Archive for luglio 2019

Vangelo (Mt 13,47-53) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 1 Agosto 2019) con commento comunitario

31 luglio 2019

SANT’ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI, VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,47-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

Questo è il Vangelo dell’1 Agosto, quello del 31 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 13,44-46) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 31 Luglio 2019) con commento comunitario

30 luglio 2019

S. IGNAZIO DI LOYOLA, SACERDOTE – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,44-46)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

Questo è il Vangelo del 31 Luglio, quello del 30 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 13,36-43) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 30 Luglio 2019) con commento comunitario

29 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,36-43)

In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».

Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Questo è il Vangelo del 30 Luglio, quello del 29 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Preghiera a Santa Marta di Betania

29 luglio 2019
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“Ammirabile Vergine,
con piena fiducia ricorro a te.
Mi confido a te sperando che mi esaudirai nelle mie
necessità e che mi aiuterai nella mia prova umana.
Ringraziandoti in anticipo ti prometto di divulgare
questa preghiera.
Consolami, ti supplico in tutti i miei bisogni e
difficoltà.
Ricordandomi del profondo gaudio che riempì il
Tuo Cuore all’incontro col Salvatore del mondo
nella tua casa a Betania.
Ti invoco: assistimi come pure i miei cari, affinché
io rimanga in unione con Dio e che io meriti di
Essere esaudito nelle mie necessità, in particolare
nel bisogno che pesa su di me….(dire la grazia che si desidera)
Con piena fiducia ti prego, Tu, mia auditrice: vinci
le difficoltà che mi opprimono come pure hai vinto
il perfido drago che è rimasto vinto sotto il tuo
piede. Amen”

Padre Nostro; Ave Maria; Gloria al padre
S. Marta prega per noi

Angelus , del 28 Luglio 2019 a Piazza San Pietro

29 luglio 2019

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nell’odierna pagina di Vangelo (cfr Lc 11,1-13), san Luca narra le circostanze nelle quali Gesù insegna il “Padre nostro”. Essi, i discepoli, sanno già pregare, recitando le formule della tradizione ebraica, ma desiderano poter vivere anche loro la stessa “qualità” della preghiera di Gesù. Perché loro possono constatare che la preghiera è una dimensione essenziale nella vita del loro Maestro, infatti ogni sua azione importante è caratterizzata da prolungate soste di preghiera. Inoltre, restano affascinati perché vedono che Egli non prega come gli altri maestri del tempo, ma la sua preghiera è un legame intimo con il Padre, tanto che desiderano essere partecipi di questi momenti di unione con Dio, per assaporarne completamente la dolcezza.

Così, un giorno, aspettano che Gesù concluda la preghiera, in un luogo appartato, e poi chiedono: «Signore, insegnaci a pregare» (v.1). Rispondendo alla domanda esplicita dei discepoli, Gesù non dà una definizione astratta della preghiera, né insegna una tecnica efficace per pregare ed “ottenere” qualcosa. Egli invece invita i suoi a fare esperienza di preghiera, mettendoli direttamente in comunicazione col Padre, suscitando in essi una nostalgia per una relazione personale con Dio, con il Padre. Sta qui la novità della preghiera cristiana! Essa è dialogo tra persone che si amano, un dialogo basato sulla fiducia, sostenuto dall’ascolto e aperto all’impegno solidale. E’ un dialogo del Figlio col Padre, un dialogo tra figli e Padre. Questa è la preghiera cristiana.

Pertanto consegna loro la preghiera del “Padre nostro”, forse il dono più prezioso lasciatoci dal divino Maestro nella sua missione terrena. Dopo averci svelato il suo mistero di Figlio e di fratello, con quella preghiera Gesù ci fa penetrare nella paternità di Dio; voglio sottolineare questo: quando Gesù ci insegna il Padre Nostro ci fa entrare nella paternità di Dio e ci indica il modo per entrare in dialogo orante e diretto con Lui, attraverso la via della confidenza filiale. E un dialogo tra il papà e suo figlio, del figlio con il papà. Ciò che chiediamo nel “Padre nostro” è già tutto realizzato a noi nel Figlio Unigenito: la santificazione del Nome, l’avvento del Regno, il dono del pane, del perdono e della liberazione dal male. Mentre chiediamo, noi apriamo la mano per ricevere. Ricevere i doni che il Padre ci ha fatto vedere nel Figlio. La preghiera che ci ha insegnato il Signore è la sintesi di ogni preghiera, e noi la rivolgiamo al Padre sempre in comunione con i fratelli. A volte succede che nella preghiera ci sono delle distrazioni ma tante volte sentiamo come la voglia di fermarci sulla prima parola: “Padre” e sentire quella paternità nel cuore.

Poi Gesù racconta la parabola dell’amico importuno e dice Gesù: “bisogna insistere nella preghiera”. A me viene in mente quello che fanno i bambini verso i tre anni, tre anni e mezzo: incominciano a domandare cose che non capiscono. Nella mia terra si chiama “l’età dei perché”, credo che anche qui sia lo stesso. I bambini incominciano a guardare il papà e dicono: “Papà, perché?, Papà, perché?”. Chiedono spiegazioni. Stiamo attenti: quando il papà incomincia a spiegare il perché, loro arrivano con un’altra domanda senza ascoltare tutta la spiegazione. Cosa succede? Succede che i bambini si sentono insicuri su tante cose che incominciano a capire a metà. Vogliono soltanto attirare su di loro lo sguardo del papà e per questo: “Perché, perché, perché?”. Noi, nel Padre Nostro, se ci fermiamo sulla prima parola, faremo lo stesso di quando eravamo bambini, attirare su di noi lo sguardo del padre. Dire: “Padre, Padre”, e anche dire: “Perché?” e Lui ci guarderà.

Chiediamo a Maria, donna orante, di aiutarci a pregare il Padre Nostro uniti a Gesù per vivere il Vangelo, guidati dallo Spirito Santo.

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

ho appreso con dolore la notizia del drammatico naufragio, avvenuto nei giorni scorsi nelle acque del Mediterraneo, in cui hanno perso la vita decine di migranti, tra cui donne e bambini. Rinnovo un accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con prontezza e decisione, per evitare il ripetersi di simili tragedie e garantire la sicurezza e la dignità di tutti. Vi invito a pregare insieme a me per le vittime e per le loro famiglie. E anche domandare col cuore: “Padre, perché?” [segue minuto di silenzio]

Saluto tutti voi, romani e pellegrini dall’Italia e da varie parti del mondo: le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni.

In particolare, saluto le Suore di Santa Elisabetta provenienti da diversi Paesi, il gruppo AVART Organización Internacional de Arte y Cultura Mexicana di Puebla (Messico) e i giovani della Parrocchia Santa Rita da Cascia di Torino. Vedo una bandiera uruguaiana ma non vedo il mate! Benvenuti! Saluto anche i tanti polacchi che vedo qui con le bandiere e pure il gruppo degli spagnoli.

A tutti auguro una buona domenica e, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

Genesi, Capitolo 31

29 luglio 2019

[1] Ma Giacobbe venne a sapere che i figli di Làbano dicevano: “Giacobbe si è preso quanto era di nostro padre e con quanto era di nostro padre si è fatta tutta questa fortuna”.

[2] Giacobbe osservò anche la faccia di Làbano e si accorse che non era più verso di lui come prima.

[3] Il Signore disse a Giacobbe: “Torna al paese dei tuoi padri, nella tua patria e io sarò con te”.

[4] Allora Giacobbe mandò a chiamare Rachele e Lia, in campagna presso il suo gregge

[5] e disse loro: “Io mi accorgo dal volto di vostro padre che egli verso di me non è più come prima; eppure il Dio di mio padre è stato con me.

[6] Voi stesse sapete che io ho servito vostro padre con tutte le forze,

[7] mentre vostro padre si è beffato di me e ha cambiato dieci volte il mio salario; ma Dio non gli ha permesso di farmi del male.

[8] Se egli diceva: Le bestie punteggiate saranno il tuo salario, tutto il gregge figliava bestie punteggiate; se diceva: Le bestie striate saranno il tuo salario, allora tutto il gregge figliava bestie striate.

[9] Così Dio ha sottratto il bestiame a vostro padre e l’ha dato a me.

[10] Una volta, quando il piccolo bestiame va in calore, io in sogno alzai gli occhi e vidi che i capri in procinto di montare le bestie erano striati, punteggiati e chiazzati.

[11] L’angelo di Dio mi disse in sogno: Giacobbe! Risposi: Eccomi.

[12] Riprese: Alza gli occhi e guarda: tutti i capri che montano le bestie sono striati, punteggiati e chiazzati, perché ho visto quanto Làbano ti fa.

[13] Io sono il Dio di Betel, dove tu hai unto una stele e dove mi hai fatto un voto. Ora alzati, parti da questo paese e torna nella tua patria!”.

[14] Rachele e Lia gli risposero: “Abbiamo forse ancora una parte o una eredità nella casa di nostro padre?

[15] Non siamo forse tenute in conto di straniere da parte sua, dal momento che ci ha vendute e si è anche mangiato il nostro danaro?

[16] Tutta la ricchezza che Dio ha sottratto a nostro padre è nostra e dei nostri figli. Ora fà pure quanto Dio ti ha detto”.

[17] Allora Giacobbe si alzò, caricò i figli e le mogli sui cammelli

[18] e condusse via tutto il bestiame e tutti gli averi che si era acquistati, il bestiame che si era acquistato in Paddan-Aram, per ritornare da Isacco, suo padre, nel paese di Cànaan.

[19] Làbano era andato a tosare il gregge e Rachele rubò gli idoli che appartenevano al padre.

[20] Giacobbe eluse l’attenzione di Làbano l’Arameo, non avvertendolo che stava per fuggire;

[21] così potè andarsene con tutti i suoi averi. Si alzò dunque, passò il fiume e si diresse verso le montagne di Gàlaad.

[22] Al terzo giorno fu riferito a Làbano che Giacobbe era fuggito.

[23] Allora egli prese con sé i suoi parenti, lo inseguì per sette giorni di cammino e lo raggiunse sulle montagne di Gàlaad.

[24] Ma Dio venne da Làbano l’Arameo in un sogno notturno e gli disse: “Bada di non dir niente a Giacobbe, proprio nulla!”.

[25] Làbano andò dunque a raggiungere Giacobbe; ora Giacobbe aveva piantato la tenda sulle montagne e Làbano si era accampato con i parenti sulle montagne di Gàlaad.

[26] Disse allora Làbano a Giacobbe: “Che hai fatto? Hai eluso la mia attenzione e hai condotto via le mie figlie come prigioniere di guerra!

[27] Perché sei fuggito di nascosto, mi hai ingannato e non mi hai avvertito? Io ti avrei congedato con festa e con canti, a suon di timpani e di cetre!

[28] E non mi hai permesso di baciare i miei figli e le mie figlie! Certo hai agito in modo insensato.

[29] Sarebbe in mio potere di farti del male, ma il Dio di tuo padre mi ha parlato la notte scorsa: Bada di non dir niente a Giacobbe, né in bene né in male!

[30] Certo, sei partito perché soffrivi di nostalgia per la casa di tuo padre; ma perché mi hai rubato i miei dei?”.

[31] Giacobbe rispose a Làbano e disse: “Perché avevo paura e pensavo che mi avresti tolto con la forza le tue figlie.

[32] Ma quanto a colui presso il quale tu troverai i tuoi dei, non resterà in vita! Alla presenza dei nostri parenti riscontra quanto vi può essere di tuo presso di me e prendilo”. Giacobbe non sapeva che li aveva rubati Rachele.

[33] Allora Làbano entrò nella tenda di Giacobbe e poi nella tenda di Lia e nella tenda delle due schiave, ma non trovò nulla. Poi uscì dalla tenda di Lia ed entrò nella tenda di Rachele.

[34] Rachele aveva preso gli idoli e li aveva messi nella sella del cammello, poi vi si era seduta sopra, così Làbano frugò in tutta la tenda, ma non li trovò.

[35] Essa parlò al padre: “Non si offenda il mio signore se io non posso alzarmi davanti a te, perché ho quello che avviene di regola alle donne”. Làbano cercò dunque il tutta la tenda e non trovò gli idoli.

[36] Giacobbe allora si adirò e apostrofò Làbano, al quale disse: “Qual è il mio delitto, qual è il mio peccato, perché ti sia messo a inseguirmi?

[37] Ora che hai frugato tra tutti i miei oggetti, che hai trovato di tutte le robe di casa tua? Mettilo qui davanti ai miei e tuoi parenti e siano essi giudici tra noi due.

[38] Vent’anni ho passato con te: le tue pecore e le tue capre non hanno abortito e i montoni del tuo gregge non ho mai mangiato.

[39] Nessuna bestia sbranata ti ho portato: io ne compensavo il danno e tu reclamavi da me ciò che veniva rubato di giorno e ciò che veniva rubato di notte.

[40] Di giorno mi divorava il caldo e di notte il gelo e il sonno fuggiva dai miei occhi.

[41] Vent’anni sono stato in casa tua: ho servito quattordici anni per le tue due figlie e sei anni per il tuo gregge e tu hai cambiato il mio salario dieci volte.

[42] Se non fosse stato con me il Dio di mio padre, il Dio di Abramo e il Terrore di Isacco, tu ora mi avresti licenziato a mani vuote; ma Dio ha visto la mia afflizione e la fatica delle mie mani e la scorsa notte egli ha fatto da arbitro”.

[43] Làbano allora rispose e disse a Giacobbe: “Queste figlie sono mie figlie e questi figli sono miei figli; questo bestiame è il mio bestiame e quanto tu vedi è mio. E che potrei fare oggi a queste mie figlie o ai figli che esse hanno messi al mondo?

[44] Ebbene, vieni, concludiamo un’alleanza io e te e ci sia un testimonio tra me e te”.

[45] Giacobbe prese una pietra e la eresse come una stele.

[46] Poi disse ai suoi parenti: “Raccogliete pietre”, e quelli presero pietre e ne fecero un mucchio. Poi mangiarono là su quel mucchio.

[47] Làbano lo chiamò Iegar-Saaduta, mentre Giacobbe lo chiamò Gal-Ed.

[48] Làbano disse: “Questo mucchio sia oggi un testimonio tra me e te”; per questo lo chiamò Gal-Ed

[49] e anche Mizpa, perché disse: “Il Signore starà di vedetta tra me e te, quando noi non ci vedremo più l’un l’altro.

[50] Se tu maltratterai le mie figlie e se prenderai altre mogli oltre le mie figlie, non un uomo sarà con noi, ma bada, Dio sarà testimonio tra me e te”.

[51] Soggiunse Làbano a Giacobbe: “Ecco questo mucchio ed ecco questa stele, che io ho eretta tra me e te.

[52] Questo mucchio è testimonio e questa stele è testimonio che io giuro di non oltrepassare questo mucchio dalla tua parte e che tu giuri di non oltrepassare questo mucchio e questa stele dalla mia parte per fare il male.

[53] Il Dio di Abramo e il Dio di Nacor siano giudici tra di noi”. Giacobbe giurò per il Terrore di suo padre Isacco.

[54] Poi offrì un sacrificio sulle montagne e invitò i suoi parenti a prender cibo. Essi mangiarono e passarono la notte sulle montagne.

Spiegazione

Versi 1-21

Gli affari di queste famiglie sono così dettagliatamente riportate mentre i grandi eventi degli stati e di regni di quel periodo non vengono citati. La Bibbia insegna alla gente i compiti quotidiani della vita: come servire Dio, come apprezzare le benedizioni che egli dà e come fare del bene nelle diverse circostanze della vita. Gli egoisti si considerano derubati di tutto quello che non possono ottenere e l’egoismo vuole impedire anche gli affetti naturali. Sopravvalutare le ricchezze terrene è quell’errore che nutre la radice dell’egoismo, dell’invidia e di ogni male. Gli uomini del mondo ricercano le strade l’uno dell’altro e sembra che questo tolga ad ognuno la pace, provocando scontentezza, invidia e disaccordo. Ma ci sono possessi che sono sufficienti in tutto e felici coloro che le cercano prima di tutto. In tutte le nostre rinunce dovremmo avere rispetto del comando e della promessa di Dio. Se Egli è con noi, non abbiamo bisogno di temere. I pericoli che ci circondano sono così tanti, che niente più può realmente scoraggiate i nostri cuori. Ricordare i tempi benedetti della comunione con Dio è molto confortante quando siamo in difficoltà e dobbiamo pure ricordare spesso i nostri voti che non abbiamo adempiuto.

(more…)

MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE /PARTE TERZA MEDJUGORJE UN MESSAGGIO CHE INSEGNA COME SI AMA (Paragrafi :22, 23)

29 luglio 2019

Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

23. Amare Dio e il prossimo col Cuore di Maria – La Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria ci dona il suo Cuore per amare Dio e i fratelli come lei li ama. Maria vuole infatti aiutarci a vivere d’amore. “Cari figli, oggi vi invito all’amore. Figlioli, senza l’amore non potete vivere né con Dio né con i fratelli. Perciò vi invito tutti ad aprire i vostri cuori all’amore di Dio che è tanto grande ed è aperto per ognuno di voi. Dio, per amore dell’uomo, mi mandò in mezzo a voi per mostrarvi la via della salvezza, la via dell’amore. Se prima non amate Dio, non potrete amare il prossimo, né colui che odiate. Perciò, figlioli, pregate! E attraverso la preghiera scoprirete l’amore” (aprile 1995). L’amore è il clima naturale, normale, necessario, in cui nascono, maturano, si sviluppano e si realizzano tutte le cose buone. “Dio è amore, chi rimane nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4,16). E quindi, chi ha Dio presente nel suo cuore, da Dio riceve la spinta, l’aiuto, la forza per fare il bene. Chi invece non ama, non ha Dio presente nel suo cuore e perciò non produce nulla di spiritualmente buono. Ma bisogna ricordare che l’amore vero non consiste nel sentimento, ma nelle opere, nella condotta, nel comportamento. Infatti Gesù ha detto: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama” (Gv 15, 21). “In questo consiste l’amore, nell’osservare i suoi comandamenti” (1Gv 5, 3). Quanto più mi sforzo di osservare i comandamenti, anche nelle cose piccole, tanto più dimostro di avere un vero, concreto, sincero amor di Dio! Nel febbraio del 1985 la Madonna ha detto: “Cari figli, oggi vi invito a vivere le seguenti parole: Io amo Dio! Cari figli, con l’amore voi potete conseguire tutto, anche ciò che ritenete impossibile”. Nel maggio del 1986 aggiunge “Cari figli, oggi vi invito tutti a vivere l’amore verso Dio e verso il prossimo nella vostra vita. Senza l’amore, cari figli, voi non potete fare nulla “. Nel novembre del 1986 ci ha rivolto queste parole: “Cari figli, decidetevi per l’amore, affinché l’amore prenda il sopravvento in tutti voi: non però l’amore umano, ma l’amore divino!”. L’amore è indispensabile in ogni rapporto con gli altri. L’amore è apertura, disponibilità, dono di sé. Dove non c’è amore c’è egoismo, che è chiusura verso gli altri e ricerca di se stessi, della propria soddisfazione. L’egoismo accarezzato, assecondato, porta a mettere il proprio io al primo posto, in quel posto che spetta soltanto a Dio e tende ad escludere Dio dai propri pensieri, dalla propria vita. È chiaro quindi che senza l’amore non si può vivere in comunione con Dio e non si può neanche avere un rapporto di fraternità, di solidarietà e di condivisione con il nostro prossimo. Se non amiamo Dio non abbiamo nessun valido motivo umano per amare coloro che ci sono estranei, coloro che magari ci sono antipatici e tanto meno coloro che ci hanno fatto o continuano a farci del male. Per questi ultimi proviamo istintivamente un senso di astio, se non di odio vero e proprio. Ma se invece amiamo Dio sinceramente, sentiamo il dovere e anche il bisogno di amare tutti coloro che Dio ama, anche i nemici, appunto perché Dio li ama come ama noi. È per aiutarci in questo cammino che Dio continua a mandare Maria in mezzo a noi, perché i suoi messaggi possano far breccia nel nostro cuore.

Pratica Spirituale: Offriamo la nostra giornata, con le gioie e i dolori, per ottenere da Dio, per intercessione di Maria, il dono di riuscire ad amare.

Cari figli, vi invito a pregare, affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su tutti gli uomini”. La Madonna a Medjugorje

24. L’amore, la fiducia e l’abbandono in DioCari figli, vi invito all’abbandono totale in Dio. Pregate, figlioli, che satana non vi faccia là agitare come fa il vento con i rami. Siate forti in Dio! Desidero che il mondo, attraverso di voi, conosca il Dio della gioia. Non preoccupatevi, non abbiate paura: Dio vi aiuterà e vi mostrerà la strada. Io vi amo e desidero che vi abbandoniate anche a me, affinché io possa condurvi verso Dio” (maggio1988). La Madonna ci invita ad un amore, ad una fiducia, ad un abbandono totale a Dio, cioè a lasciarci guidare da lui in tutto, ad accettare tutti gli avvenimenti come permessi da lui per il nostro bene, anche quando ci impongono la croce; a prendere la sua Parola come norma di vita, come guida del nostro pensare e agire con una fiducia illimitata in lui, con la certezza che egli vuole soltanto il nostro bene e che, facendo la sua volontà, noi realizziamo davvero il nostro bene. Satana non può sopportare la nostra fiducia e il nostro abbandono in Dio e perciò cerca di turbarci, di gettarci nell’agitazione, come il vento che scuote i rami. Per resistergli dobbiamo essere forti. Non forti confidando unicamente nelle nostre risorse naturali, ma confidando in Dio. Se viviamo nell’abbandono in Dio non dobbiamo temere nulla: Dio stesso ci guiderà, ci mostrerà la strada, come dice Maria. La strada l’abbiamo chiaramente indicata nel Vangelo dove Gesù ci dice: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6). Già nell’antico Testamento Dio aveva promesso: “Io vi insegnerò la via buona e giusta” (libro dei Re). Per avere fiducia e per vivere nell’abbandono come un bambino si abbandona nelle braccia della mamma, la Madonna ci raccomanda l’amore: non un amore calcolato, dettato dalla simpatia, dall’interesse, ma un amore come il suo, soprannaturale, che comprende tutti, perché Dio ama tutti e vuole la salvezza di tutti. La Madonna ci ricorda poi che le apparteniamo, perché siamo stati affidati a lei nella persona di Giovanni. E la Madonna ha preso sul serio questa maternità e perciò si prende cura di noi. Capiremo questo nella misura in cui preghiamo e ci affidiamo a lei per essere guidati, presi per mano e teneramente condotti verso Dio, verso la nostra vera felicità! “Cari figli, oggi vi invito all’abbandono totale a Dio. Tutto ciò che fate, tutto ciò che possedete, datelo a Dio affinché egli possa regnare nella vostra vita” (luglio 1988). L’abbandono, l’amore, la fiducia in Dio è l’atteggiamento fondamentale di Maria ed è lo stesso che ella vuole far nascere nei nostri cuori. La Madonna non ci invita ad un abbandono passivo, ma ad un abbandono attivo. Tutto quello che abbiamo è dono di Dio. Dunque, tutto quello che facciamo con questi doni dobbiamo offrirlo a Dio attraverso le mani e il cuore di Maria, nel rispetto della sua volontà, con sentimenti di profonda gratitudine per i suoi doni e di sincero amore. È così che Dio e Maria regneranno davvero nella nostra vita.

Pratica spirituale: Con gratitudine abbandoniamoci al Signore recitando una preghiera di amore e di fiducia.

Tratto da: Mater Divinae Gratiae – “Medjugorje il messaggio Mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione” – 4/2000

Liturgia di Santa Marta (memoria) /Missale romanum Vetus Ordo

29 luglio 2019

Marta è «la sorella di Lazzaro e di Maria». La loro casa a Betania era un’oasi preferita da Gesù per ritirarvisi dalle fatiche apostoliche, e Marta si dava sempre d’attorno per far onore all’ospite desiderato. Questo suo atteggiamento dinamico spicca in tre episodi, in particolare contrasto con l’atteggiamento quieto e contemplativo di Maria. Innanzitutto un giorno in cui, tutta affaccendata si lamenta che Maria stia ad ascoltare Gesù, egli la richiama amorevolmente al primato dei valori spirituali (Lc 10,38. 42). Poi, nella malattia di Lazzaro, quando Gesù, chiamato dalle due sorelle, giunge che Lazzaro è già morto, Marta gli corre sollecita incontro e fa la sua forte professione di fede. Quel dialogo tra Gesù e Marta è uno dei più antichi temi battesimali in preparazione alla Pasqua, e la Chiesa l’ha pure usato per secoli nella liturgia funebre, per ravvivare nei fedeli la speranza cristiana. Il pianto di Maria fa singhiozzare Gesù (Gv 11,1-44).
Finalmente, la «Cena di Betania», in cui Marta serve a tavola e Maria unge i piedi a Gesù, è una prefigurazione dell’ultima Cena e di ogni nostra Messa (Mc 14,3-9; Mt 26,6-13; Gv 12,1-8). Ora che Maria di Magdala è chiaramente non identificata con Maria di Betania, si resta sorpresi che le due sorelle, unite sempre nel Vangelo, non lo siano anche nel culto, come si è fatto per altri santi fra loro congiunti. Marta è modello di donna laboriosa e patrona dei locandieri, Maria è un modello delle anime contemplative.

Felici coloro che hanno meritato 
di ricevere il Signore nella propria casa

Dai «Discorsi» di sant0Agostino, vescovo  (Disc. 103, 1-2. 6; PL 38, 613. 615)
Le parole di nostro Signore Gesù Cristo ci vogliono ricordare che esiste un unico traguardo al quale tendiamo, quando ci affatichiamo nelle svariate occupazioni di questo mondo. Vi tendiamo mentre siamo pellegrini e non ancora stabili; in cammino e non ancora nella patria; nel desiderio e non ancora nell’appagamento. Ma dobbiamo tendervi senza svogliatezza e senza intermissione, per poter giungere finalmente un giorno alla meta. Marta e Maria erano due sorelle, non solo sul piano della natura, ma anche in quello della religione; tutte e due onoravano Dio, tutte e due servivano il Signore presente nella carne in perfetta armonia di sentimenti. Marta lo accolse come si sogliono accogliere i pellegrini, e tuttavia accolse il Signore come serva, il Salvatore come inferma, il Creatore come creatura; lo accolse per nutrirlo nel suo corpo mentre lei doveva nutrirsi con lo Spirito. Il Signore infatti volle prendere la forma dello schiavo ed essere nutrito in questa forma dai servi, per degnazione non per condizione. Infatti anche questa fu una degnazione, cioè offrirsi per essere nutrito: aveva un corpo in cui sentiva fame e sete.
Così dunque il Signore fu accolto come ospite, egli che «venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1, 11-12). Ha adottato dei servi e li ha resi fratelli, ha riscattato dei prigionieri e li ha costituiti coeredi. Tuttavia nessuno di voi osi esclamare: «Felici coloro che hanno meritato di ricevere Cristo in casa propria!». Non rammaricarti, non recriminare perché sei nato in un tempo in cui non puoi vedere il Signore nella carne. Egli non ti ha privato di questo onore, perché ha assicurato: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40).
Del resto tu, Marta, sia detto con tua buona pace, tu, già benedetta per il tuo encomiabile servizio, come ricompensa domandi il riposo. Ora sei immersa in molteplici faccende, vuoi ristorare dei corpi mortali, sia pure di persone sante. Ma dimmi: Quando sarai giunta a quella patria, troverai il pellegrino da accogliere come ospite? Troverai l’affamato cui spezzare il pane? L’assetato al quale porgere da bere? L’ammalato da visitare? Il litigioso da ricondurre alla pace? Il morto da seppellire?
Lassù non vi sarà posto per tutto questo. E allora che cosa vi sarà? Ciò che ha scelto Maria: là saremo nutriti, non nutriremo. Perciò sarà completo e perfetto ciò che qui Maria ha scelto: da quella ricca mensa raccoglieva le briciole della parola del Signore. E volete proprio sapere quello che vi sarà lassù? Il Signore stesso afferma dei suoi servi: «In verità vi dico, li farà mettere a tavola e passerà a servirli» (Lc 12, 37).

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  1 Gv 4,7-16
Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito.
E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi.
Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui. 

Salmo Responsoriale  Salmo 33
Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.

Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene. 

Canto al Vangelo   Gv 8,12
Alleluia, alleluia.

Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita.
Alleluia.

Il Vangelo del 29 Luglio 2019 è nel post qui sotto

Oppure


Vangelo 
Lc 10, 38-42
Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose.
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta». 


 


Vangelo (Gv 11,19-27) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 29 Luglio 2019) con commento comunitario

28 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 11,19-27)

In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Questo è il Vangelo del 29 Luglio, quello del 28 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 11,1-13) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 28 Luglio 2019) con commento comunitario

27 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,1-13)

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».

Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.

Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Questo è il Vangelo del 28 Luglio, quello del 27 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 13,24-30) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 27 Luglio 2019) con commento comunitario

26 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,24-30)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo:

«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania.

Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”.
E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”».

Questo è il Vangelo del 27 Luglio, quello del 26 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE /PARTE SECONDA MEDJUGORJE UN MESSAGGIO CHE CI CONDUCE ALLE FONTI DELL’AMORE ( Paragrafo 22)

26 luglio 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

22. La Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria e l’amore – Direttamente la Madonna, a Medjugorje, comincia a parlarne nel 1988, ma tutto il suo messaggio: presenza, atteggiamento, contenuto, non ci mostra altro che lei è venuta e continua a venire per insegnarci che cosa è la consacrazione e come si vive. La Consacrazione al suo Cuore è il mezzo, la via per vivere l’Amore, per vivere tutti i mezzi di grazia con amore, per portare l’amore nella vita e raggiungere Dio-Amore. “Cari figli, vi invito a consacrarvi al mio Cuore Immacolato. Desidero che vi consacriate personalmente, come famiglie e come parrocchie, in modo che tutto appartenga a Dio attraverso le mie mani” (ottobre 1988). La Consacrazione non è solo una formula, una preghiera, ma è anche un cambiamento radicale. Nella Messa, con la consacrazione, pane e vino cambiano e diventano Corpo e Sangue di Gesù. Nella nostra vita, con la consacrazione tutto il nostro modo di vivere deve cambiare e da naturale deve diventare soprannaturale. Non solo ci impegniamo a vivere in grazia di Dio ma tutto quello che facciamo, vogliamo farlo per compiere la volontà di Dio, per fargli piacere, per amore suo, e tutto offriamo a lui. C’è una consacrazione personale che impegna il singolo individuo; c’è una consacrazione familiare che vuole elevare e santificare tutta la vita della famiglia, i rapporti degli sposi fra loro, ispirati a reciproco rispetto, umiltà, benevolenza, comprensione, e i rapporti tra genitori e fi-gli; c’è poi la consacrazione di una famiglia più estesa come può essere la parrocchia, che impegna tutti i membri ad aiutarsi a vicenda a vivere in Dio e per Dio. Facendo la nostra consacrazione a Maria e per mezzo di Maria, la Madonna esercita la sua missione di Mediatrice di tutte le grazie e ci aiuta a vivere in Dio e per Dio. Noi ci consacriamo al Cuore materno di Maria con il nostro amore di figli che ci porta necessariamente ad imitarla non già nei suoi privilegi che sono unici e irripetibili, ma nelle sue virtù di creatura umana che ebbe una vita umile e modesta, come la nostra, quindi perfettamente imitabile. Ci consacriamo a Maria per appartenere a Dio attraverso di lei, con l’impegno di imitarla nel suo atteggiamento di apertura a Dio, di ascolto attento della sua Parola, custodita, meditata nel cuore e vissuta. Cerchiamo di vivere la sua disponibilità e prontezza nel compiere sempre e in tutto la volontà di Dio, ripetendo con il cuore: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38). Ci consacriamo al Cuore di Maria con la generosità e il fervore nell’accogliere i suoi materni inviti ripetuti nel corso dei secoli e specialmente nelle apparizioni di questi ultimi tempi a Medjugorje. Affidiamo a Lei la nostra vita mettiamoci nelle sue mani e nel suo Cuore, lasciamoci guidare qui sulla terra perché ogni passo ci renda più vicino il Cielo. Amiamo Dio con il Suo Cuore e vivremo eternamente la gioia che lei ci promette.

Pratica Spirituale: Rinnoviamo la nostra Consacrazione a Maria o prepariamoci a farla con gioia. 

  Tratto da: Mater Divinae Gratiae – “Medjugorje il messaggio Mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione” – 4/2000

Maria a Medjugorje, messaggio del 25 Luglio 2019

26 luglio 2019

Cari figli! La mia chiamata per voi è la preghiera. La preghiera sia per voi gioia e una corona che vi lega a Dio. Figlioli, verranno le prove e voi non sarete forti ed il peccato regnerà ma se siete miei, vincerete perché il vostro rifugio sarà il Cuore di mio Figlio Gesù. Perciò figlioli, ritornate alla preghiera affinché la preghiera diventi vita per voi, di giorno e di notte. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. ”

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente , sui fatti di Medjugorje

Messaggi a Confronto 25 Luglio 2018

Cari figli! Dio mi ha chiamata per condurvi a Lui, perché Lui è la vostra forza. Perciò vi invito a pregarLo e a fidarvi di Lui, perché Lui è il vostro rifugio da ogni male che sta in agguato e porta le anime lontano dalla grazia e dalla gioia alle quali siete chiamati. Figlioli vivete il Paradiso qui sulla terra affinché stiate bene e i comandamenti di Dio siano la luce sul vostro cammino. Io sono con voi e vi amo tutti con il mio amore materno. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. ”

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Vangelo (Mt 13,18-23) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 26 Luglio 2019) con commento comunitario

25 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,18-23)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Questo è il Vangelo del 26 Luglio, quello del 25 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE /PARTE SECONDA MEDJUGORJE UN MESSAGGIO CHE CI CONDUCE ALLE FONTI DELL’AMORE ( Paragrafo: 21)

25 luglio 2019
“Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje




“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

21. L’adorazione eucaristica e l’amore – “Cari figli, oggi vi invito ad innamorarvi del SS. Sacramento dell’altare. Adoratelo, figlioli, nelle vostre parrocchie e così sarete uniti con tutto il mondo. Gesù vi diventerà amico e non parlerete di lui come di qualcuno che appena conoscete. L’unità sarà per voi gioia e diventerete testimoni dell’amore che Gesù ha per ogni creatura. Figlioli, quando adorate Gesù, voi siete vicini anche a me” (settembre 1995).

Questo invito così chiaro ed esplicito ad adorare Gesù nel SS. Sacramento segue un altro messaggio del marzo del 1984 quando la Madonna disse: “Cari figli, adorate senza interruzione il SS. Sacramento dell’altare. Io sono sempre presente quando i fedeli sono in adorazione. In quel momento si ottengono grazie particolari “. Prima dell’invito ad adorare c’è questa volta l’invito ad innamorarci del SS. Sacramento ed è logico perché l’adorazione è una conseguenza dell’amore. Se non c’è amore non ci può essere neanche adorazione. Ma perché bisogna essere innamorati dell’Eucaristia? Perché, a differenza degli altri Sacramenti, è una Persona viva e vera. Gli altri Sacramenti sono soltanto dei segni, dei mezzi degni del massimo rispetto e venerazione e amore, ma sono mezzi, elevati da Gesù alla dignità altissima di trasmetterci, di conferirci la grazia di Dio. L’Eucarestia, invece, è Gesù stesso, in persona! oggi come 2000 anni fa, nascosto nel segno visibile del pane e del vino. Ma è proprio lui, qui in mezzo a noi, come lo era allora in mezzo ai suoi discepoli. Di questo noi siamo certamente convinti nella nostra mente, ma questa convinzione non si dimostra sempre nella nostra condotta. Spesso il cuore è lontano, è assente e se succede questo come possiamo essere innamorati del SS. Sacramento? Nell’Ostia consacrata, chiusa nel tabernacolo, c’è Gesù vivo con tutto il suo Amore Infinito per noi. La prima cosa che dobbiamo fare è cercare di essere davvero convinti e coscienti che quel Cuore divino, pieno d’amore per noi, è davvero sempre presente nell’Eucarestia. Da questa convinzione e da questa consapevolezza sgorgheranno l’amore, l’amicizia e l’adorazione. Gesù nel SS. Sacramento merita tutta la nostra adorazione fatta soprattutto di gratitudine e di amore. Gesù resta presente nel tabernacolo per esserci sempre vicino e a disposizione, non solo per ricevere la nostra adorazione, ma per ascoltare ed esaudire le nostre richieste e concederci grazie spirituali e materiali di cui abbiamo continuamente bisogno. Dal tabernacolo egli continua a dirci: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e stanchi ed io vi ristorerò” (Mt 11, 28). Se ci impegniamo a fermarci spesso in adorazione davanti al Tabernacolo siamo uniti a tutti i fedeli del mondo che si trovano in adorazione davanti all’Eucarestia. Maria è stata sempre unita a Gesù e continua ad essere vicina a Lui in Cielo e ovunque Gesù si trova, quindi anche in tutti i Tabernacoli del mondo. Quando ci rechiamo in chiesa per adorare Gesù, troviamo sempre lei che ci aspetta, che ci ispira, ci guida e presenta a Gesù le nostre adorazioni e le nostre suppliche avvalorandole con la sua materna intercessione. Quando ci accostiamo all’Eucarestia, allora chiamiamo Maria accanto a noi, chiediamole il suo Cuore per amare Gesù e per adorarlo, facciamo la comunione con lei e lasciamoci preparare all’incontro con Gesù da Colei che lo ha amato e lo ama più di ogni altro. Uniti a Maria il nostro amore sarà più puro e più profondo e Gesù troverà in noi, come in sua Madre, un cuore sul quale riposarsi.

Pratica Spirituale: Facciamo un’ora di adorazione a Gesù, accanto a Maria sua e nostra Madre.

Tratto da: Mater Divinae Gratiae – “Medjugorje il messaggio Mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione” – 4/2000

Liturgia di San Giacomo Apostolo (Festa), 25 Luglio Missale ROmanunm Vetus Ordo

25 luglio 2019

Giacomo, detto «il maggiore», era figlio di Zebedeo e di Salome (Mc 15,40; cf Mt 27,56) e fratello maggiore di Giovanni l’evangelista, col quale fu chiamato fra i primi discepoli da Gesù e fu sollecito a seguirlo (Mc 1,19s; Mt 4,21s; Lc 5,10). È sempre messo fra i primi tre Apostoli (Mc 3,17; Mt 10,2; Lc 6,14; Atti 1,13). Pronto e impetuoso di carattere, come il fratello, con lui viene soprannominato «Boanerghes» da Gesù (Mc 3,17), ma è fra i prediletti di lui insieme col fratello, con Pietro e Andrea. Assiste alla subitanea guarigione della suocera di Pietro (Mc 1,29-31), alla risurrezione della figlioletta di Giairo (Mc 5,37-43; Lc 8,51-56), alla trasfigurazione di Gesù sul Tabor (Mc 9,2-8; Mt 17,1-8; Lc 9,28-36); e con gli altri tre interroga Gesù sui segni dei tempi premonitori della fine (Mc 13,1-8); poi, con Pietro e Giovanni è chiamato da Gesù a vegliare nel Getsemani (Mc 14,33s; Mt 26,37s). Con zelo intempestivo, aveva chiesto di far scendere il fuoco sui Samaritani che non accoglievano Gesù, meritando un rimprovero (Lc 9,51-56). Ambiziosamente mirò ai primi posti nel regno, protestandosi pronto a tutto; e suscitò la reazione degli altri apostoli e il richiamo di Gesù a un altro primato: quello del servizio e del martirio (Mc 10,35-45; Mt 20,20-28). La profezia che allora Gesù gli fece, preannunciando che avrebbe «bevuto con lui il calice del sacrificio», si realizzò in pieno, quando Giacomo fu il primo tra gli Apostoli a dare il sangue per il suo Signore, e come lui durante le feste pasquali fatto decapitare da Erode Agrippa I, nel 42/43 (Atti 12,1-2). San Giacomo non fu l’evangelizzatore della Spagna, né vi è certezza che vi sia stato trasportato il suo corpo: Venanzio Fortunato attesta che, ai suoi tempi (VI secolo), si trovava a Gerusalemme. Però dal secolo IX, san Giacomo ebbe un culto straordinario a Compostella nella Spagna (Galizia), che lo ebbe protettore della sua fede e libertà contro i Mori. Quel santuario divenne per l’Europa uno dei maggiori luoghi di pellegrinaggio nel medioevo e oltre. 

Partecipi alla passione di Cristo

Dalle «Omelie sul vangelo di Matteo» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(Om. 65, 2-4; PG 58, 619-622)

I figli di Zebedeo chiedono al Cristo: «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra» (Mc 10, 37). Cosa risponde il Signore? Per far loro comprendere che nella domanda avanzata non vi è nulla di spirituale e che, se sapessero ciò che chiedono, non lo domanderebbero, risponde: «Non sapete ciò che domandate», cioè non ne conoscete il valore, la grandezza e la dignità, superiori alle stesse potenze celesti. E aggiunge: «Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?» (Mc 10, 38). Voi, sembra dir loro, mi parlate di onori e di dignità; io vi parlo, invece di lotte e di sudori. Non è questo il tempo dei premi, né la mia gloria si manifesta ora. Il presente è tempo di morte violenta, di guerre e di pericoli.
Osservate quindi come, rispondendo loro con un’altra domanda, li esorti e li attragga. Non chiede se sono capaci di morire, di versare il loro sangue, ma domanda: «Potete voi bere il calice» e per animarli aggiunge «che io devo bere?», in modo da renderli, con la partecipazione alle sue sofferenze, più coraggiosi. Chiama la sua passione «battesimo» per far capire che tutto il mondo ne avrebbe ricevuto una grande purificazione. I due discepoli rispondono: «Possiamo!». Promettono immediatamente, senza sapere ciò che chiedono, con la speranza che la loro richiesta sia soddisfatta. E Gesù risponde: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete» (Mc 10, 39). Preannunzia loro grandi beni: Voi, cioè, sarete degni di subire il martirio e soffrirete con me; finirete la vita con una morte eroica e parteciperete a questi miei dolori. «Ma sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato» (Mc 10, 40).
Dopo aver preparato l’animo dei due discepoli e dopo averli fortificati contro il dolore, allora corregge la loro richiesta.
«Gli altri dieci si sdegnarono con i due fratelli» (Mt 20, 24). Notate come tutti gli apostoli siano ancora imperfetti, sia i due che vogliono innalzarsi sopra i dieci, sia gli altri che hanno invidia di loro. Ma, come ho già detto, osservateli più tardi, e li vedrete esenti da tutte queste miserie. Giovanni stesso, che ora si fa avanti anche lui per ambizione, cederà in ogni circostanza il primato a Pietro, sia nella predicazione, sia nel compiere miracoli, come appare dagli Atti degli Apostoli. Giacomo, invece, non visse molto tempo dopo questi avvenimenti. Dopo la Pentecoste infatti sarà tale il suo fervore che, lasciato da parte ogni interesse terreno, perverrà ad una virtù così elevata da essere ritenuto maturo di ricevere subito il martirio.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura
   2 Cor 4, 7-15
Portiamo nel nostro corpo la morte di Gesù.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita.
Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio. 

Parola di Dio

Salmo Responsoriale
  Dal Salmo 125
Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia.

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.

Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.

Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni. 
    
Canto al Vangelo
  Gv 15,16
Alleluia, alleluia.
Io ho scelto voi, dice il Signore,
perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga.
Alleluia.
 

Il vangelo del 25 luglio 2019 è riportato dopo questo post


  

  

Vangelo (Mt 20,20-28) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 25 Luglio 2019) con commento comunitario

24 luglio 2019

SAN GIACOMO, APOSTOLO – FESTA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,20-28)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Questo è il Vangelo del 25 Luglio, quello del 24 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE

23 luglio 2019

Sono venuta per insegnarvi a vi­vere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

PARTE SECONDA

MEDJUGORJE

UN MESSAGGIO CHE CI CONDUCE ALLE FONTI DELL’AMORE

20. La Santa Messa e l’amore a Gesù – Cari figli, Dio desidera farvi santi perciò attraverso di me vi invita all’abbandono totale. La Santa Messa sia per voi la vita. Comprendete che la chiesa è la casa di Dio, il luogo in cui vi riunisco e desidero mostrarvi la strada che conduce a Dio” (aprile 1988). Questo messaggio è un ulteriore invito alla santità. La maggior parte dei cristiani non conosce la Messa, non la capisce e perciò non la apprezza e non la vive. Molti cristiani, anche fra i migliori, la considerano una pratica di pietà, ma invece la Messa deve essere la nostra vita! Al centro della Messa sentiamo queste parole: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue: fate questo in memoria di me”. È come se Gesù ci dicesse: “Fatevi anche voi Eucaristia. In sostanza fate ciò che ho fatto io: offrite e immolate anche voi il vostro corpo in sacrificio, come vedete che ho fatto io”. Allora la Messa diventa la norma di tutta la nostra vita e la nostra vita di ogni giorno diventa la Messa che noi celebriamo in ogni momento.

La chiesa è la casa di Dio e Gesù, Dio fatto uomo, vi abita giorno e notte con la sua presenza personale, viva, anche se nascosta nel mistero dell’Eucarestia. Siamo davvero persuasi di questa presenza viva e vera? E allora come si spiegano tante mancanze di rispetto, tante superficialità e come si spiega che andiamo raramente in chiesa e vi rimaniamo pure brevemente? Dobbiamo avere più fede nella presenza reale di Gesù nelle nostre chiese anche se non lo vediamo con gli occhi del corpo: vediamolo con la luce della fede! Preghiamo allora il Signore perché aumenti la nostra fede e in questo contiamo sull’aiuto costante di Maria. “Cari figli, io non posso aiutarvi se voi non vivete i comandamenti di Dio, se non vivete la Messa, se non evitate il peccato” (ottobre 1993). Sentiamoci fortemente impegnati su questi tre punti e fra gli altri proprio nel vivere la Messa. Nella prima parte della Messa, Liturgia della Parola, è Dio stesso che ci parla e nel Vangelo è Gesù. La parola è sempre viva, attuale, valida e impegnativa oggi, in tutte le circostanze della vita di ogni giorno. La seconda parte, Liturgia Eucaristica, attualizza la passione e morte di Gesù in croce, cioé rende attuale, misticamente presente a noi oggi, la redenzione di Gesù. Rende misticamente presenti anche noi sul Calvario, insieme a Maria, a Giovanni, alle pie donne e mette a nostra disposizione i frutti della salvezza. Dobbiamo partecipare alla Messa con queste convinzioni e con sentimenti di attenzione, adorazione, compartecipazione, gratitudine e amore, quelli che avremmo avuto se fossimo stati presenti sul Calvario insieme a Maria, mentre Gesù moriva sulla croce. Ecco perché la Messa ha un valore inestimabile! “Figlioli, la Santa Messa non sia per voi un’abitudine, ma sia vita. Vivendo ogni giorno la Santa Messa voi sentirete il bisogno della santità e crescerete nella santità” (gennaio 1998). Fra tutte le preghiere la Santa Messa è la più grande, la più perfetta, la più completa e la più efficace. Qui è Gesù stesso che prega con noi e per noi e ci si rende presente. Alla Messa non si partecipa per abitudine, assistendovi passivamente. Vi si partecipa attivamente facendo nostri i vari sentimenti e atteggiamenti di preghiera che in essa si susseguono e cercando poi di vivere questo nelle occupazioni della giornata. La Santa Messa così vissuta, più di ogni altra preghiera, ci fa sentire il bisogno della santità e ci fa crescere in essa.

Pratica Spirituale: Partecipiamo alla Messa ogni volta che possiamo e uniamoci così più profondamente alla morte e resurrezione di Gesù, uniti al Cuore di Maria.

Tratto da: Mater Divinae Gratiae – “Medjugorje il messaggio Mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione” – 4/2000

Vangelo (Mt 13, 1-9) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 24 Luglio 2019) con commento comunitario

23 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 1-9)

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Questo è il Vangelo del 24 Luglio, quello del 23 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Gv 15,1-8) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 23 Luglio 2019) con commento comunitario

22 luglio 2019

SANTA BRIGIDA DI SVEZIA, RELIGIOSA, PATRONA D’EUROPA – FESTA

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,1-8)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Questo è il Vangelo del 23 Luglio, quello del 22 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Gv 20,1-2.11-18) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 22 Luglio 2019) con commento comunitario

21 luglio 2019

SANTA MARIA MADDALENA – FESTA

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-2.11-18)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Questo è il Vangelo del 22 Luglio, quello del 21 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 10,38-42) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 21 Luglio 2019) con commento comunitario

20 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,38-42)

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.

Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.

Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Questo è il Vangelo del 21 Luglio, quello del 20 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 12,14-21) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 20 Luglio 2019) con commento comunitario

19 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 12,14-21)

In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
«Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le nazioni».

Questo è il Vangelo del 20 Luglio, quello del 19 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 12,1-8) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 19 Luglio 2019) con commento comunitario

18 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 12,1-8)

In quel tempo Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Questo è il Vangelo del 19 Luglio, quello del 18 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 11,28-30) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 18 Luglio 2019) con commento comunitario

17 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,28-30)

In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Questo è il Vangelo del 18 Luglio, quello del 17 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 11,25-27) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 17 Luglio 2019) con commento comunitario

16 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-27)

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Questo è il Vangelo del 17 Luglio, quello del 16 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 11,20-24) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 16 Luglio 2019) con commento comunitario

15 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,20-24)

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

Questo è il Vangelo del 16 Luglio, quello del 15 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 10,34-11.1) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 15 Luglio 2019) con commento comunitario

14 luglio 2019

SAN BONAVENTURA, VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,34-11.1)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

Questo è il Vangelo del 15 Luglio, quello del 14 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 10,25-37) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 14 Luglio 2019) con commento comunitario

13 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,25-37)

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Questo è il Vangelo del 14 Luglio, quello del 13 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 10, 24-33) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 13 Luglio 2019) con commento comunitario

12 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10, 24-33)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!
Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Questo è il Vangelo del 13 Luglio, quello del 12 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 10,16-23) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 12 Luglio 2019) con commento comunitario

11 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,16-23)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».

Questo è il Vangelo del 12 Luglio, quello dell’ 11 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 19,27-29) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 11 Luglio 2019) con commento comunitario

10 luglio 2019

SAN BENEDETTO, ABATE, PATRONO D’EUROPA – FESTA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,27-29)

In quel tempo, Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

Questo è il Vangelo dell’11 Luglio, quello del 10 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 10,1-7) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 10 Luglio 2019) con commento comunitario

9 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,1-7)

In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.

I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.

Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

Questo è il Vangelo del 10 Luglio, quello del 9 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 9,32-38) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 9 Luglio 2019) con commento comunitario

8 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,32-38)

In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».

Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».

Questo è il Vangelo del 9 Luglio, quello dell’8 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 9,18-26) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 8 Luglio 2019) con commento comunitario

7 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,18-26)

In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata.
Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.

Questo è il Vangelo dell’8 Luglio, quello del 7 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 10,1-12.17-20) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 7 Luglio 2019) con commento comunitario

6 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-12.17-20)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Questo è il Vangelo del 7 Luglio, quello del 6 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 9,14-17) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 6 Luglio 2019) con commento comunitario

5 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,14-17)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

Questo è il Vangelo del 6 Luglio, quello del 5 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

L’onnipervasivita’ del sistema e la grazia

4 luglio 2019

http://gpcentofanti.altervista.org/il-potere-che-annichila-e-la-grazia/

Vangelo (Mt 9,9-13) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 5 Luglio 2019) con commento comunitario

4 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,9-13)

In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Questo è il Vangelo del 5 Luglio, quello del 4 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 9,1-8) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 4 Luglio 2019) con commento comunitario

3 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,1-8)

In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».

Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.

Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Questo è il Vangelo del 4 Luglio, quello del 3 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Preghiera dello Studente a San Giuseppe da Copertino

3 luglio 2019

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Mio Dio, ti ringrazio di tutti i doni che mi fai.
Concedimi di usarne sempre per la tua gloria,
per la mia santificazione, per il bene degli altri.

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Genesi, Capitolo 30

3 luglio 2019

[1] Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: “Dammi dei figli, se no io muoio!”.

[2] Giacobbe s’irritò contro Rachele e disse: “Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?”.

[3] Allora essa rispose: “Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch’io una mia prole per mezzo di lei”.

[4] Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei.

[5] Bila concepì e partorì a Giacobbe un figlio.

[6] Rachele disse: “Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia voce, dandomi un figlio”. Per questo essa lo chiamò Dan.

[7] Poi Bila, la schiava di Rachele, concepì ancora e partorì a Giacobbe un secondo figlio.

[8] Rachele disse: “Ho sostenuto contro mia sorella lotte difficili e ho vinto!”. Perciò lo chiamò Nèftali.

[9] Allora Lia, vedendo che aveva cessato di aver figli, prese la propria schiava Zilpa e la diede in moglie e Giacobbe.
[10] Zilpa, la schiava di Lia, partorì a Giacobbe un figlio.

[11] Lia disse: “Per fortuna!” e lo chiamò Gad.

[12] Poi Zilpa, la schiava di Lia, partorì un secondo figlio a Giacobbe.

[13] Lia disse: “Per mia felicità! Perché le donne mi diranno felice”. Perciò lo chiamò Aser.

[14] Al tempo della mietitura del grano, Ruben uscì e trovò mandragore, che portò alla madre Lia. Rachele disse a Lia: “Dammi un pò delle mandragore di tuo figlio”.

[15] Ma Lia rispose: “È forse poco che tu mi abbia portato via il marito perché voglia portar via anche le mandragore di mio figlio?”. Riprese Rachele: “Ebbene, si corichi pure con te questa notte, in cambio delle mandragore di tuo figlio”.

[16] Alla sera, quando Giacobbe arrivò dalla campagna, Lia gli uscì incontro e gli disse: “Da me devi venire, perché io ho pagato il diritto di averti con le mandragore di mio figlio”. Così egli si coricò con lei quella notte.

[17] Il Signore esaudì Lia, la quale concepì e partorì a Giacobbe un quinto figlio.

[18] Lia disse: “Dio mi ha dato il mio salario, per avere io dato la mia schiava a mio marito”. Perciò lo chiamò Issacar.

[19] Poi Lia concepì e partorì ancora un sesto figlio a Giacobbe.

[20] Lia disse: “Dio mi ha fatto un bel regalo: questa volta mio marito mi preferirà, perché gli ho partorito sei figli”. Perciò lo chiamò Zàbulon.

[21] In seguito partorì una figlia e la chiamò Dina.

[22] Poi Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la esaudì e la rese feconda.

[23] Essa concepì e partorì un figlio e disse: “Dio ha tolto il mio disonore”.

[24] E lo chiamò Giuseppe dicendo: “Il Signore mi aggiunga un altro figlio!”.

[25] Dopo che Rachele ebbe partorito Giuseppe, Giacobbe disse a Làbano: “Lasciami andare e tornare a casa mia, nel mio paese.

[26] Dammi le mogli, per le quali ti ho servito, e i miei bambini perché possa partire: tu conosci il servizio che ti ho prestato”.

[27] Gli disse Làbano: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi… Per divinazione ho saputo che il Signore mi ha benedetto per causa tua”.

[28] E aggiunse: “Fissami il tuo salario e te lo darò”.

[29] Gli rispose: “Tu stesso sai come ti ho servito e quanti sono diventati i tuoi averi per opera mia.

[30] Perché il poco che avevi prima della mia venuta è cresciuto oltre misura e il Signore ti ha benedetto sui miei passi. Ma ora, quando lavorerò anch’io per la mia casa?”.

[31] Riprese Làbano: “Che ti devo dare?”. Giacobbe rispose: “Non mi devi nulla; se tu farai per me quanto ti dico, ritornerò a pascolare il tuo gregge e a custodirlo.

[32] Oggi passerò fra tutto il tuo bestiame; metti da parte ogni capo di colore scuro tra le pecore e ogni capo chiazzato e punteggiato tra le capre: sarà il mio salario.

[33] In futuro la mia stessa onestà risponderà per me; quando verrai a verificare il mio salario, ogni capo che non sarà punteggiato o chiazzato tra le capre e di colore scuro tra le pecore, se si troverà presso di me, sarà come rubato”.

[34] Làbano disse: “Bene, sia come tu hai detto!”.

[35] In quel giorno mise da parte i capri striati e chiazzati e tutte le capre punteggiate e chiazzate, ogni capo che aveva del bianco e ogni capo di colore scuro tra le pecore. Li affidò ai suoi figli

[36] e stabilì una distanza di tre giorni di cammino tra sé e Giacobbe, mentre Giacobbe pascolava l’altro bestiame di Làbano.

[37] Ma Giacobbe prese rami freschi di pioppo, di mandorlo e di platano, ne intagliò la corteccia a striscie bianche, mettendo a nudo il bianco dei rami.

[38] Poi egli mise i rami così scortecciati nei truogoli agli abbeveratoi dell’acqua, dove veniva a bere il bestiame, proprio in vista delle bestie, le quali si accoppiavano quando venivano a bere.

[39] Così le bestie si accoppiarono di fronte ai rami e le capre figliarono capretti striati, punteggiati e chiazzati.

[40] Quanto alle pecore, Giacobbe le separò e fece sì che le bestie avessero davanti a sé gli animali striati e tutti quelli di colore scuro del gregge di Làbano. E i branchi che si era così costituiti per conto suo, non li mise insieme al gregge di Làbano.

[41] Ogni qualvolta si accoppiavano bestie robuste, Giacobbe metteva i rami nei truogoli in vista delle bestie, per farle concepire davanti ai rami.

[42] Quando invece le bestie erano deboli, non li metteva. Così i capi di bestiame deboli erano per Làbano e quelli robusti per Giacobbe.

[43] Egli si arricchì oltre misura e possedette greggi in grande quantità, schiave e schiavi, cammelli e asini.

Spiegazione

Versi 1-13

Rachele invidiava sua sorella: l’invidia brama i beni di un altro e questo è uno dei peccati più odiati da Dio e il più dannoso per il nostro prossimo e per noi stessi. Ella non considerava che era Dio a fare la differenza e che aveva grandi benedizioni in altre cose. Consideriamo tutti con attenzione l’insorgere e i meccanismi di questa passione nelle nostre menti. Non si deve mai essere cattivi verso nessun servo nostro perché il nostro padrone è buono. Giacobbe amava Rachele ma ciononostante la rimproverò per quel che disse. I rimproveri sinceri sono segno di vero affetto. Dio deve abitare in noi al posto di qualsiasi altra creatura ed è peccato e follia mettere una qualsiasi creatura al posto di Dio e porvi la nostra fiducia, che dovrebbe essere messa solo in Dio e non in una qualsiasi creatura. Alla persuasione di Rachele, Giacobbe prese Bila, la sua serva, come moglie, e, secondo l’uso di quei tempi, i suoi figli potevano essere riconosciuti come propri figli dalla padrona. Se non fosse stato influenzato da passioni perverse, il cuore di Rachele avrebbe ritenuto i figli di sua sorella più vicini a lei e avrebbe potuto dare ad essi più attenzione, invece di darla a Bila. Ma quei bambini, su cui ella aveva diritto di governare, erano per Rachele più amabili rispetto a quelli che doveva amare a ragione. Come esempio iniziale del suo potere su questi bambini, ella volle dare a loro nomi che erano segni di rivalità con quelli di sua sorella. Guardate le amarezze e i conflitti che genera l’invidia e come essa peggiori i rapporti umani. Convinto da Lia, Giacobbe prese pure la serva di lei, Zilpa, come moglie. Vedete il potere della gelosia e della rivalità e ammirate la saggezza del divino consiglio, che fa unire insieme solo un uomo a una sola donna poiché Dio ci ha chiamati alla pace e alla purezza.

14 Versi 14-24 (more…)

Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte terza Articolo 4. La moralità degli atti umani

3 luglio 2019

Articolo 4
LA MORALITA’ DEGLI ATTI UMANI
1749 La libertà fa dell’uomo un soggetto morale. Quando agisce liberamente, l’uomo è, per così dire, il padre dei propri atti. Gli atti umani, cioè gli atti liberamente scelti in base ad un giudizio di coscienza, sono moralmente qualificabili. Essi sono buoni o cattivi.

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MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE,PARTE SECONDA MEDJUGORJE UN MESSAGGIO CHE CI CONDUCE ALLE FONTI DELL’AMORE( Paragrafi : 18 e 19)

3 luglio 2019

“Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

“Sono venuta per insegnarvi a viere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

18. Il digiuno e l’amore – Tra i messaggi della Madonna a Medjugorje si trova anche quello del digiuno. È un messaggio straordinario anche se la pratica del digiuno è sempre stata conservata nella Chiesa. Ma in questi ultimi tempi il digiuno è diventato sempre più raro fino quasi a sparire dall’uso. La Madonna non comanda, raccomanda! E i motivi per raccomandare il digiuno oltre che nell’esempio di Gesù e nella pratica della Chiesa, dobbiamo vederli nel contesto del tempo odierno. Esso non è fine a se stesso, naturalmente, non ha il senso pagano del disprezzo del corpo e delle cose materiali, perché Dio ha creato tutte le cose per il bene dell’uomo e perciò tutto ciò che è creato porta in sé il sigillo dell’amore di Dio e del suo “Tutto è buono”. Il vero motivo e valore del digiuno sta nel senso che esso è un mezzo col quale l’uomo verifica, conferma e assicura la propria padronanza su se stesso. Il digiuno gli rende possibile e insieme gli garantisce che la sua adesione alla fede in Dio è sincera e sicura. Nessuno infatti può darsi ad un altro se prima non si possiede. Chi è schiavo non si appartiene. E un uomo non è schiavo solo del peccato, ma di molte passioni. La temperanza nel cibo e nelle bevande è virtù, l’intemperanza è già passione. Il digiuno allora aiuta l’uomo a darsi liberamente a Dio e al prossimo nella fede e nell’amore, vince la tendenza alla mentalità consumistica che porta a consumare anche ciò che non è necessario, violando la giustizia ed esaltando l’egoismo. Frutto del digiuno è una maggiore condivisione con chi è nel bisogno, una maggiore vita di preghiera, una più grande sensibilità per gli altri e un ridimensionamento delle proprie esigenze. Il digiuno aiuta la corporeità dell’uomo ad inserirsi nel piano di fede. È questo che la Madonna vuole sottolineare e vuole aiutarci a realizzare perché qui si trova un grande mezzo di conversione. Questo fu praticato nella parrocchia di Medjugorje fin dai primi mesi delle apparizioni: ogni famiglia digiuna per uno o due giorni, il mercoledì e il venerdì, a pane e acqua; ma la Madonna insiste anche su altri tipi di digiuno, complementari a questo: digiuno dal peccato, dal fumo, dall’alcool e dalla televisione. “Cari figli, oggi vi invito a cominciare col digiuno di cuore: ci sono tanti che già digiunano, più che altro perché tutti digiunano: questa quindi è diventata un’abitudine che nessuno desidera interrompere. Cari figli, digiunate e pregate di cuore” (settembre 1984). Il digiuno col cuore è molto importante per la conversione, per la pace, perché si realizzino i disegni di Dio, per vincere le tentazioni, per essere ascoltati nelle preghiere, per vivere una buona disposizione a pregare. “Cari figli, anche oggi vi invito al digiuno e alla rinuncia” (marzo 1998). Il digiuno e la rinuncia sono due pratiche ascetiche inculcate specialmente nel periodo quaresimale, ma non devono essere limitate a questo periodo particolare del tempo liturgico, insegna la Madonna a Medjugorje. Sono pratiche importanti e necessarie sempre, nella nostra vita cristiana. Il digiuno principale, che è un comandamento, consiste nell’astenersi dal peccato. Ma è importante anche il digiuno corporale che consiste nell’astensione parziale e temporanea dal cibo, perché questa ci purifica e ci aiuta a disciplinare il corpo e a sottometterlo all’anima. La Bibbia ci dice che il digiuno, unito alla preghiera e alle opere di carità, fatto con amore e per amore, è gradito a Dio ed è uno dei mezzi più efficaci per ottenere le grazie. Il digiuno è pure un’ottima preparazione per vincere le tentazioni, come ci insegna Gesù che per quaranta giorni prega e digiuna nel deserto, prima di affrontare e vincere le tentazioni del demonio (Mt 4, 2).
Pratica Spirituale: Prendiamo la decisione di accogliere l’invito di Maria e programmiamo il nostro tempo di digiuno.

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Maria a Medjugorje, messaggio del 2 Luglio 2019

3 luglio 2019

“Cari figli, secondo il volere del Padre misericordioso, vi ho dato ed ancora vi darò segni evidenti della mia presenza materna. Figli miei, essa è per il mio desiderio materno della guarigione delle anime. Essa è per il desiderio che ogni mio figlio abbia una fede autentica, che viva esperienze prodigiose bevendo alla sorgente della Parola di mio Figlio, della Parola di vita. Figli miei, col suo amore e sacrificio, mio Figlio ha portato nel mondo la luce della fede e vi ha mostrato la via della fede. Poiché, figli miei, la fede eleva il dolore e la sofferenza. La fede autentica rende la preghiera più sensibile, compie opere di misericordia: un dialogo, un’offerta. Quei miei figli che hanno fede, una fede autentica, sono felici nonostante tutto, perché vivono sulla terra l’inizio della felicità del Cielo. Perciò, figli miei, apostoli del mio amore, vi invito a dare esempio di fede autentica, a portare la luce là dove c’è tenebra, a vivere mio Figlio. Figli miei, come Madre vi dico: non potete percorrere la via della fede e seguire mio Figlio senza i vostri pastori. Pregate che abbiano la forza e l’amore per guidarvi. Le vostre preghiere siano sempre con loro. Vi ringrazio! ”

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Vangelo (Gv 20,24-29) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 3 Luglio 2019) con commento comunitario

2 luglio 2019

SAN TOMMASO, APOSTOLO – FESTA

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,24-29)

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Questo è il Vangelo del 3 Luglio, quello del 2 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 8,23-27) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 2 Luglio 2019) con commento comunitario

1 luglio 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,23-27)

In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.

Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.

Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

Questo è il Vangelo del 2 Luglio, quello dell’ 1 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto.