Archive for settembre 2019

Nuovi percorsi democratici

30 settembre 2019

http://gpcentofanti.altervista.org/nuove-vie-di-liberazione-sociale/

Un aspetto fondamentale della vita spirituale e sociale

30 settembre 2019

http://gpcentofanti.altervista.org/il-soffocamento-della-sincerita/

Vangelo (Lc 9,51-56) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 1 Ottobre 2019) con commento comunitario

30 settembre 2019

S. TERESA DI GESU’ BAMBINO, VERGINE E DOTTORE DELLA CHIESA – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,51-56)

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

Questo è il Vangelo dell’1 Ottobre, quello del 30 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto

Preghiera del mattino: Novena all’Angelo Custode, per la nostra Protezione.(8 giorno)

30 settembre 2019

Angelo mio custode, tu che ti sei degnato di prenderti cura di me, povero peccatore, ti prego, ravviva il mio spirito di viva fede, ferma speranza e infi-nita carità affinché pensi solo ad amare e a servire il mio Dio. 3 Angelo di Dio

Nobilissimo Principe della, Corte celeste che ti degnasti di prenderti cura della mia povera anima, difendila dalle insidie e dagli assalti del demonio perché non abbia mai ad offendere il mio Signore per l’avvenire. 3 Angelo di Dio

Pietosissimo custode dell’anima mia tu che tanto ti sei umiliato venendo dal cielo sulla terra per impiegare il tuo ministero a favore di un essere così misero come sono io, fa’ che io sia pienamente persuaso che niente posso senza il tuo potente aiuto e la grazia del mio Signore. 3 Angelo di Dio

PREGHIAMO Amabilissimo mio Custode che in questo mondo hai fatto tanto per la salvezza eterna della mia anima, ti supplico di essermi vicino quando mi troverò sul letto di morte, privo di tutti i sensi, immerso nelle angosce dell’agonia, e l’anima mia starà per separarsi dal corpo e per comparire davanti al suo Creatore. Difendila dai suoi nemici e conducila vincitrice con te a gode-re per sempre la gloria del Paradiso. Amen. 

ANGELO DI DIO

Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. 

Questa preghiera è da ripetersi per nove giorni consecutivi.

Araldo del Divino Amore, Libro IV. Capitolo LIV

30 settembre 2019

NELLA FESTA DELLE UNDICIMILA VERGINI
Nella notte della festa, delle undicimila vergini, Geltrude, sentendo ripetere tante vdlte durante l’ufficio quelle parole « Ecce Sponsus venit: Ecco lo Sposo che viene » ne fu infiammata di fervore e disse a Gesù: «O desideratissimo Signore, ho sentito ripetere queste parole « Ecco lo Sposo che Viene. Dimmi te ne prego, come verrai e che cosa mi porterai»? Rispose Gesù: « Opererò con te e in te: ma dov’è la tua lampada »? Ed ella « Ecco il mio cuore che mi servirà di lampada ». Il Salvatore aggiunse: « Io la riempirò con l’olio del mio divin Cuore». Geltrude insistette: « Quale sarà, mio Gesù, il lucignolo di questa lampada?» « Il lucignolo » spiegò l’amabile Maestro « sarà l’intenzione fervorosa che arderà dolcemente, dirigendo verso di me le tue azioni ». Alle parole « Perpes corona virginum dei Responsorio » « Verae pudicitiae auctor ». Geltrude ringraziò il Signore per i meriti di quelle vergini e per i favori da esse ricevuti. Ella le vide in bianca falange intorno al trono del Signore, dirigendo verso di Lui, raggi splendenti, simbolo della loro gratitudine. Gesù assorbiva quei raggi che poi rifletteva su Geltrude, la quale l’aveva ringraziato per quelle vergini. La Santa comprese allora che quando si ringrazia Dio per la gloria di un Santo, il Signore attinge nei meriti di quell’eletto tesori di grazie, per arricchire l’anima che ha saputo rendergli lode.
Mentre si cantava il Responsorio: Regnum mundi, alle parole: « quem vidi, quem amavi: che ho visto, che ho amato » ella si ricordò di una persona che era tormentata dalla brama di vedere Dio. Disse allora a Gesù: « Quando mai, o benignissimo Signore, consolerai quell’anima in modo che possa cantare con gioia questo Responsorio? ». Egli rispose « Vedermi, amarmi, credere in me è un così gran bene; che nessuno può farlo senza profitto. Quantunque, per la debolezza dell’umana natura, l’anima bramosa di vedermi non può ottenerlo quaggiù, Io però la rimunererò generosamente; infatti la mia Umanità viene, in nome di quest’anima che è Sua sorella, a trovare la Divinità ed a ricevere il gaudio di cui ha diritto e che un giorno, quando la creatura sarà liberata dagli impacci della carne, le trasmetterà per farla godere eternamente ».
Un’altra notte mentre si cantava lo stesso Responsorio Regnum mundi, alle parole: « propter amorem Domini mei: per l’amore del mio Dio » ella sentì che il divin Cuore era così dolcemente commosso per la divozione di coloro che cantavano, da farlo prorompere in queste parole: « Sì, riconosco di dover generosamente ricompensarle, perchè mi servono con tutte le forze ».

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Genesi, Capitolo 40

30 settembre 2019

[1] Dopo queste cose il coppiere del re d’Egitto e il panettiere offesero il loro padrone, il re d’Egitto.

[2] Il faraone si adirò contro i suoi due eunuchi, contro il capo dei coppieri e contro il capo dei panettieri,

[3] e li fece mettere in carcere nella casa del comandante delle guardie, nella prigione dove Giuseppe era detenuto.

[4] Il comandante delle guardie assegnò loro Giuseppe, perché li servisse. Così essi restarono nel carcere per un certo tempo.

[5] Ora, in una medesima notte, il coppiere e il panettiere del re d’Egitto, che erano detenuti nella prigione, ebbero tutti e due un sogno, ciascuno il suo sogno, che aveva un significato particolare.

[6] Alla mattina Giuseppe venne da loro e vide che erano afflitti.

[7] Allora interrogò gli eunuchi del faraone che erano con lui in carcere nella casa del suo padrone e disse: “Perché quest’oggi avete la faccia così triste?”.

[8] Gli dissero: “Abbiamo fatto un sogno e non c’è chi lo interpreti”. Giuseppe disse loro: “Non è forse Dio che ha in suo potere le interpretazioni? Raccontatemi dunque”.

[9] Allora il capo dei coppieri raccontò il suo sogno a Giuseppe e gli disse: “Nel mio sogno, ecco mi stava davanti una vite,

[10] sulla quale erano tre tralci; non appena essa cominciò a germogliare, apparvero i fiori e i suoi grappoli maturarono gli acini.

[11] Io avevo in mano il calice del faraone; presi gli acini, li spremetti nella coppa del faraone e diedi la coppa in mano al faraone”.

[12] Giuseppe gli disse: “Eccone la spiegazione: i tre tralci sono tre giorni.

[13] Fra tre giorni il faraone solleverà la tua testa e ti restituirà nella tua carica e tu porgerai il calice al faraone, secondo la consuetudine di prima, quando eri suo coppiere.

[14] Ma se, quando sarai felice, ti vorrai ricordare che io sono stato con te, fammi questo favore: parla di me al faraone e fammi uscire da questa casa.

[15] Perché io sono stato portato via ingiustamente dal paese degli Ebrei e anche qui non ho fatto nulla perché mi mettessero in questo sotterraneo”.

[16] Allora il capo dei panettieri, vedendo che aveva dato un’interpretazione favorevole, disse a Giuseppe: “Quanto a me, nel mio sogno mi stavano sulla testa tre canestri di pane bianco

[17] e nel canestro che stava di sopra era ogni sorta di cibi per il faraone, quali si preparano dai panettieri. Ma gli uccelli li mangiavano dal canestro che avevo sulla testa”.

[18] Giuseppe rispose e disse: “Questa è la spiegazione: i tre canestri sono tre giorni.

[19] Fra tre giorni il faraone solleverà la tua testa e ti impiccherà ad un palo e gli uccelli ti mangeranno la carne addosso”.

[20] Appunto al terzo giorno – era il giorno natalizio del faraone – egli fece un banchetto a tutti i suoi ministri e allora sollevò la testa del capo dei coppieri e la testa del capo dei panettieri in mezzo ai suoi ministri.

[21] Restituì il capo dei coppieri al suo ufficio di coppiere, perché porgesse la coppa al faraone,

[22] e invece impiccò il capo dei panettieri, secondo l’interpretazione che Giuseppe aveva loro data.

[23] Ma il capo dei coppieri non si ricordò di Giuseppe e lo dimenticò.

Spiegazione

Versi 1-19

Non fu tanto la prigione a rendere tristi il coppiere e il panettiere, quanto i loro sogni. Dio ha più modi per rattristare il nostro spirito. Giuseppe ebbe compassione di loro. Interessiamoci alla tristezza dei nostri fratelli che sono nella prova. È spesso un sollievo per quelli che sono nei problemi essere notati. Imparate anche a guardare alle cause dei dispiaceri. C’è una buona ragione? Non c’è sufficiente conforto per controbilanciare il dolore, qualunque esso sia? Perché ti rattristi anima mia? Giuseppe fece attenzione ad attribuire tutto alla gloria a Dio. Il sogno del coppiere prediceva il suo avanzamento. Il sogno del panettiere la sua morte. Non fu colpa di Giuseppe se egli non diede al panettiere buone notizie. E così i ministri non sono altro che interpreti e non possono rendere la cosa diversa da ciò che è: se essi agiscono fedelmente e il loro messaggio non è piacevole da sentire, non è colpa loro. Giuseppe non pensava più ai suoi fratelli che l’avevano venduto, né rifletté più sul torto fattogli dai suoi padroni, ma dolcemente stava fermo sulla propria innocenza. Quando siamo invitati a dare chiarimenti, dovremmo evitare con attenzione, come molto spesso può accadere, di dire male degli altri. Accontentiamoci di provare la nostra innocenza e non rimproveriamo gli altri per le loro colpe.

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Esame di Coscienza

30 settembre 2019

Penitenziale per i giovani in preparazione alla XXII Giornata Mondiale della Gioventù in San Pietro alla presenza di Benedetto XVI, Libreria Editrice Vaticana, 2007

Perdona Signore i nostri peccati di superbia: le azioni che cercano solo la lode e l’approvazione della gente, l’ambizione, la ricerca di potere e di notorietà.
Perdonaci per quando parliamo, diamo consigli, studiamo, lavoriamo, facciamo il bene solo in funzione di ciò che ne penseranno gli altri e per catturare la stima altrui.
Perdonaci per quando esibiamo con vanità la bellezza fisica e le qualità dateci da Dio.
Perdonaci per l’arroganza che nasce dalla superbia, per il desiderio di non dipendere da nessuno, e nemmeno da Dio, per il vittimismo con cui sappiamo darci sempre una giustificazione.
Rendici umili. L’umiltà è la virtù che elimina tutte le passioni perché in essa noi ci rendiamo disponibili ad essere aiutati da Dio.

Perdona Signore i nostri peccati di invidia: l’ostilità, l’odio, l’idea che il male altrui possa essere bene per noi.
Perdona l’egocentrismo che ci impedisce di desiderare il bene per gli altri e ci rende incapaci di amare, il malcontento e i contrasti generati dall’invidia. Liberaci dal rancore, dal tormento interiore, dall’insoddisfazione.
Perdonaci quando vediamo tutto in funzione di noi stessi, quando non sappiamo mettere un freno ai desideri, quando chiamiamo l’invidia “sana competitività”.
Perdona i cedimenti a una società che alimenta continuamente l’ambizione, l’avidità e la vuota curiosità.
Perdonaci quando desideriamo la roba d’altri e ci condanniamo all’infelicità.
Aiutaci a contrastare l’invidia con il dono quotidiano di noi stessi per i fratelli.

Perdona Signore i nostri peccati d’ira: i turbamenti del cuore, i sentimenti di avversione verso i fratelli quando sentiamo colpito il nostro io, l’animosità eccitata, l’aggressività del corpo, la sete di vendetta.
Perdonaci quando l’ira soffoca la libertà, ci rende schiavi di noi stessi, toglie la pace interiore ed esteriore.
Perdonaci la tentazione di “farla pagare” a chi ci ha umiliato, il piacere perverso del “far del male a qualcuno”, i giudizi taglienti e la gratuita durezza verso gli altri, le mille giustificazioni dell’ira.
Aiutaci a seguire la via suggerita dai padri: “il silenzio delle labbra pur nel turbamento del cuore”, dato che “La medicina perfetta… sarà quella di essere prima di tutto ben persuasi che non ci è consentito adirarci mai e in nessun modo”.

Perdona Signore i nostri peccati di accidia: il torpore, la pigrizia, l’abbattimento, la tristezza, la dipendenza e le crisi di astinenza da stimoli e piaceri esteriori che ci lasciano sempre tristi e vuoti.
Perdonaci per la noia che a volte proviamo nel pregare e che ci spinge a cercare distrazioni, o ci lascia soli a parlare con noi stessi.
Perdonaci quando l’accidia genera disgusto e noia per ogni attività sana e spirituale, per quando la stessa vita quotidiana si tinge di tristezza, svogliatezza, vittimismo e lagnanza.
Perdonaci per la vita senza scopo, il tempo perso e la fuga dall’impegno quotidiano.
Donaci il desiderio di reagire. Facci trovare una guida spirituale e fa’ che accettiamo la disciplina dell’obbedienza, unica via per non essere sballottati come un corpo inerte in balia delle passioni.

Perdonaci Signore per i peccati di avarizia: l’avidità, la brama di possedere, la fiducia smodata riposta nel denaro. Perdonaci se per avarizia lavoriamo di domenica, siamo disonesti, non diamo in elemosina, ci circondiamo di cose superflue.
Perdona le conseguenze terribili della fame di soldi: liti familiari, ansie e falsi timori, tradimenti, frodi, inganni, spergiuri, violenza e indurimento del cuore.
Perdonaci l’abitudine a essere insoddisfatti per ciò che abbiamo e bramosi di ciò che non ci è dato. Liberaci da lussi inutili, comodità e abitudini dispendiose.
Perdona le ingiustizie della società, le drammatiche disuguaglianze tra paesi ricchi e poveri, le guerre, i disumani sfruttamenti e l’inganno delle coscienze prodotto da un sistema di accumulo e consumo che fa di tutto per eccitare la brama di possesso.
Aiutaci a sottrarci all’influenza dei media e a fidarci di te, che rivesti i gigli del campo e non abbandoni gli uccelli del cielo.

Perdonaci Signore per i peccati di gola: il rapporto irrazionale con il cibo, i vizi del fumo, dell’alcool, delle droghe, la dipendenza che ci fa schiavi.
Perdonaci se scambiamo per la libera scelta ciò che è solo condizionamento dell’abitudine, delle mode, della pubblicità.
Perdonaci per la mente ottenebrata che si allontana anche dalla preghiera e dalle sane letture, per gli eccessi che ci rendono meno padroni di noi stessi e affievoliscono la capacità di autocontrollo.
Insegnaci la capacità dell’astinenza, che disintossica il corpo e la mente. Aiutaci a scoprire i piaceri sani della vita, per essere capaci di amare i fratelli con la libertà e la gioia con cui tu hai amato noi.

Perdonaci Signore per i peccati di lussuria, che ci fanno schiavi del sesso, e per il disordine morale che mette a rischio persone, famiglie e società.
Perdona il cedimento a immagini proposte ad arte, a voci allusive, alla pornografia in video e in rete. Perdonaci la debolezza di fronte a piaceri tanto intensi quanto effimeri.
Perdona la mentalità diffusa che si spaccia il disordine sessuale per conquista e fa credere che ogni istinto debba trovare immediata soddisfazione. Facci comprendere che non è libero chi non ha il controllo di se stesso, chi si riduce al doppio gioco e alla menzogna, chi perde l’integrità morale e la pace, chi si chiude in se stesso.
Perdona i danni gravi nella società: per il sesso si litiga, si minaccia, si uccide; la libidine alimenta uno stile di vita fatuo, degenera spesso nella prostituzione, nel ricatto, nella pedofilia…
Aiutaci a custodire la castità nel cuore e nella mente, e a non avere rapporti sessuali prima o fuori del matrimonio, a evitare deviazioni e stravaganze. Insegnaci modestia e dignità nel vestire, custodisci sguardi e fantasie.
Aiutaci a riscoprire la meraviglia della sessualità secondo Dio, nella cornice dell’amore coniugale, nell’atmosfera di famiglia e di tenerezza dove il sesso non è profanato e svenduto ma è sacra partecipazione al dono della vita.

Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Terza La Vita in Cristo.Sezione Prima Lavocazione dell’Uomo: La Vita nello Spirito.Capitolo Terzo la Salvezza di Dio La Legge e La Grazia. Articolo 3

30 settembre 2019

LA CHIESA, MADRE E MAESTRA
2030 E’ nella Chiesa, in comunione con tutti i battezzati, che il cristiano realizza la propria vocazione. Dalla Chiesa accoglie la Parola di Dio che contiene gli insegnamenti della “legge di Cristo” ( ⇒ Gal 6,2 ). Dalla Chiesa riceve la grazia dei sacramenti che lo sostengono lungo la “via”. Dalla Chiesa apprende l’ esempio della santità ; ne riconosce il modello e la sorgente nella Santissima Vergine Maria; la riconosce nella testimonianza autentica di coloro che la vivono; la scopre nella tradizione spirituale e nella lunga storia dei santi che l’hanno preceduto e che la Liturgia celebra seguendo il Santorale.

2031 La vita morale è un culto spirituale . Noi offriamo i nostri “corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio” ( ⇒ Rm 12,1 ), in seno al Corpo di Cristo, che noi formiamo, e in comunione con l’offerta della sua Eucaristia. Nella Liturgia e nella celebrazione dei sacramenti, preghiera ed insegnamento si uniscono alla grazia di Cristo, per illuminare e nutrire l’agire cristiano. Come l’insieme della vita cristiana, la vita morale trova la propria fonte e il proprio culmine nel sacrificio eucaristico.

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Liturgia del giorno, XXVI Settimana del Tempo Ordinario, Anno C- lunedi (San Girolamo, memoria facoltativa)

30 settembre 2019

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura
  Zc 8, 1-8
Io salvo il mio popolo dall’Oriente e dall’Occidente.

Dal libro del profeta Zaccarìa
La parola del Signore degli eserciti fu rivolta in questi termini:
«Così dice il Signore degli eserciti:
Sono molto geloso di Sion,
un grande ardore m’infiamma per lei.
Così dice il Signore: Tornerò a Sion e dimorerò a Gerusalemme. Gerusalemme sarà chiamata “Città fedele” e il monte del Signore degli eserciti “Monte santo”.
Così dice il Signore degli eserciti: Vecchi e vecchie siederanno ancora nelle piazze di Gerusalemme, ognuno con il bastone in mano per la loro longevità. Le piazze della città formicoleranno di fanciulli e di fanciulle, che giocheranno sulle sue piazze.
Così dice il Signore degli eserciti: Se questo sembra impossibile agli occhi del resto di questo popolo in quei giorni, sarà forse impossibile anche ai miei occhi? Oracolo del Signore degli eserciti.
Così dice il Signore degli eserciti:
Ecco, io salvo il mio popolo
dall’Oriente e dall’Occidente:
li ricondurrò ad abitare a Gerusalemme;
saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio,
nella fedeltà e nella giustizia.

Parola di Dio  

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 101Il Signore ha ricostruito Sion ed è apparso nel suo splendore.
Le genti temeranno il nome del Signore
e tutti i re della terra la tua gloria,
quando il Signore avrà ricostruito Sion
e sarà apparso in tutto il suo splendore.
Egli si volge alla preghiera dei derelitti,
non disprezza la loro preghiera.

Questo si scriva per la generazione futura
e un popolo, da lui creato, darà lode al Signore:
Il Signore si è affacciato dall’alto del suo santuario,
dal cielo ha guardato la terra,
per ascoltare il sospiro del prigioniero,
per liberare i condannati a morte.

I figli dei tuoi servi avranno una dimora,
la loro stirpe vivrà sicura alla tua presenza,
perché si proclami in Sion il nome del Signore
e la sua lode in Gerusalemme,
quando si raduneranno insieme i popoli
e i regni per servire il Signore.

 
Canto al Vangelo 
  Mc 10,45 
Alleluia, alleluia.

Il Figlio dell’uomo è venuto per servire
e dare la propria vita in riscatto per molti.
Alleluia. 

Qui sotto il Vangelo del giorno    

Vangelo (Lc 9,46-50) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 30 Settembre 2019) con commento comunitario

30 settembre 2019

S. GIROLAMO, SACERDOTE E DOTTORE DELLA CHIESA – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,46-50)

In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande.

Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».

Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

 

Preghiera della Sera: Novena all’Angelo Custode per la nostra protezione (7, giorno)

29 settembre 2019

Angelo mio custode, tu che ti sei degnato di prenderti cura di me, povero peccatore, ti prego, ravviva il mio spirito di viva fede, ferma speranza e infi-nita carità affinché pensi solo ad amare e a servire il mio Dio. 3 Angelo di Dio

Nobilissimo Principe della, Corte celeste che ti degnasti di prenderti cura della mia povera anima, difendila dalle insidie e dagli assalti del demonio perché non abbia mai ad offendere il mio Signore per l’avvenire. 3 Angelo di Dio

Pietosissimo custode dell’anima mia tu che tanto ti sei umiliato venendo dal cielo sulla terra per impiegare il tuo ministero a favore di un essere così misero come sono io, fa’ che io sia pienamente persuaso che niente posso senza il tuo potente aiuto e la grazia del mio Signore. 3 Angelo di Dio

PREGHIAMO Amabilissimo mio Custode che in questo mondo hai fatto tanto per la salvezza eterna della mia anima, ti supplico di essermi vicino quando mi troverò sul letto di morte, privo di tutti i sensi, immerso nelle angosce dell’agonia, e l’anima mia starà per separarsi dal corpo e per comparire davanti al suo Creatore. Difendila dai suoi nemici e conducila vincitrice con te a gode-re per sempre la gloria del Paradiso. Amen. 

ANGELO DI DIO

Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. 

Questa preghiera è da ripetersi per nove giorni consecutivi.

Considerare un fratello candidato all’unità.(Chiara Lubich,Payerne Svizzera. 26 Settembre 1982)

29 settembre 2019

Ecco la prima idea che può già rivoluzionare la nostra anima se noi siamo sensibili al soprannaturale: la fratellanza universale che ci libera da tutte le schiavitù, perché siamo schiavi delle divisioni fra poveri e ricchi, fra generazioni: padri e figlioli, fra bianchi e neri, fra razze, fra nazionalità, persino fra cantone e cantone siamo schiavi, ci critichiamo; ci sono degli ostacoli, delle barriere. No, La prima idea è svincolarsi da tutte le schiavitù e vedere in tutti gli uomini, in tutti gli uomini…

– Ma anche nel mio bambino?
– Anche in quella donna lì così chiacchierona?
– Anche in quel vecchio rimbambito?
– Anche in quella povera lì?
– Anche in quell’ebreo?
– Anche in quello lì? ma possibile?

Sì, in tutti, in tutti, in tutti vedere dei possibili candidati all’unità con Dio e all’unità fra di noi.
Ecco, bisogna spalancare il cuore, rompere tutti gli argini e mettersi in cuore la fratellanza universale: io vivo per la fratellanza universale!
Dunque, se tutti siamo fratelli, dobbiamo amare tutti, dobbiamo amare tutti, dobbiamo amare tutti. Guardate, sembra una parolina, è una rivoluzione! Dobbiamo amare tutti. “Anche quella signora che sta di là della mia porta? Ma mi critica, mi guarda male, e poi è un tipo!” Anche lei, dobbiamo amare tutti!

Genesi, Capitolo 39

29 settembre 2019

[1] Giuseppe era stato condotto in Egitto e Potifar, consigliere del faraone e comandante delle guardie, un Egiziano, lo acquistò da quegli Ismaeliti che l’avevano condotto laggiù.

[2] Allora il Signore fu con Giuseppe: a lui tutto riusciva bene e rimase nella casa dell’Egiziano, suo padrone.

[3] Il suo padrone si accorse che il Signore era con lui e che quanto egli intraprendeva il Signore faceva riuscire nelle sue mani.

[4] Così Giuseppe trovò grazia agli occhi di lui e divenne suo servitore personale; anzi quegli lo nominò suo maggiordomo e gli diede in mano tutti i suoi averi.

[5] Da quando egli lo aveva fatto suo maggiordomo e incaricato di tutti i suoi averi, il Signore benedisse la casa dell’Egiziano per causa di Giuseppe e la benedizione del Signore fu su quanto aveva, in casa e nella campagna.
[6] Così egli lasciò tutti i suoi averi nelle mani di Giuseppe e non gli domandava conto di nulla, se non del cibo che mangiava. Ora Giuseppe era bello di forma e avvenente di aspetto.
[7] Dopo questi fatti, la moglie del padrone gettò gli occhi su Giuseppe e gli disse: “Unisciti a me!”.

[8] Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone: “Vedi, il mio signore non mi domanda conto di quanto è nella sua casa e mi ha dato in mano tutti i suoi averi.

[9] Lui stesso non conta più di me in questa casa; non mi ha proibito nulla, se non te, perché sei sua moglie. E come potrei fare questo grande male e peccare contro Dio?”.

[10] E, benché ogni giorno essa ne parlasse a Giuseppe, egli non acconsentì di unirsi, di darsi a lei.

[11] Ora un giorno egli entrò in casa per fare il suo lavoro, mentre non c’era nessuno dei domestici.

[12] Essa lo afferrò per la veste, dicendo: “Unisciti a me!”. Ma egli le lasciò tra le mani la veste, fuggì e uscì.

[13] Allora essa, vedendo ch’egli le aveva lasciato tra le mani la veste ed era fuggito fuori,

[14] chiamò i suoi domestici e disse loro: “Guardate, ci ha condotto in casa un Ebreo per scherzare con noi! Mi si è accostato per unirsi a me, ma io ho gridato a gran voce.

[15] Egli, appena ha sentito che alzavo la voce e chiamavo, ha lasciato la veste accanto a me, è fuggito ed è uscito”.

[16] Ed essa pose accanto a sé la veste di lui finché il padrone venne a casa.

[17] Allora gli disse le stesse cose: “Quel servo ebreo, che tu ci hai condotto in casa, mi si è accostato per scherzare con me.

[18] Ma appena io ho gridato e ho chiamato, ha abbandonato la veste presso di me ed è fuggito fuori”.

[19] Quando il padrone udì le parole di sua moglie che gli parlava: “Proprio così mi ha fatto il tuo servo!”, si accese d’ira.

[20] Il padrone di Giuseppe lo prese e lo mise nella prigione, dove erano detenuti i carcerati del re.
Così egli rimase là in prigione.

[21] Ma il Signore fu con Giuseppe, gli conciliò benevolenza e gli fece trovare grazia agli occhi del comandante della prigione.

[22] Così il comandante della prigione affidò a Giuseppe tutti i carcerati che erano nella prigione e quanto c’era da fare là dentro, lo faceva lui.

[23] Il comandante della prigione non si prendeva cura più di nulla di quanto gli era affidato, perché il Signore era con lui e quello che egli faceva il Signore faceva riuscire.

Spiegazione

Versi 1-6

I nemici possono privarci dei nostri possessi materiali ma non possono privarci della saggezza e della grazia, possono separarci da amici, parenti e dal nostro paese ma non possono toglierci la presenza del Signore. Essi possono privarci di benefici esterni, derubarci della libertà e rinchiuderci in prigioni sotterranee ma essi non possono tagliarci fuori dalla comunione con Dio, dal trono di grazia o privarci dei benefici della salvezza. Giuseppe fu benedetto e benedetto grandemente perfino nella casa dove fu schiavo. La presenza di Dio in noi ci fa prosperare in tutto ciò che facciamo. I buoni sono la benedizione del luogo dove vivono e i buoni servi possono anch’essi così stimati tali. La prosperità del malvagio, in un modo o in un altro, favorisce i buoni. Qui troviamo una famiglia malvagia benedetta per amore di un loro buon servo.
7 Versi 7-12

La bellezza degli uomini e delle donne causa spesso problemi sia a se stessi che agli altri. Essa ci proibisce di inorgoglirci e richiede costante premura contro la tentazione che assale. Abbiamo un grande bisogno di fare un patto con i nostri occhi, affinché essi non infettino il cuore. Quando la lussuria prende il potere, la decenza, la reputazione e la coscienza vengono tutte sacrificate. La moglie di Potifar dimostrò che il suo cuore era rivolto completamente a fare del male. Satana, quando capì di non potere sopraffare Giuseppe con le difficoltà e le preoccupazioni del mondo, poiché egli ancora resisteva ad essi, l’assalì con quei piaceri che l’avrebbero potuto maggiormente rovinare. Ma Giuseppe, per grazia di Dio, fu capace di resistete e di superare questa tentazione e la sua fuga fu un grande esempio della potenza Divina come fu la stessa durante la liberazione dei tre giovinetti dalla fornace di fuoco. Questo peccato era uno di quelli che potevano soggiogare Giuseppe facilmente perché la tentatrice era la sua padrona, una il cui favore lo avrebbe potuto aiutare in appresso e offenderla e trasformarla in sua nemica fu un rischio e un pericolo non trascurabile. L’ora e il luogo, inoltre, favorivano la tentazione e a tutto questo bisogna aggiungere la frequenza costante e l’insistenza degli assalti. La grazia onnipotente di Dio permise a Giuseppe di superare anche questo assalto del nemico. Gli spronava rendere sia a Dio che al suo padrone ciò che a loro apparteneva. L’onore, la giustizia e la gratitudine ci obbligano a non fare alcun torto a quelli che pongono la loro fiducia in noi e ad evitare quanto perfino segretamente possiamo fare loro di male. Egli non avrebbe mai offeso il suo Dio. Tre cose ci fanno riflettere del comportamento di Giuseppe in questa situazione: 1. Egli considerò chi era tentato: una persona che aveva un patto con Dio, che si dichiarava religiosa e che era in comunione con lui. 2. Il tipo di peccato con cui egli fu tentato: gli altri potrebbero considerarlo una faccenda da nulla ma Giuseppe non la pensò così. Chiamiamo sempre il peccato con il suo vero nome e non ridimensioniamolo mai. Consideriamo sempre questo tipo di peccato estremamente malvagio e grandemente peccaminoso. 3. Contro chi egli fu tentato a peccare e cioè contro Dio: il peccato è contro Dio, contro la sua natura e il suo dominio, contro il suo amore e i suoi piani. Chi ama Dio deve per questo odiare ogni tipo di peccato. La grazia di Dio permise a Giuseppe di superare la tentazione fuggendo l’occasione. Egli non si mise a ragionare con la tentazione ma fuggì da essa per salvare l’anima. Se non vogliamo fare ingiustizie, fuggiamo come fa un uccello dall’insidia e come il capriolo dal cacciatore.
13 Versi 13-18

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Angelus, del 29 Settembre 2019 , di Papa Francesco in Piazza San Pietro

29 settembre 2019

Cari fratelli e sorelle,

desidero salutare tutti voi che avete partecipato a questo momento di preghiera, con il quale abbiamo rinnovato l’attenzione della Chiesa per le diverse categorie di persone vulnerabili in movimento. In unione con i fedeli di tutte le Diocesi del mondo abbiamo celebrato la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, per riaffermare la necessità che nessuno rimanga escluso dalla società, che sia un cittadino residente da molto tempo o un nuovo arrivato.

Per sottolineare tale impegno, tra poco inaugurerò la scultura che ha come tema queste parole della Lettera agli Ebrei: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli» (13,2). Tale scultura, in bronzo e argilla, raffigura un gruppo di migranti di varie culture e diversi periodi storici. Ho voluto questa opera artistica qui in Piazza San Pietro, affinché ricordi a tutti la sfida evangelica dell’accoglienza.

Domani, lunedì 30 settembre, si aprirà in Camerun un incontro di dialogo nazionale per la ricerca di una soluzione alla difficile crisi che da anni affligge il Paese. Sentendomi vicino alle sofferenze e alle speranze dell’amato popolo camerunese, invito tutti a pregare perché tale dialogo possa essere fruttuoso e condurre a soluzioni di pace giuste e durature, a beneficio di tutti. Maria, Regina della pace, interceda per noi.

Liturgia della XXVI Domenica del Tempo Ordinario, Anno C

29 settembre 2019

La ricchezza che aliena dai beni del regno
Povertà e ricchezza sono situazioni antiche quanto il mondo. Ma hanno fatto e continuano sempre a fare problema. Le interpretazioni e le soluzioni sono molte. C’è chi collega povertà e ricchezza alla «fortuna» e al caso. Chi vede nella povertà il segno della incapacità e del disordine morale e nella ricchezza il segno e il premio dell’intelligenza e della virtù. Per altri è proprio il contrario: chi è onesto non si arricchisce, perché per diventare ricchi non bisogna avere troppi scrupoli di coscienza. Ricchezza coincide con sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo: il ricco è un ladro, disposto a tutto per difendere il suo privilegio. Nasce il disordine costituito, la società violenta. E nasce il problema: come fare giustizia? Come dividere giustamente i beni della terra e i frutti del lavoro dell’uomo? Come cambiare l’ordine delle cose?

Beati i ricchi, guai ai ricchi
Anche nella Bibbia troviamo una duplice «lettura» della povertà e della ricchezza. Da una parte la povertà è scandalo, un male da togliere, un male che è quasi la cristallizzazione del peccato, mentre nella ricchezza c’è il segno della benedizione di Dio. L’amico di Dio è l’uomo dotato di ogni bene. Il povero è colui nel quale si specchia il disordine del mondo.
Però c’è’ anche tutta una linea profetica che termina nel «guai a voi, o ricchi!» di Gesù e che vede nella ricchezza il pericolo più grave di autosufficienza e di allontanamento da Dio e di insensibilità verso il prossimo. E contrapposto al «guai a voi, o ricchi!», c’è il «beati i poveri»: la povertà diventa una specie di zona privilegiata per l’esperienza religiosa. Il povero è l’amato da Iahvè; a lui è annunciato il Regno. Il povero è il primo destinatario della Buona Novella. La povertà non è più disgrazia o scandalo, ma beatitudine. La beatitudine del povero sarà pienamente rivelata dopo la morte, con un rovesciamento delle situazioni (vangelo).

Il vangelo è denuncia profetica di ogni ordine ingiusto…
La parabola del ricco epulone va considerata allora come l’accettazione fatalistica di un disordine costituito in cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, in cui il ricco opprime il povero? E come consolazione alienante per i poveri di questo mondo? La religione è l’oppio che addormenta e tiene buoni i poveri? Questo modo di leggere la parabola non è vangelo, ma una caricatura dei vangelo.
Il vangelo è denuncia profetica di ogni ordinamento ingiusto e rivelazione delle cause profonde dell’ingiustizia. Anche il povero può essere un ricco potenziale e lottare non per la giustizia ma per prendere il posto dei padroni. Il vangelo è appello alla conversione radicale per tutti, poveri e ricchi, conversione da realizzare subito. «Anche tra i ricchi Gesù annunzia il Regno che viene. Ma condanna i mali che la ricchezza trascina con sé: vede il ricco pri­gioniero dei suoi beni portato a escludere ogni altro valore, a considerare i suoi simili strumento della sua avidità.
Il ricco epulone della parabola evangelica che banchetta lautamente e non si dà pena di Lazzaro, un povero mendicante affamato e coperto di piaghe, non ne è ancora l’immagine più completa. Lo sono ancor più i suoi cinque fratelli che continuano spensierati a gozzovigliare, insensibili fino al punto che nemmeno un morto risuscitato potrebbe scuoterli» (CdA, pag, 31).

e forza di trasformazione del mondo
Nella parabola viene mostrato come la prospettiva del futuro abbia peso sull’oggi e come il rapporto dell’uomo con l’uomo abbia un riflesso con il suo definitivo essere innanzi a Dio. Il vangelo è una forza dinamica di trasformazione e di cambiamento «continuo». L’avventura dell’amore, inaugurata da Cristo e proseguita dopo di lui, invitando l’uomo ad acconsentire attivamente alla legge della libertà, ha di fatto causato una progressiva trasformazione dei rapporti tra gli uomini… Non è però un manifesto rivoluzionario e neppure un programma di riforma in materia sociale. E’ qualcosa di più e di più essenziale. Il vangelo non ci insegna nulla sulla rivoluzione. Tentare di costruire una teologia della rivoluzione partendo dal vangelo è illudersi e non cogliere l’essenziale. Sul piano degli obiettivi e dei mezzi, i cristiani e i non cristiani devono fare appello alle risorse della razionalità umana, scientifica e morale; gli uni e gli altri devono ricercare le soluzioni efficaci, anche se i comportamenti concreti possono divergere. Ma i cristiani, presi nell’avventura dell’amore e nella sola misura in cui accettano di viverla come Cristo e alla sua sequela, saranno più attenti a fare in modo che essa non degeneri in nuove oppressioni e in nuovo legalismo.

Foste salvati gratuitamente
Dalla «Lettera ai Filippesi» di san Policarpo, vescovo e martire
(Capp. 1, 1 – 2, 3; Funk 1, 267-269)
Policarpo e i presbiteri, che sono con lui, alla chiesa di Dio che risiede come pellegrina in Filippi: la misericordia e la pace di Dio onnipotente e di Gesù Cristo nostro salvatore siano in abbondanza su di voi.
Prendo parte vivamente alla vostra gioia nel Signore nostro Gesù Cristo perché avete praticato la parola della carità più autentica. Infatti avete aiutato nel loro cammino i santi avvinti da catene, catene che sono veri monili e gioielli per coloro che furono scelti da Dio e dal Signore nostro. Gioisco perché la salda radice della vostra fede, che vi fu annunziata fin dal principio, sussiste fino al presente e porta frutti in Gesù Cristo nostro Signore. Egli per i nostri peccati accettò di giungere fino alla morte, ma «Dio lo ha risuscitato sciogliendolo dalle angosce della morte» (At 2, 24), e in lui, senza vederlo, credete con una gioia indicibile e gloriosa( cfr. 1 Pt 1, 8), alla quale molti vorrebbero partecipare; e sapete bene che siete stati salvati per grazia, non per le vostre opere, ma per la volontà di Dio mediante Gesù Cristo (cfr. Ef 2, 8-9).
«Perciò dopo aver preparato la vostra mente all’azione» (1 Pt 1, 13), «servite Dio con timore» (Sal 2, 11) e nella verità, lasciando da parte le chiacchiere inutili e gli errori grossolani e «credendo in colui che ha risuscitato nostro Signore Gesù Cristo dai morti e gli ha dato gloria» (1 Pt 1, 21), facendolo sedere alla propria destra. A lui sono sottomesse tutte le cose nei cieli e sulla terra, a lui obbedisce ogni vivente. Egli verrà a giudicare i vivi e i morti e Dio chiederà conto del suo sangue a quanti rifiutano di credergli.
Colui che lo ha risuscitato dai morti, risusciterà anche noi, se compiremo la sua volontà, se cammineremo secondo i suoi comandi e ameremo ciò che egli amò, astenendoci da ogni specie di ingiustizia, inganno, avarizia, calunnia, falsa testimonianza, «non rendendo mala per male, né ingiuria per ingiuria» (1 Pt 3, 9), colpo per colpo, maledizione per maledizione, memori dell’insegnamento del Signore che disse: Non giudicate per non esser giudicati; perdonate e vi sarà perdonato; siate misericordiosi per ricevere misericordia; con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi (cfr. Mt 7, 1); Lc 6, 36-38) e: Beati i poveri e i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli (cfr. Mt 5, 3. 10).

LITURGIA DELLA PAROLA

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Il mio Ideale: Gesù,Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo, Marianista).Libro III/ Capitolo VII

29 settembre 2019

TRE DISPOSIZIONI ESSENZIALI

Maria: Figlio mio, i mezzi esteriori che ti ho indicati ti saranno utili solo se ad essi aggiungerai alcune indispensabili disposizioni interiori. Non a caso infatti le medesime pratiche conducono alcuni alla santità e lasciano altri nella mediocrità. Solo «lo spirito vivifica». Ascolta ciò che questo spirito richiede da te.

   2. Anzitutto: «abnegazione». Ne avrai bisogno per combattere senza stan­chezze il tuo difetto dominante. Ne avrai bisogno per rinunziare a te stesso in ogni cosa, così da non ostacolare l’opera di Ge­sù in te.

   3. Ne avrai bisogno per sforzarti di riprodur­re in te i sentimenti di Gesù. Se la pietà filiale verso di me consistesse sol­tanto nell’invocarmi, nel cantare le mie lodi e nel gustare la mia intimità, il praticarla non ri­chiederebbe grande abnegazione! Ma poiché essa deve condurti all’identifica­zione con Gesù, non può evidentemente andare disgiunta da una totale rinuncia a te stesso. Non potrai servire due padroni. Il padrone o sarà Gesù o sarai tu stesso. Devi scegliere deci­samente tra l’uno e l’altro. Io posso aiutarti in questa rinunzia; non pos­so in alcun modo dispensartene.

   4. In secondo luogo: «costanza». Trovo più facilmente cento anime pronte a fare un sacrificio eroico in un momento di fer­vore, che non una sola capace di perseverare per più giorni nella fedeltà alle risoluzioni prese. Quante volte sarai tentato di abbandonare qualcuna delle pratiche da me suggerite! Sii ad esse fedele ad ogni costo. Se oggi ne sopprimi qualcuna con un buon pretesto, domani la sopprimerai con un pretesto qualunque, e poi la sopprimerai per sempre sen­za pretesto alcuno. Si può abbreviarle se è necessario, sopprimer­le mai. Solo così si raggiunge l’intento.

   5. Infine e soprattutto: «generosità». Vi sono due forme di generosità. La prima consiste nel dare a Gesù, senza esi­tare, non soltanto ciò che egli richiede, ma an­che ciò che, pur non essendo di precetto, gli fa­rebbe piacere. Tale è stata la generosità di tua Madre, e dal più al meno di tutte le anime sante. Cerca di praticarla meglio che potrai.

   6. L’altra consiste nel riparare immancabil­mente le tue colpe e negligenze. Se hai commesso una mancanza, offri in compenso un sacrificio speciale che altrimenti non avresti fatto, e in questo atto racchiudi tan­to amore che, fatta la riparazione, Gesù ti sia ancora più caro che se non l’avessi contristato.

   7. I mediocri e i santi differiscono tra loro non perché i primi commettono colpe e gli altri no, ma perché mentre i primi si contentano di riconoscere le loro mancanze, gli altri si sforza­no di amare tanto più Gesù quanto meno l’han­no amato in passato. Tu dunque comportati co­me i santi: ripara.

   8. Ripara soprattutto le tue omissioni o negli­genze riguardo al colloquio quotidiano con Ge­sù, al rinnovamento spirituale, alla rassegna di ogni giorno e ai ritiri.

   9. Ripara quanto prima. Val meglio, general­mente parlando, una riparazione breve ma im­mediata che una lunga ma rinviata.

   10. Vuoi sapere come fare queste riparazioni? Consultami dopo le tue mancanze e negligenze, e t’insegnerò il da farsi perché ogni tua colpa di­venti una «felice colpa». E se saprai perseverare in questa generosa di­sposizione ti prometto che nonostante i tuoi peccati, i tuoi difetti, le tue tentazioni e la tua debolezza ti farò santo ed apostolo.

Invito al colloquio: O Maria, tutta la mia attività, tutto il mio tempo, tutto il mio essere ti appartiene. Ricordami la mia consacrazione quando sono tentato di accidia, e infondi in me la generosità dei santi!

Continua…..

Preghiera della Sera, di Santa Gertrude: Dal Capitolo LII, preghiera a Gesù nell’offrire il calice del nostro amore

28 settembre 2019

Comprese Geltrude che, quando una persona è impedita di comunicarsi, o di fare altro bene, può supplire, offrendo a Dio questa preghiera: « O torrente che scorri dalla sorgente della vita, pienezza dell’essere! io presento alla tua sete la misera gocciolina della mia indigenza, dolente di dover privarmi del Cibo celeste, interrompendo il fluire della divina grazia! O creatore e Redentore del mio essere, poichè a Te solo è dato, per la tua gloria, compiere le cose impossibili, degnati di mettere in accordo perfetto il mio cuore con le mie parole. Io mi offro volontieri a Te per raccogliere nell’anima mia fino al giorno della morte, i tormentosi desideri che il cuore umano ebbe a sentire per Te dal principio del mondo sino alla fine dei tempi. Te lo domando affìnchè tu possa trovare gradita dimora in me. Ti ripagherò così delle grazie ineffabili che tante volte hai offerto agl’indegni ed agl’ingrati ».

Amen

Araldo del Divino Amore, Libro IV / Capitolo LIII

28 settembre 2019

NELLA FESTA DI S MICHELE ARCANGELO E DEL CULTO DEGLI ANGELI
Un giorno, nel quale Geltrude doveva comunicarsi, in vicinanza della festa di S. Michele, mentre meditava sull’aiuto che la generosità divina le prodigava per mezzo del ministero angelica, offerse al Signore il Sacramento vivificante del suo Corpo e del suo Sangue, per ripagarlo di tanto beneficio. «Amatissimo Gesù, disse la Santa, ti offro questo ammirabile Sacramento in onore dei Principi della tua Corte, in accrescimento della loro gioia, gloria, beatitudine». Allora il Signore, attirando in modo meraviglioso e unendo alla sua Divinità il Sacramento che Gli era offerto, diffuse sugli spiriti angelici tali delizie che, se non fossero stati già nella beatitudine, quell’offerta sarebbe bastata a renderli felici.
I diversi cori degli Angeli vennero successivamente a salutarla con rispetto, dicendo: « Hai fatto bene a onorarci con questa offerta, perchè noi vegliamo su di Te con tenerezza affatto speciale ». L’ordine degli Angeli diceva: « Noi vegliamo con gioia giorno e notte alla tua custodia, impedendo che tu perda alcuno di quei favori che possono prepararti convenientemente all’arrivo dello Sposo ». Geltrude ringraziò Dio e quegli Spiriti eletti: però bramava conoscere, fra gli Angeli, quello che era preposto alla sua custodia. Or ecco apparirle un Angelo come, un nobile principe, così sfarzosamente adorno da non poter essere paragonato a nessuna bellezza terrena. Con un braccio circondava il Signore, con l’altro stringeva a sè Geltrude. Egli disse: « Incoraggiato dalla lunga intimità con la quale così sovente ho inclinato lo Sposo divino verso quest’anima, e sollevato Geltrade fino a Lui, in un slancio di spirituale letizia, oso avvicinarmi in questo momento ». La Santa presentò allora all’Angelo le preghierine che aveva recitato in suo onore. Egli le ricevette con gioia, e le offerse come magnifiche rose brillanti di freschezza alla SS. Trinità sempre adorabile.

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Liturgia della Parola, XXV Settimana del Tempo Ordinario. Anno C -Sabato

28 settembre 2019

Prima Lettura Zc 2, 5-9.14-15
Io vengo ad abitare in mezzo a te.

Dal libro del profeta Zaccarìa
Alzai gli occhi, ed ecco un uomo con una fune in mano per misurare. Gli domandai: «Dove vai?». Ed egli: «Vado a misurare Gerusalemme per vedere qual è la sua larghezza e qual è la sua lunghezza».
Allora l’angelo che parlava con me uscì e incontrò un altro angelo, che gli disse: «Corri, va’ a parlare a quel giovane e digli: “Gerusalemme sarà priva di mura, per la moltitudine di uomini e di animali che dovrà accogliere. Io stesso – oracolo del Signore – le farò da muro di fuoco all’intorno e sarò una gloria in mezzo ad essa”.
Rallégrati, esulta, figlia di Sion,
perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te.
Oracolo del Signore.
Nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore
e diverranno suo popolo,
ed egli dimorerà in mezzo a te».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale Ger 31
Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge.

Ascoltate, genti, la parola del Signore,
annunciatela alle isole più lontane e dite:
«Chi ha disperso Israele lo raduna
e lo custodisce come un pastore il suo gregge».

Perché il Signore ha riscattato Giacobbe,
lo ha liberato dalle mani di uno più forte di lui.
Verranno e canteranno inni sull’altura di Sion,
andranno insieme verso i beni del Signore.

La vergine allora gioirà danzando
e insieme i giovani e i vecchi.
«Cambierò il loro lutto in gioia,
li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni».

Canto al Vangelo 2Tm 1,10
Alleluia, alleluia.
Il Salvatore nostro Gesù Cristo ha vinto la morte
e ha fatto risplendere la vita per mezzo del vangelo.
Alleluia.

Vangelo Lc 9, 44-45
Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato. Avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Dal vangelo secondo Luca

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Il bambino rapito

28 settembre 2019

70. Il bambino rapito

C’era una pacifica tribù che viveva in pianura ai piedi delle Ande. Un giorno, una feroce banda di predoni, che aveva il covo nascosto tra le vertiginose vette delle montagne, attaccò il villaggio. In mezzo al bottino che portarono via c’era anche un bambino, figlio di una famiglia della tribù di pianura, e lo portarono con loro in montagna.
La gente di pianura non sapeva come fare a scalare la montagna. Non conoscevano nessuno dei sentieri usati dalla gente di montagna, non sapevano come trovare quella gente o come trovare le loro tracce su quel terreno scosceso. Ciò nonostante mandarono un gruppo di uomini, i loro migliori guerrieri, a scalare la montagna per riportare a casa il bambino.
Gli uomini cominciarono la scalata prima in un modo, poi in un altro. Provarono un sentiero, poi un altro. Dopo diversi giorni di duri sforzi, erano riusciti ad andare solo un centinaio di metri su per la montagna. Sentendosi completamente impotenti, gli uomini di pianura si diedero per vinti e si prepararono a tornare al villaggio giù in basso.
Mentre stavano per fare marcia indietro videro la madre del bambino che veniva verso di loro. Si accorsero che stava scendendo dalla montagna che loro non erano riusciti a scalare. E poi videro che portava il bambino in una sacca dietro le spalle. Uno degli uomini dei gruppo la salutò e disse: «Non siamo riusciti a scalare questa montagna. Come hai fatto tu a riuscirci quando noi, che siamo gli uomini più forti del villaggio, non ce l’abbiamo fatta?».
La donna scrollò le spalle e disse: «Non era il vostro bambino!».
Dio ha detto a ciascuno di noi:
«Tu sei il figlio che amo.Tu sei il mio bambino».
E niente e nessuno lo ha fermato per riportarci a casa.

https://www.qumran2.net/ritagli/?&pag=4

 

Preghiera del mattino: Novena all’Angelo Custode per la nostra protezione (6 giorno)

28 settembre 2019

Angelo mio custode, tu che ti sei degnato di prenderti cura di me, povero peccatore, ti prego, ravviva il mio spirito di viva fede, ferma speranza e infi-nita carità affinché pensi solo ad amare e a servire il mio Dio. 3 Angelo di Dio

Nobilissimo Principe della, Corte celeste che ti degnasti di prenderti cura della mia povera anima, difendila dalle insidie e dagli assalti del demonio perché non abbia mai ad offendere il mio Signore per l’avvenire. 3 Angelo di Dio

Pietosissimo custode dell’anima mia tu che tanto ti sei umiliato venendo dal cielo sulla terra per impiegare il tuo ministero a favore di un essere così misero come sono io, fa’ che io sia pienamente persuaso che niente posso senza il tuo potente aiuto e la grazia del mio Signore. 3 Angelo di Dio

PREGHIAMO Amabilissimo mio Custode che in questo mondo hai fatto tanto per la salvezza eterna della mia anima, ti supplico di essermi vicino quando mi troverò sul letto di morte, privo di tutti i sensi, immerso nelle angosce dell’agonia, e l’anima mia starà per separarsi dal corpo e per comparire davanti al suo Creatore. Difendila dai suoi nemici e conducila vincitrice con te a gode-re per sempre la gloria del Paradiso. Amen. 

ANGELO DI DIO

Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. 

Questa preghiera è da ripetersi per nove giorni consecutivi.

Preghiera della Sera: DAL LIBRO IV DELL’ARALDO DEL DIVINO AMORE , CAPITOLO LI PREGHIERA DI SANTA GERTRUDE

27 settembre 2019

« O dolce Gesù, in nome di quell’amore che ci hai dimostrato, degnandoti di rivestirti della nostra carne e nascere dalla più pura delle Vergini, per supplire a ciò che manca a noi, povere creature, ti scongiuro di riparare per mezzo del tuo dolcissimo Cuore, le colpe tante volte commesse nel culto e servizio della Madre tua, la quale in tutti i bisogni non ha mai cessato di farmi provare la sua clemenza e bontà. Per mostrarle degna riconoscenza, ti prego, amatissimo Gesù, di offrirle il tuo dolcissimo Cuore colmo di beatitudine; mostrale in esso quel divino amore col quale fin all’eternità l’hai preferita ad ogni creatura, scelta per tua Madre, preservata dalla macchia orginale, ornata di tutte le virtù e di tutte le grazie. Rappresentale tutta la tenerezza con la quale l’hai accarezzata nella tua infanzia mentre ti riscaldava nel suo seno materno.

Mostrale ancora quella fedeltà con cui l’hai obbedita in tutto, quale figliolo, Tu che sei il regolatore del cielo e della terra. Tale fedeltà le dimostrasti soprattutto nell’ora di morte, quando dimentico, per così dire, dei tuoi dolori, compatisti con ineffabile tenerezza la sua desolazione, dandole un difensore e figliuolo, S. Giovanni. Finalmente rappresentale quell’inesprimibile amore che le dimostrasti nel conferirle quella sublime dignità che il giorno dell’Assunzione la innalza al di sopra di tutti i cori degli Angeli, costituendola Regina dei cielo e della terra. Fa, o buon Gesù, ch’Ella ci sia Madre propizia, in vita e, nell’ora di morte, protettrice e amabilissima Avvocata ».

amen

Un posto a sedere (Stefano Molisso)

27 settembre 2019

C’era una volta un uomo che acquistò una casa e impegnò tutto il suo tempo e le sue energie per farla diventare una reggia. Si alzava al mattino presto e subito a lavoro per realizzare la sua reggia.
Passarono gli anni, la casa cambiò d’aspetto, ma questo non gli bastava, la voleva ancora più bella, così continuò con modifiche e ritocchi, tanto che la gente del suo paese diceva: «Ma come è cambiata questa casa» e questo rallegrava il proprietario.
Questo signore aveva a cuore solo il suo progetto tanto che i compaesani bussarono alla sua casa per dirgli: «Il parroco vorrebbe vederti domenica in parrocchia». Ma lui non volle smuoversi dalla sua casa: «Ho da fare, devo finire qui, non mi scocciate». Altre persone gli fecero lo stesso annuncio ed ebbero la stessa risposta. Un giorno andò anche il parroco del paese a parlargli ed ebbe la stessa risposta.
L’uomo terminò la sua villa e un giorno anche la morte bussò alla sua porta: «Stavolta devi venire per forza». E comparve alla presenza dell’Altissimo però non trovò posto dove sedersi e si domandò: «Mi scusi, non trovo un posto per sedermi». E il Signore rispose: «Ti ho mandato tante persone per farti venire ad occupare il tuo posto e tu non sei mai venuto. Ora se vuoi sederti devi usare per forza questa». E gli mostrò la prima pietra che usò per erigere la sua villa. Era una pietra piccola e scomoda e non dava possibilità di sedersi bene.
L’uomo si lamentava e chiese se si poteva avere un’altra sedia. Il Signore gli disse: «Questa è la sedia che ti sei portato, hai fatto tutto tu, io non c’entro nulla».

Araldo del Divino Amore, Libro IV. Capitolo LII

27 settembre 2019

DIGNITA’ DELLA SANTA CROCE
Nel giorno dell’Esaltazione della santa Croce; mentre Geltrude s’inchinava per onorare il sacro legno, Gesù le disse: «Vedi come onoro questa Croce, eppure non vi fui sospeso che dall’ora di Sesta a quella del Vespro! Capisci da ciò come ricompenserò i cuori nei quali ho riposato anni interi». Rispose la Santa: «Ahimè, Signore, ben poche delizie ti ho procurato nel mio cuore! ». E Gesù: « Provai forse delizie su questo duro legno? Ma io l’onoro perchè nella mia gratuita bontà, l’ho scelto a preferenza di altro: così coloro che dalla stessa mia bontà furono scelti, saranno da me largamente ricompensati».
Mentre assisteva alla S. Messa, il Signore si degnò di istruirla: « Mira, o figlia, quali esempi propongo ai miei eletti, in questi onori resi alla croce: innalzo la croce, la corona di spine, la lancia che servirono per il mio supplizio, a dignità maggiore degli altri oggetti creati che hanno servito per le necessità della mia vita, per esempio dei recipienti nei quali fui lavato durante l’infanzia ecc. Desidero che coloro che amo imitino tale condotta, cioè che, per la mia gloria e per loro personale vantaggio, mostrino un’affezione più grande ai loro nemici che agli amici; ne ritrarranno profitto incomparabilmente maggiore. Se talora poi, essendo offèsi, dimenticano al momento di rendere bene per male, e soltanto più tardi si sforzano di rispondere alle offese coi benefici, non saranno per questo meno graditi al mio sguardo, perché Io stesso ho lasciato per qualche tempo la croce nascosta sotto terra per esaltarla poi in seguito »; ed aggiunse: « Amo tanto la Croce soprattutto perchè fu lo strumento con il quale raggiunsi l’oggetto dei miei più ardenti desideri: la redenzione del genere umano! Così i miei devoti serbano particolare affezione per i luoghi e per i giorni nei quali hanno meritato di ricevere più abbondantemente la mia grazia ».
Siccome Geltrude cercava con gran desiderio di procurarsi qualche reliquia della Santa Croce sì cara a Gesù, bramando di onorarla per attrarre maggiormente la tenerezza del Salvatore, sentì dirsi dal diletto suo Sposo: « Se vuoi avere delle reliquie che possano rivolgere amorosamente il mio Cuore verso coloro che le posseggono, leggi la mia Passione e considera le parole che ho detto con un più grande amore: scrivile, figlia mia, e custodiscile come preziose reliquie. Meditandole spesso meriterai di ricevere le mie grazie più facilmente che se tu possedessi altre reliquie. Anche se la mia ispirazione non t’illuminasse su questo punto, tu potresti con la sola ragione rendertene persuasa; infatti un amico che volesse ricordare all’amico suo l’antica tenerezza gli direbbe: « Ricordati dell’amore grande che mi dimostrasti, quando mi dicevi quelle tali parole »; e non gli ricorderebbe certo nè l’abito che indossava, nè il luogo del suo incontro. Credi dunque che le reliquie più eminenti che di me si possano avere in terra, sono le parole che esprimono la più dolce affezione del mio Cuore».

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Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria.( Padre Emilio Neubert, Santo Marianista).Libro III/ Capitolo VI

27 settembre 2019

TRE MEZZI DI SICURO PROGRESSO

Maria: Figlio mio, se vuoi progredire più rapidamen­te nel progetto della tua trasformazione in Ge­sù, ti occorrerà procedere con metodicità. Vo­glio indicarti tre mezzi che ti saranno in ciò di grande aiuto.

ESAME QUOTIDIANO

   2. Innanzitutto trova ogni giorno, preferibil­mente a metà giornata, un momento per fare un breve esame del tuo lavoro spirituale. Esamina quello che hai fatto, fin dall’inizio della giornata, per vivere della vita di Gesù, con particolare riferimento a qualche sua disposi­zione particolare, e determina ciò che intendi fare fino a sera.

   3. Nota bene i due seguenti punti: In primo luogo, come già ti ho spiegato, sfor­zati non tanto di conoscere il numero delle tue mancanze quanto di vedere ciò che Gesù avreb­be pensato, sentito e fatto nelle situazioni in cui la tua debole natura si è ancora manifestata, e di prevedere come imitare le sue disposizioni quando si dovessero ripresentare. In secondo luogo, fai in modo che questa ras­segna sia una conversazione con Gesù e con me. Ne ricaverai indubbiamente più profitto di quanto ne ricaveresti limitandoti ad una disami­na solitaria del tuo lavoro spirituale. Raccontaci le tue vittorie e le tue sconfitte, sottoponi alla nostra approvazione i tuoi piani, e chiedi il no­stro aiuto per poter vivere meglio della vita di Gesù.

RINNOVAMENTI SPIRITUALI

   4. Ecco un secondo mezzo che faciliterà non poco l’opera della tua identificazione con Gesù. Trova il modo di fare nel corso della giornata un certo numero di brevi soste, una o due in mattinata, altrettante nel pomeriggio, nei mo­menti in cui le tue occupazioni te lo consentiran­no. Saranno altrettante occasioni di rimetterti in intimo contatto con Gesù e con me, mediante una comunione spirituale, una parola d’amore e di fiducia relativa a ciò che di gradito e di spia­cevole ti è accaduto, o anche col richiamare alla mente l’ultima conversazione con Gesù, ecc. Ciò che importa soprattutto è che per un mo­mento tu riprenda contatto con noi. Dopo di che darai un rapido sguardo a quan­to avrai fatto per imitare Gesù dopo il preceden­te «appuntamento» e prevederai quanto vorrai fare fino al successivo. Così riprenderai lena nel lavoro spirituale, e la tua unione con Gesù e con me si farà sempre più intima.

RITIRI

   5. Infine dovrai consacrare un tempo più lun­go, ad intervalli stabiliti, agli interessi della tua vita interiore. Ogni anno sforzati di fare alcuni giorni di riti­ro, o almeno di impiegare, durante un certo tempo, tutti i momenti liberi per metterti in più stretto contatto con Gesù e con me. Mediterai allora nuovamente gli insegnamenti che ti ab­biamo dato, esaminerai le cause del poco pro­gresso fatto durante l’anno trascorso e studierai i mezzi da adottare per progredire maggiormen­te nell’anno seguente.

   6. Ogni mese, preferibilmente il primo sabato o la prima domenica, ti raccoglierai durante una parte del tempo disponibile per considerare a che punto sei arrivato nel lavoro spirituale, e per prendere risoluzioni più efficaci per il nuovo mese.

   7. Ogni settimana, in un giorno stabilito, tro­verai un momento per riscontrare gli sforzi fatti nei giorni trascorsi e per prevedere quelli da far­si nella settimana entrante.

   8. La fedeltà a queste pratiche richiederà da te un sacrificio continuo; ma se amerai, lo stes­so sacrificio ti diventerà caro e facile, perché ti aiuterà ad amare sempre di più.

CONTINUA….

Genesi, Capitolo 38

27 settembre 2019

[1] In quel tempo Giuda si separò dai suoi fratelli e si stabilì presso un uomo di Adullàm, di nome Chira.

[2] Qui Giuda vide la figlia di un Cananeo chiamato Sua, la prese in moglie e si unì a lei.

[3] Essa concepì e partorì un figlio e lo chiamò Er.

[4] Poi concepì ancora e partorì un figlio e lo chiamò Onan.

[5] Ancora un’altra volta partorì un figlio e lo chiamò Sela. Essa si trovava in Chezib, quando lo partorì.

[6] Giuda prese una moglie per il suo primogenito Er, la quale si chiamava Tamar.

[7] Ma Er, primogenito di Giuda, si rese odioso al Signore e il Signore lo fece morire.

[8] Allora Giuda disse a Onan: “Unisciti alla moglie del fratello, compi verso di lei il dovere di cognato e assicura così una posterità per il fratello”.

[9] Ma Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considerata come sua; ogni volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva per terra, per non dare una posterità al fratello.

[10] Ciò che egli faceva non fu gradito al Signore, il quale fece morire anche lui.

[11] Allora Giuda disse alla nuora Tamar: “Ritorna a casa da tuo padre come vedova fin quando il mio figlio Sela sarà cresciuto”. Perché pensava: “Che non muoia anche questo come i suoi fratelli!”. Così Tamar se ne andò e ritornò alla casa del padre.

[12] Passarono molti giorni e morì la figlia di Sua, moglie di Giuda. Quando Giuda ebbe finito il lutto, andò a Timna da quelli che tosavano il suo gregge e con lui vi era Chira, il suo amico di Adullàm.

[13] Fu portata a Tamar questa notizia: “Ecco, tuo suocero va a Timna per la tosatura del suo gregge”.

[14] Allora Tamar si tolse gli abiti vedovili, si coprì con il velo e se lo avvolse intorno, poi si pose a sedere all’ingresso di Enaim, che è sulla strada verso Timna. Aveva visto infatti che Sela era ormai cresciuto, ma che lei non gli era stata data in moglie.

[15] Giuda la vide e la credette una prostituta, perché essa si era coperta la faccia.

[16] Egli si diresse su quella strada verso di lei e disse: “Lascia che io venga con te!”. Non sapeva infatti che quella fosse la sua nuora. Essa disse: “Che mi darai per venire con me?”.

[17] Rispose: “Io ti manderò un capretto del gregge”. Essa riprese: “Mi dai un pegno fin quando me lo avrai mandato?”.

[18] Egli disse: “Qual è il pegno che ti devo dare?”. Rispose: “Il tuo sigillo, il tuo cordone e il bastone che hai in mano”. Allora glieli diede e le si unì. Essa concepì da lui.

[19] Poi si alzò e se ne andò; si tolse il velo e rivestì gli abiti vedovili.

[20] Giuda mandò il capretto per mezzo del suo amico di Adullàm, per riprendere il pegno dalle mani di quella donna, ma quegli non la trovò.

[21] Domandò agli uomini di quel luogo: “Dov’è quella prostituta che stava in Enaim sulla strada?”. Ma risposero: “Non c’è stata qui nessuna prostituta”.

[22] Così tornò da Giuda e disse: “Non l’ho trovata; anche gli uomini di quel luogo dicevano: Non c’è stata qui nessuna prostituta”.

[23] Allora Giuda disse: “Se li tenga! Altrimenti ci esponiamo agli scherni. Vedi che le ho mandato questo capretto, ma tu non l’hai trovata”.

[24] Circa tre mesi dopo, fu portata a Giuda questa notizia: “Tamar, la tua nuora, si è prostituita e anzi è incinta a causa della prostituzione”. Giuda disse: “Conducetela fuori e sia bruciata!”.

[25] Essa veniva già condotta fuori, quando mandò a dire al suocero: “Dell’uomo a cui appartengono questi oggetti io sono incinta”. E aggiunse: “Riscontra, dunque, di chi siano questo sigillo, questi cordoni e questo bastone”.

[26] Giuda li riconobbe e disse: “Essa è più giusta di me, perché io non l’ho data a mio figlio Sela”. E non ebbe più rapporti con lei.

[27] Quand’essa fu giunta al momento di partorire, ecco aveva nel grembo due gemelli.

[28] Durante il parto, uno di essi mise fuori una mano e la levatrice prese un filo scarlatto e lo legò attorno a quella mano, dicendo: “Questi è uscito per primo”.

[29] Ma, quando questi ritirò la mano, ecco uscì suo fratello. Allora essa disse: “Come ti sei aperta una breccia?” e lo si chiamò Perez.

[30] Poi uscì suo fratello, che aveva il filo scarlatto alla mano, e lo si chiamò Zerach.

Spiegazione

La condotta dissoluta di Giuda e della sua famiglia.

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Preghiera del Mattino: Novena all’Angelo Custode per la Nostra Protezione (5 giorno)

27 settembre 2019

Angelo mio custode, tu che ti sei degnato di prenderti cura di me, povero peccatore, ti prego, ravviva il mio spirito di viva fede, ferma speranza e infi-nita carità affinché pensi solo ad amare e a servire il mio Dio. 3 Angelo di Dio

Nobilissimo Principe della, Corte celeste che ti degnasti di prenderti cura della mia povera anima, difendila dalle insidie e dagli assalti del demonio perché non abbia mai ad offendere il mio Signore per l’avvenire. 3 Angelo di Dio

Pietosissimo custode dell’anima mia tu che tanto ti sei umiliato venendo dal cielo sulla terra per impiegare il tuo ministero a favore di un essere così misero come sono io, fa’ che io sia pienamente persuaso che niente posso senza il tuo potente aiuto e la grazia del mio Signore. 3 Angelo di Dio

PREGHIAMO Amabilissimo mio Custode che in questo mondo hai fatto tanto per la salvezza eterna della mia anima, ti supplico di essermi vicino quando mi troverò sul letto di morte, privo di tutti i sensi, immerso nelle angosce dell’agonia, e l’anima mia starà per separarsi dal corpo e per comparire davanti al suo Creatore. Difendila dai suoi nemici e conducila vincitrice con te a gode-re per sempre la gloria del Paradiso. Amen. 

ANGELO DI DIO

Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. 

Questa preghiera è da ripetersi per nove giorni consecutivi.

Liturgia della Parola, XXV Settimana del Tempo Ordinario, Anno C- Venerdi (San Vincenzo De Paoli Sacerdote, Memoria)

27 settembre 2019

 

Prima Lettura Ag 1, 15 – 2,9
Ancora un poco e riempirò questa casa della mia gloria.

Dal libro del profeta Aggèo
L’anno secondo del re Dario, il ventuno del settimo mese, per mezzo del profeta Aggèo fu rivolta questa parola del Signore:
«Su, parla a Zorobabele, figlio di Sealtièl, governatore della Giudea, a Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote, e a tutto il resto del popolo, e chiedi: Chi rimane ancora tra voi che abbia visto questa casa nel suo primitivo splendore? Ma ora in quali condizioni voi la vedete? In confronto a quella, non è forse ridotta a un nulla ai vostri occhi?
Ora, coraggio, Zorobabele – oracolo del Signore –, coraggio, Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote; coraggio, popolo tutto del paese – oracolo del Signore – e al lavoro, perché io sono con voi – oracolo del Signore degli eserciti –, secondo la parola dell’alleanza che ho stipulato con voi quando siete usciti dall’Egitto; il mio spirito sarà con voi, non temete.
Dice infatti il Signore degli eserciti: Ancora un po’ di tempo e io scuoterò il cielo e la terra, il mare e la terraferma. Scuoterò tutte le genti e affluiranno le ricchezze di tutte le genti e io riempirò questa casa della mia gloria, dice il Signore degli eserciti. L’argento è mio e mio è l’oro, oracolo del Signore degli eserciti. La gloria futura di questa casa sarà più grande di quella di una volta, dice il Signore degli eserciti; in questo luogo porrò la pace». Oracolo del Signore degli eserciti.

Parola del Signore

Salmo Responsoriale Dal Salmo 42
Spera in Dio, salvezza del mio volto e mio Dio.

Fammi giustizia, o Dio,
difendi la mia causa contro gente spietata;
liberami dall’uomo perfido e perverso.

Tu sei il Dio della mia difesa:
perché mi respingi?
Perché triste me ne vado,
oppresso dal nemico?

Manda la tua luce e la tua verità:
siano esse a guidarmi,
mi conducano alla tua santa montagna,
alla tua dimora.

Verrò all’altare di Dio,
a Dio, mia gioiosa esultanza.
A te canterò sulla cetra,
Dio, Dio mio.

Canto al Vangelo Mt 10,45
Alleluia, alleluia.
Il Figlio dell’uomo è venuto per servire
e dare la propria vita in riscatto per molti.
Alleluia.

Vangelo Lc 9, 18-22
Tu sei il Cristo di Dio. Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto.

Dal vangelo secondo Luca

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Udienza Generale del 25 Settembre 2019 di Papa Francesco in Piazza San Pietro

27 settembre 2019

Catechesi sugli Atti degli Apostoli: 9. Stefano «pieno di Spirito Santo» (At 7,55) tra diakonia e martyria.
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Attraverso il Libro degli Atti degli Apostoli, continuiamo a seguire un viaggio: il viaggio del Vangelo nel mondo. San Luca, con grande realismo, mostra sia la fecondità di questo viaggio sia l’insorgere di alcuni problemi in seno alla comunità cristiana. Fin dall’inizio ci sono stati sempre problemi. Come armonizzare le differenze che coabitano al suo interno senza che accadano contrasti e spaccature?
La comunità non accoglieva solo i giudei, ma anche i greci, cioè persone provenienti dalla diaspora, non ebrei, con cultura e sensibilità proprie e con un’altra religione. Noi, oggi, diciamo “pagani”. E questi erano accolti. Questa compresenza determina equilibri fragili e precari; e dinanzi alle difficoltà spunta la “zizzania”, e quale è la peggiore zizzania che distrugge una comunità? La zizzania della mormorazione, la zizzania del chiacchiericcio: i greci mormorano per la disattenzione della comunità nei confronti delle loro vedove.
Gli Apostoli avviano un processo di discernimento che consiste nel considerare bene le difficoltà e cercare insieme delle soluzioni. Trovano una via di uscita nel suddividere i vari compiti per una serena crescita dell’intero corpo ecclesiale e per evitare di trascurare sia la “corsa” del Vangelo sia la cura dei membri più poveri.
Gli Apostoli sono sempre più consapevoli che la loro vocazione principale è la preghiera e la predicazione della Parola di Dio: pregare e annunciare il Vangelo; e risolvono la questione istituendo un nucleo di «sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza» (At 6,3), i quali, dopo aver ricevuto l’imposizione delle mani, si occuperanno del servizio delle mense. Si tratta dei diaconi che sono creati per questo, per il servizio. Il diacono nella Chiesa non è un sacerdote in seconda, è un’altra cosa; non è per l’altare, ma per il servizio. E’ il custode del servizio nella Chiesa. Quando a un diacono piace troppo di andare all’altare, sbaglia. Questa non è la sua strada. Questa armonia tra servizio alla Parola e servizio alla carità rappresenta il lievito che fa crescere il corpo ecclesiale.
E gli Apostoli creano sette diaconi, e tra i sette “diaconi” si distinguono in modo particolare Stefano e Filippo. Stefano evangelizza con forza e parresia, ma la sua parola incontra le resistenze più ostinate. Non trovando altro modo per farlo desistere, cosa fanno i suoi avversari? Scelgono la soluzione più meschina per annientare un essere umano: cioè, la calunnia o falsa testimonianza. E noi sappiamo che la calunnia uccide sempre. Questo “cancro diabolico”, che nasce dalla volontà di distruggere la reputazione di una persona, aggredisce anche il resto del corpo ecclesiale e lo danneggia gravemente quando, per meschini interessi o per coprire le proprie inadempienze, ci si coalizza per infangare qualcuno.
Condotto nel Sinedrio e accusato da falsi testimoni – lo stesso avevano fatto con Gesù e lo stesso faranno con tutti i martiri mediante falsi testimoni e calunnie – Stefano proclama una rilettura della storia sacra centrata in Cristo, per difendersi. E la Pasqua di Gesù morto e risorto è la chiave di tutta la storia dell’alleanza. Dinanzi a questa sovrabbondanza del dono divino, Stefano coraggiosamente denuncia l’ipocrisia con cui sono stati trattati i profeti e Cristo stesso. E ricorda loro la storia dicendo: «Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori» (At 7,52). Non usa mezze parole, ma parla chiaro, dice la verità.
Questo provoca la reazione violenta degli uditori, e Stefano viene condannato a morte, condannato alla lapidazione. Egli però manifesta la vera “stoffa” del discepolo di Cristo. Non cerca scappatoie, non si appella a personalità che possano salvarlo ma rimette la sua vita nelle mani del Signore e la preghiera di Stefano è bellissima, in quel momento: «Signore Gesù, accogli il mio spirito» (At 7,59) – e muore da figlio di Dio perdonando: «Signore, non imputare loro questo peccato» (At 7,60).
Queste parole di Stefano ci insegnano che non sono i bei discorsi a rivelare la nostra identità di figli di Dio, ma solo l’abbandono della propria vita nelle mani del Padre e il perdono per chi ci offende ci fanno vedere la qualità della nostra fede.
Oggi ci sono più martiri che all’inizio della vita della Chiesa, e i martiri sono dappertutto. La Chiesa di oggi è ricca di martiri, è irrigata dal loro sangue che è «seme di nuovi cristiani» (Tertulliano, Apologetico, 50,13) e assicura crescita e fecondità al Popolo di Dio. I martiri non sono “santini”, ma uomini e donne in carne e ossa che – come dice l’Apocalisse – «hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello» (7,14). Essi sono i veri vincitori.
Chiediamo anche noi al Signore che, guardando ai martiri di ieri e di oggi, possiamo imparare a vivere una vita piena, accogliendo il martirio della fedeltà quotidiana al Vangelo e della conformazione a Cristo.

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Preghiera della Sera: Novena all’ Angelo Custode per la nostra Protezione (4, giorno)

26 settembre 2019

Angelo mio custode, tu che ti sei degnato di prenderti cura di me, povero peccatore, ti prego, ravviva il mio spirito di viva fede, ferma speranza e infi-nita carità affinché pensi solo ad amare e a servire il mio Dio. 3 Angelo di Dio

Nobilissimo Principe della, Corte celeste che ti degnasti di prenderti cura della mia povera anima, difendila dalle insidie e dagli assalti del demonio perché non abbia mai ad offendere il mio Signore per l’avvenire. 3 Angelo di Dio

Pietosissimo custode dell’anima mia tu che tanto ti sei umiliato venendo dal cielo sulla terra per impiegare il tuo ministero a favore di un essere così misero come sono io, fa’ che io sia pienamente persuaso che niente posso senza il tuo potente aiuto e la grazia del mio Signore. 3 Angelo di Dio

PREGHIAMO Amabilissimo mio Custode che in questo mondo hai fatto tanto per la salvezza eterna della mia anima, ti supplico di essermi vicino quando mi troverò sul letto di morte, privo di tutti i sensi, immerso nelle angosce dell’agonia, e l’anima mia starà per separarsi dal corpo e per comparire davanti al suo Creatore. Difendila dai suoi nemici e conducila vincitrice con te a gode-re per sempre la gloria del Paradiso. Amen. 

ANGELO DI DIO

Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. 

Questa preghiera è da ripetersi per nove giorni consecutivi.

Maria a Medjugorje, messaggio del 25 Settembre 2019

26 settembre 2019

“Cari figli! Oggi vi invito a pregare per le mie intenzioni affinché possa aiutarvi. Figlioli, pregate il rosario e meditate i misteri del rosario perché anche voi nella vostra vita passate attraverso le gioie e i dolori. In questo modo trasformate i misteri nella vostra vita perché la vita è un mistero finché non la mettete nelle mani di Dio. Così avrete l’esperienza della fede come Pietro che ha incontrato Gesù e lo Spirito Santo ha riempito il suo cuore. Anche voi, figlioli, siete invitati a testimoniare vivendo l’amore con il quale di giorno in giorno Dio vi avvolge con la mia presenza. Perciò, figlioli, siate aperti e pregate col cuore nella fede. Grazie per aver risposto alla mia chiamata ”

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

MESSAGGI A CONFRONTO

messaggio del 25 Settembre 2018

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Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista). Libro III/Capitolo V

26 settembre 2019

LE TUE DISPOSIZIONI SIANO QUELLE DI GESU’

Maria: Figlio mio, se è un impresa difficile ricono­scere il tuo principale nemico, è ancora più dif­ficile debellarlo. Da solo non vi riusciresti mai; ma se starai con me trionferai.

   2. In primo luogo cerca di riconoscere le ma­nifestazioni della tua tendenza dominante, le varie forme, chiare o larvate, che essa riveste, le circostanze nelle quali ti reca maggior danno.

   3. Poi intraprendi contro di essa una lotta im­pietosa. Nel combattere i difetti, si possono adottare due diverse tattiche. Alcuni mettono molta attenzione nel sorve­gliare le manifestazioni dei loro difetti per no­tarle, computarne il numero, sforzandosi di ri­durlo di giorno in giorno. Tattica questa che può produrre buoni frutti se la si adopera con perseveranza. Ma, se seguita in maniera esclusi­va, può diventare faticosa e cagionare talvolta dolorose sorprese. Capita infatti che se si inter­rompe per un certo tempo questa continua vigi­lanza sul difetto da correggere per convogliare il lavoro spirituale su di un altro punto, l’antica tendenza rimane lì, non meno vivace di prima, quantunque si manifesti forse diversamente. Si sono tagliate le erbe cattive man mano che spuntavano da terra, ma non avendole sostituite con piante utili, esse rinascono folte e rigogliose come prima.

   4. Voglio insegnarti un’altra tattica più effi­cace e più facile, che se non potrà sostituire po­trà almeno completare la precedente. Studia in Gesù la virtù direttamente opposta alla tua tendenza dominante. Sei orgoglioso? Considera la sua umiltà. Sei egoista? Ammira la sua volontà di dimenticare se stesso e di sacrifi­carsi per gli uomini. Sei sensuale? Medita la sua dolorosa Passione.

   5. Approfitta dei colloqui giornalieri con Gesù per studiare in lui la disposizione che ti manca. Vedi ciò che Gesù pensava, sentiva, di­ceva e faceva. Ama questa disposizione del tuo Modello e cerca di infiammarti di entusiasmo per essa. Poi stabilisci un confronto tra lui e te. Prega Gesù, per mia intercessione, di trasfor­marti in lui. Nelle tue comunioni sacramentali e spirituali pregalo di farti vivere della sua vita.

   6. Nel corso della giornata riandrai con la mente a Gesù mite, umile, paziente, secondo quella sua particolare disposizione che vuoi ri­copiare in te. Te lo ricorderai soprattutto allor­quando la tua cattiva tendenza cercherà di ma­nifestarsi di nuovo. Anziché fare penosi sforzi per combatterla, guarda tranquillamente il tuo Modello dicendo: «Gesù, che cosa penseresti, che cosa faresti tu se fossi al posto mio? Vieni a farmi vivere della tua vita». E Gesù comanderà alle onde sconvolte del tuo essere, e alla tempe­sta succederà una grande calma.

   7. Col guardare spesso Gesù e attirano in te con ardenti voti, arriverai a poco a poco a libe­rarti dalla tendenza alla quale ti eri attaccato tanto tenacemente, e finirai per non avere più altre disposizioni che quelle di Gesù. Tuttavia non ti fidare di un nemico che potrebbe sor­prenderti ancora proprio quando crederesti d’esserne del tutto al sicuro. Esamina di tanto in tanto, sia pure con un rapido sguardo, se esso non tenti di spuntare nuovamente magari sotto nuova forma.

   8. Mio Figlio ti ha raccomandato di imitare me, tua Madre. Dopo le disposizioni di Gesù contempla anche le mie. Quando per estirpare qualche vizio o acquistare qualche virtù guarde­rai a me per vedere cosa farei io trovandomi nel­le medesime circostanze, imparerai a conoscere e ad imitare meglio Gesù.

Invito al colloquio: O Maria fammi conoscere Gesù, perché io viva solo della sua vita!

CONTINUA…..

Seguimi, del Card.Anastasio Ballestrero

26 settembre 2019

Signore, tu chi sei? Questo desiderio di conoscerti è la vera risposta alla tua venuta.
Sei venuto per essere cercato ogni giorno, là dove ti doni nell’inesauribilità del tuo Mistero.
Ogni giorno tu mi rivelerai “chi sei”.
Gesù dammi questa fede e questa speranza.
La mia vita terrena non è più banale, gretta, meschina, da quando tu l’hai percorsa camminando per le mie stesse strade, godendo e soffrendo le mie stesse vicende, insegnandomi che la provvidenza del Padre vigila su tutti e soprattutto su coloro che seguono te.
Fammi fedele al tuo: “Vieni e seguimi”.
Dicendo “vieni”, non hai detto: andremo qui, andremo a far questo, a far quello…
Hai detto in modo assoluto: “Vieni e seguimi”; perciò il nostro andare è seguirti.
Seguirti con fedeltà, ma anche con umiltà.
Non ti dirò come Pietro: “Signore dove vai? Darò la mia vita per te”.
Tu mi risponderesti: “Ci sarà chi ti cingerà i fianchi e ti condurrà dove non vorresti”.
Signore, mi sia dato di seguirti e non di precederti.
Signore, mi sia dato di seguirti senza domandarti dove mi porti.
Ho tanta fiducia in te e mi basta; dove tu mi porterai, verrò.
Se ti seguirò, potrò diventare testimone di tutti i tuoi miracoli; se invece vorrò precederti, non conoscerò che la follia e il peccato.
Dove ti piacerà camminare, là io camminerò.
Gesù, per dove ti piacerà passare, là io passerò.
Mi basti tu, perché non soltanto cammini sulla mia strada, ma sei addirittura la “mia strada”.
Se sarai per me via serena e pianeggiante, sii benedetto!
Se sarai sentiero affocato e polveroso, sii ugualmente benedetto!
Mi basta sapere, per la mia pace, che non sono chiamato a camminare per tante strade ma per una sola: te.
Tu sei la strada che mi conduce alla mèta: in Patria, alla Casa del Padre.
Sarò pellegrino fino a quel momento.
Allora finalmente nessuno mi comanderà di andare, né tu mi dirai più: “Vieni”, ma la tua voce, fatta di amore, mi inviterà: “Rimani!”.

Liturgia della Parola, XXV Settimana del Tempo Ordinario, Anno C- Giovedi 26 Settembre 2019 ( Memoria dei Santi Cosma e Damiano martiri)

26 settembre 2019

Prima Lettura Ag 1, 1-8
Ricostruite la mia casa, in essa mi compiacerò.

Dal libro del profeta Aggèo
L’anno secondo del re Dario, il primo giorno del sesto mese, questa parola del Signore fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo a Zorobabele, figlio di Sealtièl, governatore della Giudea, e a Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote.
«Così parla il Signore degli eserciti: Questo popolo dice: “Non è ancora venuto il tempo di ricostruire la casa del Signore!”».
Allora fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo questa parola del Signore: «Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina? Ora, così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; avete mangiato, ma non da togliervi la fame; avete bevuto, ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non vi siete riscaldati; l’operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato. Così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria, dice il Signore».

PAROLA DEL SIGNORE

Salmo Responsoriale Dal Salmo 149
Il Signore ama il suo popolo.

Cantate al Signore un canto nuovo;
la sua lode nell’assemblea dei fedeli.
Gioisca Israele nel suo creatore,
esultino nel loro re i figli di Sion.

Lodino il suo nome con danze,
con tamburelli e cetre gli cantino inni.
Il Signore ama il suo popolo,
incorona i poveri di vittoria.

Esultino i fedeli nella gloria,
facciano festa sui loro giacigli.
Le lodi di Dio sulla loro bocca:
questo è un onore per tutti i suoi fedeli.

Canto al Vangelo Gv 14,6
Alleluia, alleluia.
Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore.
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Alleluia.

Vangelo Lc 9, 7-9
Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?

Dal vangelo secondo Luca

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Preghiera del Mattino: Novena all’Angelo Custode per la nostra protezione (3 giorno)

26 settembre 2019

Angelo mio custode, tu che ti sei degnato di prenderti cura di me, povero peccatore, ti prego, ravviva il mio spirito di viva fede, ferma speranza e infi-nita carità affinché pensi solo ad amare e a servire il mio Dio. 3 Angelo di Dio

Nobilissimo Principe della, Corte celeste che ti degnasti di prenderti cura della mia povera anima, difendila dalle insidie e dagli assalti del demonio perché non abbia mai ad offendere il mio Signore per l’avvenire. 3 Angelo di Dio

Pietosissimo custode dell’anima mia tu che tanto ti sei umiliato venendo dal cielo sulla terra per impiegare il tuo ministero a favore di un essere così misero come sono io, fa’ che io sia pienamente persuaso che niente posso senza il tuo potente aiuto e la grazia del mio Signore. 3 Angelo di Dio

PREGHIAMO Amabilissimo mio Custode che in questo mondo hai fatto tanto per la salvezza eterna della mia anima, ti supplico di essermi vicino quando mi troverò sul letto di morte, privo di tutti i sensi, immerso nelle angosce dell’agonia, e l’anima mia starà per separarsi dal corpo e per comparire davanti al suo Creatore. Difendila dai suoi nemici e conducila vincitrice con te a gode-re per sempre la gloria del Paradiso. Amen.
ANGELO DI DIO
Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
Questa preghiera è da ripetersi per nove giorni consecutivi.

Lettera d’amore di Dio per te, Aleteia

24 settembre 2019

Figliolo mio,

forse non mi conosci, ma Io so tutto di te. So quando ti siedi e quando ti alzi, conosco ogni passo che fai e so il numero esatto dei capelli sulla tua testa, perché sei stato fatto a mia immagine. Ti ho conosciuto prima che tu nascessi, ti ho scelto quando ho pianificato la creazione, non sei stato un errore, perché ogni tuo giorno è già scritto nel mio Libro. Sei stato fatto in modo meraviglioso, Io ti ho formato nel ventre di tua madre e ti ho preso dal suo grembo il giorno in cui sei nato.

Chi non mi conosce mi ha presentato in modo sbagliato, non sono né lontano né arrabbiato, ma sono l’espressione perfetta dell’amore, manifestato in mio Figlio Gesù… ed è mio desiderio amarti, semplicemente perché sei stato creato per essere mio figlio e affinché Io sia tuo Padre.

Io sono colui che provvede ad ogni tua esigenza, il mio piano per il futuro è pieno di speranza. Perché ti amo di un amore eterno. I miei pensieri per te sono smisurati, sono come la sabbia del mare. Sono vicino a te per salvarti, in te mi rallegro e gioisco. Non smetterò mai di farti del bene: se ascolti la mia parola e la metti in pratica, sarai il mio tesoro speciale.

Voglio con tutto il mio cuore e con tutta la mia anima che tu prosperi, desidero mostrarti cose grandi e meravigliose. Se mi cerchi con tutto il cuore mi incontrerai… Trova il tuo diletto in me e Io ti concederò i desideri del tuo cuore. Perché sono Io che suscito in te ciò che tu vuoi. Sono potente, e posso fare in te molto più di quanto tu immagini.

Sono il Padre che ti consola in tutte le tue tribolazioni, sono vicino a te quanto il tuo cuore è ferito. Vedo che a volte sei tanto lontano da me, e arrivo a temere di perderti per sempre. Ieri ti ho visto molto triste e avrei voluto privarti di questo dolore. Ho gridato ai quattro venti, ma non sei venuto a cercarmi. Ti ho visto parlare con i tuoi amici, ti ho visto mangiare fuori orario e ho camminato con te nella strada verso casa. Ho quasi visto con i tuoi occhi ciò che stavi guardando tu, ciò che ti ha provocato tanta nostalgia. Avrei voluto che tu mi prestassi ascolto. Ma non l’hai fatto, e quindi ho aspettato tutto il giorno.

Ti ho donato un bel tramonto a conclusione delle tue giornate, e una leggera brezza per permetterti di riposare meglio. Ti ho aspettato, dopo un giorno così frenetico, ma non sei mai venuto. La scorsa notte ti ho visto dormire e ti ho voluto toccare la fronte. Ti ho mandato dei raggi di luna dentro casa per vedere se ti fossi svegliato, ma hai continuato a dormire.

Ti parlo all’orecchio attraverso le foglie degli alberi e il profumo dei fiori, grido a te nei ruscelli di montagna, e attraverso gli uccelli canto il mio amore per te. Ti rivesto del calore del sole e profumo l’aria della natura con l’aroma della natura. Ascolto il silenzio dentro di te e provo a suscitare in te dei buoni desideri. Non sono lontano, sono nel tuo cuore. Regala uno sguardo d’amore a tutti coloro che ti circondano, e mi troverai, in ogni momento.

Oggi ho cercato qualcuno che mi prestasse le sue mani per scriverti, d’ora in poi scriverò direttamente nel tuo cuore. Se me lo permetti, devi solo dirmi ‘Sì’… So che è difficile vivere in questo mondo, lo è davvero, ma se confidi in me ti darò nuove forze. A partire da oggi. Parla con me, scarica i tuoi pesi e le tue ansie su di me. Ho sempre tempo per te, raccontami ogni cosa, piangi se vuoi, asciugherò ogni tua lacrima e accarezzerò il tuo volto.

Chiamami a qualsiasi ora del giorno o della notte, non dormo mai e ti risponderò sempre. Se tu riuscissi a guardare l’universo con amore, a vederti nello specchio con umiltà, a mostrare tenerezza a chi ti sorride, misericordia a chi ti chiede compassione e perdono a chi ti fa piangere… la mia voce diventerà il tuo pensiero.

Come il pastore guida le sue pecore, così io ti conduco vicino al mio cuore. Un giorno asciugherò ogni lacrima dai tuoi occhi ed eliminerò tutto il dolore che hai sofferto sulla terra. Ti amo tanto, al punto da aver mandato mio Figlio Gesù affinché tu abbia vita eterna. Perché in Gesù ho rivelato il mio Amore per te, Lui è la rappresentazione esatta del mio essere. È venuto per dimostrarti che Io sono dalla tua parte, non contro di te. È venuto per dirti che non ricorderò più dei tuoi peccati. Gesù è morto affinché tu possa riconciliarti con me, la Sua morte è stata la massima espressione del mio amore per te… Ho dato ogni cosa per avere il tuo amore…

Vieni a casa e celebra la festa più grande che il Cielo abbia mai visto… Sono sempre stato, e sempre sarò, tuo Padre. La domanda è: vuoi essere mio figlio? Sono con le braccia aperte, aspetto te. Devi soltanto ricevere mio Figlio Gesù nel tuo cuore.
Ti abbraccio e non me ne vado. Resto al tuo fianco. Ti amo!
Con affetto: tuo papà, Dio.

Araldo del Divino Amore, Libro IV. Capitolo LI

24 settembre 2019

NASCITA DELLA BEATA VERGINE MARIA
Nella Natività della beata Vergine, mentre Geltrude recitava tante Ave Maria quanti giorni quella brillante Stella del mare aveva impiegato a crescere nel seno materno, chiese quali favori otterrebbero le anime che avessero compiuta la stessa divozione, con slancio d’amore.
Rispose la dolcissima Vergine: «Esse divideranno meco ne’ cieli, le gioie che ho ricevuto, e che ricevo ancora per le virtù di cui la SS. Trinità volle abbellire ogni giorno l’anima mia».
Durante l’antifona « Ave decus » ella vide aprirsi il cielo. Un magnifico trono, portato dagli angeli, venne deposto in mezzo ai coro. Su di esso la celeste Regina si sedette maestosamente, mostrando col viso dolce e amabile che era pronta a esaudire i desideri della Comunità. I Santi Angeli circondavano il trono e lo sorreggevano con riverenza, prodigando ferventi omaggi alla degnissima Madre del loro Signore. La falange innumerevole degli spiriti celesti si unì ai due cori salmodianti, lodando cogli stessi inni la Sovrana di gloria. Un Angelo stava davanti a ciascuna persona portando un ramo fresco e verdeggiante; questi rami producevano fiori e frutti vari, secondo le disposizioni dellapersona davanti alla quale era collocata. Quando tutto fu finito, gli Angeli volarono a portare festosamente i rami fioriti alla Vergine Maria, e si dìsposero con rispetto intorno al trono della grande Regina per aumentarne la gloria e la bellezza. Geltrude chiese allora alla Madre di Dio: « Ahimè, dolcissima Signora, come sono triste di non poter salmodiare le tue lodi con i cori angelici ». L’amabile Vergine rispose: « La tua buona volontà, figlia mia, supplisce a tutto ed il fervore col quale hai assistito al Vespro per onorarmi, usando secondo la tua abitudine, del melodioso istrumento del dolcissimo Cuore di Gesù, sorpassa di molto ogni omaggio esteriore. Per dartene prova evidente voglio io stessa presentare alla SS. Trinità sempre adorabile, come offerta preziosissima, il ramoscello che la tua buona volontà ha adornato dei fiori più belli e dei frutti più squisiti ».

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Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria.(Padre Emilio Neubert, Santo Marianista), Libro III/Capitolo IV

24 settembre 2019

IL GRANDE NEMICO DI GESÙ IN TE

Maria: Figlio mio, non è sufficiente che tu conosca i pensieri di Gesù per vivere della sua vita. Biso­gna ancora che tu combatta e vinca i nemici che si oppongono alla vita di Gesù in te. Ora sappi che il più pericoloso di questi nemici sei tu stes­so. Tu vorresti vivere per Gesù solo, ma nello stesso tempo vorresti assecondare le tendenze della tua natura corrotta. Non t’ingannare: «Nessuno può servire due padroni». Finché ti lasci guidare dalla natura, Gesù non può regna­re in te. Bisogna dunque che tu combatta senza tregua né esitazione alcuna questa tua natura, finché non lasci il campo interamente sgombro a Gesù.

   2. Condizione dura, ma ineluttabile. Quanti miei figli che un tempo erano pii, ge­nerosi, forniti delle migliori doti per giungere alla santità e per esercitare intorno a sé un frut­tuoso apostolato, hanno finito col rimanere nel­la mediocrità e non hanno attuato neppure la centesima parte del bene che pure erano chia­mati a fare, seppure non si sono perduti misera­mente, trascinando talvolta nella loro caduta un gran numero di altri fratelli, proprio perché non hanno saputo riconoscere e combattere in se stessi la guasta natura!

   3. Impara dunque a conoscere le disdicevoli tendenze della tua natura. Esse sono legione, poiché il peccato d’origine, rafforzato dalle cat­tive abitudini avute in eredità dai tuoi antenati o da te stesso contratte, ha viziato tutte le energie del tuo essere. Tuttavia non ti perdere d’animo davanti ai tuoi nemici anche se sono tanti. Essi obbedisco­no ad un capo, vinto il quale, tutti saranno per il fatto stesso abbattuti o almeno ridotti in con­dizioni tali da non poter opporre se non una de­bole resistenza. Ora importa che tu individui anzitutto questo vizio dominante. Qual è?

   4. La vanità? Sei forse avido di lodi? Godi di riceverne, anche se non meritate? Sogni di fare cose meravigliose, tali da procurarti gli applausi degli uomini?

   5. L’orgoglio? Hai forse un alto concetto del tuo valore e disprezzi talora gli altri? Li tratti con alterigia, con durezza o con collera, soprat­tutto se non rendono omaggio alla tua superio­rità?

   6. La permalosità? Ti adonti dei biasimi rice­vuti, veri o supposti, delle mancanze di riguar­do, anche involontarie? Pensi facilmente ai torti ricevuti? Ti riesce difficile perdonare? Sei tenta­to di abbandonare il bene intrapreso perché sei stato offeso da qualcuno?

   7. L’ambizione? Cerchi in tutti i modi di met­terti in vista? Desideri la tua gloria più della glo­ria di Cristo? Sei pronto a lavorare alla sua cau­sa, a condizione però di poter comandare, tiran­doti indietro quando si tratta di servire come semplice gregario?

   8. L’invidia? Mal sopporti che altri facciano più bella figura di te, o godi quando li vedi umi­liati?

   9. L’incostanza? Ti lasci forse tiranneggiare dalle tue impressioni, ora pieno di entusiasmo e pronto a qualsiasi sacrificio, ora scoraggiato ed indifferente a tutto. Ti accade di intraprendere un grande numero di cose, senza portarne a ter­mine alcuna?

   10. La leggerezza? Ti lasci troppo facilmente attrarre dalle realtà esteriori, e fai fatica a rac­coglierti internamente e a dare alle cose serie l’importanza che si meritano?

   11. La sensualità? Assecondi troppo il tuo corpo col procurargli ogni soddisfazione riguar­do al cibo, alla bevanda, al riposo, e perfino ad altre tentazioni più grossolane ancora?

   12. La pigrizia? Temi troppo la fatica, trascu­ri il tuo lavoro e ricusi di fare anche i più leggeri sacrifici?

   13. L’egoismo? Pensi solo a te stesso? Di­mentichi che anche gli altri hanno i loro diritti e che all’occorrenza devi saper rinunciare ai tuoi comodi piuttosto che incomodare il prossimo?

   14. Esaminandoti, scoprirai in te gli indizi di un gran numero di queste tendenze disordinate. E senza dubbio hai in te i germi di tutte le catti­ve tendenze; ma non tutte sono dominanti. Quale di esse ti sembra la più forte e la più dan­nosa? Quale costituisce la fonte più ordinaria dei tuoi dispiaceri, delle tue preoccupazioni, del tuo cattivo umore o del tuo appagamento? Quando ti sorprendi in atto di sognare, sono pensieri di vanità, di vendetta o di sensualità quelli che ti occupano? Donde derivano le distrazioni che più ti attrag­gono e delle quali ti riesce più difficile liberarti? Di che cosa ti hanno rimproverato i tuoi pa­renti, i tuoi maestri, i tuoi amici, o le persone adirate contro di te? Quale è la tendenza riguar­do alla quale potresti dire: «Se non avessi que­sto o quell’altro difetto, sarei in relazioni molto migliori con Dio e con gli uomini?»

   15. Sii del tutto sincero in questo esame, e prega per ottenere luce dall’alto. Poiché si cade facilmente in errore in tale materia, dando una maggiore importanza a qualche difetto più evi­dente, ma meno profondo, o che sarebbe più fa­cile sacrificare. Poiché gli uomini sono attacca­tissimi al loro vizio dominante: è un compagno col quale sono nati, sono cresciuti ed hanno vis­suto sempre, e che ha procurato loro continue soddisfazioni. Talvolta essi lo scambiano perfi­no per una virtù, o lo credono la loro dote più bella. Ed è naturale, poiché ognuno ama troppo se stesso. Ma bisogna avere il coraggio di amare Gesù più di sé. Tu, sappi riconoscere con perfetta sincerità ciò che devi sacrificare a Gesù in te. Non temere; rinunciando ad un falso idolo, possederai il vero Dio; e morendo alla tua natu­ra malata, vivrai della vita di Gesù.

Invito al colloquio: Viva Gesù con me, a prezzo di qualunque sacrifi­cio! Bisogna ch’egli cresca in me, e che io mi faccia sempre più piccolo!

CONTINUA….

Preghiera del giorno: Novena all’Angelo Custode per la nostra protezione (2 giorno)

24 settembre 2019

Angelo mio custode, tu che ti sei degnato di prenderti cura di me, povero peccatore, ti prego, ravviva il mio spirito di viva fede, ferma speranza e infi-nita carità affinché pensi solo ad amare e a servire il mio Dio. 3 Angelo di Dio

Nobilissimo Principe della, Corte celeste che ti degnasti di prenderti cura della mia povera anima, difendila dalle insidie e dagli assalti del demonio perché non abbia mai ad offendere il mio Signore per l’avvenire. 3 Angelo di Dio

Pietosissimo custode dell’anima mia tu che tanto ti sei umiliato venendo dal cielo sulla terra per impiegare il tuo ministero a favore di un essere così misero come sono io, fa’ che io sia pienamente persuaso che niente posso senza il tuo potente aiuto e la grazia del mio Signore. 3 Angelo di Dio

PREGHIAMO Amabilissimo mio Custode che in questo mondo hai fatto tanto per la salvezza eterna della mia anima, ti supplico di essermi vicino quando mi troverò sul letto di morte, privo di tutti i sensi, immerso nelle angosce dell’agonia, e l’anima mia starà per separarsi dal corpo e per comparire davanti al suo Creatore. Difendila dai suoi nemici e conducila vincitrice con te a gode-re per sempre la gloria del Paradiso. Amen. 

ANGELO DI DIO

Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. 

Questa preghiera è da ripetersi per nove giorni consecutivi.

Liturgia della Beata Vergine della Mercede 24 Settembre 2019

24 settembre 2019

43. MARIA VERGINE
DELLA MERCEDE

Tra le famiglie religiose dedicate con vincolo speciale alla Madre di Cristo, vi è l’Ordine della beata Vergine Maria della mercede, fondato a Barcellona nel 1218, per la redenzione dei cristiani prigionieri, da san Pietro Nolasco (†1256) con la collaborazione di san Raimondo di Peñafort († 1275} e di Giacomo I († 1276), re di Aragona. La beata Vergine sotto il titolo «della mercede» è venerata soprattutto in Aragona e in Catalogna, come pure in numerose regioni dell’America Latina. Il formulario, considerato il fine per cui l’Ordine mercedario è stato istituito, celebra anzitutto Cristo «redentore del mondo» (Colletta), che con il suo sacrificio ci ha conquistato «la libertà filiale» (Colletta). Fa poi memoria della beata Vergine che, essendo la serva del Signore (cfr Lc 1,38) ed avendo dedicato tutta se stessa all’opera del Figlio suo redentore (cfr LG 56), giustamente è riconosciuta come congiunta indissolubilmente «alla missione redentrice del Figlio (di Dio)» (Prefazio). La beata Vergine è celebrata come: – nuova Giuditta: come l’antica Giuditta con grande coraggio, liberò il popolo dall’assedio di Oloferne, così Maria, lottando con l’antico serpente, procurò la salvezza al popolo d’Israele e a tutta la Chiesa (cfr Prima Lettura, Gdt 15,8-10.14; 16,13-14); – profetessa della redenzione di Israele: fatta voce del suo popolo, magnifico il Signore perché, ricordandosi della sua misericordia, aveva soccorso Israele redimendolo dalla schiavitù del peccato (cfr Antifona d’ingresso, Lc 1, 46a. 54-55a); – compagna della passione di Cristo: la beata Vergine, che sin dall’«umiltà del presepe»fu accanto al Figlio come madre amorevolissima, stette salda sotto la croce «come generosa compagna della (sua) passione» (Prefazio); giustamente quindi per la lettura del vangelo si prende il testo di Giovanni che riguarda la presenza della Vergine accanto alla croce del Signore (Vangelo, Gv 19, 25-27); – piissima madre, che Dio misericordioso ci ha donato (cfr Orazione dopo la Comunione), e che «con materna sollecitudine» si china sui fratelli del suo Figlio che gemono nell’oppressione e nell’angoscia, perché, spezzati i ceppi di ogni schiavitù, riacquistino la piena libertà del corpo e dello spirito (Prefazio); – nostra avvocata (Prefazio) e celeste patrona (Orazione dopo la Comunione): Maria «esaltata alla Gerusalemme del cielo» (Prefazio), intercede incessantemente per noi. Il formulario è tratto dal Proprio delle messe dell’Ordine della beata Vergine Maria della mercede, Roma 1976, pp. 26-28.50.

LITURGIA DELLA PAROLA

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Papa Francesco, Angelus del 22 Settembre 2019 in Piazza San Pietro

23 settembre 2019

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La parabola contenuta nel Vangelo di questa domenica (cfr Lc 16,1-13) ha come protagonista un amministratore furbo e disonesto che, accusato di aver dilapidato i beni del padrone, sta per essere licenziato. In questa situazione difficile, egli non recrimina, non cerca giustificazioni né si lascia scoraggiare, ma escogita una via d’uscita per assicurarsi un futuro tranquillo. Reagisce dapprima con lucidità, riconoscendo i propri limiti: «Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno» (v. 3); poi agisce con astuzia, derubando per l’ultima volta il suo padrone. Infatti, chiama i debitori e riduce i debiti che hanno nei confronti del padrone, per farseli amici ed essere poi da loro ricompensato. Questo è farsi amici con la corruzione e ottenere gratitudine con la corruzione, come purtroppo è consuetudine oggi.
Gesù presenta questo esempio non certo per esortare alla disonestà, ma alla scaltrezza. Infatti sottolinea: «Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza» (v. 8), cioè con quel misto di intelligenza e furbizia, che ti permette di superare situazioni difficili. La chiave di lettura di questo racconto sta nell’invito di Gesù alla fine della parabola: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne» (v. 9). Sembra un po’ confuso, questo, ma non lo è: la “ricchezza disonesta” è il denaro – detto anche “sterco del diavolo” – e in generale i beni materiali.
La ricchezza può spingere a erigere muri, creare divisioni e discriminazioni. Gesù, al contrario, invita i suoi discepoli ad invertire la rotta: “Fatevi degli amici con la ricchezza”. È un invito a saper trasformare beni e ricchezze in relazioni, perché le persone valgono più delle cose e contano più delle ricchezze possedute. Nella vita, infatti, porta frutto non chi ha tante ricchezze, ma chi crea e mantiene vivi tanti legami, tante relazioni, tante amicizie attraverso le diverse “ricchezze”, cioè i diversi doni di cui Dio l’ha dotato. Ma Gesù indica anche la finalità ultima della sua esortazione: “Fatevi degli amici con la ricchezza, perché essi vi accolgano nelle dimore eterne”. Ad accoglierci in Paradiso, se saremo capaci di trasformare le ricchezze in strumenti di fraternità e di solidarietà, non ci sarà soltanto Dio, ma anche coloro con i quali abbiamo condiviso, amministrandolo bene, quanto il Signore ha messo nelle nostre mani.
Fratelli e sorelle, questa pagina evangelica fa risuonare in noi l’interrogativo dell’amministratore disonesto, cacciato dal padrone: «Che cosa farò, ora?» (v. 3). Di fronte alle nostre mancanze, ai nostri fallimenti, Gesù ci assicura che siamo sempre in tempo per sanare con il bene il male compiuto. Chi ha causato lacrime, renda felice qualcuno; chi ha sottratto indebitamente, doni a chi è nel bisogno. Facendo così, saremo lodati dal Signore “perché abbiamo agito con scaltrezza”, cioè con la saggezza di chi si riconosce figlio di Dio e mette in gioco sé stesso per il Regno dei cieli.
La Vergine Santa ci aiuti ad essere scaltri nell’assicurarci non il successo mondano, ma la vita eterna, affinché al momento del giudizio finale le persone bisognose che abbiamo aiutato possano testimoniare che in loro abbiamo visto e servito il Signore.

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Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista) Libro III/ Capitolo III

23 settembre 2019

IMPARA A PENSARE CON I PENSIERI DI GESU’

b) NEL CONTATTO PERSONALE CON LUI

Maria: Figlio mio, vi è un’altra via per arrivare a pensare coi pensieri di Gesù, una via assai rapi­da, sicura ed efficace; essa consiste nel mettersi in contatto diretto con lui.

   2. Contempla Gesù, preferibilmente nel Van­gelo. Ascolta i suoi detti, osserva i suoi atti. Ma non ti fermare alle apparenze esteriori; cerca di penetrare nell’anima di lui e cerca di scoprirvi ciò che pronunciando quelle date parole o com­piendo quelle date azioni egli ha pensato, senti­to, voluto. Considera soprattutto come in lui ogni discorso, ogni operazione procede da un senti­mento di amore. Gesù non è solo un maestro che proferisce discorsi pieni di sapienza: è il Dio d’amore; per comprendere la sua dottrina, devi quindi addentrarti fino alla sua sorgente: all’amore infinito del Cuore di Gesù.

   3. Dalla contemplazione di Gesù, volgiti un momento a guardare te stesso, e considera quanto sei lontano dal pensare, dal sentire, dal volere e dall’agire come lui. Esamina ciò che ti occorre fare, quali ostacoli rimuovere, quali mezzi prendere, quali sa­crifici compiere per arrivare a trasformarti in lui.

   4. Mentre contempli Gesù e contempli te stes­so alla luce di Gesù, parla con lui. Parla con lui come se lo vedessi. Egli del resto è già in te; sente la tua voce come sentiva quella di Pietro, della Maddalena e di Giovanni; ti ama come amava i suoi discepoli; ti ama di un amore particolare: per questo ti ha dato me, co­me Giovanni, in qualità di figlio prediletto. Parla con lui direttamente senza usare formu­le. Digli alla buona, ciò che pensi, ciò che provi, ciò che desideri, come faresti con un fratello o con un intimo amico.

   5. Non ti scordare di unirti a me in questo colloquio con Gesù. Tu sai che sono sempre accan­to a te, e che per trovare il figlio bisogna passare attraverso la Madre. Di questo ti accorgerai facilmente: sarai me­no raccolto, meno familiare, meno affabile con Gesù quando non mi sentirai vicino a te. Ho passato la mia vita nel meditare ciò che vedevo e sentivo riguardo a mio Figlio. Ogni meditazione che farai sulla vita di lui, sarà sem­pre il ripetersi di una meditazione fatta altre volte da me. Stringiti a me, e ti farò comprende­re e provare qualche cosa di quello che com­prendevo e provavo io stessa nel contemplare i misteri di Gesù.

   6. Non cercare di moltiplicare concetti e ra­gionamenti: accontentati di credere, di amare e di pregare. Credi! Se Gesù ha detto questo o quello, la sua parola è decisiva. Sarebbe vano cercare altri argomenti. Egli l’ha detto, dunque è vero, infal­libilmente vero: credi! Gli uomini che ti circondano affermeranno il contrario, almeno con la loro condotta. Poco importa. Gesù l’ha detto: credi! gli uomini pas­sano; la verità del Signore rimane in eterno. La tua sensibilità potrà forse essere d’accordo col modo di vedere o di pensare del «mondo», o per lo meno resterà fredda dinanzi agli insegna­menti di Gesù. Poco importa: qui non si tratta di sentimento, ma di fede. Gesù l’ha detto: Cre­di! Unisciti a me e crederai con fede più pura e più salda. Moltiplica gli atti di fede; non quasi a sugge­stionare te stesso, ma per far penetrare le verità divine fin nell’intimo del tuo cuore e per trarne le dovute conseguenze pratiche.

   7. Ama! Ama la verità, perché Gesù l’ha amata. Amala perché egli l’ha insegnata agli uo­mini per amore. Ama soprattutto Gesù, ed impara ad amarlo sempre più. Quanto più l’amerai, tanto più per­fettamente, anche a tua insaputa, imiterai le sue interiori disposizioni. Vieni a me, ed unirò il mio amore al tuo, ed insieme ameremo Gesù con amore singolarmen­te forte e puro.

   8. Prega! Prega Gesù che venga in aiuto alla tua incredulità! Pregalo di infondere in te i suoi pensieri, i suoi affetti e i suoi voleri! E pregami di rivelarti Gesù e di farti vivere della sua vita.

   9. Tra le disposizioni di Cristo, studia di pre­ferenza quella che più ti manca o quella per la quale provi una speciale attrattiva, o quella di cui qualche fatto recente, agitando o sconcer­tando il tuo animo, ti ha rivelato più urgente il bisogno.

   10. Invece che al Vangelo, puoi anche ricorre­re a qualche altro pio libro, ad una formula di preghiera o a un canto religioso. Ma sforzati di riferire tutto a Gesù, di credere, di amare e di operare sempre in vista di Gesù.

   11. Prepara il tuo colloquio con Gesù preve­dendo ciò che gli vuoi dire e raccogliendoti me­glio. Nell’iniziare pregami di condurti a mio Figlio e mettiti alla sua e alla mia presenza. E nel concludere non dimenticarti di prendere un proposito pratico, come t’insegnerò in segui­to.

   12. Nel corso della giornata, cerca di ricor­darti ogni tanto, mentre vai da un luogo all’al­tro, negli intervalli tra una occupazione e l’al­tra, il pensiero che più ti ha colpito nel collo­quio con Gesù, e su quel punto ripeti frequenti atti di fede.

   13. Cominci ora a comprendere quello che poc’anzi ti ho detto circa l’importanza di questa pratica per chiunque vuole imparare a pensare coi pensieri di Gesù? Se lo comprendi, com­prenderai anche che mai e a nessun costo devi omettere il colloquio giornaliero con lui. Stabi­lisci il momento preciso e la durata di esso, e poi, qualunque cosa avvenga, rimani fedele a ciò che avrai deciso. Abbrevialo se è necessario; non ometterlo mai. Non ometterlo col pretesto che hai solo il tempo necessario per dire le tue orazioni del mattino o della sera. Riduci piuttosto queste al­la metà, pur di dare alcuni momenti al colloquio con Gesù. Non ometterlo per tema di non poter fare la lettura spirituale; ma fa’ la tua lettura in prepa­razione al colloquio con Gesù, riservando però sempre alcuni minuti al contatto diretto con lui. Non ometterlo a motivo della molteplicità delle tue occupazioni. Quanto più sei occupato, tanto più hai bisogno di possedere te stesso: ora non vi è mezzo migliore di possedersi che di pos­sedersi in Dio. Gli uomini che hanno svolto un’attività più feconda sono appunto quelli che hanno saputo vivere più intimamente uniti con Gesù. Non ometterlo perché sei stato tiepido o infe­dele o perché ti senti sprovvisto di pensieri o di affetti; chi ti purificherà, chi ti guarirà se non Gesù? Accostati sempre fiducioso a lui in mia compagnia.

   14. Hai ben capito, figlio caro, le mie parole? O ti applicherai con risolutezza e perseveranza alla pratica che ora ti ho insegnato, ed allora mi sarà facile trasformarti in Gesù; oppure non avrai il coraggio di intraprenderla, ed allora re­sterai nella tua mediocrità e non potrò servirmi di te per il compito cui ti destinavo. Decidi.

Invito al colloquio: O Madre mia, ti prometto di non omettere mai, per qualsiasi pretesto, il mio colloquio quotidiano con Gesù e con te. Sotto la tua guida voglio applicarmi a conoscere sempre meglio il tuo divin Figlio Gesù.

CONTINUA….

Araldo del Divino Amore, Libro IV. Capitolo L

23 settembre 2019

GRANDEZZA DEI SANTI AGOSTINO, DOMENICO, FRANCESCO
Memore del grande pontefice Agostino, per il quale Geltrude aveva, fin dalla prima infanzia, nutrito grande divozione, ringraziò fervorosamente Dio per tutti i benefici che aveva a lui accordati. Il glorioso Pontefice le apparve a fianco di S. Bernardo, nello splendore di un’identica gloria, giacchè non gli è inferiore nè per la sublimità della vita, nè per la soavissima abbondanza della dottrina. Agostino stava davanti al trono della divina Maestà, adorno dell’incomparabile bellezza della gloria celeste; e, come S. Bernardo, mandava dal suo cuore fino alla profondità del Cuore divino, dardi infiammati, simbolo dell’ardente eloquenza con la quale aveva eccitati gli uomini al divino amore. Dalla, sua bocca scaturivano raggi brillanti come quelli del sole che si spandevano nella vasta regione del cielo, per simboleggiare l’opulenza della sacra dottrina, che l’eminente Dottore aveva distribuito a tutta la Chiesa. Al di sopra di queî raggi, si curvavano archi di luce meravigliosa, la cui prospettiva avrebbe affascinato qualsiasi sguardo. Mentre Geltrude era in ammirazione davanti a quel luminoso edificio, S. Bernardo le disse che i raggi degli insegnamenti di S. Agostino rifulgevano con speciale incanto, perchè l’incomparabile Dottore aveva sempre cercato, con parole e scritti, di diffondere gli splendori della fede cattolica. Dopo lunghi; traviamenti nelle vie tortuose dell’errore, Dio l’aveva richiamato misericordiosa. mente dalle tenebre dell’ignoranza alla luce delle supreme verità; desiderava pertanto, procurare la gloria del Signore, chiudendo agli uomini le vie dell’errore e dell’ignoranza, per mostrar loro la stella della fede che guida a salvezza eterna.

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Preghiera del mattino: Novena all’Angelo Custode per la nostra protezione ( 1 giorno)

23 settembre 2019

Angelo mio custode, tu che ti sei degnato di prenderti cura di me, povero peccatore, ti prego, ravviva il mio spirito di viva fede, ferma speranza e infi-nita carità affinché pensi solo ad amare e a servire il mio Dio. 3 Angelo di Dio

Nobilissimo Principe della, Corte celeste che ti degnasti di prenderti cura della mia povera anima, difendila dalle insidie e dagli assalti del demonio perché non abbia mai ad offendere il mio Signore per l’avvenire. 3 Angelo di Dio

Pietosissimo custode dell’anima mia tu che tanto ti sei umiliato venendo dal cielo sulla terra per impiegare il tuo ministero a favore di un essere così misero come sono io, fa’ che io sia pienamente persuaso che niente posso senza il tuo potente aiuto e la grazia del mio Signore. 3 Angelo di Dio

PREGHIAMO Amabilissimo mio Custode che in questo mondo hai fatto tanto per la salvezza eter-na della mia anima, ti supplico di essermi vicino quando mi troverò sul letto di morte, privo di tutti i sensi, immerso nelle angosce dell’agonia, e l’anima mia starà per separarsi dal corpo e per comparire davanti al suo Creatore. Difendila dai suoi nemici e conducila vincitrice con te a gode-re per sempre la gloria del Paradiso. Amen. 

ANGELO DI DIO

Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. 

Questa preghiera è da ripetersi per nove giorni consecutivi.

Preghiere Gesù e Maria

Liturgia del giorno 23 Settembre 2019, XXV Settimana del Tempo Ordinario, Anno C -Lunedi, (San Pio da Pietralcina , memoria)

23 settembre 2019

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura Esd 1, 1-6
Chiunque appartiene al popolo del Signore, salga a Gerusalemme e costruisca il tempio del Signore.

Dal libro di Esdra
Nell’anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremìa, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: «Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e salga a Gerusalemme, che è in Giuda, e costruisca il tempio del Signore, Dio d’Israele: egli è il Dio che è a Gerusalemme. E a ogni superstite da tutti i luoghi dove aveva dimorato come straniero, gli abitanti del luogo forniranno argento e oro, beni e bestiame, con offerte spontanee per il tempio di Dio che è a Gerusalemme”».
Allora si levarono i capi di casato di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti. A tutti Dio aveva destato lo spirito, affinché salissero a costruire il tempio del Signore che è a Gerusalemme. Tutti i loro vicini li sostennero con oggetti d’argento, oro, beni, bestiame e oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì spontaneamente.

PAROLA DI DIO

Salmo Responsoriale Dal Salmo 125
Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.

Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.

Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.

Canto al Vangelo Mt 5,16
Alleluia, alleluia.
Risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
perché vedano le vostre opere buone
e rendano gloria al Padre vostro.
Alleluia.

Vangelo Lc 8, 16-18
La lampada si pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.

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Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista),Libro III/Capitolo II

20 settembre 2019

II.

IMPARA A PENSARE CON I PENSIERI DI GESÙ

a) DAI LIBRI

Maria: Figlio mio, per vivere della vita di Gesù devi anzitutto imparare a pensare coi pensieri di lui. Se il mondo la pensa in un modo, Gesù la pensa in maniera del tutto diversa: e il tuo pen­siero è spesso più simile a quello del mondo che a quello di Gesù.

   2. Il pensiero di Gesù è contenuto nel Vangelo e anche nei libri scritti da uomini ripieni dello Spirito del Vangelo. Evidentemente, anzitutto lo devi studiare. Riserva ogni giorno alcuni momenti da dedi­care alla lettura spirituale. Non ti sarà difficile trovare per questo ogni giorno un quarto d’ora o perlomeno cinque mi­nuti; quando vuoi sai trovare il tempo per tante altre cose assai meno necessarie! Ma per breve che sia, non omettere mai la let­tura spirituale quotidiana. Stabilisci con preci­sione il momento che ad essa vuoi consacrare, o al principio, o a metà, o alla fine della giornata; e sii puntuale nel cominciarla al momento stabi­lito.

   3. Prima della lettura pregami di farti com­prendere ciò che Gesù ti vuole insegnare, e men­tre leggi dimmi le riflessioni che ti vengono alla mente. Leggendo, pensa che è Gesù stesso a parlarti. Leggi rispettosamente, per onorare la parola di Gesù. Leggi posatamente, senza fretta, non per sod­disfare la tua curiosità, ma per comprendere lo spirito di Gesù ed imparare a vivere della sua vita. Applica ciò che leggi alla tua vita. Esamina ciò che hai da riformare nei tuoi pensieri e nella tua condotta e termina con un proposito che af­fiderai a me.

CONTINUA….

Araldo del Divino Amore,Libro IV.Capitolo XLIX

20 settembre 2019

NELLA FESTA DI S. BERNARDO ABATE
Nella vigilia della festa di S. Bernardo, durante la S. Messa, mentre Geltrude meditava i meriti di quel santissimo Padre, al quale tributava. tanta divozione, soprattutto per la soavità dei suoi insegnamenti, il divoto Abate le apparve in un’aureola di gloria ineffabile, raggiante di luce celeste. Non si poteva contemplarlo senza ammirare nel contempo, il triplice colore dei suoi abiti: l’integrità della sua innocenza verginale splendeva in lui col candore del giglio; la professione religiosa e la sua perfettissima vita erano rappresentate dal color viola; il suo amore fervente, dal rosso fiammeggiante. del rubino. Tali magnifici colori, adornando l’anima dell’augusto Santo, offrivano alla Corte celeste uno spettacolo ricco d’incanto. Il petto, il collo e le mani del gran Padre erano impreziosite da lamine d’oro, con gemme di color rosa che irradiavano vivo splendore.
Tali lamine simboleggiavano l’eloquenza della sua dottrina che, meditata nel suo cuore ardente d’amore, era salita alle labbra, per essere diffusa dalla voce consacrata; dottrina ch’egli scrisse con le sue mani benedette, per la salvezza di coloro che anelavano al cielo..
Le gemme rappresentavano le sue parole d’amore; esse mandavano raggi luminosi fino al centro del Cuore di Gesù, procurando alla Divinità delizie speciali. Nello stesso tempo il Signore attrasse nel suo Cuore la perfezione e la divozione che gli eletti del cielo e della terra, avevano imparato dagli scritti del Santo, e le fece rifluire nel cuore di Bernardo, coi raggi che le gemme, di cui abbiamo parlato, avevano diretti al suo divin Cuore. Allora sfuggi dal cuore di S. Bernardo, come da liuto meraviglioso una melodia dolcissima che cantava le sue virtù, specialmente l’amore e l’innocenza.
Egli inoltre portava in testa una splendida corona raggiante di svariati colori, nella quale si poteva mirare l’avanzamento spirituale che quell’illustre Padre avrebbe desiderato procurare agli uomini, colle sue parole e coi suoi scritti.

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Preghiera del mattino:A Maria di Marina Guarino

20 settembre 2019

Maria,
ricolmata di grazia dall’Onnipotente
tu che gioisti al saluto di Gabriele
mostrando una fede pura
come quella di Abramo

tu che accogliesti la Parola
lasciandoti fecondare
dal fuoco d’amore dello Spirito
sei diventata la porta
che ha fatto entrare Dio nel mondo.

Ti preghiamo Madre
“faccendiera del Paradiso”
sii per questa umanità
grembo che si fa culla
così come fosti arca di tuo Figlio.

Vedi Madre
le nostre idrie sono vuote del vino bello
è finito pure l’olio nella lampada
il nostro sguardo s’è fatto orbo

Disorientati
prendici per mano
e parlaci della Parola
di cui ti sei nutrita
sicché anche io possa generarla
in una parentesi di eternità.

Le Chiavi del Castello, di Don Luca Murdaca, da ilbuogiorno.wordpress.com

20 settembre 2019

Un giorno un Re, dovette partire per un lungo viaggio e non volle lasciare incustodito il suo castello… allora promise al primo che si fosse reso disponibile di dare le chiavi del castello per poter utilizzare tutte le stanze e viverci finché non fosse tornato. Un giovanotto si rese disponibile. Il re diede a lui un bel mazzo di chiavi, ma presto il giovane si accorse che nel mazzo mancava una chiave, quella del portone principale che il Re chiuse prima di partire. Il giovane quindi fu costretto a vivere per lungo tempo prigioniero nel castello. È vero, aveva accesso ad ogni stanza, ma non aveva la possibilità di uscire dal castello né di far entrare nessuno. Questo per lui divenne motivo di grande tristezza.

Possiamo avere tante chiavi nella nostra vita, ma senza la chiave principale, quella che ci fa uscire da noi stessi, dal nostro egoismo, dalla nostra pigrizia… senza quella chiave che si chiama Amore, resteremo prigionieri della nostra stessa vita.

Liturgia del giorno, Tempo Ordinario, Venerdi della XXIV Settimana Anno C/Ss. Andrea Kim Taegon e Paolo Chon e C. (memoria)

20 settembre 2019

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura 1 Tm 6, 2c-12
Tu, uomo di Dio, tendi alla giustizia.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Figlio mio, questo devi insegnare e raccomandare. Se qualcuno insegna diversamente e non segue le sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e la dottrina conforme alla vera religiosità, è accecato dall’orgoglio, non comprende nulla ed è un maniaco di questioni oziose e discussioni inutili. Da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi, i conflitti di uomini corrotti nella mente e privi della verità, che considerano la religione come fonte di guadagno.
Certo, la religione è un grande guadagno, purché sappiamo accontentarci! Infatti non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portare via. Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, accontentiamoci. Quelli invece che vogliono arricchirsi, cadono nella tentazione, nell’inganno di molti desideri insensati e dannosi, che fanno affogare gli uomini nella rovina e nella perdizione. L’avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali; presi da questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tormenti.
Ma tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.

PAROLA DI DIO

Salmo Responsoriale Dal Salmo 48
Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Perché dovrò temere nei giorni del male,
quando mi circonda la malizia
di quelli che mi fanno inciampare?
Essi confidano nella loro forza,
si vantano della loro grande ricchezza.

Certo, l’uomo non può riscattare se stesso
né pagare a Dio il proprio prezzo.
Troppo caro sarebbe il riscatto di una vita:
non sarà mai sufficiente
per vivere senza fine
e non vedere la fossa.

Non temere se un uomo arricchisce,
se aumenta la gloria della sua casa.
Quando muore, infatti, con sé non porta nulla
né scende con lui la sua gloria.

Anche se da vivo benediceva se stesso:
«Si congratuleranno, perché ti è andata bene»,
andrà con la generazione dei suoi padri,
che non vedranno mai più la luce.

Canto al Vangelo Cf Mt 11,25
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia.

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