Archive for dicembre 2019

Vangelo (Lc 2,16-21) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 1 Gennaio 2020) con commento comunitario

31 dicembre 2019

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Questo è il Vangelo dell’1 Gennaio, quello del 31 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Gv 1,1-18) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 31 Dicembre 2019) con commento comunitario

30 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».

Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Questo è il Vangelo del 31 Dicembre, quello del 30 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Lc 2,36-40) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 30 Dicembre 2019) con commento comunitario

29 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,36-40)

[Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.] C’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Questo è il Vangelo del 30 Dicembre, quello del 29 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 2,13-15.19-23) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 29 Dicembre 2019) con commento comunitario

28 dicembre 2019

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ MARIA E GIUSEPPE  – FESTA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,13-15.19-23)

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».

Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».

Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».

Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Questo è il Vangelo del 29 Dicembre, quello del 28 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 2,13-18) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 28 Dicembre 2019) con commento comunitario

27 dicembre 2019

SANTI INNOCENTI, MARTIRI – FESTA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,13-18)

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».

Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio».

Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esatezza dai Magi.

Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
«Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più».

Questo è il Vangelo del 28 Dicembre, quello del 27 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Gv 20,2-8) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 27 Dicembre 2019) con commento comunitario

26 dicembre 2019

SAN GIOVANNI, APOSTOLO ED EVANGELISTA – FESTA

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,2-8)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario –  che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Questo è il Vangelo del 27 Dicembre, quello del 26 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 10,17-22) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 26 Dicembre 2019) con commento comunitario

25 dicembre 2019

SANTO STEFANO, PRIMO MARTIRE – FESTA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,17-22)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:

«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.

Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà persevereto fino alla fine sarà salvato».

Questo è il Vangelo del 26 Dicembre, quello del 25 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Gv 1,1-18) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 25 Dicembre 2019) con commento comunitario

24 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».

Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Questo è il Vangelo del 25 Dicembre, quello del 24 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Lc 1,67-79) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 24 Dicembre 2019) con commento comunitario

23 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,67-79)

In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:

«Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.

Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.

E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.

Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall’alto,
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace».

Questo è il Vangelo del 24 Dicembre, quello del 23 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Il blog sinodalitapartecipazione

23 dicembre 2019

https://sinodalitapartecipazione.altervista.org/

Vangelo (Lc 1,57-66) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 23 Dicembre 2019) con commento comunitario

22 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,57-66)

In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

Questo è il Vangelo del 23 Dicembre, quello del 22 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 1,18-24) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 22 Dicembre 2019) con commento comunitario

21 dicembre 2019

IV DOMENICA DI AVVENTO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Questo è il Vangelo del 22 Dicembre, quello del 21 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Un blog delle identità e dell’incontro

20 dicembre 2019

https://sinodalitapartecipazione.altervista.org/sinodalita-e-partecipazione-come-il-pane/2/

Preghiera del giorno: Devozione delle ultime sette parole di Gesù

20 dicembre 2019

RECITARE : LA SEQUENZA ALLO SANTO SPIRITO

Vieni, Spirito Santo, / manda a noi dal cielo / un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri, / vieni, datore dei doni, / vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto; / ospite dolce dell’anima, / dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo, / nella calura, riparo, / nel pianto, conforto.

O luce beatissima, / invadi nell’intimo / il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza, / nulla è nell’uomo, / nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido, / bagna ciò che è arido, / sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido, / scalda ciò che è gelido, / drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli, / che solo in te confidano, / i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio, / dona morte santa, / dona gioia eterna.

Amen

CREDO APOSTOLICO

o credo in Dio, Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra.
E in Gesù Cristo,
Suo unico Figlio, nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso,
mori e fu sepolto; discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra
di Dio Padre onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.
Amen.

 

PRIMA PAROLA
“PADRE, PERDONA LORO, PERCHE’ NON SANNO QUELLO CHE FANNO” (Lc 23,34)
La prima parola che Gesù pronuncia è un’invocazione di perdono che egli rivolge al Padre per i suoi crocifissori. Il perdono di Dio significa che osiamo affrontare ciò che abbiamo fatto. Osiamo ricordare tutto della nostra vita, con i fallimenti e le sconfitte, con le nostre debolezze e la mancanza d’amore. Osiamo rammentare tutte le volte in cui siamo stati meschini e ingenerosi, la bassezza morale delle nostre azioni.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.
SECONDA PAROLA
“IN VERITA IO TI DICO: OGGI SARAI CON ME NEL PARADISO” (Lc 23,43)
La tradizione è stata saggia a chiamarne uno “buon ladrone”. è una definizione appropriata, poiché lui sa come impossessarsi di ciò che non è suo: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” (Lc 23,42). Mette a segno il più strabiliante colpo della storia: ottiene il Paradiso, la felicità senza misura, e lo ottiene senza pagare per entrarvi. Come possiamo fare noi tutti. Dobbiamo solo apprendere ad osare i doni di Dio.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.
TERZA PAROLA
“DONNA, ECCO TUO FIGLIO! ECCO TUA MADRE!” (Gv 19,2627)
Nel Venerdì Santo vi è stata la dissoluzione della comunità di Gesù. Giuda lo ha venduto, Pietro lo ha rinnegato. Sembra che tutte le fatiche di Gesù per edificare una comunità siano fallite. E nel momento più buio, vediamo questa comunità nascere ai piedi della croce. Gesù dà alla madre un figlio e al discepolo prediletto una madre. Non è una comunità qualunque, è la nostra comunità. Questa è la nascita della Chiesa.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.

QUARTA PAROLA
“DIO MIO, DIO MIO, PERCHé MI HAI ABBANDONATO?” (Mc 15,34)
Improvvisamente per la perdita di una persona cara la nostra vita ci appare distrutta e senza scopo. “Perché? Perché? Dov’è Dio ora?”. E noi osiamo essere terrorizzati nel renderci conto che non abbiamo nulla da dire. Ma se le parole che affiorano sono di assoluta angoscia, allora ricordiamo che sulla croce Gesù le fece sue. E quando, nella desolazione, non sappiamo trovare nessuna parola, nemmeno per gridare, allora possiamo prendere le sue parole: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.

QUINTA PAROLA
“HO SETE” (Gv 19,28)
Nel Vangelo di Giovanni, Gesù incontra la donna samaritana a un pozzo del patriarca Giacobbe e le dice: “Dammi da bere”. Al principio e alla fine del racconto della sua vita pubblica, Gesù ci chiede con insistenza di soddisfare la sua sete. Ecco come Dio viene a noi, sotto le spoglie di una persona assetata che ci chiede di aiutarlo a dissetarsi al pozzo del nostro amore, qualunque sia la qualità e la quantità di tale amore.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.
SESTA PAROLA
“TUTTO è COMPIUTO” (Gv 19,30)
“è compiuto!”. Il grido di Gesù non significa solo che tutto è finito e che ora lui morirà. è un grido di trionfo. Significa: “è completato!”. Ciò che lui dice letteralmente è: “E’ reso perfetto” All’inizio dell’Ultima Cena l’evangelista Giovanni ci dice che “avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”, cioè all’estremo delle sue possibilità. Sulla croce  vediamo tale estremo, la perfezione dell’amore.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.

SETTIMA PAROLA
“PADRE, NELLE TUE MANI CONSEGNO IL MIO SPIRITO” (Lc 23,46)
Gesù ha pronunciato le sue ultime sette parole che invocano il perdono e che conducono alla nuova creazione della “Domenica di Pasqua”. E poi riposa in attesa che finisca questo lungo sabato della storia e giunga finalmente la domenica senza tramonto, quando l’umanità intera entrerà nel suo riposo. “Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro” (Gen 2,2).

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.

Per la potenza delle tue sette parole , Salvaci Signore.

Per i sette dolori del cuore immacolato di Maria, Abbi pietà di noi.

In memoria delle sette spade di dolore che trafissero il cuore di Maria ,ai piedi della croce , Salve Regina

Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A Te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a Te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi Tuoi misericordiosi. E mostraci dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del Tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

 

 

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Vangelo (Lc 1,39-45) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 21 Dicembre 2019) con commento comunitario

20 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-45)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.

Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Questo è il Vangelo del 21 Dicembre, quello del 20 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Lc 1,26-38) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 20 Dicembre 2019) con commento comunitario

19 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38)

Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Questo è il Vangelo del 20 Dicembre, quello del 19 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Araldo del Divino Amore, Libro V. Capitoli XXVII, XXVIII

18 dicembre 2019

APPARECCHIO ALLA MORTE
Geltrude aveva composto un’istruzione assai utile per insegnarci come pensare devotamente alla morte, almeno una volta all’anno, e prepararci con fervore a quell’ora così incerta.
Il primo giorno di tale esercizio era consacrato all’ultima malattia, il secondo alla Confesstone, il terzo all’Estrema Unzione, il quarto alla Comunione, il quinto alla morte. Ella s’impegnò a praticare quanto insegnava agli altri, e la domenica che precedeva i cinque giorni del suo apparecchio, implorò l’assistenza divina nella S. Comunione. Recitò, in quell’unione che fa dell’anima amante un solo spirito con Dio, il salmo Quemadmodum (Sal. XLI) con l’inno Jesu nostra redemptio (inno della festa dell’Ascensione, nella sua forma antica, conservato nei breviari monastici).
Le disse il Signore: « Vieni a stenderti su di me come il profeta Eliseo si è steso sul fanciullo che voleva risuscitare ». Elia chiese: « Come farò? ». Egli rispose: « Applica le tue mani sulle mie mani, cioè confidami tutte le tue opere. Applica i tuoi occhi al miei occhi, tutte le tue membra alle mie sacratissime membra, cioè unisci alle mie sante membra tutte le membra del tuo corpo coi loro atti, di modo, che, in avvenire, non agiscano che per la mia gloria, per mia lode e per mio amore ».
Ella obbedì e vide ben tosto uscire dal Cuore di Gesù, come una cintura d’oro che legava la sua animi al Signore, col vincolo di un indissolubile amore.
Al momento della S. Comunione, ricordandosi ella che si sarebbe confessata volentieri. alla vigilia se l’avesse potuto, perchè bramava il perdono di ogni colpa e negligenza, invocò il Signore il quale fece uscire da ciascuna delle sue membra dei piccoli arpioni d’oro per afferrare e racchiudere quell’anima benedetta, con la forza della sua incomparabile Divinità, così come s’incastona nell’oro una gemma preziosa.
All’indomani, siccome la sua debolezza cresceva, Geltrude recitò due volte il salmo Quemadmodum, e l’inno Jesu nostra redemptio, in memoria dell’unione della Divinità e dell’Umanità, realizzata in Cristo per la salvezza del mondo. Le parve allora che gli arpioni d’oro, che uscivano dalle membra di Gesù per imprigionare l’anima sua, fossero raddoppiati.
Al terzo giorno recitò tre volte lo stesso salmo per onorare l’unione di Cristo con la Trinità sempre adorabile, unione che prepara la nostra glorificazione; gli arpioni d’oro parvero triplicati. Infine alla quarta feria, mentre celebrava l’esercizio da lei composto sull’ultima malattia, con fervida divozione, le parve che la sua anima fosse immersa nel Cristo, come una perla incastonata nell’oro. Quell’oro aveva dei rosoni, in forma di foglie di vite, che si curvavano ai margini della perla, per darle più vivo risalto. Geltrude comprese che la Passione di Gesù Cristo, in unione della quale aveva offerto al Signore la sua ultima malattia, rendeva l’anima sua gradita allo sguardo della SS. Trinità. Nella quinta feria, essendosi messa alla presenza di Dio, si ricordò i suoi peccati e li espresse sotto forma di confessione, nell’amarezza del cuore; man mano che li ricordava, la bontà divina li cancellava, ed essi comparivano come gemme brillanti, che adornavano i rosoni d’oro di cui abbiamo parlato.
Nella VI feria, mentre faceva l’esercizio dell’Estrema Unzione, il Signore Gesù parve assisterla con tenerezza grande: dalla profondità del suo divín Cuore, faceva stillare un liquore che doveva purificare, con la sua unzione, occhi, orecchie, bocca e le altre membra. Per accrescerne lo splendore, Gesù le diede, come ornamento, i meriti delle sue sacratissime membra e le disse: « Confidami il tuo ornamento nuziale; come madre fedele lo custodirò fino al momento opportuno, e non permetterò che tu ne offuschi lo splendore, con una sola negligenza».
Ella seguì devotamente tale consiglio, il Signore chiuse nel suo Cuore sacratissimo quell’ornamento, come in un sicuro forziere.
Il sabato seguente, essendosi ella apparecchiata molto accuratamente all’ultima S. Comunione, quattro gloriosi Principi della milizia angelica le apparvero durante la S. Messa, all’Elevazione dell’Ostia, davanti al trono della divina Maestà, disponendosi uno a destra, e uno a sinistra, fiancheggiandolo, e circondandolo colle braccia; gli altri due condussero Geltrude davanti a Gesù, che l’accolse con tenerezza, la fece riposare sul suo Cuore, poi la coperse Lui stesso col vivificante sacramento dell’altare, (che teneva fra mano sotto forma di velo), e se l’unì in una felicità ineffabile.
Alla domenica, la Santa pensò al giorno nel quale renderebbe l’ultimo respiro, e siccome recitava le preghiere annesse all’esercizio della buona morte, il dolce Salvatore si degnò apparirle con la solita bontà. Con la sua mano venerabile benedisse ciascuna delle sue membra, che dovevano un giorno morire al mondo e ch’ella gli offriva perchè vivessero, d’allora in poi, unicamente per la sua gloria e il suo amore. Ricevendo. tale benedizione ciascun membro si trovò segnato con una croce d’oro, così fortemente impressa che sembrava attraversarlo da parte a parte. Quelle croci erano d’oro per significare che tutti gli atti e i movimenti di Geltrude dovevano essere nobilitati dalla virtù della divina unione: avevano forma di croce perché tutte le macchie che la fragilità umana le avrebbe fatto contrarre ancora, dovevano essere cancellate subito in virtù della Passione di Cristo.
All’Elevazione dell’Ostia, mentre offriva a Dio il suo cuore che stava ormai per lasciare il mondo, domandò al Signore, per la sua santa Umanità, di rendere pura e liberi da ogni colpa l’anima sua e per la sua altissima Divinità di ornarla con tutte le virtù. Infine lo pregò per l’amore che aveva unito la Divinità suprema, alla sua santissima Umanità, di disporla a ricevere i suoi favori.
Tosto Gesù parve aprire con le due mani il Cuore suo divino, e applicarlo con ineffabile amore a quello di Geltrude, che si trovava aperto nello stesso modo davanti a Lui. La fiamma dell’amore divino, sprigionandosi dalla fornace ardente del Cuore di Gesù, infiammò talmente quello della Santa, che parve liquefarsi e scorrere nel Cuore di Dio. Allora, da quei due Cuori, così felicemente uniti uno all’altro, s’inalzò un albero di meravigliosa bellezza. Il tronco, era formato da due fusti: uno d’oro, l’altro d’argentó, che si attorcigliavano mirabilmente come i tralci dì una vite, slanciandosi a grande altezza. Le foglie di quell’albero brillavano e parevano illuminate dai raggi del sole: il loro splendore glorificava la meravigliosa, sempre tranquilla Trinità, procurando delizie ineffabili a tutta la Corte celeste. Disse Gesù: « Questo albero è spuntato per l’unione della tua con la mia Volontà! ». Il fusto d’oro Rappresentava la Divinità, quello d’argento, l’anima unita al Signore.

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Vangelo (Lc 1,5-25) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 19 Dicembre 2019) con commento comunitario

18 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,5-25)

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.

Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».

Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.

Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Questo è il Vangelo del 19 Dicembre, quello del 18 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Amiamo il Rosario, riflessioni e suggerimenti sulla preghiera e sull’altra vita, di Don Renzo del Fante: Apostolato Mariano Melegnano (MI)

18 dicembre 2019

UN ROSARIO… FA SEMPRE BENE!
La corona, di oro o di plastica, conservata come ricordo caro o appena acquistata, ci stà in qualunque tasca o borsetta. Possiamo portarla sempre con noi. È anche un segno di protezione da parte della Madonna, per cui fanno bene coloro che l’appendono nella camera da letto o allo specchietto retrovisore della loro vettura.
Il Rosario potrebbe essere recitato anche senza corona, o usando quella specie di anello dentato che chiamano «rosario basco, o semplicemente contando le Ave Maria con le dita, quando non si potesse fare diversamente.

Non ha controindicazioni
Il Rosario può essere recitato in qualunque luogo di questo mondo, purché ci si trovi sereni e si operi nel santo timor di Dio.
Può essere recitato a qualunque ora del giorno e della notte, da qualunque persona, sana o malata, dotta o senza cultura, buonissima o ingolfata nei peccati da cui vorrebbe liberarsi.
In qualunque situazione spirituale ti trovi: di gioia e di riconoscenza, di paura o di dolore, di entusiasmo, di desolazione o smarrimento, puoi rivolgerti a cuore aperto alla tua Mamma del cielo.
Se una persona malata o stanchissima si addormenta, magari dopo poche Ave Maria?
Ebbene, invece di svegliarla io ne proverei invidia; chiedo a Dio la grazia di addormentarmi per l’ultima volta anch’io recitando l’Ave Maria, sì, nell’ora della mia morte. E se una persona, dopo una decina di Ave Maria, ha la sensazione di essere già stanca? Prima valuti che non si tratti di pigrizia o di una tentazione del Maligno che odia queste preghiere e che ci suggerisce mille altre cose, in se stesse buone. Chi ritiene che si tratti di vera stanchezza, non abbia scrupoli a sospendere il Rosario, convinto che la Madonna è la Mamma più indulgente ed è comprensiva delle nostre situazioni concrete.
All’opposto, chi potendolo fare senza mancare ad altri doveri e senza creare noie al prossimo, dopo un bel Rosario, ne volesse recitare un secondo, un terzo, ascolti la buona ispirazione, sicuro che non si prega mai abbastanza, quando si prega con fede.

I Santi insegnano
Su questo punto i Santi ci danno buon esempio. Quanti e quali Rosari recitava ogni giorno l’attivissimo don Bosco? Ed il santo Curato d’Ars, posto a modello di tutti i parroci? Il Papa di venerata memoria, Giovanni XXIII, confidava con tutto candore che trovava ogni giorno il tempo per recitare il Rosario intero, cioè le tre corone.
Di Padre Pio da Pietralcina dicono che recitasse una dozzina di Rosari al giorno. Io non lo so, anche perché non immagino come ne trovasse il tempo nelle sue giornate tutte «mangiate dall’Apostolato; ricordo però di averlo visto sempre – tranne quando celebrava la santa Messa – con la corona del Rosario in mano. Ora, scendendo a capofitto dalle vette della santità fino alla mia povera vita, rammento che nei giorni di maggiori impegni o di grande sofferenza, il numero dei Rosari lo lasciavo contare all’Angelo Custode.
Non è questione di tempo, miei cari, ma di volontà e di fede!
Dove riuscivano a ricreare le forze morali, e talvolta anche fisiche, tanti papà, mamme, preti e suore che vivevano una carità meravigliosa ma estenuante, se non nell’Eucaristia e in tante belle corone di Rosari? Le offrivano al Signore e alla Mamma del Cielo, camminando, lavorando in casa o nei campi e persino in officina, oppure in ginocchio nella solitudine di una chiesa o di una cameretta.

Un «sogno» di don Bosco
Il 20 agosto 1862 erano appena tornati a Valdocco i giovani per le ripetizioni, dopo il breve soggiorno in famiglia cominciato il 28 luglio (gli altri sarebbero tornati verso la metà di ottobre), quando don Bosco alla «Buona Notte» prese il tono dei giorni migliori e, pur avendo dinanzi a sé non più di un centinaio di ragazzi, raccontò un sogno che aveva avuto probabilmente la notte del suo dì natalizio, il 16 agosto precedente.
Questa volta non fece alcun preambolo né di ordine precauzionale né di ordine segreto; disse semplicemente che aveva avuto un sogno e che lo voleva narrare loro perché, a pensarci bene, gli era parso che avesse un contenuto efficace per gli ascoltatori. Prese dunque a dire che, tra la stalla di suo fratello Giuseppe e il portico per i carri, c’era un prato, quello precisamente dove, ai tempi della sua fanciullezza, stendeva la corda e intratteneva i paesani, con giochi di equilibrio e di prestigio. Su quel prato in forte declivio, a un certo punto del sonno era comparso un «personaggio».
Infatti, don Bosco non si stupì della sua presenza, gli fece anzi atto di ossequio e avviò una conversazione che, data l’esperienza del passato, avrebbe potuto concludersi con qualche prezioso ammaestramento, se non addirittura con qualche rivelazione di cose. Ma il dialogo non durò a lungo; anzi, morì subito, dinanzi a un’ingiunzione del personaggio che, dopo avergli fatto os¬servare tra l’erba un serpentaccio lungo sette od otto metri, gli mise anche tra le mani il capo di una corda con cui avrebbero dovuto immobilizzarlo e ucciderlo.
Don Bosco non se la sentiva di fare il boia in quella circostanza, e lo disse anche al personaggio, che invece insistette e lo costrinse a rimanere sul luogo.
– Se non osi battere – gli disse – tieni solo duro; batterò io e vedrai cosa ne faremo di questa bestiaccia. Infatti cominciò a menar frustate da orbo, flagellando il serpente in maniera che, rivoltandosi quello per vendicarsi e liberarsi nello stesso tempo, s’incagliava sempre più, fino a restar preso come nelle maglie di una rete. Dibattendosi, le sue carni volavano all’aria e ricadevano pesantemente sull’erba del prato, che risultò così lordata da tutto quel sangue e popolata da tutti quei brandelli di carne che, tra l’altro, mandavano un fetore insopportabile.
Don Bosco, che aveva legato per ordine del personaggio misterioso il capo della corda a un albero, tirò un respiro di sollievo, quando di tutto quel mostro non vide impigliato nella rete che uno scheletro immane ma impotente, afflosciato come un sacco svuotato del suo contenuto.
Morto il serpente, quando credeva che tutto fosse finito, don Bosco si sentì invece dire di stare con gli occhi bene aperti, perché ora sarebbe succeduta cosa, che avrebbe mandato in estasi il più gran prestigiatore di questo mondo, non diciamo poi un povero prete come lui era.
Quel personaggio prese la corda, ne fece un gomitolo che mise in una cassetta, dove la rinchiuse. Tosto la riaprì sotto gli occhi stupiti dei giovani, che intanto erano accorsi.
Che cosa era successo? che la corda si era disposta in maniera da formare le parole: Ave Maria.
– Ma come può essere che la corda si sia cambiata in una scritta così venerata?
– Il motivo è questo – rispose compiaciuto il personaggio, dal momento che era proprio qui che voleva portare il discorso fin dal principio. – Il motivo è che il serpente raffigura il demonio e la corda l’Ave Maria o piuttosto il santo Rosario, che è una continuazione di Ave Maria, con la quale, o con le quali, si possono battere, vincere e distruggere tutti i demoni dell’inferno.

ATTENZIONE AGLI ERRORI

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Vangelo (Mt 1,18-24) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 18 Dicembre 2019) con commento comunitario

17 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele»,
che significa «Dio con noi».

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Questo è il Vangelo del 18 Dicembre, quello del 17 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 1,1-17) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 17 Dicembre 2019) con commento comunitario

16 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,1-17)

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.

Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.

Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.

Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

Questo è il Vangelo del 17 Dicembre, quello del 16 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 21,23-27) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 16 Dicembre 2019) con commento comunitario

15 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,23-27)

In quel tempo, Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?».

Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?».

Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».

Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Questo è il Vangelo del 16 Dicembre, quello del 15 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 11,2-11) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 15 Dicembre 2019) con commento comunitario

14 dicembre 2019

III DOMENICA DI AVVENTO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,2-11)

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.

In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Questo è il Vangelo del 15 Dicembre, quello del 14 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Amiamo il Rosario, riflessioni e suggerimenti sulla preghiera e sull’altra vita, di Don Renzo del Fante: Apostolato Mariano Melegnano (MI)

13 dicembre 2019

 

PREGARE E’ BELLO – Ah, figlioli, che bel Rosario!
Questa esclamazione fu così carica di fede e di meraviglia da rimanermi ancora impressa dopo decine di anni.
Mio padre aveva partecipato, con parecchi adulti e alcuni giovani, ad un pellegrinaggio serale al Santuario della Caravina, in Valsolda.
– E pensare che in casa si fa fatica a rispondere a qualche Ave Maria… mentre ieri sera, finita la prima corona del santo Rosario, ne avremmo recitata pure un’altra!
Quegli uomini avevano capito quanto sia diverso il «dir su preghiere» di malavoglia, dal pregare tutti insieme e «con sentimento», convinti che quando si prega seriamente Qualcuno lassù in Cielo sta in ascolto.
Ora, nell’offrirti queste pagine, chiedo alla Madonna che tu riesca a vivere la stessa esperienza di fede. Esperienza di buona preghiera che molti fanno ogni giorno. Magari una più elevata ancora fino a recitare il santo Rosario con lo stesso fervore di Bernadette Soubirous alla Grotta di Lourdes. Sapeste quanto è bello «un bel rosario, figlioli!»… «Ancor più del ciel di Lombardia», aggiungerebbe convinto il nostro caro Manzoni.
Don RENZO

ROSA, ROSARIO
Il Rosario – bellissima preghiera – prende nome dal fiore simbolo dell’amore: rosario vuol dire roseto, mazzo di rose.
Vogliamo dunque offrirlo con finezza di gusto: niente rose (cioè le Ave Maria) appassite, sgualcite, mal tenute insieme e buttate là con noncuranza! È un omaggio gentile alla più bella di tutte le creature, alla benedetta fra le donne.

Con bel garbo
Con il Rosario compiamo un gesto di riconoscenza a Dio, che ha voluto divenire figlio di questa Donna, frutto benedetto del suo grembo.
Alla Regina del Cielo e della terra, alla Madre del Creatore dell’Universo le rose si offrono con rispettoso amore.
Al gambo di questi fiori sono attaccate le spine: esse ci insegnano a far attenzione nel comporre nei debiti modi questo mazzo spirituale, per porgerlo poi con bel garbo, con semplicità e con fede.
Non è quindi tanto facile recitare «bene» il Rosario: occorre un notevole impegno.

Le sue origini
Il re Davide, vissuto in Giudea tremila anni fa, non recitava certo il Rosario; eppure potremmo considerarlo un lontano antenato di questa forma di preghiera. Egli compose parole, musica e danza di una parte dei centocinquanta Salmi. Questi sono composizioni poetiche ispirate da Dio che, prima gli Ebrei e poi i Cristiani impararono a memoria per la preghiera privata e liturgica.
Dopo san Benedetto, e con l’abbondanza di monaci nei monasteri, successe che quelli non addetti abitualmente al coro, perché impegnati in lavori pesanti nelle campagne e nelle stalle, non riuscivano a recitare ogni giorno tutti quei Salmi. Non sapendoli a memoria, dovevano accontentarsi di recitare centocinquanta Pater noster: un surrogato della preghiera liturgica, a detta dei «sapienti».

Fatica e umiltà
Eppure era anch’essa una lode, forse più gradita a Dio, perché rivolta a Lui nella fatica e con semplicità di cuore.
Come i Salmi erano suddivisi a dieci a dieci (le decurie) e terminavano con il Gloria, così anche i Pater noster furono suddivisi a dieci a dieci dal Gloria Patri. Poi, al posto di tutti questi Pater, attraverso, i secoli, la buona Provvidenza permise che si infiltrassero sempre più le Ave Maria.
Molti Santi, ed il più conosciuto al riguardo è san Domenico, diffusero questa «liturgia rimediata» tra il popolo, con grandi vantaggi spirituali.
Vorrei riportarvi una sintesi delle promesse che la Madonna ha fatto, attraverso alcuni Santi, ai veri devoti del santo Rosario. Sappiamo che la Madonna quel che promette mantiene.

Promesse della santa Vergine
l. A quelli che devotamente reciteranno il mio Rosario prometto la mia protezione speciale e grandissime grazie. Il santo Rosario sarà un’arma potente contro l’Inferno; distruggerà i vizi, vi libererà dal peccato, dissiperà le eresie.
2. Il santo Rosario farà fiorire le virtù e le opere buone; otterrà alle anime grande misericordia da parte di Dio; raffredderà l’amore alle cose del mondo, elevando i cuori al desiderio dei beni eterni.
3. Chi confiderà in Me, pregando con il santo Rosario, non perirà e non sarà soverchiato dalla sventura. I peccatori si convertiranno, cresceranno nella Grazia di Dio e diverranno degni della vita eterna.
4. Quelli che recitano il mio Rosario troveranno durante la vita e nell’ora della morte la luce di Dio e la pienezza delle sue grazie; parteciperanno ai meriti degli Angeli e dei Santi.
5. Libererò presto dal Purgatorio le anime che furono devote al santo Rosario. Chi l’avrà recitato con costanza e vera devozione godrà di una grande gloria in Cielo.
6. Ciò che chiederete con fede per mezzo del mio Rosario, voi lo otterrete. Coloro che propagheranno la devozione del santo Rosario saranno da Me soccorsi in tutte le loro necessità.
7. Io ho ottenuto da mio Figlio che coloro che si associano nella devozione del santo Rosario abbiano per fratelli, in vita e in morte, i Santi del Cielo.
8. Quelli che recitano fedelmente il Rosario sono figli miei amatissimi, veri fratelli e sorelle di Gesù Cristo. La devozione al mio Rosario è un grande segno di predestinazione.

Meditando i «misteri»
A coloro che non sapevano leggere, e iniziando dai monasteri, in luogo delle Sacre Letture, si propose la contemplazione di momenti importanti della vita di Gesù e di Maria, che ora sono codificati nei quindici misteri.
A quei tempi, in cui poche persone tra il popolo sapevano leggere, i quadri, gli affreschi e le sculture che rendevano le chiese una vera scuola, aiutavano a comprendere il significato e a fissare nella memoria anche visiva questi santi «misteri».

Come recitarlo
A brave ragazzine di città mi è capitato di regalare alcune corone del Rosario. Qualcuna le baciava e la riponeva nella borsetta, altre che ne ignoravano l’uso, tentavano di metterle al collo come fossero collane. Per questo, pur essendo dell’idea che ci vuol fantasia e libertà nella recita del Rosario, sento che occorre sapere prima di tutto, che cosa è il Rosario ed il modo in cui va recitato.
La corona del Rosario è formata da cinquanta grani (le Ave Maria) suddivise in cinque decine da un grano più grosso (il Padre nostro).
Il Rosario intero è composto da centocinquanta Ave Maria; perciò è necessario usare la corona per tre volte. Non spaventatevi subito perché è uso comune (ma non è proibito fare di meglio) recitare una sola corona, meditando i cinque misteri del santo Rosario, ogni giorno.

Per ricordare i misteri
Si riservano i misteri gaudiosi al lunedì e al giovedì; i dolorosi al martedì e al venerdì; i misteri gloriosi al mercoledì, al sabato e alla domenica.
Quando una ricorrenza liturgica oppure circostanze liete o dolorose della vita portano a preferire la meditazione di determinati misteri, non solo è permesso ma è raccomandabile variare in questo senso.
Ci sono alcuni che, dopo anni che recitano il Rosario, non sanno ancora i quindici misteri a memoria; altri invece li imparano con facilità, poiché vedono il loro legame con la vita di Gesù che nasce (misteri gaudiosi), che muore (dolorosi) e che risuscita (gloriosi).

I misteri della Famiglia
Il primo gruppo (i cinque misteri gaudiosi) ci presentano:
1. l’annuncio dell’Angelo a Maria: «Darai alla luce il Figlio di Dio!»;
2. ci sottolinea la carità operosa di Maria che si reca dalla parente Elisabetta;
3. il Natale di Gesù nella grotta di Betlemme;
4. quaranta giorni dopo il Bambino viene presentato al Tempio;
5. infine – unico episodio dei trent’anni di vita a Nazareth – lo smarrimento di Gesù dodicenne ed il suo ritrovamento nel Tempio di Gerusalemme.

I misteri della sofferenza
Il secondo gruppo (i cinque dolorosi) sorvolando sui tre anni di vita pubblica, ci descrivono alcuni momenti della Passione di Gesù:
1. la notte nel Gethsemani, dove Gesù suda sangue e viene tradito;
2. il mattino del Venerdì santo con le torture della flagellazione;
3. e della incoronazione beffarda con un fascio di spine;
4. la salita al Calvario e la crocifissione;
5. infine l’agonia, la morte in croce e la sepoltura.

I misteri dell’Aldilà
Il terzo gruppo (i cinque gloriosi) ci presentano la gloria di Gesù:
1. che risorge da morte;
2. che ascende in Cielo, quaranta giorni dopo;
3. mantenendo la promessa, manda sugli Apostoli lo Spirito Santo e la Chiesa muove i primi passi;
4. anche la Madonna, unita a Gesù nella serenità di Nazareth e nello strazio del Calvario, negli ultimi due misteri è contemplata nella sua glorificazione personale: l’assunzione in Cielo;
5. e nella sua partecipazione materna e regale alla vita della Chiesa e di tutto l’universo.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Sezione Seconda i Dieci Comandamenti, Capitolo Primo: Amerai Il Signore Dio tuo Con tutto il cuore,con tutta l’Anima,Con tutte le forze

13 dicembre 2019

2083 Gesù ha riassunto i doveri dell’uomo verso Dio in questa parola: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente” ( ⇒ Mt 22,37 ) [Cf ⇒ Lc 10,27 : “… con tutta la tua forza”]. Essa fa immediatamente eco alla solenne esortazione: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo” ( ⇒ Dt 6,4 ).
Dio ha amato per primo. L’amore del Dio Unico è ricordato nella prima delle “dieci parole”. I comandamenti poi esplicitano la risposta d’amore che l’uomo è chiamato a dare al suo Dio.

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Vangelo (Mt 17,10-13) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 14 Dicembre 2019) con commento comunitario

13 dicembre 2019

S. GIOVANNI DELLA CROCE, SACERDOTE E DOTTORE DELLA CHIESA – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,10-13)

Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».

Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».

Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Questo è il Vangelo del 14 Dicembre, quello del 13 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Attendere è declinazione del verbo amare Ermes Ronchi, https://www.avvenire.it

13 dicembre 2019

Avvento: tempo per desiderare e attendere quel Dio che viene con una metafora spiazzante, come un ladro. Che viene nel tempo delle stelle, in silenzio, senza rumore e clamore, senza apparenza, che non ruba niente e dona tutto. Si accorgono di lui i desideranti, quelli che vegliano in punta di cuore, al lume delle stelle, quelli dagli occhi profondi e trasparenti che sanno vedere quanto dolore e quanto amore, quanto Dio c’è, incamminato nel mondo. Anche Dio, fra le stelle, come un desiderante, accende la sua lucerna e attende che io mi incammini verso casa.

Angelus, dell’8 Dicembre 2019,In Piazza San Pietro

13 dicembre 2019

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi celebriamo la solennità di Maria Immacolata, che si colloca nel contesto dell’Avvento, tempo di attesa: Dio compirà ciò che ha promesso. Ma nell’odierna festa ci è annunciato che qualcosa è già compiuto, nella persona e nella vita della Vergine Maria. Di questo compimento noi oggi consideriamo l’inizio, che è ancora prima della nascita della Madre del Signore. Infatti, la sua immacolata concezione ci porta a quel preciso momento in cui la vita di Maria cominciò a palpitare nel grembo di sua madre: già lì era presente l’amore santificante di Dio, preservandola dal contagio del male che è comune eredità della famiglia umana.

Nel Vangelo di oggi risuona il saluto dell’Angelo a Maria: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28). Dio l’ha pensata e voluta da sempre, nel suo imperscrutabile disegno, come una creatura piena di grazia, cioè ricolma del suo amore. Ma per essere colmati occorre fare spazio, svuotarsi, farsi da parte. Proprio come ha fatto Maria, che ha saputo mettersi in ascolto della Parola di Dio e fidarsi totalmente della sua volontà, accogliendola senza riserve nella propria vita. Tanto che in lei la Parola si è fatta carne. Questo è stato possibile grazie al suo “sì”. All’Angelo che le chiede la disponibilità a diventare la madre di Gesù, Maria risponde: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (v. 38).

Maria non si perde in tanti ragionamenti, non frappone ostacoli al Signore, ma con prontezza si affida e lascia spazio all’azione dello Spirito Santo. Mette subito a disposizione di Dio tutto il suo essere e la sua storia personale, perché siano la Parola e la volontà di Dio a plasmarli e portarli a compimento. Così, corrispondendo perfettamente al progetto di Dio su di lei, Maria diventa la “tutta bella”, la “tutta santa”, ma senza la minima ombra di autocompiacimento. È umile. Lei è un capolavoro, ma rimanendo umile, piccola, povera. In lei si rispecchia la bellezza di Dio che è tutta amore, grazia, dono di sé.

Mi piace anche sottolineare la parola con cui Maria si definisce nel suo consegnarsi a Dio: si professa «la serva del Signore». Il “sì” di Maria a Dio assume fin dall’inizio l’atteggiamento del servizio, dell’attenzione alle necessità altrui. Lo testimonia concretamente il fatto della visita ad Elisabetta, che segue immediatamente l’Annunciazione. La disponibilità verso Dio si riscontra nella disponibilità a farsi carico dei bisogni del prossimo. Tutto questo senza clamori e ostentazioni, senza cercare posti d’onore, senza pubblicità, perché la carità e le opere di misericordia non hanno bisogno di essere esibite come un trofeo. Le opere di misericordia si fanno in silenzio, di nascosto, senza vantarsi di farle. Anche nelle nostre comunità, siamo chiamati a seguire l’esempio di Maria, praticando lo stile della discrezione e del nascondimento.

La festa della nostra Madre ci aiuti a fare di tutta la nostra vita un “sì” a Dio, un “sì” fatto di adorazione a Lui e di gesti quotidiani di amore e di servizio.


Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

ieri, a Huehuetenango, in Guatemala, è stato beatificato Giacomo Miller, religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane, ucciso in odio alla fede nel 1982, nel contesto della guerra civile. Il martirio di questo esemplare educatore di giovani, che ha pagato con la vita il suo servizio al popolo e alla Chiesa guatemalteca, rafforzi in quella cara Nazione percorsi di giustizia, di pace e di solidarietà. Un applauso al nuovo Beato!

Domani si svolgerà a Parigi un incontro dei Presidenti di Ucraina, Russia e Francia e della Cancelliere Federale della Germania – noto come “Formato Normandia” – per cercare soluzioni al doloroso conflitto in corso ormai da anni nell’Ucraina orientale. Accompagno l’incontro con la preghiera, una preghiera intensa, perché lì ci vuole la pace, e vi invito a fare altrettanto, affinché tale iniziativa di dialogo politico contribuisca a portare frutti di pace nella giustizia a quel territorio e alla sua popolazione.

Saluto con affetto tutti voi, pellegrini dell’Italia e di vari Paesi, in particolare i fedeli polacchi di Varsavia e Lublino, i poliziotti irlandesi e i giovani di Sorbara (Modena). Un saluto speciale va alle Figlie della Croce, recentemente riconosciute come Associazione Pubblica dal Cardinale Vicario.

In questa festa dell’Immacolata, nelle parrocchie italiane si rinnova l’adesione all’Azione Cattolica. Auguro a tutti i soci e i gruppi un buon cammino di formazione, di servizio e di testimonianza.

Benedico i fedeli di Rocca di Papa e la fiaccola con cui accenderanno la grande stella sulla Fortezza della cittadina, in onore di Maria Immacolata. E il mio pensiero va anche al Santuario di Loreto, dove oggi sarà aperta la Porta Santa per il Giubileo Lauretano: che sia ricco di grazia per i pellegrini della Santa Casa.

Oggi pomeriggio mi recherò a Santa Maria Maggiore a pregare la Madonna, e quindi in Piazza di Spagna per il tradizionale atto di omaggio ai piedi del monumento all’Immacolata. Vi chiedo di unirvi spiritualmente a me in questo gesto, che esprime la devozione filiale alla nostra Madre celeste.

A tutti auguro buona festa e buon cammino di Avvento verso il Natale, con la guida della Vergine Maria. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

Araldo del Divino Amore, Libro V. Capitoli XXII, XXIII; XXIV,XXV, XXVI

13 dicembre 2019

PUNIZIONE Al DISOBBEDIENTI E AI MORMORATORI
Una persona venne a morire, dopo di avere fedelmente pregato durante la vita per le anime purganti. Siccome però, a causa della fragilità umana, non era sempre stata perfetta nell’obbedienza, preferendo talora i rigori del digiuno e delle veglie e simili austerità, alla docilità dovuta ai superiori, apparve adorna di diversi ornamenti, sotto i quali però si celavano delle pietre di peso così grande, che ci volevano parecchia persone perchè potessero trascinarla verso Dio. Stupita Geltrude seppe, per divina ispirazione, che quelle che conducevano quest’anima erano le anime del purgatorio liberate con le preghiere di quella defunta; gli ornamenti erano le preghiere che aveva recitate per esse; ma le pietre erano le disobbedienze commesse.
Le disse allora Gesù: « Queste anime, spinte dalla riconoscenza, non mi permettono di farla passare da un purgatorio ordinario, per mostrarla poi in tutto lo splendore della sua bellezza; pure è necessario ch’ella abbia da espiare le disobbedienze e i tenaci attacchi al suo giudizio». Geltrude obbiettò: « Ma non ha ella, dolce mio Signore, riconosciuto i suoi falli prima del trapasso, pentendosene dall’intimo del cuore? Ora sta scritto: Se l’uomo riconosce i suoi falli, viene da Dio perdonato! ». Egli rispose: « Sì, e s’ella non avesse riconosciuto i suoi torti, ilpeso delle pietre sarebbe stato così schiacciante che forse non avrebbe mai potuto giungere fino a me».
Geltrude si accorse allora che l’anima pareva nascondere sotto i suoi ornamenti una caldaia bollente, destinata a fondere le pietre e a scioglierle completamente. Le preghiere da lei fatte per le anime purganti ed i suffragi dei fedeli dovevano, come buoni servitori, aiutarla in quella operazione. Il Signore le fece poi vedere il cammino per dove quelle anime dovevano passare per giungere al Paradiso, sotto l’aspetto di un’asse stretta e ripida, piena di scabrosità e di difficile scalata. Coloro che volevano salire dovevano aiutarsi con le mani e tener fermo l’asse da entrambe le estremità; ciò significa che bisogna aiutare le anime con le nostre buone opere. Coloro che avevano meritato l’aiuto degli Angeli in quell’ascesa, ne avevano vantaggio grande, perchè ai lati dell’asse vi erano due orribili ceffi; erano demoni che impedivano alle anime di salire. I Religiosi ch’erano stati obbedienti, trovavano lungo quell’asse una ringhiera, alla quale potevano affrancarsi per non cadere; ma se Superiori negligenti non avevano fatto percorrere ai loro sudditi la via dell’obbedienza, l’appoggio pareva mancare e le cadute erano a temere. Le anime docili all’obbedienza camminavano con sicurezza, appoggiandosi alla ringhiera, mentre gli Angeli scostavano gli ostacoli dal loro cammino.
Un’altra defunta apparve a Geltrude con lei orecchie coperte da una specie di cartilagine, ch’ella toglieva a gran fatica con le unghie; espiava le colpe commesse, ascoltando parole di mormorazione e di maldicenza. Di più aveva la bocca foderata interiormente da una pelle compatta, che le impediva di gustare le dolcezze divine; ciò perché aveva parecchie volte parlato male del prossimo.
Il Signore le disse che, se l’anima della defunta soffriva tali pene per colpe commesse con semplicità e delle quali si era amaramente pentita tante volte, coloro che hanno l’abitudine di commettere quei peccati, subiscono un castigo assai più grave. Non solamente la loro bocca è foderata da una grossa pelle, ma questa pelle è munita di punte che, salendo dalla lingua al palato e discendendo dal palato alla lingua, le feriscono dolorosamente facendo gocciolare, in modo disgustoso, una materia nauseante. Non possono perciò essere ammessi alla divina presenza, perché appaiono odiosi agli abitanti del cielo.
Geltrude allora disse gemendo al Signore: « Ahimè, dolcissimo Gesù, Tu mi rivelavi, tempo fa, i meriti delle anime; adesso mi mostri maggiormente le sofferenze dei loro purgatorio! » Egli rispose: « Ciò avviene perchè allora le anime erano più facilmente attratte dalle ricompense; ora invece, a fatica, e ben poche sono spaventate alla vista dei più duri castighi.

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Genesi, Capitolo 50

13 dicembre 2019

[1] Allora Giuseppe si gettò sulla faccia di suo padre, pianse su di lui e lo baciò.

[2] Poi Giuseppe ordinò ai suoi medici di imbalsamare suo padre. I medici imbalsamarono Israele

[3] e vi impiegarono quaranta giorni, perché tanti ne occorrono per l’imbalsamazione. Gli Egiziani lo piansero settanta giorni.

[4] Passati i giorni del lutto, Giuseppe parlò alla casa del faraone: “Se ho trovato grazia ai vostri occhi, vogliate riferire agli orecchi del faraone queste parole:

[5] Mio padre mi ha fatto giurare: Ecco, io sto per morire: tu devi seppellirmi nel sepolcro che mi sono scavato nel paese di Cànaan. Ora, possa io andare a seppellire mio padre e tornare”.

[6] Il faraone rispose: “Và e seppellisci tuo padre com’egli ti ha fatto giurare”.

[7] Allora Giuseppe andò a seppellire suo padre e con lui andarono tutti i ministri del faraone, gli anziani della sua casa, tutti gli anziani del paese d’Egitto,

[8] tutta la casa di Giuseppe e i suoi fratelli e la casa di suo padre. Soltanto i loro bambini e i loro greggi e i loro armenti essi lasciarono nel paese di Gosen.

[9] Andarono con lui anche i carri da guerra e la cavalleria, così da formare una carovana imponente.

[10] Quando arrivarono all’Aia di Atad, che è al di là del Giordano, fecero un lamento molto grande e solenne ed egli celebrò per suo padre un lutto di sette giorni.

[11] I Cananei che abitavano il paese videro il lutto alla Aia di Atad e dissero: “È un lutto grave questo per gli Egiziani”. Per questo la si chiamò Abel-Mizraim, che si trova al di là del Giordano.

[12] Poi i suoi figli fecero per lui così come aveva loro comandato.

[13] I suoi figli lo portarono nel paese di Cànaan e lo seppellirono nella caverna del campo di Macpela, quel campo che Abramo aveva acquistato, come proprietà sepolcrale, da Efron l’Hittita, e che si trova di fronte a Mamre.

[14] Dopo aver sepolto suo padre, Giuseppe tornò in Egitto insieme con i suoi fratelli e con quanti erano andati con lui a seppellire suo padre.

[15] Ma i fratelli di Giuseppe cominciarono ad aver paura, dato che il loro padre era morto, e dissero: “Chissà se Giuseppe non ci tratterà da nemici e non ci renderà tutto il male che noi gli abbiamo fatto?”.

[16] Allora mandarono a dire a Giuseppe: “Tuo padre prima di morire ha dato quest’ordine:

[17] Direte a Giuseppe: Perdona il delitto dei tuoi fratelli e il loro peccato, perché ti hanno fatto del male! Perdona dunque il delitto dei servi del Dio di tuo padre!”. Giuseppe pianse quando gli si parlò così.

[18] E i suoi fratelli andarono e si gettarono a terra davanti a lui e dissero: “Eccoci tuoi schiavi!”.

[19] Ma Giuseppe disse loro: “Non temete. Sono io forse al posto di Dio?

[20] Se voi avevate pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso.

[21] Dunque non temete, io provvederò al sostentamento per voi e per i vostri bambini”. Così li consolò e fece loro coraggio.

[22] Ora Giuseppe con la famiglia di suo padre abitò in Egitto; Giuseppe visse centodieci anni.

[23] Così Giuseppe vide i figli di Efraim fino alla terza generazione e anche i figli di Machir, figlio di Manasse, nacquero sulle ginocchia di Giuseppe.

[24] Poi Giuseppe disse ai fratelli: “Io sto per morire, ma Dio verrà certo a visitarvi e vi farà uscire da questo paese verso il paese ch’egli ha promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe”.

[25] Giuseppe fece giurare ai figli di Israele così: “Dio verrà certo a visitarvi e allora voi porterete via di qui le mie ossa”.

[26] Poi Giuseppe morì all’età di centodieci anni; lo imbalsamarono e fu posto in un sarcofago in Egitto.

Spiegazione

Versi 1-6

Sebbene i buoni credenti vivano una buona vecchiaia e si apprestino nella gloria, tuttavia possono ancora preoccuparsi di perdere le loro anime e morire nello sconforto. Ma, lode al Signore, la grazia di Dio purifica, modera e regola anche i sentimenti carnali. L’anima che trapassa si separa totalmente da ogni affetto terreno ma è bene mostrare rispetto per il corpo, per mezzo del quale avremo una risurrezione gloriosa e gioiosa, qualunque cosa accada alle spoglie. Giuseppe dimostrò così la sua fede in Dio e il suo amore verso suo padre. Egli ordinò che il corpo fosse imbalsamato e avvolto con gli aromi per preservarlo. Vedete come diventano inutili i nostri corpi quando l’anima li abbandona: essi si trasformano in un batter d’occhio in modo disgustoso e sgradevole.

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Angeli e Demoni, La retta fede della Chiesa, Catechismo di Giovanni Paolo II, Catechismo della Chiesa Cattolica/ Libreria Editrice Vaticana, Chirico Napoli

13 dicembre 2019

L’INSEGNAMENTO COMUNE DEI PAPI E DEI CONCILI
Nella metà del V secolo, alla vigilia del concilio di Calcedonia, il “Tomo” del papa san Leone Magno a Flaviano precisò uno dei fini della economia della salvezza evocando la vittoria sulla morte e sul diavolo che secondo la lettera agli Ebrei ne detiene 1’impero98. Più tardi, quando il concilio di Firenze parlò della Redenzione, la presentò biblicamente come una liberazione dal dominio del diavolo. Il concilio di Trento, riassumendo la dottrina di san Paolo, dichiara che l’uomo peccatore “è sotto la potenza del diavolo e della morte”; salvandoci, Dio “ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, nel quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati”`. Commettere il peccato dopo il Battesimo è “abbandonarsi in potere del demonio”. Questa è infatti la fede primitiva e universale della Chiesa, attestata fin dai primi secoli nella liturgia della iniziazione cristiana, quando i catecumeni, sul punto di essere battezzati, rinunciavano a Satana, professavano la loro fede nella Santissima Trinità e aderivano a Cristo loro Salvatore”.
È per questo che il II concilio Vaticano, che si è interessato più del presente della Chiesa che della dottrina della creazione, non ha mancato di mettere in guardia contro l’attività di Satana e dei demòni. Di nuovo, come nei concili di Firenze e di Trento, esso ha richiamato con l’Apostolo che Cristo ci “libera dal potere delle tenebre”‘ e, riassumendo la Sacra Scrittura alla maniera di san Paolo e dell’Apocalisse, la Costituzione “Gaudium et spes” ha detto che la nostra storia, la storia universale, “è una dura lotta contro le potenze delle tenebre, lotta cominciata fin dall’origine del mondo e che durerà, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno”. Altrove, il Vaticano II rinnova gli ammonimenti dell’epistola agli Efesini ad “indossare l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo”. Perché, come la stessa Costituzione ricorda ai laici, “noi dobbiamo lottare contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male”‘. Non sorprende infine constatare che lo stesso concilio, volendo presentare la Chiesa come il regno di Dio che ha già avuto inizio, invoca i miracoli di Gesù e a questo scopo fa precisamente appello ai suoi esorcismi`. È in questa occasione, effettivamente, che fu pronunziata da Gesù la famosa dichiarazione: “profecto pervenit in vos regnum dei”‘.

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Vangelo (Mt 11,16-19) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 13 Dicembre 2019) con commento comunitario

12 dicembre 2019

S. LUCIA, VERGINE E MARTIRE, MEMORIA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,16-19)

In quel tempo, Gesù disse alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: È indemoniato. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

Questo è il Vangelo del 13 Dicembre, quello del 12 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 11,11-15) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 12 Dicembre 2019) con commento comunitario

11 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,11-15)

In quel tempo, Gesù disse alle folle:

«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».

Questo è il Vangelo del 12 Dicembre, quello dell’11 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 11,28-30) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 11 Dicembre 2019) con commento comunitario

10 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,28-30)

In quel tempo, Gesù disse:

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Questo è il Vangelo dell’11 Dicembre, quello del 10 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 18,12-14) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 10 Dicembre 2019) con commento comunitario

9 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,12-14)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Questo è il Vangelo del 10 Dicembre, quello del 9 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Genesi, Capitolo 49

9 dicembre 2019

1] Quindi Giacobbe chiamò i figli e disse: “Radunatevi, perché io vi annunzi quello che vi accadrà nei tempi futuri.

[2] Radunatevi e ascoltate, figli di Giacobbe,
ascoltate Israele, vostro padre!

[3] Ruben, tu sei il mio primogenito,
il mio vigore e la primizia della mia virilità,
esuberante in fierezza ed esuberante in forza!

[4] Bollente come l’acqua, tu non avrai preminenza,
perchè hai invaso il talamo di tuo padre
e hai violato il mio giaciglio su cui eri salito.

[5] Simeone e Levi sono fratelli,
strumenti di violenza sono i loro coltelli.

[6] Nel loro conciliabolo non entri l’anima mia,
al loro convegno non si unisca il mio cuore.
Perchè con ira hanno ucciso gli uomini
e con passione hanno storpiato i tori.

[7] Maledetta la loro ira, perché violenta,
e la loro collera, perché crudele!
Io li dividerò in Giacobbe
e li disperderò in Israele.

[8] Giuda, te loderanno i tuoi fratelli;
la tua mano sarà sulla nuca dei tuoi nemici;
davanti a te si prostreranno i figli di tuo padre.

[9] Un giovane leone è Giuda:
dalla preda, figlio mio, sei tornato;
si è sdraiato, si è accovacciato come un leone
e come una leonessa; chi oserà farlo alzare?

[10] Non sarà tolto lo scettro da Giuda
nè il bastone del comando tra i suoi piedi,
finchè verrà colui al quale esso appartiene
e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli.

[11] Egli lega alla vite il suo asinello
e a scelta vite il figlio della sua asina,
lava nel vino la veste
e nel sangue dell’uva il manto;

[12] lucidi ha gli occhi per il vino
e bianchi i denti per il latte.

[13] Zàbulon abiterà lungo il lido del mare
e sarà l’approdo delle navi,
con il fianco rivolto a Sidòne.

[14] Issacar è un asino robusto,
accovacciato tra un doppio recinto.

[15] Ha visto che il luogo di riposo era bello,
che il paese era ameno;
ha piegato il dorso a portar la soma
ed è stato ridotto ai lavori forzati.

[16] Dan giudicherà il suo popolo
come ogni altra tribù d’Israele.

[17] Sia Dan un serpente sulla strada,
una vipera cornuta sul sentiero,
che morde i garretti del cavallo
e il cavaliere cade all’indietro.

[18] Io spero nella tua salvezza, Signore!

[19] Gad, assalito da un’orda,
ne attacca la retroguardia.

[20] Aser, il suo pane è pingue:
egli fornisce delizie da re.

[21] Nèftali è una cerva slanciata
che dà bei cerbiatti.

[22] Germoglio di ceppo fecondo è Giuseppe;
germoglio di ceppo fecondo presso una fonte,
i cui rami si stendono sul muro.

[23] Lo hanno esasperato e colpito,
lo hanno perseguitato i tiratori di frecce.

[24] Ma è rimasto intatto il suo arco
e le sue braccia si muovon veloci
per le mani del Potente di Giacobbe,
per il nome del Pastore, Pietra d’Israele.

[25] Per il Dio di tuo padre – egli ti aiuti!
e per il Dio onnipotente – egli ti benedica!
Con benedizioni del cielo dall’alto,
benedizioni dell’abisso nel profondo,
benedizioni delle mammelle e del grembo.

[26] Le benedizioni di tuo padre sono superiori
alle benedizioni dei monti antichi,
alle attrattive dei colli eterni.
Vengano sul capo di Giuseppe
e sulla testa del principe tra i suoi fratelli!

[27] Beniamino è un lupo che sbrana:
al mattino divora la preda
e alla sera spartisce il bottino.

[28] Tutti questi formano le dodici tribù d’Israele, questo è ciò che disse loro il loro padre, quando li ha benedetti; ognuno egli benedisse con una benedizione particolare.

[29] Poi diede loro quest’ordine: “Io sto per essere riunito ai miei antenati: seppellitemi presso i miei padri nella caverna che è nel campo di Efron l’Hittita,

[30] nella caverna che si trova nel campo di Macpela di fronte a Mamre, nel paese di Cànaan, quella che Abramo acquistò con il campo di Efron l’Hittita come proprietà sepolcrale.

[31] Là seppellirono Abramo e Sara sua moglie, là seppellirono Isacco e Rebecca sua moglie e là seppellii Lia.

[32] La proprietà del campo e della caverna che si trova in esso proveniva dagli Hittiti.

[33] Quando Giacobbe ebbe finito di dare questo ordine ai figli, ritrasse i piedi nel letto e spirò e fu riunito ai suoi antenati.

Spiegazione

Versi 1, 2

Tutti i figli di Giacobbe erano in vita. La loro chiamata a raccolta fu un comando perché dovevano unirsi tra di loro e non mescolarsi agli egiziani. Giacobbe predisse loro di non separarsi come pure fecero i figli di Abraamo e di Isacco ma dovevano formare un solo popolo. Non dobbiamo considerare questo come l’espressione di sensazioni prive di affetto, di risentimento o di parzialità, ma come la lingua dello Spirito Santo che dichiara lo scopo di Dio sulle persone, sulle circostanze e sulla situazione delle tribù che discendevano dai figli di Giacobbe.

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Araldo del Divino Amore, Libro V. Capitoli XX;XXI

9 dicembre 2019

SPIEGAZIONE DEL GRANDE SALTERIO
E DELLE SETTE MESSE GREGORIANE
Il lettore sentendo nominarsi il Salterio potrebbe domandare, cos’è e come si recita. Ecco il modo di recitarlo secondo le direttive di S. Geltrude.
Iniziando, dopo d’aver chiesto perdono dei peccati, dite: « In unione a quella lode suprema con la quale la gloriosissima Trinità loda se stessa, lode che scorre poi sulla tua benedetta Umanità, dolcissimo Salvatore, e di là sulla tua gloriosissima Madre, sugli Angeli, sui Santi, per ritornare poi nell’oceano della tua Divinità, ti offro questo Salterio per tuo onore e gloria. Ti adoro, ti saluto, ti ringrazio in nome dell’universo intero per l’amore con cui ti sei degnato farti uomo, nascere e soffrire per noi durante trentatrè anni, patendo fame, sete, fatiche, strazi, oltraggi e restare poi infine, per sempre, nel SS. Sacramento. Ti supplico di unire, ai meriti della tua santissima vita la recita di questo ufficio che ti offro per… (nominare le persone vive o morte per le quali intendiamo pregare). Ti domando il supplire coi tuoi divini tesori a quanto esse hanno trascurato nella lode, nel ringraziamento e nell’amore che ti sono dovuti, cosa pure nella preghiera e nella pratica della carità, o di altre virtù, infine alle imperfezioni e alle omissioni delle loro opere».
Secondariamentedopo d’avere rinnovato la contrizione dei peccati, bisogna porsi in ginocchio e dire: « Ti adoro, ti saluto, ti benedico, ti ringrazio, dolcissimo Gesù, per quell’amore col quale ti sei degnato di essere preso, legato, trascinato, calpestato, colpito, sputacchiato, flagellato, coronato chi spine, immolato coi supplizio più atroce e trafitto da una lancia. In unione di tale amore ti offro le mie indegne preghiere, scongiurandoti, per i meriti della tua santa Passione e morte, di cancellare completamente le colpe commesse in pensieri, parole e azioni dalle anime per le quali ti prego. Ti domando anche di offrire a Dio Padre tutte le pene e dolori del tuo Corpo affranto, e dell’anima tua abbeverata di amarezza, tutti i meriti che tu hai acquistato sia per l’uno come per l’altra, e tutto presentare al sommo Iddio per la remissione della pena che la tua giustizia deve fare subire a quelle anime».
Terzo,stando in piedi direte direttamente: «Ti adoro, ti saluto, ti benedico, ti ringrazio, dolcissimo Signore Gesù Cristo, per l’amore e la confidenza con cui, avendo vinto la morte, hai glorificato il tuo Corpo con la Risurrezione, ponendolo alla destra del Padre. Ti scongiuro di rendere partecipe della tua vittoria e della tua gloria le anime per le quali prego».
Quarto,implora perdono dicendo: « Salvatore del mondo, salvaci tutti, Santa Madre di Dio, Maria sempre Vergine, prega per noi. Noi ti supplichiamo affinchè le preghiere dei santi Apostoli, Martiri, Confessori e delle Sante Vergini ci liberino dal male, e ci accordino di gustare tutti i beni, ora e per sempre. Ti adoro, ti saluto, ti benedico, ti ringrazio, dolcissimo Gesù, per tutti i benefici che hai accordati alla tua gloriosa Madre e a tutti gli eletti, in unione di quella riconoscenza con la quale i Santi si rallegrano di avere raggiunto la beatitudine eterna per mezzo della tua Incarnazione, Passione, Redenzione. Ti scongiuro di supplire a quanto manca a queste anime coi meriti della beata Vergine e dei Santi ».
Quinto, recita divotamente e con ordine i centocinquanta salmi, aggiungendo dopo ciascun versetto del salterio questa preghierina: « Io ti saluto, Gesù Cristo, splendore del Padre, principe della pace, porta del cielo; pane vivente, figlio della Vergine, tabernacolo della Divinità ». Alla fine di ciascun salmo dite in ginocchio Requiemaeternam etc. Poi ascolterete piamente o farete celebrare centocinquanta, o cinquanta, o almeno trenta S. Messe. Se non potete farle celebrare vi comunicherete lo stesso numero di volte. Poi farete centocinquanta elemosine oppure vi supplirete con lo stesso numero di Pater seguiti dalla preghiera: « Deus cui proprium est etc. – Dio di cui è proprio etc. (preghiera che segue le Litanie dei Santi), per la conversione dei peccatori, e compirete centocinquanta atti di carità. Per atti di carità s’intende il bene fatto al prossimo per amore di Dio: elemosine, buoni consigli, delicati servigi, ferventi preghiere. Questo è il grande Salterio la cui efficacia venne esposta più sopra (cap. XVIII e XIX).
Ci pare che non sia fuor di proposito parlare qui delle sette Messe che, secondo un’antica tradizione, vennero rivelate al Papa S. Gregorio. Esse hanno una grande efficacia per liberare le anime purganti, perchè si appoggiano ai meriti di Gesù Cristo, che saldano i loro debiti.
In ogni S. Messa bisogna accendere, se possibile, sette candele in onore della Passione e, durante sette giorni, recitare quindici Pater od Ave Maria, fare sette elemosine e recitare un Notturno dell’Ufficio dei defunti.
La prima Messa è: Domine, ne longe,con la recita della Passione, come nella domenica delle Palme. Bisogna pregare il Signore perché si degni, Lui che si è volontariamente abbandonato nelle mani dei peccatori, liberare l’anima dalla prigionia ch’ella subisce per le sue colpe,
La Seconda Messa è: Nos autem gloriacicon la recita della Passione, come nella terza feria dopo le Palme. Si prega Gesù affinchè, per l’ingiusta condanna a morte, liberi l’anima dalla giusta condanna meritata per le sue colpe.
La terza Messa: In nomine Domini,col canto della Passione, come nella quarta feria dopo le Palme. Bisogna chiedere al Signore, per la sua Crocifissione e dolorosa sospensione allo strumento del suo supplizio, di liberare l’anima dalle pene a cui si è ella stessa condannata.
La quarta Messa è: Non autem gloriaci, con la Passione Egressus Jesus, come al Venerdì Santo. Si domanda al Signore, per la sua amarissima morte e per la trafittura del suo Costato, di guarire l’anima dalle ferite del peccato, e delle pene che ne sono la conseguenza.
La quinta Messa è: Requiem aeternam. Si domanda al Signore che, per la sepoltura che ha voluto subire, Lui, il Creatore del cielo e della terra, ritragga l’anima dall’abisso dove l’hanno fatta cadere i suoi peccati.
La sesta Messa è: Resurrexi,afflnchè il Signore per la gloria della sua gioiosa risurrezione, degni purificare l’anima da ogni macchia di peccato e renderla partecipe della sua gloria.
La settima Messa infine è: Gaudeamos, come nel giorno dell’Assunzione. Si prega il Signore e si domanda alla Madre delle misericordie, per i suoi meriti e le sue preghiere, in nome delle gioie che ricevette nel giorno del suo trionfo, che l’anima, sciolta da ogni legame, voli allo Sposo celeste. Se compirete queste opere per altre persone in occasione della loro morte, la vostra preghiera vi sarà ridonata con doppio merito. Se poi la praticate per voi, mentre siete in vita, sarà molto meglio che attenderle da altri, dopo morte. Il Signore, che è fedele e cerca l’occasione di farci del bene, custodirà Lui stesso quelle preghiere e ve le restituirà a tempo debito « per le viscere della misericordia del nostro Dio, con le quali è venuto a visitarci dall’alto questo sole levante» (Luc. I, 78).

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Angeli e Demoni, La retta fede della Chiesa, Catechismo di Giovanni Paolo II, Catechismo della Chiesa Cattolica/ Libreria Editrice Vaticana, Chirico Napoli

9 dicembre 2019

LA DOTTRINA GENERALE DEI PADRI
Fin dal II secolo della nostra èra Melitone di Sardi aveva scritto un’opera “Sul demonio” e sarebbe difficile citare un solo Padre che su questo argomento abbia taciuto. Ovviamente, i più attenti a mettere in luce l’azione del diavolo furono quelli che illustrarono il disegno divino nella storia, specialmente sant’Ireneo e Tertulliano, i quali affrontarono successivamente il dualismo gnostico e Marcione; poi la volta di Vittorino di Pettau, e finalmente di sant’Agostino. Sant’Ireneo insegnò che il diavolo è un “angelo apostata”; che Cristo, ricapitolando in se stesso la guerra di questo nemico contro di voi, dovette affrontarlo agli inizi del suo ministero. Con maggiore ampiezza e vigore sant’Agostino lo mostrò all’opera nella lotta delle “due città”, che hanno origine in cielo, quando le prime creature di Dio, gli angeli, si dichiararono fedeli o infedeli al loro Signore”; nella società dei peccatori egli vide un “corpo” mistico del diavolo”, di cui parlerà più tardi, nei Moralia in Job, anche san Gregorio Magno”.
Evidentemente, la maggioranza dei Padri, abbandonando con Origene l’idea di un peccato carnale degli angeli decaduti, videro nel loro orgoglio – cioè nel desiderio di innalzarsi al disopra della loro condizione, di affermare la loro indipendenza, di farsi credere Dio – il principio della loro caduta; ma, accanto a quest’orgoglio, molti sottolinearono anche la loro cattiveria nei confronti dell’uomo. Per sant’Ireneo, l’apostasia del diavolo sarebbe cominciata quando egli ebbe gelosia della creazione dell’uomo e cercò di farlo ribellare al suo autore. Secondo Tertulliano, Satana, per contrastare il piano del Signore, avrebbe plagiato nei misteri pagani i sacramenti istituiti da Cristo`. L’insegnamento patristico echeggiò dunque in maniera sostanzialmente fedele la dottrina e gli orientamenti del Nuovo Testamento.

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Vangelo (Lc 5,17-26) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 9 Dicembre 2019) con commento comunitario

8 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,17-26)

Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.

Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.

Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».

Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico -: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.

Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

Questo è il Vangelo del 9 Dicembre, quello dell’8 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Lc 1, 26-38) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 8 Dicembre 2019) con commento comunitario

7 dicembre 2019

IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – SOLENNITÀ

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1, 26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Questo è il Vangelo dell’8 Dicembre, quello del 7 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 9,35 – 10,1.6-8) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 7 Dicembre 2019) con commento comunitario

6 dicembre 2019

S. AMBROGIO, VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,35 – 10,1.6-8)

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Questo è il Vangelo del 7 Dicembre, quello del 6 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 9,27-31) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 6 Dicembre 2019) con commento comunitario

5 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,27-31)

In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.

Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

Questo è il Vangelo del 6 Dicembre, quello del 5 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 7,21.24-27) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 5 Dicembre 2019) con commento comunitario

4 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,21.24-27)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.

Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Questo è il Vangelo del 5 Dicembre, quello del 4 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 15,29-37) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 4 Dicembre 2019) con commento comunitario

3 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 15,29-37)

In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.

Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

Questo è il Vangelo del 4 Dicembre, quello del 3 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Maria a Medjugorje, messaggio del 2 Dicembre 2019 a Mirjana

3 dicembre 2019

“Cari figli, mentre guardo voi che amate mio Figlio, la delizia colma il mio Cuore. Vi benedico con la benedizione materna. Con la materna benedizione benedico anche i vostri pastori: voi che dite le parole di mio Figlio, benedite con le sue mani e lo amate tanto da essere disposti a fare con gioia ogni sacrificio per lui. Voi seguite Lui, che è stato il Primo Pastore, il Primo Missionario. Figli miei, apostoli del mio amore, vivere e lavorare per gli altri, per tutti coloro che amate per mezzo di mio Figlio, è la gioia e la consolazione della vita terrena. Se attraverso la preghiera, l’amore ed il sacrificio il Regno di Dio è nei vostri cuori, allora per voi la vita è lieta e serena. Tra coloro che amano mio Figlio e si amano reciprocamente per mezzo di lui, le parole non sono necessarie. E’ sufficiente uno sguardo per udire le parole non pronunciate e i sentimenti non espressi. Laddove regna l’amore, il tempo non si conta più. Noi siamo con voi! Mio Figlio vi conosce e vi ama. L’amore è ciò che vi conduce a me e, mediante quest’amore, io verrò a voi e vi parlerò delle opere della salvezza. Desidero che tutti i miei figli abbiano fede e sentano il mio amore materno che li guida a Gesù. Perciò voi, figli miei, ovunque andiate rischiarate con l’amore e con la fede, come apostoli dell’amore. Vi ringrazio. ”

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Vangelo (Mt 8,5-11) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 3 Dicembre 2019) con commento comunitario

2 dicembre 2019

S. FRANCESCO SAVERIO, SACERDOTE – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,21-24)

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Questo è il Vangelo del 3 Dicembre, quello del 2 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 8,5-11) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 2 Dicembre 2019) con commento comunitario

1 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,5-11)

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò».

Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».

Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Questo è il Vangelo del 2 Dicembre, quello dell’1 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto