Genesi, Commento Teologico Volume Unico ( l’autore è Mons. Costantino di Bruno), SECONDO VOLUME Dalla vocazione di Abramo alla morte di Sara (cc. 1-26).

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Abramo e Sara

In questo Secondo Volume Dio si rivela il Signore, il Creatore, la Vita, la Benedizione, la Speranza, il Presente, il Futuro, la Salvezza, la Custodia, la Protezione, la Difesa di Abramo.
Dio è tutto questo per Abramo, ad una sola condizione: che lui obbedisca sempre alla voce del suo Signore.
Qual è la novità che emerge nella relazione di Dio con Abramo?
Essa è questa: non c’è una parola iniziale di Dio, un comando dato una volta per tutte, al quale Abramo deve obbedire perché Dio sia il perenne Creatore della sua vita, il perenne Liberatore dalla sua morte.
Abramo deve oggi giorno camminare alla presenza del suo Dio. Ogni giorno deve obbedire alla nuova parola che Dio gli rivolge.
Abramo è costantemente dalla Parola del suo Dio e Signore.
La vita di Abramo è dall’ascolto della Parola del suo Dio.
Dio parla ed Abramo ascolta. Dio dice e Abramo esegue. Dio comanda e Abramo obbedisce. Dio ordina ed Abramo realizza.
Il presente e il futuro di Abramo non sono da Abramo, sono perennemente da Dio. Sono in Dio.
Ma c’è un’altra verità che viene rivelata ed è questa: in Abramo non c’è solo la vita di Abramo, Dio ha posto la vita dell’intera umanità.


La vita è dalla benedizione di Dio. La benedizione di Dio per l’intera umanità è nella discendenza di Abramo.
È nella discendenza di Abramo che si diranno benedette tutte le tribù della terra. Chi vuole essere benedetto da Dio lo potrà, purché divenga discendenza di Abramo. Discendenza si può divenire attraverso due modi: la prima modalità è secondo la carne; la seconda modalità è per la fede.
Quando la discendenza di Abramo sarà venuta, tutti dovranno divenire sua discendenza mediante la fede in Lui.
Una terza verità è questa: Abramo nella terra che abita è un forestiero, un pellegrino, un ospite. Dio gli promette che la terra un giorno l’avrebbe donata alla sua discendenza. Glielo promette con una alleanza unilaterale, con un impegno solenne.
Ma Abramo è ormai avanzato negli anni. Quale discendenza potrà mai avere, se anche Sara è ormai avanzata negli anni e per di più anche sterile?
È questa l’Onnipotenza di Dio: l’essere Lui il Creatore perenne della storia degli uomini, dei suoi amici, di coloro che confidano in Lui e obbediscono alla sua voce.
Abramo deve solamente credere. Per il suo Dio, il Creatore e l’Onnipotente, non è c’è sterilità, perché Lui è la sorgente di ogni vita.
La fecondità è dalla sua benedizione. La vita è dalla sua parola. Se vogliamo, anche Adamo era sterile, eppure il Signore dalla sterilità assoluta di Adamo ha tratto la donna, l’ha tratta da una sua costola.
Ora se Dio è capace di trarre dal nulla tutte le cose, se è capace di trarre da Adamo la donna, senza alcuna donna, può anche trarre da una donna e da un uomo una discendenza, anche se la donna è sterile ed già vecchia.
Abramo dovrà iniziare a credere in pienezza di verità nel suo Dio ed è pienezza di verità credere che tutto è possibile a Dio, sempre, in ogni circostanza.
Giovanni il Battista dirà ai figli di Abramo che Dio è capace di trarre figli anche dalle pietre, nel caso gli servissero. Lo ha potuto dal nulla. Lo può anche dalle pietre. Può. Ma non è questa la via.
Nasce ad Abramo la discendenza. Non è però finito il cammino di Abramo nella fede con il suo Dio.
Quando Isacco è cresciuto di età il Signore gli ordina di sacrificarlo a Lui su un monte che Lui stesso gli avrebbe indicato.
Isacco è la discendenza di Abramo. In Isacco e nella sua discendenza Dio avrebbe benedetto tutta la terra.
Può Dio venire meno ad una sua parola? Mai. Se non può venire meno, può chiedere qualcosa che storicamente, all’atto, è contrario alla parola precedentemente proferita? Sempre Dio può chiedere tutto.
Perché Dio può chiedere tutto? Perché nell’apparente contraddizione delle sue parole, Dio è capace di attuare la prima nonostante sembri che la seconda sia in contrasto ed opposta alla prima.
Chiedendo Dio di sacrificargli il figlio sul monte, Abramo è posto dinanzi all’atto di fede più grande dell’intera sua vita.
Deve credere in Dio non seguendo la logica delle parole e delle promesse, bensì lo deve fare attraverso l’illogicità delle parole e delle promesse, nonostante il loro contrasto ed opposizione.
Abramo dovrà imparare a credere nella prima parola di Dio obbedendo però alla seconda che in apparenza distrugge la verità della prima.
Dio compirà la prima parola compiendo però Abramo la seconda. Ma la seconda annulla però la prima, la distrugge nella sua verità.
La distrugge secondo la mente dell’uomo, non però secondo la mente di Dio.
Dio è infinitamente oltre ogni mente creata. Ogni nostra intelligenza e logica è spazzatura dinanzi ai suoi occhi.
Abramo obbedisce, sale sul monte per sacrificare Isacco con la fede nel cuore e nella mente che il suo futuro di benedizione è assicurato presso Dio nello stesso Isacco. Il come però lui non lo sa. Le vie storiche le ignora.
La Lettera agli Ebrei, che ci offre anche una rivelazione, manifestazione, interpretazione ispirata della vita di Abramo, così ci parla della sua fede in generale e della sua fede per questo momento storico particolare.
1La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. 2Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
3Per fede, noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sicché dall’invisibile ha preso origine il mondo visibile.
8Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
9Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa.

10Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.

11Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso.

12Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.

13Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra.

14Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria.

15Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi;

16ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio. Ha preparato infatti per loro una città.

17Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio,

18del quale era stato detto: Mediante Isacco avrai una tua discendenza.

19Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo. (Eb 11,1-3. 11-18) .
Il Figlio è offerto e ridato. Assieme al figlio Dio dona ad Abramo la promessa: nella sua discendenza saranno benedette tutte le tribù della terra.
Il mondo intero ritornerà nella vita attraverso la discendenza di Abramo che è ora Isacco.

MOVIMENTO APOSTOLICO
CATECHESI CATANZARO 2010

Continua…..

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