Archive for gennaio 2020

Recitare il Credo davanti l’immagine della Madonna

31 gennaio 2020

Recitare il Credo con lo sguardo rivolto a Maria, Madre di Gesù, riempie il suo cuore di gioia e Lei ti ricopre di grazie indicibili, perché con Lei il cielo fa festa.

Dire il Credo innanzi alla sua immagine significa voler confermare che tu non solo credi a Dio Padre, ma a tutto il suo piano di redenzione di cui Maria fa parte.

Quest’atto è un atto di Consacrazione a Dio , è il nostro si, oltre che essere un atto di Amore per la Santissima Trinità, che fai con Maria.

Roma 31/01/20

Firmato : Raffaella

Esodo, Capitolo 3

31 gennaio 2020

[1] Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb.

[2] L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava.

[3] Mosè pensò: “Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?”.

[4] Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: “Mosè, Mosè!”. Rispose: “Eccomi!”.

[5] Riprese: “Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!”.

[6] E disse: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”. Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio.

[7] Il Signore disse: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze.

[8] Sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l’Hittita, l’Amorreo, il Perizzita, l’Eveo, il Gebuseo.

[9] Ora dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto l’oppressione con cui gli Egiziani li tormentano.

[10] Ora và! Io ti mando dal faraone. Fà uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!”.

[11] Mosè disse a Dio: “Chi sono io per andare dal faraone e per far uscire dall’Egitto gli Israeliti?”.

[12] Rispose: “Io sarò con te. Eccoti il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte”.

[13] Mosè disse a Dio: “Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?”.

[14] Dio disse a Mosè: “Io sono colui che sono!”. Poi disse: “Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi”.

[15] Dio aggiunse a Mosè: “Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.

[16] Và! Riunisci gli anziani d’Israele e dì loro: Il Signore, Dio dei vostri padri, mi è apparso, il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, dicendo: Sono venuto a vedere voi e ciò che vien fatto a voi in Egitto.

[17] E ho detto: Vi farò uscire dalla umiliazione dell’Egitto verso il paese del Cananeo, dell’Hittita, dell’Amorreo, del Perizzita, dell’Eveo e del Gebuseo, verso un paese dove scorre latte e miele.

[18] Essi ascolteranno la tua voce e tu e gli anziani d’Israele andrete dal re di Egitto e gli riferirete: Il Signore, Dio degli Ebrei, si è presentato a noi. Ci sia permesso di andare nel deserto a tre giorni di cammino, per fare un sacrificio al Signore, nostro Dio.

[19] Io so che il re d’Egitto non vi permetterà di partire, se non con l’intervento di una mano forte.

[20] Stenderò dunque la mano e colpirò l’Egitto con tutti i prodigi che opererò in mezzo ad esso, dopo egli vi lascerà andare.

[21] Farò sì che questo popolo trovi grazia agli occhi degli Egiziani: quando partirete, non ve ne andrete a mani vuote.

[22] Ogni donna domanderà alla sua vicina e all’inquilina della sua casa oggetti di argento e oggetti d’oro e vesti; ne caricherete i vostri figli e le vostre figlie e spoglierete l’Egitto”.

Spiegazione

Versi 1-6: Gli anni della vita di Mosè si possono suddividere in tre periodi di quaranta anni: i primi quaranta che egli trascorse come principe nella corte di Faraone, il secondo come pastore a Madian, il terzo come re in Jeshurun. Come è mutevole la vita di un uomo! Dio si rivelò a Mosè inizialmente mentre questi si curava delle pecore. Pur sembrando un lavoro troppo umile per un uomo della sua grandezza e istruzione, egli era tuttavia soddisfatto di esso: imparò così la mitezza e l’appagamento che lo resero più famoso nella sua missione divina della sua cultura. A Satana piace trovarci inattivi, mentre Dio è contento quando ci trova all’opera. La solitudine è una buona amica per la nostra comunione con Dio. Con sua grande sorpresa Mosè vide un cespuglio che ardeva senza fiamma. Il cespuglio bruciava e non si consumava: ecco un simbolo della chiesa schiava in Egitto. Ed esso ci ricorda pure la chiesa di ogni età attaccata dalle persecuzioni più pesanti che è risparmiata dalla distruzione per la presenza di Dio. Il fuoco è un emblema nella Scritture della santità e della giustizia Divina, delle afflizioni e delle prove con le quali Dio mette alla prova e purifica il suo popolo e anche di quel battesimo dello Spirito Santo mediante il quale gli affetti peccaminosi sono consumati e l’anima trasformata nella natura e nell’immagine Divina. Dio diede a Mosè una chiamata di riguardo alla quale egli rispose prontamente. Quelli che hanno comunione con Dio, devono servirlo seguendo i comandi con cui egli manifesta se stesso e la sua gloria, pur anche se sotto le sembianze di un cespuglio. Togliere le scarpe era un segno di rispetto e di sottomissione. Dobbiamo andare a Dio con una austerità e preparazione, evitando con attenzione ogni cosa che sembra disdicevole per il suo servizio. Dio non dice che “fu” il Dio di Abramo, d’Isacco e di Giacobbe, ma che “è”. I patriarchi, nonostante i loro corpi siano ancora nella tomba, vengono dichiarati viventi: il tempo non può separare le anime dal loro Creatore. Per questo Dio insegnò a Mosè di guardare l’altro mondo e a rafforzare la sua fede in uno stato futuro. Questo insegnamento è ripreso e interpretato poi dal nostro Signore Gesù quando afferma che i morti risorgeranno, Lu 20:37. Mosè nascose la sua faccia per la vergogna e il timore di potere guardare a Dio. Più contempliamo Dio, la sua grazia e la sua fedeltà al patto e più lo onoreremo e gli renderemo culto con riverenza e santo timore.
7 Versi 7-10: Dio nota le afflizioni dell’Israele. Non solo i loro dispiaceri gli erano noti, ma anche quelli di tutto il popolo di Dio. Così pure il loro grido: Dio sente le grida del suo popolo afflitto. E l’oppressione che essi dovevano sopportare: ciò nonostante i loro oppressori non li sopraffecero. Dio promette una pronta liberazione mediante modi fuori del comune. Quelli che Dio, per sua grazia, libera dalla schiavitù spirituale dell’Egitto, saranno condotti alla Canaan divina.
11 Versi 11-15: Mosè si ritenne capace di liberare Israele e si mise al lavoro troppo frettolosamente. Ora, anche la persona più adatta per un determinato compito valuta la propria debolezza. Questo è l’effetto di una grande conoscenza di Dio e di sé stesso. Prima Mosè aveva fiducia in se stesso mescolata con grande fede e zelo, ora la colpevole sfiducia in Dio si nasconde sotto l’abito dell’umiltà: tanto sono difettose le grazie più grandi e i compiti migliori dei santi più eminenti. Ma tutte le obiezioni si risolvono con: “Sicuramente Io sarò con te”. Questo è sufficiente. Ecco adesso che veniamo a conoscenza di due nomi di Dio: un nome che indica ciò che egli stesso è, IO SONO COLUI CHE SONO. Questo spiega anche il suo nome Geova e indica: 1. Che egli esiste da sé: egli si dà vita da sé stesso. 2. Che egli è eterno e immutabile: Egli è sempre lo stesso, ieri, oggi e per sempre. 3. Che egli è incomprensibile: non possiamo conoscerlo indagando a fondo: questo nome soddisfa tutte le richieste di informazioni sfrontate e curiose che riguardano Dio. 4. Che egli è fedele e vero in tutte le sue promesse: Egli è immutabile nella sua parola come pure nella sua natura; Israele deve sapere che IO SONO lo aveva inviato ad essi. IO SONO e nessuno altro. Tutto il resto proviene e dipende da Dio. Inoltre, qui c’è un nome che indica quale è il Dio del suo popolo. Il Signore Dio dei vostri padri mi ha inviato a voi. Mosè deve rammentare loro la religione dei loro padri, che era quasi dimenticata e, pertanto, esse potevano contare sull’adempimento rapido ed efficace delle promesse che Dio fece ai loro padri.

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Amore e Dolore. R.C. Capitolo 3, Amore Divino, amore umano.

31 gennaio 2020

L’ amore è sacro, è dono, è forza, è coraggio.
L’amore è gratuito e ci viene dato per poterlo donare agli altri con i quali il rapporto diventa puro nella misura in cui è disinteressato. L’amore agisce nel cuore dell’altro se è autentico e, talvolta, suscita momenti di intensa comunione.
Questo avviene quando nella dimensione umana dell’amore si inserisce ciò che è nella dimensione Divina dell’Amore che ci viene donato da Dio attraverso la Grazia Santificante.
La sola dimensione umana dell’amore è sempre difettosa e povera di contenuto, da sola non regge, prima o poi decade. Non così avviene per la dimensione Divina dell’Amore che invece si fortifica e nelle difficoltà si consolida, divenendo speranza certa e gioiosa fiducia l’uno per l’altro.
L’amore di Dio ci fa comprendere come il solo amore umano è normalmente un inganno e si riduce ad un atteggiamento interessato puntando al soddisfacimento di sè; amore egoistico, dunque, e non più Sacro.
Il dono dell’Amore è autentico quando è vissuto nella sua semplicità e profondità, conformemente al comando di Dio: “come Io vi ho amato, così amatevi anche fra di voi”. E’ un’esortazione che ci deve rendere attenti e solleciti perché si tratta di partecipare al suo Progetto Divino.

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San Francesco di Sales, Filotea/ Prima ParteContiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla, Capitolo II Caratteristiche ed eccellenza della devozione

31 gennaio 2020

Coloro i quali volevano scoraggiare gli Israeliti dall’entrare nella terra promessa, dicevano che era un paese che divorava gli abitanti, ossia, che l’aria era talmente pestilenziale che nessuno vi poteva vivere a lungo; per di più era abitata da mostri che divoravano gli uomini come locuste: allo stesso modo, mia cara Filotea, la gente della strada dice tutto il male che può della devozione e dipinge le persone devote immusonite, tristi e imbronciate, e va blaterando che la devozione rende malinconici e insopportabili. Ma sull’esempio di Giosuè e di Caleb, che, non solo sostenevano che la terra promessa era fertile e bella, ma che il suo possesso sarebbe stato utile e piacevole, lo Spirito Santo, per bocca di tutti i santi, e Nostro Signore, con la sua Parola, ci danno assicurazione che la vita devota è dolce, facile e piacevole.
La gente vede che i devoti digiunano, pregano, sopportano le ingiurie, servono gli infermi, assistono i poveri, fanno veglie, controllano la collera, dominano le passioni, fanno a meno dei piaceri dei sensi e compiono altre azioni simili a queste, di per sé e per loro natura aspre e rigorose; ma non sa vedere la devozione interiore e cordiale che trasforma tutte queste azioni in piacevoli, dolci e facili.
Guarda l’ape sul timo: ne può ricavare soltanto un succo amaro, ma succhiandolo lo trasforma in miele, perché questa è la sua caratteristica.
Mi rivolgo a te, persona del mondo, e ti dico: le anime devote incontrano molta amarezza nei loro esercizi di mortificazione , questo è certo, ma praticandoli li trasformano in dolcezza e soavità.
Il fuoco, la fiamma, la ruota, la spada per i martiri sembravano fiori odorosi, perché erano devoti; e se la devozione riesce a rendere piacevoli le torture più crudeli e la stessa morte, cosa non riuscirà a fare per le azioni proprie della virtù?
Lo zucchero rende dolci i frutti un po’ acerbi e toglie il pericolo che facciano male quelli troppo maturi; la devozione è il vero zucchero spirituale, che toglie l’amarezza alle mortificazioni e la capacità di nuocere alle consolazioni: toglie la rabbia ai poveri e la preoccupazione ai ricchi; la desolazione a chi è oppresso e l’insolenza al favorito dalla sorte; la tristezza a chi è solo e la dissipazione a chi è in compagnia; ha la funzione di fuoco in inverno e di rugiade in estate, sa affrontare e soffrire la povertà, trova ugualmente utile l’onore e il disprezzo, riceve il piacere e il dolore con un cuore quasi sempre uguale, e ci colma di una meravigliosa soavità.
Guarda la scala di Giacobbe, che è la vera immagine della vita devota: i due montanti, tra i quali si sale ed ai quali sono fissati gli scalini, rappresentano l’orazione, che chiede l’amore di Dio e i Sacramenti, che lo conferiscono; gli scalini sono i diversi livelli della carità, per i quali si sale, di virtù in virtù; o discendendo in aiuto e sostegno del prossimo, o salendo per la contemplazione all’unione d’amore con Dio.

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Vangelo (Mc 4,35-41) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 1 Febbraio 2020) con commento comunitario

31 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,35-41)

In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Questo è il Vangelo dell’1 Febbraio, quello del 31 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

San Francesco di Sales Filotea.Prima Parte :Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla Capitolo I La descrizione della vera devozione

30 gennaio 2020

Mia cara Filotea, tu vorresti giungere alla devozione perché sai bene, come cristiana, quanto questa virtù sia accetta a Dio: ma, siccome i piccoli errori commessi all’inizio di qualsiasi impresa, ingigantiscono con il tempo e risultano, alla fine, irreparabili o quasi, è necessario, prima di tutto, che tu sappia che cos’è la virtù della devozione. Di vera ce n’è una sola, ma di false e vane ce ne sono tante; e se non sai distinguere la vera, puoi cadere in errore e perdere tempo correndo dietro a qualche devozione assurda e superstiziosa.
Arelio dava a tutti i volti che dipingeva le sembianze e l’espressione delle donne che amava; ognuno si crea la devozione secondo le proprie tendenze e la propria immaginazione. Chi si consacra al digiuno, penserà di essere devoto perché non mangia, mentre ha il cuore pieno di rancore; e mentre non se la sente di bagnare la lingua nel vino e neppure nell’acqua, per amore della sobrietà, non avrà alcuno scrupolo nel tuffarla nel sangue del prossimo con la maldicenza e la calunnia.

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Amore e Dolore by R.C. Come si manifesta l’amore in noi

30 gennaio 2020

L’amore ed il dolore fanno parte integrante della nostra vita. Atteggiamenti e comportamenti esteriori rendono visibile agli occhi di chi incontriamo ciò che abbiamo dentro di noi.
Il contenuto di un amore vero si riflette sempre in un atteggiamento sincero, spontaneo, autentico nel vivere un rapporto serio e costruttivo.
L’amore attinge a una forza interiore più che evidente e suscita in noi energie rigenerative, portandoci a godere anche fisicamente di un certo benessere. Alle volte rimaniamo stupiti e meravigliati di noi stessi nel constatare di saperci rapportare con gli altri in forme nuove e diverse.
Tutto questo è possibile se dentro di noi coltiviamo l’amore non solo come sentimento del cuore, ma come dono di Dio che valorizza e potenzia questa nostra sconosciuta, spirituale e profonda ricchezza che pure esiste in ogni cuore.
L’amore viene meno ed è mortificato da un atteggiamento negativo ed egoistico quando non ci curiamo di avvalerci di Dio per parteciparlo all’altro, così che esso si possa diffondere silenziosamente, ma efficacemente, nelle anime con le quali veniamo a contatto e, da queste, ad altre anime, così sempre di più.
L’amore è vero solo quando viene purificato, quando viene liberato da ogni sentimento sterile ed egoistico.
L’uomo ha bisogno di essere amato, accolto ed ascoltato.
Nelle pagine del nostro cuore Dio ha inciso l’Amore suo offerto ad ogni uomo per la Vera Vita, la Vita dello Spirito.
Nulla a Dio è impossibile di ciò che a noi sembra impossibile. Dio lo rende possibile attraverso l’umiltà, la sapienza, il perdono e la sua Infinita Misericordia.
L’impossibile sta nel Divino, il possibile nell’umano. E’ possibile per l’uomo amato da Dio, amare e donare ciò che Lui gli ha dato nel concedergli la vita.
Il soffio vitale di Dio ha animato la mia vita rendendola possibile, vera e partecipe del suo Progetto Divino.

La lampada della Fede e l’olio della Carità

30 gennaio 2020

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MATTEO 25, 1-13
1-4: Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi.
5-6: Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro!
7-9: Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene.
10-12: Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco.
13: Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.
3. Un momento di silenzio orante
perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

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Vangelo (Mc 4,26-34) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 31 Gennaio 2020) con commento comunitario

30 gennaio 2020

SAN GIOVANNI BOSCO, SACERDOTE – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,26-34)

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Questo è il Vangelo del 31 Gennaio, quello del 30 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Esodo, Capitolo 2

29 gennaio 2020

[1] Un uomo della famiglia di Levi andò a prendere in moglie una figlia di Levi.

[2] La donna concepì e partorì un figlio; vide che era bello e lo tenne nascosto per tre mesi.

[3] Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese un cestello di papiro, lo spalmò di bitume e di pece, vi mise dentro il bambino e lo depose fra i giunchi sulla riva del Nilo.

[4] La sorella del bambino si pose ad osservare da lontano che cosa gli sarebbe accaduto.

[5] Ora la figlia del faraone scese al Nilo per fare il bagno, mentre le sue ancelle passeggiavano lungo la sponda del Nilo. Essa vide il cestello fra i giunchi e mandò la sua schiava a prenderlo.

[6] L’aprì e vide il bambino: ecco, era un fanciullino che piangeva. Ne ebbe compassione e disse: “È un bambino degli Ebrei”.

[7] La sorella del bambino disse allora alla figlia del faraone: “Devo andarti a chiamare una nutrice tra le donne ebree, perché allatti per te il bambino?”.

[8] “Và”, le disse la figlia del faraone. La fanciulla andò a chiamare la madre del bambino.

[9] La figlia del faraone le disse: “Porta con te questo bambino e allattalo per me; io ti darò un salario”. La donna prese il bambino e lo allattò.

[10] Quando il bambino fu cresciuto, lo condusse alla figlia del faraone. Egli divenne un figlio per lei ed ella lo chiamò Mosè, dicendo: “Io l’ho salvato dalle acque!”.

[11] In quei giorni, Mosè, cresciuto in età, si recò dai suoi fratelli e notò i lavori pesanti da cui erano oppressi. Vide un Egiziano che colpiva un Ebreo, uno dei suoi fratelli.

[12] Voltatosi attorno e visto che non c’era nessuno, colpì a morte l’Egiziano e lo seppellì nella sabbia.

[13] Il giorno dopo, uscì di nuovo e, vedendo due Ebrei che stavano rissando, disse a quello che aveva torto: “Perché percuoti il tuo fratello?”.

[14] Quegli rispose: “Chi ti ha costituito capo e giudice su di noi? Pensi forse di uccidermi, come hai ucciso l’Egiziano?”. Allora Mosè ebbe paura e pensò: “Certamente la cosa si è risaputa”.

[15] Poi il faraone sentì parlare di questo fatto e cercò di mettere a morte Mosè. Allora Mosè si allontanò dal faraone e si stabilì nel paese di Madian e sedette presso un pozzo.

[16] Ora il sacerdote di Madian aveva sette figlie. Esse vennero ad attingere acqua per riempire gli abbeveratoi e far bere il gregge del padre.

[17] Ma arrivarono alcuni pastori e le scacciarono. Allora Mosè si levò a difenderle e fece bere il loro bestiame.

[18] Tornate dal loro padre Reuel, questi disse loro: “Perché oggi avete fatto ritorno così in fretta?”.

[19] Risposero: “Un Egiziano ci ha liberate dalle mani dei pastori; è stato lui che ha attinto per noi e ha dato da bere al gregge”.

[20] Quegli disse alle figlie: “Dov’è? Perché avete lasciato là quell’uomo? Chiamatelo a mangiare il nostro cibo!”.

[21] Così Mosè accettò di abitare con quell’uomo, che gli diede in moglie la propria figlia Zippora.

[22] Ella gli partorì un figlio ed egli lo chiamò Gherson, perché diceva: “Sono un emigrato in terra straniera!”.

[23] Nel lungo corso di quegli anni, il re d’Egitto morì. Gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio.

[24] Allora Dio ascoltò il loro lamento, si ricordò della sua alleanza con Abramo e Giacobbe.

[25] Dio guardò la condizione degli Israeliti e se ne prese pensiero.

Spiegazione

Versi 1-4: Osservate l’agire della Provvidenza: quando la crudeltà di Faraone arrivò all’eccesso con l’ordine di affogare i bambini ebrei, solo allora nacque il liberatore. Quando gli uomini progettano la rovina della chiesa, Dio prepara la sua salvezza. I genitori di Mosè videro che era un bel bambino. Una fede viva può essere incoraggiata dal minimo accenno della benedizione Divina. È detto in Ebrei 11:23 che i genitori di Mosè lo nascosero per fede: essi misero la loro fede sulla promessa che Israele sarebbe stato preservato. La fede nella promessa di Dio fa utilizzare ogni mezzo lecito per ottenere misericordia. Il dovere è nostro ma gli eventi sono Dio. La fede in Dio ci metterà al di sopra della paura degli uomini. Alla fine dei tre mesi, quando essi non poterono più nascondere il neonato, i genitori lo misero in una cesta di giunchi sul fiume e misero sua sorella di guardia. E se il sentimento di una madre ebbe così tanta cura, che cosa penseremo di Colui, il cui amore e la cui compassione è, come lui, illimitato. Mosè aveva adesso una protezione così grande proprio ora che giaceva solo e indifeso sulle onde, più di quando tutti gli Israeliti erano intorno alla sua tenda nel deserto. Né l’acqua, né gli egiziani possono nuocergli: quando ci sentiamo più trascurati e abbandonati, Dio è molto più vicino a noi.

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Amore e Dolore

29 gennaio 2020

Il contenuto di questo libretto, ispirato dallo Spirito Santo, offre spunti di riflessione sull’Amore e sul Dolore.
Esso è spesso ripetitivo perché ha lo scopo di dire, ribadire, confer¬mare e far conoscere sempre più all’uomo l’Amore che Dio ha per lui, nella sua intensità e nelle sue varie e delicate sfumature.
La meditazione porta l’uomo ad avvicinarsi a Dio con il suo spirito, scintilla divina posta in lui da Dio stesso, per interiorizzare e portare al centro del suo cuore ciò che è spirituale e trascende l’ambito del¬la vita umana vissuta solo materialmente.
Chi intraprende questo faticoso cammino deve capire per credere, comprendere con umiltà di cuore ed infine, fare il proprio atto di profonda fede, disponendosi ad affrontare le lotte interiori che lo at¬tendono per rifarsi nuovo e vivere unito al suo Dio che lo ha creato a sua Immagine e Somiglianza e lo vuole per sempre con Sè nel Suo Regno di Pace e di Amore.
Questo è l’invito: TORNATE TUTTI A DIO!
R.C.

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Udienza Generale del 29 /01/2020,Papa Francesco nell’Aula Paolo VI

29 gennaio 2020

Catechesi sulle Beatitudini: 1. Introduzione
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Iniziamo oggi una serie di catechesi sulle Beatitudini nel Vangelo di Matteo (5,1-11). Questo testo che apre il “Discorso della montagna” e che ha illuminato la vita dei credenti anche di tanti non credenti. È difficile non essere toccati da queste parole di Gesù, ed è giusto il desiderio di capirle e di accoglierle sempre più pienamente. Le Beatitudini contengono la “carta d’identità” del cristiano – questa è la nostra carta d’identità -, perché delineano il volto di Gesù stesso, il suo stile di vita.
Ora inquadriamo globalmente queste parole di Gesù; nelle prossime catechesi commenteremo le singole Beatitudini, una a una.
Anzitutto è importante come avvenne la proclamazione di questo messaggio: Gesù, vedendo le folle che lo seguono, sale sul dolce pendio che circonda il lago di Galilea, si mette a sedere e, rivolgendosi ai discepoli, annuncia le Beatitudini. Dunque il messaggio è indirizzato ai discepoli, ma all’orizzonte ci sono le folle, cioè tutta l’umanità. È un messaggio per tutta l’umanità.
Inoltre, il “monte” rimanda al Sinai, dove Dio diede a Mosè i Comandamenti. Gesù inizia a insegnare una nuova legge: essere poveri, essere miti, essere misericordiosi… Questi “nuovi comandamenti” sono molto più che delle norme. Infatti, Gesù non impone niente, ma svela la via della felicità – la sua via – ripetendo otto volte la parola “beati”.
Ogni Beatitudine si compone di tre parti. Dapprima c’è sempre la parola “beati”; poi viene la situazione in cui si trovano i beati: la povertà di spirito, l’afflizione, la fame e la sete della giustizia, e via dicendo; infine c’è il motivo della beatitudine, introdotto dalla congiunzione “perché”: “Beati questi perché, beati coloro perché …” Così sono le otto Beatitudini e sarebbe bello impararle a memoria per ripeterle, per avere proprio nella mente e nel cuore questa legge che ci ha dato Gesù.
Facciamo attenzione a questo fatto: il motivo della beatitudine non è la situazione attuale ma la nuova condizione che i beati ricevono in dono da Dio: “perché di essi è il regno dei cieli”, “perché saranno consolati”, “perché erediteranno la terra”, e così via.
Nel terzo elemento, che è appunto il motivo della felicità, Gesù usa spesso un futuro passivo: “saranno consolati”, “riceveranno in eredità la terra”, “saranno saziati”, “saranno perdonati”, “saranno chiamati figli di Dio”.
Ma cosa vuol dire la parola “beato”? Perché ognuna della otto Beatitudini incomincia con la parola “beato”? Il termine originale non indica uno che ha la pancia piena o se la passa bene, ma è una persona che è in una condizione di grazia, che progredisce nella grazia di Dio e che progredisce sulla strada di Dio: la pazienza, la povertà, il servizio agli altri, la consolazione … Coloro che progrediscono in queste cose sono felici e saranno beati.
Dio, per donarsi a noi, sceglie spesso delle strade impensabili, magari quelle dei nostri limiti, delle nostre lacrime, delle nostre sconfitte. È la gioia pasquale di cui parlano i fratelli orientali, quella che ha le stimmate ma è viva, ha attraversato la morte e ha fatto esperienza della potenza di Dio. Le Beatitudini ti portano alla gioia, sempre; sono la strada per raggiungere la gioia. Ci farà bene prendere il Vangelo di Matteo oggi, capitolo quinto, versetto da uno a undici e leggere le Beatitudini – forse alcune volte in più, durante la settimana – per capire questa strada tanto bella, tanto sicura della felicità che il Signore ci propone.

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Vangelo (Mc 4,21-25) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 30 Gennaio 2020) con commento comunitario

29 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,21-25)

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: “Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!”.
Diceva loro: “Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perchè a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”.

Questo è il Vangelo del 30 Gennaio, quello del 29 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mc 4,1-20) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 29 Gennaio 2020) con commento comunitario

29 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,1-20)

In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

Questo è il Vangelo del 29 Gennaio, quello del 28 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mc 3,31-35) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 28 Gennaio 2020) con commento comunitario

27 gennaio 2020

S. TOMMASO D’AQUINO, SACERDOTE E DOTTORE DELLA CHIESA – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 3,31-35)

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Questo è il Vangelo del 28 Gennaio, quello del 27 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Angelus del 26 Gennaio 2020, in Piazza San Pietro, con Papa Francesco

26 gennaio 2020

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il Vangelo di oggi (cfr Mt 4,12-23) ci presenta l’inizio della missione pubblica di Gesù. Questo avvenne in Galilea, una terra di periferia rispetto a Gerusalemme, e guardata con sospetto per la mescolanza con i pagani. Da quella regione non ci si aspettava nulla di buono e di nuovo; invece, proprio lì Gesù, che era cresciuto a Nazaret di Galilea, incomincia la sua predicazione.
Egli proclama il nucleo centrale del suo insegnamento sintetizzato nell’appello: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (v. 17). Questo annuncio è come un potente fascio di luce che attraversa le tenebre e fende la nebbia, ed evoca la profezia di Isaia che si legge nella notte di Natale: «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che camminavano in terra tenebrosa una luce rifulse» (9,1). Con la venuta di Gesù, luce del mondo, Dio Padre ha mostrato all’umanità la sua vicinanza e amicizia. Esse ci sono donate gratuitamente al di là dei nostri meriti. La vicinanza di Dio e l’amicizia di Dio non sono un merito nostro: sono un dono gratuito di Dio. Noi dobbiamo custodire questo dono.
L’appello alla conversione, che Gesù rivolge a tutti gli uomini di buona volontà, si comprende in pienezza proprio alla luce dell’evento della manifestazione del Figlio di Dio, su cui abbiamo meditato nelle scorse domeniche. Tante volte risulta impossibile cambiare vita, abbandonare la strada dell’egoismo, del male, abbandonare la strada del peccato perché si incentra l’impegno di conversione solo su sé stessi e sulle proprie forze, e non su Cristo e il suo Spirito. Ma la nostra adesione al Signore non può ridursi ad uno sforzo personale, no. Credere questo anche sarebbe un peccato di superbia. La nostra adesione al Signore non può ridursi ad uno sforzo personale, deve invece esprimersi in un’apertura fiduciosa del cuore e della mente per accogliere la Buona Notizia di Gesù. È questa – la Parola di Gesù, la Buona Notizia di Gesù, il Vangelo – che cambia il mondo e i cuori! Siamo chiamati, pertanto, a fidarci della parola di Cristo, ad aprirci alla misericordia del Padre e lasciarci trasformare dalla grazia dello Spirto Santo.
È da qui che comincia il vero percorso di conversione. Proprio come è capitato ai primi discepoli: l’incontro con il Maestro divino, col suo sguardo, con la sua parola ha dato loro la spinta a seguirlo, a cambiare vita mettendosi concretamente al servizio del Regno di Dio.
L’incontro sorprendente e decisivo con Gesù ha dato inizio al cammino dei discepoli, trasformandoli in annunciatori e testimoni dell’amore di Dio verso il suo popolo. Ad imitazione di questi primi araldi e messaggeri della Parola di Dio, ciascuno di noi possa muovere i passi sulle orme del Salvatore, per offrire speranza a quanti ne sono assetati.
La Vergine Maria, alla quale ci rivolgiamo in questa preghiera dell’Angelus, sostenga questi propositi e li avvalori con la sua materna intercessione.

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Maria a Medjugorje, messaggio del 25 Gennaio 2020

26 gennaio 2020

Cari figli! Oggi vi invito a pregare ancora di più finché nel vostro cuore sentiate la santità del perdono. Nelle famiglie ci deve essere la santità perché figlioli, non c’è futuro per il mondo senza amore e santità, perché nella santità e nella gioia voi vi donate a Dio Creatore il quale vi ama con amore immenso. Per questo mi manda a voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. ”

La Chiesa guarda con Favore, anche se non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Vangelo (Mc 3,22-30) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 27 Gennaio 2020) con commento comunitario

26 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 3,22-30)

In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

Questo è il Vangelo del 27 Gennaio, quello del 26 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Araldo del Divino Amore, Libro V. Capitoli XXXI,XXXII, XXXIII, XXXIV, XXXV, XXXVI

25 gennaio 2020

SODDISFAZIONI OFFERTE ALLA MADONNA
Geltrude si sforzava abitualmente, come già accennammo, di riparare, con preghiere speciali, le negligenze commesse nel culto verso la gran Madre di Dio. Con questo spirito ella chiese un giorno a Gesù di offrire Lui stesso alla celeste Regina, le sue ammende onorevoli. Subito il Re di gloria si levò e offerse il suo divin Cuore alla Vergine Maria, dicendole: « Ecco, o Madre amantissima, il mio Cuore colmo di beatitudine; in esso ti presento quell’amore divino col quale, da tutta l’eternità, ti ho creata, santificata, scelta per Madre, con tenerezza speciale, a preferenza di ogni altra creatura, Ti offro inoltre quel dolce affetto che ti ho mostrato in terra quando, piccolo bimbo, mi riscaldavi e mi nutrivi sul tuo materno seno. Ricevi l’amore filiale che ti ho dimostrato durante il corso di tutta la vita, mantenendomi sempre a te sottomesso, quantunque fossi il Sovrano del cielo. Tale amore te lo dimostrai soprattutto nell’ora della morte, quando, nell’oblio dei miei atroci spasimi, compatii all’immenso tuo dolore e ti diedi, in vece mia, un altro figlio, perchè, prendesse cura di te. Gradisci pure il sentimento d’ineffabile amore, col quale, nel giorno della tua gioconda Assunzione, ti elevai al di sopra di tutti i cori degli Angeli e dei Santi, stabilendoti Regina del cielo e della terra. Ti offro tutti questi favori rinnovati e raddoppiati, in riparazione delle negligenze che quest’anima, a me diletta, commise al tuo servizio, affinchè nell’ora del suo trapasso tu le vada incontro e la riceva fra le tue braccia come mia fedele Sposa». La Vergine amorosissima ricevette con gioia quell’offerta, e si disse pronta a fare quanto da lei si richiedeva. Perciò aggiunse: « O Figlio mio diletto, accordami questa grazia quando andrò incontro nell’ora estrema, a questa tua degna Sposa: fa sì che tutte le grazie di cui mi hai ricolmata, diffondano su di essa una soavità divina più fragrante del balsamo, comunicandole le delizie della beatitudine eterna ».
Geltrude, rapita alla considerazione della divina bontà, disse al Signore: «O Dio infinitamente buono, poichè la tua tenerezza ha nobilitato i deboli sforzi del mio amore, quanto sono dolente di non averti offerto, con la stessa divozione, il supplemento destinato a coprire le mie trascuratezze nella recita dell’Ufficio e nella pratica del culto a Te dovuto!».
Le rispose amabilmente il dolce Gesù: « Non inquietarti, mia diletta; ho accettato tutte le tue opere in unione all’amore che ti ha dato la grazia di compierle, quando, da tutta l’eternità, esse erano già nobilitate e dolcemente preparate nel mio divin Cuore. Vi ho aggiunto la divozione e il fervore che i cuori degli uomini hanno sentito, sotto la mia dolce influenza; avendole così perfettamente santificate, le ho offerte a Dio Padre, come riparazione ed olocausto graditissimo. Pienamente soddisfatto, Egli si è chinato su te, con divina, paterna tenerezza».

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A Marienfried dove la Vergine apparve tre volte (Seconda Parte)

25 gennaio 2020

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Queste parole ancora una volta riflettono il linguaggio apocalittico, nello specifico le parole di Gesù laddove esorta i discepoli a guardarsi dal falso profetismo, uno dei segni degli ultimi tempi, cioè dagli inganni che il diavolo intenterà contro i fedeli per ingannare e sedurre i credenti e per condurli sulla via della menzogna, dell’orgoglio, della morte eterna. Terminato il colloquio, l’Angelo rivolge una preghiera alla Madonna, invocandola come “Mediatrice di tutte le grazie”. Quindi la Vergine benedice le due ragazze, per poi scomparire in una grande luce. La terza apparizione ha luogo il 25 giugno 1946. Questa volta anche il parroco accompagna Barbara e Anna presso la Cappellina di Marienfried. I tre hanno fin qui mantenuto un rigoroso silenzio sui fatti accaduti, per evitare sensazionalismi. Dopo poco che sono raccolti in preghiera, la Madonna si presenta nuovamente a Barbara e dice alla veggente: “Io sono la Grande Mediatrice delle grazie. Il Padre vuole che il mondo riconosca questo compito alla Sua Ancella. Gli uomini devono credere che Io, continuando ad essere la Sposa dello Spirito Santo, sono la fedele Mediatrice di tutte le grazie. Il mio Segno sta per apparire. Così vuole il Signore.Solo i miei figli diletti lo riconoscono, perché esso si manifesta in segreto, e perciò essi glorificano Dio.”

Il segno segreto di cui parla la Madonna è la perfetta conformazione a Lei che nel cuore di ogni consacrato a poco a poco si fa strada, liberando il cuore stesso dalle catene del peccato, dalla miseria, dalla debolezza. Conformarsi perfettamente a Maria, prima discepola di Cristo, per essere perfettamente conformati a Cristo stesso, come diceva il Montfort. Si tratta di un compito che continua nella storia: come la Madonna ha donato Gesù al mondo nell’orizzonte dell’esistenza terrena, così ora deve continuare a servire fedelmente il Signore, conducendoGli l’umanità. “Io non posso manifestare adesso la mia potenza nel vasto mondo. Ora devo ritirarmi assieme ai miei figli.Io compirò miracoli nel segreto delle anime, finché il numero delle vittime sarà completo. Dipende da voi abbreviare i giorni delle tenebre. Le vostre preghiere ed i vostri sacrifici distruggeranno l’immagine della Bestia. Allora Io mi potrò manifestare al mondo intero a gloria dell’Onnipotente.Scegliete il mio Segno, affinché presto il Dio Uno e Trino sia adorato ed onorato da tutti.”

A mano a mano che ci si addentra negli ultimi tempi, si scatena il combattimento finale contro il demonio. Questo combattimento, del quale sappiamo già l’esito, poiché Cristo ha vinto per sempre il demonio con la Sua Resurrezione, viene portato avanti anzitutto nel segreto, attraverso le anime che la Madonna sceglie imprimendo in esse il proprio segno, ovvero la conformazione al Suo Divin Figlio. Sarà una battaglia che richiederà grande disponibilità e spirito di sacrificio: i servi di Maria dovranno affidarLe la propria vita, le proprie intenzioni di preghiera, e disporsi a essere vittime riparatrici, ovvero a soffrire per tutte quelle anime che, altrimenti sarebbero perse.Pensiamo al richiamo fatto in tal senso a Fatima – “un grande numero di anime si perdono e vanno all’inferno perché non c’è nessuno che preghi per loro” – e pensiamo anche alla vita personale di Barbara, che ebbe la grazia di vivere questo dono di espiazione sulla propria pelle, offrendo preghiere e sofferenze per i peccatori e per le anime purganti.Tutto questo fa emergere il particolare carattere della chiamata che la Madonna rivolge ai suoi Figli: vuol da tutti noi una partecipazione attiva, affinché ognuno prenda parte alla battaglia contro il Male, alla scuola di Maria che, a pieno titolo, potremmo definire “corredentrice”, come veniva presentandosi nelle contemporanee apparizioni di Amsterdam. “Pregate e sacrificatevi a Dio per mezzo mio! Pregate sempre! Recitate il Rosario! Al Padre domandate tutto quanto vi occorre per mezzo del mio Cuore Immacolato! Egli concederà quanto chiedete, se questo sarà a Sua maggior gloria. Recitate quel Rosario, sì ricco di grazie, dell’Immacolata, come io ti ho insegnato.Con questo Rosario non chiedete beni materiali, ma chiedete grazie per ogni anima, per le vostre comunità, per i popoli, affinché tutti amino ed onorino il Divin Cuore. Continuate a onorare il sabato a me dedicato, come Io ho chiesto.E’ necessario che gli apostoli e i sacerdoti si consacrino particolarmente a Me, affinché i grandi sacrifici che l’Imperscrutabile vuole appunto da loro, venendo posti nelle mie mani, aumentino in santità e valore. Offritemi molti sacrifici! Fate che la vostra preghiera sia un sacrificio! Non siate egoisti! Oggi la cosa che solo vale è questa: offrire all’Eterno gloria e riparazione.”

La Madonna ribadisce chiaramente che la strada da percorrere è la strada della Croce, per portare gloria alla Trinità Santissima. Come noi dobbiamo spogliarci dall’egoismo, così pure dobbiamo notare che tutto quello che Maria compie lo fa – come già nell’Annunciazione – secondo lo spirito della piena disponibilità a servire solo e soltanto i piani di Dio: “Eccomi, sono la serva del Signore”. Prosegue la Madonna: “Se vi metterete completamente a mia disposizione, a tutto il resto provvederò Io.Io caricherò i miei figli diletti di croci, pesanti, profonde come il mare, perché Io li amo nel mio Figlio immolato. Vi prego: siate pronti a portare la croce, affinché venga presto la pace. Sceglietevi il mio Segno, perché presto sia onorato il Dio Uno e Trino. Io esigo che gli uomini eseguano presto i miei desideri, perché questa è la volontà del Padre Celeste, e perché questo è necessario oggi e sempre alla Sua maggior gloria e onore. Il Padre annuncia uno spaventoso castigo per coloro che non si vogliono sottomettere alla Sua volontà.” Ecco: “Siate pronti per la croce”. Se l’unico scopo della vita è rendere gloria a Dio e a Lui solo, e guadagnare la salvezza eterna affinché l’anima possa continuare a rendergli per sempre gloria, che altro importa all’uomo? Perché dunque lamentarsi per le prove e le difficoltà di ogni giorno? Non sono esse forse le croci delle quali Maria stessa ci carica per amore? E non ci tornano, nella mente e nel cuore, le parole di Gesù: “Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno, e mi segua”? Ogni giorno. Ecco il segreto della perfetta conformazione a Gesù per Maria: fare di ogni giorno l’occasione per accogliere e offrire le croci che il Signore ci dona, sapendo che sono strumenti necessari per la nostra (e altrui) salvezza. Tutto per mezzo tuo cara Madonna, tutto per amor tuo, caro Gesù!

Poi la Madonna incarica Barbara di far conoscere il suo messaggio al mondo, confidando che esso sarebbe stato accolto in particolare da quanti “hanno già potuto vedere i miei miracoli nascosti. Essi hanno riconosciuto che Io sono la “Madre ammirabile, e mi onorano con questo nome”.Quindi, Barbara, come richiestole dal parroco, chiede alla Vergine di dare un segno visibile, affinché gli uomini prestassero fede al Suo messaggio. La Madonna risponde: “Io darò i segni solo se gli uomini eseguiranno la mia volontà. Allora Io compirò dei miracoli molto più grandi di quanto non ne abbia mai fatto, e precisamente miracoli nelle anime. Io ho già dato spesso dei segni esteriori, e molte persone sono venute qui soltanto per questi segni esteriori. Ci troviamo di fronte a un tempo in cui tutti coloro che credono solo ai segni esteriori saranno ingannati. I segni saranno per loro solo un motivo di maggior responsabilità (…).Là dove gli uomini riconosceranno e seguiranno il mio messaggio, là Io farò i primi e più grandi miracoli, che saranno però visibili solo ai miei figli diletti, perché essi si compiranno solo nel nascondimento”. Ancora una volta la Madonna ribadisce chiaramente che i segni da attendersi sono quelli interiori.Questo per due ragioni: anzitutto perché su quelli esteriori si può essere ingannati, in quanto anche il demonio è capace di operare miracoli e di travestirsi di angelo di luce. E poi perché quelli interiori raggiungono le profondità dell’anima, dove il Maligno non arriva, e sono quelli più apprezzati, alla fine, perché la risoluzione momentanea dei problemi materiali lascia sempre spazio all’ansia e al dubbio: e se mi ricapita questa sventura, che cosa faccio? Ma se invece ottengo la pace del cuore, quella che solo Gesù, il Re della Pace, può dare, ecco che allora non ho più paura di nulla, né delle colpe passate, né della prova presente, né delle incertezze e delle sfide future.

Poi la Madonna invitò Barbara a pregare, dicendo: “E’ necessario che i miei figlioli lodino, glorifichino e ringrazino di più l’Eterno. Egli li ha creati proprio per questo, per la sua Gloria”. Alla fine di ogni Rosario, si devono recitare queste invocazioni: “Tu grande, Tu fedele Mediatrice di tutte le grazie!”. Si deve pregare molto per i peccatori. Per questo è necessario che molte anime si mettano a mia disposizione, in modo che Io possa dar loro l’incarico di pregare. Ci sono tante anime che stanno aspettando solo la preghiera dei miei figli.” Appena la Madonna ebbe finito di parlare, subito le si fa intorno una sterminata schiera di Angeli, con vesti lunghe e bianche, inginocchiati a terra e si inchinano profondamente. Gli angeli recitano quindi l’Inno alla Santissima Trinità che Barbara ripete e il parroco, lì vicino, riesce a stenografare, riportandolo nella versione che alla fine potremo pregare insieme, cari amici. Quindi Barbara prega il Santo Rosario, del quale la Madonna recita solo il Padre Nostro e il Gloria al Padre. Quando la schiera angelica comincia a pregare, la triplice corona che Maria, la “tre volte ammirabile”, porta sul capo diventa radiosa e illumina il cielo. Barbara stessa racconta: “Quando Ella diede la benedizione allargò le braccia come il sacerdote prima della consacrazione, ed io allora vidi uscire dalle sue mani soltanto raggi che passavano attraverso quelle figure e attraverso noi. I raggi venivano dall’alto alle sue mani. Per questo le figure e anche noi divenimmo tutti luminosi. Allo stesso modo i raggi uscivano dal suo corpo, attraversando tutto ciò che era lì attorno. Ella era diventata tutta trasparente e come immersa in uno splendore che non si può descrivere. Era così bella, pura e luminosa, da non poter trovare parole adatte per descriverLa. lo ero come accecata. Avevo dimenticato tutto ciò che era lì attorno. Non sapevo che una cosa: che Ella era la Madre del Salvatore. Improvvisamente, gli occhi incominciarono a farmi male per il chiarore. Io distolsi il mio sguardo, ed in quell’attimo Ella disparve con tutto quel chiarore e quella bellezza.”

E’ una immagine molto significativa, quella descritta da Barbara: i raggi che escono dal corpo della Madonna simboleggiano proprio che Ella è il tramite delle grazie divine, che per Sua intercessione l’uomo domanda al Cielo e che attraverso di Lei sono donate ai fedeli. In fondo, quando invochiamo Maria come “Porta del Cielo”, non stiamo proprio dicendo che è attraverso di Lei che si giunge al Cielo, al Paradiso, cioè alla vita eterna con Gesù?Si concludono così le apparizioni di Marienfried. Dopo averne esposto i contenuti, possiamo meglio capire le parole del vescovo di Fatima che riconosceva in Marienfried la sintesi della devozione mariana dei nostri tempi. Esse si legano infatti a Rue du Bac, Parigi, 1830, per il disvelamento del piano satanico che minaccia l’umanità; a La Salette, 1846, per l’ammonimento alla conversione per scampare il castigo che la giustizia divina sta per riversare sul mondo; a Lourdes, 1858, per la richiesta di fare penitenza e opere di espiazione in favore dei peccatori; a Fatima, 1917, per il preannuncio del trionfo del Cuore Immacolato di Maria e per la richiesta di pregare il Rosario; ad Amsterdam, 1945-1950, dove la “Signora di tutti i popoli” si presenta come Corredentrice, Mediatrice e Avvocata. Per il grande richiamo alla pace, non è possibile poi tacere il legame con i messaggi che oggi vengono dati al mondo dalla Regina della Pace. A Marienfried la Madonna utilizza un linguaggio apocalittico per mostrarci i “segni dei tempi”, come Cristo stesso ci ha detto: “Quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il tempo è vicino” (Marco 13, 29). E ci mette in guardia poiché il nemico, l’avversario, sta alla porta, ed egli cerca di trarre in inganno anche i figli diletti di Maria con segni e prodigi. Per questo dice: “Io voglio agire in segreto come la grande Mediatrice di grazie”. La Madonna vuole avvertirci, per evitare che noi ci facciamo trascinare e sedurre dai segni e prodigi dei falsi profeti. (Cfr. Marco 13, 22-23). Consapevoli dell’urgenza della conversione personale di ognuno di noi, cari amici, ci affidiamo alla preghiera, secondo l’insegnamento della Madonna stessa a Marienfried:

Consacrazione quotidiana a Maria

O Maria, tu sei la grande mediatrice delle grazie. Tu, concepita Immacolata: io ti consacro il mio cuore e tutto me stesso.
Io mi consacro a Gesù, il tuo Divin Figlio, che si è offerto al Padre come vittima di espiazione per noi. Voglia egli concedere, per la tua intercessione e per l’amore dello Spirito Santo, la vera pace al mondo.
Esaudisci la mia preghiera, tu che sei la Sposa dello Spirito Santo, la Madre del Figlio di Dio, tu che sei la Madre di tutti gli uomini. Amen.

Sabrina Farina, Le apparizioni di Marienfried. Un messaggio profetico, Shalom 2005

Fonte

Vangelo (Mt 4,12-23) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 26 Gennaio 2020) con commento comunitario

25 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,12-23)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Questo è il Vangelo del 26 Gennaio, quello del 25 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Amiamo il rosario, riflessioni e suggerimenti sulla preghiera e sull’altre vita, Don Renzo del Fante Apostolato Mariano Melegnano (MI)

24 gennaio 2020

PRIMO MISTERO DOLOROSO
La tua volontà!
Lasciato il Cenacolo dove aveva lavato i piedi agli Apostoli, mangiato l’Agnello pasquale e istituito la Santa Eucaristia, donando pure agli Apostoli il potere di rinnovare questo santo Mistero, Gesù uscì verso l’Orto degli Ulivi. Avevano pregato molto e si era fatto buio. Anche nell’anima di Gesù scendeva sempre più fitta la tenebra e la tristezza.
Scelse tra gli Apostoli i tre che riteneva i più affezionati, perché gli facessero compagnia. Dormirono invece, nonostante i richiami, mentre Gesù passò ore di sofferenze indescrivibili, tanto che sudò sangue. Giuda intanto stava già attuando il suo tradimento.
Nessun conforto né dal Cielo né dalla terra, di fronte alla sicura previsione di essere abbandonato da tutti, di venir tradito da un amico, di essere processato, torturato, condannato, ucciso su una croce. Gesù aveva pure l’impressione che tutto sarebbe rimasto inutile per molti, per troppi fra gli uomini che Lui avrebbe voluto salvare senza eccezioni…
«Padre, allontana da Me questo calice!… », implorò in quel tremendo momento.
La Madonna era certamente rimasta nel Cenacolo, ma il presentimento materno, illuminato anche da tanti accenni che Gesù aveva fatto sulla sua Passione, le faceva già vivere, spiritualmente vicina, la dolorosa agonia del Figlio.
E come Lei aveva accettato di divenire la Madre del Redentore dicendo «sia fatto di me secondo la tua parola», così il Figlio ripeterà le stesse parole della Mamma, in quella «notte delle tenebre» in cui il Sangue già cominciava a sprizzargli dalle vene: «Padre, sia fatta non la mia ma la tua volontà».
Quanta amarezza provò in cuore la Madonna quando l’apostolo Giovanni le raccontò poi del tradimento di Giuda.
Maria aveva sempre amato gli Apostoli, comprendendone i limiti, sopportandone i difetti, incoraggiando con la saggezza e tenerezza materna il molto bene che scopriva in loro. Ma Giuda, questo infelice Giuda, alla Madonna faceva paura.
Falso, lussurioso e quindi sempre bisognoso di denaro, in mezzo agli altri Discepoli sembrava un’aspide in un nido di uccelli. La Madonna soffriva e pregava: temeva per il suo Gesù. La vipera avrebbe dato quella notte l’ultimo morso, quello mortale, sotto la forma di un bacio traditore.

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A Marienfried dove la Vergine apparve tre volte ( Prima Parte)

24 gennaio 2020

La traccia mariana ci porta al santuario di Marienfried, situato nella parrocchia di Pfaffenhofen, piccolo borgo della Baviera. Le apparizioni della Vergine e i messaggi nel 1946 alla veggente, Barbara Ruess, dicono tutta la sua forza e l’urgenza alla conversione che da Mariefried si rivolge a tutto il mondo.

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La traccia mariana ci porta al santuario di Marienfried, situato nella parrocchia di Pfaffenhofen, piccolo borgo della Baviera, a 15 km di distanza dalla città tedesca di Neu-Ulm. Non possiamo limitarci a presentare il luogo sacro e la devozione che lo caratterizza, bensì partiremo dall’evento da cui tutto questo ha avuto origine, ovvero dall’iniziativa della Madonna che ha portato i fedeli a sviluppare la devozione che caratterizza il santuario di Marienfried. Si tratta dunque di partire dalle apparizioni della Vergine e dai messaggi da Ella consegnati nel 1946 alla veggente, Barbara Ruess, per cogliere in tutta la sua forza e urgenza l’appello alla conversione che da Mariefried si rivolge a tutto il mondo. Apparizioni che, a detta di mons. Venancio Pereira, vescovo di Fatima che visito il santuario tedesco nel 1975, costituiscono “la sintesi della devozione mariana del nostro tempo”. Già queste parole sono sufficienti a evidenziare un legame tra Fatima e Marienfried, secondo una chiave di lettura che permetterà di legare queste apparizioni al più ampio disegno mariano degli ultimi due secoli, da Rue du Bac ai nostri giorni.

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Udienza Generale del 22 Gennaio 2020 nell’Aula Paolo VI con Papa Francesco

24 gennaio 2020

Catechesi: Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. “Ci trattarono con gentilezza” (cfr At 28,2)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La catechesi di oggi è intonata alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il tema di quest’anno, che è quello dell’ospitalità, è stato sviluppato dalle comunità di Malta e Gozo, a partire dal passo degli Atti degli Apostoli che narra dell’ospitalità riservata dagli abitanti di Malta a San Paolo e ai suoi compagni di viaggio, naufragati insieme con lui. Proprio a questo episodio mi riferivo nella catechesi di due settimane fa.
Ripartiamo dunque dall’esperienza drammatica di quel naufragio. La nave su cui viaggia Paolo è in balia degli elementi. Da quattordici giorni sono in mare, alla deriva, e poiché né il sole né le stelle sono visibili, i viaggiatori si sentono disorientati, persi. Sotto di loro il mare s’infrange violento contro la nave ed essi temono che quella si spezzi sotto la forza delle onde. Dall’alto sono sferzati dal vento e dalla pioggia. La forza del mare e della tempesta è terribilmente potente e indifferente al destino dei naviganti: erano più di 260 persone!
Ma Paolo che sa che non è così, parla. La fede gli dice che la sua vita è nelle mani di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, e che ha chiamato lui, Paolo, per portare il Vangelo sino ai confini della terra. La sua fede gli dice anche che Dio, secondo quanto Gesù ha rivelato, è Padre amorevole. Perciò Paolo si rivolge ai compagni di viaggio e, ispirato dalla fede, annuncia loro che Dio non permetterà che un capello del loro capo vada perduto.
Questa profezia si avvera quando la nave si arena sulla costa di Malta e tutti i passeggeri raggiungono sani e salvi la terra ferma. E lì sperimentano qualcosa di nuovo. In contrasto con la brutale violenza del mare in tempesta, ricevono la testimonianza della “rara umanità” degli abitanti dell’isola. Questa gente, per loro straniera, si mostra attenta ai loro bisogni. Accendono un fuoco perché si riscaldino, offrono loro riparo dalla pioggia e del cibo. Anche se non hanno ancora ricevuto la Buona Novella di Cristo, manifestano l’amore di Dio in atti concreti di gentilezza. Infatti, l’ospitalità spontanea e i gesti premurosi comunicano qualcosa dell’amore di Dio. E l’ospitalità degli isolani maltesi è ripagata dai miracoli di guarigione che Dio opera attraverso Paolo sull’isola. Quindi, se la gente di Malta fu un segno della Provvidenza di Dio per l’Apostolo, anche lui fu testimone dell’amore misericordioso di Dio per loro.
Carissimi, l’ospitalità è importante; ed è pure un’importante virtù ecumenica. Anzitutto significa riconoscere che gli altri cristiani sono veramente nostri fratelli e nostre sorelle in Cristo. Siamo fratelli. Qualcuno ti dirà: “Ma quello è protestante, quello ortodosso …” Sì, ma siamo fratelli in Cristo. Non è un atto di generosità a senso unico, perché quando ospitiamo altri cristiani li accogliamo come un dono che ci viene fatto. Come i maltesi – bravi questi maltesi – siamo ripagati, perché riceviamo ciò che lo Spirito Santo ha seminato in questi nostri fratelli e sorelle, e questo diventa un dono anche per noi, perché anche lo Spirito Santo semina le sue grazie dappertutto. Accogliere cristiani di un’altra tradizione significa in primo luogo mostrare l’amore di Dio nei loro confronti, perché sono figli di Dio – fratelli nostri -, e inoltre significa accogliere ciò che Dio ha compiuto nella loro vita. L’ospitalità ecumenica richiede la disponibilità ad ascoltare gli altri, prestando attenzione alle loro storie personali di fede e alla storia della loro comunità, comunità di fede con un’altra tradizione diversa dalla nostra. L’ospitalità ecumenica comporta il desiderio di conoscere l’esperienza che altri cristiani fanno di Dio e l’attesa di ricevere i doni spirituali che ne derivano. E questa è una grazia, scoprire questo è una grazia. Io penso ai tempi passati, alla mia terra per esempio. Quando venivano alcuni missionari evangelici, un gruppetto di cattolici andava a bruciare le tende. Questo no: non è cristiano. Siamo fratelli, siamo tutti fratelli e dobbiamo fare l’ospitalità l’un l’altro.
Oggi, il mare sul quale fecero naufragio Paolo e i suoi compagni è ancora una volta un luogo pericoloso per la vita di altri naviganti. In tutto il mondo uomini e donne migranti affrontano viaggi rischiosi per sfuggire alla violenza, per sfuggire alla guerra, per sfuggire alla povertà. Come Paolo e i suoi compagni sperimentano l’indifferenza, l’ostilità del deserto, dei fiumi, dei mari… Tante volte non li lasciano sbarcare nei porti. Ma, purtroppo, a volte incontrano anche l’ostilità ben peggiore degli uomini. Sono sfruttati da trafficanti criminali: oggi! Sono trattati come numeri e come una minaccia da alcuni governanti: oggi! A volte l’inospitalità li rigetta come un’onda verso la povertà o i pericoli da cui sono fuggiti.
Noi, come cristiani, dobbiamo lavorare insieme per mostrare ai migranti l’amore di Dio rivelato da Gesù Cristo. Possiamo e dobbiamo testimoniare che non ci sono soltanto l’ostilità e l’indifferenza, ma che ogni persona è preziosa per Dio e amata da Lui. Le divisioni che ancora esistono tra di noi ci impediscono di essere pienamente il segno dell’amore di Dio. Lavorare insieme per vivere l’ospitalità ecumenica, in particolare verso coloro la cui vita è più vulnerabile, ci renderà tutti noi cristiani – protestanti, ortodossi, cattolici, tutti i cristiani – esseri umani migliori, discepoli migliori e un popolo cristiano più unito. Ci avvicinerà ulteriormente all’unità, che è la volontà di Dio per noi.

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Vangelo (Mc 16,15-18) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 25 Gennaio 2020) con commento comunitario

24 gennaio 2020

CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO – FESTA

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16,15-18)

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Questo è il Vangelo del 25 Gennaio, quello del 24 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mc 3,13-19) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 24 Gennaio 2020) con commento comunitario

23 gennaio 2020

S. FRANCESCO DI SALES, VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 3,13-19)

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici –  che chiamò apostoli – , perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

Questo è il Vangelo del 24 Gennaio, quello del 23 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mc 3,7-12) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 23 Gennaio 2020) con commento comunitario

22 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 3,7-12)

In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Questo è il Vangelo del 23 Gennaio, quello del 22 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mc 3,1-6) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 22 Gennaio 2020) con commento comunitario

21 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 3,1-6)

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Questo è il Vangelo del 22 Gennaio, quello del 21 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Amiamo il Rosario,riflessioni e suggerimenti sulla preghiera e sull’altra vita. Don Renzo del Fante Apostolato Mariano Melegnano (MI)

20 gennaio 2020

ED ORA, CORONA IN MANO!
Dopo tante belle riflessioni e suggerimenti, veniamo ora al pratico:
1. Si incomincia facendo il segno della croce e dicendo:
– O Dio, vieni a salvarmi. – Signore, vieni presto in mio aiuto.
2. Poi si dice il Gloria:
– Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. – Come era nel principio e ora e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
3. Poi una giaculatoria (non più di una!) ad esempio: – Lodato sempre sia – Il santissimo Nome di Gesù, di Giuseppe e di Maria!
oppure:
– Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’Inferno, porta in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua Misericordia!
4. Ora si enuncia il primo mistero (gaudioso, doloroso e glorioso) ad esempio, così:
– Nel primo mistero gaudioso si contempla l’Annunciazione dell’Angelo a Maria SS.
5. Alternandosi, se si è in molti, si dice la prima e la seconda parte del Padre nostro:
– Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra.
– Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri de¬bitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
6. Iniziando al centro della corona, dove solitamente c’è una medaglietta, si recita per dieci volte l’Ave Maria:
– Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. – Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.
7. Alla fine delle dieci Ave Maria si recita il Gloria, poi il secondo mistero, ecc.
8. Alla fine della corona (ritornati cioè alla medaglietta) è lodevole usanza fare una preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, anche per poter godere delle sante Indulgenze annesse al Rosario.
9. Si chiude con la Salve Regina:
– Salve, o Regina, Madre di Misericordia; vita, dolcezza e speranza nostra, salve! A te ricorriamo, esuli figli di Eva; a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, Avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi, e mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

Le Litanie della Madonna
Non fan parte del Rosario, ma è usanza quasi universale aggiungere, almeno all’ultima corona che si recita, il canto delle Litanie Lauretane.
Oltre alla formulazione tradizionale, che si può trovare nei libri di preghiera, ho trovato già in uso una litania semplice da comprendersi e ricca di contenuto. Può essere cantata con qualsiasi melodia delle Litanie.
Signore, abbi pietà, Gesù, abbi pietà, ascoltaci, Signore, ed esaudiscici!
Dio, Padre e Creatore, abbi pietà di noi, Dio, Figlio Redentore, abbi pietà di noi! Dio, Spirito di Amore, abbi pietà di noi, Santa Trinità, Unico Dio, abbi pietà di noi! Santa Maria, Madre di Dio,
Madre della Vita, prega per noi!
Madre di Gesù Cristo, Madre corredentrice, Madre della Chiesa, prega per noi!
Madre purissima, Madre degna di amore, Madre sempre Vergine, prega per noi! Madre della Misericordia, Madre del Buon Consiglio, Madre della Provvidenza, prega per noi! Vergine prudentissima, Vergine potente, Mediatrice di ogni grazia, prega per noi! Sposa ubbidientissima, Sposa fedele, Custode dei focolari, prega per noi! Fonte di vera gioia, modello di santità, Tempio dello Spirito Santo, prega per noi! Gloria di Israele, Maestra dei credenti, Signora di tutti i popoli, prega per noi! Sede della Sapienza, Stella del mattino, Porta del Paradiso, prega per noi! Salute degli infermi, rifugio dei peccatori, Conforto degli afflitti, prega per noi! Aiuto dei Cristiani, Vincitrice delle Tenebre, Sollievo del Purgatorio, prega per noi! Regina degli Angeli, Regina dei Patriarchi, Regina dei Profeti, prega per noi!
Regina degli Apostoli, Regina dei Martiri, Regina di tutti i Santi, prega per noi! Concezione Immacolata, Cuore dell’Universo, Regina assunta in Cielo, prega per noi! Regina dell’innocenza, Regina del Rosario, Regina della pace, prega per noi!
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, perdonaci, Signore;
Ascoltaci, o Signore e abbi pietà di noi!

La formula più semplice
Benché si sia liberi di enunciare i misteri come ciascuno crede meglio, propongo la forma più semplice e comune:
Misteri gaudiosi (lunedì e giovedì)
Nel primo mistero gaudioso si contempla:
1 ° L’annunciazione dell’Angelo a Maria SS.
2° La visita di Maria SS. a Santa Elisabetta.
3 ° La nascita di Gesù nella grotta di Betlemme.
4 ° La presentazione di Gesù Bambino al Tempio.
5 ° Il ritrovamento di Gesù fra i dottori del Tempio.
Misteri dolorosi (martedì e venerdì)
Nel primo mistero doloroso si contempla:
1 ° L’agonia di Gesù nell’orto degli Ulivi.
2 ° La flagellazione di Gesù, legato a una colonna.
3 ° Gesù incoronato di pungentissime spine.
4° Gesù che porta la croce sul monte Calvario.
5 ° Gesù che muore sulla croce.
Misteri gloriosi (mercoledì, sabato, domenica)
Nel primo mistero glorioso si contempla:
1 ° Gesù che risorge da morte.
2 ° Gesù che ascende in Cielo.
3 ° La discesa dello Spirito Santo sulla Madonna e gli Apostoli.
4° La Madonna assunta dagli Angeli in Paradiso.
5° La Madonna incoronata Regina del Cielo e della terra.
Riuscire a dir bene il Rosario è un nostro santo desiderio; ci si arriva però solo lentamente. Per nostra fortuna la Santissima Trinità e la Madonna stessa, che tanto ci raccomanda questa preghiera, terranno conto più dei nostri sforzi che dell’apparente bella riuscita.
Per aiutare a conoscere «i santi misteri» ho preso dall’opuscolo «Maria, Mamma bellissima» quelle pagine che riferiscono quei momenti della vita di Gesù e di Maria SS., richiamati nella recita del Rosario.
Un bel rosario può essere recitato in circa venti minuti, mezz’ora al massimo. Suggerisco perciò di leggere quelle contemplazioni prima o dopo il Rosario. Se avviene durante, che se ne legga una sola, per un allungare la recita oltre misura. Ogni sussidio o suggerimento per una recita devota del santo Rosario, sia accolto nella misura che rende più agile e feconda la preghiera, senza allungarla o complicarla inutilmente.

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Araldo del Divino Amore, libro V, Capitolo XXX

20 gennaio 2020

DOLCE RIPOSO
Più tardi il Signore apparve a Geltrude come Colui la cui bellezza sorpassa infinitamente la bellezza dei figli degli uomini. Pareva accoglierla con tenerezza fra le sue braccia e prepararle un nido di riposo sul lato destro presso il suo divin Cuore, sorgente di ogni beatitudine. Vi poneva, quasi letto di riposo, i crudeli dolori del suo santissimo Corpo, sofferti sulla Croce per la salvezza del mondo e l’anima doveva trovarvi la sua eterna salvezza. Poneva sotto il capo, a modo di guanciale, lo strazio provato sulla Croce a causa dell’inutilità della sua Passione, per un gran numero di anime. I candidissimi lenzuoli erano l’estrema desolazione a cui fu ridotto quando Egli, l’Amico più fedele, si vide abbandonato da tutti gli amici, arrestato crudelmente come un ladro, legato senza pietà, condotto a morte ed insultato, beffeggiato, oltraggiato dai suoi nemici. Il Signore la coperse infine di tutti i frutti della sua morte preziosa, perchè fosse santificata, secondo il disegno della divina bontà.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Partye Terza la vita in Cristo, Sezione Seconda i Dieci Comandamenti, Capitolo Primo:Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il cuore, tutta l’anima e tutte le forze.Articolo 3 il terzo comandamento

20 gennaio 2020

Articolo 3
IL TERZO COMANDAMENTO
Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro ( ⇒ Es 20,8-10 ) [Cf ⇒ Dt 5,12-15 ].
Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato ( ⇒ Mc 2,27-28 ).

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Angelus del 19 Gennaio 2020 a piazza San Pietro con Papa Francesco

20 gennaio 2020

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Questa seconda domenica del Tempo Ordinario si pone in continuità con l’Epifania e con la festa del Battesimo di Gesù. Il brano evangelico (cfr Gv 1,29-34) ci parla ancora della manifestazione di Gesù. Infatti, dopo essere stato battezzato nel fiume Giordano, Egli fu consacrato dallo Spirito Santo che si posò su di Lui e venne proclamato Figlio di Dio dalla voce del Padre celeste (cfr Mt 3,16-17 e par.). L’Evangelista Giovanni, a differenza degli altri tre, non descrive l’avvenimento, ma ci propone la testimonianza di Giovanni Battista. Egli è stato il primo testimone di Cristo. Dio lo aveva chiamato e lo aveva preparato per questo.
Il Battista non può trattenere l’impellente desiderio di rendere testimonianza a Gesù e dichiara: «Io ho visto e ho testimoniato» (v. 34). Giovanni ha visto qualcosa di sconvolgente, cioè il Figlio amato di Dio solidale con i peccatori; e lo Spirito Santo gli ha fatto comprendere la novità inaudita, un vero ribaltamento. Infatti, mentre in tutte le religioni è l’uomo che offre e sacrifica qualcosa a Dio, nell’evento Gesù è Dio che offre il proprio Figlio per la salvezza dell’umanità. Giovanni manifesta il suo stupore e il suo consenso a questa novità portata da Gesù, mediante un’espressione pregnante che noi ripetiamo ogni volta nella Messa: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!» (v. 29).
La testimonianza di Giovanni Battista ci invita a ripartire sempre di nuovo nel nostro cammino di fede: ripartire da Gesù Cristo, Agnello pieno di misericordia che il Padre ha dato per noi. Lasciarci nuovamente sorprendere dalla scelta di Dio di stare dalla nostra parte, di farsi solidale con noi peccatori, e di salvare il mondo dal male facendosene carico totalmente.
Impariamo da Giovanni Battista a non presumere di conoscere già Gesù, di sapere già tutto di Lui (cfr v. 31). Non è così. Fermiamoci sul Vangelo, magari anche contemplando un’icona di Cristo, un “Volto santo”. Contempliamo con gli occhi e più ancora col cuore; e lasciamoci istruire dallo Spirito Santo, che dentro ci dice: È Lui! È il Figlio di Dio fattosi agnello, immolato per amore. Lui, Lui solo ha portato, Lui solo ha sofferto, ha espiato il peccato di ognuno di noi, il peccato del mondo, e anche i miei peccati. Tutti. Li ha portati tutti su di sé e li ha tolti da noi, perché noi fossimo finalmente liberi, non più schiavi del male. Sì, ancora poveri peccatori siamo, ma non schiavi, no, non schiavi: figli, figli di Dio!
La Vergine Maria ci ottenga la forza di rendere testimonianza al suo Figlio Gesù; di annunciarlo con gioia con una vita liberata dal male e una parola piena di fede meravigliata e riconoscente.

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Vangelo (Mc 2,23-28) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 21 Gennaio 2020) con commento comunitario

20 gennaio 2020

S. AGNESE, MARTIRE – MEMORIA

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 2,23-28)

In quel tempo, di sabato Gesù passava tra i campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. I farisei gli dicevano: ” Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?”. Ed egli rispose loro: ” Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!”. E diceva loro: “Il sabato è stato fatto per l’uomo  e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato”.

Questo è il Vangelo del 21 Gennaio, quello del 20 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mc 2,18-22) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 20 Gennaio 2020) con commento comunitario

19 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 2,18-22)

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

Questo è il Vangelo del 20 Gennaio, quello del 19 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Il Foglio e il punto nero, di Monsignor Gianfranco Ravasi ,Avvenire 5/01/2011

18 gennaio 2020

Un maestro indù mostrò un giorno ai suoi discepoli un foglio di carta con un punto nero nel mezzo. «Che cosa vedete?», chiese. «Un punto nero!» risposero. «Nessuno di voi è stato capace di vedere il grande spazio bianco!», replicò il maestro.

È questa la legge che fa riempire di cronaca nera i giornali e le televisioni: un solo delitto ha più peso di mille atti di generosità e d’amore, secondo i parametri dell’informazione. Anche noi siamo pronti a cogliere la pagliuzza nell’occhio dell’altro e ignoriamo la luminosità sorridente di tanti sguardi. È normale elencare tutte le amarezze dell’esistenza e ignorare la quiete e le gioie che pure accompagnano la maggior parte dei nostri giorni. Il nostro pensiero si fissa con più facilità sui punti neri del cielo della storia che non sulle distese di azzurro e di luce. Certo, non si deve essere così ottimisti o ingenui da ignorare il male che pure costella le vicende umane, ma non è giusto considerare come marginali la meraviglia delle albe e dei tramonti, lo stupore del sorriso dei bambini, il fascino dell’intelligenza, il calore dell’amore. Il sì è più forte del no.

E in questa linea vorremmo aggiungere un’altra nota. Ce la offre Pirandello nel suo dramma Il piacere dell’onestà (1918) quando il protagonista dichiara: «È molto più facile essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere una volta tanto; galantuomini si dev’essere sempre».

Anche nel bene può, quindi, vigere la stessa legge: il punto più luminoso dell’eroismo attira tutta l’attenzione, facendo dimenticare che è ben più mirabile il tenue filo di luce che percorre tutte le giornate di un genitore dedicato alla sua famiglia, forse con un figlio disabile. C’è un eroismo quotidiano che non fa suonare le trombe davanti a sé, ma che ha in sé una grandezza ben più gloriosa.

Esodo, Capitolo 1

18 gennaio 2020

[1] Questi sono i nomi dei figli d’Israele entrati in Egitto con Giacobbe e arrivati ognuno con la sua famiglia:

[2] Ruben, Simeone, Levi e Giuda,

[3] Issacar, Zàbulon e Beniamino,

[4] Dan e Nèftali, Gad e Aser.

[5] Tutte le persone nate da Giacobbe erano settanta, Giuseppe si trovava già in Egitto.

[6] Giuseppe poi morì e così tutti i suoi fratelli e tutta quella generazione.

[7] I figli d’Israele prolificarono e crebbero, divennero numerosi e molto potenti e il paese ne fu ripieno.

[8] Allora sorse sull’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe.

[9] E disse al suo popolo: “Ecco che il popolo dei figli d’Israele è più numeroso e più forte di noi.

[10] Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese”.

[11] Allora vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati per opprimerli con i loro gravami, e così costruirono per il faraone le città-deposito, cioè Pitom e Ramses.

[12] Ma quanto più opprimevano il popolo, tanto più si moltiplicava e cresceva oltre misura; si cominciò a sentire come un incubo la presenza dei figli d’Israele.

[13] Per questo gli Egiziani fecero lavorare i figli d’Israele trattandoli duramente.

[14] Resero loro amara la vita costringendoli a fabbricare mattoni di argilla e con ogni sorta di lavoro nei campi: e a tutti questi lavori li obbligarono con durezza.

[15] Poi il re d’Egitto disse alle levatrici degli Ebrei, delle quali una si chiamava Sifra e l’altra Pua:

[16] “Quando assistete al parto delle donne ebree, osservate quando il neonato è ancora tra le due sponde del sedile per il parto: se è un maschio, lo farete morire; se è una femmina, potrà vivere”.

[17] Ma le levatrici temettero Dio: non fecero come aveva loro ordinato il re d’Egitto e lasciarono vivere i bambini.

[18] Il re d’Egitto chiamò le levatrici e disse loro: “Perché avete fatto questo e avete lasciato vivere i bambini?”.

[19] Le levatrici risposero al faraone: “Le donne ebree non sono come le egiziane: sono piene di vitalità: prima che arrivi presso di loro la levatrice, hanno già partorito!”.

[20] Dio beneficò le levatrici. Il popolo aumentò e divenne molto forte.

[21] E poiché le levatrici avevano temuto Dio, egli diede loro una numerosa famiglia.

[22] Allora il faraone diede quest’ordine a tutto il suo popolo: “Ogni figlio maschio che nascerà agli Ebrei, lo getterete nel Nilo, ma lascerete vivere ogni figlia”.

Spiegazione

Il libro dell’Esodo racconta la fondazione della chiesa e della nazione d’Israele. Abbiamo visto finora la religione vissuta nella vita domestica, ora invece vediamo i suoi effetti sui regni e sulle nazioni. Esodo significa “partenza”, infatti l’avvenimento principale di questo libro è la partenza d’Israele dall’Egitto e la liberazione dalla schiavitù egiziana. Esso ci riferisce, inoltre, l’adempimento di numerose promesse e profezie fatte ad Abramo riguardo alla sua discendenza e ci presenta lo stato della chiesa nel deserto di questo mondo fino al suo arrivo alla terra promessa, quale esempio del giorno del nostro riposo eterno.

Versi 1-7: Per più di 200 anni Abramo, Isacco e Giacobbe vissero liberi e il popolo ebreo aumentò lentamente di numero; solo circa settanta persone scesero in Egitto. Nello stesso numero di anni, sebbene sotto una schiavitù crudele in Egitto, essi diventarono una grande nazione. Questo aumento miracoloso adempì la promessa fatta ai padri. Sebbene gli adempimenti delle promesse di Dio siano talvolta lente, possiamo sempre essere sicuri che si compiranno.

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Udienza Generale del 15 Gennaio 2020 nell’Aula Paolo VI, Papa Francesco

18 gennaio 2020

Catechesi sugli Atti degli Apostoli: 20. «Paolo accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio…con tutta franchezza e senza impedimento» (At 28,30-31). La prigionia di Paolo a Roma e la fecondità dell’annuncio.
Cari fratelli e sorelle!
Concludiamo oggi la catechesi sugli Atti degli Apostoli, con l’ultima tappa missionaria di San Paolo: cioè Roma (cfr At 28,14).
Il viaggio di Paolo, che è stato un tutt’uno con quello del Vangelo, è la prova che le rotte degli uomini, se vissute nella fede, possono diventare spazio di transito della salvezza di Dio, attraverso la Parola della fede che è un fermento attivo nella storia, capace di trasformare le situazioni e di aprire vie sempre nuove.
Con l’arrivo di Paolo nel cuore dell’Impero termina il racconto degli Atti degli Apostoli, che non si chiude con il martirio di Paolo, ma con la semina abbondante della Parola. La fine del racconto di Luca, imperniato sul viaggio del Vangelo nel mondo, contiene e ricapitola tutto il dinamismo della Parola di Dio, Parola inarrestabile che vuole correre per comunicare salvezza a tutti.
A Roma, Paolo incontra anzitutto i suoi fratelli in Cristo, che lo accolgono e gli infondono coraggio (cfr At 28,15) e la cui calda ospitalità lascia pensare a quanto fosse atteso e desiderato il suo arrivo. Poi gli viene concesso di abitare per conto proprio sotto custodia militaris, cioè con un soldato che gli fa da guardia, era agli arresti domiciliari. Malgrado la sua condizione di prigioniero, Paolo può incontrare i notabili giudei per spiegare come mai sia stato costretto ad appellarsi a Cesare e per parlare loro del regno di Dio. Egli cerca di convincerli riguardo a Gesù, partendo dalle Scritture e mostrando la continuità tra la novità di Cristo e la «speranza d’Israele» (At 28,20). Paolo si riconosce profondamente ebreo e vede nel Vangelo che predica, cioè nell’annuncio di Cristo morto e risorto, il compimento delle promesse fatte al popolo eletto.
Dopo questo primo incontro informale che trova i Giudei ben disposti, ne segue uno più ufficiale durante il quale, per un’intera giornata, Paolo annuncia il regno di Dio e cerca di aprire i suoi interlocutori alla fede in Gesù, a partire «dalla legge di Mosè e dai Profeti» (At 28,23). Poiché non tutti sono convinti, egli denuncia l’indurimento di cuore del popolo di Dio, causa della sua condanna (cfr Is 6,9-10), e celebra con passione la salvezza delle nazioni che si mostrano invece sensibili a Dio e capaci di ascoltare la Parola del Vangelo della vita (cfr At 28,28).
A questo punto della narrazione, Luca conclude la sua opera mostrandoci non la morte di Paolo ma il dinamismo della sua predica, di una Parola che «non è incatenata» (2Tm 2,9) – Paolo non ha la libertà di muoversi ma è libero di parlare perché la Parola non è incatenata – è una Parola pronta a lasciarsi seminare a piene mani dall’Apostolo. Paolo lo fa «con tutta franchezza e senza impedimento» (At 28,31), in una casa dove accoglie quanti vogliono ricevere l’annuncio del regno di Dio e conoscere Cristo. Questa casa aperta a tutti i cuori in ricerca è immagine della Chiesa che, pur perseguitata, fraintesa e incatenata, mai si stanca di accogliere con cuore materno ogni uomo e ogni donna per annunciare loro l’amore del Padre che si è reso visibile in Gesù.
Cari fratelli e sorelle, al termine di questo itinerario, vissuto insieme seguendo la corsa del Vangelo nel mondo, lo Spirito ravvivi in ciascuno di noi la chiamata ad essere evangelizzatori coraggiosi e gioiosi. Renda capaci anche noi, come Paolo, di impregnare le nostre case di Vangelo e di renderle cenacoli di fraternità, dove accogliere il Cristo vivo, che «viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo» (cfr II Prefazio di Avvento).

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Terza la Vita in Cristo, Sezione Seconda i Dieci Comandamenti,Capitolo Primo:Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze.Articolo 2, il Secondo Comandamento

18 gennaio 2020

Articolo 2
IL SECONDO COMANDAMENTO
Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio ( ⇒ Es 20,7; ⇒ Dt 5,11 ). Fu detto agli antichi: “Non spergiurare”… Ma io vi dico: non giurate affatto ( ⇒ Mt 5,33-34 ).

I. Il nome del Signore è santo

2142 Il secondo comandamento prescrive di rispettare il nome del Signore. Come il primo comandamento, deriva dalla virtù della religione e regola in particolare il nostro uso della parola a proposito delle cose sante.

2143 Tra tutte le parole della Rivelazione ve ne è una, singolare, che è la rivelazione del nome di Dio, che egli svela a coloro che credono in lui; egli si rivela ad essi nel suo Mistero personale. Il dono del nome appartiene all’ordine della confidenza e dell’intimità. “Il nome del Signore è santo”. Per questo l’uomo non può abusarne. Lo deve custodire nella memoria in un silenzio di adorazione piena d’amore [Cf ⇒ Zc 2,17 ]. Non lo inserirà tra le sue parole, se non per benedirlo, lodarlo e glorificarlo [Cf ⇒ Sal 29,2; ⇒ Sal 96,2; ⇒ Sal 113,1-2 ].

2144 Il rispetto per il nome di Dio esprime quello dovuto al suo stesso Mistero e a tutta la realtà sacra da esso evocata. Il senso del sacro fa parte della virtù della religione:

Il sentimento di timore e il sentimento del sacro sono sentimenti cristiani o no? Nessuno può ragionevolmente dubitarne. Sono i sentimenti che palpiterebbero in noi, e con forte intensità, se avessimo la visione della Maestà di Dio. Sono i sentimenti che proveremmo se ci rendessimo conto della sua presenza. Nella misura in cui crediamo che Dio è presente, dobbiamo avvertirli. Se non li avvertiamo, è perché non percepiamo, non crediamo che egli è presente [John Henry Newman, Parochial and plain sermons, 5, 2, pp. 21-22].

2145 Il fedele deve testimoniare il nome del Signore, confessando la propria fede senza cedere alla paura [Cf ⇒ Mt 10,32; ⇒ 1Tm 6,12 ]. L’atto della predicazione e l’atto della catechesi devono essere compenetrati di adorazione e di rispetto per il nome del Signore nostro Gesù Cristo.

2146 Il secondo comandamento proibisce l’abuso del nome di Dio, cioè ogni uso sconveniente del nome di Dio, di Gesù Cristo, della Vergine Maria e di tutti i santi.

2147 Le promesse fatte ad altri nel nome di Dio impegnano l’onore, la fedeltà, la veracità e l’autorità divine. Esse devono essere mantenute, per giustizia. Essere infedeli a queste promesse equivale ad abusare del nome di Dio e, in qualche modo, a fare di Dio un bugiardo [Cf ⇒ 1Gv 1,10 ].

2148 La bestemmia si oppone direttamente al secondo comandamento. Consiste nel proferire contro Dio – interiormente o esteriormente – parole di odio, di rimprovero, di sfida, nel parlare male di Dio, nel mancare di rispetto verso di lui nei propositi, nell’abusare del nome di Dio. San Giacomo disapprova coloro “che bestemmiano il bel nome (di Gesù) che è stato invocato” sopra di loro ( ⇒ Gc 2,7 ). La proibizione della bestemmia si estende alle parole contro la Chiesa di Cristo, i santi, le cose sacre. E’ blasfemo anche ricorrere al nome di Dio per mascherare pratiche criminali, ridurre popoli in schiavitù, torturare o mettere a morte. L’abuso del nome di Dio per commettere un crimine provoca il rigetto della religione.
La bestemmia è contraria al rispetto dovuto a Dio e al suo santo nome. Per sua natura è un peccato grave [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1369].

2149 Le imprecazioni, in cui viene inserito il nome di Dio senza intenzione di bestemmia, sono una mancanza di rispetto verso il Signore. Il secondo comandamento proibisce anche l’ uso magico del nome divino.

Il nome di Dio è grande laddove lo si pronuncia con il rispetto dovuto alla sua grandezza e alla sua Maestà. Il nome di Dio è santo laddove lo si nomina con venerazione e con il timore di offenderlo [Sant’Agostino, De sermone Domini in monte, 2, 45, 19: PL 34, 1278].

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Vangelo (Gv 1,29-34) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 19 Gennaio 2020) con commento comunitario

18 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Questo è il Vangelo del 19 Gennaio, quello del 18 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Araldo del Divino Amore, libro V :Capitolo XXIX

17 gennaio 2020

FEDELI PROMESSE DI DIO E PRIVILEGI
Il Signore, come già si è detto, l’animava in vari modi a desiderare la morte. Poco tempo dopo ella fu colpita da una malattia di fegato, che venne dichiarata dai medici inguaribile. Geltrude ne ringraziò, con immenso giubilo, il Signore e gli disse: « O mio Gesù, benchè per me la felicità suprema sarebbe di abbandonare la prigione del corpo per unirmi a Te, pure, te lo dichiaro apertamente, se il voler tuo fosse contrario alle mie brame, vorrei restare quaggiù fino al giorno del giudizio, e vivervi per la tua gloria, in un’estrema miseria».
Le rispose il Salvatore: « La tua buona volontà ha davanti al mio sguardo lo stesso effetto, come se fosse stata eseguita a perfezione ». Dicendo quelle parole il Signore parve sentire tali delizie, e ciascuno dei sensi della sua Umanità deificata lasciò scorrere un nettare prezioso nel quale i Santi attingevano gloria, gioia, felicità. Le disse Gesù:
« Nel giorno in cui ti attrarrò a me, le montagne, cioè i Santi, stilleranno questa dolcezza, perché, per aumentare la tua beatitudine, i cieli spanderanno miele su tutta la terra. E le colline, cioè gli abitanti terreni, lasceranno scorrere latte e miele, dopo d’aver ricevuto, per i tuoi meriti, le consolazioni della grazia ».
Geltrude accolse con commossa riconoscenza una risposta così amabile. Per accrescere la sua gratitudine ella medìtò tutte le promesse del genere che lo Sposo divino le aveva fatto o direttamente, o per mezzo di altri, poi ringraziò Dio con acceso fervore.
La divina bontà le aveva promesso, nella sua illimitata ampiezza, che l’amore avrebbe consumato veramente tutte le sue forze. Difatti nessuna morte doveva rapirla, se non la nobile potenza dell’amore, che prevalse contro il Figlio di Dio, separando l’anima sua preziosa dal suo santissimo Corpo.
In seguito, per una deliberazione della SS. Trinità sempre adorabile, lo Spirito Santo aveva ricevuto la missione di compiere felicemente in Geltrude, in virtù delle sue divine operazioni, tutta ciò che doveva realizzarsi in essa, durante la malattia e all’ora della morte. Doveva cioè agire con lo stesso amore col quale aveva operato ineffabilmente l’Incarnazione, nel seno della Vergine.
L’amore si sarebbe fatto inoltre servitore dell’eletta di Dio, e tutte coloro che l’avrebbero curata nell’ultima malattia, sarebbero state largamente ricompensate dalla divina liberalità, perché l’amore divino verrebbe, a sua volta, a servirle nelle stesse circostanze.
Sul punto di spirare Dio avrebbe accordato a Geltrude tutte quelle grazie che a una creatura è dato ricevere in quell’ora suprema. Una grande moltitudine di peccatori farebbe vera penitenza, per un effetto della gratuita bontà di Dio, e coloro che avrebbero dovuto un giorno pervenire alla grazia, sarebbero stati allora preparati, in una certa misura. Di più molte anime purganti sarebbero liberate, e per accrescere la gloria e i meriti di Geltrude, entrerebbero con essa nel regno celeste, come famiglia della sposa.
La Verità divina, le aveva fatto ancora altre promesse chiunque pregherebbe per lei, avrebbe sentito personalmente l’effetto della sua supplica. Lodando poi e ringraziando Dio dei doni a lei fatti, si sarebbero ottenuti i medesimi favori, se non subito, almeno a tempo opportuno. E se dopo tali lodi e ringraziamenti, si fosse domandata una grazia in nome dell’amore col quale Dio l’aveva scelta da tutta l’eternità, l’aveva dolcemente attirata a sè, se l’era intimamente unita, aveva gustato in essa le più pure delizie, per consumarla infine felicemente nel divino amore, si sarebbe stati infallibilmente esauditi, purché si domandassero cose vantaggiose per la salvezza eterna.
Infine il Signore aveva giurato, nella verità della sua Passione e sotto il sigillo della sua preziosissima morte, di ricompensare chiunque pregherebbe caritatevolmente per lei negli ultimi istanti, o dopo la sua morte, per ottenere tutte le protezioni e i soccorsi che si possono desiderare per se stessi in quella circostanza, con l’intenzione di raccomandare al Signore, insieme a Geltrude, anche coloro per i quali Dio desidera di essere pregato.
E’ bene, prima d’incominciare la preghiera, offrirla al Signore in unione dell’amore che l’ha fatto discendere dai cielo in terra, per compiere l’opera della Redenzione. Dopo le preghiera bisogna rinnovare quest’offerta, in unione all’amore col quale il Signore sofferse crudele morte che presentò al Padre con tutto il frutto della sua santa Umanità nel giorno dell’Ascensione. In tal modo si riceverà all’ora della morte tutto quello che sarà stato fatto nel mondo per l’eletta del Signore, e si godrà come se si fosse soli a domandare questi favori, con grande divozione.

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Maria a Medjugorje, i messaggi del 25 Dicembre 2019 a Mirjana e Jakov, e il messaggio del 2 Gennaio 2020

17 gennaio 2020

“Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

 Messaggio di Medjugorje, 25 dicembre 2019
“Cari figli! Vi porto mio Figlio Gesù perché vi benedica e vi riveli il Suo amore che viene dai cieli. Il vostro cuore brama la pace che diminuisce sempre più sulla terra. Per questo gli uomini sono lontani da Dio, le anime sono ammalate e vanno verso la morte spirituale. Sono con voi, figlioli, per guidarvi su questo cammino di salvezza al quale Dio vi chiama. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. ”

Messaggio di Medjugorje, 2 gennaio 2020 – Apparizione a Mirjana

“Cari figli, so di essere presente nelle vostre vite e nei vostri cuori. Sento il vostro amore, odo le vostre preghiere e le rivolgo a mio Figlio. Però, figli miei, io voglio essere, mediante un amore materno, nella vita di tutti i miei figli. Voglio radunare attorno a me tutti i miei figli, sotto il mio manto materno. Perciò invito voi e vi chiamo apostoli del mio amore, perché mi aiutiate. Figli miei, mio Figlio ha pronunciato le parole: “Padre nostro”, Padre nostro che sei ovunque e nei nostri cuori, perché vuole insegnarvi a pregare con le parole e i sentimenti. Vuole che siate sempre migliori, che viviate l’amore misericordioso che è preghiera e sacrificio illimitato per gli altri. Figli miei, date a mio Figlio l’amore per il prossimo; date al vostro prossimo parole di consolazione, di compassione e atti di giustizia. Tutto ciò che donate agli altri, apostoli del mio amore, mio Figlio lo accoglie come un dono. E io sono con voi perché mio Figlio vuole che il mio amore, come un raggio di luce, rianimi le vostre anime, che vi aiuti nella ricerca della pace e della felicità eterna. Perciò, figli miei, amatevi gli uni gli altri, siate uniti mediante mio Figlio, siate figli di Dio che tutti insieme con cuore colmo, aperto e puro, dicono il Padre nostro e non abbiate paura! Vi ringrazio. ”

Messaggio di Medjugorje, 25 dicembre 2019 – Apparizione annuale a Jakov Colo
Nell’ultima apparizione quotidiana del 12 Settembre 1998 la Madonna ha detto a Jakov Colo che avrebbe avuto l’apparizione una volta all’anno, il 25 Dicembre, a Natale. Così è avvenuto anche quest’anno. La Madonna e venuta con il Bambino Gesu tra le braccia. L’apparizione è iniziata alle 14 e 25 ed è durata 9 minuti. La Madonna è venuta con il piccolo Gesù fra le braccia. La Madonna attraverso Jacov ha trasmesso il seguente messaggio:
“Cari figli, oggi in questo giorno di grazia, in modo particolare vi invito ad aprire i vostri cuori e pregate Gesù affinché fortifichi la vostra fede. Figli, attraverso la preghiera col cuore, la fede e le opere comprenderete che cosa significhi vivere una sincera vita cristiana. Spesse volte, figli, le vostre vite ed i vostri cuori sono presi da tenebra, dolore e croci. Non vacillate nella fede e non domandatevi il perché pensando che siete soli e abbandonati ma aprite i vostri cuori, pregate e credete fermamente e allora il vostro cuore sentirà la vicinanza di Dio, e che Dio non vi abbandona mai e che è al vostro fianco in ogni momento. Attraverso la preghiera e la fede, Dio risponderà ad ogni vostro perché e trasformerà ogni vostro dolore, tenebra e croce in luce. Vi ringrazio. ”

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Vangelo (Mc 2,13-17) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 18 Gennaio 2020) con commento comunitario

17 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 2,13-17)

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Questo è il Vangelo del 18 Gennaio, quello del 17 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Amiamo il Rosario, riflessioni e suggerimenti sulla preghiera e sull’altra vita .Don Renzo del Fante, Apostolato Mariano Melegnano (MI)

16 gennaio 2020

NON LO DIGERISCE
Non c’è prete che abbia veramente cura delle anime, che non sappia quanto il Rosario sia odiato da Satana e da tutto il regno infernale.
L’inimicizia insanabile, fatta di rancore e di paura, Satana la porta contro Maria in persona, la Donna immacolata superiore a lui, anche quando egli era il bellissimo Lucifero del Paradiso.
Egli ricorda meglio di noi che dalla libera adesione alla volontà di Dio da parte di Maria è venuta la Salvezza: Gesù il Figlio di Dio.
Conosce meglio dei teologi il ruolo universale di Maria Intermediaria fra Gesù e noi, e fra noi stessi, che la sua Regalità e Maternità corredentrice le rendono possibile, anzi doveroso.
Questo odio si concretizza contro la preghiera del Rosario, contro un pregare che non sollecita l’orgoglio, anzi ci fa tornare bambini, accanto alla Madre, di fronte a Dio.
Conosco per esperienza di esorcista il materializzarsi di questa rabbia di Satana, di questo suo terrore panico anche di fronte alla corona benedetta. Le persone da lui tormentate cercano di spezzare le corone messe loro al collo o di gettarle lontano. Costrette a ricollocarle in luogo di onore, dimostrano un orrore e una riluttanza come se dovessero raccogliere da terra un serpente velenoso.
Ciò impressiona maggiormente quando uno sa che le stesse persone, nei momenti di libertà spirituale, sanno recitare e con devozione il santo Rosario…

Con questo segno vincerai!
Se la Madonna in persona e il Santo Padre ci raccomandano tanto il Rosario, dei motivi ci devono pur essere e Satana, con il suo rancore, al riguardo mostra di esserne al corrente.
Nell’agosto 1945, dopo i bombardamenti sul Giappone, ricordo di aver scritto questa frase: «Le atomiche spezzano il mondo, i Rosari lo riuniranno!».
E così sarà. Satana non è onnipotente, anzi è il vinto che avrà il capo schiacciato dal calcagno della «Donna vestita di sole», l’umile e grande Maria. Si sbagliano coloro che sperano che sia lui, il Ribelle, il vincitore definitivo di questa battaglia cosmica.

LE MALE LINGUE
Anche sul Rosario si sono scatenate valanghe di ironie, perplessità e obiezioni da parte persino di persone il cui compito è di aiutare e non di scoraggiare la povera gente nella ricerca di un dialogo con Dio, nel modo meno artificioso possibile.

Non è preghiera liturgica
Una prima osservazione contro il Rosario muove dal fatto che non è una preghiera «liturgica». Su questo argomento già abbiamo detto; spero che Giovanni XXIII, che ha descritto il Rosario come preghiera «quasi liturgica», riesca a ottenere in Cielo che presto in terra si cancelli quel timido «quasi».
Ma poi chi ha detto che le preghiere debbano essere tutti ufficiali? Il sacerdote ed il levita di Gerusalemme avevano forse la voce roca dal gran cantare nel Tempio; il samaritano credo proprio che di questi riti ne fosse piuttosto digiuno. Ma chi ci è additato come modello? Chi ascolta nella coscienza la voce di Dio e la traduce in pratica nella carità concreta.
Proclamo senza esitazione la superiorità, in se stessa, della preghiera liturgica; nego però che la si possa contrapporre a quella che da soli, o in grosse assemblee, si eleva a Dio e alla santissima Vergine. Talvolta si prega «non liturgicamente» sotto la guida dei nostri sacerdoti, dei vescovi, persino del Papa.
Quel che è avvenuto la vigilia dell’Anno Mariano, con quell’indimenticabile Rosario di dimensione mondiale, ha commosso il Paradiso. Ed è quello che conta!

È ripetitiva
La seconda obiezione punta sulla asserita monotonia del Rosario. E perché nella nostra vita, ad esempio sul piano fisiologico, ci sono delle ripetizioni continue? Guai a noi se non ci fossero; pensiamo al battito ritmico del cuore, al respiro cadenzato dei polmoni.
Anche le nostre abitudini di ogni giorno di lavarci le mani e il viso, di spazzolarci i denti ecc., non perdono di importanza per il fatto di essere ripetitive. Nell’eseguire il nostro lavoro, dopo alcuni mesi ci accorgiamo che sono sempre le stesse cose, gli stessi piccoli o grossi problemi.
La virtù sta nel saper reagire risolutamente: c’è chi si lascia ammazzare dalla noia, e chi sa ricominciare ogni giorno con voluto entusiasmo.
A chi esige per la sua preghiera (quasi fosse lui a fare un piacere a Dio), un menù ogni giorno diverso, faccio notare che le persone sagge non escludono mai l’acqua tra le bevande, né il pane tra gli altri alimenti.
Senza forzare i paragoni, mi pare che Gesù ci voglia nutrire, meglio se ogni giorno, con il Pane vivo che è Lui stesso, e pare che la Madonna, da Mamma saggia e semplice, voglia dissetare i suoi figli con l’acqua limpidissima del suo amore. Non per caso lungo i secoli centinaia di sue apparizioni sono accompagnate dallo sgorgare dell’acqua miracolosa.
Per attingere ristoro da questo Cuore materno, quale mezzo più dolce ed efficace se non quello di prendere in mano con fede la corona del Rosario? E non pensiamo alla consolazione che diamo al suo Cuore Addolorato, pregandola così?
Ma tutte queste Ave Maria a decine e tutte uguali – si lamentano alcuni – non sono un po’ troppe? Proviamo a salire le rampe di una lunga scala: tutti i gradini sono fra loro identici ma nessuno ne fa caso, anzi si protesterebbe se fossero fra loro diversi. Chi sale ai vari piani del palazzo sa benissimo che i gradini sono uguali ma che ciascuno è pure diverso perché lo porta sempre più in alto.
Così chi dice con amore il Rosario, cresce nella grazia di Dio e, di Ave Maria in Ave Maria, si avvicina sempre più a Lui e alla Vergine santissima. Non cambia la formula della preghiera, ma migliora il soggetto che prega.
La monotonia che dobbiamo abborrire è quella dello spirito «freddo. Ha sapore di morte tutto quanto si compie senza impegno, senza ideale che entusiasmi, senza una scintilla di amore.
La mamma che bacia il suo bambino infinite volte e lo imbocca, cucchiaino dopo cucchiaino, non si pone problemi di monotonia. Il fidanzato o sposo veramente innamorato della persona a lui più cara, non conta le volte che ripete che le vuole bene, e chi l’ascolta sente la parola nuova e dolcissima, come fosse la prima volta.
È solo al Signore e alla Madonna che dovremmo rivolgerci in maniera studiata a tavolino, cambiando ogni volta le formule, secondo il moltiplicarsi dei sussidi ascetici e pastorali?

Padre Bozzetti
Tra le infinite poesie dedicate alla Madonna, ho scelto per voi quella di un solido filosofo, Superiore generale dei Rosminiani, Padre Giuseppe Bozzetti. Mi onorò della sua amicizia, in Milano e a Roma a San Giovanni di Porta Latina. Mi sentivo come un topolino di fronte a un gigante.
Rosario
Cara mi sei, mia umile coroncina. Non sempre fu così. Ero come tanti che ti trovan noiosa, e dicono: che gusto ripetere e ripetere la medesima cosa?
Col passare degli anni quanto mai s’impara! che la miseria degli uomini è tanta e non fa che ripetersi la medesima a ogni ora.
E lascerem d’invocare a ogni ora il lavacro e il perdono che intorno al dolce e puro e benedetto Nome si spande?
Guarda il continuo tornare dei ciechi uomini al fango! Deh, riattingere al fonte e versar senza posa le limpide acque: Ave Maria, ave Maria, ave Maria, ave Maria…

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Vangelo (Mc 2,1-12) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 17 Gennaio 2020) con commento comunitario

16 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 2,1-12)

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Questo è il Vangelo del 17 Gennaio, quello del 16 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mc 1,40-45) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 16 Gennaio 2020) con commento comunitario

15 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Questo è il Vangelo del 16 Gennaio, quello del 15 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mc 1,29-39) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 15 Gennaio 2020) con commento comunitario

14 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Questo è il Vangelo del 15 Gennaio, quello del 14 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mc 1,21b-28) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 14 Gennaio 2020) con commento comunitario

13 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,21b-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Questo è il Vangelo del 14 Gennaio, quello del 13 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mc 1,14-20) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 13 Gennaio 2020) con commento comunitario

12 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Questo è il Vangelo del 13 Gennaio, quello del 12 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 3,13-17) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 12 Gennaio 2020) con commento comunitario

11 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3,13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.

Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Questo è il Vangelo del 12 Gennaio, quello dell’11 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Lc 5,12-16) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 11 Gennaio 2020) con commento comunitario

10 gennaio 2020

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,12-16)

Un giorno, mentre Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».

Gesù tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato!». E immediatamente la lebbra scomparve da lui. Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va’ invece a mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro».

Di lui si parlava sempre di più, e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare.

Questo è il Vangelo dell’11 Gennaio, quello del 10 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto