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Storia di una principessa

19 settembre 2017

C’era una principessa che viveva in un grande palazzo con le sue dame e servi. Aveva una grande tenuta con bellissimo giardino, laghi con acqua cristallina, dove ogni giorno faceva il bagno. C’erano inoltre dei bei passeri di ogni specie, che cantavano molto bene, pavonicon grandi e bellissime code, che volavano, colombe messaggere che andavano da ogni parte a portare i suoi messaggi e pappagalli viaggiatori che venivano a raccontare alla principessa tutto quello che avveniva nel mondo.

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Preghiera del Mattino: ALLA REGINA DEL PREZIOSISSIMO SANGUE

19 settembre 2017

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O Maria, noi ti salutiamo Regina del preziosissimo Sangue, poiché il Sangue divino è il titolo supremo della tua regalità sul mondo intero. Tu l’hai elargito al Figlio di Dio. Ti sei unita all’offerta del Sangue che l’Agnello immacolato Gesù ha versato per la riconciliazione di Dio con gli uomini e tra di loro. Per questo sei per noi Madre nell’ordine della grazia e Dispensatrice dei benefici della redenzione su tutti i tuoi figli qui in terra e sulle Anime Sante del purgatorio.

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IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO , Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

18 settembre 2017

PARTE TERZA

L’AMORE DEL VERBO INCARNATO PER 1 SUOI SACERDOTI

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CAPITOLO III

Amore di Cristo per i suoi sacerdoti nelle ultime ore della sua vita

Nelle ultime ore della sua vita mortale, Gesù fece apparire in maniera ancor più evidente il suo amore per i sacerdoti. Nel discorso della Cena che Giovanni ci ha conservato, la tenerezza di Cristo risplende si può dire ad ogni parola: sono le effusioni più intime del suo amore.

« Ho desiderato molto dice di mangiare questa Pasqua con voi prima di soffrire ». Desiderava rendere partecipi del suo sacerdozio gli apostoli, segnarli con il sigillo che li innalza oltre le gerarchie angeliche. Era ansioso di mettersi nelle loro mani nell’Eucaristia, di offrirsi totalmente a loro, di dipendere da loro. Come un artista impaziente di veder sorgere sotto le sue mani il capolavoro che ha sognato, Gesù affrettava con il suo desiderio il momento in cui doveva costituire l’opera sognata dal suo Cuore: il sacerdozio cattolico.

« Ho desiderato molto… ». E’ un’aspirazione profonda. Ha desìderato molto di mangiare questa Pasqua. Altre volte prima di allora aveva mangiato la Pasqua con i discepoli: ma non era questa Pasqua, nel corso della quale avrebbe istituito il suo sacerdozio. Come un padre in mezzo ai suoi figli, presiede il pasto; poi si alza e, umilmente, si inginocchia di fronte agli apostoli e rende loro il servizio di uno schiavo, lavando loro i piedi e asciugandoli. Per diminuire, in qualche modo, la distanza che li separa da lui; per incoraggiarli e renderli meno indegni, anche ai loro occhi, della sua bontà. Dice loro: « Voi siete puri »? Fa ancora di più. Li innalza fino a sé. Li rende uguali a sé e si spinge fino ad assicurarli che « chiunque riceverà colui che egli avrà mandato, riceverà lui stesso » La bontà di Cristo non avvolge soltanto i suoi discepoli puri, si estende fino all’apostolo infedele. Con avvertimenti pieni d’affetto cerca di toccare il cuore del traditore. Si sforza di far nascere in lui la fede e la confidenza che potrebbero ancora distoglierlo dal suo peccato.

Il momento solenne è giunto. L’Amore Infinito sta per produrre il suo capolavoro; la sapienza e la potenza di Dio stanno per agire insieme. Sarà il dono per eccellenza della carità di Dio: l’Eucaristia. Dio con noi, Dio in noi; Gesù Cristo, Dio e uomo, unito spirito a spirito, cuore a cuore, corpo a corpo con l’uomo riscattato e salvato: « Prendete e mangiate, prendete e bevetene tutti ».

Ma lo sforzo dell’Amore non è terminato. Gesù non sarà sempre presente, nella sua forma umana e palpabile, a operare il miracolo. Bisogna che altri uomini rivestiti della sua potenza gli succedano e rinnovino, lungo i secoli, la misteriosa transustanziazione che ha appena compiuto. In quel momento il sacerdozio scaturisce dal cuore di Cristo. Coloro che circondano Gesù in quest’ora ricevono quel sigillo sacro e incancellabile che li rende sacerdoti per l’eternità e che, di generazione in generazione, i chiamati dall’Amore porteranno per la gloria di Dio e la salvezza del mondo.

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Preghiera del mattino: Alla Vergine di Nazaret

18 settembre 2017

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“La dolcezza di una madre, la tenerezza di un’amica, la comprensione di una sposa. Guardando te, nel profondo dello spirito, l’insicurezza svanisce e s’avvicina la gioia. Ecco, noi t’invochiamo, Maria, quale punto archimedeo di luce e di speranza, fra i sentieri a volte scuri della nostra vita quotidiana. I concetti non danno calore, i ragionamenti non fanno carezze, le passioni non danno struttura ai desideri del cuore. Ma evaporano, si perdono, la loro immagine diviene sfocata, poi invisibile e infine assente. Tu sei realtà, e realtà concreta, presente, viva. A te allora la nostra mano, a te il nostro cuore, per te la nostra vita. Cercandola in te, la troviamo in te. E di nuovo l’assumiamo, la viviamo, integriamo una nuova vita alla nostra stessa vita, perfezionata da te, purificata e addolcita da te. Sapienza, non vanagloria, riferimento esistenziale, non boriosa euforia. Tu ci sei, e ci attendi. E non hai pace finché non ci hai aiutati, riavvolti secondo il retto ordine delle cose, rimodellati.

Sapere di essere vivo, destinato all’eternità, felice senza confine, oltre le logiche territoriali, culturali, emotive: un’unica cosa in un unico sguardo, una perfetta simbiosi d’amore e di scambio. Questo è l’orizzonte che il tuo manto apre su di noi. La pace che tu vuoi per noi. Senza misura, senza peso o quantità: totale, assoluta, sconfinata. Eterna gioia, eterna grazia, intramontabile bellezza. Eccoci, Maria, noi ci consegniamo all’opera delle tue mani, ora che “il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia”: niente altro ci occorre per star bene, con noi stessi e con gli altri, al di là della tua mediazione, del tuo principio di sapienza che tutto provvede, tutto interpreta, tutto codifica e risana.

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Tentazioni tipiche del diavolo per distruggere i matrimoni Pildorasdefe.net | Set 11, 2017

15 settembre 2017

Tentazioni tipiche del diavolo per distruggere i matrimoni

Agostino d’Ippona , Confessioni: Libro Settimo

15 settembre 2017

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False opinioni di Agostino e Alipio su Cristo
19. 25. Ma io pensavo diversamente. Per me Cristo mio signore non era che un uomo straordinariamente sapiente e senza pari. Soprattutto la sua nascita miracolosa da una vergine, ov’è indicato il disprezzo dei beni temporali come condizione per ottenere l’immortalità, mi sembrava avesse guadagnato al suo magistero, grazie alla sollecitudine di Dio verso di noi, un’autorità grandissima. Ma il mistero racchiuso in quelle parole: Il Verbo fatto carne, non potevo nemmeno sospettarlo. Soltanto sapevo di lui le notizie tramandate dalle Scritture: che mangiò e bevve, dormì, camminò, provò gioia e tristezza, conversò; che quella carne non si unì al tuo Verbo senza un’anima e un’intelligenza umane: cose che sa chiunque sa che il tuo Verbo è immutabile, come ormai io lo sapevo nella misura delle mie forze, ma senza ombra di dubbio. In verità, il muovere ora le membra del corpo in forza della volontà, ora non muoverle, il sentire ora un sentimento, ora non sentirlo, l’esprimere ora a parole concetti saggi, ora tacere, sono atti propri di un’anima e di una mente mutevoli; e se si fosse scritto di lui tutto ciò mentendo, anche il resto rischiava di essere falso, e in quei testi non rimaneva più alcuna salvezza per il genere umano attraverso la fede. Quindi erano scritti veri, e perciò io riconoscevo in Cristo un uomo completo, ossia non soltanto il corpo di un uomo, o un’anima e un corpo senza intelligenza, ma un uomo vero, da anteporre secondo me a tutti gli altri non perché fosse la verità in persona, ma in virtù di un’eccellenza singolare della sua natura umana, e di una partecipazione più perfetta alla sapienza. Quanto ad Alipio, si era fatto l’idea che i cattolici nel credere a un Dio rivestito di carne credessero all’esistenza in Cristo di Dio e della carne soltanto, mentre l’anima e l’intelligenza umane pensava non gli fossero attribuite. Persuaso poi che le opere a lui ascritte dalla tradizione non possono compiersi se non da una creatura vitale e razionale, procedeva appunto verso la fede cristiana piuttosto lentamente. Solo più tardi venne a sapere che questa è la concezione erronea degli eretici apollinaristi, e si uniformò con gioia alla fede cattolica. Io da parte mia confesso di aver capito alquanto più tardi come nei riguardi della frase: Il Verbo si è fatto carne, la verità cattolica si stacchi dalla menzogna di Fotino. Davvero, la condanna degli eretici dà spicco al pensiero della tua Chiesa e alla sostanza del suo sano insegnamento. Dovettero prodursi infatti anche delle eresie, affinché si vedesse chi era saldo nella fede tra i deboli.

Fede senza umiltà
20. 26. Però allora, dopo la lettura delle opere dei filosofi platonici, da cui imparai a cercare una verità incorporea; dopo aver scorto quanto in te è invisibile, comprendendolo attraverso il creato, e aver compreso a prezzo di sconfitte quale fosse la verità che le tenebre della mia anima mi impedivano di contemplare, fui certo che esisti, che sei infinito senza estenderti tuttavia attraverso spazi finiti o infiniti, e che sei veramente, perché sei sempre il medesimo, anziché divenire un altro o cambiare in qualche parte o per qualche moto; mentre tutte le altre cose sono derivate da te, come dimostra questa sola saldissima prova, che sono. Di tutto ciò ero dunque certo, ma troppo debole ancora per goderti. Cianciavo, sì, come fossi sapiente; ma, se non avessi cercato la tua via in Cristo nostro salvatore, non sapiente ma morente sarei stato ben presto. Mi aveva subito preso la smania di apparire sapiente, mentre ero ricco del mio castigo e non ne avevo gli occhi gonfi di pianto, ma io invece ero tronfio per la mia scienza. Dov’era quella carità che edifica sul fondamento dell’umiltà, ossia Gesù Cristo? Quando mai quei libri avrebbero potuto insegnarmela? Credo che la ragione, per cui volesti che m’imbattessi in quelli prima di meditare le tue Scritture, fosse d’incidere nella mia memoria le impressioni che mi diedero, così che, quando poi i tuoi libri mi avessero ammansito e sotto la cura delle tue dita avessi rimarginato le mie ferite, sapessi discernere e rilevare la differenza che intercorre fra la presunzione e la confessione, fra coloro che vedono la meta da raggiungere, ma non vedono la strada, e la via che invece porta alla patria beatificante, non solo per vederla, ma anche per abitarla. Plasmato all’inizio dalle tue sante Scritture, assaporata la tua dolcezza nel praticarle e imbattutomi dopo in quei volumi, forse mi avrebbero sradicato dal fondamento della pietà; oppure, quand’anche avessi persistito nei sentimenti salutari che avevo assorbito, mi sarei immaginato che si poteva pure derivarli dal solo studio di quei libri.

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Preghiera del mattino : I Sette dolori di Maria

15 settembre 2017
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Maria Addolorata

 

La Madre di Dio rivelò a Santa Brigida che, chiunque reciti sette “Ave Maria” al giorno meditando sui suoi dolori e sulle sue lacrime e diffonda questa devozione, godrà dei seguenti benefici:

La pace in famiglia.

L’illuminazione circa i misteri divini.

L’accoglimento e la soddisfazione di tutte le richieste purché siano secondo la volontà di Dio e per la salvezza della sua anima.

La gioia eterna in Gesù e in Maria.

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PROMESSE di nostro Signore a coloro che onorano e venerano il Santo Crocifisso

14 settembre 2017

Il Signore nel 1960 avrebbe fatto queste promesse ad una sua umile serva:

 

1) Quelli che espongono il Crocifisso nelle loro case o posti di lavoro e lo decorano con fiori, raccoglieranno molte benedizioni e ricco frutto nel loro lavoro e nelle loro iniziative, insieme ad un immediato aiuto e conforto nei loro problemi e sofferenze.

 

2) Coloro i quali guardano al Crocifisso anche soltanto pochi minuti, quando saranno tentati o sono nella battaglia e nello sforzo, soprattutto quando saranno tentati dalla collera, padroneggeranno subito se stessi, la tentazione e il peccato.

 

3) Quelli che mediteranno ogni giorno, per 15 minuti, sulla Mia Agonia sulla Croce, sosteranno di sicuro le loro sofferenze e i loro fastidi, prima con pazienza più tardi con gioia.

 

4) Quelli che molto spesso meditano sulle Mie ferite sulla Croce, con profondo dolore per i loro peccati e le loro colpe, acquisteranno presto un profondo odio al peccato.

 

5) Coloro i quali spesso e almeno due volte al giorno offriranno al Padre celeste le mie tre ore di Agonia sulla Croce per tutte le negligenze, le indifferenze e le mancanze nel seguire le buone ispirazioni ne abbrevieranno la punizione o ne saranno completamente risparmiati.

 

6) Quelli che volentieri recitano giornalmente il Rosario delle Sante Piaghe, con devozione e grande fiducia mentre meditano sulla Mia Agonia sulla Croce, otterranno la grazia di adempiere bene i loro doveri e con il loro esempio indurranno gli altri a fare altrettanto.

 

7) Coloro i quali ispireranno ad altri ad onorare il Crocifisso, il Mio preziosissimo Sangue e le Mie Piaghe e che inoltre faranno conoscere il Mio Rosario delle S. Piaghe otterranno presto risposta a tutte le loro preghiere.

 

8) Coloro i quali fanno la Via Crucis giornalmente per un certo periodo di tempo e la offrono per la conversione dei peccatori possono salvare un’intera Parrocchia.

 

9) Coloro i quali per 3 volte consecutive (non nello stesso giorno) visitano un immagine di Me Crocifisso, la onorano e offrono al Padre Celeste la Mia Agonia e Morte, il Mio preziosissimo Sangue e le Mie Piaghe per i loro peccati avranno una bella morte e moriranno senza agonia e paura.

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Inno all’esaltazione della Croce

14 settembre 2017

.

 

Ecco il vessillo di un Re crocifisso, mistero di morte e di gloria: da qui il Signore del mondo si spegne su un patibolo

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Miracolo eucaristico di Sokólka: l’ostia è tessuto cardiaco di una persona in agonia!

14 settembre 2017

Le analisi di laboratorio confermano che la struttura della fibra del muscolo cardiaco e quella del pane erano legate in un modo impossibile per ingerenza umana

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Si può fare la Comunione senza essersi prima confessati?/da : Aleteia

13 settembre 2017

Mi è capitato a volte di rinunciare a fare la Comunione, durante la Messa, pensando di avere qualche peccato da confessare. Una persona però mi ha fatto presente che non è necessario confessarsi ogni settimana e che, a meno di non avere sulla coscienza peccati gravi, fare la Comunione è comunque cosa buona perché l’Eucarestia è anche una medicina che guarisce dai peccati. Nel dubbio, cosa è meglio fare?

Lettera firmata

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Vergine della Candelaria

10 settembre 2017

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La Vergine della Candelaria, ossia della Candelora, è l’appellativo con cui i cattolici venerano Maria in seguito alla scoperta di una statua, ritenuta miracolosa, trovata in riva al mare nelle Isole Canarie (Spagna) nel 1392. La statua della Vergine ricorda la presentazione al Tempio di Gesù ed è patrona delle Isole Canarie.[1]

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IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

10 settembre 2017

PARTE TERZA

L’AMORE DEL VERBO INCARNATO PER 1 SUOI SACERDOTI

CAPITOLO II

Amore di Cristo per i suoi sacerdoti durante la vita nascosta e la vita pubblica

Gesù ha amato i suoi sacerdoti fin dall’aurora della sua vita, da quell’istante in cui i primi lineamenti della sua umanità sono stati formati in Maria. E come un recipiente si impregna e conserva a lungo il profumo del primo liquore di cui è stato riempito, così il cuore di Cristo era stato, fin dall’inizio, colmato di amore per i suoi preti, essendone compenetrato più profondamente che da qualsiasi altro amore. In tutta la sua vita ha lasciato trasparire questa predilezione per il suo sacerdozio. Dei lunghi anni della sua vita nascosta a Nazareth ci è giunto soltanto un frammento. Salito a Gerusalemme per la festa, all’età di dodici anni, Gesù rimane, all’insaputa di Maria e Giuseppe, in città e viene ritrovato dopo tre lunghi giorni di ricerche. è rimasto al Tempio. Viene ritrovato là, non in adorazione davanti all’Arca, non accanto all’altare dei sacrifici, ma con i dottori e i sacerdoti, mentre li ascolta e li interroga? Più tardi, nella vita pubblica, questo rispetto per i sacerdoti rimane. Un giorno, guarisce un lebbroso: « Va’ dice , e fatti vedere dal sacerdote ». Rendigli omaggio, riconosci la sua autorità, fa’ ciò che vuole, sembra aggiungere. Obbligato, per illuminare il popolo, a sferzare i vizi e le degradazioni di questo sacerdozio giudaico, un tempo così grande e ora caduto così in basso, Cristo non dimentica di far notare la dignità sacerdotale, e di indicare i sacerdoti e i dottori dispensatori della verità e maestri degli uomini: « Sono seduti sulla cattedra di Mosè: fate quello che dicono, ma non fate quello che fanno ».

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Agostino d’Ippona , Confessioni: Libro Settimo

10 settembre 2017

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La perversione della volontà

  1. 22. E capii per esperienza che non è cosa sorprendente, se al palato malsano riesce una pena il pane, che al sano è soave; se agli occhi offesi è odiosa la luce, che ai vividi è amabile. La tua giustizia è sgradita ai malvagi, e a maggior ragione le vipere e i vermiciattoli che hai creato buoni e in accordo con le parti inferiori del tuo creato. A queste i malvagi stessi si accordano nella misura in cui non ti assomigliano, mentre si accordano alle parti superiori nella misura in cui ti assomigliano. Ricercando poi l’essenza della malvagità, trovai che non è una sostanza, ma la perversione della volontà, la quale si distoglie dalla sostanza suprema, cioè da te, Dio, per volgersi alle cose più basse, e, ributtando le sue interiora, si gonfia esternamente.

Ascesa all’Essere

  1. 23. Ero sorpreso di amarti, ora, e più non amare un fantasma in tua vece. Ma non ero stabile nel godimento del mio Dio. Attratto a te dalla tua bellezza, ne ero distratto subito dopo dal mio peso, che mi precipitava gemebondo sulla terra. Era, questo peso, la mia consuetudine con la carne; ma portavo con me il tuo ricordo. Non dubitavo minimamente dell’esistenza di un essere cui dovevo aderire, sebbene ancora non ne fossi capace, perché il corpo corruttibile grava sull’anima, e la dimora terrena deprime lo spirito con una folla di pensieri; ed ero assolutamente certo che quanto in te è invisibile, dalla costituzione del mondo si scorge comprendendolo attraverso il creato, così come la tua virtù eterna e la tua divinità. Nel ricercare infatti la ragione per cui apprezzavo la bellezza dei corpi sia celesti sia terrestri, e i mezzi di cui dovevo disporre per formulare giudizi equi su cose mutevoli, allorché dicevo: “Questa cosa dev’essere così, quella no”; nel ricercare dunque la spiegazione dei giudizi che formulavo giudicando così, scoprii al di sopra della mia mente mutabile l’eternità immutabile e vera della verità. E così salii per gradi dai corpi all’anima, che sente attraverso il corpo, dall’anima alla sua potenza interna, cui i sensi del corpo comunicano la realtà esterna, e che è la massima facoltà delle bestie. Di qui poi salii ulteriormente all’attività razionale, al cui giudizio sono sottoposte le percezioni dei sensi corporei; ma poiché anche quest’ultima mia attività si riconobbe mutevole, ascese alla comprensione di se medesima. Distolse dunque il pensiero dalle sue abitudini, sottraendosi alle contradizioni della fantasia turbinosa, per rintracciare sia il lume da cui era pervasa quando proclamava senza alcuna esitazione che è preferibile ciò che non muta a ciò che muta, sia la fonte da cui derivava il concetto stesso d’immutabilità, concetto che in qualche modo doveva possedere, altrimenti non avrebbe potuto anteporre con certezza ciò che non muta a ciò che muta. Così giunse, in un impeto della visione trepida, all’Essere stesso. Allora finalmente scorsi quanto in te è invisibile, comprendendolo attraverso il creato; ma non fui capace di fissarvi lo sguardo. Quando, rintuzzata la mia debolezza, tornai fra gli oggetti consueti, non riportavo con me che un ricordo amoroso e il rimpianto, per così dire, dei profumi di una vivanda che non potevo ancora gustare.

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Preghiera del giorno: A una persona cara che non c’è più

10 settembre 2017

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Signore, tu mi hai tolto la persona che mi era tanto cara in questo mondo. Io l’amavo e speravo di godere per lungo tempo della sua presenza. Tu hai disposto diversamente e sia fatta la tua Volonta’. Il solo conforto che provo nella sua perdita e’ che tu l’hai ricevuta nel seno della tua Misericordia e ti degnerai un giorno di unirmi ad essa.

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Preghiera del mattino : A Maria Bambina

8 settembre 2017

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Ave, Maria Bambina, piccolina del Padre
Il tuo viso irradia la Grazia Divina di Dio
mentre la luna riflette il sole mentre dormi,
gli Angeli attorno alla tua culla cantano dolci melodie,
Aiutami a chiamarLo Padre e a rispettare i suoi comandamenti

Salve Maria Bambina, alba modesta dello Spirito Santo
la tua approvazione, un giorno, darai all’angelo che si inginocchierà al tuo fianco
mentre io vago come pecora smarrita lungo il percorso della vita
poni la tua piccolissima e delicata mano nella mia e conducimi alla dimora 

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte prima della Professione di Fede

7 settembre 2017

SEZIONE SECONDA:
LA PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA

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CAPITOLO TERZO
CREDO NELLO SPIRITO SANTO

ARTICOLO 12
«CREDO LA VITA ETERNA»

1020 Per il cristiano, che unisce la propria morte a quella di Gesù, la morte è come un andare verso di lui ed entrare nella vita eterna. Quando la Chiesa ha pronunciato, per l’ultima volta, le parole di perdono dell’assoluzione di Cristo sul cristiano morente, l’ha segnato, per l’ultima volta, con una unzione fortificante e gli ha dato Cristo nel viatico come nutrimento per il viaggio, a lui si rivolge con queste dolci e rassicuranti parole:

« Parti, anima cristiana, da questo mondo, nel nome di Dio Padre onnipotente che ti ha creato, nel nome di Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, che è morto per te sulla croce, nel nome dello Spirito Santo, che ti è stato dato in dono; la tua dimora sia oggi nella pace della santa Gerusalemme, con la Vergine Maria, Madre di Dio, con san Giuseppe, con tutti gli angeli e i santi. […] Tu possa tornare al tuo Creatore, che ti ha formato dalla polvere della terra. Quando lascerai questa vita, ti venga incontro la Vergine Maria con gli angeli e i santi. […] Mite e festoso ti appaia il volto di Cristo e possa tu contemplarlo per tutti i secoli in eterno ». 604

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IL SACRO CUORE E IL SACERDOZIO Madre Luisa Margherita Claret de la Touche Serva di Dio

6 settembre 2017

PARTE TERZA

L’AMORE DEL VERBO INCARNATO PER 1 SUOI SACERDOTI

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CAPITOLO I

Amore di Cristo per i suoi sacerdoti prima della sua nascita

Il Verbo, Dio da Dio, luce da luce, generato e non creato, generato dall’Amore Infinito, Amore egli stesso, tanto autenticamente Amore quanto autenticamente Dio, è rimasto lo stesso anche nell’incarnazione. E poiché Gesù Cristo, Verbo incarnato, è Dio, è anche l’Amore.L’umanità di Cristo, unita a questo Amore, penetrata da lui, animata da lui, deve amare, e ama: ama di un amore appassionato e ardente. Ama, per tutta la sua vita, in pienezza. Il cuore di Cristo ha dei battiti che i nostri cuori non ci hanno mai fatto ascoltare. Ora che il Salvatore è nella gloria, continua ad amare. Amerà nello spazio immenso dei tempi e, come Gesù risorto non muore più, così anche il suo cuore non può più smettere di amare. Per tutta l’eternità amerà di un amore senza cedimenti e senza fine.Questo amore di Cristo che non avrà mai fine, ha però avuto un inizio. Il Verbo ama da sempre; ma il cuore d’uomo di Cristo, creato nel tempo, ha iniziato a battere un giorno preciso: un giorno ha iniziato ad amare. Quando vediamo un grande fiume scorrere maestosamente, pensiamo con naturalezza che quelle onde che si spingono e si succedono andranno infine a perdersi nel mare, in quell’oceano immenso nel quale si confonderanno. Ma qualche volta ci fermiamo a pensare alla sorgente da cui questo fiume dalle larghe onde è uscito, e risaliamo il suo corso per cercare il luogo, in genere solitario e nascosto, da cui stillano le prime gocce delle sue acque. Così, meditando sull’amore infinito di Cristo, possiamo non soltanto considerarlo nella sua durata eterna; possiamo cercare l’inizio di questo amore, risalire fino al primo battito del suo cuore.

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Agostino d’Ippona , Confessioni: Libro Settimo

6 settembre 2017

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Bontà ed esistenza delle cose
12. 18. Mi si rivelò anche nettamente la bontà delle cose corruttibili, che non potrebbero corrompersi né se fossero beni sommi, né se non fossero beni. Essendo beni sommi, sarebbero incorruttibili; essendo nessun bene, non avrebbero nulla in se stesse di corruttibile. La corruzione è infatti un danno, ma non vi è danno senza una diminuzione di bene. Dunque o la corruzione non è danno, il che non può essere, o, com’è invece certissimo, tutte le cose che si corrompono subiscono una privazione di bene. Private però di tutto il bene non esisteranno del tutto. Infatti, se sussisteranno senza potersi più corrompere, saranno migliori di prima, permanendo senza corruzione; ma può esservi asserzione più mostruosa di questa, che una cosa è divenuta migliore dopo la perdita di tutto il bene? Dunque, private di tutto il bene, non esisteranno del tutto; dunque, finché sono, sono bene. Dunque tutto ciò che esiste è bene, e il male, di cui cercavo l’origine, non è una sostanza, perché, se fosse tale, sarebbe bene: infatti o sarebbe una sostanza incorruttibile, e allora sarebbe inevitabilmente un grande bene; o una sostanza corruttibile, ma questa non potrebbe corrompersi senza essere buona. Così vidi, così mi si rivelò chiaramente che tu hai fatto tutte le cose buone e non esiste nessuna sostanza che non sia stata fatta da te; e poiché non hai fatto tutte le cose uguali, tutte esistono in quanto buone ciascuna per sé e assai buone tutte insieme, avendo il nostro Dio fatto tutte le cose buone assai.

L’armonia dell’universo
13. 19. In te il male non esiste affatto, e non solo in te, ma neppure in tutto il tuo creato, fuori del quale non esiste nulla che possa irrompere e corrompere l’ordine che vi hai imposto. Tra le parti poi del creato, alcune ve ne sono, che, per non essere in accordo con alcune altre, sono giudicate cattive, mentre con altre si accordano, e perciò sono buone, e buone sono in se stesse. Tutte queste parti, che non si accordano fra loro, si accordano poi con la porzione inferiore dell’universo, che chiamiamo terra, la quale è provvista di un suo cielo percorso da nubi e venti, ad essa conveniente. Lontano d’ora in poi da me l’augurio: “Oh, se tali cose non esistessero!”. Quand’anche vedessi soltanto tali cose, potrei certo desiderarne di migliori, ma non più mancare di lodarti anche soltanto per queste. Che ti si debba lodare, lo mostrano infatti sulla terra i draghi e tutti gli abissi, il fuoco, la grandine, la neve, il ghiaccio, il soffio della tempesta, esecutori della tua parola, i monti e tutti i colli, gli alberi da frutto e tutti i cedri, le bestie e tutti gli armenti, i rettili e i volatili pennuti; i re della terra e tutti i popoli, i principi e tutti i giudici della terra, i giovani e le fanciulle, gli anziani con gli adolescenti lodino il tuo nome. Ma, poiché anche dai cieli salgono verso di te le lodi, ti lodino, Dio nostro, nell’alto tutti gli angeli tuoi; tutte le potenze tue, il sole e la luna, tutte le stelle e la luce, i cieli dei cieli e le acque che stanno sopra i cieli, lodino il tuo nome. Ormai non desideravo di meglio: tutte le cose abbracciavo col mio pensiero, e se le creature superiori sono meglio di quelle inferiori, tutte insieme sono però meglio delle prime sole. Con più sano giudizio davo questa valutazione.

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Maria a Medjugorje , messaggio del 2 Settembre 2017

6 settembre 2017

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“Cari figli, chi potrebbe parlarvi meglio di me dell’amore e del dolore di mio Figlio? Ho vissuto con lui, ho patito con lui. Vivendo la vita terrena, ho provato il dolore, perché ero una madre. Mio Figlio amava i progetti e le opere del Padre Celeste, il vero Dio; e, come mi diceva, era venuto per redimervi. Io nascondevo il mio dolore per mezzo dell’amore. Invece voi, figli miei, voi avete diverse domande: non comprendete il dolore, non comprendete che, per mezzo dell’amore di Dio, dovete accettare il dolore e sopportarlo. Ogni essere umano, in maggior o minor misura, ne farà esperienza. Ma, con la pace nell’anima e in stato di grazia, una speranza esiste: è mio Figlio, Dio generato da Dio. Le sue parole sono il seme della vita eterna: seminate nelle anime buone, esse portano diversi frutti. Mio Figlio ha portato il dolore perché ha preso su di sé i vostri peccati. Perciò voi, figli miei, apostoli del mio amore, voi che soffrite: sappiate che i vostri dolori diverranno luce e gloria. Figli miei, mentre patite un dolore, mentre soffrite, il Cielo entra in voi, e voi date a tutti attorno a voi un po’ di Cielo e molta speranza.
Vi ringrazio.”

La chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje