[5] Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato.

[6] Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra.

[7] Noè entrò nell’arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio.

[8] Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo

[9] entrarono a due a due con Noè nell’arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè.

[10] Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra;

[11] nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono.

[12] Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.

[13] In quello stesso giorno entrò nell’arca Noè con i figli Sem, Cam e Iafet, la moglie di Noè, le tre mogli dei suoi tre figli:

[14] essi e tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli esseri alati.

[15] Vennero dunque a Noè nell’arca, a due a due, di ogni carne in cui è il soffio di vita.

[16] Quelli che venivano, maschio e femmina d’ogni carne, entrarono come gli aveva comandato Dio: il Signore chiuse la porta dietro di lui.

[17] Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l’arca che si innalzò sulla terra.

[18] Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l’arca galleggiava sulle acque.

[19] Le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo.

[20] Le acque superarono in altezza di quindici cubiti i monti che avevano ricoperto.

[21] Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini.

[22] Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cioè quanto era sulla terra asciutta morì.

[23] Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: con gli uomini, gli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui nell’arca.

[24] Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni.

Spiegazione:

Versi 1-12

Dio chiama Noè quale tenero padre nei confronti di suo figlio che lo invita ad entrare in casa se vede arrivare la notte o la tempesta. Noè non entrò nell’arca finché Dio non glielo comandò, sebbene egli sapesse che era il suo rifugio. È molto saggio guardare a Dio prima di fare un passo. Noè sopportò molte fatiche per costruire l’arca e adesso viveva grazie ad essa. Quello che facciamo in obbedienza al comando di Dio e nella fede, prima o poi certamente tornerà a nostro conforto. Questa chiamata di Noè ci ricorda la chiamata del vangelo nei confronti dei poveri peccatori. Cristo è l’unica arca, dentro cui possiamo stare al sicuro quando si avvicina la morte e il giudizio. La Bibbia dice: “Venite!”, i suoi ministri dicono: “Venite!”, lo Spirito dice: “Venite, entrate nell’arca!”. Noè fu considerato giusto, non per la propria giustizia, ma come erede della giustizia per fede Eb. 11:7. Egli credeva nella rivelazione di un Salvatore e ha cercato e atteso la sua salvezza per mezzo di Lui. Fu così giustificato dalla fede e ricevette quello Spirito il cui frutto consiste in ogni bontà, ma se un uomo qualunque non ha lo Spirito di Cristo, egli non gli appartiene. Dio concesse ai peccatori solo sette giorni per pentirsi. Ma quei giorni furono sprecati, come tutta la loro vita. Essi ebbero solo un’altra settimana, un sabato in più per migliorare e considerare le cose che portavano alla vera pace. Così accade normalmente a coloro che non si curano dell’anima e che guardano la morte a distanza, noncuranti anche durante quei giorni, i pochi giorni della loro malattia, quando vedono la morte avvicinarsi. I loro cuori sono così induriti a causa dello sviamento provocato dal peccato. Noè preparò l’arca per fede verso l’avvertimento divino, così egli entrò in essa credendo che quell’evento sarebbe accaduto presto. E in quel giorno Noè era al sicuro dentro l’arca quando le sorgenti delle grandi profondità furono aperte. La terra riteneva dentro quelle acque che al comando di Dio sgorgarono e provocarono l’inondazione: così, i nostri corpi hanno essi stessi quegli umori che, quando Dio vorrà, diventeranno frutti di malattie mortali. Le cateratte del cielo furono aperte e le acque che erano sopra il firmamento, cioè, nell’aria, scesero abbondantemente sulla terra. La pioggia cade a gocce, ma quelle piogge caddero come mai prima d’allora accadde. Piovve senza interruzione o rallentamento per quaranta giorni e quaranta notti su tutta la terra. Dal momento che la causa del diluvio era un’opera particolare della potenza onnipotente di Dio è inutile e presuntuoso tentare una spiegazione del fatto secondo la scienza umana.

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L’Angelus , di Papa Francesco ( 18 /11/2018)

18 novembre 2018

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Araldo del Divino Amore, libro Quarto / Capitolo Primo

18 novembre 2018

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PREFAZIONE DI LANSPERGIO
Questo quarto libro contiene parecchie salutari rivelazioni, che possono istruire il lettore e formarlo alla perfezione cristiana. Vi si impara soprattutto, come e con quali esercizi dobbiamo onorare Gesù Cristo e i Santi, specialmente nelle feste che la S. Chiesa ha stabilito in loro onore; vediamo inoltre come sia facile ottenere grazie per noi e per altri, dal dolcissimo Mediatore, Gesù benedetto, il Quale supplisce abbondantemente a quello che ci manca, arricchendo la nostra indigenza con i tesori della sua vita e della sua Passione.
L’anima devota potrà poi servirsi di questi esercizi a bene suo ed altrui, non solo nelle feste loro assegnate, ma sempre. In questo libro si vede pure come Dio gradisca l’omaggio del nostro culto e le cerimonie della S. Chiesa. Nelle pagine seguenti abbondano paragoni ed immagini, perchè Geltrude, nonostante la pienezza di luce che le colmava l’anima, non ha saputo tradurre in altro modo e facilitare la comprensione alla nostra intelligenza delle utilissime nozioni spirituali che ella medesima aveva colto attraverso tali simboli; (gli stessi autori ispirati dalla S. Scrittura non hanno agito diversamente). Ciò che Geltrude ha. compreso nelle sue estasi, senza forma e senza immagini, l’ha tradotto a stento, nel povero alfabeto umano.
Infine da questo libro, come dai precedenti, esala il profumo di quella divina dolcezza con cui il Salvatore ama teneramente i suoi eletti, li guida con sapienza, li richiama se si allontanano, li stringe al Cuore quando ritornano, mostrando che i tesori della divina Provvidenza sono sempre aperti e che il Cuore del migliore degli Amici supplisce con i suoi meriti all’umana indigenza.

PROLOGO
Siccome nei giorni delle più grandi solennità bisogna applicarsi maggiormente alla divozione, se i lettori in tali circostanze, desidereranno rianimare il fervore, troveranno in questo libro, in ordine cronologico, quanto potrà loro essere utile, sempre guidati da Geltrude, la quale era favorita dal Signore, in tali occasioni, da consolazioni spirituali altissime, quasi per supplire alla debolezza della sua salute che le impediva di seguire le austere costumanze del suo Ordine.

CAPITOLO I
PREPARAZIONE ALLA FESTA DEL SANTO NATALE

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Prima L’Economia Sacramentale:Capitolo Secondo La Celbrazione Sacramentale del Mistero Pasquale(Articolo 2 DIVERSITA’ LITURGICA E UNITA’ DEL MISTERO)

18 novembre 2018

Tradizioni liturgiche e cattolicità della Chiesa

1200 Dalla prima comunità di Gerusalemme fino alla Parusia, le Chiese di Dio, fedeli alla fede apostolica, celebrano, in ogni luogo, lo stesso Mistero pasquale. Il Mistero celebrato nella Liturgia è uno, ma variano le forme nelle quali esso è celebrato.

1201 E’ tale l’insondabile ricchezza del Mistero di Cristo che nessuna tradizione liturgica può esaurirne l’espressione. La storia dello sbocciare e dello svilupparsi di questi riti testimonia una stupefacente complementarità. Quando le Chiese hanno vissuto queste tradizioni liturgiche in comunione tra loro nella fede e nei sacramenti della fede, si sono reciprocamente arricchite crescendo nella fedeltà alla Tradizione e alla missione comune a tutta la Chiesa [Cf Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 63-64].

1202 Le varie tradizioni liturgiche hanno avuto origine proprio in funzione della missione della Chiesa. Le Chiese di una stessa area geografica e culturale sono giunte a celebrare il Mistero di Cristo con espressioni particolari, culturalmente caratterizzate: nella tradizione del “deposito della fede” ( ⇒ 2Tm 1,14 ), nel simbolismo liturgico, nell’organizzazione della comunione fraterna, nella comprensione teologica dei misteri e in varie forme di santità. In questo modo Cristo, Luce e Salvezza di tutti i popoli, viene manifestato attraverso la vita liturgica di una Chiesa al popolo e alla cultura ai quali essa è inviata e nei quali è radicata. La Chiesa è cattolica: può quindi integrare nella sua unità – purificandole – tutte le vere ricchezze delle culture [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 23; Id., Unitatis redintegratio, 4].

1203 Le tradizioni liturgiche, o riti, attualmente in uso nella Chiesa sono il rito latino (principalmente il rito romano, ma anche i riti di certe Chiese locali, come il rito ambrosiano o di certi Ordini religiosi) e i riti bizantino, alessandrino o copto, siriaco, armeno, maronita e caldeo. “Il sacro Concilio, in fedele ossequio alla tradizione, dichiara che la santa Madre Chiesa considera con uguale diritto e onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 4].

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Vangelo (Lc 18,35-43) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 19 Novembre 2018) con commento comunitario

18 novembre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,35-43)

Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».

Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».

Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Questo è il Vangelo del 19 Novembre, quello del 18 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Genesi, Cap. 6

17 novembre 2018

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[1] Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie,

[2] i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero.

[3] Allora il Signore disse: “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni”.

[4] C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.

[5] Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male.

[6] E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo.

[7] Il Singore disse: “Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d’averli fatti”.

[8] Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.

[9] Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio.

[10] Noè generò tre figli: Sem, Cam, e Iafet.

[11] Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza.

[12] Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra.

[13] Allora Dio disse a Noè: “È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra.

[14] Fatti un’arca di legno di cipresso; dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori.

[15] Ecco come devi farla: l’arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza.

[16] Farai nell’arca un tetto e a un cubito più sopra la terminerai; da un lato metterai la porta dell’arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore.

[17] Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà.

[18] Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell’arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli.

[19] Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina.

[20] Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due d’ognuna verranno con te, per essere conservati in vita.

[21] Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro”.

[22] Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato, così egli fece.

Spiegazione

Versi 1-7

La cosa più notevole che riguarda il vecchio mondo è la sua distruzione per mezzo del diluvio o dell’inondazione. Vediamo la grandi ingiustizie di quel mondo malvagio e la collera di Dio, come la sua santa decisione, nel punirlo. In tutte le età c’è stata una maledizione particolare di Dio per i matrimoni tra i veri credenti e i suoi nemici dichiarati. Il cattivo esempio dato nel fare un tale matrimonio corrompe e ferisce molti: la fede in quella famiglia verrà meno e i figli cresceranno secondo i principi mondani di quel genitore che è senza timor di Dio. Se diciamo di essere figli e figlie del Signore ancor di più non dobbiamo sposarci senza il suo consenso. Egli non darà mai la sua benedizione se preferiamo la bellezza, l’ingegno, la ricchezza o gli onori terreni alla fede e alla santità. Lo Spirito di Dio avvisò gli uomini inviando loro Enoc, Noè e forse molti altri per predicare loro, pazientando ancora, nonostante le loro ribellioni, e per suscitare rimproveri e colpevolezze nelle loro coscienze. Ma il Signore ha dichiarato che il suo Spirito non avrebbe avvisato gli uomini per sempre: egli li avrebbe pure lasciati indurire nel loro peccato fino ad arrivare alla loro distruzione. Egli decise così perché l’uomo è carne: non solo fragile e debole, ma carnale e depravato, avendo usato impropriamente le potenze nobili della sua anima per appagare le sue inclinazioni corrotte. Dio vede tutta la malvagità che è nei figli degli uomini ed essa non gli può essere nascosta. Se l’uomo non si pente, Egli glielo farà sapere. La malvagità della gente è tanta grande infatti e i peccatori si riconoscono facilmente tra loro. In quel tempo i peccati venivano commessi dovunque e da chiunque. Tutti potevano accorgersi che la malvagità dell’uomo era veramente grande e Dio vide pure che ogni pensiero o intento era solo cattiveria continua. Ecco la radice amara, la primavera corrotta. Il cuore era ingannevole e disperatamente malvagio: i principi erano corrotti, le abitudini e le disposizioni cattive, i loro progetti e le azioni erano malvagie, essi facevano il male deliberatamente e concepivano piani per compiere infamità. Non c’era bene tra loro. Dio, dunque, vide la malvagità dell’uomo come una ferita e un torto fattogli e la vide come un tenero padre vede la follia e l’ostinazione di un figlio disobbediente e ribelle che lo fa affliggere e gli fa desiderare di non voler mai avuto figli. Le parole utilizzate qui sono pesanti: esse sono utilizzate alla maniera umana e non significa che Dio possa mutare i suoi propositi o che qualcosa lo renda infelice. Ma Dio odia così tanto il nostro peccato? E non siamo dispiaciuti per questo? Oh, guardiamo a Colui che abbiamo rattristato e gemiamo! Dio, perciò, si pentì di aver fatto l’uomo, ma non troviamo mai che si fosse pentito di aver redento l’uomo. Dio decide di distruggere tutti gli uomini e la parola originale usata è molto dura, “Cancellerò l’uomo dalla terra”, come se fosse sporcizia o sudiciume che è tolto da un posto per renderlo pulito da gettare nella pattumiera, il luogo giusto per essa. Dio parla dell’uomo come di una sua propria creatura, quando decise di punirlo. Coloro che muoiono non possono più far nulla per la loro vita: Dio decise solamente dopo che il suo Spirito li aveva cercati a lungo e invano. Nessuno è punito dalla giustizia di Dio se non quelli che odiano essere corretti dalla grazia di Dio.

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La Celebrazione Liturgica dell’Eucaristia/ Il banchetto pasquale

17 novembre 2018

 

La Messa è ad un tempo e inseparabilmente il memoriale del sacrificio nel quale si perpetua il sacrificio della croce, e il sacro banchetto della Comunione al Corpo e al Sangue del Signore. Ma la celebrazione del sacrificio eucaristico è totalmente orientata all’unione intima dei fedeli con Cristo attraverso la Comunione. Comunicarsi, è ricevere Cristo stesso che si è offerto per noi.
L’ altare, attorno al quale la Chiesa è riunita nella celebrazione dell’Eucaristia, rappresenta i due aspetti di uno stesso mistero: l’altare del sacrificio e la mensa del Signore, e questo tanto più in quanto l’altare cristiano è il simbolo di Cristo stesso, presente in mezzo all’assemblea dei suoi fedeli sia come la vittima offerta per la nostra riconciliazione, sia come alimento celeste che si dona a noi. “Che cosa è l’altare di Cristo se non l’immagine del Corpo di Cristo?” – dice sant’Ambrogio, [Sant’Ambrogio, De sacramentis, 5, 7: PL 16, 447C] e altrove: “L’altare è l’immagine del Corpo [di Cristo], e il Corpo di Cristo sta sull’altare” [Sant’Ambrogio, De sacramentis, 5, 7: PL 16, 447C]. La Liturgia esprime in molte preghiere questa unità del sacrificio e della Comunione. La Chiesa di Roma, ad esempio, prega così nella sua anafora:

Ti supplichiamo, Dio onnipotente: fa’ che questa offerta, per le mani del tuo angelo santo, sia portata sull’altare del cielo davanti alla tua maestà divina, perché su tutti noi che partecipiamo di questo altare, comunicando al santo mistero del Corpo e del Sangue del tuo Figlio, scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo [Messale romano, Canone Romano: “Supplices te rogamus”].

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Vangelo (Mc 13,24-32) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 18 Novembre 2018) con commento comunitario

17 novembre 2018

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13,24-32)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.

Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.

In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

Questo è il Vangelo del 18 Novembre, quello del 17 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Genesi, Cap. 5

16 novembre 2018

[1] Questo è il libro della genealogia di Adamo. Quando Dio creò l’uomo, lo fece a somiglianza di Dio;

[2] maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomini quando furono creati.

[3] Adamo aveva centotrenta anni quando generò a sua immagine, a sua somiglianza, un figlio e lo chiamò Set.

[4] Dopo aver generato Set, Adamo visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie.

[5] L’intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì.

[6] Set aveva centocinque anni quando generò Enos;

[7] dopo aver generato Enos, Set visse ancora ottocentosette anni e generò figli e figlie.

[8] L’intera vita di Set fu di novecentododici anni; poi morì.

[9] Enos aveva novanta anni quando generò Kenan;

[10] Enos, dopo aver generato Kenan, visse ancora ottocentoquindici anni e generò figli e figlie.

[11] L’intera vita di Enos fu di novecentocinque anni; poi morì.

[12] Kenan aveva settanta anni quando generò Maalaleèl;

[13] Kenan dopo aver generato Maalaleèl visse ancora ottocentoquaranta anni e generò figli e figlie.

[14] L’intera vita di Kenan fu di novecentodieci anni; poi morì.

[15] Maalaleèl aveva sessantacinque anni quando generò Iared;

[16] Maalaleèl dopo aver generato Iared, visse ancora ottocentrenta anni e generò figli e figlie.

[17] L’intera vita di Maalaleèl fu di ottocentonovantacinque anni; poi morì.

[18] Iared aveva centosessantadue anni quando generò Enoch;

[19] Iared, dopo aver generato Enoch, visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie.

[20] L’intera vita di Iared fu di novecentosessantadue anni; poi morì.

[21] Enoch aveva sessantacinque anni quando generò Matusalemme.

[22] Enoch camminò con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per trecento anni e generò figli e figlie.

[23] L’intera vita di Enoch fu di trecentosessantacique anni.

[24] Poi Enoch cammino con Dio e non fu più perché Dio l’aveva preso.

[25] Matusalemme aveva centottantasette anni quando generò Lamech;

[26] Matusalemme, dopo aver generato Lamech, visse ancora settecentottantadue anni e generò figli e figlie.

[27] L’intera vita di Matusalemme fu di novecentosessantanove anni; poi morì.

[28] Lamech aveva centottantadue anni quando generò un figlio

[29] e lo chiamò Noè, dicendo: “Costui ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto”.

[30] Lamech, dopo aver generato Noè, visse ancora cinquecentonovantacinque anni e generò figli e figlie.

[31] L’intera vita di Lamech fu di settecentosettantasette anni; poi morì.

[32] Noè aveva cinquecento anni quando generò Sem, Cam e Iafet.

Spiegazione:

Versi 1-5

Adamo fu creato ad immagine di Dio, ma quando cadde nel peccato ebbe un figlio a sua immagine che era peccaminosa, svilita, fragile, miserabile e mortale proprio come lui. Non solo uomo come egli stesso, formato da corpo e anima, ma peccatore come egli stesso. Ecco il contrario di quell’immagine divina con cui fu creato Adamo e, avendola persa, egli non la poté trasferire alla sua discendenza. Adamo visse in tutto 930 anni e poi morì, secondo la frase dettagli: “Polvere ritornerai”. Sebbene non morì il giorno che mangiò il frutto proibito, tuttavia proprio in quel giorno divenne mortale. Quindi cominciò a morire e la sua intera vita fu un continuo rinvio, una vita persa e condannata, una perdita, una vita di morte. La vita dell’uomo non è altro che un morire a poco a poco.

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Vangelo (Lc 18,1-8) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 17 Novembre 2018) con commento comunitario

16 novembre 2018

SANTA ELISABETTA DI UNGHERIA, religiosa – Memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,1-8)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».

E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Questo è il Vangelo del 17 Novembre, quello del 16 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Prima L’Economia Sacramentale:Capitolo Secondo La Celbrazione Sacramentale del Mistero Pasquale(Articolo1Celebrare la Liturgia della Chiesa:IN SINTESI)

16 novembre 2018

1187 La Liturgia è l’opera del Cristo totale, Capo e Corpo. Il nostro Sommo Sacerdote la celebra ininterrottamente nella Liturgia celeste, con la santa Madre di Dio, gli Apostoli, tutti i santi e la moltitudine degli uomini già entrati nel Regno.

1188 Nella celebrazione liturgica tutta l’assemblea è “liturga”, ciascuno secondo la propria funzione. Il sacerdozio battesimale è quello di tutto il Corpo di Cristo. Tuttavia alcuni fedeli sono ordinati mediante il sacramento dell’Ordine per rappresentare Cristo come Capo del Corpo.

1189 La celebrazione liturgica comporta segni e simboli relativi alla creazione (luce, acqua, fuoco), alla vita umana (lavare, ungere, spezzare il pane) e alla storia della salvezza (i riti della Pasqua). Inseriti nel mondo della fede e assunti dalla forza dello Spirito Santo, questi elementi cosmici, questi riti umani, queste gesta memoriali di Dio diventano portatori dell’azione di salvezza e di santificazione compiuta da Cristo.

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La Celebrazione Eucaristica/Il sacrificio sacramentale: azione di grazie, memoriale, presenza

16 novembre 2018

L’azione di grazie e la lode al Padre

L’Eucaristia, sacramento della nostra salvezza realizzata da Cristo sulla croce, è anche un sacrificio di lode in rendimento di grazie per l’opera della creazione. Nel sacrificio eucaristico, tutta la creazione amata da Dio è presentata al Padre attraverso la morte e la Risurrezione di Cristo. Per mezzo di Cristo, la Chiesa può offrire il sacrificio di lode in rendimento di grazie per tutto ciò che Dio ha fatto di buono, di bello e di giusto nella creazione e nell’umanità.
L’Eucaristia è un sacrificio di ringraziamento al Padre, una benedizione con la quale la Chiesa esprime la propria riconoscenza a Dio per tutti i suoi benefici, per tutto ciò che ha operato mediante la creazione, la redenzione e la santificazione. Eucaristia significa prima di tutto: azione di grazie.
L’Eucaristia è anche il sacrificio della lode, con il quale la Chiesa canta la gloria di Dio in nome di tutta la creazione. Tale sacrificio di lode è possibile unicamente attraverso Cristo: egli unisce i fedeli alla sua persona, alla sua lode e alla sua intercessione, in modo che il sacrificio di lode al Padre è offerto da Cristo e con lui per essere accettato in lui.

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Tweet del Papa – @Pontifex_it

15 novembre 2018

Intenzione di preghiera del Papa

Genesi, Cap.4

15 novembre 2018

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1] Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: “Ho acquistato un uomo dal Signore”.

[2] Poi partorì ancora suo fratello Abele. Ora Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo.

[3] Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore;

[4] anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta,

[5] ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto.

[6] Il Signore disse allora a Caino: “Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto?

[7] Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo”.

[8] Caino disse al fratello Abele: “Andiamo in campagna!”. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.

[9] Allora il Signore disse a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello?”. Egli rispose: “Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?”.

[10] Riprese: “Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!

[11] Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello.

[12] Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra”.

[13] Disse Caino al Signore: “Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono?

[14] Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere”.

[15] Ma il Signore gli disse: “Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!”. Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato.

[16] Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.

[17] Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio.

[18] A Enoch nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò Metusaèl e Metusaèl generò Lamech.

[19] Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l’altra chiamata Zilla.

[20] Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame.

[21] Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto.

[22] Zilla a sua volta partorì Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro. La sorella di Tubalkàin fu Naama.

[23] Lamech disse alle mogli:
Ada e Zilla, ascoltate la mia voce;
mogli di Lamech, porgete l’orecchio al mio dire:
Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura
e un ragazzo per un mio livido.

[24] Sette volte sarà vendicato Caino
ma Lamech settantasette”.

[25] Adamo si unì di nuovo alla moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set. “Perché – disse – Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso”.

[26] Anche a Set nacque un figlio, che egli chiamò Enos. Allora si cominciò ad invocare il nome del Signore.

Spiegazione:

Versi 1-7

Quando nacque Caino, Eva disse che ebbe un uomo dal Signore. Forse credeva che questi fosse la progenie promessa. In questo caso fu tremendamente delusa. Abele significa “vanità” quando credette di avere avuto la discendenza promessa con Caino, il cui nome indica “possesso”, ella fu così soddisfatta di lui che un altro figlio fu considerato da lei come vanità. Osservate che entrambi i figli ebbero una chiamata. È volontà di Dio che ognuno abbia qualcosa da fare in questo mondo. I genitori devono far crescere i figli indirizzandoli al lavoro. “Dategli una Bibbia e una chiamata”, disse bene Mr. Dod, “e Dio sarà con loro!”. Possiamo ritenere che Dio abbia ordinato ad Adamo, dopo la caduta, di spargere il sangue di animali innocenti e dopo la loro morte bruciare in parte o interamente i loro corpi col fuoco. Così la punizione che i peccatori meritano, la morte del corpo e la collera di Dio, del quale il fuoco è un emblema significativo, si riscontreranno poi nelle sofferenze di Cristo. Osservate che il culto religioso di Dio non è una invenzione recente. Fu così dall’inizio: è la vecchia buona via, Ger 6:16. Le offerte di Caino e di Abele furono diverse. Caino mostrò un cuore orgoglioso e incredulo e così lui e la sua offerta furono rifiutati. Abele si presentò come peccatore e secondo l’intendimento di Dio poiché il suo sacrificio esprimeva umiltà, ubbidienza e fede sincera. Pertanto ricercando le benedizioni del nuovo patto di misericordia mediante la discendenza promessa, il suo sacrificio ricevette un segno dell’accoglienza divina. Abele offrì con fede mentre Caino no, Eb 11:4. In tutti i tempi ci sono stati due tipi di adoratori che qui vediamo prefigurati in Caino e Abele: da un lato ci sono i religiosi orgogliosi e lontani dal vangelo della salvezza, che tentano di soddisfare Dio in modi del tutto personali, e umili credenti che camminano con Lui secondo la sua rivelazione. Caino si accese di ira maligna contro Abele. Perciò coltivò pure uno spirito cattivo di scontentezza e ribellione contro Dio. Dio conosce tutte le nostre passioni e le scontentezze peccaminose. Non c’è ira, invidia o irritazione che sfugga al suo occhio sempre vigile. Il Signore parlò a quest’uomo ribelle: se egli si fosse giustamente comportato sarebbe stato accettato. Alcuni interpretano questo come un’intimazione di misericordia. “Se non fai il bene, pecchi, cioè, mentre il peccato è ancora alla porta tu puoi ancora sopraffarlo”. La stessa parola indica peccato e offerta per il peccato. “Sebbene tu non abbia fatto il bene, non disperare ancora perché il rimedio è vicino”: Cristo, la grande offerta per il peccato è alla porta, Ap. 3:20. E ben periranno nei loro peccati coloro i quali non andranno a quella porta a richiedere questa offerta per il peccato. L’accoglienza di Dio dell’offerta di Abele non cambiò il diritto di primogenitura, perché, quindi, Caino fu così arrabbiato? Le inquietudini peccaminose svaniscono conoscendo veramente e sinceramente le loro cause.

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Vangelo (Lc 17,26-37) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 16 Novembre 2018) con commento comunitario

15 novembre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,26-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.

Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.

Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata».

Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

Questo è il Vangelo del 16 Novembre, quello del 15 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Prima L’Economia Sacramentale:Capitolo Secondo La Celbrazione Sacramentale del Mistero Pasquale(Articolo1Celebrare la Liturgia della Chiesa: IV. Dove celebrare?)

15 novembre 2018

1179 Il culto “in spirito e verità” ( ⇒ Gv 4,24 ) della Nuova Alleanza non è legato ad un luogo esclusivo. Tutta la terra è santa e affidata ai figli degli uomini. Quando i fedeli si riuniscono in uno stesso luogo, la realtà più importante è costituita dalle “pietre vive”, messe insieme “per la costruzione di un edificio spirituale” ( ⇒ 1Pt 2,4-5 ). Il Corpo di Cristo risorto è il tempio spirituale da cui sgorga la sorgente d’acqua viva. Incorporati a Cristo dallo Spirito Santo, “noi siamo il tempio del Dio vivente” ( ⇒ 2Cor 6,16 ).

1180 Quando non viene ostacolato l’esercizio della libertà religiosa, [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dignitatis humanae, 4] i cristiani costruiscono edifici destinati al culto divino. Tali chiese visibili non sono semplici luoghi di riunione, ma significano e manifestano la Chiesa che vive in quel luogo, dimora di Dio con gli uomini riconciliati e uniti in Cristo.

1181 “La casa di preghiera – in cui l’Eucaristia è celebrata e conservata; in cui i fedeli si riuniscono; in cui la presenza del Figlio di Dio nostro Salvatore, che si è offerto per noi sull’altare del sacrificio, viene venerata a sostegno e consolazione dei fedeli – dev’essere nitida e adatta alla preghiera e alle sacre funzioni” [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 5; cf Id. , Sacrosanctum concilium, 122-127]. In questa “casa di Dio”, la verità e l’armonia dei segni che la costituiscono devono manifestare Cristo che in quel luogo è presente e agisce [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 7].
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La Celebrazione Eucaristica / Lo svolgimento della celebrazione

15 novembre 2018

Tutti si riuniscono. I cristiani accorrono in uno stesso luogo per l’assemblea eucaristica. Li precede Cristo stesso, che è il protagonista principale dell’Eucaristia. E’ il grande sacerdote della Nuova Alleanza. E’ lui stesso che presiede in modo invisibile ogni celebrazione eucaristica. Proprio in quanto lo rappresenta, il vescovo o il presbitero (agendo “in persona Christi capitis” – nella persona di Cristo Capo) presiede l’assemblea, prende la parola dopo le letture, riceve le offerte e proclama la preghiera eucaristica. Tutti hanno la loro parte attiva nella celebrazione, ciascuno a suo modo: i lettori, coloro che presentano le offerte, coloro che distribuiscono la Comunione, e il popolo intero che manifesta la propria partecipazione attraverso l’Amen.
La Liturgia della Parola comprende “gli scritti dei profeti”, cioè l’Antico Testamento, e “le memorie degli apostoli”, ossia le loro lettere e i Vangeli; all’omelia, che esorta ad accogliere questa Parola “come è veramente, quale Parola di Dio” ( ⇒ 1Ts 2,13 ) e a metterla in pratica, seguono le intercessioni per tutti gli uomini, secondo la parola dell’Apostolo: “Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere” ( ⇒ 1Tm 2,1-2 ).

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Genesi, Cap. 3

14 novembre 2018

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[1] Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”.

[2] Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,

[3] ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”.

[4] Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto!

[5] Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”.

[6] Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò.

[7] Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

[8] Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.

[9] Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”.

[10] Rispose: “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”.

[11] Riprese: “Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?”.

[12] Rispose l’uomo: “La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato”.

[13] Il Signore Dio disse alla donna: “Che hai fatto?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato”.

[14] Allora il Signore Dio disse al serpente:
“Poiché tu hai fatto questo,
sii tu maledetto più di tutto il bestiame
e più di tutte le bestie selvatiche;
sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.

[15] Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno”.

[16] Alla donna disse:
“Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà”.

[17] All’uomo disse: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare,
maledetto sia il suolo per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo
per tutti i giorni della tua vita.

[18] Spine e cardi produrrà per te
e mangerai l’erba campestre.

[19] Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finchè tornerai alla terra,
perchè da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!”.

[20] L’uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.

[21] Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e le vestì.

[22] Il Signore Dio disse allora: “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!”.

[23] Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.

[24] Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita.

Spiegazione:

Versi 1-5

Satana assalì i nostri progenitori per indurli a peccare e la tentazione si rivelò mortale per loro. Il tentatore era il demonio sotto la forma e l’aspetto di un serpente. Il piano di Satana era quello di indurre i nostri progenitori a peccare per separarli così tra loro e dal loro Dio. Quindi il demonio fu fin dall’inizio un assassino e il grande ingannatore. La persona tentata fu la donna: la tattica di Satana consistette nel discutere con lei quando la trovò da sola. Ci sono molte tentazioni in cui essere da soli è un grande svantaggio, ma la comunione dei santi ci dà molta forza e sicurezza. Satana fu avvantaggiato, inoltre, per averla trovata vicino all’albero proibito. Essi, che non avrebbero mai mangiato il frutto proibito, non dovevano nemmeno avvicinarsi all’albero proibito. Satana tentò Eva affinché, per mezzo suo, potesse tentare Adamo. Ed è una sua tattica tentare per mezzo di gente che non sospettiamo nemmeno e per mezzo di coloro che hanno maggior influenza su di noi. Satana chiese se era peccato o no mangiare di questo albero. Egli non manifestò apertamente i suoi progetti ma pose una domanda che sembrava innocente. Colei che doveva mettersi al sicuro, cominciò timidamente a parlare con il tentatore. Egli le presentò il comando divino come sbagliato e le parlò beffardamente. Il demonio, in quanto bugiardo, fu schernitore fin dal principio e gli schernitori sono suoi figli. È arte di Satana parlare della legge Divina come incerta o irragionevole e indurre così la gente a peccare. La nostra saggezza deve consistere nel mantenerci nella solida convinzione del comando di Dio e rispettarlo in sommo grado. Dio non dirà anche più tardi apertamente: “Tu non mentirai, né pronuncerai il mio nome invano, né sarai ubriaco, ecc.”? Sì, certo che l’ha detto e questo è il bene per la mia anima e, per mezzo della sua grazia, mi atterrò fermamente a questo. La debolezza di Eva si manifestò nell’avventurarsi a discutere col serpente: ella avrebbe dovuto percepire nella sua domanda che non aveva buone intenzioni e perciò doveva fuggire. Satana insegna agli uomini prima a dubitare e quindi a negare. Il tentatore promise vantaggi dal loro cibarsi di questo frutto. Egli cercò di renderli insoddisfatti del loro stato presente, come se non fosse buono quel che avevano e doveva desiderare altro. Nessuna condizione porterà soddisfazione a meno che non sia la mente a convincersi. Egli li indusse a cercare qualcosa di meglio e cioè ad essere dei. Satana rovinò se stesso per tentare di essere simile all’Altissimo, e così cercò di infettare i nostri progenitori con lo stesso desiderio, in modo tale da rovinare anche loro. E ancora il demonio conduce la gente secondo il suo interesse, suggerendo loro pensieri sbagliati su Dio e la falsa speranza di ottenere vantaggi peccando. Pensiamo, quindi, sempre positivamente di Dio come il vero Bene, e pensiamo negativamente del peccato come il male peggiore, così resisteremo al demonio ed egli fuggirà da noi.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Prima L’Economia Sacramentale:Capitolo Secondo La Celbrazione Sacramentale del Mistero Pasquale(Articolo1Celebrare la Liturgia della Chiesa: III. Quando celebrare?)

14 novembre 2018

Il tempo liturgico

1163 “La santa Madre Chiesa considera suo dovere celebrare con sacra memoria in determinati giorni nel corso dell’anno, l’opera salvifica del suo Sposo divino. Ogni settimana, nel giorno a cui ha dato il nome di “domenica”, fa la memoria della Risurrezione del Signore, che una volta all’anno, unitamente alla sua beata Passione, celebra a Pasqua, la più grande delle solennità. Nel ciclo annuale poi presenta tutto il mistero di Cristo. . . Ricordando in tal modo i misteri della Redenzione, essa apre ai fedeli le ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti del suo Signore, così che siano resi in qualche modo presenti in ogni tempo, perché i fedeli possano venirne a contatto ed essere ripieni della grazia della salvezza” [ Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 102].

1164 Fin dalla legge mosaica il Popolo di Dio ha conosciuto feste in data fissa, a partire dalla Pasqua, per commemorare le stupende azioni del Dio Salvatore, rendergliene grazie, perpetuarne il ricordo e insegnare alle nuove generazioni a conformare ad esse la loro condotta di vita. Nel tempo della Chiesa, posto tra la Pasqua di Cristo, già compiuta una volta per tutte, e la sua consumazione nel Regno di Dio, la Liturgia celebrata in giorni fissi è totalmente impregnata della novità del Mistero di Cristo.

1165 Quando la Chiesa celebra il Mistero di Cristo, una parola scandisce la sua preghiera: Oggi!, come eco della preghiera che le ha insegnato il suo Signore [Cf ⇒ Mt 6,11 ] e dell’invito dello Spirito Santo [ Cf ⇒ Eb 3,7-4,11; ⇒ Sal 95,7 ]. Questo “oggi” del Dio vivente in cui l’uomo è chiamato ad entrare è l’“Ora” della Pasqua di Gesù, che attraversa tutta la storia e ne è il cardine:

La vita si è posata su tutti gli esseri e tutti sono investiti da una grande luce; l’Oriente degli orienti ha invaso l’universo, e Colui che era “prima della stella del mattino” e prima degli astri, immortale e immenso, il grande Cristo, brilla su tutti gli esseri più del sole. Perciò, per noi che crediamo in lui, sorge un giorno di luce, lungo, eterno, che non si spegne più: la Pasqua mistica [Sant’Ippolito di Roma, De paschate, 1-2].

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Vangelo (Lc 17,20-25) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 15 Novembre 2018) con commento comunitario

14 novembre 2018

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,20-25)

In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».

Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

Questo è il Vangelo del 15 Novembre, quello del 14 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.