Archive for agosto 2019

Araldo del Divino Amore, Libro IV/ Capitolo XXX della Fecondità Spirituale: Quarta Feria Mercoledi di Pasqua

31 agosto 2019

Nella quarta feria Geltrude domandò a Gesù di renderla feconda in ogni sorta di buone opere, mediante l’Eucaristico dono del suo sacratissimo Corpo. Egli rispose: « Ti farò produrre frutti in Me stesso, e per te attrarrò molti al mio amore ».
Geltrude riprese: «Come potrò io così indegna attrarre altri al tuo amore? Ormai non ho più neppure il dono che prima avevo, di poter parlare o istruire». E Gesù di rimando: « Se tu avessi ancora il dono della parola, forse attribuiresti alla tua eloquenza la facilità con la quale attiri le anime a Me. Io te ne privai in parte, appunto per insegnarti che questo potere non viene da te, ma ti viene accordato con grazia speciale ». Indi Egli aperse la sacratissima bocca ed, attirando un soffio, disse: « Come aspiro questo soffio, così attrarrò a me tutti quelli che, per mio amore, verranno a te e li farò avanzare, di giorno, in giorno, nella perfezione ».

CAPITOLO XXXI
QUANDO TORNA UTILE CONFIDARE LE NOSTRE AZIONI A DIO

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MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE /PARTE TERZA MEDJUGORJE UN MESSAGGIO CHE INSEGNA COME SI AMA (PARAGRAFO 29)

31 agosto 2019
"Cari figli, vi invito a pregare, affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su tutti gli uomini". La Madonna a Medjugorje
Cari figli, vi invito a pregare, affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su tutti gli uomini”. La Madonna a Medjugorje

Sono venuta per insegnarvi a vi­vere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

29. L’Amore e la gioia – “Cari figli, desidero che ognuno di voi sia felice, ma nessu­no, con il peccato, può esserlo, perciò, cari figli pregate e nella preghiera riconoscerete la nuova strada della gioia. La gioia si manifesterà nei vostri cuori e in tal modo sarete gioiosi testi­moni di ciò che io e mio Figlio desideriamo da ognuno di voi” (febbraio 1987). Il nostro cuore ha sete di gioia, di felicità. È Dio la gioia inf­inita ed è fonte inesauribile di gioia. Dio ci ha creati a sua im­magine e somiglianza, quindi ci ha creati felici. Maria, che in Dio è piena di grazia e quindi piena di esultanza, desidera che anche noi, suoi figli, siamo nella gioia. Anche noi lo desideria­mo, ma tante volte cerchiamo la gioia, la felicità, dove non c’è. Nei beni terreni troviamo spesso solo delusione e nel peccato troviamo amarezza e rimorso. Infatti il peccato ci separa da Dio che è felicità infinità e sorgente di ogni consolazione. La gioia vera, intima, del cuore, che nessuno ci può rubare, può venire solo da Dio. La preghiera, l’amore, sono le strade che ci portano a Dio, ci mettono in contatto diretto con lui che è la nostra gioia. Queste sono vie sicure, fondamentali, che dob­biamo percorrere se vogliamo essere davvero felici, pienamente felici. La gioia che Dio effonde nel nostro cuore non potrà ri­manere nascosta perché trasparirà anche esteriormente nella se­renità della nostra vita, del nostro comportamento, comunican­dosi a coloro che avviciniamo. Così diventeremo testimoni gioiosi di quella santità che Gesù e Maria desiderano da noi e che è sorgente di serenità, di pace e di gioia anche in mezzo alle amarezze e alle prove della vita. “Pregate perché la vostra vita sia un gioioso ringraziamen­to che scorre dal vostro cuore come un fiume di gioia. Figlioli, ringraziate senza sosta per tutto ciò che possedete, per ogni piccolo dono che Dio vi dà, così che sempre la benedizione del­la gioia di Dio scenda sulla vostra vita” (agosto 1988). Non solo con le parole dobbiamo esprimere a Dio il nostro ringraziamento e la nostra gioia per tutto quello che ci ha dato e continua a darci. Il vero ringraziamento è quello della vita, del­la condotta. lo esprimo davvero e concretamente la mia gratitu­dine a Dio se vivo nella volontà di Dio in tutte le cose. Quanti sono i doni di ogni giorno, piccoli e grandi!: la salute, il tempo, la possibilità di lavorare, le soddisfazioni, le gioie. Nulla è da attribuire al caso, neanche la cattiveria delle creature che ci fan­no soffrire ingiustamente. Quel che Dio stesso non ci manda, lo permette perché sa trarre il bene anche dal male. “Apritevi a Dio e date a lui tutte le vostre difficoltà e le vo­stre croci, affinché lui possa trasformare tutto in gioia” (luglio 1989). Se apriamo il cuore a Dio nella fiducia, nell’amore, nella preghiera, allora egli prenderà su di sé le nostre difficoltà e le nostre croci e allora non verrà mai meno la nostra gioia interio­re, anche in mezzo alle sofferenze e ai problemi della vita. La gioia è dono di Dio a coloro che si abbandonano fiduciosi in lui. La Madonna vuole che ognuno di noi sia felice. Seguiamo la via che ci indica e il nostro cuore conoscerà che cos’è la vera gioia che la Madre vuole regalare ai suoi figli. La lode e il ringrazia­mento si trasformeranno in gioia, ogni sì detto col cuore sarà un seme di gioia che crescerà e che nessuno potrà toglierci mai!

Pratica Spirituale: Ricerchiamo i motivi di gioia nella nostra vita e con gratitudine lodiamone e ringraziamone Dio e Maria.

Tratto da: Mater Divinae Gratiae – “Medjugorje il messaggio Mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione” – 4/2000

Vangelo (Lc 14,1.7-14) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 1 Settembre 2019) con commento comunitario

31 agosto 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,1.7-14)

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.

Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Questo è il Vangelo dell’1 Settembre, quello del 31 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 25,14-30) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 31 Agosto 2019) con commento comunitario

30 agosto 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,14-30)
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

Questo è il Vangelo del 31 Agosto, quello del 30 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA,PARTE TERZA LA VITA IN CRISTO SEZIONE PRIMA LA VOCAZIONE DELL’UOMO: LA VITA NELLO SPIRITO CAPITOLO SECONDO LA COMUNITA’ UMANA/

30 agosto 2019

877 La vocazione dell’umanità è di rendere manifesta l’immagine di Dio e di essere trasformata ad immagine del Figlio unigenito del Padre. Tale vocazione riveste una forma personale, poiché ciascuno è chiamato ad entrare nella beatitudine divina; ma riguarda anche la comunità umana nel suo insieme.
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Araldo del Divino Amore, Libro IV ( Paragrafi XXVIII e XXIX)

30 agosto 2019

ESAME DELL’OSSERVANZA REGOLARE
SECONDA FERIA (LUNEDI’ DI PASQUA)
Nella seconda feria, mentre Geltrude, prima di comunicarsi, pregava il Signore di supplire, per mezzo dell’Eucaristico Sacramento, a tutte le sue negligenze nell’osservanza della Regola, vide il Figlio di Dio accostarsi a lei, prenderla e presentarla a Dio Padre. Ella era rivestita con l’abito della Religione e la tonaca era formata di tante parti, quanti anni aveva passato nella vita religiosa. La parte inferiore rappresentava il primo anno, quella seguente, il secondo, e così di seguito fino all’epoca attuale. Quella tonaca si dispiegava in modo da non fare la minima piega. In essa si distinguevano i giorni, gli anni, le ore. Di più tutti i suoi pensieri, parole e opere, tanto buone che cattive si trovavano scritte in ciascun giorno ed ora: non un pensiero, non una parola, non un atto inosservato. Si vedevano le intenzioni che l’avevano determinata ad agire, o per la gloria di Dio, o per la perfezione dell’anima sua, o per lo sguardo degli uomini. Vi si notava anche s’ella aveva cercato il benessere, o se si era mortificata, se aveva agito per obbedienza o per moto naturale, se si era fatta illusione di obbedire, mentre aveva fatto solo approvare i suoi desideri dai Superiori, se aveva saputo carpire una licenza invece di abbandonarsi alla direttiva soprannaturale, ed i suoi atti d’obbedienza erano applicati alla tunica, come perline incastonate nell’argilla, sembrando sempre sul punto di cadere. Ma quando il Figlio di Dio ebbe pregato per lei, offrendo al Padre la sua santissima e perfettissima vita, quella tonaca apparve splendente, ricoperta di lamine d’oro sanissimo. Attraverso alle medesime, che erano trasparenti come il cristallo, si distinguevano i pensieri, le parole, gli atti, le intenzioni, le volontà, le dissimulazioni che potevano essere imputate a Geltrude.
Si capiva s’ella aveva agito seriamente o con negligenza, di buona voglia o per forza, a tempo e momento giusto. In questa luce dell’ineffabile verità, il minimo granello di polvere, il più piccolo atto non poteva sfuggire nè a Dio, nè agli abitanti del cielo. Tale visione le fece capire che nei secoli eterni, Dio e tutti i Santi vedono in questa guisa l’anima di ciascun eletto.
Riguardo poi a quella parola che Dio disse per bocca del profeta: « In quacumque hora conversus fuerit peccator… (Is. XXX, 15) – In qualunque ora il peccatore si convertirà… » bisogna interpretarla in questo senso. Il Signore non giudicherà più i peccati cancellati con una degna penitenza, ma l’impronta delle nostre colpe apparirà sempre in noi, per la lode e la gloria di quella dolcissima misericordia che perdona con tanta bontà ai cuori pentiti, prodigandoci immensi benefici, come se giammai l’avessimo offeso. In pari tempo tutte le opere buone da noi compiute per l’amore e la lode di Dio, si vedranno eternamente a gloria di Colui che ci ha dato la grazia e il soccorso di compierle, affine di accrescere la nostra beatitudine. Così noi loderemo gli uni per gli altri e ameremo quel Dio, che vive e regna nella Trinità perfetta, operando tutto in tutti.

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MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE /PARTE TERZA MEDJUGORJE UN MESSAGGIO CHE INSEGNA COME SI AMA (PARAGRAFO 28)

30 agosto 2019
UN MESSAGGIO CHE INSEGNA COME SI AMA
"Cari figli, vi invito a pregare, affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su tutti gli uomini". La Madonna a Medjugorje
Cari figli, vi invito a pregare, affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su tutti gli uomini”. La Madonna a Medjugorje

“Sono venuta per insegnarvi a vi­vere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

28. L’amore e la pace – Cari figli, oggi vi invito alla Pace. Sono venuta qui come Regina della pace e desidero arricchirvi con la mia pace ma­terna. Cari figli, io vi amo e desidero guidarvi tutti verso la pa­ce che solo Dio può dare e che arricchisce ogni cuore. Vi invito a diventare portatori e testimoni della mia pace in questo mon­do senza pace. Vi benedico con la mia benedizione materna” (luglio 1990). La pace è certamente un dono di Dio, ma è un dono che noi dobbiamo cercare, dobbiamo meritare creando le condizioni perché essa possa stabilirsi, consolidarsi e crescere in noi. Ha quindi senso e valore concreto l’invito alla pace. È un invito a togliere tutti gli ostacoli che impediscono la pace e a coltivare nel nostro cuore tutti i sentimenti e le disposizioni che la favori­scono. Sant’Agostino dice che la pace è la tranquillità dell’ordine, cioè la tranquillità che è insita nell’ordine, che deriva dall’ordi­ne. E ordine, nei confronti di Dio, è sottomissione alla sua vo­lontà, amicizia, rispetto, amore, ascolto, obbedienza ai suoi co­mandamenti. Frutto di tutto questo è la pace intima e profonda del cuore. Maria è Regina della pace perché è la creatura che più perfettamente di tutte le altre, è vissuta in questo ordine con Dio. Perciò la Madonna vuole e può guidarci verso la pace che solo Dio può darci. La pace viene da Lui e noi ne abbiamo un grande bisogno. Chiediamo a Maria di ottenercela! Che il mondo sia senza pace lo vediamo tutti: c’è egoismo, c’è divisione, c’è violenza, c’è odio e perciò non c’è pace. Il mondo vive senza Dio, senza amore, nel disordine che è la ne­gazione della pace. Noi dobbiamo essere testimoni e portatori della pace perché questo è il desiderio di Gesù che Maria viene a ricordarci: “Beati gli operatori di pace!” (Mt 5, 9). Il mondo è senza pace, ma la desidera, la cerca: la pace è un bene sommo e tutti i cuori ne sentono il bisogno, il fascino, il desiderio, ma molti la cercano dove non la si può trovare: nel denaro, nei beni di consumo, nell’autonomia da ogni legge mo­rale, lontano da Dio. Questa è una ricerca inutile perché, come dice Sant’Agostino, “O Signore, tu ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”. Anche la benedizione di Maria è ancora un riferimento alla pace la benedizione, infat­ti, è la benevolenza di Dio che si effonde e si riversa nei nostri cuori con tutte le sue grazie che, come frutto immediato, produ­cono la pace, come ci assicura il salmo 28: “Il Signore benedirà il suo popolo con la pace”. Si possono avere ricchezze, stima, successo, ma la pace non deriva da tutto questo. Il dono di un cuore non turbato, senza timore, in pace, viene da Dio e noi lo otteniamo per intercessione della Regina della pace, in un rap­porto di unione filiale a lei che ci unisce al Cuore di Gesù.

Pratica Spirituale: Recitiamo il Santo Rosario per le intenzioni della Regina della Pace, per ottenere la pace in noi, nei nostri cari e in tutto il mondo.

Tratto da: Mater Divinae Gratiae – “Medjugorje il messaggio Mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione” – 4/2000

Fede e politica

30 agosto 2019

http://gpcentofanti.altervista.org/gesu-i-poteri-religiosi-la-politica/

Vangelo (Mt 25,1-13) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 30 Agosto 2019) con commento comunitario

29 agosto 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,1-13)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Questo è il Vangelo del 30 Agosto, quello del 29 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Genesi, Capitolo 33

29 agosto 2019

[1] Poi Giacobbe alzò gli occhi e vide arrivare Esaù che aveva con sé quattrocento uomini. Allora distribuì i figli tra Lia, Rachele e le due schiave;

[2] mise in testa le schiave con i loro figli, più indietro Lia con i suoi figli e più indietro Rachele e Giuseppe.

[3] Egli passò davanti a loro e si prostrò sette volte fino a terra, mentre andava avvicinandosi al fratello.

[4] Ma Esaù gli corse incontro, lo abbracciò, gli si gettò al collo, lo baciò e piansero.

[5] Poi alzò gli occhi e vide le donne e i fanciulli e disse: “Chi sono questi con te?”. Rispose: “Sono i figli di cui Dio ha favorito il tuo servo”.

[6] Allora si fecero avanti le schiave con i loro figli e si prostrarono.

[7] Poi si fecero avanti anche Lia e i suoi figli e si prostrarono e infine si fecero avanti Rachele e Giuseppe e si prostrarono.

[8] Domandò ancora: “Che è tutta questa carovana che ho incontrata?”. Rispose: “È per trovar grazia agli occhi del mio signore”.

[9] Esaù disse: “Ne ho abbastanza del mio, fratello, resti per te quello che è tuo!”.

[10] Ma Giacobbe disse: “No, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, accetta dalla mia mano il mio dono, perché appunto per questo io sono venuto alla tua presenza, come si viene alla presenza di Dio, e tu mi hai gradito.

[11] Accetta il mio dono augurale che ti è stato presentato, perché Dio mi ha favorito e sono provvisto di tutto!”. Così egli insistette e quegli accettò.

[12] Poi Esaù disse: “Leviamo l’accampamento e mettiamoci in viaggio: io camminerò davanti a te”.

[13] Gli rispose: “Il mio signore sa che i fanciulli sono delicati e che ho a mio carico i greggi e gli armenti che allattano: se si affaticano anche un giorno solo, tutte le bestie moriranno.

[14] Il mio signore passi prima del suo servo, mentre io mi sposterò a tutto mio agio, al passo di questo bestiame che mi precede e al passo dei fanciulli, finché arriverò presso il mio signore a Seir”.

[15] Disse allora Esaù: “Almeno possa lasciare con te una parte della gente che ho con me!”. Rispose: “Ma perché? Possa io solo trovare grazia agli occhi del mio signore!”.

[16] Così in quel giorno stesso Esaù ritornò sul suo cammino verso Seir.

[17] Giacobbe invece si trasportò a Succot, dove costruì una casa per sé e fece capanne per il gregge. Per questo chiamò quel luogo Succot.

[18] Giacobbe arrivò sano e salvo alla città di Sichem, che è nel paese di Cànaan, quando tornò da Paddan-Aram e si accampò di fronte alla città.

[19] Poi acquistò dai figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi d’argento, quella porzione di campagna dove aveva piantato la tenda.

[20] Ivi eresse un altare e lo chiamò “El, Dio d’Israele”.

Spiegazione

Versi 1-16

Giacobbe, avendo affidato il suo caso a Dio per mezzo della preghiera, continuò per la sua strada. Accada quel che accada, niente può essere rifiutato a colui il cui cuore è fondato sulla fede in Dio. Giacobbe si inchinò davanti a Esaù. Un comportamento modesto e arrendevole caccia la collera. Esaù abbracciò Giacobbe. Dio ha i cuori di tutti gli uomini nelle sue mani e può usarli quando e come piace a Lui. Non è vano avere fede in Dio e gridare a Lui nei momenti di difficoltà. E quando i modi di un uomo soddisfano il Signore Egli fa in modo che anche i suoi nemici siano in pace con lui. Esaù ricevette Giacobbe come un fratello e c’era molta tenerezza fra loro. Esaù domandò: “Chi sono quelli con te?”. A questa semplice domanda, Giacobbe parlò come a se stesso, come un uomo i cui occhi sono sempre volti verso il Signore. Giacobbe insistette nei confronti di Esaù, sebbene la sua paura fosse finita ed egli accettò il suo regalo. È bello vedere che la fede rende gli uomini generosi, col cuore liberale e le mani aperte. Ma Giacobbe rifiutò l’accompagnamento di Esaù: è sempre meglio non essere troppo intimi con gli empi che cercano la nostra partecipazione alle loro vanità o che almeno chiudiamo un occhio alle loro deridendo così la nostra religione. Altri saranno un’insidia per noi o ci offenderanno. Dobbiamo preferire di perdere tutte le cose piuttosto che mettere in pericolo le nostre anime e rinunciare a Cristo se veramente lo amiamo. E notando l’attenzione tenera di Giacobbe per la sua famiglia e per le sue greggi, egli ci ricorda il buon Pastore delle nostre anime, che prende in braccio gli agnellini e li accosta al suo petto conducendo dolcemente quelli che sono ancora giovani Isaia 40:11. Come genitori, insegnanti o pastori, dovremmo tutti seguire il suo esempio.

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Araldo del Divino Amore , Libro IV . Capitolo XXVII Risurrezione di Gesù Cristo

29 agosto 2019

Nella notte sacra alla gloriosissima Risurrezione del Signore, mentre Geltrude, prima di Mattutino, pregava con grande divozione, Gesù le apparve pieno di splendore e di grazia, nella gloria della sua divina, immortale Maestà. Ella si prostrò ai suoi piedi e, adorandolo con amore, Gli disse: «Sposo diletto, onore e gloria degli Angeli, Tu ti sei degnato di prendermi per tua Sposa, quantunque sia la più indegna delle creature; la mia anima e il cuor mio non hanno sete che di Te, del tuo onore, della tua gloria, e considero come parenti i tuoi più cari amici. Ti domando, amatissimo Gesù, in quest’ora gioiosa della tua Risurrezione, che Tu abbia d’assolvere le anime di tutti coloro che ti sono particolarmente cari. Per ottenere questa grazia, ti offro, in unione alla tua innocentissima passione, tutto quello che il mio cuore e il mio corpo hanno sofferto nelle continue mie infermità ».
Allora Gesù, con ineffabile dolcezza, le mostrò una moltitudine di anime sciolte dalle loro pene e le disse: « Le consegno tutte in dote al tuo amore; in cielo si vedrà eternamente che furono liberate dalle tue preghiere e, davanti a tutti i Santi, godrai per sempre di tale onore ». La Santa chiese: « Quante son queste anime? ». Rispose il Signore « Solo la scienza della mia Divinità ne conosce il numero ». Siccome poi Geltrude s’accorse che esse, quantunque liberate dalle pene, non erano però ancora nel pieno possesso delle eterne gioie, s’abbandonò tutta alla divina bontà, per soffrire nel corpo e nell’anima tutto ciò che il Signore vorrebbe per ottenere ad esse il gaudio completo. Tale offerta intenerì il Signore, il Quale in quello stesso istante, ammise quelle anime alla pienezza dell’eterno gaudio. Poco dopo Geltrude, sentendo un dolore acutissimo al fianco, s’inginocchiò davanti al Crocifisso. Gesù trasmise i meriti di quella sofferenza alle anime di cui abbiamo parlato, in accrescimento della loro gioia, dicendo loro: « Vi presento quest’omaggio di devozione che la mia Sposa mi ha offerto, perchè metta il colmo alla vostra beatitudine; a vostra volta sforzatevi di onorarla, accordandole il dono delle vostre preghiere ».
Geltrude, con un nuovo slancio d’amore, si mise tutta a disposizione di Gesù, dicendo: « Ecco che nella mia estrema indegnità, dolcissimo unico Amico, mi presento con amore davanti a Te, Signore e Re dei dominanti. Ti offro interamente il cuore e l’anima mia affinchè ti servano, per tutta la vita, in onore della tua adorabile Risurrezione». Rispose il Signore: « Quest’offerta della tua buona volontà sarà come lo scettro della mia divina magnificenza; me ne glorierò eternamente davanti alla SS. Trinità ed a tutti i Santi, come di dono prezioso ricevuto dalla mia diletta Sposa ». Geltrude riprese: « Ah, mio Dio! quantunque sappia che questo mio atto di completo abbandono è effetto della tua grazia, pure temo, per la mia incostanza, di dimenticare l’offerta che ti ho presentata». Gesù le rispose: « Non turbarti, poichè la mia Mano non lascerà mai cadere lo scettro che mi fu donato; lo conserverò sempre come pegno e ricordo del tuo amore per me. Ogni volta poi che tu rinnovi quest’intenzione, lo scettro si adornerà di fiori stupendi e di gemme preziose».

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MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE /PARTE TERZA MEDJUGORJE UN MESSAGGIO CHE INSEGNA COME SI AMA (PARAGRAFO 27)

29 agosto 2019
UN MESSAGGIO CHE INSEGNA COME SI AMA
"Cari figli, vi invito a pregare, affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su tutti gli uomini". La Madonna a Medjugorje
“Cari figli, vi invito a pregare, affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su tutti gli uomini”. La Madonna a Medjugorje

“Sono venuta per insegnarvi a vi­vere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

27. L’Amore verso Dio e la lotta contro satana – “Cari figli, voi siete pronti a commettere il peccato e a met­tervi nelle mani di satana, senza pensare. Io vi invito perché ciascuno di voi si decida coscientemente per Dio e contro sata­na” (maggio 1987). Siamo pronti a commettere il peccato, cioè siamo sempre in pericolo di commetterlo. Certamente non vogliamo, di proposi­to, commetterlo, ma tutto, dentro di noi e attorno a noi, congiura nel farci vedere il peccato attraente, gratificante, nel persua­derci che non è poi un male così grave, che Dio non può offen­dersi per così poco, che in fondo noi non vogliamo assoluta­mente offendere Dio, ma vogliamo solo prenderci quella piccola soddisfazione che ci pare legittima. Questo succede specialmente per i peccati veniali, quelli che chiamiamo leggeri, che debilitano la nostra anima e ci fan­no perdere il senso del peccato, esponendoci al pericolo di met­terci nelle mani di satana, che vuole indurci al peccato grave, alla rottura con Dio. Dobbiamo perciò fare una scelta chiara, ra­dicale, per Dio contro satana e combattere il nemico con l’aiuto di Maria, perché nella lotta possiamo riportare la vittoria pro­messa ai figli di Dio. “Cari figli, io non desidero che satana vi ostacoli sulla via della santità” (luglio 1987). La santità è il nostro massimo be­ne. Satana lo sa meglio di noi e per questo fa di tutto per ostaco­larci e impedirci di camminare sulla strada della santità. Cerca di ingannarci presentandoci il male come una cosa piacevole, grati­ficante: “Satana seduce tutta la terra” (Ap 12, 9) e insinua in tan­ti cuori il pensiero che la Misericordia di Dio non può punirci per cose così piccole come sono i nostri peccati. Ma Gesù ha detto: “Il diavolo è stato omicida fin dal princi­pio, non vi è verità in lui, è menzognero e padre della menzo­gna”: noi dobbiamo credere a Dio e non a satana. “Desidero proteggervi da tutto ciò che satana vi offre e attraverso cui vi vuole distruggere ” (marzo 1990). Satana ci offre tante occasioni seducenti per distruggerci. Non ci presenta mai il male in quanto tale, perché sa che noi lo respingeremmo. Ma ci presenta il male come se fosse un bene come una cosa utile, piacevole, buona. Qui comincia la nostra dura lotta! Tutte le tentazioni satana ce le presenta con un aspetto che ci seduce perché noi lo accogliamo. Tutte le tentazioni sono menzogne e inganni, come fu la prima tentazione ad Adamo ed Eva. Essi non solo non divennero come dei, ma furono distrutti in tutti i beni soprannaturali che Dio aveva loro dato. Satana vuole distruggere anche noi, ma Maria ci è vicina per proteggerci, a patto che noi ci rendiamo conto della sua vi­cinanza e ci rivolgiamo a lei per avere la sua protezione. ‘In questo tempo satana vuole creare disordine nei vostri cuori e nelle vostre famiglie. Figlioli, non cedete, non dovete permette­re che egli diriga voi stessi e la vostra vita” (gennaio 1994). Satana crea disordine inducendoci al peccato, impedendoci di progredire nella vita spirituale, indebolendo la nostra anima e facendola cadere più facilmente nel peccato grave. Egli crea di­sordine facendo leva sulle nostre difficoltà, incomprensioni, fa­cendoci vedere in modo esagerato i difetti degli altri e impeden­doci di vedere i nostri. Molte famiglie, così, vanno in rovina. L’imperativo “non cedete!” significa che dipende da noi ce­dere a satana o respingerlo. Non è fatale, non è inevitabile il di­sordine che egli vuole seminare. Dipende da noi, con l’aiuto so­prannaturale, respingere i suoi assalti. Satana cerca di prendere la direzione della nostra vita, ma Maria ci ripete che non siamo soli in questa lotta. La nostra preghiera ci assicura il suo aiuto e la sua vittoriosa presenza.

Pratica Spirituale: Uniti a Maria rinnoviamo con fede le promesse battesimali.

Tratto da: Mater Divinae Gratiae – “Medjugorje il messaggio Mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione” – 4/2000

Liturgia del martirio di San Giovanni Battista(memoria)

29 agosto 2019

29 AGOSTO
MARTIRIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA
(sec. I)
Memoria

LETTURE: Ger 1, 17-19; Sal 70; Mc 6, 17-29

Il più grande fra i nati di donna », secondo l’elogio di Gesù. morì vittima per la fede nei valori di conversione messianica che aveva predicato. Il racconto del suo martirio per decapitazione, avvenuto nella fortezza di Macheronte sul Mar Morto, dove il vizioso Erode si era ritirato in vacanza, Gesù lo ascoltò dalla viva voce dei discepoli del Battista (tra i quali Giovanni l’evangelista e Andrea) (Mc 6,17-29). La data di oggi ricorda forse la dedicazione dell’antica basilica in onore del Precursore dei Messia eretta a Sebaste, in Samaria.

Precursore della nascita e della morte di Cristo
Dalle «Omelie» di san Beda, il Venerabile, sacerdote
(Om. 23; CCL 122, 354. 356. 357)
Il beato precursore della nascita del Signore, della sua predicazione e della sua morte, dimostrò una forza degna degli sguardi celesti nel suo combattimento. Anche se agli occhi degli uomini ebbe a subire tormenti, la sua speranza è piena di immortalità, come dice la Scrittura (cfr. Sap 3, 4). E’ ben giusto che noi ricordiamo con solenne celebrazione il suo giorno natalizio. Egli lo rese memorabile con la sua passione e lo imporporò del suo sangue. E’ cosa santa venerarne la memoria e celebrarla in gioia di spirito. Egli confermò con il martirio la testimonianza che aveva dato per il Signore.
San Giovanni subì il carcere e le catene a testimonianza per il nostro Redentore, perché doveva prepararne la strada. Per lui diede la sua vita, anche se non gli fu ingiunto di rinnegare Gesù Cristo, ma solo di tacere la verità. Tuttavia morì per Cristo.
Cristo ha detto: «Io sono la verità» (Gv 14, 6), perciò proprio per Cristo versò il sangue, perché lo versò per la verità. E siccome col nascere, col predicare, col battezzare doveva dare testimonianza a colui che sarebbe nato, avrebbe predicato e battezzato, così soffrendo segnalò anche che il Cristo avrebbe sofferto.
Un uomo di tale e tanta grandezza pose termine alla vita presente con lo spargimento del sangue dopo la lunga sofferenza della catene. Egli annunziava la libertà della pace superna e fu gettato in prigione dagli empi. Fu rinchiuso nell’oscurità del carcere colui che venne a rendere testimonianza alla luce e che dalla stessa luce, che è Cristo, meritò di essere chiamato lampada che arde e illumina. Fu battezzato nel proprio sangue colui al quale era stato concesso di battezzare il Redentore del mondo, di udire la voce del Padre su di lui e di vedere la grazia dello Spirito Santo scendere sopra di lui.
Ma a persone come lui non doveva riuscire gravoso, anzi facile e bello sopportare per la verità tormenti transitori ripagabili con le gioie eterne. Per uno come lui la morte non riusciva un evento ineluttabile o una dura necessità. Era piuttosto un premio, una palma di vita eterna per la confessione del nome di Cristo.
Perciò ben dice l’Apostolo: «A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1, 29). Chiama grazia di Cristo che gli eletti soffrano per lui: «Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà esser rivelata in noi» (Rm 8, 18). (more…)

Preghiera del Mattino: ai bambini mai nati

29 agosto 2019

 

Madre dei bimbi non nati,
accogli nel tuo grembo verginale
tutti i piccoli uccisi dall’umana crudeltà.
Il Tuo Cuore Immacolato e Addolorato
ottenga Divina Misericordia per i piccoli martiri innocenti
e grazia di contrizione per quelli che hanno praticato
e collaborato alla loro uccisione.
Prega per tutti, Santa Madre di Dio
e perdonaci perchè abbiamo peccato
contro Dio e contro di Te.
Amen.

fonte

Udienza generale del 28 Agosto 2019 di Papa Francesco

28 agosto 2019

Catechesi sugli Atti degli Apostoli: 7. «Quando Pietro passava…» (At 5,15). Pietro, principale testimone del Risorto

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

La comunità ecclesiale descritta nel libro degli Atti degli Apostoli vive di tanta ricchezza che il Signore mette a sua disposizione – il Signore è generoso! –, sperimenta la crescita numerica e un gran fermento, malgrado gli attacchi esterni. Per mostrarci questa vitalità, Luca, nel Libro degli Atti degli Apostoli, indica anche dei luoghi significativi, per esempio il portico di Salomone (cfr At 5,12), punto di ritrovo per i credenti. Il portico (stoà) è una galleria aperta che funge da riparo, ma anche da luogo d’incontro e di testimonianza. Luca, infatti, insiste sui segni e sui prodigi che accompagnano la parola degli Apostoli e sulla speciale cura dei malati cui essi si dedicano.

Nel capitolo 5 degli Atti la Chiesa nascente si mostra come un “ospedale da campo” che accoglie le persone più deboli, cioè i malati. La loro sofferenza attira gli Apostoli, i quali non possiedono «né argento né oro» (At 3,6) – così dice Pietro allo storpio – ma sono forti del nome di Gesù. Ai loro occhi, come agli occhi dei cristiani di ogni tempo, i malati sono destinatari privilegiati del lieto annuncio del Regno, sono fratelli in cui Cristo è presente in modo particolare, per lasciarsi cercare e trovare da tutti noi (cfr Mt 25,36.40). I malati sono dei privilegiati per la Chiesa, per il cuore sacerdotale, per tutti i fedeli. Non sono da scartare, al contrario Sono da curare, da accudire: Sono oggetto della preoccupazione cristiana.

Tra gli apostoli emerge Pietro, che ha preminenza nel gruppo apostolico a motivo del primato (cfr Mt 16,18) e della missione ricevuti dal Risorto (cfr Gv 21,15-17). È lui che dà il via alla predicazione del kerygma nel giorno di Pentecoste (cfr At 2,14-41) e che al concilio di Gerusalemme svolgerà una funzione direttiva (cfr At 15 e Gal 2,1-10).

Pietro si accosta alle barelle e passa tra i malati, così come aveva fatto Gesù, prendendo su di sé le infermità e le malattie (cfr Mt 8,17; Is 53,4). E Pietro, il pescatore di Galilea, passa, ma lascia che sia un Altro a manifestarsi: che sia il Cristo vivo e operante! Il testimone, infatti, è colui che manifesta Cristo, sia con le parole sia con la presenza corporea, che gli permette di relazionarsi e di essere prolungamento del Verbo fatto carne nella storia.

Pietro è colui che compie le opere del Maestro (cfr Gv 14,12): guardando a lui con fede, si vede Cristo stesso. Ricolmo dello Spirito del suo Signore, Pietro passa e, senza che egli faccia nulla, la sua ombra diventa “carezza”, risanatrice, comunicazione di salute, effusione della tenerezza del Risorto che si china sui malati e restituisce vita, salvezza, dignità. In tal modo, Dio manifesta la sua prossimità e fa delle piaghe dei suoi figli «il luogo teologico della sua tenerezza» (Meditazione mattutina, S. Marta, 14.12.2017). Nelle piaghe degli ammalati, nelle malattie che sono impedimenti per andare avanti nella vita, c’è sempre la presenza di Gesù, la piaga di Gesù. C’è Gesù che chiama ognuno di noi ad accudirli, a sostenerli, a guarirli.

L’azione risanatrice di Pietro suscita l’odio e l’invidia, dei sadducei, che imprigionano gli apostoli e, sconvolti per la loro misteriosa liberazione, proibiscono loro di insegnare. Questa gente vedeva i miracoli che facevano gli apostoli non per magia, ma in nome di Gesù; ma non volevano accettarlo e li mettono in prigione, li bastonano. Sono stati poi liberati miracolosamente, ma il cuore dei sadducei era tanto duro che non volevano credere a ciò che vedevano. Pietro allora risponde offrendo una chiave della vita cristiana: «Obbedire a Dio invece che agli uomini» (At 5,29), perché loro – i sadducei – dicono: “Voi non dovete andare avanti con queste cose, non dovete guarire” – “Io obbedisco a Dio prima che agli uomini”: è la grande risposta cristiana. Questo significa ascoltare Dio senza riserve, senza rinvii, senza calcoli; aderire a Lui per diventare capaci di alleanza con Lui e con chi incontriamo sul nostro cammino.

Chiediamo anche noi allo Spirito Santo la forza di non spaventarci davanti a chi ci comanda di tacere, ci calunnia e addirittura attenta alla nostra vita. Chiediamogli di rafforzarci interiormente per essere certi della presenza amorevole e consolatrice del Signore al nostro fianco.


Saluti:

Je suis heureux de saluer les pèlerins venus de France, en particulier de Rennes, de Poissy, de Retiers et de L’Isle en Dodon, ainsi que d’autres pays francophones. Demandons à l’Esprit Saint, par l’intercession de Pierre, de nous rendre forts intérieurement pour être assurés de la présence aimante et consolatrice du Seigneur à nos côtés. Et que l’Esprit Saint nous aide à la manifester à tous, et d’une manière particulière aux malades. Que Dieu vous bénisse !

[Sono lieto di salutare i pellegrini della Francia, in particolare quelli di Rennes, Poissy, Retiers e L’Isle en Dodon, così come quelli degli altri paesi di lingua francese. Chiediamo allo Spirito Santo, per intercessione di Pietro, di rafforzarci interiormente per essere certi della presenza amorevole e consolatrice del Signore al nostro fianco. Possa lo Spirito Santo aiutarci a manifestarlo a tutti, e in modo particolare ai malati. Dio vi benedica!]

I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those from England and the United States of America. Upon you and your families, I invoke the joy and peace of the Lord. May God bless you!

[Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’Udienza odierna, specialmente quelli provenienti da Inghilterra e Stati Uniti d’America. Su tutti voi, e sulle vostre famiglie, invoco la gioia e la pace del Signore. Dio vi benedica!]

Herzlich grüße ich die Pilger aus den Ländern deutscher Sprache. Vom Geist des Herrn durchdrungen, konnten die Apostel das Heilswerk Christi auf Erden weiterführen. Stellen wir uns dem Herrn ganz zur Verfügung, denn er möchte auch durch uns in der Welt wirken und den Menschen unserer Zeit seine Nähe zeigen.

[Saluto cordialmente i pellegrini dei paesi di lingua tedesca. Ricolmi dello Spirito del Signore, gli Apostoli hanno potuto continuare l’opera di salvezza di Cristo sulla terra. Mettiamoci completamente a disposizione del Signore, perché Egli vuole operare anche attraverso di noi e manifestare la sua prossimità agli uomini del nostro tempo.]

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española venidos de España y Latinoamérica. Pidamos de forma constante la fuerza del Espíritu Santo para llevar a todos la presencia amorosa y consoladora del Señor que camina a nuestro lado.
Que el Señor los bendiga.

Saúdo cordialmente os peregrinos de língua portuguesa, em especial os jovens cadetes com seus instrutores e toda a tripulação do navio-escola «Brasil»: no vigor de sua juventude, na distinção de sua presença e na esperança que brilha em seus olhos, vislumbro a promessa, confirmada por esta peregrinação de fé, de que vocês serão leais servidores do grande e querido Brasil e colaboradores de Deus na construção de um mundo mais fraterno, com base na justiça, no amor e na paz. Sobre vocês, bem como sobre os fiéis de Toledo-Paraná e Ribamar-Lourinhã e sobre as respetivas famílias, desçam as bênçãos do Céu. Rezai por mim!

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua portoghese, in particolare i giovani cadetti con i loro istruttori e l’intero equipaggio della nave-scuola «Brasil»: nel vigore della vostra giovinezza, nella distinzione della vostra presenza e nella speranza che rifulge nei vostri occhi, scorgo la promessa, confermata da questo pellegrinaggio di fede, che sarete leali servitori del grande e amato Brasile e collaboratori di Dio nella costruzione di un mondo più fraterno, sulla base della giustizia, dell’amore e della pace. Su di voi, nonché sui fedeli di Toledo-Paraná e di Ribamar-Lourinhã e sulle rispettive famiglie, scendano le benedizioni del Cielo. Pregate per me!]

في تعاليمه حول “المسيرة” الإنجيلية التي يرويها سفر أعمال الرسل، تكلم البابا اليوم عن الكنيسة الأولى والتي تظهر كـ “مستشفى ميداني” يستقبل الأشخاص الأكثر ضعفا، ومرضا؛ حيث معاناة المرضى كانت تجذب الرسل، والذين بالرغم من أنهم لا يملكون “لا فضة ولا ذهب”، كانوا أقوياء باسم يسوع. وأوضح البابا كيف أن بطرس كان يقترب من المرضى ويمر بينهم، تماما كما كان يفعل يسوع، فكان ظله يشفي أمراضهم. لم يكن صياد الجليل يبحث عن إظهار نفسه، بل المسيح الحي والعامل فيه. لقد كان بطرس، ممتلئا من روح معلمه، لدرجة أن ظله كان يتحول إلى “عناق” مشفي، وإلى وسيلة لنشر حنان القائم من بين الأموات، الذي ينحني على المرضى والمحتاجين ويهبهم مجددا الحياة، والخلاص، والكرامة. وأكد البابا أن “بطرس هو صورة الكنيسة”، التي على الأرض تعد أبناءها وتأهلهم للسماء.

[Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dalla Siria, dalla Terra Santa e dal Medio Oriente. L’azione risanatrice di Pietro suscita l’odio dei sadducei, che imprigionano gli apostoli e proibiscono loro di insegnare, ma la risposta di Pietro: «obbedire a Dio invece che agli uomini» (At 5,29), ci offre la chiave della vita cristiana: cioè il dover ascoltare e obbedire Dio senza riserve, senza rinvii, senza calcoli. Il Signore vi benedica e vi protegga ‎sempre dal‎ maligno‎‎‎‏!]

Serdecznie pozdrawiam polskich pielgrzymów. Drodzy bracia i siostry, pierwszego września przypada 80.rocznica wybuchu drugiej wojny światowej, która rozpoczęła się nazistowską, niemiecką agresją na Polskę. Podczas, gdy w stołecznej Warszawie, w Wieluniu i w innych mistach będą się odbywały wspomnieniowe obchody, z udziałem licznych głów państw z całego świata, wszyscy będziemy modlić się o pokój, aby nigdy nie powtórzyły się tragiczne wydarzenia, sprowokowane przez nienawiść, które przyniosły jedynie zniszczenie, cierpienie i śmierć. Prośmy Boga, aby pokój panował w ludzkich sercach, w rodzinach, społeczeństwach i między narodami. Zawierzam was wszystkich matczynej opiece Maryi Królowej Pokoju i z serca wam błogosławię.

[Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Cari fratelli e sorelle, il primo settembre cade l’ottantesimo anniversario dell’inizio della seconda guerra mondiale, avviata con l’aggressione nazista tedesca sulla Polonia. Mentre a Varsavia, a Wielun e in altre città si svolgeranno le celebrazioni commemorative, con la partecipazione di numerosi capi di stati di tutto il mondo, pregheremo tutti per la pace, affinché non si ripetano più le tragiche vicende provocate dall’odio, che portarono solo distruzione, sofferenze e morte. Preghiamo Dio, perché la pace regni nei cuori degli uomini, nelle famiglie, nelle società e tra i popoli! Affido tutti voi alla materna protezione di Maria Regina della Pace e vi benedico di cuore.]

Srdačno pozdravljam i blagoslivljam hrvatske hodočasnike, osobito učenike i nastavnike biskupijskih gimnazija iz Požeške biskupije, zajedno s njihovim biskupom Mons. Antunom Škvorčevićem, kao i sjemeništarce, učenike i nastavnike Nadbiskupijske klasične gimnazije iz Splita. Dragi prijatelji, neka vam svjedočanstvo svetoga Augustina pomogne širiti svjetlo vjere u vašoj sredini, kako biste oduševljeno svjedočili kršćansku nadu i ljubili bližnje. Hvaljen Isus i Marija!

[Di cuore saluto e benedico i pellegrini croati, particolarmente gli alunni e gli insegnanti dei Licei della Diocesi di Požega, accompagnati dal Vescovo, Mons. Antun Škvorčević, come anche i seminaristi, gli alunni e gli insegnanti del Liceo Classico Arcidiocesano di Split. Cari amici, la testimonianza di sant’Agostino vi aiuti a diffondere nei vostri ambienti la luce della fede, affinché con entusiasmo possiate testimoniare la speranza cristiana e amare gli altri. Siano lodati Gesù e Maria!]

* * *

Saluto i partecipanti al pellegrinaggio dell’Ucraina. [saluto in ucraino – i fedeli rispondono]

Sono lieto di accogliere le Suore di Sant’Anna; le Ancelle della Beata Vergine Immacolata e i partecipanti all’incontro estivo per Seminaristi, promosso dall’Opus Dei.

Saluto i ragazzi della Cresima della Diocesi di Verona; quelli della Diocesi di Chiavari, con il Vescovo Mons. Alberto Tanasino; e quelli della Diocesi di Lucca, con il Vescovo Mons. Paolo Giulietti.

Saluto i fedeli delle parrocchie di Ficulle e di Dragonara di Potenza; e l’Associazione Bambino emopatico oncologico.

Un pensiero particolare rivolgo ai giovani, agli anziani, agli ammalati e agli sposi novelli.

Oggi celebriamo la memoria di Sant’Agostino, Vescovo e Dottore della Chiesa. Invito tutti a lasciarvi ispirare dalla sua santità e dalla sua dottrina. Insieme a lui, riscoprite la via dell’interiorità che conduce a Dio e al prossimo più bisognoso.

MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE ,PARTE TERZA MEDJUGORJE UN MESSAGGIO CHE INSEGNA COME SI AMA (Paragrafo 26)

28 agosto 2019
"Cari figli, vi invito a pregare, affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su tutti gli uomini". La Madonna a Medjugorje
“Cari figli, vi invito a pregare, affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su tutti gli uomini”. La Madonna a Medjugorje “Cari figli, vi invito a pregare, affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su tutti gli uomini”. La Madonna a Medjugorje

26. L’amore verso Dio e i fratelli – Cari figli, oggi vi invito affinché ciascuno di voi cominci di nuovo ad amare prima Dio che ha salvato e redento ognuno di voi e dopo i fratelli e le sorelle che vi sono vicini” (novembre 1995). “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1Gv 4, 9-10). L’amore di Dio è così potente che trasforma noi, creature umane, in figli di Dio. Dobbiamo perciò accettarlo questo amore, se vogliamo essere intimamente uniti a lui. Dobbiamo amare lui e il prossi­mo perché se il primo comandamento è “amerai il Signore Dio tuo” il secondo è simile al primo: “amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22, 39). L’amore al prossimo consiste nel comportamento che ab­biamo verso gli altri: “Desidero avvicinarvi sempre più a Gesù e al suo Cuore ferito affinché siate capaci di capire l’amore senza misura che si è dato per ognuno di voi. Per questo, cari figli, pregate affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su ogni uomo e su quelli che vi odiano e vi disprezzano” (novembre 1991). Il Cuore ferito di Gesù, circondato di spine, sormontato dal­la croce e squarciato dalla lancia, è il simbolo più eloquente e più toccante dell’amore senza misura che egli nutre per noi. Questo ci aiuta a capire, per quanto è umanamente possibile, quello che leggiamo nel Vangelo: “Dio ha tanto amato il mon­do da dare il suo Figlio Unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Maria desidera avvicinarci a Gesù e al suo Cuore ferito per farci comprendere l’immensità dell’amore divino per noi e per spingerci a ricambiarlo concretamente nella nostra vita, non so­lo evitando il peccato, causa della sua Passione e morte in cro­ce, ma sforzandoci di seguirlo nei suoi esempi, nei suoi inse­gnamenti, accettando il suo invito: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro Celeste” (Mt 5, 48). Si dice che il cuore è fatto per amare. L’amore sgorga spon­taneo verso le persone alle quali siamo legati da vincoli di pa­rentela, di amicizia, di simpatia, di riconoscenza, mentre è diffi­cile amare quelli che ci odiano e ci disprezzano. Ma se abbiamo un vero amore per Dio, dal nostro cuore sgorgherà una fonte di amore, non sensibile, non di simpatia istintiva, ma di benevo­lenza, verso tutti, anche verso quelli che non vi amano, perché così Dio vuole. “Vi invito a diventare gli apostoli dell’amore e della bontà” (ottobre 1993). Noi dobbiamo sforzarci di essere buoni non so­lo per noi stessi, ma con tutti perché siamo solidali con tutti gli uomini nostri fratelli. E perciò dobbiamo essere apostoli, cioè diffusori della bontà e dell’amore nella società e nel mondo in cui viviamo. Gesù ci dice che dobbiamo essere come “il lievito che una donna prende e mescola in tre misure di farina, finché tutta la massa sia fermentata” (Mt 13, 33). La vocazione cristia­na è vocazione ad essere fermento di bontà e di amore sopran­naturale nella società in cui ci troviamo.

Pratica spirituale: Facciamo un gesto concreto di amore verso Dio e verso il nostro prossimo.

Tratto da: Mater Divinae Gratiae – “Medjugorje il messaggio Mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione” – 4/2000

Vangelo (Mc 6,17-29) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 29 Agosto 2019) con commento comunitario

28 agosto 2019

MARTIRIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6,17-29)

In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.

E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Questo è il Vangelo del 29 Agosto, quello del 28 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Araldo del Divino Amore, Libro IV CAPITOLO XXVI NEL SANTO GIORNO DI PARASCEVE O VENERDI’ SANTO

28 agosto 2019
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Un Venerdì santo, all’ora di Prima, mentre Geltrude ringraziava il Signore per essersi abbassato fino a comparire davanti al tribunale di un pagano, vide il Figlio di Dio raggiante di serenità e gioia. Era seduto su di un trono regale, a destra del Padre, che gli dimostrava un’ineffabile tenerezza affine di compensarlo degli oltraggi e delle bestemmie che aveva sopportato per salvarci. Tutti i Santi, inginocchiati rispettosamente davanti a Lui, lo ringraziavano di averli preservati dall’eterna dannazione con la sua morte atroce.

Alle parole della Passione « Sitio – Ho sete » Gesù presentò a Geltrude un calice d’oro destinato a ricevere le sue lagrime d’amore. Ella sentì allora il cuore preso da tale commozione, che pareva liquefarsi e sciogliersi in pianto. Tuttavia frenò le lagrime, per discrezione e per non svelare il segreto della sua tenerezza; chiese poi a Gesù se il suo modo di fare Gli fosse gradito. Allora un getto limpidissimo parve scaturire dal cuore di Geltrude e penetrare nella bocca di Gesù che le disse: « Così, figlia mia, io attiro le lagrime di divozione che si frenano per motivi tanto nobili e puri ».

A Terza ella si sentì infiammata d’amore, ricordandosi che Gesù, in quell’ora, era stato trafitto di spine, crudelmente flagellato e caricato dalla pesante Croce. Ella GIi disse: « O mio Diletto, per corrispondere all’amore che mi hai dimostrato sopportando l’iniqua Passione, ti offro tutto il mio cuore e desidero, da questo momento fino alla morte, di sopportare l’amarezza, il dolore, lo spasimo dello stesso tuo dolcissimo Cuore e del tuo Corpo immacolato; se per umana fragilità, dimenticassi un istante i tuoi dolori, accordami una sofferenza sensibile che corrisponda degnamente all’angoscia della tua Passione ». Rispose Gesù « Il tuo buon volere e la fedeltà dell’amore tuo mi hanno pienamente sodisfatto; ma perchè possa gustare tutte le mie delizie nel tuo cuore, dammi, la libertà di operare e di custodire in esso tutto quello che voglio, senza che ti dica, se vi verserò gioie o amarezze ».

Nella Passione si lesse che Giuseppe raccolse il Corpo del Signore. Geltrude chiese: « Il tuo santissimo Corpo, o Gesù, venne dato al fortunatissimo Giuseppe; a me, quantunque indegna, cosa darai? ». Tosto il Salvatore le porse il suo dolcissimo Cuore, sotto l’aspetto di un incensiere d’argento, da cui salivano verso il Padre, tante onde olezzanti d’incenso quanti furono i popoli riscattati dalla Passione; in seguito secondo il rito liturgico, si lessero le orazioni per tutti gli ordini della Chiesa con le relative genuflessioni. Mentre il sacerdote cantava: « Oremus dilectissimi etc. » ella vedeva quelle preghiere fondersi con l’incenso ch’esalava dal divin Cuore ed elevarsi, con esso, unica oblazione al Padre.

Tale unione con Cristo dava alle preghiere della Chiesa un magnifico splendore ed un profumo delizioso. Cerchiamo quindi. di pregare più divotamente in questo giorno per la S. Chiesa, poichè la Passione di Cristo è quella che dà maggior valore alle nostre suppliche, rendendole gradite al Padre.

In altro Venerdì santo, sentendosi Geltrude dolcemente penetrata dal ricordo della Passione di Gesù, desiderava ardentemente darGli un degno ricambio di amore; perciò Gli disse: « Insegnami o unica speranza e salvezza dell’anima mia, come potrei ringraziarti, almeno un po’ di tutte le sofferenze che per te furono così crudeli e per me così salutari! ». Il buon Maestro rispose: « Se alcuno rinuncia al suo giudizio proprio per seguire l’altrui, mi risarcisce della prigionia subita, dei legami e delle ingiurie che ho sopportato il mattino dei giorno mio estremo. Chi confessa umilmente i peccati, mi compensa delle false accuse lanciate contro di me e della sentenza di morte. Chi mortifica i sensi, mi compensa della flagellazione subita a Terza. Chi si sottomette a Superiori indegni ed esigenti, toglie le spine dalla mia corona. Chi, offeso, fa i primi passi per ottenere la pace, alleggerisce il fardello della mia Croce. Chi si dà tutto, generosamente alle opere di carità, ripara lo stiramento spasmodico delle mie membra quando, all’ora di Sesta, venni crocifisso. Chi non teme il disprezzo, nè la sofferenza quando si tratta di ritrarre il prossimo dal peccato, mi ripaga degnamente per la morte da me sofferta, all’ora di nona, nel redimere il genere umano. Chi risponde con umiltà agl’insulti, mi stacca dalla Croce. Infine chi preferisce il prossimo a se stesso e lo ritiene degno di onore e di riguardi, mi ricompensa della mia sepoltura».

In altro Venerdì santo, mentre Geltrude pregava il Signore, prima di comunicarsi, perchè la preparasse a quell’atto solenne, sentì queste parole: « Mi sento talmente attratto verso di Te, che nessuna cosa al mondo potrebbe trattenermi. Sappi che ho raccolto tutto quello che oggi si è compiuto nella Chiesa in memoria della mia Passione, con pensieri, parole, opere, ed ora mi preme deporre questo tesoro nel tuo cuore, col Sacramento dell’altare, a vantaggio della tua salvezza eterna ». « Ti ringrazio immensamente, o mio Gesù, – rispose Geltrude – però vorrei che mi permettessi di far parte di questo dono a coloro che io desidero beneficare ». Il Salvatore rispose sorridendo: « Cosa mi darai tu, mia diletta, perchè Io t’accordi questo grande favore? ». « Ahimè – riprese la Santa – non ho nulla che sia degno di Te: ma se avessi tutto quello che Tu possiedi, sento che ti cederei ogni cosa affìnchè tu potessi, a tua volta, farne dono a chi più t’aggrada». E il Signore con bontà: « Se davvero tu mi ami fino a questo punto; puoi star certa che anch’io agirò nello stesso modo a tuo riguardo, ma in prqporzione somma, cioè quanto il mio amore supera il tuo ». Ella aggiunse: « Quali meriti ti offrirò nella tua venuta Eucaristica, mentre Tu a me vieni con tanta generosità? ». Gesù affermò: « Una cosa sola ti domando. Vieni a me completamente vuota e disposta a ricevere, perchè il bene che potrà piacermi in te, sarà dono della mia bontà infinita ». Ella comprese che quel vuoto è l’umiltà, per mezza della quale l’uomo riconosce di non aver nulla da se stesso e di nulla potere senza l’aiuto di Dio, giacchè tutto ciò che può fare, va contato per niente.

Liturgia di Sant’Agostino, (memoria) 28 Agosto 2019

28 agosto 2019

28 AGOSTO
SAN AGOSTINO
Vescovo e Dottore della Chiesa
(354-430)
Memoria

LETTURE: 1 Gv 4, 7-16; Sal 62; Gv 15, 9-17

Nato a Tagaste (attuale Souk Ahras, in Algeria) Agostino ebbe una gioventù scapricciata. Convertitosi prodigiosamente a Milano a 32 anni, e ricevuto il battesimo da sant’Ambrogio, rientrò in Africa dopo la morte della santa madre Monica e si diede a vita religiosa. Fatto prete e poi vescovo di Ippona (presso l’attuale Bona, in Algeria), operò per quasi 40 anni contro le eresie e le deviazioni scismatiche del tempo: manicheismo, donatismo, pelagianesimo, arianesimo, lasciando moltissimi scritti, molti dei quali autentici capolavori e di genere letterario nuovo, quali le Confessioni e le Ritrattazioni (scritti autobiografici), la Città di Dio (quasi una teologia della storia), il trattato Della Trinità, Trattenimenti sui Salmi…
Agostino è un genio universale e profondo, ha un’intelligenza penetrante, una fantasia fervida, un gran cuore. Ha rielaborato la tradizione teologica anteriore e vi ha impresso la sua impronta originale. Col suo carattere generoso e simpatico, la sua sensibilità, l’indulgenza e la capacità di perdonare, ha legato a sé persino degli avversari. Sapeva parlare, anzi dialogare col popolo con parola facile, familiare, con senso di umorismo. La sua spiritualità e la sua « regola » religiosa hanno fatto sorgere in ogni tempo delle forme di vita religiosa che si richiamano a lui. Ancor oggi, oltre agli Agostiniani, forse un 20.000 religiosi seguono fondamentalmente la sua regola, e molte più sono le istituzioni femminili che si rifanno a lui come a padre. E’ il maggiore dei padri e il primo dei quattro grandi dottori dell’Occidente.
Ogni epoca ha sentito un suo Agostino; la critica moderna ha ricuperato la figura di un uomo che parla con semplicità e sincerità di se stesso. Forse ciò che è più mirabile e più moderno in Agostino è la capacità di introspezione in se stesso e negli altri, di saper esaminare le proprie emozioni, di mettersi in crisi e di riconoscere le sue colpe, i suoi errori, e di convertire tutto in « confessio », cioè in lode di Dio (cf i Cor 4,7).
Agostino ha fatto dell’assemblea eucaristica il momento centrale della vita della sua comunità. Le sue numerosissime omelie mostrano come sapeva adattare la Parola di Dio alla mentalità del suo ambiente umano.

Eterna verità e vera carità e cara eternità!
Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo
(Lib. 7, 10, 18; 10, 27; CSEL 33, 157-163. 255)
Stimolato a rientrare in me stesso, sotto la tu guida, entrai nell’intimità del mio cuore, e lo potei fare perché tu ti sei fatto mio aiuto (cfr. Sal 29, 11). Entrai e vidi con l’occhio dell’anima mia, qualunque esso potesse essere, una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore e sopra la mia intelligenza. Non era una luce terrena e visibile che splende dinanzi allo sguardo di ogni uomo. Direi anzi ancora poco se dicessi che era solo una luce più forte di quella comune, o anche tanto intensa da penetrare ogni cosa. Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato. Non stava al di sopra della mia intelligenza quasi come l’olio che galleggia sull’acqua, né come il cielo che si stende sopra la terra, ma una luce superiore. Era la luce che mi ha creato. E se mi trovavo sotto di essa, era perché ero stato creato da essa. Chi conosce la verità conosce questa luce.
O eterna verità e vera carità e cara eternità! Tu sei il mio Dio, a te sospiro giorno e notte. Appena ti conobbi mi hai sollevato in alto perché vedessi quanto era da vedere e ciò che da solo non sarei mai stato in grado di vedere. Hai abbagliato la debolezza della mia vista, splendendo potentemente dentro di me. Tremai di amore e di terrore. Mi ritrovai lontano come in una terra straniera, dove mi parve di udire la tua voce dall’alto che diceva: «Io sono il cibo dei forti, cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me».
Cercavo il modo di procurarmi la forza sufficiente per godere di te, e non la trovavo, finché non ebbi abbracciato il «Mediatore fra Dio e gli uomini, l’Uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2, 5), «che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli» (Rm 9, 5). Egli mi chiamò e disse: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6); e unì quel cibo, che io non ero capace di prendere, al mio essere, poiché «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14).
Così la tua Sapienza, per mezzo della quale hai creato ogni cosa, si rendeva alimento della nostra debolezza da bambini.
Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace. (more…)

Perdonanaza Celestiana,l’ Aquila città di Misericordia (da . Avvenire it, di Claudio Tracanna, L’Aquila sabato 24 agosto 2019 )

28 agosto 2019

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Il capoluogo d’Abruzzo, da più di settecento anni, celebra annualmente l’indulgenza della “Perdonanza celestiniana”, eredità lasciata dal santo pontefice Celestino V che, con la bolla Inter sanctorum solemnia, indisse quella che, a buon diritto, è considerata la vera anticipazione del primo Giubileo della storia del 1300. Ieri sera, con l’accensione del grande braciere dinanzi la Basilica di santa Maria di Collemaggio, custode delle spoglie di san Pietro Celestino, si è dato il via alle manifestazioni che faranno da contorno al giubileo aquilano che avrà inizio il prossimo 28 agosto, primi vespri della solennità del martirio di san Giovanni Battista.
Proprio il 28 sarà il cardinale Giuseppe Bertello, presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e del Governatorato Vaticano, a colpire per tre volte, con un bastone di legno d’ulivo del Getsemani, la Porta Santa della Basilica aquilana e dare così il via, con la celebrazione eucaristica, al giubileo celestiniano. Ad introdurre spiritualmente fedeli e pellegrini alla celebrazione della misericordia e del perdono, sarà il predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, che oggi alle 18, a Collemaggio, terrà una conferenza al termine del biennio mariano indetto dal cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila, su «La sua misericordia di generazione in generazione – il Magnificat di Maria, uno sguardo nuovo su Dio e sul mondo».
Da domani fino al 27 agosto, vigilia della Perdonanza, nel centro cittadino che lentamente vede la sua rinascita dopo il sisma del 2009, sarà collocata la Tenda del Perdono dove, oltre l’Adorazione eucaristica, vi saranno sacerdoti per la confessione e religiosi e religiose per colloqui spirituali. Dopo la solenne celebrazione di apertura del 28 agosto, per tutta la notte e fino ai vespri del 29 agosto i fedeli potranno confessarsi con i numerosi sacerdoti che, a turno, si succederanno nei confessionali della Basilica. I giovani saranno i protagonisti della grande veglia che animerà la Basilica dalle 22 a mezzanotte e mezza quando inizierà, per finire all’alba, la lettura continua di alcuni passi della Bibbia sul tema della rinascita e della misericordia. I vescovi di Abruzzo e Molise si succederanno nella celebrazione delle Messe dedicate ai giovani, ai malati, alle famiglie, ai lavoratori e ad altre categorie di persone fino ai vespri del 29 agosto quando terminerà l’indulgenza della Perdonanza.
A chiudere la Porta Santa di Collemaggio sarà l’arcivescovo del capoluogo abruzzese, il cardinale Giuseppe Petrocchi, che ieri sera, durante la cerimonia di apertura del giubileo aquilano, ha voluto ricordare il decimo anniversario del sisma che ha colpito la città, invitando tutti a mettersi alla scuola di Celestino: «Per ricostruire bene occorre promuovere la cultura della convergenza solidale e della condivisione, che presuppongono la logica del perdono e la disponibilità a progettare un futuro fraterno, abitato dall’amicizia e dalla speranza. Bisogna aprire i “cantieri della concordia” – ha proseguito il porporato – sostenuti da coraggiose e perseveranti idealità: religiose, politiche e culturali. Una ricostruzione “sana” e destinata a diventare sempre più feconda, richiede forti “anticorpi” etici; capacità di coesione, lungimiranti e produttive; e grandi energie, profetiche e creative. Per questo – ha detto in conclusione Petrocchi – l’anima della Perdonanza è anche l’anima della ricostruzione».

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Vangelo (Mt 23,27-32) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 28 Agosto 2019) con commento comunitario

27 agosto 2019

SANT’AGOSTINO, VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 23,27-32)

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».

Questo è il Vangelo del 28 Agosto, quello del 27 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia di Santa Monica ( memoria), 27 Agosto 2019

27 agosto 2019

27 AGOSTO
SANTA MONICA
(331-387)
Memoria

LETTURE: Sir 26, 1-4. 13-16; Sal 127; Lc 7, 11-17

La grandezza della santità di Agostino ha influito perché la sua festa fosse preceduta da quella della sua santa mamma. La vita di questa madre ci è nota soltanto attraverso le «Confessioni» del figlio, che ha su di lei pagine stupende. Cristiana dalla fede robusta e profondamente pia, riuscì con la dolcezza a convertire il marito pagano e irascibile, e con la forza delle preghiere e delle lacrime il figlio sensuale e intellettualmente sviato. Sedici anni attese e operò con pazienza perché Agostino, recatosi in Italia in cerca d’avventura, si ravvedesse. Andò a cercarlo a Roma e poi a Milano dove assistette al suo Battesimo. Non rivide più l’Africa perché morì a Ostia prima di imbarcarsi. Là, madre e figlio ebbero una profonda esperienza mistica.
Santa Monica ci invita ad unire al sacrificio eucaristico di Cristo tutte le sofferenze delle famiglie i cui membri non hanno in comune la stessa fede. Il ruolo della donna è in questi casi insostituibile.

Cerchiamo di arrivare alla sapienza eterna
Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo (Lib. 9, 10-11; CSEL 33, 215-219)
Era ormai vicino il giorno in cui ella sarebbe uscita da questa vita, giorno che tu conoscevi mentre noi lo ignoravamo. Per tua disposizione misteriosa e provvidenziale, avvenne una volta che io e lei ce ne stessimo soli, appoggiati al davanzale di una finestra che dava sul giardino interno della casa che ci ospitava, là presso Ostia, dove noi, lontani dal frastuono della gente, dopo la fatica del lungo viaggio, ci stavamo preparando ad imbarcarci. Parlavamo soli con grande dolcezza e, dimentichi del passato, ci protendevamo verso il futuro, cercando di conoscere alla luce della Verità presente, che sei tu, la condizione eterna dei santi, quella vita cioè che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò in cuore d’uomo (cfr. 1 Cor 2, 9). Ce ne stavamo con la bocca anelante verso l’acqua che emana dalla tua sorgente, da quella sorgente di vita che si trova presso di te. Dicevo cose del genere, anche se non proprio in tal modo e con queste precise parole. Tuttavia, Signore, tu sai che in quel giorno, mentre così parlavamo e, tra una parola e l’altra, questo mondo con tutti i suoi piaceri perdeva ai nostri occhi ogni suo richiamo, mia madre mi disse: «Figlio, quanto a me non trovo ormai più alcuna attrattiva per questa vita. Non so che cosa io stia a fare ancora quaggiù e perché mi trovi qui. Questo mondo non è più oggetto di desideri per me. C’era un solo motivo per cui desideravo rimanere ancora un poco in questa vita: vederti cristiano cattolico, prima di morire. Dio mi ha esaudito oltre ogni mia aspettativa, mi ha concesso di vederti al suo servizio e affrancato dalle aspirazioni di felicità terrene. Che sto a fare qui?».
Non ricordo bene che cosa io le abbia risposto in proposito. Intanto nel giro di cinque giorni o poco più si mise a letto con la febbre. Durante la malattia un giorno ebbe uno svenimento e per un pò di tempo perdette i sensi. Noi accorremmo, ma essa riprese prontamente la conoscenza, guardò me e mio fratello in piedi presso di lei, e disse, come cercando qualcosa: «Dove ero»?
Quindi, vedendoci sconvolti per il dolore, disse: «Seppellire qui vostra madre». Io tacevo con un nodo alla gola e cercavo di trattenere le lacrime. Mio fratello, invece, disse qualche parola per esprimere che desiderava vederla chiudere gli occhi in patria e non in terra straniera. Al sentirlo fece un cenno di disapprovazione per ciò che aveva detto. Quindi rivolgendosi a me disse: «Senti che cosa dice?». E poco dopo a tutti e due: «Seppellirete questo corpo, disse, dove meglio vi piacerà; non voglio che ve ne diate pena. Soltanto di questo vi prego, che dovunque vi troverete, vi ricordiate di me all’altare del Signore».
Quando ebbe espresso, come poté, questo desiderio, tacque. Intanto il male si aggrava ed essa continuava a soffrire.
In capo a nove giorni della sua malattia, l’anno cinquantaseiesimo della sua vita, e trentatreesimo della mia, quell’anima benedetta e santa se ne partì da questa terra. (more…)

Angelus, di Papa Francesco a Piazza San Pietro il 25 Agosto 2019

26 agosto 2019

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo di oggi (cfr Lc 13,22-30) ci presenta Gesù che passa insegnando per città e villaggi, diretto a Gerusalemme, dove sa che deve morire in croce per la salvezza di tutti noi. In questo quadro, si inserisce la domanda di un tale, che si rivolge a Lui dicendo: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?» (v. 23). La questione era dibattuta a quel tempo – quanti si salvano, quanti no… – e c’erano diversi modi di interpretare le Scritture al riguardo, a seconda dei testi che prendevano. Gesù però capovolge la domanda – che punta più sulla quantità, cioè “sono pochi?…” – e invece colloca la risposta sul piano della responsabilità, invitandoci a usare bene il tempo presente. Dice infatti: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno» (v. 24).

Con queste parole, Gesù fa capire che non è questione di numero, non c’è il “numero chiuso” in Paradiso! Ma si tratta di attraversare fin da ora il passaggio giusto, e questo passaggio giusto è per tutti, ma è stretto. Questo è il problema. Gesù non vuole illuderci, dicendo: “Sì, state tranquilli, la cosa è facile, c’è una bella autostrada e in fondo un grande portone…”. Non ci dice questo: ci parla della porta stretta. Ci dice le cose come stanno: il passaggio è stretto. In che senso? Nel senso che per salvarsi bisogna amare Dio e il prossimo, e questo non è comodo! È una “porta stretta” perché è esigente, l’amore è esigente sempre, richiede impegno, anzi, “sforzo”, cioè una volontà decisa e perseverante di vivere secondo il Vangelo. San Paolo lo chiama «il buon combattimento della fede» (1Tm 6,12). Ci vuole lo sforzo di tutti i giorni, di tutto il giorno per amare Dio e il prossimo.

E, per spiegarsi meglio, Gesù racconta una parabola. C’è un padrone di casa, che rappresenta il Signore. La sua casa simboleggia la vita eterna, cioè la salvezza. E qui ritorna l’immagine della porta. Gesù dice: «Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta dicendo: “Signore, aprici”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”» (v. 25). Queste persone allora cercheranno di farsi riconoscere, ricordando al padrone di casa: “Io ho mangiato con te, ho bevuto con te… ho ascoltato i tuoi consigli, i tuoi insegnamenti in pubblico…” (cfr v. 26); “Io c’ero quando tu hai dato quella conferenza…”. Ma il Signore ripeterà di non conoscerli, e li chiama «operatori di ingiustizia». Ecco il problema! Il Signore ci riconoscerà non per i nostri titoli – “Ma guarda, Signore, che io appartenevo a quell’associazione, che io ero amico del tal monsignore, del tal cardinale, del tal prete…”. No, i titoli non contano, non contano. Il Signore ci riconoscerà soltanto per una vita umile, una vita buona, una vita di fede che si traduce nelle opere.

E per noi cristiani, questo significa che siamo chiamati a instaurare una vera comunione con Gesù, pregando, andando in chiesa, accostandoci ai Sacramenti e nutrendoci della sua Parola. Questo ci mantiene nella fede, nutre la nostra speranza, ravviva la carità. E così, con la grazia di Dio, possiamo e dobbiamo spendere la nostra vita per il bene dei fratelli, lottare contro ogni forma di male e di ingiustizia.

Ci aiuti in questo la Vergine Maria. Lei è passata attraverso la porta stretta che è Gesù. Lo ha accolto con tutto il cuore e lo ha seguito ogni giorno della sua vita, anche quando non capiva, anche quando una spada trafiggeva la sua anima. Per questo la invochiamo come “Porta del cielo”: Maria, Porta del cielo; una porta che ricalca esattamente la forma di Gesù: la porta del cuore di Dio, cuore esigente, ma aperto a tutti noi.

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

rivolgo il mio saluto a tutti voi, romani e pellegrini.

Saluto in particolare la comunità del Pontificio Collegio Nord Americano, specialmente i nuovi seminaristi appena arrivati. Cari seminaristi, vi esorto all’impegno spirituale e alla fedeltà a Cristo, al Vangelo e al magistero della Chiesa. Senza costruire sopra queste colonne, sarà impossibile edificare davvero la vostra vocazione. Saluto i giovani di Azione Cattolica della diocesi di Bologna; i ragazzi dell’Unità pastorale di Rovato, diocesi di Brescia; e quelli di Ponte Nossa, diocesi di Bergamo.

Siamo tutti preoccupati per i vasti incendi che si sono sviluppati in Amazzonia. Preghiamo perché, con l’impegno di tutti, siano domati al più presto. Quel polmone di foreste è vitale per il nostro pianeta.

Vedo che ci sono alcuni miei connazionali argentini, e li saluto bene!

Auguro a tutti una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci.

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2019/documents/papa-francesco_angelus_20190825.htmll

CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA/ PARTE TERZA LA VITA IN CRISTO SEZIONE PRIMA LA VOCAZIONE DELL’UOMO: LA VITA NELLO SPIRITO CAPITOLO PRIMO LA DIGNITA’ DELLA PERSONA UMANA Articolo 8 IL PECCATO I. La misericordia e il peccato

26 agosto 2019

Articolo 8
IL PECCATO

I. La misericordia e il peccato

1846 Il Vangelo è la rivelazione, in Gesù Cristo, della misericordia di Dio verso i peccatori [Cf ⇒ Lc 15 ]. L’angelo lo annunzia a Giuseppe: “Tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” ( ⇒ Mt 1,21 ). La stessa cosa si può dire dell’Eucaristia, sacramento della Redenzione: “Questo è il mio sangue dell’Alleanza, versato per molti in remissione dei peccati” ( ⇒ Mt 26,28 ).

1847 “Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi” [Sant’Agostino, Sermones, 169, 11, 13: PL 38, 923].
L’accoglienza della sua misericordia esige da parte nostra il riconoscimento delle nostre colpe. “Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa” ( ⇒ 1Gv 1,8-9 ).

1848 Come afferma san Paolo: “Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia”. La grazia però, per compiere la sua opera, deve svelare il peccato per convertire il nostro cuore e accordarci “la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore” ( ⇒ Rm 5,20-21 ). Come un medico che esamina la piaga prima di medicarla, Dio, con la sua Parola e il suo Spirito, getta una viva luce sul peccato:

La conversione richiede la convinzione del peccato, contiene in sé il giudizio interiore della coscienza, e questo, essendo una verificadell’azione dell’azione dello Spirito di verità nell’intimo dell’uomo, diventa nello stesso tempo il nuovo inizio dell’elargizione della grazia e dell’amore: “Ricevete lo Spirito Santo”. Così in questo “convincere quanto al peccato” scopriamo una duplice elargizione: il dono della verità della coscienza e il dono della certezza della redenzione. Lo Spirito di verità è il Consolatore [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Dominum et Vivificantem, 31]. (more…)

Preghiera a Dio Padre

26 agosto 2019

Padre, che sei Dio. Per intercessione della Vergine Maria ti chiedo di essere il mio cielo in ogni istante della mia vita, come Tu lo sei stato per lei.

Aiutami con il supporto della Mamma Celeste ad accogliere la tua Parola, come fece Lei al momento del Fiat…Ella (l’Immacolata) nell’accoglierla, l’ha ospitata nel suo cuore e ha permesso cosi che si realizzasse il tuo Disegno di grazia e di salvezza.

Oh Padre! Fa che anch’io possa compiere questo gesto quando ascolto il Vangelo di ogni giorno.

Amen

Maria a Medjugorje, messaggio del 25 Agosto 2019

26 agosto 2019

Cari figli! Pregate, lavorate e testimoniate con amore il Regno dei Cieli affinché possiate stare bene qui sulla terra. Figlioli, Dio benedirà il centuplo il vostro sforzo e sarete testimoni tra i popoli, le anime dei non credenti sentiranno la grazia della conversione ed il Cielo sarà grato per le vostre fatiche ed i vostri sacrifici. Figlioli, testimoniate con il rosario nella mano che siete miei e decidetevi per la santità. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. “

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Vangelo (Mt 23,13-22) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 26 Agosto 2019) con commento comunitario

26 agosto 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 23,13-22)

In quel tempo, Gesù parlò dicendo:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi.
Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso».

Questo è il Vangelo del 26 Agosto, quello del 25 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 23,23-26) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 27 Agosto 2019) con commento comunitario

26 agosto 2019

SANTA MONICA – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 23,23-26)

In quel tempo, Gesù parlò dicendo:

«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».

Questo è il Vangelo del 27 Agosto, quello del 26 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia della Beata Mariam di Gesù Cristo Crocifisso, Carmelitana (memoria facoltativa)

25 agosto 2019

25 AGOSTO
BEATA MARIAM DI GESU’ CROCIFISSO
Carmelitana del Monastero di Betlemme
(1846-1878)
Memoria Facoltativa

LETTURE: Rm 8,26-30; Sal 44; Mt 11,25-30

Mariam nasce ad Abellin in Galilea nel 1846 da una famiglia greco-cattolica; nel 1867 entra tra le Carmelitane di Pau in Francia ed emette la professione religiosa a Magalore in India, dove nel 1870 si era recata come co-fondatrice dello stesso Monastero. Tornò in Francia nel 1872, ma si trasferì definitivamente in Terra Santa nel 1875 erigendo lo stesso Monastero, ove poi morì il 26 Agosto 1878, a Betlemme, ed ideando quello di Nazareth. E’ una figura particolarmente umile e proprio per questo è stata arricchita di doni soprannaturali dal Signore.
Nutriva una grande devozione verso lo Spirito Santo, la Vergine Santa e lo stesso S. Giuseppe al quale era stata affidata dal padre prima di morire, quando Mariam era piccolissima.
San Giuseppe, la Vergine e lo Spirito Santo guidarono la vita di quest’umile ragazza beatificata da Giovanni Paolo II il 13 novembre 1983. Ella compose questa meravigliosa preghiera alla Spirito Santo e nei suoi scritti troviamo anche questa frase ” Lo Spirito Santo non mi rifiuta mai nulla “.

O Spirito Santo ispirami
Amore di Dio consumami
Sul retto sentiero guidami
Maria, Madre mia soccorrimi
Con Gesù benedicimi
da ogni male, da ogni illusione,
da ogni pericolo preservami.

Lo Spirito Santo opera molteplici effetti
Dalle “Catechesi” di San Cirillo di Gerusalemme, vescovo.
Lo Spirito Santo pur essendo unico ed in una sola forma e indivisibile, distribuisce ad ognuno la grazia come vuole. E come un albero inaridito, ricevendo l’acqua torna a germogliare, così l’anima peccatrice, resa degna del dono dello Spirito Santo attraverso la penitenza, porta grappoli di giustizia. Lo Spirito Santo, pur essendo uno solo, per disposizione divina e per i meriti di Cristo, opera effetti molteplici. Infatti, si serve della lingua di uno per comunicare la sapienza. Illumina la mente di un altro con la profezia. Ad uno conferisce il potere di scacciare i demoni, ad un altro largisce il dono di interpretare le Divine Scritture.
Rafforza la temperanza di questo, mentre a quello insegna la misericordia. Ispira ad un fedele la pratica del digiuno, ad altri forme ascetiche differenti. C’è chi da Lui apprende la saggezza nelle cose temporali e chi riceve da Lui persino la forza del martirio. Nell’uno lo Spirito produce un effetto nell’altro ne produce uno diverso, pur rimanendo sempre uguale a se stesso.
Mite e lieve il suo avvento, fragrante e soave la sua presenza, leggerissimo il suo giogo. Il suo arrivo è preceduto dai raggi splendenti della Luce e della scienza. Giunge come fratello e protettore. Viene, infatti, a sanare, a salvare, ad insegnare, ad esortare, a rafforzare e a consolare. Anzitutto illumina la mente di chi lo riceve e poi, per mezzo di questi, anche degli altri. E come colui che prima si trovava nelle tenebre, all’apparire improvviso del sole riceve la luce nell’occhio del corpo e ciò che prima non vedeva, vede ora chiaramente, così anche colui che è stato ritenuto degno del dono dello Spirito Santo, viene illuminato dall’anima e, elevato al di sopra dell’uomo, vede le cose che prima non conosceva. Benché col corpo rimanga sulla terra, con lo spirito contempla i cieli come in uno specchio.

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PARTE TERZA LA VITA IN CRISTO SEZIONE PRIMA LA VOCAZIONE DELL’UOMO: LA VITA NELLO SPIRITO CAPITOLO PRIMO LA DIGNITA’ DELLA PERSONA UMANA Articolo 7 LE VIRTU’

24 agosto 2019

LE VIRTU’
1803 “Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri” ( ⇒ Fil 4,8 ).
La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene. Essa consente alla persona, non soltanto di compiere atti buoni, ma di dare il meglio di sé. Con tutte le proprie energie sensibili e spirituali la persona virtuosa tende verso il bene; lo ricerca e lo sceglie in azioni concrete.

Il fine di una vita virtuosa consiste nel divenire simili a Dio [San Gregorio di Nissa, Orationes de beatitudinibus, 1: PG 44, 1200D].

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Genesi, Capitolo 32

24 agosto 2019

[1] Alla mattina per tempo Làbano si alzò, baciò i figli e le figlie e li benedisse. Poi partì e ritornò a casa.

[2] Mentre Giacobbe continuava il viaggio, gli si fecero incontro gli angeli di Dio.

[3] Giacobbe al vederli disse: “Questo è l’accampamento di Dio” e chiamò quel luogo Macanaim.

[4] Poi Giacobbe mandò avanti a sé alcuni messaggeri al fratello Esaù, nel paese di Seir, la campagna di Edom.

[5] Diede loro questo comando: “Direte al mio signore Esaù: Dice il tuo servo Giacobbe: Sono stato forestiero presso Làbano e vi sono restato fino ad ora.

[6] Sono venuto in possesso di buoi, asini e greggi, di schiavi e schiave. Ho mandato ad informarne il mio signore, per trovare grazia ai suoi occhi”.

[7] I messaggeri tornarono da Giacobbe, dicendo: “Siamo stati da tuo fratello Esaù; ora egli stesso sta venendoti incontro e ha con sé quattrocento uomini”.

[8] Giacobbe si spaventò molto e si sentì angosciato; allora divise in due accampamenti la gente che era con lui, il gregge, gli armenti e i cammelli.

[9] Pensò infatti: “Se Esaù raggiunge un accampamento e lo batte, l’altro accampamento si salverà”.

[10] Poi Giacobbe disse: “Dio del mio padre Abramo e Dio del mio padre Isacco, Signore, che mi hai detto: Ritorna al tuo paese, nella tua patria e io ti farò del bene,

[11] io sono indegno di tutta la benevolenza e di tutta la fedeltà che hai usato verso il tuo servo. Con il mio bastone soltanto avevo passato questo Giordano e ora sono divenuto tale da formare due accampamenti.

[12] Salvami dalla mano del mio fratello Esaù, perché io ho paura di lui: egli non arrivi e colpisca me e tutti, madre e bambini!

[13] Eppure tu hai detto: Ti farò del bene e renderò la tua discendenza come la sabbia del mare, tanto numerosa che non si può contare”.

[14] Giacobbe rimase in quel luogo a passare la notte. Poi prese, di ciò che gli capitava tra mano, di che fare un dono al fratello Esaù:

[15] duecento capre e venti capri, duecento pecore e venti montoni,

[16] trenta cammelle allattanti con i loro piccoli, quaranta giovenche e dieci torelli, venti asine e dieci asinelli.

[17] Egli affidò ai suoi servi i singoli branchi separatamente e disse loro: “Passate davanti a me e lasciate un certo spazio tra un branco e l’altro”.

[18] Diede questo ordine al primo: “Quando ti incontrerà Esaù, mio fratello, e ti domanderà: Di chi sei tu? Dove vai? Di chi sono questi animali che ti camminano davanti?,

[19] tu risponderai: Del tuo fratello Giacobbe: è un dono inviato al mio signore Esaù; ecco egli stesso ci segue”.

[20] Lo stesso ordine diede anche al secondo e anche al terzo e a quanti seguivano i branchi: “Queste parole voi rivolgerete ad Esaù quando lo troverete;

[21] gli direte: Anche il tuo servo Giacobbe ci segue”. Pensava infatti: “Lo placherò con il dono che mi precede e in seguito mi presenterò a lui; forse mi accoglierà con benevolenza”.

[22] Così il dono passò prima di lui, mentr’egli trascorse quella notte nell’accampamento.

[23] Durante quella notte egli si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici figli e passò il guado dello Iabbok.

[24] Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti i suoi averi.

[25] Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora.

[26] Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui.

[27] Quegli disse: “Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora”. Giacobbe rispose: “Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!”.

[28] Gli domandò: “Come ti chiami?”. Rispose: “Giacobbe”.

[29] Riprese: “Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!”.

[30] Giacobbe allora gli chiese: “Dimmi il tuo nome”. Gli rispose: “Perché mi chiedi il nome?”. E qui lo benedisse.

[31] Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel “Perché – disse – ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva”.

[32] Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all’anca.

[33] Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che è sopra l’articolazione del femore, perché quegli aveva colpito l’articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico.

Spiegazione

Versi 1-8

Gli angeli di Dio apparvero a Giacobbe per incoraggiarlo, assicurandogli la protezione Divina. Quando Dio progetta per il suo popolo grandi prove, Egli lo prepara prima con grandi consolazioni. Mentre Giacobbe, a cui apparteneva la promessa, si trovava in un momento difficile, Esaù divenne principe. Giacobbe gli mandò un messaggio mostrandogli che egli non insisteva più sul diritto di primogenitura. La dolcezza evita grandi peccati, Ec 10:4. Non dobbiamo rifiutarci di parlare dolcemente, anche a quelli che ingiustamente si sono arrabbiati con noi. Giacobbe ricevette un resoconto dei preparativi di guerra che Esaù stava facendo contro di lui ed ebbe molta paura. Un vivo senso del pericolo e di paura scaturita dagli eventi può essere trovata unita alla fede più umile che crede al potere e alle promesse di Dio.

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MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE /PARTE TERZA MEDJUGORJE UN MESSAGGIO CHE INSEGNA COME SI AMA (Paragrafo 25)

24 agosto 2019
"Cari figli, vi invito a pregare, affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su tutti gli uomini". La Madonna a Medjugorje

“Cari figli, vi invito a pregare, affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su tutti gli uomini”. La Madonna a Medjugorje

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

25. L’amore, la preghiera e il perdono in famiglia“Cari figli, anche oggi sono con voi e vi invito a scoprire l’amore nei vostri cuori e nelle vostre famiglie; affinché Dio possa vivere nei vostri cuori, dovete amare” (novembre 1995). La presenza materna vigilante premurosa di Maria con noi vicina a noi, è una preziosa grazia di Dio perché noi da soli siamo troppo deboli e incostanti nel nostro cammino verso Dio e rischiamo di perdere la strada o di stancarci e fermarci su questo cammino. La presenza materna di Maria, con i suoi esempi, con le sue sollecitazioni, con la sua preghiera di intercessione ci incoraggia e ci dà forza e fiducia, aiutandoci a capire che il nostro cuore è fatto per amare Dio e il prossimo, a cominciare dal prossimo più vicino che sono i nostri familiari. In famiglia, soprattutto, dobbiamo vivere l’amore e la preghiera perché Dio che è Amore si trova solo là dove si vive di amore e di rapporto filiale con lui. Per sentire la presenza di Dio che vive e agisce nei nostri cuori dobbiamo amare veramente, sinceramente, concretamente tutti, a cominciare dalla nostra famiglia fino a fare del mondo stesso la nostra famiglia! Così infatti ci dice San Giovanni: “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità” (1Gv 3, 18). “Cari figli, oggi vi invito al rinnovamento della preghiera nelle vostre famiglie, affinché la famiglia diventi la gioia del mio Figlio Gesù” (gennaio 1992). La Madonna ci invita a rinnovare la preghiera nel senso di darle più importanza, più consistenza, più spazio, più partecipazione intima, più fervore, più fede, più speranza, più perseveranza, specialmente nelle famiglie. Qui è indispensabile la preghiera privata, personale, ma è indispensabile anche quella comunitaria e la prima comunità, voluta da Dio stesso, è proprio la famiglia. La famiglia è il primo e più importante gruppo di preghiera. La famiglia, unita nella preghiera, supera meglio le difficoltà e diventa una gioia per Gesù, come desidera Maria. In famiglia, per questo, bisogna saper organizzare meglio il proprio tempo. Bisogna eliminare le cose inutili o anche dannose e trovare più tempo da dedicare al Signore. Solo la preghiera assidua fatta in famiglia aiuta a capire i disegni di Dio e ottiene la forza di accettare con fede e portare con forza e fiducia le croci, anche le più pesanti, nella certezza che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8, 28). “lo sono con voi e vi invito tutti, figlioli, a perdonare innanzitutto in famiglia e poi potrete perdonare agli altri” (gennaio 1996). “Innanzi tutto in famiglia” perché la famiglia è la prima comunità che più sta a cuore a Dio e i membri della famiglia sono il primo prossimo che ognuno di noi ha. Dio vuole che l’amore per gli altri abbia il suo primo sviluppo fra i membri della famiglia che egli particolarmente benedice, per estendersi poi anche al di fuori. Nella continua convivenza familiare sono possibili divergenze, attriti, screzi…: solo la comprensione, la pazienza, il perdono reciproco possono conservare l’unione dei cuori nella famiglia e ci rendono capaci di perdonare anche gli altri.

Pratica Spirituale: Cerchiamo di trovare un modo per pregare insieme in famiglia e di vivere all’interno di essa il perdono reciproco.

 Tratto da: Mater Divinae Gratiae – “Medjugorje il messaggio Mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione” – 4/2000

Vangelo (Lc 13,22-30) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 25 Agosto 2019) con commento comunitario

24 agosto 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,22-30)

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.

Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».

Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.

Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Questo è il Vangelo del 25 Agosto, quello del 24 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia di San Bartolomeo Apostolo (Festa)/ 24 Agosto 2019

24 agosto 2019

LETTURE: Ap 21, 9-14; Sal 144; Gv 1, 45-51

Bartolomeo di Cana «figlio dell’agricoltore», uno dei primi discepoli di Gesù, sarebbe quel Natanaele «Israelita genuino in cui non c’è frode» (Gv 1,45-51) che era passato da uno scetticismo ironico e quasi offensivo («da Nazareth, può venire qualcosa di buono?») a un atto di fede ardente: «Maestro, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il Re d’Israele!». E’ nell’elenco dei 12 testimoni delle « cose maggiori» del Figlio dell’Uomo sul quale vide «i cieli aperti» (Mt 10,3). Non si sa nulla di preciso della sua attività. Molte fonti parlano di diversissime regioni, e ciò potrebbe far pensare che abbia effettivamente avuto un vasto raggio di azione. Il martirio subito — essere scorticato vivo — figura nel costume penale dei Persiani. E’ venerato a Roma nell’isola Tiberina.

La debolezza di Dio è più forte della fortezza degli uomini
Dalle «Omelie sulla prima lettera ai Corinzi» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(Om. 4, 3. 4; PG 61, 34-36)
La croce ha esercitato la sua forza di attrazione su tutta le terra e lo ha fatto servendosi non di mezzi umanamente imponenti, ma dell’apporto di uomini poco dotati. Il discorso della croce non è fatto di parole vuote, ma di Dio, della vera religione dell’ideale evangelico nella sua genuinità, del giudizio futuro. Fu questa dottrina che cambiò gli illetterati in dotti.
Dai mezzi usati da Dio si vede come la stoltezza di Dio sia più saggia della sapienza degli uomini, e come la sua debolezza sia più forte della fortezza umana. In che senso più forte? Nel senso che la croce, nonostante gli uomini, si è affermata su tutto l’universo e ha attirato a sé tutti gli uomini. Molti hanno tentato di sopprimere il nome del Crocifisso, ma hanno ottenuto l’effetto contrario. Questo nome rifiorì sempre di più e si sviluppo con progresso crescente. I nemici invece sono periti e caduti in rovina. Erano vivi che facevano guerra a un morto, e ciononostante non l’hanno potuto vincere. Perciò quando un pagano dice a un cristiano che è fuori della vita, dice un stoltezza. Quando mi dice che sono stolto per la mia fede, mi rende persuaso che sono mille volte più saggio di lui che si ritiene sapiente. E quando mi pensa debole non si accorge che il debole è lui. I filosofi, i re e, per così dire, tutto il mondo, che si perde in mille faccende, non possono nemmeno immaginare ciò che dei pubblicani e dei pescatori poterono fare con la grazia di Dio. Pensando a questo fatto, Paolo esclamava: «Ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1 Cor 1, 25). Questa frase è chiaramente divina. Infatti come poteva venire in mente a dodici poveri uomini, e per di più ignoranti, che avevano passato la loro vita sui laghi e sui fiumi, di intraprendere una simile opera? Essi forse mai erano entrati in una città o in una piazza. E allora come potevano pensare di affrontare tutta la terra? Che fossero paurosi e pusillanimi l’afferma chiaramente chi scrisse la loro vita senza dissimulare nulla e senza nascondere i loro difetti, ciò che costituisce la miglior garanzia di veridicità di quanto asserisce.
Costui, dunque, racconta che quando Cristo fu arrestato dopo tanti miracoli compiuti, tutti gli apostoli fuggirono e il loro capo lo rinnegò. Come si spiega allora che tutti costoro, quando il Cristo era ancora in vita, non avevano saputo resistere a pochi Giudei, mentre poi, giacendo lui morto e sepolto e, secondo gli increduli, non risorto, e quindi non in grado di parlare, avrebbero ricevuto da lui tanto coraggio da schierarsi vittoriosamente contro il mondo intero? Non avrebbero piuttosto dovuto dire: E adesso? Non ha potuto salvare se stesso, come potrà difendere noi? Non è stato capace di proteggere se stesso, come potrà tenderci la mano da morto? In vita non è risuscitato a conquistare una sola nazione, e noi, col solo suo nome, dovremmo conquistare il mondo? Non sarebbe da folli non solo mettersi in simile impresa, ma perfino solo pensarla?
E’ evidente perciò che, se non lo avessero visto risuscitato e non avessero avuto una prova inconfutabile della sua potenza, non si sarebbero esposti a tanto rischio.

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Udienza Generale di Papa Francesco tenuta all’Aula Paolo VI il mercoledì 21 Agosto 2019

23 agosto 2019

w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2019/documents/papa-francesco_20190821_udienza-generale.html

Vangelo (Gv 1,45-51) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 24 Agosto 2019) con commento comunitario

23 agosto 2019

SAN BARTOLOMEO, APOSTOLO – FESTA

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,45-51)

In quel tempo, Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».

Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».

Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Questo è il Vangelo del 24 Agosto, quello del 23 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Catechismo della Chiesa Cattolica/PARTE TERZA LA VITA IN CRISTO SEZIONE PRIMA LA VOCAZIONE DELL’UOMO: LA VITA NELLO SPIRITO CAPITOLO PRIMO LA DIGNITA’ DELLA PERSONA UMANA Articolo 6 LA COSCIENZA MORALE

22 agosto 2019

LA COSCIENZA MORALE
1776 “Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre, chiaramente parla alle orecchie del cuore. . . L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore. . . La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 16].

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MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE /PARTE TERZAMEDJUGORJE UN MESSAGGIO CHE INSEGNA COME SI AMA

22 agosto 2019
“Cari figli, vi invito a pregare, affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su tutti gli uomini”. La Madonna a Medjugorje
 

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorj

24. L’amore, la fiducia e l’abbandono in Dio Cari figli, vi invito all’abbandono totale in Dio. Pregate, figlioli, che satana non vi faccia là agitare come fa il vento con i rami. Siate forti in Dio! Desidero che il mondo, attraverso di voi, conosca il Dio della gioia. Non preoccupatevi, non abbiate paura: Dio vi aiuterà e vi mostrerà la strada. Io vi amo e desidero che vi abbandoniate anche a me, affinché io possa condurvi verso Dio” (maggio1988). La Madonna ci invita ad un amore, ad una fiducia, ad un abbandono totale a Dio, cioè a lasciarci guidare da lui in tutto, ad accettare tutti gli avvenimenti come permessi da lui per il nostro bene, anche quando ci impongono la croce; a prendere la sua Parola come norma di vita, come guida del nostro pensare e agire con una fiducia illimitata in lui, con la certezza che egli vuole soltanto il nostro bene e che, facendo la sua volontà, noi realizziamo davvero il nostro bene. Satana non può sopportare la nostra fiducia e il nostro abbandono in Dio e perciò cerca di turbarci, di gettarci nell’agitazione, come il vento che scuote i rami. Per resistergli dobbiamo essere forti. Non forti confidando unicamente nelle nostre risorse naturali, ma confidando in Dio. Se viviamo nell’abbandono in Dio non dobbiamo temere nulla: Dio stesso ci guiderà, ci mostrerà la strada, come dice Maria. La strada l’abbiamo chiaramente indicata nel Vangelo dove Gesù ci dice: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6). Già nell’antico Testamento Dio aveva promesso: “Io vi insegnerò la via buona e giusta” (libro dei Re). Per avere fiducia e per vivere nell’abbandono come un bambino si abbandona nelle braccia della mamma, la Madonna ci raccomanda l’amore: non un amore calcolato, dettato dalla simpatia, dall’interesse, ma un amore come il suo, soprannaturale, che comprende tutti, perché Dio ama tutti e vuole la salvezza di tutti. La Madonna ci ricorda poi che le apparteniamo, perché siamo stati affidati a lei nella persona di Giovanni. E la Madonna ha preso sul serio questa maternità e perciò si prende cura di noi. Capiremo questo nella misura in cui preghiamo e ci affidiamo a lei per essere guidati, presi per mano e teneramente condotti verso Dio, verso la nostra vera felicità! “Cari figli, oggi vi invito all’abbandono totale a Dio. Tutto ciò che fate, tutto ciò che possedete, datelo a Dio affinché egli possa regnare nella vostra vita” (luglio 1988). L’abbandono, l’amore, la fiducia in Dio è l’atteggiamento fondamentale di Maria ed è lo stesso che ella vuole far nascere nei nostri cuori. La Madonna non ci invita ad un abbandono passivo, ma ad un abbandono attivo. Tutto quello che abbiamo è dono di Dio. Dunque, tutto quello che facciamo con questi doni dobbiamo offrirlo a Dio attraverso le mani e il cuore di Maria, nel rispetto della sua volontà, con sentimenti di profonda gratitudine per i suoi doni e di sincero amore. È così che Dio e Maria regneranno davvero nella nostra vita.

Pratica spirituale: Con gratitudine abbandoniamoci al Signore recitando una preghiera di amore e di fiducia.

Tratto da: Mater Divinae Gratiae – “Medjugorje il messaggio Mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione” – 4/2000 �

La luce della vita

22 agosto 2019

http://gpcentofanti.altervista.org/una-chiave-sorprendentemente-semplice-ma-solo-dono-della-grazia/

LE MIE RIFLESSIONI DURANTE LA RECITA DEL ROSARIO DEL PADRE NOSTRO

22 agosto 2019

Ogni volta che commettiamo il peccato, il Signore Dio, come nel giardino dell’Eden , ci chiede che cosa abbiamo fatto, e noi timorosi di Dio e delle conseguenze del nostro peccato, diamo la colpa della nostra debolezza alla nostra natura umana , tentata dal Demonio. Allora Dio, nella sua misericordia, ci promette ogni volta il suo Trionfo sul peccato con la venuta del Salvatore, che si realizza nel Fiat di Maria, mediante il quale chiediamo a Dio nostro Padre di liberarci dalla dannazione eterna. Ed è nel momento dell’inizio della Passione di Gesù che Dio Padre dona tutta la sua potenza al Figlio, infatti alla domanda chi cercate la folla risponde:- Gesù il Nazareno. E lui risponde:-Io Sono. Rivelandosi per quello che egli è , cioè la seconda persona della Trinità , ossia il Figlio che si offre agli uomini affinché il disegno del Padre si realizzi; è infatti attraverso la sua passione e risurrezione che si apre la Porta del cielo dove esiste la riconciliazione con il Padre attraverso la Confessione e la promessa di un Cielo nuovo e di una terra nuova che è Dio: In Lui regna la pace e la gioia poiché è l’Amore per eccellenza fatta persona, anzi suddiviso in tre persone dove Dio ama il Figlio , il Figlio ama il Padre e lo Spirito Santo è l’Amore tra i due ; perciò chiunque riceve lo Spirito Santo si trova al centro di questo vortice di Amore che non può essere tenuto solo per se stesso , ma deve essere elargito al prossimo che è come te (peccatore per natura, figlio prediletto  di Dio per grazia ricevuta nel Battesimo) .

FIRMATO : RAFFAELLA

Vangelo (Mt 22,34-40) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 23 Agosto 2019) con commento comunitario

22 agosto 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,34-40)

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Questo è il Vangelo del 23 Agosto, quello del 22 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 1,26-38) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 22 Agosto 2019) con commento comunitario

21 agosto 2019

BEATA VERGINE MARIA REGINA – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Questo è il Vangelo del 22 Agosto, quello del 21 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 20,1-16) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 21 Agosto 2019) con commento comunitario

20 agosto 2019

SAN PIO X, PAPA – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,1-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Questo è il Vangelo del 21 Agosto, quello del 20 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Il punto decisivo

20 agosto 2019

http://gpcentofanti.altervista.org/il-vero-punto/

La nuova venuta di Maria

20 agosto 2019

http://gpcentofanti.altervista.org/lera-dellimmacolata-e-dunque-dellumanita-assunta-ritrovata-in-dio/

Vangelo (Mt 19,23-30) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 20 Agosto 2019) con commento comunitario

19 agosto 2019

S. BERNARDO, ABATE E DOTTORE DELLA CHIESA, MEMORIA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,23-30)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

Questo è il Vangelo del 20 Agosto, quello del 19 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 19,16-22) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 19 Agosto 2019) con commento comunitario

18 agosto 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,16-22)

In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?».
Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».
Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

Questo è il Vangelo del 19 Agosto, quello del 18 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 12,49-53) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 18 Agosto 2019) con commento comunitario

17 agosto 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Questo è il Vangelo del 18 Agosto, quello del 17 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 19,13-15) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 17 Agosto 2019) con commento comunitario

16 agosto 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,13-15)

In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

Questo è il Vangelo del 17 Agosto, quello del 16 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 19,3-12) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 16 Agosto 2019) con commento comunitario

15 agosto 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,3-12)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?».
Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio».
Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».
Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

Questo è il Vangelo del 16 Agosto, quello del 15 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.