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Maria a Medjugorje, messaggio del 12 Agosto 2019 a Ivan

13 agosto 2019

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La Chiesa guarda con favore, ma non si é ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

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Maria a Medjugorje, messaggio del 2 Agosto 2019

6 agosto 2019

mo Messaggio di Medugorje, 2 agosto 2019 – Apparizione a Mirjana

Cari figli, grande è l’amore di mio Figlio. Se poteste conoscere la grandezza del Suo amore, non smettereste mai di adorarLo e di ringraziarLo. Lui è sempre vivo con voi nell’Eucarestia, perché l’Eucarestia è il Suo cuore, l’Eucarestia è il cuore della fede. Lui non vi ha mai abbandonato: anche quando voi avete provato ad allontanarvi da Lui, Lui non lo ha mai fatto. 

Perciò, il mio cuore materno è felice quando guarda come colmi d’amore ritornate a Lui, quando vede che ritornate a Lui attraverso la via della riconciliazione, dell’amore e della speranza. Il mio cuore materno sa che se vi incamminaste sulla via della fede, sareste come germogli, come boccioli ed attraverso la preghiera ed il digiuno sareste come frutti, come fiori, apostoli del mio amore, sareste portatori della luce ed illuminereste con l’amore e la sapienza tutto intorno a voi. 

Figli miei, come madre, vi prego: pregate, pensate e contemplate. Tutto ciò che vi accade, bello, doloroso e gioioso, tutto ciò fa che cresciate spiritualmente, fa che mio Figlio cresca in voi. Figli miei abbandonatevi a Lui. CredeteGli e confidate nel Suo amore. Che Lui vi guidi. Che l’Eucarestia sia il luogo dove nutrirete le vostre anime per poi diffondere l’amore e la verità. Testimoniate mio Figlio. Vi ringrazio. 

La Chiesa guarda con favore , ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Preghiera a Santa Marta di Betania

29 luglio 2019
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“Ammirabile Vergine,
con piena fiducia ricorro a te.
Mi confido a te sperando che mi esaudirai nelle mie
necessità e che mi aiuterai nella mia prova umana.
Ringraziandoti in anticipo ti prometto di divulgare
questa preghiera.
Consolami, ti supplico in tutti i miei bisogni e
difficoltà.
Ricordandomi del profondo gaudio che riempì il
Tuo Cuore all’incontro col Salvatore del mondo
nella tua casa a Betania.
Ti invoco: assistimi come pure i miei cari, affinché
io rimanga in unione con Dio e che io meriti di
Essere esaudito nelle mie necessità, in particolare
nel bisogno che pesa su di me….(dire la grazia che si desidera)
Con piena fiducia ti prego, Tu, mia auditrice: vinci
le difficoltà che mi opprimono come pure hai vinto
il perfido drago che è rimasto vinto sotto il tuo
piede. Amen”

Padre Nostro; Ave Maria; Gloria al padre
S. Marta prega per noi

Angelus , del 28 Luglio 2019 a Piazza San Pietro

29 luglio 2019

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nell’odierna pagina di Vangelo (cfr Lc 11,1-13), san Luca narra le circostanze nelle quali Gesù insegna il “Padre nostro”. Essi, i discepoli, sanno già pregare, recitando le formule della tradizione ebraica, ma desiderano poter vivere anche loro la stessa “qualità” della preghiera di Gesù. Perché loro possono constatare che la preghiera è una dimensione essenziale nella vita del loro Maestro, infatti ogni sua azione importante è caratterizzata da prolungate soste di preghiera. Inoltre, restano affascinati perché vedono che Egli non prega come gli altri maestri del tempo, ma la sua preghiera è un legame intimo con il Padre, tanto che desiderano essere partecipi di questi momenti di unione con Dio, per assaporarne completamente la dolcezza.

Così, un giorno, aspettano che Gesù concluda la preghiera, in un luogo appartato, e poi chiedono: «Signore, insegnaci a pregare» (v.1). Rispondendo alla domanda esplicita dei discepoli, Gesù non dà una definizione astratta della preghiera, né insegna una tecnica efficace per pregare ed “ottenere” qualcosa. Egli invece invita i suoi a fare esperienza di preghiera, mettendoli direttamente in comunicazione col Padre, suscitando in essi una nostalgia per una relazione personale con Dio, con il Padre. Sta qui la novità della preghiera cristiana! Essa è dialogo tra persone che si amano, un dialogo basato sulla fiducia, sostenuto dall’ascolto e aperto all’impegno solidale. E’ un dialogo del Figlio col Padre, un dialogo tra figli e Padre. Questa è la preghiera cristiana.

Pertanto consegna loro la preghiera del “Padre nostro”, forse il dono più prezioso lasciatoci dal divino Maestro nella sua missione terrena. Dopo averci svelato il suo mistero di Figlio e di fratello, con quella preghiera Gesù ci fa penetrare nella paternità di Dio; voglio sottolineare questo: quando Gesù ci insegna il Padre Nostro ci fa entrare nella paternità di Dio e ci indica il modo per entrare in dialogo orante e diretto con Lui, attraverso la via della confidenza filiale. E un dialogo tra il papà e suo figlio, del figlio con il papà. Ciò che chiediamo nel “Padre nostro” è già tutto realizzato a noi nel Figlio Unigenito: la santificazione del Nome, l’avvento del Regno, il dono del pane, del perdono e della liberazione dal male. Mentre chiediamo, noi apriamo la mano per ricevere. Ricevere i doni che il Padre ci ha fatto vedere nel Figlio. La preghiera che ci ha insegnato il Signore è la sintesi di ogni preghiera, e noi la rivolgiamo al Padre sempre in comunione con i fratelli. A volte succede che nella preghiera ci sono delle distrazioni ma tante volte sentiamo come la voglia di fermarci sulla prima parola: “Padre” e sentire quella paternità nel cuore.

Poi Gesù racconta la parabola dell’amico importuno e dice Gesù: “bisogna insistere nella preghiera”. A me viene in mente quello che fanno i bambini verso i tre anni, tre anni e mezzo: incominciano a domandare cose che non capiscono. Nella mia terra si chiama “l’età dei perché”, credo che anche qui sia lo stesso. I bambini incominciano a guardare il papà e dicono: “Papà, perché?, Papà, perché?”. Chiedono spiegazioni. Stiamo attenti: quando il papà incomincia a spiegare il perché, loro arrivano con un’altra domanda senza ascoltare tutta la spiegazione. Cosa succede? Succede che i bambini si sentono insicuri su tante cose che incominciano a capire a metà. Vogliono soltanto attirare su di loro lo sguardo del papà e per questo: “Perché, perché, perché?”. Noi, nel Padre Nostro, se ci fermiamo sulla prima parola, faremo lo stesso di quando eravamo bambini, attirare su di noi lo sguardo del padre. Dire: “Padre, Padre”, e anche dire: “Perché?” e Lui ci guarderà.

Chiediamo a Maria, donna orante, di aiutarci a pregare il Padre Nostro uniti a Gesù per vivere il Vangelo, guidati dallo Spirito Santo.

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

ho appreso con dolore la notizia del drammatico naufragio, avvenuto nei giorni scorsi nelle acque del Mediterraneo, in cui hanno perso la vita decine di migranti, tra cui donne e bambini. Rinnovo un accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con prontezza e decisione, per evitare il ripetersi di simili tragedie e garantire la sicurezza e la dignità di tutti. Vi invito a pregare insieme a me per le vittime e per le loro famiglie. E anche domandare col cuore: “Padre, perché?” [segue minuto di silenzio]

Saluto tutti voi, romani e pellegrini dall’Italia e da varie parti del mondo: le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni.

In particolare, saluto le Suore di Santa Elisabetta provenienti da diversi Paesi, il gruppo AVART Organización Internacional de Arte y Cultura Mexicana di Puebla (Messico) e i giovani della Parrocchia Santa Rita da Cascia di Torino. Vedo una bandiera uruguaiana ma non vedo il mate! Benvenuti! Saluto anche i tanti polacchi che vedo qui con le bandiere e pure il gruppo degli spagnoli.

A tutti auguro una buona domenica e, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

Genesi, Capitolo 31

29 luglio 2019

[1] Ma Giacobbe venne a sapere che i figli di Làbano dicevano: “Giacobbe si è preso quanto era di nostro padre e con quanto era di nostro padre si è fatta tutta questa fortuna”.

[2] Giacobbe osservò anche la faccia di Làbano e si accorse che non era più verso di lui come prima.

[3] Il Signore disse a Giacobbe: “Torna al paese dei tuoi padri, nella tua patria e io sarò con te”.

[4] Allora Giacobbe mandò a chiamare Rachele e Lia, in campagna presso il suo gregge

[5] e disse loro: “Io mi accorgo dal volto di vostro padre che egli verso di me non è più come prima; eppure il Dio di mio padre è stato con me.

[6] Voi stesse sapete che io ho servito vostro padre con tutte le forze,

[7] mentre vostro padre si è beffato di me e ha cambiato dieci volte il mio salario; ma Dio non gli ha permesso di farmi del male.

[8] Se egli diceva: Le bestie punteggiate saranno il tuo salario, tutto il gregge figliava bestie punteggiate; se diceva: Le bestie striate saranno il tuo salario, allora tutto il gregge figliava bestie striate.

[9] Così Dio ha sottratto il bestiame a vostro padre e l’ha dato a me.

[10] Una volta, quando il piccolo bestiame va in calore, io in sogno alzai gli occhi e vidi che i capri in procinto di montare le bestie erano striati, punteggiati e chiazzati.

[11] L’angelo di Dio mi disse in sogno: Giacobbe! Risposi: Eccomi.

[12] Riprese: Alza gli occhi e guarda: tutti i capri che montano le bestie sono striati, punteggiati e chiazzati, perché ho visto quanto Làbano ti fa.

[13] Io sono il Dio di Betel, dove tu hai unto una stele e dove mi hai fatto un voto. Ora alzati, parti da questo paese e torna nella tua patria!”.

[14] Rachele e Lia gli risposero: “Abbiamo forse ancora una parte o una eredità nella casa di nostro padre?

[15] Non siamo forse tenute in conto di straniere da parte sua, dal momento che ci ha vendute e si è anche mangiato il nostro danaro?

[16] Tutta la ricchezza che Dio ha sottratto a nostro padre è nostra e dei nostri figli. Ora fà pure quanto Dio ti ha detto”.

[17] Allora Giacobbe si alzò, caricò i figli e le mogli sui cammelli

[18] e condusse via tutto il bestiame e tutti gli averi che si era acquistati, il bestiame che si era acquistato in Paddan-Aram, per ritornare da Isacco, suo padre, nel paese di Cànaan.

[19] Làbano era andato a tosare il gregge e Rachele rubò gli idoli che appartenevano al padre.

[20] Giacobbe eluse l’attenzione di Làbano l’Arameo, non avvertendolo che stava per fuggire;

[21] così potè andarsene con tutti i suoi averi. Si alzò dunque, passò il fiume e si diresse verso le montagne di Gàlaad.

[22] Al terzo giorno fu riferito a Làbano che Giacobbe era fuggito.

[23] Allora egli prese con sé i suoi parenti, lo inseguì per sette giorni di cammino e lo raggiunse sulle montagne di Gàlaad.

[24] Ma Dio venne da Làbano l’Arameo in un sogno notturno e gli disse: “Bada di non dir niente a Giacobbe, proprio nulla!”.

[25] Làbano andò dunque a raggiungere Giacobbe; ora Giacobbe aveva piantato la tenda sulle montagne e Làbano si era accampato con i parenti sulle montagne di Gàlaad.

[26] Disse allora Làbano a Giacobbe: “Che hai fatto? Hai eluso la mia attenzione e hai condotto via le mie figlie come prigioniere di guerra!

[27] Perché sei fuggito di nascosto, mi hai ingannato e non mi hai avvertito? Io ti avrei congedato con festa e con canti, a suon di timpani e di cetre!

[28] E non mi hai permesso di baciare i miei figli e le mie figlie! Certo hai agito in modo insensato.

[29] Sarebbe in mio potere di farti del male, ma il Dio di tuo padre mi ha parlato la notte scorsa: Bada di non dir niente a Giacobbe, né in bene né in male!

[30] Certo, sei partito perché soffrivi di nostalgia per la casa di tuo padre; ma perché mi hai rubato i miei dei?”.

[31] Giacobbe rispose a Làbano e disse: “Perché avevo paura e pensavo che mi avresti tolto con la forza le tue figlie.

[32] Ma quanto a colui presso il quale tu troverai i tuoi dei, non resterà in vita! Alla presenza dei nostri parenti riscontra quanto vi può essere di tuo presso di me e prendilo”. Giacobbe non sapeva che li aveva rubati Rachele.

[33] Allora Làbano entrò nella tenda di Giacobbe e poi nella tenda di Lia e nella tenda delle due schiave, ma non trovò nulla. Poi uscì dalla tenda di Lia ed entrò nella tenda di Rachele.

[34] Rachele aveva preso gli idoli e li aveva messi nella sella del cammello, poi vi si era seduta sopra, così Làbano frugò in tutta la tenda, ma non li trovò.

[35] Essa parlò al padre: “Non si offenda il mio signore se io non posso alzarmi davanti a te, perché ho quello che avviene di regola alle donne”. Làbano cercò dunque il tutta la tenda e non trovò gli idoli.

[36] Giacobbe allora si adirò e apostrofò Làbano, al quale disse: “Qual è il mio delitto, qual è il mio peccato, perché ti sia messo a inseguirmi?

[37] Ora che hai frugato tra tutti i miei oggetti, che hai trovato di tutte le robe di casa tua? Mettilo qui davanti ai miei e tuoi parenti e siano essi giudici tra noi due.

[38] Vent’anni ho passato con te: le tue pecore e le tue capre non hanno abortito e i montoni del tuo gregge non ho mai mangiato.

[39] Nessuna bestia sbranata ti ho portato: io ne compensavo il danno e tu reclamavi da me ciò che veniva rubato di giorno e ciò che veniva rubato di notte.

[40] Di giorno mi divorava il caldo e di notte il gelo e il sonno fuggiva dai miei occhi.

[41] Vent’anni sono stato in casa tua: ho servito quattordici anni per le tue due figlie e sei anni per il tuo gregge e tu hai cambiato il mio salario dieci volte.

[42] Se non fosse stato con me il Dio di mio padre, il Dio di Abramo e il Terrore di Isacco, tu ora mi avresti licenziato a mani vuote; ma Dio ha visto la mia afflizione e la fatica delle mie mani e la scorsa notte egli ha fatto da arbitro”.

[43] Làbano allora rispose e disse a Giacobbe: “Queste figlie sono mie figlie e questi figli sono miei figli; questo bestiame è il mio bestiame e quanto tu vedi è mio. E che potrei fare oggi a queste mie figlie o ai figli che esse hanno messi al mondo?

[44] Ebbene, vieni, concludiamo un’alleanza io e te e ci sia un testimonio tra me e te”.

[45] Giacobbe prese una pietra e la eresse come una stele.

[46] Poi disse ai suoi parenti: “Raccogliete pietre”, e quelli presero pietre e ne fecero un mucchio. Poi mangiarono là su quel mucchio.

[47] Làbano lo chiamò Iegar-Saaduta, mentre Giacobbe lo chiamò Gal-Ed.

[48] Làbano disse: “Questo mucchio sia oggi un testimonio tra me e te”; per questo lo chiamò Gal-Ed

[49] e anche Mizpa, perché disse: “Il Signore starà di vedetta tra me e te, quando noi non ci vedremo più l’un l’altro.

[50] Se tu maltratterai le mie figlie e se prenderai altre mogli oltre le mie figlie, non un uomo sarà con noi, ma bada, Dio sarà testimonio tra me e te”.

[51] Soggiunse Làbano a Giacobbe: “Ecco questo mucchio ed ecco questa stele, che io ho eretta tra me e te.

[52] Questo mucchio è testimonio e questa stele è testimonio che io giuro di non oltrepassare questo mucchio dalla tua parte e che tu giuri di non oltrepassare questo mucchio e questa stele dalla mia parte per fare il male.

[53] Il Dio di Abramo e il Dio di Nacor siano giudici tra di noi”. Giacobbe giurò per il Terrore di suo padre Isacco.

[54] Poi offrì un sacrificio sulle montagne e invitò i suoi parenti a prender cibo. Essi mangiarono e passarono la notte sulle montagne.

Spiegazione

Versi 1-21

Gli affari di queste famiglie sono così dettagliatamente riportate mentre i grandi eventi degli stati e di regni di quel periodo non vengono citati. La Bibbia insegna alla gente i compiti quotidiani della vita: come servire Dio, come apprezzare le benedizioni che egli dà e come fare del bene nelle diverse circostanze della vita. Gli egoisti si considerano derubati di tutto quello che non possono ottenere e l’egoismo vuole impedire anche gli affetti naturali. Sopravvalutare le ricchezze terrene è quell’errore che nutre la radice dell’egoismo, dell’invidia e di ogni male. Gli uomini del mondo ricercano le strade l’uno dell’altro e sembra che questo tolga ad ognuno la pace, provocando scontentezza, invidia e disaccordo. Ma ci sono possessi che sono sufficienti in tutto e felici coloro che le cercano prima di tutto. In tutte le nostre rinunce dovremmo avere rispetto del comando e della promessa di Dio. Se Egli è con noi, non abbiamo bisogno di temere. I pericoli che ci circondano sono così tanti, che niente più può realmente scoraggiate i nostri cuori. Ricordare i tempi benedetti della comunione con Dio è molto confortante quando siamo in difficoltà e dobbiamo pure ricordare spesso i nostri voti che non abbiamo adempiuto.

(more…)

MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE /PARTE TERZA MEDJUGORJE UN MESSAGGIO CHE INSEGNA COME SI AMA (Paragrafi :22, 23)

29 luglio 2019

Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

23. Amare Dio e il prossimo col Cuore di Maria – La Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria ci dona il suo Cuore per amare Dio e i fratelli come lei li ama. Maria vuole infatti aiutarci a vivere d’amore. “Cari figli, oggi vi invito all’amore. Figlioli, senza l’amore non potete vivere né con Dio né con i fratelli. Perciò vi invito tutti ad aprire i vostri cuori all’amore di Dio che è tanto grande ed è aperto per ognuno di voi. Dio, per amore dell’uomo, mi mandò in mezzo a voi per mostrarvi la via della salvezza, la via dell’amore. Se prima non amate Dio, non potrete amare il prossimo, né colui che odiate. Perciò, figlioli, pregate! E attraverso la preghiera scoprirete l’amore” (aprile 1995). L’amore è il clima naturale, normale, necessario, in cui nascono, maturano, si sviluppano e si realizzano tutte le cose buone. “Dio è amore, chi rimane nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4,16). E quindi, chi ha Dio presente nel suo cuore, da Dio riceve la spinta, l’aiuto, la forza per fare il bene. Chi invece non ama, non ha Dio presente nel suo cuore e perciò non produce nulla di spiritualmente buono. Ma bisogna ricordare che l’amore vero non consiste nel sentimento, ma nelle opere, nella condotta, nel comportamento. Infatti Gesù ha detto: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama” (Gv 15, 21). “In questo consiste l’amore, nell’osservare i suoi comandamenti” (1Gv 5, 3). Quanto più mi sforzo di osservare i comandamenti, anche nelle cose piccole, tanto più dimostro di avere un vero, concreto, sincero amor di Dio! Nel febbraio del 1985 la Madonna ha detto: “Cari figli, oggi vi invito a vivere le seguenti parole: Io amo Dio! Cari figli, con l’amore voi potete conseguire tutto, anche ciò che ritenete impossibile”. Nel maggio del 1986 aggiunge “Cari figli, oggi vi invito tutti a vivere l’amore verso Dio e verso il prossimo nella vostra vita. Senza l’amore, cari figli, voi non potete fare nulla “. Nel novembre del 1986 ci ha rivolto queste parole: “Cari figli, decidetevi per l’amore, affinché l’amore prenda il sopravvento in tutti voi: non però l’amore umano, ma l’amore divino!”. L’amore è indispensabile in ogni rapporto con gli altri. L’amore è apertura, disponibilità, dono di sé. Dove non c’è amore c’è egoismo, che è chiusura verso gli altri e ricerca di se stessi, della propria soddisfazione. L’egoismo accarezzato, assecondato, porta a mettere il proprio io al primo posto, in quel posto che spetta soltanto a Dio e tende ad escludere Dio dai propri pensieri, dalla propria vita. È chiaro quindi che senza l’amore non si può vivere in comunione con Dio e non si può neanche avere un rapporto di fraternità, di solidarietà e di condivisione con il nostro prossimo. Se non amiamo Dio non abbiamo nessun valido motivo umano per amare coloro che ci sono estranei, coloro che magari ci sono antipatici e tanto meno coloro che ci hanno fatto o continuano a farci del male. Per questi ultimi proviamo istintivamente un senso di astio, se non di odio vero e proprio. Ma se invece amiamo Dio sinceramente, sentiamo il dovere e anche il bisogno di amare tutti coloro che Dio ama, anche i nemici, appunto perché Dio li ama come ama noi. È per aiutarci in questo cammino che Dio continua a mandare Maria in mezzo a noi, perché i suoi messaggi possano far breccia nel nostro cuore.

Pratica Spirituale: Offriamo la nostra giornata, con le gioie e i dolori, per ottenere da Dio, per intercessione di Maria, il dono di riuscire ad amare.

Cari figli, vi invito a pregare, affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su tutti gli uomini”. La Madonna a Medjugorje

24. L’amore, la fiducia e l’abbandono in DioCari figli, vi invito all’abbandono totale in Dio. Pregate, figlioli, che satana non vi faccia là agitare come fa il vento con i rami. Siate forti in Dio! Desidero che il mondo, attraverso di voi, conosca il Dio della gioia. Non preoccupatevi, non abbiate paura: Dio vi aiuterà e vi mostrerà la strada. Io vi amo e desidero che vi abbandoniate anche a me, affinché io possa condurvi verso Dio” (maggio1988). La Madonna ci invita ad un amore, ad una fiducia, ad un abbandono totale a Dio, cioè a lasciarci guidare da lui in tutto, ad accettare tutti gli avvenimenti come permessi da lui per il nostro bene, anche quando ci impongono la croce; a prendere la sua Parola come norma di vita, come guida del nostro pensare e agire con una fiducia illimitata in lui, con la certezza che egli vuole soltanto il nostro bene e che, facendo la sua volontà, noi realizziamo davvero il nostro bene. Satana non può sopportare la nostra fiducia e il nostro abbandono in Dio e perciò cerca di turbarci, di gettarci nell’agitazione, come il vento che scuote i rami. Per resistergli dobbiamo essere forti. Non forti confidando unicamente nelle nostre risorse naturali, ma confidando in Dio. Se viviamo nell’abbandono in Dio non dobbiamo temere nulla: Dio stesso ci guiderà, ci mostrerà la strada, come dice Maria. La strada l’abbiamo chiaramente indicata nel Vangelo dove Gesù ci dice: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6). Già nell’antico Testamento Dio aveva promesso: “Io vi insegnerò la via buona e giusta” (libro dei Re). Per avere fiducia e per vivere nell’abbandono come un bambino si abbandona nelle braccia della mamma, la Madonna ci raccomanda l’amore: non un amore calcolato, dettato dalla simpatia, dall’interesse, ma un amore come il suo, soprannaturale, che comprende tutti, perché Dio ama tutti e vuole la salvezza di tutti. La Madonna ci ricorda poi che le apparteniamo, perché siamo stati affidati a lei nella persona di Giovanni. E la Madonna ha preso sul serio questa maternità e perciò si prende cura di noi. Capiremo questo nella misura in cui preghiamo e ci affidiamo a lei per essere guidati, presi per mano e teneramente condotti verso Dio, verso la nostra vera felicità! “Cari figli, oggi vi invito all’abbandono totale a Dio. Tutto ciò che fate, tutto ciò che possedete, datelo a Dio affinché egli possa regnare nella vostra vita” (luglio 1988). L’abbandono, l’amore, la fiducia in Dio è l’atteggiamento fondamentale di Maria ed è lo stesso che ella vuole far nascere nei nostri cuori. La Madonna non ci invita ad un abbandono passivo, ma ad un abbandono attivo. Tutto quello che abbiamo è dono di Dio. Dunque, tutto quello che facciamo con questi doni dobbiamo offrirlo a Dio attraverso le mani e il cuore di Maria, nel rispetto della sua volontà, con sentimenti di profonda gratitudine per i suoi doni e di sincero amore. È così che Dio e Maria regneranno davvero nella nostra vita.

Pratica spirituale: Con gratitudine abbandoniamoci al Signore recitando una preghiera di amore e di fiducia.

Tratto da: Mater Divinae Gratiae – “Medjugorje il messaggio Mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione” – 4/2000

Liturgia di Santa Marta (memoria) /Missale romanum Vetus Ordo

29 luglio 2019

Marta è «la sorella di Lazzaro e di Maria». La loro casa a Betania era un’oasi preferita da Gesù per ritirarvisi dalle fatiche apostoliche, e Marta si dava sempre d’attorno per far onore all’ospite desiderato. Questo suo atteggiamento dinamico spicca in tre episodi, in particolare contrasto con l’atteggiamento quieto e contemplativo di Maria. Innanzitutto un giorno in cui, tutta affaccendata si lamenta che Maria stia ad ascoltare Gesù, egli la richiama amorevolmente al primato dei valori spirituali (Lc 10,38. 42). Poi, nella malattia di Lazzaro, quando Gesù, chiamato dalle due sorelle, giunge che Lazzaro è già morto, Marta gli corre sollecita incontro e fa la sua forte professione di fede. Quel dialogo tra Gesù e Marta è uno dei più antichi temi battesimali in preparazione alla Pasqua, e la Chiesa l’ha pure usato per secoli nella liturgia funebre, per ravvivare nei fedeli la speranza cristiana. Il pianto di Maria fa singhiozzare Gesù (Gv 11,1-44).
Finalmente, la «Cena di Betania», in cui Marta serve a tavola e Maria unge i piedi a Gesù, è una prefigurazione dell’ultima Cena e di ogni nostra Messa (Mc 14,3-9; Mt 26,6-13; Gv 12,1-8). Ora che Maria di Magdala è chiaramente non identificata con Maria di Betania, si resta sorpresi che le due sorelle, unite sempre nel Vangelo, non lo siano anche nel culto, come si è fatto per altri santi fra loro congiunti. Marta è modello di donna laboriosa e patrona dei locandieri, Maria è un modello delle anime contemplative.

Felici coloro che hanno meritato 
di ricevere il Signore nella propria casa

Dai «Discorsi» di sant0Agostino, vescovo  (Disc. 103, 1-2. 6; PL 38, 613. 615)
Le parole di nostro Signore Gesù Cristo ci vogliono ricordare che esiste un unico traguardo al quale tendiamo, quando ci affatichiamo nelle svariate occupazioni di questo mondo. Vi tendiamo mentre siamo pellegrini e non ancora stabili; in cammino e non ancora nella patria; nel desiderio e non ancora nell’appagamento. Ma dobbiamo tendervi senza svogliatezza e senza intermissione, per poter giungere finalmente un giorno alla meta. Marta e Maria erano due sorelle, non solo sul piano della natura, ma anche in quello della religione; tutte e due onoravano Dio, tutte e due servivano il Signore presente nella carne in perfetta armonia di sentimenti. Marta lo accolse come si sogliono accogliere i pellegrini, e tuttavia accolse il Signore come serva, il Salvatore come inferma, il Creatore come creatura; lo accolse per nutrirlo nel suo corpo mentre lei doveva nutrirsi con lo Spirito. Il Signore infatti volle prendere la forma dello schiavo ed essere nutrito in questa forma dai servi, per degnazione non per condizione. Infatti anche questa fu una degnazione, cioè offrirsi per essere nutrito: aveva un corpo in cui sentiva fame e sete.
Così dunque il Signore fu accolto come ospite, egli che «venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1, 11-12). Ha adottato dei servi e li ha resi fratelli, ha riscattato dei prigionieri e li ha costituiti coeredi. Tuttavia nessuno di voi osi esclamare: «Felici coloro che hanno meritato di ricevere Cristo in casa propria!». Non rammaricarti, non recriminare perché sei nato in un tempo in cui non puoi vedere il Signore nella carne. Egli non ti ha privato di questo onore, perché ha assicurato: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40).
Del resto tu, Marta, sia detto con tua buona pace, tu, già benedetta per il tuo encomiabile servizio, come ricompensa domandi il riposo. Ora sei immersa in molteplici faccende, vuoi ristorare dei corpi mortali, sia pure di persone sante. Ma dimmi: Quando sarai giunta a quella patria, troverai il pellegrino da accogliere come ospite? Troverai l’affamato cui spezzare il pane? L’assetato al quale porgere da bere? L’ammalato da visitare? Il litigioso da ricondurre alla pace? Il morto da seppellire?
Lassù non vi sarà posto per tutto questo. E allora che cosa vi sarà? Ciò che ha scelto Maria: là saremo nutriti, non nutriremo. Perciò sarà completo e perfetto ciò che qui Maria ha scelto: da quella ricca mensa raccoglieva le briciole della parola del Signore. E volete proprio sapere quello che vi sarà lassù? Il Signore stesso afferma dei suoi servi: «In verità vi dico, li farà mettere a tavola e passerà a servirli» (Lc 12, 37).

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  1 Gv 4,7-16
Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito.
E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi.
Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui. 

Salmo Responsoriale  Salmo 33
Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.

Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene. 

Canto al Vangelo   Gv 8,12
Alleluia, alleluia.

Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita.
Alleluia.

Il Vangelo del 29 Luglio 2019 è nel post qui sotto

Oppure


Vangelo 
Lc 10, 38-42
Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose.
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta». 


 


MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE /PARTE SECONDA MEDJUGORJE UN MESSAGGIO CHE CI CONDUCE ALLE FONTI DELL’AMORE ( Paragrafo 22)

26 luglio 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

22. La Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria e l’amore – Direttamente la Madonna, a Medjugorje, comincia a parlarne nel 1988, ma tutto il suo messaggio: presenza, atteggiamento, contenuto, non ci mostra altro che lei è venuta e continua a venire per insegnarci che cosa è la consacrazione e come si vive. La Consacrazione al suo Cuore è il mezzo, la via per vivere l’Amore, per vivere tutti i mezzi di grazia con amore, per portare l’amore nella vita e raggiungere Dio-Amore. “Cari figli, vi invito a consacrarvi al mio Cuore Immacolato. Desidero che vi consacriate personalmente, come famiglie e come parrocchie, in modo che tutto appartenga a Dio attraverso le mie mani” (ottobre 1988). La Consacrazione non è solo una formula, una preghiera, ma è anche un cambiamento radicale. Nella Messa, con la consacrazione, pane e vino cambiano e diventano Corpo e Sangue di Gesù. Nella nostra vita, con la consacrazione tutto il nostro modo di vivere deve cambiare e da naturale deve diventare soprannaturale. Non solo ci impegniamo a vivere in grazia di Dio ma tutto quello che facciamo, vogliamo farlo per compiere la volontà di Dio, per fargli piacere, per amore suo, e tutto offriamo a lui. C’è una consacrazione personale che impegna il singolo individuo; c’è una consacrazione familiare che vuole elevare e santificare tutta la vita della famiglia, i rapporti degli sposi fra loro, ispirati a reciproco rispetto, umiltà, benevolenza, comprensione, e i rapporti tra genitori e fi-gli; c’è poi la consacrazione di una famiglia più estesa come può essere la parrocchia, che impegna tutti i membri ad aiutarsi a vicenda a vivere in Dio e per Dio. Facendo la nostra consacrazione a Maria e per mezzo di Maria, la Madonna esercita la sua missione di Mediatrice di tutte le grazie e ci aiuta a vivere in Dio e per Dio. Noi ci consacriamo al Cuore materno di Maria con il nostro amore di figli che ci porta necessariamente ad imitarla non già nei suoi privilegi che sono unici e irripetibili, ma nelle sue virtù di creatura umana che ebbe una vita umile e modesta, come la nostra, quindi perfettamente imitabile. Ci consacriamo a Maria per appartenere a Dio attraverso di lei, con l’impegno di imitarla nel suo atteggiamento di apertura a Dio, di ascolto attento della sua Parola, custodita, meditata nel cuore e vissuta. Cerchiamo di vivere la sua disponibilità e prontezza nel compiere sempre e in tutto la volontà di Dio, ripetendo con il cuore: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38). Ci consacriamo al Cuore di Maria con la generosità e il fervore nell’accogliere i suoi materni inviti ripetuti nel corso dei secoli e specialmente nelle apparizioni di questi ultimi tempi a Medjugorje. Affidiamo a Lei la nostra vita mettiamoci nelle sue mani e nel suo Cuore, lasciamoci guidare qui sulla terra perché ogni passo ci renda più vicino il Cielo. Amiamo Dio con il Suo Cuore e vivremo eternamente la gioia che lei ci promette.

Pratica Spirituale: Rinnoviamo la nostra Consacrazione a Maria o prepariamoci a farla con gioia. 

  Tratto da: Mater Divinae Gratiae – “Medjugorje il messaggio Mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione” – 4/2000

Maria a Medjugorje, messaggio del 25 Luglio 2019

26 luglio 2019

Cari figli! La mia chiamata per voi è la preghiera. La preghiera sia per voi gioia e una corona che vi lega a Dio. Figlioli, verranno le prove e voi non sarete forti ed il peccato regnerà ma se siete miei, vincerete perché il vostro rifugio sarà il Cuore di mio Figlio Gesù. Perciò figlioli, ritornate alla preghiera affinché la preghiera diventi vita per voi, di giorno e di notte. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. ”

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente , sui fatti di Medjugorje

Messaggi a Confronto 25 Luglio 2018

Cari figli! Dio mi ha chiamata per condurvi a Lui, perché Lui è la vostra forza. Perciò vi invito a pregarLo e a fidarvi di Lui, perché Lui è il vostro rifugio da ogni male che sta in agguato e porta le anime lontano dalla grazia e dalla gioia alle quali siete chiamati. Figlioli vivete il Paradiso qui sulla terra affinché stiate bene e i comandamenti di Dio siano la luce sul vostro cammino. Io sono con voi e vi amo tutti con il mio amore materno. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. ”

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE /PARTE SECONDA MEDJUGORJE UN MESSAGGIO CHE CI CONDUCE ALLE FONTI DELL’AMORE ( Paragrafo: 21)

25 luglio 2019
“Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje




“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

21. L’adorazione eucaristica e l’amore – “Cari figli, oggi vi invito ad innamorarvi del SS. Sacramento dell’altare. Adoratelo, figlioli, nelle vostre parrocchie e così sarete uniti con tutto il mondo. Gesù vi diventerà amico e non parlerete di lui come di qualcuno che appena conoscete. L’unità sarà per voi gioia e diventerete testimoni dell’amore che Gesù ha per ogni creatura. Figlioli, quando adorate Gesù, voi siete vicini anche a me” (settembre 1995).

Questo invito così chiaro ed esplicito ad adorare Gesù nel SS. Sacramento segue un altro messaggio del marzo del 1984 quando la Madonna disse: “Cari figli, adorate senza interruzione il SS. Sacramento dell’altare. Io sono sempre presente quando i fedeli sono in adorazione. In quel momento si ottengono grazie particolari “. Prima dell’invito ad adorare c’è questa volta l’invito ad innamorarci del SS. Sacramento ed è logico perché l’adorazione è una conseguenza dell’amore. Se non c’è amore non ci può essere neanche adorazione. Ma perché bisogna essere innamorati dell’Eucaristia? Perché, a differenza degli altri Sacramenti, è una Persona viva e vera. Gli altri Sacramenti sono soltanto dei segni, dei mezzi degni del massimo rispetto e venerazione e amore, ma sono mezzi, elevati da Gesù alla dignità altissima di trasmetterci, di conferirci la grazia di Dio. L’Eucarestia, invece, è Gesù stesso, in persona! oggi come 2000 anni fa, nascosto nel segno visibile del pane e del vino. Ma è proprio lui, qui in mezzo a noi, come lo era allora in mezzo ai suoi discepoli. Di questo noi siamo certamente convinti nella nostra mente, ma questa convinzione non si dimostra sempre nella nostra condotta. Spesso il cuore è lontano, è assente e se succede questo come possiamo essere innamorati del SS. Sacramento? Nell’Ostia consacrata, chiusa nel tabernacolo, c’è Gesù vivo con tutto il suo Amore Infinito per noi. La prima cosa che dobbiamo fare è cercare di essere davvero convinti e coscienti che quel Cuore divino, pieno d’amore per noi, è davvero sempre presente nell’Eucarestia. Da questa convinzione e da questa consapevolezza sgorgheranno l’amore, l’amicizia e l’adorazione. Gesù nel SS. Sacramento merita tutta la nostra adorazione fatta soprattutto di gratitudine e di amore. Gesù resta presente nel tabernacolo per esserci sempre vicino e a disposizione, non solo per ricevere la nostra adorazione, ma per ascoltare ed esaudire le nostre richieste e concederci grazie spirituali e materiali di cui abbiamo continuamente bisogno. Dal tabernacolo egli continua a dirci: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e stanchi ed io vi ristorerò” (Mt 11, 28). Se ci impegniamo a fermarci spesso in adorazione davanti al Tabernacolo siamo uniti a tutti i fedeli del mondo che si trovano in adorazione davanti all’Eucarestia. Maria è stata sempre unita a Gesù e continua ad essere vicina a Lui in Cielo e ovunque Gesù si trova, quindi anche in tutti i Tabernacoli del mondo. Quando ci rechiamo in chiesa per adorare Gesù, troviamo sempre lei che ci aspetta, che ci ispira, ci guida e presenta a Gesù le nostre adorazioni e le nostre suppliche avvalorandole con la sua materna intercessione. Quando ci accostiamo all’Eucarestia, allora chiamiamo Maria accanto a noi, chiediamole il suo Cuore per amare Gesù e per adorarlo, facciamo la comunione con lei e lasciamoci preparare all’incontro con Gesù da Colei che lo ha amato e lo ama più di ogni altro. Uniti a Maria il nostro amore sarà più puro e più profondo e Gesù troverà in noi, come in sua Madre, un cuore sul quale riposarsi.

Pratica Spirituale: Facciamo un’ora di adorazione a Gesù, accanto a Maria sua e nostra Madre.

Tratto da: Mater Divinae Gratiae – “Medjugorje il messaggio Mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione” – 4/2000

Liturgia di San Giacomo Apostolo (Festa), 25 Luglio Missale ROmanunm Vetus Ordo

25 luglio 2019

Giacomo, detto «il maggiore», era figlio di Zebedeo e di Salome (Mc 15,40; cf Mt 27,56) e fratello maggiore di Giovanni l’evangelista, col quale fu chiamato fra i primi discepoli da Gesù e fu sollecito a seguirlo (Mc 1,19s; Mt 4,21s; Lc 5,10). È sempre messo fra i primi tre Apostoli (Mc 3,17; Mt 10,2; Lc 6,14; Atti 1,13). Pronto e impetuoso di carattere, come il fratello, con lui viene soprannominato «Boanerghes» da Gesù (Mc 3,17), ma è fra i prediletti di lui insieme col fratello, con Pietro e Andrea. Assiste alla subitanea guarigione della suocera di Pietro (Mc 1,29-31), alla risurrezione della figlioletta di Giairo (Mc 5,37-43; Lc 8,51-56), alla trasfigurazione di Gesù sul Tabor (Mc 9,2-8; Mt 17,1-8; Lc 9,28-36); e con gli altri tre interroga Gesù sui segni dei tempi premonitori della fine (Mc 13,1-8); poi, con Pietro e Giovanni è chiamato da Gesù a vegliare nel Getsemani (Mc 14,33s; Mt 26,37s). Con zelo intempestivo, aveva chiesto di far scendere il fuoco sui Samaritani che non accoglievano Gesù, meritando un rimprovero (Lc 9,51-56). Ambiziosamente mirò ai primi posti nel regno, protestandosi pronto a tutto; e suscitò la reazione degli altri apostoli e il richiamo di Gesù a un altro primato: quello del servizio e del martirio (Mc 10,35-45; Mt 20,20-28). La profezia che allora Gesù gli fece, preannunciando che avrebbe «bevuto con lui il calice del sacrificio», si realizzò in pieno, quando Giacomo fu il primo tra gli Apostoli a dare il sangue per il suo Signore, e come lui durante le feste pasquali fatto decapitare da Erode Agrippa I, nel 42/43 (Atti 12,1-2). San Giacomo non fu l’evangelizzatore della Spagna, né vi è certezza che vi sia stato trasportato il suo corpo: Venanzio Fortunato attesta che, ai suoi tempi (VI secolo), si trovava a Gerusalemme. Però dal secolo IX, san Giacomo ebbe un culto straordinario a Compostella nella Spagna (Galizia), che lo ebbe protettore della sua fede e libertà contro i Mori. Quel santuario divenne per l’Europa uno dei maggiori luoghi di pellegrinaggio nel medioevo e oltre. 

Partecipi alla passione di Cristo

Dalle «Omelie sul vangelo di Matteo» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(Om. 65, 2-4; PG 58, 619-622)

I figli di Zebedeo chiedono al Cristo: «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra» (Mc 10, 37). Cosa risponde il Signore? Per far loro comprendere che nella domanda avanzata non vi è nulla di spirituale e che, se sapessero ciò che chiedono, non lo domanderebbero, risponde: «Non sapete ciò che domandate», cioè non ne conoscete il valore, la grandezza e la dignità, superiori alle stesse potenze celesti. E aggiunge: «Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?» (Mc 10, 38). Voi, sembra dir loro, mi parlate di onori e di dignità; io vi parlo, invece di lotte e di sudori. Non è questo il tempo dei premi, né la mia gloria si manifesta ora. Il presente è tempo di morte violenta, di guerre e di pericoli.
Osservate quindi come, rispondendo loro con un’altra domanda, li esorti e li attragga. Non chiede se sono capaci di morire, di versare il loro sangue, ma domanda: «Potete voi bere il calice» e per animarli aggiunge «che io devo bere?», in modo da renderli, con la partecipazione alle sue sofferenze, più coraggiosi. Chiama la sua passione «battesimo» per far capire che tutto il mondo ne avrebbe ricevuto una grande purificazione. I due discepoli rispondono: «Possiamo!». Promettono immediatamente, senza sapere ciò che chiedono, con la speranza che la loro richiesta sia soddisfatta. E Gesù risponde: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete» (Mc 10, 39). Preannunzia loro grandi beni: Voi, cioè, sarete degni di subire il martirio e soffrirete con me; finirete la vita con una morte eroica e parteciperete a questi miei dolori. «Ma sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato» (Mc 10, 40).
Dopo aver preparato l’animo dei due discepoli e dopo averli fortificati contro il dolore, allora corregge la loro richiesta.
«Gli altri dieci si sdegnarono con i due fratelli» (Mt 20, 24). Notate come tutti gli apostoli siano ancora imperfetti, sia i due che vogliono innalzarsi sopra i dieci, sia gli altri che hanno invidia di loro. Ma, come ho già detto, osservateli più tardi, e li vedrete esenti da tutte queste miserie. Giovanni stesso, che ora si fa avanti anche lui per ambizione, cederà in ogni circostanza il primato a Pietro, sia nella predicazione, sia nel compiere miracoli, come appare dagli Atti degli Apostoli. Giacomo, invece, non visse molto tempo dopo questi avvenimenti. Dopo la Pentecoste infatti sarà tale il suo fervore che, lasciato da parte ogni interesse terreno, perverrà ad una virtù così elevata da essere ritenuto maturo di ricevere subito il martirio.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura
   2 Cor 4, 7-15
Portiamo nel nostro corpo la morte di Gesù.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita.
Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio. 

Parola di Dio

Salmo Responsoriale
  Dal Salmo 125
Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia.

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.

Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.

Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni. 
    
Canto al Vangelo
  Gv 15,16
Alleluia, alleluia.
Io ho scelto voi, dice il Signore,
perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga.
Alleluia.
 

Il vangelo del 25 luglio 2019 è riportato dopo questo post


  

  

MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE

23 luglio 2019

Sono venuta per insegnarvi a vi­vere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

PARTE SECONDA

MEDJUGORJE

UN MESSAGGIO CHE CI CONDUCE ALLE FONTI DELL’AMORE

20. La Santa Messa e l’amore a Gesù – Cari figli, Dio desidera farvi santi perciò attraverso di me vi invita all’abbandono totale. La Santa Messa sia per voi la vita. Comprendete che la chiesa è la casa di Dio, il luogo in cui vi riunisco e desidero mostrarvi la strada che conduce a Dio” (aprile 1988). Questo messaggio è un ulteriore invito alla santità. La maggior parte dei cristiani non conosce la Messa, non la capisce e perciò non la apprezza e non la vive. Molti cristiani, anche fra i migliori, la considerano una pratica di pietà, ma invece la Messa deve essere la nostra vita! Al centro della Messa sentiamo queste parole: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue: fate questo in memoria di me”. È come se Gesù ci dicesse: “Fatevi anche voi Eucaristia. In sostanza fate ciò che ho fatto io: offrite e immolate anche voi il vostro corpo in sacrificio, come vedete che ho fatto io”. Allora la Messa diventa la norma di tutta la nostra vita e la nostra vita di ogni giorno diventa la Messa che noi celebriamo in ogni momento.

La chiesa è la casa di Dio e Gesù, Dio fatto uomo, vi abita giorno e notte con la sua presenza personale, viva, anche se nascosta nel mistero dell’Eucarestia. Siamo davvero persuasi di questa presenza viva e vera? E allora come si spiegano tante mancanze di rispetto, tante superficialità e come si spiega che andiamo raramente in chiesa e vi rimaniamo pure brevemente? Dobbiamo avere più fede nella presenza reale di Gesù nelle nostre chiese anche se non lo vediamo con gli occhi del corpo: vediamolo con la luce della fede! Preghiamo allora il Signore perché aumenti la nostra fede e in questo contiamo sull’aiuto costante di Maria. “Cari figli, io non posso aiutarvi se voi non vivete i comandamenti di Dio, se non vivete la Messa, se non evitate il peccato” (ottobre 1993). Sentiamoci fortemente impegnati su questi tre punti e fra gli altri proprio nel vivere la Messa. Nella prima parte della Messa, Liturgia della Parola, è Dio stesso che ci parla e nel Vangelo è Gesù. La parola è sempre viva, attuale, valida e impegnativa oggi, in tutte le circostanze della vita di ogni giorno. La seconda parte, Liturgia Eucaristica, attualizza la passione e morte di Gesù in croce, cioé rende attuale, misticamente presente a noi oggi, la redenzione di Gesù. Rende misticamente presenti anche noi sul Calvario, insieme a Maria, a Giovanni, alle pie donne e mette a nostra disposizione i frutti della salvezza. Dobbiamo partecipare alla Messa con queste convinzioni e con sentimenti di attenzione, adorazione, compartecipazione, gratitudine e amore, quelli che avremmo avuto se fossimo stati presenti sul Calvario insieme a Maria, mentre Gesù moriva sulla croce. Ecco perché la Messa ha un valore inestimabile! “Figlioli, la Santa Messa non sia per voi un’abitudine, ma sia vita. Vivendo ogni giorno la Santa Messa voi sentirete il bisogno della santità e crescerete nella santità” (gennaio 1998). Fra tutte le preghiere la Santa Messa è la più grande, la più perfetta, la più completa e la più efficace. Qui è Gesù stesso che prega con noi e per noi e ci si rende presente. Alla Messa non si partecipa per abitudine, assistendovi passivamente. Vi si partecipa attivamente facendo nostri i vari sentimenti e atteggiamenti di preghiera che in essa si susseguono e cercando poi di vivere questo nelle occupazioni della giornata. La Santa Messa così vissuta, più di ogni altra preghiera, ci fa sentire il bisogno della santità e ci fa crescere in essa.

Pratica Spirituale: Partecipiamo alla Messa ogni volta che possiamo e uniamoci così più profondamente alla morte e resurrezione di Gesù, uniti al Cuore di Maria.

Tratto da: Mater Divinae Gratiae – “Medjugorje il messaggio Mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione” – 4/2000

Preghiera dello Studente a San Giuseppe da Copertino

3 luglio 2019

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Mio Dio, ti ringrazio di tutti i doni che mi fai.
Concedimi di usarne sempre per la tua gloria,
per la mia santificazione, per il bene degli altri.

(more…)

Genesi, Capitolo 30

3 luglio 2019

[1] Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: “Dammi dei figli, se no io muoio!”.

[2] Giacobbe s’irritò contro Rachele e disse: “Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?”.

[3] Allora essa rispose: “Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch’io una mia prole per mezzo di lei”.

[4] Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei.

[5] Bila concepì e partorì a Giacobbe un figlio.

[6] Rachele disse: “Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia voce, dandomi un figlio”. Per questo essa lo chiamò Dan.

[7] Poi Bila, la schiava di Rachele, concepì ancora e partorì a Giacobbe un secondo figlio.

[8] Rachele disse: “Ho sostenuto contro mia sorella lotte difficili e ho vinto!”. Perciò lo chiamò Nèftali.

[9] Allora Lia, vedendo che aveva cessato di aver figli, prese la propria schiava Zilpa e la diede in moglie e Giacobbe.
[10] Zilpa, la schiava di Lia, partorì a Giacobbe un figlio.

[11] Lia disse: “Per fortuna!” e lo chiamò Gad.

[12] Poi Zilpa, la schiava di Lia, partorì un secondo figlio a Giacobbe.

[13] Lia disse: “Per mia felicità! Perché le donne mi diranno felice”. Perciò lo chiamò Aser.

[14] Al tempo della mietitura del grano, Ruben uscì e trovò mandragore, che portò alla madre Lia. Rachele disse a Lia: “Dammi un pò delle mandragore di tuo figlio”.

[15] Ma Lia rispose: “È forse poco che tu mi abbia portato via il marito perché voglia portar via anche le mandragore di mio figlio?”. Riprese Rachele: “Ebbene, si corichi pure con te questa notte, in cambio delle mandragore di tuo figlio”.

[16] Alla sera, quando Giacobbe arrivò dalla campagna, Lia gli uscì incontro e gli disse: “Da me devi venire, perché io ho pagato il diritto di averti con le mandragore di mio figlio”. Così egli si coricò con lei quella notte.

[17] Il Signore esaudì Lia, la quale concepì e partorì a Giacobbe un quinto figlio.

[18] Lia disse: “Dio mi ha dato il mio salario, per avere io dato la mia schiava a mio marito”. Perciò lo chiamò Issacar.

[19] Poi Lia concepì e partorì ancora un sesto figlio a Giacobbe.

[20] Lia disse: “Dio mi ha fatto un bel regalo: questa volta mio marito mi preferirà, perché gli ho partorito sei figli”. Perciò lo chiamò Zàbulon.

[21] In seguito partorì una figlia e la chiamò Dina.

[22] Poi Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la esaudì e la rese feconda.

[23] Essa concepì e partorì un figlio e disse: “Dio ha tolto il mio disonore”.

[24] E lo chiamò Giuseppe dicendo: “Il Signore mi aggiunga un altro figlio!”.

[25] Dopo che Rachele ebbe partorito Giuseppe, Giacobbe disse a Làbano: “Lasciami andare e tornare a casa mia, nel mio paese.

[26] Dammi le mogli, per le quali ti ho servito, e i miei bambini perché possa partire: tu conosci il servizio che ti ho prestato”.

[27] Gli disse Làbano: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi… Per divinazione ho saputo che il Signore mi ha benedetto per causa tua”.

[28] E aggiunse: “Fissami il tuo salario e te lo darò”.

[29] Gli rispose: “Tu stesso sai come ti ho servito e quanti sono diventati i tuoi averi per opera mia.

[30] Perché il poco che avevi prima della mia venuta è cresciuto oltre misura e il Signore ti ha benedetto sui miei passi. Ma ora, quando lavorerò anch’io per la mia casa?”.

[31] Riprese Làbano: “Che ti devo dare?”. Giacobbe rispose: “Non mi devi nulla; se tu farai per me quanto ti dico, ritornerò a pascolare il tuo gregge e a custodirlo.

[32] Oggi passerò fra tutto il tuo bestiame; metti da parte ogni capo di colore scuro tra le pecore e ogni capo chiazzato e punteggiato tra le capre: sarà il mio salario.

[33] In futuro la mia stessa onestà risponderà per me; quando verrai a verificare il mio salario, ogni capo che non sarà punteggiato o chiazzato tra le capre e di colore scuro tra le pecore, se si troverà presso di me, sarà come rubato”.

[34] Làbano disse: “Bene, sia come tu hai detto!”.

[35] In quel giorno mise da parte i capri striati e chiazzati e tutte le capre punteggiate e chiazzate, ogni capo che aveva del bianco e ogni capo di colore scuro tra le pecore. Li affidò ai suoi figli

[36] e stabilì una distanza di tre giorni di cammino tra sé e Giacobbe, mentre Giacobbe pascolava l’altro bestiame di Làbano.

[37] Ma Giacobbe prese rami freschi di pioppo, di mandorlo e di platano, ne intagliò la corteccia a striscie bianche, mettendo a nudo il bianco dei rami.

[38] Poi egli mise i rami così scortecciati nei truogoli agli abbeveratoi dell’acqua, dove veniva a bere il bestiame, proprio in vista delle bestie, le quali si accoppiavano quando venivano a bere.

[39] Così le bestie si accoppiarono di fronte ai rami e le capre figliarono capretti striati, punteggiati e chiazzati.

[40] Quanto alle pecore, Giacobbe le separò e fece sì che le bestie avessero davanti a sé gli animali striati e tutti quelli di colore scuro del gregge di Làbano. E i branchi che si era così costituiti per conto suo, non li mise insieme al gregge di Làbano.

[41] Ogni qualvolta si accoppiavano bestie robuste, Giacobbe metteva i rami nei truogoli in vista delle bestie, per farle concepire davanti ai rami.

[42] Quando invece le bestie erano deboli, non li metteva. Così i capi di bestiame deboli erano per Làbano e quelli robusti per Giacobbe.

[43] Egli si arricchì oltre misura e possedette greggi in grande quantità, schiave e schiavi, cammelli e asini.

Spiegazione

Versi 1-13

Rachele invidiava sua sorella: l’invidia brama i beni di un altro e questo è uno dei peccati più odiati da Dio e il più dannoso per il nostro prossimo e per noi stessi. Ella non considerava che era Dio a fare la differenza e che aveva grandi benedizioni in altre cose. Consideriamo tutti con attenzione l’insorgere e i meccanismi di questa passione nelle nostre menti. Non si deve mai essere cattivi verso nessun servo nostro perché il nostro padrone è buono. Giacobbe amava Rachele ma ciononostante la rimproverò per quel che disse. I rimproveri sinceri sono segno di vero affetto. Dio deve abitare in noi al posto di qualsiasi altra creatura ed è peccato e follia mettere una qualsiasi creatura al posto di Dio e porvi la nostra fiducia, che dovrebbe essere messa solo in Dio e non in una qualsiasi creatura. Alla persuasione di Rachele, Giacobbe prese Bila, la sua serva, come moglie, e, secondo l’uso di quei tempi, i suoi figli potevano essere riconosciuti come propri figli dalla padrona. Se non fosse stato influenzato da passioni perverse, il cuore di Rachele avrebbe ritenuto i figli di sua sorella più vicini a lei e avrebbe potuto dare ad essi più attenzione, invece di darla a Bila. Ma quei bambini, su cui ella aveva diritto di governare, erano per Rachele più amabili rispetto a quelli che doveva amare a ragione. Come esempio iniziale del suo potere su questi bambini, ella volle dare a loro nomi che erano segni di rivalità con quelli di sua sorella. Guardate le amarezze e i conflitti che genera l’invidia e come essa peggiori i rapporti umani. Convinto da Lia, Giacobbe prese pure la serva di lei, Zilpa, come moglie. Vedete il potere della gelosia e della rivalità e ammirate la saggezza del divino consiglio, che fa unire insieme solo un uomo a una sola donna poiché Dio ci ha chiamati alla pace e alla purezza.

14 Versi 14-24 (more…)

Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte terza Articolo 4. La moralità degli atti umani

3 luglio 2019

Articolo 4
LA MORALITA’ DEGLI ATTI UMANI
1749 La libertà fa dell’uomo un soggetto morale. Quando agisce liberamente, l’uomo è, per così dire, il padre dei propri atti. Gli atti umani, cioè gli atti liberamente scelti in base ad un giudizio di coscienza, sono moralmente qualificabili. Essi sono buoni o cattivi.

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MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE,PARTE SECONDA MEDJUGORJE UN MESSAGGIO CHE CI CONDUCE ALLE FONTI DELL’AMORE( Paragrafi : 18 e 19)

3 luglio 2019

“Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

“Sono venuta per insegnarvi a viere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

18. Il digiuno e l’amore – Tra i messaggi della Madonna a Medjugorje si trova anche quello del digiuno. È un messaggio straordinario anche se la pratica del digiuno è sempre stata conservata nella Chiesa. Ma in questi ultimi tempi il digiuno è diventato sempre più raro fino quasi a sparire dall’uso. La Madonna non comanda, raccomanda! E i motivi per raccomandare il digiuno oltre che nell’esempio di Gesù e nella pratica della Chiesa, dobbiamo vederli nel contesto del tempo odierno. Esso non è fine a se stesso, naturalmente, non ha il senso pagano del disprezzo del corpo e delle cose materiali, perché Dio ha creato tutte le cose per il bene dell’uomo e perciò tutto ciò che è creato porta in sé il sigillo dell’amore di Dio e del suo “Tutto è buono”. Il vero motivo e valore del digiuno sta nel senso che esso è un mezzo col quale l’uomo verifica, conferma e assicura la propria padronanza su se stesso. Il digiuno gli rende possibile e insieme gli garantisce che la sua adesione alla fede in Dio è sincera e sicura. Nessuno infatti può darsi ad un altro se prima non si possiede. Chi è schiavo non si appartiene. E un uomo non è schiavo solo del peccato, ma di molte passioni. La temperanza nel cibo e nelle bevande è virtù, l’intemperanza è già passione. Il digiuno allora aiuta l’uomo a darsi liberamente a Dio e al prossimo nella fede e nell’amore, vince la tendenza alla mentalità consumistica che porta a consumare anche ciò che non è necessario, violando la giustizia ed esaltando l’egoismo. Frutto del digiuno è una maggiore condivisione con chi è nel bisogno, una maggiore vita di preghiera, una più grande sensibilità per gli altri e un ridimensionamento delle proprie esigenze. Il digiuno aiuta la corporeità dell’uomo ad inserirsi nel piano di fede. È questo che la Madonna vuole sottolineare e vuole aiutarci a realizzare perché qui si trova un grande mezzo di conversione. Questo fu praticato nella parrocchia di Medjugorje fin dai primi mesi delle apparizioni: ogni famiglia digiuna per uno o due giorni, il mercoledì e il venerdì, a pane e acqua; ma la Madonna insiste anche su altri tipi di digiuno, complementari a questo: digiuno dal peccato, dal fumo, dall’alcool e dalla televisione. “Cari figli, oggi vi invito a cominciare col digiuno di cuore: ci sono tanti che già digiunano, più che altro perché tutti digiunano: questa quindi è diventata un’abitudine che nessuno desidera interrompere. Cari figli, digiunate e pregate di cuore” (settembre 1984). Il digiuno col cuore è molto importante per la conversione, per la pace, perché si realizzino i disegni di Dio, per vincere le tentazioni, per essere ascoltati nelle preghiere, per vivere una buona disposizione a pregare. “Cari figli, anche oggi vi invito al digiuno e alla rinuncia” (marzo 1998). Il digiuno e la rinuncia sono due pratiche ascetiche inculcate specialmente nel periodo quaresimale, ma non devono essere limitate a questo periodo particolare del tempo liturgico, insegna la Madonna a Medjugorje. Sono pratiche importanti e necessarie sempre, nella nostra vita cristiana. Il digiuno principale, che è un comandamento, consiste nell’astenersi dal peccato. Ma è importante anche il digiuno corporale che consiste nell’astensione parziale e temporanea dal cibo, perché questa ci purifica e ci aiuta a disciplinare il corpo e a sottometterlo all’anima. La Bibbia ci dice che il digiuno, unito alla preghiera e alle opere di carità, fatto con amore e per amore, è gradito a Dio ed è uno dei mezzi più efficaci per ottenere le grazie. Il digiuno è pure un’ottima preparazione per vincere le tentazioni, come ci insegna Gesù che per quaranta giorni prega e digiuna nel deserto, prima di affrontare e vincere le tentazioni del demonio (Mt 4, 2).
Pratica Spirituale: Prendiamo la decisione di accogliere l’invito di Maria e programmiamo il nostro tempo di digiuno.

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Maria a Medjugorje, messaggio del 2 Luglio 2019

3 luglio 2019

“Cari figli, secondo il volere del Padre misericordioso, vi ho dato ed ancora vi darò segni evidenti della mia presenza materna. Figli miei, essa è per il mio desiderio materno della guarigione delle anime. Essa è per il desiderio che ogni mio figlio abbia una fede autentica, che viva esperienze prodigiose bevendo alla sorgente della Parola di mio Figlio, della Parola di vita. Figli miei, col suo amore e sacrificio, mio Figlio ha portato nel mondo la luce della fede e vi ha mostrato la via della fede. Poiché, figli miei, la fede eleva il dolore e la sofferenza. La fede autentica rende la preghiera più sensibile, compie opere di misericordia: un dialogo, un’offerta. Quei miei figli che hanno fede, una fede autentica, sono felici nonostante tutto, perché vivono sulla terra l’inizio della felicità del Cielo. Perciò, figli miei, apostoli del mio amore, vi invito a dare esempio di fede autentica, a portare la luce là dove c’è tenebra, a vivere mio Figlio. Figli miei, come Madre vi dico: non potete percorrere la via della fede e seguire mio Figlio senza i vostri pastori. Pregate che abbiano la forza e l’amore per guidarvi. Le vostre preghiere siano sempre con loro. Vi ringrazio! ”

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Catechismo della Chiesa Cattolica, parte terza. Articolo 3 La libertà dell’uomo

28 giugno 2019

Articolo 3
LA LIBERTA’ DELL’UOMO
1730 Dio ha creato l’uomo ragionevole conferendogli la dignità di una persona dotata dell’iniziativa e della padronanza dei suoi atti. “Dio volle, infatti, lasciare l’uomo “in mano al suo consiglio”(⇒ Sir 15,14 ) così che esso cerchi spontaneamente il suo Creatore e giunga liberamente, con l’adesione a lui, alla piena e beata perfezione”: [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 17]
L’uomo è dotato di ragione, e in questo è simile a Dio, creato libero nel suo arbitrio e potere [Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 4, 3].

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Genesi, Capitolo 29

28 giugno 2019

[1] Poi Giacobbe si mise in cammino e andò nel paese degli orientali.

[2] Vide nella campagna un pozzo e tre greggi di piccolo bestiame, accovacciati vicino, perché a quel pozzo si abbeveravano i greggi, ma la pietra sulla bocca del pozzo era grande.

[3] Quando tutti i greggi si erano radunati là, i pastori rotolavano la pietra dalla bocca del pozzo e abbeveravano il bestiame; poi rimettevano la pietra al posto sulla bocca del pozzo.

[4] Giacobbe disse loro: “Fratelli miei, di dove siete?”. Risposero: “Siamo di Carran”.

[5] Disse loro: “Conoscete Làbano, figlio di Nacor?”. Risposero: “Lo conosciamo”.

[6] Disse loro: “Sta bene?”. Risposero: “Sì; ecco la figlia Rachele che viene con il gregge”.

[7] Riprese: “Eccoci ancora in pieno giorno: non è tempo di radunare il bestiame. Date da bere al bestiame e andate a pascolare!”.

[8] Risposero: “Non possiamo, finché non siano radunati tutti i greggi e si rotoli la pietra dalla bocca del pozzo; allora faremo bere il gregge”.

[9] Egli stava ancora parlando con loro, quando arrivò Rachele con il bestiame del padre, perché era una pastorella.

[10] Quando Giacobbe vide Rachele, figlia di Làbano, fratello di sua madre, insieme con il bestiame di Làbano, fratello di sua madre, Giacobbe, fattosi avanti, rotolò la pietra dalla bocca del pozzo e fece bere le pecore di Làbano, fratello di sua madre.

[11] Poi Giacobbe baciò Rachele e pianse ad alta voce.

[12] Giacobbe rivelò a Rachele che egli era parente del padre di lei, perché figlio di Rebecca. Allora essa corse a riferirlo al padre.

[13] Quando Làbano seppe che era Giacobbe, il figlio di sua sorella, gli corse incontro, lo abbracciò, lo baciò e lo condusse nella sua casa. Ed egli raccontò a Làbano tutte le sue vicende.

[14] Allora Làbano gli disse: “Davvero tu sei mio osso e mia carne!”. Così dimorò presso di lui per un mese.

[15] Poi Làbano disse a Giacobbe: “Poiché sei mio parente, mi dovrai forse servire gratuitamente? Indicami quale deve essere il tuo salario”.

[16] Ora Làbano aveva due figlie; la maggiore si chiamava Lia e la più piccola si chiamava Rachele.

[17] Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto,

[18] perciò Giacobbe amava Rachele. Disse dunque: “Io ti servirò sette anni per Rachele, tua figlia minore”.

[19] Rispose Làbano: “Preferisco darla a te piuttosto che a un estraneo. Rimani con me”.

[20] Così Giacobbe servì sette anni per Rachele: gli sembrarono pochi giorni tanto era il suo amore per lei.

[21] Poi Giacobbe disse a Làbano: “Dammi la mia sposa, perché il mio tempo è compiuto e voglio unirmi a lei”.

[22] Allora Làbano radunò tutti gli uomini del luogo e diede un banchetto.

[23] Ma quando fu sera, egli prese la figlia Lia e la condusse da lui ed egli si unì a lei.

[24] Làbano diede la propria schiava Zilpa alla figLia, come schiava.

[25] Quando fu mattina… ecco era Lia! Allora Giacobbe disse a Làbano: “Che mi hai fatto? Non è forse per Rachele che sono stato al tuo servizio? Perché mi hai ingannato?”.

[26] Rispose Làbano: “Non si usa far così nel nostro paese, dare, cioè, la più piccola prima della maggiore.

[27] Finisci questa settimana nuziale, poi ti darò anche quest’altra per il servizio che tu presterai presso di me per altri sette anni”.

[28] Giacobbe fece così: terminò la settimana nuziale e allora Làbano gli diede in moglie la figlia Rachele.

[29] Làbano diede alla figlia Rachele la propria schiava Bila, come schiava.

[30] Egli si unì anche a Rachele e amò Rachele più di Lia. Fu ancora al servizio di lui per altri sette anni.

[31] Ora il Signore, vedendo che Lia veniva trascurata, la rese feconda, mentre Rachele rimaneva sterile.

[32] Così Lia concepì e partorì un figlio e lo chiamò Ruben, perché disse: “Il Signore ha visto la mia umiliazione; certo, ora mio marito mi amerà”.

[33] Poi concepì ancora un figlio e disse: “Il Signore ha udito che io ero trascurata e mi ha dato anche questo”. E lo chiamò Simeone.

[34] Poi concepì ancora e partorì un figlio e disse: “Questa volta mio marito mi si affezionerà, perché gli ho partorito tre figli”. Per questo lo chiamò Levi.

[35] Concepì ancora e partorì un figlio e disse: “Questa volta loderò il Signore”. Per questo lo chiamò Giuda. Poi cessò di avere figli.

Spiegazione

(31-35)

Versi 1-8

Giacobbe procedeva con letizia nel suo viaggio, dopo la dolce comunione avuta con Dio a Betel. La provvidenza lo portò al campo dove le greggi di suo zio dovevano abbeverarsi. L’attenzione dei pastori per le loro pecore può ricordarci la tenera preoccupazione che il nostro Signore Gesù, il grande Pastore delle pecore, ha per il suo gregge e per la sua chiesa, poiché egli è il buon Pastore che conosce le sue pecore ed è conosciuto da loro. La pietra sull’imboccatura del pozzo era posta per proteggerlo: l’acqua era scarsa e non era di uso pubblico. I diversi interessi però non dovrebbero privarci di aiutare gli uni gli altri. Quando tutti i pastori vennero insieme alle loro greggi, quali vicini benvoluti, poterono abbeverare le loro greggi. La legge della gentilezza della lingua ha una potenza imponente, Pr 31:26. Giacobbe fu cortese con questi stranieri ed egli li trovò altrettanto benevoli nei suoi confronti.

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MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE, PARTE SECONDA MEDJUGORJE UN MESSAGGIO CHE CI CONDUCE ALLE FONTI DELL’AMORE ( Paragrafo 17)

28 giugno 2019

“Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

17. La preghiera e la vita d’amore –Desidero guidarvi verso la preghiera del cuore. Solo così capirete che la vostra vita è vuota senza la preghiera. Voi scoprirete il senso della vostra vita quando avrete scoperto Dio nella preghiera” (luglio 1997). Pregare non vuol dire sforzarci di convincere Dio ad accettare il nostro punto di vista, a fare la nostra volontà, a concederci proprio quello che gli chiediamo noi, perché noi possiamo facilmente sbagliarci e chiedere cose dannose o per lo meno non utili. Pregare vuol dire chiedere a Dio che ci aiuti ad accettare quello che lui vuole, a fare la sua volontà, perché egli vuole solo il nostro massimo bene e non si sbaglia mai. Se non chiediamo questo la nostra vita è vuota perché non si può realizzare il piano di Dio su di noi che è quello di arricchirci di bontà, di virtù, si santità, in preparazione alla pienezza di vita del cielo. La nostra vita ha un senso pieno e una preziosità infinita solo se noi realizziamo questo piano che Dio ha su di noi, nella diversità dei carismi che Egli ha dato a ciascuno. Questo noi lo possiamo scoprire e capire solo nella preghiera che ci mette in contatto diretto, personale, a tu per tu con Dio. “Cari figli, oggi vi invito a comprendere che senza amore non potete capire che Dio deve essere al primo posto nella vita. Per questo, figlioli, vi invito tutti ad amare non con amore umano, ma con l’aiuto di Dio. Così la vostra vita sarà più bella e non interessata” (settembre 1997). Noi, con la preghiera, dobbiamo coltivare, esercitare, sviluppare l’amore soprannaturale per non cadere nella morte spirituale. Il centro della vita, allora non è più il nostro io, lo scopo non è solo quello di soddisfare le sue attrattive e le esigenze egoistiche. Se fosse così si perderebbe di vista Dio, mentre, se vogliamo che la nostra vita sia ben ordinata e ricca di bontà, di soddisfazione e di gioia, Egli deve essere al primo posto. San Francesco di Sales scriveva: “Iddio richiede questo da noi: che fra tutti gli amori il suo sia il primo nel nostro cuore, il più caro”. Quando l’amore a Dio ha il primo posto nel nostro cuore, allora tutta la nostra vita si orienta spontaneamente verso di Lui e noi troviamo la nostra gioia nel compiere la sua volontà. L’amore umano è interessato, egoistico, dà per ricevere. L’amore soprannaturale, quello che dobbiamo chiedere nella preghiera con insistenza, è invece disinteressato, oblativo, porta ad offrire, a dare, a dare a Dio la propria adorazione, il rispetto, la docilità, l’obbedienza, l’affetto filiale, l’adesione alla sua volontà, ai suoi disegni. La vita vissuta in questo amore è una vita pienamente realizzata e quindi, pur essendo disinteressata, è una vita ricca di soddisfazioni, capaci di ripagare i sacrifici fatti per vivere nell’amore soprannaturale; è una vita bella, gioiosa, alla quale sono chiamati tutti quelli che vogliono essere veri seguaci di Gesù Cristo. Figlioli, che la preghiera sia per voi vita!” (ottobre 1997). Per poter fare tutto e solo quello che il Signore ci dice è necessario che noi viviamo continuamente in uno stato di preghiera che è apertura a Dio, attenzione, rispetto, adorazione, sottomissione e amore a Lui. Tutto questo non può limitarsi al breve tempo in cui recito una formula di preghiera, ma deve estendersi a tutta la giornata, ad ogni momento della giornata. Perciò tutto quello che faccio e che mi capita lo indirizzo a Dio, lo offro a Lui: la preghiera vocale e mentale, ma anche il lavoro, il compimento dei doveri del proprio stato, la croce che fa sentire il suo peso, la gioia che mi dilata il cuore, insomma tutta la trama della vita è accettata dalle mani di Dio e compiuta per suo amore, offerta a Lui. È così che tutta la vita diventa preghiera e la preghiera diventa l’espressione continua della vita orientata verso Dio.

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte terza, Articolo 2 :le Beatitudini

26 giugno 2019

Articolo 2
LA NOSTRA VOCAZIONE ALLA BEATITUDINE

I. Le beatitudini

1716 Le beatitudini sono al centro della predicazione di Gesù. La loro proclamazione riprende le promesse fatte al popolo eletto a partire da Abramo. Le porta alla perfezione ordinandole non più al solo godimento di una terra, ma al Regno dei cieli:

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il Regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli ( ⇒ Mt 5,3-12 ).

1717 Le beatitudini dipingono il volto di Gesù Cristo e ne descrivono la carità; esse esprimono la vocazione dei fedeli associati alla gloria della sua Passione e della sua Risurrezione; illuminano le azioni e le disposizioni caratteristiche della vita cristiana; sono le promesse paradossali che, nelle tribolazioni, sorreggono la speranza; annunziano le benedizioni e le ricompense già oscuramente anticipate ai discepoli; sono inaugurate nella vita della Vergine e di tutti i Santi.

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Pensiero della sera:Maria nella Storia

26 giugno 2019

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Un segno grandioso, apparve nel cielo, una donna vestita di sole , sotto i suoi piedi era la luna e sul capo una corona di dodici stelle
Siamo nel bel mezzo dell’Apocalisse , l’Immacolata si rivela a noi come un segno grandioso dal 27 Novembre 1830, fino a oggi con le continue apparizioni a Medjugorje( anche se la Chiesa riguardo a queste ultime apparizioni non si è ancora espressa ufficialmente). Questo tempo lungo ed infinito  , per noi mortali è un tempo di grazia: tempo della rivelazione con l’Immacolata Concezione.
Oh! Maria Concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a te

Medjugorje, il messaggio mariano che insegna a vivere la consacrazione. Parte Seconda: Mrdjugorje, un messaggio che conduce alle fonti dell’Amore ( Paragrafo 16)

26 giugno 2019

“Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

16. Il Rosario e l’amore a Maria e a Gesù –Cari figli, Dio mi ha dato questo tempo come dono a voi per poter insegnarvi e guidarvi sulla via della salvezza. Ora, cari figli, non comprendete questa grazia, però presto verrà il tempo quando rimpiangerete questi messaggi. Perciò, figlioli, vivete ogni parola che vi ho dato durante questo tempo di grazia. Rinnovate la preghiera affinché la preghiera diventi gioia per voi. In modo particolare invito coloro che sono consacrati al mio Cuore Immacolato a diventare esempio per gli altri. Invito tutti i sacerdoti e religiosi a pregare il Rosario e ad insegnare agli altri a pregare. Figlioli, il Rosario mi è particolarmente caro. Attraverso il Rosario voi aprite i vostri cuori ed io posso aiutarvi!” (agosto 1997). Perché i semi di santità che sono i messaggi della Madonna producano frutti di santità nella nostra vita, dobbiamo essere perseveranti nella preghiera, anzi, dobbiamo rinnovare continuamente la nostra preghiera, cioè dobbiamo di giorno in giorno cercare di renderla migliore: più attenta, più sentita, più umile, più fiduciosa, più conforme ai desideri e alle raccomandazioni di Gesù che ci ha insegnato a chiedere prima di tutto i beni spirituali: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia” (Mt 6, 33). Allora la nostra preghiera sarà esaudita e diventerà fonte di gioia per noi, come ci ha promesso Gesù: “Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena! “(Gv. 16, 24). Così noi diventiamo punto di riferimento e di esempio per gli altri. La consacrazione al Cuore Immacolato di Maria suppone e attualizza la consacrazione a Cristo derivante dal Battesimo e ci aiuta a vivere di giorno in giorno l’esortazione di San Paolo: “Offri te stesso come esempio in tutto di buona condotta” (Tt 2, 7). Viviamo in tempi in cui, molto spesso, la preghiera è in crisi. È quindi necessario che specialmente coloro che sono consacrati vivano di preghiera, non solo di quella ufficiale della Chiesa, quale è la preghiera liturgica, ma anche della preghiera personale e popolare, specialmente il Santo Rosario che è nello stesso tempo preghiera mentale e vocale ed è preghiera essenzialmente biblica. L’assiduità e la fedeltà, anche materiale, ai tempi e alle formule della preghiera aiuta a migliorarne la qualità e rende capaci di insegnare anche agli altri a pregare. Il Rosario è preghiera particolarmente cara alla Madonna e anche a tutti i veri devoti di lei.

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Messaggio della Madonna a Medjugorje del 25 Giugno 2019

26 giugno 2019

“Cari figli! Ringrazio Dio per ciascuno di voi. In modo particolare, figlioli, grazie per aver risposto alla mia chiamata. Io vi preparo per i tempi nuovi affinché siate saldi nella fede e perseveranti nella preghiera, affinché lo Spirito Santo operi attraverso di voi e rinnovi la faccia della terra. Prego con voi per la pace, il dono più prezioso, anche se satana vuole la guerra e l’odio. Voi, figlioli, siate le mie mani tese e camminate fieri con Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

La Chiesa guarda con favore , ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Genesi, Capitolo 28

25 giugno 2019

[1] Allora Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli diede questo comando: “Tu non devi prender moglie tra le figlie di Cànaan.

[2] Su, và in Paddan-Aram, nella casa di Betuèl, padre di tua madre, e prenditi di là la moglie tra le figlie di Làbano, fratello di tua madre.

[3] Ti benedica Dio onnipotente, ti renda fecondo e ti moltiplichi, sì che tu divenga una assemblea di popoli.

[4] Conceda la benedizione di Abramo a te e alla tua discendenza con te, perché tu possieda il paese dove sei stato forestiero, che Dio ha dato ad Abramo”.

[5] Così Isacco fece partire Giacobbe, che andò in Paddan-Aram presso Làbano, figlio di Betuèl, l’Arameo, fratello di Rebecca, madre di Giacobbe e di Esaù.

[6] Esaù vide che Isacco aveva benedetto Giacobbe e l’aveva mandato in Paddan-Aram per prendersi una moglie di là e che, mentre lo benediceva, gli aveva dato questo comando: “Non devi prender moglie tra le Cananee”.

[7] Giacobbe aveva obbedito al padre e alla madre ed era partito per Paddan-Aram.

[8] Esaù comprese che le figlie di Cànaan non erano gradite a suo padre Isacco.

[9] Allora si recò da Ismaele e, oltre le mogli che aveva, si prese in moglie Macalat, figlia di Ismaele, figlio di Abramo, sorella di Nebaiòt.
[10] Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran.

[11] Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo.

[12] Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.

[13] Ecco il Signore gli stava davanti e disse: “Io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza.

[14] La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra.

[15] Ecco io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questo paese, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che t’ho detto”.

[16] Allora Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: “Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo”.

[17] Ebbe timore e disse: “Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo”.

[18] Alla mattina presto Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità.

[19] E chiamò quel luogo Betel, mentre prima di allora la città si chiamava Luz.

[20] Giacobbe fece questo voto: “Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi,

[21] se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio.

[22] Questa pietra, che io ho eretta come stele, sarà una casa di Dio; di quanto mi darai io ti offrirò la decima”.

Spiegazione

Versi 1-5

Giacobbe ebbe le benedizioni promesse sia in riferimento a questo mondo che a quello futuro, tuttavia andò incontro a un duro destino. Ciò accadde quale punizione per aver frodato suo padre. La benedizione gli sarà concessa, tuttavia dovrà percorrere vie traverse per ottenerla. Giacobbe è congedato da suo padre con un incarico solenne. Egli non deve prendere moglie tra le figlie di Canaan: coloro che si professano credenti non dovrebbero sposare i non credenti, anche se con una benedizione solenne. Isacco lo aveva benedetto prima involontariamente, ora egli lo fa deliberatamente. Questa benedizione è più completa rispetto alla precedente: è una benedizione evangelica. Questa promessa guarda direttamente al cielo, della quale Canaan era un esempio. Quello era il miglior paese che Giacobbe e gli altri patriarchi avevano davanti agli occhi.
6 Versi 6-9

I buoni esempi impressionano anche i profani e i malvagi. Ma Esaù riteneva che per soddisfare i suoi genitori almeno in una cosa bisognava evitare altre cose sbagliate. I cuori carnali si ritengono migliori di come dovrebbero essere, perché in qualche cosa non sono così cattivi come lo furono in passato.

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MEDJUGORJE: IL MESSAGGIO MARIANO CHE INSEGNA A VIVERE LA CONSACRAZIONE/PARTE SECONDA MEDJUGORJE UN MESSAGGIO CHE CI CONDUCE ALLE FONTI DELL’AMORE ( PARAGRAFI 14, 15)

25 giugno 2019

“Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

14. La Preghiera e l’amore – Preghiera. È questa la parola pronunciata più frequentemente dalla Madonna a Medjugorje. Essa ricorre in quasi tutti i messaggi. Questo fatto ci sottolinea che la preghiera è l’azione più importante di tutte. Lo dice anche il Vangelo, ma noi spesso non ci facciamo caso. Quando saremo nell’aldilà vedremo il danno enorme prodotto dalla trascuratezza della preghiera, ma allora che potremo fare più? Adesso è il momento di cambiare. Ascoltiamo la Madonna che con tanta pazienza continua ad incitarci alla preghiera! Così Padre Slavko, a Medjugorje, diceva ai pellegrini italiani: “Perché la Madonna continua a dirci di pregare? Si può dire che ogni sua apparizione è un invito alla preghiera, perché? Perché la preghiera è l’unico modo nostro per incontrare Dio, per incontrare Gesù. Lei è la Madre di Gesù e la Madre nostra, perciò fa il suo dovere che è quello di farci incontrare con Gesù, perché solo se lo incontriamo noi siamo salvi. Maria continua a fare quello che ha fatto a Cana di Galilea. Era presente lei e anche Gesù, ma Gesù non era ancora conosciuto per quello che era: lei lo fece conoscere. Fatto questo, si ritira dicendo ai servi: “Fate quello che Egli vi dirà!”. La sua presenza è un forte invito a noi anche perché ci mettiamo in comunicazione con Gesù Cristo. Ma la sua presenza è anche un rimprovero per noi tutti che abbiamo dimenticato, che non crediamo abbastanza alla presenza di Gesù nelle nostre chiese. La Madonna ha detto a Jelena: ‘Io vi sono più vicina durante la santa Messa che durante l’apparizione”. Fare la Comunione è più che essere veggenti! Ma noi questo lo crediamo? Se non ascoltiamo l’invito della Madonna a pregare davvero, non incontreremo mai il Signore. Maria ci dice: “La preghiera deve diventare il nutrimento quotidiano, gioia e pace interiore, sollievo nella stanchezza per il troppo lavoro… Ma perché sia così, la preghiera deve essere: preghiera col cuore, preghiera di un cuore che ama, preghiera di chi si abbandona totalmente a Dio, dì chi desidera Dio, di chi anela a Dio “. Questo è il punto centrale di tutti i consigli della Madonna riguardo alla preghiera: dialogo con Dio, con Gesù, con lei stessa, ma per arrivare, sempre ad incontrare Dio! Perciò la preghiera non può essere una pura e semplice recita di formule: la cosa è molto più seria e importante. Nel gennaio del 1986 ci ha dato il seguente messaggio che riassume molte sue esortazioni: “Cari figli, anche-oggi vi invito a pregare. Voi cari figli non sarete in grado di comprendere quanto valga la preghiera finché non direte a voi stessi: adesso è il tempo della preghiera, adesso nessun’altra cosa è importante, adesso per me nessun’altra cosa è importante quanto Dio. Cari figli, dedicatevi alla preghiera con particolare amore, così Dio potrà darvi le grazie “. Ma quali preghiere dobbiamo fare? Tutte! La Santa Messa, l’adorazione al Santissimo Sacramento, la devozione al Cuore di Gesù, il culto della Croce e della Passione, la devozione allo Spirito Santo, la lettura della Bibbia, il Rosario… Maria raccomanda moltissimo la preghiera allo Spirito Santo e dice: “Molta gente prega in modo sbagliato, chiede delle cose, ma pochi chiedono il dono dello Spirito Santo. Chiedete prima di tutto il dono dello Spirito Santo, perché chi ha questo ha tutto!”. E dice ancora: “Un fiore non può crescere bene senza acqua. Così voi non potete crescere bene senza la benedizione di Dio. Chiedete ogni giorno la benedizione di Dio per poter crescere e per poter fare i vostri lavori”: la benedizione di Dio dona lo Spirito Santo.
Pratica Spirituale: Scegliamo un tempo di preghiera e chiediamo insistentemente lo Spirito Santo.

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In Attesa dei messaggi di Medjugorje del 25 giugno 2019

25 giugno 2019

Ultimo Messaggio di Medjugorje, 25 maggio 2019

“Cari figli! Per la Sua misericordia, Dio mi ha permesso di essere con voi, di istruirvi e di guidarvi verso il cammino della conversione. Figlioli, tutti voi siete chiamati a pregare con tutto il cuore perché si realizzi il piano della salvezza per voi e tramite voi. Siate coscienti figlioli, che la vita è breve e vi aspetta la vita eterna secondo i vostri meriti. Perciò pregate, pregate, pregate per poter essere degni strumenti nelle mani di Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. ”

La Chiesa guarda con favore , ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Ultimo Messaggio di Medjugorje, 2 giugno 2019 – Apparizione a Mirjana

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Medjugorje:Il messaggio mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione. Parte Seconda:Medjugorje.un messaggio che ci conduce alle fonti dell’amore( paragrafo 13,La nostra conversione e l’amore)

23 maggio 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

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Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

Uno dei più importanti messaggi della Madonna a Medjugorje è la richiesta della conversione degli uomini. Ella ripete che la Pace è frutto della nostra conversione. L’uomo che si allontana da Dio, sorgente e scopo della sua esistenza, cade nella contraddizione con sé e con il mondo, si perde e non riesce più a raggiungere lo scopo della vita. Per questo ciò che pensa e intraprende si volge contro lui stesso. Essendo il peccato il rifiuto e l’allontanamento da Dio, il rimedio contro di esso e le sue conseguenze sta nel ricercare il volto di Dio e nel tornare a Lui. Ma come la decadenza è iniziata con il cuore e la volontà dell’uomo, così anche il ritorno deve iniziare con essi. Questo richiede un radicale cambiamento di orientamento che si chiama appunto conversione. La vera conversione è “lavare il cuore”, cambiare intenzioni e comportamenti. L’uomo da solo non può togliersi il peccato e le sue conseguenze, ma lo può con l’aiuto di Dio. Questo lo obbliga a servirsi dell’aiuto. In ciò sta la possibilità della conversione. Qui non si tratta solo di regolare i rapporti tra il peccatore e Dio, ma anche di migliorare i rapporti con tutti gli uomini. Il peccato di chiunque aumenta il comune peso dei peccati. Così anche le conversioni individuali influiscono positivamente sulla situazione degli uomini, del mondo e della società. Il peccato aggrava, la conversione migliora. È per questo che senza una personale conversione è impossibile cambiare in meglio lo stato del mondo. È inutile aspettare dalle cause esterne quello che può venire soltanto dal cuore dell’uomo. La Madonna a Medjugorje invita tutti a convertirsi. Nessuno ne è esentato. La conversione è un libero, totale, personale atto per cui l’uomo cambia profondamente e si accorda con la volontà di Dio. Tutte le altre opere e sacrifici, al posto della conversione, sono inutili (Isaia 1, 13). I più grandi portavoce della conversione, nella storia della salvezza, sono stati i profeti. Adesso Maria, Regina dei profeti, continua ad invitarci a tornare a Dio con tutto il cuore. Le apparizioni della Madonna sono le giuste occasioni perché ognuno rifletta su se stesso e accolga il messaggio salvifico di lei e di Dio alla conversione. Montagne di peccati spariscono nell’oceano dell’amore di Dio! “Figlioli, io desidero che gli uomini si convertano e vedano in voi, me e mio Figlio Gesù” (maggio 1996). La conversione è sempre dono di Dio, frutto della Grazia. Le nostre parole, da sole, non saranno mal capaci di convertire altre persone. Ma se gli altri potranno vedere in noi almeno un pochino della fisionomia di Maria e di Gesù, cioè , se ci vedranno mettere in pratica gli insegnamenti e i precetti del Vangelo, si sentiranno attratti e spinti alla conversione. Le parole possono smuovere, ma è l’esempio che trascina. “Figlioli vi invito ad aprirvi a me e a decidervi per la conversione” (giugno 1996). Aprirci a Maria vuol dire aprire il cuore a lei, togliere tutto ciò che le dispiace e le impedisce di guidarci verso la santità; è lasciare che lei entri nei nostri pensieri, nei nostri sentimenti, nei nostri orientamenti, nella nostra condotta, perché il suo invito è un invito alla santità. Maria guiderà allora la nostra vita verso Dio e la conversione nostra ne sarà la logica conseguenza: questa è la volontà di Dio che ci ripete Maria: la nostra santificazione!

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Maria a Medjugorje:I messaggi del 25 Aprile 2019 e del 2 Maggio 2019

23 maggio 2019

“Cari figli! Questo è tempo di grazia, tempo di misericordia per ciascuno di voi. Figlioli, non permettete che il vento dell’odio e dell’inquietudine regni in voi e attorno a voi. Voi, figlioli, siete invitati ad essere amore e preghiera. Il diavolo vuole l’inquietudine e il disordine ma voi, figlioli, siate la gioia di Gesù Risorto il quale è morto e risorto per ciascuno di voi. Lui ha vinto la morte per donarvi la vita, la vita eterna. Perciò, figlioli, testimoniate e siate fieri di essere risorti in Lui. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. ”

(Messaggio del 25 Aprile 2019)

La Chiesa guarda con favore ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

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Udienza generale di Papa Francesco , mercoledi 10 Aprile 2019 a Piazza San Pietro (Catechesi sul Padre Nostro 12. Rimetti a noi i nostri Debiti)

10 aprile 2019

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! La giornata non è tanto bella, ma buongiorno lo stesso!
Dopo aver chiesto a Dio il pane di ogni giorno, la preghiera del “Padre nostro” entra nel campo delle nostre relazioni con gli altri. E Gesù ci insegna a chiedere al Padre: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12). Come abbiamo bisogno del pane, così abbiamo bisogno del perdono. E questo, ogni giorno.
Il cristiano che prega chiede anzitutto a Dio che vengano rimessi i suoi debiti, cioè i suoi peccati, le cose brutte che fa. Questa è la prima verità di ogni preghiera: fossimo anche persone perfette, fossimo anche dei santi cristallini che non deflettono mai da una vita di bene, restiamo sempre dei figli che al Padre devono tutto. L’atteggiamento più pericoloso di ogni vita cristiana qual è? E’ l’orgoglio. È l’atteggiamento di chi si pone davanti a Dio pensando di avere sempre i conti in ordine con Lui: l’orgoglioso crede che ha tutto al suo posto. Come quel fariseo della parabola, che nel tempio pensa di pregare ma in realtà loda sé stesso davanti a Dio: “Ti ringrazio, Signore, perché io non sono come gli altri”. E la gente che si sente perfetta, la gente che critica gli altri, è gente orgogliosa. Nessuno di noi è perfetto, nessuno. Al contrario il pubblicano, che era dietro, nel tempio, un peccatore disprezzato da tutti, si ferma sulla soglia del tempio, e non si sente degno di entrare, e si affida alla misericordia di Dio. E Gesù commenta: «Questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato» (Lc 18,14), cioè perdonato, salvato. Perché? Perché non era orgoglioso, perché riconosceva i suoi limiti e i suoi peccati.
Ci sono peccati che si vedono e peccati che non si vedono. Ci sono peccati eclatanti che fanno rumore, ma ci sono anche peccati subdoli, che si annidano nel cuore senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Il peggiore di questi è la superbia che può contagiare anche le persone che vivono una vita religiosa intensa. C’era una volta un convento di suore, nell’anno 1600-1700, famoso, al tempo del giansenismo: erano perfettissime e si diceva di loro che fossero purissime come gli angeli, ma superbe come i demoni. E’ una cosa brutta. Il peccato divide la fraternità, il peccato ci fa presumere di essere migliori degli altri, il peccato ci fa credere che siamo simili a Dio.
E invece davanti a Dio siamo tutti peccatori e abbiamo motivo di batterci il petto – tutti! – come quel pubblicano al tempio. San Giovanni, nella sua prima Lettera, scrive: «Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi» (1 Gv 1,8). Se tu vuoi ingannare te stesso, dì che non hai peccato: così ti stai ingannando.
Siamo debitori anzitutto perché in questa vita abbiamo ricevuto tanto: l’esistenza, un padre e una madre, l’amicizia, le meraviglie del creato… Anche se a tutti capita di attraversare giorni difficili, dobbiamo sempre ricordarci che la vita è una grazia, è il miracolo che Dio ha estratto dal nulla.
In secondo luogo siamo debitori perché, anche se riusciamo ad amare, nessuno di noi è capace di farlo con le sue sole forze. L’amore vero è quando possiamo amare, ma con la grazia di Dio. Nessuno di noi brilla di luce propria. C’è quello che i teologi antichi chiamavano un “mysterium lunae” non solo nell’identità della Chiesa, ma anche nella storia di ciascuno di noi. Cosa significa, questo “mysterium lunae”? Che è come la luna, che non ha luce propria: riflette la luce del sole. Anche noi, non abbiamo luce propria: la luce che abbiamo è un riflesso della grazia di Dio, della luce di Dio. Se ami è perché qualcuno, all’esterno di te, ti ha sorriso quando eri un bambino, insegnandoti a rispondere con un sorriso. Se ami è perché qualcuno accanto a te ti ha risvegliato all’amore, facendoti comprendere come in esso risiede il senso dell’esistenza.
Proviamo ad ascoltare la storia di qualche persona che ha sbagliato: un carcerato, un condannato, un drogato … conosciamo tanta gente che sbaglia nella vita. Fatta salva la responsabilità, che è sempre personale, ti domandi qualche volta chi debba essere incolpato dei suoi sbagli, se solo la sua coscienza, o la storia di odio e di abbandono che qualcuno si porta dietro.
E questo è il mistero della luna: amiamo anzitutto perché siamo stati amati, perdoniamo perché siamo stati perdonati. E se qualcuno non è stato illuminato dalla luce del sole, diventa gelido come il terreno d’inverno.
Come non riconoscere, nella catena d’amore che ci precede, anche la presenza provvidente dell’amore di Dio? Nessuno di noi ama Dio quanto Lui ha amato noi. Basta mettersi davanti a un crocifisso per cogliere la sproporzione: Egli ci ha amato e sempre ci ama per primo.
Preghiamo dunque: Signore, anche il più santo in mezzo a noi non cessa di essere tuo debitore. O Padre, abbi pietà di tutti noi!

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Medjugorje , il messaggio mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione. Parte Seconda: Medjugorje: un messaggio che conduce alle fonti dell’Amore ( paragrafo 12 . La fede e l’amore)

10 aprile 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

– “Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

La fede ha un’importanza fondamentale nella vita cristiana per aderire a Dio, per avere la salvezza e la vita divina, per vincere il mondo e ciò che c’è nel mondo. La fede di Maria vince l’infedeltà di Eva e ha vinto tutte le eresie. È per questo che è lei che può aiutarci a vivere di fede in ogni momento della nostra vita. È lei che vuole sostenere la nostra fede con il suo insegnamento e le sue esortazioni materne. È lei che può difendere la nostra fede da tutti gli attacchi del nemico. Il più importante messaggio della Signora di Medjugorje è proprio la fede: questo è evidente nei molti suoi incitamenti e raccomandazioni. Che questo le stia a cuore più di tutto è comprensibile perché con la fede l’uomo riceve in dono la vita per l’eredità eterna. D’altra parte in molti uomini la fede è impallidita e ha cessato di ordinare e formare la loro vita. Questo ha condotto a grandi peccati e divisioni tra gli uomini, ma anche in tutto il creato. Con l’incredulità l’uomo si è separato da Dio e così si è totalmente impoverito. È divenuto vittima non solo della sua debolezza e dei suoi peccati, ma anche del suo potere, attirando su di sé una moltitudine di mali. L’unica salvezza dell’uomo sta nel fatto che Dio è vivo, che il suo amore non è cessato e che egli continua ancora ad offrire all’uomo la sua vita. Maria viene a testimoniare tutto ciò e ad annunciare la grande speranza che si nasconde solo nella fede. Questo richiede che la fede si conosca meglio e la si accolga più responsabilmente. Essa è collegata con la parola di Dio nella quale Dio rivela se stesso e l’intenzione di darsi in dono agli uomini, così che essi diventino partecipi della sua vita con tutte le conseguenze che ne derivano. Noi abbiamo bisogno di fede, di rafforzare la nostra fede, di non perdere la fede in mezzo alle vicende del mondo. Le difficoltà della vita, le delusioni dovute agli insuccessi, la paura del futuro, le minacce in tanti diversi campi, possono portare a scegliere gli dei inventati dall’uomo: il potere, la ricchezza, il progresso, la forza che però si mostrano prima o poi impotenti e distruttivi. Essi non salvano l’uomo ma lo annientano. Il rivolgersi a Dio con la fede è rivolgersi verso la vera salvezza. Questo è il messaggio che la Madonna ripete costantemente a Medjugorje: “Desidero invitarvi ad avere più fede e fiducia in Dio che vi ama senza misura” (agosto 1996). E la fede non è solo quella intellettuale per cui crediamo in Dio e in tutto quello che Egli ci ha rivelato, ma soprattutto la fede praticata, vissuta, per cui le verità rivelate, che noi crediamo con la nostra mente, diventano la guida e la norma del nostro pensare, amare, agire, e della nostra condotta. Questo ci chiede Maria e a questo invito accorato noi vogliamo rispondere con fiducia e con amore di figli.

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Genesi, Capitolo 27

10 aprile 2019

[1] Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti che non ci vedeva più. Chiamò il figlio maggiore, Esaù, e gli disse: “Figlio mio”. Gli rispose: “Eccomi”.

[2] Riprese: “Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte.

[3] Ebbene, prendi le tue armi, la tua farètra e il tuo arco, esci in campagna e prendi per me della selvaggina.

[4] Poi preparami un piatto di mio gusto e portami da mangiare, perché io ti benedica prima di morire”.

[5] Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù. Andò dunque Esaù in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa.

[6] Rebecca disse al figlio Giacobbe: “Ecco, ho sentito tuo padre dire a tuo fratello Esaù:

[7] Portami la selvaggina e preparami un piatto, così mangerò e poi ti benedirò davanti al Signore prima della morte.

[8] Ora, figlio mio, obbedisci al mio ordine:

[9] Và subito al gregge e prendimi di là due bei capretti; io ne farò un piatto per tuo padre, secondo il suo gusto.

[10] Così tu lo porterai a tuo padre che ne mangerà, perché ti benedica prima della sua morte”.

[11] Rispose Giacobbe a Rebecca sua madre: “Sai che mio fratello Esaù è peloso, mentre io ho la pelle liscia.

[12] Forse mio padre mi palperà e si accorgerà che mi prendo gioco di lui e attirerò sopra di me una maledizione invece di una benedizione”.

[13] Ma sua madre gli disse: “Ricada su di me la tua maledizione, figlio mio! Tu obbedisci soltanto e vammi a prendere i capretti”.

[14] Allora egli andò a prenderli e li portò alla madre, così la madre ne fece un piatto secondo il gusto di suo padre.

[15] Rebecca prese i vestiti migliori del suo figlio maggiore, Esaù, che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe;

[16] con le pelli dei capretti rivestì le sue braccia e la parte liscia del collo.

[17] Poi mise in mano al suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che aveva preparato.

[18] Così egli venne dal padre e disse: “Padre mio”. Rispose: “Eccomi; chi sei tu, figlio mio?”.

[19] Giacobbe rispose al padre: “Io sono Esaù, il tuo primogento. Ho fatto come tu mi hai ordinato. Alzati dunque, siediti e mangia la mia selvaggina, perché tu mi benedica”.

[20] Isacco disse al figlio: “Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!”. Rispose: “Il Signore me l’ha fatta capitare davanti”.

[21] Ma Isacco gli disse: “Avvicinati e lascia che ti palpi, figlio mio, per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no”.

[22] Giacobbe si avvicinò ad Isacco suo padre, il quale lo tastò e disse: “La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù”.

[23] Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose come le braccia di suo fratello Esaù, e perciò lo benedisse.

[24] Gli disse ancora: “Tu sei proprio il mio figlio Esaù?”. Rispose: “Lo sono”.

[25] Allora disse: “Porgimi da mangiare della selvaggina del mio figlio, perché io ti benedica”. Gliene servì ed egli mangiò, gli portò il vino ed egli bevve.

[26] Poi suo padre Isacco gli disse: “Avvicinati e baciami, figlio mio!”.

[27] Gli si avvicinò e lo baciò. Isacco aspirò l’odore degli abiti di lui e lo benedisse:
“Ecco l’odore del mio figlio
come l’odore di un campo
che il Signore ha benedetto.

[28] Dio ti conceda rugiada del cielo
e terre grasse
e abbondanza di frumento e di mosto.

[29] Ti servano i popoli
e si prostrino davanti a te le genti.
Sii il signore dei tuoi fratelli
e si prostrino davanti a te i figli di tua madre.
Chi ti maledice sia maledetto
e chi ti benedice sia benedetto!”.

[30] Isacco aveva appena finito di benedire Giacobbe e Giacobbe si era allontanato dal padre Isacco, quando arrivò dalla caccia Esaù suo fratello.

[31] Anch’egli aveva preparato un piatto, poi lo aveva portato al padre e gli aveva detto: “Si alzi mio padre e mangi la selvaggina di suo figlio, perché tu mi benedica”.

[32] Gli disse suo padre Isacco: “Chi sei tu?”. Rispose: “Io sono il tuo figlio primogenito Esaù”.

[33] Allora Isacco fu colto da un fortissimo tremito e disse: “Chi era dunque colui che ha preso la selvaggina e me l’ha portata? Io ho mangiato di tutto prima che tu venissi, poi l’ho benedetto e benedetto resterà”.
[34] Quando Esaù sentì le parole di suo padre, scoppiò in alte, amarissime grida. Egli disse a suo padre: “Benedici anche me, padre mio!”.

[35] Rispose: “È venuto tuo fratello con inganno e ha carpito la tua benedizione”.

[36] Riprese: “Forse perché si chiama Giacobbe mi ha soppiantato già due volte? già ha carpito la mia primogenitura ed ecco ora ha carpito la mia benedizione!”. Poi soggiunse: “Non hai forse riservato qualche benedizione per me?”.

[37] Isacco rispose e disse a Esaù: “Ecco, io l’ho costituito tuo signore e gli ho dato come servi tutti i suoi fratelli; l’ho provveduto di frumento e di mosto; per te che cosa mai potrò fare, figlio mio?”.

[38] Esaù disse al padre: “Hai una sola benedizione padre mio? Benedici anche me, padre mio!”. Ma Isacco taceva ed Esaù alzò la voce e pianse.

[39] Allora suo padre Isacco prese la parola e gli disse:
“Ecco, lungi dalle terre grasse
sarà la tua sede
e lungi dalla rugiada del cielo dall’alto.

[40] Vivrai della tua spada
e servirai tuo fratello;
ma poi, quando ti riscuoterai,
spezzerai il suo giogo dal tuo collo”.

[41] Esaù perseguitò Giacobbe per la benedizione che suo padre gli aveva dato. Pensò Esaù: “Si avvicinano i giorni del lutto per mio padre; allora ucciderò mio fratello Giacobbe”.

[42] Ma furono riferite a Rebecca le parole di Esaù, suo figlio maggiore, ed essa mandò a chiamare il figlio minore Giacobbe e gli disse: “Esaù tuo fratello vuol vendicarsi di te uccidendoti.

[43] Ebbene, figlio mio, obbedisci alla mia voce: su, fuggi a Carran da mio fratello Làbano.

[44] Rimarrai con lui qualche tempo, finché l’ira di tuo fratello si sarà placata;

[45] finché si sarà palcata contro di te la collera di tuo fratello e si sarà dimenticato di quello che gli hai fatto. Allora io manderò a prenderti di là. Perché dovrei venir privata di voi due in un sol giorno?”.

[46] Poi Rebecca disse a Isacco: “Ho disgusto della mia vita a causa di queste donne hittite: se Giacobbe prende moglie tra le hittite come queste, tra le figlie del paese, a che mi giova la vita?”.

Spiegazione

Le promesse del Messia e della terra di Canaan erano state trasmesse a Isacco. Isacco, avendo adesso circa 135 anni ed i suoi figli 75 anni e non considerando vera la parola Divina che riguardava i suoi due figli e cioè che il maggiore avrebbe dovuto servire il minore, si decise a porre tutto l’onore e la potenza che erano contenuti nella promessa su Esaù, il figlio più grande. Siamo molto più inclini a regolarci secondo la nostra ragione che secondo la divina rivelazione e pertanto spesso ci smarriamo nel cammino.

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Medjugorje:il messaggio che insegna a vivere la Consacrazione. Medjugorje: Parte Seconda . Un messaggio che conduce alle fonti dell’ Amore( Paragrafo 11, le fonti dell’Amore)

6 aprile 2019

Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

Dio è amore e l’amore è da Dio. Per darci il suo amore Dio ha mandato a noi il Figlio che ha istituito la Chiesa e i mezzi di grazia necessari per farci vivere l’amore e la riconciliazione con Lui. La Madonna nelle sue apparizioni, ci ricorda e ci invita a vivere nella Chiesa e a servirci dei mezzi di grazia. Come ripeteremo spesso, il programma di Medjugorje è fatto di fede, conversione, preghiera, digiuno e tutto questo richiama l’ìnsegnamento di Gesù e della Chiesa. La vita cristiana consiste nell’amare e vivere Gesù. La Madonna, Madre del divino Amore, ci insegna a trasformare i mezzi di grazia in amore per Gesù, in vita di Gesù. Ella perciò non viene mai per cambiare il piano di Dio espresso anche attraverso la Tradizione, ma insegna a viverla. Il vero rinnovamento, infatti, non sta nel cambiare, ma nel vivere il piano di Dio e nel realizzarlo sempre più perfettamente. Le apparizioni hanno grande e universale significato perché impegnano tutta la Chiesa. Maria è Mediatrice di grazia appunto come Madre di Dio e Madre della Chíesa. Con le sue apparizioni ella conferma il suo ruolo di serva di Dio per la salvezza del mondo e dimostra che è per l’uomo e a servizio dell’uomo. Dio così si inserisce nella storia del mondo con l’aiuto di lei. Tra il principio e la fine c’è il tempo, la storia e la vita della Chiesa: in questo tempo si svolge l’azione salvifica di Dio e questo avviene anche attraverso le apparizioni della Vergine. Le sue non sono apparizioni per la sua gloria, ma per quella di Cristo. Servono alla fede in Cristo e in Dio, promuovono la devozione eucaristica, guidano alla conversione e al generale rafforzamento della vita cristiana. Le apparizioni aiutano a vedere più facilmente e a scorgere i segni dei tempi e a giudicarli con più esattezza. Le manifestazioni della Signora infondono forza, approfondiscono la fede, rafforzano la speranza, aumentano l’amore, danno sicurezza, slancio e gioia, a condizione che i redenti accolgano l’azione di Dio attraverso di lei, collaborino con lei e rispondano in accordo con lei. Le apparizioni rafforzano la fede nella presenza di Dio e nella sua azione nella storia del mondo, illuminano, testimoniano e avvicinano i beni escatologici che la Chiesa aspetta. La salvezza , non c’è dubbio, viene da Cristo, ma la presenza di Maria ci convince che egli vuole servirsi di lei. La Madonna a Medjugorje, sulla linea della tradizione della Chiesa e mettendone in evidenza tutti i mezzi di salvezza, sveglia gli addormentati , rafforza i deboli, ammaestra gli sconcertati, consola i disperati , cerca i perduti e conduce gli smarriti alla casa paterna. La via della salvezza non si può trovare né seguire senza di lei. Bisogna che i messaggi di Maria siano tradotti nella vita. Solo così si può affrontare il trionfo dell’amore e della pace.

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto.Capitolo Venticinquesimo:L’Ufficio della Cena del SIgnore

6 aprile 2019

Il Giovedì santo festa della Cena del Signore, mentre si cantavano a Mattutino le Lamentazioni, Geltrude, ponendosi davanti al Padre, deplorò nell’amarezza del cuore, tutti i peccati dell’universo commessi per fragilità, contro l’Onnipotenza divina. Alla seconda Lamentazione si presentò davanti al Figlio di Dio, manifestando il suo dolore per tutti i peccati d’ignoranza, che avevano oltraggiato la sua imperscrutabile Sapienza. Alla terza Lamentazione ella, davanti allo Spirito Santo, si afflisse per tutti i peccati commessi dall’umana malizia contro la sua bontà. In seguito, mentre al versetto di a Gesù Cristo ecc. le giovinette cantavano Kyrte eleison, Geltrude si avvicinò al dolcissimo Cuore di Gesù, lo baciò con amore in nome di tutta la Chiesa ed ottenne il perdono di tutti i peccati di pensiero, di desiderio, di affetto e di cattiva volontà. Al Christe eleison ella impresse un bacio sulle labbra benedette del Salvatore e Gli domandò la remissione di tutti i peccati di lingua.
Alla ripetizione del Kyrie eleison, baciò le venerabili Mani del Salvatore, e ottenne la remissione di tutti gli atti colpevoli, commessi in generale dai cristiani. In seguito, mentre il popolo cantava cinque volta Kyrie eleison, all’inno Rex Christe, baciò ad ogni strofa, le cinque Piaghe vermiglie del Signore per ottenere la remissione di tutti i peccati commessi dai cinque sensi.
Mentre praticava questa divozione, cinque ruscelli scaturirono dalle sante Piaghe, diffondendo su tutta la Chiesa una grazia così salutare da purificarla da ogni peccato; era l’esaudimento pieno e intero di quanto aveva chiesto nelle Lamentazioni e durante i Kyrie, eleison. In queste tre notti tutti possono praticare tali esercizi, sperando di ottenere gli stessi benefìci, purché lo facciano con vera divozione.
Alle Laudi durante il canto dell’antifona « Oblatus est quia ipse volutt », il Signore le disse: « Se tu credi che mi sono offerto sulla Croce al Padre perchè l’ho voluto, devi pure credere fermamente che desidero offrirmi ogni giorno per i peccatori, con lo stesso amore che ebbi quando m’immolai per il mondo intero. Perciò qualsiasi peccatore, quantunque oppresso dal peso di peccati enormi, deve sperare il perdono dall’offerta della mia Passione e morte. Egli è sicuro di ottenere il perdono, perchè non vi è rimedio più efficace contro il peccato, del ricordo amoroso della mia Passione, accompagnato da penitenza e da sincera fede ».

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Medjugorje: Il messaggio mariano che fa vivere la Consacrazione.Parte Prima:Medjugrje un messaggio d’Amore per il nostro tempo (Paragrafi 9 e 10)

3 aprile 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

 

Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

9. La parrocchia di Medjugorje – Tramite Jelena la Madonna ha detto che desiderava avere tutta la parrocchia attorno all’Eucarestia, una sera alla settimana, per compiere un cammino spirituale. Lei avrebbe dato un messaggio. Nel marzo del 19841a Madonna ha iniziato i suoi messaggi per aiutare la parrocchia a percorrere la strada di un Esodo pasquale. Queste sono sinteticamente le linee del cammino spirituale. La Madonna chiama la parrocchia attorno all’Eucarestia. L’Eucarestia fa la Chiesa. Noi invece, molto spesso pensiamo che occorrano iniziative diverse per invigorire o guarire le nostre parrocchie. La parrocchia è una famiglia, una unità vivente, nella quale le singole persone devono farsi carico di ognuna delle altre. Il cemento di tale unità è la carità fraterna. Quanto insiste la Madonna sulla carità! Ci sono persone che vivono male, che non credono, che non amano? Allora bisogna pregare e digiunare di più per questi fratelli. La parrocchia, porzione del Corpo di Cristo, non deve avere emarginati, estranei o forestieri: tutti sono figli di Dio e figli della Madonna, ugualmente amati. Le verità della fede, la vita religiosa, le feste, i riti devono incarnarsi nella realtà umana della vita quotidiana. Nei messaggi entrano con naturalezza i raccolti, le piogge, le stagioni, le preoccupazioni, i problemi grossi e piccoli. La parrocchia ha una sua santità, un suo merito, un suo peso, un ruolo nei piani della salvezza: quanto è importante questo per noi, spesso preda dell’individualismo! La parrocchia deve santificarsi per la Chiesa universale e per l’umanità. I mezzi fondamentali della vita parrocchiale sono: la piena partecipazione alla Liturgia, la Parola di Dio, i Sacramenti, la preghiera e il digiuno. Per ottenere questi risultati sarebbe auspicabile che alla guida di ogni gruppo parrocchiale ci fosse proprio il parroco o un sacerdote da lui incaricato. L’animatore del gruppo deve possedere il buon senso cristiano che scaturisce dalla sana dottrina da sempre insegnata dalla Chiesa riguardo alla fede e alla morale. Inoltre il moderatore, più degli altri, deve farsi docile all’azione dello Spirito Santo e deve avere un particolare rapporto filiale con la Vergine Maria. Il suo compito principale è quello di creare nel gruppo l’atmosfera dell’amore vicendevole perché ogni fratello sia aiutato a manifestare i propri pensieri, ispirazioni ed esperienze per l’utilità comune. Uno dei grandi vantaggi del gruppo per la formazione delle persone è l’occasione dell’esercizio dell’amore fraterno. Tale esercizio ci è necessario più dell’allenamento ad un atleta. La stessa preghiera riceve valore solo dall’amore fraterno.
Pratica Spirituale: Chiediamo a Maria l’aiuto per crescere nell’amore fraterno all’interno delle nostre famiglie, dei gruppi e delle comunità parrocchiali.

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Maria a Medjugorje, messaggio del 2 Aprile 2019 a Mirjana

3 aprile 2019

Cari figli, come Madre che conosce i suoi figli, so che anelate a mio Figlio. So che anelate alla verità, alla pace, a ciò che è puro e non è falso. Per questo io, come Madre, mediante l’amore di Dio mi rivolgo a voi e vi invito affinché, pregando con cuore puro ed aperto, conosciate da voi stessi mio Figlio, il suo amore, il suo Cuore misericordioso. Mio Figlio vedeva la bellezza in tutte le cose. Egli cerca il bene, perfino quello piccolo e nascosto, in tutte le anime, per perdonare il male. Perciò, figli miei, apostoli del mio amore, vi invito ad adorarlo, a ringraziarlo continuamente e ad esserne degni. Perché lui vi ha detto parole divine, le parole di Dio, le parole che sono per tutti e per sempre. Perciò, figli miei, vivete la letizia, la serenità, l’unità e l’amore reciproco. Questo è quello che vi è necessario nel mondo di oggi: così sarete apostoli del mio amore, così testimonierete mio Figlio nel modo giusto. Vi ringrazio. ”

la Chiesa guarda con favore ma non si è ancora espressa sui fatti di Medjugorje

MESSAGGI A CONFRONTO

Messaggio di Medjugorje, 2 aprile 2018 – Apparizione a Mirjana

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Terza la vita in Cristo.Sezione Prima:la vocazione dell’uomo, la vita nello SpiritoCapitolo primo la dignità della persona umana , Articolo 1. e Sintesi

27 marzo 2019

PARTE TERZA
LA VITA IN CRISTO
1691 “Riconosci, o cristiano, la tua dignità, e, reso consorte della natura divina, non voler tornare all’antica bassezza con una vita indegna. Ricorda a quale Capo appartieni e di quale Corpo sei membro. Ripensa che, liberato dal potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce e nel Regno di Dio” [San Leone Magno, Sermones, 21, 2-3; PL 54, 192A; cf Liturgia delle Ore, I, Ufficio delle letture di Natale].

1692 Il Simbolo della fede ha professato la grandezza dei doni di Dio all’uomo nell’opera della creazione e ancor più mediante la redenzione e la santificazione. Ciò che la fede confessa, i sacramenti lo comunicano: per mezzo dei “sacramenti che li hanno fatti rinascere”, i cristiani sono diventati “figli di Dio” ( ⇒ Gv 1,12; ⇒ 1Gv 3,1 ), “ partecipi della natura divina” ( ⇒ 2Pt 1,4 ). Riconoscendo nella fede la loro nuova dignità, i cristiani sono chiamati a comportarsi ormai “da cittadini degni del Vangelo” ( ⇒ Fil 1,27 ). Mediante i sacramenti e la preghiera, essi ricevono la grazia di Cristo e i doni del suo Spirito, che li rendono capaci di questa vita nuova.

1693 Cristo Gesù ha sempre fatto ciò che era gradito al Padre [Cf ⇒ Gv 8,29 ]. Egli ha sempre vissuto in perfetta comunione con lui. Allo stesso modo i suoi discepoli sono invitati a vivere sotto lo sguardo del Padre “che vede nel segreto” ( ⇒ Mt 6,6 ) per diventare “perfetti come è perfetto il Padre… celeste” ( ⇒ Mt 5,47 ).

1694 Incorporati a Cristo per mezzo del Battesimo, [Cf ⇒ Rm 6,5 ] i cristiani sono “morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù” ( ⇒ Rm 6,11 ) partecipando così alla vita del Risorto [Cf ⇒ Col 2,12 ]. Alla sequela di Cristo e in unione con lui, [Cf ⇒ Gv 15,5 ] i cristiani possono farsi “imitatori di Dio, quali figli carissimi”, e camminare “nella carità” ( ⇒ Ef 5,1 ), conformando i loro pensieri, le loro parole, le loro azioni ai “sentimenti che furono in Cristo Gesù” ( ⇒ Fil 2,5 ) e seguendone gli esempi [Cf ⇒ Gv 13,12-16 ].

1695 “Giustificati nel Nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” ( ⇒ 1Cor 6,11 ), “santificati” e “chiamati ad essere santi” ( ⇒ 1Cor 1,2 ) i cristiani sono diventati “tempio dello Spirito Santo ” [Cf ⇒ 1Cor 6,19 ]. Questo “Spirito del Figlio” insegna loro a pregare il Padre [Cf ⇒ Gal 4,6 ] e, essendo diventato la loro vita, li fa agire [Cf ⇒ Gal 5,25 ] in modo tale che portino “il frutto dello Spirito” ( ⇒ Gal 5,22 ) mediante una carità operosa. Guarendo le ferite del peccato, lo Spirito Santo ci rinnova interiormente “nello spirito” ( ⇒ Ef 4,23 ), ci illumina e ci fortifica per vivere come “figli della luce” ( ⇒ Ef 5,8 ), mediante “ogni bontà, giustizia e verità” ( ⇒ Ef 5,9 ).

1696 La via di Cristo “conduce alla vita”, una via opposta “conduce alla perdizione” ( ⇒ Mt 7,13 ) [Cf ⇒ Dt 30,15-20 ]. La parabola evangelica delle due vie è sempre presente nella catechesi della Chiesa. Essa sta ad indicare l’importanza delle decisioni morali per la nostra salvezza. “Ci sono due vie, l’una della vita, l’altra della morte; ma tra le due corre una grande differenza” [Didaché, 1, 1].

1697 Nella catechesi è importante mettere in luce con estrema chiarezza la gioia e le esigenze della via di Cristo [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 29]. La catechesi della “vita nuova” ( ⇒ Rm 6,4 ) in lui sarà:

– una catechesi dello Spirito Santo, Maestro interiore della vita secondo Cristo, dolce ospite e amico che ispira, conduce, corregge e fortifica questa vita;

– una catechesi della grazia, poiché è per grazia che siamo salvati ed è ancora per grazia che le nostre opere possono portare frutto per la vita eterna;

– una catechesi delle beatitudini; infatti la via di Cristo è riassunta nelle beatitudini, il solo cammino verso la felicità eterna, cui aspira il cuore dell’uomo;

– una catechesi del peccato e del perdono, poiché, se se non si riconosce peccatore, l’uomo non può conoscere la verità su se stesso, condizione del retto agire, e senza l’offerta del perdono non potrebbe sopportare tale verità;

– una catechesi delle virtù umane, che conduce a cogliere la bellezza e l’attrattiva delle rette disposizioni per il bene;

– una catechesi delle virtù cristiane della fede, della speranza e della carit, che si ispira al sublime esempio dei santi;

– una catechesi del duplice comandamento della carità sviluppato nel Decalogo;

– una catechesi ecclesiale, perché è nei molteplici scambi dei “beni spirituali” nella “comunione dei dei santi” che la vita cristiana può crescere, svilupparsi e comunicarsi.

1698 Il riferimento primo e ultimo di tale catechesi sarà sempre Gesù Cristo stesso, che è “la via, la verità e la vita” ( ⇒ Gv 14,6 ). Guardando a lui nella fede, i cristiani possono sperare che egli stesso realizzi in loro le sue promesse, e che, amandolo con l’amore con cui egli li ha amati, compiano le opere che si addicono alla loro dignità:

Vi prego di considerare che Gesù Cristo nostro Signore è il vostro vero Capo e che voi siete una delle sue membra. Egli sta a voi come il capo alle membra; tutto ciò che è suo è vostro, il suo Spirito, il suo Cuore, il suo Corpo, la sua anima e tutte le sue facoltà, e voi dovete usarne come se fossero cose vostre, per servire, lodare, amare e glorificare Dio. Voi appartenete a lui, come le membra al loro capo. Allo stesso modo egli desidera ardentemente usare tutto ciò che è in voi, al servizio e per la gloria del Padre, come se fossero cose che gli appartengono [San Giovanni Eudes, Tractatus de admirabili corde Iesu; cf Liturgia delle Ore, IV, Ufficio delle letture del 19 agosto].

Per me il vivere è Cristo ( ⇒ Fil 1,21 ).

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Medjugorje, il messaggio mariano che insegna a vivere la Consacrazione.Parte Prima : Medjugorje un messaggio d’ Amore per il nostro Tempo ( Paragafo,8I messaggi inseriti nella Parrocchia)

27 marzo 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

Una delle tante novità delle apparizioni della Madonna a Medjugorje è la chiamata di tutta una parrocchia a collaborare con lei nella realizzazione dei piani di Dio. Il suo piano pastorale ha dato ottimi risultati. Il vescovo Franic ha detto: “Vorrei che tutte le parrocchie della mia diocesi fossero come Medjugorje”. Chiunque vuole impegnarsi seriamente nel condurre alla vita cristiana comunità e singole persone non potrà non tenere in considerazione il metodo della Madonna. La parrocchia è di-ventata segno nella Chiesa, anche se tanti ancora si ostinano ad ignorare questo segno. Ma questo segno è anche un merito e perciò siamo tutti chiamati a guardare e a benedire per tanti frutti di grazia che vi si manifestano. I primi due anni delle apparizioni servirono alla Madonna a proclamare i grandi messaggi, a risvegliare molti dal torpore, ad aprire gli occhi di tanti. Fatto questo, ha raccolto nel suo cuore i generosi che volevano corrispondere più degli altri, per diventare esempio agli altri e per meritare grazie per la comunità e per la Chiesa. La Madonna disse: “La vostra esperienza servirà anche agli altri”. Il primo gruppo si è costituito dopo il secondo anniversario, sotto la guida di padre Tomislav. Più tardi è sorto anche un altro gruppo per i più giovani. All’inizio del 1985 un parroco italiano, tramite Jelena, ha chiesto se fosse opportuno un Gruppo di preghiera per la parrocchia. La Madonna rispose: “Si, è molto opportuno e non solo in quella parrocchia”. Da allora sono cominciati i gruppi di preghiera che si rifanno alla spiritualità delle apparizioni della Madonna. L’esperienza dice che i gruppi di preghiera sono davvero provvidenziali! Uno dei segni della loro utilità è il cumolo di difficoltà che ogni gruppo incontra per sorgere e per continuare la sua azione secondo i desideri di Maria. La Madonna a Medjugorje ha voluto il gruppo perché fosse lievito della comunità parrocchiale. E di fatto il gruppo ha preceduto di un anno il cammino di fede che ora fa tutta la parrocchia. 1 gruppi nascono con l’aiuto o almeno col consenso del parroco a meno che si tratti di gruppi limitati a una sola famiglia o una stretta cerchia di amici, ma, anche in questo caso, è bene che il parroco ne sia informato perché il gruppo è sempre per la parrocchia. Esso si santifica per la comunità parrocchiale, si fa carico della realtà della parrocchia, pregando e facendo penitenze per questo scopo, prepara e stimola i propri membri a diventare operai nella vigna della comunità. Bisogna tenere presente che il demonio tenta di creare divisioni all’interno e attorno ai gruppi, perché la divisione rende sterili anche le preghiere più belle, le penitenze più austere e le attività più zelanti. Perciò il gruppo non deve mai accettare divisioni: i tentativi degli altri non dividono se non vengono accolti. Il gruppo deve aiutare i suoi membri ad estendere l’orizzonte della carità alla Chiesa universale e all’intera umanità: la carità non deve avere limiti!

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Papa Francesco, Udienza Generale in Piazza San Pietro, mercoledi 20 Marzo 2019

27 marzo 2019

Catechesi sul “Padre nostro”: 10. Sia fatta la tua volontà
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Proseguendo le nostre catechesi sul “Padre nostro”, oggi ci soffermiamo sulla terza invocazione: «Sia fatta la tua volontà». Essa va letta in unità con le prime due – «sia santificato il tuo nome» e «venga il tuo Regno» – così che l’insieme formi un trittico: «sia santificato il tuo nome», «venga il tuo Regno», «sia fatta la tua volontà». Oggi parleremo della terza.
Prima della cura del mondo da parte dell’uomo, vi è la cura instancabile che Dio usa nei confronti dell’uomo e del mondo. Tutto il Vangelo riflette questa inversione di prospettiva. Il peccatore Zaccheo sale su un albero perché vuole vedere Gesù, ma non sa che, molto prima, Dio si era messo in cerca di lui. Gesù, quando arriva, gli dice: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». E alla fine dichiara: «Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19,5.10). Ecco la volontà di Dio, quella che noi preghiamo che sia fatta. Qual’è la volontà di Dio incarnata in Gesù? Cercare e salvare quello che è perduto. E noi, nella preghiera, chiediamo che la ricerca di Dio vada a buon fine, che il suo disegno universale di salvezza si compia, primo, in ognuno di noi e poi in tutto il mondo. Avete pensato che cosa significa che Dio sia alla ricerca di me? Ognuno di noi può dire: “Ma, Dio mi cerca?” – “Sì! Cerca te! Cerca me”: cerca ognuno, personalmente. Ma è grande Dio! Quanto amore c’è dietro tutto questo.
Dio non è ambiguo, non si nasconde dietro ad enigmi, non ha pianificato l’avvenire del mondo in maniera indecifrabile. No, Lui è chiaro. Se non comprendiamo questo, rischiamo di non capire il senso della terza espressione del “Padre nostro”. Infatti, la Bibbia è piena di espressioni che ci raccontano la volontà positiva di Dio nei confronti del mondo. E nel Catechismo della Chiesa Cattolica troviamo una raccolta di citazioni che testimoniano questa fedele e paziente volontà divina (cfr nn. 2821-2827). E San Paolo, nella Prima Lettera a Timoteo, scrive: «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (2,4). Questa, senza ombra di dubbio, è la volontà di Dio: la salvezza dell’uomo, degli uomini, di ognuno di noi. Dio con il suo amore bussa alla porta del nostro cuore. Perché? Per attirarci; per attirarci a Lui e portarci avanti nel cammino della salvezza. Dio è vicino ad ognuno di noi con il suo amore, per portarci per mano alla salvezza. Quanto amore c’è dietro di questo!
Quindi, pregando “sia fatta la tua volontà”, non siamo invitati a piegare servilmente la testa, come se fossimo schiavi. No! Dio ci vuole liberi; è l’amore di Lui che ci libera. Il “Padre nostro”, infatti, è la preghiera dei figli, non degli schiavi; ma dei figli che conoscono il cuore del loro padre e sono certi del suo disegno di amore. Guai a noi se, pronunciando queste parole, alzassimo le spalle in segno di resa davanti a un destino che ci ripugna e che non riusciamo a cambiare. Al contrario, è una preghiera piena di ardente fiducia in Dio che vuole per noi il bene, la vita, la salvezza. Una preghiera coraggiosa, anche combattiva, perché nel mondo ci sono tante, troppe realtà che non sono secondo il piano di Dio. Tutti le conosciamo. Parafrasando il profeta Isaia, potremmo dire: “Qui, Padre, c’è la guerra, la prevaricazione, lo sfruttamento; ma sappiamo che Tu vuoi il nostro bene, perciò ti supplichiamo: sia fatta la tua volontà! Signore, sovverti i piani del mondo, trasforma le spade in aratri e le lance in falci; che nessuno si eserciti più nell’arte della guerra!” (cfr 2,4). Dio vuole la pace.
Il “Padre nostro” è una preghiera che accende in noi lo stesso amore di Gesù per la volontà del Padre, una fiamma che spinge a trasformare il mondo con l’amore. Il cristiano non crede in un “fato” ineluttabile. Non c’è nulla di aleatorio nella fede dei cristiani: c’è invece una salvezza che attende di manifestarsi nella vita di ogni uomo e donna e di compiersi nell’eternità. Se preghiamo è perché crediamo che Dio può e vuole trasformare la realtà vincendo il male con il bene. A questo Dio ha senso obbedire e abbandonarsi anche nell’ora della prova più dura.
Così è stato per Gesù nel giardino del Getsemani, quando ha sperimentato l’angoscia e ha pregato: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22,42). Gesù è schiacciato dal male del mondo, ma si abbandona fiducioso all’oceano dell’amore della volontà del Padre. Anche i martiri, nella loro prova, non ricercavano la morte, ricercavano il dopo morte, la risurrezione. Dio, per amore, può portarci a camminare su sentieri difficili, a sperimentare ferite e spine dolorose, ma non ci abbandonerà mai. Sempre sarà con noi, accanto a noi, dentro di noi. Per un credente questa, più che una speranza, è una certezza. Dio è con me. La stessa che ritroviamo in quella parabola del Vangelo di Luca dedicata alla necessità di pregare sempre. Dice Gesù: «Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente» (18,7-8). Così è il Signore, così ci ama, così ci vuole bene. Ma, io ho voglia di invitarvi, adesso, tutti insieme a pregare il Padre Nostro. E coloro di voi che non sanno l’italiano, lo preghino nella lingua propria. Preghiamo insieme.
Recita del Padre Nostro

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Maria a Medjugorje, messaggio della Regina della Pace del 25 Marzo 2019

27 marzo 2019

“Cari figli! Questo è tempo di grazia. Come la natura si rinnova a vita nuova anche voi siete invitati alla conversione. Decidetevi per Dio. Figlioli, voi siete vuoti e non avete gioia perché non avete Dio. Perciò pregate affinché la preghiera sia per voi vita. Nella natura cercate Dio che vi ha creati perché la natura parla e lotta per la vita e non per la morte. Le guerre regnano nei cuori e nei popoli perché non avete pace e non vedete, figlioli, nel vostro prossimo il fratello. Perciò ritornate a Dio ed alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. ”

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

MESSAGGI A CONFRONTO

25 marzo 2018

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Medjugorje,il messaggio mariano che insegna a vivere la Consacrazione.Parte Prima:Medjugorje, un messaggio d’amore per il nostro tempo(Paragrafo 7.La presenza di Maria)

23 marzo 2019

Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

Il messaggio più profondo della Madonna a Medjugorje non sono solo le sue parole, ma la sua continua presenza. Essa imita la presenza viva e operante di Dio in mezzo al suo popolo e la presenza incarnata del Verbo. Maria si fa straordinariamente presente nella nostra vita e la sua prolungata presenza indica l’importanza della sua pedagogia, tutta tesa nell’insegnamento a fare la volontà di Dio amandolo e mettendolo al primo posto nella nostra vita. È così, stando a lungo fra noi, che lei ci introduce nel terzo millennio, nell’era che la vedrà protagonista della storia umana, in unione con lo Spirito Santo, vivificatore e perfezionatore dei cuori. Ma questa continua e materna presenza dà molto fastidio a Satana, il nemico personale di Maria e dei suoi figli. L’Apocalisse ci dice che Satana vomita un fiume di acqua dietro alla Donna per poterla travolgere. Questo fiume è simbolo di tutte le opposizioni a lei, alla sua presenza e al suo ruolo nella Chiesa e nella vita dei cristiani; è il simbolo delle opposizioni alla devozione mariana del popolo cristiano, dell’opposizione, specialmente, al Rosario. Ma la Madonna è Madre e la Madre si trova sempre dove i figli sono in pericolo! Consacrarsi alla Madonna allora significa accogliere con gioia e con riconoscenza questa presenza e dirle: “lo ti prendo come mia madre e ti affido la mia vita”. E, lasciare a Maria la propria vita, vuol dire lasciarsi condurre da lei a Gesù. È questo che vuole la Madonna! Si comporta come a Cana di Galilea quando la sua premurosa e attenta presenza ha cambiato le cose e ha riportato la gioia. Oggi come allora ella ci ripete: “Fate tutto quello che Egli vi dirà”. È allora molto importante fare quello che anche Maria ci dice che è l’eco della voce di Gesù! Se la ascoltiamo non rendiamo vana la sua presenza tra noi. La Madonna sta davanti a ciascuno di noi, sta davanti ad ogni famiglia, davanti alla Chiesa, davanti al mondo e vuole condurci a Gesù. Ma non costringe nessuno, ci invita soltanto. A tutti la continua presenza di Maria dice: “Pregate perché il mondo accetti il mio amore”: questo è molto importante, perché accettare la Madonna come Madre significa anche consacrarsi a lei. Consacrarsi vuol dire questo: accettare Maria come madre, accettarla nella famiglia, accettarla in tutte le situazioni della vita e far passare tutto attraverso il suo Cuore. Ogni sua parola, e tutta la sua presenza, ha un solo scopo: Ella vuole educarci tutti. Non sappiamo quando finiranno le apparizioni, ma la scuola dell’amore non finisce mai. Le apparizioni private sono sempre date alla Chiesa, durante la storia, quando gli uomini dimenticano qualcosa. Le apparizioni vengono e ci ricordano ciò che è necessario per vivere di Dio e con Dio. Ecco perché la presenza di Maria è un dolce e forte continuo richiamo. A tornare a lei e attraverso di lei al Signore, perché la nostra vita abbia un senso e la meta divenga più vicina.

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto.Capitolo Ventiquattresimo : Le genuflessioni a Dio gradite( FeriaIV della Settimana Santa)

19 marzo 2019

 

Il mercoledì della Settimana santa, mentre durante la S. Messa s’intonava: In nomine Domini etc., Geltrude, con tutto l’affetto del cuore, piegò le ginocchia in onore di quel sacratissimo Nome, per supplire alla negligenza ch’ella aveva avuto riguardo al servizio di Dio. Comprese che quell’omaggio riusciva graditissimo al Signore e piegò il ginocchio una seconda volta alla parola Celestíum, per riparare le negligenze con le quali i Santi che regnano in cielo, celebrarono quaggiù le divine lodi. Tosto i Santi si levarono con grande riconoscenza, lodando il Signore per la grazia accordata a Geltrude e supplicandolo a favore della Santa. In seguito alla parola terrestrium, piegò le ginocchia per supplire alla imperfezione dell’intera Chiesa nelle divine lodi; il Figlio di Dio, per ricompensarla, le accordò il frutto delle preghiere che Gli offre la Chiesa. Alle parole et infernorum Geltrude piegò di nuovo le ginocchia per supplire a tutte le mancanze delle anime che si trovavano in quel momento sepolte per sempre nell’inferno. Allora Gesù si alzò e ponendosi davanti al Padre, Gli disse: « Quest’offerta mi appartiene personalmente, o Padre, perchè Tu hai affidato a me il giudizio, e io ho condannato queste anime ai tormenti eterni, per giusta sentenza della mia equa verità. Sono perciò assai onorato dall’espiazione che quest’anima mi ha or ora offerto; mente umana non può capire la ricompensa dovuta a questo atto; io lo custodisco per poter accordarla a quest’anima quando sarà in grado di poterla ricevere, nella beatitudine eterna ».
Durante la lettura della Passione, quando si giunse a quelle parole: « Pater, ignosce illis – Padre perdona loro », Geltrude chiese al Signore, dall’intimo del cuore, per quell’amore che l’aveva spinta a pregare per i suoi crocifissori, di perdonare a tutti coloro che l’avevano offeso. I Santi si alzarono con grande ammirazione e pregarono il Signore di rimetterle tutte le negligenze che aveva potuto commettere, celebrando le loro feste e trascurando di rendere loro onore.

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Medjugorje, il messaggio mariano che insegna a vivere la Consacrazione.Parte Prima: Medjugorje . Un messaggio d’Amore per il nostro tempo ( paragrafo 6. I mezzi per vivere la Pace)

19 marzo 2019

Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

La Madonna ripetutamente ha detto che la pace è frutto della nostra conversione. Finché persisteremo nella negazione di Dio e in un modo di vivere contrario alla sua legge, non potremo avere la pace. La Madonna dice: “Convertitevi. Dite a tutti i miei figli, a tutte le mie figlie, dite a tutto il mondo e al più presto che io desidero la conversione. L’unica parola che vi dico è Convertitevi!”. Questo messaggio, tanto ripetuto, è per tutti, ma specialmente per coloro che pensano di essere già convertiti per il fatto che compiono qualche pratica religiosa. È sulla strada della conversione chi tenta ogni giorno di regolare la sua vita sul Vangelo.In questo cammino di conversione e importante dare il giusto valore al Sacramento della Confessione. Fin dall’inizio delle apparizioni la Madonna ha consigliato di introdurre nella parrocchia la consuetudine della confessione mensile. La parrocchia ha recepito l’indicazione: ogni mese si celebra la giornata della riconciliazione, preceduta da giornate di preparazione: qui si insiste molto sulla preparazione alla confessione. Perché tante confessioni non ci convertono? Perché le nostre confessioni non sono sufficientemente preparate. Purtroppo tanti cristiani vanno alla confessione soltanto per elencare i propri peccati e i propri problemi. In che cosa consiste allora la preparazione? Consiste nella riflessione sulla Parola di Dio, nella preghiera fatta col cuore, nel chiedere la forza della volontà per decidere di farla finita col peccato. Consiste nel preparare il proprio intimo ad accogliere l’assoluzione per essere totalmente liberi dal peccato. Cosa disse Gesù alla Maddalena? Le sono stati rimessi i suoi molti peccati perché ha molto amato. La preparazione è la nostra decisione a convertirci. Altri mezzi per vivere la pace sono la preghiera, il digiuno, la Messa, il Rosario, la Consacrazione. Di ognuno parleremo ancora in seguito. I mezzi che la Madonna propone sono i mezzi tradizionali della vita cristiana. La novità sta nel viverli uniti a lei, uniti al suo amore, col suo cuore, consacrandoci a lei che conosce la strada per farci arrivare alla meta della pace e dell’intima unione con Dio.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Quarto le altre celebrazioni liturgiche/Articolo 1.I sacramentali e Sintesi, Articolo 2. le esequie Cristiane

19 marzo 2019

Articolo 1
I SACRAMENTALI
1667 “La santa Madre Chiesa ha istituito i sacramentali. Questi sono segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 60; cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1166; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 867].

I tratti caratteristici dei sacramentali

1668 Essi sono istituiti dalla Chiesa per la santificazione di alcuni ministeri ecclesiastici, di alcuni stati di vita, di circostanze molto varie della vita cristiana, così come dell’uso di cose utili all’uomo. Secondo le decisioni pastorali dei vescovi, possono anche rispondere ai bisogni, alla cultura e alla storia propri del popolo cristiano di una regione o di un’epoca. Comportano sempre una preghiera, spesso accompagnata da un determinato segno, come l’imposizione della mano, il segno della croce, l’aspersione con l’acqua benedetta (che richiama il Battesimo).

1669 Essi derivano dal sacerdozio battesimale: ogni battezzato è chiamato ad essere una “benedizione” [Cf ⇒ Gen 12,2 ] e a benedire [Cf ⇒ Lc 6,28; ⇒ Rm 12,14; 1669 ⇒ 1Pt 3,9 ]. Per questo anche i laici possono presiedere alcune benedizioni; [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 79; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1168] più una benedizione riguarda la vita ecclesiale e sacramentale, più la sua presidenza è riservata al ministero ordinato [Vescovi, sacerdoti o diaconi; cf Rituale Romano, Benedizionale, 16, 18].

1670 I sacramentali non conferiscono la grazia dello Spirito Santo alla maniera dei sacramenti; però mediante la preghiera della Chiesa preparano a ricevere la grazia e dispongono a cooperare con essa. “Ai fedeli ben disposti è dato di santificare quasi tutti gli avvenimenti della vita per mezzo della grazia divina che fluisce dal Mistero pasquale della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo, Mistero dal quale derivano la loro efficacia tutti i sacramenti e i sacramentali; e così ogni uso onesto delle cose materiali può essere indirizzato alla santificazione dell’uomo e alla lode di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 61].

Le varie forme di sacramentali

1671 Fra i sacramentali ci sono innanzi tutto le benedizioni (di persone, della mensa, di oggetti, di luoghi). Ogni benedizione è lode di Dio e preghiera per ottenere i suoi doni. In Cristo, i cristiani sono benedetti da Dio Padre “con ogni benedizione spirituale” ( ⇒ Ef 1,3 ). Per questo la Chiesa impartisce la benedizione invocando il nome di Gesù, e facendo normalmente il santo segno della croce di Cristo.

1672 Alcune benedizioni hanno una portata duratura: hanno per effetto di consacrare delle persone a Dio e di riservare oggetti e luoghi all’uso liturgico. Fra quelle che sono destinate a persone – da non confondere con l’ordinazione sacramentale – figurano la benedizione dell’abate o dell’abbadessa di un monastero, la consacrazione delle vergini e delle vedove, il rito della professione religiosa e le benedizioni per alcuni ministeri ecclesiastici (lettori, accoliti, catechisti, ecc). Come esempio delle benedizioni che riguardano oggetti, si può segnalare la dedicazione o la benedizione di una chiesa o di un altare, la benedizione degli olii santi, dei vasi e delle vesti sacre, delle campane, ecc.

1673 Quando la Chiesa domanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l’influenza del Maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo. Gesù l’ha praticato; è da lui che la Chiesa deriva il potere e il compito di esorcizzare [Cf ⇒ Mc 1,25 ss; ⇒ Mc 3,15; ⇒ Mc 6,7; ⇒ Mc 6,13; 1673 ⇒ Mc 16,17 ]. In una forma semplice, l’esorcismo è praticato durante la celebrazione del Battesimo. L’esorcismo solenne, chiamato “grande esorcismo”, può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del vescovo. In ciò bisogna procedere con prudenza, osservando rigorosamente le norme stabilite dalla Chiesa. L’esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall’influenza demoniaca, e ciò mediante l’autorità spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa. Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nel campo della scienza medica. E’ importante, quindi, accertarsi, prima di celebrare l’esorcismo, che si tratti di una presenza del Maligno e non di una malattia [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1172].

La religiosità popolare

1674 Oltre che della Liturgia dei sacramenti e dei sacramentali, la catechesi deve tener conto delle forme della pietà dei fedeli e della religiosità popolare. Il senso religioso del popolo cristiano, in ogni tempo, ha trovato la sua espressione nelle varie forme di pietà che circondano la vita sacramentale della Chiesa, quali la venerazione delle reliquie, le visite ai santuari, i pellegrinaggi, le processioni, la “via crucis”, le danze religiose, il rosario, le medaglie, ecc [Cf Concilio di Nicea II: Denz. -Schönm., 601; 603; Concilio di Trento: ibid., 1822].

1675 Queste espressioni sono un prolungamento della vita liturgica della Chiesa, ma non la sostituiscono: “Bisogna che tali esercizi, tenuto conto dei tempi liturgici, siano ordinati in modo da essere in armonia con la sacra liturgia, derivino in qualche modo da essa, e ad essa, data la sua natura di gran lunga superiore, conducano il popolo cristiano” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 13].

1676 E’ necessario un discernimento pastorale per sostenere e favorire la religiosità popolare e, all’occorrenza, per purificare e rettificare il senso religioso che sta alla base di tali devozioni e per far progredire nella conoscenza del Mistero di Cristo [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 54]. Il loro esercizio è sottomesso alla cura e al giudizio dei vescovi e alle norme generali della Chiesa.

La religiosità popolare, nell’essenziale, è un insieme di valori che, con saggezza cristiana, risponde ai grandi interrogativi dell’esistenza. Il buon senso popolare cattolico è fatto di capacità di sintesi per l’esistenza. E’ così che esso unisce, in modo creativo, il divino e l’umano, Cristo e Maria, lo spirito e il corpo, la comunione e l’istituzione, la persona e la comunità, la fede e la patria, l’intelligenza e il sentimento. Questa saggezza è un umanesimo cristiano che afferma radicalmente la dignità di ogni essere in quanto figlio di Dio, instaura una fraternità fondamentale, insegna a porsi in armonia con la natura e anche a comprendere il lavoro, e offre delle motivazioni per vivere nella gioia e nella serenità, pur in mezzo alle traversie dell’esistenza. Questa saggezza è anche, per il popolo, un principio di discernimento, un istinto evangelico che gli fa spontaneamente percepire quando il Vangelo è al primo posto nella Chiesa, o quando esso è svuotato del suo contenuto e soffocato da altri interessi [Documento di Puebla [1979] 448; cf Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 48].

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Maria a Medjugorje , messaggio straordinario del 18 Marzo 2019 a Mirjana

18 marzo 2019

Cari figli, come madre, come Regina della Pace, vi invito ad accogliere mio Figlio affinché Lui possa donarvi la pace dell’anima, affinché Lui possa donarvi ciò che è giusto, ciò che è il vostro bene. Figli miei, mio Figlio vi conosce, Lui ha vissuto la vita come uomo ma allo stesso momento come Dio. Una vita miracolosa: corpo umano, spirito divino. Perciò, figli miei, mentre mio Figlio vi guarda con i suoi occhi divini, penetra nel vostro cuore. I suoi occhi miti e pieni di calore, nel vostro cuore cercano se stesso. Può trovare Lui se stesso in voi, figli miei? AccoglieteLo e allora i momenti del dolore e della sofferenza diventeranno i momenti della beatitudine. AccettateLo e troverete la pace nell’anima e la diffonderete a tutti intorno a voi. Questa è la cosa più importante adesso, la cosa più bisognosa. AscoltateLo. Ascoltatemi, figli miei. Pregate per i pastori, per coloro le quali mani mio Figlio ha benedetto. Vi ringrazio.

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Genesi, Capitolo 26

18 marzo 2019

[1] Venne una carestia nel paese oltre la prima che era avvenuta ai tempi di Abramo, e Isacco andò a Gerar presso Abimèlech, re dei Filistei.

[2] Gli apparve il Signore e gli disse: “Non scendere in Egitto, abita nel paese che io ti indicherò.

[3] Rimani in questo paese e io sarò con te e ti benedirò, perché a te e alla tua discendenza io concederò tutti questi territori, e manterrò il giuramento che ho fatto ad Abramo tuo padre.

[4] Renderò la tua discendenza numerosa come le stelle del cielo e concederò alla tua discendenza tutti questi territori: tutte le nazioni della terra saranno benedette per la tua discendenza;

[5] per il fatto che Abramo ha obbedito alla mia voce e ha osservato ciò che io gli avevo prescritto: i miei comandamenti, le mie istituzioni e le mie leggi”.

[6] Così Isacco dimorò in Gerar.

[7] Gli uomini del luogo lo interrogarono intorno alla moglie ed egli disse: “È mia sorella”; infatti aveva timore di dire: “È mia moglie”, pensando che gli uomini del luogo lo uccidessero per causa di Rebecca, che era di bell’aspetto.

[8] Era là da molto tempo, quando Abimèlech, re dei Filistei, si affacciò alla finestra e vide Isacco scherzare con la propria moglie Rebecca.

[9] Abimèlech chiamò Isacco e disse: “Sicuramente essa è tua moglie. E perché tu hai detto: È mia sorella?”. Gli rispose Isacco: “Perché mi son detto: io non muoia per causa di lei!”.

[10] Riprese Abimèlech: “Che ci hai fatto? Poco ci mancava che qualcuno del popolo si unisse a tua moglie e tu attirassi su di noi una colpa”.

[11] Abimèlech diede quest’ordine a tutto il popolo: “Chi tocca questo uomo o la sua moglie sarà messo a morte!”.

[12] Poi Isacco fece una semina in quel paese e raccolse quell’anno il centuplo. Il Signore infatti lo aveva benedetto.

[13] E l’uomo divenne ricco e crebbe tanto in ricchezze fino a divenire ricchissimo:

[14] possedeva greggi di piccolo e di grosso bestiame e numerosi schiavi e i Filistei cominciarono ad invidiarlo.

[15] Tutti i pozzi che avevano scavati i servi di suo padre ai tempi del padre Abramo, i Filistei li avevano turati riempiendoli di terra.

[16] Abimèlech disse ad Isacco: “Vàttene via da noi, perché tu sei molto più potente di noi”.

[17] Isacco andò via di là, si accampò sul torrente di Gerar e vi si stabilì.

[18] Isacco tornò a scavare i pozzi d’acqua, che avevano scavati i servi di suo padre, Abramo, e che i Filistei avevano turati dopo la morte di Abramo, e li chiamò come li aveva chiamati suo padre.

[19] I servi di Isacco scavarono poi nella valle e vi trovarono un pozzo di acqua viva.

[20] Ma i pastori di Gerar litigarono con i pastori di Isacco, dicendo: “L’acqua è nostra!”.
Allora egli chiamò Esech il pozzo, perché quelli avevano litigato con lui.

[21] Scavarono un altro pozzo, ma quelli litigarono anche per questo ed egli lo chiamò Sitna.

[22] Allora si mosse di là e scavò un altro pozzo, per il quale non litigarono; allora egli lo chiamò Recobòt e disse: “Ora il Signore ci ha dato spazio libero perché noi prosperiamo nel paese”.

[23] Di là andò a Bersabea.

[24] E in quella notte gli apparve il Signore e disse:
“Io sono il Dio di Abramo, tuo padre;
non temere perché io sono con te.
Ti benedirò
e moltiplicherò la tua discendenza
per amore di Abramo, mio servo”.

[25] Allora egli costruì in quel luogo un altare e invocò il nome del Signore; lì piantò la tenda. E i servi di Isacco scavarono un pozzo.

[26] Intanto Abimèlech da Gerar era andato da lui, insieme con Acuzzat, suo amico, e Picol, capo del suo esercito.

[27] Isacco disse loro: “Perché siete venuti da me, mentre voi mi odiate e mi avete scacciato da voi?”.

[28] Gli risposero: “Abbiamo visto che il Signore è con te e abbiamo detto: vi sia un giuramento tra di noi, tra noi e te, e concludiamo un’alleanza con te:

[29] tu non ci farai alcun male, come noi non ti abbiamo toccato e non ti abbiamo fatto se non il bene e ti abbiamo lasciato andare in pace. Tu sei ora un uomo benedetto dal Signore”.

[30] Allora imbandì loro un convito e mangiarono e bevvero.

[31] Alzatisi di buon mattino, si prestarono giuramento l’un l’altro, poi Isacco li congedò e partirono da lui in pace.
[32] Proprio in quel giorno arrivarono i servi di Isacco e lo informarono a proposito del pozzo che avevano scavato e gli dissero: “Abbiamo trovato l’acqua”.

[33] Allora egli lo chiamò Sibea: per questo la città si chiama Bersabea fino ad oggi.

[34] Quando Esaù ebbe quarant’anni, prese in moglie Giudit, figlia di Beeri l’Hittita, e Basemat, figlia di Elon l’Hittita.

[35] Esse furono causa d’intima amarezza per Isacco e per Rebecca.

Spiegazione

Versi 1-5

Isacco fu educato affidandosi alla fede nella Divina concessione della terra di Canaan che Dio avrebbe fatto a lui e ai suoi eredi. Anche quando ci fu carestia in quella terra, Isacco non si allontanò dal patto. Il valore reale delle promesse di Dio non può mai essere ridotto in un credente da nessuna croce che possa accadergli. Se Dio decide di stare con noi e noi ci lasciamo trovare dove Egli vuole, soltanto la nostra incredulità e la mancanza di fede possono evitare il nostro conforto. L’ubbidienza di Abraamo al comando divino fu la prova di quella fede, con la quale, sebbene peccatore, egli fu prima giustificato davanti a Dio per l’effetto di quell’amore con il quale opera la vera fede. Dio dichiara che approvò questa ubbidienza, specialmente quella di Isacco.

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto. Capitolo Ventritreesimo:Come si prepara l’ arrivo del Signore e Come gli si dà ospitalità in noi ( Domenica delle Palme)

18 marzo 2019

La domenica delle Palme, mentre Geltrude era immersa nella dolcezza dei divino godimento, disse al Signore: « Insegnami, mio Diletto, come potrei glorificarti, venendoti incontro nelle vie di Gerusalemme, oggi in cui Tu vieni per soffrire la Passione a mia eterna salvezza». Gesù le rispose: «Dammi una cavalcatura, una folla che venga gioiosamente davanti a me, una folla che mi segua cantando le mie lodi, una folla che m’accompagni e mi serva. La contrizione del tuo cuore sarà la mia cavalcatura, se tu confesserai che hai sovente trascurato di seguire la mia voce, e che proprio come un animale non hai saputo capire tutto quello che io ho fatto per la tua salvezza. Tale negligenza ha turbato la mia calma e serenità: mentre non avrei dovuto gustare in te che gioie spirituali, mi vedo costretto, per giustizia, a purificartí con pene corporali ed interne; in tal modo soffro, per così dire, in te, perchè l’amore della divina bontà mi obbliga a compatire i tuoi dolori. Quando mi avrai fornito tale cavalcatura, potrò comodamente riposarmi.
« Mi darai poi una folla gioconda che mi preceda quando mi riceverai con l’amore di tutte le creature, in unione alla tenerezza che provai, andando a Gerusalemme, per la salute di tutti; supplirai in tal modo, alle lodi, ai ringraziamenti, all’amore, agli omaggi che il mondo ha omesso di tributarmi per questo grande beneficio.
« Dammi anche una folla che mi segua cantando le mie lodi; per fare ciò devi confessare che non ti sei sforzata di seguire gli esempi della mia santissima vita. Offrimi una volontà così generosa che, se tu potessi impegnare tutti gli uomini a imitare nel modo più perfetto la mia vita e le mie sofferenze, tu c’impiegheresti volontieri, per la mia gloria, tutte le forze. Domanda nello stesso tempo, la grazia che ti sia data, per quanto è possibile ad umana creatura, d’imitare con zelo ardente, specialmente la vera mia umiltà, pazienza e carità, virtù che ho praticato al sommo durante la Passione.

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Medjugorje:Il messaggio mariano che insegna a vivere la Consacrazione/Parte Prima, Medjugorje un messaggio d’Amore per il nostro tempo ( Paragafo 5. Io sono la Regina della Pace)

18 marzo 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

Con questo nome la Madonna si è presentata ai veggenti e questo è in verità il tema di tutta la sua azione riguardante le apparizioni e i messaggi a Medjugorje. Comunque si dispongano e si enumerino gli elementi dei messaggi, la pace ha il posto centrale fra di loro. La pace è il messaggio più importante della Signora perché la fede, che la Madonna molto sottolinea, in fondo è soltanto la radice su cui matura la pace. La conversione, la preghiera, il digiuno sono in rapporto con la fede e questa genera la salvezza che si risolve nella pace, culmine di tutte le promesse messianiche e di ogni azione di Cristo. Una veggente così racconta. “Abbiamo chiesto alla Signora come si chiamava. Tutti noi sappiamo che è la Madonna, ma ha il suo nome e aveva promesso di dircelo. Ma prima che lei ce lo dicesse, noi glielo abbiamo chiesto. Allora lei ha risposto: “Io sono la Regina della pace”. Esattamente queste parole. E il 6 agosto 1981 sul cielo di Medjugorje stava scritto a chiare lettere MIR che significa Pace. Chiunque a quell’ora si trovava all’aperto e guardava in alto, ha visto la parola. Tutti hanno confermato di aver visto la stessa cosa. La Vergine si è fatta vedere con una grande Croce scura in mano mentre diceva: “Pace, Pace, Pace e solo Pace! “. Poi ha ripetuto per ben due volte: “La Pace deve regnare tra Dio e l’uomo e tra gli uomini”. A noi interessa molto la pace in senso politico, che le armi tacciano. Anche alla Madonna sta a cuore questa pace, ma essa dice che questa pace può essere ottenuta solo con un’altra pace, quella che si trova nel cuore dell’uomo. Il mondo deve camminare sulla via della conversione per raggiungere la pace. La Madonna dice: “Io sono venuta a dire al mondo che Dio esiste e che in Dio c’è la vita. Quelli che troveranno Dio, troveranno la pace e la vita: perciò chiedo la conversione “. La pace del cuore, dello spirito, della coscienza. La pace con Dio, col prossimo, con le cose e le situazioni della vita. Tutti i messaggi ci indicano la via che dobbiamo percorrere per ottenere la grazia della pace. La pace di Dio esclude non soltanto la guerra, ma anche l’ingiustizia, la paura, l’angoscia, la miseria, la malattia e la stessa morte. È esperienza della storia e testimonianza di Dio che solo può darcela. Dio stesso è pace e in Gesù è diventato la nostra pace. Per questo la pace è opera di Dio e dono di Dio al mondo attraverso la mediazione materna di Maria.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Terzo i Sacramenti del Servizio della Comunione.Articolo 7 il Sacramento del Martrimonio( paragafo 3, 4, 5, 6, Sintesi)

15 marzo 2019

III. Il consenso matrimoniale

1625 I protagonisti dell’alleanza matrimoniale sono un uomo e una donna battezzati, liberi di contrarre il matrimonio e che esprimono liberamente il loro consenso. “Essere libero” vuol dire:
– non subire costrizioni;
– non avere impedimenti in base ad una legge naturale o ecclesiastica.

1626 La Chiesa considera lo scambio del consenso tra gli sposi come l’elemento indispensabile “che costituisce il matrimonio” [⇒ Codice di Diritto Canonico, 1057, 1]. Se il consenso manca, non c’è matrimonio.

1627 Il consenso consiste in un “atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono”: [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48; cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1057, 2] “Io prendo te come mia sposa” – “Io prendo te come mio sposo” [Rituale romano, Il sacramento del matrimonio, 45]. Questo consenso che lega gli sposi tra loro, trova il suo compimento nel fatto che i due diventano “una carne sola” [Cf ⇒ Gen 2,24; ⇒ Mc 10,8; ⇒ Ef 5,31 ].

1628 Il consenso deve essere un atto della volontà di ciascuno dei contraenti, libero da violenza o da grave costrizione esterna [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1103]. Nessuna potestà umana può sostituirsi a questo consenso [Cf ⇒ ibid., 1057, 1]. Se tale libertà manca, il matrimonio è invalido.

1629 Per questo motivo (o per altre cause che rendono nullo e non avvenuto il matrimonio): [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1095-1107] la Chiesa può, dopo esame della situazione da parte del tribunale ecclesiastico competente, dichiarare “la nullità del matrimonio”, vale a dire che il matrimonio non è mai esistito. In questo caso i contraenti sono liberi di sposarsi, salvo rispettare gli obblighi naturali derivati da una precedente unione [Cf ibid., ⇒ 1071].

1630 Il sacerdote (o il diacono) che assiste alla celebrazione del matrimonio, accoglie il consenso degli sposi a nome della Chiesa e dà la benedizione della Chiesa. La presenza del ministro della Chiesa (e anche dei testimoni) esprime visibilmente che il matrimonio è una realtà ecclesiale.

1631 E’ per questo motivo che la Chiesa normalmente richiede per i suoi fedeli la forma ecclesiastica della celebrazione del matrimonio [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1813-1816; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1108]. Diverse ragioni concorrono a spiegare questa determinazione:

– Il matrimonio sacramentale è un atto liturgico. E’ quindi conveniente che venga celebrato nella Liturgia pubblica della Chiesa.

– Il matrimonio introduce in un ordo – ordine – ecclesiale, crea dei diritti e dei doveri nella Chiesa, fra gli sposi e verso i figli.

– Poiché il matrimonio è uno stato di vita nella Chiesa, è necessario che vi sia certezza sul matrimonio (da qui l’obbligo di avere dei testimoni).

– Il carattere pubblico del consenso protegge il “Sì” una volta dato e aiuta a rimanervi fedele.

1632 Perché il “Sì” degli sposi sia un atto libero e responsabile, e l’alleanza matrimoniale abbia delle basi umane e cristiane solide e durature, la preparazione al matrimonio è di fondamentale importanza.

L’esempio e l’insegnamento dati dai genitori e dalle famiglie restano il cammino privilegiato di questa preparazione.
Il ruolo dei pastori e della comunità cristiana come “famiglia di Dio” è indispensabile per la trasmissione dei valori umani e cristiani del matrimonio e della famiglia, [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1063] tanto più che nel nostro tempo molti giovani conoscono l’esperienza di focolari distrutti che non assicurano più sufficientemente questa iniziazione:

I giovani devono essere adeguatamente e tempestivamente istruiti, soprattutto in seno alla propria famiglia, sulla dignità dell’amore coniugale, sulla sua funzione e le sue espressioni; così che, formati nella stima della castità, possano ad età conveniente passare da un onesto fidanzamento alle nozze [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 49].

I matrimoni misti e la disparità di culto

1633 In numerosi paesi si presenta assai di frequente la situazione del matrimonio misto (fra cattolico e battezzato non cattolico). Essa richiede un’attenzione particolare dei coniugi e dei pastori. Il caso di matrimonio con disparità di culto (fra cattolico e non-battezzato) esige una circospezione ancora maggiore.

1634 La diversità di confessione fra i coniugi non costituisce un ostacolo insormontabile per il matrimonio, allorché essi arrivano a mettere in comune ciò che ciascuno di loro ha ricevuto nella propria comunità, e ad apprendere l’uno dall’altro il modo in cui ciascuno vive la sua fedeltà a Cristo. Ma le difficoltà dei matrimoni misti non devono neppure essere sottovalutate. Esse sono dovute al fatto che la separazione dei cristiani non è ancora superata. Gli sposi rischiano di risentire il dramma della disunione dei cristiani all’interno stesso del loro focolare. La disparità di culto può aggravare ulteriormente queste difficoltà. Divergenze concernenti la fede, la stessa concezione del matrimonio, ma anche mentalità religiose differenti possono costituire una sorgente di tensioni nel matrimonio, soprattutto a proposito dell’educazione dei figli. Una tentazione può allora presentarsi: l’indifferenza religiosa.

1635 Secondo il diritto in vigore nella Chiesa latina, un matrimonio misto necessita, per la sua liceità, dell’ espressa licenza dell’autorità ecclesiastica [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1124]. In caso di disparità di culto è richiesta, per la validità del matrimonio, una espressa dispensa dall’impedimento [Cf ⇒ ibid., 1086]. Questa licenza o questa dispensa suppongono che entrambe le parti conoscano e non escludano i fini e le proprietà essenziali del matrimonio; inoltre che la parte cattolica confermi gli impegni, portati a conoscenza anche della parte acattlica, di conservare la propria fede e di assicurare il Battesimo e l’educazione dei figli nella Chiesa cattolica [Cf ⇒ ibid., 1125].

1636 In molte regioni, grazie al dialogo ecumenico, le comunità cristiane interessate hanno potuto organizzare una pastorale comune per i matrimoni misti. Suo compito è di aiutare queste coppie a vivere la loro situazione particolare alla luce della fede. Essa deve anche aiutarle a superare le tensioni fra gli obblighi dei coniugi l’uno nei confronti dell’altro e verso le loro comunità ecclesiali. Deve incoraggiare lo sviluppo di ciò che è loro comune nella fede, e il rispetto di ciò che li separa.

1637 Nei matrimoni con disparità di culto lo sposo cattolico ha un compito particolare: infatti “il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente” ( ⇒ 1Cor 7,14 ). E’ una grande gioia per il coniuge cristiano e per la Chiesa se questa “santificazione” conduce alla libera conversione dell’altro coniuge alla fede cristiana [Cf ⇒ 1Cor 7,16 ]. L’amore coniugale sincero, la pratica umile e paziente delle virtù familiari e la preghiera perseverante possono preparare il coniuge non credente ad accogliere la grazia della conversione.

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto. Capitolo Ventiduesimo: Utilità del ricordo della Passione di Gesù/ Domenica di Passione ( judica)

15 marzo 2019

Nella domenica Judica, quando si comincia a onorare più particolarmente la Passione di Gesù, mentre Geltrude si offriva a Dio per soffrire nell’anima e nel corpo tutto quanto piacesse alla divina volontà, vide il Signore accettare la sua offerta con ineffabile riconoscenza. Bentosto, dietro l’influsso divino, salutò dal più intimo del cuore, ciascuna di quelle santissime membra che tanto avevano sofferto per la nostra salvezza, durante la Passione..
Quando salutava un membro di Gesù, sfuggiva dal medesimo un divino splendore che illuminava la sua anima; e in tale luce ella riceveva la comunicazione dell’innocenza che il Cristo aveva acquistato alla Chiesa con le sofferenze di quel membro. Quando tutte quelle membra l’ebbero penetrata della loro luce, e adornata con la loro innocenza, ella disse: « O mio Signore, insegnami ora a glorificarti, celebrando la tua santa Passione, con l’innocenza di cui la tua gratuita bontà mi ha arricchita ». Gesù le rispose: « Considera spesso in te stessa, con riconoscenza e compassione, l’angoscia che mi gettò in una suprema agonia, quando io, tuo creatore e tuo Maestro prolungai la mia preghiera (Luc. XXII, 43). Ricordati di quel sudore di sangue di cui inzuppai la terra, per, la veemenza dei miei desideri e del mio amore; infine confidami tutte le tue azioni e tutto quanto ti riguarda, in unione con quella sommissione che mi fece dire: « Pater, non mea, sed tua voluntas fiat – Padre, non la mia, ma la tua volontà si faccia » (Luc. XXII, 42). Accetta, o Sposa mia, la prosperità e l’avversità, perchè è il mio divino amore che dispone l’una e l’altra per la tua salvezza eterna. Ricevi con riconoscenza la prosperità, che l’amore mio accondiscendente offre alla tua debolezza, perchè ti ricordi dell’eterna felicità e afflnchè tu sia animata alla speranza. Ricevi anche la prova, unendoti a quell’amore paterno che mi consiglia d’inviartela, affinchè tu possa acquistare meriti per l’eternità ».
Geltrude propose di salutare le membra del Cristo, durante quella settimana, con l’orazione: « Salvete, delicata membra etc. » e intuì che quel suo proposito era piaciuto assai al Signore. Non esitiamo perciò a imitarla se vogliamo gustarne lo stesso gaudio.
Durante la S. Messa, mentre si leggeva quel passo del S. Vangelo: « Doemonium habes – Tu sei posseduto dal demonio », ella fu profondamente commossa per l’ingiuria fatta al suo Sposo, e non potendo sopportare che il Diletto dell’anima sua fosse così oltraggiato, si sforzò di contrapporre all’ingiuria espressioni di squisita tenerezza: « Salve, perla vivificante della nobiltà divina, – disse ella – salve fiore immortale della dignità umana, amabilissimo Gesù, mia suprema ed unica salvezza! ». Il Signore, pieno di bontà, volle secondo il suo solito, ricompensarla e, chinandosi verso di lei, l’accarezzò, mormorando all’orecchio della sua anima queste parole: « Io sono il tuo Creatore, il tuo Redentore, Colui che ti ama: ti ho acquistata nelle angosce della morte, a prezzo di tutta la mia beatitudine ».
In quel momento tutti i Santi manifestarono grande ammirazione per l’ineffabile accondiscendenza del Signore verso quell’anima e ne benedissero Dio con gaudio immenso.

 

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