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Medjugorje:Il messaggio mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione. Parte Seconda:Medjugorje.un messaggio che ci conduce alle fonti dell’amore( paragrafo 13,La nostra conversione e l’amore)

23 maggio 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

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Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

Uno dei più importanti messaggi della Madonna a Medjugorje è la richiesta della conversione degli uomini. Ella ripete che la Pace è frutto della nostra conversione. L’uomo che si allontana da Dio, sorgente e scopo della sua esistenza, cade nella contraddizione con sé e con il mondo, si perde e non riesce più a raggiungere lo scopo della vita. Per questo ciò che pensa e intraprende si volge contro lui stesso. Essendo il peccato il rifiuto e l’allontanamento da Dio, il rimedio contro di esso e le sue conseguenze sta nel ricercare il volto di Dio e nel tornare a Lui. Ma come la decadenza è iniziata con il cuore e la volontà dell’uomo, così anche il ritorno deve iniziare con essi. Questo richiede un radicale cambiamento di orientamento che si chiama appunto conversione. La vera conversione è “lavare il cuore”, cambiare intenzioni e comportamenti. L’uomo da solo non può togliersi il peccato e le sue conseguenze, ma lo può con l’aiuto di Dio. Questo lo obbliga a servirsi dell’aiuto. In ciò sta la possibilità della conversione. Qui non si tratta solo di regolare i rapporti tra il peccatore e Dio, ma anche di migliorare i rapporti con tutti gli uomini. Il peccato di chiunque aumenta il comune peso dei peccati. Così anche le conversioni individuali influiscono positivamente sulla situazione degli uomini, del mondo e della società. Il peccato aggrava, la conversione migliora. È per questo che senza una personale conversione è impossibile cambiare in meglio lo stato del mondo. È inutile aspettare dalle cause esterne quello che può venire soltanto dal cuore dell’uomo. La Madonna a Medjugorje invita tutti a convertirsi. Nessuno ne è esentato. La conversione è un libero, totale, personale atto per cui l’uomo cambia profondamente e si accorda con la volontà di Dio. Tutte le altre opere e sacrifici, al posto della conversione, sono inutili (Isaia 1, 13). I più grandi portavoce della conversione, nella storia della salvezza, sono stati i profeti. Adesso Maria, Regina dei profeti, continua ad invitarci a tornare a Dio con tutto il cuore. Le apparizioni della Madonna sono le giuste occasioni perché ognuno rifletta su se stesso e accolga il messaggio salvifico di lei e di Dio alla conversione. Montagne di peccati spariscono nell’oceano dell’amore di Dio! “Figlioli, io desidero che gli uomini si convertano e vedano in voi, me e mio Figlio Gesù” (maggio 1996). La conversione è sempre dono di Dio, frutto della Grazia. Le nostre parole, da sole, non saranno mal capaci di convertire altre persone. Ma se gli altri potranno vedere in noi almeno un pochino della fisionomia di Maria e di Gesù, cioè , se ci vedranno mettere in pratica gli insegnamenti e i precetti del Vangelo, si sentiranno attratti e spinti alla conversione. Le parole possono smuovere, ma è l’esempio che trascina. “Figlioli vi invito ad aprirvi a me e a decidervi per la conversione” (giugno 1996). Aprirci a Maria vuol dire aprire il cuore a lei, togliere tutto ciò che le dispiace e le impedisce di guidarci verso la santità; è lasciare che lei entri nei nostri pensieri, nei nostri sentimenti, nei nostri orientamenti, nella nostra condotta, perché il suo invito è un invito alla santità. Maria guiderà allora la nostra vita verso Dio e la conversione nostra ne sarà la logica conseguenza: questa è la volontà di Dio che ci ripete Maria: la nostra santificazione!

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Maria a Medjugorje:I messaggi del 25 Aprile 2019 e del 2 Maggio 2019

23 maggio 2019

“Cari figli! Questo è tempo di grazia, tempo di misericordia per ciascuno di voi. Figlioli, non permettete che il vento dell’odio e dell’inquietudine regni in voi e attorno a voi. Voi, figlioli, siete invitati ad essere amore e preghiera. Il diavolo vuole l’inquietudine e il disordine ma voi, figlioli, siate la gioia di Gesù Risorto il quale è morto e risorto per ciascuno di voi. Lui ha vinto la morte per donarvi la vita, la vita eterna. Perciò, figlioli, testimoniate e siate fieri di essere risorti in Lui. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. ”

(Messaggio del 25 Aprile 2019)

La Chiesa guarda con favore ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

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Udienza generale di Papa Francesco , mercoledi 10 Aprile 2019 a Piazza San Pietro (Catechesi sul Padre Nostro 12. Rimetti a noi i nostri Debiti)

10 aprile 2019

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! La giornata non è tanto bella, ma buongiorno lo stesso!
Dopo aver chiesto a Dio il pane di ogni giorno, la preghiera del “Padre nostro” entra nel campo delle nostre relazioni con gli altri. E Gesù ci insegna a chiedere al Padre: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12). Come abbiamo bisogno del pane, così abbiamo bisogno del perdono. E questo, ogni giorno.
Il cristiano che prega chiede anzitutto a Dio che vengano rimessi i suoi debiti, cioè i suoi peccati, le cose brutte che fa. Questa è la prima verità di ogni preghiera: fossimo anche persone perfette, fossimo anche dei santi cristallini che non deflettono mai da una vita di bene, restiamo sempre dei figli che al Padre devono tutto. L’atteggiamento più pericoloso di ogni vita cristiana qual è? E’ l’orgoglio. È l’atteggiamento di chi si pone davanti a Dio pensando di avere sempre i conti in ordine con Lui: l’orgoglioso crede che ha tutto al suo posto. Come quel fariseo della parabola, che nel tempio pensa di pregare ma in realtà loda sé stesso davanti a Dio: “Ti ringrazio, Signore, perché io non sono come gli altri”. E la gente che si sente perfetta, la gente che critica gli altri, è gente orgogliosa. Nessuno di noi è perfetto, nessuno. Al contrario il pubblicano, che era dietro, nel tempio, un peccatore disprezzato da tutti, si ferma sulla soglia del tempio, e non si sente degno di entrare, e si affida alla misericordia di Dio. E Gesù commenta: «Questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato» (Lc 18,14), cioè perdonato, salvato. Perché? Perché non era orgoglioso, perché riconosceva i suoi limiti e i suoi peccati.
Ci sono peccati che si vedono e peccati che non si vedono. Ci sono peccati eclatanti che fanno rumore, ma ci sono anche peccati subdoli, che si annidano nel cuore senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Il peggiore di questi è la superbia che può contagiare anche le persone che vivono una vita religiosa intensa. C’era una volta un convento di suore, nell’anno 1600-1700, famoso, al tempo del giansenismo: erano perfettissime e si diceva di loro che fossero purissime come gli angeli, ma superbe come i demoni. E’ una cosa brutta. Il peccato divide la fraternità, il peccato ci fa presumere di essere migliori degli altri, il peccato ci fa credere che siamo simili a Dio.
E invece davanti a Dio siamo tutti peccatori e abbiamo motivo di batterci il petto – tutti! – come quel pubblicano al tempio. San Giovanni, nella sua prima Lettera, scrive: «Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi» (1 Gv 1,8). Se tu vuoi ingannare te stesso, dì che non hai peccato: così ti stai ingannando.
Siamo debitori anzitutto perché in questa vita abbiamo ricevuto tanto: l’esistenza, un padre e una madre, l’amicizia, le meraviglie del creato… Anche se a tutti capita di attraversare giorni difficili, dobbiamo sempre ricordarci che la vita è una grazia, è il miracolo che Dio ha estratto dal nulla.
In secondo luogo siamo debitori perché, anche se riusciamo ad amare, nessuno di noi è capace di farlo con le sue sole forze. L’amore vero è quando possiamo amare, ma con la grazia di Dio. Nessuno di noi brilla di luce propria. C’è quello che i teologi antichi chiamavano un “mysterium lunae” non solo nell’identità della Chiesa, ma anche nella storia di ciascuno di noi. Cosa significa, questo “mysterium lunae”? Che è come la luna, che non ha luce propria: riflette la luce del sole. Anche noi, non abbiamo luce propria: la luce che abbiamo è un riflesso della grazia di Dio, della luce di Dio. Se ami è perché qualcuno, all’esterno di te, ti ha sorriso quando eri un bambino, insegnandoti a rispondere con un sorriso. Se ami è perché qualcuno accanto a te ti ha risvegliato all’amore, facendoti comprendere come in esso risiede il senso dell’esistenza.
Proviamo ad ascoltare la storia di qualche persona che ha sbagliato: un carcerato, un condannato, un drogato … conosciamo tanta gente che sbaglia nella vita. Fatta salva la responsabilità, che è sempre personale, ti domandi qualche volta chi debba essere incolpato dei suoi sbagli, se solo la sua coscienza, o la storia di odio e di abbandono che qualcuno si porta dietro.
E questo è il mistero della luna: amiamo anzitutto perché siamo stati amati, perdoniamo perché siamo stati perdonati. E se qualcuno non è stato illuminato dalla luce del sole, diventa gelido come il terreno d’inverno.
Come non riconoscere, nella catena d’amore che ci precede, anche la presenza provvidente dell’amore di Dio? Nessuno di noi ama Dio quanto Lui ha amato noi. Basta mettersi davanti a un crocifisso per cogliere la sproporzione: Egli ci ha amato e sempre ci ama per primo.
Preghiamo dunque: Signore, anche il più santo in mezzo a noi non cessa di essere tuo debitore. O Padre, abbi pietà di tutti noi!

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Medjugorje , il messaggio mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione. Parte Seconda: Medjugorje: un messaggio che conduce alle fonti dell’Amore ( paragrafo 12 . La fede e l’amore)

10 aprile 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

– “Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

La fede ha un’importanza fondamentale nella vita cristiana per aderire a Dio, per avere la salvezza e la vita divina, per vincere il mondo e ciò che c’è nel mondo. La fede di Maria vince l’infedeltà di Eva e ha vinto tutte le eresie. È per questo che è lei che può aiutarci a vivere di fede in ogni momento della nostra vita. È lei che vuole sostenere la nostra fede con il suo insegnamento e le sue esortazioni materne. È lei che può difendere la nostra fede da tutti gli attacchi del nemico. Il più importante messaggio della Signora di Medjugorje è proprio la fede: questo è evidente nei molti suoi incitamenti e raccomandazioni. Che questo le stia a cuore più di tutto è comprensibile perché con la fede l’uomo riceve in dono la vita per l’eredità eterna. D’altra parte in molti uomini la fede è impallidita e ha cessato di ordinare e formare la loro vita. Questo ha condotto a grandi peccati e divisioni tra gli uomini, ma anche in tutto il creato. Con l’incredulità l’uomo si è separato da Dio e così si è totalmente impoverito. È divenuto vittima non solo della sua debolezza e dei suoi peccati, ma anche del suo potere, attirando su di sé una moltitudine di mali. L’unica salvezza dell’uomo sta nel fatto che Dio è vivo, che il suo amore non è cessato e che egli continua ancora ad offrire all’uomo la sua vita. Maria viene a testimoniare tutto ciò e ad annunciare la grande speranza che si nasconde solo nella fede. Questo richiede che la fede si conosca meglio e la si accolga più responsabilmente. Essa è collegata con la parola di Dio nella quale Dio rivela se stesso e l’intenzione di darsi in dono agli uomini, così che essi diventino partecipi della sua vita con tutte le conseguenze che ne derivano. Noi abbiamo bisogno di fede, di rafforzare la nostra fede, di non perdere la fede in mezzo alle vicende del mondo. Le difficoltà della vita, le delusioni dovute agli insuccessi, la paura del futuro, le minacce in tanti diversi campi, possono portare a scegliere gli dei inventati dall’uomo: il potere, la ricchezza, il progresso, la forza che però si mostrano prima o poi impotenti e distruttivi. Essi non salvano l’uomo ma lo annientano. Il rivolgersi a Dio con la fede è rivolgersi verso la vera salvezza. Questo è il messaggio che la Madonna ripete costantemente a Medjugorje: “Desidero invitarvi ad avere più fede e fiducia in Dio che vi ama senza misura” (agosto 1996). E la fede non è solo quella intellettuale per cui crediamo in Dio e in tutto quello che Egli ci ha rivelato, ma soprattutto la fede praticata, vissuta, per cui le verità rivelate, che noi crediamo con la nostra mente, diventano la guida e la norma del nostro pensare, amare, agire, e della nostra condotta. Questo ci chiede Maria e a questo invito accorato noi vogliamo rispondere con fiducia e con amore di figli.

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Genesi, Capitolo 27

10 aprile 2019

[1] Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti che non ci vedeva più. Chiamò il figlio maggiore, Esaù, e gli disse: “Figlio mio”. Gli rispose: “Eccomi”.

[2] Riprese: “Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte.

[3] Ebbene, prendi le tue armi, la tua farètra e il tuo arco, esci in campagna e prendi per me della selvaggina.

[4] Poi preparami un piatto di mio gusto e portami da mangiare, perché io ti benedica prima di morire”.

[5] Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù. Andò dunque Esaù in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa.

[6] Rebecca disse al figlio Giacobbe: “Ecco, ho sentito tuo padre dire a tuo fratello Esaù:

[7] Portami la selvaggina e preparami un piatto, così mangerò e poi ti benedirò davanti al Signore prima della morte.

[8] Ora, figlio mio, obbedisci al mio ordine:

[9] Và subito al gregge e prendimi di là due bei capretti; io ne farò un piatto per tuo padre, secondo il suo gusto.

[10] Così tu lo porterai a tuo padre che ne mangerà, perché ti benedica prima della sua morte”.

[11] Rispose Giacobbe a Rebecca sua madre: “Sai che mio fratello Esaù è peloso, mentre io ho la pelle liscia.

[12] Forse mio padre mi palperà e si accorgerà che mi prendo gioco di lui e attirerò sopra di me una maledizione invece di una benedizione”.

[13] Ma sua madre gli disse: “Ricada su di me la tua maledizione, figlio mio! Tu obbedisci soltanto e vammi a prendere i capretti”.

[14] Allora egli andò a prenderli e li portò alla madre, così la madre ne fece un piatto secondo il gusto di suo padre.

[15] Rebecca prese i vestiti migliori del suo figlio maggiore, Esaù, che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe;

[16] con le pelli dei capretti rivestì le sue braccia e la parte liscia del collo.

[17] Poi mise in mano al suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che aveva preparato.

[18] Così egli venne dal padre e disse: “Padre mio”. Rispose: “Eccomi; chi sei tu, figlio mio?”.

[19] Giacobbe rispose al padre: “Io sono Esaù, il tuo primogento. Ho fatto come tu mi hai ordinato. Alzati dunque, siediti e mangia la mia selvaggina, perché tu mi benedica”.

[20] Isacco disse al figlio: “Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!”. Rispose: “Il Signore me l’ha fatta capitare davanti”.

[21] Ma Isacco gli disse: “Avvicinati e lascia che ti palpi, figlio mio, per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no”.

[22] Giacobbe si avvicinò ad Isacco suo padre, il quale lo tastò e disse: “La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù”.

[23] Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose come le braccia di suo fratello Esaù, e perciò lo benedisse.

[24] Gli disse ancora: “Tu sei proprio il mio figlio Esaù?”. Rispose: “Lo sono”.

[25] Allora disse: “Porgimi da mangiare della selvaggina del mio figlio, perché io ti benedica”. Gliene servì ed egli mangiò, gli portò il vino ed egli bevve.

[26] Poi suo padre Isacco gli disse: “Avvicinati e baciami, figlio mio!”.

[27] Gli si avvicinò e lo baciò. Isacco aspirò l’odore degli abiti di lui e lo benedisse:
“Ecco l’odore del mio figlio
come l’odore di un campo
che il Signore ha benedetto.

[28] Dio ti conceda rugiada del cielo
e terre grasse
e abbondanza di frumento e di mosto.

[29] Ti servano i popoli
e si prostrino davanti a te le genti.
Sii il signore dei tuoi fratelli
e si prostrino davanti a te i figli di tua madre.
Chi ti maledice sia maledetto
e chi ti benedice sia benedetto!”.

[30] Isacco aveva appena finito di benedire Giacobbe e Giacobbe si era allontanato dal padre Isacco, quando arrivò dalla caccia Esaù suo fratello.

[31] Anch’egli aveva preparato un piatto, poi lo aveva portato al padre e gli aveva detto: “Si alzi mio padre e mangi la selvaggina di suo figlio, perché tu mi benedica”.

[32] Gli disse suo padre Isacco: “Chi sei tu?”. Rispose: “Io sono il tuo figlio primogenito Esaù”.

[33] Allora Isacco fu colto da un fortissimo tremito e disse: “Chi era dunque colui che ha preso la selvaggina e me l’ha portata? Io ho mangiato di tutto prima che tu venissi, poi l’ho benedetto e benedetto resterà”.
[34] Quando Esaù sentì le parole di suo padre, scoppiò in alte, amarissime grida. Egli disse a suo padre: “Benedici anche me, padre mio!”.

[35] Rispose: “È venuto tuo fratello con inganno e ha carpito la tua benedizione”.

[36] Riprese: “Forse perché si chiama Giacobbe mi ha soppiantato già due volte? già ha carpito la mia primogenitura ed ecco ora ha carpito la mia benedizione!”. Poi soggiunse: “Non hai forse riservato qualche benedizione per me?”.

[37] Isacco rispose e disse a Esaù: “Ecco, io l’ho costituito tuo signore e gli ho dato come servi tutti i suoi fratelli; l’ho provveduto di frumento e di mosto; per te che cosa mai potrò fare, figlio mio?”.

[38] Esaù disse al padre: “Hai una sola benedizione padre mio? Benedici anche me, padre mio!”. Ma Isacco taceva ed Esaù alzò la voce e pianse.

[39] Allora suo padre Isacco prese la parola e gli disse:
“Ecco, lungi dalle terre grasse
sarà la tua sede
e lungi dalla rugiada del cielo dall’alto.

[40] Vivrai della tua spada
e servirai tuo fratello;
ma poi, quando ti riscuoterai,
spezzerai il suo giogo dal tuo collo”.

[41] Esaù perseguitò Giacobbe per la benedizione che suo padre gli aveva dato. Pensò Esaù: “Si avvicinano i giorni del lutto per mio padre; allora ucciderò mio fratello Giacobbe”.

[42] Ma furono riferite a Rebecca le parole di Esaù, suo figlio maggiore, ed essa mandò a chiamare il figlio minore Giacobbe e gli disse: “Esaù tuo fratello vuol vendicarsi di te uccidendoti.

[43] Ebbene, figlio mio, obbedisci alla mia voce: su, fuggi a Carran da mio fratello Làbano.

[44] Rimarrai con lui qualche tempo, finché l’ira di tuo fratello si sarà placata;

[45] finché si sarà palcata contro di te la collera di tuo fratello e si sarà dimenticato di quello che gli hai fatto. Allora io manderò a prenderti di là. Perché dovrei venir privata di voi due in un sol giorno?”.

[46] Poi Rebecca disse a Isacco: “Ho disgusto della mia vita a causa di queste donne hittite: se Giacobbe prende moglie tra le hittite come queste, tra le figlie del paese, a che mi giova la vita?”.

Spiegazione

Le promesse del Messia e della terra di Canaan erano state trasmesse a Isacco. Isacco, avendo adesso circa 135 anni ed i suoi figli 75 anni e non considerando vera la parola Divina che riguardava i suoi due figli e cioè che il maggiore avrebbe dovuto servire il minore, si decise a porre tutto l’onore e la potenza che erano contenuti nella promessa su Esaù, il figlio più grande. Siamo molto più inclini a regolarci secondo la nostra ragione che secondo la divina rivelazione e pertanto spesso ci smarriamo nel cammino.

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Medjugorje:il messaggio che insegna a vivere la Consacrazione. Medjugorje: Parte Seconda . Un messaggio che conduce alle fonti dell’ Amore( Paragrafo 11, le fonti dell’Amore)

6 aprile 2019

Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

Dio è amore e l’amore è da Dio. Per darci il suo amore Dio ha mandato a noi il Figlio che ha istituito la Chiesa e i mezzi di grazia necessari per farci vivere l’amore e la riconciliazione con Lui. La Madonna nelle sue apparizioni, ci ricorda e ci invita a vivere nella Chiesa e a servirci dei mezzi di grazia. Come ripeteremo spesso, il programma di Medjugorje è fatto di fede, conversione, preghiera, digiuno e tutto questo richiama l’ìnsegnamento di Gesù e della Chiesa. La vita cristiana consiste nell’amare e vivere Gesù. La Madonna, Madre del divino Amore, ci insegna a trasformare i mezzi di grazia in amore per Gesù, in vita di Gesù. Ella perciò non viene mai per cambiare il piano di Dio espresso anche attraverso la Tradizione, ma insegna a viverla. Il vero rinnovamento, infatti, non sta nel cambiare, ma nel vivere il piano di Dio e nel realizzarlo sempre più perfettamente. Le apparizioni hanno grande e universale significato perché impegnano tutta la Chiesa. Maria è Mediatrice di grazia appunto come Madre di Dio e Madre della Chíesa. Con le sue apparizioni ella conferma il suo ruolo di serva di Dio per la salvezza del mondo e dimostra che è per l’uomo e a servizio dell’uomo. Dio così si inserisce nella storia del mondo con l’aiuto di lei. Tra il principio e la fine c’è il tempo, la storia e la vita della Chiesa: in questo tempo si svolge l’azione salvifica di Dio e questo avviene anche attraverso le apparizioni della Vergine. Le sue non sono apparizioni per la sua gloria, ma per quella di Cristo. Servono alla fede in Cristo e in Dio, promuovono la devozione eucaristica, guidano alla conversione e al generale rafforzamento della vita cristiana. Le apparizioni aiutano a vedere più facilmente e a scorgere i segni dei tempi e a giudicarli con più esattezza. Le manifestazioni della Signora infondono forza, approfondiscono la fede, rafforzano la speranza, aumentano l’amore, danno sicurezza, slancio e gioia, a condizione che i redenti accolgano l’azione di Dio attraverso di lei, collaborino con lei e rispondano in accordo con lei. Le apparizioni rafforzano la fede nella presenza di Dio e nella sua azione nella storia del mondo, illuminano, testimoniano e avvicinano i beni escatologici che la Chiesa aspetta. La salvezza , non c’è dubbio, viene da Cristo, ma la presenza di Maria ci convince che egli vuole servirsi di lei. La Madonna a Medjugorje, sulla linea della tradizione della Chiesa e mettendone in evidenza tutti i mezzi di salvezza, sveglia gli addormentati , rafforza i deboli, ammaestra gli sconcertati, consola i disperati , cerca i perduti e conduce gli smarriti alla casa paterna. La via della salvezza non si può trovare né seguire senza di lei. Bisogna che i messaggi di Maria siano tradotti nella vita. Solo così si può affrontare il trionfo dell’amore e della pace.

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto.Capitolo Venticinquesimo:L’Ufficio della Cena del SIgnore

6 aprile 2019

Il Giovedì santo festa della Cena del Signore, mentre si cantavano a Mattutino le Lamentazioni, Geltrude, ponendosi davanti al Padre, deplorò nell’amarezza del cuore, tutti i peccati dell’universo commessi per fragilità, contro l’Onnipotenza divina. Alla seconda Lamentazione si presentò davanti al Figlio di Dio, manifestando il suo dolore per tutti i peccati d’ignoranza, che avevano oltraggiato la sua imperscrutabile Sapienza. Alla terza Lamentazione ella, davanti allo Spirito Santo, si afflisse per tutti i peccati commessi dall’umana malizia contro la sua bontà. In seguito, mentre al versetto di a Gesù Cristo ecc. le giovinette cantavano Kyrte eleison, Geltrude si avvicinò al dolcissimo Cuore di Gesù, lo baciò con amore in nome di tutta la Chiesa ed ottenne il perdono di tutti i peccati di pensiero, di desiderio, di affetto e di cattiva volontà. Al Christe eleison ella impresse un bacio sulle labbra benedette del Salvatore e Gli domandò la remissione di tutti i peccati di lingua.
Alla ripetizione del Kyrie eleison, baciò le venerabili Mani del Salvatore, e ottenne la remissione di tutti gli atti colpevoli, commessi in generale dai cristiani. In seguito, mentre il popolo cantava cinque volta Kyrie eleison, all’inno Rex Christe, baciò ad ogni strofa, le cinque Piaghe vermiglie del Signore per ottenere la remissione di tutti i peccati commessi dai cinque sensi.
Mentre praticava questa divozione, cinque ruscelli scaturirono dalle sante Piaghe, diffondendo su tutta la Chiesa una grazia così salutare da purificarla da ogni peccato; era l’esaudimento pieno e intero di quanto aveva chiesto nelle Lamentazioni e durante i Kyrie, eleison. In queste tre notti tutti possono praticare tali esercizi, sperando di ottenere gli stessi benefìci, purché lo facciano con vera divozione.
Alle Laudi durante il canto dell’antifona « Oblatus est quia ipse volutt », il Signore le disse: « Se tu credi che mi sono offerto sulla Croce al Padre perchè l’ho voluto, devi pure credere fermamente che desidero offrirmi ogni giorno per i peccatori, con lo stesso amore che ebbi quando m’immolai per il mondo intero. Perciò qualsiasi peccatore, quantunque oppresso dal peso di peccati enormi, deve sperare il perdono dall’offerta della mia Passione e morte. Egli è sicuro di ottenere il perdono, perchè non vi è rimedio più efficace contro il peccato, del ricordo amoroso della mia Passione, accompagnato da penitenza e da sincera fede ».

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Medjugorje: Il messaggio mariano che fa vivere la Consacrazione.Parte Prima:Medjugrje un messaggio d’Amore per il nostro tempo (Paragrafi 9 e 10)

3 aprile 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

 

Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

9. La parrocchia di Medjugorje – Tramite Jelena la Madonna ha detto che desiderava avere tutta la parrocchia attorno all’Eucarestia, una sera alla settimana, per compiere un cammino spirituale. Lei avrebbe dato un messaggio. Nel marzo del 19841a Madonna ha iniziato i suoi messaggi per aiutare la parrocchia a percorrere la strada di un Esodo pasquale. Queste sono sinteticamente le linee del cammino spirituale. La Madonna chiama la parrocchia attorno all’Eucarestia. L’Eucarestia fa la Chiesa. Noi invece, molto spesso pensiamo che occorrano iniziative diverse per invigorire o guarire le nostre parrocchie. La parrocchia è una famiglia, una unità vivente, nella quale le singole persone devono farsi carico di ognuna delle altre. Il cemento di tale unità è la carità fraterna. Quanto insiste la Madonna sulla carità! Ci sono persone che vivono male, che non credono, che non amano? Allora bisogna pregare e digiunare di più per questi fratelli. La parrocchia, porzione del Corpo di Cristo, non deve avere emarginati, estranei o forestieri: tutti sono figli di Dio e figli della Madonna, ugualmente amati. Le verità della fede, la vita religiosa, le feste, i riti devono incarnarsi nella realtà umana della vita quotidiana. Nei messaggi entrano con naturalezza i raccolti, le piogge, le stagioni, le preoccupazioni, i problemi grossi e piccoli. La parrocchia ha una sua santità, un suo merito, un suo peso, un ruolo nei piani della salvezza: quanto è importante questo per noi, spesso preda dell’individualismo! La parrocchia deve santificarsi per la Chiesa universale e per l’umanità. I mezzi fondamentali della vita parrocchiale sono: la piena partecipazione alla Liturgia, la Parola di Dio, i Sacramenti, la preghiera e il digiuno. Per ottenere questi risultati sarebbe auspicabile che alla guida di ogni gruppo parrocchiale ci fosse proprio il parroco o un sacerdote da lui incaricato. L’animatore del gruppo deve possedere il buon senso cristiano che scaturisce dalla sana dottrina da sempre insegnata dalla Chiesa riguardo alla fede e alla morale. Inoltre il moderatore, più degli altri, deve farsi docile all’azione dello Spirito Santo e deve avere un particolare rapporto filiale con la Vergine Maria. Il suo compito principale è quello di creare nel gruppo l’atmosfera dell’amore vicendevole perché ogni fratello sia aiutato a manifestare i propri pensieri, ispirazioni ed esperienze per l’utilità comune. Uno dei grandi vantaggi del gruppo per la formazione delle persone è l’occasione dell’esercizio dell’amore fraterno. Tale esercizio ci è necessario più dell’allenamento ad un atleta. La stessa preghiera riceve valore solo dall’amore fraterno.
Pratica Spirituale: Chiediamo a Maria l’aiuto per crescere nell’amore fraterno all’interno delle nostre famiglie, dei gruppi e delle comunità parrocchiali.

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Maria a Medjugorje, messaggio del 2 Aprile 2019 a Mirjana

3 aprile 2019

Cari figli, come Madre che conosce i suoi figli, so che anelate a mio Figlio. So che anelate alla verità, alla pace, a ciò che è puro e non è falso. Per questo io, come Madre, mediante l’amore di Dio mi rivolgo a voi e vi invito affinché, pregando con cuore puro ed aperto, conosciate da voi stessi mio Figlio, il suo amore, il suo Cuore misericordioso. Mio Figlio vedeva la bellezza in tutte le cose. Egli cerca il bene, perfino quello piccolo e nascosto, in tutte le anime, per perdonare il male. Perciò, figli miei, apostoli del mio amore, vi invito ad adorarlo, a ringraziarlo continuamente e ad esserne degni. Perché lui vi ha detto parole divine, le parole di Dio, le parole che sono per tutti e per sempre. Perciò, figli miei, vivete la letizia, la serenità, l’unità e l’amore reciproco. Questo è quello che vi è necessario nel mondo di oggi: così sarete apostoli del mio amore, così testimonierete mio Figlio nel modo giusto. Vi ringrazio. ”

la Chiesa guarda con favore ma non si è ancora espressa sui fatti di Medjugorje

MESSAGGI A CONFRONTO

Messaggio di Medjugorje, 2 aprile 2018 – Apparizione a Mirjana

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Terza la vita in Cristo.Sezione Prima:la vocazione dell’uomo, la vita nello SpiritoCapitolo primo la dignità della persona umana , Articolo 1. e Sintesi

27 marzo 2019

PARTE TERZA
LA VITA IN CRISTO
1691 “Riconosci, o cristiano, la tua dignità, e, reso consorte della natura divina, non voler tornare all’antica bassezza con una vita indegna. Ricorda a quale Capo appartieni e di quale Corpo sei membro. Ripensa che, liberato dal potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce e nel Regno di Dio” [San Leone Magno, Sermones, 21, 2-3; PL 54, 192A; cf Liturgia delle Ore, I, Ufficio delle letture di Natale].

1692 Il Simbolo della fede ha professato la grandezza dei doni di Dio all’uomo nell’opera della creazione e ancor più mediante la redenzione e la santificazione. Ciò che la fede confessa, i sacramenti lo comunicano: per mezzo dei “sacramenti che li hanno fatti rinascere”, i cristiani sono diventati “figli di Dio” ( ⇒ Gv 1,12; ⇒ 1Gv 3,1 ), “ partecipi della natura divina” ( ⇒ 2Pt 1,4 ). Riconoscendo nella fede la loro nuova dignità, i cristiani sono chiamati a comportarsi ormai “da cittadini degni del Vangelo” ( ⇒ Fil 1,27 ). Mediante i sacramenti e la preghiera, essi ricevono la grazia di Cristo e i doni del suo Spirito, che li rendono capaci di questa vita nuova.

1693 Cristo Gesù ha sempre fatto ciò che era gradito al Padre [Cf ⇒ Gv 8,29 ]. Egli ha sempre vissuto in perfetta comunione con lui. Allo stesso modo i suoi discepoli sono invitati a vivere sotto lo sguardo del Padre “che vede nel segreto” ( ⇒ Mt 6,6 ) per diventare “perfetti come è perfetto il Padre… celeste” ( ⇒ Mt 5,47 ).

1694 Incorporati a Cristo per mezzo del Battesimo, [Cf ⇒ Rm 6,5 ] i cristiani sono “morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù” ( ⇒ Rm 6,11 ) partecipando così alla vita del Risorto [Cf ⇒ Col 2,12 ]. Alla sequela di Cristo e in unione con lui, [Cf ⇒ Gv 15,5 ] i cristiani possono farsi “imitatori di Dio, quali figli carissimi”, e camminare “nella carità” ( ⇒ Ef 5,1 ), conformando i loro pensieri, le loro parole, le loro azioni ai “sentimenti che furono in Cristo Gesù” ( ⇒ Fil 2,5 ) e seguendone gli esempi [Cf ⇒ Gv 13,12-16 ].

1695 “Giustificati nel Nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” ( ⇒ 1Cor 6,11 ), “santificati” e “chiamati ad essere santi” ( ⇒ 1Cor 1,2 ) i cristiani sono diventati “tempio dello Spirito Santo ” [Cf ⇒ 1Cor 6,19 ]. Questo “Spirito del Figlio” insegna loro a pregare il Padre [Cf ⇒ Gal 4,6 ] e, essendo diventato la loro vita, li fa agire [Cf ⇒ Gal 5,25 ] in modo tale che portino “il frutto dello Spirito” ( ⇒ Gal 5,22 ) mediante una carità operosa. Guarendo le ferite del peccato, lo Spirito Santo ci rinnova interiormente “nello spirito” ( ⇒ Ef 4,23 ), ci illumina e ci fortifica per vivere come “figli della luce” ( ⇒ Ef 5,8 ), mediante “ogni bontà, giustizia e verità” ( ⇒ Ef 5,9 ).

1696 La via di Cristo “conduce alla vita”, una via opposta “conduce alla perdizione” ( ⇒ Mt 7,13 ) [Cf ⇒ Dt 30,15-20 ]. La parabola evangelica delle due vie è sempre presente nella catechesi della Chiesa. Essa sta ad indicare l’importanza delle decisioni morali per la nostra salvezza. “Ci sono due vie, l’una della vita, l’altra della morte; ma tra le due corre una grande differenza” [Didaché, 1, 1].

1697 Nella catechesi è importante mettere in luce con estrema chiarezza la gioia e le esigenze della via di Cristo [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 29]. La catechesi della “vita nuova” ( ⇒ Rm 6,4 ) in lui sarà:

– una catechesi dello Spirito Santo, Maestro interiore della vita secondo Cristo, dolce ospite e amico che ispira, conduce, corregge e fortifica questa vita;

– una catechesi della grazia, poiché è per grazia che siamo salvati ed è ancora per grazia che le nostre opere possono portare frutto per la vita eterna;

– una catechesi delle beatitudini; infatti la via di Cristo è riassunta nelle beatitudini, il solo cammino verso la felicità eterna, cui aspira il cuore dell’uomo;

– una catechesi del peccato e del perdono, poiché, se se non si riconosce peccatore, l’uomo non può conoscere la verità su se stesso, condizione del retto agire, e senza l’offerta del perdono non potrebbe sopportare tale verità;

– una catechesi delle virtù umane, che conduce a cogliere la bellezza e l’attrattiva delle rette disposizioni per il bene;

– una catechesi delle virtù cristiane della fede, della speranza e della carit, che si ispira al sublime esempio dei santi;

– una catechesi del duplice comandamento della carità sviluppato nel Decalogo;

– una catechesi ecclesiale, perché è nei molteplici scambi dei “beni spirituali” nella “comunione dei dei santi” che la vita cristiana può crescere, svilupparsi e comunicarsi.

1698 Il riferimento primo e ultimo di tale catechesi sarà sempre Gesù Cristo stesso, che è “la via, la verità e la vita” ( ⇒ Gv 14,6 ). Guardando a lui nella fede, i cristiani possono sperare che egli stesso realizzi in loro le sue promesse, e che, amandolo con l’amore con cui egli li ha amati, compiano le opere che si addicono alla loro dignità:

Vi prego di considerare che Gesù Cristo nostro Signore è il vostro vero Capo e che voi siete una delle sue membra. Egli sta a voi come il capo alle membra; tutto ciò che è suo è vostro, il suo Spirito, il suo Cuore, il suo Corpo, la sua anima e tutte le sue facoltà, e voi dovete usarne come se fossero cose vostre, per servire, lodare, amare e glorificare Dio. Voi appartenete a lui, come le membra al loro capo. Allo stesso modo egli desidera ardentemente usare tutto ciò che è in voi, al servizio e per la gloria del Padre, come se fossero cose che gli appartengono [San Giovanni Eudes, Tractatus de admirabili corde Iesu; cf Liturgia delle Ore, IV, Ufficio delle letture del 19 agosto].

Per me il vivere è Cristo ( ⇒ Fil 1,21 ).

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Medjugorje, il messaggio mariano che insegna a vivere la Consacrazione.Parte Prima : Medjugorje un messaggio d’ Amore per il nostro Tempo ( Paragafo,8I messaggi inseriti nella Parrocchia)

27 marzo 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

Una delle tante novità delle apparizioni della Madonna a Medjugorje è la chiamata di tutta una parrocchia a collaborare con lei nella realizzazione dei piani di Dio. Il suo piano pastorale ha dato ottimi risultati. Il vescovo Franic ha detto: “Vorrei che tutte le parrocchie della mia diocesi fossero come Medjugorje”. Chiunque vuole impegnarsi seriamente nel condurre alla vita cristiana comunità e singole persone non potrà non tenere in considerazione il metodo della Madonna. La parrocchia è di-ventata segno nella Chiesa, anche se tanti ancora si ostinano ad ignorare questo segno. Ma questo segno è anche un merito e perciò siamo tutti chiamati a guardare e a benedire per tanti frutti di grazia che vi si manifestano. I primi due anni delle apparizioni servirono alla Madonna a proclamare i grandi messaggi, a risvegliare molti dal torpore, ad aprire gli occhi di tanti. Fatto questo, ha raccolto nel suo cuore i generosi che volevano corrispondere più degli altri, per diventare esempio agli altri e per meritare grazie per la comunità e per la Chiesa. La Madonna disse: “La vostra esperienza servirà anche agli altri”. Il primo gruppo si è costituito dopo il secondo anniversario, sotto la guida di padre Tomislav. Più tardi è sorto anche un altro gruppo per i più giovani. All’inizio del 1985 un parroco italiano, tramite Jelena, ha chiesto se fosse opportuno un Gruppo di preghiera per la parrocchia. La Madonna rispose: “Si, è molto opportuno e non solo in quella parrocchia”. Da allora sono cominciati i gruppi di preghiera che si rifanno alla spiritualità delle apparizioni della Madonna. L’esperienza dice che i gruppi di preghiera sono davvero provvidenziali! Uno dei segni della loro utilità è il cumolo di difficoltà che ogni gruppo incontra per sorgere e per continuare la sua azione secondo i desideri di Maria. La Madonna a Medjugorje ha voluto il gruppo perché fosse lievito della comunità parrocchiale. E di fatto il gruppo ha preceduto di un anno il cammino di fede che ora fa tutta la parrocchia. 1 gruppi nascono con l’aiuto o almeno col consenso del parroco a meno che si tratti di gruppi limitati a una sola famiglia o una stretta cerchia di amici, ma, anche in questo caso, è bene che il parroco ne sia informato perché il gruppo è sempre per la parrocchia. Esso si santifica per la comunità parrocchiale, si fa carico della realtà della parrocchia, pregando e facendo penitenze per questo scopo, prepara e stimola i propri membri a diventare operai nella vigna della comunità. Bisogna tenere presente che il demonio tenta di creare divisioni all’interno e attorno ai gruppi, perché la divisione rende sterili anche le preghiere più belle, le penitenze più austere e le attività più zelanti. Perciò il gruppo non deve mai accettare divisioni: i tentativi degli altri non dividono se non vengono accolti. Il gruppo deve aiutare i suoi membri ad estendere l’orizzonte della carità alla Chiesa universale e all’intera umanità: la carità non deve avere limiti!

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Papa Francesco, Udienza Generale in Piazza San Pietro, mercoledi 20 Marzo 2019

27 marzo 2019

Catechesi sul “Padre nostro”: 10. Sia fatta la tua volontà
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Proseguendo le nostre catechesi sul “Padre nostro”, oggi ci soffermiamo sulla terza invocazione: «Sia fatta la tua volontà». Essa va letta in unità con le prime due – «sia santificato il tuo nome» e «venga il tuo Regno» – così che l’insieme formi un trittico: «sia santificato il tuo nome», «venga il tuo Regno», «sia fatta la tua volontà». Oggi parleremo della terza.
Prima della cura del mondo da parte dell’uomo, vi è la cura instancabile che Dio usa nei confronti dell’uomo e del mondo. Tutto il Vangelo riflette questa inversione di prospettiva. Il peccatore Zaccheo sale su un albero perché vuole vedere Gesù, ma non sa che, molto prima, Dio si era messo in cerca di lui. Gesù, quando arriva, gli dice: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». E alla fine dichiara: «Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19,5.10). Ecco la volontà di Dio, quella che noi preghiamo che sia fatta. Qual’è la volontà di Dio incarnata in Gesù? Cercare e salvare quello che è perduto. E noi, nella preghiera, chiediamo che la ricerca di Dio vada a buon fine, che il suo disegno universale di salvezza si compia, primo, in ognuno di noi e poi in tutto il mondo. Avete pensato che cosa significa che Dio sia alla ricerca di me? Ognuno di noi può dire: “Ma, Dio mi cerca?” – “Sì! Cerca te! Cerca me”: cerca ognuno, personalmente. Ma è grande Dio! Quanto amore c’è dietro tutto questo.
Dio non è ambiguo, non si nasconde dietro ad enigmi, non ha pianificato l’avvenire del mondo in maniera indecifrabile. No, Lui è chiaro. Se non comprendiamo questo, rischiamo di non capire il senso della terza espressione del “Padre nostro”. Infatti, la Bibbia è piena di espressioni che ci raccontano la volontà positiva di Dio nei confronti del mondo. E nel Catechismo della Chiesa Cattolica troviamo una raccolta di citazioni che testimoniano questa fedele e paziente volontà divina (cfr nn. 2821-2827). E San Paolo, nella Prima Lettera a Timoteo, scrive: «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (2,4). Questa, senza ombra di dubbio, è la volontà di Dio: la salvezza dell’uomo, degli uomini, di ognuno di noi. Dio con il suo amore bussa alla porta del nostro cuore. Perché? Per attirarci; per attirarci a Lui e portarci avanti nel cammino della salvezza. Dio è vicino ad ognuno di noi con il suo amore, per portarci per mano alla salvezza. Quanto amore c’è dietro di questo!
Quindi, pregando “sia fatta la tua volontà”, non siamo invitati a piegare servilmente la testa, come se fossimo schiavi. No! Dio ci vuole liberi; è l’amore di Lui che ci libera. Il “Padre nostro”, infatti, è la preghiera dei figli, non degli schiavi; ma dei figli che conoscono il cuore del loro padre e sono certi del suo disegno di amore. Guai a noi se, pronunciando queste parole, alzassimo le spalle in segno di resa davanti a un destino che ci ripugna e che non riusciamo a cambiare. Al contrario, è una preghiera piena di ardente fiducia in Dio che vuole per noi il bene, la vita, la salvezza. Una preghiera coraggiosa, anche combattiva, perché nel mondo ci sono tante, troppe realtà che non sono secondo il piano di Dio. Tutti le conosciamo. Parafrasando il profeta Isaia, potremmo dire: “Qui, Padre, c’è la guerra, la prevaricazione, lo sfruttamento; ma sappiamo che Tu vuoi il nostro bene, perciò ti supplichiamo: sia fatta la tua volontà! Signore, sovverti i piani del mondo, trasforma le spade in aratri e le lance in falci; che nessuno si eserciti più nell’arte della guerra!” (cfr 2,4). Dio vuole la pace.
Il “Padre nostro” è una preghiera che accende in noi lo stesso amore di Gesù per la volontà del Padre, una fiamma che spinge a trasformare il mondo con l’amore. Il cristiano non crede in un “fato” ineluttabile. Non c’è nulla di aleatorio nella fede dei cristiani: c’è invece una salvezza che attende di manifestarsi nella vita di ogni uomo e donna e di compiersi nell’eternità. Se preghiamo è perché crediamo che Dio può e vuole trasformare la realtà vincendo il male con il bene. A questo Dio ha senso obbedire e abbandonarsi anche nell’ora della prova più dura.
Così è stato per Gesù nel giardino del Getsemani, quando ha sperimentato l’angoscia e ha pregato: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22,42). Gesù è schiacciato dal male del mondo, ma si abbandona fiducioso all’oceano dell’amore della volontà del Padre. Anche i martiri, nella loro prova, non ricercavano la morte, ricercavano il dopo morte, la risurrezione. Dio, per amore, può portarci a camminare su sentieri difficili, a sperimentare ferite e spine dolorose, ma non ci abbandonerà mai. Sempre sarà con noi, accanto a noi, dentro di noi. Per un credente questa, più che una speranza, è una certezza. Dio è con me. La stessa che ritroviamo in quella parabola del Vangelo di Luca dedicata alla necessità di pregare sempre. Dice Gesù: «Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente» (18,7-8). Così è il Signore, così ci ama, così ci vuole bene. Ma, io ho voglia di invitarvi, adesso, tutti insieme a pregare il Padre Nostro. E coloro di voi che non sanno l’italiano, lo preghino nella lingua propria. Preghiamo insieme.
Recita del Padre Nostro

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Maria a Medjugorje, messaggio della Regina della Pace del 25 Marzo 2019

27 marzo 2019

“Cari figli! Questo è tempo di grazia. Come la natura si rinnova a vita nuova anche voi siete invitati alla conversione. Decidetevi per Dio. Figlioli, voi siete vuoti e non avete gioia perché non avete Dio. Perciò pregate affinché la preghiera sia per voi vita. Nella natura cercate Dio che vi ha creati perché la natura parla e lotta per la vita e non per la morte. Le guerre regnano nei cuori e nei popoli perché non avete pace e non vedete, figlioli, nel vostro prossimo il fratello. Perciò ritornate a Dio ed alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. ”

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

MESSAGGI A CONFRONTO

25 marzo 2018

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Medjugorje,il messaggio mariano che insegna a vivere la Consacrazione.Parte Prima:Medjugorje, un messaggio d’amore per il nostro tempo(Paragrafo 7.La presenza di Maria)

23 marzo 2019

Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

Il messaggio più profondo della Madonna a Medjugorje non sono solo le sue parole, ma la sua continua presenza. Essa imita la presenza viva e operante di Dio in mezzo al suo popolo e la presenza incarnata del Verbo. Maria si fa straordinariamente presente nella nostra vita e la sua prolungata presenza indica l’importanza della sua pedagogia, tutta tesa nell’insegnamento a fare la volontà di Dio amandolo e mettendolo al primo posto nella nostra vita. È così, stando a lungo fra noi, che lei ci introduce nel terzo millennio, nell’era che la vedrà protagonista della storia umana, in unione con lo Spirito Santo, vivificatore e perfezionatore dei cuori. Ma questa continua e materna presenza dà molto fastidio a Satana, il nemico personale di Maria e dei suoi figli. L’Apocalisse ci dice che Satana vomita un fiume di acqua dietro alla Donna per poterla travolgere. Questo fiume è simbolo di tutte le opposizioni a lei, alla sua presenza e al suo ruolo nella Chiesa e nella vita dei cristiani; è il simbolo delle opposizioni alla devozione mariana del popolo cristiano, dell’opposizione, specialmente, al Rosario. Ma la Madonna è Madre e la Madre si trova sempre dove i figli sono in pericolo! Consacrarsi alla Madonna allora significa accogliere con gioia e con riconoscenza questa presenza e dirle: “lo ti prendo come mia madre e ti affido la mia vita”. E, lasciare a Maria la propria vita, vuol dire lasciarsi condurre da lei a Gesù. È questo che vuole la Madonna! Si comporta come a Cana di Galilea quando la sua premurosa e attenta presenza ha cambiato le cose e ha riportato la gioia. Oggi come allora ella ci ripete: “Fate tutto quello che Egli vi dirà”. È allora molto importante fare quello che anche Maria ci dice che è l’eco della voce di Gesù! Se la ascoltiamo non rendiamo vana la sua presenza tra noi. La Madonna sta davanti a ciascuno di noi, sta davanti ad ogni famiglia, davanti alla Chiesa, davanti al mondo e vuole condurci a Gesù. Ma non costringe nessuno, ci invita soltanto. A tutti la continua presenza di Maria dice: “Pregate perché il mondo accetti il mio amore”: questo è molto importante, perché accettare la Madonna come Madre significa anche consacrarsi a lei. Consacrarsi vuol dire questo: accettare Maria come madre, accettarla nella famiglia, accettarla in tutte le situazioni della vita e far passare tutto attraverso il suo Cuore. Ogni sua parola, e tutta la sua presenza, ha un solo scopo: Ella vuole educarci tutti. Non sappiamo quando finiranno le apparizioni, ma la scuola dell’amore non finisce mai. Le apparizioni private sono sempre date alla Chiesa, durante la storia, quando gli uomini dimenticano qualcosa. Le apparizioni vengono e ci ricordano ciò che è necessario per vivere di Dio e con Dio. Ecco perché la presenza di Maria è un dolce e forte continuo richiamo. A tornare a lei e attraverso di lei al Signore, perché la nostra vita abbia un senso e la meta divenga più vicina.

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto.Capitolo Ventiquattresimo : Le genuflessioni a Dio gradite( FeriaIV della Settimana Santa)

19 marzo 2019

 

Il mercoledì della Settimana santa, mentre durante la S. Messa s’intonava: In nomine Domini etc., Geltrude, con tutto l’affetto del cuore, piegò le ginocchia in onore di quel sacratissimo Nome, per supplire alla negligenza ch’ella aveva avuto riguardo al servizio di Dio. Comprese che quell’omaggio riusciva graditissimo al Signore e piegò il ginocchio una seconda volta alla parola Celestíum, per riparare le negligenze con le quali i Santi che regnano in cielo, celebrarono quaggiù le divine lodi. Tosto i Santi si levarono con grande riconoscenza, lodando il Signore per la grazia accordata a Geltrude e supplicandolo a favore della Santa. In seguito alla parola terrestrium, piegò le ginocchia per supplire alla imperfezione dell’intera Chiesa nelle divine lodi; il Figlio di Dio, per ricompensarla, le accordò il frutto delle preghiere che Gli offre la Chiesa. Alle parole et infernorum Geltrude piegò di nuovo le ginocchia per supplire a tutte le mancanze delle anime che si trovavano in quel momento sepolte per sempre nell’inferno. Allora Gesù si alzò e ponendosi davanti al Padre, Gli disse: « Quest’offerta mi appartiene personalmente, o Padre, perchè Tu hai affidato a me il giudizio, e io ho condannato queste anime ai tormenti eterni, per giusta sentenza della mia equa verità. Sono perciò assai onorato dall’espiazione che quest’anima mi ha or ora offerto; mente umana non può capire la ricompensa dovuta a questo atto; io lo custodisco per poter accordarla a quest’anima quando sarà in grado di poterla ricevere, nella beatitudine eterna ».
Durante la lettura della Passione, quando si giunse a quelle parole: « Pater, ignosce illis – Padre perdona loro », Geltrude chiese al Signore, dall’intimo del cuore, per quell’amore che l’aveva spinta a pregare per i suoi crocifissori, di perdonare a tutti coloro che l’avevano offeso. I Santi si alzarono con grande ammirazione e pregarono il Signore di rimetterle tutte le negligenze che aveva potuto commettere, celebrando le loro feste e trascurando di rendere loro onore.

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Medjugorje, il messaggio mariano che insegna a vivere la Consacrazione.Parte Prima: Medjugorje . Un messaggio d’Amore per il nostro tempo ( paragrafo 6. I mezzi per vivere la Pace)

19 marzo 2019

Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

La Madonna ripetutamente ha detto che la pace è frutto della nostra conversione. Finché persisteremo nella negazione di Dio e in un modo di vivere contrario alla sua legge, non potremo avere la pace. La Madonna dice: “Convertitevi. Dite a tutti i miei figli, a tutte le mie figlie, dite a tutto il mondo e al più presto che io desidero la conversione. L’unica parola che vi dico è Convertitevi!”. Questo messaggio, tanto ripetuto, è per tutti, ma specialmente per coloro che pensano di essere già convertiti per il fatto che compiono qualche pratica religiosa. È sulla strada della conversione chi tenta ogni giorno di regolare la sua vita sul Vangelo.In questo cammino di conversione e importante dare il giusto valore al Sacramento della Confessione. Fin dall’inizio delle apparizioni la Madonna ha consigliato di introdurre nella parrocchia la consuetudine della confessione mensile. La parrocchia ha recepito l’indicazione: ogni mese si celebra la giornata della riconciliazione, preceduta da giornate di preparazione: qui si insiste molto sulla preparazione alla confessione. Perché tante confessioni non ci convertono? Perché le nostre confessioni non sono sufficientemente preparate. Purtroppo tanti cristiani vanno alla confessione soltanto per elencare i propri peccati e i propri problemi. In che cosa consiste allora la preparazione? Consiste nella riflessione sulla Parola di Dio, nella preghiera fatta col cuore, nel chiedere la forza della volontà per decidere di farla finita col peccato. Consiste nel preparare il proprio intimo ad accogliere l’assoluzione per essere totalmente liberi dal peccato. Cosa disse Gesù alla Maddalena? Le sono stati rimessi i suoi molti peccati perché ha molto amato. La preparazione è la nostra decisione a convertirci. Altri mezzi per vivere la pace sono la preghiera, il digiuno, la Messa, il Rosario, la Consacrazione. Di ognuno parleremo ancora in seguito. I mezzi che la Madonna propone sono i mezzi tradizionali della vita cristiana. La novità sta nel viverli uniti a lei, uniti al suo amore, col suo cuore, consacrandoci a lei che conosce la strada per farci arrivare alla meta della pace e dell’intima unione con Dio.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Quarto le altre celebrazioni liturgiche/Articolo 1.I sacramentali e Sintesi, Articolo 2. le esequie Cristiane

19 marzo 2019

Articolo 1
I SACRAMENTALI
1667 “La santa Madre Chiesa ha istituito i sacramentali. Questi sono segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 60; cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1166; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 867].

I tratti caratteristici dei sacramentali

1668 Essi sono istituiti dalla Chiesa per la santificazione di alcuni ministeri ecclesiastici, di alcuni stati di vita, di circostanze molto varie della vita cristiana, così come dell’uso di cose utili all’uomo. Secondo le decisioni pastorali dei vescovi, possono anche rispondere ai bisogni, alla cultura e alla storia propri del popolo cristiano di una regione o di un’epoca. Comportano sempre una preghiera, spesso accompagnata da un determinato segno, come l’imposizione della mano, il segno della croce, l’aspersione con l’acqua benedetta (che richiama il Battesimo).

1669 Essi derivano dal sacerdozio battesimale: ogni battezzato è chiamato ad essere una “benedizione” [Cf ⇒ Gen 12,2 ] e a benedire [Cf ⇒ Lc 6,28; ⇒ Rm 12,14; 1669 ⇒ 1Pt 3,9 ]. Per questo anche i laici possono presiedere alcune benedizioni; [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 79; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1168] più una benedizione riguarda la vita ecclesiale e sacramentale, più la sua presidenza è riservata al ministero ordinato [Vescovi, sacerdoti o diaconi; cf Rituale Romano, Benedizionale, 16, 18].

1670 I sacramentali non conferiscono la grazia dello Spirito Santo alla maniera dei sacramenti; però mediante la preghiera della Chiesa preparano a ricevere la grazia e dispongono a cooperare con essa. “Ai fedeli ben disposti è dato di santificare quasi tutti gli avvenimenti della vita per mezzo della grazia divina che fluisce dal Mistero pasquale della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo, Mistero dal quale derivano la loro efficacia tutti i sacramenti e i sacramentali; e così ogni uso onesto delle cose materiali può essere indirizzato alla santificazione dell’uomo e alla lode di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 61].

Le varie forme di sacramentali

1671 Fra i sacramentali ci sono innanzi tutto le benedizioni (di persone, della mensa, di oggetti, di luoghi). Ogni benedizione è lode di Dio e preghiera per ottenere i suoi doni. In Cristo, i cristiani sono benedetti da Dio Padre “con ogni benedizione spirituale” ( ⇒ Ef 1,3 ). Per questo la Chiesa impartisce la benedizione invocando il nome di Gesù, e facendo normalmente il santo segno della croce di Cristo.

1672 Alcune benedizioni hanno una portata duratura: hanno per effetto di consacrare delle persone a Dio e di riservare oggetti e luoghi all’uso liturgico. Fra quelle che sono destinate a persone – da non confondere con l’ordinazione sacramentale – figurano la benedizione dell’abate o dell’abbadessa di un monastero, la consacrazione delle vergini e delle vedove, il rito della professione religiosa e le benedizioni per alcuni ministeri ecclesiastici (lettori, accoliti, catechisti, ecc). Come esempio delle benedizioni che riguardano oggetti, si può segnalare la dedicazione o la benedizione di una chiesa o di un altare, la benedizione degli olii santi, dei vasi e delle vesti sacre, delle campane, ecc.

1673 Quando la Chiesa domanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l’influenza del Maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo. Gesù l’ha praticato; è da lui che la Chiesa deriva il potere e il compito di esorcizzare [Cf ⇒ Mc 1,25 ss; ⇒ Mc 3,15; ⇒ Mc 6,7; ⇒ Mc 6,13; 1673 ⇒ Mc 16,17 ]. In una forma semplice, l’esorcismo è praticato durante la celebrazione del Battesimo. L’esorcismo solenne, chiamato “grande esorcismo”, può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del vescovo. In ciò bisogna procedere con prudenza, osservando rigorosamente le norme stabilite dalla Chiesa. L’esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall’influenza demoniaca, e ciò mediante l’autorità spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa. Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nel campo della scienza medica. E’ importante, quindi, accertarsi, prima di celebrare l’esorcismo, che si tratti di una presenza del Maligno e non di una malattia [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1172].

La religiosità popolare

1674 Oltre che della Liturgia dei sacramenti e dei sacramentali, la catechesi deve tener conto delle forme della pietà dei fedeli e della religiosità popolare. Il senso religioso del popolo cristiano, in ogni tempo, ha trovato la sua espressione nelle varie forme di pietà che circondano la vita sacramentale della Chiesa, quali la venerazione delle reliquie, le visite ai santuari, i pellegrinaggi, le processioni, la “via crucis”, le danze religiose, il rosario, le medaglie, ecc [Cf Concilio di Nicea II: Denz. -Schönm., 601; 603; Concilio di Trento: ibid., 1822].

1675 Queste espressioni sono un prolungamento della vita liturgica della Chiesa, ma non la sostituiscono: “Bisogna che tali esercizi, tenuto conto dei tempi liturgici, siano ordinati in modo da essere in armonia con la sacra liturgia, derivino in qualche modo da essa, e ad essa, data la sua natura di gran lunga superiore, conducano il popolo cristiano” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 13].

1676 E’ necessario un discernimento pastorale per sostenere e favorire la religiosità popolare e, all’occorrenza, per purificare e rettificare il senso religioso che sta alla base di tali devozioni e per far progredire nella conoscenza del Mistero di Cristo [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 54]. Il loro esercizio è sottomesso alla cura e al giudizio dei vescovi e alle norme generali della Chiesa.

La religiosità popolare, nell’essenziale, è un insieme di valori che, con saggezza cristiana, risponde ai grandi interrogativi dell’esistenza. Il buon senso popolare cattolico è fatto di capacità di sintesi per l’esistenza. E’ così che esso unisce, in modo creativo, il divino e l’umano, Cristo e Maria, lo spirito e il corpo, la comunione e l’istituzione, la persona e la comunità, la fede e la patria, l’intelligenza e il sentimento. Questa saggezza è un umanesimo cristiano che afferma radicalmente la dignità di ogni essere in quanto figlio di Dio, instaura una fraternità fondamentale, insegna a porsi in armonia con la natura e anche a comprendere il lavoro, e offre delle motivazioni per vivere nella gioia e nella serenità, pur in mezzo alle traversie dell’esistenza. Questa saggezza è anche, per il popolo, un principio di discernimento, un istinto evangelico che gli fa spontaneamente percepire quando il Vangelo è al primo posto nella Chiesa, o quando esso è svuotato del suo contenuto e soffocato da altri interessi [Documento di Puebla [1979] 448; cf Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 48].

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Maria a Medjugorje , messaggio straordinario del 18 Marzo 2019 a Mirjana

18 marzo 2019

Cari figli, come madre, come Regina della Pace, vi invito ad accogliere mio Figlio affinché Lui possa donarvi la pace dell’anima, affinché Lui possa donarvi ciò che è giusto, ciò che è il vostro bene. Figli miei, mio Figlio vi conosce, Lui ha vissuto la vita come uomo ma allo stesso momento come Dio. Una vita miracolosa: corpo umano, spirito divino. Perciò, figli miei, mentre mio Figlio vi guarda con i suoi occhi divini, penetra nel vostro cuore. I suoi occhi miti e pieni di calore, nel vostro cuore cercano se stesso. Può trovare Lui se stesso in voi, figli miei? AccoglieteLo e allora i momenti del dolore e della sofferenza diventeranno i momenti della beatitudine. AccettateLo e troverete la pace nell’anima e la diffonderete a tutti intorno a voi. Questa è la cosa più importante adesso, la cosa più bisognosa. AscoltateLo. Ascoltatemi, figli miei. Pregate per i pastori, per coloro le quali mani mio Figlio ha benedetto. Vi ringrazio.

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Genesi, Capitolo 26

18 marzo 2019

[1] Venne una carestia nel paese oltre la prima che era avvenuta ai tempi di Abramo, e Isacco andò a Gerar presso Abimèlech, re dei Filistei.

[2] Gli apparve il Signore e gli disse: “Non scendere in Egitto, abita nel paese che io ti indicherò.

[3] Rimani in questo paese e io sarò con te e ti benedirò, perché a te e alla tua discendenza io concederò tutti questi territori, e manterrò il giuramento che ho fatto ad Abramo tuo padre.

[4] Renderò la tua discendenza numerosa come le stelle del cielo e concederò alla tua discendenza tutti questi territori: tutte le nazioni della terra saranno benedette per la tua discendenza;

[5] per il fatto che Abramo ha obbedito alla mia voce e ha osservato ciò che io gli avevo prescritto: i miei comandamenti, le mie istituzioni e le mie leggi”.

[6] Così Isacco dimorò in Gerar.

[7] Gli uomini del luogo lo interrogarono intorno alla moglie ed egli disse: “È mia sorella”; infatti aveva timore di dire: “È mia moglie”, pensando che gli uomini del luogo lo uccidessero per causa di Rebecca, che era di bell’aspetto.

[8] Era là da molto tempo, quando Abimèlech, re dei Filistei, si affacciò alla finestra e vide Isacco scherzare con la propria moglie Rebecca.

[9] Abimèlech chiamò Isacco e disse: “Sicuramente essa è tua moglie. E perché tu hai detto: È mia sorella?”. Gli rispose Isacco: “Perché mi son detto: io non muoia per causa di lei!”.

[10] Riprese Abimèlech: “Che ci hai fatto? Poco ci mancava che qualcuno del popolo si unisse a tua moglie e tu attirassi su di noi una colpa”.

[11] Abimèlech diede quest’ordine a tutto il popolo: “Chi tocca questo uomo o la sua moglie sarà messo a morte!”.

[12] Poi Isacco fece una semina in quel paese e raccolse quell’anno il centuplo. Il Signore infatti lo aveva benedetto.

[13] E l’uomo divenne ricco e crebbe tanto in ricchezze fino a divenire ricchissimo:

[14] possedeva greggi di piccolo e di grosso bestiame e numerosi schiavi e i Filistei cominciarono ad invidiarlo.

[15] Tutti i pozzi che avevano scavati i servi di suo padre ai tempi del padre Abramo, i Filistei li avevano turati riempiendoli di terra.

[16] Abimèlech disse ad Isacco: “Vàttene via da noi, perché tu sei molto più potente di noi”.

[17] Isacco andò via di là, si accampò sul torrente di Gerar e vi si stabilì.

[18] Isacco tornò a scavare i pozzi d’acqua, che avevano scavati i servi di suo padre, Abramo, e che i Filistei avevano turati dopo la morte di Abramo, e li chiamò come li aveva chiamati suo padre.

[19] I servi di Isacco scavarono poi nella valle e vi trovarono un pozzo di acqua viva.

[20] Ma i pastori di Gerar litigarono con i pastori di Isacco, dicendo: “L’acqua è nostra!”.
Allora egli chiamò Esech il pozzo, perché quelli avevano litigato con lui.

[21] Scavarono un altro pozzo, ma quelli litigarono anche per questo ed egli lo chiamò Sitna.

[22] Allora si mosse di là e scavò un altro pozzo, per il quale non litigarono; allora egli lo chiamò Recobòt e disse: “Ora il Signore ci ha dato spazio libero perché noi prosperiamo nel paese”.

[23] Di là andò a Bersabea.

[24] E in quella notte gli apparve il Signore e disse:
“Io sono il Dio di Abramo, tuo padre;
non temere perché io sono con te.
Ti benedirò
e moltiplicherò la tua discendenza
per amore di Abramo, mio servo”.

[25] Allora egli costruì in quel luogo un altare e invocò il nome del Signore; lì piantò la tenda. E i servi di Isacco scavarono un pozzo.

[26] Intanto Abimèlech da Gerar era andato da lui, insieme con Acuzzat, suo amico, e Picol, capo del suo esercito.

[27] Isacco disse loro: “Perché siete venuti da me, mentre voi mi odiate e mi avete scacciato da voi?”.

[28] Gli risposero: “Abbiamo visto che il Signore è con te e abbiamo detto: vi sia un giuramento tra di noi, tra noi e te, e concludiamo un’alleanza con te:

[29] tu non ci farai alcun male, come noi non ti abbiamo toccato e non ti abbiamo fatto se non il bene e ti abbiamo lasciato andare in pace. Tu sei ora un uomo benedetto dal Signore”.

[30] Allora imbandì loro un convito e mangiarono e bevvero.

[31] Alzatisi di buon mattino, si prestarono giuramento l’un l’altro, poi Isacco li congedò e partirono da lui in pace.
[32] Proprio in quel giorno arrivarono i servi di Isacco e lo informarono a proposito del pozzo che avevano scavato e gli dissero: “Abbiamo trovato l’acqua”.

[33] Allora egli lo chiamò Sibea: per questo la città si chiama Bersabea fino ad oggi.

[34] Quando Esaù ebbe quarant’anni, prese in moglie Giudit, figlia di Beeri l’Hittita, e Basemat, figlia di Elon l’Hittita.

[35] Esse furono causa d’intima amarezza per Isacco e per Rebecca.

Spiegazione

Versi 1-5

Isacco fu educato affidandosi alla fede nella Divina concessione della terra di Canaan che Dio avrebbe fatto a lui e ai suoi eredi. Anche quando ci fu carestia in quella terra, Isacco non si allontanò dal patto. Il valore reale delle promesse di Dio non può mai essere ridotto in un credente da nessuna croce che possa accadergli. Se Dio decide di stare con noi e noi ci lasciamo trovare dove Egli vuole, soltanto la nostra incredulità e la mancanza di fede possono evitare il nostro conforto. L’ubbidienza di Abraamo al comando divino fu la prova di quella fede, con la quale, sebbene peccatore, egli fu prima giustificato davanti a Dio per l’effetto di quell’amore con il quale opera la vera fede. Dio dichiara che approvò questa ubbidienza, specialmente quella di Isacco.

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto. Capitolo Ventritreesimo:Come si prepara l’ arrivo del Signore e Come gli si dà ospitalità in noi ( Domenica delle Palme)

18 marzo 2019

La domenica delle Palme, mentre Geltrude era immersa nella dolcezza dei divino godimento, disse al Signore: « Insegnami, mio Diletto, come potrei glorificarti, venendoti incontro nelle vie di Gerusalemme, oggi in cui Tu vieni per soffrire la Passione a mia eterna salvezza». Gesù le rispose: «Dammi una cavalcatura, una folla che venga gioiosamente davanti a me, una folla che mi segua cantando le mie lodi, una folla che m’accompagni e mi serva. La contrizione del tuo cuore sarà la mia cavalcatura, se tu confesserai che hai sovente trascurato di seguire la mia voce, e che proprio come un animale non hai saputo capire tutto quello che io ho fatto per la tua salvezza. Tale negligenza ha turbato la mia calma e serenità: mentre non avrei dovuto gustare in te che gioie spirituali, mi vedo costretto, per giustizia, a purificartí con pene corporali ed interne; in tal modo soffro, per così dire, in te, perchè l’amore della divina bontà mi obbliga a compatire i tuoi dolori. Quando mi avrai fornito tale cavalcatura, potrò comodamente riposarmi.
« Mi darai poi una folla gioconda che mi preceda quando mi riceverai con l’amore di tutte le creature, in unione alla tenerezza che provai, andando a Gerusalemme, per la salute di tutti; supplirai in tal modo, alle lodi, ai ringraziamenti, all’amore, agli omaggi che il mondo ha omesso di tributarmi per questo grande beneficio.
« Dammi anche una folla che mi segua cantando le mie lodi; per fare ciò devi confessare che non ti sei sforzata di seguire gli esempi della mia santissima vita. Offrimi una volontà così generosa che, se tu potessi impegnare tutti gli uomini a imitare nel modo più perfetto la mia vita e le mie sofferenze, tu c’impiegheresti volontieri, per la mia gloria, tutte le forze. Domanda nello stesso tempo, la grazia che ti sia data, per quanto è possibile ad umana creatura, d’imitare con zelo ardente, specialmente la vera mia umiltà, pazienza e carità, virtù che ho praticato al sommo durante la Passione.

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Medjugorje:Il messaggio mariano che insegna a vivere la Consacrazione/Parte Prima, Medjugorje un messaggio d’Amore per il nostro tempo ( Paragafo 5. Io sono la Regina della Pace)

18 marzo 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

Con questo nome la Madonna si è presentata ai veggenti e questo è in verità il tema di tutta la sua azione riguardante le apparizioni e i messaggi a Medjugorje. Comunque si dispongano e si enumerino gli elementi dei messaggi, la pace ha il posto centrale fra di loro. La pace è il messaggio più importante della Signora perché la fede, che la Madonna molto sottolinea, in fondo è soltanto la radice su cui matura la pace. La conversione, la preghiera, il digiuno sono in rapporto con la fede e questa genera la salvezza che si risolve nella pace, culmine di tutte le promesse messianiche e di ogni azione di Cristo. Una veggente così racconta. “Abbiamo chiesto alla Signora come si chiamava. Tutti noi sappiamo che è la Madonna, ma ha il suo nome e aveva promesso di dircelo. Ma prima che lei ce lo dicesse, noi glielo abbiamo chiesto. Allora lei ha risposto: “Io sono la Regina della pace”. Esattamente queste parole. E il 6 agosto 1981 sul cielo di Medjugorje stava scritto a chiare lettere MIR che significa Pace. Chiunque a quell’ora si trovava all’aperto e guardava in alto, ha visto la parola. Tutti hanno confermato di aver visto la stessa cosa. La Vergine si è fatta vedere con una grande Croce scura in mano mentre diceva: “Pace, Pace, Pace e solo Pace! “. Poi ha ripetuto per ben due volte: “La Pace deve regnare tra Dio e l’uomo e tra gli uomini”. A noi interessa molto la pace in senso politico, che le armi tacciano. Anche alla Madonna sta a cuore questa pace, ma essa dice che questa pace può essere ottenuta solo con un’altra pace, quella che si trova nel cuore dell’uomo. Il mondo deve camminare sulla via della conversione per raggiungere la pace. La Madonna dice: “Io sono venuta a dire al mondo che Dio esiste e che in Dio c’è la vita. Quelli che troveranno Dio, troveranno la pace e la vita: perciò chiedo la conversione “. La pace del cuore, dello spirito, della coscienza. La pace con Dio, col prossimo, con le cose e le situazioni della vita. Tutti i messaggi ci indicano la via che dobbiamo percorrere per ottenere la grazia della pace. La pace di Dio esclude non soltanto la guerra, ma anche l’ingiustizia, la paura, l’angoscia, la miseria, la malattia e la stessa morte. È esperienza della storia e testimonianza di Dio che solo può darcela. Dio stesso è pace e in Gesù è diventato la nostra pace. Per questo la pace è opera di Dio e dono di Dio al mondo attraverso la mediazione materna di Maria.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Terzo i Sacramenti del Servizio della Comunione.Articolo 7 il Sacramento del Martrimonio( paragafo 3, 4, 5, 6, Sintesi)

15 marzo 2019

III. Il consenso matrimoniale

1625 I protagonisti dell’alleanza matrimoniale sono un uomo e una donna battezzati, liberi di contrarre il matrimonio e che esprimono liberamente il loro consenso. “Essere libero” vuol dire:
– non subire costrizioni;
– non avere impedimenti in base ad una legge naturale o ecclesiastica.

1626 La Chiesa considera lo scambio del consenso tra gli sposi come l’elemento indispensabile “che costituisce il matrimonio” [⇒ Codice di Diritto Canonico, 1057, 1]. Se il consenso manca, non c’è matrimonio.

1627 Il consenso consiste in un “atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono”: [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48; cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1057, 2] “Io prendo te come mia sposa” – “Io prendo te come mio sposo” [Rituale romano, Il sacramento del matrimonio, 45]. Questo consenso che lega gli sposi tra loro, trova il suo compimento nel fatto che i due diventano “una carne sola” [Cf ⇒ Gen 2,24; ⇒ Mc 10,8; ⇒ Ef 5,31 ].

1628 Il consenso deve essere un atto della volontà di ciascuno dei contraenti, libero da violenza o da grave costrizione esterna [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1103]. Nessuna potestà umana può sostituirsi a questo consenso [Cf ⇒ ibid., 1057, 1]. Se tale libertà manca, il matrimonio è invalido.

1629 Per questo motivo (o per altre cause che rendono nullo e non avvenuto il matrimonio): [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1095-1107] la Chiesa può, dopo esame della situazione da parte del tribunale ecclesiastico competente, dichiarare “la nullità del matrimonio”, vale a dire che il matrimonio non è mai esistito. In questo caso i contraenti sono liberi di sposarsi, salvo rispettare gli obblighi naturali derivati da una precedente unione [Cf ibid., ⇒ 1071].

1630 Il sacerdote (o il diacono) che assiste alla celebrazione del matrimonio, accoglie il consenso degli sposi a nome della Chiesa e dà la benedizione della Chiesa. La presenza del ministro della Chiesa (e anche dei testimoni) esprime visibilmente che il matrimonio è una realtà ecclesiale.

1631 E’ per questo motivo che la Chiesa normalmente richiede per i suoi fedeli la forma ecclesiastica della celebrazione del matrimonio [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1813-1816; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1108]. Diverse ragioni concorrono a spiegare questa determinazione:

– Il matrimonio sacramentale è un atto liturgico. E’ quindi conveniente che venga celebrato nella Liturgia pubblica della Chiesa.

– Il matrimonio introduce in un ordo – ordine – ecclesiale, crea dei diritti e dei doveri nella Chiesa, fra gli sposi e verso i figli.

– Poiché il matrimonio è uno stato di vita nella Chiesa, è necessario che vi sia certezza sul matrimonio (da qui l’obbligo di avere dei testimoni).

– Il carattere pubblico del consenso protegge il “Sì” una volta dato e aiuta a rimanervi fedele.

1632 Perché il “Sì” degli sposi sia un atto libero e responsabile, e l’alleanza matrimoniale abbia delle basi umane e cristiane solide e durature, la preparazione al matrimonio è di fondamentale importanza.

L’esempio e l’insegnamento dati dai genitori e dalle famiglie restano il cammino privilegiato di questa preparazione.
Il ruolo dei pastori e della comunità cristiana come “famiglia di Dio” è indispensabile per la trasmissione dei valori umani e cristiani del matrimonio e della famiglia, [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1063] tanto più che nel nostro tempo molti giovani conoscono l’esperienza di focolari distrutti che non assicurano più sufficientemente questa iniziazione:

I giovani devono essere adeguatamente e tempestivamente istruiti, soprattutto in seno alla propria famiglia, sulla dignità dell’amore coniugale, sulla sua funzione e le sue espressioni; così che, formati nella stima della castità, possano ad età conveniente passare da un onesto fidanzamento alle nozze [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 49].

I matrimoni misti e la disparità di culto

1633 In numerosi paesi si presenta assai di frequente la situazione del matrimonio misto (fra cattolico e battezzato non cattolico). Essa richiede un’attenzione particolare dei coniugi e dei pastori. Il caso di matrimonio con disparità di culto (fra cattolico e non-battezzato) esige una circospezione ancora maggiore.

1634 La diversità di confessione fra i coniugi non costituisce un ostacolo insormontabile per il matrimonio, allorché essi arrivano a mettere in comune ciò che ciascuno di loro ha ricevuto nella propria comunità, e ad apprendere l’uno dall’altro il modo in cui ciascuno vive la sua fedeltà a Cristo. Ma le difficoltà dei matrimoni misti non devono neppure essere sottovalutate. Esse sono dovute al fatto che la separazione dei cristiani non è ancora superata. Gli sposi rischiano di risentire il dramma della disunione dei cristiani all’interno stesso del loro focolare. La disparità di culto può aggravare ulteriormente queste difficoltà. Divergenze concernenti la fede, la stessa concezione del matrimonio, ma anche mentalità religiose differenti possono costituire una sorgente di tensioni nel matrimonio, soprattutto a proposito dell’educazione dei figli. Una tentazione può allora presentarsi: l’indifferenza religiosa.

1635 Secondo il diritto in vigore nella Chiesa latina, un matrimonio misto necessita, per la sua liceità, dell’ espressa licenza dell’autorità ecclesiastica [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1124]. In caso di disparità di culto è richiesta, per la validità del matrimonio, una espressa dispensa dall’impedimento [Cf ⇒ ibid., 1086]. Questa licenza o questa dispensa suppongono che entrambe le parti conoscano e non escludano i fini e le proprietà essenziali del matrimonio; inoltre che la parte cattolica confermi gli impegni, portati a conoscenza anche della parte acattlica, di conservare la propria fede e di assicurare il Battesimo e l’educazione dei figli nella Chiesa cattolica [Cf ⇒ ibid., 1125].

1636 In molte regioni, grazie al dialogo ecumenico, le comunità cristiane interessate hanno potuto organizzare una pastorale comune per i matrimoni misti. Suo compito è di aiutare queste coppie a vivere la loro situazione particolare alla luce della fede. Essa deve anche aiutarle a superare le tensioni fra gli obblighi dei coniugi l’uno nei confronti dell’altro e verso le loro comunità ecclesiali. Deve incoraggiare lo sviluppo di ciò che è loro comune nella fede, e il rispetto di ciò che li separa.

1637 Nei matrimoni con disparità di culto lo sposo cattolico ha un compito particolare: infatti “il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente” ( ⇒ 1Cor 7,14 ). E’ una grande gioia per il coniuge cristiano e per la Chiesa se questa “santificazione” conduce alla libera conversione dell’altro coniuge alla fede cristiana [Cf ⇒ 1Cor 7,16 ]. L’amore coniugale sincero, la pratica umile e paziente delle virtù familiari e la preghiera perseverante possono preparare il coniuge non credente ad accogliere la grazia della conversione.

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto. Capitolo Ventiduesimo: Utilità del ricordo della Passione di Gesù/ Domenica di Passione ( judica)

15 marzo 2019

Nella domenica Judica, quando si comincia a onorare più particolarmente la Passione di Gesù, mentre Geltrude si offriva a Dio per soffrire nell’anima e nel corpo tutto quanto piacesse alla divina volontà, vide il Signore accettare la sua offerta con ineffabile riconoscenza. Bentosto, dietro l’influsso divino, salutò dal più intimo del cuore, ciascuna di quelle santissime membra che tanto avevano sofferto per la nostra salvezza, durante la Passione..
Quando salutava un membro di Gesù, sfuggiva dal medesimo un divino splendore che illuminava la sua anima; e in tale luce ella riceveva la comunicazione dell’innocenza che il Cristo aveva acquistato alla Chiesa con le sofferenze di quel membro. Quando tutte quelle membra l’ebbero penetrata della loro luce, e adornata con la loro innocenza, ella disse: « O mio Signore, insegnami ora a glorificarti, celebrando la tua santa Passione, con l’innocenza di cui la tua gratuita bontà mi ha arricchita ». Gesù le rispose: « Considera spesso in te stessa, con riconoscenza e compassione, l’angoscia che mi gettò in una suprema agonia, quando io, tuo creatore e tuo Maestro prolungai la mia preghiera (Luc. XXII, 43). Ricordati di quel sudore di sangue di cui inzuppai la terra, per, la veemenza dei miei desideri e del mio amore; infine confidami tutte le tue azioni e tutto quanto ti riguarda, in unione con quella sommissione che mi fece dire: « Pater, non mea, sed tua voluntas fiat – Padre, non la mia, ma la tua volontà si faccia » (Luc. XXII, 42). Accetta, o Sposa mia, la prosperità e l’avversità, perchè è il mio divino amore che dispone l’una e l’altra per la tua salvezza eterna. Ricevi con riconoscenza la prosperità, che l’amore mio accondiscendente offre alla tua debolezza, perchè ti ricordi dell’eterna felicità e afflnchè tu sia animata alla speranza. Ricevi anche la prova, unendoti a quell’amore paterno che mi consiglia d’inviartela, affinchè tu possa acquistare meriti per l’eternità ».
Geltrude propose di salutare le membra del Cristo, durante quella settimana, con l’orazione: « Salvete, delicata membra etc. » e intuì che quel suo proposito era piaciuto assai al Signore. Non esitiamo perciò a imitarla se vogliamo gustarne lo stesso gaudio.
Durante la S. Messa, mentre si leggeva quel passo del S. Vangelo: « Doemonium habes – Tu sei posseduto dal demonio », ella fu profondamente commossa per l’ingiuria fatta al suo Sposo, e non potendo sopportare che il Diletto dell’anima sua fosse così oltraggiato, si sforzò di contrapporre all’ingiuria espressioni di squisita tenerezza: « Salve, perla vivificante della nobiltà divina, – disse ella – salve fiore immortale della dignità umana, amabilissimo Gesù, mia suprema ed unica salvezza! ». Il Signore, pieno di bontà, volle secondo il suo solito, ricompensarla e, chinandosi verso di lei, l’accarezzò, mormorando all’orecchio della sua anima queste parole: « Io sono il tuo Creatore, il tuo Redentore, Colui che ti ama: ti ho acquistata nelle angosce della morte, a prezzo di tutta la mia beatitudine ».
In quel momento tutti i Santi manifestarono grande ammirazione per l’ineffabile accondiscendenza del Signore verso quell’anima e ne benedissero Dio con gaudio immenso.

 

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Medjugorje:Il messaggio mariano che insegna a vivere la Consacrazione. Parte Prima:Medjugorje un messaggio dìAmore per il nostro tempo ( Paragrafo 4 Le apparizioni e i Veggenti)

15 marzo 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

– Il 24 giugno 1981, a passeggio in una stradina ai piedi del Podbro, sei ragazzi videro una signora che poi si rivelò essere la Madonna. I ragazzi fuggirono spaventati. Tutti dissero la cosa in casa: i più pensavano ad una allucinazione, ma nessuno pensò che i ragazzi volessero ingannare perché erano da tutti ritenuti sinceri e onesti. 1 veggenti sono Vicka, nata nel 1964, Mirjana, nata nel 1965, Maria nel 1965, Ivan nel 1966, Jakov nel 1971. Tornarono il giorno dopo e la Madonna apparve ancora, così pure nei giorni seguenti. Si presentò come Regina della Pace. La cosa fu risaputa in tutta la zona e venne alle orecchie della polizia che circondò la collina in modo che nessuno, compresi i veggenti, vi poterono salire. Dopo di allora le apparizioni avvennero in una cappella nella chiesa parrocchiale. Poi seguirono ogni giorno nella canonica, e in seguito nel coro della chiesa. È da notare che la Madonna appare dove sono i veggenti. Al gruppo dei sei veggenti si aggiungono due ragazze Jelena e Marijana che dal 1983 ricevono le locuzioni interiori, cioè sentono la voce della Madonna nel cuore e la vedono, ma in modo diverso dagli altri. Per mezzo di loro la Madonna conduce un gruppo di preghiera. Nei primi anni le apparizioni duravano molto, poi si fecero via via più brevi. Ai sei ragazzi la Vergine ha dato da trasmettere alla gente, dei segreti che saranno svelati a suo tempo, delle cose personali e altre notizie che riguardano il futuro del mondo e della Chiesa.

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Genesi, Cpitolo 25

13 marzo 2019

[1] Abramo prese un’altra moglie: essa aveva nome Chetura.

[2] Essa gli partorì Zimràn, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach.

[3] Ioksan generò Saba e Dedan e i figli di Dedan furono gli Asurim, i Letusim e i Leummim.

[4] I figli di Madian furono Efa, Efer, Enoch, Abida ed Eldaa. Tutti questi sono i figli di Chetura.

[5] Abramo diede tutti i suoi beni a Isacco.

[6] Quanto invece ai figli delle concubine, che Abramo aveva avute, diede loro doni e, mentre era ancora in vita, li licenziò, mandandoli lontano da Isacco suo figlio, verso il levante, nella regione orientale.

[7] La durata della vita di Abramo fu di centosettantacinque anni.

[8] Poi Abramo spirò e morì in felice canizie, vecchio e sazio di giorni, e si riunì ai suoi antenati.

[9] Lo seppellirono i suoi figli, Isacco e Ismaele, nella caverna di Macpela, nel campo di Efron, figlio di Zocar, l’Hittita, di fronte a Mamre.

[10] È appunto il campo che Abramo aveva comperato dagli Hittiti: ivi furono sepolti Abramo e sua moglie Sara.

[11] Dopo la morte di Abramo, Dio benedisse il figlio di lui Isacco e Isacco abitò presso il pozzo di Lacai-Roi.

[12] Questa è la discendenza di Ismaele, figlio di Abramo, che gli aveva partorito Agar l’Egiziana, schiava di Sara.

[13] Questi sono i nomi dei figli d’Ismaele, con il loro elenco in ordine di generazione: il primogenito di Ismaele è Nebaiòt, poi Kedar, Adbeèl, Mibsam,

[14] Misma, Duma, Massa,

[15] Adad, Tema, Ietur, Nafis e Kedma.

[16] Questi sono gli Ismaeliti e questi sono i loro nomi secondo i loro recinti e accampamenti. Sono i dodici principi delle rispettive tribù.

[17] La durata della vita di Ismaele fu di centotrentasette anni; poi morì e si riunì ai suoi antenati.

[18] Egli abitò da Avìla fino a Sur, che è lungo il confine dell’Egitto in direzione di Assur; egli si era stabilito di fronte a tutti i suoi fratelli.

[19] Questa è la discendenza di Isacco, figlio di Abramo. Abramo aveva generato Isacco.

[20] Isacco aveva quarant’anni quando si prese in moglie Rebecca, figlia di Betuèl l’Arameo, da Paddan-Aram, e sorella di Làbano l’Arameo.

[21] Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché essa era sterile e il Signore lo esaudì, così che sua moglie Rebecca divenne incinta.

[22] Ora i figli si urtavano nel suo seno ed essa esclamò: “Se è così, perché questo?”. Andò a consultare il Signore.

[23] Il Signore le rispose:
“Due nazioni sono nel tuo seno
e due popoli dal tuo grembo si disperderanno;
un popolo sarà più forte dell’altro
e il maggiore servirà il più piccolo”.

[24] Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco due gemelli erano nel suo grembo.

[25] Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esaù.

[26] Subito dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù; fu chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant’anni quando essi nacquero.

[27] I fanciulli crebbero ed Esaù divenne abile nella caccia, un uomo della steppa, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che dimorava sotto le tende.

[28] Isacco prediligeva Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto, mentre Rebecca prediligeva Giacobbe.

[29] Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di lenticchie; Esaù arrivò dalla campagna ed era sfinito.

[30] Disse a Giacobbe: “Lasciami mangiare un pò di questa minestra rossa, perché io sono sfinito” – Per questo fu chiamato Edom -.

[31] Giacobbe disse: “Vendimi subito la tua primogenitura”.

[32] Rispose Esaù: “Ecco sto morendo: a che mi serve allora la primogenitura?”.

[33] Giacobbe allora disse: “Giuramelo subito”. Quegli lo giurò e vendette la primogenitura a Giacobbe.

[34] Giacobbe diede ad Esaù il pane e la minestra di lenticchie; questi mangiò e bevve, poi si alzò e se ne andò. A tal punto Esaù aveva disprezzato la primogenitura.

Spiegazione:

Versi 1-10

Alcuni giorni, anche quelli dei santi più grandi, non sono degni di nota: alcuni scivolano nel silenzio, come lo furono gli ultimi giorni di Abraamo. C’è qui la storia dei figli di Abraamo da parte di Chetura e la disposizione che diede delle sua proprietà. Dopo la nascita di questi figli, egli stabilì la sua casa con ordine, prudenza e giustizia e lo fece mentre era ancora in vita. È saggezza che gli uomini facciano quello che essi devono fare mentre sono ancora in vita, per quanto possono. Abraamo visse 175 anni: appena dopo i cento anni egli venne a Canaan e così lungamente soggiornò in un paese straniero. Se la nostra permanenza in questa vita è lunga o breve, molto o poco affaccendata, cerchiamo di lasciare una testimonianza della fedeltà e della bontà del Signore e un buon esempio alle nostre famiglie. Sappiamo che i suoi figli, Isacco e Ismaele, lo seppellirono. Sembra che Abraamo stesso li abbia avuti insieme sul letto di morte. Chiudiamo qui la storia di Abraamo e benediciamo Dio per una tale testimonianza così trionfante della fede.

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Medjugorje , il messaggio che insegna a vivere la Consacrazione/Parte Prima :un messaggio d’amore per il nostro tempo( Paragrafo 3)

13 marzo 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vi¬vere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

3. La scelta del tempo e del luogo – All’inizio delle apparizioni, Medjugorje era un piccolo villaggio sconosciuto, neppure segnato sulle carte geografiche. Ora il villaggio è tra le località più conosciute in tutto il mondo. Succede sempre così per i luoghi che la Vergine sceglie e che diventano per questo fari di luce per il mondo. Il paese si trova nel comune di Citluk, lontano circa trenta chilometri da Mostar, in Erzegovina, stato indipendente dell’ex Jugoslavia; ma al tempo della prima apparizione lo stato apparteneva ancora alla Confederazione iugoslava governata da un regime comunista. Il nome di Medjugorje significa “tra i monti” e difatti è situato ai bordi di un piccolo altopiano carsico, circondato da colline. Qui Dio lascerà un Segno indistruttibile e permanente del¬le apparizioni della Madonna, come lei ha promesso. Questo segno concluderà un’epoca e ne aprirà un’altra che ancora non riusciamo ad immaginare, ma che sarà l’era del trionfo del Regno di Dio, l’era della Civiltà dell’amore.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Terzo I Sacramenti del servizio della Comunione.Articolo 7 il Sacramento del Matrimonio (Paragrafi 1 e 2)

9 marzo 2019

Articolo 7
IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO
1601 “Il patto matrimoniale con cui l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento” [⇒ Codice di Diritto Canonico, 1055, 1].

I. Il matrimonio nel disegno di Dio

1602 La Sacra Scrittura si apre con la creazione dell’uomo e della donna ad immagine e somiglianza di Dio [Cf ⇒ Gen 1,26-27 ] e si chiude con la visione delle “nozze dell’Agnello” ( ⇒ Ap 19,7; ⇒ Ap 19,9 ). Da un capo all’altro la Scrittura parla del Matrimonio e del suo “mistero”, della sua istituzione e del senso che Dio gli ha dato, della sua origine e del suo fine, delle sue diverse realizzazioni lungo tutta la storia della salvezza, delle sue difficoltà derivate dal peccato e del suo rinnovamento “nel Signore” ( ⇒ 1Cor 7,39 ), nella Nuova Alleanza di Cristo e della Chiesa [Cf ⇒ Ef 5,31-32 ].

Il matrimonio nell’ordine della creazione

1603 “L’intima comunione di vita e di amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale. . . Dio stesso è l’autore del matrimonio” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48]. La vocazione al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell’uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore. Il matrimonio non è un’istituzione puramente umana, malgrado i numerosi mutamenti che ha potuto subire nel corso dei secoli, nelle varie culture, strutture sociali e attitudini spirituali. Queste diversità non devono far dimenticare i tratti comuni e permanenti. Sebbene la dignità di questa istituzione non traspaia ovunque con la stessa chiarezza, [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 47] esiste tuttavia in tutte le culture un certo senso della grandezza dell’unione matrimoniale, poiché “la salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 47].

1604 Dio, che ha creato l’uomo per amore, lo ha anche chiamato all’amore, vocazione fondamentale e innata di ogni essere umano. Infatti l’uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio [Cf ⇒ Gen 1,27 ] che è Amore [Cf ⇒ 1Gv 4,8; ⇒ 1Gv 4,16 ]. Avendolo Dio creato uomo e donna, il loro reciproco amore diventa un’immagine dell’amore assoluto e indefettibile con cui Dio ama l’uomo. E’ cosa buona, molto buona, agli occhi del Creatore [Cf ⇒ Gen 1,31 ]. E questo amore che Dio benedice è destinato ad essere fecondo e a realizzarsi nell’opera comune della custodia della creazione: “Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela”” ( ⇒ Gen 1,28 ).

1605 Che l’uomo e la donna siano creati l’uno per l’altro, lo afferma la Sacra Scrittura: “Non è bene che l’uomo sia solo”. La donna, “carne della sua carne”, sua eguale, del tutto prossima a lui, gli è donata da Dio come un “aiuto”, rappresentando così Dio dal quale viene il nostro aiuto [ Cf ⇒ Sal 121,2 ]. “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” ( ⇒ Gen 2,24 ) [Cf ⇒ Gen 2,18-25 ]. Che ciò significhi un’unità indefettibile delle loro due esistenze, il Signore stesso lo mostra ricordando quale sia stato, “all’origine”, il disegno del Creatore: “Così che non sono più due, ma una carne sola” ( ⇒ Mt 19,6 ).

Il matrimonio sotto il regime del peccato

1606 Ogni uomo fa l’esperienza del male, attorno a sé e in se stesso. Questa esperienza si fa sentire anche nelle relazioni fra l’uomo e la donna. Da sempre la loro unione è stata minacciata dalla discordia, dallo spirito di dominio, dall’infedeltà, dalla gelosia e da conflitti che possono arrivare fino all’odio e alla rottura. Questo disordine può manifestarsi in modo più o meno acuto, e può essere più o meno superato, secondo le culture, le epoche, gli individui, ma sembra proprio avere un carattere universale.

1607 Secondo la fede, questo disordine che noi constatiamo con dolore, non deriva dalla natura dell’uomo e della donna, né dalla natura delle loro relazioni, ma dal peccato . Rottura con Dio, il primo peccato ha come prima conseguenza la rottura della comunione originale dell’uomo e della donna. Le loro relazioni sono distorte da accuse reciproche; [Cf ⇒ Gen 3,12 ] la loro mutua attrattiva, dono proprio del Creatore, [Cf ⇒ Gen 2,22 ] si cambia in rapporti di dominio e di bramosia; [Cf ⇒ Gen 3,16 b] la splendida vocazione dell’uomo e della donna ad essere fecondi, a moltiplicarsi e a soggiogare la terra [Cf ⇒ Gen 1,28 ] è gravata dai dolori del parto e dalle fatiche del lavoro [ Cf ⇒ Gen 3,16-19 ].

1608 Tuttavia, anche se gravemente sconvolto, l’ordine della creazione permane. Per guarire le ferite del peccato, l’uomo e la donna hanno bisogno dell’aiuto della grazia che Dio, nella sua infinita misericordia, non ha loro mai rifiutato [Cf ⇒ Gen 3,21 ]. Senza questo aiuto l’uomo e la donna non possono giungere a realizzare l’unione delle loro vite, in vista della quale Dio li ha creati “all’inizio”.

Il matrimonio sotto la pedagogia della Legge

1609 Nella sua misericordia, Dio non ha abbandonato l’uomo peccatore. Le sofferenze che derivano dal peccato, “i dolori del parto” ( ⇒ Gen 3,16 ), il lavoro “con il sudore del volto” ( ⇒ Gen 3,19 ), costituiscono anche dei rimedi che attenuano i danni del peccato. Dopo la caduta, il matrimonio aiuta a vincere il ripiegamento su di sé, l’egoismo, la ricerca del proprio piacere, e ad aprirsi all’altro, all’aiuto vicendevole, al dono di sé.

1610 La coscienza morale riguardante l’unità e l’indissolubilità del matrimonio si è sviluppata sotto la pedagogia della Legge antica. La poligamia dei patriarchi e dei re non è ancora esplicitamente rifiutata. Tuttavia, la Legge data a Mosè mira a proteggere la donna contro l’arbitrarietà del dominio da parte dell’uomo, sebbene anch’essa porti, secondo la Parola del Signore, le tracce della “durezza del cuore” dell’uomo, a motivo della quale Mosè ha permesso il ripudio della donna [Cf ⇒ Mt 19,8; 1610 ⇒ Dt 24,1 ].

1611 Vedendo l’Alleanza di Dio con Israele sotto l’immagine di un amore coniugale esclusivo e fedele, [Cf ⇒ Os 1-3; ⇒ Is 54; ⇒ Is 62; ⇒ Ger 2-3; 1611 ⇒ Ger 31; ⇒ Ez 16; ⇒ Ez 23 ] i profeti hanno preparato la coscienza del Popolo eletto ad una intelligenza approfondita dell’unicità e dell’indissolubilità del matrimonio [Cf ⇒ Ml 2,13-17 ]. I libri di Rut e di Tobia offrono testimonianze commoventi di un alto senso del matrimonio, della fedeltà e della tenerezza degli sposi. La Tradizione ha sempre visto nel Cantico dei Cantici un’espressione unica dell’amore umano, in quanto è riflesso dell’amore di Dio, amore “forte come la morte” che “le grandi acque non possono spegnere” (⇒ Ct 8,6-7 ).

Il matrimonio nel Signore

1612 L’alleanza nuziale tra Dio e il suo popolo Israele aveva preparato l’Alleanza Nuova ed eterna nella quale il Figlio di Dio, incarnandosi e offrendo la propria vita, in certo modo si è unito tutta l’umanità da lui salvata, [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22] preparando così “le nozze dell’Agnello” (⇒ Ap 19,7; ⇒ Ap 19,9).

1613 Alle soglie della sua vita pubblica, Gesù compie il suo primo segno – su richiesta di sua Madre – durante una festa nuziale [Cf ⇒ Gv 2,1-11 ]. La Chiesa attribuisce una grande importanza alla presenza di Gesù alle nozze di Cana. Vi riconosce la conferma della bontà del matrimonio e l’annuncio che ormai esso sarà un segno efficace della presenza di Cristo.

1614 Nella sua predicazione Gesù ha insegnato senza equivoci il senso originale dell’unione dell’uomo e della donna, quale il Creatore l’ha voluta all’origine: il permesso, dato da Mosè, di ripudiare la propria moglie, era una concessione motivata dalla durezza del cuore; [Cf ⇒ Mt 19,8 ] l’unione matrimoniale dell’uomo e della donna è indissolubile: Dio stesso l’ha conclusa. “Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” ( ⇒ Mt 19,6 ).

1615 Questa inequivocabile insistenza sull’indissolubilità del vincolo matrimoniale ha potuto lasciare perplessi e apparire come un’esigenza irrealizzabile [Cf ⇒ Mt 19,10 ]. Tuttavia Gesù non ha caricato gli sposi di un fardello impossibile da portare e troppo gravoso, [Cf ⇒ Mt 11,29-30 ] più pesante della Legge di Mosè. Venendo a ristabilire l’ordine iniziale della creazione sconvolto dal peccato, egli stesso dona la forza e la grazia per vivere il matrimonio nella nuova dimensione del Regno di Dio. Seguendo Cristo, rinnegando se stessi, prendendo su di sé la propria croce [Cf ⇒ Mc 8,34 ] gli sposi potranno “capire” [Cf ⇒ Mt 19,11 ] il senso originale del matrimonio e viverlo con l’aiuto di Cristo. Questa grazia del Matrimonio cristiano è un frutto della croce di Cristo, sorgente di ogni vita cristiana.

1616 E’ ciò che l’Apostolo Paolo lascia intendere quando dice: “Voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa” ( ⇒ Ef 5,25-26 ), e aggiunge subito: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!” ( ⇒ Ef 5,31-32 ).

1617 Tutta la vita cristiana porta il segno dell’amore sponsale di Cristo e della Chiesa. Già il Battesimo, che introduce nel Popolo di Dio, è un mistero nuziale: è, per così dire, il lavacro di nozze [Cf ⇒ Ef 5,26-27 ] che precede il banchetto di nozze, l’Eucaristia. Il Matrimonio cristiano diventa, a sua volta, segno efficace, sacramento dell’alleanza di Cristo e della Chiesa. Poiché ne significa e ne comunica la grazia, il matrimonio fra battezzati è un vero sacramento della Nuova Alleanza [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1800; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1055, 2].

La verginità per il Regno

1618 Cristo è il centro di ogni vita cristiana. Il legame con lui occupa il primo posto rispetto a tutti gli altri legami, familiari o sociali [Cf ⇒ Lc 14,26; 1618 ⇒ Mc 10,28-31 ]. Fin dall’inizio della Chiesa, ci sono stati uomini e donne che hanno rinunciato al grande bene del matrimonio per seguire “l’Agnello dovunque va”( ⇒ Ap 14,4 ), per preoccuparsi delle cose del Signore e cercare di piacergli, [Cf ⇒ 1Cor 7,32 ] per andare incontro allo Sposo che viene [Cf ⇒ Mt 25,6 ]. Cristo stesso ha invitato certuni a seguirlo in questo genere di vita, di cui egli rimane il modello:

Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il Regno dei cieli. Chi può capire, capisca ( ⇒ Mt 19,12 ).

1619 La verginità per il Regno dei cieli è uno sviluppo della grazia battesimale, un segno possente della preminenza del legame con Cristo, dell’attesa ardente del suo ritorno, un segno che ricorda pure come il matrimonio sia una realtà del mondo presente che passa [Cf ⇒ Mc 12,25; ⇒ 1Cor 7,31 ].

1620 Entrambi, il sacramento del Matrimonio e la verginità per il Regno di Dio, provengono dal Signore stesso. E’ lui che dà loro senso e concede la grazia indispensabile per viverli conformemente alla sua volontà [Cf ⇒ Mt 19,3-12 ]. La stima della verginità per il Regno [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 42; Id., Perfectae caritatis, 12; Id. , Optatam totius, 10] e il senso cristiano del Matrimonio sono inseparabili e si favoriscono reciprocamente:

Chi denigra il matrimonio, sminuisce anche la gloria della verginità; chi lo loda, aumenta l’ammirazione che è dovuta alla verginità. . . Infatti, ciò che sembra bello solo in rapporto a ciò che è brutto non può essere molto bello; quello che invece è la migliore delle cose considerate buone, è la cosa più bella in senso assoluto [San Giovanni Crisostomo, De virginitate, 10, 1: PG 48, 540A; cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 16].

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto . Capitolo Ventunesimo : Il Banchetto del Signore , III: Domenica di Quaresima (Laetare)

9 marzo 2019

Geltrude nella domenica Laetare, chiese al Signore ciò che avrebbe potuto offrirgli durante quella settimana. Egli rispose: « Conducimi tutti quelli che, nella precedente settimana, haì rivestito de’ miei meriti, perchè voglio invitarli a mensa ». Chiese la Santa: « Come potrò io a Te condurli?
Oh, se potessi presentarti tutte quelle anime nelle quali prendi le tue delizie, percorrerei volentieri, da questo momento fino al giorno del giudizio, a piedi nudi, il mondo intero e prendendo nelle braccia tutti coloro che non ti conoscono, te li porterei, o dolcezza dell’anima mia, perchè ti rallegrino; obbligati, per così dire, ad amarti essi sodisferebbero in parte si desideri della tua tenerezza infinita. Vorrei ancora, se fosse possibile, suddividere il mio cuore in tante parti quanti uomini esistono, per dare a ciascuno di essi la buona volontà di servirti, secondo il supremo desiderio del tuo divin Cuore ». Rispose Gesù: « La buona volontà che manifesti mi è gradita e supplisce a tutto ». Ella comprese che l’intera Chiesa era condotta verso Dio, nello splendore dei più ricchi ornamenti. Le disse il Signore: « Tu stessa oggi servirai questa moltitudine ».

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Medjugorje,il messaggio Mariano che insegna a vivere la Consacrazione/ Parte Prima:Medjugorje un messaggio d’Amore per il nostro tempo paragrafo 2

9 marzo 2019

Sono venuta per insegnarvi a vi¬vere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje
2. Medjugorje, meta di un lungo cammino materno – Maria non lascia mai i suoi figli. Il suo Paradiso lo passa pensando a noi, a portarci fin Lassù, a ricordarci tutti i mezzi per non perderci, a richiamarci all’amore e alla vera vita. Le apparizioni, piccole e grandi, sono state innumerevoli, nella storia. A volte si è trattata di un’unica apparizione, altre volte di ripetute apparizioni che hanno portato avanti un messaggio articolato e dettagliato, uno legato all’altro, uno propedeutico all’altro, per insegnarci la pedagogia di Maria, tutta volta alla nostra formazione spirituale. Ricordiamo brevemente le principali apparizioni, rimandando all’approfondimento di ognuna. Ripensiamo alla manifestazione della Madonna della Medaglia Miracolosa, a Parigi: qui la Vergine ha insegnato una breve preghiera di affidamento a lei: O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te. Con questo ci ha invitato a ricorrere a lei, a guardarla come la dispensatrice delle grazie, ad accogliere il dono speciale di una Medaglia che la raffigura con le braccia aperte pronta a inondarci di grazie che la sua onnipotenza supplice ottiene continuamente per noi. Sulla Medaglia vediamo anche il suo cuore strettamente unito a quello di Gesù: due Cuori, palpitano di amore per noi e in essi noi possiamo trovare la nostra salvezza. Poi a La Salette, Maria ci ha ricordato l’importanza della conversione, della santificazione della festa, del tempo da dedicare alla lode e al ringraziamento di Dio pur in mezzo agli impegni di ogni giorno. Ha predetto gravi mali nel mondo che dimentica il suo Dio e vuole andare avanti da solo, rinnegandolo. Ma su tutto ha fatto trionfare la promessa di aiuto e di sostegno, se ci pentiamo e confidiamo in lei nella lotta contro il peccato.

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Medjugorje :Il messaggio mariano che aiuta a vivere la Consacrazione/Parte Prima :UN messaggio d’amore per il nostro tempo

8 marzo 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vi¬vere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

1. Consacrazione e amore – Scegliendo ancora una volta di tornare fra noi apparendo a Medjugorje, la Vergine Maria è venuta ad insegnarci a vivere la consacrazione, a vivere l’amore, come più volte ha affermato ai veggenti. Dio è amore e l’amore è da Dio (1 Gv 4, 8.7). Egli so¬lo, quindi può darci e farci vivere l’amore perché la nostra vita ne sia trasformata, vivificata, trasfigurata e noi possiamo river¬sare sul mondo l’amore stesso che Dio ci dona. Ma in questo piano di speciale predilezione, Dio stesso ha scelto, incarnandosi in Maria, di fare di lei la nostra maestra, la nostra mamma. Maria ha accettato questo compito nei confronti di ognuno di noi, sotto la croce. E da allora non si è mai stancata di intervenire, in tutti i modi, nella nostra storia, per permearla, appunto, di amore divino. Maria desidera darci amore e farci vivere di amore e per amore. Sa che noi non ne possiamo fare a meno. Senza amore non si vive e il mondo ha bisogno di amore per affrontare e superare le sue tentazioni, le crisi, i conflitti, le lontananze, per ritrovare la radice del suo esistere. Siamo all’inizio del terzo Millennio: siamo arrivati all’Era dello Spirito Santo, un’era in cui Maria ha un ruolo speciale e determinante nel formare i suoi figli ad immagine del Figlio. “Cari figli, oggi vi invito all’amore: figlioli, senza l’amore non potete vivere né con Dio né con i fratelli. Perciò vi invito tutti ad aprire i vostri cuori all’amore di Dio che è tanto grande e aperto per ognuno di voi. Dio, per amore dell’uomo, mi mandò in mezzo a voi per mostrarvi la via della salvezza, la via dell’ amore. Se prima non amate Dio, non potete amare il prossimo, né colui che odiate. Perciò, figlioli, pregate! E, attraverso la preghiera, scoprirete l’amore” (aprile 1995). Cominciamo così queste riflessioni sui Messaggi di Medjugorje, mettendoci in ascolto di Maria, aprendo il cuore al suo invito, lasciandoci prendere docilmente per mano. Facciamolo con fiducia e con umiltà. Il giudizio sulle apparizioni di Medjugorje spetta certamente alla Chiesa. Il criterio fondamentale di tale giudizio saranno i frutti di conversione, perciò e necessario che il popolo cristiano possa fare esperienza di questi Messaggi e provare ciò che essi suscitano nella vita di ognuno. Per fare questa esperienza il cristiano deve essere informato dei fatti e deve conoscere i Messaggi. Questo piccolo libro è invito a farlo ancora, di nuovo, e a non abituarci alle parole della Vergine che, dopo vari anni, rischiano di scivolare sulle nostre anime. Lasciamo, invece, che vi incidano ancora, aprendoci ad un amore sempre più grande e puro.
Pratica Spirituale: Dedichiamo oggi il nostro rosario alle intenzioni della Vergine Maria per ognuno di noi.

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Tratto da: Mater Divinae Gratiae – “Medjugorje il messaggio Mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione” – 4/2000

Araldo del Divino Amore, Libro Quarto. Capitolo Ventesimo:Come si può comperare meriti dal Cristo/ III. Domenica di Quaresima (Oculi)

8 marzo 2019

Geltrude, nella domenica Oculi, per porre armonia fra la sua divozione e la liturgia, ricorse al Signore, secondo il solito, e lo pregò d’insegnarle quale esercizio avrebbe potuto praticare specialmente in quella settimana. Rispose il Maestro: « Voi ora leggete, nell’Ufficio della Chiesa, che Giuseppe venne venduto per trenta danari. Questo esempio t’impegni a comperare con trentatrè Pater la santissima vita che ho condotto in terra, per la salvezza degli uomini. Partecipa a tutta la Chiesa questo tesoro per la mia gloria e la salute universale ». Dopo aver messo in pratica questo consiglio, Geltrude vide la Santa Chiesa simile a Sposa meravigliosamente adorna, col frutto della perfettissima vita del suo Sposo divino.

Continua….

Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Terzo: I Sacramenti del servizio della Comunione, Articolo 6 il Sacramento dell’Ordine

2 marzo 2019

I SACRAMENTI DEL SERVIZIO DELLA COMUNIONE
1533 Il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia sono i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Essi fondano la vocazione comune di tutti i discepoli di Cristo, vocazione alla santità e alla missione di evangelizzare il mondo. Conferiscono le grazie necessarie per vivere secondo lo Spirito in questa vita di pellegrini in cammino verso la patria.

1534 Due altri sacramenti, l’Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all’edificazione del popolo di Dio.

1535 In questi sacramenti, coloro che sono già stati consacrati mediante il Battesimo e la Confermazione per il sacerdozio comune di tutti i fedeli, [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 10] possono ricevere consacrazioni particolari. Coloro che ricevono il sacramento dell’Ordine sono consacrati per essere “posti, in nome di Cristo, a pascere la Chiesa con la parola e la grazia di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11]. Da parte loro, “i coniugi cristiani sono corroborati e come consacrati da uno speciale sacramento per i doveri e la dignità del loro stato” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48].

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Maria a Medjugorje, messaggio del 2 Marzo 2019 a Mirjana

2 marzo 2019

“Cari figli, vi chiamo apostoli del mio amore. Vi mostro mio Figlio, che è la vera pace ed il vero amore. Come Madre, mediante la grazia divina, desidero guidarvi a lui. Figli miei, per questo vi invito ad osservare voi stessi partendo da mio Figlio, a guardare a lui col cuore ed a vedere col cuore dove siete voi e dove sta andando la vostra vita. Figli miei, vi invito a comprendere che vivete grazie a mio Figlio, mediante il suo amore e il suo sacrificio. Voi chiedete a mio Figlio di essere clemente con voi, ma io invito voi alla misericordia. Gli chiedete di essere buono con voi e di perdonarvi, ma da quanto tempo io prego voi, miei figli, di perdonare ed amare tutti gli uomini che incontrate! Quando capirete col cuore le mie parole, comprenderete e conoscerete il vero amore, e potrete essere apostoli di quell’amore, miei apostoli, miei cari figli. Vi ringrazio! ”

La chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

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Genesi, Capitolo 24

1 marzo 2019

[1] Abramo era ormai vecchio, avanti negli anni, e il Signore lo aveva benedetto in ogni cosa.

[2] Allora Abramo disse al suo servo, il più anziano della sua casa, che aveva potere su tutti i suoi beni: “Metti la mano sotto la mia coscia

[3] e ti farò giurare per il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che non prenderai per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito,

[4] ma che andrai al mio paese, nella mia patria, a scegliere una moglie per mio figlio Isacco”.

[5] Gli disse il servo: “Se la donna non mi vuol seguire in questo paese, dovrò forse ricondurre tuo figlio al paese da cui tu sei uscito?”.

[6] Gli rispose Abramo: “Guardati dal ricondurre là mio figlio!

[7] Il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che mi ha tolto dalla casa di mio padre e dal mio paese natio, che mi ha parlato e mi ha giurato: Alla tua discendenza darò questo paese, egli stesso manderà il suo angelo davanti a te, perché tu possa prendere di là una moglie per il mio figlio.

[8] Se la donna non vorrà seguirti, allora sarai libero dal giuramento a me fatto; ma non devi ricondurre là il mio figlio”.

[9] Allora il servo mise la mano sotto la coscia di Abramo, suo padrone, e gli prestò giuramento riguardo a questa cosa.

[10] Il servo prese dieci cammelli del suo padrone e, portando ogni sorta di cose preziose del suo padrone, si mise in viaggio e andò nel Paese dei due fiumi, alla città di Nacor.

[11] Fece inginocchiare i cammelli fuori della città, presso il pozzo d’acqua, nell’ora della sera, quando le donne escono ad attingere.

[12] E disse: “Signore, Dio del mio padrone Abramo, concedimi un felice incontro quest’oggi e usa benevolenza verso il mio padrone Abramo!

[13] Ecco, io sto presso la fonte dell’acqua, mentre le fanciulle della città escono per attingere acqua.

[14] Ebbene, la ragazza alla quale dirò: Abbassa l’anfora e lasciami bere, e che risponderà: Bevi, anche ai tuoi cammelli darò da bere, sia quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco; da questo riconoscerò che tu hai usato benevolenza al mio padrone”.

[15] Non aveva ancora finito di parlare, quand’ecco Rebecca, che era nata a Betuèl figlio di Milca, moglie di Nacor, fratello di Abramo, usciva con l’anfora sulla spalla.

[16] La giovinetta era molto bella d’aspetto, era vergine, nessun uomo le si era unito. Essa scese alla sorgente, riempì l’anfora e risalì.

[17] Il servo allora le corse incontro e disse: “Fammi bere un pò d’acqua dalla tua anfora”.

[18] Rispose: “Bevi, mio signore”. In fretta calò l’anfora sul braccio e lo fece bere.

[19] Come ebbe finito di dargli da bere, disse: “Anche per i tuoi cammelli ne attingerò, finché finiranno di bere”.
[20] In fretta vuotò l’anfora nell’abbeveratoio, corse di nuovo ad attingere al pozzo e attinse per tutti i cammelli di lui.

[21] Intanto quell’uomo la contemplava in silenzio, in attesa di sapere se il Signore avesse o no concesso buon esito al suo viaggio.

[22] Quando i cammelli ebbero finito di bere, quell’uomo prese un pendente d’oro del peso di mezzo siclo e glielo pose alle narici e le pose sulle braccia due braccialetti del peso di dieci sicli d’oro.

[23] E disse: “Di chi sei figlia? Dimmelo. C’è posto per noi in casa di tuo padre, per passarvi la notte?”.

[24] Gli rispose: “Io sono figlia di Betuèl, il figlio che Milca partorì a Nacor”.

[25] E soggiunse: “C’è paglia e foraggio in quantità da noi e anche posto per passare la notte”.

[26] Quell’uomo si inginocchiò e si prostrò al Signore

[27] e disse: “Sia benedetto il Signore, Dio del mio padrone Abramo, che non ha cessato di usare benevolenza e fedeltà verso il mio padrone. Quanto a me, il Signore mi ha guidato sulla via fino alla casa dei fratelli del mio padrone”.

[28] La giovinetta corse ad annunziare alla casa di sua madre tutte queste cose.

[29] Ora Rebecca aveva un fratello chiamato Làbano e Làbano corse fuori da quell’uomo al pozzo.

[30] Egli infatti, visti il pendente e i braccialetti alle braccia della sorella e udite queste parole di Rebecca, sua sorella: “Così mi ha parlato quell’uomo”, venne da costui che ancora stava presso i cammelli vicino al pozzo.

[31] Gli disse: “Vieni, benedetto dal Signore! Perché te ne stai fuori, mentre io ho preparato la casa e un posto per i cammelli?”.

[32] Allora l’uomo entrò in casa e quegli tolse il basto ai cammelli, fornì paglia e foraggio ai cammelli e acqua per lavare i piedi a lui e ai suoi uomini.

[33] Quindi gli fu posto davanti da mangiare, ma egli disse; “Non mangerò, finché non avrò detto quello che devo dire”. Gli risposero: “Dì pure”.

[34] E disse: “Io sono un servo di Abramo.

[35] Il Signore ha benedetto molto il mio padrone, che è diventato potente: gli ha concesso greggi e armenti, argento e oro, schiavi e schiave, cammelli e asini.

[36] Sara, la moglie del mio padrone, gli ha partorito un figlio, quando ormai era vecchio, al quale egli ha dato tutti i suoi beni.

[37] E il mio padrone mi ha fatto giurare: Non devi prendere per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito,

[38] ma andrai alla casa di mio padre, alla mia famiglia, a prendere una moglie per mio figlio.

[39] Io dissi al mio padrone: Forse la donna non mi seguirà.

[40] Mi rispose: Il Signore, alla cui presenza io cammino, manderà con te il suo angelo e darà felice esito al tuo viaggio, così che tu possa prendere una moglie per il mio figlio dalla mia famiglia e dalla casa di mio padre.

[41] Solo quando sarai andato alla mia famiglia, sarai esente dalla mia maledizione; se non volessero cedertela, sarai esente dalla mia maledizione.

[42] Così oggi sono arrivato alla fonte e ho detto: Signore, Dio del mio padrone Abramo, se stai per dar buon esito al viaggio che sto compiendo,

[43] ecco, io sto presso la fonte d’acqua; ebbene, la giovane che uscirà ad attingere, alla quale io dirò: Fammi bere un pò d’acqua dalla tua anfora,

[44] e mi risponderà: Bevi tu; anche per i tuoi cammelli attingerò, quella sarà la moglie che il Signore ha destinata al figlio del mio padrone.

[45] Io non avevo ancora finito di pensare, quand’ecco Rebecca uscire con l’anfora sulla spalla; scese alla fonte, attinse; io allora le dissi: Fammi bere.

[46] Subito essa calò l’anfora e disse: Bevi; anche ai tuoi cammelli darò da bere. Così io bevvi ed essa diede da bere anche ai cammelli.

[47] E io la interrogai: Di chi sei figlia? Rispose: Sono figlia di Betuèl, il figlio che Milca ha partorito a Nacor. Allora le posi il pendente alle narici e i braccialetti alle braccia.

[48] Poi mi inginocchiai e mi prostrai al Signore e benedissi il Signore, Dio del mio padrone Abramo, il quale mi aveva guidato per la via giusta a prendere per suo figlio la figlia del fratello del mio padrone.

[49] Ora, se intendete usare benevolenza e lealtà verso il mio padrone, fatemelo sapere; se no, fatemelo sapere ugualmente, perché io mi rivolga altrove”.

[50] Allora Làbano e Betuèl risposero: “Dal Signore la cosa procede, non possiamo dirti nulla.

[51] Ecco Rebecca davanti a te: prendila e và e sia la moglie del figlio del tuo padrone, come ha parlato il Signore”.

[52] Quando il servo di Abramo udì le loro parole, si prostrò a terra davanti al Signore.

[53] Poi il servo tirò fuori oggetti d’argento e oggetti d’oro e vesti e li diede a Rebecca; doni preziosi diede anche al fratello e alla madre di lei.

[54] Poi mangiarono e bevvero lui e i suoi uomini e passarono la notte. Quando si alzarono alla mattina, egli disse: “Lasciatemi andare dal mio padrone”.

[55] Ma il fratello e la madre di lei dissero: “Rimanga la giovinetta con noi qualche tempo, una decina di giorni; dopo, te ne andrai”.

[56] Rispose loro: “Non trattenetemi, mentre il Signore ha concesso buon esito al mio viaggio. Lasciatemi partire per andare dal mio padrone!”.

[57] Dissero allora: “Chiamiamo la giovinetta e domandiamo a lei stessa”.

[58] Chiamarono dunque Rebecca e le dissero: “Vuoi partire con quest’uomo?”. Essa rispose: “Andrò”.

[59] Allora essi lasciarono partire Rebecca con la nutrice, insieme con il servo di Abramo e i suoi uomini.

[60] Benedissero Rebecca e le dissero:
“Tu, sorella nostra,
diventa migliaia di miriadi
e la tua stirpe conquisti
la porta dei suoi nemici!”.

[61] Così Rebecca e le sue ancelle si alzarono, montarono sui cammelli e seguirono quell’uomo. Il servo prese con sé Rebecca e partì.

[62] Intanto Isacco rientrava dal pozzo di Lacai-Roi; abitava infatti nel territorio del Negheb.

[63] Isacco uscì sul fare della sera per svagarsi in campagna e, alzando gli occhi, vide venire i cammelli.

[64] Alzò gli occhi anche Rebecca, vide Isacco e scese subito dal cammello.

[65] E disse al servo: “Chi è quell’uomo che viene attraverso la campagna incontro a noi?”. Il servo rispose: “È il mio padrone”. Allora essa prese il velo e si coprì.

[66] Il servo raccontò ad Isacco tutte le cose che aveva fatte.

[67] Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l’amò. Isacco trovò conforto dopo la morte della madre.

Spiegazione

Versi 1-9

L’effetto del buon esempio, del buon insegnamento e del culto a Dio in una famiglia, generalmente si rispecchia anche nella pietà, nella fedeltà, nella prudenza e nell’affetto dei servi. Vivere in tali famiglie o avere tali domestici sono benedizioni di Dio che dovrebbe essere decisamente considerate e riconosciute con gratitudine. Non c’è una preoccupazione più grande e importante nella vita per noi stessi, per gli altri o per la chiesa di Dio di un matrimonio. Esso, perciò, deve essere intrapreso sempre con grande attenzione e prudenza, specialmente attenendosi alla volontà di Dio e pregando per il suo svolgimento e per la sua benedizione. Laddove i pii genitori non sono consultati e considerati, la benedizione di Dio non può essere attesa. I genitori, riguardo ai loro figli, dovrebbero ricercare con attenzione il benessere delle loro anime ed essere loro aiuto nel cammino verso il cielo. Osservate l’incarico che Abraamo diede a quel servo buono, uno che aveva il governo dei suoi beni, che era fedele e affettuoso con lui e con la sua famiglia già da tempo. Osservate anche come Abraamo ricordi il fatto che Dio lo aveva meravigliosamente chiamato fuori dalla terra della sua nascita mediante una chiamata di grazia e quindi ora non ha più dubbi sul fatto che Egli farà prosperare la sua causa affinché suo figlio non torni di nuovo in quella terra. Dio farà in modo che tutto finisca a nostro conforto se miriamo sinceramente alla sua gloria.

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Araldo del Divino Amore, Libro IV. Capitolo Diciannovesimo: Offerta fatta per laa Chiesa/ II. Domenica di Quaresima

1 marzo 2019

Nella domenica chiamata Reminiscere, Geltrude fu introdotta nella camera nuziale dello Sposo, per godere nel modo più sublime doni elevatissimi. Ella assaporava le delizie della divina tenerezza, senza tuttavia poterle esprimere in linguaggio umano; perciò chiese al Signore d’insegnarle un esercizio utile da praticare nel corso di quella settimana. Il divino Maestro rispose: « Portami due eccellenti capretti, cioè il corpo e l’anima di tutto il genere umano ». Ella allora comprese che Dio, con quelle parole, esigeva da lei una sodisfazione tale, da estendersi a tutta la Chiesa. Sotto l’ispirazione dei divin Paracleto recitò 5 Pater in onore delle cinque Piaghe di Gesù, per espiare tutti i peccati che gli uomini hanno commessi coi sensi; poi tre Pater in riparazione dei peccati commessi con le tre potenze dell’anima, cioè la ragione, l’appetito irascibile e concupiscibile. Offrì tale preghiera in unione alla santissima intenzione con cui Gesù la santificò nel suo dolcissimo Cuore, facendola scaturire dal medesimo per la salvezza degli uomini. Geltrude l’offerse a Dio in riparazione delle colpe e delle negligenze che l’ignoranza, la malizia, o la fragilità umana le avevano fatto commettere verso la Onnipotenza invincibile, l’inscrutabile Sapienza e la Bontà infinita di Dio.
Mentre gli presentava tali offerte, il Signore si mostrava completamente placato e la benedisse con tenerezza, tracciando su di lei un segno di croce che si estendeva dalla testa ai piedi. In seguito, tenendola amorosamente abbracciata, la condusse davanti a Dio Padre che si degnò di guardarla con bontà: Egli la benedisse in modo ineffabile.

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Maria a Medjugorje, messaggio del 25 Febbraio 2019

25 febbraio 2019

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“Cari figli! Oggi vi invito alla vita nuova. Non importa quanti anni abbiate, aprite il vostro cuore a Gesù che vi trasformerà in questo tempo di grazia e voi, come la natura, nascerete alla vita nuova nell’amore di Dio e aprirete il vostro cuore al Cielo e alle cose celesti. Io sono ancora con voi perché Dio me lo ha permesso per amore verso di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. ”

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

 

Pensiero della Sera: IL Rosario e il Crocifisso

25 febbraio 2019

 

Ormai la Quaresima è alle porte, due cose dobbiamo tenere salde nel nostro cammino di fede: Il Rosario e la Croce di Gesù! Due capisaldi contro le malvagità del Demonio. Sono , infatti le colonne a cui le ancore della nostra barca (=Chiesa) si devono ancorare per resistere alle intemperie del mondo….

Se restiamo fedeli al rosario e a Gesù crocifisso nulla ci potrà accadere , perché, per loro intercessione e sotto la loro protezione, Dio Padre che è nei cieli è e resterà sempre con noi!

Firmato

Raffaella

Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Secondo: I Sacramenti della Guarigione/ Art.5 L’Unzione degli infermi( I,II,III;IV,V Sintesi)

23 febbraio 2019

L’UNZIONE DEGLI INFERMI
1499 “Con la sacra unzione degli infermi e la preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché alleggerisca le loro pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spontaneamente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire così al bene del popolo di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11].

I. Suoi fondamenti nell’Economia della Salvezza

La malattia nella vita umana

1500 La malattia e la sofferenza sono sempre state tra i problemi più gravi che mettono alla prova la vita umana. Nella malattia l’uomo fa l’esperienza della propria impotenza, dei propri limiti e della propria finitezza. Ogni malattia può farci intravvedere la morte.

1501 La malattia può condurre all’angoscia, al ripiegamento su di sé, talvolta persino alla disperazione e alla ribellione contro Dio. Ma essa può anche rendere la persona più matura, aiutarla a discernere nella propria vita ciò che non è essenziale per volgersi verso ciò che lo è. Molto spesso la malattia provoca una ricerca di Dio, un ritorno a lui.

Il malato di fronte a Dio

1502 L’uomo dell’Antico Testamento vive la malattia di fronte a Dio. E’ davanti a Dio che egli versa le sue lacrime sulla propria malattia; [Cf ⇒ Sal 38 ] è da lui, il Signore della vita e della morte, che egli implora la guarigione [Cf ⇒ Sal 6,3; ⇒ Is 38 ]. La malattia diventa cammino di conversione [Cf ⇒ Sal 38,5; 1502 ⇒ Sal 39,9; ⇒ Sal 38,12 ] e il perdono di Dio dà inizio alla guarigione [Cf ⇒ Sal 32,5; ⇒ Sal 107,20; 1502 ⇒ Mc 2,5-12 ]. Israele sperimenta che la malattia è legata, in un modo misterioso, al peccato e al male, e che la fedeltà a Dio, secondo la sua Legge, ridona la vita: “perché io sono il Signore, colui che ti guarisce!” ( ⇒ Es 15,26 ). Il profeta intuisce che la sofferenza può anche avere un valore redentivo per i peccati altrui [Cf ⇒ Is 53,11 ]. Infine Isaia annuncia che Dio farà sorgere per Sion un tempo in cui perdonerà ogni colpa e guarirà ogni malattia [Cf ⇒ Is 33,24 ].

Cristo-medico

1503 La compassione di Cristo verso i malati e le sue numerose guarigioni di infermi di ogni genere [Cf ⇒ Mt 4,24 ] sono un chiaro segno del fatto che “Dio ha visitato il suo popolo” ( ⇒ Lc 7,16 ) e che il Regno di Dio è vicino. Gesù non ha soltanto il potere di guarire, ma anche di perdonare i peccati: [Cf ⇒ Mc 2,5-12 ] è venuto a guarire l’uomo tutto intero, anima e corpo; è il medico di cui i malati hanno bisogno [Cf ⇒ Mc 2,17 ]. La sua compassione verso tutti coloro che soffrono si spinge così lontano che egli si identifica con loro: “Ero malato e mi avete visitato” ( ⇒ Mt 25,36 ). Il suo amore di predilezione per gli infermi non ha cessato, lungo i secoli, di rendere i cristiani particolarmente premurosi verso tutti coloro che soffrono nel corpo e nello spirito. Essa sta all’origine degli instancabili sforzi per alleviare le loro pene.

1504 Spesso Gesù chiede ai malati di credere [Cf ⇒ Mc 5,34; ⇒ Mc 5,36; ⇒ Mc 9,23 ]. Si serve di segni per guarire: saliva e imposizione delle mani, [Cf ⇒ Mc 7,32-36; ⇒ Mc 8,22-25 ] fango e abluzione [Cf ⇒ Gv 9,6 s]. I malati cercano di toccarlo [Cf ⇒ Mc 1,41; ⇒ Mc 3,10; ⇒ Mc 6,56 ] “perché da lui usciva una forza che sanava tutti” ( ⇒ Lc 6,19 ). Così, nei sacramenti, Cristo continua a “toccarci” per guarirci.

1505 Commosso da tante sofferenze, Cristo non soltanto si lascia toccare dai malati, ma fa sue le loro miserie: “Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie” ( ⇒ Mt 8,17 ) [Cf ⇒ Is 53,4 ]. Non ha guarito però tutti i malati. Le sue guarigioni erano segni della venuta del Regno di Dio. Annunciavano una guarigione più radicale: la vittoria sul peccato e sulla morte attraverso la sua Pasqua. Sulla croce, Cristo ha preso su di sé tutto il peso del male [Cf ⇒ Is 53,4-6 ] e ha tolto il “peccato del mondo” ( ⇒ Gv 1,29 ), di cui la malattia non è che una conseguenza. Con la sua passione e la sua morte sulla Croce, Cristo ha dato un senso nuovo alla sofferenza: essa può ormai configurarci a lui e unirci alla sua passione redentrice.

“Guarite gli infermi…”

1506 Cristo invita i suoi discepoli a seguirlo prendendo anch’essi la loro croce [Cf ⇒ Mt 10,38 ]. A_ Seguendolo, assumono un nuovo modo di vedere la malattia e i malati. Gesù li associa alla sua vita di povertà e di servizio. Li rende partecipi del suo ministero di compassione e di guarigione: “E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano” ( ⇒ Mc 6,12-13 ).

1507 Il Signore risorto rinnova questo invio (“Nel mio nome. . . imporranno le mani ai malati e questi guariranno”: ⇒ Mc 16,17-18 ) e lo conferma per mezzo dei segni che la Chiesa compie invocando il suo nome. Questi segni manifestano in modo speciale che Gesù è veramente “Dio che salva”.

1508 Lo Spirito Santo dona ad alcuni un carisma speciale di guarigione per manifestare la forza della grazia del Risorto. Tuttavia, neppure le preghiere più intense ottengono la guarigione di tutte le malattie. Così san Paolo deve imparare dal Signore che “ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza” ( ⇒ 2Cor 12,9 ), e che le sofferenze da sopportare possono avere come senso quello per cui “io completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” ( ⇒ Col 1,24 ).

1509 “Guarite gli infermi!” ( ⇒ Mt 10,8 ). Questo compito la Chiesa l’ha ricevuto dal Signore e cerca di attuarlo sia attraverso le cure che presta ai malati sia mediante la preghiera di intercessione con la quale li accompagna. Essa crede nella presenza vivificante di Cristo, medico delle anime e dei corpi. Questa presenza è particolarmente operante nei sacramenti e in modo tutto speciale nell’Eucaristia, pane che dà la vita eterna e al cui legame con la salute del corpo san Paolo allude.

1510 La Chiesa apostolica conosce tuttavia un rito specifico in favore degli infermi, attestato da san Giacomo: “Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati” ( ⇒ Gc 5,14-15 ). La Tradizione ha riconosciuto in questo rito uno dei sette sacramenti della Chiesa [Cf Innocenzo I, Lettera Si instituta ecclesiastica: Denz. -Schönm., 216; Concilio di Firenze: ibid. , 1324-1325; Concilio di Trento: ibid., 1695-1696; 1716-1717].

Un sacramento degli infermi

1511 La Chiesa crede e professa che esiste, tra i sette sacramenti, un sacramento destinato in modo speciale a confortare coloro che sono provati dalla malattia: l’Unzione degli infermi:

Questa unzione sacra dei malati è stata istituita come vero e proprio sacramento del Nuovo Testamento dal Signore nostro Gesù Cristo. Accennato da Marco, è stato raccomandato ai fedeli e promulgato da Giacomo, apostolo e fratello del Signore [Concilio di Trento: Denz. – Schönm., 1695; cf ⇒ Mc 6,13; 1511 ⇒ Gc 5,14-15 ].

1512 Nella tradizione liturgica, tanto in Oriente quanto in Occidente, si hanno fin dall’antichità testimonianze di unzioni di infermi praticate con olio benedetto. Nel corso dei secoli, l’Unzione degli infermi è stata conferita sempre più esclusivamente a coloro che erano in punto di morte. Per questo motivo aveva ricevuto il nome di “Estrema Unzione”. Malgrado questa evoluzione la Liturgia non ha mai tralasciato di pregare il Signore affinché il malato riacquisti la salute, se ciò può giovare alla sua salvezza [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1696].

1513 La Costituzione apostolica “Sacram unctionem infirmorum” del 30 novembre 1972, in linea con il Concilio Vaticano II [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 73] ha stabilito che, per l’avvenire, sia osservato nel rito romano quanto segue:

Il sacramento dell’Unzione degli infermi viene conferito ai malati in grave pericolo, ungendoli sulla fronte e sulle mani con olio debitamente benedetto – olio di oliva o altro olio vegetale – dicendo una sola volta: “Per questa santa unzione e per la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo, e liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi” [Paolo VI, Cost. ap. Sacram unctionem infirmorum; cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 847, 1.].

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto, Capitolo Diciottesimo:Opere di Misericordia Spirituale. II Feria. (Lunedi della Prima Settimana di Quaresima)

23 febbraio 2019

Il giorno seguente, mentre si leggeva il Vangelo: « Venite benedirti Patris mei, esurivt enim etc. – Venite, benedetti dal mio Padre; avevo fame ecc. », Geltrude disse al Signore: O mio dolce Gesù, non è possibile a noi, che viviamo sotto una Regola monastica e che nulla possediamo, di dare effettivamente da mangiare agli affamati, da bere agli assetati e di compiere opere di misericordia consimili. Insegnami dunque il modo di ottenere noi pure la dolce benedizione promessa nel Vangelo a coloro che compiono tali opere ». Rispose il Salvatore: « Essendo Io realmente la salvezza e la vita delle anime, ho sempre fame e sete del loro bene; così colui che si applicherà ogni giorno a leggere qualche passo edificante della Sacra Scrittura, calmerà la mia fame, con quella soave refezione.

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Genesi, Capitolo 23

23 febbraio 2019

[1] Gli anni della vita di Sara furono centoventisette: questi furono gli anni della vita di Sara.

[2] Sara morì a Kiriat-Arba, cioè Ebron, nel paese di Cànaan, e Abramo venne a fare il lamento per Sara e a piangerla.

[3] Poi Abramo si staccò dal cadavere di lei e parlò agli Hittiti:

[4] “Io sono forestiero e di passaggio in mezzo a voi. Datemi la proprietà di un sepolcro in mezzo a voi, perché io possa portar via la salma e seppellirla”.

[5] Allora gli Hittiti risposero:

[6] “Ascolta noi, piuttosto, signore: tu sei un principe di Dio in mezzo a noi: seppellisci il tuo morto nel migliore dei nostri sepolcri. Nessuno di noi ti proibirà di seppellire la tua defunta nel suo sepolcro”.

[7] Abramo si alzò, si prostrò davanti alla gente del paese, davanti agli Hittiti e parlò loro:

[8] “Se è secondo il vostro desiderio che io porti via il mio morto e lo seppellisca, ascoltatemi e insistete per me presso Efron, figlio di Zocar,

[9] perché mi dia la sua caverna di Macpela, che è all’estremità del suo campo. Me la ceda per il suo prezzo intero come proprietà sepolcrale in mezzo a voi”.

[10] Ora Efron stava seduto in mezzo agli Hittiti. Efron l’Hittita rispose ad Abramo, mentre lo ascoltavano gli Hittiti, quanti entravano per la porta della sua città, e disse:

[11] “Ascolta me, piuttosto, mio signore: ti cedo il campo con la caverna che vi si trova, in presenza dei figli del mio popolo te la cedo: seppellisci il tuo morto”.

[12] Allora Abramo si prostrò a lui alla presenza della gente del paese.

[13] Parlò ad Efron, mentre lo ascoltava la gente del paese, e disse: “Se solo mi volessi ascoltare: io ti do il prezzo del campo. Accettalo da me, così io seppellirò là il mio morto”.

[14] Efron rispose ad Abramo:

[15] “Ascolta me piuttosto, mio signore: un terreno del valore di quattrocento sicli d’argento che cosa è mai tra me e te? Seppellisci dunque il tuo morto”.

[16] Abramo accettò le richieste di Efron e Abramo pesò ad Efron il prezzo che questi aveva detto, mentre lo ascoltavano gli Hittiti, cioè quattrocento sicli d’argento, nella moneta corrente sul mercato.

[17] Così il campo di Efron che si trovava in Macpela, di fronte a Mamre, il campo e la caverna che vi si trovava e tutti gli alberi che erano dentro il campo e intorno al suo limite,

[18] passarono in proprietà ad Abramo, alla presenza degli Hittiti, di quanti entravano nella porta della città.

[19] Dopo, Abramo seppellì Sara, sua moglie, nella caverna del campo di Macpela di fronte a Mamre, cioè Ebron, nel paese di Cànaan.

[20] Il campo e la caverna che vi si trovava passarono dagli Hittiti ad Abramo in proprietà sepolcrale.

Spiegazione

Più lunga è la vita, più breve sarà la fine. Benedetto sia Dio perché c’è un mondo in cui il peccato, la morte, la vanità e l’oppressione non entreranno mai. Benedetto sia il suo Nome perché nemmeno la morte può dividere i credenti dall’unione con Cristo. Ciò che di più amiamo, anche i nostri corpi di cui tanto ci preoccupiamo, diventeranno presto pezzi disgustosi di terra e saranno seppelliti lontani dalla vista. Come dovremmo pertanto scioglierci da tutti gli accessori e ornamenti terreni! Provvediamo piuttosto ad ornare le nostre anime con la grazia divina! Abraamo rese l’onore e il rispetto ai principi di Et, sebbene fossero dei Cananei empi. La religione della Bibbia ci ordina di portare rispetto a tutte le autorità, senza adulare le persone o tollerare i loro reati se essi sono ingiusti. E la nobile generosità di questi Cananei svergogna e condanna la chiusura, l’egoismo e il cattivo umori di molti che si dicono credenti. Non fu per orgoglio che Abramo rifiutò il regalo, né per il disprezzo di essere trattenuto a Efron, ma per giustizia e prudenza. Abraamo poteva pagare il campo e quindi non voleva sfruttare la generosità di Efron. L’onestà, come bene da rispettare, ci proibisce di sfruttare la magnanimità dei nostri vicini e di imporci su coloro che ci danno gratuitamente.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Secondo i Sacramenti della Guarigione, Articolo 4 ,il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione ( Paragrafi, VIII;IX;X;XI;Sintesi)

14 febbraio 2019

VIII. Il ministro di questo sacramento

1461 Poiché Cristo ha affidato ai suoi Apostoli il ministero della riconciliazione, [Cf ⇒ Gv 20,23; 1461 ⇒ 2Cor 5,18 ] i vescovi, loro successori, e i presbiteri, collaboratori dei vescovi, continuano ad esercitare questo ministero. Infatti sono i vescovi e i presbiteri che hanno, in virtù del sacramento dell’Ordine, il potere di perdonare tutti i peccati “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.

1462 Il perdono dei peccati riconcilia con Dio ma anche con la Chiesa. Il vescovo, capo visibile della Chiesa particolare, è dunque considerato a buon diritto, sin dai tempi antichi, come colui che principalmente ha il potere e il ministero della riconciliazione: è il moderatore della disciplina penitenziale [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 26]. I presbiteri, suoi collaboratori, esercitano tale potere nella misura in cui ne hanno ricevuto l’ufficio sia dal proprio vescovo (o da un superiore religioso), sia dal Papa, in base al diritto della Chiesa [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 844; ⇒ 967-969; ⇒ 972; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 722, 3-4].

1463 Alcuni peccati particolarmente gravi sono colpiti dalla scomunica, la pena ecclesiastica più severa, che impedisce di ricevere i sacramenti e di compiere determinati atti ecclesiastici, e la cui assoluzione, di conseguenza, non può essere accordata, secondo il diritto della Chiesa, che dal Papa, dal vescovo del luogo o da presbiteri da loro autorizzati [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1331; ⇒ 1354-1357; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 1431; 1434; 1420]. In caso di pericolo di morte, ogni sacerdote, anche se privo della facoltà di ascoltare le confessioni, può assolvere da qualsiasi peccato [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 976; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 725] e da qualsiasi scomunica.

1464 I sacerdoti devono incoraggiare i fedeli ad accostarsi al sacramento della Penitenza e devono mostrarsi disponibili a celebrare questo sacramento ogni volta che i cristiani ne facciano ragionevole richiesta [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 986; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 735; Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 13].

1465 Celebrando il sacramento della Penitenza, il sacerdote compie il ministero del Buon Pastore che cerca la pecora perduta, quello del Buon Samaritano che medica le ferite, del Padre che attende il figlio prodigo e lo accoglie al suo ritorno, del giusto Giudice che non fa distinzione di persone e il cui giudizio è ad un tempo giusto e misericordioso. Insomma, il sacerdote è il segno e lo strumento dell’amore misericordioso di Dio verso il peccatore.

1466 Il confessore non è il padrone, ma il servitore del perdono di Dio. Il ministro di questo sacramento deve unirsi “all’intenzione e alla carità di Cristo” [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 13]. Deve avere una provata conoscenza del comportamento cristiano, l’esperienza delle realtà umane, il rispetto e la delicatezza nei confronti di colui che è caduto; deve amare la verità, essere fedele al magistero della Chiesa e condurre con pazienza il penitente verso la guarigione e la piena maturità. Deve pregare e fare penitenza per lui, affidandolo alla misericordia del Signore.

1467 Data la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, la Chiesa dichiara che ogni sacerdote che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe, a mantenere un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno confessato [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1388, 1; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 1456]. Non gli è lecito parlare neppure di quanto viene a conoscere, attraverso la confessione, della vita dei penitenti. Questo segreto, che non ammette eccezioni, si chiama il “sigillo sacramentale”, poiché ciò che il penitente ha manifestato al sacerdote rimane “sigillato” dal sacramento.

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Genesi, Capitolo 22

12 febbraio 2019

[1] Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: “Abramo, Abramo!”. Rispose: “Eccomi!”.

[2] Riprese: “Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, và nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò”.

[3] Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato.

[4] Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo.

[5] Allora Abramo disse ai suoi servi: “Fermatevi qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi”.

[6] Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt’e due insieme.

[7] Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: “Padre mio!”. Rispose: “Eccomi, figlio mio”. Riprese: “Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?”.

[8] Abramo rispose: “Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!”. Proseguirono tutt’e due insieme;

[9] così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna.

[10] Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.

[11] Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: “Abramo, Abramo!”. Rispose: “Eccomi!”.

[12] L’angelo disse: “Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio”.

[13] Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.

[14] Abramo chiamò quel luogo: “Il Signore provvede”, perciò oggi si dice: “Sul monte il Signore provvede”.

[15] Poi l’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta

[16] e disse: “Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio,

[17] io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici.

[18] Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce”.

[19] Poi Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in cammino verso Bersabea e Abramo abitò a Bersabea.

[20] Dopo queste cose, ad Abramo fu portata questa notizia: “Ecco Milca ha partorito figli a Nacor tuo fratello”:

[21] Uz, il primogenito, e suo fratello Buz e Kamuèl il padre di Aram

[22] e Chesed, Azo, Pildas, Idlaf e Betuèl;

[23] Betuèl generò Rebecca: questi otto figli partorì Milca a Nacor, fratello di Abramo.

[24] Anche la sua concubina, chiamata Reuma, partorì figli: Tebach, Gacam, Tacas e Maaca.

Spiegazione

Versi 1, 2

Non siamo mai totalmente al sicuro dalle prove. Per gli Ebrei i termini tentare, mettere alla prova o provare sono espressi tutti con la stessa parola. Ogni prova è infatti una tentazione e tende a dimostrare le disposizioni del cuore, se esso sia santo o empio. Dio provò Abraamo non per indurlo a peccare come invece fa Satana. La grande fede è spesso allenata con prove forti e si basa su azioni faticose da compiere. Il comando di offrire suo figlio è reso in questa lingua come la prova più dolorosa: ogni parola qui è come una spada. Osservate, 1. La persona da offrire: Prendi tuo figlio, non i tuoi vitelli o i tuoi agnelli. Quanto volontariamente Abraamo avrebbe usato tutti loro per salvare Isacco! Tuo figlio, non il tuo servo. Solo tuo figlio, l’unico figlio nato da Sara. Prendi Isacco, il figlio che ami. 2. Il luogo: il viaggio durò tre giorni in modo che Abraamo potesse aver tempo per meditare e obbedire deliberatamente. 3. Il modo: Offrirlo sulla brace: non solo si trattava di uccidere suo figlio, il suo Isacco, ma di offrirlo in olocausto, ucciderlo con tutta quella pomposa e solenne cerimonia con la quale egli era solito offrire i suoi olocausti.
3 Versi 3-10

Mai fu provato dell’oro in un fuoco così rovente. Chi, se non Abraamo, avrebbe potuto discutere con Dio? Tale sarebbe stato il pensiero di un cuore debole, ma Abraamo sapeva che aveva a che fare con Dio, Jehova. La fede non gli aveva insegnato a discutere ma ad obbedire. Egli è sicuro che tutto quello che Dio ordina è buono e che quello che egli promette non può essere vanificato. Nelle cose di Dio chi ragiona umanamente, secondo la carne e il sangue, non avrebbe mai offerto il suo Isacco a Dio. Il buon patriarca si alzò presto e iniziò il suo viaggio con la tristezza nel cuore, percorse tre giorni avendo sempre sotto gli occhi il suo Isacco! Il dolore è peggiore quando continua a perdurare. L’espressione: “Verremo di nuovo da te” mostra che Abraamo attendeva che Isacco venisse risuscitato dai morti e fosse ritornato con lui a casa. È molto interessante notare quel che Isacco chiese ad Abraamo lungo il viaggio: “Padre mio”, disse Isacco: era una parola talmente tenera che, se uno ci pensa, va più in fondo nel cuore di Abraamo di quel coltello con cui doveva colpire il cuore di Isacco. Tuttavia si aspettava quella terribile domanda di suo figlio. Quindi Abraamo, non volendo rispondere chiaramente, profetizza: “Figlio mio, Dio stesso provvederà un agnello per l’olocausto”. Lo Spirito Santo, mediante la sua bocca, sembra predire l’Agnello di Dio che egli ha inviato per togliere il peccato del mondo. Abraamo depone la legno in una pila per l’olocausto del suo Isacco e ora gli dice la notizia sorprendente: “Sei tu, Isacco, l’agnello che Dio ha fornito!”. Abraamo, senza dubbio, lo consolò con le stesse speranze con le quali egli stesso, per mezzo della fede, fu consolato. Era pure necessario che quell’olocausto fosse legato. Il grande Sacrificio, che nella pienezza dei tempi doveva essere offerto, anch’egli fu legato come Isacco. Eccoci al rito: Abraamo prende il coltello e allunga la mano per sferrare il colpo mortale. Ecco un atto di fiducia e di ubbidienza che merita di essere una lode a Dio, agli angeli e agli uomini. Dio, mediante la sua provvidenza, ci chiama a volte a rinunciare a un Isacco e noi dobbiamo farlo, con sottomissione e di buon animo alla sua santa volontà, 1Sa 3:18.

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Araldo del Divino Amore, Libro IV, capitolo Diciasettesimo: Offerta del Signore per l’Anima di Geltrude / Le tre Vittorie di Dio, I. Domenica di Quaresima

12 febbraio 2019

Nella domenica Invocavit, trovandosi Geltrude insufficientemente preparata per ricevere la S. Comunione, pregò divotamente il Signore perchè si degnasse di attribuirle il santissimo suo digiuno ch’Egli aveva sopportato per la nostra salvezza, per supplire al digiuno quaresimale ch’ella non poteva praticare, per le sue infermità. A tale domanda il Figlio di Dio si levò premuroso e raggiante, poi genuflesso riverentemente davanti al Padre, disse: «O Padre, giacchè sono il tuo Figlio unico, coeterno e consustanziale, conosco nella mia inesauribile Sapienza, tutta l’estensione dell’umana debolezza; la conosco meglio ancora di questa stessa anima e di ogni altra, così so compatire in mille modi a tale fragilità. Nel vivissimo desiderio di supplire alla medesima ti offro, o Padre santissimo, l’astinenza della mia sacra bocca per riparare le parole inutili che la mia diletta Sposa ha pronunciato: ti offro, o Padre giustissimo, la mortificazione imposta alle mie sacratissime orecchie, per, riparare le colpe nelle quali il senso dell’udito l’ha fatta cadere. Ti offro ancora la modestia dei miei occhi per cancellare le colpe ch’élla può avere contratto con gli sguardi illeciti; ti offro la mortificazione delle mie mani e dei miei piedi per tutte le imperfezioni delle sue opere e de’ suoi passi; infine, o Padre amatissimo, offro alla tua Maestà il mio Cuore deificato per tutte le colpe che ha commesse con.pensieri, desideri e volontà ».

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Secondo i Sacramenti della Guarigione, Articolo 4 Il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione .Paragrafo VI e VII

11 febbraio 2019

VI. Il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione

1440 Il peccato è anzitutto offesa a Dio, rottura della comunione con lui. Nello stesso tempo esso attenta alla comunione con la Chiesa. Per questo motivo la conversione arreca ad un tempo il perdono di Dio e la riconciliazione con la Chiesa, ciò che il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione esprime e realizza liturgicamente [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11].

Dio solo perdona il peccato

1441 Dio solo perdona i peccati [Cf ⇒ Mc 2,7 ]. Poiché Gesù è il Figlio di Dio, egli dice di se stesso: “Il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati” ( ⇒ Mc 2,10 ) ed esercita questo potere divino: “Ti sono rimessi i tuoi peccati!” ( ⇒ Mc 2,5; ⇒ Lc 7,48 ). Ancor di più: in virtù della sua autorità divina dona tale potere agli uomini [Cf ⇒ Gv 20,21-23 ] affinché lo esercitino nel suo nome.

1442 Cristo ha voluto che la sua Chiesa sia tutta intera, nella sua preghiera, nella sua vita e nelle sue attività, il segno e lo strumento del perdono e della riconciliazione che egli ci ha acquistato a prezzo del suo sangue. Ha tuttavia affidato l’esercizio del potere di assolvere i peccati al ministero apostolico. A questo è affidato il “ministero della riconciliazione” ( ⇒ 2Cor 5,18 ). L’apostolo è inviato “nel nome di Cristo”, ed è Dio stesso che, per mezzo di lui, esorta e supplica: “Lasciatevi riconciliare con Dio” ( ⇒ 2Cor 5,20 ).

Riconciliazione con la Chiesa

1443 Durante la sua vita pubblica, Gesù non ha soltanto perdonato i peccati; ha pure manifestato l’effetto di questo perdono: egli ha reintegrato i peccatori perdonati nella comunità del Popolo di Dio, dalla quale il peccato li aveva allontanati o persino esclusi. Un segno chiaro di ciò è il fatto che Gesù ammette i peccatori alla sua tavola; più ancora, egli stesso siede alla loro mensa, gesto che esprime in modo sconvolgente il perdono di Dio [Cf ⇒ Lc 15 ] e, nello stesso tempo, il ritorno in seno al Popolo di Dio [ Cf ⇒ Lc 19,9 ].

1444 Rendendo gli Apostoli partecipi del suo proprio potere di perdonare i peccati, il Signore dà loro anche l’autorità di riconciliare i peccatori con la Chiesa. Tale dimensione ecclesiale del loro ministero trova la sua più chiara espressione nella solenne parola di Cristo a Simon Pietro: “A te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” ( ⇒ Mt 16,19 ). Questo “incarico di legare e di sciogliere, che è stato dato a Pietro, risulta essere stato pure concesso al collegio degli Apostoli, unito col suo capo” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 22].

1445 Le parole legare e sciogliere significano: colui che voi escluderete dalla vostra comunione, sarà escluso dalla comunione con Dio; colui che voi accoglierete di nuovo nella vostra comunione, Dio lo accoglierà anche nella sua. La riconciliazione con la Chiesa è inseparabile dalla riconciliazione con Dio.

Il sacramento del perdono

1446 Cristo ha istituito il sacramento della Penitenza per tutti i membri peccatori della sua Chiesa, in primo luogo per coloro che, dopo il Battesimo, sono caduti in peccato grave e hanno così perduto la grazia battesimale e inflitto una ferita alla comunione ecclesiale. A costoro il sacramento della Penitenza offre una nuova possibilità di convertirsi e di recuperare la grazia della giustificazione. I Padri della Chiesa presentano questo sacramento come “la seconda tavola [di salvezza] dopo il naufragio della grazia perduta” [Tertulliano, De paenitentia, 4, 2; cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1542].

1447 Nel corso dei secoli la forma concreta, secondo la quale la Chiesa ha esercitato questo potere ricevuto dal Signore, ha subito molte variazioni. Durante i primi secoli, la riconciliazione dei cristiani che avevano commesso peccati particolarmente gravi dopo il loro Battesimo (per esempio l’idolatria, l’omicidio o l’adulterio), era legata ad una disciplina molto rigorosa, secondo la quale i penitenti dovevano fare pubblica penitenza per i loro peccati, spesso per lunghi anni, prima di ricevere la riconciliazione. A questo “ordine dei penitenti” (che riguardava soltanto certi peccati gravi) non si era ammessi che raramente e, in talune regioni, una sola volta durante la vita. Nel settimo secolo, ispirati dalla tradizione monastica d’Oriente, i missionari irlandesi portarono nell’Europa continentale la pratica “privata” della penitenza, che non esige il compimento pubblico e prolungato di opere di penitenza prima di ricevere la riconciliazione con la Chiesa. Il sacramento si attua ormai in una maniera più segreta tra il penitente e il sacerdote. Questa nuova pratica prevedeva la possibilità della reiterazione e apriva così la via ad una frequenza regolare di questo sacramento. Essa permetteva di integrare in una sola celebrazione sacramentale il perdono dei peccati gravi e dei peccati veniali. E’ questa, a grandi linee, la forma di penitenza che la Chiesa pratica fino ai nostri giorni.

1448 Attraverso i cambiamenti che la disciplina e la celebrazione di questo sacramento hanno conosciuto nel corso dei secoli, si discerne la medesima struttura fondamentale. Essa comporta due elementi ugualmente essenziali: da una parte, gli atti dell’uomo che si converte sotto l’azione dello Spirito Santo: cioè la contrizione, la confessione e la soddisfazione; dall’altra parte, l’azione di Dio attraverso l’intervento della Chiesa. La Chiesa che, mediante il vescovo e i suoi presbiteri, concede nel nome di Gesù Cristo il perdono dei peccati e stabilisce la modalità della soddisfazione, prega anche per il peccatore e fa penitenza con lui. Così il peccatore viene guarito e ristabilito nella comunione ecclesiale.

1449 La formula di assoluzione in uso nella Chiesa latina esprime gli elementi essenziali di questo sacramento: il Padre delle misericordie è la sorgente di ogni perdono. Egli realizza la riconciliazione dei peccatori mediante la Pasqua del suo Figlio e il dono del suo Spirito, attraverso la preghiera e il ministero della Chiesa:

Dio, Padre di misericordia, che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e Risurrezione del suo Figlio, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace. E io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo [Rituale romano, Rito della penitenza, formula dell’assoluzione].

VII. Gli atti del penitente

1450 “La penitenza induce il peccatore a sopportare di buon animo ogni sofferenza; nel suo cuore vi sia la contrizione, nella sua bocca la confessione, nelle sue opere tutta l’umiltà e la feconda soddisfazione” [Catechismo Romano, 2, 5, 21; cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1673].

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Genesi, Capitolo 21

10 febbraio 2019

[1] Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso.

[2] Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato.

[3] Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito.

[4] Abramo circoncise suo figlio Isacco, quando questi ebbe otto giorni, come Dio gli aveva comandato.

[5] Abramo aveva cento anni, quando gli nacque il figlio Isacco.

[6] Allora Sara disse: “Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà sorriderà di me!”.

[7] Poi disse: “Chi avrebbe mai detto ad Abramo: Sara deve allattare figli! Eppure gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia!”.

[8] Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto quando Isacco fu svezzato.

[9] Ma Sara vide che il figlio di Agar l’Egiziana, quello che essa aveva partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco.

[10] Disse allora ad Abramo: “Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco”.

[11] La cosa dispiacque molto ad Abramo per riguardo a suo figlio.

[12] Ma Dio disse ad Abramo: “Non ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la tua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe.

[13] Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perché è tua prole”.

[14] Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il fanciullo e la mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea.

[15] Tutta l’acqua dell’otre era venuta a mancare. Allora essa depose il fanciullo sotto un cespuglio

[16] e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d’arco, perché diceva: “Non voglio veder morire il fanciullo!”. Quando gli si fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse.

[17] Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: “Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova.

[18] Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione”.

[19] Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d’acqua. Allora andò a riempire l’otre e fece bere il fanciullo.

[20] E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un tiratore d’arco.

[21] Egli abitò nel deserto di Paran e sua madre gli prese una moglie del paese d’Egitto.

[22] In quel tempo Abimèlech con Picol, capo del suo esercito, disse ad Abramo: “Dio è con te in quanto fai.

[23] Ebbene, giurami qui per Dio che tu non ingannerai né me né i miei figli né i miei discendenti: come io ho agito amichevolmente con te, così tu agirai con me e con il paese nel quale sei forestiero”.

[24] Rispose Abramo: “Io lo giuro”.

[25] Ma Abramo rimproverò Abimèlech a causa di un pozzo d’acqua, che i servi di Abimèlech avevano usurpato.

[26] Abimèlech disse: “Io non so chi abbia fatto questa cosa: né tu me ne hai informato, né io ne ho sentito parlare se non oggi”.

[27] Allora Abramo prese alcuni capi del gregge e dell’armento, li diede ad Abimèlech: tra loro due conclusero un’alleanza.

[28] Poi Abramo mise in disparte sette agnelle del gregge.

[29] Abimèlech disse ad Abramo: “Che significano quelle sette agnelle che hai messe in disparte?”.

[30] Rispose: “Tu accetterai queste sette agnelle dalla mia mano, perché ciò mi valga di testimonianza che io ho scavato questo pozzo”.

[31] Per questo quel luogo si chiamò Bersabea, perché là fecero giuramento tutti e due.

[32] E dopo che ebbero concluso l’alleanza a Bersabea, Abimèlech si alzò con Picol, capo del suo esercito, e ritornarono nel paese dei Filistei.

[33] Abramo piantò un tamerice in Bersabea, e lì invocò il nome del Signore, Dio dell’eternità.

[34] E fu forestiero nel paese dei Filistei per molto tempo.

Spiegazione

Nel Vecchio Testamento non molti vennero al mondo con grandi aspettative come Isacco. Egli fu, sotto questo aspetto, una specie di Cristo, la cui Discendenza Iddio Santo promise da lungo tempo assieme all’invio di uomini santi. Egli nacque secondo la promessa al tempo stabilito da Dio. Le benedizioni promesse da Dio si realizzano solo nel momento in cui Egli vuole e nel tempo più opportuno. Isacco vuole dire “risata” e c’era una buona ragione per aver ricevuto questo nome (vedi Genesi 17:17 e Genesi 18:13). Quando il Sole del conforto splende sull’anima è bene ricordare quanto è dolce quel giorno in cui riceviamo avvisaglie di consolazione. Quando Sara ricevette la promessa, ella invece rise per incredulità e a causa di dubbio. Quando Dio ci dà quella provvidenza che pensavamo ormai di non ricevere più, dobbiamo ricordare con dolore e con vergogna i momenti di mancanza di fede nella sua potenza e nella sua promessa. Questa clemenza riempì Sara di allegria e di meraviglia. I favori di Dio al popolo dell’alleanza sorpassano ogni pensiero e ogni aspettativa: chi potrebbe immaginare che egli farà tanto per quelli che meritano così poco, anzi per quelli che meriterebbero tanto male? Chi l’avrebbe mai detto che Dio avrebbe mandato suo Figlio a morire per noi, il suo Spirito a santificarci e i suoi angeli ad assisterci? Chi l’avrebbe mai detto che i grandi peccati sarebbero stati perdonati, le povere offerte accettate e noi, vermi senza valore, resi degni dell’Alleanza? Troviamo qui un breve racconto dell’infanzia di Isacco. Dio, benedicendo l’allattamento dei bambini e custodendoli dai pericoli nell’età infantile, ci dimostra attraverso questi esempi, la cura e la tenerezza della Provvidenza divina (Vedete Sal. 22:9-10 e Osea 11:1-2).

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Angelus, in Piazza San Pietro, Domenica 10 Febbraio 2019 ,con Papa Francesco

10 febbraio 2019

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il Vangelo di oggi (cfr Lc 5,1-11) ci propone, nel racconto di Luca, la chiamata di San Pietro. Il suo nome – sappiamo – era Simone, ed era pescatore. Gesù, sulla riva del lago di Galilea, lo vede mentre sta sistemando le reti, assieme ad altri pescatori. Lo trova affaticato e deluso, perché quella notte non avevano pescato nulla. E Gesù lo sorprende con un gesto imprevisto: sale sulla sua barca e gli chiede di allontanarsi un po’ da terra perché vuole parlare alla gente da lì – c’era tanta gente. Così Gesù si siede sulla barca di Simone e insegna alla folla radunata lungo la riva. Ma le sue parole riaprono alla fiducia anche il cuore di Simone. Allora Gesù, con un’altra “mossa” sorprendente, gli dice: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca» (v. 4).
Simone risponde con una obiezione: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla…». E, come esperto pescatore, avrebbe potuto aggiungere: “Se non abbiamo preso niente di notte, tanto meno prenderemo di giorno”. Invece, ispirato dalla presenza di Gesù e illuminato dalla sua Parola, dice: «…ma sulla tua parola getterò le reti» (v. 5). È la risposta della fede, che anche noi siamo chiamati a dare; è l’atteggiamento di disponibilità che il Signore chiede a tutti i suoi discepoli, soprattutto a quanti hanno compiti di responsabilità nella Chiesa. E l’obbedienza fiduciosa di Pietro genera un risultato prodigioso: «Fecero così e presero una quantità enorme di pesci» (v. 6).
Si tratta di una pesca miracolosa, segno della potenza della parola di Gesù: quando ci mettiamo con generosità al suo servizio, Egli compie in noi cose grandi. Così agisce con ciascuno di noi: ci chiede di accoglierlo sulla barca della nostra vita, per ripartire con Lui e solcare un nuovo mare, che si rivela carico di sorprese. Il suo invito a uscire nel mare aperto dell’umanità del nostro tempo, per essere testimoni di bontà e di misericordia, dà senso nuovo alla nostra esistenza, che rischia spesso di appiattirsi su sé stessa. A volte possiamo rimanere sorpresi e titubanti di fronte alla chiamata che ci rivolge il Maestro divino, e siamo tentati di rifiutarla a motivo della nostra inadeguatezza. Anche Pietro, dopo quella pesca incredibile, disse a Gesù: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore» (v. 8). E’ bella questa umile preghiera: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”. Ma lo disse in ginocchio davanti a Colui che ormai riconosce come “Signore”. E Gesù lo incoraggia dicendo: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini» (v. 10), perché Dio, se ci fidiamo di Lui, ci libera dal nostro peccato e ci apre davanti un orizzonte nuovo: collaborare alla sua missione.
Il miracolo più grande compiuto da Gesù per Simone e gli altri pescatori delusi e stanchi, non è tanto la rete piena di pesci, quanto l’averli aiutati a non cadere vittime della delusione e dello scoraggiamento di fronte alle sconfitte. Li ha aperti a diventare annunciatori e testimoni della sua parola e del regno di Dio. E la risposta dei discepoli è stata pronta e totale: «Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono» (v. 11). La Vergine Santa, modello di pronta adesione alla volontà di Dio, ci aiuti a sentire il fascino della chiamata del Signore, e ci renda disponibili a collaborare con Lui per diffondere dappertutto la sua parola di salvezza.

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto, Capitolo Sedicesimo:Tutte le nostre buone opere sono contate e noi possiamo nobilitarlecon l’unione alla Passione del Salvatore

10 febbraio 2019

La notte seguente, il Signore Gesù apparve a Geltrude assiso sul trono della sua gloria. S. Giovanni, seduto ai suoi piedi, scriveva. La Santa chiese all’apostolo cosa mai annotasse, ma Gesù, prendendo la parola, rispose: «Egli segna accuratamente gli omaggi che ieri la comunità mi ha offerto e quelli che riceverò nei giorni seguenti. Il Padre mi ha rimesso il giudizio; così voglio ricompensare, dopo la morte, tutto quanto un’anima avrà fatto per me, esercitandosi nelle buone opere. In virtù dei meriti della mia Passione aggiungerò alle azioni di queste anime una misura colma e pigiata, che le impreziosirà meravigliosamente. Le condurrò poi davanti al Padre mio con il patrimonio completo dei loro atti buoni, affinchè nella sua potenza e paterna bontà, vi aggiunga ancora una misura trabocchevole, per gli omaggi di riparazione che mi hanno prodigato in questi giorni nei quali sono tanto offeso dai mondani. Io sono l’Amico più fedele e non posso lasciare senza ricompensa coloro che mi fanno dei bene. Potrei forse essere da meno del Re Davide? Egli aveva sempre premiato i servizi a lui resi, tuttavia, all’avvicinarsi della morte, fece venire il figlio Salomone, nelle mani del quale aveva già deposto il regno e gli disse: « Tu sarai riconoscente verso i figli di Berzellai di Gallad e li terrai alla stessa tua mensa, perchè mi hanno consolato e accolto quando fuggivo davanti al tuo fratello – Assalonne Filits Berzellai Galaaditis reddes gratiam, eruntque comedentes in mensa tua: occurrerunt enim mihi cum fugerem a facie fratrts tuii Absulon » (III, RE. 11, 7).
Un servigio offerto nel tempo dell’avversità è più gradito e ha maggior merito, di quella reso nel tempo prospero; così io sono più commosso dalle prove di fedeltà che mi sono date in questo tempo nel quale il mondo mi perseguita ».

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Araldo del Divino Amore, Libro IV, Capitolo Quindicesimo: Conforto delle pene, Domenica Quinquagesima

6 febbraio 2019

Alla vigilia della domenica Esto mihi, Geltrude, essendosi allontanata dalle cose esteriori per raccogliersi profondamente nell’intimo dell’anima sua, venne trasportata nel seno della divina bontà, dove gustò tali delizie da sembrarle di governare, con il suo Dio, tutti i regni del cielo e della terra.
Ma dopo d’aver passata tutta la giornata nel gaudio spirituale, venne assalita verso sera, da un turbamento che la gettò in grande angoscia. Ella si sforzò di superarsi, riflettendo che quella pena era una minuzia trascurabile, ma non potè vincersi e dovette rassegnarsi a restare priva della calma serena che le era abituale.
Dopo d’aver passato l’intera notte insonne, supplicò il Signore di sciogliere quell’ostacolo e di accordarle, per la sua gloria, la gioia delle passate delizie. Il Signore le rispose: « Se tu vuoi alleggerire il mio fardello devi portare il tuo e metterti alla mia sinistra, affinchè io possa riposare sui tuo seno. Infatti quando mi adagio sul lato sinistro, riposo sul cuore, ciò che mi è di grande ristoro nella fatica. Di più in tale positura, posso guardare direttamente nel cuor tuo, e raccogliere le vibrazioni melodiose dei tuoi desideri che mi rapiscono. L’amabile varietà dei suoi sentimenti mi affascina, vi respiro, assoluta confidenza che ti fa tendere verso di me con tanto slancio, e sono dolcemente commosso dall’ardente carità che ti fa bramare la salvezza eterna di tutti gli uomini. Il ricco tesoro dei tuo cuore rimane aperto davanti a me, così che posso distribuirne le ricchezze al mondo intero, in modo che tutti i bisognosi abbiano da risentirne beneficio. Se tu invece ti ponessi alla mia destra, cioè se l’anima tua non conoscesse che la consolazione, rimarrei privo di tutte queste dolcezze, perchè la mia testa riposerebbe sul tua cuore e tu ben sai che gli oggetti che stanno sotto il capo non possono essere nè visti dagli occhi, nè percepiti con l’odorato, nè toccati con le mani senza difficoltà ».

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Catechismo della Chiesa Cattolica,Capitolo Secondo i Sacramenti della Guarigione, Art.4 il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione (Pargrafo: I, II, III; IV, V )

6 febbraio 2019

IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA E DELLA RICONCILIAZIONE
1422 “Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l’esempio e la preghiera” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11].

I. Come viene chiamato questo sacramento?

1423 E’ chiamato sacramento della conversione poiché realizza sacramentalmente l’appello di Gesù alla conversione, [Cf ⇒ Mc 1,15 ] il cammino di ritorno al Padre [Cf ⇒ Lc 15,18 ] da cui ci si è allontanati con il peccato.
E’ chiamato sacramento della Penitenza poiché consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore.

1424 E’ chiamato sacramento della confessione poiché l’accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento. In un senso profondo esso è anche una “confessione”, riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l’uomo peccatore.
E’ chiamato sacramento del perdono poiché, attraverso l’assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente “il perdono e la pace” [Rituale romano, Rito della penitenza, formula dell’assoluzione]. E’ chiamato sacramento della Riconciliazione perché dona al peccatore l’amore di Dio che riconcilia: “Lasciatevi riconciliare con Dio” ( ⇒ 2Cor 5,20 ). Colui che vive dell’amore misericordioso di Dio è pronto a rispondere all’invito del Signore: “Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello” ( ⇒ Mt 5,24 ).

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Genesi, Capitolo 20

6 febbraio 2019

[1] Abramo levò le tende di là, dirigendosi nel Negheb, e si stabilì tra Kades e Sur; poi soggiornò come straniero a Gerar.

[2] Siccome Abramo aveva detto della moglie Sara: “È mia sorella”, Abimèlech, re di Gerar, mandò a prendere Sara.

[3] Ma Dio venne da Abimèlech di notte, in sogno, e gli disse: “Ecco stai per morire a causa della donna che tu hai presa; essa appartiene a suo marito”.

[4] Abimèlech, che non si era ancora accostato a lei, disse: “Mio Signore, vuoi far morire anche la gente innocente?

[5] Non mi ha forse detto: È mia sorella? E anche lei ha detto: È mio fratello. Con retta coscienza e mani innocenti ho fatto questo”.

[6] Gli rispose Dio nel sogno: “Anch’io so che con retta coscienza hai fatto questo e ti ho anche impedito di peccare contro di me: perciò non ho permesso che tu la toccassi.

[7] Ora restituisci la donna di quest’uomo: egli è un profeta: preghi egli per te e tu vivrai. Ma se tu non la restituisci, sappi che sarai degno di morte con tutti i tuoi”.

[8] Allora Abimèlech si alzò di mattina presto e chiamò tutti i suoi servi, ai quali riferì tutte queste cose, e quegli uomini si impaurirono molto.

[9] Poi Abimèlech chiamò Abramo e gli disse: “Che ci hai fatto? E che colpa ho commesso contro di te, perché tu abbia esposto me e il mio regno ad un peccato tanto grande? Tu hai fatto a mio riguardo azioni che non si fanno”.

[10] Poi Abimèlech disse ad Abramo: “A che miravi agendo in tal modo?”.

[11] Rispose Abramo: “Io mi sono detto: certo non vi sarà timor di Dio in questo luogo e mi uccideranno a causa di mia moglie.

[12] Inoltre essa è veramente mia sorella, figlia di mio padre, ma non figlia di mia madre, ed è divenuta mia moglie.

[13] Allora, quando Dio mi ha fatto errare lungi dalla casa di mio padre, io le dissi: Questo è il favore che tu mi farai: in ogni luogo dove noi arriveremo dirai di me: è mio fratello”.

[14] Allora Abimèlech prese greggi e armenti, schiavi e schiave, li diede ad Abramo e gli restituì la moglie Sara.

[15] Inoltre Abimèlech disse: “Ecco davanti a te il mio territorio: và ad abitare dove ti piace!”.

[16] A Sara disse: “Ecco, ho dato mille pezzi d’argento a tuo fratello: sarà per te come un risarcimento di fronte a quanti sono con te. Così tu sei in tutto riabilitata”.

[17] Abramo pregò Dio e Dio guarì Abimèlech, sua moglie e le sue serve, sì che poterono ancora partorire.

[18] Perché il Signore aveva reso sterili tutte le donne della casa di Abimèlech, per il fatto di Sara, moglie di Abramo.

Spiegazione:

Versi 1-8

Chi si comporta scorrettamente non prospera: mette egli stesso e gli altri in pericolo. Dio avvisò Abimelec del pericolo di peccare e del pericolo di morire a causa del peccato. Ogni peccatore ostinato è un morto ma Abimelec chiese pietà a causa dell’ignoranza. Se la nostra coscienza ci dice che possiamo essere stati indotti con l’inganno a un’insidia, non abbiamo peccato contro Dio volontariamente e questo sarà la nostra consolazione nel giorno del giudizio. Reca conforto a quelli che sono onesti sapere che Dio conosce la loro onestà e la riconoscerà. È una grande misericordia essere ostacolati nel commettere il peccato: di questo a Dio si deve la gloria. Ma se abbiamo, per ignoranza, fatto torto, non verremo scusati se di proposito persistiamo in esso. Chi fa un torto, chiunque egli sia, principe o campagnolo, avrà certamente ricambiato il torto che egli ha fatto, a meno che non si penta e, se possibile, faccia riparazione.

9 Versi 9-13 (more…)