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Liturgia della Parola: Domenica, Terza Settimana del Tempo Ordinario( Anno B)

20 gennaio 2018

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde

Risultato immagine per annuncio del regno di Dio

Nel Vangelo di Marco è la prima predica di Gesù.
È brevissima, ma offre una sintesi felicissima dei temi fondamentali di tutta la sua predicazione: il compimento del tempo, il regno di Dio, la conversione, la fede al vangelo. Poi vi è la chiamata dei primi discepoli: è il paradigma concreto di ogni sequela.
Ci sono due indicativi teologici che sono la ragione dei due successivi imperativi antropologici: è suonata l’ora messianica, l’attesa è finita poiché il regno di Dio si è fatto vicino, è ormai presente nella storia, perciò non è più possibile rimandare la decisione, occorre convertirsi, cambiare cioè la testa e la direzione del cammino passando a credere al vangelo.
Conversione e fede non sono due azioni che si succedono, ma due momenti del medesimo movimento: quello negativo del distacco, quello positivo di fondare la vita sul vangelo, cioè credere, mettendosi a seguire Gesù, appunto come Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni.
Vangelo è il termine greco che significa lieta notizia nuova, e una bella notizia evidentemente porta gioia. Il regno di Dio è l’espressione riassuntiva di tutta la gioia. Gesù è questo regno arrivato: la gioia è qui a portata di mano. Chi decide di seguire Gesù è sicuro di arrivarci anche lui.

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Preghiera del giorno: Supplica alla Madonna del Miracolo ( da recitarsi il 20 Gennaio alle ore 12:00)

20 gennaio 2018

 

O Vergine Santissima del Miracolo, Madre e Regina di misericordia, prostrati dinanzi alla tua immagine, noi ci affidiamo totalmente alla tua amorosa e potente tutela. Conserva viva e pura in noi quella luce che il tuo Figlio divino fece risplendere sopra la terra; quella luce che è la sorgente della vita morale, la luce della fede. Tu, che ti degnasti miracolosamente apparire, per illuminare con questa luce di fede lo spirito dell’ebreo Ratisbonne, rinnova questo prodigio per tanti infelici nostri fratelli che vivono nella miscredenza o nell’indifferenza. Illuminaci, o Maria, coi tuoi splendori; che ci rendano credibili i giudizi divini e ci facciano vivere costantemente da figli della luce.

Ave Maria

O Santa Madre di Dio, le tue mani benedette, che versarono tanta copia di grazie nell’animo fortunato dell’ebreo, sono pure il tramite prezioso per il quale si diffonde su di noi la grazia, che ridesta nei nostri cuori, inariditi dalla colpa, la speranza della visione divina. A te, dunque, noi ricorriamo in tutte le necessità: da te ci aspettiamo di ottenere dal Signore il perdono di tutte le nostre colpe, l ‘aiuto necessario a sorreggere le nostre debolezze, per non ritornare più sulle vie del peccato. Per tua intercessione, o Madre divina, si mutò il cuore indurito del Ratisbonne; rinnova anche il nostro, e fà che non abbia altri palpiti, che per la virtù, altre aspirazioni che per il cielo!

Ave Maria

O Madre di amore e Regina amabilissima, fosti tu che ottenesti i raggi della grazia alla mente del Ratisbonne, ed accendesti nel suo animo smarrito nella colpa, la fiamma di quell’amore celeste, che tanto lo elevò e lo nobilitò: tu pure purifica e infiamma di amore celeste i nostri cuori. Sì, o Maria, l’amore tuo e del tuo Figlio splenda sempre nei nostri costumi, suoni sulle nostre labbra, e ci renda degni del tuo sguardo e del tuo sorriso materno. Questo amore, o Benedetta, ci affratelli tutti in Gesù Cristo, unifichi le nostre menti e i nostri cuori, ci renda tutti fecondamente operosi per l’eterna salvezza, ci conduca a godere con te le gioie del Paradiso.

Ave Maria

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Meditazione del giorno. Mese di Gennaio, 20/01/18: Le sembianze di Gesù

20 gennaio 2018

1. Faceva progressi innanzi agli uomini. Invece di sbalordire il mondo con splendidi prodigi, volle crescere a poco a poco, come la luce dell’aurora, e nei suoi buoni esempi gli uomini videro la virtù in continuo accrescimento. Fate il bene, dice san Gregorio, anche in pubblico, per incitare gli altri ad imitarvi ed a glorificare in voi il Signore; ma il mondo vede purtroppo i nostri mali, impazienze, collere, ingiustizie, e forse mai la nostra virtù… Non è il tuo caso?

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GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

19 gennaio 2018

PARTE PRIMA

Natura e stato dell’Infanzia Spirituale

CAPITOLO OTTAVO

Dolcezza e mansuetudine

Quinta qualità d’Infanzia Spirituale

La dolcezza è virtù propria dell’Infanzia Spirituale, perché è una qualità dell’infanzia naturale; questa infatti è di un umore così facile e dolce come il latte e il miele di cui si nutre.
La dolcezza o mansuetudine non è altro che una santa disposizione dell’anima piena di carità, per la quale, essendo lieta dentro di sé, dalla sua purezza interiore fa ridondare dei segni di gioia sull’esterno del suo volto, e così si rende gradevolissima a coloro coi quali conversa; così fa buon viso ad ogni sorta di persone, tutto sopporta e non si irrita di niente. La dolcezza è simile ad un fanciullo, che in mezzo ad una compagnia, tutti vogliono baciare, tanto è amabile. Ne consegue che questa virtù è propria soltanto di coloro i quali son ben padroni di sé, tengono nelle loro mani, come dice il profeta, la loro anima ed il loro cuore (Ps., 115, 109), ed hanno soffocato in sé ogni movimento di malumore e di collera.

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Liturgia della Parola: Sabato, Seconda Settimana del Tempo Ordinario (Anno B)

19 gennaio 2018

PRIMA LETTURA

2 Sam 1,1-4.11-12.17.19.23-27

Perché son caduti gli eroi in mezzo alla battaglia?

Dal secondo libro di Samuèle

In quei giorni, Davide tornò dalla strage degli Amaleciti e rimase a Siklag due giorni. Al terzo giorno ecco arrivare un uomo dal campo di Saul con la veste stracciata e col capo cosparso di polvere. Appena giunto presso Davide, cadde a terra e si prostrò. Davide gli chiese: «Da dove vieni?». Rispose: «Sono fuggito dal campo d’Israele». Davide gli domandò: «Come sono andate le cose? Su, dammi notizie!». Rispose: «È successo che il popolo è fuggito nel corso della battaglia, molti del popolo sono caduti e sono morti; anche Saul e suo figlio Giònata sono morti».
Davide afferrò le sue vesti e le stracciò; così fecero tutti gli uomini che erano con lui. Essi alzarono lamenti, piansero e digiunarono fino a sera per Saul e Giònata, suo figlio, per il popolo del Signore e per la casa d’Israele, perché erano caduti di spada.
Allora Davide intonò questo lamento su Saul e suo figlio Giònata:
«Il tuo vanto, Israele,
sulle tue alture giace trafitto!
Come sono caduti gli eroi?
O Saul e Giònata, amabili e gentili,
né in vita né in morte furono divisi;
erano più veloci delle aquile,
più forti dei leoni.
Figlie d’Israele, piangete su Saul,
che con delizia vi rivestiva di porpora,
che appendeva gioielli d’oro sulle vostre vesti.
Come son caduti gli eroi
in mezzo alla battaglia?
Giònata, sulle tue alture trafitto!
Una grande pena ho per te,
fratello mio, Giònata!
Tu mi eri molto caro;
la tua amicizia era per me preziosa,
più che amore di donna.
Come sono caduti gli eroi,
sono perite le armi?».

Parola di Dio

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Meditazione del giorno: Mese di Gennaio, Venerdi 19/01/18 : Progressi di Gesù

19 gennaio 2018

 


1. Gesù progrediva innanzi a Dio (Luc. 11. 52). La vita del vero cristiano deve essere un progresso continuo nel bene per piacere a Dio; l’imperfetto deve correggere i difetti e mortificare le passioni; il tiepido deve infervorarsi; il giusto deve progredire nella virtù sempre più; il santo guardare sempre più in alto e mai dire basta; chi rallenta la corsa, già retrocede. I tuoi anni segnano progressi o regressi nella virtù?

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GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

18 gennaio 2018

PARTE PRIMA

Natura e stato dell’Infanzia Spirituale

CAPITOLO SETTIMO

Purità

Quarta qualità d’Infanzia Spirituale

La virtù della purità è propria anch’essa dell’infanzia, donde avviene che i fanciulli chiamansi pueri, quasi come puri.
La puerilità viene dalla purità; anzi la purità interiore dell’anima è significata dalle purità della carne dei piccoli fanciulli, la quale di solito è bianca e netta, perché non è ancora alterata e contaminata da nessun corpo estraneo e non ha ancora altro alimento fuorché il latte. Perciò nella S. Scrittura quando si parla della guarigione di Naaman il lebbroso, si dice: «La sua carne tornò come la carne di un piccolo fanciullo ed ei fu mondato» (4 Reg., 5, 14).
Chi adunque vuole arrivare al beatissimo stato dell’Infanzia Cristiana, si acquisti la purità, la quale non è altro che una santa disposizione, per cui l’anima respinge ben lontano da sé tutto ciò che potrebbe contaminarla;poi abbia tanta cura di conservare il suo candore, come l’ermellino di conservare la sua bianchezza, e prendere come divisa questo motto: Malo mori quam foedari. Piuttosto la morte che l’infamia!

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Meditazione del giorno. Mese di Gennaio, Giovedi 18/01/18: Vita nascosta di Gesù

18 gennaio 2018

1. La vita interiore di Gesù. Il mondo guarda alle apparenze; Iddio all’intimo del cuore (I Reg. 16, 7); ed il cuore ha una vita propria, ignota allo sguardo del mondo, con cui cerca di unirsi a Dio, di pensare quanto più può a Lui, di operare secondo le Sue ispirazioni e i suoi voleri, di vivere tutto per Lui, staccandosi ogni giorno di più dalla terra. La conosci, la pratichi tu questa vita?

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Liturgia della Parola: Venerdi , Seconda Settimana del Tempo Ordinario( Anno B)

18 gennaio 2018

PRIMA LETTURA

1 Sam 24, 3-21

Non stenderò la mano su di lui, perché egli è il consacrato del Signore.

Dal primo libro di Samuele

In quei giorni, Saul scelse tremila uomini valorosi in tutto Israele e partì alla ricerca di Davide e dei suoi uomini di fronte alle Rocce dei Caprioli. Arrivò ai recinti delle greggi lungo la strada, ove c’era una caverna. Saul vi entrò per coprire i suoi piedi, mentre Davide e i suoi uomini se ne stavano in fondo alla caverna.
Gli uomini di Davide gli dissero: «Ecco il giorno in cui il Signore ti dice: “Vedi, pongo nelle tue mani il tuo nemico: trattalo come vuoi”». Davide si alzò e tagliò un lembo del mantello di Saul, senza farsene accorgere. Ma ecco, dopo aver fatto questo, Davide si sentì battere il cuore per aver tagliato un lembo del mantello di Saul. Poi disse ai suoi uomini: «Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano su di lui, perché è il consacrato del Signore». Davide a stento dissuase con le parole i suoi uomini e non permise loro che si avventassero contro Saul. Saul uscì dalla caverna e tornò sulla via.
Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: «O re, mio signore!». Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. Davide disse a Saul: «Perché ascolti la voce di chi dice: “Ecco, Davide cerca il tuo male”? Ecco, in questo giorno i tuoi occhi hanno visto che il Signore ti aveva messo oggi nelle mie mani nella caverna; mi si diceva di ucciderti, ma ho avuto pietà di te e ho detto: “Non stenderò le mani sul mio signore, perché egli è il consacrato del Signore”. Guarda, padre mio, guarda il lembo del tuo mantello nella mia mano: quando ho staccato questo lembo dal tuo mantello nella caverna, non ti ho ucciso. Riconosci dunque e vedi che non c’è in me alcun male né ribellione, né ho peccato contro di te; invece tu vai insidiando la mia vita per sopprimerla. Sia giudice il Signore tra me e te e mi faccia giustizia il Signore nei tuoi confronti; ma la mia mano non sarà mai contro di te. Come dice il proverbio antico:
“Dai malvagi esce il male,
ma la mia mano non sarà contro di te”.
Contro chi è uscito il re d’Israele? Chi insegui? Un cane morto, una pulce. Il Signore sia arbitro e giudice tra me e te, veda e difenda la mia causa e mi liberi dalla tua mano».
Quando Davide ebbe finito di rivolgere a Saul queste parole, Saul disse: «È questa la tua voce, Davide, figlio mio?». Saul alzò la voce e pianse. Poi continuò rivolto a Davide: «Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male. Oggi mi hai dimostrato che agisci bene con me e che il Signore mi aveva abbandonato nelle tue mani e tu non mi hai ucciso. Quando mai uno trova il suo nemico e lo lascia andare sulla buona strada? Il Signore ti ricompensi per quanto hai fatto a me oggi. Ora, ecco, sono persuaso che certamente regnerai e che sarà saldo nelle tue mani il regno d’Israele».

Parola di Dio

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GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

17 gennaio 2018

PARTE PRIMA

Natura e stato dell’Infanzia Spirituale

CAPITOLO SESTO

Semplicità

Terza qualità dello stato d’Infanzia Spirituale

La semplicità è una santa disposizione per la quale l’anima tende all’unità e fugge ogni molteplicità nelle sue intenzioni, nei suoi affetti, nelle sue parole e nelle sue azioni. La sua divisa è questa massima del Salvatore: «Una sola cosa è necessaria» (Luc., 20, 41).
La semplicità è una virtù che ha un occhio solo, vale a dire uno sguardo semplice in tutto ciò che pensa, fa o dice; e questo sguardo è rivolto a Dio, per piacere a lui senza preoccuparsi di ciò che diranno gli uomini. E’ una virtù che rende l’anima tutta pura e le sue opere tutte luminose. Se il tuo occhio è semplice, dice Gesù Cristo, tutto il tuo corpo sarà luminoso (Matth., 6, 22).
La semplicità inoltre dà all’anima una certa dirittura e rettitudine opposta alla riflessione che siamo soliti fare su noi stessi e sulla nostra propria soddisfazione, perché la semplicità porta l’ anima diritto a Dio in tutto ciò che fa, senza riflettere sopra se stessa per vedere se è cosa che le piaccia o se vi trovi il suo tornaconto.
L’anima semplice va diritto per la sua strada come i misteriosi animali di Ezechiele: Ibant et non revertebantur (Ezech., 1, 14).
Chi ha l’anima semplice ha il cuore retto; così diciamo che vanno diritto coloro che vanno per una strada sola e che non ritornano punto sui loro passi.
Questa virtù, pertanto, può spiegarsi con queste tre parole: unità, purità, rettitudine.
L’unità esclude il miscuglio e la composizione di vari affetti, e la rettitudine esclude il ritorno sopra se stesso e la riflessione sugli altri. In tal modo, per avere un cuore da infante spirituale, bisogna avere un cuor solo, cor unicum, il quale sia puro, cor rectum coram Domino.
L’anima che possiede queste tre qualità, unità, purità, rettitudine, è veramente semplice e capace di entrare nello stato d’Infanzia Cristiana. Di Giobbe sta scritto che era uomo semplice e retto, che temeva Dio e che fuggiva il male (Iob., 1, 1); mi pare che questo ci insegni che la rettitudine è come il carattere proprio della semplicità: simplex et rectus, come se fosse una stessa cosa. E infatti, noi diciamo che una persona è semplice quando va diritto senza indugiarsi né a riflettere sopra ciò che vi è intorno a lei, né preoccuparsi di ciò che gli altri diranno; si comporta insomma come il fanciullo, il quale non riflette sulle persone che lo guardano.
La parola semplicità, per corruzione di linguaggio, si applica di solito ad indicare persone di poco criterio e di poca intelligenza, né bisogna meravigliarcene, perché la semplicità è una virtù opposta alla prudenza umana e carnale, la quale ha occhi più numerosi di Argo per considerare ciò che si dice di lei, se la compagnia in cui sì è trovata è rimasta edificata dalla sua conversazione e mille altre simili cose da cui l’anima semplice non si preoccupa punto. Pertanto, i prudenti del secolo la stimano stolida e stordita, e qualificano la semplicità come idiotaggine e povertà di spirito, mentre bene spesso, davanti a Dio, è una virtù elevatissima.

Ho detto bene spesso, perché, a dire il vero, vi è una certa semplicità naturale che può provenire dal temperamento e dal carattere naturale; in tal caso appartiene all’infanzia naturale piuttosto che all’Infanzia Spirituale. Una tale semplicità è molto differente dalla semplicità che è una virtù divina, per la quale l’uomo, per quanto naturalmente intelligente, tuttavia è talmente diretto dallo Spirito di Nostro Signore Gesù Cristo, che non vuole aver nessuna intenzione fuorché di piacere a lui, rinunciando a tutti i vani interessi e a tutte le pretese che potrebbe avere davanti agli uomini, se volesse darsi la pena di piacere a loro con l’usare del suo spirito proprio e dei suoi talenti naturali secondo l’istinto della natura.

Dal fin qui detto risulta che la semplicità virtuosa e cristiana è strettamente collegata con la carità, poiché per l’unità della sua intenzione va diritto a Dio, come al suo oggetto e nulla vuole amare fuorché lui solo, senza alcun riguardo al proprio interesse. Donde avviene che l’anima va santificandosi sempre più, finché sia interamente spogliata di tutte le dolcezze delle creature che le coprono il cuore e le impediscono di darsi tutta a Dio in modo perfetto e immediato.
«Chi mai potrà trovare un’anima veramente povera di spirito e perfettamente libera dall’affetto alle creature? E’ questo un tesoro più prezioso delle ricchezze del mondo» (39). Eppure bisogna essere tale per essere perfettamente semplice; ma la perfezione della semplicità non si troverà mai se non in Cielo, quando non vi sarà più nulla dell’uomo medesimo, e Dio sarà tutto in tutti.

La virtù della semplicità in alcuni è nell’interno più che nell’esterno; in altri si manifesta anche all’esterno; si vede infatti nella loro condotta una certa maniera di comportarsi tutta infantile, vanno e vengono sempre lieti e contenti, senza inquietarsi del mondo che li circonda e li osserva; talvolta fanno persino azioni puerili che il mondo chiama semplicità e che eccitano ano che le risa della buona gente. Ma essi non se ne prendono fastidio; perché non vi pensano, avendo la mente ed il cuore occupati dell’oggetto unico del loro amore, il quale è Dio; ovvero se vi pensano ed agiscono in tal modo a bell’apposta, fanno così per umiliarsi davanti agli uomini pur ridendo come se fosse cosa da niente (40). Sono ben contenti di essere ritenuti come fanciulli di cento anni, secondo un detto della Sacra Scrittura, Puer centum annorum (Is., 65, 20), Poiché l’eterna Sapienza, il grande Gesù, il Verbo incarnato si degnò di farsi bambino, di esser ritenuto come tale e di nascondere sotto le apparenze della semplicità infantile i tesori della sua infinita Sapienza. Il Verbo di Dio si espose in tal modo alle risa ed alle beffe degli uomini, i quali lo ritenevano come un semplice uomo, figli di un povero operaio e persino come un povero idiota. Dopo un tal esempio, quale uomo veramente fedele a Dio temerà di essere considerato tra gli uomini del mondo come un fanciullo? Di ciò infatti S. Paolo si faceva un vanto: Nos stulti propter Christum. Non c’è dunque da stupirci se la parola semplicità è così mal sentita nel mondo, perché il vero significato ne è mal conosciuto; Così pure la povertà di spirito è mal conosciuta e ritenuta dagli uomini come la miseria estrema; eppure il Figlio di Dio la pone come fondamento di tutta la felicità dell’uomo: «Beati i Poveri di spirito perché a loro appartiene il regno dei Cieli» (40).

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Liturgia della Parola, Giovedi Seconda Settimana del Tempo Ordinario (Anno B)

17 gennaio 2018

PRIMA LETTURA

1 Sam 18, 6-9: 19,1-7

Saul, mio padre, cerca di ucciderti.

Dal primo libro di Samuèle
In quei giorni, mentre Davide tornava dall’uccisione del Filisteo, uscirono le donne da tutte le città d’Israele a cantare e a danzare incontro al re Saul, accompagnandosi con i tamburelli, con grida di gioia e con sistri. Le donne cantavano danzando e dicevano:
«Ha ucciso Saul i suoi mille
e Davide i suoi diecimila».
Saul ne fu molto irritato e gli parvero cattive quelle parole. Diceva: «Hanno dato a Davide diecimila, a me ne hanno dati mille. Non gli manca altro che il regno». Così da quel giorno in poi Saul guardava sospettoso Davide.
Saul comunicò a Giònata, suo figlio, e ai suoi ministri di voler uccidere Davide. Ma Giònata, figlio di Saul, nutriva grande affetto per Davide. Giònata informò Davide dicendo: «Saul, mio padre, cerca di ucciderti. Sta’ in guardia domani, sta’ al riparo e nasconditi. Io uscirò e starò al fianco di mio padre nella campagna dove sarai tu e parlerò in tuo favore a mio padre. Ciò che vedrò te lo farò sapere».
Giònata parlò dunque a Saul, suo padre, in favore di Davide e gli disse: «Non pecchi il re contro il suo servo, contro Davide, che non ha peccato contro di te, che anzi ha fatto cose belle per te. Egli ha esposto la vita, quando abbatté il Filisteo, e il Signore ha concesso una grande salvezza a tutto Israele. Hai visto e hai gioito. Dunque, perché pecchi contro un innocente, uccidendo Davide senza motivo?». Saul ascoltò la voce di Giònata e giurò: «Per la vita del Signore, non morirà!».
Giònata chiamò Davide e gli riferì questo colloquio. Poi Giònata introdusse presso Saul Davide, che rimase alla sua presenza come prima.

Parola di Dio

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Meditazione del giorno: mese di Gennaio, Mercoledi 17/01/18: Gesù al lavoro

17 gennaio 2018

1. Perché Gesù lavora. Provvedere miracolosamente il cibo a sé e alla famiglia non sarebbe stato per lui cosa più difficile del moltiplicare i pani, o del saziare gli uccelli dell’aria; ma Iddio comandò ad Adamo di faticare; il lavoro è legge universale: Gesù vi si assoggettò per nostro esempio, e per obbedienza al decreto del Padre suo. Noi riteniamo tanto duro il lavoro… Altro che amarlo!? Con quanti lamenti lo accompagniamo!?

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AGOSTINO DI IPPONA Confessioni, Libro Udicesimo:MEDITAZIONE SUL PRIMO VERSETTO DELLA GENESI: “In principio Dio creò…”

17 gennaio 2018

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La Parola creatrice di Dio (seconda parte)

Parola umana e Verbo divino

6. 8. Ma come parlasti? Forse così, come uscì la voce dalla nube e disse: “Questo è il Figlio mio diletto”? Fu, quella, una voce che si produsse e svanì, ebbe un principio e una fine; le sue sillabe risuonarono e trapassarono, la seconda dopo la prima, la terza dopo la seconda e così via, ordinatamente, fino all’ultima dopo tutte le altre, e al silenzio dopo l’ultima. Ne risulta chiaramente che venne prodotta dal moto di una cosa creata, ministra temporale della tua verità eterna; e queste tue parole formate temporaneamente furono trasmesse dall’orecchio esteriore alla ragione intelligente, il cui orecchio interiore è accostato alla tua parola eterna. Ma la ragione, confrontando queste parole risuonate nel tempo, con la tua parola silenziosa nell’eternità, disse: “È cosa assai diversa, assai diversa. Queste parole sono assai più in basso di me, anzi neppure sono, poiché fuggono e passano. La parola del mio Dio invece permane sopra di me eternamente “. Se dunque con parole sonore e passeggere ti esprimesti per creare il cielo e la terra, e così creasti il cielo e la terra, esisteva già prima del cielo e della terra una creatura corporea, i cui movimenti, avvenendo nel tempo, trasmettevano temporaneamente quella voce. Ma prima del cielo e della terra non esisteva alcun corpo, o, se esisteva, l’avevi creato certamente senza una voce passeggera, per trarne una voce passeggera con cui dire che fossero creati il cielo e la terra. Qualunque fosse l’elemento necessario a formare una tale voce, non sarebbe affatto esistito fuori dalla tua creazione; ma per creare il corpo necessario a tali parole, con quali parole avresti parlato?

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Liturgia della Parola,Mercoledi della Seconda Settimana Del Tempo Ordinario Anno B

16 gennaio 2018

PRIMA LETTURA

1Sam 17,32-33.37.40-51
Dal primo libro di Samuèle

In quei giorni, Davide disse a Saul: «Nessuno si perda d’animo a causa di costui. Il tuo servo andrà a combattere con questo Filisteo». Saul rispose a Davide: «Tu non puoi andare contro questo Filisteo a combattere con lui: tu sei un ragazzo e costui è uomo d’armi fin dalla sua adolescenza». Davide aggiunse: «Il Signore che mi ha liberato dalle unghie del leone e dalle unghie dell’orso, mi libererà anche dalle mani di questo Filisteo». Saul rispose a Davide: «Ebbene va’ e il Signore sia con te».
Davide prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nella sua sacca da pastore, nella bisaccia; prese ancora in mano la fionda e si avvicinò al Filisteo.
Il Filisteo avanzava passo passo, avvicinandosi a Davide, mentre il suo scudiero lo precedeva. Il Filisteo scrutava Davide e, quando lo vide bene, ne ebbe disprezzo, perché era un ragazzo, fulvo di capelli e di bell’aspetto. Il Filisteo disse a Davide: «Sono io forse un cane, perché tu venga a me con un bastone?». E quel Filisteo maledisse Davide in nome dei suoi dèi. Poi il Filisteo disse a Davide: «Fatti avanti e darò le tue carni agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche».
Davide rispose al Filisteo: «Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l’asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d’Israele, che tu hai sfidato. In questo stesso giorno, il Signore ti farà cadere nelle mie mani. Io ti abbatterò e ti staccherò la testa e getterò i cadaveri dell’esercito filisteo agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche; tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele. Tutta questa moltitudine saprà che il Signore non salva per mezzo della spada o della lancia, perché del Signore è la guerra ed egli vi metterà certo nelle nostre mani».
Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi corse a prendere posizione in fretta contro il Filisteo. Davide cacciò la mano nella sacca, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s’infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra.
Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra, colpì il Filisteo e l’uccise, benché Davide non avesse spada. Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise, poi con quella gli tagliò la testa. I Filistei videro che il loro eroe era morto e si diedero alla fuga.

Parola di Dio

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GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

16 gennaio 2018

PARTE PRIMA

Natura e stato dell’Infanzia Spirituale

Capitolo Quinto

Abbandono completo di sé nelle mani di Dio e indifferenza in ogni cosa

Seconda qualità dello stato d’Infanzia Spirituale

La rinuncia all’amor proprio della quale abbiamo trattato nel capitolo precedente, porta con sé l’abbandono completo di se stesso e di tutti i propri interessi nelle mani di Dio e di coloro i quali ne tengono le veci per noi, con una perfetta indifferenza a fare e sopportare qualsiasi cosa, secondo la disposizione della santa volontà di Dio e l’ordine della, sua divina Provvidenza, senza particolare attacco a niente, senza preoccupazione rispetto a ciò che potrà accaderci.
Anche questa condizione è propria all’Infanzia Spirituale, e se ne vede la figura nell’infanzia naturale dei pargoli, i quali non si prendono fastidio per nulla, affidandosi alla cura dei loro genitori (35). Donde avviene che sono contenti tanto nelle miserie ed avversità pubbliche, quanto nella prosperità, sperando sempre che, per qualunque disgrazia potrà loro accadere, i genitori provvederanno.
Ciò che i pargoletti fanno per istinto naturale, il quale bene spesso ha un cattivo fondamento nello loro pretese immaginarie, i figlioli di Dio lo fanno per l’azione della grazia e sotto la direzione dello Spinto di Gesù Infante, il quale non inganna mai coloro che in lui confidano.
Gesù Cristo medesimo ci comanda, anzi ci ordina questo intero abbandono nelle mani del Padre suo, quando ci proibisce di inquietarci per l’indomani, con queste parole: «Non vogliate mettervi in pena pel domani» (Matth., 6, 34) e Davide, avo di Gesù, ne aveva già fatto un consiglio dicendo: «Getta nel seno del Signore la cura di te, ed Egli ti nutrirà» (Ps. 54, 23).

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Meditazione del giorno. Mese di Gennaio, Martedi 16/01/18 : Gesù Ubbidiente

16 gennaio 2018

1. A chi obbediva. Che l’inferiore obbedisca al superiore è naturale; e così il servo al padrone, il figlio al padre, il sole a Dio; l’ubbidienza è legge universale, senza cui è impossibile l’armonia nel mondo. Ma che Dio obbedisca a Giuseppe ed a Maria, due creature soggette a lui, che nulla potevano senza di lui è ubbidienza che fa stupire. Impara a ubbidire,

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Meditazione dei giorni, mese di Gennaio: 14 e 15 Gennaio 2018

15 gennaio 2018

L’ADOLESCENZA DI GESÙ

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1. Gesù cresceva in età. La Chiesa ci presenta in questi giorni la figura di Gesù fanciullo ed adolescente. Come ogni età di nostra vita gli è cara, volle soprattutto trascorrere l’età della giovinezza come età di trasformazione e santificarla. Ma i suoi giorni erano pieni, gli anni suoi erano una catena di virtù e di meriti… E i nostri passano tanto vuoti e inutili per l’anima, per l’eternità!.,. Rimedia subito.

2. Gesù cresceva in statura. Volle adattarsi alle condizioni della natura umana, anche egli imparare a camminare, a parlare, passando per tutte le debolezze della prima età, eccetto il peccato. Quale stato d’umiliazione per lui, che traccia le vie al sole, e scioglie la lingua agli Angeli nei loro concenti’ O Gesù, fammi camminare, parlare, vivere santamente umile con te.

3. Gesù progrediva nella sua arte. L’artefice del mondo, il regolatore dell’universo, la sapienza stessa s’adatta allo stato di umile apprendista, impara da S. Giuseppe a dirozzare il legno, a formare un lavoro, un attrezzo! Si meravigliavano gli Angeli; e chiunque si stupisce al pensarci… Pensa con che umiltà e fedeltà compi il tuo dovere… Non ti lamenti del tuo stato? Non ti par duro, insopportabile, perché umile?

 

PRATICA.: Attendi con amore al tuo lavoro, come Gesù.

Tratto da: Brevi meditazioni per tutti i giorni dell’anno e sopra le solennità della Chiesa proposte alle anime pie (Agostino Berteu)

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Liturgia della Parola: Martedi, Seconda Settimana del Tempo Ordinario, Anno B

15 gennaio 2018

PRIMA LETTURA

1Sam 16,1-13
Samuèle unse Davide in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su di lui.

Dal primo libro di Samuèle

In quei giorni, il Signore disse a Samuèle: «Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l’ho ripudiato perché non regni su Israele? Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuèle rispose: «Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà». Il Signore soggiunse: «Prenderai con te una giovenca e dirai: “Sono venuto per sacrificare al Signore”. Inviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti farò conoscere quello che dovrai fare e ungerai per me colui che io ti dirò».
Samuèle fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della città gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero: «È pacifica la tua venuta?». Rispose: «È pacifica. Sono venuto per sacrificare al Signore. Santificatevi, poi venite con me al sacrificio». Fece santificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò al sacrificio.
Quando furono entrati, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuèle: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». Iesse chiamò Abinadàb e lo presentò a Samuèle, ma questi disse: «Nemmeno costui il Signore ha scelto». Iesse fece passare Sammà e quegli disse: «Nemmeno costui il Signore ha scelto». Iesse fece passare davanti a Samuèle i suoi sette figli e Samuèle ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuèle chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuèle disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!».
Samuèle prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.

Parola di Dio

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Meditazione del giorno, mese di Gennaio.Sabato 13/01/18:Il ritorno dei Magi

13 gennaio 2018

Risultato immagine per il ritorno dei magi

1. Un Angelo annunzio loro il ritorno. Non più una stella li invita e li guida, bensì un Angelo manifesta loro la volontà di Dio. Essendo già fedeli e cristiani, il Signore parla loro come ad amici; anzi perché già santi, ricevono la grazia della vista degli Angeli stessi. Anche a noi è sempre accanto l’Angelo Custode, e noi come lo onoriamo? Come ne ascoltiamo le ispirazioni?

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Liturgia della Parola: II Domenica del Tempo Ordinario , Anno B

13 gennaio 2018

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde

Risultato immagine per vangelo gv 1 35-42

Il brano presenta il sapore dei fatti vissuti e ben impressi nella memoria, perché hanno cambiato la vita.
I discepoli hanno dato la loro fiducia a Giovanni il Battista. È sulla sua parola che “seguono” Gesù indicato come l’“Agnello di Dio”.
L’incontro con Cristo prende l’avvio da una domanda che gli viene rivolta: “Dove abiti?”. Ma subito si trasforma in un affidamento dei discepoli al mistero.
Gesù risponde: “Venite e vedrete”.
L’esperienza del condividere tutto convince i discepoli che Gesù è il Messia atteso.
L’incontro con Cristo non è un avvenimento superficiale: si configura come un sentirsi compresi e amati; cambia il nome, e, con il nome, cambia l’atteggiamento di fondo: “Tu sei Simone… ti chiamerai Cefa”.
Il trovare Gesù – o meglio, l’essere trovati da Gesù – non solo muta l’esistenza, ma rende annunciatori della salvezza. A modo di traboccamento di gioia. A modo di esigenza di partecipare insieme alla vita nuova scoperta in Cristo. 

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Liturgia della Parola: Sabato,13/01/18, Anno B

12 gennaio 2018

PRIMA LETTURA

1Sam 9,1-4.10.17-19; 10,1
Ecco l’uomo di cui il Signore ha detto: costui reggerà il mio popolo.

Dal primo libro di Samuèle

C’era un uomo della tribù di Beniamino, chiamato Kis, figlio di Abièl, figlio di Seror, figlio di Becoràt, figlio di Afìach, un Beniaminita, uomo di valore. Costui aveva un figlio chiamato Saul, prestante e bello: non c’era nessuno più bello di lui tra gli Israeliti; superava dalla spalla in su chiunque altro del popolo.
Ora le asine di Kis, padre di Saul, si smarrirono, e Kis disse al figlio Saul: «Su, prendi con te uno dei domestici e parti subito in cerca delle asine».
Attraversarono le montagne di Èfraim, passarono al territorio di Salisà, ma non le trovarono. Si recarono allora nel territorio di Saalìm, ma non c’erano; poi percorsero il territorio di Beniamino e non le trovarono.
Quando Samuèle vide Saul, il Signore gli confermò: «Ecco l’uomo di cui ti ho parlato: costui reggerà il mio popolo».
Saul si accostò a Samuèle in mezzo alla porta e gli chiese: «Indicami per favore la casa del veggente». Samuèle rispose a Saul: «Sono io il veggente. Precedimi su, all’altura. Oggi voi due mangerete con me. Ti congederò domani mattina e ti darò indicazioni su tutto ciò che hai in mente.
Di buon mattino, al sorgere dell’aurora, Samuèle prese l’ampolla dell’olio e la versò sulla testa di Saul.

Parola di Dio

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GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

12 gennaio 2018

PARTE PRIMA

Natura e stato dell’Infanzia Spirituale

CAPITOLO TERZO

In che cosa consiste
lo spirito d’Infanzia e di piccolezza

E’ questo uno stato, ossia una disposizione nella quale l’anima, illuminata dalla luce della grazia, conosce chiaramente e umilmente riconosce di non avere né spirito, né giudizio per condursi nella via della salvezza; perciò con tutta semplicità si abbandona a Nostro Signore Gesù Cristo per vivere nella fede e lasciarsi condurre dallo Spirito di lui onde conoscere la sua volontà; e ciò senza mormorare, né senza troppo ragionare o riflettere sopra se medesima, né sopra quelli che la dirigono, né suoi mezzi di cui si servono.
L’anima animata da questo spirito non ha altra intenzione fuorché quella di piacere a Dio solo nel fare la sua volontà; e questa le viene notificata, o interiormente per ispirazione, o esternamente per la decisione dei suoi direttori ai quali ella obbedisce come un fanciullo al padre suo, in nome di Dio di cui tengono il luogo (17).
Da questa descrizione generale potremo formarci, con l’aiuto di Dio, qualche nozione delle qualità e condizioni proprie di questo stato per intenderlo meglio. Tratteremo perciò 1° della rinuncia all’amor proprio; 2° dell’abbandono totale di sé nelle mani di Dio e dell’indifferenza ad ogni cosa; 3° della semplicità; 4° della purità; 5° della dolcezza e della mansuetudine; 6° infine dell’innocenza, la quale è una proprietà dell’infanzia spirituale.

CAPITOLO QUARTO

Rinuncia totale allo spirito proprio e umiltà

Prima qualità dello stato d’Infanzia Spirituale

I. L’abnegazione di se stesso è la prima massima della vita spirituale cristiana e deve essere il primo impegno di chi vuole essere discepolo di Gesù Cristo. «Se qualcuno vuol venire al mio seguito, rinunci a se stesso» (Matth., 16, 24). Orbene, tra le cose nostre, una delle principali è il nostro spirito: è questo come il governatore e la guida di tutte le altre; perciò colui che ha rinunciato bene al proprio spirito, ossia all’amor proprio anche nei propri giudizi, facilmente si libererà dagli altri impedimenti (18).

Quando Giuditta tagliò la testa a Oloferne, generale dell’esercito degli Assiri, tutto l’esercito nemico se ne andò in rotta. Così, quando uno, per la virtù e la grazia di Dio abbia rinunciato bene al proprio spirito, per lasciare il posto a quello di Nostro Signore il quale è il re e il padrone degli spiriti, svaniscono tutti gli altri ostacoli.

Ecco il motivo per il quale chi pretende di entrare nel beato stato dell’Infanzia Cristiana, deve innanzi tutto e principalmente studiarsi di praticare l’abnegazione ossia la rinuncia perfetta all’amor proprio, sforzandosi più che potrà, con la forza della grazia di Nostro Signore, di contraddire il proprio giudizio, di andare contro il proprio sentimento e la propria inclinazione, col fare semplicemente ciò che gli viene comandato o consigliato da parte di Dio, ad onta delle ripugnanze e delle resistenze della natura, la quale cerca di sottrarsi ad una tale direzione, oscura per I la ragione ed afflittiva per i sensi.

Opposizione della natura

La natura vuole essere condotta per una via luminosa e facile, mentre la fede intende condurci per sentieri oscuri e difficili (Ps. 50, 8); la natura dice sempre come i Farisei a Nostro Signore. Gesù Cristo: «Maestro, vogliamo vedere qualche segno ossia qualche prodigio» (Matt., 12, 38). Noi vorremmo sapere perché ci viene comandata tal cosa, mentre ci sembra che sarebbe meglio fare diversamente. Ma alla natura si deve rispondere come Nostro Signore ai Farisei: Questa generazione cattiva ed adultera va cercando un prodigio (Matt., 12, 39), questa razza maledetta di Adamo e questa natura corrotta cerca sempre di vedere e di sentire, ma per suo castigo nessun prodigio le sarà concesso fuorché il segno di Giona, il quale è un segno di morte e di sepoltura; perché essa dovrà credere ciò che non vede morendo a se stessa e al proprio sentimento, seppellirsi tutta viva nella tomba della fede oscura per morirvi con Gesù Cristo e vivere con lui di una vita nuova, che sarà al di sopra dei sensi e della ragione (19).
Così appunto fa il fanciullo: infatti egli non ha per condursi lo spirito e la ragione umana; ma con docilità si lascia condurre da un padre sapiente, il quale meglio di ogni altro sa ciò che gli conviene. In questo anzi si trova l’uso giusto della ragione; infatti, non è forse ragionevole obbedire ad uno che ne sa più di noi, senza altra ragione se non quella che egli è più sapiente di noi? Ora l’autorità divina non è forse superiore al nostro giudizio e alla ragione umana? E’ dunque perfettamente ragionevole che, senza ragionare, noi seguiamo la luce della fede, anche contro tutte le belle apparenze della umana ragione, poiché, come dice bene S. Agostino, non siamo chiamati ragionevoli, ma fedeli (20).

Secondo la filosofia, la ragione signoreggia l’animalità, così nel cristiano la fede deve signoreggiare la ragione, affinché, come Aristotile disse che l’uomo vive per l’arte e per la ragione, vivit arte et ratione, così possiamo dire che il cristiano non ha altra vita che quella della fede; Iustus ex fide vivit (Rom. 1, 17).
Se voi chiedete ad un sapiente del mondo perché agisce in un modo piuttosto che in un altro, vi dirà che la ragione, le convenienze civili e le regole della prudenza richiedono così, e che comportarsi in altro modo non sarebbe agire da uomo onesto, mentre tutti quelli che nel mondo sono stimati per savi si comportano in quel modo.
Ma se voi domandate ad un cristiano fedele perché agisce così e così, vi dirà che la fede, nella quale fu battezzato, gli insegna che bisogna fare in questo modo, che il suo Maestro Gesù Cristo così ha ordinato o consigliato di fare, e che tutti i Santi ed i discepoli di Gesù si sono comportati così. Ecco il linguaggio di coloro che sono nello stato di Infanzia Cristiana.

Se dunque vogliamo ricevere in noi quel sapiente Direttore che è lo Spirito di Nostro Signore Gesù Cristo, Spirito di cui la direzione è onnipotente e la luce è la Verità medesima, perché non è, altro che Dio; Spirito che ha il potere non soltanto di dirigere e di riformare, ma anche di rinnovare e persino di creare, creator Spiritus. Per ricevere questo Spirito bisogna rinunciare allo spirito della creatura che è lo spirito nostro e lasciarci condurre da lui come fanciulli dal loro padre, poiché il divino Spirito non entra in noi fuorché nella misura in cui ne usciamo noi stessi (21).
E’ questa la ragione per la quale poche persone sono perfettamente stabilite nell’Infanzia Cristiana; poche, infatti, vogliono perdere completamente l’uso del proprio spirito e del proprio giudizio, perciò poche possono dire con S. Paolo: Io vivo, ma non più io medesimo, di me medesimo, da me medesimo (Gal. 2, 20). Eppure rinunciare a sé stesso, ossia perdere se stesso a questo modo, è l’unico mezzo per mettere al sicuro la propria salvezza secondo la parola di Gesù Cristo (22).
Perdere l’uso del proprio spirito, vuol dire non essere più padrone e proprietario di sé (23), infatti, l’Apostolo dice: Voi non appartenete più a voi stessi (24), ma a Colui che è risuscitato dai morti (Rom. 7, 14). Sia che viviamo, sia che moriamo, apparteniamo al Signore (Rom. 14, 8) il quale è morto e risuscitato per ottenere la piena padronanza sui vivi e sui morti. In tal modo non abbiamo più il diritto di servirci delle nostre facoltà sotto l’impero della nostra volontà; ma dobbiamo lasciarci muovere, reggere, dirigere da colui al quale apparteniamo, come schiavi riscattati dal suo sangue e inoltre come veri figliuoli di Dio: Coloro che si lasciano condurre dallo Spirito di Dio, dice, l’Apostolo, quelli sono veramente figli di Dio (25).
E’ da osservare che la parola adoperata dall’Apostolo, aguntur, significa un’azione cui: corrisponde, da parte nostra, una condotta passiva ed obbediente.

Tutto questo non impedisce che l’uomo cristiano giudichi, ragioni ed usi. delle sue facoltà naturali per operare, poiché Dio gliele ha date per questo fine; perciò S. Paolo dice che l’uomo spirituale giudica ogni cosa. Pertanto, togliere al cristiano la proprietà delle sue facoltà, non significa impedirgli di farne uso, ma soltanto prescrivergli di farne un buon uso, il quale consiste in questo che l’uomo non si applichi: punto da se medesimo alle proprie azioni secondo l’inclinazione della sua propria volontà e la sua soddisfazione, poiché agire in questo, modo non è agire da cristiano e da servo di Gesù Cristo, ma da uomo che vuol essere il padrone della propria azione ed in conseguenza averne l’onore e la gloria.
Colui che parla da se stesso, dice Nostro Signore, cerca la propria gloria (Ioan. 7, 18).
Agire in questo modo è vivere per re, in sé e in vista di se stesso. Eppure Gesù Cristo, come insegna S. Paolo, è morto perchè non viviamo per noi, ma per lui: Gesù Cristo è morto per tutti, affinché quelli che vivono, non vivano per se medesimi ma per colui che per loro amore è morto e risuscitato (2 Cor., 5, 15) e ci ha dato il suo spirito vivificante al posto dell’anima vivente di Adamo, anima che portiamo in noi e ci governa finché non abbiamo ricevuto lo Spirito di Gesù Cristo e accettato la sua direzione.
Il principio e il fine, nelle nostre azioni, sono correlativi; perciò chiunque vuol essere causa e principio della propria azione (26), vuole esserne anche il fine, epperò si mette al posto di Dio al quale soltanto appartiene di essere principio e fine di ogni cosa (Ap. 1, 8). Il Figlio di Dio è morto affinché Dio sia il primo in ogni cosa (Col. 1, 18), per riacquistare questo primato di principio e di fine che l’uomo superbo vorrebbe attribuire a se stesso, come il demonio gli aveva promesso per indurlo a mangiare il frutto proibito: Sarete come tanti Dei (Gen. 3, 5).
Il vero cristiano, essendo posseduto da Gesù Cristo Nostro Signore, non vuole più fare niente da sé medesimo e per sé, avendo completamente rinunciato alla propria volontà affine di lasciarsi condurre dallo Spirito Santo che è Nostro Signore Gesù Cristo, al quale si appartiene di applicare la volontà all’opera e l’opera alla volontà, come dice S. Bernardo (27); essendo egli stesso il creatore e il padrone degli spiriti, a lui propriamente spetta il diritto di muovere e condurre tutti gli spiriti inferiori, i quali vogliono abbandonarsi alla sua regale direzione invece di condursi essi stessi con la loro servile libertà.

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Meditazione del giorno: Mese di Gennaio, Venerdi 12/01/18:Terza offerta dei Magi la Mirra

12 gennaio 2018

Risultato immagine per dono dei magi

1. Simbolo d’incorruttibilità. Anche la mirra era scelta e posta in mano ai rè Magi per simboleggiare che Gesù era vero Dio, e ad un tempo vero uomo. Come Dio, Gesù è eterno ed incorruttibile; ma, come uomo, era soggetto a morte; i Magi, come la Maddalena col suo balsamo (Joan. 12, 3), prevennero la imbalsamazione di Gesù, Guai se il tuo corpo dovesse cadere nella dissoluzione dell’inferno! Basta un solo peccato mortale… a dannarci.

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Liturgia della Parola: Venerdi 12/01/18, Anno B

11 gennaio 2018

PRIMA LETTURA

1Sam 8,4-7.10-22
Dal primo libro di Samuèle

In quei giorni, si radunarono tutti gli anziani d’Israele e vennero da Samuèle a Rama. Gli dissero: «Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non camminano sulle tue orme. Stabilisci quindi per noi un re che sia nostro giudice, come avviene per tutti i popoli».
Agli occhi di Samuèle la proposta dispiacque, perché avevano detto: «Dacci un re che sia nostro giudice». Perciò Samuèle pregò il Signore. Il Signore disse a Samuèle: «Ascolta la voce del popolo, qualunque cosa ti dicano, perché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di loro».
Samuèle riferì tutte le parole del Signore al popolo che gli aveva chiesto un re. Disse: «Questo sarà il diritto del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio, li farà capi di migliaia e capi di cinquantine, li costringerà ad arare i suoi campi, mietere le sue messi e apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri. Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie. Prenderà pure i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li darà ai suoi ministri. Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi cortigiani e ai suoi ministri. Vi prenderà i servi e le serve, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori. Metterà la decima sulle vostre greggi e voi stessi diventerete suoi servi. Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà».
Il popolo rifiutò di ascoltare la voce di Samuèle e disse: «No! Ci sia un re su di noi. Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie».
Samuèle ascoltò tutti i discorsi del popolo e li riferì all’orecchio del Signore. Il Signore disse a Samuèle: «Ascoltali: lascia regnare un re su di loro».
Parola di Dio.

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GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

11 gennaio 2018

PARTE PRIMA

Natura e stato dell’Infanzia Spirituale

CAPITOLO SECONDO

Eccellenza e fascino dell’Infanzia Spirituale

La scienza dell’Infanzia Spirituale è così sublime che non poteva essere insegnata agli uomini fuorché da un dottore e maestro che fosse Uomo-Dio. Un tal Maestro è Gesù Cristo, senza del quale gli uomini né avrebbero potuto, né avrebbero voluto sapere che cosa sia l’Infanzia e l’umiltà cristiana, tanto sono ripieni dello spirito di grandezza e di superbia che è come lo spirito ereditario del genere umano.
In quella guisa che certe famiglie sono infette da malattie che passano dai padri ai figlioli, così si può dire che la superbia, l’amore della propria eccellenza, l’amore di sé, lo spirito di orgoglio e il desiderio della propria grandezza sono mali ereditari per tutta la stirpe di Adamo, come un veleno che dal capo fluisce in tutte le membra. Orbene, per questo contagio non v’è medicina fuorché l’Infanzia Cristiana.

Gesù Cristo, Dio e Uomo, è anche il Maestro degli uomini; come Signore e Padrone dà loro un solo comandamento: l’amore; come Maestro, porge loro, una sola lezione: l’umiltà. Quando comanda, vuole l’amore: «La mia legge è questa che vi amiate l’un l’altro» (Ioan., 15, 42). Quando insegna, inculca l’umiltà: «Imparate da me ad essere dolci ed umili di cuore» (Matth., 11, 28). E’ impossibile obbedire al suo comandamento senza voler imparare la sua lezione; è pure impossibile imparare bene la sua lezione senza voler osservare il suo comandamento.
La carità e l’umiltà sono come due sorelle germane, tutt’e due sorte dal sangue regale di Gesù, nate dalla sua morte e nella sua morte. La loro culla è stata la Croce; La sorgente della loro vita è il sangue di Gesù Cristo che questo benigno Salvatore ha sparso sopra tutti gli uomini. Amori ed umiliazioni che non vengono da questa fonte, ma d’altra sorgente, sono falsi e inutili.

Gesù in croce stava in mezzo a due ladroni, dei quali uno era buono e l’altro cattivo. Questi ci raffigurano le due sorti di amore: uno è l’amor superbo, che come un cattivo ladrone attira tutto a sé e vuole usurpare l’onore dovuto solo a Dio; l’altro è l’amore umile rivolto a Gesù che rinvia a Dio ogni onore, non ritenendo per sé che le pene e le ignominie, quindi fa dire col buon ladrone: Noi meritiamo ciò che soffriamo, ma costui non ha mai fatto nessun male (Luc., 23, 41).
Quanto abbiamo detto della carità, va inteso della carità cristiana; perché la carità, considerata assolutamente, è più anziana dell’umiltà, poiché è eterna come Dio, il quale è la carità medesima: Ti ho amato da tutta l’eternità, dice Dio per bocca del Profeta Geremia (31, 3); mentre l’umiltà ha avuto principio soltanto con la creatura; la carità è sempre stata in Dio; è sempre stata Dio medesimo; è sempre stata, è e durerà in eterno.
Al contrario, sebbene Dio abbia sempre amato l’umiltà (12); non ha incominciato ad essere umile se non quando si è fatto uomo; allora, infatti, colui che è grande per essenza è divenuto piccolo per partecipazione; colui che per la propria natura è al disopra di tutto, ha preso la nostra natura per mettersi al disotto di tutto: Dio grande, ama le cose piccole: E’ grande, eppure guarda con attenzione e amore le cose basse e piccole (Ps., 112, 6).
Dio ama talmente le cose piccole che ne ha preso una presso di sé (l’Umanità di Gesù Cristo); l’ ha posta come nel proprio seno, sorreggendola con la sua propria persona, affine di avere presso la sua grandezza una piccola creatura, la quale comparendo tanto più piccola quanto più e vicina ad una grandezza infinita, possa rendere, con la sua piccolezza, a nome di tutte le creature, un perpetuo omaggio all’eccellenza incomparabile del Creatore al quale è congiunta personalmente. Questa creatura è l’Umanità di Gesù Cristo: la chiamo piccola considerandola in se stessa e secondo la sua condizione di creatura, sebbene sia oltremodo grande per l’unione personale con la natura divina, sublimità là più elevata alla quale possa giungere una creatura.
Orbene, questa creatura (l’Umanità di Gesù Cristo) a Dio associata personalmente, egli l’ama in tal modo che ne porta il nome e la qualità; e però Dio non sdegna di chiamarsi uomo, né il Verbo eterno di chiamarsi bambino. Dio le comunica le sue grandezze e prende in prestito le sue bassezze, la ricolma con estrema generosità delle sue ricchezze e ne prende la povertà e la miseria. Meravigliosa comunicazione, di cui la Chiesa con grande stupore canta: O admirabile commercium! Oh commercio ammirabile!

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Meditazione del giorno:Mese di Gennaio, giovedi11/01/18: Secona offerta dei Magi l’Incenso

11 gennaio 2018

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1. Incenso reale. Nel partire dal loro paese i Magi raccolsero, come dono al neonato Re, il meglio tra i prodotti che ivi si trovavano. Simili ad Abele ed ai cuori generosi offrivano, non gli avanzi, i rifiuti del mondo, le cose inutili, ma il più bello ed il più buono di ciò che avevano. Imitiamoli offrendo a Gesù il sacrificio di quella passione che più ci costa… Sarà il dono e il sacrificio del più odoroso incenso a Gesù.

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Liturgia della Parola, Giovedi 11/01/18, Anno B

10 gennaio 2018

PRIMA LETTURA

1Sam 4,1-11
Dal primo libro di Samuèle

In quei giorni i Filistei si radunarono per combattere contro Israele. Allora Israele scese in campo contro i Filistei. Essi si accamparono presso Eben-Ezer mentre i Filistei s’erano accampati ad Afek. I Filistei si schierarono contro Israele e la battaglia divampò, ma Israele fu sconfitto di fronte ai Filistei, e caddero sul campo, delle loro schiere, circa quattromila uomini.
Quando il popolo fu rientrato nell’accampamento, gli anziani d’Israele si chiesero: «Perché ci ha sconfitti oggi il Signore di fronte ai Filistei? Andiamo a prenderci l’arca dell’alleanza del Signore a Silo, perché venga in mezzo a noi e ci liberi dalle mani dei nostri nemici».
Il popolo mandò subito alcuni uomini a Silo, a prelevare l’arca dell’alleanza del Signore degli eserciti, che siede sui cherubini: c’erano con l’arca dell’alleanza di Dio i due figli di Eli, Ofni e Fineès. Non appena l’arca dell’alleanza del Signore giunse all’accampamento, gli Israeliti elevarono un urlo così forte che ne tremò la terra.
Anche i Filistei udirono l’eco di quell’urlo e dissero: «Che significa quest’urlo così forte nell’accampamento degli Ebrei?». Poi vennero a sapere che era arrivata nel loro campo l’arca del Signore. I Filistei ne ebbero timore e si dicevano: «È venuto Dio nell’accampamento!», ed esclamavano: «Guai a noi, perché non è stato così né ieri né prima. Guai a noi! Chi ci libererà dalle mani di queste divinità così potenti? Queste divinità hanno colpito con ogni piaga l’Egitto nel deserto. Siate forti e siate uomini, o Filistei, altrimenti sarete schiavi degli Ebrei, come essi sono stati vostri schiavi. Siate uomini, dunque, e combattete!».
Quindi i Filistei attaccarono battaglia, Israele fu sconfitto e ciascuno fuggì alla sua tenda. La strage fu molto grande: dalla parte d’Israele caddero trentamila fanti. In più l’arca di Dio fu presa e i due figli di Eli, Ofni e Fineès, morirono.

Parola di Dio

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GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

10 gennaio 2018

PARTE PRIMA

Natura e stato dell’Infanzia Spirituale

CAPITOLO PRIMO

Necessità di diventar fanciulli

Una tale necessità ci è insegnata dal Vangelo, il quale ci assicura che, se non ci facciamo piccoli come fanciulli, non entreremo nel regno dei Cieli (Matth., 18, 3), Anzi Nostro Signore conferma questa verità col giuramento: «In verità, io vi dico che chiunque non riceverà il regno di Dio come un fanciullo, non vi entrerà giammai» (Luc 18, 17).
Però l’Infanzia di cui parliamo non è altro che il seguito del Battesimo; infatti, siccome alla nascita naturale segue l’infanzia naturale, così al Battesimo, che è la nascita soprannaturale, segue l’Infanzia Spirituale per la quale l’uomo battezzato, animato da un nuovo Spirito, incomincia a condurre una vita nuova, la quale ha qualche proporzione e somiglianza con l’infanzia naturale. Perciò S. Pietro, ai primi cristiani, dopo il loro Battesimo, rivolgeva queste parole che la Chiesa adopera nella prima domenica dopo Pasqua, nella quale i battezzati deponevano la veste bianca che avevano portato per otto giorni, domenica che perciò si chiama in Albis: Deponete ogni malizia e ogni frode, le finzioni e le insidie. Come bambini di fresco nati, bramate il latte spirituale, sincero, affinché per esso cresciate a salute (Petr. 2, 1-2).
Per salvarsi è dunque necessario, e di necessità di salute, divenire fanciulli: il Figlio di Dio, il quale è la Verità, ce lo ha detto con giuramento: Amen dico vobis. Lo crederà chi vorrà, lo intenderà chi potrà, ma è parola di Gesù Cristo.
E’ cosa talmente vera che il Figlio di Dio, benché sia la sapienza e la grandezza medesima, si fece egli medesimo piccolo bambino volle nascere nel seno di una vergine, ricevendone il latte e lasciandosi condurre da lei; volle insomma assoggettarsi a tutte le necessità dell’infanzia, per insegnarci che dobbiamo essere fanciulli, come volle essere egli medesimo per meritarci la grazia di questo stato col mistero della sua Infanzia. Per noi, dice il Profeta Isaia, si è fatto fanciullo (Is. 9, 6); bisogna dunque che un gran mistero sia nascosto sotto lo stato d’Infanzia, poiché la Scrittura così di frequente attribuisce al Figlio di Dio questa qualità di infante: Puer.
Questa scienza dell’Infanzia Spirituale in Gesù, è nascosta ai sapienti del mondo, perchè è la scienza dei piccoli e dà ad .essi il dono dell’intelligenza (Ps. 118, 130). Gesù Cristo, infatti, esultante di gioia nello Spirito Santo e adorando i giudizi di Dio suo Padre, protesta che i prudenti del secolo non intendono nulla di questa scienza, perché è per loro un mistero nascosto, il quale venne rivelato ai piccoli (Luc. 10, 21); non già che sia una scienza piccola, ma sembra piccola e disprezzabile ai belli spiriti che si stimano grandi, epperò viene chiamata la scienza dei piccoli: oppure si dice scienza dei piccoli perché rende gli uomini piccoli in sé e ai loro propri occhi, e fa che conoscano il proprio niente e la grandezza di Dio, il quale solo è grande.
Oh follia e accecamento degli uomini! Per non voler riconoscere le proprie piccolezze, non diventano mai veramente grandi; ostentano di essere savi, e sono pazzi; né mai diventano uomini, perché non vogliono essere fanciulli!
E’ questa la scienza dei Santi, la sapienza dei perfetti, la quale non fu conosciuta da nessuno tra i prìncipi del secolo (I Cor., 2, 8) e sembra pazzia e sciocchezza agli occhi carnali dell’umana prudenza.
E’ quel tesoro evangelico nascosto nel cuore del fedele; e questo tesoro, una volta che sia stato trovato, genera il disprezzo per quanto v’è nel mondo, e principalmente induce chi lo ha travato a disprezzare talmente se stesso che varrebbe essere schernito da tutti, mentre prima voleva essere onorato da tutti.

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Preghiera del giorno: Consacrazione a Gesù Bambino

10 gennaio 2018

 

Risultato immagine per gesù bambino

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Amabilissimo Gesù Bambino,
acclamato da tutti per gli innumerevoli e straordinari favori
che concedete a quanti vi invocano,
la nostra anima, prigioniera del tuo divino cuore,
non ti dimenticherà mai e si rifugia oggi,
nel tuo manto di Re per godere della pace che ci hai promesso
e poter ricevere la benedizione di Dio
per farla crescere in santità e virtù.
Per questo motivo ci consacriamo devotamente al tuo sacro servizio:
saremo tuoi devoti ferventi.

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Meditazione del giorno: Mese di Gennaio, Mercoledi10/01/18 : Prima offerta dei magi l’oro

10 gennaio 2018

 

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1. Oro materiale. Vennero a Gesù con offerte, testimonianze di ossequio e d’amore. Gesù era Re, e al Re si offre oro, ossia le ricchezze della terra. Gesù era Re, ma volontariamente povero; ed i Magi, privandosi del loro oro, si distaccano dalle loro ricchezze per amor di Gesù. E noi sempre saremo attaccati all’oro, ai beni della terra? Perché non doniamo ai poveri con generoso slancio?

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