Archivio dell'autore

King’s Cross Station, Harry Potter e il Binario 9 e 3/4

13 settembre 2013

D. Andrea Lonardo spiega ai ragazzi i valori della saga di Harry Potter …

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Fede e ragione

20 settembre 2012

Un conflitto apparente (probabilmente mediaticamente voluto ad arte). Ecco la storia (poco conosciuta) di due uomini di scienza e di fede.

Fonte: http://www.gliscritti.it/blog/entry/1602

1/ Georges Édouard Lemaître (1894-1966) sacerdote, astrofisico e cosmologo belga. Sviluppò la prima versione di quella che divenne la descrizione dell’universo del big bang

Lemaître Georges Édouard (1894-1966) astrofisico e cosmologo belga. Sviluppò la prima versione di quella che divenne la descrizione dell’universo del big bang. Lemaître nacque il 17 luglio a Charleroi, in Belgio. Dopo avere studiato ingegneria civile all’Università di Lovanio, durantela Prima guerra mondiale si arruolò come volontario nell’esercito belga, prestando servizio come ufficiale di artiglieria e guadagnandosila Croce di ferro belga.

Dopo la guerra tornò alla vita accademica conseguendo il dottorato in fisica a Lovanio nel 1920. Entrò in seminario e fu ordinato sacerdote nel 1923, ma continuò i suoi studi. Grazie a una borsa di studio del governo belga poté recarsi a Cambridge in Inghilterra, a Harvard e al MIT. In quel periodo Edwin Hubble e i suoi collaboratori cominciarono a trovare le prove dell’espansione dell’universo, e quando nel 1927 Lemaître rientrò in Belgio era abbastanza al corrente dei nuovi sviluppi, così fu in grado di occupare la cattedra di professore di astrofisica all’Università di Lovanio, che mantenne per il resto della sua carriera accademica.

Nel 1927 Lemaître pubblicò una soluzione delle equazioni della teoria della relatività generale di Einstein che descrivevano l’espansione dell’universo. Era essenzialmente la stessa scoperta fatta qualche anno prima da Aleksandr Aleksandrovič Fridman, ma allora Lemaître non ne era al corrente: a differenza di Fridman, suggerì specificamente che i moti delle galassie potevano fornire una prova dell’espansione dell’universo. (more…)

Bisogna salvare il seme (da Giovannino Guareschi)

17 settembre 2012

Preso da http://www.gliscritti.it/antologia/entry/890

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da Giovannino Guareschi, Don Camillo e don Chichì, in Tutto Don Camillo. Mondo piccolo, II, BUR, Milano, 2008, pp. 3114-3115

Don Camillo spalancò le braccia [rivolto al crocifisso]: “Signore, cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida autodistruzione?”.

Don Camillo, perché tanto pessimismo? Al­lora il mio sacrificio sarebbe stato inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe dunque fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?”.

“No, Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pu­dore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui par­lavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne […] Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?”.

Il Cristo sorrise: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla in­tatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più, ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede. Ogni giorno di più uomi­ni di molte parole e di nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri. Uomini di ogni razza, di ogni estrazione, d’ogni cultura”.

Non sappiamo la nostra altezza finché qualcuno non ci chiede di alzarci in piedi

7 aprile 2012

Dal sito www.gliscritti.it il video del bell’intervento tenuto da Alessandro D’Avenia il 10/2/2012 al Convegno Gesù nostro contemporaneo.

Link

È morta ma ce l’ha fatta. La storia di Giulia, di Fabio Finazzi

25 settembre 2011

La storia di Giulia …..

http://www.gliscritti.it/blog/entry/1033

Giorgio Perlasca nel ricordo di suo figlio

25 maggio 2011

Riprendo da www.gliscritti.it una articolo apparso sull’ Osservatore Romano

Giorgio Perlasca nel ricordo di suo figlio. Affinché i giovani diventino uomini, di Franco Perlasca

Ho saputo cosa mio padre aveva fatto tanti anni prima solo nel 1988, quando venne ritrovato da alcune donne ebree ungheresi e precisamente quando la signora Lang e il marito si presentarono a casa sua. Telefonarono qualche giorno prima per fissare un appuntamento; avevano studiato un po’ d’italiano apposta per il viaggio in Italia, ancora non semplice perché il muro di Berlino pur scricchiolante era ancora lì. Vennero in rappresentanza di decine di famiglie salvate a suo tempo da uno strano console spagnolo, Jorge Perlasca.

Raccontarono la loro storia umana e compresi che mio padre li aveva salvati; ma andarono avanti con il loro racconto e cominciai ad intravedere oltre a loro decine, centinaia, forse migliaia d’altre persone. E devo confessare che entrai in crisi chiedendomi se conoscevo realmente la persona con cui avevo vissuto per oltre trent’anni, la mia età di allora. (more…)

Padre e figlia, la nostalgia e l’amore oltre la morte

18 febbraio 2011

Bellissimo corto, molto toccante.

Chi sono i copti

4 gennaio 2011

“Copto” significa semplicemente “egiziano”. Il vocabolo greco “Egyptos” (Egitto) si è evoluto foneticamente – si perdoni la semplificazione – con la caduta del suono “e” iniziale (Egyptos-Gyptos), con la mutazione del suono “g” in “c” (Gyptos-Cyptos) e del suono “y” in “o” (Cyptos-Coptos).

Copti sono semplicemente i discendenti degli antichi egiziani. Essi si convertirono progressivamente al cristianesimo nei primi secoli. Il patriarcato di Alessandria d’Egitto (l’odierna Al-Iskandariya) emerse fra i quattro grandi patriarcati d’Oriente insieme a Gerusalemme, Antiochia, Costantinopoli, vantando figure di primissimo rilievo come Atanasio e Cirillo.

I cristiani d’Egitto si separarono dalla piena comunione con Roma e Costantinopoli nel 451 al tempo del Concilio di Calcedonia, perché non accettarono le dichiarazioni cristologiche di quel concilio. Ma dichiarazioni cristologiche comuni avvenute nel XX secolo hanno dimostrato che, in realtà, la fede nel Cristo vero Dio e vero uomo è rimasta immutata e che furono equivoci superabili a causare la rottura.

Ancora oggi, comunque, la chiesa copta ortodossa non è in piena comunione né con la chiesa cattolica, né con quella ortodossa. Relazioni molto fraterne sono poi maturate soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II.

All’arrivo dell’islam, molti degli antichi egiziani conservarono la fede cristiana dei padri e l’hanno mantenuta inalterata fino ad oggi. La chiesa copta è la più numerosa comunità cristiana orientale ad essere sopravvissuta nei secoli una volta che l’islam ha assunto il potere. Mentre comunità cristiane un tempo importantissime, come quelle del nord Africa, sono quasi completamente scomparse, altre sono sopravvissute diminuendo numericamente nei secoli, come quelle sire, assire, persiane, armene (nei territori degli odierni stati della Siria, Iraq, Iran, Turchia, ecc.). Solo quella copta ha mantenuto una consistenza numerica rilevante. Si stima che i copti siano ancora un decimo della popolazione egiziana, forse 6 milioni di persone.

Queste comunità ricordano a tutti che “arabo” non significa “musulmano”, poiché esistono “arabi cristiani”. Il cristianesimo non nasce in occidente, ma in oriente e gli egiziani copti, così come gli altri arabi cristiani, sono storicamente i discendenti di coloro che hanno sempre abitato quelle terre. Gli arabi cristiani abitano tuttora quelle terre non come stranieri, bensì come cittadini di diritto, insieme agli arabi musulmani.

Copti sono oggi i “cristiani arabi d’Egitto” che hanno una tradizione propria con un rito peculiare, il “rito copto” appunto. La maggioranza di loro è di fede ortodossa, anche se – come si diceva – non in comunione con Costantinopoli, mentre una piccola minoranza è di fede cattolica.

Fonte

Il discorso di John Henry Newman a Palazzo della Pigna in Roma, in occasione della sua nomina a cardinale

29 ottobre 2010

E’ il famoso “discorso del biglietto”, pronunciato da Newman in occasione della sua nomina a cardinale il 12 maggio 1879 nel Palazzo della Pigna a Roma. Il testo fu subito trasmesso dal corrispondente romano dell’inglese “The Times” che lo pubblicò integralmente il giorno successivo. “L’Osservatore Romano” del 14 maggio lo pubblicò in una traduzione del gesuita Pietro Armellini e in seguito “La Civiltà Cattolica” commentò il discorso qualificandolo come importantissimo. Eccone il testo, così come è stato riproposto da L’Osservatore Romano del 9 aprile 2010: (more…)

Un estratto dalla lettera di Benedetto XVI ai seminaristi

18 ottobre 2010

Cari Seminaristi,

nel dicembre 1944, quando fui chiamato al servizio militare, il comandante di compagnia domandò a ciascuno di noi a quale professione aspirasse per il futuro. Risposi di voler diventare sacerdote cattolico. Il sottotenente replicò: Allora Lei deve cercarsi qualcos’altro. Nella nuova Germania non c’è più bisogno di preti. Sapevo che questa “nuova Germania” era già alla fine, e che dopo le enormi devastazioni portate da quella follia sul Paese, ci sarebbe stato bisogno più che mai di sacerdoti.

Oggi, la situazione è completamente diversa. In vari modi, però, anche oggi molti pensano che il sacerdozio cattolico non sia una “professione” per il futuro, ma che appartenga piuttosto al passato. Voi, cari amici, vi siete decisi ad entrare in seminario, e vi siete, quindi, messi in cammino verso il ministero sacerdotale nella Chiesa Cattolica, contro tali obiezioni e opinioni.

Avete fatto bene a farlo. Perché gli uomini avranno sempre bisogno di Dio, anche nell’epoca del dominio tecnico del mondo e della globalizzazione: del Dio che ci si è mostrato in Gesù Cristo e che ci raduna nella Chiesa universale, per imparare con Lui e per mezzo di Lui la vera vita e per tenere presenti e rendere efficaci i criteri della vera umanità.

Dove l’uomo non percepisce più Dio, la vita diventa vuota; tutto è insufficiente. L’uomo cerca poi rifugio nell’ebbrezza o nella violenza, dalla quale proprio la gioventù viene sempre più minacciata. Dio vive. Ha creato ognuno di noi e conosce, quindi, tutti. È così grande che ha tempo per le nostre piccole cose: “I capelli del vostro capo sono tutti contati”. Dio vive, e ha bisogno di uomini che esistono per Lui e che Lo portano agli altri. Sì, ha senso diventare sacerdote: il mondo ha bisogno di sacerdoti, di pastori, oggi, domani e sempre, fino a quando esisterà.

Il seminario è una comunità in cammino verso il servizio sacerdotale. Con ciò, ho già detto qualcosa di molto importante: sacerdoti non si diventa da soli. Occorre la “comunità dei discepoli”, l’insieme di coloro che vogliono servire la comune Chiesa.

 

Fonte

Benedetto XVI, le «false divinità che distruggono il mondo»

13 ottobre 2010

[…] Possiamo gettare uno sguardo sul secondo Salmo di questa Ora Media, il Salmo 81, dove si vede una parte di questo processo. Dio sta tra gli dei – ancora sono considerati in Israele come dei. In questo Salmo, in un concentramento grande, in una visione profetica, si vede il depotenziamento degli dei. Quelli che apparivano dei non sono dei e perdono il carattere divino, cadono a terra. Dii estis et moriemini sicut nomine (cfr al 81, 6-7): il depotenziamento, la caduta delle divinità.

Questo processo che si realizza nel lungo cammino della fede di Israele, e che qui è riassunto in un’unica visione, è un processo vero della storia della religione: la caduta degli dei. E così la trasformazione del mondo, la conoscenza del vero Dio, il depotenziamento delle forze che dominano la terra, è un processo di dolore. Nella storia di Israele vediamo come questo liberarsi dal politeismo, questo riconoscimento — «solo Lui è Dio» — si realizza in tanti dolori, cominciando dal cammino di Abramo, l’esilio, i Maccabei, fino a Cristo. E nella storia continua questo processo del depotenziamento, del quale parla l’Apocalisse al capitolo 12; parla della caduta degli angeli, che non sono angeli, non sono divinità sulla terra. E si realizza realmente, proprio nel tempo della Chiesa nascente, dove vediamo come col sangue dei martiri vengono depotenziate le divinità, cominciando dall’imperatore divino, da tutte queste divinità. È il sangue dei martiri, il dolore, il grido della Madre Chiesa che le fa cadere e trasforma così il mondo.
(more…)

Commento al vangelo di oggi

10 ottobre 2010

Ecco un bel commento del vangelo di oggi (XXVIII del tempo ordinario) di Don Fabio Rosini (Fonte Radiovaticana)

XXVIII del tempo ordinario

Umorismo cristiano

26 settembre 2010

Io non sono un uomo a cui vengano in mente continuamente delle barzellette. Ma saper vedere anche l’aspetto divertente della vita e la sua dimensione gioiosa e non prendere tutto così tragicamente, questo lo considero molto importante, e direi che è anche necessario per il mio ministero. Un qualche scrittore aveva detto che gli angeli possono volare, perché non si prendono troppo sul serio. E noi forse potremmo anche volare un po’ di più, se non ci dessimo così tanta importanza.

Intervista rilasciata da Benedetto XVI alle televisioni tedesche ARD-Bayerischer Rundfunk, ZDF, Deutsche Welle, e alla Radio Vaticana, trasmessa la sera del 13 agosto 2006

La vita e l’insegnamento di Charles de Foucauld

25 maggio 2010

Ecco un bel documentario sulla vita di Charles de Foucauld.

CHARLES DE FOUCAULD (Fratel Carlo di Gesù) nasce a Strasburgo in Francia, il 15 settembre 1858. Orfano a 6 anni, è cresciuto assieme a sua sorella Marie dal nonno, del quale seguirà la carriera militare.

Nell’adolescenza si allontana dalla fede. Conosciuto come amante del piacere e della vita facile, rivela, nonstante tutto, una forte e costante volontà nei momenti difficili.

Intraprende una pericolosa esplorazione in Marocco (1883-1884). La testimonianza della fede dei musulmani risveglia in lui questo interrogativo: Ma Dio, esiste ? — «Mio Dio, se esistete, fate che Vi conosca ».

Rientrato in Francia, colpito dalla discreta ed affettuosa accoglienza della sua famiglia, profondamente cristiana, si mette in ricerca e chiede ad un sacerdote di istruirlo. Guidato da Don Huvelin ritrova Dio nell’ottobre del 1886. Ha 28 anni. « Come credetti che c’era un Dio, compresi che non potevo far altro che vivere per Lui solo ». (more…)

Joan Baez – Virgin Mary had one son

16 maggio 2010

“Virgin Mary had one son” una canzone tradizionale americana. In questa versione è interpretata dalla bellisima voce di Joan Baez.

Virgin Mary had a one son,
Oh, glory halleluja,
Oh, pretty little baby,
Glory be to the new born King.

“Well, Mary how you call that pretty little baby,
Oh, pretty little baby,
Oh, pretty little baby,
Glory be to the new born King”.

“Well, some call Him Jesus, think I’ll call Him Savior
Oh, I think I’ll call Him Savior
Oh, I think I’ll call Him Savior,
Glory be to the new born King”.

Riding from the East there came three wise man,
Oh, came three wise man,
Oh, came three wise man,
Glory be to the new born King.

Said, “Follow that star, you’ll surely find the baby,
Oh, surely find the baby,
Oh, surely find the baby,
Glory be to the new born King”.

Well, the Virgin Mary had a one son, ecc.

Materiale del ritiro del 09/05/2010

14 maggio 2010

Ecco disponibile online il foglio (fronte/retro) usato nell’ultimo ritiro guidato da D.Giampaolo.
Il ritiro si e’ tenuto a Santa Prassede a Roma il 09/05/2010.
Il file e’ in formato PDF (180KB).

Ritiro_PDF

Ciao

Simone & Sandra

La legge naturale, di C.S. Lewis

9 maggio 2010

Un bel testo (un po’ lungo ma ne vale la pena) su la legge naturale e la morale. Scritto da Clive Staples Lewis, scrittore cristiano protestante, famoso al pubblico per essere l’autore de “Le cronache di Narnia”.

Fonte


La legge naturale, di C.S. Lewis
da Il cristianesimo così com’è
Adelphi 1997 p.25-31

A tutti è accaduto di sentire due persone che litigano. L’effetto a volte è un po’ comico, a volte soltanto sgradevole; ma a parte l’effetto, credo ci sia molto da imparare ascoltando ciò che dicono queste persone. Dicono, per esem­pio: «Ti piacerebbe che qualcuno facesse lo stesso a te? »; « Questo è il mio posto, sono arri­vato prima io»; «Lascialo in pace, non ti fa niente di male»; « Perché dovresti passarmi avanti?»; «Dammi uno spicchio della tua aran­cia, io ti ho dato uno spicchio della mia»; «Su, hai promesso»… La gente – persone colte e incolte, bambini e adulti – dice cose del genere ogni giorno. (more…)

Visita alle Sette Chiese nella notte

28 aprile 2010

Per chi se la sente di fare 25km camminando tutta la notte, venerdi’ 21 maggio si terra’ la visita alle Sette Chiese di Roma. L’itinerario sara’ guidato da Padre Maurizio Botta.

Piu’ informazioni al seguente link

Un saluto

La liberazione nell’obbedienza a Dio (da Benedetto XVI)

21 aprile 2010

Dall’omelia di Benedetto XVI tenuta per la concelebrazione eucaristica con i membri della Pontificia Commissione Biblica il 15.04.2010

Cari fratelli e sorelle,

non ho trovato il tempo di preparare una vera omelia. Vorrei soltanto invitare ciascuno alla personale meditazione proponendo e sottolineando alcune frasi della Liturgia odierna, che si offrono al dialogo orante tra noi e la Parola di Dio. La parola, la frase che vorrei proporre alla comune meditazione è questa grande affermazione di san Pietro: “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini” (At 5,29). San Pietro sta davanti alla suprema istituzione religiosa, alla quale normalmente si dovrebbe obbedire, ma Dio sta al di sopra di questa istituzione e Dio gli ha dato un altro “ordinamento”: deve obbedire a Dio. L’obbedienza a Dio è la libertà, l’obbedienza a Dio gli dà la libertà di opporsi all’istituzione.

E qui gli esegeti attirano la nostra attenzione sul fatto che la risposta di san Pietro al Sinedrio è quasi fino ad verbum identica alla risposta di Socrate al giudizio nel tribunale di Atene. Il tribunale gli offre la libertà, la liberazione, a condizione però che non continui a ricercare Dio. Ma cercare Dio, la ricerca di Dio è per lui un mandato superiore, viene da Dio stesso. E una libertà comprata con la rinuncia al cammino verso Dio non sarebbe più libertà. Quindi deve obbedire non a questi giudici – non deve comprare la sua vita perdendo se stesso – ma deve obbedire a Dio. L’obbedienza a Dio ha il primato.
(more…)

Perché è bello essere giovani? (da Benedetto XVI)

14 aprile 2010

Dal discorso di Benedetto XVI ai giovani in piazza Matteotti a Genova del 18/5/2008

È bello essere giovani ed oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani, e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato, visibilmente passato. E mi domando – ho riflettuto – perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra che ci siano due elementi determinanti. La gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé, tutto è futuro, tempo di speranza. Il futuro è pieno di promesse. Ad essere sinceri, dobbiamo dire che per molti il futuro è anche oscuro, pieno di minacce. Non si sa: troverò un posto di lavoro? Troverò una casa? Troverò l’amore? Che sarà il mio vero futuro? E davanti a queste minacce, il futuro può anche apparire come un grande vuoto. Perciò oggi, non pochi vogliono arrestare il tempo, per paura di un futuro nel vuoto. Vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita. E così l’olio nella lampada è consumato, quando comincerebbe la vita. Perciò è importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro, anche con rinunce. Chi ha scelto Dio, ancora nella vecchiaia ha un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Quindi, è importante scegliere bene, non distruggere il futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, Dio rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo, e nella luce di questa scelta, che ci offre allo stesso tempo una compagnia nel cammino, una compagnia affidabile che non mi lascia mai, nella luce di questa scelta si trovano i criteri per le altre scelte necessarie. Essere giovane implica essere buono e generoso. E di nuovo la bontà in persona è Gesù Cristo. Quel Gesù che voi conoscete o che il vostro cuore cerca.

Pasqua 2010: testimonianze di catecumeni giovani ed adulti

7 aprile 2010

Delle belle testimonianze di alcuni catecumeni romani che nella notte di Pasqua hanno ricevuto il battesimo.

Fonte

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«Ho spesso descritto il mio primo approccio alla Chiesa con l’analogia dell’esplorazione di una casa. Se la mia vita era come una casa di cui andavo gradualmente esplorando gli ambienti, reputavo che dietro la porta chiusa della problematica dell’esistenza di Dio ci fosse solo un ripostiglio angusto, ricettacolo delle anticaglie di un’epoca passata. Un giorno, e precisamente la prima volta che sono andato [ad ascoltare una catechesi sui 10 comandamenti], quella porta si è socchiusa rivelando una stanza enorme, più grande delle altre stanze viste fino a quel momento. Non ho mai deciso di entrare nella Chiesa, almeno non come frutto di un ragionamento; è stato un dato di fatto: un sasso era stato buttato nello stagno e non potevo far finta di nulla, ignorare qualcosa che interrogava così profondamente la mia vita».
(more…)

Rinunce (da Benedetto XVI)

29 marzo 2010

dalle risposte di Benedetto XVI nell’incontro con i giovani per il XXV anniversario delle GMG, 25/3/2010

Ecco, cominciamo con questa parola dura per noi: rinunce. Le rinunce sono possibili e, alla fine, diventano anche belle se hanno un perché e se questo perché giustifica poi anche la difficoltà della rinuncia.

San Paolo ha usato, in questo contesto, l’immagine delle olimpiadi e degli atleti impegnati per le olimpiadi (cfr 1Cor 9,24-25). Dice: Loro, per arrivare finalmente alla medaglia – in quel tempo alla corona – devono vivere una disciplina molto dura, devono rinunciare a tante cose, devono esercitarsi nello sport che praticano e fanno grandi sacrifici e rinunce perché hanno una motivazione, ne vale la pena. Anche se alla fine, forse, non sono tra i vincitori, tuttavia è una bella cosa aver disciplinato se stesso ed essere stato capace di fare queste cose con una certa perfezione.

La stessa cosa che vale, con questa immagine di san Paolo, per le olimpiadi, per tutto lo sport, vale anche per tutte le altre cose della vita. Una vita professionale buona non si può raggiungere senza rinunce, senza una preparazione adeguata, che sempre esige una disciplina, esige che si debba rinunciare a qualche cosa, e così via, anche nell’arte e in tutti gli elementi della vita. Noi tutti comprendiamo che per raggiungere uno scopo, sia professionale, sia sportivo, sia artistico, sia culturale, dobbiamo rinunciare, imparare per andare avanti.

Proprio anche l’arte di vivere, di essere se stesso, l’arte di essere uomo esige rinunce, e le rinunce vere, che ci aiutano a trovare la strada della vita, l’arte della vita, ci sono indicate nella Parola di Dio e ci aiutano a non cadere – diciamo – nell’abisso della droga, dell’alcool, della schiavitù della sessualità, della schiavitù del denaro, della pigrizia. Tutte queste cose, in un primo momento, appaiono come azioni di libertà. In realtà, non sono azioni di libertà, ma inizio di una schiavitù che diventa sempre più insuperabile.

Riuscire a rinunciare alla tentazione del momento, andare avanti verso il bene crea la vera libertà e fa preziosa la vita. In questo senso, mi sembra, dobbiamo vedere che senza un “no” a certe cose non cresce il grande “sì” alla vera vita, come la vediamo nelle figure dei santi. Pensiamo a san Francesco, pensiamo ai santi del nostro tempo, Madre Teresa, don Gnocchi e tanti altri, che hanno rinunciato e che hanno vinto e sono divenuti non solo liberi loro stessi ma anche una ricchezza per il mondo e ci mostrano come si può vivere.

Fonte

Bibbia: link utile

23 marzo 2010

Se vi puo’ essere utile vi segnalo al link

http://www.gliscritti.it/dchiesa/bibbia_cei08/indice.htm

il testo biblico secondo la traduzione CEI del 2008 diviso per libri. In fondo alla pagina c’e’ la possibilita’ di download di una versione portatile di tale testo (puo’ essere utile, non sempre si e’ connessi ad internet ed in questo modo la si avra’ in locale sul proprio PC).

A presto
Simone

Che cosa vuol dire essere uomo

22 febbraio 2010

Mi ha colpito molto un passo del discorso di Benedetto XVI sul sacerdozio nella Lettera agli Ebrei (incontro con i parroci ed i sacerdoti di Roma, 18/2/2010). Si parla di che cosa vuol dire essere veramente uomo e di come nel nostro parlato, il termine «umano» possa talvolta essere solo sinonimo di debolezza e mancanza di ideali:

L’altro elemento è che il sacerdote deve essere uomo. Uomo in tutti i sensi, cioè deve vivere una vera umanità, un vero umanesimo; deve avere un’educazione, una formazione umana, delle virtù umane; deve sviluppare la sua intelligenza, la sua volontà, i suoi sentimenti, i suoi affetti; deve essere realmente uomo, uomo secondo la volontà del Creatore, del Redentore, perché sappiamo che l’essere umano è ferito e la questione di “che cosa sia l’uomo” è oscurata dal fatto del peccato, che ha leso la natura umana fino nelle sue profondità.

Così si dice: “ha mentito”, “è umano”; “ha rubato”, “è umano”; ma questo non è il vero essere umano. Umano è essere generoso, è essere buono, è essere uomo della giustizia, della prudenza vera, della saggezza. Quindi uscire, con l’aiuto di Cristo, da questo oscuramento della nostra natura per giungere al vero essere umano ad immagine di Dio, è un processo di vita che deve cominciare nella formazione al sacerdozio, ma che deve realizzarsi poi e continuare in tutta la nostra esistenza. Penso che le due cose vadano fondamentalmente insieme: essere di Dio e con Dio ed essere realmente uomo, nel vero senso che ha voluto il Creatore plasmando questa creatura che siamo noi.

Essere uomo: la Lettera agli Ebrei fa una sottolineatura della nostra umanità che ci sorprende, perché dice: deve essere uno con “compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo rivestito di debolezza” (5,2) e poi – molto più forte ancora – “nei giorni della sua vita terrena, egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime a Dio che poteva salvarlo da morte e per il suo pieno abbandono a Lui, venne esaudito” (5,7). Per la Lettera agli Ebrei elemento essenziale del nostro essere uomo è la compassione, è il soffrire con gli altri: questa è la vera umanità.

Non è il peccato, perché il peccato non è mai solidarietà, ma è sempre desolidarizzazione, è un prendere la vita per me stesso, invece di donarla. La vera umanità è partecipare realmente alla sofferenza dell’essere umano, vuol dire essere un uomo di compassione – metriopathein, dice il testo greco – cioè essere nel centro della passione umana, portare realmente con gli altri le loro sofferenze, le tentazioni di questo tempo: “Dio dove sei tu in questo mondo?”.

Tempo di quaresima. Oltre ogni distruttiva voracità, di Pierangelo Sequeri

19 febbraio 2010

Ripreso da Avvenire del 25/02/2009 un articolo di Pierangelo Sequeri sulla Quaresima ed il digiuno.

La fase orale, in tutte le sue varianti simboliche, non è più il tratto elementare del nostro approccio al mondo. È un sogno a occhi aperti, un’icona dell’autorealizzazione, un orizzonte culturale vero e proprio. Quelli che lo sanno fare, avranno certamente calcolato anche questo. Il fatturato complessivo dei prodotti che sostengono gli standard della sovralimentazione occidentale, sommato a quello di tutti gli altri prodotti che provvedono alla cura degli effetti indesiderati dei primi, deve fare una bella cifra.

Non so fare questo calcolo, ma mi pare evidente che la ‘voracità’ è ormai una categoria dello spirito, per noi, più ancora che un costume alimentare. Siamo o non siamo una ‘civiltà’ dei consumi? Una delle nostre idee-guida, ossia il progetto di ‘non farsi mancare niente’, nel breve giro di qualche decennio ha fatto passi da gigante.

Il primo fattore di umanizzazione che ci rimette è il linguaggio, una delle più belle qualità spirituali del nostro corpo. Le mamme esortavano, una volta: «Non si parla a bocca piena». Anche altre cose ci raccomandavano, in verità, sempre sullo stesso registro: «Non ci si butta sul piatto», «Non ci si serve per primi», eccetera. Piccole cose del galateo, all’apparenza. Grandi passi verso l’umanizzazione, in realtà, se si pensa che la modulazione del nostro rapporto col cibo, fin dai primi sorrisi, è il mediatore fondamentale della catena simbolica di tutte le altre relazioni affettive e sociali.

In ogni modo, con la bocca piena – e lo sguardo perso, e le mani sempre ad afferrare – non si parla. Si farfuglia, si emettono grugniti, ci si esprime a gesti, ci si spintona ammiccando. Non è questione di ‘comunicare’, come dice la parola più vacua e onnipotente della nostra dissimulata impotenza a ‘pensare’. È proprio il fatto che noi ci mangiamo anche le parole: e la nostra anima si atrofizza, incapace di parlarsi e di parlare con la libertà necessaria a cercare il confronto e il conforto su tutto ciò che – in noi e negli altri – non si mangia e non si beve, non si compra e non si vende.

Riporta l’articolo: Simone Felli

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Maria ci ricorda il bene

14 febbraio 2010

Dal discorso di Benedetto XVI, nell’atto di venerazione all’Immacolata a piazza di Spagna, l’8 dicembre 2009

Nel cuore delle città cristiane, Maria costituisce una presenza dolce e rassicurante. Con il suo stile discreto dona a tutti pace e speranza nei momenti lieti e tristi dell’esistenza. Nelle chiese, nelle cappelle, sulle pareti dei palazzi: un dipinto, un mosaico, una statua ricorda la presenza della Madre che veglia costantemente sui suoi figli. Anche qui, in Piazza di Spagna, Maria è posta in alto, quasi a vegliare su Roma.

Cosa dice Maria alla città? Cosa ricorda a tutti con la sua presenza? Ricorda che “dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia” (Rm 5,20) – come scrive l’apostolo Paolo. Ella è la Madre Immacolata che ripete anche agli uomini del nostro tempo: non abbiate paura, Gesù ha vinto il male; l’ha vinto alla radice, liberandoci dal suo dominio. (more…)

Amore e libertà (da K.Wojtyla)

12 febbraio 2010

L’amore consiste nell’impegno della libertà: è un dono di sé, e “donarsi” significa precisamente “limitare la propria libertà a vantaggio di altri”. La limitazione della libertà potrebbe essere in se stessa qualcosa di negativo e sgradevole, ma l’amore fa sì che essa sia al contrario positiva, gioiosa e creatrice.