Apocalisse, 21/22

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21

[1] Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più.

[2] Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

[3] Udii allora una voce potente che usciva dal trono:
“Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra di loro
ed essi saranno suo popolo
ed egli sarà il “Dio-con-loro”.

[4] E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
non ci sarà più la morte,
né lutto, né lamento, né affanno,
perché le cose di prima sono passate”.

[5] E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”; e soggiunse: “Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci.

[6] Ecco sono compiute! Io sono l’Alfa e l’Omega,
il Principio e la Fine.
A colui che ha sete darò gratuitamente
acqua della fonte della vita.

[7] Chi sarà vittorioso erediterà questi beni;
io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.

[8] Ma per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolàtri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte”.

[9] Poi venne uno dei sette angeli che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli e mi parlò: “Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell’Agnello”.

[10] L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio.

[11] Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino.

[12] La città è cinta da un grande e alto muro con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele.

[13] A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad occidente tre porte.

[14] Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

[15] Colui che mi parlava aveva come misura una canna d’oro, per misurare la città, le sue porte e le sue mura.

[16] La città è a forma di quadrato, la sua lunghezza è uguale alla larghezza. L’angelo misurò la città con la canna: misura dodici mila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza sono eguali.

[17] Ne misurò anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia, secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall’angelo.

[18] Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo.
[19] Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffìro, il terzo di calcedònio, il quarto di smeraldo,

[20] il quinto di sardònice, il sesto di cornalina, il settimo di crisòlito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista.

[21] E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.

[22] Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio.

[23] La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello.

[24] Le nazioni cammineranno alla sua luce
e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza.

[25] Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno,
poiché non vi sarà più notte.

[26] E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni.

[27] Non entrerà in essa nulla d’impuro,
né chi commette abominio o falsità,
ma solo quelli che sono scritti
nel libro della vita dell’Agnello.

 

22

[1] Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello.

[2] In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni.

[3] E non vi sarà più maledizione.
Il trono di Dio e dell’Agnello
sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno;

[4] vedranno la sua faccia
e porteranno il suo nome sulla fronte.

[5] Non vi sarà più notte
e non avranno più bisogno di luce di lampada,
né di luce di sole,
perché il Signore Dio li illuminerà
e regneranno nei secoli dei secoli.

[6] Poi mi disse: “Queste parole sono certe e veraci. Il Signore, il Dio che ispira i profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servi ciò che deve accadere tra breve.

[7] Ecco, io verrò presto. Beato chi custodisce le parole profetiche di questo libro”.

[8] Sono io, Giovanni, che ho visto e udito queste cose. Udite e vedute che le ebbi, mi prostrai in adorazione ai piedi dell’angelo che me le aveva mostrate.

[9] Ma egli mi disse: “Guardati dal farlo! Io sono un servo di Dio come te e i tuoi fratelli, i profeti, e come coloro che custodiscono le parole di questo libro. È Dio che devi adorare”.

[10] Poi aggiunse: “Non mettere sotto sigillo le parole profetiche di questo libro, perché il tempo è vicino.

[11] Il perverso continui pure a essere perverso, l’impuro continui ad essere impuro e il giusto continui a praticare la giustizia e il santo si santifichi ancora.

[12] Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere.
[13] Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine.

[14] Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città.

[15] Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolàtri e chiunque ama e pratica la menzogna!

[16] Io, Gesù, ho mandato il mio angelo, per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese. Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino”.

[17] Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!”. E chi ascolta ripeta: “Vieni!”. Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l’acqua della vita.

[18] Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro;

[19] e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro.

[20] Colui che attesta queste cose dice: “Sì, verrò presto!”. Amen. Vieni, Signore Gesù.

[21] La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!

Spiegazione Corso biblico sull’Apocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

Lettura dell’intero cap. 21 e dei vv. 1-5 del cap. 22.

Siamo di fronte a tre quadri, distinti fra loro, la cui descrizione va letta in modo consecutivo:
I quadro 21, 1-8
II quadro 21, 9-27
III quadro 22, 1-5

Il primo quadro ci presenta la nuova Gerusalemme, tutta oro e pietre preziose, ben diversa dalla città di Babilonia, la prostituta, rivestita di ornamenti ma madre di tutte le prostituzioni.
“Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra di loro
ed essi saranno il suo popolo…”
Questo versetto 3 ci richiama il prologo di Giovanni:
“E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi…”(v. 14)
Ricordiamo ancora una volta che la traduzione esatta dei verbi “abitare” e “dimorare” è “porre la tenda”. Di conseguenza, diremo:
“Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli porrà la tenda tra di loro…” (Apoc. 21,3)
e “…e pose la sua tenda in mezzo a noi…” (Gv 1,14)

La tenda racchiude in sé almeno due immagini: quella del cammino (è un Dio che cammina con il suo popolo) e quella del pastore nomade (Dio pasce il suo gregge camminando con le sue pecore).
Ecco la tenda di Dio in mezzo a noi!
Notiamo che fin dall’inizio il primo quadro sviluppa il tema della novità: la Gerusalemme nuova è inserita in un contesto nuovo. “Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra…” (21,1).
Soffermiamoci un attimo sul v. 5: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose…” in cui “faccio” è la traduzione di un termine tecnico della creazione (il verbo greco poieo) che significa, appunto, “creo”. Il Signore sta facendo una nuova creazione, che non è futura perché il verbo viene espresso al tempo presente.
Quindi, la nuova creazione è già in atto; Dio non attenderà la fine dei tempi per donarci la gioia, per toglierci il lutto, la morte, il lamento e l’affanno. Il Signore già oggi crea cose nuove, che porterà evidentemente a compimento nella loro pienezza alla fine dei tempi, quando lo incontreremo.
Credo sia fondamentale riflettere su questi concetti perché siamo di fronte a una situazione non solo di consolazione, ma d’impegno. Adesso Io, Dio, e tu, uomo, facciamo qualche cosa di nuovo.
La prospettiva cambia diametralmente: i semi del regno (il granello di senape, ad es.) sono già piantati e stanno crescendo.
E’ bello sentirsi parte di questa novità perché con il battesimo noi siamo entrati nella nuova creazione, primizia della comunione piena con Dio alla fine dei tempi. Il nostro Signore è il Dio dell’Alleanza che non rinnega mai il suo popolo e il patto che ha stabilito con lui.

Lettura di Isaia 25, v. 6 e seguenti.
In Apocalisse 21, come in questo brano profetico, si possono distinguere due momenti: il primo con una visione di speranza, di apertura (“A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita” – v. 6) e un secondo momento di condanna (“Ma per i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gli immorali e i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo.” v. 8).
Appare chiaro il richiamo profetico alla possibilità di entrare nella categoria dei codardi, di quanti – cioè – non hanno avuto il coraggio di testimoniare.

In proposito sappiamo che successivamente agli anni 90 d.C. sorse nella Chiesa il grande problema dei “lapsi”, cioè di coloro che nella persecuzione non erano stati coerenti, avevano abiurato e sacrificato agli idoli e che poi, con il ritorno alla normalità, avevano chiesto di essere riammessi nella comunità ecclesiale. Coloro che erano stati perseguitati si opposero, però, a questa riammissione pretendendo che fosse subordinata ad un nuovo battesimo, perché ritenevano che rinnegando Cristo i “lapsi” avessero addirittura cancellato il loro battesimo.
Sulla questione avvenne un grande dibattito nella Chiesa, con il rischio di scismi, fino a quando non prevalse l’opinione di Cornelio, vescovo di Roma, e di Cipriano, vescovo di Cartagine, secondo la quale il battesimo non poteva in ogni caso essere cancellato, nemmeno dal peccato più grave. Quindi i “lapsi” sarebbero dovuti essere riammessi nella comunità ecclesiale, magari attraverso un percorso penitenziale, ma senza essere ribattezzati.

Concludiamo le considerazioni sul primo quadro dicendo che Cristo oggi si incontra nella Chiesa, nuova Gerusalemme e centro della nuova creazione. Di conseguenza dobbiamo adoperarci per migliorare la nostra comunità ecclesiale in modo che “…i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolatri…” (21,8) e i mentitori diminuiscano e aumentino, invece, gli iscritti nel libro della vita.
La Chiesa è fondamentale per poter vivere fino in fondo l’esperienza di Cristo.

Il secondo quadro ci raffigura la nuova Gerusalemme, la città santa, ben differente da Babilonia, ricca di esteriorità e destinata a perire. Gerusalemme, ricca ma per essenza, dotata di ricchezze interiori, non rappresenta una città vera e propria, ma la comunità ideale in generale. Nel v. 16 è descritta a forma di cubo con ogni faccia, ogni fronte, uguale all’altra.
La città santa non è travestita (come Babilonia) in quanto racchiude in sé il Signore,tanto da non aver bisogno del tempio perché il contatto con Dio è immediato.
Ripenso a tante descrizioni dei Padri che paragonano la Chiesa, per esempio, a una corona regale d’oro, adornata di pietre preziose, oppure a un giardino con molteplici varietà di pianti e di fiori. Le pietre preziose, i fiori e le piante simboleggiano le varie membra della Chiesa, che è una comunità con in sé una preziosità che le deriva da Dio. In questa luce, allora, riscopriamo la vocazione di ciascuno di noi secondo la propria differente condizione (laico, sposo, sacerdote…). Noi siamo come pietre preziose incastonate nell’edificio di Dio, nella Gerusalemme santa.
Si potrebbe vedere un parallelo di quest’immagine in Ezechiele 48.
La nuova Gerusalemme finalmente si rivela come la sposa dell’Agnello.
Siamo di fronte a una nuova creazione. Non ci saranno più le maledizioni post-edeniche (Genesi 3) perché ormai cancellate dal sangue dell’Agnello. Consideriamo anche che le nostre sofferenze, i nostri sacrifici sono salvifici perché ricolmati di significato dal sangue dell’Agnello. La passione e la morte di Cristo ci insegnano pur qualcosa.
Questo significa far parte della nuova città santa nella quale confluiscono tutte le genti
(“Le sue porte non si chiuderanno mai…” (v. 25)
e nella quale “Non entrerà…nulla d’impuro,
né chi commette abominio o falsità
ma solo quelli che sono scritti
nel libro della vita dell’Agnello” (v. 27))

Leggere:
Michea 4, 1-5 “Il regno futuro del Signore a Sion”;
Gioele 4, 20-21 “Era paradisiaca della restaurazione di Israele”;
Isaia 2, 2-5 “La pace perpetua”.

La nuova città fondata sugli apostoli (v. 14) è perfettamente simmetrica; è una costruzione spirituale.
Potremmo tenere come sottofondo a questo brano dell’Apocalisse il cap. 4 del Vangelo di Giovanni (“Gesù dai Samaritani”): “…i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità…” (v. 23).
Non ci sarà più bisogno del tempio di Gerusalemme né di quello del monte Garizim: basterà mettersi nell’ottica di Dio adorandolo “in spirito e verità”. (v. 24).

Il terzo quadro: la nuova Gerusalemme, giardino di vita. Siamo anche qui nel clima dell’Eden.
L’ultimo episodio della Bibbia (Apocalisse 22, 1-5) richiama l’inizio della stessa Bibbia (Genesi) con la creazione e la caduta dell’uomo. Ora si parla della nuova creazione (e non più della caduta) e della gioia di essere perennemente con il Signore. Ecco la grande speranza che infonde la Bibbia!
In Genesi si parla dell’albero della vita che viene sottratto subito all’uomo, mentre in Apocalisse 22 troviamo “…un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni” (v. 2). Qui la vita viene distribuita in pienezza.
Nuovamente rieccheggia il cap. 4 di Giovanni nel quale si parla del pozzo di Giacobbe e dell’acqua viva (che va letta simbolicamente). Siamo davvero alla comunione piena con Dio e alla luce piena, al giorno senza fine (Ap.22,5): “Non vi sarà più notte…”.
Dobbiamo allora cominciare a gustare tutto questo ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, nella quale incontriamo il Signore. Dopo la comunione noi siamo come delle arche sante che portano Gesù per il mondo, siamo come dei “Cristofori”.
Sono convinto che sia molto bella la visione terminale dell’Apocalisse in parallelo con l’episodio iniziale della Bibbia.

Stiamo vivendo una primavera della Chiesa: oggi lo Spirito soffia e ci provoca con le sfide del nostro tempo. L’incontro con le altre religioni, ad esempio, è impegnativo ma ci deve entusiasmare.

Concludiamo dicendo che il nostro capitolo è aperto alla speranza, ma contiene anche un invito alla conversione. Speranza e conversione vanno di pari passo e guai se non fosse così: la speranza diventerebbe fatalismo e la pigrizia prenderebbe il sopravvento (e con essa il nostro egoismo).

Un’ultima considerazione sui mentitori (21,8 e 27) che non sono soltanto coloro che dicono il falso, ma anche quelli che vivono nella falsità continua, che adorano i falsi dei, che vivono una vita di menzogna inseguendo ciò che è falso.

vv. 6-21 – lettura
Come è bella la conclusione della Bibbia: “Vieni, Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!” (vv. 20-21). Contiene un augurio, esprime una grande gioia.

In questi ultimi versetti ricomincia un dialogo che vede come protagonisti – quasi come all’inizio – Giovanni, Gesù e l’assemblea. Potremmo dire che è finita l’esposizione profetica e che adesso interviene l’assemblea con la parola conclusiva:”Amen!”(=così è).

Nell’ultimo capitolo vengono ripresi diversi elementi iniziali del libro: la presentazione di Giovanni come profeta, l’angelo che entra in comunicazione con lui, il Signore Gesù che parla in prima persona.
E l’assemblea, alla fine, è diventata “Lo Spirito e la sposa” (v. 17); cioè l’assemblea, istruita da quanto scritto nell’Apocalisse, è arrivata a sentire esattamente le stesse cose dello Spirito. E’ quanto ci viene consigliato a livello personale:”Chiedete e vi sarà dato…”. Io credo che, secondo la spiegazione fornita dagli esperti di vita spirituale, per chiedere e per ottenere ciò che vogliamo, noi dovremmo essere sintonici con Dio; dovremmo conoscere noi stessi e Lui tanto profondamente da richiedere solo quanto rappresenta il nostro bene. Quando questo accade lo Spirito e la sposa dicono:”Vieni!” (v. 17).
La nostra anima potrebbe essere paragonata alla sposa di Cristo che chiede soltanto quanto il Signore vuole già concederle. E questo vale per noi, ma anche per il mondo intero.

E’ importante la preghiera che ci pone non solo in comunicazione, ma anche in comunione profonda con Dio. Questa sintonia, questa comunione si ha nella Messa, grande maestra di preghiera. Come disse il Papa ai giovani nell’incontro di Como: nella Messa si raggiunge in un tempo tanto limitato una perfezione assoluta di preghiera, in quanto in essa ne sono presenti tutti i tipi (la richiesta di perdono, la lode, la domanda di aiuto, il ringraziamento) riuniti in una situazione sacramentale, cioè di intima unione tra Dio e l’uomo.
Ricordiamo che lo Spirito e la sposa insieme invocano:”Vieni!”. Cristo sostiene la sua sposa: (v. 16): “Io, Gesù, ho mandato il mio angelo…”.

La Chiesa è in cammino; ma non può mai togliere gli occhi da Cristo e dai suoi inviati. La storia della Chiesa appare come un insieme di tratti agevoli, difficili e pericolosi proprio come quelli di un strada sterrata. Ma quella è la strada tracciata: la strada della nostra vita.

v. 14
“Beati coloro che lavano le loro vesti…”. Cristo è colui che alla Chiesa dona forza e vita.

v. 15
Sappiamo che gli ebrei definivano “cani” i prostituti sacri, perché ritenuti – come i maiali – fra gli animali impuri per eccellenza. Per questo motivo sono elencati insieme ai “…fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna!”.

Nei vv. 14 e 15 è presente anche il mistero dell’esclusione: sono menzionati i beati ma anche gli esclusi. Però non si può sostenere che il Signore non ci abbia avvertiti: l’essere compresi fra i beati dipende dalle nostre opere.

Riandiamo ora a un brano del Vangelo di Marco che riassume tutta l’Apocalisse e precisamente al cap. 1,15: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo.”. Queste sono le primissime parole di Gesù nel Vangelo e l’annuncio ne sintetizza tutta l’opera.
Il tempo è compiuto. Ecco la dinamica del “già” e “non ancora”; ecco la buona notizia che però si accompagna sempre all’appello alla conversione.

Conclusione e considerazioni finali

Ho raccolto in cinque tematiche le considerazioni conclusive sull’Apocalisse.
I – La concezione di Dio
Nel nostro libro ci troviamo di fronte, prima di tutto, a un Dio trinitario: il Padre, l’Agnello immolato che siede sul trono, lo Spirito che parla alle Chiese. Un Dio “che era, che è e che viene”, ma che a un certo punto diventa “Colui che era e che è”. Si tratta di un Dio che compie la sua missione nella storia e che affianca a sé i suoi santi per combattere contro il male. Il Signore non è uno spettatore ma un attore che dà il suo contributo e conduce la storia. Non per nulla una delle definizioni più belle dell’Apocalisse (da noi applicata anche a Gesù) recita: “Io sono l’Alfa e l’Omega” (v. 13), ossia il primo e l’ultimo, il principio e la fine: il Vivente.

Quando preparo le letture liturgiche per i funerali scelgo volentieri quella abbinata all’espressione del salmo che dice: “In te spero, o Signore, Dio dei viventi”, perché il Vivente non può essere il Dio dei morti, ma di coloro che continuano a vivere per l’eternità.
Questa è una bellissima concezione di Dio che poi scopriamo come il “Fedele” e il “Verace” (19,11). Non può che essere così il Signore della storia, che è l’unico da adorare.

II – La Chiesa che cammina nella storia è un’altra grande protagonista dell’Apocalisse. Come ogni comunità paga alla storia il prezzo di essere umana. E’ inevitabile.
Dobbiamo abituarci ai tempi lunghi della Chiesa, che è comunque fedele al suo Signore da duemila anni, sia pure con tutti gli errori tipici degli uomini, e custode del patrimonio della fede. E questo è importante.

Il sangue dei martiri ha irrorato la Chiesa e l’ha aiutata a crescere. Quindi, anche oggi il sangue dei martiri appare indispensabile; occorre qualcuno che si sacrifichi per l’ideale.

La Chiesa è la sposa sempre bisognosa di purificazione (ma comunque scelta dal Signore) che diventa l’autentica via di salvezza. In ogni caso è sposa fedele, nonostante le infedeltà dei singoli.
E’ l’unica istituzione che conta duemila anni di storia nel segno della continuità e di conseguenza può permettersi di scusarsi per il male causato agli altri. Non avviene così, ad esempio, per i crimini del comunismo e dello stalinismo in quanto manca la continuità rispetto ai passati regimi.

III – Il potere temporale che nell’Apocalisse gode di cattiva fama.
Il potere romano – in questo caso – e il potere temporale in generale non sono malvisti soltanto in quanto persecutori, ma anche in quanto idolatri. Portano infatti gli uomini alla menzogna e li coinvolgono nell’inganno. Credo, allora, che si debba smascherare l’inganno insito in ogni potere materialista, che diventa adoratore di se stesso e della propria potenza e che fa della menzogna il suo fondamentale stato di vita.
Notiamo, per inciso, che anche la Chiesa durante la sua storia ha subito le tentazioni del potere sia nelle sue gerarchie che nei suoi membri comuni.

IV – Il giudizio, tema che fa da sottofondo ai molti passi del nostro libro.
Poiché Dio guida una comunità che vive nella storia, ecco che arriva il momento supremo del giudizio. Ma stiamo attenti a non prendere in considerazione soltanto il giudizio finale. Il giudizio è anche sul bene e sul male di oggi.
Usiamo allora un termine più sfumato, che possiamo applicare a noi stessi: il discernimento, che significa capire ciò che è bene e ciò che è male per avere una condanna intransigente per il male, ma un occhio di misericordia per il peccatore.
Ed io apprezzo, anche in questo caso, l’opera spesso impopolare che la Chiesa conduce oggi in difesa di alcuni principi fondamentali. La comunità cristiana deve aggiornarsi sul modo migliore di comunicare per poter proclamare al mondo la verità.

V – La comunione profonda che esiste nell’Apocalisse tra l’Agnello e il cristiano.
L’Agnello versa il sangue nel quale il cristiano deve lavare la propria veste diventando un’unica cosa con Lui. L’Agnello coinvolge i santi nella preghiera e nel combattimento contro il dragone; è seduto sul trono e giudica insieme ai santi che lo circondano. Ed il cristiano è chiamato ad essere in piena comunione con l’Agnello, il quale a sua volta coinvolge con tutte le sue forze il cristiano in questa unione perfetta.
Possiamo ricordare in proposito un brano del Vangelo di Giovanni (21,15 e segg.) in cui Pietro, così debole, è perseguitato dalla grazia al punto che Gesù stesso gli affida le sue “pecorelle”. Questo ci dà un’idea della comunione profonda con Cristo che ognuno di noi deve cercare corrispondendo alla grazia.

Termina così il nostro cammino annuale con l’augurio che gli incontri siano serviti anche per destare la curiosità e il desiderio di approfondire il contenuto della Bibbia.

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